Indice 
 Precedente 
 Seguente 
 Testo integrale 
Procedura : 2021/2539(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo dei documenti :

Testi presentati :

RC-B9-0119/2021

Discussioni :

PV 09/02/2021 - 10
CRE 09/02/2021 - 10

Votazioni :

Testi approvati :

P9_TA(2021)0053

Testi approvati
PDF 165kWORD 53k
Giovedì 11 febbraio 2021 - Bruxelles
Situazione umanitaria e politica nello Yemen
P9_TA-PROV(2021)0053RC-B9-0119/2021

Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 febbraio 2021 sulla situazione umanitaria e politica nello Yemen (2021/2539(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sullo Yemen, in particolare quelle del 4 ottobre 2018(1), del 30 novembre 2017(2), del 25 febbraio 2016(3) e del 9 luglio 2015(4) sulla situazione nello Yemen, e la sua risoluzione del 28 aprile 2016 sugli attacchi contro ospedali e scuole quali violazioni del diritto internazionale umanitario(5),

–  vista la dichiarazione resa dal portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) l'8 febbraio 2021 sui recenti attacchi ad opera del movimento Ansar Allah,

–  vista la dichiarazione resa dal portavoce del SEAE il 12 gennaio 2021 sulla designazione da parte degli Stati Uniti di Ansar Allah come organizzazione terroristica,

–  viste le dichiarazioni rese dal portavoce del SEAE il 30 dicembre 2020 sull'attacco sferrato ad Aden, il 19 dicembre 2020 sulla formazione del nuovo governo, il 17 ottobre 2020 sulla liberazione di detenuti, il 28 settembre 2020 sullo scambio di prigionieri e il 31 luglio 2020 sul rilascio di membri della comunità Baha'i,

–  visto il comunicato congiunto sul conflitto nello Yemen, del 17 settembre 2020, sottoscritto da Germania, Kuwait, Svezia, Regno Unito, Stati Uniti, Cina, Francia, Russia e Unione europea,

–  vista la dichiarazione del vicepresidente della Commissione/ alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), del 9 aprile 2020, sull'annuncio di un accordo di cessate il fuoco nello Yemen,

–  viste le dichiarazioni congiunte del commissario UE per la Gestione delle crisi, Janez Lenarčič, e dell'ex ministro svedese per la Cooperazione internazionale allo sviluppo, Peter Eriksson, del 14 febbraio e 24 settembre 2020, dal titolo "UNGA: EU and Sweden join forces to avoid famine in Yemen" (Assemblea generale delle Nazioni Unite: l'UE e la Svezia uniscono le forze per evitare la carestia nello Yemen),

–  viste le pertinenti conclusioni del Consiglio e del Consiglio europeo sullo Yemen, in particolare le conclusioni del Consiglio del 25 giugno 2018,

–  vista la relazione finale del gruppo di esperti delle Nazioni Unite sullo Yemen, del 22 gennaio 2021,

–  viste le pertinenti dichiarazioni degli esperti delle Nazioni Unite sullo Yemen, in particolare quella del 3 dicembre 2020 in cui il gruppo di eminenti esperti internazionali e regionali delle Nazioni Unite ha informato il Consiglio di sicurezza esortandolo a porre fine all'impunità, ad ampliare le sanzioni e a investire della situazione nello Yemen la Corte penale internazionale, quella del 12 novembre 2020 in cui gli esperti delle Nazioni Unite hanno indicato che deve essere consentito a una squadra tecnica di evitare il disastro petrolifero che minaccia lo Yemen, quella del 15 ottobre 2020 sugli Emirati arabi uniti, in cui gli esperti delle Nazioni Unite hanno dichiarato che il rimpatrio forzato nello Yemen di ex detenuti di Guantanamo è illegale e mette in pericolo vite umane, nonché quella del 23 aprile 2020 in cui gli esperti delle Nazioni Unite hanno lanciato un appello per la liberazione immediata e incondizionata dei baha'i nello Yemen,

–  vista la relazione dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, del 2 settembre 2020, sull'attuazione dell'assistenza tecnica fornita alla commissione nazionale d'inchiesta affinché indaghi sulle accuse di violazioni e abusi commessi da tutte le parti del conflitto nello Yemen (A/HRC/45/57),

–  vista la relazione del rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per i bambini nei conflitti armati, del 23 dicembre 2020, sul tema "bambini e conflitti armati",

—  vista la terza relazione del gruppo di eminenti esperti internazionali e regionali delle Nazioni Unite sullo Yemen, del 28 settembre 2020, concernente la situazione dei diritti umani nello Yemen, compresi le violazioni e gli abusi verificatisi dal settembre 2014,

–  visto il dialogo interattivo del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite con il gruppo di eminenti esperti internazionali e regionali delle Nazioni Unite sullo Yemen del 29 settembre 2020,

–  viste le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare la risoluzione 2534 del 14 luglio 2020, che ha prorogato fino al 15 luglio 2021 il mandato della missione delle Nazioni Unite a sostegno dell'accordo di Hodeida (UNMHA), e la risoluzione 2511 del 25 febbraio 2020, che ha prorogato di un anno il regime di sanzioni nei confronti dello Yemen,

–  vista la dichiarazione del Segretario generale delle Nazioni Unite, del 14 dicembre 2020, sul secondo anniversario dell'accordo di Stoccolma,

–  visti gli orientamenti dell'Unione europea per promuovere l'osservanza del diritto internazionale umanitario(6),

–  visto l'accordo di Stoccolma del 13 dicembre 2018,

–  visto l'accordo di Riyadh del 5 novembre 2019,

–  visti le Convenzioni di Ginevra del 1949 e i relativi protocolli aggiuntivi,

—  visto lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale,

—  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici,

—  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  visto l'articolo 132, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che dieci anni fa, l'11 febbraio 2011, sono iniziate proteste di massa nell'ambito di quella che sarebbe diventata nota come la "rivoluzione yemenita", che ha successivamente condotto all'allontanamento del Presidente Alī 'Abdullāh Sālih dopo 33 anni di dittatura; che tale rivolta era espressione delle profonde aspirazioni di democrazia, libertà, giustizia sociale e dignità umana del popolo yemenita;

B.  considerando che, dall'inizio del conflitto armato nel marzo 2015, almeno 133 000 persone hanno perso la vita, mentre gli sfollati interni sono 3,6 milioni; che l'accordo di Stoccolma, firmato nel dicembre 2018, mirava a garantire corridoi umanitari sicuri, scambi di prigionieri e il cessate il fuoco nella regione del Mar Rosso; che, da allora, le parti hanno violato l'accordo di cessate il fuoco e che oltre 5 000 civili hanno perso la vita; che la maggior parte dei civili è stata uccisa in attacchi aerei guidati dalla coalizione saudita;

C.  considerando che gli analisti concordano sostanzialmente sul fatto che lo Yemen, non essendo riuscito a intraprendere un percorso politico inclusivo, è bloccato da crescenti tensioni tribali e politiche e da un'aspra guerra per procura tra i ribelli Houthi, sostenuti dall'Iran, e l'Arabia Saudita, trascinando direttamente l'intera regione in un complesso conflitto; che l'Arabia Saudita considera i ribelli Houthi nello Yemen come una forza iraniana delegata, mentre l'Iran ha condannato l'offensiva guidata dai sauditi e chiesto la cessazione immediata degli attacchi aerei condotti dai sauditi;

D.  considerando che, nel corso del 2020, i combattimenti si sono intensificati, in particolare a Jawf, Ma'rib, Nihm, Ta'izz, Hodeida, Baydā e Abyān e nei dintorni, con il supporto e il sostegno diretto di paesi terzi, compreso il sostegno al governo yemenita da parte della coalizione a guida saudita e il sostegno al Consiglio di transizione meridionale (STC) da parte degli Emirati arabi uniti, mentre il movimento Houthi, sostenuto dall'Iran, controlla tuttora la maggior parte dello Yemen settentrionale e centrale, dove vive il 70 % della popolazione yemenita; che continuano ad essere commesse su vasta scala gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, senza che gli autori di tali violazioni siano chiamati a risponderne;

E.  considerando che l'Unione europea guarda con preoccupazione alle notizie di nuovi attacchi ad opera dal movimento Houthi nei governatorati di Ma'rib e Al-Jawf, nonché alle notizie di ripetuti tentativi di attacchi transfrontalieri sul territorio dell'Arabia Saudita; che le rinnovate azioni e offensive militari in questo momento particolare compromettono seriamente gli attuali sforzi dell'inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, nonché gli sforzi globali per porre fine alla guerra nello Yemen;

F.  considerando che il mandato del gruppo di eminenti esperti internazionali e regionali delle Nazioni Unite sullo Yemen (GEE) è stato rinnovato nel settembre 2020 dal Consiglio dei diritti umani; che, secondo l'ultima relazione del GEE, del settembre 2020, tutte le parti coinvolte nel conflitto continuano a commettere una serie di violazioni delle norme internazionali in materia di diritti umani e del diritto internazionale umanitario, compresi attacchi che possono costituire crimini di guerra;

G.  considerando che tra le violazioni dei diritti umani verificate figurano la privazione arbitraria della vita, sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie, violenza di genere, comprese le violenze sessuali, atti di tortura e altre forme di trattamenti crudeli, disumani o degradanti, il reclutamento e l'impiego di bambini nelle ostilità, la negazione del diritto a un giusto processo e violazioni delle libertà fondamentali e dei diritti economici, sociali e culturali; che l'uso diffuso delle mine terrestri da parte del movimento Houthi costituisce una minaccia costante per i civili e contribuisce allo sfollamento della popolazione; che il movimento Houthi, le forze affiliate al governo, gli Emirati arabi uniti e le forze yemenite da essi sostenute si sono resi direttamente responsabili di detenzioni arbitrarie e sparizioni forzate;

H.  considerando che lo Yemen e gli Emirati arabi uniti hanno firmato lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale ma devono ancora ratificarlo; che l'Arabia Saudita non ha firmato né ratificato lo Statuto di Roma; che varie disposizioni dello Statuto di Roma, comprese quelle relative ai crimini di guerra, riflettono il diritto internazionale consuetudinario; che il gruppo di eminenti esperti internazionali e regionali delle Nazioni Unite sullo Yemen ha invitato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a investire della situazione nello Yemen la Corte penale internazionale e ad ampliare l'elenco delle persone oggetto di sanzioni da parte del Consiglio di sicurezza;

I.  considerando che il 26 dicembre 2020 un nuovo governo yemenita composto di 24 membri ha giurato nelle mani del Presidente 'Abd Rabbuh Manşūr Hādī, sulla base dell'accordo di Riyadh mediato dall'Arabia Saudita; che il nuovo governo yemenita, fondato sulla condivisione dei poteri, assicura una rappresentanza equa delle regioni settentrionali e meridionali del paese e include cinque membri del Consiglio di transizione meridionale; che purtroppo, per la prima volta in oltre vent'anni, non include donne tra i suoi membri; che sono scoppiati nuovi contrasti tra il governo internazionalmente riconosciuto e l'STC in merito a una nomina giudiziaria, il che conferma l'instabilità del governo comune; che si è aperto un nuovo conflitto militare tra le forze del governo internazionalmente riconosciuto (sostenute da una coalizione a guida saudita) e il movimento Houthi; che sin dall'inizio del conflitto le donne sono state completamente assenti dai processi negoziali, ma che tuttavia sono fondamentali per trovare una soluzione duratura al conflitto;

J.  considerando che la guerra ha portato alla più grave crisi umanitaria mondiale, con quasi l'80 % della popolazione (più di 24 milioni di persone) che necessita di sostegno umanitario, tra cui più di 12 milioni di bambini; che la situazione in loco continua ad aggravarsi, poiché già 50 000 yemeniti versano in condizioni di carestia; che secondo l'ultima analisi del quadro integrato di classificazione della sicurezza alimentare relativa allo Yemen, più di metà della popolazione, nello specifico 16,2 milioni su un totale di 30, dovrà affrontare livelli critici di insicurezza alimentare e il numero di persone che vivono in condizioni di carestia potrebbe quasi triplicare; che è stato finora ricevuto soltanto il 56 % dei 3,38 miliardi di USD necessari per la risposta umanitaria nel 2020;

K.  che la COVID-19 e il suo impatto socioeconomico ostacolano ulteriormente l'accesso all'assistenza sanitaria e aumentano il rischio di malnutrizione; che si è verificata la più grande epidemia di colera della storia recente, con oltre 1,1 milioni di casi segnalati;

L.  considerando che il conflitto in corso ha gravemente ostacolato i progressi dello Yemen verso il conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite, in particolare per quanto riguarda l'OSS 1 (povertà zero) e l'OSS 2 (fame zero); che il conflitto ha riportato lo Yemen alla situazione di sviluppo di oltre vent'anni fa; che il divario relativo alla realizzazione degli OSS continuerà ad ampliarsi fino a quando il conflitto persisterà;

M.  considerando che nel nord dello Yemen sta montando una crisi dei carburanti (la terza dal 2019), riducendo sostanzialmente l'accesso dei civili al cibo, all'acqua, ai servizi medici e ai trasporti essenziali; che questa crisi antropica è la diretta conseguenza della concorrenza tra il movimento Houthi e il governo dello Yemen riconosciuto dalle Nazioni Unite per il controllo dei carburanti;

N.  considerando che 2,1 milioni di minori sono in condizioni di malnutrizione acuta e 358 000 bambini di età inferiore ai cinque anni sono colpiti da malnutrizione grave; che, data la penuria di fondi, sono in atto riduzioni dell'assistenza alimentare dall'aprile 2020 e, a meno che non vengano assicurati finanziamenti aggiuntivi, saranno colpiti altri 1,37 milioni di persone; che 530 000 bambini di età inferiore ai due anni rischiano di non ricevere servizi nutrizionali in caso di sospensione dei programmi;

O.  considerando che la situazione delle donne è stata aggravata dal conflitto e dalla recente pandemia di COVID-19; che la violenza sessuale e di genere è aumentata esponenzialmente dall'inizio del conflitto; che il sistema di giustizia penale ha completamente perso la sua già limitata capacità di affrontare la violenza sessuale e di genere, e che non sono state condotte indagini in relazione a pratiche quali il sequestro e lo stupro di donne o la minaccia di compiere tali atti; che circa il 30 % delle famiglie sfollate ha un capofamiglia donna; che i medicinali per la cura di molte malattie croniche non sono più disponibili, e che lo Yemen presenta uno dei più alti tassi di mortalità materna; che le donne malnutrite in gravidanza o in allattamento hanno maggiori probabilità di contrarre il colera e un rischio più elevato di emorragia, il che aumenta notevolmente il rischio di complicazioni e decessi durante il parto;

P.  considerando che il GEE delle Nazioni Unite ha constatato che le forze della cintura di sicurezza, sostenute dagli Emirati arabi uniti, commettono stupri e altre forme di violenza sessuale contro i detenuti in diverse strutture di detenzione, tra cui la struttura della coalizione di Bureiqa e la prigione di Bir Ahmed, e contro i migranti e le comunità nere africane emarginate e sono responsabili di minacce e molestie nei confronti delle persone LGBTI; che sono state rivolte accuse credibili a carico del movimento Houthi in merito all'uso dello stupro e della tortura come arma di guerra, in particolare nei confronti di donne impegnate in politica e attiviste;

Q.  considerando che il Parlamento ha chiesto a più riprese un divieto a livello di UE relativo all'esportazione, alla vendita, all'aggiornamento e alla manutenzione di qualsiasi forma di equipaggiamento di sicurezza ai membri della coalizione a guida saudita, compresi l'Arabia Saudita e gli Emirati arabi uniti, viste le gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e della legislazione in materia di diritti umani commesse nello Yemen; che alcuni Stati membri hanno imposto divieti di esportazione di armi verso i membri della coalizione a guida saudita, tra cui il divieto della Germania di esportare armi verso l'Arabia Saudita e il divieto dell'Italia di esportare armi verso l'Arabia Saudita e gli Emirati arabi uniti, e che altri stanno considerando di fare altrettanto; che alcuni Stati membri continuano ad esportare armi che potrebbero essere usate nello Yemen verso l'Arabia Saudita e gli Emirati arabi uniti, in violazione della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio sulle esportazioni di armi(7), che è giuridicamente vincolante;

R.  considerando che gli Stati Uniti hanno interrotto la vendita di armi all'Arabia Saudita e sospeso il trasferimento di jet F-35 agli Emirati arabi uniti in attesa di riesame; che il 4 febbraio 2021 il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato la fine imminente del sostegno statunitense alle operazioni offensive nel conflitto dello Yemen, ivi incluso per quanto riguarda le pertinenti vendite di armi, e ha nominato un nuovo inviato per lo Yemen;

S.  considerando che, nella sua relazione finale del 22 gennaio 2021, il gruppo di esperti delle Nazioni Unite sullo Yemen ha osservato che un numero crescente di prove indica che determinati individui o entità in Iran forniscono ingenti quantità di armi e componenti al movimento Houthi; che tale movimento continua ad attaccare obiettivi civili in Arabia Saudita utilizzando missili e velivoli senza pilota;

T.  considerando che il 19 gennaio 2021 la precedente amministrazione degli Stati Uniti ha classificato il movimento Houthi Ansar Allah come organizzazione terroristica; che, nonostante le licenze generali concesse dal governo statunitense, le ripercussioni di tale classificazione sulla possibilità di importare prodotti alimentari, carburante e medicinali nel paese rimangono estremamente preoccupanti; che il 5 febbraio 2021 la nuova amministrazione degli Stati Uniti ha annunciato l'eliminazione di Ansar Allah dall'elenco delle organizzazioni terroristiche straniere e dall'elenco delle entità implicate nel terrorismo globale specificamente designate;

U.  considerando che il deterioramento della situazione politica e di sicurezza nello Yemen ha causato l'espansione e il consolidamento della presenza di gruppi terroristici nel paese, tra cui Ansar al-Sharia, noto anche come al-Qaeda della penisola araba, e la cosiddetta succursale yemenita del Daesh, che continuano a controllare piccole parti del territorio, nonché l'ala militare di Hezbollah, che figura nell'elenco dell'UE relativo alle organizzazioni terroristiche;

V.  considerando che uno Yemen stabile, sicuro, democratico e dotato di un governo correttamente funzionante è essenziale ai fini degli sforzi internazionali volti a combattere l'estremismo e la violenza nella regione e al di là di essa, nonché al fine di garantire pace e stabilità all'interno dello Yemen stesso;

W.  considerando che l'economia yemenita ha subito una contrazione del 45 % tra il 2015 e il 2019; che la sua economia, già fragile prima del conflitto, è stata gravemente colpita, con centinaia di migliaia di famiglie private di una fonte costante di reddito; che lo Yemen importa il 90 % dei suoi prodotti alimentari attraverso importazioni commerciali che le agenzie operanti nel settore degli aiuti non possono sostituire, in quanto le agenzie umanitarie forniscono buoni alimentari o contanti alle persone bisognose affinché possano fare acquisti nei mercati; che il 70% degli aiuti e delle importazioni commerciali dello Yemen passa attraverso il porto di Hodeidah, controllato dagli Houthi, e il vicino porto di Saleef, da dove entrano i prodotti alimentari, il carburante e i medicinali di cui la popolazione ha bisogno per sopravvivere;

X.  considerando che la speculazione economica è stata ampiamente documentata e che le risorse economiche e finanziarie del paese sono dirottate sia dal governo dello Yemen che dal movimento Houthi, con un impatto devastante sulla popolazione yemenita; che, secondo la relazione finale del gruppo di esperti delle Nazioni Unite, nel 2019 il movimento Houthi ha dirottato almeno 1,8 miliardi di USD destinati al governo per pagare i salari e fornire servizi di base ai cittadini; che la relazione sottolinea altresì che il governo è coinvolto in pratiche di riciclaggio e corruzione che compromettono l'accesso a un approvvigionamento alimentare adeguato per la popolazione yemenita, violando il diritto all'alimentazione, compreso il dirottamento illecito ai commercianti di 423 milioni di USD di fondi sauditi, originariamente destinati all'acquisto di riso e altri prodotti di base per i cittadini dello Yemen;

Y.  considerando che il portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite ha sottolineato l'urgenza di far fronte alla minaccia umanitaria e ambientale data dalla fuoriuscita di un milione di barili di petrolio dalla petroliera FSO SAFER al largo di Ras Issa nello Yemen; che il rapido degrado della petroliera costituisce una grave minaccia di una massiccia fuoriuscita di petrolio, che avrebbe un impatto ambientale disastroso, distruggerebbe la biodiversità e decimerebbe le fonti di sostentamento delle comunità costiere locali nel Mar Rosso; che, nonostante il rischio imminente di catastrofe ecologica, l'ispezione a lungo attesa della vecchia petroliera di 44 anni è stata posticipata fino a marzo 2021;

1.  condanna con la massima fermezza le violenze in atto dal 2015 nello Yemen, la cui degenerazione ha dato luogo alla peggior crisi umanitaria mondiale; ricorda che non può esserci alcuna soluzione militare al conflitto nello Yemen e che la crisi può essere risolta in modo sostenibile solo attraverso un processo negoziale inclusivo, guidato dallo Yemen e sotto la responsabilità di quest'ultimo, che coinvolga tutti i segmenti della società yemenita e tutte le parti del conflitto; sottolinea che, al fine di porre fine alla guerra e alleviare l'attuale crisi umanitaria, tutte le parti dovrebbero partecipare in buona fede a negoziati che conducano ad accordi politici e di sicurezza praticabili, in linea con la risoluzione 2216 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, i meccanismi di attuazione congiunta della missione delle Nazioni Unite per sostenere l'accordo di Hodeidah e il cessate il fuoco globale, come invocato dalla risoluzione 2532 (2020) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

2.  è costernato dalla devastante crisi umanitaria in atto nel paese; invita tutte le parti ad adempiere al loro obbligo di facilitare il passaggio rapido e senza ostacoli degli aiuti umanitari e di altri beni indispensabili alla popolazione e il libero accesso alle strutture mediche, sia nello Yemen che all'estero; esprime particolare preoccupazione per la più recente valutazione del quadro integrato di classificazione della sicurezza alimentare, secondo cui nello Yemen 50 000 persone vivrebbero in condizioni analoghe alla carestia – un dato che è destinato a triplicare entro giugno del 2021, anche nel caso in cui gli attuali livelli di assistenza dovessero rimanere costanti;

3.  accoglie positivamente il fatto che, dal 2015, l'UE abbia fornito allo Yemen un contributo superiore a un miliardo di EUR in assistenza politica, umanitaria e allo sviluppo; si compiace del suo impegno a triplicare gli aiuti umanitari a favore dello Yemen nel 2021; è tuttavia preoccupato che ciò non sia sufficiente per far fronte alla portata delle sfide che lo Yemen si trova ad affrontare; deplora il fatto che, nel 2019, il deficit di finanziamento per lo Yemen abbia raggiunto il 50 %; ricorda che la portata e la gravità della crisi dovrebbero rappresentare il punto di partenza per le discussioni in materia di bilancio; invita l'UE a mobilitare risorse aggiuntive per far fronte alla situazione nello Yemen nell'ambito dell'esercizio di programmazione dello strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale; esorta più in generale la Commissione e gli Stati membri a guidare ulteriormente gli sforzi internazionali volti a intensificare gli aiuti umanitari, in particolare onorando gli impegni assunti nel giugno 2019 in occasione della conferenza dei donatori per il piano di risposta umanitaria a favore dello Yemen;

4.  sottolinea il fatto che la diffusione della COVID-19 comporta ulteriori sfide impegnative per le infrastrutture sanitarie del paese, già al collasso, con centri sanitari che mancano delle attrezzature di base per il trattamento della COVID-19 e operatori sanitari che non ricevono dispositivi di protezione e, nella maggior parte dei casi, non percepiscono uno stipendio, motivo per cui molti di essi non si presentano al lavoro; invita tutti i donatori internazionali ad accrescere la fornitura di aiuti immediati per sostenere il sistema sanitario locale e aiutarlo a contenere la diffusione degli attuali focolai letali nello Yemen, in particolare quelli di COVID-19, malaria, colera e dengue; si rivolge all'UE e ai suoi Stati membri affinché facilitino l'accesso ai vaccini nello Yemen, ivi incluso nei campi di sfollati interni, attraverso lo strumento COVAX e nel quadro degli sforzi volti a garantire un accesso equo e globale ai vaccini contro la COVID-19, in particolare per le persone più vulnerabili;

5.  sostiene gli sforzi profusi dall'inviato speciale per lo Yemen del Segretario generale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, volti a far progredire il processo politico e a pervenire a un immediato cessate il fuoco in tutto il paese; chiede che l'inviato speciale possa pienamente e liberamente accedere a tutte le parti del territorio yemenita; invita il VP/AR e tutti gli Stati membri a fornire sostegno politico all'inviato speciale Griffiths, al fine di raggiungere una soluzione negoziata e inclusiva; invita, a tal fine, il Consiglio "Affari esteri" a riesaminare e aggiornare le sue più recenti conclusioni sullo Yemen, del 18 febbraio 2019, affinché rispecchino l'attuale situazione nel paese; esorta l'UE e tutti gli Stati membri a continuare a dialogare con tutte le parti coinvolte nel conflitto e a ribadire che l'attuazione dell'accordo di Stoccolma e del progetto di dichiarazione politica delle Nazioni Unite sono passi necessari per un allentamento delle tensioni e un accordo politico;

6.  è convinto che qualsiasi soluzione di lungo termine dovrebbe affrontare le cause soggiacenti dell'instabilità nel paese, nonché rispondere alle richieste e alle aspirazioni legittime del popolo yemenita; ribadisce il proprio sostegno a tutti gli sforzi politici pacifici volti a proteggere la sovranità, l'indipendenza e l'integrità territoriale dello Yemen; condanna le ingerenze straniere nello Yemen, inclusa la presenza sul terreno di truppe e mercenari stranieri; chiede il ritiro immediato di tutte le forze straniere al fine di agevolare il dialogo politico tra gli yemeniti;

7.  invita tutte le parti del conflitto a rispettare i propri obblighi a norma del diritto internazionale umanitario e a porre fine a qualsiasi misura suscettibile di aggravare l'attuale crisi umanitaria; chiede che l'UE e gli Stati membri condannino con la massima fermezza le gravi violazioni del diritto internazionale umanitario commesse da tutte le parti del conflitto a partire dalla fine del 2014, inclusi gli attacchi aerei della coalizione a guida saudita che hanno provocato migliaia di vittime tra i civili, aggravato l'instabilità nel paese e colpito obiettivi non militari, come scuole, cisterne per l'acqua e matrimoni, e che condannino gli attacchi perpetrati dagli Houthi contro obiettivi sauditi sul territorio dello Yemen;

8.  chiede all'Arabia Saudita di porre immediatamente fine ai blocchi delle navi che trasportano carburante destinato ai territori controllati dagli Houthi; ribadisce che tutte le parti devono astenersi con urgenza dall'affamare i civili come metodo di guerra, in quanto ciò costituisce una violazione del diritto internazionale umanitario a norma dell'articolo 8, paragrafo 2, lettera b), punto xxv), dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale; pone in evidenza la necessità di trovare un accordo fra entrambe le parti, settentrionali e meridionali, per quanto riguarda l'uso dei carburanti, in modo da attenuare la crisi economica, agricola, idrica, medica, energetica e dei trasporti, che è stata amplificata dal ricorso ai carburanti come arma di guerra economica;

9.  condanna i recenti attacchi condotti dal movimento Houthi, sostenuto dall'Iran, nei governatorati di Ma'rib e Al-Jawf nonché i ripetuti tentativi di attacchi transfrontalieri sul territorio dell'Arabia Saudita, che minano gli sforzi globali della comunità internazionale volti a porre fine a questa guerra per procura nello Yemen;

10.  sostiene tutte le misure volte a rafforzare il clima di fiducia con le parti in conflitto, con un'attenzione particolare per quelle in grado di attenuare immediatamente i bisogni umanitari, come la totale riapertura dell'aeroporto di Sana'a, la ripresa del pagamento dei salari, la messa in atto dei meccanismi che consentono un funzionamento duraturo del porto marittimo al fine di facilitare le importazioni di carburante e di cibo, e sforzi volti a fornire risorse e sostegno alla Banca centrale dello Yemen; invita l'Unione europea e tutti gli Stati membri a predisporre un pacchetto di salvataggio economico per lo Yemen, che comprenda iniezioni di valuta estera per contribuire a stabilizzare l'economia e il rial yemenita e prevenire ulteriori aumenti dei prezzi dei generi alimentari, nonché a garantire la disponibilità di riserve estere per sovvenzionare le importazioni commerciali di generi alimentari e combustibili e pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici;

11.  deplora la mancanza di donne nel nuovo governo yemenita – il primo senza donne in 20 anni – e invita il governo dello Yemen ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la parità di rappresentanza, presenza e partecipazione delle donne nella sfera politica del paese;

12.  sottolinea che gli esportatori di armi aventi sede nell'UE che alimentano il conflitto nello Yemen non rispettano vari criteri stabiliti dalla posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio sulle esportazioni di armi, che è giuridicamente vincolante; chiede nuovamente, a tale riguardo, un divieto a livello europeo per quanto concerne l'esportazione, la vendita, l'aggiornamento e la manutenzione di qualsiasi forma di equipaggiamento di sicurezza a destinazione dei membri della coalizione, compresi l'Arabia Saudita e gli Emirati arabi uniti, in considerazione delle gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale in materia di diritti umani commesse nello Yemen;

13.  prende atto della decisione di numerosi Stati membri di imporre un divieto di esportazione delle armi verso l'Arabia Saudita e gli Emirati arabi uniti; sottolinea che le esportazioni di armi restano di competenza nazionale degli Stati membri; invita tutti gli Stati membri a interrompere l'esportazione di armi verso tutti i membri della coalizione a guida saudita; esorta il VP/AR a riferire sullo stato attuale della cooperazione militare e di sicurezza tra gli Stati membri e i membri della coalizione a guida saudita; condanna la fornitura di ingenti quantitativi di armi e componenti al movimento Houthi da parte di individui ed entità iraniani;;

14.  si compiace del fatto che gli Stati Uniti abbiano temporaneamente sospeso la vendita all'Arabia Saudita di armi che vengono impiegate nel conflitto nello Yemen e di un pacchetto di jet F-35, del valore di 23 miliardi di USD, destinato agli Emirati arabi uniti, così come del fatto che l'amministrazione statunitense abbia recentemente annunciato che metterà presto fine al sostegno nei confronti delle operazioni offensive nel quadro della guerra nello Yemen, tra cui la consegna di missili guidati di precisione e la condivisione di informazioni di intelligence; accoglie con favore, in tal senso, il rinnovato impegno degli Stati Uniti a favore di una risoluzione diplomatica del conflitto, come dimostra la recente nomina di un inviato speciale degli Stati Uniti per lo Yemen;

15.  invita tutte le parti del conflitto nello Yemen a mettere in atto una politica di selezione degli obiettivi per gli attacchi missilistici e con droni che rispetti il diritto internazionale in materia di diritti umani e il diritto internazionale umanitario; esorta il Consiglio, il VP/AR e gli Stati membri a ribadire la posizione dell'UE ai sensi del diritto internazionale e a garantire che gli Stati membri introducano garanzie atte ad assicurare che le informazioni di intelligence, le infrastrutture di comunicazione e le basi militari non siano utilizzate per agevolare esecuzioni extragiudiziarie; ribadisce la sua richiesta di adottare una decisione giuridicamente vincolante del Consiglio sull'utilizzo di droni armati e sul rispetto del diritto internazionale in materia di diritti umani e del diritto internazionale umanitario;

16.  esprime profonda preoccupazione per la costante presenza nello Yemen di gruppi criminali e terroristici, tra cui Al-Qaeda nella penisola arabica e l'ISIS/Da'esh; esorta tutte le parti del conflitto ad agire con decisione contro tali gruppi; condanna tutti gli atti perpetrati da tutte le organizzazioni terroristiche;

17.  accoglie con favore la decisione del nuovo governo degli Stati Uniti di revocare con urgenza la decisione della precedente amministrazione statunitense di designare il movimento Houthi, noto anche come Ansar Allah, come organizzazione terroristica straniera ed entità espressamente identificata come entità terroristica internazionale;

18.  invita il Consiglio ad attuare pienamente la risoluzione 2216 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite identificando le persone che ostacolano la fornitura di assistenza umanitaria e quanti pianificano, dirigono o commettono atti che violano il diritto internazionale in materia di diritti umani o il diritto internazionale umanitario o atti che costituiscono violazioni dei diritti umani nello Yemen, e imponendo misure mirate nei loro confronti; ricorda che il comitato per le sanzioni non ha ritenuto necessario imporre sanzioni ad alcun membro della coalizione, malgrado le informazioni sulle reiterate violazioni della coalizione raccolte dal gruppo di eminenti esperti delle Nazioni Unite, che fornisce informazioni per contribuire alla piena attuazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

19.  lancia un forte appello affinché si ponga fine a tutte le forme di violenza sessuale e di genere nei confronti di donne e ragazze, incluse quelle che si trovano in stato di detenzione; invita, a questo proposito, l'Unione europea a predisporre finanziamenti specifici per le organizzazioni locali di donne e che si impegnano per i diritti delle donne, al fine di raggiungere meglio donne, ragazze e vittime sopravvissute alla violenza di genere, nonché per i programmi finalizzati alla resilienza e all'autonomia economica delle donne;

20.  ribadisce che è imperativo proteggere i minori e garantire che possano esercitare appieno i loro diritti umani; invita, a tal proposito, tutte le parti belligeranti a porre fine al reclutamento e all'impiego dei bambini come soldati nel conflitto armato e a garantire inoltre la smobilitazione e il disarmo effettivo dei ragazzi e delle ragazze reclutati o utilizzati nelle ostilità, e le esorta a liberare quelli catturati e a cooperare con le Nazioni Unite al fine di attuare programmi efficaci per la loro riabilitazione, il loro recupero fisico e psicologico e il loro reinserimento nella società;

21.  invita tutte le parti a porre immediatamente fine a ogni attacco contro la libertà di espressione, anche attraverso la detenzione, la sparizione forzata e l'intimidazione, e a rilasciare tutti i giornalisti e i difensori dei diritti umani detenuti per il solo fatto di aver esercitato i loro diritti umani;

22.  è profondamente preoccupato per le segnalazioni di negazione della libertà di religione o di credo, compresi casi di discriminazione, detenzione illegale e uso della violenza, chiede il rispetto e la tutela del diritto alla libertà di espressione e di credo e condanna la discriminazione sulla base dell'appartenenza religiosa, in particolare di cristiani, ebrei, altre minoranze religiose e non credenti, segnatamente in relazione alla distribuzione dell'aiuto umanitario; chiede di liberare immediatamente e senza condizioni i seguaci della fede Baha'i che sono attualmente detenuti per aver praticato pacificamente la loro religione e sono oggetto di accuse punibili con la pena capitale, e di porre fine alla persecuzione nei loro confronti;

23.  deplora i danni inflitti al patrimonio culturale yemenita dagli attacchi aerei della coalizione a guida saudita, compresa la città vecchia di Sana'a e la città storica di Zabid, così come il bombardamento del museo nazionale di Taiz e il saccheggio di manoscritti e cimeli della biblioteca storica di Zabid da parte del movimento Houthi; sottolinea che tutti i responsabili di tali atti devono essere chiamati a risponderne, conformemente alla Convenzione dell'Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato; chiede la sospensione dei diritti di voto dell'Arabia Saudita e degli Emirati arabi uniti negli organi direttivi dell'UNESCO, in attesa di un'indagine indipendente e imparziale sulle responsabilità di entrambi i paesi nella distruzione del patrimonio culturale; invita il Segretario generale delle Nazioni Unite a deferire la questione della protezione di tutti i siti culturali minacciati dal conflitto nello Yemen al Consiglio di sicurezza, in vista dell'adozione di una risoluzione in materia;

24.  ribadisce l'urgente necessità di intraprendere una missione di valutazione e riparazione delle Nazioni Unite in relazione alla nave FSO Safer, che è attualmente abbandonata al largo del porto di Hodeidah e comporta un rischio immediato di grave catastrofe ambientale per la biodiversità e per la sussistenza delle comunità costiere locali del Mar Rosso; invita l'UE a fornire tutto il sostegno politico, tecnico e finanziario necessario affinché una squadra tecnica delle Nazioni Unite sia autorizzata a salire urgentemente a bordo della FSO Safer, al fine di prevenire una fuoriuscita di petrolio che potrebbe essere quattro volte peggiore rispetto allo storico sversamento della Exxon Valdez verificatosi in Alaska nel 1989;

25.  esorta l'UE e gli Stati membri a servirsi di tutti gli strumenti disponibili per assicurare alla giustizia tutti i responsabili di gravi violazioni dei diritti umani; prende atto della possibilità di applicare il principio della giurisdizione universale ai fini delle indagini e delle azioni penali a carico dei responsabili di gravi violazioni dei diritti umani nello Yemen; chiede di fare ricorso al regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani per imporre sanzioni mirate, quali il divieto di viaggio e il congelamento dei beni, nei confronti dei funzionari di tutte le parti belligeranti, compresi l'Iran, l'Arabia Saudita e gli Emirati arabi uniti, coinvolti in gravi violazioni dei diritti umani nello Yemen; invita il VP/AR e gli Stati membri a sostenere la raccolta di prove da utilizzare in future azioni penali, nonché a valutare la possibilità di istituire una commissione indipendente che vigili su tale processo; è dell'opinione che le vittime di crimini atroci e le loro famiglie debbano ricevere sostegno in termini di accesso alla giustizia;

26.  invita il Consiglio dei diritti umani a garantire che la situazione dei diritti umani nello Yemen rimanga all'ordine del giorno continuando a rinnovare il mandato del gruppo di eminenti esperti delle Nazioni Unite e assicurando che le risorse fornite al gruppo siano sufficienti per consentire l'efficace adempimento del suo mandato, anche raccogliendo, conservando e analizzando informazioni relative alle violazioni e ai crimini;

27.  ribadisce il suo impegno a combattere l'impunità per i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e le violazioni gravi dei diritti umani in tutto il mondo, anche nello Yemen; ritiene che i soggetti responsabili di tali crimini dovrebbero essere debitamente perseguiti e processati; invita l'UE e gli Stati membri ad adottare misure risolute per il deferimento, da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, della situazione nello Yemen alla Corte penale internazionale e per l'ampliamento dell'elenco delle persone soggette a sanzioni da parte del Consiglio di sicurezza;

28.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, al Segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo, al Segretario generale della Lega degli Stati arabi, al governo dello Yemen, al governo del Regno dell'Arabia Saudita, al governo degli Emirati arabi uniti e al governo della Repubblica islamica dell'Iran.

(1) GU C 11 del 13.1.2020, pag. 44.
(2) GU C 356 del 4.10.2018, pag. 104.
(3) GU C 35 del 31.1.2018, pag. 142.
(4) GU C 265 dell'11.8.2017, pag. 93.
(5) GU C 66 del 21.2.2018, pag. 17.
(6) GU C 303 del 15.12.2009, pag. 12.
(7) GU L 335 del 13.12.2008, pag. 99.

Ultimo aggiornamento: 12 febbraio 2021Note legali - Informativa sulla privacy