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Procedura : 2020/2116(INI)
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Ciclo del documento : A9-0060/2021

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A9-0060/2021

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PV 18/05/2021 - 8
CRE 18/05/2021 - 8

Votazioni :

PV 19/05/2021 - 2
PV 19/05/2021 - 12

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P9_TA(2021)0242

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PDF 171kWORD 60k
Mercoledì 19 maggio 2021 - Bruxelles
Tutela dei diritti umani e politica esterna dell'UE in materia di migrazione
P9_TA(2021)0242A9-0060/2021

Risoluzione del Parlamento europeo del 19 maggio 2021 sulla protezione dei diritti umani e la politica migratoria esterna dell'UE (2020/2116(INI))

Il Parlamento europeo,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, in particolare gli articoli 13 e 14,

–  visti la Convenzione relativa allo status dei rifugiati del 1951 e il suo protocollo aggiuntivo,

–  visti il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966 e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966, nonché i rispettivi protocolli aggiuntivi,

–  vista la Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale del 1966,

–  visti la Convenzione contro la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti del 1984, in particolare l'articolo 3, e il suo protocollo aggiuntivo,

–  visti la Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989 e i relativi protocolli aggiuntivi,

–  vista la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie del 1990,

–  vista la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate,

–  visti i protocolli di Palermo delle Nazioni Unite sulla tratta di esseri umani e il traffico di migranti,

–  visto lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale,

–  vista la relazione del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla promozione e la protezione dei diritti umani, comprese le modalità e gli strumenti per favorire i diritti umani dei migranti, del 3 agosto 2015,

–  vista la risoluzione 71/1 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 19 settembre 2016 sulla Dichiarazione di New York per i rifugiati e i migranti,

–  vista la risoluzione 72/179 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 19 dicembre 2017 sulla protezione dei migranti,

–  visto il lavoro di vari meccanismi internazionali in materia di diritti umani, tra cui le relazioni del relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani dei migranti, in particolare il seguito dato al documento dal titolo "Regional Study: management of the external borders of the European Union and its impact on the human rights of migrants" (Studio regionale sulla gestione delle frontiere esterne dell'Unione europea e sul suo impatto sui diritti umani dei migranti), dell'8 maggio 2015, nonché la sua relazione sulla libertà di associazione dei migranti del maggio 2020, e di altri relatori speciali, l'esame periodico universale e il lavoro di altri organi previsti dai trattati delle Nazioni Unite,

–  visti il lavoro e le relazioni dell'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), compresi i principi e gli orientamenti raccomandati per il rispetto dei diritti umani alle frontiere internazionali e la relazione sulla situazione dei migranti in transito,

–  visti il Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare e il Patto globale sui rifugiati, adottati dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2018,

–  vista la "Joint Guidance Note on the Impacts of the COVID-19 Pandemic on the Human Rights of Migrants" (Nota di orientamento comune sugli effetti della pandemia di COVID-19 sui diritti umani dei migranti), del 26 maggio 2020, del comitato delle Nazioni Unite per la protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie e del relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani dei migranti,

–  visti i principi di Dacca per l'occupazione e il ricorso responsabile ai lavoratori migranti,

–  visto l'articolo 21 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visti gli articoli 79 e 80 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (la "Carta"),

–  visto il regolamento (UE) n. 656/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, recante norme per la sorveglianza delle frontiere marittime esterne nel contesto della cooperazione operativa coordinata dall'Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea(1),

–  viste le relazioni dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali,

–  visto il nuovo patto dell'UE sulla migrazione e l'asilo proposto dalla Commissione il 23 settembre 2020,

–  viste le conclusioni del Consiglio sul piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia 2020-2024 e l'allegato piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia 2020-2024, approvato dal Consiglio il 17 novembre 2020,

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, del 25 marzo 2020, dal titolo "Piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia 2020-2024" (JOIN(2020)0005),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 18 novembre 2011, dal titolo "L'approccio globale in materia di migrazione e mobilità" (COM(2011)0743),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 7 giugno 2016, sulla creazione di un nuovo quadro di partenariato con i paesi terzi nell'ambito dell'agenda europea sulla migrazione (COM(2016)0385),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 30 aprile 2014, concernente un approccio basato sui diritti che copra tutti i diritti umani per la cooperazione allo sviluppo dell'UE (SWD(2014)0152),

–  vista la comunicazione della Commissione del 23 settembre 2020 dal titolo "Un nuovo patto sulla migrazione e l'asilo" (COM(2020)0609),

–  vista la dichiarazione di Malta dei membri del Consiglio europeo sugli aspetti esterni della migrazione: affrontare la rotta del Mediterraneo centrale, del 3 febbraio 2017,

–  vista la comunicazione congiunta al Parlamento europeo e al Consiglio, del 25 novembre 2020, sul Piano d'azione sulla parità di genere III - Un'agenda ambiziosa per la parità di genere e l'emancipazione femminile nell'azione esterna dell'UE (SWD(2020)0284),

–  vista la comunicazione congiunta al Parlamento europeo e al Consiglio, del 9 marzo 2020, dal titolo "Verso una strategia globale per l'Africa" (JOIN(2020)0004),

–  visto l'accordo per un'azione congiunta UE-Afghanistan per il futuro in materia di migrazione, firmato il 3 ottobre 2016,

–  vista la dichiarazione UE-Turchia del 18 marzo 2016,

–  visti altri accordi informali, in particolare quelli con il Gambia (Buone pratiche in materia di identificazione e rimpatrio, entrato in vigore il 16 novembre 2018), il Bangladesh (Procedure operative standard, approvato nel settembre 2017), l'Etiopia (Procedure di ammissione, concluso il 5 febbraio 2018), la Guinea (Buone pratiche, in vigore dal luglio 2017) e la Costa d'Avorio (Buone pratiche, in vigore dall'ottobre 2018),

–  viste le sue precedenti risoluzioni su questioni connesse alla migrazione, in particolare quelle del 25 ottobre 2016 sui diritti umani e la migrazione nei paesi terzi(2), del 17 dicembre 2014 sulla situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell'UE in materia di immigrazione(3), del 29 aprile 2015 sulle recenti tragedie nel Mediterraneo e sulle politiche dell'UE in materia di migrazione e asilo(4) e del 12 aprile 2016 sulla situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell'UE in materia di immigrazione(5),

–  vista la sua risoluzione del 5 luglio 2016 sulla lotta contro la tratta di esseri umani nelle relazioni esterne dell'Unione(6),

–  viste le varie relazioni di organizzazioni della società civile sulla situazione dei diritti umani dei migranti,

–  vista la comunicazione della Commissione, del 23 settembre 2020, dal titolo "Orientamenti della Commissione sull'attuazione delle norme dell'UE concernenti la definizione e la prevenzione del favoreggiamento dell'ingresso, del transito e del soggiorno illegali" (C(2020)6470),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2020 sul miglioramento dell'efficacia dello sviluppo e dell'efficienza degli aiuti(7);

–  visto l'articolo 54 del suo regolamento,

–  visti i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A9-0060/2021),

A.  considerando che la migrazione è un fenomeno globale amplificato dalla globalizzazione, dall'aumento dei conflitti, dalle disuguaglianze, dai cambiamenti climatici e dal degrado ambientale; che il graduale sviluppo normativo nell'ambito del moderno quadro internazionale in materia di diritti umani dei rifugiati e dei migranti, indipendentemente dal loro status giuridico, rappresenta una fonte di progresso e di orgoglio collettivo per l'umanità; che, tuttavia, i migranti e, in particolare, le persone vittime di sfollamento forzato, rimangono tra i gruppi più vulnerabili e svantaggiati a livello mondiale e continuano a subire violazioni dei loro diritti; che le donne, i bambini, gli anziani e le persone con disabilità sono le categorie di migranti più vulnerabili; che la migrazione continua a essere per molti individui un cammino umano segnato dalla sofferenza, dalla discriminazione e dalla violenza; che migliaia di migranti hanno perso la vita lungo la rotta migratoria;

B.  considerando che per l'Unione europea e i suoi Stati membri la migrazione è stata e continuerà ad essere una sfida e un'opportunità; che gli Stati membri in prima linea, a causa della loro posizione geografica, sopportano un onere sproporzionato; che la responsabilità deve andare di pari passo con la solidarietà; che l'Unione europea, in qualità di regione storicamente caratterizzata sia da emigrazione che da immigrazione e di comunità unita dai valori fondanti della dignità umana, della libertà e dei diritti umani, ed essendo uno dei principali donatori a livello mondiale che mira a promuovere lo sviluppo sostenibile, che sostiene gli sfollati, affronta i fattori della migrazione e collabora in seno ai consessi multilaterali alla ricerca di soluzioni durature, ha il particolare dovere di rispettare, proteggere e promuovere i diritti dei migranti, in particolare nelle sue relazioni esterne; che la dignità umana di tutti i migranti deve essere al centro di tutte le politiche europee in materia;

C.  considerando che un approccio globale in materia di migrazione e sistema di asilo impone di affrontare la dimensione esterna della politica migratoria dell'UE; che l'impatto della dimensione esterna dipende in larga misura dall'azione congiunta a livello di Unione e dal coordinamento attivo delle azioni con i partner esterni;

D.  considerando che il consenso europeo in materia di sviluppo adottato nel giugno 2017 evidenzia come una migrazione e una mobilità ben gestite possano apportare un contributo positivo alla crescita inclusiva e allo sviluppo sostenibile in linea con l'Agenda 2030;

E.  considerando che le violazioni dei diritti umani, le violazioni del diritto internazionale umanitario e/o dei rifugiati, quali il non respingimento, i respingimenti e gli attacchi violenti contro i migranti, la detenzione arbitraria e indeterminata in condizioni disumane, lo sfruttamento, la tortura e altri maltrattamenti, compresi lo stupro, la sparizione e la morte, sono sempre più frequenti a livello globale, anche alle frontiere esterne dell'UE; che gli Stati membri hanno l'obbligo di rispettare il diritto dell'Unione, i diritti umani e il diritto internazionale, il diritto umanitario e il diritto relativo ai rifugiati; che la Commissione deve garantire che gli Stati membri adempiano ai loro obblighi umanitari e in materia di diritti umani e deve avviare procedure di infrazione nel caso in cui questi ultimi non siano rispettati; che la Commissione non ha ancora dato seguito a casi accertati o presunti di respingimenti;

F.  che il salvataggio in mare è un obbligo giuridico ai sensi del diritto internazionale, in particolare ai sensi dell'articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che prevede l'obbligo di prestare soccorso a chiunque si trovi in pericolo in mare; che il rafforzamento delle capacità di gestione delle frontiere e la lotta al traffico e alla tratta non dovrebbero essere impiegati per criminalizzare i migranti né coloro che li assistono; che la Commissione ha invitato gli Stati membri che non vi abbiano ancora provveduto a ricorrere all'articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 2002/90/CE(8) (direttiva sul favoreggiamento);

G.  considerando che la comunicazione della Commissione sull'approccio globale in materia di migrazione e mobilità (GAMM) del 2011 fa riferimento a un approccio incentrato sui migranti, che ponga al centro i diritti umani, con l'obiettivo di rafforzare il "rispetto dei diritti fondamentali e dei diritti umani dei migranti nei paesi di origine, di transito e di destinazione";

H.  considerando che la comunicazione della Commissione, del 7 giugno 2016, sulla creazione di un nuovo quadro di partenariato con i paesi terzi nell'ambito dell'agenda europea sulla migrazione, ispirata ai principi dell'approccio globale in materia di migrazione e mobilità, sottolinea che le questioni migratorie sono diventate la prima priorità nelle relazioni esterne dell'UE; che tale quadro richiede un'intensificazione della cooperazione con i paesi terzi, in particolare quelli del vicinato europeo, attraverso "partenariati" volti a garantire la cooperazione in materia di gestione della migrazione, a prevenire efficacemente la migrazione irregolare e a riammettere i migranti irregolari, anche con incentivi positivi e negativi derivanti dai diversi elementi delle politiche di competenza dell'UE, tra cui in materia di vicinato, assistenza allo sviluppo, commercio, mobilità, energia, sicurezza e digitale, tutti orientati al conseguimento dello stesso obiettivo; che tutti questi "partenariati" devono poggiare su una base giuridica chiara;

I.  considerando che la Commissione, nella sua comunicazione del 2016, ha enunciato tre obiettivi principali per la cooperazione con i paesi terzi: salvare vite nel Mediterraneo, aumentare il tasso di rimpatrio nei paesi di origine e di transito e consentire ai migranti e ai rifugiati di rimanere vicino a casa e di evitare viaggi pericolosi; che la comunicazione del 2016 precisa che la lotta alla migrazione irregolare rappresenta una priorità per l'Unione e introduce l'approccio "less for less" (minori aiuti a fronte di un minor impegno), con il quale la Commissione esprime la sua disponibilità a utilizzare tutti gli strumenti dell'UE, ad eccezione degli aiuti umanitari, come incentivi per ottenere la cooperazione dei paesi terzi in materia di riammissione e controllo delle frontiere;

J.  considerando che la lotta contro il traffico di migranti costituisce una sfida comune che richiede cooperazione e coordinamento con i paesi terzi; che il nuovo piano d'azione dell'UE contro il traffico di migranti mira a promuovere la cooperazione tra l'UE e i paesi terzi attraverso partenariati specifici contro tale traffico, nel quadro di partenariati più ampi con i paesi terzi che sono fondamentali in tale frangente; che Europol svolge un ruolo fondamentale nella lotta contro il traffico di migranti;

K.  considerando che la cooperazione con i paesi terzi è essenziale per prevenire e combattere la tratta di esseri umani; che le rotte migratorie possono essere sfruttate da reti della tratta di esseri umani; che la tratta di essere umani ha un impatto sproporzionato sulle donne e sulle ragazze, che costituiscono la stragrande maggioranza delle vittime di tratta e subiscono violenze e sfruttamento lungo le rotte migratorie; che le misure adottate contro la tratta di esseri umani non devono incidere negativamente sui diritti delle vittime della tratta, dei migranti, dei rifugiati o delle persone che necessitano di protezione internazionale;

L.  considerando che dal 2016 l'UE e singoli Stati membri hanno moltiplicato il numero di accordi e intese informali con i paesi terzi, allo scopo di rafforzare le loro capacità operative nel controllo e nella gestione delle frontiere e nella lotta contro la tratta di esseri umani; che tali accordi e intese riguardano anche il rimpatrio e la riammissione nei paesi terzi, tra cui le dichiarazioni congiunte sulla migrazione, i protocolli d'intesa, le azioni congiunte per il futuro, le procedure operative standard e le buone pratiche nonché gli accordi di cooperazione di polizia; che, analogamente agli accordi formali di riammissione, tali accordi informali affermano l'impegno degli Stati a riammettere i propri cittadini (o altri) e stabiliscono le procedure per effettuare concretamente i rimpatri; che dal 2016 l'UE ha concluso almeno 11 accordi informali, ma solo un nuovo accordo di riammissione; che gli accordi informali tra l'UE e i paesi terzi non prevedono una politica prevedibile né disposizioni legislative quadro stabili e coerenti in materia di migrazione irregolare;

M.  considerando che la Commissione, nella sua comunicazione su un nuovo patto sulla migrazione e l'asilo, ha ribadito che le dimensioni interna ed esterna della migrazione sono indissolubilmente legate e che dialoghi e partenariati mirati, globali ed equilibrati con i paesi di origine e di transito sono essenziali per affrontare obiettivi che siano validi per entrambi, tra cui i principali fattori della migrazione, la lotta contro il traffico di migranti, l'assistenza ai rifugiati residenti nei paesi terzi e il sostegno a una migrazione legale ben gestita; che, come affermato nella comunicazione della Commissione sul nuovo patto, l'impegno a livello regionale e globale è fondamentale per integrare tali dialoghi e partenariati; che inoltre, come sottolineato dalla stessa, nell'ambito dei partenariati globali con i paesi terzi la migrazione dovrebbe costituire una questione centrale ed essere collegata ad altre politiche, tra cui quelle in materia di cooperazione allo sviluppo, sicurezza, visti, commercio, agricoltura, investimenti e occupazione, energia, ambiente e cambiamenti climatici e istruzione;

N.  considerando che il piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia 2020-2024 impegna l'UE e i suoi Stati membri a "propugnare la protezione specifica a cui hanno diritto i migranti, i rifugiati, gli sfollati interni e gli apolidi"; che tale piano d'azione intende favorire "un accesso non discriminatorio ai servizi sociali, compresa l'assistenza sanitaria e l'istruzione (anche online) di qualità e a prezzi accessibili, e sviluppare la capacità degli operatori di rispondere alle esigenze specifiche (...) dei migranti [e] dei rifugiati" e "sostenere un approccio alla governance della migrazione basato sui diritti umani e rafforzare la capacità degli Stati, della società civile e dei partner delle Nazioni Unite di attuarlo";

O.  considerando che, secondo l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), le donne rappresentano circa il 48 % della popolazione di rifugiati nel mondo e una percentuale elevata di richiedenti asilo vulnerabili; che il piano d'azione dell'UE sulla parità di genere III impegna l'UE a garantire "la piena realizzazione dei diritti umani delle donne e delle ragazze migranti, attraverso politiche migratorie, programmi e leggi che tengano conto della dimensione di genere, come pure attraverso il rafforzamento di una governance migratoria attenta alla prospettiva di genere a livello globale, regionale e nazionale"; che politiche migratorie che tengano conto della dimensione di genere garantirebbero la realizzazione dei diritti delle donne, delle ragazze e delle persone LGTBIQ+, nonché la protezione contro potenziali violenze, molestie, stupri e tratta di esseri umani;

P.  considerando che nella relazione per il 2015 dell'ex relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani dei migranti si constata la presenza di carenze nell'approccio dell'UE alla migrazione a seguito della mancanza di trasparenza e chiarezza e dello stato di debolezza di molti degli accordi raggiunti nell'ambito di tale quadro, che a suo parere soffre di una generale mancanza di misure di controllo e responsabilità; che il relatore speciale è inoltre giunto alla conclusione che vi sono scarsi segnali del fatto che i partenariati per la mobilità abbiano prodotto ulteriori benefici in termini di diritti umani o di sviluppo, mentre l'accento generalmente posto sulla sicurezza e la mancanza di coerenza politica all'interno dell'approccio nel suo complesso creano il rischio che qualsiasi vantaggio derivante dai progetti in materia di diritti umani e di sviluppo possa essere messo in ombra dagli effetti secondari di politiche maggiormente incentrate sulla sicurezza;

Q.  considerando che gli esperti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani e le organizzazioni della società civile hanno avvertito che la pandemia di COVID-19 sta avendo effetti gravi e sproporzionati sui migranti e sui loro familiari a livello globale; che essi hanno invitato gli Stati a proteggere i diritti dei migranti e dei loro familiari a prescindere dal loro status migratorio; che la pandemia ha prolungato il periodo d'esame delle domande di asilo;

R.  considerando che la difesa della libertà di circolazione e del diritto al lavoro è fondamentale per consentire ai migranti di diventare autonomi contribuendo ulteriormente alla loro integrazione; che la migrazione intraregionale è un elemento importante di tali modelli economici transfrontalieri;

I.Il quadro strategico in materia di migrazione e la sua dimensione esterna

1.  sottolinea che, accanto al loro obbligo, sancito dal trattato, di difendere i valori del rispetto della dignità umana, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale in tutte le relazioni esterne, l'UE e gli Stati membri hanno obblighi in materia di diritti umani nei confronti dei cittadini di paesi terzi nell'ambito della cooperazione in materia di migrazione con i paesi terzi e con altri attori non appartenenti all'UE;

2.  sottolinea che tali obblighi impongono non solo il riconoscimento dell'applicabilità delle norme pertinenti, ma anche un'adeguata operatività attraverso strumenti dettagliati e specifici che consentano una protezione efficace e salvaguardie nella pratica, nonché attraverso un approccio basato sui diritti umani nei confronti dell'intero ciclo della politica migratoria, con particolare attenzione verso le donne migranti e i minori non accompagnati;

3.  esprime preoccupazione per il numero crescente di minori non accompagnati che viaggiano attraverso percorsi migratori irregolari e per quanto concerne la mancanza di protezione nei loro confronti; sottolinea, in particolare, la mancanza di un monitoraggio e di segnalazioni efficaci da parte delle agenzie dell'UE e degli Stati membri riguardo alla protezione dei minori non accompagnati; invita l'UE a garantire che gli Stati membri e i paesi terzi riferiscano in merito ai meccanismi applicati per tutelare i diritti dei minori in conformità della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo;

4.  ricorda che, a norma dell'articolo 3, paragrafo 5, e dell'articolo 21, TUE, e della Carta, l'UE e gli Stati membri, nell'applicazione del diritto dell'UE, devono rispettare i diritti umani nelle loro azioni esterne ed extraterritoriali, gli accordi e la cooperazione nei settori della migrazione, delle frontiere e dell'asilo, compreso il diritto alla vita, alla libertà, al diritto di asilo, tra cui la valutazione individuale delle domande di asilo con garanzie adeguate in conformità del diritto internazionale, il diritto alla dignità umana e alla sicurezza, la protezione dalla sparizione forzata, la proibizione della tortura e di maltrattamenti, della schiavitù e del lavoro forzato, il diritto alla protezione dei dati personali, la protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione, la libertà di religione, di credo, di pensiero e di coscienza, e l'obbligo di considerare preminente l'interesse del minore e di adottare un approccio sensibile al genere; ricorda inoltre che devono garantire la non discriminazione e le garanzie procedurali quali il diritto a un ricorso effettivo nonché il diritto al ricongiungimento familiare, e impedire la separazione dei minori dai genitori o dai tutori legali;

5.  osserva che la Commissione deve ancora valutare l'impatto dell'attuazione dei suoi successivi quadri strategici in materia di migrazione, in particolare l'approccio globale in materia di migrazione e mobilità (GAMM) e il nuovo quadro di partenariato, per quanto concerne i diritti umani dei cittadini di paesi terzi nonché l'impatto sui diritti umani della cooperazione dell'UE in materia di migrazione con i paesi terzi, compreso l'impatto del sostegno dell'UE alle forze di frontiera e di sicurezza dei paesi partner; insiste sulla necessità di effettuare tale valutazione in modo sistematico e in un formato globale, inclusivo e pubblico, al fine di garantire che la politica migratoria esterna dell'UE rispetti appieno i diritti umani;

6.  prende atto con grande preoccupazione dell'assenza di meccanismi operativi, di segnalazione, di monitoraggio, di valutazione e di responsabilità per i singoli casi al fine di individuare potenziali violazioni e rispondervi, nonché della mancanza di mezzi di ricorso giurisdizionali efficaci per le persone i cui diritti sono stati presumibilmente violati per effetto degli accordi informali dell'UE e della cooperazione finanziaria;

7.  ribadisce che, affinché la politica dell'UE in materia di migrazione funzioni correttamente, l'UE deve intensificare la sua cooperazione esterna con i paesi di origine e adoperarsi per garantire la riammissione sostenibile ed efficace dei rimpatriati; invita l'UE a garantire che gli accordi di riammissione e gli accordi di cooperazione per la gestione delle frontiere siano conclusi soltanto con i paesi terzi che si impegnano in maniera esplicita a rispettare i diritti umani, ivi incluso il principio di non respingimento, e i diritti sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite relativa allo status dei rifugiati; invita l'UE a garantire che tale cooperazione non conduca a violazioni di tali diritti offrendo mezzi operativi per garantire un'efficace assunzione di responsabilità in caso di violazioni;

8.  osserva che la maggior parte dei 18 accordi ufficiali di riammissione dell'UE (ARUE) finora conclusi prevede la riammissione di cittadini di paesi terzi in un paese di transito; sottolinea il fatto che il rimpatrio nei paesi di transito comporta il rischio di violare potenzialmente i diritti umani dei rimpatriati; sostiene la raccomandazione formulata dalla Commissione nella valutazione degli ARUE nel 2011, secondo cui l'UE dovrebbe sempre cercare innanzitutto di riammettere in linea di principio una persona nel proprio paese di origine, nella misura in cui le circostanze lo consentano;

9.  invita la Commissione a garantire valutazioni del rischio trasparenti da parte degli organismi dell'UE e degli esperti indipendenti, tra cui l'Agenzia dell'UE per i diritti fondamentali, per quanto concerne l'impatto di qualsiasi cooperazione formale, informale o finanziaria dell'UE con i paesi terzi sui diritti dei migranti e dei rifugiati, comprese le donne, dei difensori locali dei diritti umani e della società civile che operano in difesa di tali diritti e, nella misura del possibile, l'impatto che tale cooperazione avrebbe sulla popolazione generale del paese interessato in termini di accesso ai diritti, contributo alla sicurezza umana e alla pace e allo sviluppo sostenibile; invita la Commissione a elaborare orientamenti di attuazione per le agenzie dell'UE e gli Stati membri prima di avviare una cooperazione con i paesi terzi; chiede, al riguardo, di prestare particolare attenzione in relazione ai paesi coinvolti in conflitti in corso o congelati e che sono esposti a maggiori rischi di violazione dei diritti umani; invita la Commissione a garantire che qualsiasi cooperazione dell'UE con i paesi terzi sia pienamente formalizzata onde garantire un efficace monitoraggio degli accordi con i paesi terzi;

10.  invita la Commissione a istituire un meccanismo di monitoraggio indipendente, trasparente ed efficace, fondato sul diritto internazionale, sulla Carta e sugli obiettivi di sviluppo sostenibile, che preveda relazioni periodiche sull'attuazione degli accordi formali, informali e finanziari con un potenziale impatto sui diritti dei migranti e dei rifugiati e sul lavoro dei difensori dei diritti umani e della società civile che difendono tali diritti nei paesi terzi, come i partenariati in materia di migrazione, gli accordi di riammissione e la cooperazione internazionale in materia di gestione e governance della migrazione, affrontando direttamente le sfide connesse alla migrazione e agli sfollamenti forzati; sottolinea che tale meccanismo di monitoraggio deve essere partecipativo e pubblico; insiste sulla necessità di garantire i mezzi necessari affinché la società civile e altri portatori di interessi possano contribuire all'azione del meccanismo; sottolinea che tale sistema dovrebbe contribuire ad assicurare la responsabilità per le violazioni dei diritti umani, compresi i respingimenti che violano il principio di non respingimento; invita la Commissione a istituire un meccanismo di follow-up che integri debitamente i risultati della valutazione e le raccomandazioni degli esperti nell'accordo, nell'intesa o nell'azione pertinente; sottolinea la necessità di garantire il controllo parlamentare e il controllo democratico;

11.  invita l'UE a valutare modalità per garantire l'accesso alla giustizia per le persone interessate dalle misure di attuazione della cooperazione tra l'UE e i paesi terzi in materia di migrazione, anche attraverso la creazione di un meccanismo per il trattamento delle denunce indipendente e accessibile; chiede misure per garantire che le potenziali vittime di violazioni dei diritti umani possano accedere a mezzi di ricorso legali efficaci e possano ottenere riparazione o un risarcimento;

12.  osserva che l'attuazione e il finanziamento della politica migratoria esterna dell'UE sono affidati a diverse direzioni generali della Commissione e sono integrati nelle politiche dell'UE in materia di migrazione, asilo e sviluppo e nella politica estera; osserva con preoccupazione che questa commistione di responsabilità esecutive ha determinato la mancanza di un controllo sufficiente e coerente delle attività della Commissione che consentirebbe al Parlamento di esercitare un controllo democratico sulla politica migratoria esterna dell'UE; insiste sull'importanza di garantire coerenza, sinergie e complementarità per evitare sovrapposizioni tra i diversi strumenti;

13.  sottolinea le implicazioni pratiche per i diritti umani derivanti dal numero crescente, e quindi dalla natura stragiudiziale, degli accordi informali di rimpatrio e riammissione che vengono conclusi senza il dovuto controllo democratico e parlamentare e non sono soggetti al controllo giudiziario; osserva che i diritti dei richiedenti asilo sono intrinsecamente subordinati alla possibilità di una valutazione delle violazioni dei diritti umani da parte di un tribunale; esorta la Commissione a formulare un piano e ad adottare tutte le misure necessarie per avviare o concludere negoziati e, di conseguenza, firmare accordi di riammissione, e dare la priorità alla conclusione di accordi di riammissione formali, garantendo in tal modo il pieno rispetto dell'articolo 218, paragrafo 6, TFUE, e assicurando che gli ARUE formali escludano gli accordi informali; ritiene che il Parlamento debba sottoporre a controllo gli accordi informali che includono impegni su questioni di sua competenza, come la riammissione, e che la Commissione debba essere pronta a intraprendere ulteriori azioni, tra cui la sospensione, qualora tali accordi informali appaiano incompatibili con i trattati; invita la Commissione a stabilire un quadro generale per il monitoraggio e la valutazione efficaci dell'attuazione di tutti gli accordi di riammissione presenti e futuri dell'UE, nonché l'integrazione in questi ultimi di speciali disposizioni in materia di monitoraggio;

II. Rispetto dei diritti umani e attuazione della politica migratoria esterna da parte degli attori dell'UE

14.  prende atto del ruolo accresciuto di Frontex nella cooperazione pratica e operativa con i paesi terzi, anche per quanto riguarda il rimpatrio e la riammissione, la lotta contro la tratta di esseri umani, la fornitura di formazione, assistenza operativa e tecnica alle autorità dei paesi terzi ai fini della gestione e del controllo delle frontiere, svolgendo operazioni o operazioni congiunte alle frontiere esterne dell'UE o nei territori dei paesi terzi e impiegando ufficiali di collegamento e personale operativo nei paesi terzi; chiede una valutazione periodica delle esigenze dell'Agenzia per garantirne il funzionamento ottimale; invita la Commissione a istituire un meccanismo di monitoraggio indipendente, trasparente ed efficace di tutte le attività svolte da Frontex, che si aggiungerebbe al meccanismo di reclamo interno in vigore;

15.  sottolinea che gli accordi sullo status sono fondamentali per la sicurezza delle frontiere esterne dell'UE come pure per garantire un quadro giuridico per la cooperazione tra Frontex e le autorità di gestione delle frontiere dei paesi terzi; ricorda che per l'invio di squadre per la gestione delle frontiere da parte di Frontex in un paese terzo in cui i membri delle squadre eserciteranno poteri esecutivi, sono necessari accordi ad hoc sullo status, che devono essere approvati dal Parlamento europeo; si rammarica del fatto che i due accordi sullo status finora conclusi non prevedano misure specifiche per l'operatività dei diritti umani nell'ambito della gestione delle frontiere e non assicurino che il sostegno materiale e la formazione a paesi terzi non siano indirizzati agli autori di violazioni dei diritti umani; si rammarica che tali accordi non disciplinino chiaramente la responsabilità per potenziali violazioni dei diritti umani e chiede che qualsiasi futuro accordo sullo status includa tali misure;

16.  sottolinea che il regolamento (UE) 2019/1896(9) impone a Frontex di riferire al Parlamento in modo tempestivo, coerente, trasparente, completo e accurato sulle sue attività in materia di cooperazione con i paesi terzi e, in particolare, su quelle riguardanti l'assistenza tecnica e operativa nel settore della gestione delle frontiere e del rimpatrio nei paesi terzi, l'invio di funzionari di collegamento e informazioni dettagliate sul rispetto dei diritti fondamentali; invita Frontex a informare regolarmente la sottocommissione per i diritti dell'uomo, la commissione per gli affari esteri e la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento in merito a qualsiasi attività che comporti la cooperazione con le autorità dei paesi terzi e, in particolare, l'operatività dei diritti umani nell'ambito di tali attività;

17.  sottolinea che il regolamento (UE) 2019/1240(10) dovrebbe ottimizzare la capacità dell'UE di coordinare, cooperare e scambiare informazioni tra i funzionari di collegamento incaricati dell'immigrazione dislocati nei paesi terzi, la Commissione europea e le agenzie dell'UE, al fine di far fronte più efficacemente alle priorità dell'Unione nel contesto della migrazione; sottolinea che uno dei compiti centrali del comitato direttivo di tale rete dell'UE è quello di sostenere lo sviluppo delle capacità dei funzionari di collegamento incaricati dell'immigrazione, anche attraverso l'elaborazione di orientamenti in materia di attuazione dei diritti umani; invita la Commissione, attraverso il comitato direttivo, a elaborare urgentemente tali orientamenti basati sui diritti umani;

18.  ricorda che gli altri attori dell'UE che attuano la politica migratoria esterna, ad esempio nel contesto delle missioni navali dell'UE, sono anche vincolati al diritto internazionale applicabile e che la trasmissione di informazioni alle autorità di paesi terzi che, in definitiva, comportano il rimpatrio illegale di migranti e rifugiati in paesi non sicuri, potrebbe essere considerata, a norma del diritto internazionale, una forma di connivenza alle violazioni dei diritti umani; sottolinea che la politica migratoria esterna dell'Unione non dovrebbe sostenere le intercettazioni in mare che portano al rinvio di migranti verso porti non sicuri;

19.  raccomanda che il mandato dell'Agenzia per i diritti fondamentali sia prorogato e che le sue competenze e il bilancio siano ampliati onde consentirle di monitorare efficacemente la dimensione esterna delle politiche dell'UE in materia di asilo e migrazione, anche mediante segnalazioni alle autorità competenti in presenza di carenze in materia di diritti umani; invita l'Agenzia per i diritti fondamentali a sviluppare strumenti e orientamenti pertinenti;

20.  esprime grande preoccupazione per l'impossibilità di determinare l'identità della maggioranza delle persone che muoiono nel tentativo di traversare il Mediterraneo; ritiene necessario stabilire un approccio europeo coordinato al fine di garantire processi di identificazione rapidi ed efficaci e istituire una banca dati delle persone decedute nel loro viaggio verso l'UE e dei loro effetti personali, al fine di fornire informazioni ai loro familiari e parenti e agevolare l'identificazione dei cadaveri; chiede all'UE e ai suoi Stati membri di coordinare e migliorare meglio l'azione europea al fine di garantire operazioni di ricerca e soccorso opportune ed efficaci;

III.Cooperazione dell'UE con i paesi terzi in materia di migrazione e relativa concessione di aiuti finanziari

21.  rileva il crescente ricorso, dal 2016, a una maggiore condizionalità tra la cooperazione allo sviluppo e la gestione della migrazione, compresi il rimpatrio e la riammissione; sottolinea che la cooperazione e il sostegno allo sviluppo dell'UE devono essere allineati con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, anche nel contesto delle azioni relative alle questioni di genere; pone in risalto, a tale riguardo, la definizione di aiuto pubblico allo sviluppo fornita dal comitato per l'assistenza allo sviluppo dell'OCSE nonché i principi di efficacia dell'aiuto allo sviluppo fissati dalla medesima; ribadisce che a norma degli articoli 21 TUE e 208 TFUE, l'obiettivo principale della politica dell'Unione in materia di cooperazione allo sviluppo è la riduzione e, nel lungo termine, l'eliminazione della povertà, la lotta alla disuguaglianza e all'esclusione, la promozione della governance democratica e dei diritti umani nonché la promozione di uno sviluppo sostenibile e inclusivo; sottolinea che tali azioni, unitamente allo sviluppo di istituzioni stabili, sono fondamentali per affrontare le cause profonde della migrazione; invita pertanto la Commissione a garantire che le politiche di cooperazione allo sviluppo, ivi compresi l'assistenza allo sviluppo o i partenariati bilaterali o multilaterali, non siano in contrasto con i principi sanciti dall'articolo 208 TFUE;

22.  chiede un approccio all'assistenza umanitaria basato sulle necessità, che rispetti i principi umanitari, il diritto internazionale in materia di diritti umani, il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale relativo ai rifugiati; evidenzia altresì che subordinare gli aiuti umanitari e gli aiuti d'emergenza alla cooperazione con l'UE in materia di migrazione non è compatibile con i principi dell'aiuto umanitario;

23.  osserva che non è ancora disponibile una rassegna completa e pubblica dei finanziamenti dell'UE ai paesi terzi per facilitare la cooperazione in materia di migrazione; invita la Commissione a garantire la piena trasparenza, anche elaborando una chiara rassegna di tutti gli strumenti all'interno del bilancio dell'UE utilizzati per finanziare la cooperazione con i paesi terzi nel settore della gestione della migrazione, comprese informazioni quali l'importo, la finalità e la fonte di finanziamento, nonché informazioni dettagliate su qualsiasi altra potenziale misura di sostegno erogata dalle agenzie dell'UE, come Frontex, al fine di garantire che il Parlamento possa svolgere efficacemente il suo ruolo istituzionale di controllo dell'esecuzione del bilancio dell'UE;

24.  sottolinea l'obiettivo degli strumenti finanziari europei di sostenere i paesi terzi nello sviluppo del quadro istituzionale e delle capacità necessarie per gestire la migrazione in tutti i suoi aspetti, allineandosi nel contempo alle norme europee e internazionali; sottolinea l'importanza di destinare una quota sostanziale dei futuri finanziamenti dell'UE nell'ambito della migrazione ai gruppi della società civile, non governativi e basati sulle comunità locali, nonché organizzazioni governative, intergovernative, regionali e locali attive nei paesi terzi per fornire assistenza e tutelare e monitorare i diritti dei migranti, sostenere le persone vittime di sfollamento forzato e le comunità che li ospitano; pone l'accento sull'importanza di garantire che una parte considerevole dei finanziamenti dell'UE sia stanziata a favore del miglioramento dei diritti umani, della protezione internazionale e delle prospettive future dei rifugiati; chiede che il sostegno finanziario dell'UE sia impiegato per creare soluzioni sostenibili in grado di far fronte alle sfide locali e regionali, in particolare quelle concernenti i processi democratici e lo Stato di diritto, lo sviluppo socioeconomico, l'assistenza sanitaria, l'istruzione, le cause profonde della povertà, la disoccupazione giovanile nei paesi di origine, l'esclusione sociale, la parità di genere, i cambiamenti climatici, i conflitti, l'accesso ai servizi, nonché per promuovere i diritti dei rifugiati e migliorarne l'autonomia;

25.  invita la Commissione a riferire regolarmente e pubblicamente al Parlamento sul finanziamento dei programmi di cooperazione in materia di migrazione nei paesi terzi e sul loro impatto sui diritti umani, nonché sui modi in cui detto finanziamento è stato impiegato dai paesi partner, anche nel quadro del gruppo di lavoro sugli strumenti finanziari esterni della commissione per gli affari esteri; deplora che il Parlamento non sia coinvolto nel controllo dei fondi di emergenza, compresi i fondi fiduciari dell'UE (EUTF); chiede che al Parlamento sia attribuito un ruolo più importante nel monitoraggio dell'impatto dell'utilizzo dei contributi finanziari dell'UE sui diritti umani nei paesi terzi interessati;

26.  ritiene che il Parlamento debba fare pieno uso dei suoi poteri di esecuzione, verifica e controllo di bilancio, nonché delle procedure di audit della Corte dei conti europea, per i fondi di sviluppo, i fondi fiduciari, le strutture e gli altri strumenti di finanziamento utilizzati per conseguire gli obiettivi politici dell'UE in materia di migrazione, e garantire che le decisioni di finanziamento dell'UE e le relative dotazioni rispettino i principi di legalità e sana gestione finanziaria dell'Unione, in linea con il regolamento finanziario dell'UE(11);

27.  sottolinea che l'approccio basato sui diritti umani è applicabile a tutti i pilastri dell'NDICI, compresa la risposta alle crisi nell'ambito del pilastro per la risposta rapida; ribadisce che la spesa relativa alla migrazione nell'NDICI dovrebbe essere pari indicativamente al 10 % e che le attività relative alla migrazione nell'ambito dello strumento dovrebbero concentrarsi sull'affrontare le cause profonde della migrazione irregolare e degli sfollamenti forzati, nonché sostenere un maggiore impegno inteso ad agevolare una migrazione sicura, ordinata, regolare e responsabile, e sull'attuazione di politiche migratorie e di governance pianificate e ben gestite; sottolinea che l'NDICI è uno strumento esterno e occorre operare una netta distinzione tra le politiche, gli strumenti e i fondi dell'UE in materia di migrazione interni ed esterni; sottolinea che l'accordo finale sulle attività legate alla migrazione nell'NDICI dovrebbe essere coordinato orizzontalmente con i fondi interni dell'UE e con lo strumento di assistenza preadesione (IPA) in modo da evitare sovrapposizioni; osserva che le azioni relative alle migrazioni in situazioni di crisi attraverso il pilastro "azioni di risposta rapida" dovrebbero affrontare, in particolare, le esigenze legate allo sfollamento forzato, compreso il sostegno alle comunità ospitanti, in conformità del diritto e dei principi umanitari internazionali; insiste, al riguardo, sulla necessità di garantire che il quadro finanziario pluriennale 2021-2027 sia accompagnato da un solido quadro di riferimento sui diritti umani per l'identificazione, l'attuazione e il monitoraggio dei futuri programmi di cooperazione in materia di migrazione, onde collegare gli esborsi finanziari dell'Unione agli obblighi in materia di diritti umani;

IV.La politica esterna dell'UE in materia di diritti umani e gli obiettivi che persegue nell'ambito della migrazione

28.  rammenta l'impegno dell'UE e degli Stati membri, nell'ambito del Patto globale sui rifugiati, a condividere la responsabilità della protezione dei rifugiati, che sia efficace e globale, e ad allentare la pressione sui paesi ospitanti; sottolinea, a tale proposito, che l'UE e i suoi Stati membri dovrebbero aumentare gli impegni di reinsediamento, garantendo che il reinsediamento non sia subordinato alla cooperazione del paese di transito in materia di riammissione o controllo delle frontiere, e dovrebbero altresì aumentare i percorsi sicuri e legali e impedire il rimpatrio forzato dei rifugiati dai paesi ospitanti; invita l'UE e gli Stati membri a contribuire a un finanziamento più strutturale e sostanziale delle comunità e dei paesi che ospitano la maggior parte dei rifugiati; ribadisce l'importanza di attuare integralmente i 23 obiettivi del Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare; ritiene che il Parlamento debba esercitare un adeguato controllo dell'attuazione di entrambi i patti da parte dell'UE;

29.  invita l'UE e gli Stati membri a perseguire una politica migratoria che rifletta appieno i diritti umani dei migranti e dei rifugiati, quali sanciti dal diritto internazionale e dalle leggi nazionali e regionali; invita il SEAE, la Commissione e gli Stati membri a collaborare con i paesi terzi per quanto concerne i diritti dei migranti come dimensione integrante della politica dell'UE in materia di diritti umani; insiste affinché il nesso tra diritti umani e migrazione sia adeguatamente contemplato nel quadro dei dialoghi bilaterali dell'UE sui diritti umani con i paesi interessati; invita le delegazioni dell'UE in tali paesi a monitorare attentamente i diritti dei migranti, in particolare nei paesi di transito, inclusi i diritti dei rifugiati e degli sfollati interni; sottolinea l'urgente necessità di creare e consolidare percorsi di migrazione e di protezione sicuri e legali per garantire i diritti umani ed evitare la perdita di vite umane; ribadisce che è necessario che l'UE si impegni in maniera proattiva nei paesi in cui i difensori dei diritti umani e le organizzazioni della società civile e le organizzazioni a livello locale, compresi coloro che tutelano la vita dei migranti e dei richiedenti asilo a rischio, sono minacciati o vengono criminalizzati per il loro legittimo lavoro;

30.  chiede che l'UE conduca una campagna globale per sostenere la ratifica universale della Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati e il relativo protocollo del 1967; esorta gli Stati membri a dare l'esempio aderendo alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti, una delle convenzioni fondamentali delle Nazioni Unite sui diritti umani;

31.  ritiene che l'UE debba assumere un ruolo guida nel sostenere gli sviluppi politici e normativi in relazione ai diritti dei migranti nei consessi multilaterali; mette in evidenza il ruolo chiave svolto dagli organismi internazionali e regionali e dalle ONG, quali il Comitato internazionale della Croce Rossa, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi del Vicino Oriente (UNRWA), nonché l'OHCHR e il relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani dei migranti; invita la Commissione e gli Stati membri ad aumentare il sostegno finanziario e politico a tali organizzazioni ed entità;

32.  invita l'Unione europea a coinvolgere la diaspora, le comunità interessate, le organizzazioni gestite da rifugiati e migranti, in particolare quelle a guida femminile, e i rappresentanti della società civile nell'elaborazione, attuazione e valutazione dei progetti nei paesi terzi;

o
o   o

33.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 189 del 27.6.2014, pag. 93.
(2) GU C 215 del 19.6.2018, pag. 111.
(3) GU C 294 del 12.8.2016, pag. 18.
(4) GU C 346 del 21.9.2016, pag. 47.
(5) GU C 58 del 15.2.2018, pag. 9.
(6) GU C 101 del 16.3.2018, pag. 47.
(7) Testi approvati, P9_TA(2020)0323.
(8) Direttiva 2002/90/CE del Consiglio, del 28 novembre 2002, volta a definire il favoreggiamento dell'ingresso, del transito e del soggiorno illegali (GU L 328 del 5.12.2002, pag. 17).
(9) Regolamento (UE) 2019/1896 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 novembre 2019, relativo alla guardia di frontiera e costiera europea e che abroga i regolamenti (UE) n. 1052/2013 e (UE) 2016/1624 (GU L 295 del 14.11.2019, pag. 1).
(10) Regolamento (UE) 2019/1240 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, relativo alla creazione di una rete di funzionari di collegamento incaricati dell'immigrazione (GU L 198 del 25.7.2019, pag. 88).
(11) Regolamento (UE, Euratom) 2018/1046 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 luglio 2018, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell’Unione, che modifica i regolamenti (UE) n. 1296/2013, (UE) n. 1301/2013, (UE) n. 1303/2013, (UE) n. 1304/2013, (UE) n. 1309/2013, (UE) n. 1316/2013, (UE) n. 223/2014, (UE) n. 283/2014 e la decisione n. 541/2014/UE e abroga il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 (GU L 193 del 30.7.2018, pag. 1).

Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2021Note legali - Informativa sulla privacy