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Procedura : 2019/2132(INI)
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Ciclo del documento : A9-0270/2020

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A9-0270/2020

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PV 20/01/2021 - 17

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P9_TA(2021)0011

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Mercoledì 20 gennaio 2021 - Bruxelles
Controllo dell'applicazione del diritto dell'UE nel 2017, 2018 e 2019
P9_TA(2021)0011A9-0270/2020

Risoluzione del Parlamento europeo del 20 gennaio 2021 sul controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea nel 2017, 2018 e 2019 (2019/2132(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sull'Unione europea (TUE), in particolare gli articoli 2 e 3,

–  viste le relazioni annuali della Commissione sul controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea per gli anni 2017, 2018 e 2019 (COM(2018)0540, COM(2019)0319 e COM(2020)0350),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni intitolata "Rafforzare lo Stato di diritto nell'Unione – Programma d'azione" (COM(2019)0343),

–  vista la sua risoluzione del 14 giugno 2018 sul controllo dell'applicazione del diritto dell'UE 2016(1),

–  vista la sua risoluzione del 9 giugno 2016 per un'amministrazione europea aperta, efficace e indipendente(2),

–  vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2013 recante raccomandazioni alla Commissione sul diritto dell'Unione europea in materia di procedimenti amministrativi(3),

–  vista la comunicazione della Commissione del 21 dicembre 2016 intitolata "Diritto dell'Unione europea: risultati migliori attraverso una migliore applicazione"(4) (C(2016)8600),

–  vista la comunicazione della Commissione del 2 aprile 2012 intitolata "Migliorare la gestione dei rapporti con gli autori di denunce in materia di applicazione del diritto comunitario" (COM(2012)0154),

–  visto l'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione europea, del 13 aprile 2016(5),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni intitolata "Relazione sullo Stato di diritto 2020. La situazione dello Stato di diritto nell'Unione europea" (COM(2020)0580),

–  vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio a norma dell'articolo 10 della decisione quadro 2008/841/GAI del Consiglio, del 24 ottobre 2008, relativa alla lotta alla criminalità organizzata (COM(2016)0448),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo e al Consiglio intitolata "Nona relazione sui progressi compiuti verso un'autentica ed efficace Unione della sicurezza" (COM(2017)0407),

–  vista la direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2015, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2006/70/CE della Commissione(6) (quarta direttiva antiriciclaggio), quale modificata dalla direttiva (UE) 2018/843 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, che modifica la direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo e che modifica le direttive 2009/138/CE e 2013/36/UE(7) (quinta direttiva antiriciclaggio),

–  vista l'analisi n. 07/2018 della Corte dei conti europea dal titolo "Applicazione del diritto dell'UE: le responsabilità della Commissione europea in materia di vigilanza ai sensi dell'articolo 17, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea (Analisi panoramica)",

–  vista l'analisi n. 02/2020 della Corte dei conti europea dal titolo "Il processo legislativo dell'Unione europea dopo quasi 20 anni di quadro per legiferare meglio",

–  visto l'articolo 54 del suo regolamento,

–  visti i pareri della commissione per gli affari costituzionali e della commissione per le petizioni,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A9-0270/2020),

A.  considerando che, a norma dell'articolo 4, paragrafo 3, TUE, dell'articolo 288, terzo comma, e dell'articolo 291, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), gli Stati membri hanno la responsabilità primaria di recepire, applicare e attuare le disposizioni del diritto dell'UE in modo corretto ed entro i termini stabiliti, nonché di fornire i rimedi giurisdizionali sufficienti a garantire una protezione giuridica efficace nei settori che rientrano tra le competenze dell'UE; che la legislazione dell'UE è efficace solo nella misura in cui è, da un lato, tempestivamente recepita, in modo completo e accurato, e, dall'altro, correttamente applicata negli ordinamenti nazionali da parte degli Stati membri, condizione necessaria per garantire i benefici delle politiche dell'UE a tutti i cittadini europei nonché parità di condizioni per le imprese in tutto il mercato interno; che la legislazione dell'UE dovrebbe rispettare i principi di leale cooperazione, attribuzione, sussidiarietà e proporzionalità;

B.  considerando che è necessario riconoscere l'importanza del contributo attivo dei parlamenti nazionali al corretto funzionamento dell'UE e assicurare il rispetto del principio di sussidiarietà, conformemente alla procedura sancita dal protocollo n. 2 TFUE sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità; che dovremmo continuare a promuovere una più stretta collaborazione con i parlamenti nazionali nel processo legislativo; che nel 2019 sono state presentate 159 relazioni e nessun parere motivato, su un totale di 4 918 e 439 pareri motivati presentati negli ultimi nove anni; che, ad oggi, la procedura del "cartellino giallo" è stata attivata solo tre volte, mentre il "cartellino arancione" non è mai stato utilizzato;

C.  considerando che il dialogo tra le istituzioni dell'UE e le autorità nazionali è stato determinante per risolvere il 90 % delle procedure di infrazione dal 2014 a questa parte senza il coinvolgimento della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE); che le procedure di infrazione dovrebbero essere impiegate come misura di ultima istanza; che la legislazione dell'UE dovrebbe essere formulata in modo da renderne agevole il recepimento nel diritto nazionale;

D.  considerando che le procedure EU Pilot sono state introdotte al fine di risolvere rapidamente potenziali violazioni del diritto dell'UE in una fase precoce, ove opportuno, attraverso un dialogo strutturato per la risoluzione dei problemi tra la Commissione e gli Stati membri; che il loro utilizzo è diminuito dal 2017 in quanto è stato riconosciuto che tale strumento aveva aggiunto alla procedura un ulteriore livello di burocrazia senza apportare un valore aggiunto; che la Commissione non ha ancora risposto alle ripetute richieste del Parlamento di essere tenuto informato riguardo a EU Pilot e alle procedure di infrazione avviate, in particolare quando risultano da petizioni;

E.  considerando che nel 2016 la Commissione ha definito priorità per i propri lavori sui casi di infrazione e sulle denunce concentrandosi sulle violazioni più serie del diritto dell'UE aventi significative ripercussioni sugli interessi dei cittadini e delle imprese, e che il 2017 è stato il primo anno in cui essa ha applicato questo nuovo approccio più mirato;

F.  considerando che le procedure di infrazione, unitamente ad altri meccanismi di attuazione e di promozione della conformità, garantiscono che i cittadini e le imprese dell'UE non siano penalizzati dal tardivo o incompleto recepimento o dall'incorretta applicazione del diritto dell'UE da parte degli Stati membri; che le procedure di infrazione hanno il perverso effetto di far pagare ai cittadini il costo dell'incompleto recepimento o dell'incorretta applicazione del diritto europeo da parte degli Stati membri; che è auspicabile una cooperazione interistituzionale più efficace, a livello sia nazionale che unionale, nonché l'introduzione di nuovi meccanismi o la revisione dei meccanismi esistenti per garantire la corretta applicazione del diritto dell'UE;

G.  considerando che il rispetto dello Stato di diritto è la pietra angolare della democrazia, ed è alla base dei diritti fondamentali; che la difesa dello Stato di diritto è una condizione preliminare indispensabile per la difesa di tutti i diritti e gli obblighi derivanti dai trattati e dal diritto derivato; che l'UE ha un ruolo da svolgere nella risoluzione delle questioni relative allo Stato di diritto ogniqualvolta si presentino; che i tribunali nazionali degli Stati membri garantiscono l'effettiva applicazione dei diritti e degli obblighi previsti dal diritto dell'UE; che sistemi giudiziari efficaci e indipendenti negli Stati membri sono alla base della fiducia reciproca, su cui si fondano lo spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia, un ambiente favorevole agli investimenti, la sostenibilità della crescita a lungo termine e la tutela degli interessi finanziari dell'UE;

H.  considerando che la tutela dei diritti fondamentali e delle libertà civili, organi giurisdizionali indipendenti e imparziali, la libertà di espressione, il pluralismo dei media e la loro indipendenza dall'influenza o dalle pressioni politiche, il rispetto della legalità da parte di entità subnazionali e la lotta alla corruzione e alle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle economie legali sono condizioni fondamentali per garantire un equo trattamento di fronte alla legge e la difesa dei diritti dei cittadini, per prevenire gli abusi e assicurare la responsabilità di coloro che amministrano la cosa pubblica; che la libertà, il pluralismo e l'indipendenza dei media sono elementi essenziali del diritto alla libertà di espressione, e che media liberi e indipendenti svolgono un ruolo cruciale in una società democratica, come precisato nella Carta dei diritti fondamentali dell'UE (la "Carta") e nel TUE; che le campagne di disinformazione volte a fuorviare il pubblico in merito alle attività dell'UE riguardano altresì le misure prese per garantire la corretta applicazione del diritto dell'UE negli Stati membri;

I.  considerando che l'articolo 21 della Carta vieta qualsiasi forma di discriminazione, anche quella fondata sulla disabilità; che numerosi atti legislativi finalizzati alla concreta attuazione di questo principio fondamentale non hanno trovato a tutt'oggi un'attuazione corretta in diversi Stati membri;

J.  considerando che Europol ha rilevato che una percentuale compresa tra lo 0,7 % e l'1,28 % del prodotto interno lordo annuo dell'UE viene utilizzata per attività finanziarie sospette come il riciclaggio di denaro di provenienza illecita, e che la Commissione ha avviato procedure di infrazione nei confronti della maggior parte degli Stati membri perché non hanno recepito correttamente le direttive antiriciclaggio, in particolare la quarta e la quinta;

K.  considerando che alcuni Stati membri hanno introdotto regimi che comportano, direttamente o indirettamente, la vendita della cittadinanza dell'UE, e che sono state espresse serie preoccupazioni quanto alla possibilità che detti regimi favoriscano abusi, dando origine a problemi legati alla sicurezza e alla trasparenza, incrinando la fiducia dei cittadini nei valori e nei principi dell'UE e favoreggiando il terrorismo, la criminalità organizzata e il riciclaggio;

L.  considerando che, secondo la relazione della Commissione, la decisione quadro 2008/841/GAI del Consiglio relativa alla lotta alla criminalità organizzata(8) non garantisce il livello minimo necessario di ravvicinamento per la gestione o la partecipazione a un'organizzazione criminale in base a una definizione unica di organizzazione criminale; che la decisione quadro permette agli Stati membri di non introdurre il concetto di organizzazione criminale nel loro diritto nazionale, ma di continuare ad applicare il diritto penale nazionale attuale ricorrendo alle norme generali in materia di partecipazione a reati specifici e di preparazione degli stessi, e che ciò può avere l'effetto di creare ulteriori divergenze nell'attuazione pratica della decisione quadro;

M.  considerando che la cosiddetta crisi dei rifugiati ha mostrato il bisogno di una riforma urgente del sistema europeo comune di asilo e di una maggiore condivisione degli oneri tra gli Stati membri; che i meccanismi obbligatori di ricollocazione di emergenza dei richiedenti asilo da Italia e Grecia si sono dimostrati inefficaci, causando in particolare gravi conseguenze di natura fisica e psicologica sui minori, e soprattutto sui minori non accompagnati; che la Commissione ha aperto procedure di infrazione nei confronti della Cechia, della Polonia e dell'Ungheria perché si sono rifiutate di conformarsi alle decisioni di ricollocazione;

N.  considerando che, secondo il codice frontiere Schengen, il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne è permesso solo in circostanze eccezionali e come soluzione di ultima istanza; che numerosi Stati membri hanno violato le norme prolungando i controlli alle frontiere senza una debita giustificazione; che la Commissione non ha ritenuto opportuno iniziare procedure di infrazione nei confronti di questi Stati membri;

O.  considerando che la libertà, il pluralismo e l'indipendenza dei media sono elementi essenziali del diritto alla libertà di espressione e che i media svolgono un ruolo cruciale in una società democratica, come disposto dalla Carta e dal TUE;

P.  considerando che lo scopo della direttiva 2014/59/UE che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento è limitare i danni causati dagli impatti delle crisi economiche sui bilanci pubblici, circoscrivendo attraverso i bail-in gli effetti dei default bancari sugli azionisti, gli obbligazionisti e i titolari di conti correnti con più di 100 000 EUR; che, con le disposizioni della direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche e in particolare con i bail-in da essa previsti, i correntisti e quindi i risparmiatori, rischiano di dover pagare per la cattiva gestione che causa l'insolvenza delle banche;

Q.  considerando che nel 2019 la Commissione ha continuato a monitorare l'attuazione, da parte degli Stati membri, della IV direttiva sui requisiti patrimoniali, della direttiva relativa ai sistemi di garanzia dei depositi, della direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche e della direttiva sulla gerarchia dei creditori bancari; che nel 2019 sono state avviate procedure di infrazione nei confronti di 12 Stati membri che non avevano adottato le misure necessarie per il pieno recepimento della direttiva sulla gerarchia dei creditori bancari;

1.  accoglie favorevolmente le relazioni annuali della Commissione sull'applicazione del diritto dell'UE per gli anni 2017, 2018 e 2019, incluse le relazioni paese per paese; ritiene che queste relazioni annuali, il diritto di petizione e l'iniziativa dei cittadini europei siano strumenti preziosi per consentire ai legislatori dell'UE di individuare eventuali problemi; accoglie con favore l'impegno della Commissione di attribuire grande importanza al contributo dei cittadini, delle imprese e di altri portatori di interessi nell'individuazione delle violazioni del diritto dell'UE; sollecita la Commissione a intensificare il dibattito pubblico sulle sue relazioni annuali;

2.  prende atto del numero considerevole di petizioni che esprimono la preoccupazione dei cittadini dinanzi alle presunte violazioni dello Stato di diritto negli Stati membri, e accoglie con favore la partecipazione dei cittadini all'esercizio dei loro diritti; ritiene tale monitoraggio fondamentale per individuare e prevenire i rischi per lo Stato di diritto, oltre che per i diritti e le libertà civili dei cittadini dell'UE, prima che detti rischi richiedano una risposta formale; accoglie con favore, a questo proposito, la prima relazione annuale della Commissione sullo Stato di diritto quale nuovo strumento di prevenzione e come parte del nuovo meccanismo annuale europeo per lo Stato di diritto; ribadisce il suo sostegno all'istituzione di un meccanismo dell'UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali, disciplinato da un accordo interistituzionale;

3.  ricorda che il Parlamento riceve ogni anno un numero considerevole di petizioni da parte di cittadini preoccupati che esprimono insoddisfazione per quanto riguarda lo stato di attuazione del diritto dell'UE negli Stati membri; è particolarmente preoccupato quanto alla prassi di rinviare un numero significativo di firmatari ad altri organi; ribadisce il proprio timore che tale approccio possa indurre i cittadini a credere che la loro voce non viene ascoltata dalle istituzioni dell'UE; sottolinea l'importante ruolo svolto dalla società civile e da altri portatori di interessi, in particolare informatori, nel monitoraggio e nelle segnalazioni riguardanti l'applicazione del diritto dell'UE;

4.  esprime preoccupazione per il fatto che nel 2019 la Commissione ha avviato 797 nuove procedure di infrazione, un numero superiore a quello relativo al 2018 (644) e al 2017 (716); è altresì preoccupato in relazione al fatto che, nel 2019, la Commissione ha trasmesso 316 pareri motivati, rispetto ai 157 del 2018 e ai 275 del 2017; rileva, tuttavia, che nel 2019 erano ancora aperte 1 564 procedure di non conformità, in leggera diminuzione rispetto alle 1 571 procedure ancora aperte alla fine del 2018, e in leggero aumento rispetto a quelle ancora aperte nel 2017 (1 559); si compiace del fatto che il numero di procedure per mancato rispetto degli obblighi di recepimento tempestivo ancora aperte nel 2019 sia sceso a 599, il 21 % in meno rispetto al numero di procedure ancora aperte alla fine del 2018 (758);

5.  sottolinea il ruolo cruciale della CGUE in quanto unica istituzione incaricata di pronunciarsi sulla validità del diritto dell'UE, garantendo così la sua corretta interpretazione e applicazione da parte delle istituzioni dell'UE e degli Stati membri; ricorda che il procedimento pregiudiziale è un meccanismo fondamentale del diritto dell'UE, che contribuisce a chiarire il modo in cui tale diritto deve essere interpretato e applicato; incoraggia i giudici nazionali a rivolgersi alla CGUE in caso di dubbio, evitando in tal modo le procedure di infrazione;

6.  fa osservare che, nel 2019, sono state avviate procedure di infrazione nei seguenti settori di politica principali, elencati in ordine decrescente in base al numero dei casi: ambiente, mercato interno, industria, imprese e PMI, mobilità e trasporti; nota con rammarico che la legislazione ambientale ha generato il maggior numero di problemi di recepimento e di applicazione nel 2019, mentre nel 2018 l'ambiente era al terzo posto in termini di nuove procedure di infrazione;

7.  rileva che, secondo tali relazioni, i settori in cui in quegli anni è stato avviato contro gli Stati membri il maggior numero di procedure di infrazione legate al recepimento sono stati l'ambiente, la mobilità, i trasporti e il mercato interno;

8.  sottolinea che la mancata applicazione non solo compromette l'efficienza del mercato interno, ma ha anche un impatto diretto sui diritti individuali e, di conseguenza, incide sulla credibilità e sull'immagine dell'Unione; considera che l'elevato numero di procedure di infrazione dimostra che garantire un'applicazione tempestiva, corretta ed efficace del diritto dell'UE negli Stati membri rimane una sfida e una priorità importante; invita la Commissione a fornire maggiori informazioni sui criteri applicati nell'ambito del nuovo approccio metodologico seguito a partire dal 2017 e volto a determinare i casi di infrazione e le denunce più gravi riguardanti il diritto dell'UE; si rammarica che il crescente numero di procedure abbia fatto aumentare in maniera costante dal 2017 il tempo medio necessario per indagare su potenziali violazioni del diritto dell'UE; invita la Commissione a ridurre i tempi medi per il trattamento delle denunce e delle procedure di infrazione; invita altresì la Commissione, se del caso, a ridurre drasticamente il tempo necessario per portare uno Stato membro dinanzi alla Corte di giustizia a norma degli articoli 258 e 260 TFUE;

9.  osserva con preoccupazione che il tempo medio di recepimento nell'UE è aumentato, con direttive il cui recepimento nella legislazione nazionale ha richiesto, nel 2019, tre mesi in più rispetto al 2018; chiede che le procedure legislative siano adeguatamente programmate affinché vi sia tempo sufficiente per il recepimento; sottolinea che il diritto dell'UE deve essere formulato in modo chiaro e comprensibile, nel rispetto dei principi di chiarezza giuridica, trasparenza e certezza del diritto; chiede adeguate valutazioni d'impatto ex ante ed ex post del diritto dell'UE; ricorda che la legislazione che dà origine alle procedure di infrazione più gravi risulta da direttive; ricorda che i regolamenti sono dotati di applicabilità diretta e vincolante in tutti gli Stati membri; invita quindi la Commissione, a ricorrere, per quanto possibile, ai regolamenti quando intende presentare proposte legislative;

10.  evidenzia il ruolo di controllo del Parlamento nel richiamare l'attenzione della Commissione sulle carenze nell'applicazione del diritto dell'UE negli Stati membri per mezzo di petizioni e interrogazioni; incoraggia la Commissione a rafforzare ulteriormente il suo controllo sulle modalità di applicazione del diritto dell'UE negli Stati membri, in linea con l'analisi panoramica della Corte dei conti europea; sottolinea che un dialogo intenso e strutturato tra la Commissione e gli Stati membri in una fase precoce è fondamentale per un'applicazione corretta ed efficace del diritto dell'UE, nonché per affrontare le questioni attinenti alla sovraregolamentazione durante il recepimento e l'applicazione di detto diritto; ricorda la necessità di istituire una banca dati e un sito web comuni per tutte le parti della procedura legislativa, al fine di accrescere la trasparenza nelle discussioni legislative; invita la Commissione a promuovere il rispetto della normativa in modo più coerente nei diversi settori di politica e, ove possibile e opportuno, a rafforzare strumenti di prevenzione come, ad esempio, la preparazione di piani di attuazione, tabelle di marcia, documenti esplicativi, siti web dedicati e lo scambio di buone pratiche per aiutare gli Stati membri a individuare i problemi di recepimento, ad affrontarli in una fase iniziale delle procedure di infrazione e a trovare soluzioni comuni, e quindi a migliorare l'efficacia della legislazione dell'UE;

11.  riconosce il lavoro svolto dalla Commissione europea e il suo rispetto del principio di sussidiarietà; evidenzia il ruolo cruciale dei parlamenti nazionali e, ove pertinente, dei parlamenti regionali, nel controllo prelegislativo dei progetti di legge dell'UE; osserva che le attuali forme di cooperazione con i parlamenti nazionali potrebbero essere migliorate; si rammarica dell'attuale struttura della procedura per il meccanismo di controllo della sussidiarietà, che obbliga le commissioni dei parlamenti nazionali competenti per l'UE a dedicare un tempo eccessivo alle valutazioni tecniche e giuridiche dovendo nel contempo rispettare scadenze brevi; suggerisce una revisione di questi meccanismi per renderli più funzionali ed efficaci, e per consentire lo sviluppo di un approccio più politico al controllo della sussidiarietà in tutta l'UE; suggerisce altresì un ulteriore coinvolgimento del Comitato europeo delle regioni, che rappresenta le autorità regionali e locali, nel controllo della sussidiarietà;

12.  è seriamente preoccupato dinanzi alla mancata attuazione delle direttive antiriciclaggio (quarta e quinta) da parte di un gran numero di Stati membri; esorta gli Stati membri a recepire urgentemente e correttamente dette direttive; accoglie con favore l'adozione, da parte della Commissione, della comunicazione intitolata "Verso una migliore attuazione del quadro dell'Unione in materia di lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo", che, unitamente a una serie di relazioni, può fornire un supporto alle autorità europee e nazionali per affrontare meglio il riciclaggio, compreso il rischio di finanziamento del terrorismo;

13.  esprime preoccupazione per le implicazioni di alcuni programmi in materia di investimenti e cittadinanza recentemente adottati da alcuni Stati membri; invita la Commissione a introdurre una legislazione atta a vietare tali pratiche;

14.  deplora la disomogeneità e la non adeguatezza della normativa europea destinata a contrastare la criminalità organizzata transfrontaliera, compresi, tra l'altro, il traffico di droga o la tratta di esseri umani; chiede che la Commissione continui a monitorare il corretto recepimento della decisione quadro relativa alla lotta contro la criminalità organizzata ricorrendo ai poteri conferitigli dai trattati per fare rispettare la normativa; chiede alla Commissione di presentare una proposta legislativa di direttiva sulla base dell'articolo 83, paragrafo 1, TFUE, al fine di rivedere la decisione quadro 2008/841/GAI del Consiglio relativa alla lotta contro la criminalità organizzata, direttiva che comprenda un adeguamento delle fattispecie di reato al fine di dare specifico rilievo al carattere transfrontaliero delle organizzazioni criminali, più volte evidenziato nelle relazioni delle agenzie europee competenti, segnatamente Europol ed Eurojust, oltre che sanzioni più severe e che preveda l'aggiunta del reato di associazione criminale che, sul modello di quello mafioso, è caratterizzato da tattiche intimidatorie, associazione con l'intento deliberato di compiere attività criminali e capacità di condizionamento delle istituzioni pubbliche; ritiene che, in tale contesto, sarebbe auspicabile anche una normativa europea generale sul tema della protezione di coloro che cooperano con le autorità preposte all'applicazione della legge;

15.  sottolinea l'importanza di una normativa che permetta alle autorità di contrasto di aggredire efficacemente i patrimoni ottenuti illecitamente, impedendo ai criminali di trarre profitto dai loro reati e di reintrodurre poi i proventi di questi ultimi nell'economia legale o di utilizzarli per finanziare altre attività criminali; nota che la legislazione europea è lacunosa al riguardo, nonostante la prossima entrata in vigore del regolamento (UE) 2018/1805; accoglie con favore, pertanto, l'impegno della Commissione di rivedere tutta la normativa di riferimento in materia di congelamento e confisca dei beni strumentali e dei proventi di reato nell'UE, e di esaminare il bisogno eventuale di ulteriori regole comuni, con particolare riguardo agli aspetti del sequestro e della confisca dei beni proventi di reato anche in assenza di condanna definitiva, e della gestione di tali beni;

16.  si compiace degli sforzi esplicati dalla Commissione ai fini di un monitoraggio costante del pieno recepimento delle direttive sui diritti procedurali nello spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia; sottolinea cionondimeno la sua preoccupazione dinanzi alle criticità che persistono nel recepimento della direttiva 2012/29/UE che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato(9); sottolinea altresì la sua preoccupazione in relazione alle procedure di infrazione avviate contro vari Stati membri per il mancato recepimento della direttiva (UE) 2016/800 sulle garanzie procedurali per i minori indagati o imputati nei procedimenti penali(10);

17.  sottolinea la necessità di migliorare la legislazione fiscale dell'UE al fine di rendere i sistemi fiscali più trasparenti, responsabili ed efficaci, oltre che limitare la concorrenza sleale tra Stati membri e il proliferare dei cosiddetti paradisi fiscali; ritiene che una tassazione equa e la lotta decisa contro la frode fiscale, l'evasione fiscale, la pianificazione fiscale aggressiva e il riciclaggio di denaro debbano svolgere un ruolo centrale nelle politiche dell'UE; invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare un sistema fiscale competitivo, equo e solido, adatto all'era digitale e ai nuovi modelli aziendali;

18.  si rammarica che la Commissione non abbia deciso di aprire procedure di infrazione nei confronti di quegli Stati membri che hanno violato le norme Schengen;

19.  critica gli Stata membri per non aver dato prova di solidarietà né condiviso le responsabilità nella ricollocazione dei richiedenti asilo;

20.  esorta gli Stati membri a recepire la legislazione dell'UE sulla lotta contro i reati gravi e il terrorismo; segnala, in particolare, le carenze a livello del recepimento individuate dalla Commissione in diversi Stati membri con riferimento alla direttiva (UE) 2017/541 sulla lotta contro il terrorismo(11); nota che la maggior parte degli Stati membri nei confronti dei quali la Commissione ha portato avanti procedure di infrazione nel 2019 per mancato recepimento della direttiva (UE) 2016/681 sul codice di prenotazione (PNR)(12) ha nel frattempo notificato alla Commissione l'adozione delle misure necessarie per recepire con successo tale atto;

21.  invita le istituzioni dell'UE a garantire la piena attuazione della Carta in tutte le loro decisioni, azioni e politiche, come modo per sostenere il pluralismo, l'indipendenza e la libertà dei media; esprime preoccupazione dinanzi allo stato dei media nell'UE; condanna fermamente le pratiche volte a intimidire o a minacciare i giornalisti; rinnova, a tale proposito, il proprio invito alla Commissione a presentare una proposta globale di atto legislativo mirante a stabilire norme minime contro le azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica (SLAPP) in tutta l'UE; invita la Commissione a introdurre misure contro l'uso improprio dello strumento giuridico al fine di intimidire o danneggiare i giornalisti;

22.  condanna il crescente numero di campagne di disinformazione volte a fuorviare l'opinione pubblica circa le attività dell'UE, e riguardanti altresì le misure prese per garantire la corretta applicazione del diritto dell'UE negli Stati membri; invita la Commissione a contrastare questo fenomeno in quanto finalizzato a indebolire il processo democratico e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche dell'UE; invita la Commissione ad attuare una serie di azioni chiara, completa e di ampia portata per combattere la diffusione e l'impatto della disinformazione online in Europa, e assicurare la tutela dei valori e dei sistemi democratici europei;

23.  esprime preoccupazione dinanzi alle gravi carenze riscontrate nell'applicazione del diritto dell'UE in materia di ambiente e di energia, in particolare per quanto riguarda la gestione e lo smaltimento dei rifiuti, l'efficienza energetica, la perdita di biodiversità, il sovrasfruttamento delle risorse naturali e delle aree protette, il trattamento inadeguato delle acque reflue urbane e l'inquinamento dell'aria, che hanno anche pesanti ripercussioni sulla salute umana; osserva con preoccupazione che sono in corso 19 procedure di infrazione per recepimento non corretto delle disposizioni della direttiva sulla responsabilità ambientale, che è essenziale per garantire la corretta attuazione del principio "chi inquina paga" e la responsabilità per danni ambientali in generale;

24.  rileva, in particolare, con preoccupazione che la maggior parte degli Stati membri ha violato in maniera persistente e sistematica le norme europee in materia di valori limite sugli inquinanti atmosferici; sottolinea che il degrado dell'ecosistema e la perdita di biodiversità sono questioni di importanza fondamentale in tutta l'UE; invita la Commissione a proporre una nuova normativa sul ripristino degli ecosistemi che sia basata sugli obblighi esistenti già previsti dalla direttiva Habitat e da altre normative dell'UE, e che vada oltre; invita la Commissione a garantire con fermezza il recepimento rapido, completo e corretto di tutte le direttive ambientali dell'UE in tutti gli Stati membri, tenendo conto delle priorità stabilite nella sua comunicazione dal titolo "Diritto dell'Unione europea: risultati migliori attraverso una migliore applicazione";

25.  sottolinea che la mancanza di un insieme coerente e completo di norme codificate riguardanti la buona amministrazione applicabili in tutta l'Unione rende difficile per i cittadini e le imprese comprendere facilmente e pienamente i loro diritti nel quadro del diritto dell'UE; sottolinea pertanto che la codifica delle norme sulla buona amministrazione sotto forma di un regolamento che definisca i vari aspetti delle procedure amministrative – tra cui le notifiche, i termini vincolanti, il diritto di essere sentiti e il diritto di ogni persona di avere accesso al proprio fascicolo – equivarrebbe a rafforzare i diritti dei cittadini e la trasparenza; ritiene che tale regolamento aumenterebbe l'efficacia, l'efficienza e la capacità delle pubbliche amministrazioni e dei servizi, rispondendo così alle esigenze di investimento e di riforma in tutta l'Unione europea;

26.  ribadisce il suo invito ad adottare un regolamento su un'amministrazione dell'UE aperta, efficace e indipendente sulla base dell'articolo 298 TFUE, e constata che la Commissione non ha presentato una proposta per dar seguito a tale richiesta; invita pertanto, ancora una volta, la Commissione a presentare una proposta legislativa per una legge europea in materia di procedimenti amministrativi, tenendo conto delle azioni intraprese finora dal Parlamento in tale settore;

27.  constata la particolare mancanza di recepimento, attuazione e supervisione del diritto dell'UE nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, nonostante che la Commissione e il Consiglio insistano sulla grande urgenza di queste proposte durante il processo legislativo; invita la Commissione e le autorità nazionali a monitorare in modo proattivo e completo e ad assicurare l'applicazione del diritto dell'UE in tale ambito;

28.  riconosce che, al fine di garantire la corretta applicazione del diritto dell'UE e il buon funzionamento del mercato interno, i cittadini e gli imprenditori devono essere informati sulle questioni derivanti dall'applicazione quotidiana del diritto dell'UE; chiede una maggiore cooperazione in questo settore, anche attraverso il servizio SOLVIT;

29.  si rammarica della persistente mancanza di omogeneità tra gli Stati membri per quanto riguarda l'effettiva attuazione della normativa volta alla costruzione di un'Unione sociale e inclusiva, e alla lotta contro tutte le forme di discriminazione nei confronti dei gruppi vulnerabili; esprime preoccupazione dinanzi alle gravi lacune e ai ritardi nell'applicazione del diritto dell'UE nell'ambito del pilastro europeo dei diritti sociali, in particolare per quanto riguarda l'applicazione della normativa sulla protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori sul lavoro, della direttiva sull'orario di lavoro(13) e della legislazione sulla parità di trattamento e di retribuzione tra donne e uomini; sottolinea l'ampia interpretazione data dalla CGUE nelle proprie sentenze del concetto di parità di retribuzione per un lavoro di pari valore, e chiede alla Commissione di fare di più per contrastare la discriminazione e il divario retributivo di genere a livello europeo;

30.  invita la Commissione a garantire che la pandemia di COVID-19 non sia utilizzata dagli Stati membri come pretesto per una scorretta applicazione del diritto dell'UE e che eventuali ritardi nel recepimento delle direttive negli ordinamenti giuridici nazionali siano debitamente giustificati;

31.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, al Comitato delle regioni, al Comitato economico e sociale e ai parlamenti nazionali.

(1) GU C 28 del 27.1.2020, pag. 108.
(2) GU C 86 del 6.3.2018, pag. 126.
(3) GU C 440 del 30.12.2015, pag. 17.
(4) GU C 18 del 19.1.2017, pag. 10.
(5) GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1.
(6) GU L 141 del 5.6.2015, pag. 73.
(7) GU L 156 del 19.6.2018, pag. 43.
(8) Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio a norma dell'articolo 10 della decisione quadro 2008/841/GAI del Consiglio, del 24 ottobre 2008, relativa alla lotta alla criminalità organizzata (COM(2016)0448).
(9) GU L 315 del 14.11.2012, pag. 57.
(10) GU L 132 del 21.5.2016, pag. 1.
(11) GU L 88 del 31.3.2017, pag. 6.
(12) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 132.
(13) Direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro (GU L 299 del 18.11.2003, pag. 9).

Ultimo aggiornamento: 22 aprile 2021Note legali - Informativa sulla privacy