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Procedura : 2021/2644(RSP)
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RC-B9-0269/2021

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PV 20/05/2021 - 12
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P9_TA(2021)0255

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Giovedì 20 maggio 2021 - Bruxelles
Controsanzioni cinesi nei confronti di entità dell'UE, di deputati al Parlamento europeo e di deputati nazionali
P9_TA(2021)0255RC-B9-0269/2021

Risoluzione del Parlamento europeo del 20 maggio 2021 sulle controsanzioni cinesi nei confronti di entità dell'UE, di deputati al Parlamento europeo e di deputati nazionali (2021/2644(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue risoluzioni e relazioni passate sulla situazione in Cina e sulle relazioni UE-Cina, in particolare la risoluzione del 21 gennaio 2021 sulla repressione dell'opposizione democratica a Hong Kong(1) e la risoluzione del 17 dicembre 2020 sul lavoro forzato e la situazione degli uiguri nella regione autonoma uigura dello Xinjiang(2) (XUAR),

–  viste le sue precedenti raccomandazioni relative a Hong Kong, in particolare quella del 13 dicembre 2017 indirizzata al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) su Hong Kong a vent'anni dalla cessione alla Cina(3),

–  vista la sua risoluzione del 20 gennaio 2021 sull'attuazione della politica estera e di sicurezza comune – relazione annuale 2020(4),

–  visto il conferimento del premio Sacharov 2019 a Ilham Tohti, un economista uiguro impegnato nella lotta per i diritti della minoranza uigura in Cina,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 23 marzo 2021 da prominenti deputati al Parlamento europeo a seguito della decisione delle autorità cinesi di sanzionare la sottocommissione per i diritti dell'uomo e altri funzionari ed entità europei,

–  visti i discorsi del suo Presidente, David Maria Sassoli, del presidente della sua sottocommissione per i diritti umani, Maria Arena, e del presidente della sua delegazione per le relazioni con la Repubblica popolare cinese, Reinhard Bütikofer, in apertura della seduta plenaria del 24 marzo 2021,

–  vista la dichiarazione rilasciata dai direttori dell'Istituto europeo di ricerca il 25 marzo 2021,

–  visti il discorso del VP/AR, Josep Borrell, nel corso della sua discussione del 28 aprile 2021 sulle controsanzioni cinesi nei confronti di entità dell'UE, di deputati al Parlamento europeo e di deputati nazionali, e il dibattito che ne è seguito,

–  vista la dichiarazione congiunta sulle sanzioni cinesi nei confronti di alcuni deputati al Parlamento europeo, sottoscritta dal Presidente del Parlamento europeo, dalla presidente della Camera dei rappresentanti del Belgio, dalla presidente della Camera dei rappresentanti dei Paesi Bassi e dalla portavoce del parlamento lituano il 29 marzo 2021,

–  visti il regolamento di esecuzione (UE) 2021/478 del Consiglio, del 22 marzo 2021, che attua il regolamento (UE) 2020/1998 relativo a misure restrittive contro gravi violazioni e abusi dei diritti umani(5) e la decisione (PESC) 2021/481 del Consiglio, del 22 marzo 2021, che modifica la decisione (PESC) 2020/1999 relativa a misure restrittive contro gravi violazioni e abusi dei diritti umani(6),

–  visti la dichiarazione del G7 sulla riforma elettorale a Hong Kong del 12 marzo 2021 e il comunicato rilasciato dai ministri degli Esteri e dello sviluppo del G7 il 5 maggio 2021,

–  vista la dichiarazione del portavoce del VP/AR sulla condanna di attivisti filo-democratici a Hong Kong del 17 aprile 2021,

–  vista la dichiarazione del portavoce del VP/AR sulla condanna di giornalisti, avvocati e difensori dei diritti umani del 29 dicembre 2020,

–  viste le sanzioni annunciate il 22 marzo 2021 dal portavoce del ministero degli Esteri della Repubblica popolare cinese nei confronti di determinati membri del personale ed entità dell'UE,

–  vista la dichiarazione congiunta del Presidente Michel e della Presidente von der Leyen sulla difesa degli interessi e dei valori dell'UE in un partenariato complesso e fondamentale, rilasciata al termine del 22° vertice UE-Cina tenutosi il 22 giugno 2020,

–  vista la dichiarazione congiunta del 21° vertice UE-Cina del 9 aprile 2019,

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione europea e del VP/AR, del 12 marzo 2019, dal titolo "UE-Cina – Una prospettiva strategica" (JOIN(2019)0005),

–  visti l'articolo 36 della Costituzione della Repubblica popolare cinese, che garantisce a tutti i cittadini il diritto alla libertà di confessione religiosa, e l'articolo 4 della stessa, che difende i diritti dei gruppi etnici minoritari,

–  visto l'appello rivolto dagli esperti delle Nazioni Unite il 26 giugno 2020 a favore di misure decisive per proteggere le libertà fondamentali in Cina,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 16 dicembre 1966, che la Cina ha firmato nel 1998, ma non ha mai ratificato,

–  visto lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio,

–  visto il protocollo del 2014 della Convenzione sul lavoro forzato dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) del 1930, che non è stato firmato dalla Cina,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visto l'articolo 132, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la promozione e il rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto dovrebbero restare al centro delle relazioni di lunga data tra l'UE e la Cina, coerentemente con l'impegno dell'UE per la difesa di tali valori nella sua azione esterna e con l'interesse manifestato dalla Cina ad aderire a essi nell'ambito della sua cooperazione allo sviluppo e internazionale;

B.  considerando che, il 7 dicembre 2020, il Consiglio ha adottato il regolamento (UE) 2020/1998 che istituisce il regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani, che consente all'UE di imporre misure restrittive nei confronti di individui, entità e organismi mirati – compresi soggetti statali e non statali – responsabili di gravi violazioni e abusi dei diritti umani in tutto il mondo, o coinvolti in tali atti o ad essi associati; che è importante sottolineare che all'UE spetta avvalersi di tale regolamento in caso di massicce violazioni dei diritti umani;

C.  considerando che il 22 marzo 2021 il Consiglio "Affari esteri" dell'UE ha adottato misure restrittive nell'ambito del regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani nei confronti di Zhu Hailun, ex vicecapo della 13a Assemblea del popolo della regione autonoma uigura dello Xinjiang (XUAR), Wang Junzheng, segretario del partito dello Xinjiang Production and Construction Corps (XPCC) e vicesegretario del comitato del partito della regione autonoma uigura cinese dello Xinjiang (XUAR), Wang Mingshan, membro della commissione permanente del comitato del partito della XUAR e segretario del comitato per gli affari politici e giuridici della XUAR, e Chen Mingguo, direttore dell'ufficio per la pubblica sicurezza dello Xinjiang (XPSB) e vicepresidente del governo popolare della XUAR, nonché nei confronti dell'ufficio per la pubblica sicurezza dell'XPCC, responsabile della gestione dei centri di detenzione nello Xinjiang; che le quattro persone e l'entità menzionate sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, fra cui la detenzione arbitraria su larga scala e il trattamento degradante ai danni degli uiguri e di persone appartenenti ad altre minoranze etniche musulmane nella XUAR;

D.  considerando che poco dopo l'approvazione dell'elenco dell'UE, il portavoce del Ministero degli Affari esteri della Repubblica popolare cinese ha annunciato l'imposizione di sanzioni nei confronti dei cinque deputati al Parlamento europeo Reinhard Bütikofer, Michael Gahler, Raphaël Glucksmann, Ilhan Kyuchyuk e Miriam Lexmann, della sottocommissione per i diritti dell'uomo del Parlamento europeo, di tre deputati appartenenti a parlamenti degli Stati membri dell'UE (Sjoerd Wiemer Sjoerdsma, Samuel Cogolati e Dovile Sakaliene), del comitato politico e di sicurezza del Consiglio dell'UE, comprendente gli ambasciatori dell'UE dei 27 Stati membri dell'UE, di due studiosi (Adrian Zenz e Björn Jerdén) e di due gruppi di riflessione (il tedesco Mercator Institute for China Studies (MERICS) e il danese Alliance of Democracies Foundation) per avere gravemente danneggiato la sovranità e gli interessi cinesi e avere diffuso disinformazione e falsità con intento malevolo;

E.  considerando che, in virtù del comunicato stampa del portavoce, alle persone in questione e alle loro famiglie è proibito l'ingresso nei territori della Cina continentale, di Hong Kong e di Macao, e che a dette persone e a eventuali imprese e istituzioni ad esse associate è inoltre vietato fare affari con la Cina;

F.  considerando che pochi giorni dopo la Cina ha imposto sanzioni nei confronti di deputati, entità e think thank di Regno Unito, Canada e Stati Uniti, che avevano anch'essi introdotto misure contro le violazioni dei diritti umani nello Xinjiang;

G.  considerando che le misure cinesi costituiscono un attacco all'Unione europea e al suo intero Parlamento, il fulcro della democrazia e dei valori europei, nonché un attacco alla libertà della ricerca;

H.  considerando che, mentre le sanzioni dell'UE sono riferite a violazioni dei diritti umani e si basano su misure legittime e proporzionate previste dal diritto internazionale, le sanzioni cinesi non hanno alcuna giustificazione giuridica, sono del tutto infondate e arbitrarie e hanno come obiettivo le critiche mosse in relazione a dette violazioni dei diritti umani; che le sanzioni sono un evidente tentativo di scoraggiare l'UE dal proseguire il suo operato e le sue azioni contro le violazioni dei diritti umani che si verificano in Cina;

I.  considerando che la situazione relativa alle violazioni dei diritti umani in Cina evidenzia l'elusione, da parte del paese, degli impegni bilaterali e multilaterali assunti in tale ambito, e che, stando a relazioni autorevoli, la situazione dei diritti umani in Cina sarebbe al punto più buio dal massacro di Piazza Tienanmen; che la Cina presenta regolarmente al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite risoluzioni volte a rendere la sovranità, la non interferenza e il rispetto reciproco principi fondamentali e non negoziabili e a far passare in secondo piano la promozione e la tutela dei diritti umani degli individui;

J.  considerando che nel dicembre 2020 l'UE e la Cina hanno concordato in linea di principio un accordo globale UE-Cina in materia di investimenti; che la capacità del Parlamento europeo di analizzare debitamente tale accordo è notevolmente ostacolata dalle sanzioni cinesi, che impediscono come minimo alla sottocommissione per i diritti umani di collaborare con esperti cinesi; che non è accettabile intrattenere relazioni commerciali e di investimento al di fuori del contesto generale delle questioni relative ai diritti umani e delle più ampie relazioni politiche;

K.  considerando che l'imposizione di sanzioni da parte della Cina è solo l'ultimo episodio di un graduale passaggio dei leader del Partito comunista cinese (PCC) a un approccio improntato allo scontro, realizzato anche tramite azioni di disinformazione e attacchi informatici ai danni dell'UE, mentre le relazioni UE-Cina si stanno logorando sempre di più a causa delle azioni nei confronti degli uiguri e delle altre minoranze etniche, della repressione della democrazia a Hong Kong e dell'approccio sempre più improntato allo scontro nello stretto di Taiwan; che, dal momento che l'attuale strategia UE-Cina ha rivelato i suoi limiti, le relazioni UE-Cina potrebbero non proseguire come di consueto;

L.   considerando che alle sanzioni cinesi contro i deputati al Parlamento europeo ha fatto seguito la decisione delle autorità russe del 30 aprile 2021 di imporre sanzioni contro otto cittadini dell'UE, tra cui il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli e la vicepresidente della Commissione Věra Jourová;

M.   considerando che, dall'avvio nel 2014 della campagna del governo cinese di dura lotta contro il terrorismo violento, rivolta principalmente alle minoranze uigure nello Xinjiang, più di un milione di persone sono state incarcerate in campi di detenzione, denominati centri di "rieducazione politica" o "di formazione", che costituiscono il più grande sistema di detenzione di massa al mondo; che la popolazione uigura è vittima degli sforzi del governo cinese volti a eliminarne la specifica identità e il diritto all'esistenza in quanto popolazione, attraverso la tortura, la sparizione forzata, la sorveglianza di massa, la cancellazione culturale e religiosa, la sterilizzazione forzata delle donne, la violenza sessuale, la violazione dei diritti riproduttivi e la separazione familiare; che le organizzazioni per i diritti umani hanno valutato che tali reati potrebbero essere considerati crimini contro l'umanità a norma del diritto internazionale;

N.  considerando che la repressione dell'opposizione politica a Hong Kong ha continuato ad aggravarsi in seguito all'approvazione della risoluzione del Parlamento del 21 gennaio 2021 e che sono state emesse numerose condanne nei confronti di attivisti e rappresentanti politici filodemocratici, come Joshua Wong, Martin Lee, Jimmy Lai, Andy Li e Lester Shum, per la loro partecipazione pacifica a manifestazioni di protesta, in alcuni casi anche in assenza di prove che attestassero un loro ruolo attivo nelle sommosse; che le modifiche apportate al sistema elettorale di Hong Kong nel marzo di quest'anno nell'ambito della revisione ad oggi più significativa del sistema politico di Hong Kong, hanno aggiunto un requisito di patriottismo nei confronti della Cina continentale e hanno concentrato potere e influenza in seno alla commissione elettorale di Hong Kong, il che comporterà una netta riduzione della percentuale di rappresentanti direttamente eletti nel consiglio legislativo di Hong Kong;

O.   considerando che dieci Stati membri dell'UE hanno ancora trattati di estradizione in vigore con la Cina, in base ai quali uiguri, cittadini di Hong Kong, tibetani e dissidenti cinesi in Europa possono essere estradati per essere sottoposti a un processo politico in Cina;

P.   considerando che Gui Minhai, cittadino svedese residente a Hong Kong, è tuttora detenuto nonostante le numerose richieste di rilascio immediato avanzate dal Parlamento;

1.  condanna con la massima fermezza le sanzioni immotivate e arbitrarie imposte dalle autorità cinesi, che rappresentano un attacco alla libertà di parola, alla libertà accademica, all'impegno internazionale a favore dei diritti umani universali, nonché all'interpretazione degli stessi; esorta le autorità cinesi a revocare tali sanzioni ingiustificate;

2.  esprime piena solidarietà ai deputati a questo Parlamento, alla sua sottocommissione per i diritti umani e a tutte le altre persone ed entità colpite dalle sanzioni cinesi, in particolare il comitato politico e di sicurezza del Consiglio dell'Unione europea, i deputati dei parlamenti nazionali, gli accademici svedesi e tedeschi e i gruppi di riflessione in Germania e Danimarca; è pienamente solidale con i deputati di paesi terzi che sono stati oggetto delle sanzioni, quali Regno Unito, Canada, Stati Uniti e Australia;

3.  ribadisce che le libertà fondamentali, la libertà di espressione, la libera partecipazione ai processi decisionali, la libertà accademica e la difesa dei diritti umani sono i pilastri delle nostre democrazie e che tali valori non saranno mai pregiudicati nell'ambito delle relazioni UE-Cina; sottolinea che i tentativi di intimidazione sono inutili e che i deputati eletti al Parlamento europeo, nell'esercizio delle loro funzioni, continueranno ad affrontare e a denunciare attivamente e senza sosta le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale e a esortare l'UE a mantenere al centro di tutte le sue politiche esterne il rispetto dei diritti umani; ritiene che tali attacchi da parte della Cina siano espressione di una dimensione di rivalità sistemica insita nelle relazioni UE-Cina;

4.  condanna fermamente questo nuovo tentativo, così come i tentativi precedenti, da parte degli attori statali e non statali cinesi di interferire nella vita democratica dell'Unione europea e dei suoi Stati membri e di diffondere disinformazione nei dibattiti pubblici; ritiene che le sanzioni si iscrivano in uno sforzo volto a controllare il dibattito sulla Cina in tutto il mondo e a dettare che tipo di affermazioni e discussioni siano consentite a livello internazionale, e reputa che tale sforzo sia indice di una minaccia totalitaria;

5.  ribadisce la sua forte preoccupazione per le varie violazioni dei diritti fondamentali e umani in Cina, le violazioni della dignità umana, dei diritti alla libertà di espressione culturale e di credo religioso, della libertà di parola e della libertà di riunione e associazione pacifiche, e in particolare la persecuzione sistematica ai danni degli uiguri, dei tibetani, dei mongoli e di altre minoranze etniche, dei difensori dei diritti umani, degli attivisti sociali, dei gruppi religiosi, dei giornalisti e di quanti presentano petizioni e protestano contro le ingiustizie, nonché per la crescente repressione di tutte le voci di dissenso e opposizione, in particolare a Hong Kong;

6.  ricorda la posizione espressa nella sua risoluzione del 17 dicembre 2020, secondo cui le violazioni nello Xinjiang costituiscono crimini contro l'umanità, e rimarca la crescente disponibilità di prove a dimostrazione di tali crimini; esorta l'UE e i suoi Stati membri a intensificare gli sforzi per ottenere un sostegno internazionale sufficiente a favore di un'indagine indipendente delle Nazioni Unite sullo Xinjiang; accoglie dunque con favore l'inserimento di quattro cittadini cinesi e di un'entità cinese nell'ambito del regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani, in quanto responsabili di gravi violazioni dei diritti umani in Cina; esorta la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri ad adottare tutti i provvedimenti necessari e a fare leva su tutti i mezzi a loro disposizione, in particolare quelli economici, per persuadere il governo cinese a chiudere i campi di detenzione e a porre fine a tutte le violazioni dei diritti umani nello Xinjiang e in altre regioni, come il Tibet;

7.  si rammarica che diverse imprese internazionali, in particolare nei settori tessile e dell'abbigliamento, siano state oggetto di un ampio e diffuso boicottaggio dopo aver espresso la propria preoccupazione per le segnalazioni di lavoro forzato nello Xinjiang e aver deciso di tagliare i propri legami di approvvigionamento con tale regione, e condanna fortemente l'aggressiva coercizione politica esercitata nei loro confronti da parte del governo cinese; ribadisce la sua richiesta alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna di concludere in tempi rapidi una guida in materia di catene di approvvigionamento rivolta alle imprese, che fornisca loro informazioni sull'esposizione al rischio di sfruttare il lavoro forzato degli uiguri, offrendo altresì sostegno per individuare rapidamente fonti di approvvigionamento alternative;

8.  teme che le misure di ritorsione messe in atto nei confronti delle istituzioni dell'UE e degli Stati membri e del loro lavoro nel campo dei diritti umani rientrino in una strategia deliberata, volta a indebolire tali diritti a livello internazionale e a ridefinirli fino a svuotarli sostanzialmente del loro significato originario; si rammarica che l'approccio adottato e gli strumenti utilizzati fino ad oggi dall'UE non abbiano prodotto progressi concreti sul piano della situazione dei diritti umani in Cina, che nell'ultimo decennio è soltanto peggiorata; esorta la Commissione a elaborare e ad attuare una strategia globale dell'UE finalizzata a garantire progressi reali in materia di diritti umani in Cina;

9.  ritiene che le sanzioni cinesi, quali misure di ritorsione non fondate sul diritto internazionale, costituiscano un significativo passo indietro nelle relazioni UE-Cina; reputa fondamentale che l'UE e tutte le sue istituzioni rimangano unite di fronte a tale attacco alla democrazia europea e nella difesa dei nostri valori comuni; invita il Presidente del Consiglio e la Presidente della Commissione ad affermare chiaramente attraverso una dichiarazione che le sanzioni della Cina nei confronti di politici eletti non saranno tollerate; ritiene opportuno e necessario che l'AR/VP e gli Stati membri dell'Unione sollevino tale questione negli scambi bilaterali con le controparti cinesi a tutti i livelli e chiede che il Parlamento sia tenuto informato di tali sforzi;

10.  è del parere che la sospensione di qualsiasi valutazione riguardo all'accordo globale UE-Cina in materia di investimenti, come pure di qualsiasi discussione sulla sua ratifica da parte del Parlamento europeo, sia giustificata in virtù delle sanzioni cinesi in vigore; chiede che la Cina revochi le sanzioni prima che il Parlamento possa occuparsi di tale accordo, senza pregiudicare l'esito del processo di ratifica; si attende che la Commissione consulti il Parlamento prima di intraprendere qualsiasi azione orientata alla conclusione e alla firma di detto accordo; invita la Commissione a utilizzare tale accordo come leva per migliorare la protezione dei diritti umani e rafforzare il sostegno alla società civile in Cina, e ricorda alla Commissione che terrà conto della situazione dei diritti umani in Cina, compresa Hong Kong, al momento dell'approvazione di detto accordo;

11.  sottolinea l'urgente necessità di riequilibrare le relazioni UE-Cina attraverso l'adozione di un pacchetto di misure autonome, tra cui una normativa contro gli effetti distorsivi delle sovvenzioni estere sul mercato interno, uno strumento per gli appalti internazionali, una normativa sulle catene di approvvigionamento comprensiva di requisiti obbligatori in materia di dovuta diligenza che prevedano anche un divieto di importazione per le merci prodotte mediante lavoro forzato, un regolamento dell'UE più efficace e rigoroso sul controllo degli investimenti esteri, uno strumento efficace contro la coercizione, ulteriori misure mirate nel quadro del regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani, ove necessario, al fine di continuare a contrastare le azioni di repressione nello Xinjiang e a Hong Kong e far sì che la Cina ponga fine a tutte le violazioni, nonché una risposta adeguata alle minacce informatiche, agli attacchi ibridi e al programma di fusione militare-civile della Cina;

12.  esorta il governo cinese a ratificare e ad attuare la convenzione n. 29 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) sul lavoro forzato, la convenzione n. 105 dell'OIL sull'abolizione del lavoro forzato, la convenzione n. 87 dell'OIL sulla libertà sindacale e la protezione del diritto sindacale, così come la convenzione n. 98 dell'OIL sul diritto di organizzazione e di negoziazione collettiva; sollecita altresì la Cina a ratificare il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici;

13.  invita le autorità cinesi e di Hong Kong a ripristinare la fiducia nel processo democratico di Hong Kong e a porre fine immediatamente alla persecuzione di coloro che promuovono i valori democratici; deplora la mancanza di unità in seno al Consiglio dell'UE per quanto concerne l'adozione di misure in risposta alla repressione della democrazia a Hong Kong; esorta l'AR/VP e il Consiglio a proporre e adottare conclusioni su Hong Kong anche in mancanza di un sostegno unanime e chiede la sospensione degli accordi di estradizione degli Stati membri con la Cina;

14.  sottolinea la necessità di predisporre un sistema atto a verificare se le entità che operano nel mercato interno dell'Unione sono direttamente o indirettamente coinvolte nelle violazioni dei diritti umani commesse nello Xinjiang, nonché di adottare misure attinenti al commercio, quali l'esclusione dagli appalti pubblici e altre sanzioni; insiste sulla necessità di evitare l'acquisizione di tecnologie di sfruttamento impiegate in contesti di violazione dei diritti umani a tutti i livelli e in tutte le istituzioni dell'UE;

15.  invita il Consiglio europeo ad assumere una posizione netta contro le sanzioni cinesi e ad adottare conclusioni sulla questione; è del parere che tali sanzioni, come pure gli sviluppi negativi e i peggioramenti riscontrati sia nella posizione della Cina come attore internazionale sia all'interno del paese, dovrebbero essere adeguatamente presi in considerazione e affrontati nel corso della revisione in atto della comunicazione congiunta "UE-Cina – Una prospettiva strategica", al fine di elaborare una strategia UE-Cina più assertiva che riunisca tutti gli Stati membri;

16.  invita l'UE a rafforzare il suo coordinamento e la sua cooperazione con gli Stati Uniti nel quadro di un dialogo transatlantico sulla Cina, anche per quanto riguarda un approccio coordinato alle misure per contrastare le violazioni dei diritti umani, e chiede che tale dialogo abbia una forte dimensione parlamentare;

17.  ritiene che altri accordi commerciali e di investimento con partner regionali, compreso Taiwan, non dovrebbero subire le ripercussioni della sospensione della ratifica dell'accordo globale UE-Cina in materia di investimenti;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e al governo e al parlamento della Repubblica popolare cinese.

(1) Testi approvati, P9_TA(2021)0027.
(2) Testi approvati, P9_TA(2020)0375.
(3) GU C 369 dell'11.10.2018, pag. 156.
(4) Testi approvati, P9_TA(2021)0012.
(5) GU L 99I del 22.3.2021, pag. 1.
(6) GU L 99I del 22.3.2021, pag. 25.

Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2021Note legali - Informativa sulla privacy