Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'11 febbraio 2021 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2014/65/UE per quanto riguarda gli obblighi di informazione, la governance del prodotto e i limiti di posizione per sostenere la ripresa dalla pandemia di COVID-19 (COM(2020)0280 – C9-0210/2020 – 2020/0152(COD))
– vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2020)0280),
– visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 53, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C9-0210/2020),
– visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,
– visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 29 ottobre 2020(1),
– visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 74, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 16 dicembre 2020, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,
– visto l'articolo 59 del suo regolamento,
– vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A9-0208/2020),
1. adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;
2. chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;
3. incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.
Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura l'11 febbraio 2021 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2021/... del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2014/65/UE per quanto riguarda gli obblighi di informazione, la governance del prodotto e i limiti di posizione, e le direttive 2013/36/UE e (UE) 2019/878 per quanto riguarda la loro applicazione alle imprese di investimento, per sostenere la ripresa dalla crisi COVID-19
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'11 febbraio 2021 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2017/1129 per quanto riguarda il prospetto UE della ripresa e adeguamenti mirati per gli intermediari finanziari per sostenere la ripresa dalla pandemia di COVID-19 (COM(2020)0281 – C9-0206/2020 – 2020/0155(COD))
– vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2020)0281),
– visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C9-0206/2020),
– visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,
– visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 29 ottobre 2020(1),
– visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 74, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 16 dicembre 2020, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,
– visto l'articolo 59 del suo regolamento,
– visto il parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori,
– vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A9-0228/2020),
1. adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;
2. prende atto della dichiarazione della Commissione allegata alla presente risoluzione;
3. chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;
4. incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.
Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura l'11 febbraio 2021 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2021/… del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2017/1129 per quanto riguarda il prospetto UE della ripresa e adeguamenti mirati per gli intermediari finanziari, nonché la direttiva 2004/109/CE per quanto riguarda l’uso del formato elettronico unico di comunicazione per le relazioni finanziarie annuali, per sostenere la ripresa dalla crisi COVID-19
(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2021/337.)
ALLEGATO ALLA RISOUZIONE LEGISLATIVA
Dichiarazione della Commissione
La Commissione rileva il fatto che l'accordo politico sulla propria proposta di modifica del regolamento sul prospetto al fine di introdurre un prospetto UE della ripresa, include una modifica alla direttiva sulla trasparenza che rinvia l'obbligo di redigere relazioni finanziarie utilizzando il formato elettronico unico europeo (ESEF). Tale rinvio non figurava nella proposta iniziale della Commissione. Secondo la Commissione, tale rinvio dell'ESEF non è conforme né ai principi dell'accordo "Legiferare meglio" dell'Unione né al diritto di iniziativa della Commissione. Non dovrebbe pertanto costituire un precedente. Poiché il rinvio dell'ESEF non costituisce una variazione sostanziale della politica e riflette le difficili circostanze che devono affrontare le imprese a causa della pandemia di COVID-19, la Commissione non ne ostacolerà l'adozione.
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'11 febbraio 2021 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CEE) n. 95/93 del Consiglio per quanto riguarda l'alleggerimento temporaneo delle norme sull'utilizzo delle bande orarie negli aeroporti della Comunità a causa della pandemia di COVID-19 (COM(2020)0818 – C9-0420/2020 – 2020/0358(COD))
(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)
Il Parlamento europeo,
– vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2020)0818),
– visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 100, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C9-0420/2020),
– visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,
– visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 27 gennaio 2021(1),
– previa consultazione del Comitato delle regioni,
– visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 27 gennaio 2021, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,
– visti gli articoli 59 e 163 del suo regolamento,
1. adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;
2. chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;
3. incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.
Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura l'11 febbraio 2021 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2021/… del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CEE) n. 95/93 del Consiglio per quanto riguarda l'alleggerimento temporaneo delle norme sull'utilizzo delle bande orarie negli aeroporti dell'Unione a causa della crisi COVID-19
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'11 febbraio 2021 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante misure specifiche e temporanee in considerazione della pandemia di COVID‐19 con riguardo al rinnovo o alla proroga di taluni certificati, licenze e autorizzazioni e al rinvio di determinate verifiche e attività formative periodiche in taluni settori della legislazione in materia di trasporti per periodi di riferimento successivi a quelli di cui al regolamento (UE) 2020/698 (COM(2021)0025 – C9-0004/2021 – 2021/0012(COD))
(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)
Il Parlamento europeo,
– vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2021)0025),
– visti l'articolo 294, paragrafo 2, e gli articoli 91 e 100, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C9-0004/2021),
– visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,
– visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 27 gennaio 2021(1),
– previa consultazione del Comitato delle regioni,
– visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 3 febbraio 2021, di approvare detta posizione, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,
– visti gli articoli 59 e 163 del suo regolamento,
1. adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;
2. chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;
3. incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.
Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura l'11 febbraio 2021 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2021/… del Parlamento europeo e del Consiglio recante misure specifiche e temporanee in considerazione del protrarsi della crisi COVID-19 riguardo al rinnovo o alla proroga di taluni certificati, licenze e autorizzazioni, al rinvio di determinate verifiche e attività formative periodiche in taluni settori della legislazione in materia di trasporti e alla proroga di determinati periodi di cui al regolamento (UE) 2020/698
– visti l'articolo 8 e il titolo V, in particolare gli articoli 21, 22, 36, 37 e 49, del trattato sull'Unione europea (TUE), nonché la parte quinta del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),
– visti l'accordo di associazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e l'Ucraina, dall'altra, comprendente una zona di libero scambio globale e approfondito (AA/DCFTA), che è entrato in vigore il 1° settembre 2017, e la relativa agenda di associazione,
– vista l'entrata in vigore, in data 11 giugno 2017, di un regime di esenzione dal visto per i cittadini dell'Ucraina, a seguito delle modifiche apportate dal Parlamento europeo e dal Consiglio al regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio,
– visto il regolamento (UE) 2018/1806 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 novembre 2018, che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo(1),
– viste le sue precedenti risoluzioni sull'Ucraina, in particolare quella del 12 dicembre 2018 sull'attuazione dell'accordo di associazione tra l'UE e l'Ucraina(2), e del 21 gennaio 2016 sugli accordi di associazione / le zone di libero scambio globali e approfondite con la Georgia, la Moldova e l'Ucraina(3), nonché la sua raccomandazione del 19 giugno 2020 al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza sul partenariato orientale, in vista del vertice di giugno 2020(4),
– viste le relazioni dell'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) sull'Ucraina, in particolare la 30ª relazione sulla situazione dei diritti umani in Ucraina del settembre 2020,
– vista la relazione del Segretario generale delle Nazioni Unite del 19 giugno 2020 sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica autonoma di Crimea e nella città di Sebastopoli, Ucraina,
– visto il documento di lavoro congiunto dei servizi della Commissione e del Servizio europeo per l'azione esterna del 12 dicembre 2019 sulla relazione sull'attuazione dell'associazione in Ucraina (SWD(2019)0433),
– vista la dichiarazione congiunta rilasciata a seguito del 22º vertice UE-Ucraina del 6 ottobre 2020,
– viste le raccomandazioni e le attività dell'Assemblea parlamentare Euronest, del forum della società civile del partenariato orientale e di altri rappresentanti della società civile in Ucraina,
– viste le dichiarazioni finali e le raccomandazioni formulate in occasione della riunione della commissione parlamentare di associazione UE-Ucraina del 19 dicembre 2019,
– viste le conclusioni delle sue missioni di osservazione elettorale in occasione delle elezioni presidenziali ucraine del 31 marzo e del 21 aprile 2019 e delle elezioni parlamentari anticipate del 21 luglio 2019,
– vista l'erogazione, in data 29 maggio 2020, di un prestito di 500 milioni di EUR all'Ucraina nell'ambito del quarto programma di assistenza macrofinanziaria (AMF) della Commissione,
– visti i pacchetti di assistenza senza precedenti messi in atto dall'UE per aiutare i paesi vicini nella lotta contro la pandemia di COVID-19 e, in particolare, i prestiti a lungo termine da 1,2 miliardi di EUR messi a disposizione dell'Ucraina a condizioni molto favorevoli con decisione (UE) 2020/701 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 maggio 2020, sulla fornitura di assistenza macrofinanziaria ai partner dell'allargamento e del vicinato nel contesto della pandemia di COVID-19(5),
– vista la dichiarazione congiunta della commissione NATO-Ucraina del 31 ottobre 2019,
– viste la quinta relazione di monitoraggio per paese della Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI), pubblicata nel settembre 2017, e le conclusioni sull'Ucraina per quanto concerne lo stato di attuazione delle raccomandazioni del 2017, pubblicate nel giugno 2020,
– viste la raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa agli Stati membri(6) sulle misure per combattere la discriminazione basata sull'orientamento sessuale o l'identità di genere, e le norme adottate dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa,
– vista la relazione finale della missione di osservazione elettorale dell'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR) dell'OSCE, del 21 luglio 2019, sulle elezioni parlamentari anticipate in Ucraina,
– vista la classifica del 2019 in base alla percezione della corruzione stilata da Transparency International, che assegna all'Ucraina il 126º posto su 180 paesi e territori valutati (il primo posto è il migliore),
– viste la Convenzione quadro del Consiglio d'Europa per la protezione delle minoranze nazionali e la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, adottata il 5 novembre 1992,
– visti il parere della Commissione di Venezia sulla legge sul sostegno al funzionamento della lingua ucraina quale lingua di Stato e il suo parere sulle disposizioni della legge sull'istruzione del 5 settembre 2017, concernente l'utilizzo della lingua di Stato, delle lingue minoritarie e di altre lingue nell'istruzione,
– visto il parere della Commissione di Venezia, del 10 dicembre 2020, sulla Corte costituzionale dell'Ucraina,
– visti l'articolo 54 del suo regolamento nonché l'articolo 1, paragrafo 1, lettera e) e l'allegato 3 della decisione della Conferenza dei presidenti del 12 dicembre 2002 sulla procedura relativa alla concessione dell'autorizzazione ad elaborare relazioni di iniziativa,
– visto il parere della commissione per il commercio internazionale,
– vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A9-0219/2020),
A. considerando che l'AA/DCFTA costituisce il pilastro su cui poggiano le relazioni dell'Unione europea con l'Ucraina, basate sull'associazione politica e l'integrazione economica, e costituisce una tabella di marcia per le riforme, la cui piena attuazione dovrebbe essere considerata l'elemento che consente il continuo ravvicinamento all'Unione e porta a una graduale integrazione nel mercato interno dell'UE, nonché al pieno sfruttamento del potenziale e dei benefici dell'AA/DCFTA;
B. considerando che l'Ucraina ha una prospettiva europea a norma dell'articolo 49 TUE e può chiedere di diventare membro dell'Unione a condizione che aderisca a tutti i criteri di Copenaghen e ai principi della democrazia, rispetti le libertà fondamentali e i diritti umani e delle minoranze e sostenga lo Stato di diritto;
C. considerando che il 22º vertice UE-Ucraina ha riconosciuto le aspirazioni europee dell'Ucraina, ha accolto con favore la sua scelta europea, ha riconosciuto i notevoli progressi compiuti dall'Ucraina nel processo di riforma e ha lodato i risultati già conseguiti nell'attuazione dell'accordo di associazione e il successo della DCFTA;
D. considerando che nel 2019 l'Ucraina ha attraversato un delicato periodo elettorale, sia a livello presidenziale che parlamentare, e che il modo in cui ha gestito i processi e il conseguente passaggio di potere pacifico e ordinato dovrebbe essere elogiato;
E. considerando che le elezioni locali svolte in tutta la nazione il 25 ottobre 2020 rappresentano un altro banco di prova per lo stato della democrazia e un'opportunità di ulteriore consolidamento della stessa; che, in vista delle elezioni locali del 25 ottobre 2020, sono stati compiuti tentativi di modificare il codice elettorale durante lo svolgimento della campagna elettorale, e che la mancanza di misure chiare sulle modalità di risposta alla COVID-19 rimane un motivo di notevole preoccupazione, nell'ottica di adottare nuove norme per garantire una votazione sicura;
F. considerando che la missione di osservazione elettorale limitata dell'ODIHR ha concluso che le elezioni locali ucraine, tenutesi il 25 ottobre 2020, hanno rivestito particolare importanza a seguito delle recenti riforme in materia di decentramento, con cui sono stati trasferiti poteri e risorse significativi ai governi locali, che il processo elettorale è stato complessivamente tranquillo, ben organizzato e trasparente, che le procedure sono state generalmente seguite e che, nel complesso, la commissione elettorale centrale dell'Ucraina ha rispettato tutte le scadenze legali e ha operato in modo imparziale, aperto e trasparente;
G. considerando che la società civile e gli esperti elettorali hanno riferito che le organizzazioni dei partiti locali, i candidati e i membri delle commissioni elettorali non hanno avuto modo di prepararsi adeguatamente per la registrazione dei candidati, dato che il codice elettorale è stato adottato a ridosso del processo elettorale;
H. considerando che l'introduzione di meccanismi di controllo dall'alto che adottano il principio del mandato imperativo e vincolano le liste di partito alla soglia minima di 10 000 votanti indebolisce il carattere democratico delle elezioni;
I. considerando che la società civile ha criticato la decisione di non tenere le elezioni in 18 comunità locali nelle regioni controllate dal governo delle oblast di Donetsk e Luhansk senza che l'amministrazione civile-militare fornisse una chiara motivazione di tale decisione, privando di fatto del diritto di voto i circa 475 000 elettori che vivono in tali comunità;
J. considerando che, in particolare durante il secondo semestre del 2019, per realizzare rapidamente la riforma promessa nel corso delle campagne elettorali, l'attività legislativa è stata portata avanti a ritmo particolarmente sostenuto, talvolta a scapito del controllo parlamentare, della trasparenza e della qualità della legislazione;
K. considerando che, sebbene l'Ucraina abbia compiuto progressi sostanziali nell'attuazione degli impegni legati all'AA e all'integrazione con l'Unione, molte delle riforme avviate devono essere completate, in particolare nei settori dello Stato di diritto, della buona governance e della lotta alla corruzione; che, nonostante i notevoli progressi, la corruzione diffusa continua a ostacolare il processo di riforma dell'Ucraina; che la crisi costituzionale in atto rappresenta una minaccia per la capacità del presidente e della Verchovna Rada di attuare riforme; che gli oligarchi sembrano recuperare la loro influenza politica; che vanno ancora adottate alcune misure supplementari per evitare regressioni, prestando particolare attenzione al sistema giudiziario;
L. considerando che il pieno potenziale delle riforme adottate non è stato ancora sfruttato a causa delle dinamiche del processo di riforma e delle sfide istituzionali correlate; che le riforme sono ostacolate anche dall'instabilità istituzionale e dalle contraddizioni interne, dalla mancanza di parametri di riferimento chiari, da deboli capacità, dalle risorse limitate e da fattori esterni come la pandemia di COVID-19, nonché dalla mancanza di determinazione politica ad accettare e garantire la piena indipendenza delle istituzioni giudiziarie ed economiche ed evitare un uso selettivo della giustizia;
M. considerando che la dichiarazione congiunta della commissione NATO-Ucraina del 31 ottobre 2019 invita l'Ucraina ad ottemperare agli obblighi e agli impegni internazionali, a rispettare i diritti umani e delle minoranze e ad attuare pienamente le raccomandazioni e le conclusioni della Commissione di Venezia riguardo alla legge sull'istruzione;
N. considerando che l'ultima relazione dell'OHCHR rileva l'assenza di progressi nei procedimenti penali relativi alle gravi violazioni dei diritti umani presumibilmente commesse da membri delle forze ucraine, nonché ritardi e progressi insufficienti nelle indagini sui reati di piazza Maidan;
O. considerando che, secondo l'ultima relazione di Transparency International, la percezione della corruzione in Ucraina è scesa ai livelli del 2017;
P. considerando che il sostegno alla modernizzazione, alla de-oligarchizzazione, alle riforme e alla lotta contro la corruzione è ancora molto elevato tra i cittadini ucraini e tali aspettative dovrebbero essere soddisfatte senza indugio;
Q. considerando che prima dello scoppio della pandemia di COVID-19 l'economia ucraina aveva recuperato stabilità e aveva mostrato una crescita soddisfacente e un calo della disoccupazione, favoriti dai progressi compiuti nello sfruttamento del potenziale dell'AA/DCFTA;
R. considerando che l'Ucraina deve mantenere la propria stabilità macroeconomica rispettando gli impegni assunti con il Fondo monetario internazionale e attuando tutte le politiche strutturali a medio termine concordate nell'ambito del programma di assistenza macrofinanziaria dell'UE, nonché garantendo che la Banca nazionale dell'Ucraina rimanga forte e indipendente;
S. considerando che la crisi globale in corso richiede un approccio coordinato e pacchetti di misure di sostegno eccezionali; che qualsiasi misura di emergenza deve essere proporzionata e limitata nel tempo e deve rispettare le libertà fondamentali;
T. considerando che l'UE è stata al fianco del popolo ucraino sin dall'inizio della pandemia di COVID-19, fornendo sostegno finanziario e materiale attraverso programmi bilaterali e regionali, come quelli che l'Unione ha messo a disposizione dell'Ucraina nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020;
U. considerando che la pandemia di COVID-19 ha aggravato i problemi del sistema sanitario ucraino; che, sebbene il diritto ucraino preveda la gratuità dell'assistenza sanitaria, non è questa la realtà con cui molti cittadini del paese si confrontano quando necessitano di cure mediche a causa delle misure di riforma eccessivamente lunghe adottate dal ministero della Salute ucraino;
V. considerando che, alla luce della pandemia di COVID-19, è ancora più importante che continuino a essere forniti aiuti umanitari e che la missione speciale di monitoraggio dell'OSCE, le agenzie delle Nazioni Unite, le organizzazioni non governative e il Comitato internazionale della Croce Rossa possano accedere senza ostacoli alle zone non controllate dal governo;
W. considerando che l'indipendenza, la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina all'interno dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale, nonché la sua capacità di attuare le necessarie riforme economiche e sociali, sono ancora gravemente compromesse da campagne di disinformazione mirate, attacchi informatici e altre minacce ibride, nonché dal conflitto irrisolto nella parte orientale del paese, causato dall'attuale aggressione militare e occupazione russa di ampie porzioni delle oblast di Donetsk e Luhansk nonché dall'occupazione e annessione illegali in atto da parte della Russia della Repubblica autonoma di Crimea e della città di Sebastopoli, circostanze che peggiorano la situazione dei diritti umani e rappresentano un ostacolo al consolidamento della prosperità, della stabilità e della crescita del paese;
X. considerando che l'UE ha condannato fermamente l'aggressione russa in corso nei confronti dell'Ucraina, compresa l'annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli, in violazione della sovranità e dell'integrità territoriale del paese, e ha definito e porterà avanti una politica di non riconoscimento di tali azioni e, in tale contesto, continua ad attuare misure restrittive nei confronti di persone ed entità coinvolte in tale violazione del diritto internazionale;
Y. considerando che l'UE mantiene il proprio impegno nei confronti degli sforzi compiuti dal formato Normandia, dall'OSCE, dal gruppo di contatto tripartito e dalla missione speciale di monitoraggio dell'OSCE in Ucraina, ha lodato l'approccio costruttivo dell'Ucraina nel formato Normandia e nel gruppo di contatto tripartito e ha invitato la Russia a ricambiare;
Z. considerando che il 17 luglio 2014 il volo MH17 della Malaysia Airlines tra Amsterdam e Kuala Lumpur è stato abbattuto mentre sorvolava l'oblast di Donetsk nel quadro degli sforzi compiuti dalla Russia per compromettere l'integrità territoriale dell'Ucraina, portando alla morte di tutti i 298 passeggeri e membri dell'equipaggio; che la squadra investigativa comune guidata dai Paesi Bassi ha confermato che il volo MH17 è stato abbattuto da un missile terra-aria Buk fornito dalla 53ª brigata antiaerea delle Forze terrestri russe, di stanza a Kursk;
AA. considerando che, grazie alla cooperazione dell'Ucraina nell'ambito della squadra investigativa comune, il 9 marzo 2020 si è aperto, a norma del diritto neerlandese, un processo che coinvolge i quattro principali sospettati dell'abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines; che il 10 luglio 2020 i Paesi Bassi hanno presentato un ricorso interstatale nei confronti della Federazione russa dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo alla luce del suo ruolo nell'abbattimento del volo MH17; che la Russia ha esercitato pressioni sull'Ucraina affinché nello scambio di detenuti tenutosi il 7 settembre 2019 venisse inclusa una quinta persona informata sui fatti, Volodymyr Tsemakh; che il 15 ottobre 2020 la Russia ha cessato unilateralmente di partecipare alle consultazioni trilaterali per l'accertamento della verità con l'Australia e i Paesi Bassi; che la Russia ha costantemente ostacolato tutti gli sforzi compiuti per assicurare i responsabili alla giustizia, rigettando tra l'altro le conclusioni tratte della squadra investigativa comune, promuovendo disinformazione in merito al volo MH17 ed esercitando il suo potere di veto in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per impedire l'istituzione di un tribunale internazionale;
AB. considerando che l'UE ha condannato la Russia per aver cessato di cooperare in relazione al caso del volo MH17; che l'UE ha esortato vivamente la Russia a cooperare pienamente nelle indagini e nei procedimenti giudiziari relativi a tale volo;
AC. considerando che, dallo scoppio del conflitto nell'Ucraina orientale, sono state uccise circa 13 000 persone, un quarto delle quali sono civili, e ne sono state ferite ben 30 000; che circa 1,5 milioni di cittadini ucraini sono dovuti fuggire dalle loro case a causa del conflitto armato con gruppi armati sostenuti dalla Russia; che la Russia e i suoi alleati hanno imprigionato centinaia di cittadini ucraini, mentre il luogo in cui si trovano molti altri loro connazionali resta tuttora sconosciuto; che il conflitto militare in corso ha provocato una crisi umanitaria con conseguenze devastanti per 4,4 milioni di persone, delle quali circa 1,5 milioni sono sfollati interni; che i 3,4 milioni di persone che vivono lungo la linea di contatto necessitano di assistenza umanitaria e protezione; che, a seguito di attacchi ai danni di infrastrutture pubbliche, le popolazioni locali hanno un accesso limitato alle strutture sanitarie, alle scuole, all'acqua e ai servizi igienico-sanitari;
AD. considerando che la situazione dei diritti umani nelle zone occupate dell'est dell'Ucraina e nella penisola di Crimea occupata è notevolmente peggiorata, mentre le violazioni della libertà di parola, della libertà di religione, dei diritti di proprietà, le gravi restrizioni imposte ai diritti in materia di istruzione e ai diritti linguistici, gli abusi ai danni dei media e l'imposizione forzata della cittadinanza russa sono divenute prassi sistematiche e le libertà e i diritti umani fondamentali non sono garantiti; che le autorità autoproclamate della Crimea occupata continuano a vessare i tatari di Crimea, perseguendo decine di membri di tale comunità sulla base di false accuse di terrorismo; che il Centro per le libertà civili in Ucraina stima che almeno 94 cittadini ucraini siano stati perseguitati per motivi politici in Crimea o in Russia, 71 dei quali sono tatari di Crimea, tra cui Marlen Asanov, Memet Belyalov, Timur Ibragimov, Seyran Saliyev, Server Mustafayev, Server Zekiryayev ed Edem Smailov, cui nel settembre 2020 sono state inflitte pene detentive di durata compresa tra 13 e 19 anni;
AE. considerando che l'Ucraina occupa il 96° posto nell'indice sulla libertà di stampa nel mondo 2020; che l'Ucraina ha adottato una serie di riforme, compresa una legge sulla trasparenza della proprietà dei media, ma che sono necessari sforzi molto più consistenti per liberare i mezzi di informazione dal rigido controllo degli oligarchi, incoraggiare l'indipendenza editoriale e combattere l'impunità per i reati violenti nei confronti dei giornalisti;
AF. considerando che il panorama dei mezzi di informazione in Ucraina continua a essere connotato dalla forte influenza esercitata dalla struttura oligarchica dei proprietari dei media, e che gli operatori dei media, in particolare i giornalisti che indagano su casi di corruzione e frode, sono costantemente esposti alla minaccia di violenze, intimidazioni e morte, come nel caso del giornalista Vadym Komarov nel 2019, mentre il loro lavoro è spesso ostacolato, tra l'altro, da un accesso limitato alle informazioni, da pressioni giuridiche, come nel caso del procedimento penale nei confronti del sito Bihus.info, e da attacchi informatici;
AG. considerando che in Ucraina si registra un problema significativo in termini di disparità di genere; che l'uguaglianza dinanzi alla legge non implica un'effettiva parità e che nella pratica le donne continuano a incontrare notevoli ostacoli, in particolare sul luogo di lavoro; che, nell'indice globale sul divario di genere elaborato nel 2018 dal Forum economico mondiale, l'Ucraina si colloca al 65º posto su 149 paesi; che, secondo l'indicatore delle disparità di reddito in Ucraina, per ogni 100 USD del reddito percepito dagli uomini, le donne guadagnano solo 63,1 USD;
AH. considerando che le persone LGBTI e gli attivisti femministi continuano a essere vittime di incitamento all'odio e attacchi violenti e che i rom sono vittime di un linguaggio discriminatorio e di discorsi di incitamento all'odio da parte delle autorità statali e locali e dei media;
AI. considerando che le autorità di contrasto si sono rifiutate in numerose occasioni di avviare indagini in relazione a denunce di reati generati dall'odio o discorsi di incitamento all'odio presentate da persone LGBT, in particolare manifestanti dei Pride, a causa dell'assenza, nel codice penale, di norme che dispongano il perseguimento dei reati di incitamento all'odio o di violenza fondata sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere; che l'ECRI ha raccomandato la modifica del codice penale al fine di contemplare tali motivi e considerarli circostanze aggravanti;
AJ. considerando che il Parlamento riconosce la leadership e la volontà politica delle autorità ucraine di fornire una protezione sufficiente ai Pride nazionali; che l'incitamento all'odio e i reati generati dall'odio nei confronti delle persone LGBTI continuano tuttavia a essere diffusi e che la protezione della polizia non è sempre garantita, come dimostrato dai violenti attacchi verificatisi durante il Pride di Kiev, in occasione del quale i manifestanti non hanno potuto esercitare pienamente il loro diritto universale alla libertà di riunione pacifica al riparo dalla violenza;
AK. considerando che l'AA/DCFTA perseguiva l'obiettivo di ravvicinare il diritto nazionale dell'Ucraina e le sue norme nazionali a quelli dell'UE, anche in ambito sociale; che, nonostante gli impegni assunti, l'attuazione dell'AA/DCFTA in ambito sociale rimane insoddisfacente; che l'Ucraina ha ratificato i principali strumenti internazionali, ma continua a non attuarli;
AL. considerando che, nonostante gli obblighi derivanti dall'AA e i numerosi appelli rivolti dai sindacati al governo affinché vengano attuate le misure necessarie a far progredire il dialogo sociale, il concetto di consultazione tripartita rimane fondamentalmente disapplicato; che, dopo oltre un decennio dalla sua istituzione, il Consiglio sociale ed economico tripartito nazionale rimane debole e inefficace, privo di alcuna reale influenza sul dialogo sociale e costantemente afflitto da carenze di personale e incoerenze nel coordinamento delle proprie attività; che nel 2019 solo un terzo dei 177 sindacati totalmente ucraini registrati dal ministero della Giustizia ha avuto l'opportunità di partecipare alla contrattazione collettiva;
Valori comuni e principi generali
1. osserva che l'AA/DCFTA rappresenta un riflesso dell'ambizione condivisa di UE e Ucraina di avanzare verso un'associazione politica e un'integrazione economica, che può fungere da progetto di riforma, e ne sottolinea l'enorme importanza, soprattutto nell'attuale periodo eccezionale; esorta ad attuare pienamente l'accordo e a sfruttarne il potenziale; esorta inoltre le autorità ucraine a dare priorità alla sua attuazione nella loro agenda, nonostante le sfide poste dalla pandemia di COVID-19; sottolinea che l'assistenza dell'UE all'Ucraina è soggetta a una rigorosa condizionalità e ribadisce la necessità che l'Ucraina dimostri un rinnovato impegno a favore delle riforme e del rispetto dei principi dell'Unione; ricorda la necessità di aggiornare l'AA/DCFTA per tenere debitamente conto dell'evoluzione dei quadri normativi e delle necessità di sviluppo economico nonché per rafforzare i meccanismi di monitoraggio; raccomanda all'UE e all'Ucraina di cogliere l'occasione offerta dalla prossima revisione periodica del conseguimento degli obiettivi dell'AA, al fine di valutare la possibilità di aggiornare gli elementi commerciali e settoriali;
2. accoglie favorevolmente i pacchetti di aiuti senza precedenti, compresa l'assistenza macrofinanziaria, che l'Unione ha messo a disposizione dell'Ucraina nel quadro di Team Europa per aiutare i paesi partner ad affrontare l'emergenza della COVID-19; osserva che si tratta di una dimostrazione cruciale della solidarietà dell'UE in un periodo di crisi senza precedenti; invita le autorità ucraine a creare un clima favorevole agli investimenti e ad attuare rapidamente le condizioni concordate per l'erogazione dell'assistenza macrofinanziaria dell'UE stabilite nel protocollo d'intesa; ricorda al governo ucraino che l'erogazione, nel dicembre 2020, della prima tranche dell'assistenza macrofinanziaria dell'UE, pari a un importo di 600 milioni di EUR su un totale di 1,2 miliardi di EUR, senza condizioni politiche specifiche, costituisce un'eccezione una tantum ascrivibile alla natura emergenziale di tale sostegno e non deve essere utilizzata impropriamente per fare un passo indietro rispetto alle riforme concordate;
3. si compiace che le missioni di osservazione elettorale dell'OSCE /ODIHR, con la partecipazione del Parlamento europeo, abbiano valutato le elezioni presidenziali e parlamentari del 2019 nel complesso come competitive, ben amministrate e gestite in modo efficiente, il che conferma l'adesione dell'Ucraina ai valori democratici dell'Unione ed è particolarmente degno di nota alla luce degli attuali tentativi russi di destabilizzare l'Ucraina; esorta le autorità ucraine a far fronte alle carenze individuate nelle dichiarazioni dei capi delle delegazioni del Parlamento europeo e a seguire le raccomandazioni contenute nelle relazioni finali delle missioni di osservazione elettorale dell'OSCE/ODIHR; continua a vigilare sulla misura in cui sono rispettate le norme democratiche concernenti l'organizzazione di elezioni libere ed eque in Ucraina, dopo che il paese ha tenuto le prime elezioni locali dall'auspicata riforma di decentramento; invita il governo ucraino a garantire campagne elettorali libere ed eque, nell'ambito delle quali non sia fatto ricorso a modalità di finanziamento improprie né vi sia spazio per i voti di scambio; sottolinea che il processo elettorale e le procedure di voto nel giorno delle elezioni dovrebbero assicurare le norme di sicurezza più rigorose e prevedere misure di sicurezza specifiche per prevenire la diffusione della COVID-19; osserva che, durante le elezioni parlamentari anticipate tenutesi nel 2019 in Ucraina, i confini dei collegi elettorali uninominali sono stati stabiliti in modo non favorevole alla rappresentanza delle minoranze nazionali; osserva che in alcune regioni come la Transcarpazia sono stati osservati abusi elettorali, come la presentazione di candidati "cloni", il che ha ridotto le possibilità dei membri della minoranza ungherese di essere eletti in parlamento;
4. accoglie favorevolmente il nuovo codice elettorale adottato nel dicembre 2019, comprese le relative disposizioni sui diritti degli sfollati interni; ricorda tuttavia che le continue modifiche al codice elettorale durante lo svolgimento di un'elezione sono in contrasto con le raccomandazioni della Commissione di Venezia, sono causa di incertezza giuridica e incidono negativamente sull'attività delle commissioni elettorali; esorta l'Ucraina a far ulteriormente fronte alle campagne illegali, ai voti di scambio, all'uso improprio delle risorse amministrative e all'incertezza giuridica che circonda le campagne sui social media;
5. insiste sulla necessità di migliorare il codice elettorale e di allinearlo alle norme internazionali al fine di affrontare questioni quali le campagne sui social media, la trasparenza della spesa per le campagne e l'accesso dei candidati indipendenti al processo elettorale; sottolinea inoltre, per quanto riguarda le elezioni locali, l'importanza di eliminare gli ostacoli burocratici che gli sfollati interni incontrano per iscriversi alle liste elettorali, di fissare un finanziamento massimo per le campagne elettorali e di consentire la partecipazione di singoli candidati, riconsiderando tra l'altro il piano di introdurre una cauzione pecuniaria per i candidati nelle piccole comunità;
Riforme e quadro istituzionale
6. sottolinea l'importanza delle riforme a favore della democrazia e della fiducia nelle istituzioni come meccanismo di sicurezza più efficiente; invita la Commissione a utilizzare i meccanismi esistenti per agevolare e sostenere l'attuazione delle riforme da parte dell'Ucraina; suggerisce di mettere a punto e attuare, in stretta cooperazione con la società civile, meccanismi qualitativi e quantitativi per monitorare l'attuazione delle riforme da parte dell'Ucraina, inclusi parametri di riferimento, raccomandazioni e principi di condizionalità chiari da utilizzare per migliorare la metodologia delle relazioni annuali di attuazione, che dovrebbero diventare efficaci strumenti di orientamento delle riforme;
7. sottolinea la necessità di migliorare i meccanismi di orientamento e rendicontazione per la valutazione dei progressi compiuti dall'Ucraina, in particolare per quanto riguarda le riforme nei settori della giustizia, della lotta alla corruzione, delle imprese di proprietà dello Stato, del governo societario e dell'energia, che sarebbero collegati al sostegno economico e agli investimenti;
8. raccomanda di incentrare gli sforzi politici, il sostegno finanziario e l'assistenza tecnica su un numero limitato di priorità, al fine di sviluppare efficacemente le capacità istituzionali necessarie a garantire il successo a lungo termine delle riforme, non solo nella legislazione ma anche nella pratica; sostiene il rafforzamento della cooperazione settoriale tra l'UE e l'Ucraina in settori prioritari quali l'economia digitale, l'energia, i cambiamenti climatici e il commercio; accoglie con favore le ambizioni dell'Ucraina in materia di ravvicinamento alle politiche dell'UE riguardanti il mercato unico digitale e il Green Deal europeo attraverso l'attuazione dell'acquis pertinente;
9. riconosce lo status di partner associato dell'Ucraina e degli altri firmatari degli accordi di associazione e delle DCFTA e chiede un dialogo politico rafforzato con tali paesi per far progredire ulteriormente l'integrazione economica e l'armonizzazione legislativa; invita l'UE, conformemente al principio "più progressi, più aiuti", a considerare la possibilità di definire per i tre paesi associati, compresa l'Ucraina, una strategia di cooperazione rafforzata in materia di riforme e investimenti, che sarebbe soggetta a condizioni in settori quali, a titolo non esclusivo, lo sviluppo delle capacità di investimento, i trasporti, l'energia, la giustizia e l'economia digitale, e che aprirebbe la strada a un'ambiziosa agenda di integrazione nell'UE; invita la Commissione a presentare per l'Ucraina e gli altri paesi associati all'UE, in coordinamento con le istituzioni finanziarie internazionali, una proposta economica e di investimento dettagliata, soggetta a condizioni e su misura nel contesto della gestione delle conseguenze della pandemia di COVID-19 entro la fine del 2020; invita inoltre le istituzioni dell'Unione ad esaminare la possibilità di coinvolgere in qualità di osservatori l'Ucraina e gli altri paesi associati nelle attività dei comitati istituiti a norma dell'articolo 291 TFUE e del regolamento (UE) n. 182/2011(7), nonché nelle riunioni dei gruppi di lavoro e dei comitati del Consiglio, per dimostrare l'impegno dell'UE a favore di un'ulteriore integrazione e per rafforzare l'orientamento alle riforme e le competenze amministrative dei paesi;
10. sostiene la revisione globale dell'AA/DCFTA in linea con le disposizioni dell'accordo e al fine di sfruttare appieno il suo potenziale di associazione politica e integrazione economica, compresa una maggiore integrazione settoriale dell'Ucraina con l'UE;
11. invita la Commissione a migliorare i settori trascurati degli AA/DCFTA, con riferimento a importanti ambiti politici, come l'integrazione della dimensione di genere e la gestione delle crisi sanitarie, nonché a garantire che non siano in contrasto con l'imperativo dell'azione per l'ambiente e il clima o le iniziative previste dal Green Deal europeo;
12. invita la Commissione a sostenere gli investimenti nei settori con potenzialità di sviluppo, crescita e competitività nell'UE e che potrebbero promuovere ulteriormente la diversificazione economica, quali l'energia sostenibile e il clima, il mercato unico digitale e la cibersicurezza nonché i trasporti;
13. accoglie con favore i progressi compiuti dall'Ucraina nell'adempimento degli impegni del paese sanciti nell'accordo di associazione, in particolare nei settori dell'agricoltura, dell'energia, delle banche, del decentramento, dell'economia digitale, dell'ambiente e delle procedure elettorali; osserva tuttavia che, secondo il meccanismo di revisione dell'accordo di associazione ("Pulse of the agreement"), solo il 37 % dei compiti legati all'attuazione dell'AA è stato portato a termine nel 2019 (in calo rispetto al 52 % del 2018); prende atto dei tentativi compiuti nel secondo semestre del 2019 per accelerare il ritmo delle riforme, esorta tuttavia le istituzioni ucraine a non privilegiare la rapidità del processo legislativo rispetto alla qualità della legislazione adottata, e sottolinea l'importanza che essa continui a onorare i propri impegni;
14. sottolinea, a tale proposito, che l'Ucraina non dovrebbe sottovalutare il fatto che il livello del sostegno politico, tecnico e finanziario che riceverà dall'UE dipenderà dalla misura in cui rispetterà gli impegni assunti nei confronti dell'Unione e dei suoi Stati membri, specialmente in relazione al processo di riforma, al rispetto dei diritti umani, delle minoranze e delle libertà fondamentali e alla creazione di uno Stato di diritto autentico ed efficace;
15. accoglie favorevolmente la tabella di marcia congiunta tra governo e parlamento adottata nel 2018 e la creazione di una piattaforma comune per l'integrazione europea nel novembre 2019 e auspica che tali iniziative si traducano in un coordinamento rafforzato tra le varie istituzioni coinvolte nella progettazione, nell'adozione e nell'attuazione delle riforme; incoraggia il parlamento e il governo dell'Ucraina a utilizzare tale strumento in modo più efficiente e a rivedere la loro cooperazione in relazione all'attuazione degli impegni sanciti nell'accordo di associazione e al ravvicinamento della legislazione, nell'ottica di massimizzare le sinergie, in particolare per quanto riguarda le competenze in materia di legislazione dell'UE e valutazioni di conformità;
16. elogia l'Ucraina per i progressi compiuti nella riforma della pubblica amministrazione e sottolinea l'importanza di non rallentare nel compimento di ulteriori progressi e di assoggettare quanto prima eventuali nomine temporanee durante il periodo della pandemia di COVID-19 a procedure di assunzione basate sul merito; è consapevole della notevole sfida che ciò rappresenta per la governance, le istituzioni e la pubblica amministrazione in Ucraina e incoraggia la Commissione a fornire un adeguato sostegno tecnico e finanziario;
17. si compiace dei risultati della riforma per il decentramento e il trasferimento di poteri ai comuni avviata nel 2014, che si è dimostrata una delle riforme più riuscite sinora; prende atto del sostegno del progetto U-LEAD, che ha portato alla formazione di quasi 1 000 comunità locali accorpate volontariamente, costituite da circa 11,7 milioni di cittadini; valuta positivamente le misure adottate finora per decentrare l'autorità pubblica e le finanze pubbliche attraverso un pacchetto di atti giuridici e la loro attuazione pratica; invita la Commissione a esaminare attentamente i dettagli della riforma di decentramento e a utilizzarla potenzialmente come un esempio positivo che altri paesi possono analizzare;
18. esorta l'Ucraina a portare a termine la riforma per il decentramento nell'ambito di un dialogo ampio e aperto, in particolare con le amministrazioni locali autonome e le loro associazioni, con l'obiettivo di aumentare l'autonomia e le competenze delle amministrazioni locali e di incoraggiare scambi regolari tra il governo centrale e le associazioni nazionali delle amministrazioni locali e regionali in merito a qualsiasi politica che possa avere un impatto territoriale;
19. plaude all'organizzazione del primo turno delle elezioni locali il 25 ottobre 2020, in cui si è registrata un'affluenza alle urne superiore al 36 %, che sono state libere ed eque ma accompagnate da una consultazione pubblica parallela che, secondo l'OSCE/ODIHR, ha creato un indebito vantaggio politico e ha offuscato la separazione tra Stato e partito; invita le autorità statali a rispettare l'autonomia delle amministrazioni locali autonome e a sostenere le capacità amministrative dei comuni e delle città; chiede l'introduzione del concetto di entità pubblica territoriale come persona giuridica, che rappresenta la prassi consolidata nell'Unione europea ed è riconosciuta nella Carta europea dell'autonomia locale; si compiace della modifica della legislazione in materia di bilancio, che prevede la garanzia di una quota del 60 % dell'imposta locale sul reddito delle persone fisiche quale contributo necessario alla solidità delle finanze pubbliche a livello locale; mette in guardia contro la creazione di strutture parallele a livello locale che potrebbero dar luogo a conflitti in materia di competenze, suggerisce invece di prendere in considerazione l'attribuzione di doppie competenze ai funzionari pubblici, che assumerebbero competenze locali e fungerebbero al tempo stesso da autorità statale di rango inferiore; prende atto della risoluzione della Verchovna Rada del 17 luglio 2020 sulla formazione e la liquidazione dei rajon, in base alla quale le disposizioni relative al consolidamento dei rajon saranno di norma applicabili anche ai territori della Crimea e ai distretti delle regioni di Donetsk e Luhansk attualmente non controllati dal governo dell'Ucraina;
Cooperazione nel settore della politica estera e di sicurezza comune (PESC)
20. prende atto dell'esperienza e delle competenze uniche dell'Ucraina e accoglie con favore la partecipazione dell'Ucraina alle missioni, ai gruppi tattici e alle operazioni nell'ambito della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), i suoi contributi ai gruppi tattici dell'UE, il suo crescente allineamento alle dichiarazioni dell'Unione su questioni internazionali e regionali nonché i suoi contributi, e si congratula con l'Ucraina per il suo nuovo status di partner della NATO con opportunità avanzate;
21. accoglie con favore i positivi progressi compiuti nel settore della cooperazione scientifica e tecnologica, compresa l'industria spaziale, e nel settore della difesa, in particolare la convergenza nei segmenti operativi, educativi e istituzionali, nonché nell'attuazione dei cambiamenti interni necessari in tali settori; si compiace della volontà dell'Ucraina di partecipare a Orizzonte Europa, il programma quadro di ricerca e innovazione dell'UE e ai programmi di ricerca dell'Agenzia spaziale europea (ESA); prende atto della proficua cooperazione tra il ministero della Difesa dell'Ucraina e l'Agenzia europea per la difesa (AED) e ne incoraggia l'ulteriore sviluppo; invita l'UE e l'Ucraina a rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza e difesa, prestando particolare attenzione al conflitto nell'Ucraina orientale e ai tentativi della Russia di minare la sovranità dell'Ucraina e di violare la sua integrità territoriale, attraverso la riconciliazione, la cooperazione nel settore della sicurezza informatica e la lotta alla disinformazione, nonché adoperandosi per rafforzare la resilienza delle famiglie, delle comunità e delle istituzioni statali;
22. sostiene l'eventuale partecipazione dell'Ucraina a progetti selezionati della PESDC, compresa la cooperazione con l'AED e, in particolare, la cooperazione strutturata permanente (PESCO), a condizione che soddisfi un insieme concordato di condizioni politiche, sostanziali e giuridiche, analogamente ad altri paesi terzi; accoglie con favore la recente decisione dell'UE di invitare l'Ucraina a partecipare all'operazione ALTHEA dell'UE in Bosnia-Erzegovina e incoraggia entrambe le parti – l'UE e l'Ucraina – a continuare ad ampliare la partecipazione dell'Ucraina alle missioni e operazioni dell'Unione europea;
23. si compiace della cooperazione rafforzata tra le autorità ucraine e i settori pubblico e privato europei al fine di combattere le minacce ibride, provenienti principalmente dalla Russia e volte tra l'altro a diffondere informazioni false, incitare alla violenza e promuovere sentimenti antigovernativi e antieuropei; ritiene tempestivo e opportuno che l'UE e l'Ucraina avviino quanto prima un dialogo su questioni informatiche e sostiene l'idea di ampliare la portata del dialogo sulla sicurezza e la difesa al fine di reagire adeguatamente alle minacce attuali e future, in particolare in linea con la strategia globale dell'UE in materia di sicurezza;
Integrità territoriale e sovranità dell'Ucraina
24. ribadisce il fermo sostegno e l'impegno dell'Unione a favore dell'indipendenza, della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina all'interno dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale, nonché il suo sostegno a sanzioni coordinate a livello internazionale nei confronti del governo e degli agenti russi che compromettono la sovranità e l'integrità territoriale del paese, fino a quando non saranno soddisfatte tutte le condizioni pertinenti per la revoca delle sanzioni, tra cui la piena attuazione degli accordi di Minsk e il ripristino dell'integrità territoriale dell'Ucraina all'interno dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale;
25. continua a condannare l'annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli e l'occupazione di fatto di talune zone di Donetsk e Luhansk; invita la Federazione russa a rispettare i suoi obblighi internazionali, a ritirare le sue forze militari dal territorio dell'Ucraina e ad attuare pienamente le risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sull'integrità territoriale dell'Ucraina e sulla Crimea e Sebastopoli;
26. sottolinea che qualsiasi accordo con la Federazione russa deve rispettare la piena attuazione degli accordi di Minsk e l'attuazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite sullo status della Crimea e il rispetto dell'integrità territoriale dell'Ucraina da parte della Federazione russa;
27. si compiace della ripresa dei colloqui di pace nel quadro del quartetto Normandia il 9 dicembre 2019 a Parigi dopo uno stallo di tre anni; esorta tutte le parti ad aderire all'accordo di cessate il fuoco; sottolinea l'importanza di individuare ulteriori aree di disimpegno, di attività di sminamento e di aprire punti di controllo lungo la linea di contatto, e invita la Russia a esercitare la sua influenza determinante sulle formazioni armate da essa sostenute ai fini del rispetto e della piena attuazione degli impegni assunti nel quadro degli accordi di Minsk e delle recenti riunioni del quartetto Normandia e del gruppo di contatto tripartito; ribadisce che, come convenuto a Minsk e nella cosiddetta formula Steinmeier, le elezioni locali nelle zone occupate dell'Ucraina orientale devono essere condotte conformemente alla legislazione ucraina e sotto la supervisione dell'OSCE; sottolinea che l'attuale situazione non soddisfa le condizioni per elezioni libere ed eque a Donetsk e Luhansk; accoglie con favore l'annullamento del progetto di coinvolgere i separatisti sostenuti dalla Russia nei colloqui del gruppo di contatto tripartito; deplora le osservazioni formulate da membri di alto livello della delegazione ucraina in seno al gruppo di contatto tripartito che negano il coinvolgimento militare della Russia nel conflitto nella regione del Donbas;
28. condanna fermamente le azioni destabilizzanti e il coinvolgimento militare della Russia in Ucraina; esprime preoccupazione per l'attuale consolidamento, da parte della Russia, di strutture e impianti militari nella penisola di Crimea, tra cui ben oltre 30 000 soldati, nuovi sistemi missilistici terra-aria e terra-terra, sottomarini a capacità nucleare e bombardieri strategici; condanna le azioni illegali della Russia volte ad assumere il controllo dello stretto di Kerch, in quanto costituiscono una violazione del diritto marittimo internazionale e degli impegni internazionali della Russia, in particolare la costruzione del ponte di Kerch e del relativo collegamento ferroviario senza il consenso dell'Ucraina, la posa di cavi sottomarini nonché la chiusura e la militarizzazione del Mare di Azov, che ostacolano gravemente le attività economiche dell'Ucraina; invita la Federazione russa a garantire un passaggio libero e senza restrizioni da e verso il Mare di Azov, in linea con il diritto internazionale, e l'accesso ai territori ucraini occupati del Donbas e all'annessa Crimea per le organizzazioni non governative internazionali e le organizzazioni umanitarie internazionali; ricorda, in tale contesto, che il regime russo di ispezione marittima, istituito nel 2018 e applicato a tutte le navi che attraversano lo stretto di Kerch, controllato dalla Russia, in rotta verso il Mar di Azov, continua ad avere conseguenze economiche negative per la regione; chiede il rilascio di tutti i prigionieri politici ucraini e di tutti i prigionieri di guerra in Russia, Crimea e nelle zone del Donbas non controllate dal governo ucraino; esprime tuttavia preoccupazione per l'inclusione forzata dei cittadini russi sospettati di essere coinvolti nell'abbattimento del volo MH17 della Malaysian Airlines nello scambio di detenuti tra l'Ucraina e la Russia;
29. sottolinea la necessità di una soluzione politica al conflitto nell'Ucraina orientale; chiede alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) di intensificare i loro sforzi a favore della risoluzione pacifica del conflitto, sostenendo gli sforzi di tutte le parti coinvolte nel processo di pace, nonché aumentando le misure volte a rafforzare la fiducia e sostenendo un mandato ai fini dello schieramento di una missione delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace in tutto il territorio occupato dell'Ucraina; chiede che, non appena la situazione lo consentirà e nel quadro della piena attuazione degli accordi di Minsk, sia messa a disposizione delle parti coinvolte nel conflitto una missione civile in ambito PSDC guidata dall'UE, onde fornire assistenza nello svolgimento di compiti quali lo sminamento, la preparazione delle elezioni locali e la garanzia del libero accesso per le organizzazioni che forniscono aiuti umanitari; invita parallelamente le istituzioni dell'UE ad essere pronte a rafforzare le sanzioni nei confronti della Russia qualora la situazione lo richieda, anche nel caso in cui la Russia non ottemperi ai suoi obblighi derivanti dal protocollo di Minsk, in particolare per quanto riguarda le questioni di sicurezza;
30. esorta l'Ucraina a rispettare i suoi impegni in materia di riforma dei controlli statali delle esportazioni conformemente ai requisiti e alle norme dell'UE e per quanto riguarda l'attuazione di una politica coerente e sistematica in materia di sanzioni; invita il SEAE e la Commissione a monitorare meglio l'attuazione delle sanzioni dell'UE, anche attraverso una migliore supervisione delle attività delle autorità degli Stati membri incaricate di attuare le norme comuni dell'UE;
31. invita il SEAE a far sì che l'UE, rappresentata dal vicepresidente della Commissione europea/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), svolga un ruolo più attivo nella risoluzione pacifica del conflitto in corso nell'Ucraina orientale, anche nel quadro del quartetto Normandia; raccomanda di valutare la possibilità di nominare un inviato speciale dell'UE per la Crimea e la regione del Donbas;
32. ribadisce la propria richiesta riguardo a un formato negoziale internazionale per la cessazione dell'occupazione della penisola di Crimea con la partecipazione attiva dell'UE; invita il VP/AR, la Commissione e gli Stati membri a fornire tutto il sostegno necessario ai fini dell'istituzione di una piattaforma internazionale per la Crimea, che consentirebbe di coordinare, formalizzare e sistematizzare gli sforzi volti a ripristinare l'integrità territoriale dell'Ucraina; ritiene importante coinvolgere il Mejlis del popolo tataro di Crimea, unico organismo rappresentativo riconosciuto a livello internazionale dei tatari di Crimea, nelle attività di tale piattaforma;
33. ricorda, nel frattempo, che in virtù del diritto internazionale umanitario, la Federazione russa, in quanto Stato occupante, ha la piena responsabilità di soddisfare le esigenze della popolazione della penisola di Crimea temporaneamente occupata, anche per quanto riguarda il suo approvvigionamento idrico; rileva, altresì, che a norma della quarta Convenzione di Ginevra, di cui la Russia è parte, una potenza occupante non può obbligare i residenti del territorio occupato a prestare servizio nelle sue forze armate o ausiliarie;
34. condanna la Federazione russa per aver insediato cittadini russi nella Crimea occupata e nei territori di Donetsk e Luhansk, turbando in tal modo l'equilibrio tra i titolari di passaporti russi e gli ucraini, il continuo rilascio di passaporti russi ai residenti dei territori temporaneamente occupati dell'Ucraina, in violazione della sovranità del paese e in contrapposizione agli obiettivi e alle disposizioni degli accordi di Minsk, nonché i suoi tentativi di organizzare elezioni locali nella Repubblica autonoma di Crimea in Ucraina il 13 settembre 2020; afferma che l'elezione del governatore di Sebastopoli è stata illegale e ha violato il diritto internazionale, così come il voto per i rappresentanti al cosiddetto Consiglio di Stato della "Repubblica di Crimea", alla cosiddetta Assemblea legislativa della città di Sinferopoli e al cosiddetto Consiglio rurale della regione di Razdolno; invita l'UE a imporre sanzioni ai responsabili dell'organizzazione e dello svolgimento delle votazioni; deplora le azioni intraprese dalla Russia per reclutare giovani uomini nella Crimea occupata affinché prestino servizio nelle forze armate russe, l'85 % dei quali è stato inviato in servizio nella Federazione russa; invita la Russia a porre fine al reclutamento di persone in Crimea e a rispettare pienamente gli obblighi a essa incombenti a norma delle Convenzioni di Ginevra;
35. sostiene pienamente tutti gli sforzi volti a ottenere giustizia per tutte le 298 vittime dell'abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines per mezzo di un missile terra-aria fornito dalla Russia e per i loro familiari, anche per quanto riguarda i procedimenti penali a norma del diritto neerlandese e con il sostegno della comunità internazionale nei confronti di quattro indiziati e il procedimento avviato contro la Russia dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo; elogia l'Ucraina per la sua costante collaborazione nell'ambito della squadra investigativa comune per accertare la verità, identificare i sospettati e consegnare i responsabili alla giustizia; condanna il recesso unilaterale della Russia dalle consultazioni trilaterali per l'accertamento della verità con l'Australia e i Paesi Bassi; invita la Russia a collaborare pienamente a tutti gli sforzi in atto per accertare la responsabilità di qualsiasi persona o entità coinvolta nell'abbattimento del volo MH17, riprendendo tra l'altro il dialogo per l'accertamento della verità con l'Australia e i Paesi Bassi, garantendo la propria cooperazione in relazione al ricorso interstatale in merito presentato dai Paesi Bassi nei confronti della Russia dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo ed estradando Volodymyr Tsemakh nei Paesi Bassi; esorta la Russia a smettere di promuovere la disinformazione in relazione al volo MH17;
36. invita l'Ucraina ad assistere il governo centrale moldovo nei suoi sforzi volti a riottenere il controllo della Transnistria in virtù dell'integrità territoriale della Moldova;
37. prende atto dell'adozione della legge sulla sicurezza nazionale nel giugno 2018 e della legge relativa agli appalti nel settore della difesa e all'intelligence nel 2020; sollecita tuttavia l'adozione di una legislazione supplementare volta a limitare le competenze del servizio di sicurezza ucraino (SSU) al fine di trasformarlo in un'agenzia incaricata unicamente delle attività di intelligence controinformativa e antiterrorismo e a sottoporre l'intero settore della sicurezza al controllo parlamentare;
Giustizia, libertà, sicurezzae lotta alla corruzione
38. ribadisce che il conseguimento di risultati tangibili nella lotta alla corruzione è essenziale per mantenere tra i cittadini un elevato livello di sostegno nei confronti del processo di riforma, per migliorare il contesto imprenditoriale e per attrarre investimenti esteri diretti; incoraggia le autorità ucraine a compiere ulteriori progressi in materia di riforme, in particolare nel settore dello Stato di diritto e della lotta alla corruzione, e a garantire l'indipendenza e il proseguimento dell'attività delle istituzioni chiave in materia di lotta alla corruzione; plaude, a tale riguardo, alla ricostituzione dell'Agenzia nazionale per la prevenzione della corruzione e all'entrata in vigore delle nuove leggi sull'arricchimento illecito e sugli informatori nel gennaio 2020, nonché all'avvio delle attività dell'Alta Corte anticorruzione nel settembre 2019;
39. esprime tuttavia preoccupazione per l'esito della sentenza della Corte costituzionale del 27 ottobre 2020, che ha creato un vuoto giuridico nell'architettura anticorruzione ucraina e ha gravemente indebolito l'Agenzia nazionale per la prevenzione della corruzione; riconosce gli sforzi attivi avviati dal Presidente Zelenskyy e intrapresi dalle parti interessate politiche per ripristinare la legislazione e la credibilità dell'architettura anticorruzione ucraina; esorta le autorità ucraine a portare avanti i loro sforzi per ripristinare un'architettura istituzionale pienamente operativa, efficace e globale per combattere la corruzione, anche nella magistratura, preservando nel contempo pienamente l'indipendenza di quest'ultima dai poteri esecutivo e legislativo; sottolinea che un'Agenzia nazionale per la prevenzione della corruzione dotata di tutti i poteri necessari svolge un ruolo cruciale in tale contesto e che la sentenza della Corte costituzionale non dovrebbe essere utilizzata come pretesto per indebolirla o intralciarla; esprime la massima preoccupazione per gli apparenti tentativi motivati da interessi di parte di compromettere i risultati conseguiti dal paese nella lotta contro la corruzione e le riforme democratiche in generale, in particolare attraverso la riconquista del potere politico da parte di alcuni oligarchi ucraini, che è servito a indebolire la maggioranza orientata alle riforme nella Verkhovna Rada, come evidenziato anche dalle difficoltà incontrate nel colmare il vuoto legislativo lasciato dopo la controversa sentenza della Corte costituzionale del 27 ottobre 2020; esorta tutti gli attori politici a rinnovare il loro impegno a favore delle riforme richieste dagli elettori ucraini, che sono fondamentali per rafforzare lo Stato di diritto, eliminare la corruzione e conseguire una maggiore prosperità per la popolazione ucraina;
40. sottolinea l'importanza di garantire l'indipendenza dell'Alta Corte anticorruzione (HACC) e di altre istituzioni anticorruzione, e chiede che nelle attività delle istituzioni anticorruzione sia adottato un approccio non distorto e imparziale al fine di garantire la fiducia e il sostegno pubblico nella lotta alla corruzione; prende atto delle prime sentenze pronunciate e del rispetto di rigorose norme professionali da parte della suddetta Corte; chiede tuttavia che sia intensificata l'attività dell'HACC al fine di aumentare il tasso di condanne, anche per quanto concerne i casi di alto livello;
41. si compiace del lavoro svolto dall'Ufficio nazionale anticorruzione dell'Ucraina, che è probabilmente l'istituzione anticorruzione più efficace del paese; sottolinea ulteriormente la necessità di rafforzare l'indipendenza di tale Ufficio; esorta pertanto ad allineare la legge sull'Ufficio nazionale anticorruzione dell'Ucraina alla Costituzione e alla recente decisione della Corte costituzionale e a prevedere procedure di selezione trasparenti, depoliticizzate e meritocratiche per i dirigenti di detto Ufficio, della Procura specializzata anticorruzione e dell'Ufficio investigativo dello Stato, effettuando anche una verifica credibile della loro integrità;
42. deplora i tentativi di attaccare e compromettere le istituzioni anticorruzione messi in atto da membri della Verkhovna Rada, in particolare i tentativi di destituire il direttore dell'Ufficio nazionale anticorruzione dell'Ucraina e l'opaco processo di selezione del direttore della Procura specializzata anticorruzione; prende atto della mancanza di protezione degli attivisti di ONG e giornalisti che scoprono e denunciano casi di corruzione e chiede l'efficace attuazione della nuova legge sulla protezione degli informatori, entrata in vigore nel gennaio 2020;
43. si compiace del progetto di strategia anticorruzione per il periodo 2020-2024 e auspica che la Verkhovna Rada adotti a breve tale strategia globale, mantenendo tutti gli elementi fondamentali del progetto; riconosce che le varie forme di pressione e sabotaggio cui sono soggette le istituzioni anticorruzione sono il riflesso di una lotta sempre più efficace e proficua contro la corruzione; ribadisce che le istituzioni responsabili della lotta alla corruzione quali l'Ufficio nazionale anticorruzione dell'Ucraina, la Procura specializzata anticorruzione e l'Alta Corte anticorruzione devono rimanere indipendenti, efficaci e dotate di risorse adeguate; plaude all'adozione, nel dicembre 2019, della nuova legge antiriciclaggio, che ha rafforzato la trasparenza delle strutture relative alla proprietà delle imprese in Ucraina e rappresenta un notevole miglioramento del pertinente quadro giuridico;
44. è profondamente preoccupato per l'elevato livello della sistematica pressione politica e per gli atti di intimidazione perpetrati, purtroppo non per la prima volta, nei confronti del presidente della Banca nazionale dell'Ucraina e che hanno condotto alle sue dimissioni nel luglio 2020; esorta le autorità ucraine ad astenersi dall'esercitare pressioni politiche sulle istituzioni economiche e sulle autorità di contrasto indipendenti e a garantire che la loro indipendenza sia preservata quale garanzia del corretto funzionamento del mercato e di condizioni di parità per tutti gli operatori economici;
45. esprime rammarico per il fatto che la magistratura sia ancora una delle istituzioni in cui è riposta minor fiducia in Ucraina ed è profondamente preoccupato per lo stato in cui versa in seguito alla riforma dell'ottobre 2019, che ha portato allo smantellamento e alla ricostituzione della Commissione superiore per le qualifiche dei giudici e ha comportato la sospensione del processo di rivalutazione e di assunzione dei giudici, lasciando vacanti circa 2 000 cariche di giudici; si rammarica del fatto che in passato la Commissione superiore per le qualifiche dei giudici non abbia tenuto conto del parere del Consiglio per l'integrità pubblica nella sua rivalutazione dei giudici, e la esorta a farlo in futuro al fine di coprire i posti vacanti nei tribunali di grado inferiore con giudici che soddisfano gli standard etici e di integrità in piena conformità con il parere n. 969/2019 della Commissione di Venezia; insiste sulla rapida ricostituzione della Commissione superiore per le qualifiche dei giudici sulla base di un emendamento della legge n. 3711 in conformità con la decisione n. 4-p/2020 dell'11 marzo 2020 della Corte costituzionale ucraina, al fine di istituire una Commissione superiore per le qualifiche dei giudici indipendente sulla base di una procedura di selezione trasparente, con la partecipazione di esperti internazionali; ribadisce che una Commissione superiore per le qualifiche dei giudici abilitata dovrebbe essere in grado di selezionare efficacemente nuovi giudici e valutare i giudici in carica, in linea con le norme e le procedure adottate da detta Commissione nell'ambito del suo mandato; insiste fermamente affinché sia effettuata una verifica dell'integrità del Consiglio superiore di giustizia non riformato; esorta le autorità ucraine a proseguire e ad accelerare la riforma della magistratura al fine di non compromettere il lavoro delle istituzioni anticorruzione di recente istituzione, ad astenersi da processi di matrice politica e dalla strumentalizzazione della magistratura contro gli oppositori politici e a completare il quadro giuridico per la lotta alla criminalità organizzata;
46. invita la Commissione a elaborare nuovi strumenti e a sviluppare gli strumenti esistenti nell'ambito dello Stato di diritto e della buona governance per monitorare e valutare i progressi compiuti dall'Ucraina, in particolare il quadro di valutazione UE della giustizia e il meccanismo per lo Stato di diritto, al fine di garantire un attento controllo delle riforme in corso e l'adeguata individuazione e correzione di eventuali carenze in merito a tali riforme;
47. accoglie con favore la riforma della procura generale avviata nel settembre 2019 e invita a portare a termine la procedura di convalida dei procuratori, garantendo in questo modo che i nuovi procuratori a tutti i livelli siano selezionati mediante una procedura trasparente e politicamente imparziale; incoraggia le autorità ucraine a rafforzare la lotta contro la criminalità organizzata e a migliorare il quadro legislativo, nonché la cooperazione e il coordinamento tra le autorità di contrasto competenti;
48. invita fermamente le autorità ucraine ad astenersi dalla loro precedente cattiva prassi di perseguire cause giudiziarie di matrice politica; sottolinea, a tale proposito, che le divergenze sulle questioni politiche dovrebbero essere affrontate nelle sedi politiche competenti piuttosto che nella sfera giudiziaria;
49. esprime preoccupazione per il fatto che l'Ucraina sia classificata dalla Commissione come paese prioritario della "categoria 2", il che significa che i diritti di proprietà intellettuale non sono adeguatamente tutelati e applicati; sottolinea la necessità di rafforzare i controlli e le infrastrutture doganali per prevenire meglio l'ingresso di prodotti contraffatti in Ucraina e il transito al suo interno; invita la Commissione a continuare ad assistere l'Ucraina nell'elaborazione di nuovi progetti di legge in materia di diritti di proprietà intellettuale;
50. esorta il governo ucraino a proseguire le indagini sui crimini commessi da membri delle forze ucraine ai danni di attivisti durante le proteste di Euromaidan e a rendere tempestivamente giustizia alle vittime e alle loro famiglie;
51. esorta l'Ucraina a ratificare lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale e la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica;
52. si compiace delle modifiche del codice penale ucraino che definiscono lo stupro e la violenza sessuale per mancanza di consenso e sollecita il rapido sviluppo di una metodologia d'indagine per i reati di violenza sessuale; deplora il fatto che, a causa della mancanza di tale metodologia, nel 2019 non siano stati avviati procedimenti penali riguardanti casi di stupro o violenza sessuale per mancanza di consenso;
Diritti umani e libertà fondamentali
53. condanna fermamente le violazioni su vasta scala e permanenti dei diritti umani e delle libertà fondamentali quali la libertà di espressione, di religione o di credo e di associazione, nonché il diritto di riunione pacifica, perpetrate dalle forze occupanti russe nel territorio temporaneamente occupato della Crimea e dai gruppi armati sostenuti dalla Russia nelle zone del Donbas non controllate dal governo, tra cui la coscrizione forzata, la deportazione, l'imposizione illegale e forzata di passaporti, le restrizioni ai diritti in materia di istruzione e ai diritti linguistici, la detenzione arbitraria, la tortura e altre condizioni di detenzione dure, nonché le misure restrittive come la chiusura unilaterale dei punti di controllo e il divieto di accesso per le missioni delle Nazioni Unite e umanitarie, che sono particolarmente preoccupanti durante l'attuale pandemia;
54. ricorda che la vita e il benessere dei civili continuano a essere a rischio a seguito della guerra nell'Ucraina orientale e rileva che la riduzione delle ostilità nell'Ucraina orientale durante il cessate il fuoco entrato in vigore il 27 luglio 2020 ha contribuito a un calo del 53 % degli incidenti di sicurezza e a una riduzione delle vittime civili; si compiace del programma EU4ResilientRegions provvisto di una dotazione di 30 milioni di EUR volto a rafforzare la resilienza dell'Ucraina orientale e meridionale in relazione agli effetti negativi del conflitto in corso, comprese le minacce ibride e altri fattori destabilizzanti;
55. è estremamente preoccupato tuttavia per il peggioramento della situazione umanitaria nei territori orientali attualmente non controllati dal governo ucraino, soprattutto alla luce dell'attuale emergenza di COVID-19; esorta le autorità locali di fatto ad adottare tutte le misure necessarie per garantire che siano soddisfatte le necessità di base della popolazione, compreso l'accesso a strutture sanitarie e cure mediche di buona qualità, e a cooperare pienamente a tal fine con il legittimo governo ucraino;
56. sottolinea che nell'Ucraina orientale oltre 3,5 milioni di persone da entrambi i lati della linea di contatto dipendono ancora dall'assistenza e dalla protezione umanitarie, essendo soggette a interruzioni dell'approvvigionamento di acqua ed energia elettrica; osserva che l'attuale pandemia di COVID-19 ha aggravato le sfide che queste persone si trovano ad affrontare; incoraggia la Commissione, in coordinamento con gli organismi delle Nazioni Unite, a intensificare gli sforzi per fornire assistenza durante questa crisi umanitaria, in linea con la panoramica delle esigenze umanitarie;
57. esprime rammarico per il peggioramento della situazione dei diritti umani in Crimea fin dall'inizio dell'occupazione, dato che la Russia ha drasticamente limitato le libertà di riunione, di espressione, di associazione, di accesso alle informazioni e di religione fin dall'inizio dell'occupazione; deplora le politiche discriminatorie imposte dalle autorità russe autoproclamate nei confronti, in particolare, della minoranza etnica dei tatari di Crimea, la violazione dei loro diritti di proprietà, le crescenti intimidazioni attuate nei confronti di tale comunità e di coloro che si oppongono all'annessione illegale attraverso la coscrizione forzata, persecuzioni, perquisizioni, detenzioni, sparizioni forzate e la summenzionata mancanza di libertà di espressione, di associazione, di religione e di circolazione nella penisola; chiede il rilascio immediato e incondizionato di tutti i cittadini ucraini detenuti e imprigionati illegalmente nella penisola di Crimea e in Russia, compresi gli attivisti tatari di Crimea; invita inoltre la Russia a indagare sulle atrocità perpetrate nei confronti dei tatari di Crimea e a garantire e salvaguardare il diritto dei tatari di Crimea, dei cittadini ucraini e di tutte le comunità etniche e religiose di mantenere e sviluppare la propria cultura, le proprie tradizioni, la propria istruzione e la propria identità;
58. si rammarica che in Ucraina vi siano oltre 1,5 milioni di sfollati interni, il che la rende il nono paese al mondo per numero di sfollati interni; osserva che i principali responsabili di tale situazione sono la Federazione russa e i suoi mandatari; invita le autorità ucraine a compiere ulteriori sforzi per alleviare le sofferenze delle persone colpite dal conflitto e ad attuare le misure per tutelare i diritti degli sfollati interni; invita l'Ucraina a garantire agli sfollati interni pieni diritti civili e politici e a rispettare le norme internazionali relative al trattamento degli sfollati interni; sottolinea l'importanza di tutelare e garantire i diritti legati alla cittadinanza ucraina nei territori momentaneamente occupati, semplificando anche le procedure per ricevere le pensioni, ottenere i certificati di nascita dei figli e ovviare così al rischio di lasciarli apolidi e vulnerabili;
59. esorta la missione speciale di monitoraggio dell'OSCE ad attuare il suo mandato e a effettuare scambi periodici con le vittime e i testimoni di persecuzioni, avvocati, ONG e rappresentanti dei media quale ulteriore strumento per valutare la situazione nei territori temporaneamente occupati in Crimea e nell'est dell'Ucraina; chiede al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani di prestare un'attenzione costante alla situazione dei diritti umani nella penisola di Crimea e nelle zone dell'Ucraina orientale non controllate dal governo;
60. osserva che il piano d'azione quinquennale per l'attuazione della strategia nazionale dell'Ucraina per i diritti umani termina nel 2020 e chiede un esame approfondito dei suoi principali risultati prima di fissare gli obiettivi per il piano d'azione di follow-up; presta particolare attenzione al sostegno fornito dal governo ucraino al popolo tataro di Crimea ed esprime preoccupazione per la mancanza di finanziamenti nel progetto di bilancio 2021, presentato alla Verkhovna Rada nel settembre 2020, relativi al programma di reinsediamento e riconciliazione dei tatari di Crimea e delle persone di altre nazionalità espulse dal territorio dell'Ucraina; invita l'Ucraina ad adottare le leggi sui popoli autoctoni dell'Ucraina, sullo status del popolo autoctono dei tatari di Crimea e sulla modifica della sua Costituzione al fine di riconoscere l'autonomia nazionale e territoriale del popolo tataro di Crimea in Ucraina, e in particolare in Crimea, che discende dal diritto inalienabile all'autodeterminazione del popolo autoctono dei tatari di Crimea; insiste affinché le autorità ucraine affrontino i problemi dell'unico canale televisivo nella lingua tatara di Crimea, ATR, e a predisporre un meccanismo stabile di sostegno finanziario e tecnico che consenta al canale televisivo di continuare a trasmettere nella Crimea occupata dalla Russia; si compiace dell'iniziativa dell'Ucraina di formulare una strategia per lo sviluppo e la diffusione della lingua tatara di Crimea per il periodo fino al 2032;
61. invita il SEAE e la Commissione a rendere tempestivamente operativo e ad attuare il regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani (una normativa Magnitsky europea), che consente l'imposizione di sanzioni nei confronti di individui e imprese coinvolti in gravi violazioni dei diritti umani, prestando particolare attenzione alla situazione nei territori temporaneamente occupati dell'Ucraina in Crimea e in alcune zone delle regioni di Donetsk e Luhansk, nonché nei confronti dei responsabili di altri reati, compresa la corruzione; invita l'Ucraina a seguire tale esempio e a introdurre una versione ucraina della stessa;
62. prende atto della legge sul sostegno al funzionamento della lingua ucraina quale lingua di Stato e chiede alle autorità ucraine di attuare appieno la legge conformemente ai loro obblighi internazionali e a norma delle raccomandazioni contenute nel parere n. 960/2019 della Commissione di Venezia, rispettando il diritto delle comunità di sviluppare e utilizzare pienamente la propria lingua, e di procedere con il massimo grado di considerazione ed equilibrio nei confronti delle minoranze nazionali, delle loro lingue e dei loro diritti all'istruzione;
63. invita l'Ucraina a conferire al commissario per la Tutela della lingua ufficiale, o a qualunque ente istituito a tal fine, i poteri per monitorare la conformità alle disposizioni giuridiche relative all'utilizzo delle lingue minoritarie e ai popoli autoctoni;
64. sostiene la libertà di credo, di opinione e di espressione e sottolinea l'importanza di garantire a tutte le minoranze nazionali, etniche e linguistiche un accesso paritario alle informazioni quale elemento fondamentale di qualsiasi democrazia; condanna l'incitamento all'odio e la discriminazione per motivi etnici o linguistici, come pure le notizie false e la disinformazione riguardanti le minoranze nazionali, etniche e linguistiche;
65. osserva che sono necessarie misure per rafforzare l'architettura dei diritti delle minoranze e consolidare la fiducia nella tutela giuridica e pratica dei diritti delle minoranze; sottolinea che tali misure dovrebbero comprendere il rafforzamento della tutela giuridica, una maggiore attenzione istituzionale alle questioni riguardanti le minoranze e l'istituzione di meccanismi di consultazione più solidi e permanenti; esprime preoccupazione per la mancanza di azioni adeguate da parte delle autorità ucraine per contrastare la discriminazione e l'incitamento all'odio nei confronti dei gruppi minoritari, in particolare della comunità Rom, che è vittima di episodi di discriminazione, violenza a sfondo razziale e manifestazioni di intolleranza; invita l'Ucraina a rafforzare la commemorazione delle vittime dell'Olocausto aderendo all'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto (IHRA) e adottando e applicando la definizione di antisemitismo dell'IHRA; invita inoltre l'Ucraina a continuare a commemorare le vittime del totalitarismo; chiede alla Commissione di invitare l'Ucraina a partecipare al programma "Europa per i cittadini";
66. incoraggia l'impegno delle fondazioni politiche europee nel promuovere la prossima generazione di leader politici in Ucraina;
67. incoraggia un dialogo e una cooperazione rafforzati con le chiese e le comunità e le organizzazioni religiose in settori quali il consolidamento della pace e la riconciliazione, rafforzando così la fiducia in una società giusta e libera, nonché l'istruzione, l'assistenza sanitaria e i servizi sociali di base;
Panorama mediatico
68. prende atto degli sforzi di riforma in corso nel settore dei media; sottolinea che la riforma dovrebbe garantire in particolare l'indipendenza, l'imparzialità e la responsabilità dell'organismo di regolamentazione, la trasparenza della proprietà dei media e pari opportunità per i mezzi di informazione in un regime di concorrenza leale sul mercato; esprime preoccupazione per l'intenzione di conferire all'organismo di regolamentazione nuove competenze di ampia portata che rischiano di incidere sulla libertà dei mezzi di informazione e sul contenuto dei media online e dei mezzi di stampa; sottolinea che il progetto di legge sulla lotta alla disinformazione, nella sua forma attuale, potrebbe comportare ampie interferenze da parte dello Stato nei contenuti dei mezzi di informazione e nelle attività giornalistiche, a discapito della libertà dei media, e non sarà efficace per contrastare la disinformazione; sollecita affinché sia organizzata una più ampia consultazione con la comunità dei media e le pertinenti organizzazioni internazionali al fine di evitare rischi per la libertà di espressione;
69. osserva con preoccupazione che il mercato dei media televisivi in Ucraina, pur essendo pluralistico, continua a essere caratterizzato da un'eccessiva influenza da parte di oligarchi; esorta l'Ucraina a promuovere media liberi e indipendenti e a rafforzare il pluralismo dei media; sottolinea l'importanza di un'emittente di servizio pubblico sostenibile, di un regolatore dei media indipendente e della società civile nel rafforzamento della resilienza alla disinformazione e ad altri fattori destabilizzanti; invita la Verkhovna Rada e il governo a rispettare gli impegni assunti dallo Stato nei confronti dell'emittente pubblica e a garantire sostegno finanziario e politico alla sua ulteriore modernizzazione, indipendenza e capacità di praticare il giornalismo investigativo;
70. ribadisce la necessità che l'UE continui a sostenere l'Ucraina nella lotta alle minacce ibride e nella lotta alla disinformazione e alle notizie false, anche attraverso il rafforzamento dei media indipendenti e delle comunicazioni strategiche in materia di alfabetizzazione mediatica al fine di rafforzare la resilienza dell'Ucraina; si compiace dell'annuncio dell'avvio del ciberdialogo tra l'UE e l'Ucraina;
71. esprime preoccupazione per il peggioramento del contesto in cui operano i rappresentanti dei media, in particolare i giornalisti investigativi che riferiscono in merito a casi di corruzione e frode; deplora qualsiasi atto volto a limitare l'attività dei giornalisti, tra cui la restrizione dell'accesso alle informazioni, le indagini penali, l'esercizio di pressioni per indurli a rivelare le proprie fonti e l'incitamento all'odio, in particolare l'incitamento all'odio nei confronti dei media indipendenti; esprime preoccupazione per il fatto che, secondo una recente analisi effettuata da piattaforme di giornalisti investigativi ucraini, alcuni membri della Verkhovna Rada siano stati vittime di campagne di disinformazione mirate o abbiano persino contribuito intenzionalmente alla loro diffusione;
72. deplora i numerosi attacchi contro giornalisti e attivisti civili registrati nel periodo 2017-2019; invita le autorità ucraine a perseguire i responsabili e a garantire la sicurezza degli operatori dei media e dei giornalisti e le esorta ad adottare un approccio proporzionato in sede di regolamentazione dei media;
73. si rammarica del fatto che il clima politico nel paese sia peggiorato e si faccia ampiamente ricorso ad atti intimidatori, incitamento all'odio e pressioni politiche per scopi politici; esorta le autorità a condannare fermamente e a vietare le operazioni di gruppi e siti web estremisti e che incitano all'odio, come Myrotvorets, che alimentano le tensioni nella società e abusano dei dati personali di centinaia di persone, tra cui giornalisti, politici e membri di gruppi di minoranza;
74. sollecita lo sviluppo di un panorama mediatico democratico, indipendente, pluralistico ed equilibrato in Ucraina, che ponga fine alla persecuzione dei canali mediatici per motivi politici, perpetrata anche attraverso la revoca delle licenze, garantisca ai giornalisti locali, agli opinionisti e alle voci dissidenti protezione dalle vessazioni e dalle intimidazioni, consenta un accesso non discriminatorio alle informazioni online e offline, permetta una partecipazione civica significativa e salvaguardi e garantisca i diritti umani e civili; sottolinea che i giornalisti, i difensori dei diritti umani e gli avvocati difensori dovrebbero essere in grado di operare in modo indipendente e senza indebite interferenze e intimidazioni; si compiace del lavoro delle organizzazioni ucraine per i diritti umani e del procuratore di Crimea, che registra, operando momentaneamente dall'Ucraina continentale, le violazioni e gli abusi dei diritti umani; insiste affinché tutte le violazioni dei diritti umani siano oggetto di indagini e i responsabili siano assicurati alla giustizia;
Parità di genere e diritti LGBTI
75. sottolinea che la parità di genere è un presupposto fondamentale per uno sviluppo sostenibile e inclusivo; esorta il governo e le autorità ucraine ad attuare misure volte a migliorare ulteriormente la rappresentanza delle donne e la parità di trattamento a tutti i livelli della vita politica e sociale, nonché a lottare contro la violenza di genere; chiede alla Commissione e al SEAE di integrare la parità di genere in tutte le loro politiche, nel sostegno finanziario, nei programmi e nelle attività riguardanti l'Ucraina, in particolare al fine di mitigare gli effetti negativi causati dalla COVID-19, dal momento che le donne, comprese le imprenditrici, sono tra le più colpite dal rigoroso confinamento;
76. condanna gli attacchi violenti e i reati generati dall'odio nei confronti delle persone LGBTI e invita le autorità di contrasto ucraine a indagare efficacemente su tali attacchi; esorta l'Ucraina a emanare e attuare efficacemente norme circostanziate di diritto derivato che assicurino la libertà di credo, contrastino le persistenti discriminazioni contro le persone LGBTI, gli attivisti femministi, le persone con disabilità e le minoranze e che rafforzino la protezione dei loro diritti; invita il governo ucraino e tutti gli esponenti politici ad adoperarsi per creare una società inclusiva e tollerante;
77. ricorda che l'articolo 161 del codice penale non prevede ancora pene per l'istigazione all'odio o alla violenza sulla base dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere e che tali motivi non sono considerati circostanze aggravanti di reati né sono contemplati dalle disposizioni generali sulle circostanze aggravanti di cui all'articolo 67, paragrafo 1, punto 3; ricorda che il piano d'azione del governo per l'attuazione della strategia nazionale per i diritti umani prevedeva l'inclusione dei motivi dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere tra le circostanze aggravanti di cui all'articolo 67 del codice penale; rammenta le raccomandazioni dell'ECRI e invita l'Ucraina a modificare di conseguenza il codice penale;
Cooperazione commerciale ed economica, salute pubblica, lavoro e affari sociali, mobilità dei lavoratori
78. sottolinea che l'Ucraina è un partner geopolitico, geostrategico e commerciale importante per l'Unione; accoglie con favore il significativo aumento dei flussi commerciali tra l'UE e l'Ucraina, a seguito del quale l'Unione è attualmente il principale partner commerciale dell'Ucraina; si rammarica tuttavia del numero relativamente basso di investimenti esteri diretti che raggiungono il paese;
79. si compiace dei costanti risultati positivi conseguiti nelle relazioni commerciali ed economiche bilaterali nel 2019, con un incremento delle importazioni ucraine del 12,3 % e delle esportazioni del 9,7 %, pari a 43,3 miliardi di EUR; sottolinea che gli scambi commerciali tra l'UE e l'Ucraina hanno subito un incremento del 49 % e che l'UE rappresenta il principale partner commerciale dell'Ucraina, con una quota pari al 40 % dei suoi scambi nel 2019, mentre l'Ucraina rappresenta il 18º partner commerciale dell'UE, con una quota pari all'1,1 % degli scambi totali dell'Unione; osserva che il disavanzo commerciale dell'Ucraina verso l'UE è salito a 5,1 miliardi di EUR;
80. incoraggia entrambe le parti a intensificare la cooperazione, sia a livello bilaterale che nei consessi internazionali, per affrontare le sfide che scaturiscono dalla COVID-19, in particolare rendendo le catene di approvvigionamento più resilienti e diversificate nonché collaborando per far fronte alle tendenze protezioniste; rileva che l'obiettivo dell'UE di conseguire un'autonomia strategica aperta potrebbe creare opportunità per una cooperazione ancora più stretta con i paesi vicini;
81. incoraggia la Commissione a sostenere l'Ucraina nell'individuare le aree che potrebbero favorire ulteriormente la diversificazione economica e a darvi priorità nel processo di attuazione integrale della DCFTA;
82. ribadisce che la graduale integrazione dell'Ucraina nel mercato interno dell'UE, prevista dall'accordo di associazione, costituisce uno degli obiettivi fondamentali dell'associazione e sostiene a tale proposito la creazione di condizioni per il rafforzamento delle relazioni economiche e commerciali tra l'Ucraina e l'UE nonché un processo più ampio di ravvicinamento legislativo subordinato alla piena attuazione della DCFTA e al rispetto dei regolamenti e delle norme pertinenti in ambito giuridico, economico e tecnico;
83. osserva che sono state introdotte varie riforme che hanno portato alla deregolamentazione dell'economia, a una maggiore trasparenza delle finanze pubbliche e a un miglioramento della normativa in materia di concessioni e partenariato pubblico-privato, offrendo nuove opportunità sia agli investitori locali che a quelli stranieri;
84. osserva, tuttavia, che non stati conseguiti effetti evidenti nell'ambito della deoligarchizzazione del paese, in quanto gli oligarchi hanno ancora un forte impatto sull'economia e sulla politica ucraine, in particolare per quanto riguarda la proprietà dei media e l'influenza sul sistema giudiziario e sul sistema di applicazione della legge; ritiene che l'istituzione di norme chiare e uguali per tutti nell'economia e nella politica possa rivelarsi un metodo efficace per ridurre di fatto l'influenza ufficiosa di un piccolo gruppo di ricchi imprenditori sul funzionamento dello Stato, compresa l'attività legislativa, e invita pertanto le autorità ucraine ad accelerare il processo di deoligarchizzazione;
85. deplora, inoltre, l'aumento di imprese statali ed esorta l'Ucraina a portare avanti ulteriormente la privatizzazione delle imprese statali al fine di modernizzare e migliorare il funzionamento dell'economia ed evitare l'oligarchizzazione; sottolinea la necessità di un rinnovato impegno da parte dell'Ucraina nella lotta contro l'influenza dovuta agli interessi acquisiti che, se trascurata, potrebbe compromettere gravemente i risultati delle riforme finora realizzate e delle misure di sostegno all'Ucraina nel complesso;
86. invita l'Ucraina e l'UE a rafforzare la cooperazione sull'ulteriore liberalizzazione degli scambi commerciali bilaterali, anche attraverso la conclusione dell'accordo sulla valutazione della conformità e l'accettazione, nonché la cooperazione in materia di misure sanitarie e fitosanitarie e in ambito doganale; chiede, inoltre, una maggiore cooperazione settoriale tra l'UE e l'Ucraina nei settori dell'istruzione, della ricerca, dell'innovazione, delle TIC, della digitalizzazione e delle tecnologie verdi, in modo da condividere le conoscenze tecniche e le migliori pratiche; chiede altresì una maggiore cooperazione e un'integrazione settoriale gradualmente differenziata dell'Ucraina nell'Unione dell'energia, nella Comunità dei trasporti e nel mercato unico digitale, tra gli altri ambiti;
87. invita le autorità ucraine ad aprire il mercato del trasporto aereo del paese alle compagnie europee, comprese quelle a basso costo, e sostiene la firma dell'accordo sullo spazio aereo comune il più rapidamente possibile;
88. si compiace dei progressi compiuti nella cooperazione tra l'Ucraina e l'UE nel settore digitale e incoraggia un ulteriore approfondimento di tale cooperazione, nell'ottica di concedersi reciprocamente il trattamento previsto dal mercato interno, anche in altri settori di interesse comune; sottolinea l'importanza delle misure adottate ai fini della trasformazione digitale e dell'e-governance, nonché dei progressi compiuti nel ravvicinamento della legislazione ucraina a quella dell'UE in materia di servizi fiduciari elettronici e comunicazioni elettroniche; incoraggia la Commissione a sostenere ulteriormente gli sforzi compiuti dall'Ucraina in materia di alfabetizzazione mediatica e cultura dell'informazione, e-governance ed economia digitale al fine di adeguarsi all'attuale era digitale e promuovere la graduale integrazione nel mercato unico digitale dell'UE, nonché a valutare modalità per ridurre le tariffe di roaming tra l'UE e l'Ucraina; prende atto, a questo proposito, del nuovo programma dell'UE da 25 milioni di EUR a sostegno dell'e-governance e dell'economia digitale in Ucraina. sollecita l'espansione dell'area unica dei pagamenti in euro (SEPA) all'Ucraina dopo che il paese avrà soddisfatto tutti i requisiti tecnici e giuridici;
89. invita la Commissione e il SEAE a effettuare una valutazione credibile delle esigenze della regione del Donbas al fine di definire una strategia per la sua ripresa socioeconomica e suggerisce la creazione di un opportuno quadro internazionale per la ricostruzione del Donbas;
90. invita le autorità ucraine a portare avanti le riforme del sistema sanitario pubblico, soprattutto alla luce dell'impatto devastante della pandemia di COVID-19 sul sistema sanitario ucraino; osserva che, secondo l'UNICEF, la crisi della COVID-19 ha generato non soltanto una crisi della sanità pubblica, ma anche una crisi socioeconomica, che potrebbe far aumentare il tasso di povertà in Ucraina dal 27,2 % al 43,6 % o addirittura al 50,8 %; incoraggia pertanto il governo ucraino ad attuare misure globali di protezione sociale per attenuare gli effetti della COVID-19;
91. accoglie con favore l'adesione dell'Ucraina al comitato per la sicurezza sanitaria dell'UE e al sistema di allarme rapido e di reazione affinché possa partecipare al coordinamento paneuropeo delle azioni di risposta alla COVID-19 nel settore della sanità pubblica; esorta la Commissione, gli Stati membri e l'Ucraina a rafforzare la cooperazione in materia di resilienza della sanità pubblica, a scambiarsi le migliori pratiche e a lavorare con la società civile per definire strategie per contrastare l'epidemia che siano incentrate sui gruppi più vulnerabili; sollecita la Commissione a sostenere il governo dell'Ucraina nell'ottenere l'accesso ai vaccini contro la COVID-19;
92. invita il governo ucraino a garantire che tutte le misure restrittive introdotte in risposta alla COVID-19 abbiano una base giuridica, siano strettamente necessarie e proporzionate all'obiettivo di tutelare la salute pubblica e salvare vite umane (sulla base di pareri scientifici), siano soggette a revisione costante, siano revocate quando non saranno più necessarie e siano applicate in modo non discriminatorio; invita le autorità a garantire che i gruppi vulnerabili ed emarginati non subiscano svantaggi sproporzionati a causa dei provvedimenti adottati per rispondere alla COVID-19 e ad adottare misure per affrontare le disuguaglianze preesistenti;
93. esorta l'Ucraina ad affrontare il clientelismo e la corruzione pervasivi che tuttora esistono nel settore sanitario e in particolare all'interno del ministero della Salute e a condurre indagini efficaci su qualsiasi attività corrotta, segnatamente sui tentativi di acquistare attrezzature mediche e vaccini contro la COVID-19 a costi sproporzionatamente elevati durante la pandemia;
94. riconosce il buon lavoro svolto dal servizio sanitario nazionale ucraino nel predisporre un sistema trasparente responsabile del finanziamento di cure specifiche fornite ai pazienti; esorta il ministero della Salute a sostenere il lavoro del servizio sanitario nazionale ucraino;
95. elogia i progressi compiuti nel ravvicinamento normativo all'acquis dell'UE e l'adozione, nel novembre 2019, di una strategia sanitaria e fitosanitaria, che prevede il recepimento di oltre 200 atti normativi dell'Unione nell'ordinamento ucraino;
96. rileva con preoccupazione la mancanza di progressi sufficienti nel ravvicinamento alle norme dell'UE sul benessere degli animali;
97. accoglie con favore l'adozione, nel marzo 2020, della legge sul fatturato dei terreni agricoli, che dovrebbe contribuire a sbloccare l'enorme potenziale dell'Ucraina nel settore dell'agricoltura, nonché l'adozione, nel maggio 2020, della legge sul miglioramento di taluni strumenti di regolamentazione dell'attività bancaria, che rafforza il sistema bancario e impedisce che PrivatBank sia restituita ai suoi ex proprietari;
98. si compiace del fatto che l'Ucraina abbia aderito all'accordo provvisorio in materia di arbitrato d'appello, contribuendo in tal modo a superare la situazione di stallo causata dalla paralisi dell'organo d'appello e a garantire che i membri dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) possano avvalersi di un sistema di risoluzione delle controversie in due fasi nell'ambito dell'OMC fino a quando l'organo d'appello non sarà di nuovo operativo;
99. invita l'Ucraina ad aderire alle future sentenze dell'organo arbitrale relative alla moratoria sulle esportazioni di legname non trasformato, imponendo nel contempo l'obbligo di dovuta diligenza lungo l'intera catena del valore dei prodotti forestali e migliorando la governance nel settore forestale;
100. osserva con preoccupazione che di recente l'Ucraina ha avviato due inchieste di salvaguardia su importazioni di concimi azotati e complessi provenienti dall'UE; prende atto che l'Ucraina ha deciso di chiudere entrambe le inchieste in extremis, mentre altre inchieste di salvaguardia sono in preparazione; avverte che azioni simili potrebbero minare la fiducia reciproca tra le due parti;
101. ricorda che le carni di pollame sono prodotti sensibili nell'UE; prende atto della soluzione trovata per l'esportazione di altri tagli di pollame, che prevede la modifica delle preferenze commerciali per le carni di pollame e le preparazioni derivate ed elimina quindi la scappatoia contenuta nell'accordo; invita l'Ucraina ad astenersi da pratiche analoghe e a rispettare e attuare pienamente tutte le disposizioni della DCFTA in buona fede; invita la Commissione a effettuare un monitoraggio attento dell'attuazione della DCFTA e ad avvalersi di tutte le misure disponibili per debellare eventuali pratiche distorsive del mercato e l'eventuale sfruttamento delle lacune giuridiche;
102. esorta ad affrontare il divario tra zone urbane e zone rurali in Ucraina attraverso efficaci incentivi finanziari e tecnici alle microimprese, alle piccole e medie imprese, ai piccoli agricoltori e alle imprese a conduzione familiare nelle zone rurali ed extraurbane e attraverso il miglioramento della connettività umana e delle infrastrutture tra le città e le zone rurali, in modo da favorire la coesione sociale;
103. accoglie con favore i risultati conseguiti nell'ambito dello strumento per le piccole e medie imprese previsto dalla DCFTA in termini di miglioramento dell'accesso ai finanziamenti e di creazione di opportunità commerciali; sottolinea che un'adeguata campagna di informazione potrebbe consentire alle PMI di beneficiare maggiormente delle opportunità offerte dalla DCFTA;
104. chiede alla Commissione di fornire sostegno tecnico ai centri regionali di collocamento per stimolare l'occupazione, e di fornire sostegno e investimenti per i giovani e i programmi di sviluppo economico sostenibile che favoriscono l'imprenditoria sociale e di concentrarsi sui giovani delle zone rurali al fine di rafforzare il sistema dell'istruzione partendo dalle richieste del mercato del lavoro, per proteggere i più vulnerabili e prevenire la mancanza di opportunità socio-economiche;
105. incoraggia la Commissione a monitorare gli effetti della DCFTA sui diritti dei lavoratori e della libertà di associazione correlati agli scambi commerciali con l'UE; invita il governo ucraino a concentrarsi anche sulla dimensione sociale del commercio e sullo sviluppo sostenibile e a monitorare attentamente gli effetti economici e sociali dell'attuazione della DCFTA; invita il governo ucraino a rispettare e applicare le norme del lavoro nonché a ratificare ed attuare pienamente tutte le convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL); incoraggia il governo ucraino a proseguire il ravvicinamento delle sue norme sul lavoro a quelle dell'UE, in particolare per quanto riguarda la libertà di riunione e il dialogo sociale; si compiace dell'iniziativa di riforma del lavoro, ma sottolinea la necessità di ampie consultazioni con i sindacati e la società civile, e raccomanda di avvalersi delle competenze dell'OIL in materia;
106. invita la Commissione a garantire che i sindacati e la società civile in tutta la sua diversità siano coinvolti nel monitoraggio dell'attuazione dell'accordo di associazione; invita il governo ucraino e la Commissione a sostenere le ONG che indagano sulle violazioni della DCFTA, in particolare in ambito sociale;
107. invita il governo ucraino a introdurre un sistema di incentivi e sanzioni per contrastare il numero notoriamente elevato di impieghi nel settore dell'occupazione informale;
108. prende atto dell'aumento della mobilità dei lavoratori tra l'Ucraina e l'UE, con tassi di emigrazione compresi tra 2,2 e 2,7 milioni di persone (ovvero tra il 13 e il 16 % dell'occupazione totale in Ucraina), il che, da un lato, contribuisce a ridurre l'offerta di forza lavoro in Ucraina e a generare carenze di manodopera in taluni settori professionali e, dall'altro, costituisce uno dei fattori che promuovono l'aumento delle retribuzioni dei lavoratori che restano nel paese nonché una fonte di afflusso di rimesse da parte dei migranti che ha un impatto notevole sull'economia ucraina, dato che equivale a più dell'8 % del PIL del paese; chiede un'ulteriore analisi dei vantaggi economici e sociali e degli effetti che l'ondata dell'emigrazione di manodopera successiva al 2014 ha comportato sia per le economie che per i sistemi di sicurezza sociale dell'Ucraina e degli Stati membri; sottolinea che è essenziale adottare un approccio governativo allo sviluppo di un contesto lavorativo che offra ai dipendenti delle imprese ucraine condizioni di lavoro dignitose, connotato tra l'altro dalla garanzia della salute e della sicurezza sul lavoro, da posti di lavoro legalmente dichiarati e dotati di copertura previdenziale statale, da stipendi pagati per intero ed entro i termini stabiliti, dal diritto all'adesione a un sindacato e alla rappresentanza dei propri interessi, nonché da una contrattazione collettiva significativa volta alla definizione di contratti collettivi vincolanti; ribadisce la necessità di far fronte alla fuga di cervelli in Ucraina promuovendo programmi di istruzione e formazione inclusivi e di qualità e creando opportunità di lavoro al fine di fornire prospettive socioeconomiche ai giovani e alle famiglie nelle loro comunità locali;
109. si compiace e chiede l'ulteriore sviluppo del sostegno ai programmi finanziati dall'UE che forniscono sostegno alla modernizzazione del sistema di istruzione professionale in Ucraina ("EU4Skills: migliori competenze per un'Ucraina moderna") e per il contesto imprenditoriale, che svolge un ruolo fondamentale per i potenziali emigrati che rientrano in patria e per gli imprenditori nazionali (lotta alla corruzione, sostegno alle PMI, riforma fiscale e doganale ecc.), sia attraverso sovvenzioni settoriali sia sotto forma di condizioni nei programmi di assistenza macrofinanziaria dell'UE;
110. invita il Consiglio di associazione a dare priorità all'attuazione delle norme internazionali in materia di lavoro nonché della legislazione e delle pratiche dell'UE nei settori della politica sociale, dell'occupazione e del lavoro, delle regolamentazioni della contrattazione collettiva, del dialogo sociale, della lotta alla disuguaglianza di genere e della riforma della legislazione sul lavoro, al fine di garantire che gli interessi delle parti sociali siano equilibrati e che i diritti dei lavoratori siano tutelati in conformità delle disposizioni dell'accordo di associazione (articoli da 419 a 421 e articolo 424) e delle pertinenti convenzioni dell'OIL (articoli 81, 87, 98, 117, 122, 129, 144, 154 e 173); ricorda al governo ucraino che i suoi sforzi volti a migliorare il contesto imprenditoriale per attrarre investimenti diretti e promuovere la crescita economica non devono andare a discapito dei diritti dei lavoratori e delle loro condizioni di lavoro; invita il governo ucraino ad approcciare sistematicamente e a sostenere istituzionalmente il dialogo sociale e ad adoperarsi affinché il Consiglio economico e sociale tripartito nazionale sia uno strumento efficace di dialogo sociale;
111. osserva con preoccupazione che la capacità dei sindacati di esercitare i loro diritti in Ucraina è limitata a causa di una legislazione imperfetta e vaga;
Energia, ambiente e cambiamenti climatici
112. accoglie con favore il completamento dello scorporo di Naftogaz nel 2019 e la creazione di un gestore del sistema di trasporto del gas giuridicamente indipendente, in linea con il terzo pacchetto energia dell'UE; invita tuttavia le autorità ucraine a rafforzare l'indipendenza tecnica del gestore del sistema di trasporto del gas da Naftogaz; si compiace della liberalizzazione e dell'apertura di un mercato del gas competitivo per le famiglie; deplora tuttavia i recenti attacchi contro la dirigenza di Naftogaz, compreso il consiglio di sorveglianza della società, che compromettono la sua indipendenza e i progressi finora compiuti in materia di riforme;
113. sottolinea il ruolo dell'Ucraina quale paese strategico per il transito del gas e la necessità di modernizzare il suo sistema nazionale di trasporto del gas, nonché l'importanza della sua integrazione nel mercato dell'energia dell'UE sulla base dell'efficace attuazione dell'allegato XXVII aggiornato dell'accordo di associazione; si compiace della firma del contratto di trasporto a lungo termine del gas agevolato dall'UE; manifesta preoccupazione per la costruzione del gasdotto Nord Stream 2 e ne ribadisce i fondamentali rischi politici, economici e di sicurezza a lungo termine; sottolinea che il gasdotto rafforza la dipendenza dell'UE dall'approvvigionamento di gas dalla Russia, minaccia il mercato interno dell'UE, non è in linea con la politica energetica dell'UE o con i suoi interessi strategici e ha possibili conseguenze negative per l'Ucraina dilaniata dal conflitto; invita pertanto, in linea con le sue precedenti posizioni, tutti i soggetti interessati e, in particolare, quelli che si trovano negli Stati membri e in Europa, ad avvalersi delle clausole giuridiche disponibili per bloccare il progetto;
114. chiede alla Commissione di verificare la conformità dell'Ucraina all'acquis dell'Unione europea in materia di energia ai fini di una maggiore integrazione dei mercati dell'energia; sostiene pienamente l'integrazione dell'Ucraina nella rete elettrica continentale europea (ENTSO-E); esorta l'Ucraina a migliorare il coordinamento delle politiche e delle azioni delle istituzioni internazionali (ad esempio la Commissione, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, la Banca europea per gli investimenti, la Banca mondiale, la KfW, ENTSO-E e la Comunità dell'energia) e delle istituzioni ucraine che sostengono il settore ucraino dell'energia;
115. condanna l'estrazione di gas da parte della Russia dalla piattaforma ucraina nella zona economica esclusiva dell'Ucraina e afferma che l'UE non riconosce il sequestro dei giacimenti di gas nel Mar d'Azov e nel Mar Nero da parte della Federazione russa e dovrebbe sostenere le azioni legali delle autorità ucraine per porre fine a tali estrazioni illegali;
116. si rammarica che il nuovo mercato dell'energia elettrica all'ingrosso, che ha iniziato a operare in Ucraina nel luglio 2019, non sia ancora competitivo in base alle norme dell'UE; esorta pertanto l'Ucraina a completare la sua riforma e a migliorare il livello di conformità al diritto dell'UE, rafforzando in primo luogo l'indipendenza di Ukrenergo ed evitando sovvenzioni incrociate; invita l'Ucraina ad ammodernare le sue centrali elettriche esistenti per conformarsi alle rigorose norme europee in materia di ambiente e sicurezza;
117. si compiace della posizione del governo ucraino di rispettare l'impegno, assunto con la Comunità dell'energia, di conformarsi al diritto dell'UE applicabile, compresa la politica in materia di ambiente e sicurezza, non consentendo quindi l'importazione di energia elettrica da centrali elettriche in paesi vicini che vengono costruite senza rispettare i requisiti delle convenzioni internazionali e le più rigorose norme internazionali in materia di ambiente e sicurezza;
118. si rammarica che, nel settore della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, l'Ucraina non rispetti ancora i propri obblighi nei confronti degli investitori e che l'ulteriore sviluppo delle fonti energetiche pulite in Ucraina sia messo a rischio da ritardi nei pagamenti destinati ai produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili;
119. esorta le autorità ucraine a ultimare urgentemente la modernizzazione delle centrali nucleari e a indagare sui ritardi in tali processi, in particolare per quanto riguarda l'ammodernamento della centrale nucleare di Zaporižžja;
120. sottolinea l'importanza di intensificare la cooperazione in materia di infrastrutture nella regione e di promuovere l'ulteriore diversificazione dell'approvvigionamento energetico dell'Ucraina, l'efficienza energetica, le fonti di energia rinnovabili e la connettività del settore energetico ucraino, garantendo nel contempo la sostenibilità ambientale; osserva che il sostegno e la promozione del commercio intraregionale tra i paesi del partenariato orientale saranno un'ulteriore fonte di nuove opportunità economiche, anche per le PMI;
121. plaude all'adozione da parte del governo ucraino, nel febbraio 2019, della strategia nazionale in materia di ambiente fino al 2030 e del piano nazionale di gestione dei rifiuti, nonché delle leggi in materia di valutazione dell'impatto ambientale e valutazione ambientale strategica e delle leggi adottate nel settore della politica climatica; esorta l'Ucraina a rafforzare ulteriormente il suo impegno nella lotta contro i cambiamenti climatici, nell'attuazione delle politiche in materia di cambiamenti climatici e nell'integrazione della dimensione dei cambiamenti climatici in tutti gli ambiti delle politiche, nonché a intensificare gli sforzi per onorare gli impegni nazionali assunti nel quadro dell'accordo di Parigi del 2015;
122. esorta l'Ucraina a combattere in modo efficace il disboscamento illegale conformemente alle norme di gestione sostenibile delle foreste e di protezione ambientale e a intervenire per porre fine ai danni ambientali causati dallo sfruttamento illegale e insostenibile delle risorse naturali, come il disboscamento illegale nelle foreste vergini dei Carpazi, che costituisce altresì la causa principale delle inondazioni nella regione; invita l'UE a contribuire alla prevenzione del disboscamento illegale in relazione al progetto illegale della stazione sciistica nello Svydovets, come pure dei metodi illegali ed ecologicamente dannosi utilizzati per l'estrazione dell'ambra; incoraggia le autorità ucraine a investire in infrastrutture turistiche sicure e sostenibili dal punto di vista ecologico e ambientale e invita le autorità ucraine a impedire che i progetti futuri nuocciano all'ambiente migliorando il controllo, la trasparenza e l'attuazione delle valutazioni di impatto ambientale e della dovuta diligenza; esorta l'Ucraina a garantire un accesso aperto e agevole alle informazioni ambientali, ad ampliare le aree protette e a velocizzare l'attuazione del piano nazionale di riduzione delle emissioni dei principali inquinanti prodotti dai grandi impianti di combustione; incoraggia l'Ucraina ad adottare una legislazione per lo sviluppo di trasporti sostenibili; esorta l'Ucraina a bonificare e a smaltire le sostanze chimiche agricole altamente pericolose in modo sicuro e rispettoso dell'ambiente, in particolare i pesticidi obsoleti nell'Oblast di Kherson e in altre regioni dell'Ucraina;
123. nutre profonda preoccupazione per l'impatto ambientale del conflitto nell'Ucraina orientale, compresi i pericoli derivanti dall'inondazione di mine interconnesse; chiede una valutazione approfondita dell'impatto ambientale del conflitto, cui dovrà seguire un piano di reazione volto a prevenire un collasso ecologico; propone un programma di sminamento del Donbas che coinvolga le autorità ucraine e la comunità internazionale;
124. nutre altresì profonda preoccupazione per le circa 1 200 sorgenti radioattive, utilizzate a fini medici, industriali o scientifici, nella regione di Donetsk e nelle sue vicinanze, che comportano gravi rischi per la salute, la sicurezza e l'ambiente; invita l'OSCE, il gruppo di contatto tripartito e i paesi del quartetto Normandia a contrastare la proliferazione delle attività radioattive e il contrabbando di sostanze radioattive, in linea con il regime di non proliferazione nucleare; esorta tutte le parti a collaborare con i portatori di interessi al fine di trasportare in maniera sicura le sorgenti radioattive dismesse ad alta attività fuori dalla regione del Donbas;
125. si compiace dell'ambizione dell'Ucraina di contribuire agli obiettivi del Green Deal europeo e invita la Commissione a sostenere adeguatamente gli sforzi dell'Ucraina, istituendo tra l'altro un dialogo strutturato in materia, una tabella di marcia e uno scambio di informazioni; invita la Commissione a garantire che la DCFTA non sia in contraddizione con gli obiettivi e le iniziative ambientali ivi delineati;
126. si compiace del pacchetto sul clima per un'economia sostenibile, programma dell'UE del valore di 10 milioni di EUR che offrirà sostegno all'Ucraina nello sviluppo di un approccio globale alla ristrutturazione dei suoi settori economici fondamentali per progredire verso un'economia a basse emissioni di carbonio;
Contatti interpersonali e gestione delle frontiere
127. riconosce l'importanza della mobilità transfrontaliera al fine di rafforzare i contatti interpersonali e accoglie con favore la continua e positiva attuazione del regime di esenzione dal visto per i cittadini ucraini, che ha consentito ai cittadini ucraini di effettuare oltre 40 milioni di viaggi nei paesi dell'UE dal giugno 2017; sottolinea l'importanza di continuare a rispettare i parametri di riferimento per la liberalizzazione dei visti e di accelerare gli sforzi di riforma correlati; è del parere che il regime di esenzione dal visto abbia comportato un aumento dei viaggi dall'Ucraina all'UE, migliorando così la comprensione tra le rispettive società, il che costituisce il terreno migliore per un ulteriore ravvicinamento; sottolinea la necessità di continuare a seguire e, nel corso del tempo, ampliare tale approccio;
128. ricorda l'importanza dell'integrazione dell'Ucraina in programmi quadro dell'UE quali Erasmus+, Orizzonte Europa ed Europa creativa e la necessità di intensificare la pertinente cooperazione nell'ambito dei programmi attuali e futuri; è del parere che la partecipazione degli studenti ucraini, nonché degli insegnanti delle università e delle scuole, ai programmi Erasmus+ dovrebbe essere notevolmente ampliata;
129. osserva che l'aumento del numero di visite dei cittadini ucraini nei paesi Schengen ha rappresentato una sfida per i valichi di frontiera tra l'UE e l'Ucraina, che sono congestionati e le cui infrastrutture e capacità non sono in grado di garantire condizioni dignitose e umane alle persone che attraversano la frontiera; osserva che uno dei problemi più gravi alla frontiera tra l'UE e l'Ucraina, in particolare nei tratti tra l'Ungheria e l'Ucraina e tra la Polonia e l'Ucraina, è rappresentato dai lunghi tempi di attesa per l'attraversamento della frontiera; chiede alla Commissione di avviare un dialogo volto a garantire che le procedure di attraversamento delle frontiere siano rapide ed esenti da corruzione, anche attraverso investimenti, formazione del personale e un efficace meccanismo di reclamo in materia di attraversamento delle frontiere; incoraggia l'UE a sostenere la creazione di nuovi valichi di frontiera e l'ampliamento dei valichi esistenti lungo la frontiera tra l'UE e l'Ucraina, attuando un rigoroso monitoraggio dei finanziamenti per prevenire gli abusi del passato;
130. sostiene una cooperazione rafforzata tra l'UE e l'Ucraina, in particolare per quanto riguarda la gestione delle frontiere, i sistemi nazionali di asilo e di gestione dell'identità basati su mezzi biometrici, la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, la lotta contro la criminalità organizzata e le forme gravi di criminalità internazionale e l'approfondimento della cooperazione tra l'Ucraina e l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (FRONTEX);
131. osserva che sono stati compiuti ulteriori progressi nell'allineamento delle procedure doganali e di frontiera dell'Ucraina a quelle dell'Unione, nonché per quanto riguarda le attuali riforme istituzionali delle amministrazioni fiscali e doganali; accoglie con favore la legge sul soggetto giuridico unico per il servizio doganale statale, nonché le leggi sugli operatori economici autorizzati e sull'introduzione del sistema nazionale di transito elettronico, adottate nell'autunno 2019; si compiace inoltre dell'adozione, nel luglio 2019, di una strategia per la gestione integrata delle frontiere fino al 2025 e del successivo piano d'azione 2020-2022; si rammarica tuttavia dello stallo del progetto finanziato dall'UE per la modernizzazione di sei posti di controllo alla frontiera con l'Unione e deplora i tempi di attesa estremamente lunghi che ancora si registrano in corrispondenza di tali frontiere; esorta inoltre le autorità ucraine ad adottare tutte le restanti misure e norme necessarie per rendere pienamente operativi il regime degli operatori economici autorizzati e il sistema nazionale di transito elettronico e a garantire che i nuovi dirigenti del servizio doganale statale siano rapidamente nominati tra i candidati competenti mediante una procedura di selezione pubblica trasparente e imparziale; esorta le autorità ucraine a istituire il reato di contrabbando di tutte le merci quale elemento cruciale della gestione integrata delle frontiere;
132. chiede che l'UE e le autorità ucraine e moldove accelerino il processo di blocco del commercio illegale e di chiusura dei canali di contrabbando in Transnistria, poiché l'uso della regione come zona sicura per i contrabbandieri, sfruttata da criminali e oligarchi, serve per rafforzare l'influenza russa ed è stato uno dei principali fattori di prolungamento del conflitto;
Disposizioni istituzionali
133. si compiace dell'esito del vertice UE-Ucraina del 6 ottobre 2020, il primo vertice bilaterale tenutosi fisicamente a Bruxelles dallo scoppio della pandemia di COVID-19, e delle dichiarazioni esplicite di entrambe le parti a favore di un impegno costante per il rafforzamento dell'associazione politica e dell'integrazione economica dell'Ucraina con l'Unione europea;
134. si compiace dell'esito delle riunioni e delle attività in corso nel quadro dei dialoghi Jean Monnet per la pace e la democrazia tra il Parlamento europeo e la Verchovna Rada dell'Ucraina e sostiene pienamente il loro proseguimento; è convinto che l'approfondimento della cultura parlamentare del dialogo contribuirà alla solidità, all'indipendenza, alla trasparenza e all'efficacia della Verchovna Rada dell'Ucraina, elementi essenziali per il futuro democratico ed europeo del paese e in linea con le aspirazioni dei cittadini ucraini;
135. incoraggia, in tale contesto, la Verchovna Rada a proseguire attivamente la sua riforma istituzionale, volta tra l'altro ad aumentare la capacità legislativa e la qualità della legislazione, il controllo politico dell'esecutivo nonché la trasparenza e la responsabilità nei confronti dei cittadini, al fine di ottimizzare e rendere prioritaria l'adozione di progetti di legge relativi all'attuazione dell'AA, nonché a istituire salvaguardie istituzionali per bloccare la legislazione contraria agli impegni assunti nel quadro di tale accordo, ad esempio attraverso un ruolo più incisivo della commissione per l'integrazione europea, i cui parere dovrebbero essere vincolanti; sottolinea l'importanza della costante collaborazione del Parlamento europeo con la Verchovna Rada al fine di sostenere tale processo di riforma; sottolinea l'importanza di proseguire al meglio la cooperazione interparlamentare e i contatti interpersonali nel contesto della pandemia di COVID-19;
136. ribadisce l'importanza di continuare a sostenere la missione consultiva dell'Unione europea (EUAM) in Ucraina e il suo ruolo nella riforma del settore della sicurezza civile; accoglie con favore l'apertura del suo ufficio sul campo a Mariupol e auspica risultati tangibili, conformemente al mandato della missione; chiede alla Commissione di intensificare gli sforzi volti a rafforzare le capacità delle autorità ucraine coinvolte nell'attuazione dell'AA/DCFTA; chiede alla Commissione di elaborare gli strumenti necessari per sostenere il continuo allineamento dell'Ucraina all'acquis dell'UE, in linea con le pertinenti decisioni del 22º vertice UE-Ucraina;
137. ribadisce il suo invito a creare l'Università del partenariato orientale in Ucraina; invita le istituzioni dell'Unione a rafforzare e ampliare i programmi di formazione per i professionisti del diritto ucraini che desiderano specializzarsi in diritto dell'UE e a rafforzare la capacità dell'Ucraina di partecipare a Orizzonte Europa, tra gli altri mezzi per promuovere i contatti interpersonali e la cooperazione accademica e in materia di istruzione tra l'UE e l'Ucraina;
138. si compiace del sostegno dell'UE allo sviluppo delle capacità istituzionali e ai corsi di formazione dei funzionari pubblici ucraini organizzate dal Collegio d'Europa a Natolin;
139. invita le istituzioni dell'UE, gli Stati membri e le autorità ucraine a organizzare campagne per informare meglio i cittadini in merito alle opportunità derivanti dall'iniziativa del partenariato orientale e dall'attuazione dell'AA/DCFTA, sensibilizzandoli circa i vantaggi di un'associazione rafforzata e collegando tali vantaggi agli sviluppi positivi del lavoro in Ucraina e negli altri paesi associati; incoraggia le autorità ucraine a migliorare la comunicazione dei benefici dell'AA/DCFTA e dell'assistenza dell'UE ai cittadini ucraini e a compiere maggiori sforzi per garantire che le opportunità dell'AA/DCFTA nonché dell'assistenza e dei programmi dell'UE giungano a livello locale, anche nelle zone remote del paese, in particolare nelle zone rurali, in modo da consentire alla popolazione di promuovere cambiamenti positivi nelle loro comunità;
140. elogia la società civile, i giovani e le ONG dell'Ucraina per le loro attività in tutti i settori della vita pubblica e politica e, in particolare, per il loro sostegno all'attuazione dell'AA/DCFTA, per la gestione delle sfide poste dalla pandemia di COVID-19, per la lotta alle campagne di disinformazione, per l'assistenza e gli aiuti agli sfollati interni e ad altri gruppi vulnerabili e per il rafforzamento della resilienza sociale e dell'alfabetizzazione mediatica tra il popolo ucraino; incoraggia le amministrazioni centrali e locali ucraine a continuare a promuovere una stretta cooperazione con la società civile, fornendo tra l'altro maggiore sostegno finanziario alle sue attività; invita la Commissione a considerare prioritario il sostegno a tali ONG e organizzazioni della società civile; si compiace a tale proposito dello strumento per la società civile, un programma del valore di 20 milioni di EUR che sosterrà il rafforzamento della capacità delle organizzazioni della società civile di partecipare al processo decisionale e alla vita pubblica; esorta le autorità ucraine, alla luce di vari progetti di legge sul funzionamento e l'attività delle organizzazioni della società civile e di altre associazioni, a non adottare leggi che non siano in linea con gli obblighi nazionali e internazionali dell'Ucraina in materia di diritti umani e a garantire il funzionamento della società civile senza indebite interferenze;
o o o
141. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Presidente, al governo e al parlamento dell'Ucraina e al Presidente, al governo e al parlamento della Federazione russa.
Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).
Un'agenda per le competenze per l'Europa per la competitività sostenibile, l'equità sociale e la resilienza
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Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 febbraio 2021 sulla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni "Un'agenda per le competenze per l'Europa per la competitività sostenibile, l'equità sociale e la resilienza" (2020/2818(RSP))
– visti gli articoli 165 e 166 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,
– vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 14 e 15,
– visto il pilastro europeo dei diritti sociali proclamato dal Consiglio europeo, dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea nel novembre 2017, in particolare il principio 1 "Istruzione, formazione e apprendimento permanente" e il principio 4 "Sostegno attivo all'occupazione",
– vista la Convenzione relativa al congedo per motivi di formazione retribuito dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), del 1974,
– visti la comunicazione della Commissione dal titolo "Un'agenda per le competenze per l'Europa per la competitività sostenibile, l'equità sociale e la resilienza" (COM(2020)0274) e i documenti di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagnano (SWD(2020)0121 e SWD(2020)0122),
– vista la proposta di raccomandazione del Consiglio relativa all'istruzione e formazione professionale (IFP) per la competitività sostenibile, l'equità sociale e la resilienza, presentata dalla Commissione (COM(2020)0275),
– visti la comunicazione della Commissione sulla realizzazione dello spazio europeo dell'istruzione entro il 2025 (COM(2020)0625) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2020)0212),
– visti la comunicazione della Commissione dal titolo "Piano d'azione per l'istruzione digitale 2021-2027. Ripensare l'istruzione e la formazione per l'era digitale" (COM(2020)0624) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (SWD(2020)0209),
– vista la relazione alla Commissione dal titolo "Digital Economy and Society Index (DESI) 2020 – Human capital" (Indice di digitalizzazione dell'economia e della società (DESI) 2020 – Capitale umano)(1),
– vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Una nuova strategia industriale per l'Europa" (COM(2020)0102), in cui si afferma che "la duplice transizione, ecologica e digitale, toccherà ogni componente dell'economia, della società e dell'industria", che per essere competitiva l'economia "deve attirare e mantenere una manodopera qualificata", e che, in base alle previsioni, "solo nei prossimi cinque anni 120 milioni di europei dovranno aggiornare le proprie competenze o riqualificarsi",
– vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Il Green Deal europeo" (COM(2019)0640), in cui si afferma che, al fine di realizzare tutti i cambiamenti menzionati nella comunicazione stessa, "per cogliere i benefici della transizione ecologica è fondamentale dedicarsi proattivamente alla riqualificazione e al miglioramento delle competenze",
– viste le conclusioni del Consiglio dell'8 giugno 2020 sulla riqualificazione e il miglioramento del livello delle competenze quale base per aumentare la sostenibilità e l'occupabilità, nel quadro del sostegno alla ripresa economica e alla coesione sociale,
– viste le conclusioni del Consiglio del 16 giugno 2020 sul contrasto alla crisi COVID-19 nel settore dell'istruzione e della formazione,
– vista la risoluzione del Consiglio dell'8 novembre 2019 sull'ulteriore sviluppo dello spazio europeo dell'istruzione a sostegno di sistemi di istruzione e formazione orientati al futuro(2),
– viste le conclusioni del Consiglio del 3 marzo 2017 sul miglioramento delle competenze delle donne e degli uomini nel mercato del lavoro dell'UE(3),
– vista la raccomandazione del Consiglio del 19 dicembre 2016 sui percorsi di miglioramento del livello delle competenze: nuove opportunità per gli adulti(4),
– viste le conclusioni del Consiglio del 14 dicembre 2017 su un'agenda rinnovata dell'UE per l'istruzione superiore(5),
– vista la decisione (UE) 2018/646 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 aprile 2018, relativa a un quadro comune per la fornitura di servizi migliori per le competenze e le qualifiche (Europass) e che abroga la decisione n. 2241/2004/CE(6),
– visto il quadro strategico per la cooperazione europea in materia di istruzione e formazione (ET 2020),
– visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 5 maggio 2020 sul tema "Finanziamenti sostenibili per l'apprendimento permanente e lo sviluppo di competenze nel contesto della carenza di manodopera qualificata" (parere esplorativo richiesto dalla presidenza croata),
– visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 15 marzo 2018 sul tema "Il futuro dell'occupazione: l'acquisizione di conoscenze e competenze appropriate per soddisfare le esigenze dei futuri posti di lavoro" (parere esplorativo richiesto dalla presidenza bulgara)(7),
– vista l'indagine europea sulle condizioni di lavoro(8),
– vista la ricerca condotta da Eurofound sull'impatto della digitalizzazione sull'utilizzo e lo sviluppo delle competenze(9),
– visto lo studio del Cedefop dal titolo "Empowering adults through upskilling and reskilling pathways" (Migliorare la situazione degli adulti attraverso percorsi di riqualificazione e miglioramento del livello delle competenze), volumi 1 e 2,
– vista la relazione del Cedefop dal titolo "Skills forecast - trends and challenges to 2030" (Tendenze e sfide previste in materia di competenze di qui al 2030)(10),
– visti la panoramica europea delle competenze(11) e l'indice europeo delle competenze(12) del Cedefop,
– visto lo studio dello STOA "Rethinking education in the digital age" (Ripensare l'istruzione nell'era digitale)(13),
– vista la banca dati Skills for Jobs (Competenze per posti di lavoro) dell'OCSE(14),
– visto lo studio dell'OCSE dal titolo "Getting Skills Right. Increasing Adult Learning Participation. Learning from successful reforms" (Ottenere le giuste competenze. Aumentare la partecipazione degli adulti all'apprendimento. Imparare dalle riforme che hanno avuto successo)(15),
– visto il briefing strategico dell'OCSE del 10 luglio 2020 dal titolo "Skill measures to mobilise the workforce during the COVID-19 crisis" (Misure in materia di competenze per mobilitare la forza lavoro durante la crisi COVID-19)(16),
– vista la sua risoluzione del 22 ottobre 2020 sul futuro dell'istruzione europea nel contesto della COVID-19(17),
– vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2020 sul potenziamento della garanzia per i giovani(18),
– vista la sua risoluzione del 12 giugno 2018 sulla modernizzazione dell'istruzione nell'UE(19),
– vista la sua risoluzione del 14 settembre 2017 su una nuova agenda per le competenze per l'Europa(20),
– vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2016 sulle politiche in materia di competenze per la lotta alla disoccupazione giovanile(21),
– vista la sua risoluzione del 10 settembre 2015 sulla creazione di un mercato del lavoro competitivo nell'Unione europea del XXI secolo: adeguamento delle competenze e delle qualifiche in funzione della domanda e delle prospettive occupazionali, un modo per uscire dalla crisi(22),
– vista l'interrogazione alla Commissione sulla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni dal titolo "Un'agenda per le competenze per l'Europa per la competitività sostenibile, l'equità sociale e la resilienza" (O-000006/2021 – B9‑0004/2021),
– visti l'articolo 136, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,
– vista la proposta di risoluzione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali,
A. considerando che la transizione verde e digitale, unita alle tendenze demografiche e alla globalizzazione, sta cambiando la natura del lavoro, il contenuto delle professioni e le competenze e qualifiche richieste per esercitarle; che la riqualificazione e il miglioramento del livello delle competenze saranno essenziali per far fronte alle sfide e alle opportunità generate dall'accelerazione delle macrotendenze, nonché fondamentali per colmare la crescente carenza di competenze nel mercato del lavoro dell'UE;
B. considerando che l'agenda per l'Europa per la competitività sostenibile, l'equità sociale e la resilienza è pienamente conforme al pilastro europeo dei diritti sociali, in particolare al suo primo principio, il quale sancisce che "ogni persona ha diritto a un'istruzione, a una formazione e a un apprendimento permanente di qualità e inclusivi, al fine di mantenere e acquisire competenze che consentono di partecipare pienamente alla società e di gestire con successo le transizioni nel mercato del lavoro";
C. considerando che l'istruzione nell'era digitale comprende l'istruzione formale digitale, ma anche l'istruzione informale e non formale pertinente all'acquisizione di competenze tecniche, trasversali e civiche lungo tutto l'arco della vita dei cittadini europei;
D. considerando che i sistemi formali di istruzione e formazione professionale incontrano crescenti difficoltà nel soddisfare l'intero ventaglio delle esigenze e richieste del singolo e della società in un mondo in costante trasformazione;
E. considerando che la crisi COVID-19 ha cambiato il mondo del lavoro accelerando gli esuberi e l'obsolescenza di molti posti di lavoro, accentuato l'importanza delle competenze digitali e dell'alfabetizzazione digitale, allargato il divario digitale e accresciuto la necessità di aggiornare gli insiemi di competenze di cui dispone la forza lavoro europea, in particolare per quanto riguarda il drastico aumento della necessità di competenze digitali e tecnologiche e di competenze trasversali come la resilienza e l'adattabilità; che tale necessità sarà resa ancora più pressante dalla diffusione dell'utilizzo dell'intelligenza artificiale (IA), che potrebbe trasformare completamente i modelli di lavoro e sostituire alcuni tipi di attività; che la pandemia ha interrotto le attività di formazione e di istruzione, segnatamente quelle rivolte ai discenti IFP, provocando un aumento della disoccupazione, in particolare tra i giovani alle prese con la transizione dal mondo dell'istruzione a quello del lavoro; che il confinamento forzato durante la crisi COVID-19 ha offerto ai lavoratori l'opportunità di aggiornare le loro competenze;
F. considerando che le competenze chiave sono fondamentali nella società della conoscenza e in un contesto di apprendimento permanente, in quanto garantiscono una maggiore flessibilità nell'adattarsi all'evoluzione della società e dei mercati del lavoro;
G. considerando che persistono numerose disuguaglianze nell'accesso all'istruzione e alle competenze per i gruppi vulnerabili della società, nonché tra i generi, e che i cittadini di diversa origine etnica, le persone con disabilità o le donne hanno minori probabilità di poter acquisire nuove competenze;
H. considerando che gli individui devono disporre delle competenze richieste nel mercato del lavoro e della capacità di adattarsi rapidamente all'evoluzione della domanda di competenze lungo tutto l'arco della loro vita; che in molti settori dell'UE potrebbe essere automatizzata una percentuale di mansioni compresa tra il 37 % e il 69 %, il che cambierebbe in modo significativo le prestazioni(23); che, secondo una ricerca condotta da Eurofound, il 28 % dei lavoratori dichiara di possedere le competenze necessarie per svolgere incarichi più impegnativi;
I. considerando che la riqualificazione e il miglioramento del livello delle competenze non sono responsabilità esclusivamente individuali, ma anche sociali, in quanto bassi livelli di competenze di base e la scarsa partecipazione degli adulti alle attività di formazione riducono le loro prospettive occupazionali nel mercato del lavoro, generando disuguaglianze sociali ed economiche e contribuendo a elevati livelli di povertà;
J. considerando che gli squilibri tra domanda e offerta di competenze e le carenze di competenze rappresentano sfide importanti per il mercato del lavoro e i sistemi di istruzione dell'UE; che tra la forza lavoro si rileva una profonda carenza di competenze digitali e che il 42 % dei cittadini dell'UE non possiede competenze digitali di base(24); che sono necessari investimenti significativi per colmare la carenza di competenze digitali;
K. considerando che l'attuale generazione di giovani è altamente qualificata; che l'acquisizione di competenze, la riqualificazione, il miglioramento del livello delle competenze e l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita non sono l'unica risposta alla mancanza di posti di lavoro per i giovani; che occorrono misure occupazionali supplementari per garantire la creazione di posti di lavoro sostenibili e di qualità; che il panorama occupazionale è in rapida evoluzione e che si stima che il 65 % dei bambini che oggi iniziano la scuola primaria finirà per svolgere tipi di lavoro completamente nuovi che ancora non esistono(25); che nel 2019 già l'85 % dei cittadini usava Internet e che solo il 58 % di essi possedeva almeno le competenze digitali di base(26);
L. considerando che l'ambizione del Green Deal europeo di conseguire la neutralità climatica entro il 2050 e l'obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 del 60 % entro il 2030 implicheranno una transizione verso un'economia neutra dal punto di vista climatico, circolare ed efficiente dal punto di vista energetico; che ciò avrà un impatto sostanzialmente su tutti i settori dell'economia, e che la riqualificazione della forza lavoro e la centralità delle competenze "verdi" in tutti i percorsi educativi diverranno cruciali per realizzare una transizione giusta che non lasci indietro nessuno;
M. considerando che, accanto alle competenze tecnologiche e digitali, il pensiero critico è una delle competenze chiave nell'era digitale; che vi è la chiara necessità di promuovere il pensiero critico a livello di tutti i cittadini, per consentire loro di approfittare appieno delle potenzialità degli strumenti digitali e proteggerli dai relativi pericoli;
N. considerando che sistemi di istruzione moderni, innovativi e inclusivi, che conferiscano centralità alle tecnologie digitali, sono in grado di preparare le nuove generazioni di professionisti alle sfide e alle opportunità future;
O. considerando che, ai fini della competitività sostenibile, dell'equità sociale e della resilienza è cruciale che tutti, compresi i gruppi vulnerabili, le persone anziane e le persone che vivono in quartieri urbani svantaggiati, nelle zone rurali e remote scarsamente popolate o spopolate e sulle isole, abbiano parità di accesso a misure inclusive e di qualità per l'acquisizione di competenze, il miglioramento del livello delle competenze e la riqualificazione, nonché alle informazioni circa le risorse in materia di competenze, la consulenza, l'istruzione e la formazione professionale; che la ricerca di Eurofound documenta un aumento delle disuguaglianze nell'accesso dei lavoratori alla formazione(27);
P. considerando che in alcuni paesi dell'UE il tempo dedicato dai bambini alle attività scolastiche si è dimezzato durante la crisi COVID-19; che la chiusura degli istituti di istruzione e formazione, anche se temporanea, può avere conseguenze significative per i discenti, incidere negativamente sui risultati dell'apprendimento e aumentare le disuguaglianze esistenti;
Q. considerando che, a differenza del sistema scolastico obbligatorio, la formazione degli adulti si basa su un impegno volontario assunto per motivi personali o professionali, e rappresenta dunque una sfida maggiore per gli erogatori di istruzione e formazione;
R. considerando che mantenere aggiornate le proprie competenze facilita la permanenza nel mercato del lavoro e l'inclusione sociale, il che è fondamentale anche per la vita e la salute mentale di milioni di cittadini;
S. considerando che non esistono competenze diverse in base al sesso, ma che vi sono differenze di genere in termini di scelte e di sviluppo professionale;
T. considerando che le politiche in materia di istruzione, formazione e competenze sono responsabilità degli Stati membri; che l'UE svolge un importante ruolo nel sostenere, coordinare e integrare le azioni degli Stati membri in tali ambiti; che le nuove sfide richiedono la mobilitazione di strumenti europei e politiche di sostegno nell'ambito dello spazio europeo dell'istruzione; che programmi dell'Unione quali Erasmus+, la garanzia europea per i giovani e il Corpo europeo di solidarietà svolgono un ruolo importante nel miglioramento del livello delle competenze dei giovani;
U. considerando che le tecnologie digitali dovrebbero tuttavia essere percepite come strumenti per fornire un'istruzione e una formazione di qualità; che in futuro saranno sempre più necessarie competenze digitali (codificazione, logistica e robotica), non solo per i corsi d'informatica, ma anche per l'intero percorso di studi;
V. considerando che è opportuno esplorare più attentamente oltre che agevolare le possibilità digitali di formazione e sviluppo delle competenze, ad esempio le attività di formazione online per i gruppi vulnerabili o i dipendenti delle PMI che necessitano di un'offerta formativa più flessibile, in stretta collaborazione con le istituzioni e gli organismi regionali responsabili;
W. considerando che i tassi di partecipazione all'educazione e cura della prima infanzia in Europa per i bambini di età inferiore a tre anni sono ancora inferiori al 33 % nella metà dei paesi dell'UE(28);
X. considerando che, secondo Eurofound, le implicazioni in termini di competenze legate alla diffusione di modelli di impresa digitali, come il lavoro su piattaforma, dovrebbero essere esaminate in maniera più attenta e affrontate in modo strategico, concentrandosi sugli squilibri tra domanda e offerta di competenze e sulla dequalificazione o attraverso lo sviluppo delle competenze, come quelle trasversali e imprenditoriali;
Y. considerando che nel 2019 il 10,2 % dei giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni nell'UE aveva completato al massimo un ciclo di istruzione secondaria inferiore e non seguiva corsi di perfezionamento o di formazione (abbandono prematuro della scuola)(29);
Z. considerando che l'importante ruolo svolto dall'apprendimento sul luogo di lavoro per l'utilizzo e lo sviluppo delle competenze è da tempo riconosciuto, che l'indagine sulle imprese europee del 2019 (ECS 2019) indica che solo una minoranza delle imprese combina in modo coerente pratiche sul luogo di lavoro che ottimizzano l'utilizzo delle competenze e supportano lo sviluppo delle stesse;
AA. considerando che nel 2017 il 72 % degli insegnanti in Europa era di sesso femminile; che il 9 % degli insegnanti in servizio nell'UE aveva meno di 30 anni, mentre il 36 % aveva un'età pari o superiore a 50 anni(30);
1. accoglie con favore la comunicazione della Commissione dal titolo "Un'agenda per le competenze per l'Europa per la competitività sostenibile, l'equità sociale e la resilienza", che mette le competenze al centro dell'agenda strategica dell'UE e garantisce che il diritto a una formazione e a un apprendimento permanente di qualità e inclusivi, per tutti e in tutti i campi e settori, sancito nel primo principio del pilastro europeo dei diritti sociali, divenga una realtà in tutta l'Unione;
2. si compiace delle 12 azioni faro delineate nella comunicazione e degli obiettivi quantitativi da raggiungere entro il 2025; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire un'ampia accessibilità alla formazione e al miglioramento del livello delle competenze ai gruppi vulnerabili, tra cui le persone con disabilità, gli adulti scarsamente qualificati, le minoranze, compresi i rom, nonché le persone provenienti da un contesto migratorio; invita la Commissione a svolgere ricerche sulle modalità per dare attuazione a tale diritto e a introdurre un meccanismo di monitoraggio che incoraggi gli Stati membri a istituire programmi d'azione nazionali e a presentare relazioni nazionali periodiche su come tale diritto viene garantito;
3. sottolinea l'importanza dell'accesso alla formazione e alla riqualificazione per i lavoratori delle industrie e dei settori che devono subire cambiamenti radicali in vista della transizione verde e digitale; sottolinea che qualifiche e competenze certificate offrono un valore aggiunto ai lavoratori, migliorando la loro posizione nel mercato del lavoro, e possono essere trasferite nelle transizioni nel mercato del lavoro; chiede che la politica pubblica in materia di competenze sia orientata al riconoscimento, alla certificazione e alla convalida delle qualifiche e delle competenze;
4. sottolinea che le competenze e l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita sono essenziali ai fini della crescita sostenibile, della produttività, degli investimenti e dell'innovazione, e rappresentano dunque fattori chiave per la competitività delle imprese, in particolare delle PMI; sottolinea che una stretta cooperazione e lo scambio delle migliori pratiche tra tutti i soggetti pertinenti coinvolti nello sviluppo delle competenze, in particolare le parti sociali e tutti i livelli di governo, sono cruciali per garantire che chiunque possa acquisire le competenze necessarie nel mercato del lavoro e nella società in senso lato; mette in risalto, a tal proposito, la necessità di raccogliere informazioni, dati e previsioni aggiornate sul fabbisogno e sulla domanda di competenze nel mercato del lavoro, anche a livello locale; sostiene il varo del patto per le competenze, volto a rafforzare le misure adottate dalle imprese per riqualificare la forza lavoro europea e migliorare il livello delle sue competenze; chiede che i patti locali per le competenze siano più a misura degli addetti dei settori più colpiti dalla crisi COVID-19 e li aiutino a riqualificarsi per rimanere attivi nel mercato del lavoro;
5. ricorda che la modernizzazione dei sistemi di istruzione e formazione professionale è essenziale per preparare i giovani e gli adulti alle transizioni verde e digitale e garantire che i lavoratori nelle fasce centrali di età e in età avanzata mantengano e sviluppino le competenze necessarie per salvaguardare la loro occupabilità e prolungare la vita lavorativa; ricorda inoltre che tale modernizzazione è fondamentale per la ripresa dalla pandemia di COVID-19; accoglie con favore la proposta di raccomandazione del Consiglio relativa all'istruzione e formazione professionale (IFP) per la competitività sostenibile, l'equità sociale e la resilienza, presentata dalla Commissione; sottolinea che i programmi di IFP devono essere mirati, orientati al futuro, accessibili, permeabili, interconnessi a livello dell'UE e imperniati sul discente, lasciando spazio a percorsi individuali flessibili, dotando i discenti e i docenti dell'insieme di competenze necessario per divenire cittadini attivi e democratici e riuscire nel mercato del lavoro e nella società; ricorda che la modernizzazione dei programmi di IFP deve andare di pari passo con il miglioramento della loro attrattiva, affinché aumenti il numero di giovani che sceglie tali percorsi; sottolinea l'importanza delle migliori pratiche inerenti ai sistemi duali di formazione e all'IFP, che potrebbero contribuire a cambiamenti strutturali nel mercato del lavoro e portare a maggiori livelli di occupazione giovanile;
6. ritiene che gli apprendistati possano svolgere un ruolo importante in proposito, in quanto preparano i giovani a professioni fortemente richieste e possono quindi contribuire alla loro integrazione sostenibile nel mercato del lavoro; invita la Commissione e gli Stati membri a utilizzare le risorse dell'UE per la promozione dell'IFP nonché a incoraggiare i datori di lavoro a creare programmi di tirocinio e di apprendistato retribuiti per gli studenti delle scuole professionali e a organizzare concorsi e tornei di settore per gli studenti; incoraggia le aziende a garantire la riqualificazione e il miglioramento del livello delle competenze della loro forza lavoro nonché a migliorare l'offerta di apprendistati, in linea con il quadro di qualità per i tirocini e il quadro europeo per apprendistati efficaci e di qualità; invita, a tale proposito, la Commissione a rivedere gli strumenti europei esistenti, quali ad esempio il quadro di qualità per i tirocini e il quadro europeo per apprendistati efficaci e di qualità, e a inserire criteri di qualità per le proposte, tra cui il principio di una remunerazione equa per i tirocinanti e gli stagisti, l'accesso alla protezione sociale, l'occupazione sostenibile e i diritti sociali; sottolinea che questi criteri assicurerebbero la transizione di tirocinanti e apprendisti verso un'occupazione stabile e di qualità e contribuirebbero a garantire alle persone opportunità equilibrate in termini di genere in tutti i settori, nonché opportunità che offrano sicurezza a lungo termine, protezione sociale e condizioni di lavoro eque e dignitose e che non contribuiscano alla creazione di lavoro precario;
7. rammenta che le competenze professionali sono una delle forze trainanti dell'economia europea e chiede una correlazione tra l'istruzione convenzionale e l'IFP, mediante la quale lo sviluppo delle competenze nell'ambito dell'IFP, sia come elemento centrale che come complemento delle opzioni offerte a studenti e adulti, possa aumentare le opportunità a disposizione di chi cerca lavoro, promuovere la mobilità professionale e migliorare la resilienza del mercato del lavoro in situazioni di crisi;
8. consiglia alla Commissione di formulare raccomandazioni all'indirizzo degli Stati membri che mettano in correlazione l'IFP con l'agenda delle competenze, tenendo conto delle competenze nazionali e del principio di sussidiarietà, ponendo l'accento sul miglioramento dell'orientamento professionale precoce dell'IFP e sull'ottimizzazione del numero di opportunità offerte ai giovani europei per lo sviluppo delle loro competenze; accoglie con favore, in questo contesto, il contributo fornito al riguardo dal Cedefop e da Eurofound;
9. sottolinea l'importanza fondamentale di fornire un sostegno attivo ad insegnanti e formatori adottando un efficace pacchetto di politiche atto a garantire la loro preparazione e il miglioramento del livello delle loro competenze in vista della trasformazione verde e digitale delle scuole e delle istituzioni; ritiene che i sindacati del settore dell'istruzione debbano essere coinvolti nella definizione delle capacità e delle competenze che insegnanti e formatori devono acquisire nell'ambito dello sviluppo professionale iniziale e continuo collegato alla transizione verde e digitale; ritiene che occorra incrementare notevolmente gli investimenti nell'istruzione pubblica, e che il dialogo sociale con i sindacati debba essere un caposaldo fondamentale per garantire agli operatori del settore dell'istruzione e della formazione retribuzioni e pensioni adeguate e condizioni di lavoro eque;
10. mette in risalto la necessità di migliorare il sistema di anticipazione delle competenze, coinvolgendo le parti sociali, per individuare meglio le tendenze emergenti quanto al fabbisogno di competenze, fornire competenze generiche, settoriali e specifiche alla professione, ove necessario, e ridurre al minimo le strozzature e gli squilibri in materia di competenze; accoglie con favore, a tale proposito, le azioni proposte dalla Commissione per migliorare l'analisi del fabbisogno di competenze; sottolinea che l'applicazione dell'intelligenza artificiale e dell'analisi dei megadati all'analisi del fabbisogno di competenze nella definizione di nuovi profili professionali deve essere monitorata regolarmente e sistematicamente per evitare distorsioni e discriminazioni dirette e indirette, e che occorra altresì garantire misure correttive; sottolinea che il rafforzamento dell'orientamento professionale fin dalla giovane età e la parità di accesso degli studenti e dei discenti adulti alle informazioni e alle misure di sostegno può aiutarli a scegliere percorsi educativi e professionali adeguati che portino a opportunità di lavoro corrispondenti ai loro interessi, al loro talento e alle loro competenze, riducendo gli squilibri tra domanda e offerta di competenze; evidenzia l'importanza della cooperazione tra i servizi per l'impiego e i servizi sociali al fine di identificare e sostenere le persone che hanno di recente perso il posto di lavoro o rischiano di perderlo; sottolinea l'importanza dell'orientamento lungo tutto l'arco della vita nell'agenda delle competenze e la necessità di migliorare l'accesso a un orientamento di qualità;
11. accoglie con favore la raccomandazione rivolta agli Stati membri di rafforzare i sistemi di allerta precoce al fine di individuare i giovani che rischiano di diventare NEET (not in education, employment, or training), ossia i giovani che non hanno un lavoro, né seguono un percorso scolastico o formativo; è convinto che, se adeguatamente condotte, le azioni preventive, come la valutazione delle competenze e i servizi di orientamento professionale e di consulenza sulla carriera, che puntano ad aiutare i giovani che abbandonano prematuramente la scuola a trovare un lavoro o a seguire un percorso di istruzione prima di scivolare nella disoccupazione, come pure l'offerta di un'istruzione generale inclusiva e non discriminatoria, potrebbero portare, nel lungo periodo, a una riduzione del numero di NEET;
12. sottolinea la necessità di promuovere il ruolo delle parti sociali garantendo che la politica in materia di competenze incoraggi accordi collettivi in merito alla definizione e alla regolamentazione delle competenze e della formazione continua, esaminando insieme alle parti sociali stesse le necessità in termini di competenze e provvedendo insieme ad esse ad aggiornare i programmi di studio dei sistemi di istruzione e formazione, nonché progettando congiuntamente ai rappresentanti dei lavoratori la formazione sul lavoro per adattarla alle esigenze della manodopera;
13. invita la Commissione a includere un indicatore sulle carenze di competenze nel quadro di valutazione della situazione sociale, in linea con gli obiettivi e l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali, che può rivelarsi utile ai responsabili politici a livello nazionale ai fini dell'individuazione dei settori in cui emerge la necessità di maggiori sforzi e di un migliore coordinamento a livello dell'UE, seguendo l'evoluzione e i progressi delle carenze di competenze e incentivando una convergenza verso l'alto tra gli Stati membri;
14. è del parere che il riconoscimento reciproco dei risultati dell'apprendimento, dei diplomi, delle formazioni, delle qualifiche e delle competenze professionali acquisiti in un altro Stato membro debba essere migliorato e che possa contribuire ad ovviare alle carenze di competenze e agli squilibri tra domanda e offerta di competenze; ritiene che ciò consentirà, inoltre, agli adulti di ottenere una qualifica completa, favorirà la mobilità, renderà il mercato del lavoro dell'UE più integrato e resiliente, e rafforzerà la competitività dell'Europa; sottolinea che è importante affrontare la mancanza di personale qualificato e gli squilibri tra domanda e offerta di competenze facilitando la mobilità dei discenti e il riconoscimento transfrontaliero delle qualifiche attraverso un migliore utilizzo di strumenti quali il quadro europeo delle qualifiche, il curriculum vitae Europass, il sistema europeo di trasferimento dei crediti (ECVET), la panoramica europea delle competenze, ESCO o EURES; accoglie con favore la comunicazione della Commissione sulla realizzazione dello spazio europeo dell'istruzione entro il 2025;
15. sottolinea che molti cittadini acquisiscono competenze ed esperienze preziose al di fuori del sistema di istruzione o formazione formale, come è il caso di chi presta assistenza a titolo informale alle persone con disabilità o agli anziani; ritiene che suddette competenze informali dovrebbero essere riconosciute in quanto possono aiutare i prestatori di assistenza informale ad aumentare le loro possibilità sul mercato del lavoro;
16. chiede la piena attuazione della direttiva sulle qualifiche professionali, in quanto il quadro di formazione comune che essa include può aumentare il numero di professionisti che beneficiano del sistema di riconoscimento automatico, ed è favorevole a che suddetto quadro sia correlato alla creazione, da parte della Commissione europea, di un passaporto digitale paneuropeo delle competenze dell'UE;
17. invita la Commissione e gli Stati membri a intraprendere maggiori sforzi per trattenere gli studenti stranieri dopo che hanno conseguito una laurea presso un'università dell'UE; sottolinea che assicurare ai laureati l'accesso alla mobilità intra-UE e a un visto per la ricerca di un lavoro potrebbe migliorare l'attrattiva dell'Unione nel suo complesso;
18. chiede di sbloccare l'attuale proposta sulla Carta blu al fine di fornire alle imprese europee le competenze necessarie per mantenersi o diventare competitive;
19. osserva che la pandemia di COVID-19 ha accentuato l'importanza delle competenze digitali sia di base che avanzate, di sistemi educativi resilienti e della capacità di questi sistemi di adeguarsi a varie esperienze di insegnamento: in presenza, a distanza e online, o con metodi ibridi; osserva altresì che la pandemia di COVID-19 ha modificato la domanda di competenze sul mercato del lavoro, accentuando così la carenza di competenze digitali, e ha aggravato le disparità e le carenze preesistenti in materia di istruzione; sottolinea la necessità che ogni cittadino disponga almeno delle competenze digitali di base e che si formino specialisti altamente qualificati dotandoli di competenze digitali avanzate e di un pensiero innovativo e imprenditoriale;
20. si rammarica del fatto che persistono differenze di genere nell'accesso delle donne allo sviluppo delle competenze e alla partecipazione al mercato del lavoro(31); sottolinea che le principali sfide cui le donne si confrontano includono ostacoli all'istruzione e alla formazione nelle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), vincoli socioculturali ed economici, soprattutto nelle economie rurali e informali, e una significativa incapacità di promuovere le pari opportunità che comporta l'impossibilità per le donne di scegliere posti di lavoro a predominanza maschile; invita la Commissione a incoraggiare i sistemi di tutoraggio, consentendo così a un maggior numero di modelli di ruolo femminili di incoraggiare le donne a fare scelte alternative rispetto alle classiche occupazioni stereotipate in termini di genere(32); chiede di evitare gli stereotipi e la stereotipizzazione di genere attraverso la formazione, in quanto è legata all'occupabilità e innesca un circolo vizioso perpetuando così una marcata segregazione sul mercato del lavoro; sottolinea che il 90 % dei posti di lavoro richiede competenze digitali di base e che le donne rappresentano solo il 17 % di chi sceglie nell'UE studi o carriere nel settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC)(33) e solo il 36 % dei laureati STEM(34), nonostante la maggiore alfabetizzazione digitale della componente femminile rispetto a quella maschile(35);
21. sottolinea l'importanza dell'istruzione e dello sviluppo delle competenze per affrontare i pregiudizi di genere e sostenere l'uguaglianza di genere, e chiede maggiori sforzi a livello sia nazionale che europeo per rompere questo squilibrio di genere e garantire che le donne possano accedere a un apprendimento e a una formazione permanente di qualità, anche dopo periodi di assenza per motivi assistenziali; sottolinea la necessità di processi di selezione e assunzione sensibili alle questioni di genere nel settore pubblico e in quello privato, e in particolare in settori orientati al futuro come quello delle discipline STEM e il settore digitale, dove le donne sono sottorappresentate; evidenzia a tale proposito che la discriminazione fondata sul genere danneggia non solo l'individuo interessato ma anche l'intera società; ricorda che occorre adottare misure per evitare che gli effetti della crisi accentuino le disuguaglianze di genere, attenuando l'impatto sproporzionato e duraturo sui diritti delle donne, sui redditi e sulla protezione sociale, e prevenendo ulteriori disuguaglianze e discriminazioni nel mondo del lavoro, prestando particolare attenzione al mercato del lavoro fortemente basato su differenze di genere, alle transizioni digitale e verde e alla disuguaglianza nella distribuzione del lavoro domestico e di assistenza non retribuito;
22. sottolinea che le pari opportunità per tutti sono fondamentali e invita la Commissione e gli Stati membri a porre prioritariamente rimedio alla carenza di competenze digitali, garantendo che le regioni vulnerabili e i cittadini svantaggiati, nonché quelli a rischio di esclusione sociale, comprese le persone con disabilità o appartenenti a minoranze etniche, abbiano accesso all'istruzione e alla formazione digitali, al materiale informatico minimo necessario e a un'ampia possibilità di connessione a Internet, nonché al supporto digitale e ad altri strumenti di apprendimento tecnologico; sottolinea altresì che occorre sostenere queste categorie per innalzare i livelli di competenze digitali che sono loro necessari per prosperare, e per evitare di aggravare le disuguaglianze, senza lasciare indietro nessuno;
23. prende atto con vivo interesse delle opportunità e delle sfide legate alla diffusione di soluzioni digitali come il telelavoro, per le quali lo sviluppo di competenze digitali è fondamentale; rammenta l'importanza di un quadro legislativo europeo mirante a regolamentare in tutta l'Unione le condizioni del telelavoro e il diritto alla disconnessione, nonché a garantire condizioni di lavoro e di occupazione dignitose nell'economia digitale grazie all'acquisizione di nuove competenze;
24. sottolinea le numerose opportunità che il lavoro digitale offre per migliorare le condizioni di lavoro dei dipendenti, anche di chi è prossimo all'età pensionabile, nonché per aumentare l'inclusione delle persone con disabilità; si rammarica del fatto che le persone con disabilità continuino a essere svantaggiate sul mercato del lavoro e che troppo spesso il mancato accesso all'istruzione e alla formazione sia responsabile della loro esclusione dal mercato del lavoro; chiede che la Commissione riservi particolare attenzione, nelle sue raccomandazioni agli Stati membri, alle possibilità di migliorare l'accesso delle persone con disabilità alle competenze digitali o alla riconversione digitale, coordinando tale aspetto con le nuove esigenze dell'economia digitale globale emergente;
25. osserva che, nel contesto dell'aumento del telelavoro, la Commissione e gli Stati membri devono porre al centro delle loro strategie le competenze che favoriscono questo nuovo modo di lavorare; sottolinea che l'istruzione e la didattica a distanza pongono sfide sia agli educatori che ai destinatari dell'istruzione e che le competenze necessarie per fornire l'istruzione e la formazione a distanza di formatori ed educatori rappresentano al momento una priorità a breve termine per l'Europa;
26. invita la Commissione a sostenere l'offerta di formazione per i lavoratori che beneficiano di un orario di lavoro ridotto o di un'indennità di disoccupazione parziale, anche attraverso lo strumento SURE; invita gli Stati membri a offrire misure di formazione adeguate ai lavoratori interessati;
27. invita i datori di lavoro ad adeguare, sul luogo di lavoro, le prassi che valorizzano le competenze della forza lavoro e ne sostengono lo sviluppo, concentrandosi sulla formazione della prossima generazione di dirigenti rispetto a questioni riguardanti l'impiego di prassi organizzative che sfruttino l'utilizzo e lo sviluppo delle competenze, nonché sul sostegno ai governi nazionali e alle parti sociali nella creazione di reti e strutture di supporto che prestino consulenza alle organizzazioni, aiutandole a trovare le combinazioni di prassi sul luogo di lavoro più adatte alle loro esigenze;
28. chiede di facilitare il riconoscimento, la convalida e la portabilità dei risultati ottenuti nell'ambito dell'apprendimento non formale e informale, compresi quelli ottenuti da tipologie di lavoro digitali come il lavoro su piattaforma;
29. chiede misure immediate e coraggiose a livello europeo, nazionale, regionale e locale, meccanismi di valutazione e risorse per mettere le competenze digitali al centro delle politiche in materia di istruzione e formazione, salvaguardando nel contempo tra i discenti un alto livello di competenze in lettura e matematica, rendendo le competenze digitali, gli strumenti informatici e l'accesso a Internet disponibili a tutti, migliorando le competenze digitali degli insegnanti e dei formatori e dotando le scuole, gli istituti di formazione, i fornitori di IFP, le organizzazioni attive nel campo dell'educazione degli adulti e le università di piattaforme di apprendimento online pubbliche e indipendenti, e delle altre tecnologie necessarie per consentire l'apprendimento online e a distanza e l'apprendimento misto; sottolinea, a questo proposito, l'importanza di un approccio all'apprendimento permanente che sia genuino; sostiene le azioni pianificate dalla Commissione quali indicate nell'agenda per le competenze e nel piano d'azione per l'istruzione digitale 2021-2027, e chiede una cooperazione più intensa tra la Commissione e gli Stati membri in tale settore; sottolinea l'importanza degli incentivi per lo sviluppo di contenuti digitali didattici e di moduli per la formazione di base in linea con le esigenze del mercato del lavoro, tenendo conto in particolare delle competenze digitali e verdi, anche attraverso piattaforme di formazione online;
30. si rammarica del fatto che in Europa vi siano ancora bambini cui è preclusa l'istruzione, così come alunni e studenti che non hanno accesso, o che non hanno un accesso adeguato, all'istruzione digitale a causa della mancanza totale o parziale di attrezzature digitali, software o connessione a Internet; ribadisce la necessità di migliorare la connettività a tutti i livelli, in particolare nelle zone rurali e remote, dove spesso manca, e di aumentare l'accesso ai sistemi digitali; richiama l'attenzione sull'innovazione di punta in Europa in materia di computer, tablet e software a fini didattici;
31. sottolinea che le conseguenze della COVID-19 offrono un'opportunità unica per accelerare la rivoluzione digitale e tecnologica nel contesto dell'apprendimento permanente, che può abbattere le barriere fisiche, ove possibile, e aumentare significativamente la sua portata e il suo impatto; incoraggia gli Stati membri e gli erogatori d'istruzione a moltiplicare le opportunità di apprendimento indipendenti da una localizzazione specifica, consentendo agli studenti che si trovano in zone remote e rurali o all'estero di accedere ai corsi in tutta l'UE senza vincoli legati al luogo;
32. sottolinea che le misure europee e nazionali – tra cui i programmi di istruzione e gli investimenti mirati – dovrebbero essere sviluppate e attuate con lo scopo ultimo di garantire la preparazione dei cittadini ai futuri posti di lavoro che richiedono competenze digitali, al fine di sfruttare appieno il potenziale della transizione digitale nel mercato del lavoro dell'UE e di consentire alle imprese di avvalersi pienamente di nuovi metodi di lavoro come il telelavoro;
33. sottolinea la necessità di maggiori delucidazioni sull'iniziativa delle università europee e la sua ambizione di stabilire norme in materia di istruzione superiore nell'UE; ribadisce che il successo della cooperazione tra le università si è sempre fondato su un approccio dal basso verso l'alto, sull'indipendenza e sull'eccellenza accademica, e che il processo di Bologna rappresenta uno strumento importante per la cooperazione universitaria nell'UE e non solo;
34. osserva che la transizione verde è un importante motore della domanda di lavoro in tutti i settori e può creare milioni di posti di lavoro; ricorda che una transizione efficace verso un'economia verde deve andare di pari passo con misure per l'acquisizione di competenze, il miglioramento del loro livello e la riqualificazione, nell'ottica di sviluppare le competenze e le conoscenze che sono richieste da detta economia; si compiace, a tale proposito, delle azioni della Commissione volte a sostenere l'acquisizione di competenze per la transizione verde; chiede che si agisca tempestivamente per evitare strozzature in materia di competenze in tale ambito e far sì che l'UE continui a essere un leader mondiale nell'economia verde; incoraggia gli Stati membri e le autorità regionali e locali a integrare lo sviluppo sostenibile e le competenze ambientali nei sistemi di formazione e istruzione;
35. sottolinea che la mobilità degli studenti e degli insegnanti è uno dei principali strumenti per scambiare idee e buone prassi, nonché per aumentare la qualità della formazione professionale in tutta l'Unione; insiste sul fatto che tale mobilità deve essere accessibile e inclusiva; rileva che, se da un lato la mobilità fisica dovrebbe assumere sempre un ruolo primario, dall'altro l'apprendimento virtuale diventerà un complemento sempre più importante, nonché un surrogato in extremis, come evidenziano le misure prese in relazione alla COVID-19;
36. osserva che le competenze creative e artistiche sono essenziali per l'economia e chiede l'introduzione di un approccio più orizzontale nell'agenda per le competenze, al fine di includerle in tutti i programmi di studio;
37. sottolinea che l'attuazione dell'agenda per le competenze richiede finanziamenti adeguati sia a livello europeo che a livello nazionale e locale; si aspetta che il quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e lo strumento Next Generation EU forniscano risorse significativamente maggiori per lo sviluppo delle competenze; rammenta che i principali responsabili del miglioramento del livello delle competenze e della riqualificazione sono le aziende e gli Stati membri, e invita pertanto questi ultimi a investire maggiormente nei bilanci per lo sviluppo delle competenze e l'istruzione, dato che, per garantire una competitività sostenibile, l'equità sociale e la resilienza, sono essenziali investimenti importanti nel capitale umano;
38. sottolinea l'importanza che rivestono programmi e strumenti quali Erasmus+, Orizzonte Europa, il Corpo europeo di solidarietà, Europa creativa, il programma Europa digitale e le garanzie per i giovani e i bambini al fine di sostenere i giovani e gli adulti nell'acquisizione di nuove competenze e delle abilità di qualità necessarie nell'economia digitale e verde e nel mondo del lavoro, come anche al fine di offrire opportunità di mobilità per l'apprendimento; chiede che il potenziale di questi programmi sia continuamente esplorato dalla Commissione e dagli Stati membri al fine di promuovere una correlazione permanente tra competenze ed esigenze del mercato del lavoro;
39. sottolinea le potenziali opportunità offerte dal programma Erasmus+, soprattutto nel campo dell'istruzione per gli adulti, e la necessità di rafforzarne il bilancio per il periodo 2021-2027;
40. invita gli Stati membri a dare priorità alla riqualificazione e al miglioramento delle competenze nei loro piani per la ripresa e la resilienza; li invita altresì a garantire che il Fondo per una transizione giusta e l'FSE+ dispongano di risorse finanziarie sufficienti e sostengano piani integrati a livello locale per contribuire alla riqualificazione e al miglioramento delle competenze, in particolare per i gruppi più vulnerabili – ivi comprese le persone a rischio di disoccupazione – per garantire che chiunque all'interno dei settori vulnerabili possa riqualificarsi e sviluppare nuove competenze per rimanere attivo nel mercato del lavoro e beneficiare delle transizioni verde e digitale; sottolinea il potenziale dei conti individuali di apprendimento, un meccanismo di finanziamento chiave per l'attuazione dell'agenda per le competenze, considerato un primo passo nella direzione dei diritti universali di apprendimento permanente;
41. sottolinea che l'orientamento professionale e di consulenza sulla carriera è fondamentale per sostenere scelte di carriera motivate e intelligenti e prevenire l'abbandono precoce dell'istruzione e della formazione da parte degli studenti, e che il sostegno durante gli studi e la formazione è anch'esso la chiave per il successo di un percorso di apprendimento e per lo sviluppo di competenze; incoraggia la Commissione e gli Stati membri a garantire la disponibilità di un siffatto orientamento professionale per i giovani che comprenda lo sviluppo di capacità imprenditoriali;
42. sottolinea l'importanza degli investimenti nella formazione formale e informale e nell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita per garantire una transizione e una formazione equa della forza lavoro, e la promozione della formazione e dell'apprendimento durante l'orario di lavoro;
43. osserva che la principale fonte di finanziamento dell'istruzione dell'UE è il Fondo sociale europeo Plus e sottolinea l'importanza di garantire che questi fondi rimangano a disposizione per tale scopo, specialmente in tempi di crisi;
44. chiede l'istituzione di politiche di congedo retribuito per motivi di istruzione, in linea con la Convenzione dell'OIL relativa al congedo per motivi di formazione retribuito, che consente ai lavoratori di seguire programmi di formazione durante l'orario di lavoro e senza costi personali, al fine di promuovere l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita;
45. mette in risalto la necessità che le strategie di istruzione, sensibilizzazione, orientamento e motivazione nonché i sistemi di apprendimento permanente siano di alta qualità e inclusivi, flessibili e accessibili a tutti, così da promuovere la competitività sul mercato del lavoro, l'inclusione sociale e le pari opportunità; invita la Commissione, e in particolare gli Stati membri, a garantire un accesso paritario a un'istruzione di qualità e ad agevolare l'accesso a programmi di alta qualità per lo sviluppo delle competenze dei discenti adulti, compresi gli adulti con un basso livello di competenze o di qualifiche, nonché dei gruppi svantaggiati e dei cittadini vulnerabili, come le persone con disabilità, gli anziani, i senzatetto, i NEET e le persone provenienti da un contesto migratorio; sottolinea l'esigenza di sensibilizzare all'importanza dello sviluppo delle competenze lungo tutto l'arco della vita per il vantaggio individuale, economico e sociale; incoraggia il coinvolgimento degli attori del settore dell'istruzione, compresi i servizi sociali, la società civile e i fornitori di istruzione non formale, per identificare e raggiungere coloro che sono più lontani dal mercato del lavoro; sottolinea la necessità di soluzioni locali innovative per prendere in considerazione nuove possibili soluzioni alla carenza di competenze e allo squilibrio tra domanda e offerta di competenze;
46. evidenzia che il potenziale di chi partecipa all'istruzione può essere incrementato mediante la pratica e sottolinea, in questo contesto, l'importanza di aumentare l'influenza dei datori di lavoro sul modello relativo al sistema di istruzione professionale; sottolinea che i datori di lavoro dovrebbero svolgere un ruolo importante nel fornire opportunità per insegnanti e formatori, e tirocini nelle imprese, e contribuire così ad accrescere le competenze professionali di insegnanti e formatori; chiede una più stretta collaborazione tra il mondo imprenditoriale e quello dell'istruzione, a tutti i livelli, offrendo programmi di tirocinio e di apprendistato nelle aziende rivolti agli studenti e ai discenti IFP;
47. sottolinea l'importanza di raggiungere le persone nelle zone rurali e remote e di rendere le opportunità di riqualificazione e miglioramento delle competenze più accessibili e destinate alle persone che lavorano nell'agricoltura, nella pesca, nella silvicoltura e in altri settori professionali in suddette zone; insiste altresì sull'esigenza di fornire loro le competenze verdi e digitali e tutte le competenze necessarie per cogliere le opportunità presenti e future offerte dall'economia verde e blu, e di consentire loro di apportare un contributo decisivo alla salvaguardia dell'ambiente;
48. ricorda che i programmi extrascolastici e l'apprendimento non formale e informale, comprese le attività di volontariato, sono importanti per fornire opportunità di apprendimento adattabili e nuove competenze e conoscenze alla maggior parte delle persone che si trovano nella condizione di non poter accedere all'istruzione formale;
49. sottolinea la necessità di accrescere l'attrattiva della professione di insegnante e di concepire l'elevato status sociale degli insegnanti come direzione strategica delle azioni nei singoli paesi dell'UE; sottolinea che la Commissione e gli Stati membri dovrebbero considerare come un obiettivo prioritario il fatto di attirare i migliori candidati alla professione di insegnante e di riqualificare e migliorare le competenze degli insegnanti senior;
50. sottolinea che la riqualificazione e il miglioramento del livello delle competenze spettano principalmente agli Stati membri; ritiene che, ai fini della realizzazione della duplice transizione ecologica e digitale, vi siano concrete opportunità e vantaggi nella creazione di uno "sportello unico" paneuropeo di competenze nel campo dell'alta tecnologia, che coordini le migliori prassi e la riqualificazione e il miglioramento delle competenze di alta tecnologia, guidato dai settori industriali, e che utilizzi approcci basati sui dati per determinare il fabbisogno di competenze in tutta l'UE;
51. mette in risalto l'importanza delle competenze trasversali, interpersonali e interculturali, oltre che di quelle digitali e tecniche, nel garantire un'istruzione completa per gli individui, nell'affrontare le sfide globali presenti e future e nel sostenere le transizioni verde e digitale, rendendole più inclusive e più eque;
52. prende atto delle azioni pianificate dalla Commissione per promuovere le competenze per la vita, in particolare l'aggiornamento dell'agenda europea per l'apprendimento degli adulti; incoraggia la Commissione ad approfondire questo aspetto integrando le competenze per la vita in tutti i settori dell'istruzione e della formazione; sottolinea che le competenze per la vita devono essere comprese anche al di fuori delle esigenze del mercato del lavoro; sottolinea che tutti i cittadini dovrebbero avere accesso alle competenze per lo sviluppo personale, ai fini di una maggiore indipendenza all'interno delle odierne società in rapida evoluzione; ricorda che ciò è particolarmente importante per sostenere la resilienza dei cittadini in tempi di crisi, quando occorre prestare attenzione anche al benessere; invita la Commissione e gli Stati membri a prestare un'attenzione specifica allo sviluppo di competenze trasversali quali le competenze analitiche, l'intelligenza emotiva, la leadership, le competenze imprenditoriali e finanziarie, il conferimento di responsabilità, il lavoro di squadra, la comunicazione, la cooperazione, la responsabilità, l'adattabilità, la creatività, l'innovazione, il pensiero critico e le competenze linguistiche, che diverranno ancora più importanti per la cittadinanza attiva e per il mondo del lavoro post COVID-19;
53. sottolinea che in una società che sta invecchiando è essenziale garantire l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, instillando la cultura dell'apprendimento permanente dalla giovane età fino all'età avanzata; ricorda che contrastare il fenomeno della disoccupazione tra le persone di età più avanzata nell'UE rimane un obiettivo importante; invita la Commissione e gli Stati membri a prestare maggiore attenzione ai lavoratori anziani e a garantire che possano partecipare a programmi personalizzati di riqualificazione e miglioramento del livello delle competenze che consentano loro di adattarsi all'evoluzione del fabbisogno di competenze e così di rimanere più a lungo attivi nel mercato del lavoro e di beneficiare di una buona qualità di vita e di un sufficiente livello di indipendenza; sottolinea che occorre prestare un'attenzione particolare al miglioramento delle competenze e delle tecnologie digitali, che possono offrire nuovi metodi e nuove opportunità anche per l'istruzione degli adulti e degli anziani, e garantire l'accesso a Internet e il miglioramento delle infrastrutture digitali, in particolare nelle zone rurali e remote; prende atto, a tale proposito, del ruolo dei centri, delle biblioteche e delle soluzioni personalizzate di apprendimento a distanza offerti dalle comunità per favorire l'accessibilità delle persone anziane all'apprendimento permanente; sottolinea che le generazioni più anziane sono una risorsa preziosa anche per via della loro esperienza, che dovrebbero essere incoraggiate a condividere per accrescere le competenze delle generazioni di lavoratori più giovani;
54. sottolinea la necessità di aumentare il numero di bambini di età inferiore a 3 anni nell'educazione e cura della prima infanzia (ECEC) e di mettere maggiormente l'accento sullo sviluppo fin dai primi anni di vita del bambino, sulle competenze di ricerca e su un approccio creativo alla conoscenza del mondo; sottolinea che l'istruzione prescolare precoce ha un impatto significativo sul conseguimento di migliori risultati nelle fasi successive dell'istruzione, e che il disequilibrio nella partecipazione all'ECEC può contribuire alle differenze nelle opportunità e nelle attività didattiche a disposizione dei bambini fin dalle prime fasi dello sviluppo;
55. mette in risalto la necessità di un'attuazione tempestiva delle azioni annunciate dalla Commissione per soddisfare il fabbisogno di competenze del mercato del lavoro e contribuire a una rapida ripresa dalla crisi COVID-19; invita la Commissione a fornire un calendario chiaro delle azioni previste;
56. sottolinea la necessità di soluzioni volte a consentire alle aziende e ai datori di lavoro privati di incoraggiare e sostenere corsi di formazione sul posto di lavoro e il congedo per motivi di formazione, anche valutando l'assegnazione di buoni di formazione o il riconoscimento automatico delle competenze acquisite sul posto di lavoro; ricorda l'importanza strategica di iniziative come EuroSkills e WorldSkills, che sono perfetti esempi di partenariati tra imprese, governo e autorità regionali e del settore dell'istruzione; chiede di sostenere l'ulteriore sviluppo dell'iniziativa EuroSkills mediante il finanziamento di progetti comuni, lo scambio di esperienze, il consolidamento del potenziale delle istituzioni che offrono formazione secondo le esigenze di EuroSkills, la creazione di corsi di perfezionamento EuroSkills, campus di settore per giovani di talento e un sistema di formazione per formatori ed esperti del settore;
57. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.
Sesta indagine europea sulle condizioni di lavoro, Eurofound. https://www.eurofound.europa.eu/sites/default/files/ef_publication/field_ef_document/ef1634en.pdf
Impatto della digitalizzazione sui profili professionali (mansioni mutate richiedono tipi di competenze diversi): https://www.eurofound.europa.eu/sites/default/files/wpef19007.pdf
"How your birthplace affects your workplace" (In che modo il luogo di nascita si ripercuote sul posto di lavoro), Eurofound, 2019. https://www.eurofound.europa.eu/sites/default/files/ef_publication/field_ef_document/ef19004en.pdf
"Key Data on Early Childhood Education and Care Education and Training in Europe - 2019 Edition" (Cifre chiave sull'educazione e la cura della prima infanzia in Europa - edizione 2019), relazione Eurydice, pag. 26.
– viste le conclusioni del Consiglio europeo del 10-11 dicembre 2020,
– vista l'interrogazione alla Commissione sulla sicurezza della centrale nucleare di Ostrovets (Bielorussia) (O-000004/2021 – B9-0003/2021),
– visti l'articolo 136, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,
– vista la proposta di risoluzione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia,
A. considerando che la sicurezza nucleare è una delle principali priorità dell'Unione europea, sia all'interno che al di fuori delle sue frontiere esterne;
B. considerando che il gruppo dei regolatori europei in materia di sicurezza nucleare (ENSREG) riunisce le ampie competenze acquisite grazie alla valutazione tra pari delle centrali nucleari situate sia all'interno che all'esterno dell'Unione;
C. considerando che un gruppo di valutazione inter pares dell'ENSREG si è recato in Bielorussia per visitare la centrale nucleare di Ostrovets nel marzo 2018, a seguito del completamento delle attività preparatorie necessarie, tra cui la ricezione delle risposte alle domande scritte del gruppo di valutazione inter pares, e ha pubblicato la sua relazione finale nel luglio 2018;
D. considerando che l'ENSREG ha invitato le autorità bielorusse a elaborare un piano d'azione nazionale, onde garantire una tempestiva attuazione di tutte le raccomandazioni intese a migliorare la sicurezza individuate nella relazione di valutazione tra pari, fatta salva una futura revisione indipendente, come avviene per tutti i paesi dell'UE e i paesi terzi che partecipano al processo delle prove di resistenza;
E. considerando che la Bielorussia ha pubblicato il suo piano d'azione nazionale ad agosto 2019 ma ha acconsentito a un'ulteriore valutazione tra pari dell'ENSREG solo nel mese di giugno 2020, a seguito delle ripetute richieste e di notevoli pressioni ad alto livello da parte dell'UE;
F. considerando che tale ulteriore processo di valutazione inter pares è in corso e sarà completato dall'ENSREG nei prossimi mesi, con la pubblicazione delle conclusioni relative alla sicurezza della centrale, e che l'obiettivo è pubblicare una relazione preliminare della plenaria dell'ENSREG e trasmetterla alla Bielorussia prima dell'avvio dello sfruttamento commerciale della centrale, previsto per marzo 2021 dalle autorità bielorusse;
G. considerando che la centrale ha cominciato a produrre energia elettrica il 3 novembre 2020, nonostante permanessero diverse preoccupazioni in materia di sicurezza e senza prove relative al livello di attuazione delle raccomandazioni della valutazione inter pares dell'UE del 2018 e dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA);
H. considerando che l'avviamento fisico della centrale è stato effettuato senza una licenza di esercizio, poiché la procedura di autorizzazione è stata modificata nel luglio 2020;
I. considerando che gli scambi commerciali di energia elettrica tra la Bielorussia e l'Unione sono stati interrotti dal 3 novembre 2020, quando la centrale di Ostrovets è stata allacciata alla rete elettrica, a seguito della decisione congiunta degli Stati baltici dell'agosto 2020 di porre fine al commercio di energia elettrica con la Bielorussia dopo l'inizio della produzione di elettricità da parte della centrale di Ostrovets;
1. esprime preoccupazione in merito all'ubicazione della centrale nucleare di Ostrovets, situata a 50 chilometri da Vilnius (Lituania) e nelle immediate vicinanze di altri paesi dell'UE quali Polonia, Lettonia ed Estonia;
2. deplora che l'attuazione del progetto sia in corso, nonostante le proteste dei cittadini bielorussi e nonostante alcuni membri di ONG bielorusse che hanno cercato di sensibilizzare in merito alla costruzione della centrale di Ostrovets siano stati perseguiti e arrestati illecitamente;
3. osserva con preoccupazione che la realizzazione della centrale si inscrive in un progetto geopolitico della Bielorussia e della Russia e che la sua costruzione e il relativo futuro funzionamento rappresentano una possibile minaccia per l'Unione europea e i suoi Stati membri per quanto riguarda la sicurezza, la salute e la tutela dell'ambiente;
4. continua ad esprimere preoccupazione in merito alla messa in servizio affrettata di una centrale nucleare che non rispetta i più elevati standard internazionali in materia di ambiente e sicurezza nucleare, tra cui le raccomandazioni dell'AIEA;
5. deplora la costante assenza di trasparenza e di informazioni ufficiali in merito ai ricorrenti arresti di emergenza del reattore e ai guasti delle apparecchiature durante la fase di messa in servizio della centrale nel 2020, tra cui la rottura di quattro trasformatori di tensione e il malfunzionamento dei sistemi di raffreddamento, mentre nella fase di costruzione della centrale si sono verificati otto incidenti noti, tra cui due incidenti legati al contenitore a pressione del reattore;
6. osserva che la valutazione inter pares dell'UE del 2018 ha rilevato numerose carenze, che, secondo quanto riportato, solo un numero limitato delle sue raccomandazioni è stato finora attuato e che l'attuazione deve essere verificata dagli esperti dell'Unione;
7. constata che la quantità e la frequenza degli incidenti di sicurezza destano gravi preoccupazioni in merito alla scarsa garanzia di qualità e controllo nelle fasi di progettazione, fabbricazione e costruzione della centrale e alla sua bassa sicurezza operativa, che devono essere adeguatamente affrontate nell'ambito della valutazione tra pari dell'UE;
8. esorta la Bielorussia a garantire senza ulteriori indugi il pieno rispetto delle norme internazionali in materia di sicurezza nucleare e ambientale, nonché una cooperazione trasparente, inclusiva e costruttiva con le autorità internazionali; invita la Bielorussia a porre fine all'applicazione selettiva delle norme dell'AIEA e delle raccomandazioni formulate nel quadro della valutazione inter pares;
9. osserva che gli standard di sicurezza nucleare devono avere la massima priorità, non solo nella fase di progettazione e costruzione, ma anche durante il funzionamento della centrale nucleare, e che devono essere costantemente monitorati da un organo di regolamentazione indipendente;
10. esprime preoccupazione per il fatto che l'attuale autorità di regolamentazione bielorussa (Gosatomnadzor – Dipartimento di sicurezza nucleare e radiologica del ministero per le Situazioni di emergenza) subisca una costante pressione politica e manchi, sia nella forma che nella sostanza, di indipendenza sufficiente; sottolinea, pertanto, che una revisione inter pares trasparente e attenta è fondamentale anche durante il funzionamento della centrale;
11. prende atto della decisione delle parti della convenzione della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite (UNECE) sulla valutazione dell'impatto ambientale in un contesto transfrontaliero (convenzione di Espoo), dell'11 dicembre 2020, relativa al rispetto, da parte della Bielorussia, degli obblighi derivanti dalla convenzione per quanto riguarda la centrale nucleare bielorussa di Ostrovets, ed esorta la Bielorussia a garantire la piena attuazione della convenzione di Espoo;
12. sottolinea la necessità di creare e mantenere un sistema di allarme rapido per la misurazione delle radiazioni nei paesi dell'UE situati nelle vicinanze dell'impianto;
13. esorta le autorità bielorusse a cooperare pienamente con l'ENSREG durante il processo delle prove di resistenza, in particolare procedendo a una revisione formale e all'attuazione urgente del piano d'azione nazionale della Bielorussia;
14. si rammarica del fatto che la missione di valutazione inter pares dell'ENSREG presso la centrale di Ostrovets, inizialmente prevista per dicembre 2020, abbia dovuto essere annullata per motivi organizzativi addotti dal paese ospitante nonché a causa della pandemia di COVID-19;
15. si compiace della prima fase dell'attuale valutazione inter pares dell'UE, che prevede una visita in loco all'inizio di febbraio 2021; sottolinea l'importanza di un completamento tempestivo del processo di valutazione inter pares e della pubblicazione dei relativi risultati e ritiene che si debba inviare alla Bielorussia almeno una relazione preliminare prima di marzo 2021, mese in cui le autorità bielorusse prevedono che si dia inizio all'operatività commerciale della centrale; osserva che tutte le questioni relative alla sicurezza rivestono pari importanza e devono essere affrontante prima dell'avvio dello sfruttamento commerciale della centrale;
16. esprime profondo rammarico per l'affrettato avvio dello sfruttamento commerciale dell'impianto previsto per marzo 2021 e sottolinea che tutte le raccomandazioni di sicurezza dell'ENSREG devono essere attuate prima che la centrale nucleare possa iniziare la sua attività commerciale; incoraggia la Commissione a collaborare strettamente con le autorità bielorusse al fine di sospendere il processo di avvio fino a quando tutte le raccomandazioni dell'UE relative alle prove di resistenza non saranno state pienamente attuate e tutti i necessari miglioramenti di sicurezza non saranno stati messi in atto, dopo che la società bielorussa e i paesi limitrofi saranno stati debitamente informati delle misure adottate;
17. esorta la Commissione e l'ENSREG a continuare una trasparente e attenta valutazione tra pari della centrale, a insistere sull'attuazione immediata di tutte le raccomandazioni e a garantire un efficace monitoraggio del processo di attuazione, anche attraverso visite periodiche del gruppo di valutazione inter pares presso il sito di Ostrovets, anche durante il funzionamento della centrale; sottolinea, a tale riguardo, l'importanza di un'efficace cooperazione con l'Agenzia internazionale per l'energia atomica;
18. osserva che, nonostante l'accordo comune tra i paesi baltici di interrompere gli scambi commerciali di energia elettrica con la Bielorussia, l'elettricità proveniente dalla Bielorussia può ancora entrare nel mercato dell'UE attraverso la rete russa;
19. ricorda le conclusioni del Consiglio europeo del 10-11 dicembre 2020 e sostiene gli sforzi volti a esaminare possibili misure atte a impedire le importazioni commerciali di energia elettrica da impianti nucleari di paesi terzi che non rispettano i livelli di sicurezza riconosciuti dall'UE, tra cui la centrale nucleare di Ostrovets;
20. invita la Commissione a valutare e proporre misure volte a sospendere gli scambi commerciali di energia elettrica con la Bielorussia con modalità conformi agli obblighi derivanti dal diritto internazionale in materia commerciale, nucleare e di energia, al fine di garantire che l'energia elettrica prodotta nella centrale di Ostrovets non entri nel mercato dell'energia dell'Unione mentre l'Estonia, la Lettonia e la Lituania sono ancora collegate alla rete BRELL;
21. sottolinea l'importanza strategica di accelerare la sincronizzazione della rete elettrica baltica con la rete continentale europea e pone in evidenza che il futuro funzionamento della centrale nucleare di Ostrovets non dovrebbe in alcun modo ostacolare la desincronizzazione di Estonia, Lettonia e Lituania dalla rete BRELL e che l'Unione europea dovrebbe proseguire l'integrazione dei tre Stati baltici nella rete elettrica dell'UE;
22. esprime piena solidarietà ai cittadini bielorussi e ai cittadini dei paesi dell'UE direttamente interessati dalla costruzione e dal funzionamento della centrale di Ostrovets e chiede un maggior coinvolgimento ad alto livello dell'Unione europea e delle sue istituzioni in tale questione di estrema importanza per l'Europa;
23. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione e al Consiglio nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.
Situazione umanitaria e politica nello Yemen
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Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 febbraio 2021 sulla situazione umanitaria e politica nello Yemen (2021/2539(RSP))
– viste le sue precedenti risoluzioni sullo Yemen, in particolare quelle del 4 ottobre 2018(1), del 30 novembre 2017(2), del 25 febbraio 2016(3) e del 9 luglio 2015(4) sulla situazione nello Yemen, e la sua risoluzione del 28 aprile 2016 sugli attacchi contro ospedali e scuole quali violazioni del diritto internazionale umanitario(5),
– vista la dichiarazione resa dal portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) l'8 febbraio 2021 sui recenti attacchi ad opera del movimento Ansar Allah,
– vista la dichiarazione resa dal portavoce del SEAE il 12 gennaio 2021 sulla designazione da parte degli Stati Uniti di Ansar Allah come organizzazione terroristica,
– viste le dichiarazioni rese dal portavoce del SEAE il 30 dicembre 2020 sull'attacco sferrato ad Aden, il 19 dicembre 2020 sulla formazione del nuovo governo, il 17 ottobre 2020 sulla liberazione di detenuti, il 28 settembre 2020 sullo scambio di prigionieri e il 31 luglio 2020 sul rilascio di membri della comunità Baha'i,
– visto il comunicato congiunto sul conflitto nello Yemen, del 17 settembre 2020, sottoscritto da Germania, Kuwait, Svezia, Regno Unito, Stati Uniti, Cina, Francia, Russia e Unione europea,
– vista la dichiarazione del vicepresidente della Commissione/ alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), del 9 aprile 2020, sull'annuncio di un accordo di cessate il fuoco nello Yemen,
– viste le dichiarazioni congiunte del commissario UE per la Gestione delle crisi, Janez Lenarčič, e dell'ex ministro svedese per la Cooperazione internazionale allo sviluppo, Peter Eriksson, del 14 febbraio 2020 e 24 settembre 2020, dal titolo "UNGA: EU and Sweden join forces to avoid famine in Yemen" (Assemblea generale delle Nazioni Unite: l'UE e la Svezia uniscono le forze per evitare la carestia nello Yemen),
– viste le pertinenti conclusioni del Consiglio e del Consiglio europeo sullo Yemen, in particolare le conclusioni del Consiglio del 25 giugno 2018,
– vista la relazione finale del gruppo di esperti delle Nazioni Unite sullo Yemen, del 22 gennaio 2021,
– viste le pertinenti dichiarazioni degli esperti delle Nazioni Unite sullo Yemen, in particolare quella del 3 dicembre 2020 in cui il gruppo di eminenti esperti internazionali e regionali delle Nazioni Unite ha informato il Consiglio di sicurezza esortandolo a porre fine all'impunità, ad ampliare le sanzioni e a investire della situazione nello Yemen la Corte penale internazionale, quella del 12 novembre 2020 in cui gli esperti delle Nazioni Unite hanno indicato che deve essere consentito a una squadra tecnica di evitare il disastro petrolifero che minaccia lo Yemen, quella del 15 ottobre 2020 sugli Emirati arabi uniti, in cui gli esperti delle Nazioni Unite hanno dichiarato che il rimpatrio forzato nello Yemen di ex detenuti di Guantanamo è illegale e mette in pericolo vite umane, nonché quella del 23 aprile 2020 in cui gli esperti delle Nazioni Unite hanno lanciato un appello per la liberazione immediata e incondizionata dei baha'i nello Yemen,
– vista la relazione dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, del 2 settembre 2020, sull'attuazione dell'assistenza tecnica fornita alla commissione nazionale d'inchiesta affinché indaghi sulle accuse di violazioni e abusi commessi da tutte le parti del conflitto nello Yemen (A/HRC/45/57),
– vista la relazione del rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per i bambini nei conflitti armati, del 23 dicembre 2020, sul tema "bambini e conflitti armati",
— vista la terza relazione del gruppo di eminenti esperti internazionali e regionali delle Nazioni Unite sullo Yemen, del 28 settembre 2020, concernente la situazione dei diritti umani nello Yemen, compresi le violazioni e gli abusi verificatisi dal settembre 2014,
– visto il dialogo interattivo del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite con il gruppo di eminenti esperti internazionali e regionali delle Nazioni Unite sullo Yemen del 29 settembre 2020,
– viste le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare la risoluzione 2534 del 14 luglio 2020, che ha prorogato fino al 15 luglio 2021 il mandato della missione delle Nazioni Unite a sostegno dell'accordo di Hodeida (UNMHA), e la risoluzione 2511 del 25 febbraio 2020, che ha prorogato di un anno il regime di sanzioni nei confronti dello Yemen,
– vista la dichiarazione del Segretario generale delle Nazioni Unite, del 14 dicembre 2020, sul secondo anniversario dell'accordo di Stoccolma,
– visti gli orientamenti dell'Unione europea per promuovere l'osservanza del diritto internazionale umanitario(6),
– visto l'accordo di Stoccolma del 13 dicembre 2018,
– visto l'accordo di Riyadh del 5 novembre 2019,
– visti le Convenzioni di Ginevra del 1949 e i relativi protocolli aggiuntivi,
— visto lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale,
— visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici,
— vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,
– visto l'articolo 132, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,
A. considerando che dieci anni fa, nel febbraio 2011, sono iniziate proteste di massa nell'ambito di quella che sarebbe diventata nota come la "rivoluzione yemenita", che ha successivamente condotto all'allontanamento del Presidente Alī 'Abdullāh Sālih dopo 33 anni di dittatura; che tale rivolta era espressione delle profonde aspirazioni di democrazia, libertà, giustizia sociale e dignità umana del popolo yemenita;
B. considerando che, dall'inizio del conflitto armato nel marzo 2015, almeno 133 000 persone hanno perso la vita, mentre gli sfollati interni sono 3,6 milioni; che l'accordo di Stoccolma, firmato nel dicembre 2018, mirava a garantire corridoi umanitari sicuri, scambi di prigionieri e il cessate il fuoco nella regione del Mar Rosso; che, da allora, le parti hanno violato l'accordo di cessate il fuoco e che oltre 5 000 civili hanno perso la vita; che la maggior parte dei civili è stata uccisa in attacchi aerei guidati dalla coalizione saudita;
C. considerando che gli analisti concordano sostanzialmente sul fatto che lo Yemen, non essendo riuscito a intraprendere un percorso politico inclusivo, è bloccato da crescenti tensioni tribali e politiche e da un'aspra guerra per procura tra i ribelli Houthi, sostenuti dall'Iran, e l'Arabia Saudita, trascinando direttamente l'intera regione in un complesso conflitto; che l'Arabia Saudita considera i ribelli Houthi nello Yemen come una forza iraniana delegata, mentre l'Iran ha condannato l'offensiva guidata dai sauditi e chiesto la cessazione immediata degli attacchi aerei condotti dai sauditi;
D. considerando che, nel corso del 2020, i combattimenti si sono intensificati, in particolare a Jawf, Ma'rib, Nihm, Ta'izz, Hodeida, Baydā e Abyān e nei dintorni, con il supporto e il sostegno diretto di paesi terzi, compreso il sostegno al governo yemenita da parte della coalizione a guida saudita e il sostegno al Consiglio di transizione meridionale (STC) da parte degli Emirati arabi uniti, mentre il movimento Houthi, sostenuto dall'Iran, controlla tuttora la maggior parte dello Yemen settentrionale e centrale, dove vive il 70 % della popolazione yemenita; che continuano ad essere commesse su vasta scala gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, senza che gli autori di tali violazioni siano chiamati a risponderne;
E. considerando che l'Unione europea guarda con preoccupazione alle notizie di nuovi attacchi ad opera dal movimento Houthi nei governatorati di Ma'rib e Al-Jawf, nonché alle notizie di ripetuti tentativi di attacchi transfrontalieri sul territorio dell'Arabia Saudita; che le rinnovate azioni e offensive militari in questo momento particolare compromettono seriamente gli attuali sforzi dell'inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, nonché gli sforzi globali per porre fine alla guerra nello Yemen;
F. considerando che il mandato del gruppo di eminenti esperti internazionali e regionali delle Nazioni Unite sullo Yemen (GEE) è stato rinnovato nel settembre 2020 dal Consiglio dei diritti umani; che, secondo l'ultima relazione del GEE, del settembre 2020, tutte le parti coinvolte nel conflitto continuano a commettere una serie di violazioni delle norme internazionali in materia di diritti umani e del diritto internazionale umanitario, compresi attacchi che possono costituire crimini di guerra;
G. considerando che tra le violazioni dei diritti umani verificate figurano la privazione arbitraria della vita, sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie, violenza di genere, comprese le violenze sessuali, atti di tortura e altre forme di trattamenti crudeli, disumani o degradanti, il reclutamento e l'impiego di bambini nelle ostilità, la negazione del diritto a un giusto processo e violazioni delle libertà fondamentali e dei diritti economici, sociali e culturali; che l'uso diffuso delle mine terrestri da parte del movimento Houthi costituisce una minaccia costante per i civili e contribuisce allo sfollamento della popolazione; che il movimento Houthi, le forze affiliate al governo, gli Emirati arabi uniti e le forze yemenite da essi sostenute si sono resi direttamente responsabili di detenzioni arbitrarie e sparizioni forzate;
H. considerando che lo Yemen e gli Emirati arabi uniti hanno firmato lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale ma devono ancora ratificarlo; che l'Arabia Saudita non ha firmato né ratificato lo Statuto di Roma; che varie disposizioni dello Statuto di Roma, comprese quelle relative ai crimini di guerra, riflettono il diritto internazionale consuetudinario; che il gruppo di eminenti esperti internazionali e regionali delle Nazioni Unite sullo Yemen ha invitato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a investire della situazione nello Yemen la Corte penale internazionale e ad ampliare l'elenco delle persone oggetto di sanzioni da parte del Consiglio di sicurezza;
I. considerando che il 26 dicembre 2020 un nuovo governo yemenita composto di 24 membri ha giurato nelle mani del Presidente 'Abd Rabbuh Manşūr Hādī, sulla base dell'accordo di Riyadh mediato dall'Arabia Saudita; che il nuovo governo yemenita, fondato sulla condivisione dei poteri, assicura una rappresentanza equa delle regioni settentrionali e meridionali del paese e include cinque membri del Consiglio di transizione meridionale; che purtroppo, per la prima volta in oltre vent'anni, non include donne tra i suoi membri; che sono scoppiati nuovi contrasti tra il governo internazionalmente riconosciuto e l'STC in merito a una nomina giudiziaria, il che conferma l'instabilità del governo comune; che si è aperto un nuovo conflitto militare tra le forze del governo internazionalmente riconosciuto (sostenute da una coalizione a guida saudita) e il movimento Houthi; che sin dall'inizio del conflitto le donne sono state completamente assenti dai processi negoziali, ma che tuttavia sono fondamentali per trovare una soluzione duratura al conflitto;
J. considerando che la guerra ha portato alla più grave crisi umanitaria mondiale, con quasi l'80 % della popolazione (più di 24 milioni di persone) che necessita di sostegno umanitario, tra cui più di 12 milioni di bambini; che la situazione in loco continua ad aggravarsi, poiché già 50 000 yemeniti versano in condizioni di carestia; che secondo l'ultima analisi del quadro integrato di classificazione della sicurezza alimentare relativa allo Yemen, più di metà della popolazione, nello specifico 16,2 milioni su un totale di 30, dovrà affrontare livelli critici di insicurezza alimentare e il numero di persone che vivono in condizioni di carestia potrebbe quasi triplicare; che è stato finora ricevuto soltanto il 56 % dei 3,38 miliardi di USD necessari per la risposta umanitaria nel 2020;
K. che la COVID-19 e il suo impatto socioeconomico ostacolano ulteriormente l'accesso all'assistenza sanitaria e aumentano il rischio di malnutrizione; che si è verificata la più grande epidemia di colera della storia recente, con oltre 1,1 milioni di casi segnalati;
L. considerando che il conflitto in corso ha gravemente ostacolato i progressi dello Yemen verso il conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite, in particolare per quanto riguarda l'OSS 1 (povertà zero) e l'OSS 2 (fame zero); che il conflitto ha riportato lo Yemen alla situazione di sviluppo di oltre vent'anni fa; che il divario relativo alla realizzazione degli OSS continuerà ad ampliarsi fino a quando il conflitto persisterà;
M. considerando che nel nord dello Yemen sta montando una crisi dei carburanti (la terza dal 2019), riducendo sostanzialmente l'accesso dei civili al cibo, all'acqua, ai servizi medici e ai trasporti essenziali; che questa crisi antropica è la diretta conseguenza della concorrenza tra il movimento Houthi e il governo dello Yemen riconosciuto dalle Nazioni Unite per il controllo dei carburanti;
N. considerando che 2,1 milioni di minori sono in condizioni di malnutrizione acuta e 358 000 bambini di età inferiore ai cinque anni sono colpiti da malnutrizione grave; che, data la penuria di fondi, sono in atto riduzioni dell'assistenza alimentare dall'aprile 2020 e, a meno che non vengano assicurati finanziamenti aggiuntivi, saranno colpiti altri 1,37 milioni di persone; che 530 000 bambini di età inferiore ai due anni rischiano di non ricevere servizi nutrizionali in caso di sospensione dei programmi;
O. considerando che la situazione delle donne è stata aggravata dal conflitto e dalla recente pandemia di COVID-19; che la violenza sessuale e di genere è aumentata esponenzialmente dall'inizio del conflitto; che il sistema di giustizia penale ha completamente perso la sua già limitata capacità di affrontare la violenza sessuale e di genere, e che non sono state condotte indagini in relazione a pratiche quali il sequestro e lo stupro di donne o la minaccia di compiere tali atti; che circa il 30 % delle famiglie sfollate ha un capofamiglia donna; che i medicinali per la cura di molte malattie croniche non sono più disponibili, e che lo Yemen presenta uno dei più alti tassi di mortalità materna; che le donne malnutrite in gravidanza o in allattamento hanno maggiori probabilità di contrarre il colera e un rischio più elevato di emorragia, il che aumenta notevolmente il rischio di complicazioni e decessi durante il parto;
P. considerando che il GEE delle Nazioni Unite ha constatato che le forze della cintura di sicurezza, sostenute dagli Emirati arabi uniti, commettono stupri e altre forme di violenza sessuale contro i detenuti in diverse strutture di detenzione, tra cui la struttura della coalizione di Bureiqa e la prigione di Bir Ahmed, e contro i migranti e le comunità nere africane emarginate e sono responsabili di minacce e molestie nei confronti delle persone LGBTI; che sono state rivolte accuse credibili a carico del movimento Houthi in merito all'uso dello stupro e della tortura come arma di guerra, in particolare nei confronti di donne impegnate in politica e attiviste;
Q. considerando che il Parlamento ha chiesto a più riprese un divieto a livello di UE relativo all'esportazione, alla vendita, all'aggiornamento e alla manutenzione di qualsiasi forma di equipaggiamento di sicurezza ai membri della coalizione a guida saudita, compresi l'Arabia Saudita e gli Emirati arabi uniti, viste le gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e della legislazione in materia di diritti umani commesse nello Yemen; che alcuni Stati membri hanno imposto divieti di esportazione di armi verso i membri della coalizione a guida saudita, tra cui il divieto della Germania di esportare armi verso l'Arabia Saudita e il divieto dell'Italia di esportare armi verso l'Arabia Saudita e gli Emirati arabi uniti, e che altri stanno considerando di fare altrettanto; che alcuni Stati membri continuano ad esportare armi che potrebbero essere usate nello Yemen verso l'Arabia Saudita e gli Emirati arabi uniti, in violazione della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio sulle esportazioni di armi(7), che è giuridicamente vincolante;
R. considerando che gli Stati Uniti hanno interrotto la vendita di armi all'Arabia Saudita e sospeso il trasferimento di jet F-35 agli Emirati arabi uniti in attesa di riesame; che il 4 febbraio 2021 il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato la fine imminente del sostegno statunitense alle operazioni offensive nel conflitto dello Yemen, ivi incluso per quanto riguarda le pertinenti vendite di armi, e ha nominato un nuovo inviato per lo Yemen;
S. considerando che, nella sua relazione finale del 22 gennaio 2021, il gruppo di esperti delle Nazioni Unite sullo Yemen ha osservato che un numero crescente di prove indica che determinati individui o entità in Iran forniscono ingenti quantità di armi e componenti al movimento Houthi; che tale movimento continua ad attaccare obiettivi civili in Arabia Saudita utilizzando missili e velivoli senza pilota;
T. considerando che il 19 gennaio 2021 la precedente amministrazione degli Stati Uniti ha classificato il movimento Houthi Ansar Allah come organizzazione terroristica; che, nonostante le licenze generali concesse dal governo statunitense, le ripercussioni di tale classificazione sulla possibilità di importare prodotti alimentari, carburante e medicinali nel paese rimangono estremamente preoccupanti; che il 5 febbraio 2021 la nuova amministrazione degli Stati Uniti ha annunciato l'eliminazione di Ansar Allah dall'elenco delle organizzazioni terroristiche straniere e dall'elenco delle entità implicate nel terrorismo globale specificamente designate;
U. considerando che il deterioramento della situazione politica e di sicurezza nello Yemen ha causato l'espansione e il consolidamento della presenza di gruppi terroristici nel paese, tra cui Ansar al-Sharia, noto anche come al-Qaeda della penisola araba, e la cosiddetta succursale yemenita del Daesh, che continuano a controllare piccole parti del territorio, nonché l'ala militare di Hezbollah, che figura nell'elenco dell'UE relativo alle organizzazioni terroristiche;
V. considerando che uno Yemen stabile, sicuro, democratico e dotato di un governo correttamente funzionante è essenziale ai fini degli sforzi internazionali volti a combattere l'estremismo e la violenza nella regione e al di là di essa, nonché al fine di garantire pace e stabilità all'interno dello Yemen stesso;
W. considerando che l'economia yemenita ha subito una contrazione del 45 % tra il 2015 e il 2019; che la sua economia, già fragile prima del conflitto, è stata gravemente colpita, con centinaia di migliaia di famiglie private di una fonte costante di reddito; che lo Yemen importa il 90 % dei suoi prodotti alimentari attraverso importazioni commerciali che le agenzie operanti nel settore degli aiuti non possono sostituire, in quanto le agenzie umanitarie forniscono buoni alimentari o contanti alle persone bisognose affinché possano fare acquisti nei mercati; che il 70% degli aiuti e delle importazioni commerciali dello Yemen passa attraverso il porto di Hodeidah, controllato dagli Houthi, e il vicino porto di Saleef, da dove entrano i prodotti alimentari, il carburante e i medicinali di cui la popolazione ha bisogno per sopravvivere;
X. considerando che la speculazione economica è stata ampiamente documentata e che le risorse economiche e finanziarie del paese sono dirottate sia dal governo dello Yemen che dal movimento Houthi, con un impatto devastante sulla popolazione yemenita; che, secondo la relazione finale del gruppo di esperti delle Nazioni Unite, nel 2019 il movimento Houthi ha dirottato almeno 1,8 miliardi di USD destinati al governo per pagare i salari e fornire servizi di base ai cittadini; che la relazione sottolinea altresì che il governo è coinvolto in pratiche di riciclaggio e corruzione che compromettono l'accesso a un approvvigionamento alimentare adeguato per la popolazione yemenita, violando il diritto all'alimentazione, compreso il dirottamento illecito ai commercianti di 423 milioni di USD di fondi sauditi, originariamente destinati all'acquisto di riso e altri prodotti di base per i cittadini dello Yemen;
Y. considerando che il portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite ha sottolineato l'urgenza di far fronte alla minaccia umanitaria e ambientale data dalla fuoriuscita di un milione di barili di petrolio dalla petroliera FSO SAFER al largo di Ras Issa nello Yemen; che il rapido degrado della petroliera costituisce una grave minaccia di una massiccia fuoriuscita di petrolio, che avrebbe un impatto ambientale disastroso, distruggerebbe la biodiversità e decimerebbe le fonti di sostentamento delle comunità costiere locali nel Mar Rosso; che, nonostante il rischio imminente di catastrofe ecologica, l'ispezione a lungo attesa della vecchia petroliera di 44 anni è stata posticipata fino a marzo 2021;
1. condanna con la massima fermezza le violenze in atto dal 2015 nello Yemen, la cui degenerazione ha dato luogo alla peggior crisi umanitaria mondiale; ricorda che non può esserci alcuna soluzione militare al conflitto nello Yemen e che la crisi può essere risolta in modo sostenibile solo attraverso un processo negoziale inclusivo, guidato dallo Yemen e sotto la responsabilità di quest'ultimo, che coinvolga tutti i segmenti della società yemenita e tutte le parti del conflitto; sottolinea che, al fine di porre fine alla guerra e alleviare l'attuale crisi umanitaria, tutte le parti dovrebbero partecipare in buona fede a negoziati che conducano ad accordi politici e di sicurezza praticabili, in linea con la risoluzione 2216 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, i meccanismi di attuazione congiunta della missione delle Nazioni Unite per sostenere l'accordo di Hodeidah e il cessate il fuoco globale, come invocato dalla risoluzione 2532 (2020) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;
2. è costernato dalla devastante crisi umanitaria in atto nel paese; invita tutte le parti ad adempiere al loro obbligo di facilitare il passaggio rapido e senza ostacoli degli aiuti umanitari e di altri beni indispensabili alla popolazione e il libero accesso alle strutture mediche, sia nello Yemen che all'estero; esprime particolare preoccupazione per la più recente valutazione del quadro integrato di classificazione della sicurezza alimentare, secondo cui nello Yemen 50 000 persone vivrebbero in condizioni analoghe alla carestia – un dato che è destinato a triplicare entro giugno del 2021, anche nel caso in cui gli attuali livelli di assistenza dovessero rimanere costanti;
3. accoglie positivamente il fatto che, dal 2015, l'UE abbia fornito allo Yemen un contributo superiore a un miliardo di EUR in assistenza politica, umanitaria e allo sviluppo; si compiace del suo impegno a triplicare gli aiuti umanitari a favore dello Yemen nel 2021; è tuttavia preoccupato che ciò non sia sufficiente per far fronte alla portata delle sfide che lo Yemen si trova ad affrontare; deplora il fatto che, nel 2019, il deficit di finanziamento per lo Yemen abbia raggiunto il 50 %; ricorda che la portata e la gravità della crisi dovrebbero rappresentare il punto di partenza per le discussioni in materia di bilancio; invita l'UE a mobilitare risorse aggiuntive per far fronte alla situazione nello Yemen nell'ambito dell'esercizio di programmazione dello strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale; esorta più in generale la Commissione e gli Stati membri a guidare ulteriormente gli sforzi internazionali volti a intensificare gli aiuti umanitari, in particolare onorando gli impegni assunti nel giugno 2019 in occasione della conferenza dei donatori per il piano di risposta umanitaria a favore dello Yemen;
4. sottolinea il fatto che la diffusione della COVID-19 comporta ulteriori sfide impegnative per le infrastrutture sanitarie del paese, già al collasso, con centri sanitari che mancano delle attrezzature di base per il trattamento della COVID-19 e operatori sanitari che non ricevono dispositivi di protezione e, nella maggior parte dei casi, non percepiscono uno stipendio, motivo per cui molti di essi non si presentano al lavoro; invita tutti i donatori internazionali ad accrescere la fornitura di aiuti immediati per sostenere il sistema sanitario locale e aiutarlo a contenere la diffusione degli attuali focolai letali nello Yemen, in particolare quelli di COVID-19, malaria, colera e dengue; si rivolge all'UE e ai suoi Stati membri affinché facilitino l'accesso ai vaccini nello Yemen, ivi incluso nei campi di sfollati interni, attraverso lo strumento COVAX e nel quadro degli sforzi volti a garantire un accesso equo e globale ai vaccini contro la COVID-19, in particolare per le persone più vulnerabili;
5. sostiene gli sforzi profusi dall'inviato speciale per lo Yemen del Segretario generale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, volti a far progredire il processo politico e a pervenire a un immediato cessate il fuoco in tutto il paese; chiede che l'inviato speciale possa pienamente e liberamente accedere a tutte le parti del territorio yemenita; invita il VP/AR e tutti gli Stati membri a fornire sostegno politico all'inviato speciale Griffiths, al fine di raggiungere una soluzione negoziata e inclusiva; invita, a tal fine, il Consiglio "Affari esteri" a riesaminare e aggiornare le sue più recenti conclusioni sullo Yemen, del 18 febbraio 2019, affinché rispecchino l'attuale situazione nel paese; esorta l'UE e tutti gli Stati membri a continuare a dialogare con tutte le parti coinvolte nel conflitto e a ribadire che l'attuazione dell'accordo di Stoccolma e del progetto di dichiarazione politica delle Nazioni Unite sono passi necessari per un allentamento delle tensioni e un accordo politico;
6. è convinto che qualsiasi soluzione di lungo termine dovrebbe affrontare le cause soggiacenti dell'instabilità nel paese, nonché rispondere alle richieste e alle aspirazioni legittime del popolo yemenita; ribadisce il proprio sostegno a tutti gli sforzi politici pacifici volti a proteggere la sovranità, l'indipendenza e l'integrità territoriale dello Yemen; condanna le ingerenze straniere nello Yemen, inclusa la presenza sul terreno di truppe e mercenari stranieri; chiede il ritiro immediato di tutte le forze straniere al fine di agevolare il dialogo politico tra gli yemeniti;
7. invita tutte le parti del conflitto a rispettare i propri obblighi a norma del diritto internazionale umanitario e a porre fine a qualsiasi misura suscettibile di aggravare l'attuale crisi umanitaria; chiede che l'UE e gli Stati membri condannino con la massima fermezza le gravi violazioni del diritto internazionale umanitario commesse da tutte le parti del conflitto a partire dalla fine del 2014, inclusi gli attacchi aerei della coalizione a guida saudita che hanno provocato migliaia di vittime tra i civili, aggravato l'instabilità nel paese e colpito obiettivi non militari, come scuole, cisterne per l'acqua e matrimoni, e che condannino gli attacchi perpetrati dagli Houthi contro obiettivi sauditi sul territorio dello Yemen;
8. chiede all'Arabia Saudita di porre immediatamente fine ai blocchi delle navi che trasportano carburante destinato ai territori controllati dagli Houthi; ribadisce che tutte le parti devono astenersi con urgenza dall'affamare i civili come metodo di guerra, in quanto ciò costituisce una violazione del diritto internazionale umanitario a norma dell'articolo 8, paragrafo 2, lettera b), punto xxv), dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale; pone in evidenza la necessità di trovare un accordo fra entrambe le parti, settentrionali e meridionali, per quanto riguarda l'uso dei carburanti, in modo da attenuare la crisi economica, agricola, idrica, medica, energetica e dei trasporti, che è stata amplificata dal ricorso ai carburanti come arma di guerra economica;
9. condanna i recenti attacchi condotti dal movimento Houthi, sostenuto dall'Iran, nei governatorati di Ma'rib e Al-Jawf nonché i ripetuti tentativi di attacchi transfrontalieri sul territorio dell'Arabia Saudita, che minano gli sforzi globali della comunità internazionale volti a porre fine a questa guerra per procura nello Yemen;
10. sostiene tutte le misure volte a rafforzare il clima di fiducia con le parti in conflitto, con un'attenzione particolare per quelle in grado di attenuare immediatamente i bisogni umanitari, come la totale riapertura dell'aeroporto di Sana'a, la ripresa del pagamento dei salari, la messa in atto dei meccanismi che consentono un funzionamento duraturo del porto marittimo al fine di facilitare le importazioni di carburante e di cibo, e sforzi volti a fornire risorse e sostegno alla Banca centrale dello Yemen; invita l'Unione europea e tutti gli Stati membri a predisporre un pacchetto di salvataggio economico per lo Yemen, che comprenda iniezioni di valuta estera per contribuire a stabilizzare l'economia e il rial yemenita e prevenire ulteriori aumenti dei prezzi dei generi alimentari, nonché a garantire la disponibilità di riserve estere per sovvenzionare le importazioni commerciali di generi alimentari e combustibili e pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici;
11. deplora la mancanza di donne nel nuovo governo yemenita – il primo senza donne in 20 anni – e invita il governo dello Yemen ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la parità di rappresentanza, presenza e partecipazione delle donne nella sfera politica del paese;
12. sottolinea che gli esportatori di armi aventi sede nell'UE che alimentano il conflitto nello Yemen non rispettano vari criteri stabiliti dalla posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio sulle esportazioni di armi, che è giuridicamente vincolante; chiede nuovamente, a tale riguardo, un divieto a livello europeo per quanto concerne l'esportazione, la vendita, l'aggiornamento e la manutenzione di qualsiasi forma di equipaggiamento di sicurezza a destinazione dei membri della coalizione, compresi l'Arabia Saudita e gli Emirati arabi uniti, in considerazione delle gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale in materia di diritti umani commesse nello Yemen;
13. prende atto della decisione di numerosi Stati membri di imporre un divieto di esportazione delle armi verso l'Arabia Saudita e gli Emirati arabi uniti; sottolinea che le esportazioni di armi restano di competenza nazionale degli Stati membri; invita tutti gli Stati membri a interrompere l'esportazione di armi verso tutti i membri della coalizione a guida saudita; esorta il VP/AR a riferire sullo stato attuale della cooperazione militare e di sicurezza tra gli Stati membri e i membri della coalizione a guida saudita; condanna la fornitura di ingenti quantitativi di armi e componenti al movimento Houthi da parte di individui ed entità iraniani;;
14. si compiace del fatto che gli Stati Uniti abbiano temporaneamente sospeso la vendita all'Arabia Saudita di armi che vengono impiegate nel conflitto nello Yemen e di un pacchetto di jet F-35, del valore di 23 miliardi di USD, destinato agli Emirati arabi uniti, così come del fatto che l'amministrazione statunitense abbia recentemente annunciato che metterà presto fine al sostegno nei confronti delle operazioni offensive nel quadro della guerra nello Yemen, tra cui la consegna di missili guidati di precisione e la condivisione di informazioni di intelligence; accoglie con favore, in tal senso, il rinnovato impegno degli Stati Uniti a favore di una risoluzione diplomatica del conflitto, come dimostra la recente nomina di un inviato speciale degli Stati Uniti per lo Yemen;
15. invita tutte le parti del conflitto nello Yemen a mettere in atto una politica di selezione degli obiettivi per gli attacchi missilistici e con droni che rispetti il diritto internazionale in materia di diritti umani e il diritto internazionale umanitario; esorta il Consiglio, il VP/AR e gli Stati membri a ribadire la posizione dell'UE ai sensi del diritto internazionale e a garantire che gli Stati membri introducano garanzie atte ad assicurare che le informazioni di intelligence, le infrastrutture di comunicazione e le basi militari non siano utilizzate per agevolare esecuzioni extragiudiziarie; ribadisce la sua richiesta di adottare una decisione giuridicamente vincolante del Consiglio sull'utilizzo di droni armati e sul rispetto del diritto internazionale in materia di diritti umani e del diritto internazionale umanitario;
16. esprime profonda preoccupazione per la costante presenza nello Yemen di gruppi criminali e terroristici, tra cui Al-Qaeda nella penisola arabica e l'ISIS/Da'esh; esorta tutte le parti del conflitto ad agire con decisione contro tali gruppi; condanna tutti gli atti perpetrati da tutte le organizzazioni terroristiche;
17. accoglie con favore la decisione del nuovo governo degli Stati Uniti di revocare con urgenza la decisione della precedente amministrazione statunitense di designare il movimento Houthi, noto anche come Ansar Allah, come organizzazione terroristica straniera ed entità espressamente identificata come entità terroristica internazionale;
18. invita il Consiglio ad attuare pienamente la risoluzione 2216 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite identificando le persone che ostacolano la fornitura di assistenza umanitaria e quanti pianificano, dirigono o commettono atti che violano il diritto internazionale in materia di diritti umani o il diritto internazionale umanitario o atti che costituiscono violazioni dei diritti umani nello Yemen, e imponendo misure mirate nei loro confronti; ricorda che il comitato per le sanzioni non ha ritenuto necessario imporre sanzioni ad alcun membro della coalizione, malgrado le informazioni sulle reiterate violazioni della coalizione raccolte dal gruppo di eminenti esperti delle Nazioni Unite, che fornisce informazioni per contribuire alla piena attuazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;
19. lancia un forte appello affinché si ponga fine a tutte le forme di violenza sessuale e di genere nei confronti di donne e ragazze, incluse quelle che si trovano in stato di detenzione; invita, a questo proposito, l'Unione europea a predisporre finanziamenti specifici per le organizzazioni locali di donne e che si impegnano per i diritti delle donne, al fine di raggiungere meglio donne, ragazze e vittime sopravvissute alla violenza di genere, nonché per i programmi finalizzati alla resilienza e all'autonomia economica delle donne;
20. ribadisce che è imperativo proteggere i minori e garantire che possano esercitare appieno i loro diritti umani; invita, a tal proposito, tutte le parti belligeranti a porre fine al reclutamento e all'impiego dei bambini come soldati nel conflitto armato e a garantire inoltre la smobilitazione e il disarmo effettivo dei ragazzi e delle ragazze reclutati o utilizzati nelle ostilità, e le esorta a liberare quelli catturati e a cooperare con le Nazioni Unite al fine di attuare programmi efficaci per la loro riabilitazione, il loro recupero fisico e psicologico e il loro reinserimento nella società;
21. invita tutte le parti a porre immediatamente fine a ogni attacco contro la libertà di espressione, anche attraverso la detenzione, la sparizione forzata e l'intimidazione, e a rilasciare tutti i giornalisti e i difensori dei diritti umani detenuti per il solo fatto di aver esercitato i loro diritti umani;
22. è profondamente preoccupato per le segnalazioni di negazione della libertà di religione o di credo, compresi casi di discriminazione, detenzione illegale e uso della violenza, chiede il rispetto e la tutela del diritto alla libertà di espressione e di credo e condanna la discriminazione sulla base dell'appartenenza religiosa, in particolare di cristiani, ebrei, altre minoranze religiose e non credenti, segnatamente in relazione alla distribuzione dell'aiuto umanitario; chiede di liberare immediatamente e senza condizioni i seguaci della fede Baha'i che sono attualmente detenuti per aver praticato pacificamente la loro religione e sono oggetto di accuse punibili con la pena capitale, e di porre fine alla persecuzione nei loro confronti;
23. deplora i danni inflitti al patrimonio culturale yemenita dagli attacchi aerei della coalizione a guida saudita, compresa la città vecchia di Sana'a e la città storica di Zabid, così come il bombardamento del museo nazionale di Taiz e il saccheggio di manoscritti e cimeli della biblioteca storica di Zabid da parte del movimento Houthi; sottolinea che tutti i responsabili di tali atti devono essere chiamati a risponderne, conformemente alla Convenzione dell'Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato; chiede la sospensione dei diritti di voto dell'Arabia Saudita e degli Emirati arabi uniti negli organi direttivi dell'UNESCO, in attesa di un'indagine indipendente e imparziale sulle responsabilità di entrambi i paesi nella distruzione del patrimonio culturale; invita il Segretario generale delle Nazioni Unite a deferire la questione della protezione di tutti i siti culturali minacciati dal conflitto nello Yemen al Consiglio di sicurezza, in vista dell'adozione di una risoluzione in materia;
24. ribadisce l'urgente necessità di intraprendere una missione di valutazione e riparazione delle Nazioni Unite in relazione alla nave FSO Safer, che è attualmente abbandonata al largo del porto di Hodeidah e comporta un rischio immediato di grave catastrofe ambientale per la biodiversità e per la sussistenza delle comunità costiere locali del Mar Rosso; invita l'UE a fornire tutto il sostegno politico, tecnico e finanziario necessario affinché una squadra tecnica delle Nazioni Unite sia autorizzata a salire urgentemente a bordo della FSO Safer, al fine di prevenire una fuoriuscita di petrolio che potrebbe essere quattro volte peggiore rispetto allo storico sversamento della Exxon Valdez verificatosi in Alaska nel 1989;
25. esorta l'UE e gli Stati membri a servirsi di tutti gli strumenti disponibili per assicurare alla giustizia tutti i responsabili di gravi violazioni dei diritti umani; prende atto della possibilità di applicare il principio della giurisdizione universale ai fini delle indagini e delle azioni penali a carico dei responsabili di gravi violazioni dei diritti umani nello Yemen; chiede di fare ricorso al regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani per imporre sanzioni mirate, quali il divieto di viaggio e il congelamento dei beni, nei confronti dei funzionari di tutte le parti belligeranti, compresi l'Iran, l'Arabia Saudita e gli Emirati arabi uniti, coinvolti in gravi violazioni dei diritti umani nello Yemen; invita il VP/AR e gli Stati membri a sostenere la raccolta di prove da utilizzare in future azioni penali, nonché a valutare la possibilità di istituire una commissione indipendente che vigili su tale processo; è dell'opinione che le vittime di crimini atroci e le loro famiglie debbano ricevere sostegno in termini di accesso alla giustizia;
26. invita il Consiglio dei diritti umani a garantire che la situazione dei diritti umani nello Yemen rimanga all'ordine del giorno continuando a rinnovare il mandato del gruppo di eminenti esperti delle Nazioni Unite e assicurando che le risorse fornite al gruppo siano sufficienti per consentire l'efficace adempimento del suo mandato, anche raccogliendo, conservando e analizzando informazioni relative alle violazioni e ai crimini;
27. ribadisce il suo impegno a combattere l'impunità per i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e le violazioni gravi dei diritti umani in tutto il mondo, anche nello Yemen; ritiene che i soggetti responsabili di tali crimini dovrebbero essere debitamente perseguiti e processati; invita l'UE e gli Stati membri ad adottare misure risolute per il deferimento, da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, della situazione nello Yemen alla Corte penale internazionale e per l'ampliamento dell'elenco delle persone soggette a sanzioni da parte del Consiglio di sicurezza;
28. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, al Segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo, al Segretario generale della Lega degli Stati arabi, al governo dello Yemen, al governo del Regno dell'Arabia Saudita, al governo degli Emirati arabi uniti e al governo della Repubblica islamica dell'Iran.
— viste le sue precedenti risoluzioni sul Myanmar/Birmania e sulla situazione dei rohingya, in particolare quelle del 22 novembre 2012(1), del 20 aprile 2012(2), del 20 maggio 2010(3), del 25 novembre 2010(4), del 7 luglio 2016(5), del 15 dicembre 2016(6), del 14 settembre 2017(7), del 14 giugno 2018(8), del 13 settembre 2018(9) e del 19 settembre 2019(10),
— viste le conclusioni del Consiglio del 26 febbraio 2018 e del 10 dicembre 2018 sul Myanmar/Birmania,
— vista la decisione del Consiglio del 23 aprile 2020 di prorogare le misure restrittive vigenti nei confronti del Myanmar/Birmania per altri dodici mesi,
— visto il sesto dialogo Unione europea-Myanmar/Birmania in materia di diritti umani, svoltosi in videoconferenza il 14 ottobre 2020,
— vista la dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) del 1° febbraio 2021 sul Myanmar/Birmania,
— vista la dichiarazione sul Myanmar/Birmania del VP/AR a nome dell'Unione europea del 2 febbraio 2021,
— vista la relazione del Segretario generale del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale connessa ai conflitti, pubblicata il 23 marzo 2018 (S/2018/250),
— viste le relazioni del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani sul Myanmar/Birmania e sulla situazione dei diritti umani dei musulmani rohingya e di altre minoranze,
— vista la relazione della UNIFFM, del 22 agosto 2019, sulla violenza sessuale e di genere in Myanmar/Birmania e l'impatto di genere dei suoi conflitti etnici (A/HRC/42/CRP.4),
— viste le relazioni del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nel Myanmar/Birmania, dell'Ufficio dell'Alto Commissario per i diritti umani, nonché del meccanismo di vigilanza dell'ILO,
— vista l'ordinanza della Corte internazionale di giustizia del 23 gennaio 2020 relativa alla richiesta di misure provvisorie presentata dalla Repubblica della Gambia nella causa relativa all'applicazione della Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio (Gambia contro Myanmar/Birmania);
— visti le Convenzioni di Ginevra del 1949 e i relativi protocolli aggiuntivi,
— vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,
— visti la Convenzione delle Nazioni Unite del 1951 sullo status dei rifugiati e il relativo Protocollo del 1967,
— vista la Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio del 1948,
— visto l'articolo 25 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR) del 1966,
— vista la dichiarazione congiunta delle missioni diplomatiche in Myanmar/Birmania, del 29 gennaio 2021, sul sostegno alla transizione democratica del Myanmar/Birmania e sugli sforzi per promuovere la pace, i diritti umani e lo sviluppo nel paese,
— vista la dichiarazione rilasciata il 1° febbraio 2021 dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) sul Myanmar/Birmania,
— vista la dichiarazione dei ministri degli Esteri del G7 in data 3 febbraio 2021 sulla condanna del colpo di Stato in Myanmar/Birmania,
— visto il comunicato stampa del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sul Myanmar/Birmania, del 5 febbraio 2021,
— visto il comunicato stampa del Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, del 4 febbraio 2021,
— vista la dichiarazione rilasciata il 1º febbraio 2021 dal presidente dell'Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) sugli sviluppi in Myanmar/Birmania,
— visto l'ICCPR,
— viste le dichiarazioni del relatore speciale delle Nazioni Unite per il Myanmar/Birmania, Tom Andrews,
— visto l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,
A. considerando che il 1° febbraio 2021 le forze armate del Myanmar/Birmania, note come Tatmadaw, in palese violazione della Costituzione del paese, hanno arrestato il presidente Win Myint, il consigliere di Stato Aung San Suu Kyi e una serie di membri di spicco del governo, hanno preso il potere sui rami legislativo, giudiziario ed esecutivo del governo attraverso un colpo di Stato e hanno dichiarato lo stato di emergenza per un anno;
B. considerando che, in risposta al colpo di Stato, sono scoppiate proteste in varie città del Myanmar/Birmania; che, il 7 febbraio 2021, circa 100 000 persone hanno partecipato pacificamente a una manifestazione contro il colpo di Stato a Yangon; che, dal 1º febbraio 2021 a questa parte, circa 164 politici, funzionari governativi, rappresentanti della società civile, monaci e scrittori sono stati illegalmente arrestati o messi agli arresti domiciliari; che, in risposta alle continue proteste, l'8 febbraio l'esercito ha dichiarato la legge marziale nelle principali città del paese, imponendo un coprifuoco notturno e vietando tutti i raduni di più di cinque persone;
C. considerando che il partito Lega nazionale per la democrazia (NLD) è uscito vittorioso dalle elezioni parlamentari tenutesi l'8 novembre 2020, conquistando 396 seggi su 476 (circa l'83 % di tutti i seggi disponibili); che si tratta delle seconde elezioni svolte mediante votazione dopo quasi 50 anni di dittatura militare; che il partito della Solidarietà e dello sviluppo dell'Unione (USDP), sostenuto dal Tatmadaw, ha ottenuto solo 33 seggi; che il partito NLD ha ulteriormente rafforzato la propria percentuale di voti rispetto alle elezioni del 2015, che erano state le prime elezioni democratiche in Myanmar/Birmania dal 1990 e in occasione delle quali l'NLD si era aggiudicato 360 seggi mentre l'USDP ne aveva ottenuti 41; che le forze armate si erano già rifiutate di riconoscere le elezioni del 1990, durante le quali l'NLD aveva conquistato 392 seggi su 492;
D. considerando che l'affluenza alle urne in tutte le elezioni democratiche si è costantemente attestata a circa il 70 %, il che dimostra il sostegno alla democrazia da parte del popolo del Myanmar/Birmania;
E. considerando che il nuovo parlamento doveva riunirsi per la prima volta il giorno del colpo di Stato; che il colpo di Stato militare ignora la volontà democraticamente espressa dal popolo del Myanmar/Birmania e rispecchia l'intenzione del Tatmadaw di assumere nuovamente il pieno potere sul paese, proprio come ha fatto durante il suo governo militare che si è ufficialmente concluso nel 2012, ma che in realtà non è mai terminato; che le forze armate hanno dichiarato che dopo l'attuale stato di emergenza di un anno si terranno nuove elezioni, il che implica l'assenza di una rappresentanza parlamentare per tutto il periodo in questione;
F. considerando che, malgrado il colpo di Stato, 70 deputati eletti hanno prestato giuramento parlamentare il 4 febbraio 2021, impegnandosi a continuare a svolgere la funzione parlamentare e ad adempiere al loro mandato di rappresentanti del popolo;
G. considerando che il Tatmadaw, chiaramente consapevole del basso livello di sostegno di cui gode tra la popolazione, si è rifiutato di accettare i risultati elettorali e ha evocato una diffusa frode elettorale senza presentare alcuna prova; che la commissione elettorale del Myanmar/Birmania e gli osservatori elettorali non hanno confermato le accuse del Tatmadaw; che il Tatmadaw e il suo braccio politico, l'USDP, hanno espresso crescenti accuse di irregolarità elettorali nelle ultime settimane, invitando la commissione elettorale dell'Unione di Myanmar/Birmania a intervenire; che l'esercito organizza manifestazioni a sostegno delle stesse forze armate; che, secondo le stime, 1,5 milioni di elettori appartenenti a minoranze etniche nelle zone colpite da conflitti, per la maggior parte rohingya, non hanno potuto partecipare alle elezioni; che la legge sulla cittadinanza del Myanmar/Birmania dichiara i rohingya "non cittadini" o "residenti stranieri", privandoli della cittadinanza;
H. considerando che tale colpo di Stato costituisce una chiara violazione della Costituzione del Myanmar/Birmania del 2008; che la Costituzione del Myanmar/Birmania prevede che solo il presidente possa effettivamente porre fine al governo civile; che il colpo di Stato militare del 1º febbraio 2021 è pertanto incostituzionale, in quanto il presidente Win Myint è stato arrestato illegalmente;
I. considerando che il Tatmadaw ha nominato il generale Myint Swe presidente ad interim; che il comandante in capo dell'esercito, il generale Min Aung Hlaing, che figura negli elenchi di sanzioni internazionali a causa della sua partecipazione alla persecuzione della minoranza musulmana, rimarrà probabilmente il principale responsabile decisionale;
J. considerando che, dopo il colpo di Stato, il Tatmadaw ha gravemente limitato lo spazio per la società civile e ha imposto severe restrizioni ai media, tra cui l'oscuramento completo di Internet e delle piattaforme dei social media; che il Tatmadaw è accusato dagli osservatori internazionali di utilizzare notizie false per manipolare l'opinione pubblica sul colpo di Stato; che a livello nazionale sono state applicate restrizioni ai social media e la televisione trasmette esclusivamente il canale Myawaddy, di proprietà delle forze armate;
K. considerando che le forze armate hanno l'abitudine di escludere i rivali politici e i critici accusandoli di oscuri reati; che Aung San Suu Kyi è stata arrestata e successivamente accusata di aver importato illegalmente almeno 10 apparecchi walkie-talkie; che il deposto presidente Win Myint è stato arrestato il 1° febbraio 2021 per violazione delle norme di emergenza sul coronavirus ed è accusato di aver salutato un'automobile piena di sostenitori durante la campagna elettorale dell'anno scorso; che, qualora fossero giudicati colpevoli, sia Aung San Suu Kyi sia Win Myint potrebbero essere condannati a una pena detentiva di tre anni; che il possesso di precedenti penali potrebbe impedire loro di assumere nuovamente cariche pubbliche;
L. considerando che circa 100 gruppi hanno aderito al movimento di disobbedienza civile, che ha indetto scioperi in settori quali il servizio medico;
M. considerando che il Myanmar/Birmania ha una lunga storia di lotta democratica e di repressione militare; che, sin dalla sua indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1948, in particolare durante il lungo periodo compreso tra il 1962 e il 2015, le forze armate hanno mantenuto un rigido controllo sul potere, imponendo restrizioni a qualsiasi progresso democratico, comprese le organizzazioni della società civile, limitando i diritti umani e imprigionando attivisti dell'opposizione, tra cui Aung San Suu Kyi, vincitrice del premio Nobel per la pace del 1991, che è stata agli arresti domiciliari per gran parte del periodo compreso tra il 1989 e il 2010;
N. considerando che l'attuale costituzione è entrata in vigore nel 2008 e che, prima delle elezioni, le organizzazioni per i diritti umani avevano manifestato preoccupazione dal momento che garantisce il 25 % dei seggi del parlamento al Tatmadaw e conferisce quindi di fatto alle forze armate il potere di veto su qualsiasi ulteriore modifica costituzionale, per cui sarebbe necessario il 75 % dei voti; che la costituzione garantisce inoltre al Tatmadaw il pieno controllo delle forze di sicurezza, della polizia e dei ministeri degli Affari interni, della difesa e degli affari di frontiera;
O. considerando che, a seguito di una serie di proteste e di lotte interne, il paese ha iniziato ad aprirsi gradualmente alla democrazia all'inizio dello scorso decennio, il che ha comportato maggiori libertà civili, tra cui un lento progresso democratico, visibile nelle elezioni generali del 2015 e in diverse elezioni suppletive, tutte ampiamente vinte dal partito di opposizione NLD;
P. considerando che, data la delicata situazione generale, il Myanmar/Birmania, pur avendo un governo semi-democratico e civile dal 2015, è rimasto in una situazione fragile e tesa, dato che le forze favorevoli alla democrazia e il Tatmadaw, nonostante le opinioni ampiamente condivise su taluni progetti di sviluppo economico e riforme economiche, avevano visioni radicalmente diverse sul futuro percorso del paese;
Q. considerando che l'apertura democratica in Myanmar/Birmania, in corso dallo scorso decennio, era in gran parte riconducibile alla necessità di uno sviluppo economico del paese, dal momento che subiva da tempo severe sanzioni internazionali a causa del suo regime militare e della sua pessima situazione in materia di diritti umani; che, a seguito delle caute riforme democratiche, alcune sanzioni internazionali sono state lentamente revocate, il che ha pertanto consentito lo sviluppo economico a vantaggio di una gran parte della popolazione del Myanmar/Birmania; che il colpo di Stato ripristina la situazione precedente i processi di democratizzazione e compromette le condizioni per la concessione delle preferenze previste dal regime "Tutto tranne le armi" (Everything But Arms, EBA);
R. considerando che le violazioni dei diritti umani, in particolare ai danni della minoranza musulmana in Myanmar/Birmania – segnatamente i rohingya – che il governo del Myanmar/Birmania non ha riconosciuto come gruppo etnico del paese, sono proseguite dopo l'apertura democratica e, nel 2017, sono sfociate in atrocità, definite dalle Nazioni Unite come pulizia etnica, portando a un esodo massiccio di rifugiati verso il vicino Bangladesh; che la minoranza rohingya, nonostante i numerosi appelli della comunità internazionale, continua ancora oggi ad essere perseguitata in Myanmar/Birmania;
S. considerando che il governo del Myanmar/Birmania ha ampiamente ignorato gli appelli internazionali a porre fine alla pulizia etnica dei rohingya e a migliorare la loro situazione; che, di conseguenza, nel settembre 2019 il Parlamento ha infine sospeso Aung San Suu Kyi, allora consigliere di Stato e ministro degli affari Esteri del Myanmar/Birmania, dalle attività della comunità del premio Sacharov per i diritti umani per non essere intervenuta contro tali violazioni comprovate dei diritti umani; che da allora sono state imposte sanzioni internazionali per violazioni dei diritti umani nei confronti delle forze armate e, tra gli altri, del comandante in capo al potere, Generale Min Aung Hlaing;
T. considerando che in Myanmar/Birmania vi sono numerosi gruppi etnici, tra cui rohingya, karen, rakhine, shan e chin; che i conflitti interni hanno provocato la tragica perdita di migliaia di vite umane negli ultimi decenni; che i recenti scontri nello Stato di Karen hanno causato lo sfollamento di 4.000 persone nel solo periodo dal dicembre 2020 ad oggi; che negli ultimi anni l'esercito avrebbe commesso gravi violazioni dei diritti umani e atrocità, tra cui stupri e crimini di guerra, inducendo la Corte penale internazionale (CPI) ad avviare un'indagine con particolare riguardo alla situazione della minoranza rohingya; che l'IIFFMM ha chiesto di indagare e rinviare a giudizio il Generale Min Aung Hlaing per genocidio nel nord dello Stato di Rakhine, nonché per crimini contro l'umanità e crimini di guerra negli Stati di Rakhine, Kachin e Shan;
U. considerando che l'ordinanza della Corte internazionale di giustizia (CIG) del 23 gennaio 2020 ha fatto riferimento a misure provvisorie nella causa presentata dalla Repubblica della Gambia contro il Myanmar/Birmania riguardo alla convenzione sul genocidio e ai rohingya; che il governo del Myanmar/Birmania, difeso da Aung San Suu Kyi dinanzi alla CIG, ha definito le accuse di genocidio un quadro fuorviante e oggettivamente incompleto della situazione; che lo stesso governo ha adottato un numero limitato di misure per contrastare le violazioni dei diritti umani attraverso diverse direttive presidenziali; che non ha ancora modificato né abrogato leggi fondamentali che facilitano la discriminazione nei confronti dei rohingya, tra cui la legge sulla cittadinanza del 1982;
V. considerando che l'UE ha chiesto ripetutamente che i responsabili di tali reati rispondano dei loro atti e ha sostenuto le risoluzioni adottate dall'UNHRC il 27 settembre 2018 e dal Terzo comitato dell'Assemblea generale dell'ONU il 16 novembre 2018; che i più alti esponenti militari che hanno sovrinteso agli attacchi contro la popolazione rohingya conservano il loro posto e hanno partecipato al colpo di Stato; considerando che il Parlamento ha condannato in numerose occasioni le violazioni dei diritti umani e gli attacchi sistematici e diffusi contro la popolazione rohingya;
W. considerando che dal 2013 l'Unione europea sostiene politicamente e finanziariamente il processo di transizione democratica del Myanmar/Birmania e ha profuso enormi sforzi per promuovere la pace, i diritti umani e lo sviluppo nel paese; che nell'ottobre 2015 l'UE ha firmato, in veste di testimone internazionale, l'accordo di cessate il fuoco a livello nazionale, a dimostrazione del suo ruolo chiave nel sostenere il processo di pace; che l'Unione ha stanziato 688 milioni di EUR a sostegno dello sviluppo in Myanmar/Birmania durante il periodo 2014-2020; che il Myanmar/Birmania beneficia di preferenze commerciali nell'ambito del regime EBA, che consente l'accesso al mercato unico dell'UE in esenzione da dazi e contingenti; che il processo di dialogo rafforzato in ambito EBA era già stato avviato nel 2018, incentrandosi sul rispetto delle convenzioni in materia di diritti umani e diritti del lavoro;
X. considerando che il 23 aprile 2020 il Consiglio ha prorogato di un anno, fino al 30 aprile 2021, le misure restrittive imposte al Myanmar/Birmania, tra cui il congelamento dei beni e i divieti di viaggio nei confronti di 14 alti funzionari militari, guardie di frontiera e ufficiali di polizia del Myanmar/Birmania responsabili di violazioni dei diritti umani commesse contro la popolazione rohingya, le minoranze etniche dei villaggi e i civili negli Stati di Rakhine, Kachin e Shan; che non è stata imposta alcuna misura restrittiva nei confronti del Generale Min Aung Hlaing o del vice comandante in capo, Generale Soe Win;
Y. considerando che, secondo le stime, circa 600 000 rohingya sono rimasti nello Stato di Rakhine, dove subiscono continue politiche e pratiche discriminatorie, sistematiche violazioni dei loro diritti fondamentali e arresti arbitrari, e dove sono confinati in campi sovraffollati e privati della libertà di circolazione e hanno un accesso estremamente limitato all'istruzione e all'assistenza sanitaria;
Z. considerando che il Fondo monetario internazionale (FMI) aveva erogato al Myanmar/Birmania 350 milioni di dollari statunitensi (USD) di finanziamenti di emergenza per il coronavirus la settimana precedente il colpo di Stato;
AA. considerando che il Tatmadaw e i suoi generali sono ampiamente accusati di corruzione e intimamente connessi all'economia del Myanmar/Birmania, dal momento che detengono potenti conglomerati, controllano il commercio del paese di prodotti pregiati come giada e legname, gestiscono infrastrutture quali porti e dighe, oltre a banche, assicurazioni, ospedali, palestre e i mezzi d'informazione; che il golpe militare mette a repentaglio la continuità degli investimenti, del turismo e dei finanziamenti internazionali;
AB. considerando che il colpo di Stato ha suscitato condanne, critiche e preoccupazioni da parte di un'ampia gamma di soggetti internazionali come Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, India, Australia e Canada; che il presidente dell'ASEAN ha rilasciato una dichiarazione che incoraggia "il dialogo, la riconciliazione e il ritorno alla normalità"; che il 5 febbraio 2021 il Presidente indonesiano, Joko Widodo, e il Primo ministro malese, Muhyiddin Yassin, hanno chiesto una riunione specifica dell'ASEAN sulla questione;
AC. considerando che il Segretario generale delle Nazioni Unite, Guterres. ha definito il colpo di Stato "assolutamente inaccettabile"; che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha rilasciato un comunicato stampa esprimendo "profonda preoccupazione" per il colpo di Stato militare nel Myanmar/Birmania, chiedendo l'immediata liberazione della leader eletta del paese, Aung San Suu Kyi, e del Presidente Win Myint; che la Cina e la Russia hanno impedito l'adozione di un testo più risoluto da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; che il 7 febbraio 2021 il relatore speciale delle Nazioni Unite per il Myanmar/Birmania, Tom Andrews, ha pubblicato una dichiarazione in cui esortava il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, tra gli altri soggetti interessati, a convocare immediatamente una sessione speciale;
AD. considerando che la terza Camera preliminare della Corte penale internazionale ha deciso, il 14 novembre 2019, di autorizzare un'indagine sul reato di espulsione dei rohingya dal Myanmar/Birmania al Bangladesh; considerando che, secondo la più recente relazione della UNIFFM, del 16 settembre 2019, le azioni del governo del Myanmar/Birmania continuano a iscriversi nel quadro di un attacco diffuso e sistematico ai rohingya rimasti nello Stato di Rakhine, e costituiscono atti persecutori e altri crimini contro l'umanità;
1. esprime solidarietà e sostegno al popolo del Myanmar/Birmania nella sua lotta pacifica e legittima per la democrazia, la libertà e i diritti umani;
2. condanna fermamente in quanto colpo di Stato la presa di potere militare orchestrata il 1° febbraio 2021 dal Tatmadaw sotto la guida del generale Min Aung Hlaing e invita il Tatmadaw a rispettare pienamente l'esito delle elezioni democratiche del novembre 2020 e, al fine di non compromettere tutti i progressi democratici conseguiti negli ultimi anni, a reintrodurre immediatamente il governo civile, porre fine allo stato di emergenza e consentire a tutti i parlamentari eletti di assumere il proprio mandato al fine di ripristinare l'ordine costituzionale e le norme democratiche; esorta l'UE, i suoi Stati membri e la comunità internazionale a non riconoscere i vertici dell'esercito del Myanmar/Birmania, inclusi il generale Min Aung Hlaing, il generale Soe Win e il presidente ad interim Myint Swe, e ad agire di conseguenza;
3. chiede il rilascio immediato e incondizionato del presidente Win Myint, della consigliera di Stato Aung San Suu Kyi e di tutte le altre persone che sono state illegalmente arrestate con il pretesto di false elezioni, di risultati elettorali fraudolenti o sulla base di altre accuse infondate del tutto prive di merito; ricorda al Tatmadaw che questo tipo di accuse riduce ulteriormente la sua credibilità interna e internazionale; sottolinea che l'esercito del Myanmar/Birmania deve chiarire su quale base giuridica le persone arrestate siano state incarcerate e deve altresì garantire il pieno rispetto dei loro diritti, compresa la protezione contro i maltrattamenti, e che abbiano accesso ad avvocati di loro scelta e alle loro famiglie;
4. denuncia la repressione degli attivisti indipendenti come pure delle organizzazioni dei media e della società civile messa in atto dal Tatmadaw in seguito al colpo di Stato; chiede l'immediato rilascio di tutti gli attivisti della società civile, i monaci e i giornalisti arrestati unicamente per aver espresso dissenso e insiste sul fatto che il loro diritto di protestare pacificamente contro questo colpo di Stato illegittimo non può essere ostacolato e che i civili non devono essere oggetto di rappresaglie in nessuna forma;
5. valuta positivamente l'organizzazione delle seconde elezioni generali democratiche in Myanmar/Birmania l'8 novembre 2020 e chiede a tutte le parti di rispettare rigorosamente la volontà del popolo; esorta tutte le parti a favorire la ripresa della transizione democratica in Myanmar/Birmania; insiste che entrambe le camere dell'Assemblea dell'Unione devono essere convocate immediatamente per consentire le relative procedure di insediamento e la nomina delle massime cariche del paese, in particolare il presidente, i vicepresidenti e il nuovo governo civile, in modo pienamente trasparente e democratico; ribadisce l'offerta avanzata dal VP/AR, in cui afferma che l'Unione europea è pronta a sostenere il dialogo con tutte le principali parti interessate che desiderino risolvere la situazione in buona fede e ripristinare l'ordine costituzionale nel Myanmar/Birmania;
6. invita il Tatmadaw a rispettare l'esito delle elezioni generali dell'8 novembre 2020, a porre immediatamente fine allo stato di emergenza e a trasferire il potere alle autorità civili elette; ricorda che qualsiasi accusa di irregolarità delle elezioni deve essere suffragata da prove ed essere oggetto di indagine attraverso gli opportuni canali democratici, assicurando il pieno rispetto della decisione delle autorità legittime; ritiene che l'attuale Commissione elettorale dell'Unione nominata dal Tatmadaw il 3 febbraio 2021 sia illegittima e non sia idonea a certificare l'esito di elezioni passate o future; insiste sulla necessità di reintegrare senza indugio la precedente Commissione elettorale dell'Unione;
7. esorta l'esercito e il governo democraticamente eletto del Myanmar/Birmania, sotto la guida del presidente Win Myint, ad avviare un processo libero ed equo di elaborazione e attuazione di una nuova Costituzione insieme al popolo del Myanmar/Birmania, al fine di realizzare una vera democrazia e uno Stato che operi per il benessere e la prosperità di tutti i suoi cittadini, garantendo in particolare il riconoscimento e la rappresentanza di tutti i gruppi etnici nel Myanmar/Birmania, compresi i rohingya, e che assicuri la sicurezza, la libertà, l'armonia e la pace per tutti;
8. critica fortemente la restrizione dei diritti civili e umani nonché le restrizioni alla libertà di espressione e di riunione e in tale contesto condanna fermamente anche la limitazione della libertà dei media attraverso la chiusura di internet e la limitazione e il blocco delle piattaforme dei media sociali quali Facebook e Twitter;
9. sottolinea che il blocco delle telecomunicazioni rappresenta un'ulteriore minaccia per la popolazione, oltre alla pandemia di COVID-19 in corso, come pure l'attuale conflitto interno cui prendono parte gruppi armati e che mette a repentaglio i civili in diverse parti del paese; sottolinea, pertanto, che la totalità dei servizi telefonici e internet deve riprendere immediatamente;
10. sottolinea la dichiarazione rilasciata dal VP/AR, nella quale ha dichiarato che l'Unione europea si aspetta che la sicurezza dei cittadini del Myanmar/Birmania e dei suoi Stati membri sia sempre garantita e che l'UE prenderà in considerazione tutte le opzioni a sua disposizione per garantire il mantenimento della democrazia;
11. plaude al popolo del Myanmar/Birmania che ha subito decenni di governo militare e, pur avendo beneficiato soltanto di libertà democratiche limitate, porta avanti la causa di un Myanmar/Birmania democratico e si congratula per l'impressionante affluenza alle urne, pari a circa il 70 %, alle elezioni del 2020, che è un chiaro indicatore della volontà dei suoi cittadini di partecipare al governo democratico del loro paese;
12. ribadisce il suo fermo sostegno ai difensori della società civile e della democrazia nel Myanmar/Birmania e invita l'UE e le sue istituzioni a proseguire gli sforzi volti al progresso della società civile, nonostante le limitazioni attuali e probabilmente ancora in corso imposte dall'attuale governo militare;
13. ribadisce la sua convinzione fondamentale secondo cui la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani sono fondamentali per conseguire una crescita economica e una prosperità sostenibili e realmente inclusive;
14. ribadisce che, nonostante la sua incapacità di condannare adeguatamente le violazioni dei diritti umani nei confronti delle minoranze in Myanmar/Birmania, Aung San Suu Kyi continua a essere il simbolo del popolo del Myanmar/Birmania per quanto riguarda le aspirazioni e le ambizioni democratiche per un futuro più giusto e democratico;
15. esprime preoccupazione per l'aumento del livello di informazioni falsificate e manipolate diffuse dal Tatmadaw nel Myanmar/Birmania e considera la crescente presenza di tali notizie false nel Myanmar/Birmania come una preoccupante tendenza;
16. rammenta che il Myanmar/Birmania è tenuto a rispettare i propri obblighi e impegni in materia di principi democratici e diritti umani, che costituiscono una componente essenziale del programma "Tutto tranne le armi" (EBA); esorta la Commissione ad avviare un'indagine a norma dell'articolo 19, paragrafo 1, lettera a), del regolamento SPG al fine di sospendere le preferenze commerciali di cui il Myanmar/Birmania beneficia in taluni settori specifici, con particolare riferimento alle società detenute dai membri dell'esercito, e a tenere debitamente informato il Parlamento; esorta l'UE e i suoi Stati membri a esercitare maggiori pressioni sul Tatmadaw e ad adottare tutte le misure a propria disposizione per garantire il ritorno dei poteri alle autorità elette; invita la Commissione, senza escludere l'eventualità di misure tra cui la preparazione di sanzioni nei confronti dei responsabili del colpo di Stato, a preparare provvedimenti punitivi graduali per reagire adeguatamente alle violazioni esistenti e a eventuali ulteriori violazioni, tenendo conto nel contempo degli effetti positivi delle preferenze commerciali precedentemente concesse sulla società civile e sull'economia civile;
17. esorta la Commissione a formulare con urgenza orientamenti rivolti alle imprese con sede nell'UE per allertarle sui rischi in materia di diritti umani, reputazione e legalità insiti nell'intrattenere rapporti commerciali con le forze armate del Myanmar/Birmania; esorta vivamente le imprese stabilite nell'UE a esercitare un'attenta dovuta diligenza in materia di diritti umani e a garantire di non avere legami con le forze di sicurezza del Myanmar/Birmania, con loro singoli membri o con entità da esse possedute o controllate, e di non contribuire, direttamente o indirettamente, alla repressione militare della democrazia e dei diritti umani; invita le imprese stabilite nell'UE, comprese le imprese madri e figlie, a rivalutare con urgenza le loro relazioni commerciali in Myanmar/Birmania e a sospendere qualsiasi eventuale relazione con società collegate alle forze armate; fa riferimento agli attuali preparativi riguardo a una legislazione dell'UE in materia di dovere di diligenza delle imprese che preveda obblighi di dovuta diligenza nel settore dei diritti umani per le imprese dell'UE e per quelle operanti nel mercato unico, in modo da garantire che le imprese che contribuiscono o sono collegate a violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario in Myanmar/Birmania siano chiamate a rispondere delle loro azioni ai sensi della legislazione nazionale;
18. invita le istituzioni dell'UE e le altre organizzazioni finanziarie internazionali a monitorare attentamente le attività finanziarie del Tatmadaw e dei suoi membri e a definire il tipo di misure appropriate che potrebbero essere adottate qualora la situazione in Myanmar/Birmania non dovesse migliorare o addirittura dovesse peggiorare ulteriormente;
19. invita l'UE e gli Stati membri a promuovere il coordinamento internazionale al fine di impedire l'esportazione illegale di merci non autorizzate dal Myanmar/Birmania, soprattutto a vantaggio economico delle forze armate, e a porre fine alla produzione di beni illegali, con particolare riferimento allo sfruttamento di risorse naturali, come ad esempio il legname raccolto illegalmente;
20. invita il Consiglio a rivedere, ed eventualmente modificare, l'embargo dell'UE sugli armamenti nei confronti del Myanmar/Birmania al fine di garantire che le apparecchiature di sorveglianza e i prodotti a duplice uso che possono essere utilizzati dall'esercito nella repressione dei diritti e del dissenso siano coperti dall'embargo;
21. invita l'UE a portare avanti i programmi di aiuto rivolti ai cittadini e a fornire un sostegno maggiore laddove necessario alla luce della crisi attuale, in particolare nei settori dell'assistenza umanitaria e delle iniziative di sostegno alla democrazia; plaude alla decisione del 1° luglio 2020 in virtù della quale Austria, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Polonia hanno sospeso il pagamento del debito del Myanmar/Birmania per un importo pari a 98 milioni di USD, nell'ottica di aiutare il paese a gestire il grave impatto della pandemia di COVID-19; esorta gli Stati membri a garantire che gli aiuti allo sviluppo non siano erogati attraverso i canali governativi del Myanmar/Birmania, attualmente controllati dal Tatmadaw;
22. è del parere che l'ASEAN, qualora necessario, possa canalizzare gli aiuti della comunità internazionale destinati al Myanmar/Birmania, come ha fatto quando il ciclone Nargis ha devastato il paese nel 2008; incoraggia inoltre l'ASEAN a svolgere un ruolo attivo di mediazione nella crisi in atto in Myanmar/Birmania; ritiene che le missioni di osservazione elettorale possano rappresentare per l'ASEAN uno strumento efficace per sostenere il consolidamento democratico nei suoi Stati membri, dato che tali missioni conferiscono maggiore legittimità al processo elettorale;
23. invita il VP/AR ad avviare uno stretto dialogo con i partner che condividono gli stessi principi, quali Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, India, Australia, Canada e, in particolare, i membri dell'ASEAN, e a collaborare strettamente con loro nel razionalizzare le posizioni e le iniziative al fine di adoperarsi per il ripristino di un governo civile in Myanmar quanto prima possibile;
24. invita a concedere immediatamente un accesso senza restrizioni all'intero territorio del Myanmar/Birmania agli osservatori umanitari internazionali, tra cui il rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Myanmar/Birmania e le procedure speciali del Consiglio dei diritti umani; plaude alla stretta cooperazione tra l'UE e le Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali per quanto riguarda il Myanmar/Birmania;
25. accoglie con favore la dichiarazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in cui si chiede l'immediato rilascio di tutte le persone detenute; invita il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad adottare quanto prima una risoluzione che denunci il golpe del Tatmadaw e preveda conseguenze chiare, vincolanti e applicabili qualora il Tatmadaw continui a violare i processi democratici;
26. invita l'UE e i suoi Stati membri a promuovere l'adozione di una risoluzione sul Myanmar/Birmania in occasione della prossima sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite;
27. invita inoltre la Cina e la Russia a impegnarsi attivamente nella diplomazia internazionale e ad assumersi le proprie responsabilità in qualità di membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e si aspetta che svolgano un ruolo costruttivo nell'esaminare la situazione in Myanmar/Birmania;
28. plaude al Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, per essersi espresso con fermezza sulle azioni delle forze armate del Myanmar/Birmania e si compiace della dichiarazione del presidente dell'ASEAN sugli sviluppi nella Repubblica dell'Unione di Myanmar, che ha sottolineato l'importanza di "osservare i principi della democrazia, dello Stato di diritto e del buon governo, del rispetto e della tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali";
29. ricorda la natura multietnica del Myanmar/Birmania ed esorta il Tatmadaw a rispettare pienamente i diritti inalienabili di ciascuna etnia, e sottolinea che l'Unione europea continuerà a monitorare da vicino le azioni dei vertici dell'esercito nei confronti delle minoranze, in particolare i rohingya, che in passato hanno già subito enormi crudeltà; esprime, a tale proposito, la sua gratitudine e il suo rispetto al governo e alla popolazione del Bangladesh, che hanno accolto e continuano ad accogliere circa un milione di rifugiati rohingya provenienti dal Myanmar/Birmania; sottolinea con fermezza che il Myanmar/Birmania ha in ultima analisi la responsabilità per tali rifugiati e deve garantirne il rimpatrio e la reintegrazione nel paese in modo sicuro, umano e ordinato; chiede un accesso umanitario pieno e senza ostacoli al Myanmar/Birmania;
30. ribadisce la sua ferma condanna di tutte le violazioni dei diritti umani, passate e presenti, e gli attacchi diffusi e sistematici, tra cui uccisioni, vessazioni, stupri e distruzione di proprietà, che, secondo la documentazione della missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti sul Myanmar/Birmania e dell'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHCHR), costituiscono un genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra perpetrati dalle forze armate contro la popolazione rohingya; sottolinea che il Tatmadaw ha violato in modo costante il diritto internazionale in materia di diritti umani e il diritto internazionale umanitario;
31. accoglie positivamente la decisione del Consiglio "Affari esteri" dell'UE di reintrodurre e prorogare le sanzioni del 2018 nei confronti del personale militare e dei funzionari del Tatmadaw, della guardia di frontiera e della polizia responsabili di gravi violazioni dei diritti umani ai danni dei rohingya e si attende che tali individui siano oggetto di un monitoraggio costante nel quadro del regime di sanzioni;
32. ribadisce il suo appoggio alla decisione del procuratore capo della Corte penale internazionale di avviare un'indagine preliminare sui crimini compiuti contro i rohingya e rinnova il suo sostegno a qualsiasi iniziativa adeguata che contribuisca a garantire che i responsabili di atrocità, tra cui il generale Min Aung Hlaing e il generale Soe Win, siano chiamati a rispondere delle loro azioni;
33. esorta il Consiglio a modificare il mandato dell'attuale regime di misure restrittive per includere le violazioni della democrazia e a estendere le sanzioni mirate all'intera dirigenza dell'esercito del Myanmar/Birmania, compresi tutti coloro che hanno preso parte al colpo di Stato e altri soggetti giuridici direttamente appartenenti a chi è coinvolto nel colpo di Stato;
34. valuta molto favorevolmente il ruolo guida di cui ha dato prova l'UE nell'istituzione del meccanismo investigativo indipendente delle Nazioni Unite per il Myanmar/Birmania (IIMM), al fine di raccogliere, consolidare, preservare e analizzare le prove delle più gravi violazioni e dei più gravi crimini internazionali commessi in Myanmar/Birmania dal 2011; esorta il Myanmar/Birmania a cooperare con gli sforzi internazionali volti a garantire l'assunzione di responsabilità, anche consentendo infine all'IIMM il pieno accesso al paese; invita l'UE, i suoi Stati membri e la comunità internazionale a garantire che l'IIMM disponga del sostegno necessario, anche in termini finanziari, per adempiere al suo mandato;
35. invita il VP/AR e gli Stati membri a seguire da vicino la situazione in Myanmar/Birmania e invita il VP/AR a riferire periodicamente alla commissione per gli affari esteri del Parlamento al fine di garantire un dialogo parlamentare adeguato su questa situazione importante e preoccupante;
36. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al legittimo presidente e al legittimo governo del Myanmar/Birmania, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alla Commissione, al rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri dell'UE, ai governi e ai parlamenti degli Stati Uniti, del Regno Unito, del Giappone, dell'India, dell'Australia, del Canada e degli Stati membri dell'ASEAN, al Segretario generale dell'ASEAN, alla commissione intergovernativa dell'ASEAN sui diritti umani, al relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Myanmar/Birmania, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati e al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, al Pyidaungsu Hluttaw (Assemblea dell'Unione di Myanmar), al presidente, alla consigliera di Stato e alle forze armate del Myanmar/Birmania.
– vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,
– vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,
– visti i principi e gli orientamenti sul diritto a un giusto processo e all'assistenza legale in Africa,
– vista la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti,
– visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici, ratificato dal Ruanda nel 1975,
– viste le regole minime standard delle Nazioni Unite per il trattamento dei detenuti (le "regole Nelson Mandela"), rivedute nel 2015,
– vista la dichiarazione di Kampala sulle condizioni carcerarie in Africa,
– viste le lettere inviate dall'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), in data 30 settembre 2020, ai governi del Ruanda e degli Emirati arabi uniti sui mandati del relatore speciale sulla tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, del gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria, del gruppo di lavoro sulle sparizioni forzate o involontarie e del relatore speciale per la promozione e tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella lotta al terrorismo,
– visto l'accordo di Cotonou,
– visto l'esito della revisione periodica universale sul Ruanda del 25 gennaio 2021 in seno al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra,
– visto il piano d'azione dell'Unione europea per i diritti umani e la democrazia (2020-2024),
– vista la convenzione di Vienna del 1963 sulle relazioni consolari,
– vista la dichiarazione di Human Rights Watch, del 10 settembre 2020, dal titolo "Rwanda: Rusesabagina was forcibly disappeared" (Ruanda: Rusesabagina è fatto scomparire con la forza),
– vista la dichiarazione di Human Rights Watch, del 1° febbraio 2021, dal titolo "UN: Countries call out Rwanda’s rights record", (Nazioni Unite: i paesi denunciano la situazione dei diritti in Ruanda),
– visti l'articolo 144, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,
A. considerando che le rigorose leggi del Ruanda sui media, imposte all'indomani del genocidio del 1994, continuano ad avere effetti negativi sulla libertà di espressione sotto la presidenza di Paul Kagame; che il governo ha arrestato, detenuto e perseguito i detrattori e gli oppositori del governo in occasione di processi di matrice politica in Ruanda e ha ripetutamente minacciato altri al di fuori dal paese, alcuni dei quali sono stati attaccati fisicamente e persino uccisi;
B. considerando che il Ruanda, con un punteggio di libertà globale pari a 22 su 100(1), è classificato come paese "non libero"; che la repressione transfrontaliera del Ruanda è eccezionalmente estesa in termini di tattiche, obiettivi e portata geografica e comprende minacce digitali, attacchi spyware, intimidazioni e molestie nei confronti dei familiari, controlli della mobilità, consegne e omicidi; che, dal 2014, il governo ha attaccato fisicamente ruandesi in almeno sette paesi;
C. considerando che il genocidio dei tutsi in Ruanda, che ha fatto tra 800 000 e 1 milione di vittime, massacrate in condizioni atroci per il solo fatto di essere tutsi, e che è stato accompagnato dal massacro degli hutu che si erano opposti a tale sterminio, continua a pesare in modo duraturo sul paese e sull'intera regione;
D. considerando che il genocidio ruandese e la guerra civile del 1994 continuano ad avere conseguenze negative sulla stabilità della regione;
E. considerando che il difensore dei diritti umani Paul Rusesabagina, cittadino belga e residente negli Stati Uniti, critico accanito del presidente Paul Kagame e del Fronte patriottico ruandese (RPF) al potere, è stato arrestato a Kigali il 31 agosto 2020 con 13 capi d'accusa, tra cui finanziamento del terrorismo, rapina a mano armata, rapimento, incendio doloso, tentato omicidio, violenza e aggressione; che quattro di queste accuse sono state ritirate e che le accuse rimanenti si riferiscono a fatti avvenuti nel distretto di Nyaruguru nel giugno 2018 e nel distretto di Nyamagabe nel dicembre 2018;
F. considerando che Rusesabagina è stato direttore dell'Hôtel des Mille Collines a Kigali durante il genocidio del 1994, dove ha offerto rifugio e protezione a 1 268 tutsi e hutu moderati in fuga dal massacro; che Paul Rusesabagina è un attivista per i diritti umani la cui storia ha ispirato il film Hotel Rwanda; che per questi lodevoli sforzi nel 2005 è stato insignito della medaglia presidenziale per la libertà;
G. considerando che nel 2006 Paul Rusesabagina ha istituito il partito politico PDR-Ihumure e attualmente presiede il Movimento per il cambiamento democratico, una coalizione cui appartiene il PDR-Ihumure; che il Fronte di liberazione nazionale (FLN), ala armata del PDR-Ihumure, ha rivendicato una serie di attacchi armati sferrati nel 2018;
H. considerando che il 27 agosto 2020 Paul Rusesabagina è stato trasferito con la forza da Dubai a Kigali in circostanze incerte ed è ricomparso solo il 31 agosto 2020 presso la sede dell'Ufficio investigativo del Ruanda; che, secondo quanto riferito dal tribunale ruandese, Rusesabagina è stato arrestato all'aeroporto internazionale di Kigali, contraddicendo un precedente rapporto della polizia che affermava che l'arresto era avvenuto grazie alla "cooperazione internazionale"; che le autorità degli Emirati arabi uniti negano qualsiasi coinvolgimento nel suo trasferimento e nel suo successivo arresto; che l'arresto e il trasferimento legittimi di un indagato da un paese all'altro ai fini di un procedimento penale dovrebbero essere condotti nell'ambito di una procedura di estradizione controllata da un tribunale indipendente;
I. considerando che a Paul Rusesabagina è stato negato l'accesso a un difensore di sua scelta; che gli avvocati internazionali da lui scelti per la difesa si vedono ancora negare le autorizzazioni necessarie a rappresentarlo;
J. considerando che l'atto di accusa di Paul Rusesabagina, il fascicolo della causa e altri documenti necessari per la preparazione della sua difesa sono stati confiscati il 23 dicembre 2020 dal direttore del carcere di Mageragere; che il direttore della prigione è stato arrestato l'8 febbraio 2021; che il processo a carico di Rusesabagina e di altre 19 persone accusate di avere legami con organizzazioni terroristiche è stato rinviato al 17 febbraio 2021; che la ragione ufficiale di tale rinvio è l'incapacità del governo ruandese di incontrare i propri consulenti legali a causa delle restrizioni legate alla COVID-19;
K. considerando che la famiglia di Rusesabagina è estremamente preoccupata per il suo stato di salute, in quanto è sopravvissuto al cancro e soffre di una malattia cardiovascolare per la quale assume farmaci soggetti a prescrizione medica; che i farmaci inviati dalla sua famiglia mediante una busta diplomatica dell'ambasciata belga in Ruanda non sarebbero mai stati somministrati a Rusesabagina; che riceve medicinali prescritti da un medico ruandese senza sapere il tipo di sostanze di cui sono composti;
1. condanna la sparizione forzata, la consegna illegale e la detenzione in isolamento di Paul Rusesabagina;
2. sottolinea che la sparizione forzata di P. Rusesabagina, dal 27 al 31 agosto 2020, viola gli obblighi del Ruanda ai sensi del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (articoli 6 e 9), della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti (articoli 2 e 16) e della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (articolo 9);
3. ricorda che l'estradizione di qualsiasi indagato in un altro paese dovrebbe aver luogo esclusivamente attraverso procedimenti di estradizione supervisionati in maniera indipendente, in modo da garantire la legittimità della richiesta di estradizione e accertare che i diritti dell'indagato a un processo equo siano pienamente garantiti nel paese richiedente;
4. denuncia le restrizioni imposte dalle autorità ruandesi ai diritti e alle libertà fondamentali nonché l'uso arbitrario della custodia cautelare per reprimere il dissenso, senza che siano fornite a P. Rusesabagina le garanzie minime di un processo equo o che gli vengano consentiti contatti regolari con la sua famiglia;
5. invita le autorità ruandesi a fornire un resoconto completo e comprovato sulle modalità di cattura e trasferimento a Kigali di P. Rusesabagina; chiede un'indagine internazionale, indipendente, trasparente e credibile sul trasferimento e l'arresto di P. Rusesabagina;
6. esprime profonda preoccupazione per le violazioni dei diritti di P. Rusesabagina; esorta le autorità ruandesi a consentire a Paul Rusesabagina di essere ascoltato equamente e pubblicamente da un giudice competente, indipendente e imparziale, che applichi le norme internazionali in materia di diritti umani; rammenta al governo ruandese i suoi obblighi di garantire i diritti fondamentali, incluso l'accesso alla giustizia e il diritto a un equo processo, come previsto dalla Carta africana e da altri strumenti internazionali e regionali in materia di diritti umani, compreso l'accordo di Cotonou, in particolare gli articoli 8 e 96; invita la magistratura ruandese a garantire che Paul Rusesabagina ottenga un tempestivo ed equo appello che risponda agli standard previsti dal diritto ruandese e internazionale;
7. chiede che a Paul Rusesabagina siano accordati consultazioni riservate con il difensore di sua scelta nonché contatti regolari e sicuri con la sua famiglia; ricorda alle autorità ruandesi che P. Rusesabagina ha il diritto di accedere integralmente al suo atto di accusa, al suo fascicolo e ad altri documenti per poter contestare la legittimità del suo arresto; rammenta il principio giuridico della presunzione di innocenza;
8. esprime profonda preoccupazione per le condizioni mediche di Paul Rusesabagina, soprattutto poiché l'esposizione alla COVID-19 rischia di mettere in serio pericolo la sua vita; invita il governo ruandese a garantire, in ogni circostanza, l'integrità fisica e il benessere psicologico di P. Rusesabagina e a consentirgli di assumere i suoi farmaci usuali; invita il governo ruandese a consentire a un medico in Belgio di monitorare la situazione medica di P. Rusesabagina, come richiesto dal ministro belga degli Affari esteri il 4 febbraio 2021; invita il governo ruandese a provvedere inoltre a che tutti i detenuti beneficino di un'adeguata assistenza sanitaria;
9. condanna la natura politica dei processi, i procedimenti giudiziari a carico degli oppositori politici e l'anticipazione dell'esito dei processi; invita le autorità del Ruanda a garantire la separazione dei poteri amministrativo, legislativo e giudiziario, e in particolare l'indipendenza della magistratura; esorta il Ruanda ad aprire la sua sfera politica e a migliorare i suoi risultati in materia di diritti dell'uomo; si attende che il Ruanda attui le raccomandazioni dell'esame periodico universale del paese a cura del Consiglio dei diritti umani di Ginevra, del 25 gennaio 2021;
10. invita il governo del Ruanda a rispettare e sostenere pienamente il diritto di protestare, il diritto alla libertà di espressione e il diritto di riunione, e a non cercare di limitare tali diritti;
11. invita il governo ruandese a ratificare la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate e lo Statuto di Roma al fine di diventare un paese membro della Corte penale internazionale; esorta il Ruanda a consentire alla sottocommissione delle Nazioni Unite sulla prevenzione della tortura e di altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti di riprendere le sue visite; invita le autorità ruandesi a procedere con urgenza alla revisione della dichiarazione che consente a cittadini e ONG di presentare denunce dinanzi alla Corte africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, nonché a ripristinare e reintrodurre tale dichiarazione;
12. chiede che l'Unione europea intervenga immediatamente per garantire che si indaghi sulla legalità dell'arresto e del processo a carico di Paul Rusesabagina e che i suoi diritti di cittadino dell'UE vengano rispettati in tutte le fasi di tale processo; invita la delegazione dell'UE in Ruanda, nonché le rappresentanze diplomatiche degli Stati membri, in particolare l'ambasciata del Belgio in Ruanda, a monitorare il processo di P. Rusesabagina, a rendergli visita in carcere e a sollevare il suo caso negli scambi con le autorità ruandesi;
13. invita il Servizio europeo per l'azione esterna, la Commissione e il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani a rafforzare il dialogo sui diritti umani con il Ruanda ai massimi livelli, al fine di garantire che il paese rispetti i suoi impegni bilaterali e internazionali; sottolinea che, nel contesto dell'attività internazionale per lo sviluppo nel Ruanda, occorrerebbe riservare maggiore priorità ai diritti umani, allo Stato di diritto e a una governance trasparente e reattiva;
14. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, agli Stati membri dell'UE, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, al Segretario generale delle Nazioni Unite, alle istituzioni dell'Unione africana, alla Comunità dell'Africa orientale, all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, al Parlamento panafricano, ai difensori di Paul Rusesabagina nonché al Presidente e al Parlamento ruandese.
– viste la sua risoluzione del 14 marzo 2019 sulla situazione dei diritti umani in Kazakhstan(1) e le sue precedenti sul Kazakhstan, tra cui quelle del 18 aprile 2013(2), del 15 marzo 2012(3) e del 17 settembre 2009(4),
– visto l'accordo rafforzato di partenariato e di cooperazione (ARPC) tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica del Kazakhstan, dall'altra, che è stato firmato ad Astana il 21 dicembre 2015 e che è entrato pienamente in vigore il 1° marzo 2020 in seguito alla sua ratifica da parte di tutti gli Stati membri,
– viste le conclusioni del Consiglio del 17 giugno 2019 sulla nuova strategia dell'UE per l'Asia centrale,
– vista la relazione per paese relativa al Kazakhstan contenuta nella relazione annuale 2019 dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo,
– visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura,
– visti la 17a riunione del Consiglio di cooperazione UE-Kazakhstan del 20 gennaio 2020, il dodicesimo dialogo sui diritti umani UE-Kazakhstan tenutosi il 26 e 27 novembre 2020, e la 18a riunione del comitato di cooperazione UE-Kazakhstan del 25 settembre 2020,
– visto l'esame periodico universale del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani concernente il Kazakhstan del 12 marzo 2020,
– visto il secondo protocollo facoltativo al Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici,
– viste le dichiarazioni del portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) del 1° febbraio 2021 sulla crescente pressione sulle ONG per i diritti umani in Kazakhstan, dell'11 gennaio 2021 sulle elezioni parlamentari in Kazakhstan e del 7 gennaio 2021 sulle misure volte ad abolire la pena di morte,
– vista la dichiarazione dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) sui risultati preliminari e le conclusioni riguardanti le elezioni in Kazakhstan del 10 gennaio 2021,
– visti l'articolo 144, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,
A. considerando che nelle ultime settimane si è registrato un preoccupante deterioramento della situazione generale dei diritti umani e una repressione nei confronti delle organizzazioni della società civile in Kazakhstan, con l'imposizione di severe restrizioni ai diritti alla libertà di espressione, di riunione pacifica e di associazione; che la società civile e le organizzazioni per i diritti umani che operano in Kazakhstan sono sottoposte a pressioni e penalizzazioni crescenti da parte delle autorità del paese, il che ostacola gli sforzi di riforma e limita il lavoro essenziale della società civile;
B. considerando che il 21 dicembre 2015 l'Unione europea e il Kazakhstan hanno firmato un accordo rafforzato di partenariato e cooperazione (ARPC), destinato a fornire un ampio quadro per il dialogo politico e la cooperazione rafforzati nel settore della giustizia, degli affari interni e in molti altri ambiti; che tale accordo pone un forte accento sulla democrazia, sullo Stato di diritto, sui diritti umani, sulle libertà fondamentali, sullo sviluppo sostenibile e sulla cooperazione con la società civile; che l'ARPC è entrato pienamente in vigore il 1º marzo 2020 a seguito della sua ratifica da parte di tutti gli Stati membri;
C. considerando che nuova strategia dell'UE per l'Asia centrale pone un forte accento sul dialogo dell'UE con l'Asia centrale per quanto concerne la protezione e la promozione dello Stato di diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, comprese la libertà di associazione e di espressione, e la creazione di un contesto favorevole per la società civile e i difensori dei diritti umani; che l'Unione europea fornisce al Kazakhstan un notevole sostegno nel quadro della COVID-19, tra cui da ultimo attraverso il suo sostegno finanziario a favore di una spedizione dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) di oltre 8 000 kg di forniture mediche il 29 gennaio 2021;
D. considerando che le elezioni parlamentari del 10 gennaio 2021 svoltesi in Kazakhstan sono state descritte dal SEAE come un'occasione mancata per dimostrare l'efficace attuazione delle riforme politiche e il relativo processo di modernizzazione dopo le ultime elezioni, mentre le raccomandazioni di lunga data dell'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell'OSCE (ODIHR) su varie questioni restano irrisolte, tra cui quelle riguardanti le libertà fondamentali, l'imparzialità dell'amministrazione elettorale, la qualità di elettore e l'eleggibilità, la registrazione degli elettori, i media e la pubblicazione dei risultati elettorali; che secondo i risultati preliminari dell'OSCE/ODIHR e dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE, il quadro giuridico in Kazakhstan non è ancora favorevole allo svolgimento di elezioni in linea con le norme internazionali;
E. considerando che le carenze sistemiche in relazione al rispetto della libertà di associazione, di riunione e di espressione continuano a limitare il panorama politico, mentre la mancanza di un'autentica competizione politica e di gruppi di opposizione politica, senza la registrazione di nuovi partiti dal 2013, non hanno offerto agli elettori una reale possibilità di scelta; che le elezioni democratiche sono un elemento fondamentale per realizzare riforme politiche e costruire una società libera e aperta;
F. considerando che due movimenti di opposizione come Koshe Partiyasy e Scelta democratica del Kazakhstan sono stati vietati da decisioni giudiziarie segrete che li hanno etichettati come organizzazioni "estremiste" senza diritto di ricorso; che 17 leader di Koshe Partiyasy sono stati inviati in strutture di detenzione preventiva ai sensi dell'articolo 405 e dell'articolo 182 del codice penale kazako e rischiano lunghe pene detentive; che i detenuti accusati di aver sostenuto Scelta democratica del Kazakhstan stanno ancora scontando le loro pene detentive; che 26 prigionieri politici, tra cui Almat Zhumagulov, Aset Abishev, Kenzhebek Abishev, Askhat Zheksebayev, Kairat Klyshev, Yerbol Yeskhozin, Abai Begimbetov, Asel Onlabekkyzy, Yerkin Sabanshiyev, Zhanat Zhamaliyev, Diana Baimagambetova, Noyan Rakhimzhanov e Askar Kayyrbek, sono rimasti vittime di repressioni politiche in relazione al loro sostegno a favore di tali movimenti;
G. considerando che il Partito democratico di opposizione non registrato non è stato autorizzato a partecipare a tali elezioni, dato che il 22 febbraio 2020 le autorità hanno impedito al partito di tenere il congresso fondatore ad Almaty; che in assenza di tale congresso un partito non può registrarsi; che i membri del Partito democratico hanno subito pressioni da parte delle autorità, dato che alcuni sono stati arrestati per presunte violazioni amministrative e ad altri è stato impedito di recarsi alla sede del congresso;
H. considerando che durante la campagna elettorale e il giorno delle elezioni le autorità kazake hanno tentato di inasprire il controllo della censura su Internet, chiudendo ripetutamente Internet e costringendo i cittadini a installare un "certificato di sicurezza nazionale" che consente l'intercettazione del traffico web criptato; che il controllo dello Stato su Internet è in aumento, compresi i tentativi di limitare il flusso di informazioni attraverso la censura e il controllo di Internet e le chiusure di Internet e la continua richiesta ai cittadini di installare un "certificato di sicurezza nazionale" che consente l'intercettazione del traffico online degli utenti di Internet;
I. considerando che durante il periodo della campagna sono stati effettuati arresti di massa; che il giorno delle elezioni le autorità hanno trattenuto illegalmente almeno 350 manifestanti pacifici in 10 città diverse; che le autorità kazake impediscono sistematicamente lo svolgimento di proteste pacifiche che esprimono critiche nei confronti delle politiche del governo; che la legge sulle riunioni pacifiche e le modifiche alle leggi relative ai partiti politici e alle elezioni adottate nel maggio 2020 non rispettano i diritti fondamentali dei cittadini del Kazakhstan;
J. considerando che la missione di osservazione elettorale limitata dell'ODIHR ha riferito che l'attività degli osservatori indipendenti è stata frenata e ostacolata dalle autorità, mentre gli osservatori filogovernativi sono stati autorizzati a monitorare il processo elettorale; che le ONG per i diritti umani hanno riferito che un numero considerevole di osservatori indipendenti presenti alle elezioni legislative del 10 gennaio 2021 sono stati oggetto di intimidazioni, arresti amministrativi e sanzioni;
K. considerando che in Kazakhstan il panorama mediatico è dominato da canali mediatici statali o sovvenzionati dallo Stato; che tra gennaio e luglio 2020 sette giornalisti sono stati aggrediti fisicamente e 21 giornalisti, blogger e attivisti sono stati arrestati, sette dei quali durante l'esposizione di informazioni; che nel 2020 le autorità hanno avviato oltre 38 procedimenti penali contro giornalisti per presunti reati quali la diffusione di informazioni false e l'istigazione; che i principali quotidiani nazionali dell'opposizione sono stati tutti vietati nel 2016 e che i giornalisti indipendenti continuano a subire vessazioni; che le autorità hanno avviato un'azione penale a carico di Lukpan Akhmedyarov, caporedattore del quotidiano indipendente Uralskaya Nedelya, per aver riferito in merito alle pratiche corrotte dell'élite locale, e in numerose occasioni hanno aggredito fisicamente e arrestato Saniya Toiken, giornalista del servizio kazako di RFE/RL, per i suoi servizi riguardanti le manifestazioni pacifiche e le elezioni parlamentari del 2021;
L. considerando che da febbraio a novembre 2020 cinque attivisti dell'opposizione sono stati uccisi o sono morti in circostanze poco chiare dopo continue persecuzioni politiche per le loro attività di opposizione, ovvero il blogger e la vittima di torture Dulat Agadil, suo figlio di 17 anni Zhanbolat Agadil, che è stato un testimone chiave dell'arresto arbitrario di suo padre, Amanbike Khairolla, Serik Orazov e Garifulla Embergenov; che le autorità non hanno condotto indagini approfondite e trasparenti sulla loro morte; che è della massima importanza consegnare alla giustizia i responsabili dell'ordine e dell'esecuzione di tali crimini e garantire che essi si astengano dal perseguire gli attivisti della società civile e i familiari che cercano la verità per le vittime; che le autorità kazake hanno attuato misure repressive nei confronti di almeno 200 attivisti che hanno partecipato alla cerimonia commemorativa di Dulat Agadil o hanno organizzato attività di raccolta fondi per i suoi familiari e altri familiari di prigionieri politici; che 57 di loro sono stati accusati di "estremismo", tra cui Dametkan Aspandiyarova, madre di tre bambini, attualmente agli arresti domiciliari e che rischia fino a 12 anni di carcere con l'accusa di estremismo per aver organizzato un'attività di raccolta fondi a sostegno della famiglia di Dulat Agadil;
M. considerando che nelle carceri kazake è diffuso il ricorso alla tortura e ai maltrattamenti, e che ogni anno la coalizione contro la tortura segnala almeno 200 casi di tortura; che gli autori di tali abusi hanno goduto dell'impunità mentre Elena Semenova, difensore dei diritti umani, è stata citata in giudizio da colonie penitenziarie per aver denunciato sui social media il ricorso alla tortura nel sistema penitenziario kazako;
N. considerando che nonostante gli appelli del relatore speciale delle Nazioni Unite(5), dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e dell'Unione europea, le autorità kazake abusano delle leggi sull'estremismo vaghe e troppo ampie per perseguitare l'opposizione e i difensori dei diritti umani; che a seguito di tale legge dal 22 ottobre 2020, giorno in cui le autorità hanno annunciato la data delle elezioni, il numero di cause penali di matrice politica è raddoppiato passando a 99, in particolare sulla base di accuse di "estremismo"; che 69 delle persone interessate sono a rischio di arresto imminente, come ad esempio l'attivista Gulzipa Dzhaukerova, e che 11 attivisti sono stati posti agli arresti domiciliari sulla base di false accuse di "estremismo";
O. considerando che diverse ONG indipendenti nel campo dei diritti umani, tra cui ECHO, Erkindik Kanaty, l'Ufficio internazionale per i diritti umani e lo Stato di diritto del Kazakhstan e International Legal Initiative, hanno subito recentemente sanzioni ingenti e ricevuto l'ordine di sospendere le loro attività per un periodo fino a tre mesi a partire dal 25 gennaio 2020 sulla base di motivazioni poco chiare; che, come ritorsione per lo svolgimento di attività di vigilanza, le autorità sottopongono a vessazioni e persino ad azioni penali i difensori dei diritti umani, tra cui Sholpan Dzhanzakova, Anna Shukeyeva, Raigul Sadyrbayeva, Aizhan Izmakova, Daniyar Khassenov, Altynai Tuksikova, Dana Zhanay, Nazym Serikpekova, Alma Nurusheva, Abaibek Sultanov, Zukhra Nariman, Ulbolsyn Turdiyeva, Aliya Zhakupova, Roza Musayeva e Barlyk Mendygaziyev; che tra ottobre e novembre 2020 ad almeno 15 organizzazioni è stato notificato di aver violato l'articolo 460-1 del codice dei reati amministrativi per non aver informato adeguatamente le autorità in merito ai finanziamenti esteri ricevuti;
P. considerando che nel 2020 112 individui, tre enti di beneficenza e una società commerciale sono stati condannati per aver esercitato la loro libertà di religione o di credo;
Q. considerando che tra le élite al potere in Kazakhstan è presente una corruzione diffusa, come dimostra il fatto che il paese occupa il 94º posto nell'indice di percezione della corruzione di Transparency International del 2020 e ostacola i diritti umani, la giustizia sociale e lo sviluppo socioeconomico;
R. considerando che nel mezzo della pandemia di COVID-19 il governo ha abusato delle sue restrizioni relative alla pandemia come pretesto per intensificare la repressione politica nei confronti della società civile, degli attivisti per i diritti umani, delle voci dell'opposizione e degli operatori sanitari che hanno denunciato gli insuccessi del governo nel contenimento dell'epidemia;
S. considerando che il 21 gennaio 2021 due persone di etnia kazaka, Murager Alimuly e Kaisha Akankyzy, che erano fuggite dalla Cina temendo di essere imprigionate nei campi di concentramento, sono state successivamente picchiate e accoltellate da aggressori ignoti, e che pertanto è necessario prestare sufficiente attenzione alle continue tensioni etniche nelle regioni meridionali del Kazakhstan; che in Kazakhstan continuano a verificarsi violenti scontri etnici, in particolare nel sud, dove nel febbraio 2020 gli scontri tra i kazaki e l'etnia Dungans hanno causato 11 morti, decine di feriti e oltre 23 000 persone, per lo più Dungans, sono state costrette ad abbandonare le loro case;
T. considerando che le autorità kazake hanno abusato dei meccanismi di cooperazione internazionale in materia penale, compresi gli avvisi rossi di Interpol e l'assistenza giudiziaria reciproca, per incriminare una rifugiata politica in Belgio e sequestrare i suoi documenti, l'avvocata e difenditrice dei diritti umani Bota Jardemalie; che il 29 settembre 2020 la Corte nazionale francese per l'asilo ha concesso asilo politico a Mukhtar Ablyazov, fondatore di Scelta democratica del Kazakhstan, che è stato condannato da un tribunale kazako all'ergastolo in contumacia, in violazione del diritto alla difesa, rilevando la natura sistemica e politica dell'apparato repressivo kazako e il suo uso improprio dei procedimenti civili e penali;
U. considerando che le autorità kazake continuano a colpire i sindacati indipendenti e gli attivisti sindacali; che nel 2020 la legge sui sindacati è stata modificata eliminando l'affiliazione sindacale e l'obbligo della registrazione in due fasi; che, nonostante tale modifica, l'amministrazione comunale di Shymkent ha ritirato la sua causa nei confronti del Sindacato dei lavoratori del settore dei combustibili e dell'energia (ITUFEW) sulla base di argomentazioni infondate o di disposizioni non più in vigore o non applicabili all'ITUFEW;
V. considerando che la parità di genere permane un problema in Kazakhstan; che le ONG affermano che la violenza contro le donne è sottostimata e che vi è un basso tasso di azioni penali in questi casi e nei casi di molestie sessuali; che, secondo le Nazioni Unite, la COVID-19 ha creato un nuovo ostacolo per le ragazze alla parità di accesso all'informazione e all'istruzione; che alle vittime manca una protezione sufficiente e che i funzionari giudiziari e di polizia e i prestatori di servizi non sono formati per individuare, prevenire e rispondere alla violenza contro le donne;
W. considerando che le persone LGBTI in Kazakhstan si trovano a fronteggiare problemi di natura giuridica e discriminazioni; che nel giugno 2020 il parlamento kazako ha adottato modifiche discriminatorie al nuovo codice sanitario che disciplinano aspetti dell'assistenza sanitaria per le persone transgender; che il processo volto a modificare la propria identità di genere in Kazakhstan resta invasivo e umiliante;
1. esorta il governo del Kazakhstan ad agire conformemente ai suoi obblighi internazionali e a rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali sanciti dagli articoli 1, 4, 5 e 235 dell'accordo rafforzato di partenariato e di cooperazione (ARPC); invita le autorità del Kazakhstan a rispettare le norme internazionali nell'aderire al quadro giuridico per lo svolgimento delle elezioni e a dar seguito alle raccomandazioni della missione di osservazione elettorale dell'ODIHR, comprese quelle riguardanti le libertà fondamentali garantite dalla costituzione, la partecipazione della società civile, il pluralismo politico, l'imparzialità dell'amministrazione elettorale, il diritto di voto attivo e di eleggibilità alle elezioni, la registrazione degli elettori, i mezzi di comunicazione e la pubblicazione dei risultati elettorali;
2. invita il governo del Kazakhstan a ritirare le accuse di matrice politica e a porre fine a tutte le forme di detenzione arbitraria, rappresaglia e vessazione nei confronti di attivisti per i diritti umani, organizzazioni religiose, organizzazioni della società civile, sindacati, giornalisti e movimenti di opposizione politica, e a consentire alle persone di esprimere liberamente le proprie opinioni politiche, religiose e di altro tipo; invita il governo a modificare la nuova legge sulla riunione pacifica in modo da garantire tale libertà;
3. esorta il governo del Kazakhstan a rilasciare immediatamente e a riabilitare completamente tutti i prigionieri politici, in particolare Almat Zhumagulov, Aron Atabek, Nurgul Kaluova, Saltanat Kusmankyzy, Daryn Khassenov, Ulasbek Akhmetov, Kenzhek Abishev, Yerzhan Yelshibayev, Aset Abishev, Igor Chuprina, Ruslan Ginatullin, Askhat Zheksebayev, Kairat Klyshev, Yerbol Yeskhozin, Abai Begimbetov, Asel Onlabekkyzy, Yerkin Sabanshiyev, Zhanat Zhamaliyev, Diana Baimagambetova, Noyan Rakhimzhanov e Askar Kayyrbek e a revocare quanto prima le misure di carcerazione preventiva, gli arresti domiciliari e le restrizioni alla libertà imposte ad attivisti della società civile e dell'opposizione, a utenti dei social media e a manifestanti pacifici; invita il governo del Kazakhstan a rivedere i casi degli ex prigionieri politici e vittime di tortura Iskander Yerimbetov, Maks Bokayev e Mukhtar Dzhakishev e a fornire loro un risarcimento conformemente alle raccomandazioni del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria e della commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani;
4. accoglie con favore le misure adottate dal governo del Kazakhstan per archiviare i procedimenti a sfondo politico contro i difensori dei diritti umani Daniyar Khassenov e Abaibek Sultanov, ma esprime preoccupazione per il nuovo procedimento penale pretestuoso per il reato di "estremismo" avviato contro quest'ultimo; invita il governo del Kazakhstan a revocare tutte le accuse di matrice politica contro la filantropa Barlyk Mendygaziyev e a porre fine alla persecuzione politica nei confronti dei suoi familiari ed ex collaboratori;
5. condanna l'abuso della legislazione antiestremismo ai danni dei sostenitori dei movimenti pacifici dell'opposizione Scelta democratica del Kazakistan (DCK) e Koshe Partiyasy ed esorta le autorità a consentire il pluralismo e la competizione politica; esorta il governo del Kazakhstan ad attuare le raccomandazioni del Parlamento europeo, del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla promozione e la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella lotta al terrorismo e dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa che condanna l'applicazione arbitraria delle leggi antiestremismo;
6. invita il Kazakhstan ad attuare riforme volte a promuovere la modernizzazione, la democrazia e la stabilità del paese, a intensificare gli sforzi per riformare il suo sistema politico in modo da sviluppare il parlamentarismo e un sistema multipartitico e ad ampliare la partecipazione civica; prende atto dell'istituzione di un Consiglio supremo per le riforme e dell'annuncio da parte delle autorità kazake di un nuovo ciclo di riforme, in particolare per quanto riguarda l'applicazione della legge, il sistema giudiziario e la priorità per i diritti umani; sottolinea l'importanza di portare avanti tale processo, comprese le modifiche alla legge elettorale e la piena attuazione delle raccomandazioni dell'OSCE/ODIHR;
7. invita le autorità kazake a porre fine al ricorso al codice penale contro attivisti, blogger, giornalisti e altri per aver esercitato il loro diritto alla libertà di espressione;
8. accoglie con favore la decisione delle autorità kazake di annullare le ammende e consentire alle ONG di proseguire le attività, come annunciato il 3 febbraio 2021; chiede che sia revocato il divieto triennale di attivismo ai danni di Max Bokayev e che gli sia consentito di proseguire il suo lavoro essenziale; invita le autorità kazake a cessare l'uso improprio dei sistemi di informativa finanziaria per esercitare pressioni sui gruppi per i diritti umani, a ritirare le accuse infondate di reati amministrativi nei confronti dei gruppi presi di mira per presunte violazioni, ad allineare la legislazione e le pratiche in materia di comunicazione dei redditi esteri alle norme internazionali, anche abrogando gli articoli da 460-1 e 460-2 del codice sui reati amministrativi e a proteggere e agevolare invece l'importante lavoro della società civile;
9. ribadisce la sua ferma convinzione che perseguire le ONG indipendenti attraverso ispezioni fiscali ingiustificate e vessare i difensori dei diritti umani e i movimenti come Bostandyq Kz, Femina Virtute, Veritas, 405 ed Elimay, nonché attivisti della società civile, mediante arresti amministrativi, ammende e procedimenti penali, non solo ostacola gli sforzi di riforma già compiuti dalle autorità, ma lede anche la reputazione internazionale del Kazakhstan;
10. deplora la preoccupante situazione della libertà dei media nel paese e invita il governo del Kazakhstan a creare un ambiente libero e sicuro per i giornalisti indipendenti;
11. esorta il governo del Kazakhstan a consentire ai sindacati indipendenti di registrarsi e operare in linea con le norme internazionali del lavoro ratificate dal Kazakhstan, senza interferenze o vessazioni; esprime profondo rammarico per la sospensione semestrale, del 5 febbraio 2021, delle attività del Sindacato dei lavoratori del settore dei combustibili e dell'energia (ITUFEW) da parte del tribunale economico specializzato interdistrettuale di Shymkent per presunta mancata registrazione a norma della legge sui sindacati; incoraggia il governo del Kazakhstan ad attuare in modo sensato la legge sui sindacati modificata nel maggio 2020;
12. prende atto con preoccupazione del nuovo progetto di legge sugli enti di beneficenza che impone ulteriori misure di regolamentazione alle organizzazioni della società civile e contraddice direttamente la logica e le migliori pratiche delle attività di beneficenza, nonché della recente iniziativa volta a creare un'associazione di donatori sotto l'egida del governo, che rischia di essere utilizzata impropriamente per controllare le organizzazioni donatrici, limitando ulteriormente la loro indipendenza e titolarità delle attività;
13. osserva che dal 2008, quando il Kazakhstan ha ratificato il protocollo delle Nazioni Unite per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini, il Kazakhstan ha notevolmente migliorato la propria legislazione nazionale in materia di perseguimento della tratta di esseri umani e protezione delle vittime della tratta; sostiene tuttavia che il Kazakhstan deve ancora affrontare una serie di sfide se intende eliminare la tratta di esseri umani, sia in termini di sostegno alle vittime che di perseguimento degli sfruttatori;
14. invita le autorità a combattere tutte le forme di violenza contro le donne garantendo canali di comunicazione efficaci e accessibili e misure di protezione che tengano conto delle esigenze e della riservatezza delle vittime; chiede con insistenza che si ponga fine all'impunità e siano prese misure per garantire l'applicazione di sanzioni penali adeguate nei confronti degli autori di tali reati, anche nei casi di violenza domestica; esorta le autorità kazake a punire la violenza domestica come reato a sé stante e a garantire sanzioni penali nei confronti dei responsabili; invita le autorità kazake a considerare "servizi essenziali" i centri di accoglienza e i servizi per i sopravvissuti alla violenza domestica e ad agevolarne l'accesso per tutte le donne e le ragazze, anche durante la crisi del coronavirus; esorta il Kazakhstan a firmare e a ratificare la Convenzione di Istanbul;
15. insiste sul fatto che i diritti della comunità LGBTI devono essere pienamente rispettati; invita il governo del Kazakhstan a garantire il principio della non discriminazione nei confronti della comunità LGBTI, anche vietando per legge la discriminazione sulla base dell'identità di genere o dell'orientamento sessuale; chiede una formazione adeguata per gli agenti di polizia e i funzionari giudiziari, nonché per i prestatori di servizi, per garantire che le persone LGBTI ricevano un'assistenza e una protezione adeguate;
16. esorta il governo del Kazakhstan a garantire la sicurezza dell'etnia kazaka e di altri gruppi minoritari che sono fuggiti dai campi di concentramento in Cina, anche concedendo lo status di rifugiato permanente a Murager Alimuly e Kaisha Akankyzy, e a prestare sufficiente attenzione alle continue tensioni etniche nelle sue regioni meridionali;
17. sconsiglia alle autorità kazake di utilizzare in modo improprio i meccanismi di cooperazione giudiziaria, quali il sistema di avvisi rossi di Interpol e le richieste di assistenza giudiziaria reciproca, per perseguire gli oppositori del regime all'estero e ottenere accesso a informazioni riservate;
18. accoglie con favore l'abolizione della pena di morte per tutti i reati da parte del Kazakhstan attraverso la ratifica, il 2 gennaio 2021, del secondo protocollo facoltativo al Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, diventando in tal modo l'88a parte contraente; esorta il governo del Kazakhstan a rispettare i suoi impegni di intransigenza totale nei confronti della tortura e a garantire che qualsiasi accusa di tortura sia oggetto di indagini approfondite e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;
19. esorta il governo del Kazakhstan a eliminare la tortura e i maltrattamenti nelle carceri, a rispettare i diritti dei detenuti e a garantire condizioni di vita adeguate, igiene e un ambiente sicuro per affrontare le minacce poste dalla COVID-19;
20. invita il Kazakhstan a introdurre garanzie adeguate per i dati personali e a rafforzare la legislazione in materia di protezione dei dati, nonché a limitare l'uso di tecnologie invasive di sorveglianza digitale e a introdurre un quadro normativo che vieti espressamente la sorveglianza digitale arbitraria e illegale, compreso il riconoscimento facciale, nel rispetto dei diritti umani;
21. invita l'UE e i suoi Stati membri, anche in occasione di vertici e altre riunioni ad alto livello, nei consessi multilaterali e attraverso le loro rappresentanze locali, a sostenere fermamente la società civile, ad adottare misure supplementari atte a fornire sostegno alla società civile kazaka tramite la Commissione, tra cui, ma non solo, l'ampliamento dei programmi di sovvenzioni finanziarie alle organizzazioni della società civile che promuovono i diritti umani, i valori democratici, lo Stato di diritto e le libertà fondamentali in Kazakhstan, in particolare i difensori dei diritti umani, e a rafforzare i contatti interpersonali con i cittadini del Kazakhstan; sottolinea che l'assistenza finanziaria al Kazakhstan dovrebbe essere finalizzata a sostenere la società civile e le vittime di persecuzioni politiche e non a sostenere il regime autoritario;
22. incoraggia la delegazione dell'UE in Kazakhstan a portare avanti il dialogo con i membri locali della società civile organizzando riunioni periodiche e sollevando le loro raccomandazioni durante le riunioni ufficiali con funzionari del governo kazako;
23. esorta la delegazione dell'UE in Kazakhstan a monitorare le violazioni dei diritti umani in corso e ad assumere una posizione pubblica nei confronti delle violazioni, a fornire assistenza alle vittime delle persecuzioni politiche e degli attivisti incarcerati, partecipando ai processi contro le persone che criticano il governo e i difensori dei diritti umani e chiedendo visite nelle carceri, e a reagire rapidamente e risolutamente a qualsiasi atto contrario ai principi dello Stato di diritto, della democrazia e dei diritti umani;
24. ricorda il regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani, recentemente approvato, che consente all'UE di colpire direttamente i responsabili delle violazioni dei diritti umani in tutto il mondo, e che, nel caso del Kazakhstan, permetterebbe di colpire individui, entità e organismi coinvolti in violazioni dei diritti umani diffuse e sistematiche o ad esse associati; invita il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/HR) e agli Stati membri a prendere in considerazione l'imposizione di sanzioni contro i responsabili di violazioni dei diritti umani;
25. esige che i diritti umani figurino al centro del dialogo dell'UE con l'Asia centrale; sottolinea che un rafforzamento delle relazioni politiche ed economiche con l'UE, previsto dall'ARPC, deve fondarsi su valori condivisi e corrispondere a un impegno attivo e concreto da parte del Kazakhstan in materia di riforme democratiche sulla base dei suoi obblighi e impegni internazionali;
26. invita la Commissione e il VP/AR a effettuare una revisione globale dell'ARPC alla luce dei recenti sviluppi e dell'esito della revisione della politica commerciale;
27. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'UE per l'Asia centrale, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al Presidente, al governo e al parlamento del Kazakhstan.
Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla promozione e la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella lotta contro il terrorismo.
Situazione politica in Uganda
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Risoluzione del Parlamento europeo delll'11 febbraio 2021 sulla situazione politica in Uganda (2021/2545(RSP))
– viste le sue precedenti risoluzioni sull'Uganda,
– vista la dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) a nome dell'Unione europea, in data 20 gennaio 2021, sulle elezioni in Uganda,
– vista la dichiarazione rilasciata il 12 gennaio 2021 dal VP/AR in merito alle prossime elezioni generali in Uganda,
– viste le osservazioni formulate in data 12 gennaio 2021 dall'ambasciatore dell'UE Attilio Pacifici sul congelamento dei conti bancari delle ONG,
– vista la dichiarazione locale congiunta delle delegazioni dell'Unione europea in Uganda e le missioni diplomatiche in Uganda di Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Svezia, Islanda e Norvegia, del 26 novembre 2020, in relazione ai recenti atti di violenza legati alle elezioni in Uganda,
– viste le note informative per la stampa, dell'8 gennaio 2021, del portavoce dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani sull'Uganda,
– vista la dichiarazione rilasciata il 29 dicembre 2020 dagli esperti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani dal titolo "Uganda: la profonda preoccupazione degli esperti dell'ONU in merito alla repressione delle elezioni",
– vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 10 dicembre 1948, di cui l'Uganda è firmataria,
– visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 16 dicembre 1966, ratificato dall'Uganda il 21 giugno 1995,
– vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del 27 giugno 1981,
– vista la Carta africana per la democrazia, le elezioni e la governance del 30 gennaio 2007,
– vista la Convenzione delle Nazioni Unite del 10 dicembre 1984 contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti,
– vista la Costituzione della Repubblica dell'Uganda del 1995, modificata nel 2005,
– visto l'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro (accordo di Cotonou), del 23 giugno 2000(1), e in particolare l'articolo 8, paragrafo 4, sulla non discriminazione,
– vista la strategia congiunta UE-Africa,
– vista la relazione finale della missione di osservazione elettorale dell'Unione europea in Uganda, del 18 febbraio 2016,
– vista la dichiarazione locale congiunta del gruppo di partner per la democrazia e la governance, del 23 dicembre 2020, sull'arresto di attivisti per i diritti umani in Uganda,
– visti l'agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e gli obiettivi di sviluppo sostenibile ivi contenuti,
– visto il programma indicativo nazionale per l'Uganda dell'11° Fondo europeo di sviluppo,
– visti l'articolo 144, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,
A. considerando che il 14 gennaio 2021 gli elettori ugandesi si sono recati alle urne per eleggere un presidente e i deputati al parlamento in un contesto caratterizzato da gravi segnalazioni di irregolarità e che il 16 gennaio 2021 la commissione elettorale ha dichiarato presidente Yoweri Museveni, in carica da 35 anni, che ha vinto (per il sesto mandato) con il 59 % dei voti, superando il principale leader dell'opposizione Robert Kyagulanyi Ssentamu, noto anche come Bobi Wine, che ha ricevuto il 35 % delle preferenze; che è stato difficile verificare i risultati dell'elezione poiché la commissione elettorale non ha rispettato la procedura prescritta per lo spoglio dei voti;
B. considerando che il periodo precedente alle elezioni presidenziali ugandesi del 2020 è stato segnato da violenze, con candidati dell'opposizione, organizzazioni della società civile, difensori dei diritti umani, esperti elettorali e giornalisti costretti a subire un'oppressione e intimidazioni sistematiche all'atto di esercitare i loro legittimi diritti; che l'uso eccessivo della forza da parte dei servizi preposti alla sicurezza e alle attività di contrasto ha gravemente pregiudicato il processo elettorale;
C. considerando che, a partire dall'autunno del 2020, le autorità hanno intensificato la repressione nei confronti dell'opposizione politica in vista delle elezioni, e i servizi di sicurezza hanno arrestato Bobi Wine, Patrick Oboi Amuriat e il tenente generale Henry Tumukunde, i principali candidati dell'opposizione, compromettendone la campagna e limitando la copertura mediatica delle elezioni;
D. considerando che Patrick Oboi Amuriat, il candidato alla presidenza del partito di opposizione Forum per il cambiamento democratico, è stato arrestato più volte prima delle elezioni, che la folla radunatasi ad uno dei suoi comizi elettorali è stata dispersa con gas lacrimogeni il 9 novembre 2020 e che il 6 gennaio 2021 la polizia ha sparato al suo convoglio;
E. considerando che la crescente militarizzazione della campagna elettorale è diventata particolarmente evidente il 18 e 19 novembre 2020, quando le forze di sicurezza hanno represso una manifestazione di persone che chiedevano la liberazione del candidato alla presidenza Bobi Wine, allora in stato di detenzione, e che ciò si è tradotto nella morte di almeno 54 manifestanti in non meno di sette distretti in tutto il paese, con centinaia di persone arrestate e altre scomparse;
F. considerando che dopo le elezioni Bobi Wine, il candidato dell'opposizione, è stato posto di fatto agli arresti domiciliari e che le forze di sicurezza hanno circondato la sua abitazione per 11 giorni;
G. considerando che il 1º febbraio 2021 Bobi Wine ha presentato una petizione dinanzi all'Alta corte ugandese per contestare il risultato delle elezioni, muovendo accuse di frodi diffuse, tra cui il fatto che l'esercito avrebbe depositato illecitamente schede nelle urne, votato al posto di altre persone e dissuaso gli elettori dall'entrare nei seggi; che il presidente Museveni ha dovuto affrontare ricorsi dinanzi all'Alta Corte in seguito alle ultime quattro elezioni;
H. considerando che il 7 gennaio 2021 Bobi Wine ha presentato una petizione alla Corte penale internazionale, accusando il presidente Museveni e altri nove funzionari di alto livello di numerose violazioni dei diritti umani;
I. considerando che le missioni internazionali di osservatori ed esperti elettorali sono state in gran parte assenti dai seggi a seguito del mancato riconoscimento di tali missioni da parte delle autorità ugandesi e che le autorità non hanno attuato le raccomandazioni formulate dalle missioni precedenti; che l'Unione europea si era offerta di inviare una piccola squadra di osservatori elettorali ma l'offerta è stata declinata; che gli Stati Uniti hanno annullato la loro missione di osservazione delle elezioni politiche in Uganda perché la maggior parte delle richieste di accreditamento è stata respinta; che nella relazione finale della missione di osservazione elettorale dell'UE del 2016 figurano circa 30 raccomandazioni, tra cui la necessità di un organo elettorale più indipendente e la necessità di porre fine all'eccessivo uso della forza da parte dei servizi di sicurezza, nessuna delle quali è stata attuata dalle autorità ugandesi;
J. considerando che il governo ha limitato l'accesso a Internet prima delle elezioni e ha iniziato ad applicare una tassa sui social media per gli utenti che acquistano pacchetti di dati per navigare su Internet e che sono stati segnalati casi di blocco dell'accesso alle piattaforme di messaggistica online e ai social media prima delle elezioni; che l'accesso ad alcuni siti di media sociali rimane limitato;
K. considerando che la pandemia di COVID-19 è inoltre stata utilizzata come pretesto per la repressione e le restrizioni sproporzionate nei confronti delle riunioni e delle attività dell'opposizione; che l'Uganda ha segnalato circa 40 000 casi di COVID-19; che l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha espresso preoccupazione in merito al fatto che le misure relative alla COVID-19 siano state utilizzate per limitare le libertà politiche e la partecipazione politica nel corso del processo elettorale; che il 26 dicembre 2020 l'Uganda ha sospeso le campagne elettorali in aree dove l'opposizione godeva di particolare popolarità, tra cui Mbarara, Kabarole, Luwero, Kasese, Masaka, Wakiso, Jinja, Kalungu, Kazo, Kampala City e Tororo, adducendo come giustificazione le precauzioni contro la COVID-19;
L. considerando che in diverse occasioni le misure restrittive legate alla COVID-19 hanno preso di mira gruppi specifici, traducendosi in un'eccessiva violenza e arresti arbitrari senza accesso a un avvocato, come dimostrato dall'incursione della polizia del 29 marzo 2020 presso la Fondazione Children of the Sun, un rifugio per giovani senza dimora che si identificano come lesbiche, omosessuali, bisessuali o transgender;
M. considerando che nel mese di novembre 2020 l'ufficio nazionale per le ONG ha interrotto arbitrariamente le attività dell'organizzazione National Election Watch Uganda recentemente costituita, un'organizzazione della società civile guidata dai cittadini e creata per monitorare le elezioni; che l'autorità di intelligence finanziaria dell'Uganda ha congelato i conti bancari di diverse organizzazioni della società civile, tra cui il forum nazionale delle ONG dell'Uganda e l'Uganda Women's Network (UWONET), adducendo accuse non verificate di finanziamento del terrorismo;
N. considerando che negli ultimi anni le autorità ugandesi hanno sempre più spesso preso di mira le organizzazioni della società civile, in particolare quelle che si occupano di diritti umani ed elezioni; che il 23 dicembre 2020 Nicholas Opiyo, un importante avvocato per i diritti umani e vincitore di una borsa di ricerca Sacharov, è stato arrestato assieme ad altri tre avvocati, Herbert Dakasi, Anthony Odur ed Esomu Obure, e a Hamid Tenywa, membro del partito National Unity Platform (NUP), con l'accusa di riciclaggio di denaro e di violazione delle garanzie costituzionali dell'Uganda; che Nicholas Opiyo è stato rilasciato su cauzione il 30 dicembre 2020 ma è ancora in attesa di un processo; che Opiyo ha fermamente negato le accuse, affermando che i fondi sono stati utilizzati lecitamente per sostenere le attività a favore dei diritti umani di Chapter Four Uganda;
O. considerando che centinaia di sostenitori del partito NUP sono stati rapiti da operatori della sicurezza durante la campagna elettorale e un numero imprecisato di essi è tuttora detenuto con la forza o risulta scomparso;
P. considerando che il 2 gennaio 2020, in una lettera indirizzata al ministero delle Finanze, il presidente Museveni ha ordinato la sospensione del meccanismo di governance democratica; che detto meccanismo finanzia la maggior parte delle ONG in Uganda ed è sostenuto da numerosi Stati membri, tra cui Austria, Norvegia, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca e Irlanda; che i suoi obiettivi sono il rafforzamento della democratizzazione, la tutela dei diritti umani, il miglioramento dell'accesso alla giustizia e il rafforzamento dell'assunzione di responsabilità; che l'attuazione di importanti programmi finanziati dall'UE è gravemente ostacolata;
Q. considerando che nel mese di dicembre 2020 la Rete dei diritti umani per i giornalisti – Uganda ha segnalato oltre 100 casi di violazioni dei diritti umani ai danni di giornalisti, tra cui atti violenti della polizia, avvenuti principalmente durante la copertura delle campagne elettorali dei candidati politici; che il 30 dicembre 2020 la polizia ha dichiarato che soltanto i "giornalisti accreditati" avrebbero potuto riportare notizie in merito al voto; che alla fine di novembre 2020 le autorità hanno espulso tre giornalisti canadesi; che l'Uganda si colloca attualmente al 125° posto su 180 nella classifica 2020 dell'indice sulla libertà di stampa nel mondo redatta da Reporter senza frontiere;
R. considerando che il 12 dicembre 2020 il governo ha congelato i beni di quattro ONG attive nelle campagne elettorali per incoraggiare la partecipazione delle donne e dei giovani (UWONET, il forum nazionale delle ONG, il Women International Peace Centre e l'Alliance of Finance Election Monitoring) con l'accusa di finanziamento del terrorismo;
S. considerando che l'11 gennaio 2021 l'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha condannato quello che ha definito "il deterioramento della situazione dei diritti umani in Uganda" e ha riportato numerose violazioni dei diritti umani, compresi i diritti di libertà di espressione, di riunione pacifica e di partecipazione, nonché la privazione arbitraria della vita, l'arresto e la detenzione arbitrari, e la tortura;
T. considerando che la campagna elettorale e le dichiarazioni del Presidente Museveni sono state caratterizzate da una retorica sempre più antioccidentale;
U. considerando che l'Uganda ha una delle popolazioni più giovani e più in rapida crescita del mondo, che ha esercitato il suo diritto di voto per lo più in modo pacifico; che un milione di giovani elettori eleggibili non è stato registrato dalla Commissione elettorale nazionale dell'Uganda, la quale ha sostenuto di non disporre delle risorse materiali per registrarli;
V. considerando che per il tramite dell'11° Fondo europeo di sviluppo l'UE fornisce all'Uganda 578 milioni di EUR, segnatamente per sostenere la promozione del buon governo, migliorare le infrastrutture, garantire la sicurezza alimentare e sostenere l'agricoltura; che l'Uganda riceve anche 112,2 milioni di EUR dal Fondo fiduciario di emergenza dell'Unione per l'Africa;
W. considerando che la cooperazione in materia di sicurezza e sviluppo tra l'Uganda e l'UE, gli Stati Uniti e altri paesi è condotta nel contesto della missione di pace dell'Unione africana in Somalia (AMISOM);
X. considerando che l'indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite classifica l'Uganda al 159° posto su 189 e che, secondo Transparency International, l'Uganda è al 137° posto su 180 paesi nell'indice di percezione della corruzione;
Y. considerando che l'Uganda ha una delle leggi contro l'omosessualità più dure del mondo e che la discriminazione e la violenza nei confronti delle persone LGBTQ+ persistono;
Z. considerando che l'ex leader della milizia e bambino soldato ugandese Dominic Ongwen è stato dichiarato colpevole di crimini di guerra e crimini contro l'umanità dalla CPI con una sentenza storica del 4 febbraio 2021, che lo ha condannato per 61 reati individuali di omicidio, stupro, schiavitù sessuale, rapimento e tortura, commessi nel periodo in cui era comandante dell'Esercito di resistenza del Signore (LRA), una setta violenta che ha condotto una sanguinosa campagna di violenza in Uganda e nei paesi vicini dalla metà degli anni '80 sino a pochi anni fa;
1. si rammarica del fatto che il processo elettorale non è stato né democratico né trasparente; condanna l'uso eccessivo della forza da parte della polizia e delle forze armate durante le elezioni presidenziali, nonché la loro crescente ingerenza nel processo politico; si rammarica del fatto che agli osservatori elettorali indipendenti, locali e internazionali, è stato vietato monitorare le elezioni, che non hanno potuto essere valutate rispetto a standard riconosciuti a livello internazionale; sottolinea l'importanza fondamentale di elezioni libere ed eque, che sono il presupposto per uno sviluppo sostenibile e di lungo termine; elogia, in questo spirito, il popolo ugandese, in particolare la sua gioventù, per il coraggio e l'entusiasmo per la democrazia che ha dimostrato durante questa campagna elettorale;
2. condanna la violenza, le continue vessazioni e la repressione sistematica nei confronti dei leader dell'opposizione politica in Uganda, come pure la soppressione di difensori della società civile e dei diritti umani e di media, nonché l'interruzione delle piattaforme dei media sociali e i blackout di Internet;
3. invita pertanto il governo a porre fine al persistente ricorso a una forza letale ed eccessiva da parte delle forze di sicurezza, agli arresti arbitrari, alla detenzione e agli attacchi di politici e sostenitori dell'opposizione, nonché di manifestanti, di difensori dei diritti umani e di giornalisti;
4. invita il governo ugandese a garantire la giustizia e la responsabilità per tutte le vittime svolgendo indagini imparziali, approfondite e indipendenti sulle sparatorie e le violenze perpetrate dalle forze di sicurezza, e parallelamente invita la magistratura ugandese ad applicare in modo obiettivo e indipendente il quadro legislativo esistente, e a prendere pienamente atto dei fatti e delle prove disponibili; invita le autorità ugandesi ad avviare immediatamente un'indagine indipendente sui tragici eventi del 18 e 19 novembre 2020, in cui almeno 54 persone hanno perso inutilmente la vita per mano della polizia in seguito all'arresto di Bobi Wine, e in cui altre centinaia sono state ferite, cosa che lo stesso Presidente Museveni ha riconosciuto, e a chiedere conto ai responsabili;
5. sottolinea che i ricorsi e le contestazioni contro i risultati elettorali sono una caratteristica fondamentale di un processo elettorale credibile; si aspetta che tutte le contestazioni e le denunce elettorali siano affrontate in modo indipendente e trasparente con i mezzi di ricorso costituzionali e legali disponibili;
6. invita il governo a rilasciare immediatamente e incondizionatamente tutte le persone arrestate e detenute solo per aver partecipato ad assemblee politiche pacifiche o per aver esercitato il loro diritto alla libertà di espressione e di associazione, compreso Nicholas Opiyo, vincitore di una borsa di studi Sacharov nel 2016, o a far cadere tutte le accuse nei loro confronti; ricorda al governo dell'Uganda di rispettare la libertà di espressione e il diritto di riunione pacifica e sicura, compresa la libera circolazione di tutti gli attori politici e dei loro sostenitori, e denuncia la repressione in corso nei confronti della società civile; invita il governo a garantire che i diritti di Nicholas Opiyo a un giusto processo e a un processo equo siano rispettati al massimo livello;
7. ricorda alle autorità ugandesi il loro obbligo di garantire, proteggere e promuovere i diritti fondamentali – compresi i diritti civili e politici dei cittadini del paese – l'equa rappresentanza a prescindere dall'origine etnica, la libertà di parola e la libertà di riunione, e di affermare il ruolo cruciale che l'opposizione politica, gli attori della società civile, i giornalisti e i media svolgono nel paese; invita le autorità ad abolire qualsiasi restrizione suscettibile di limitare il diritto delle persone alla libertà di riunione pacifica, alla libertà di espressione e alla libertà di associazione;
8. ricorda al governo dell'Uganda l'importanza della libertà di espressione e il ruolo dei media liberi e pluralistici in una società democratica; prende atto con preoccupazione del fatto che i giornalisti che coprivano le elezioni erano abitualmente soggetti a intimidazioni e violenze; si aspetta che le autorità ugandesi creino un ambiente in cui i giornalisti possano lavorare senza ostacoli;
9. invita le autorità ugandesi a garantire a tutti un accesso sicuro e illimitato a Internet, compresi i social media e le piattaforme di messaggistica online, poiché non farlo significherebbe ostacolare gravemente la libertà di informazione, compresa la libertà dei media;
10. esorta le autorità ugandesi a porre fine alla sospensione arbitraria delle attività della società civile e agli arresti dei suoi attivisti, nonché al congelamento dei loro beni finanziari; condanna, a questo proposito, con la massima fermezza i tentativi di limitare il finanziamento della società civile, in particolare con l'ordine del Presidente Museveni di sospendere il meccanismo di governance democratica, un fondo comune multimilionario coordinato dall'UE e da partner per lo sviluppo nazionale volto a sostenere i gruppi che operano per promuovere i diritti umani, approfondire la democrazia e migliorare la responsabilità;
11. si aspetta che il governo ugandese rinunci immediatamente a utilizzare la pandemia di COVID-19 come pretesto per introdurre leggi e politiche che violano il diritto internazionale e per ridurre le garanzie dei diritti umani, compresa l'indebita restrizione dei diritti alla libertà di riunione pacifica e alla libertà di espressione, che prende di mira, principalmente, le persone LGBTQ+; esorta le autorità ugandesi a rispettare i diritti e la dignità delle persone del paese, nonché a limitare rigorosamente l'esercizio del potere di emergenza alla tutela della salute pubblica;
12. critica fortemente le dure leggi ugandesi contro l'omosessualità e ne chiede l'urgente revisione, insieme a una strategia volta a combattere la discriminazione e la violenza nei confronti delle persone LGBTQ+;
13. insiste sulla necessità che la delegazione dell'UE in Uganda continui a monitorare attentamente la situazione delle persone LGBTQ+ e a sostenere attivamente sul campo le OSC, i difensori dei diritti umani e le persone LGBTQ+;
14. insiste sull'impegno e la disponibilità dell'UE a collaborare con le autorità ugandesi e ad aiutarle nell'intraprendere le tanto necessarie riforme democratiche e di governance; sottolinea, tuttavia, che il successo di questa cooperazione dipende in larga misura dalla volontà della parte ugandese di attuare effettivamente tali riforme; ricorda a questo proposito che il ricorso sistematico alla repressione e alla violenza da parte dello Stato potrebbe avere un impatto determinante sulle future relazioni dell'UE con l'Uganda; invita l'UE a sfruttare il peso politico fornito dai programmi di aiuto allo sviluppo, in particolare i programmi di sostegno al bilancio, per rafforzare la difesa e la promozione dei diritti umani in Uganda;
15. insiste affinché l'UE e gli altri attori internazionali mantengano e rafforzino il loro approccio integrato e coordinato sull'Uganda, che comprende la promozione del buon governo, della democrazia e dei diritti umani, e il rafforzamento del sistema giudiziario e dello Stato di diritto, ed esorta l'UE e i suoi Stati membri a sollevare queste preoccupazioni attraverso canali pubblici e diplomatici; ribadisce che le sanzioni contro gli individui e le organizzazioni responsabili delle violazioni dei diritti umani in Uganda devono essere adottate a livello dell'UE, nell'ambito del nuovo meccanismo sanzionatorio dell'Unione per i diritti umani, la cosiddetta legge Magnitsky dell'UE;
16. raccomanda un maggiore controllo sulla gestione e la trasparenza di bilancio dell'Uganda; esorta la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna a continuare a procedere ad esami sistematici dei programmi di sostegno al bilancio dell'UE quando vi sia il rischio che i fondi vengano dirottati per essere utilizzati dalle autorità ugandesi in attività suscettibili di favorire violazioni dei diritti umani e di prendere di mira gli attivisti;
17. accoglie con favore la sentenza nella causa contro l'ex comandante dell'LRA Dominic Ongwen, ritenuto colpevole di crimini di guerra e crimini contro l'umanità dalla CPI, e la considera un passo significativo per la giustizia e la responsabilità per le atrocità commesse dall'LRA;
18. resta preoccupato quanto alla situazione generale della sicurezza nella regione e sottolinea, a questo proposito, l'importante lavoro dell'AMISOM; sottolinea che i suoi obiettivi di lungo termine saranno raggiunti solo se tutti gli attori daranno l'esempio in fatto di rispetto dello Stato di diritto, dei diritti fondamentali e dei principi democratici;
19. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, al Presidente della Repubblica dell'Uganda, al Presidente del parlamento ugandese nonché all'Unione africana e alle sue istituzioni.
25 anni dopo la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino: sfide future in relazione ai diritti delle donne
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Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 febbraio 2021 sulle sfide future in relazione ai diritti delle donne in Europa: oltre 25 anni dopo la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino (2021/2509(RSP))
– visti la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino del 15 settembre 1995 e gli esiti delle relative conferenze di revisione,
– visti gli articoli 21 e 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,
– visto il pilastro europeo dei diritti sociali, in particolare i principi 2, 3, 9 e 15,
– vista l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, il principio del "non lasciare indietro nessuno" e in particolare l'obiettivo 1, che mira a mettere fine alla povertà, l'obiettivo 3, che mira a garantire alle persone la possibilità di una vita sana, l'obiettivo 5, che mira a conseguire l'uguaglianza di genere e a migliorare le condizioni di vita delle donne, l'obiettivo 8, che mira a realizzare una crescita economica sostenibile, e l'obiettivo 13, che mira ad adottare misure urgenti per combattere i cambiamenti climatici e le relative conseguenze,
– vista la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) del 18 dicembre 1979,
– vista la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul), che è entrata in vigore il 1° agosto 2014,
– viste la Convenzione (n. 100) dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) del 1951 sulla parità di retribuzione, la Convenzione (n. 190) dell'OIL del 2019 sulla violenza e le molestie e la Convenzione (n. 189) dell'OIL del 2013 sulle lavoratrici e i lavoratori domestici,
– visto l'"Esame dei progressi a livello regionale: sintesi regionale" a cura della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite del 20 agosto 2019,
– vista la relazione di UN Women intitolata "Gender Equality: Women's rights in review 25 years after Beijing" (Uguaglianza di genere: esame dei diritti delle donne 25 anni dopo Pechino), pubblicata il 5 marzo 2020,
– vista la relazione del Segretario generale delle Nazioni Unite alla Commissione sulla condizione femminile, sessantaquattresima sessione, dal titolo "Review and appraisal of the implementation of the Beijing Declaration and Platform for Action and the outcomes of the twenty-third special session of the General Assembly" (Esame e valutazione dell'attuazione della dichiarazione e della piattaforma d'azione di Pechino e dei risultati della ventitreesima sessione speciale dell'Assemblea generale) del 13 dicembre 2019,
– vista la relazione del Segretario generale delle Nazioni Unite alla Commissione sulla condizione femminile, sessantacinquesima sessione, dal titolo "Women's full and effective participation in decision making in public life, as well as the elimination of violence, for achieving gender equality and the empowerment of women and girls" (La partecipazione piena ed effettiva delle donne al processo decisionale nella vita pubblica e l'eliminazione della violenza per conseguire la parità di genere e l'emancipazione delle donne e delle ragazze) del 21 dicembre 2020,
– visto il documento strategico del Segretario generale delle Nazioni Unite dal titolo "The Impact of COVID-19 on Women" (L'impatto della COVID-19 sulle donne) pubblicato il 9 aprile 2020,
– vista la relazione di UN Women intitolata "From Insights to Action": Gender Equality in the Wake of COVID-19" (Dalle riflessioni all'azione: l'uguaglianza di genere nel contesto della COVID-19), pubblicata il 2 settembre 2020,
– vista la relazione dell'EIGE intitolata "Beijing +25 the fifth review of the implementation of the Beijing Platform for Action in the EU Member States" (Pechino +25: quinto esame dell'attuazione della piattaforma d'azione di Pechino negli Stati membri dell'UE), pubblicata il 5 marzo 2020,
– visto lo studio dell'EPRS dal titolo "Beijing Platform for Action, 25-year review and future priorities" (Piattaforma d'azione di Pechino, esame dopo 25 anni e priorità future) (Servizio Ricerca del Parlamento europeo, Parlamento europeo, 2020),
– vista la relazione del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) dal titolo "Impact of the COVID-19 Pandemic on Family Planning and Ending Gender-based Violence, Female Genital Mutilation and Child Marriage" (Impatto della pandemia di COVID-19 sulla pianificazione familiare e l'eliminazione della violenza di genere, delle mutilazioni genitali femminili e dei matrimoni infantili), pubblicata il 27 aprile 2020,
– vista la dichiarazione dell'UNFPA dal titolo "Millions more cases of violence, child marriage, female genital mutilation, unintended pregnancy expected due to the COVID-19 pandemic" (Previsti milioni di altri casi di violenza, matrimoni infantili, mutilazioni genitali femminili e gravidanze indesiderate a causa della pandemia di COVID-19), pubblicata il 28 aprile 2020,
– viste le conclusioni del Consiglio del 9 e 10 dicembre 2019 sul tema "Parità di genere nelle economie dell'UE: la via da seguire",
– vista la comunicazione congiunta della Commissione europea e dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza del 25 novembre 2020 sul piano d'azione dell'UE sulla parità di genere III,
– vista la sua risoluzione del 13 febbraio 2020 sulle priorità dell'UE in vista della 64a sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile(1),
– viste la sua risoluzione del 21 gennaio 2021 sulla strategia dell'UE per la parità di genere(2) e la strategia della Commissione europea sulla parità di genere 2020-2025,
– vista la sua risoluzione del 21 gennaio 2021 sulla prospettiva di genere nella crisi COVID-19 e nel periodo successivo alla crisi(3),
– vista la sua risoluzione del 26 novembre 2020 sul divieto di fatto del diritto all'aborto in Polonia(4),
– vista la sua risoluzione del 30 gennaio 2020 sul divario retributivo di genere(5),
– vista la sua risoluzione del 23 ottobre 2020 sull'uguaglianza di genere nella politica estera e di sicurezza dell'UE(6),
– vista la sua risoluzione del 17 dicembre 2020 sulla necessità di una configurazione del Consiglio dedicata alla parità di genere(7),
– vista la sua risoluzione del 13 febbraio 2019 sull'attuale regresso dei diritti delle donne e dell'uguaglianza di genere nell'UE(8),
– vista la sua risoluzione del 13 marzo 2012 sulla partecipazione delle donne al processo decisionale politico – qualità e parità(9),
– visti il quadro finanziario pluriennale dell'UE per il periodo 2021-2027 e la sua priorità orizzontale relativa all'integrazione della dimensione di genere,
– visto l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,
A. considerando che 189 governi di tutto il mondo, tra cui l'Unione europea e i suoi Stati membri, si sono impegnati ad adoperarsi a favore della parità di genere e dell'emancipazione di tutte le donne e le ragazze in occasione della quarta Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne svoltasi a Pechino nel 1995;
B. considerando che la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino adottate in occasione della conferenza costituiscono l'agenda globale più completa per la promozione della parità di genere e sono considerate la "Carta dei diritti" internazionale delle donne, definendo i diritti delle donne come diritti umani e formulando una visione riguardo all'uguaglianza dei diritti, alla libertà e alle opportunità per tutte le donne nel mondo, che è stata riaffermata nel 2015 con l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile fissando obiettivi e misure concrete relativamente a una serie di questioni che riguardano le donne e le ragazze;
C. considerando che dall'adozione della piattaforma di Pechino nel 1995 sono stati compiuti progressi per quanto concerne le donne e le ragazze, in particolare in Europa, ma che nel complesso i progressi sono stati inaccettabilmente lenti e che le conquiste frutto di dure lotte rischiano di regredire;
D. considerando che a causa della pandemia di COVID-19 il forum "Generazione uguaglianza" è stato rinviato alla prima metà del 2021;
E. considerando che sono trascorsi 25 anni dalla Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo (ICPD) al Cairo, in cui 179 governi hanno adottato il programma d'azione dell'ICPD, assumendo un impegno globale a favore della salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti in linea con la piattaforma d'azione di Pechino;
F. considerando che la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne è entrata in vigore poco più di 40 anni fa e che, sebbene sia stata ratificata da tutti gli Stati membri dell'UE, i progressi in materia di parità tra donne e uomini sono lenti, come evidenziato dall'EIGE;
G. considerando che la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa), che è lo strumento più completo per contrastare la violenza contro le donne in Europa, è stata aperta alla firma 10 anni fa, ma non è stata ancora ratificata da tutti gli Stati membri dell'UE né l'UE vi ha aderito;
H. considerando che il 2021 ha segnato il 10º anniversario della Convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa;
I. considerando che è necessario smantellare le strutture e gli stereotipi dannosi che perpetuano le disuguaglianze al fine di far progredire l'uguaglianza di genere; che far progredire l'uguaglianza non solo apporta benefici alla società nel suo complesso, ma è anche un obiettivo in sé;
J. considerando che le disuguaglianze di genere riguardano tutti gli aspetti del mercato del lavoro, compresi i divari in materia di occupazione, retribuzione, pensioni e assistenza, la mancanza di accesso ai servizi sociali e alla protezione sociale, posti di lavoro sempre più precari e maggiori rischi di povertà per le donne;
K. considerando che la crisi finanziaria e le sue conseguenze si sono dimostrate dannose per le donne, i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere e hanno conseguenze a lungo termine; che le misure economiche nel periodo successivo alla crisi di COVID-19 devono tenere conto della dimensione di genere e dell'uguaglianza sociale;
L. considerando che l'impatto della crisi di COVID-19 ha un connotato di genere dato che la crisi di COVID-19 e le sue conseguenze hanno una chiara prospettiva di genere in quanto hanno avuto un impatto diverso sulle donne e sugli uomini e hanno acuito le disuguaglianze esistenti; che le donne sono colpite in modo sproporzionato dalla crisi, mentre la risposta alla crisi di COVID-19 è stata in gran parte insensibile al genere; che tale impatto si traduce in un preoccupante aumento della violenza e delle molestie di genere, in responsabilità domestiche e di assistenza non remunerate e non paritarie, nell'accesso limitato alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti, nonché in pesanti effetti economici e lavorativi sulle donne, in particolare per gli operatori sanitari e i prestatori di assistenza;
M. considerando che i settori e le occupazioni a predominanza femminile (ad esempio, l'assistenza sanitaria, i servizi di assistenza e di emergenza, l'assistenza sociale, l'istruzione, il commercio al dettaglio, addetti alle casse, addetti alle pulizie, ecc.) e l'economia informale sono stati particolarmente colpiti dalla pandemia; che le donne che lavorano nel settore dell'assistenza sanitaria sono potenzialmente più esposte al rischio di infezioni rispetto agli uomini, in quanto rappresentano il 76 % degli operatori sanitari nell'UE(10);
N. considerando che, data l'esistenza di soffitti di cristallo, le donne non sono coinvolte quanto gli uomini nei processi decisionali; che la condivisione paritaria del potere tra uomini e donne non è stata ancora raggiunta nella maggior parte degli Stati membri dell'UE all'interno dei gabinetti di governo, dei parlamenti, della pubblica amministrazione, delle task force per la COVID-19 e dei consigli di amministrazione delle società;
O. considerando che le donne si trovano ad affrontare disuguaglianze e discriminazioni intersezionali legate anche alla loro origine razziale, etnica o sociale, all'orientamento sessuale, all'identità e all'espressione di genere, alla religione o alle convinzioni personali, allo status di soggiorno e alla disabilità e che occorre impegnarsi per far fronte a tutte le forme di discriminazione per raggiungere la parità di genere per tutte le donne; che le politiche dell'UE devono rafforzare il loro approccio intersezionale per affrontare la dimensione istituzionale, strutturale e storica della discriminazione; che lo svolgimento di un'analisi intersezionale non solo consente di comprendere le barriere strutturali, ma fornisce anche i dati necessari per elaborare parametri di riferimento e aprire la via a politiche strategiche ed efficaci contro la discriminazione, l'esclusione e le disuguaglianze sociali sistematiche;
P. considerando che è più probabile che le donne siano esposte alla disoccupazione e abbiano uno status occupazionale incerto (ad esempio attraverso i loro contratti di lavoro), il che crea insicurezza lavorativa; che i lavoratori del settore dell'assistenza sono prevalentemente donne (76 %)(11) e tendono ad avere una retribuzione e condizioni di lavoro precarie; che le donne costituiscono la maggior parte degli utenti e dei fornitori di servizi del settore sociale e che pertanto qualsiasi mancanza di un'adeguata fornitura di tali servizi impedisce alle donne di partecipare pienamente alla forza lavoro, creando così una cecità di genere nella pianificazione, nell'elaborazione del bilancio e nell'erogazione di servizi nel settore sociale;
Q. considerando che il divario retributivo di genere è ancora pari al 14 % in Europa(12) e al 20 % a livello mondiale(13) e che il divario pensionistico di genere raggiunge il 40 % in alcuni Stati membri dell'UE; che il divario retributivo di genere conduce a un divario pensionistico che di per sé aumenta il rischio di povertà e di esclusione, in particolare tra le donne anziane e le donne monoparentali all'interno della famiglia; che le disparità salariali e la precarietà hanno un impatto diretto sulle pensioni future;
R. considerando che l'ineguale divisione del lavoro assistenziale e domestico non retribuito limita seriamente la partecipazione delle donne all'economia; che il lavoro di assistenza non retribuito delle donne è al centro del sostegno delle società durante la crisi della COVID-19, ma che le responsabilità di assistenza tengono 7,7 milioni di donne in Europa fuori dal mercato del lavoro rispetto ai 450 000 uomini(14); che le caratteristiche dell'occupazione femminile derivanti dall'assistenza non retribuita (ossia il lavoro a tempo parziale) sono un fattore significativo del divario retributivo di genere; che un numero maggiore di donne rispetto agli uomini assume responsabilità di assistenza informale a lungo termine almeno diversi giorni alla settimana o ogni giorno e che, nel complesso, le donne rappresentano il 62 % di tutte le persone che prestano assistenza informale a lungo termine nell'UE(15);
S. considerando che, a livello globale, il 35 % delle donne ha subito atti di violenza fisica e/o sessuale da parte del partner o atti di violenza sessuale da parte di una persona diversa dal partner; considerando che, durante la pandemia di COVID-19, si è registrato un drastico aumento della violenza domestica da parte del partner, fenomeno che le Nazioni Unite hanno definito la "pandemia sommersa", con un aumento del 60 % delle chiamate di emergenza da parte di donne vittime di violenza ad opera del loro partner, secondo quanto riportato tra gli Stati membri dell'Organizzazione mondiale della sanità in Europa(16);
T. considerando che le donne sono maggiormente vulnerabili alle conseguenze dei cambiamenti climatici(17); che, sebbene le donne sembrino mostrare maggiore preoccupazione per il clima nel loro comportamento rispetto agli uomini, esse continuano ad essere sottorappresentate nelle posizioni decisionali concernenti la lotta alla crisi climatica e rappresentano a livello globale solo il 32 % della forza lavoro nel settore delle energie rinnovabili(18);
U. considerando che esiste un divario di genere in tutti i settori delle tecnologie digitali, in particolare nelle tecnologie innovative come i settori dell'IA e della cibersicurezza; che gli stereotipi di genere, lo scoraggiamento culturale e la mancanza di consapevolezza e di promozione dei modelli di riferimento femminili ostacolano le opportunità delle ragazze e delle donne negli studi e nelle carriere in ambito STEM;
V. considerando che in alcuni Stati membri si riscontra un evidente regresso e sussiste il rischio che la parità di genere assuma un ruolo ancor meno rilevante nell'agenda degli Stati membri;
1. si rammarica che, nella riunione ad alto livello sul tema "Accelerare il conseguimento della parità di genere e l'emancipazione di tutte le donne e le ragazze", tenutasi il 1º ottobre 2020 durante l'Assemblea generale delle Nazioni Unite per commemorare la convenzione di Pechino, i leader mondiali di 100 paesi abbiano riconosciuto che i progressi complessivi in materia di diritti delle donne sono ben al di sotto degli impegni presi nella convenzione di Pechino del 1995;
2. sottolinea che la relazione di UN Women intitolata "Uguaglianza di genere: esame dei diritti delle donne 25 anni dopo Pechino"(19) illustra come i progressi verso la parità di genere siano di fatto incerti e, a livello globale, vi sia un'inversione rispetto ai passi in avanti duramente conseguiti;
3. rileva con preoccupazione che il quinto riesame della piattaforma d'azione di Pechino pubblicato dall'EIGE nel 2020 ha evidenziato che nessuno Stato membro europeo ha completato gli obiettivi stabiliti alla Convenzione di Pechino nel 1995; si rammarica del fatto che l'indice sull'uguaglianza 2020 dell'EIGE abbia dimostrato che i progressi nel conseguimento della parità tra donne e uomini hanno subito una battuta d'arresto e che, nonostante gli sforzi volti a migliorare la parità di genere stiano dando alcuni risultati, nell'UE permangono disparità e divari di genere persistenti in tutti i settori contemplati dalla piattaforma d'azione di Pechino;
4. sottolinea che le conseguenze sociali ed economiche della COVID-19 colpiscono in modo sproporzionato le donne e le ragazze, esacerbando le disuguaglianze di genere preesistenti e minacciando di invertire i progressi compiuti finora; sottolinea, a tale proposito, che, secondo le stime di UN Women(20), la pandemia spingerà 47 milioni in più di donne e ragazze al di sotto della soglia di povertà a livello globale, portando il totale a 435 milioni, mentre ha portato a un incremento esponenziale della violenza di genere e le donne e le ragazze stanno perdendo più rapidamente il posto di lavoro e i mezzi di sussistenza in quanto sono maggiormente esposte a settori economici duramente colpiti;
5. riconosce che un maggior numero di donne viene eletto e nominato in posizioni decisionali, ma deplora che i progressi siano lenti e che la parità sia stata raggiunta solo in alcuni Stati membri dell'UE;
6. ricorda la sua posizione del 17 dicembre 2020 e invita il Consiglio a istituire una formazione dedicata sulla parità di genere, al fine di attuare misure comuni e concrete volte ad affrontare le sfide nell'ambito dei diritti delle donne e della parità di genere e garantire che le questioni riguardanti la parità di genere siano discusse al più alto livello politico;
7. si rammarica del fatto che l'integrazione della dimensione di genere non sia applicata sistematicamente in tutti i settori politici e in tutti i programmi di finanziamento dell'UE; plaude all'introduzione dell'integrazione della dimensione di genere come priorità orizzontale nel quadro finanziario pluriennale 2021-2027; invita la Commissione a garantire l'attuazione dell'integrazione sistematica della dimensione di genere quale strategia chiave per sostenere la realizzazione della parità di genere e ad attuare un bilancio, prassi e tabelle di marcia sensibili alle tematiche di genere, in consultazione con gli esperti in materia di bilancio di genere, al fine di garantire che donne e uomini beneficino equamente della spesa pubblica a tutti i livelli del bilancio e che le prospettive delle donne siano integrate in tutti i settori, con fondi specifici per affrontare i fattori delle disuguaglianze, come la violenza contro le donne e le ragazze, anche nella distribuzione del programma Cittadini, diritti e valori, destinato alla promozione della parità di genere;
8. invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare e attuare piani concreti e una serie di azioni, accompagnate da adeguati finanziamenti a destinazione specifica, sulla base dei dodici settori di preoccupazione definiti dalla piattaforma d'azione di Pechino, in particolare per quanto riguarda le donne e la povertà, le donne e l'economia, il potere e il processo decisionale, le donne e la violenza, le donne e l'ambiente, le donne e la salute, al fine di promuovere i diritti delle donne e l'agenda per la parità di genere, in vista del prossimo forum sulla parità di genere;
9. si rammarica dell'inasprimento, negli ultimi anni, della tendenze regressive espresse in alcuni paesi per quanto riguarda la messa in discussione della convenzione di Istanbul, la reazione contro la salute sessuale e riproduttiva delle donne e i relativi diritti e le sfide all'autonomia fisica e al controllo della fertilità; condanna con forza l'adozione della sentenza del Tribunale costituzionale che attua un divieto di fatto sull'aborto e il conseguente passo indietro per quanto riguarda la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti delle donne in Polonia e le ingiustificate restrizioni eccessive all'accesso all'aborto;
10. ricorda che i diritti delle donne sono diritti umani e che sono parte inalienabile, integrale e indivisibile dei diritti umani universali, come affermato nella quarta Conferenza mondiale sulle donne;
11. esorta la Commissione e gli Stati membri a monitorare e migliorare la raccolta di dati comparabili, relativi all'età, all'origine razziale ed etnica e disaggregati per genere, al fine di migliorare l'analisi quantitativa, ed elaborare e attuare politiche dell'UE che integrino meglio una prospettiva intersettoriale di genere; sottolinea l'importanza dell'EIGE quale fornitore di dati affidabili e adeguati, disaggregati per genere, per la base del processo decisionale e l'importanza di garantire e ampliare i finanziamenti e le capacità dell'EIGE; esorta inoltre l'EIGE e tutte le altre istituzioni e agenzie competenti dell'UE a elaborare e integrare nuovi indicatori riguardanti, ad esempio, la povertà lavorativa, la povertà di tempo o il valore del lavoro di assistenza;
12. ricorda che 46 milioni di donne e ragazze con disabilità vivono nell'Unione europea e che metà di tutte le donne in età lavorativa con disabilità è economicamente inattiva; sottolinea i problemi specifici affrontati dalle donne con disabilità e ricorda che il tasso di deprivazione materiale delle donne con disabilità è grave in tutti gli Stati membri; ribadisce pertanto la necessità di integrare ulteriormente la prospettiva di genere nella futura strategia per la parità delle persone con disabilità 2021;
13. invita il Consiglio ed esorta gli Stati membri ad approvare e ad attuare la direttiva contro la discriminazione e garantire che le forme di discriminazione multiple e intersezionali siano debellate in tutti gli Stati membri dell'UE;
Donne e povertà
14. sottolinea che il genere rimane un fattore significativo nei modelli di povertà nell'UE e che, nonostante i tassi di esclusione e i divari di povertà di genere differiscano considerevolmente tra i paesi, il 23,3 % delle donne rispetto al 21,6 % degli uomini è a rischio di povertà(21); sottolinea che tale rischio aumenta notevolmente con l'età, intersecandosi con la composizione del nucleo familiare, la razza o l'origine etnica, la disabilità e la situazione occupazionale; sottolinea che il divario retributivo, pensionistico e assistenziale di genere è un fattore significativo della femminilizzazione della povertà;
15. invita la Commissione e gli Stati membri ad affrontare la femminilizzazione della povertà in tutte le sue forme, compresa la povertà in età avanzata, in particolare tenendo conto del genere nella disponibilità e nell'accesso ai diritti pensionistici, al fine di eliminare il divario pensionistico di genere, e migliorando le condizioni di lavoro nei settori a prevalenza femminile; sottolinea l'importanza di affrontare la sottovalutazione sociale, economica e culturale dei posti di lavoro in cui prevalgono le donne, la necessità di combattere tali stereotipi e la sovrarappresentazione delle donne in forme di lavoro atipico;
16. evidenzia che, oltre a superare le disuguaglianze pensionistiche e tutelare e aumentare le pensioni in generale, è indispensabile che i sistemi di sicurezza sociale continuino a esistere all'interno della sfera pubblica, integrando i principi di solidarietà e ridistribuzione e che ci si adoperi al massimo per lottare contro il lavoro precario e non regolamentato;
17. invita la Commissione a presentare una strategia di lotta alla povertà per combattere la femminilizzazione della povertà, prestando un'attenzione particolare alle famiglie monoparentali in cui il capofamiglia è una donna; invita inoltre gli Stati membri ad attuare misure sociali specifiche per lottare contro il rischio di esclusione sociale e di povertà per quanto riguarda l'accesso ad alloggi, trasporti ed energia a prezzi accessibili;
18. esorta gli Stati membri ad adottare misure specifiche volte a combattere il rischio di povertà durante la vecchiaia e invita la Commissione a includere la dimensione di genere della povertà nei suoi quadri di crescita economica e politica sociale; accoglie con favore gli indicatori disaggregati per genere nel meccanismo di monitoraggio dell'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali; sottolinea la necessità di integrare la prospettiva di genere avvalendosi di un approccio intersezionale, in linea con i principi 2 e 3 del pilastro, e chiede un migliore coordinamento tra il pilastro europeo dei diritti sociali e il semestre europeo; invita la Commissione a sviluppare e a includere un indice sull'uguaglianza di genere nel semestre europeo per monitorare gli effetti di genere delle politiche macroeconomiche nonché delle transizioni verdi e digitali;
19. esorta la Commissione e gli Stati membri a porre le donne al centro della ripresa pandemica, al fine di contrastare l'erosione dei progressi compiuti nel colmare i divari di povertà di genere causati dalla crisi della COVID-19;
Le donne e l'ambiente
20. accoglie con favore il riconoscimento della dimensione di genere dei cambiamenti climatici sia nel piano d'azione sulla parità di genere III sia nella strategia per la parità di genere 2020-2025; sottolinea che la parità di genere è essenziale per la gestione della crisi climatica;
21. sottolinea che le donne sono potenti agenti del cambiamento; chiede all'UE e agli Stati membri di affrontare il divario di genere nelle posizioni decisionali relative all'azione per il clima a tutti i livelli della società;
22. invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare e promuovere obiettivi, traguardi e indicatori sensibili alla dimensione di genere, nonché a raccogliere dati disaggregati per genere in sede di pianificazione, attuazione, monitoraggio e valutazione delle politiche, dei programmi e dei progetti in materia di cambiamenti climatici e a istituire punti focali in materia di genere e cambiamenti climatici in tutte le istituzioni governative;
Donne ed economia, donne al potere e processo decisionale
23. sottolinea l'importanza di garantire la piena integrazione delle donne su un piano di parità con gli uomini in tutti i settori della società e dell'economia e di promuovere attivamente una rappresentanza equilibrata in termini di genere a tutti i livelli del processo decisionale; invita, a tale proposito, la Commissione a sbloccare in sede di Consiglio europeo la direttiva relativa alla presenza delle donne nei consigli di amministrazione;
24. invita l'UE a stabilire obiettivi, piani d'azione, calendari e misure speciali temporanee per conseguire la parità di genere e progredire verso una rappresentanza equilibrata per tutte le posizioni esecutive, legislative e amministrative;
25. evidenzia che la piena inclusione delle donne nel mercato del lavoro e la promozione dell'imprenditoria femminile sono fattori cruciali per conseguire una crescita economica inclusiva a lungo termine, combattere le disuguaglianze e incoraggiare l'indipendenza economica delle donne;
26. invita l'UE a intensificare gli sforzi per colmare il divario retributivo di genere e far rispettare il principio della parità retributiva adottando una legislazione volta ad aumentare la trasparenza salariale, comprese misure obbligatorie per tutte le imprese; si rammarica che, contrariamente a quanto previsto, la Commissione non abbia ancora presentato la proposta relativa a misure vincolanti per la trasparenza delle retribuzioni;
27. valuta positivamente l'impegno della Commissione a monitorare il recepimento della direttiva sull'equilibrio tra attività professionale e vita familiare negli ordinamenti nazionali entro il 2022 e a garantirne la piena attuazione da parte degli Stati membri in consultazione con le organizzazioni per i diritti delle donne e le organizzazioni della società civile; invita inoltre gli Stati membri ad andare oltre le norme minime della direttiva; prende atto dell'ampliamento delle disposizioni parentali per includere l'assistenza a lungo termine per i familiari con disabilità e gli anziani, ritenendolo un buon punto di partenza, e chiede alla Commissione di valutare la possibilità di ampliare ulteriormente tali disposizioni per scongiurare la perdita di forza lavoro, in particolare quella femminile;
28. sottolinea che i cambiamenti nelle condizioni di lavoro, tra cui il telelavoro possono ripercuotersi sulla capacità di disconnessione e aumentare il carico di lavoro, aspetto che colpisce le donne in misura maggiore rispetto agli uomini a causa del loro ruolo predominante o tradizionale di prestatrici di assistenza domestica e familiare;
29. invita la Commissione a presentare una proposta che preveda un approccio globale all'assistenza lungo tutto l'arco della vita, tenendo conto delle esigenze sia di chi riceve, sia di chi presta assistenza e fissando norme minime e orientamenti per la qualità dell'assistenza durante l'intero ciclo di vita, anche per i bambini, gli anziani e le persone con esigenze a lungo termine;
30. invita la Commissione a esaminare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e a garantire che le donne prendano parte in maniera significativa ai principali organi decisionali e all'elaborazione di pacchetti di ripresa e di stimolo economico che tengano conto della dimensione di genere nell'ambito del QFP e del piano per la ripresa "Next Generation EU"; osserva, in considerazione dell'aumento dei tassi di disoccupazione femminile, che la crisi della COVID-19 sta colpendo in modo particolare le donne nei mercati del lavoro; invita, a tale proposito, la Commissione ad adottare misure specifiche per affrontare il divario occupazionale delle donne attraverso una distribuzione mirata a titolo del dispositivo per la ripresa e la resilienza, nell'ambito del quale gli Stati membri dell'UE intraprendano azioni concrete per contrastare la disoccupazione e la povertà femminili e l'aumento dei casi di violenza contro le donne e le ragazze, in quanto si tratta di ostacoli che impediscono la piena partecipazione delle donne a tutti gli ambiti della vita, compresa l'occupazione;
31. pone l'accento sulla necessità di garantire il diritto delle lavoratrici domestiche di usufruire di condizioni di lavoro dignitose e di una protezione sociale paritaria, assicurando la ratifica e l'attuazione della convenzione n. 189 dell'OIL sul lavoro dignitoso per le lavoratrici e i lavoratori domestici;
32. osserva con preoccupazione che le donne rappresentano solo il 18 %(22) degli otto milioni di specialisti in TIC nell'Unione europea e che rischiano di essere ulteriormente escluse dall'agenda digitale dell'UE; esorta la Commissione a rafforzare le politiche che promuovono una maggiore partecipazione delle donne alle carriere e agli studi STEM e sottolinea la necessità dell'inclusione e della rappresentanza delle donne nei settori economici emergenti che sono importanti per lo sviluppo sostenibile, tra cui i settori delle TIC, del digitale e dell'intelligenza artificiale;
33. invita le istituzioni europee a introdurre misure vincolanti, come le quote, per garantire la parità di genere in seno agli organi eletti, e invita gli Stati membri ad assicurare una rappresentanza equilibrata di donne e uomini sia al Parlamento europeo che nei parlamenti nazionali; caldeggia inoltre strategie volte a garantire una rappresentanza significativa di donne provenienti da contesti diversi nei ruoli decisionali delle istituzioni europee;
Donne e violenza: eliminare la violenza di genere
34. accoglie con favore l'impegno della Commissione, nell'ambito della strategia per la parità di genere, di combattere la violenza di genere e ribadisce l'invito a ultimare la ratifica della Convenzione di Istanbul da parte dell'UE sulla base di un'ampia adesione e a promuoverne la ratifica e l'attuazione da parte di tutti gli Stati membri; invita gli Stati membri a tenere conto delle raccomandazioni del GREVIO e a migliorare la legislazione per allinearla maggiormente alle disposizioni della Convenzione di Istanbul, così da garantirne l'adeguata attuazione ed esecuzione;
35. si compiace dell'iniziativa di estendere le sfere di criminalità a specifiche forme di violenza di genere, conformemente all'articolo 83, paragrafo 1, TFUE, e invita la Commissione a presentare una proposta di direttiva dell'UE globale e incentrata sulle vittime al fine di prevenire e combattere tutte le forme di violenza di genere; ricorda che tali nuove misure legislative dovrebbero in ogni caso essere complementari alla ratifica della Convenzione di Istanbul;
36. invita l'UE ad affrontare con urgenza l'aumento della violenza di genere durante la pandemia di COVID-19; invita, a tale proposito, la Commissione a elaborare un protocollo dell'Unione europea sulla violenza di genere in tempi di crisi e a prevedere servizi di protezione per le vittime, quali linee telefoniche di assistenza, alloggi sicuri e servizi sanitari quali "servizi essenziali" negli Stati membri, al fine di prevenire la violenza di genere e sostenere le vittime di violenza domestica durante crisi quali la pandemia di COVID-19; constata con preoccupazione la mancanza di dati disponibili sulla violenza contro le donne e le ragazze, dati che potrebbero fornire un riscontro dell'aumento dei casi durante la pandemia di COVID-19;
37. pone l'accento sul ruolo dell'istruzione e chiede di contrastare gli stereotipi di genere che spianano la strada alla violenza di genere; invita l'UE a garantire che tutte le sue istituzioni pubbliche predispongano e applichino codici di condotta che prevedano tolleranza zero nei confronti della violenza, della discriminazione e degli abusi, nonché meccanismi interni di segnalazione e di denuncia;
38. sottolinea la necessità di raccogliere e organizzare negli Stati membri dati disaggregati per genere ed età su tutte le forme di violenza di genere; si compiace che sia stata annunciata una nuova indagine a livello dell'UE, a cura della FRA, sulla diffusione e le dinamiche di tutti i tipi di violenza contro le donne;
39. invita gli Stati membri e la Commissione ad adottare misure specifiche per eliminare la violenza online, ivi compresi le molestie online, il bullismo online e l'istigazione all'odio verso le donne, che colpisce in modo sproporzionato le donne e le ragazze, e ad affrontare in modo specifico l'aumento di tali forme di violenza di genere durante la pandemia di COVID-19; invita la Commissione a presentare una regolamentazione pertinente e ogni altra possibile azione per eliminare l'istigazione all'odio e le molestie online;
40. invita gli Stati membri a ratificare e attuare senza indugio la convenzione n. 190 dell'OIL, adottata di recente, sull'eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro;
41. invita gli Stati membri ad attuare efficacemente la direttiva 2011/36/UE(23) concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, e ad adottare misure specifiche per contrastare la violenza contro le donne e la disuguaglianza di genere quali cause profonde della tratta; sollecita la Commissione a rivedere la direttiva, dopo un'approfondita valutazione d'impatto, al fine di migliorare le misure per la prevenzione e il perseguimento di tutte le forme di tratta, in particolare quella a scopo di sfruttamento sessuale, forma più diffusa e segnalata che colpisce il 92 % delle donne e delle ragazze vittime di tratta in Europa; invita inoltre la Commissione a modificare la direttiva al fine di garantire che gli Stati membri configurino esplicitamente come reato l'uso consapevole di tutti i servizi forniti dalle vittime della tratta di esseri umani;
Donne e salute
42. ricorda che l'accesso universale all'assistenza sanitaria è un diritto umano che può essere garantito solo attraverso un sistema universale e accessibile a tutti, indipendentemente dal contesto sociale ed economico; invita l'UE e i suoi Stati membri a garantire un'adeguata prestazione di assistenza sanitaria e la parità di accesso;
43. esorta gli Stati membri a investire in sistemi sanitari pubblici solidi e resilienti e a garantire che il personale dei servizi sanitari, la maggior parte del quale è solitamente composta da donne e svolge funzioni a bassa retribuzione, goda di un'equa compensazione e di condizioni di lavoro dignitose;
44. caldeggia l'accessibilità e il rispetto universali della salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti, come convenuto nel programma d'azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo e nella piattaforma d'azione di Pechino;
45. evidenzia che l'accesso alla pianificazione familiare e ai servizi in materia di salute materna e aborto legale in condizioni di sicurezza costituisce un elemento importante per garantire i diritti delle donne e salvare la loro vita;
46. invita gli Stati membri a fornire ai giovani un'educazione completa in materia di sessualità e relazioni affettive e a garantire loro l'accesso all'assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva, compresi la contraccezione, la pianificazione familiare e l'aborto sicuro e legale;
47. rileva l'importanza di tenere maggiormente conto della prospettiva di genere in sede di formulazione delle diagnosi mediche e di pianificazione dei trattamenti onde garantire cure di qualità adeguate a tutte le persone; sottolinea che le malattie delle donne e le loro condizioni di salute pregresse continuano a essere scarsamente diagnosticate, curate e studiate;
Verso il forum "Generazione uguaglianza"
48. esorta la Commissione e gli Stati membri a intensificare gli sforzi per attuare l'Agenda 2030 e tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare gli obiettivi 3 e 5, onde garantire che nessuna donna o ragazza sia oggetto di discriminazione, violenza o esclusione e sia privata dell'accesso alla sanità, all'alimentazione, all'istruzione e all'occupazione;
49. ribadisce l'importanza dell'impegno dell'UE nei confronti della piattaforma d'azione di Pechino e delle conferenze di revisione, e invita la Commissione e gli Stati membri a rispettare i loro impegni fondamentali a favore della parità di genere e dell'emancipazione femminile;
50. accoglie con favore la partecipazione e la condivisione della leadership degli Stati membri e della Commissione nel quadro delle "coalizioni d'azione";
51. sottolinea l'importanza di ottenere un risultato ambizioso in occasione del futuro forum "Generazione uguaglianza", in particolare attraverso l'adozione, da parte della Commissione e degli Stati membri, di una serie di impegni e azioni ambiziosi e lungimiranti, abbinati a finanziamenti specifici, anche nell'ambito delle coalizioni d'azione;
52. invita tutti gli Stati membri e la Commissione a completare le attività annuali di monitoraggio ed elaborazione delle relazioni nazionali nel quadro della relazione sullo stato di avanzamento della coalizione d'azione;
53. esorta l'UE a garantire il pieno coinvolgimento del Parlamento e della sua commissione per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere nel processo decisionale sulla posizione dell'Unione al forum "Generazione uguaglianza";
o o o
54. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti nazionali degli Stati membri.
ILO, comprendere il divario retributivo di genere https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_dialogue/---act_emp/documents/publication/wcms_735949.pdf
EIGE, indice sull'uguaglianza di genere 2019 https://eige.europa.eu/publications/gender-equality-index-2019-report/informal-care-older-people-people-disabilities-and-long-term-care-services
British Medical Journal, "Covid-19: EU states report 60% rise in emergency calls about domestic violence" (COVID-19: gli Stati dell'UE segnalano un aumento del 60 % delle chiamate di emergenza per violenza domestica), 11 maggio 2020, disponibile all'indirizzo: https://www.bmj.com/content/369/bmj.m1872. Relazione del Segretario generale delle Nazioni Unite, luglio 2020, "Intensification of efforts to eliminate all forms of violence against women and girls" (Intensificazione degli sforzi volti a eliminare tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze): https://undocs.org/en/A/75/274
EIGE, Area K - Women and the environment: climate change is gendered (Le donne e l'ambiente: i cambiamenti climatici sono di genere), 05 marzo 2020, disponibile all'indirizzo: https://eige.europa.eu/publications/beijing-25-policy-brief-area-k-women-and-environment
Briefing dell'EPRS, "La piattaforma d'azione di Pechino: riesame dei 25 anni e priorità future", 27 febbraio 2020, disponibile all'indirizzo: https://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document.html?reference=EPRS_BRI(2020)646194
Relazione di UN Women "Parità di genere: esame dei diritti delle donne 25 anni dopo Pechino" https://www.unwomen.org/en/digital-library/publications/2020/03/womens-rights-in-review
Relazione di UN Women "Gender equality in the wake of COVID-19" (La parità di genere dopo la COVID-19) https://www.unwomen.org/en/digital-library/publications/2020/09/gender-equality-in-the-wake-of-covid-19
Nel 2014, oltre 122 milioni di persone nell'UE vivevano in nuclei familiari considerati poveri, ossia erano a rischio di povertà o di esclusione sociale (AROPE). Di questi 122 milioni, il 53 % è costituito da donne e il 47 % da uomini. Relazione EIGE "Poverty, gender and intersecting inequalities in the EU" (Povertà, genere e disuguaglianze intersezionali nell'UE), 2016 https://eige.europa.eu/publications/poverty-gender-and-intersecting-inequalities-in-the-eu
Direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/629/GAI (GU L 101 del 15.4.2011, pag. 1).