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Procedura : 2020/2040(INI)
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Ciclo del documento : A9-0154/2021

Testi presentati :

A9-0154/2021

Discussioni :

PV 07/06/2021 - 20
CRE 07/06/2021 - 20

Votazioni :

PV 08/06/2021 - 19
PV 09/06/2021 - 3

Testi approvati :

P9_TA(2021)0276

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PDF 169kWORD 59k
Mercoledì 9 giugno 2021 - Strasburgo
Dimensione di genere della politica di coesione
P9_TA(2021)0276A9-0154/2021

Risoluzione del Parlamento europeo del 9 giugno 2021 sulla dimensione di genere nella politica di coesione (2020/2040(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 2 e l'articolo 3, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea e gli articoli 6 e 8 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea ("Carta"),

–  visto il pilastro europeo dei diritti sociali e, in particolare, i principi 2, 3 e 9,

–  vista la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) del 18 dicembre 1979(1),

–  vista l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, in particolare l'obiettivo 5, che mira a conseguire l'uguaglianza di genere e a migliorare le condizioni di vita delle donne entro il 2030(2),

–  vista la Carta europea per l'uguaglianza e la parità delle donne e degli uomini nella vita locale(3),

–  viste le direttive dell'UE adottate dal 1975 in poi sui diversi aspetti della parità di trattamento tra uomini e donne (direttiva 79/7/CEE(4), direttiva 86/613/CEE(5), direttiva 92/85/CEE(6), direttiva 2004/113/CE(7), direttiva 2006/54/CE(8), direttiva 2010/18/UE(9) e direttiva 2010/41/UE(10)),

–  vista la sua risoluzione del 24 maggio 2012 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore(11),

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2013 sull'eliminazione degli stereotipi di genere nell'Unione europea(12),

–  vista la sua risoluzione del 9 settembre 2015 sulla carriera professionale delle donne in ambito scientifico e accademico e sui "soffitti di cristallo" incontrati(13),

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2016 sui fattori esterni che rappresentano ostacoli all'imprenditoria femminile europea(14),

–  vista la sua risoluzione del 28 aprile 2016 sull'uguaglianza di genere e l'emancipazione delle donne nell'era digitale(15),

–  visto lo studio dal titolo "Gender in regional cohesion policy" (La dimensione di genere nella politica di coesione regionale) dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE), pubblicato il 25 gennaio 2017(16),

–  vista la sua risoluzione del 14 febbraio 2017 sulla promozione della parità di genere nella salute mentale e nella ricerca clinica(17),

–  vista la sua risoluzione del 14 marzo 2017 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2014-2015(18),

–  vista la sua risoluzione del 4 aprile 2017 sulle donne e il loro ruolo nelle zone rurali(19),

–  vista la sua risoluzione del 14 giugno 2017 sulla necessità di una strategia dell'Unione europea per eliminare e prevenire il divario tra le pensioni degli uomini e delle donne(20),

–  vista la sua risoluzione del 3 ottobre 2017 sull'emancipazione economica delle donne nel settore pubblico e privato nell'UE(21),

–  vista la sua risoluzione del 16 gennaio 2018 sulle donne, le pari opportunità e la giustizia climatica(22),

–  vista la sua risoluzione del 13 marzo 2018 sull'uguaglianza di genere negli accordi commerciali dell'UE(23),

–  vista la sua risoluzione del 17 aprile 2018 sull'emancipazione delle donne e delle ragazze attraverso il settore digitale(24),

–  vista la sua risoluzione del 15 novembre 2018 sui servizi di assistenza nell'UE per una migliore parità di genere(25),

–  visto lo studio dal titolo "Gender budgeting - Mainstreaming gender into the EU budget and macroeconomic policy framework" (Bilancio di genere. Integrazione della dimensione di genere nel bilancio dell'UE e nel quadro della politica macroeconomica) dell'EIGE, pubblicato il 10 aprile 2019(26),

–  visto il parere del comitato consultivo per le pari opportunità tra donne e uomini, del 19 dicembre 2018, dal titolo "The future of gender equality strategy after 2019: the battles that we win never stay won" (Il futuro della strategia sulla parità di genere dopo il 2019: le battaglie che vinciamo non restano mai vinte per sempre)(27),

–  vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2019 sulla parità di genere e le politiche fiscali nell'Unione europea(28),

–  vista la sua risoluzione del 13 febbraio 2019 sull'attuale regresso dei diritti delle donne e dell'uguaglianza di genere nell'UE(29),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 6 marzo 2019 dal titolo "2019 Report on equality between women and men in the EU" (Relazione del 2019 sulla parità tra donne e uomini nell'UE) (SWD(2019)0101)(30),

–  vista la sua risoluzione del 28 novembre 2019 sull'adesione dell'UE alla convenzione di Istanbul e altre misure per combattere la violenza di genere(31),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 10 dicembre 2019 sul tema "Parità di genere nelle economie dell'UE: la via da seguire"(32),

–  vista la relazione dal titolo "The Missing Entrepreneurs 2019: Policies for Inclusive Entrepreneurship" (Gli imprenditori mancanti 2019: politiche per un'imprenditoria inclusiva), pubblicata dall'OCSE il 10 dicembre 2019(33),

–  vista la sua risoluzione del 18 dicembre 2019 sulla discriminazione in pubblico e sull'incitamento all'odio nei confronti delle persone LGBTI, comprese le zone libere da LGBTI(34),

–  visto lo studio dal titolo "Gender Dimension of the EU Cohesion Policy" (La dimensione di genere della politica di coesione dell'UE), pubblicato dalla Direzione generale delle Politiche interne il 19 febbraio 2019(35),

–  vista la sua risoluzione del 30 gennaio 2020 sul divario retributivo di genere(36),

–  vista la sua risoluzione del 13 febbraio 2020 sulle priorità dell'UE in vista della 64ª sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile(37),

–  vista la comunicazione della Commissione del 5 marzo 2020 dal titolo "Un'Unione dell'uguaglianza: la strategia per la parità di genere 2020-2025" (COM(2020)0152).

–  vista la scheda informativa della Commissione del 17 giugno 2020 dal titolo "Coronavirus Pandemic – Impact on Gender Equality" (Pandemia di coronavirus: impatto sull'uguaglianza di genere)(38),

–  vista la comunicazione del Consiglio d'Europa del 29 maggio 2020 dal titolo "Minoranze nazionali e COVID-19: disparità più ampie e vulnerabilità aggravata",

–  visto il documento di discussione della Commissione 129 del 24 luglio 2020 dal titolo "Gender Smart Financing. Investing In & With Women: Opportunities for Europe" (Finanziamenti intelligenti sotto il profilo di genere. Investire nelle e con le donne: opportunità per l'Europa)(39),

–  vista la comunicazione della Commissione del 18 settembre 2020 dal titolo "Un'Unione dell'uguaglianza: il piano d'azione dell'UE contro il razzismo 2020-2025" (COM(2020)0565),

–  visto l'indice sull'uguaglianza di genere 2020 dell'EIGE, pubblicato il 16 ottobre 2020(40),

–  vista la comunicazione della Commissione del 12 novembre 2020 dal titolo "Unione dell'uguaglianza: strategia per l'uguaglianza LGBTIQ 2020-2025" (COM(2020)0698),

–  visto l'articolo 54 del suo regolamento,

–  visto il parere della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere,

–  vista la relazione della commissione per lo sviluppo regionale (A9-0154/2021),

A.  considerando che il principio della parità tra donne e uomini è un valore fondamentale dell'Unione europea, sancito nei trattati e nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; che l'integrazione della prospettiva di genere dovrebbe pertanto essere attuata e integrata come un principio orizzontale in tutte le attività, le misure, le azioni, i programmi dell'Unione nonché i progetti e le politiche che essa finanzia, compresa la politica di coesione; che sono necessari maggiori sforzi per affrontare le forme multiple di discriminazione e disuguaglianza cui sono confrontate le donne; che l'articolo 7 del regolamento sulle disposizioni comuni(41) per il periodo 2014-2020 dispone che la parità tra uomini e donne e l'integrazione della prospettiva di genere siano tenute in considerazione e promosse in tutte le fasi della preparazione e dell'esecuzione dei programmi, anche in relazione alla sorveglianza, alla predisposizione di relazioni e alla valutazione; che le donne e gli uomini in prima linea nella lotta per l'uguaglianza hanno dato prova di impegno, coraggio e leadership nel promuovere le pari opportunità in tutto il mondo, specialmente laddove tali disuguaglianze permangono, dove le donne sono perseguitate e i loro diritti violati semplicemente per il fatto di essere donne; che in quanto cittadini europei dovremmo essere orgogliosi di aver conseguito diritti e doveri, libertà e opportunità per gli uomini e le donne, e che oggi le donne sono alla guida di alcune delle istituzioni più importanti e detengono alcuni degli incarichi politici più prestigiosi in Europa, che questi esempi positivi aiutano a iniziare ad affrontare gli stereotipi esistenti e a promuovere modelli di ruolo;

B.  considerando che la politica di coesione contrasta le disparità tra le varie regioni e l'arretratezza delle regioni meno favorite al fine di promuoverne un generale sviluppo armonioso nell'ottica di conseguire la coesione economica, sociale e territoriale, per la cui realizzazione l'uguaglianza di genere riveste un ruolo fondamentale; che la politica di coesione ha dimostrato la sua importanza realizzando progressi significativi verso l'uguaglianza tra i cittadini e l'equilibrio territoriale;

C.  considerando che la politica di coesione rappresenta un importante strumento non solo per il sostegno attivo ed efficace del conseguimento dell'uguaglianza tra i cittadini, dello sviluppo sostenibile e della coesione economica e sociale ma anche perché consente di ridurre le disuguaglianze che interessano i gruppi ancora oggetto di discriminazione, anche a causa del loro orientamento sessuale; che la promozione dell'uguaglianza di genere è un obiettivo orizzontale di tutti i fondi della politica di coesione; che i fondi strutturali rappresentano una risorsa molto importante a sostegno degli Stati membri affinché conseguano progressi nel campo dell'uguaglianza di genere;

D.  considerando che il conseguimento dell'uguaglianza di genere, dell'uguaglianza tra uomini e donne, tra territori o tra generazioni e non solo, è essenziale per ridurre le disparità locali e regionali nonché quelle economiche e sociali, come pure per garantire la competitività a lungo termine e lo sviluppo equo, inclusivo e sostenibile dell'Unione e dei suoi Stati membri e regioni; che negli ultimi decenni si sono registrati progressi nel campo della parità tra uomini e donne e che la parità di genere nell'UE è migliorata sul piano orizzontale sotto molti aspetti; che la sottorappresentanza delle donne nel mercato del lavoro e gli indicatori disponibili mostrano ancora una segmentazione verticale e orizzontale nel mercato del lavoro come pure nella sfera socioeconomica e politica; che il trattato di Roma includeva già il principio della parità di retribuzione per uno stesso lavoro e che la politica di coesione può contribuire a creare le condizioni a sostegno dello sviluppo socioeconomico, che hanno ricadute positive anche in termini di ulteriore riduzione di detto divario e di inclusione delle donne nel mercato del lavoro; che, secondo l'EIGE, una promozione efficace dell'uguaglianza di genere avrebbe un impatto socioeconomico forte e positivo, ivi compreso un incremento del PIL pro capite dell'UE, milioni di posti di lavoro in più nonché un aumento del PIL degli Stati membri;

E.  considerando che la Corte dei conti europea sta attualmente valutando l'integrazione della dimensione di genere nel bilancio dell'Unione; che tale relazione di audit, la cui pubblicazione è prevista per il primo trimestre del 2021, offrirà indicazioni utili su come attuare la dimensione di genere nelle azioni della politica di coesione nel quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021–2027;

F.  considerando che, durante il periodo di programmazione 2014–2020, gli elementi più critici ai fini della promozione dell'uguaglianza di genere attraverso la politica di coesione sono stati, tra l'altro, il divario tra le dichiarazioni formali negli accordi di partenariato e i programmi operativi (in cui veniva dichiarata la promozione dei principi delle pari opportunità e della non discriminazione) e la loro effettiva attuazione nonché l'impegno politico piuttosto debole in tale ambito; che gli accordi di partenariato e i programmi operativi dichiarano di osservare e promuovere i principi delle pari opportunità e della non discriminazione; che sono ancora necessari maggiori sforzi per quanto riguarda la partecipazione delle donne in tutte le fasi del ciclo della politica di coesione, in particolare nello sviluppo dei programmi e nei processi decisionali come pure nell'attuazione dei progetti selezionati; che, durante il periodo di programmazione 2014--2020, le questioni di genere sono state affrontate principalmente attraverso i programmi operativi del Fondo sociale europeo (FSE); che, durante lo stesso periodo, il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) ha contribuito alla promozione dell'uguaglianza di genere in misura assai limitata;

G.  considerando che i dati disaggregati per genere basati su fonti affidabili e verificate e gli indicatori pertinenti per il genere sono essenziali per consentire a determinati settori o regioni di utilizzare efficacemente il sostegno dell'UE, sulla base della realtà locale delle disuguaglianze, al fine di migliorare il processo decisionale e valutare i risultati delle azioni dirette e indirette della politica di coesione volte a promuovere l'individuazione di possibili disuguaglianze o ingiustizie su cui agire e a sviluppare politiche efficaci per difendere la parità di diritti e libertà tra i cittadini;

H.  considerando che vi è un'assenza di coerenza delle politiche per quanto riguarda l'uguaglianza di genere e che le istituzioni dell'Unione non dispongono ancora di un sistema unificato che agevoli una comprensione e un'attuazione uniformi dell'integrazione di genere nelle loro politiche;

I.  considerando che non sono ancora note le piene conseguenze economiche, occupazionali e sociali della pandemia; che secondo quanto suggeriscono studi preliminari, la pandemia di COVID-19 ha aggravato le disuguaglianze esistenti tra uomini e donne, soprattutto in termini di un incremento del lavoro di assistenza non retribuito e dello squilibrio tra vita professionale e vita privata, come pure della violenza domestica, e ha un impatto sproporzionato sulle donne e le ragazze e in particolare quelle appartenenti ai gruppi emarginati; che ciò è dovuto anche al fatto che le donne costituiscono spesso la maggioranza nei settori esposti alla pandemia, come l'istruzione e la sanità; che la politica di coesione, e più specificamente il prossimo FSE+, dovrebbe tenere conto di tale aspetto;

J.  considerando che il Fondo dell'UE per la ripresa sostiene i settori profondamente colpiti dalla crisi; che l'impatto sulla società europea nel suo insieme avrà pertanto effetti a lungo termine sull'istruzione, sull'occupabilità e sul futuro di tutti i cittadini, e la rapidità nella risposta delle istituzioni dell'UE e la loro volontà di sostenere la società europea andrebbero elogiate; che le priorità generali del Fondo dell'UE per la ripresa sono incentrate su settori con un'elevata percentuale di occupazione maschile e, pertanto, potrebbero potenzialmente rischiare di aggravare ulteriormente le disuguaglianze tra uomini e donne nell'occupazione;

K.  considerando che le donne e gli uomini non hanno le stesse risorse, esigenze e preferenze; che molte politiche tengono spesso principalmente conto della prospettiva maschile; che le donne e gli uomini hanno pertanto un'esperienza diversa dei servizi e delle infrastrutture a disposizione e che le loro priorità spesso non sono le stesse in termini di servizi di base;

L.  considerando che le piccole e medie imprese sono la colonna portante delle economie regionali; che la promozione dell'uguaglianza, dell'equilibrio tra vita professionale e vita privata, di politiche di assunzione inclusive e della parità di retribuzione consentiranno il conseguimento dell'uguaglianza di genere nelle PMI;

M.  considerando che molti investimenti hanno ripercussioni diverse su donne e uomini, il che rende necessario applicare una prospettiva di uguaglianza di genere agli investimenti;

Ruolo della politica di coesione per la promozione dell'uguaglianza di genere a sostegno della crescita socioeconomica e dello sviluppo sostenibile

1.  sottolinea l'importanza della politica di coesione nella promozione della parità tra le persone e tra le regioni, compresa la parità di genere, e nell'attuazione della strategia dell'UE per la parità di genere, comprese le sue priorità sanitarie relative al genere come la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti; rammenta che tutti gli obiettivi politici necessitano di risorse adeguate, sufficienti e sostenibili destinate alla loro attuazione; raccomanda agli Stati membri di tenere conto delle misure in materia di uguaglianza di genere in sede di messa a punto e approvazione dei programmi;

2.  esprime la ferma convinzione che la questione dell'uguaglianza di genere sia ancora trattata per lo più in termini generali e limitatamente agli ambiti politici del FSE, nonché nell'analisi contestuale e nella fase di programmazione, mentre è richiesta una maggiore attenzione nelle fasi di attuazione, monitoraggio e valutazione su base regolare; ricorda che è necessario, per ogni fase di programmazione, individuare i settori prioritari che contribuiscono all'uguaglianza di genere e allo sviluppo sostenibile;

3.  è fermamente convinto che le norme dell'UE dovrebbero essere redatte in un modo chiaro ed esplicito che ne faciliti l'applicazione a vantaggio dei cittadini, anche per quanto riguarda la parità di genere e la parità tra uomini e donne; sottolinea che la mancanza di risorse adeguate è un'importante causa di discriminazione;

4.  insiste sulla necessità di un impegno politico forte per includere la difesa dell'uguaglianza di genere nella legislazione per l'intera popolazione, come pure per una crescita economica e uno sviluppo territoriale equi, inclusivi e sostenibili; sottolinea che, al fine di conseguire l'uguaglianza di genere, è essenziale garantire un buon equilibrio tra vita professionale e vita privata che riduca la pressione sulle donne nel contesto dei congedi per motivi familiari; sottolinea pertanto la necessità di una strategia più solida dell'UE in materia di equilibrio tra vita professionale e vita privata per promuovere l'uguaglianza di genere;

5.  sottolinea l'importanza di un quadro di governance coordinato in materia di uguaglianza di genere, di orientamenti nazionali e dell'assistenza tecnica per il monitoraggio dell'impatto di genere, nelle lingue ufficiali dell'UE, e di un controllo più rigoroso a livello dell'UE una volta adottati i programmi; chiede inoltre che si tenga conto del collegamento con i piani nazionali risultanti dal piano per la ripresa nello sviluppo degli obiettivi di sviluppo economico e sociale di tali programmi;

6.  sottolinea la necessità di una strategia sulla parità di genere con obiettivi e traguardi chiari a livello nazionale e regionale e di programmi di sensibilizzazione circa i benefici associati al perseguimento della parità di genere e delle pari opportunità per le donne e gli uomini ai fini della crescita socioeconomica e dello sviluppo sostenibile a livello nazionale e regionale;

7.  ritiene necessario rafforzare le competenze e sviluppare ulteriormente la formazione e lo sviluppo delle capacità delle autorità di gestione e dei partner esecutivi per quanto riguarda la dimensione di genere dei Fondi strutturali, nonché soddisfare la necessità di strategie di monitoraggio coordinate, di una metodologia unificata e di sistemi di valutazione per quanto riguarda la gestione e la disaggregazione di dati utili al fine di individuare eventuali disuguaglianze tra i cittadini; sottolinea l'importanza di valutare i risultati delle attività di formazione onde accertarne l'efficacia nel migliorare l'attuazione dell'integrazione di genere;

8.  sottolinea l'importanza di rispettare il principio di partenariato nella programmazione nazionale nell'ambito della politica di coesione; invita gli Stati membri a coordinarsi strettamente con le autorità locali e regionali, le parti sociali ed economiche, la società civile e il mondo accademico nel quadro del principio di partenariato in modo trasversale e in sede di elaborazione dell'accordo di partenariato, al fine di tenere conto delle sfide legate a politiche per l'uguaglianza efficaci a livello locale e regionale, e incoraggia gli Stati membri a realizzare campagne per promuovere le politiche per l'uguaglianza, in particolare nei settori della conciliazione tra vita professionale e vita privata, dell'eliminazione degli stereotipi di genere nelle scelte di carriera e del miglioramento dell'indipendenza economica delle donne;

9.  ritiene che le parti interessate del programma e i comitati di monitoraggio dovrebbero essere dotati di indicatori più chiari di efficienza ed efficacia del programma per quanto riguarda l'attuazione di una prospettiva di genere in progetti concreti, in particolare negli interventi del FESR; ritiene che gli orientamenti, i programmi di formazione e gli esempi concreti di buone prassi per affrontare la questione rimangano numericamente limitati; sottolinea, a tale proposito, il potenziale del FESR/Fondo di coesione per colmare il divario che le donne devono ancora affrontare, con particolare riferimento all'imprenditoria femminile e al settore digitale, dato che le donne rappresentano solo il 34,4 % dei lavoratori autonomi e il 30 % degli imprenditori di imprese start-up nell'Unione europea; sollecita il Consiglio a raggiungere un accordo sulla proposta di direttiva riguardante il miglioramento dell'equilibrio di genere fra gli amministratori senza incarichi esecutivi delle società quotate in Borsa e relative misure (direttiva relativa alla presenza delle donne nei consigli di amministrazione), in quanto si tratta di uno strumento molto importante per conseguire un maggiore equilibrio di genere nel processo decisionale economico al più alto livello; chiede che una parte dei fondi della politica di coesione sia destina a sostenere le donne in povertà, le donne a rischio di povertà, le madri sole, le donne con disabilità e le donne vittime di violenza; invita gli Stati membri e le rispettive autorità a realizzare tali programmi;

10.  sottolinea che tutti i programmi attuati nell'ambito della politica di coesione dovrebbero garantire la parità di genere per l'intera durata della relativa preparazione, attuazione, monitoraggio e valutazione, nonché le pari opportunità per tutti, anche attraverso azioni positive, ove necessario e applicabile, senza discriminazioni fondate sul genere, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale; sottolinea che anche le azioni volte a colmare il divario di genere nell'ambito della politica di coesione dovrebbero adottare un approccio intersettoriale; è del parere che la composizione dei gruppi di esperti nelle diverse fasi del ciclo politico dovrebbe equilibrata sotto il profilo del genere;

11.  invita la Commissione, gli Stati membri e le rispettive autorità a seguire i principi dello Stato di diritto, tra cui il principio di non discriminazione e il rispetto dei diritti fondamentali per quanto riguarda le decisioni relative ai programmi di finanziamento o alle regioni, e ad assicurare un monitoraggio, un'indagine e azioni appropriate in caso di violazione di tali principi, garantendo sempre, nel contempo, la protezione dei beneficiari finali; ritiene che i beneficiari della politica di coesione non dovrebbero adottare alcuna politica discriminatoria, in particolare nei confronti dei gruppi che ancora subiscono discriminazioni, come la comunità LGBTI; incoraggia il rigetto delle domande presentate da potenziali beneficiari, comprese le autorità regionali o locali, che hanno adottato politiche discriminatorie nei confronti dei membri della comunità LGBTI come la dichiarazione di zone "libere da LGBTI";

12.  sottolinea la necessità di migliorare le sinergie tra i fondi di coesione, i fondi per la ripresa e altri programmi esistenti, come i programmi volti a migliorare le condizioni di lavoro delle donne, anche attraverso la lotta al divario retributivo di genere e il lavoro precario e l'investimento in strutture di assistenza, contrastando e prevenendo la violenza di genere e garantendo, tra l'altro, l'accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti;

13.  riconosce l'onere che grava sulle donne quali principali prestatrici di assistenza in contesti formali e informali, nonché il loro valore sociale, in particolare durante la crisi della COVID-19; riconosce che l'80 % di tutti i servizi di assistenza all'interno dell'UE è fornito da prestatori di assistenza informale spesso non retribuiti, il 75 % dei quali è costituito da donne; evidenzia pertanto il ruolo cruciale della politica di coesione nel garantire investimenti nei servizi di assistenza; invita gli Stati membri a dare priorità ai fondi disponibili nell'ambito della politica di coesione affinché la prestazione di assistenza possa soddisfare non solo la crescente domanda di infrastrutture di assistenza, ma affrontare efficacemente anche i divari di genere per quanto concerne l'occupazione, i conseguenti divari retributivi e pensionistici, la segregazione del mercato del lavoro e, di conseguenza, migliorare le condizioni di lavoro e garantire la stessa retribuzione per lo stesso lavoro, combattere l'occupazione informale e la precarietà e creare nuovi posti di lavoro di alta qualità in tale settore, nonché sostenere la transizione verso un'economia dell'assistenza migliore e accessibile a tutti; chiede pertanto alla Commissione di proporre un patto di assistenza per l'Europa volto a sostenere tale transizione; sottolinea inoltre la necessità di investire nella protezione socioeconomica delle donne, in quanto esse si assumono la responsabilità del lavoro di assistenza non retribuito per la maggior parte del tempo e hanno spesso una protezione sociale molto limitata;

14.  sottolinea che occorre ancora contrastare un grave divario digitale e che sono necessari maggiori investimenti nella digitalizzazione, nell'innovazione digitale e nella connettività digitale; sottolinea che la politica di coesione deve sostenere la parità di accesso alla formazione e all'occupazione per le donne e gli uomini, attuare azioni positive al fine di colmare il divario digitale di genere e sostenere la transizione giusta, verde e digitale, proteggendo nel contempo i lavoratori che saranno interessati da tali transizioni, ad esempio aumentando la percentuale di donne laureate nelle discipline STEM nonché il loro coinvolgimento in settori cruciali per la transizione ambientale, come il settore energetico; riconosce che l'innovazione è un elemento chiave dello sviluppo sostenibile e dei posti di lavoro verdi nell'UE e che le strategie su misura possono consentire a ciascuna regione di individuare e sviluppare i propri vantaggi competitivi;

15.  sottolinea il ruolo cruciale della politica di coesione nell'investire in servizi pubblici di alta qualità, compresa l'assistenza sanitaria, e nelle infrastrutture sociali, sia per combattere le varie disuguaglianze, in particolare la disuguaglianza di genere, sia per consolidare la resilienza sociale e far fronte alle crisi economiche, sociali e sanitarie; ricorda che la politica di coesione mira allo sviluppo armonioso delle regioni attraverso l'obiettivo della convergenza sociale ed economica, contribuendo in tal modo al benessere dei cittadini; ritiene pertanto che la politica di coesione debba prestare particolare attenzione alle donne che vivono in zone interessate dalla transizione industriale e nelle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici, come le regioni ultraperiferiche o le zone con bassissima popolazione e scarsamente popolate nonché le regioni insulari, transfrontaliere e di montagna; sottolinea che l'efficace attuazione delle politiche in materia di parità di genere contribuisce a invertire le tendenze di spopolamento nelle regioni di convergenza esposte a tale fenomeno;

16.  rileva l'opportunità delle strategie di sviluppo urbano e territoriale integrato e sostenibile intraprese dai governi locali e regionali in linea con l'Agenda 2030, garantendo che nell'elaborazione delle politiche a livello locale e regionale si tenga conto di tutte le dimensioni dello sviluppo sostenibile, compreso l'obiettivo di sviluppo sostenibile (OSS) n. 5; sottolinea il ruolo svolto dalle città e dalle regioni che da tempo sono in prima linea nell'adoperarsi a favore della parità di genere, nonché dalle iniziative europee di sviluppo urbano, come la Carta di Lipsia; ritiene che la politica di coesione debba contribuire a ridurre le diffuse disuguaglianze urbane attraverso una migliore integrazione delle donne nella pianificazione delle politiche per lo sviluppo regionale e urbano, al fine di progettare città e comunità inclusive sotto il profilo della dimensione di genere che funzionino per tutti; sottolinea che una pianificazione urbana sensibile alla dimensione di genere può assicurare un accesso più equo e paritario ai beni urbani; sottolinea inoltre che le regioni e i governi locali hanno un ruolo chiave da svolgere nella promozione dell'inclusione sociale, e che una pianificazione territoriale sensibile alla dimensione di genere può contribuire a compiere passi avanti in tale processo;

Parità di genere nella politica di coesione post-2020

17.  chiede un forte impegno politico a favore della parità di genere a livello dell'UE, nazionale e regionale, al fine di rafforzare l'attenzione prestata dalle parti interessate a livello nazionale, regionale e locale agli aspetti relativi alla parità di genere e all'uguaglianza, sia dal punto di vista dei diritti umani che come fattore cruciale per lo sviluppo socioeconomico, e di promuovere un ulteriore impegno in tale ambito;

18.  chiede che in tutti i programmi post-2020 siano introdotti obiettivi e requisiti chiari e concreti in materia di uguaglianza di genere e che siano introdotte maggiori opportunità e una maggiore uguaglianza tra uomini e donne, con misure specifiche e interdisciplinari da attuare in tutte le operazioni;

19.  sostiene fermamente il requisito ex ante di sviluppare una strategia nazionale per la parità di genere con obiettivi e traguardi chiari a sostegno degli interventi della politica di coesione, al fine di migliorarne l'efficacia e il valore aggiunto in relazione alla parità di genere; invita gli Stati membri ad applicare tale strategia, anche, se del caso, mediante misure mirate, obblighi e orientamenti vincolanti;

20.  invita gli Stati membri a utilizzare i finanziamenti della politica di coesione per ridurre ulteriormente le disparità economiche e sociali regionali, riservando una particolare attenzione alla lotta contro la femminilizzazione della povertà, la disoccupazione tra le donne e la loro esclusione da numerose opportunità economiche, alla prevenzione e alla lotta contro tutte le forme di violenza e discriminazione basate sul genere, alla promozione e al perseguimento dell'emancipazione femminile attraverso il miglioramento dell'accesso al mercato del lavoro e del reinserimento nel mercato del lavoro, affrontando le priorità in materia di salute definite nella strategia per la parità di genere 2020-2025, in particolare la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti quali diritti umani fondamentali e aspetti essenziali del benessere delle persone e del progresso nell'ambito dell'uguaglianza di genere; chiede inoltre un miglioramento delle sinergie tra il Fondo di coesione, il Fondo per la ripresa e altri programmi esistenti nell'ottica di migliorare le condizioni di lavoro delle donne, anche attraverso la lotta al divario retributivo di genere, all'occupazione precaria e al lavoro informale, investendo nelle strutture di assistenza, combattendo e prevenendo la violenza di genere e assicurando, tra l'altro, l'accesso ai servizi connessi alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti;

21.  sottolinea l'importanza di partenariati con gli organismi per la parità di genere e sostiene fermamente il coinvolgimento di tali organizzazioni in tutte le fasi del programma, al fine di garantire un migliore allineamento tra le azioni attuate e le esigenze delle donne e degli uomini, consolidando i quadri istituzionali e rafforzando gli organismi di coordinamento e sostegno per la parità di genere in tutti gli ambiti strategici;

22.  chiede l'introduzione di valutazioni d'impatto di genere ex ante ed ex post nell'ambito delle valutazioni degli Stati membri in relazione alla promozione della parità di genere per quanto concerne il modo in cui vengono spesi i fondi e in merito al fatto se sono effettivamente rispettati gli obiettivi in materia di parità di genere; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che, durante il riesame intermedio della politica di coesione post-2020, sia effettuata una valutazione sull'uso delle loro fonti al fine di valutarne l'efficacia, l'efficienza, l'impatto e, se del caso, l'inclusività e la non discriminazione, anche da una prospettiva di genere;

23.  ricorda la necessità di valutare i fondi sulla base delle informazioni raccolte attraverso specifici requisiti di monitoraggio; sottolinea che gli indicatori misurabili, se del caso, dovrebbero anche consentire di monitorare il sostegno alla parità di genere;

24.  accoglie con favore l'aggiunta della parità e dell'integrazione di genere tra le priorità orizzontali del nuovo QFP e come principio orizzontale nel nuovo regolamento recante disposizioni comuni; ricorda che il bilancio di genere è l'applicazione dell'integrazione di genere a tutti i livelli della procedura di bilancio; sottolinea che il monitoraggio dei programmi non dovrebbe mirare solo a misurare la spesa pertinente in tutte le linee di bilancio, ma, cosa ancora più importante, a valutare i risultati del bilancio dell'UE nel miglioramento della parità di genere; sottolinea che qualsiasi valutazione d'impatto di genere dovrebbe essere disponibile nelle lingue ufficiali dell'UE; raccomanda l'uso di criteri che valutino non solo il salario mediano nazionale e il reddito annuo lordo mediano in parità di potere d'acquisto, ma anche indicatori non economici, come quelli che misurano il benessere soggettivo, l'eliminazione della violenza di genere, l'impegno civile, l'equilibrio tra vita professionale e vita privata e i legami sociali; sottolinea che la valutazione dei risultati è possibile solo in presenza di dati disaggregati per genere;

25.  sottolinea il divario dei dati di genere nell'ambito della politica di coesione e della pianificazione urbana, che esiste in alcuni Stati membri, e invita gli Stati membri a introdurre metodi di raccolta dei dati corrispondenti a dati disaggregati per sesso, in modo che le differenze tra i generi possano essere adeguatamente analizzate; sottolinea che, onde garantire l'integrazione di genere, la Commissione dovrebbe attuare una valutazione dell'impatto di genere per ciascuna proposta strategica e legislativa nell'ambito della politica di coesione, definire indicatori che tengano conto della dimensione di genere, raccogliere dati disaggregati per genere ed effettuare valutazioni che tengano conto della dimensione di genere;

26.  invita tutte le istituzioni a fornire documenti di orientamento e, su base periodica, una formazione pratica a tutti i livelli dell'amministrazione, in modo da diffondere e includere esempi concreti di buone pratiche in materia di integrazione di genere, integrazione e sana gestione; sottolinea inoltre che, nella fase di selezione dei progetti, i criteri per l'integrazione di genere dovrebbero essere rafforzati attraverso un punteggio più elevato e requisiti per azioni più concrete; accoglie con favore il ruolo dell'EIGE nella promozione dell'uguaglianza di genere e nella lotta contro la discriminazione basata sul genere; sottolinea il suo contributo positivo all'integrazione della dimensione di genere, anche nell'ambito della politica di coesione; chiede un finanziamento adeguato dell'EIGE e raccomanda di utilizzare gli strumenti esistenti sviluppati dall'EIGE, come lo strumentario per il bilancio di genere in tutte le fasi della valutazione, dell'attuazione e del monitoraggio nell'ambito dei Fondi strutturali e di investimento europei;

27.  sottolinea il fatto che innumerevoli donne si trovano ad affrontare le sfide della pandemia di COVID-19, che ha portato a un'impennata nelle segnalazioni di violenza domestica; invita il Consiglio a concludere con urgenza la ratifica da parte dell'UE della convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica; invita la Commissione e gli Stati membri a stanziare fondi per la politica di coesione e a realizzare programmi volti a prevenire e combattere la violenza contro le donne e ad aiutare le vittime della violenza; sottolinea le disparità nella quantità e nella qualità dei servizi forniti alle donne e ai bambini vittime di violenza di genere e il ruolo della politica di coesione nell'eliminazione di tali disuguaglianze; sottolinea la necessità che le autorità locali coinvolgano i datori di lavoro regionali e le ONG nel loro lavoro;

28.  invita la Commissione a includere le raccomandazioni necessarie sulla promozione della dimensione di genere e sulle questioni connesse al genere nella propria comunicazione riguardante l'avvio della nuova politica di coesione per il periodo 2021-2027;

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29.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) https://www.ohchr.org/documents/professionalinterest/cedaw.pdf
(2) https://sdgs.un.org/goals/goal5
(3) https://www.ccre.org/docs/charte_egalite_it.pdf
(4) Direttiva 79/7/CEE del Consiglio, del 19 dicembre 1978, relativa alla graduale attuazione del principio di parità di trattamento tra gli uomini e le donne in materia di sicurezza sociale (GU L 006 del 10.1.1979, pag. 24).
(5) Direttiva 86/613/CEE del Consiglio dell'11 dicembre 1986 relativa all'applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma, ivi comprese le attività nel settore agricolo, e relativa altresì alla tutela della maternità (GU L 359 del 19.12.1986, pag. 56).
(6) Direttiva 92/85/CEE del Consiglio, del 19 ottobre 1992, concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento (GU L 348 del 28.11.1992, pag. 1).
(7) Direttiva 2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura (GU L 373 del 21.12.2004, pag. 37).
(8) Direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23).
(9) Direttiva 2010/18/UE del Consiglio, dell'8 marzo 2010, che attua l'accordo quadro riveduto in materia di congedo parentale concluso da BUSINESSEUROPE, UEAPME, CEEP e CES e abroga la direttiva 96/34/CE (GU L 068 del 18.3.2010, pag. 13).
(10) Direttiva 2010/41/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 luglio 2010, sull'applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma e che abroga la direttiva 86/613/CEE del Consiglio (GU L 180 del 15.7.2010, pag. 1).
(11) GU C 264 E del 13.9.2013, pag. 75.
(12) GU C 36 del 29.1.2016, pag. 18.
(13) GU C 316 del 22.9.2017, pag. 173.
(14) GU C 11 del 12.1.2018, pag. 35.
(15) GU C 66 del 21.2.2018, pag. 44.
(16) https://eige.europa.eu/publications/gender-regional-cohesion-policy
(17) GU C 252 del 18.7.2018, pag. 99.
(18) GU C 263 del 25.7.2018, pag. 49.
(19) GU C 298 del 23.8.2018, pag. 14.
(20) GU C 331 del 18.9.2018, pag. 60.
(21) GU C 346 del 27.9.2018, pag. 6.
(22) GU C 458 del 19.12.2018, pag. 34.
(23) GU C 162 del 10.5.2019, pag. 9.
(24) GU C 390 del 18.11.2019, pag. 28.
(25) GU C 363 del 28.10.2020, pag. 80.
(26) https://eige.europa.eu/publications/gender-budgeting-mainstreaming-gender-eu-budget-and-macroeconomic-policy-framework
(27) https://ec.europa.eu/info/sites/default/files/aid_development_cooperation_fundamental_rights/opinion_on_gender_equality_policy_post_2019_2018_en.pdf
(28) GU C 411 del 27.11.2020, pag. 38.
(29) GU C 449 del 23.12.2020, pag. 102.
(30) https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-7263-2019-INIT/en/pdf
(31) Testi approvati, P9_TA(2019)0080.
(32) https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-14254-2019-INIT/it/pdf.
(33) https://www.oecd.org/industry/the-missing-entrepreneurs-43c2f41c-en.htm
(34) Testi approvati, P9_TA(2019)0101.
(35) Studio/analisi approfondita – "Gender Dimension of the EU Cohesion Policy", Parlamento europeo, Direzione generale delle Politiche interne, Dipartimento tematico B – Politica strutturale e di coesione, 19 febbraio 2019, disponibile al seguente indirizzo: https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2019/629185/IPOL_STU(2019)629185_EN.pdf
(36) Testi approvati, P9_TA(2020)0025.
(37) Testi approvati, P9_TA(2020)0039.
(38) https://ec.europa.eu/info/sites/default/files/research_and_innovation/research_by_area/documents/ec_rtd_covid19-gender-equality_factsheet.pdf
(39) https://ec.europa.eu/info/publications/gender-smart-financing-investing-and-women-opportunities-europe_en
(40) https://eige.europa.eu/publications/gender-equality-index-2020-digitalisation-and-future-work
(41) Regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320).

Ultimo aggiornamento: 8 ottobre 2021Note legali - Informativa sulla privacy