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Procedura : 2019/2161(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A9-0230/2021

Testi presentati :

A9-0230/2021

Discussioni :

PV 13/09/2021 - 19
CRE 13/09/2021 - 19

Votazioni :

PV 15/09/2021 - 12
PV 16/09/2021 - 2
CRE 16/09/2021 - 2

Testi approvati :

P9_TA(2021)0386

Testi approvati
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Giovedì 16 settembre 2021 - Strasburgo
Pescatori per il futuro
P9_TA(2021)0386A9-0230/2021

Risoluzione del Parlamento europeo del 16 settembre 2021 sul tema "Pescatori per il futuro: attrarre una nuova generazione di lavoratori verso l'industria ittica e creare occupazione nelle comunità costiere" (2019/2161(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 3, paragrafi 2 e 3, del trattato sull'Unione europea (TUE), nonché l'articolo 4, paragrafo 2, lettere a), d) e k), e gli articoli 9, 153 e 174 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto l'articolo 349 TFUE,

–  vista la comunicazione della Commissione, del 24 ottobre 2017, dal titolo "Un partenariato strategico rinnovato e rafforzato con le regioni ultraperiferiche dell'UE" (COM(2017)0623),

–  vista la direttiva (UE) 2017/159 del Consiglio, del 19 dicembre 2016, recante attuazione dell'accordo relativo all'attuazione della Convenzione sul lavoro nel settore della pesca del 2007 dell'Organizzazione internazionale del lavoro, concluso il 21 maggio 2012, tra la Confederazione generale delle cooperative agricole nell'Unione europea (Cogeca), la Federazione europea dei lavoratori dei trasporti e l'Associazione delle organizzazioni nazionali delle imprese di pesca dell'Unione europea (Europêche)(1),

–  visto il regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo alla politica comune della pesca(2),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo, del 25 settembre 2019, sul tema "Dimensione sociale della pesca" (parere esplorativo)(3),

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS),

–  vista la convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare (SOLAS),

–  vista la convenzione istitutiva dell'Organizzazione marittima internazionale (IMO),

–  vista la convenzione che istituisce l'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL),

–  vista la convenzione internazionale di Torremolinos del 1977 sulla sicurezza delle navi da pesca,

–  visti il protocollo di Torremolinos del 1993 e l'accordo di Città del Capo del 2012, che aggiornano e modificano la convenzione di Torremolinos,

–  vista la convenzione internazionale del 1995 sulle norme relative alla formazione degli equipaggi dei pescherecci, al rilascio dei brevetti ed alla guardia (STCW-F),

–  vista la circolare sulla pesca n. 966 dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), del 2001, dal titolo "Safety at sea as an integral part of fisheries management" (La sicurezza in mare come parte integrante della gestione della pesca),

–  vista la relazione della FAO del 2020 sullo stato della pesca e dell'acquacoltura a livello mondiale,

–  vista la convenzione n. 188 dell'OIL sul lavoro nel settore della pesca, pubblicata nel 2007,

–  visti gli orientamenti facoltativi dell'IMO del 2005 per la progettazione, la costruzione e l'equipaggiamento dei pescherecci di piccole dimensioni,

–  vista la relazione di Europêche, Cogeca "pesca" e della Federazione europea dei lavoratori dei trasporti, del dicembre 2000, intitolata "Mutual Recognition of Certificates in the Sea Fishing Sector in Europe" (Mutuo riconoscimento dei certificati nel settore della pesca marittima in Europa), nota come relazione Bénodet,

–  vista la panoramica annuale del 2019 sui sinistri e gli incidenti marittimi dell'Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA),

–  vista la relazione del Comitato scientifico, tecnico ed economico per la pesca (CSTEP), del 26 settembre 2019, sui dati sociali nel settore della pesca dell'UE (CSTEP 19-03),

–  vista la relazione economica annuale per il 2019, a cura del CSTEP, sulla flotta da pesca dell'UE (CSTEP 19-06) e la relazione economica annuale del 2020 sulla flotta da pesca dell'UE (CSTEP 20-06),

–  viste le conclusioni dello studio a cura del dipartimento tematico Politiche strutturali e di coesione del Parlamento dal titolo "Training of Fishers" (Formazione dei pescatori), pubblicato nel luglio 2018,

–  vista l'analisi approfondita del dipartimento tematico Politica economica e scientifica e qualità della vita del Parlamento dal titolo "The scope of EU labour law: Who is (not) covered by key directives?" (L'ambito di applicazione del diritto del lavoro dell'UE: chi (non) è coperto dalle direttive fondamentali?), pubblicato nell'ottobre 2020,

–  vista la sua risoluzione del 27 febbraio 2014 sulle misure specifiche nell'ambito della politica comune della pesca per potenziare il ruolo della donna(4),

–  visto l'articolo 54 del suo regolamento,

–  visto il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali,

–  vista la relazione della commissione per la pesca (A9-0230/2021),

A.  considerando che la politica comune della pesca (PCP) deve garantire la sostenibilità della pesca e dell'acquacoltura nel lungo periodo dal punto di vista sociale, economico e ambientale e che tale obiettivo deve essere perseguito con continuità per mantenere l'attrattiva lavorativa di tale settore; che, al fine di conseguire la sostenibilità sociale, le politiche in materia di pesca dovrebbero integrare e migliorare le condizioni di lavoro, la salute e la sicurezza, la qualità della formazione e l'inclusione sociale, nonché garantire un tenore di vita equo; che, in molte regioni e comunità dedite alla pesca nell'UE, l'importanza sociale dei settori della pesca e dell'acquacoltura è maggiore del suo contributo economico diretto;

B.  considerando che la crisi della sanità pubblica e le perturbazioni commerciali e del mercato innescate dalla pandemia di COVID-19 hanno colpito i pescatori di tutta Europa; che, nonostante i rischi per la sicurezza e i bassi prezzi del pesce, i pescatori hanno continuato a pescare, garantendo alimenti di alta qualità; che durante la crisi COVID-19 i pescatori sono stati identificati come lavoratori fondamentali che esercitano professioni critiche, garantendo un approvvigionamento alimentare importante; che, in quanto professionisti essenziali, le istituzioni dell'UE devono prestare loro particolare attenzione, non solo in virtù del loro ruolo, ma anche per la loro importanza ai fini di garantire l'approvvigionamento alimentare nell'Unione;

C.  considerando che negli ultimi anni la pesca in tutta Europa ha subito importanti cambiamenti strutturali e ristrutturazioni, con significative riduzioni di flotta; che ciò ha avuto conseguenze sociali sia per i pescatori che per le comunità dedite alla pesca; che si rileva una crescente necessità di sensibilizzazione e che occorre prestare maggiore attenzione alla dimensione sociale della pesca, ad esempio valutando l'impatto sociale nel quadro delle valutazioni d'impatto delle proposte strategiche relative alla PCP;

D.  considerando la necessità di un approccio olistico tra le diverse strategie dell'UE, incluse la strategia dell'UE sulla biodiversità per il 2030 e la strategia "Dal produttore al consumatore";

E.  considerando la necessità di tenere conto dell'impatto dei cambiamenti demografici in Europa;

F.  considerando che l'attuale carenza di analisi scientifiche periodiche e dati completi e sistematici sugli aspetti sociali della PCP compromette la definizione delle politiche in materia di pesca; che tali dati potrebbero promuovere la pesca come un settore professionalmente interessante, così da contribuire al sostentamento delle comunità costiere e attrarre i giovani verso la professione;

G.  considerando che le attività di pesca, compresa l'acquacoltura, forniscono alimenti a miliardi di persone in tutto il mondo e che, secondo la FAO, il settore è un'importante fonte di occupazione e reddito per il sostentamento del 10-12 % della popolazione mondiale; che inoltre, secondo le stime, circa 140 milioni di ulteriori posti di lavoro sono connessi al resto della catena del valore della pesca, in particolare alle attività di trasformazione e vendita dei prodotti della pesca;

H.  considerando che, secondo la relazione 19-03 del CSTEP, le donne rappresentano il 5,4 % dell'occupazione totale nella piccola flotta costiera dell'UE nel suo complesso, rispetto all'1,9 % della flotta industriale e al 2,3 % della flotta da pesca oceanica; che, tuttavia, le donne rappresentano la maggioranza della forza lavoro in determinate attività estrattive o di semi-coltivazione, ad esempio la raccolta di molluschi a piedi, e che gran parte del lavoro svolto dalle donne a sostegno di altre attività, come il confezionamento e la lavorazione, l'imballaggio, la riparazione di reti, nonché lo scarico e la pulizia del pesce (svolto da donne note come "neskatillas") non viene registrato; che esiste un divario di dati tra gli Stati membri, che non tiene conto del lavoro delle donne e il loro importante contributo al settore, che non è ancora sufficientemente riconosciuto;

I.  considerando che, secondo i dati più recenti di Eurostat(5), nel 2017 erano complessivamente impiegate nel settore della pesca dell'UE circa 180 000 persone, di cui circa un terzo nel sottosettore dell'acquacoltura; che, rispetto al totale, 41 000 persone in Spagna, 29 000 in Italia, 21 000 in Grecia, 20 000 in Francia e 14 700 in Portogallo lavoravano nel settore primario della pesca; che, sebbene l'Italia, la Grecia e il Portogallo fossero responsabili solo dell'11 % della produzione della pesca dell'UE nel 2017, il 35,9 % dei posti di lavoro nel settore si trovava in questi tre Stati membri; che, in tale contesto, la Spagna, la Francia e il Portogallo sono Stati membri con regioni ultraperiferiche, il che rende la loro dimensione marittima più rilevante, e che il settore della pesca svolge un ruolo socioeconomico essenziale in tali regioni;

J.  considerando che i dati statistici pubblicati da Eurostat(6) nel 2019 mostrano che nel 2018 il 14,4 % dei lavoratori complessivamente attivi nel settore agricoltura, silvicoltura e pesca aveva un'età pari o superiore a 65 anni, e che tale settore impiega il maggior numero di persone che rientrano in tale fascia di età; che, sebbene la quota di lavoratori in tale fascia di età sia in calo costante dal 2008, il numero effettivo di lavoratori dipendenti nella stessa fascia di età non è diminuito in maniera proporzionale;

K.  considerando che il settore della pesca svolge un ruolo fondamentale per l'approvvigionamento pubblico di prodotti ittici e per il mantenimento dell'equilibrio della bilancia alimentare negli Stati membri e nell'UE, e contribuisce in misura significativa al benessere socioeconomico delle comunità costiere, allo sviluppo locale, all'occupazione, alla preservazione e creazione di attività economiche a monte e a valle e alla salvaguardia delle tradizioni culturali locali;

L.  considerando che è necessario tenere conto delle notevoli differenze in termini di flotte, segmenti di flotta, specie bersaglio, attrezzi da pesca, produttività, preferenze di consumo e pesce consumato pro capite nei diversi Stati membri, come pure delle caratteristiche specifiche del settore della pesca derivanti dalla relativa struttura sociale, dalle forme di commercializzazione e dagli squilibri strutturali e naturali tra le diverse zone di pesca;

M.  considerando che il regolamento (UE) 2017/1004 che istituisce un quadro dell'Unione per la raccolta, la gestione e l'uso di dati nel settore della pesca e un sostegno alla consulenza scientifica relativa alla politica comune della pesca ha introdotto la raccolta di indicatori sociali relativi alla flotta da pesca dell'UE, all'acquacoltura e all'industria della trasformazione dei prodotti della pesca; che, a partire dal 2018, ogni tre anni devono essere raccolte variabili sociali tra cui l'occupazione per genere, l'occupazione a tempo pieno per genere, il lavoro non retribuito per genere, l'occupazione per età, l'occupazione per livello di istruzione, l'occupazione per nazionalità, l'occupazione per situazione occupazionale e l'occupazione a tempo pieno complessiva a livello nazionale;

N.  considerando che, secondo la relazione 19-03 del CSTEP sui dati sociali nel settore della pesca dell'UE, nel 2017 circa 150 000 persone erano impiegate nella flotta da pesca dell'UE, pari a circa 99 000 equivalenti a tempo pieno; che la maggior parte dei lavoratori impiegati nella flotta da pesca dell'UE era costituita da uomini (96 %), mentre le donne ammontavano al 4 %; che, secondo i dati registrati in relazione all'età, la fascia d'età compresa tra 40 e 64 anni rappresentava la quota più elevata (58 %) di occupati nella flotta da pesca dell'UE, seguita dalla fascia d'età compresa tra 25 e 39 anni (26 %), dalla fascia d'età superiore a 65 anni (7 %), dalla fascia d'età compresa tra 15 e 24 anni (5 %) e da una quota del 4 % di lavoratori di età non nota; che è stata rilevata una variazione significativa dei profili di età tra gli Stati membri: in Estonia il 31 % dei pescatori ha più di 65 anni, mentre in molti altri Stati membri la stessa fascia di età rappresenta solo una quota molto bassa della popolazione di pescatori (1 % in Belgio e Germania e 2 % in Finlandia);

O.  considerando che nel 2017 il 52 % degli occupati nella flotta da pesca dell'UE aveva un basso grado di istruzione, seguito dal 24 % di occupati con un livello di istruzione medio e dal 4 % di occupati con un grado di istruzione elevato; che il livello di istruzione non era noto per una quota relativamente elevata di occupati nel settore della pesca (20 % dei lavoratori), il che potrebbe indicare che tale questione viene percepita come delicata; che i livelli di istruzione variavano notevolmente tra gli Stati membri: solo l'1 % dei pescatori portoghesi aveva un grado di istruzione elevato, mentre in Svezia tale percentuale ammontava al 21 %;

P.  considerando che nel 2017 la maggior parte della forza lavoro della flotta peschereccia dell'UE era costituita da cittadini del proprio paese (86 %), seguita da cittadini di paesi non appartenenti all'UE/al SEE (8 %), persone di nazionalità non nota (3 %), cittadini di altri paesi dell'UE (3 %) e cittadini di paesi del SEE (0,1 %); che la percentuale di cittadini che lavoravano nelle flotte di altri Stati membri variava notevolmente: il 27 % degli occupati nella flotta irlandese era costituito da cittadini non irlandesi e il 36 % degli occupati nella flotta belga era costituito da cittadini non belgi; che, invece, il 94 % degli occupati nella flotta italiana era nato in Italia, il 99 % degli occupati nella flotta portoghese era costituito da cittadini portoghesi e tutti gli occupati nella flotta bulgara erano bulgari;

Q.  considerando che nel 2017 il 61 % degli occupati nella flotta da pesca dell'UE era costituito da lavoratori dipendenti e il 36 % da proprietari di pescherecci; che è stata registrata un'ampia variazione della situazione occupazionale tra gli Stati membri: i lavoratori dipendenti erano il 100 % in Belgio e solo il 28 % in Svezia;

R.  considerando che, nonostante ciò, la maggior parte degli Stati membri e dei partner economici dell'UE nel settore della pesca fa spesso riferimento all'insicurezza del reddito dell'attività della pesca in alcuni segmenti, che influisce sulla mancanza di interesse dei giovani nei confronti della pesca, tendenza accentuatasi negli ultimi anni e che rende difficile il mantenimento di attività con problematiche di perdita di posti di lavoro nelle comunità costiere;

S.  considerando che, nonostante ciò, la maggior parte degli Stati membri e dei partner economici dell'UE nel settore della pesca fa spesso riferimento alla mancanza di interesse dei giovani nei confronti della pesca, fatto constatato per la prima volta almeno vent'anni fa e che comporta ulteriori difficoltà nel settore nel suo complesso, aggravando le problematiche sociali nelle comunità costiere, del continente e delle regioni d'oltremare;

T.  considerando che le caratteristiche e i vincoli specifici delle regioni ultraperiferiche devono essere riconosciuti e tenuti in considerazione; che il settore della pesca svolge un ruolo importante per la situazione socioeconomica, l'occupazione e la promozione della coesione economica e sociale di tali regioni, e che l'economia blu sostenibile presenta un potenziale di crescita dell'occupazione; che la situazione geografica pone le regioni ultraperiferiche in una posizione privilegiata per la sorveglianza e il controllo delle zone costiere e oceaniche, aspetto cui si dovrebbe fare ricorso nel contesto degli sforzi dell'Unione volti a contrastare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN);

U.  che il regolamento sulla pesca INN(7) tiene unicamente conto del pesce catturato illegalmente e non prevede alcun divieto anche per quanto riguarda i prodotti della pesca associati a gravi abusi nei confronti dei lavoratori e a violazioni dei diritti umani fondamentali a bordo dei pescherecci;

V.  considerando che, secondo la FAO, i pescatori dipendono dalle loro navi per la sopravvivenza e i rischi variano a seconda del tipo di pesca, del luogo di pesca, delle condizioni meteorologiche, delle dimensioni del peschereccio, delle attrezzature trasportate e dei compiti di ciascun pescatore; che sulle navi di maggiori dimensioni gli attrezzi da pesca e le altre attrezzature pesanti comportano un notevole rischio di morte o lesioni per l'equipaggio, mentre sui pescherecci di piccole dimensioni vi può essere un considerevole rischio di capovolgimento quando si issano a bordo grandi catture, di allagamento in caso di mare grosso o di affondamento da parte di un imbarcazione più grande; che diversi rischi per la sicurezza sono quindi associati ad ciascuna attività di pesca e alle diverse dimensioni delle navi;

W.  considerando che, per quanto concerne i sinistri e gli incidenti in mare, l'attività di pesca è quella che comporta la perdita del maggior numero di imbarcazioni, pur non essendo l'attività che registra il maggior numero di incidenti; che nel 2018 il numero di incidenti che hanno coinvolto pescherecci è aumentato del 40 %;

X.  considerando che ogni anno, nel settore della pesca, muoiono 32 000 persone, senza contare le migliaia di vittime di incidenti più o meno gravi; che, come anche evidenziato dalle organizzazioni di categoria, negli ultimi anni si è assistito a un preoccupante aumento delle malattie professionali correlate a chi svolge questo lavoro così faticoso;

Y.  considerando che la pesca è, quindi, a tutti gli effetti un lavoro usurante, che comporta rischi seri per la salute e l'incolumità dei pescatori; che l'OIL ha riconosciuto questa condizione in una Convenzione che risale al 2007 e ha chiesto ai paesi che l'hanno ratificata di garantire la sicurezza e un lavoro decente delle persone che operano in questo settore;

Z.  considerando che, nonostante il numero di incidenti sia aumentato, il numero delle vittime provocate da incidenti e sinistri sui pescherecci registra una tendenza in calo, e che la maggior parte degli incidenti è dovuta a fattori umani (62,4 %), seguiti da guasti dei sistemi/delle attrezzature (23,2 % degli incidenti); che i tre fattori più frequentemente segnalati che contribuiscono agli incidenti legati all'azione umana a bordo dei pescherecci sono la mancanza di consapevolezza in materia di sicurezza, la mancanza di conoscenze e l'impiego di modalità di lavoro inadeguate da parte del personale a bordo; che tutti questi fattori non possono essere affrontati separatamente dal reddito della pesca;

AA.  considerando che nel 2019 il 64,9 % della flotta da pesca dell'UE-28 aveva almeno 25 anni(8) e che l'età media della flotta nel suo complesso era di 29,9 anni(9), il che significa che gran parte dei pescherecci è ormai vecchia e non è in grado di garantire le migliori condizioni operative e di sicurezza, il che comporta un aumento dei rischi e rende le operazioni più onerose;

AB.  considerando che le questioni legate alla sicurezza – la pesca è universalmente considerata una professione rischiosa – la natura faticosa del lavoro a bordo dei pescherecci, con redditi imprevedibili, come pure l'assenza di garanzie di una remunerazione stabile e regolare, sono fattori importanti alla base della mancanza di interesse dei giovani nei confronti della pesca, che mette a rischio il ricambio generazionale del settore della pesca e il futuro del settore nel suo complesso;

AC.  considerando che la mancata uniformità della certificazione e della formazione di base dei pescatori, così come una cooperazione insufficiente tra gli Stati membri per quanto riguarda il riconoscimento reciproco della certificazione e della formazione di base dei pescatori è riconosciuta da vent'anni come un limite e che, tuttavia, non è ancora stata risolta;

AD.  considerando che i risultati del rendimento economico della flotta dell'UE indicano generalmente miglioramenti in termini di reddito e un aumento annuo dei profitti e dei rendimenti medi dei pescatori dal 2013, se si considera la flotta nel suo insieme; che analizzando nel dettaglio i dati dei singoli Stati membri, dei singoli bacini marittimi e delle singole flotte da pesca, a seconda dei tipi di flotte e delle quote disponibili, emerge che tali tendenze non sono assolutamente universali e non si riflettono in particolare nelle tendenze della flotta costiera di piccole dimensioni dell'UE;

AE.  considerando che, mentre lo stato degli stock ittici nell'UE sta generalmente migliorando, il numero dei pescherecci, la capacità di pesca e l'occupazione diretta generata dal settore sono ogni anno in costante diminuzione, secondo quanto affermato nella relazione economica annuale del 2019 del CSTEP;

AF.  considerando che una quota significativa di pescatori ha redditi modesti e discontinui, che li mettono in condizioni di precarietà e non garantiscono loro una protezione sociale sufficiente; che questo è un ulteriore fattore che contribuisce a diminuire l'interesse dei giovani nei confronti della pesca;

AG.  considerando che la domanda formulata nella relazione Bénodet del 2000, "il pesce viene dal mare, ma da dove verranno i futuri pescatori?" a distanza di vent'anni può essere riformulata in maniera più elaborata, come segue: "il pesce viene dal mare e i pescatori sono i guardiani dei pesci e del mare, ma come faremo a rigenerarli e da dove verranno i futuri pescatori?";

AH.  considerando che è altrettanto necessario mettere in risalto le opportunità di miglioramento del tenore di vita che l'attività marittima e della pesca ha offerto e che continua ad offrire;

AI.  considerando che i giovani che desiderano avviare un'attività come pescatori si confrontano con notevoli ostacoli, legati in particolare al sistema di ripartizione delle possibilità di pesca e al suo impatto sul prezzo dei pescherecci;

AJ.  considerando che la Commissione dovrà presentare una relazione al Parlamento e al Consiglio sull'applicazione della PCP entro il 31 dicembre 2022;

Migliorare l'informazione e la caratterizzazione della popolazione attiva nel settore della pesca

1.  mette in risalto la necessità di migliorare le modalità con cui le informazioni sulla popolazione attiva nel settore produttivo della pesca e dell'acquacoltura e nell'intera catena del valore vengono raccolte, rese periodicamente e sistematicamente disponibili a livello dell'UE e ripartite per Stato membro;

2.  sottolinea che l'aggregazione dei dati statistici nel generico settore "agricoltura, silvicoltura e pesca" può nascondere o mascherare situazioni e variazioni, comportando effetti negativi per ciascuno di tali settori; mette in risalto che, benché siano tutti settori produttivi primari, le loro attività non sono interconnesse e, nel caso della pesca, non si svolgono neppure nello stesso ambiente o nella stessa area geografica;

3.  ribadisce che, come per la gestione degli stock e degli habitat, per gestire e monitorare gli sviluppi sociali nel settore, in particolare gli sviluppi occupazionali, è fondamentale disporre delle migliori conoscenze scientifiche basate su dati affidabili, aggiornati e con serie temporali estese, omogenee e per tutti gli Stati membri, senza le quali non sarebbe possibile dare seguito e piena attuazione a uno dei tre pilastri della sostenibilità definiti nella PCP, il pilastro sociale;

4.  sottolinea che le informazioni rese disponibili da diversi organismi sembrano attestare un aumento dell'età degli equipaggi dei pescherecci dell'UE, ma che, come per la gestione della pesca e l'adattamento delle misure adottate, la gestione, il monitoraggio e l'attuazione delle misure dovrebbero essere differenziati in funzione dell'area geografica, delle flotte da pesca e delle attrezzature da pesca utilizzate;

5.  esorta la Commissione, in particolare Eurostat, e gli Stati membri a tenere conto delle tendenze occupazionali, non solo in relazione al numero totale di posti di lavoro, ma anche per quanto riguarda il livello di formazione, la struttura delle età e il genere della popolazione attiva nel settore della pesca e dell'acquacoltura, compresa ove possibile la catena del valore di tali settori, producendo nello specifico dati al riguardo con dettagli analoghi a quelli riguardanti il monitoraggio dell'attività economica e del rendimento del settore;

6.  si compiace della prima relazione del CSTEP sui dati sociali nel settore della pesca dell'UE, che fornisce una panoramica completa dei dati sociali raccolti nell'ambito del quadro dell'UE sulla raccolta dei dati; sottolinea la necessità di dare un seguito alle conclusioni di questa prima relazione e chiede pertanto che le future relazioni del CSTEP sui dati sociali perfezionino gli attuali indicatori sociali, che richiedono una definizione adeguata di quali soggetti debbano essere considerati come facenti parte della forza lavoro nel settore della pesca, includano nuovi elementi di analisi con l'integrazione di indicatori connessi a obiettivi sociali generali nell'ambito della PCP, in particolare per quanto riguarda la protezione, l'istruzione e la formazione, il reddito e la sicurezza dei lavoratori, e adottino una scala geografica adeguata, inferiore al livello nazionale, tenendo conto della necessità di conoscere le realtà regionali e perfino locali;

7.  si compiace che Eurostat, il servizio statistico dell'UE, abbia creato, in cooperazione con i servizi statistici di Portogallo, Spagna e Francia e delle rispettive regioni ultraperiferiche, una pagina web che fornisce dati sulle regioni ultraperiferiche(10); si rammarica tuttavia che, data l'importanza dell'attività per le economie di tali regioni, la pagina non fornisca ancora dati sul settore della pesca; esorta la Commissione, in particolare Eurostat, a raccogliere dati affidabili e aggiornati sull'economia blu e sui cambiamenti del mercato del lavoro nel settore della pesca, sui cambiamenti dei redditi medi dei pescatori, sui loro livelli di formazione, sui livelli di partecipazione per genere e per fascia di età, nonché sulla portata e sui risultati di tali attività nelle regioni ultraperiferiche;

Migliorare le condizioni di lavoro e di vita a bordo per aumentare la sicurezza

8.  sottolinea che, sebbene le condizioni di sicurezza a bordo siano migliorate, in particolare sulle imbarcazioni di maggiori dimensioni, il numero dei sinistri e degli incidenti rilevato dall'EMSA nel 2018 è aumentato del 40 % rispetto all'anno precedente, nonostante il fatto che il numero di vittime abbia registrato un calo costante negli ultimi anni;

9.  sottolinea che l'EMSA è esclusivamente responsabile di intervenire e raccogliere dati in relazione ai sinistri e agli incidenti marittimi che coinvolgono pescherecci di lunghezza superiore a 15 metri o nelle situazioni in cui pescherecci di lunghezza inferiore a 15 metri sono coinvolti in incidenti che rientrano nell'ambito di applicazione della direttiva 2009/18/CE(11), e che pertanto i sinistri e gli incidenti che coinvolgono pescherecci saranno decisamente più numerosi di quelli registrati nelle relazioni annuali dell'EMSA;

10.  osserva che la pesca INN nelle zone marittime dell'UE comporta una concorrenza sleale nei confronti dei pescatori europei;

11.  invita la Commissione ad aiutare le autorità nazionali a dotarsi di sistemi in grado di individuare e segnalare le attività di pesca INN;

12.  sottolinea che le attività marittime professionali in generale, e in particolare la pesca, sono considerate pericolose e ad alto rischio e che tale situazione è aggravata dal fatto che l'85 % delle imbarcazioni dell'UE è costituito da imbarcazioni costiere di piccole dimensioni (di lunghezza totale inferiore a 12 metri), che sono pertanto esposte a rischi maggiori a causa delle eventuali condizioni meteorologiche avverse e della loro attività in prossimità della costa;

13.  evidenzia altresì che sulle piccole navi costiere è più difficile allestire spazi di protezione e migliorare le condizioni di lavoro, anche a causa dei rischi derivanti dallo stato obsoleto di una parte significativa della flotta; sottolinea che tali imbarcazioni sono particolarmente vulnerabili a gravi eventi meteorologici associati ai cambiamenti climatici; pone l'accento sulla necessità di un'azione sostenuta e coordinata a tutti i livelli e di politiche volte a mitigare le conseguenze dei cambiamenti climatici e ad aumentare la capacità di farvi fronte, rafforzandola resilienza e, allo stesso tempo, garantendo condizioni di sicurezza per i pescatori;

14.  rammenta che le regioni costiere e quelle ultraperiferiche dipendono storicamente dalla pesca, sono già colpite dalle conseguenze dei cambiamenti climatici e dovrebbero beneficiare di un sostegno finanziario al fine di mitigare e contrastare tali conseguenze e adattarvisi, nonché consolidare i posti di lavoro nel settore della pesca e sviluppare un'economia blu sostenibile creandone di nuovi;

15.  mette in risalto che, malgrado gli sforzi compiuti a livello internazionale e dell'UE per migliorare le condizioni di sicurezza a bordo delle imbarcazioni e in particolare dei pescherecci, le convenzioni internazionali che definiscono le norme e i sistemi di protezione delle navi e delle persone a bordo si applicano soprattutto alle imbarcazioni di maggiori dimensioni, benché in molti Stati membri esista una normativa nazionale che disciplina le misure di protezione e di abitabilità sulle imbarcazioni di minori dimensioni;

16.  esprime preoccupazione per le deroghe concesse dalle convenzioni internazionali ai piccoli pescherecci per quanto riguarda le norme non vincolanti in materia di lavoro e sicurezza, che potrebbero portare a un deterioramento delle condizioni generali di vita e di lavoro dei pescatori che lavorano in determinati segmenti della flotta e in alcuni Stati membri; invita quindi la Commissione e gli Stati membri a intervenire rapidamente e di concerto per applicare condizioni di riferimento analoghe e sostenere tutti i pescherecci affinché vi si conformino, in quanto pilastri fondamentali per l'economia e l'identità delle piccole località costiere;

17.  ribadisce che le condizioni di lavoro e di vita a bordo non possono essere considerate come distinte dalle condizioni di sicurezza; ritiene che la garanzia di una corretta modernizzazione delle imbarcazioni e di buone condizioni di lavoro e di vita sulle imbarcazioni migliori le condizioni di sicurezza nell'ambito delle quali si svolgono le operazioni di pesca, al pari del riposo dei pescatori, che si ripercuote direttamente sulla loro sicurezza, dato che un numero considerevole di sinistri e incidenti a bordo dei pescherecci continua a essere connesso a errori umani, dovuti a mancanza di conoscenze e formazione o a stanchezza;

18.  ritiene che garantire un ambiente di lavoro accessibile e adeguato, anche nel settore della pesca e dell'acquacoltura, al fine di reinserirsi nel mercato del lavoro sia dei pescatori attivi che degli ex pescatori e degli altri lavoratori del settore che soffrono di disabilità, porterebbe a una maggiore inclusione sociale e contribuirebbe a creare maggiori incentivi per la generazione di reddito nel settore e nelle comunità di pescatori;

19.  sottolinea che i lavoratori marittimi, compresi i pescatori, sono spesso esclusi dall'ambito di applicazione dei quadri giuridici dell'UE e degli Stati membri in materia di lavoro, tenuto conto che numerose norme non si applicano alla realtà delle attività di tali lavoratori; mette in risalto che, data l'inapplicabilità dei regimi generali del lavoro, giacché i redditi di tali lavoratori dipendono dalla quantità di pescato in funzione delle rispettive quote disponibili, è necessario garantire l'applicazione di una serie di presupposti di base su misura per i lavoratori marittimi e in particolare per i pescatori, che spesso sono anche proprietari delle imbarcazioni, in relazione alle normative in materia di lavoro, tenendo conto delle circostanze citate e delle specificità del settore della pesca costiera e artigianale;

20.  ribadisce il diritto dei pescatori di formare sindacati e di utilizzare la contrattazione collettiva come strumento per migliorare le loro condizioni di lavoro;

21.  sottolinea che, a seconda delle attrezzature da pesca utilizzate, delle dimensioni dell'imbarcazione, dell'area operativa e delle condizioni meteorologiche, la pesca presenta diversi fattori di rischio in relazione alle condizioni di lavoro e di vita che devono essere garantite a bordo;

22.  rammenta le misure adottate a livello internazionale, in particolare a norma del protocollo di Torremolinos (1993) e dell'accordo di Città del Capo (2012), per modificare e migliorare la convenzione di Torremolinos (1977), istituita per affrontare il nodo della sicurezza dei pescherecci, e sottolinea che, benché nel 2012 i suoi requisiti siano stati ridotti, la convenzione continua a non essere in vigore ed esorta tutti gli Stati membri che non l'hanno ancora fatto a ratificare la convenzione di Torremolinos; ricorda che il protocollo è stato recepito nel diritto dell'UE mediante la direttiva 97/70/CE del Consiglio che istituisce un regime di sicurezza armonizzato per le navi da pesca di lunghezza uguale o superiore a 24 metri(12);

23.  si compiace della formulazione, nel 2005, degli orientamenti facoltativi dell'IMO per la progettazione, la costruzione e l'equipaggiamento dei pescherecci di piccole dimensioni; sottolinea tuttavia che, trattandosi di orientamenti facoltativi, essi possono fungere solo da linee guida e che non esistono obblighi giuridici o norme di base uniformate che siano applicabili ai pescherecci costieri di piccole dimensioni; sottolinea che alcuni Stati membri hanno adottato disposizioni concernenti la costruzione, la sicurezza e l'abitabilità dei pescherecci di piccole dimensioni, e raccomanda di armonizzare tale normativa a livello dell'Unione;

24.  ricorda che l'obiettivo ultimo della PCP è rendere l'attività di pesca sostenibile da un punto di vista sociale, ambientale ed economico; sottolinea che il miglioramento del tenore di vita dei pescatori, grazie a migliori condizioni di lavoro e di sicurezza, è uno dei modi per promuovere l'occupazione e lo sviluppo delle comunità costiere, attrarre i giovani e consentire il ricambio generazionale dei lavoratori, il che è essenziale per la sopravvivenza di questo settore, che fornisce anche alimenti sani ai cittadini dell'UE;

25.  sottolinea che una risposta soddisfacente agli attuali sviluppi, come lo sviluppo della produzione di energia off-shore, la realizzazione di aree marine protette e la piena applicazione dell'obbligo di sbarco, può favorire l'attrazione delle giovani generazioni verso il settore; esorta gli Stati membri a stanziare fondi dell'UE per sostenere l'occupazione, promuovere la pesca sostenibile e far progredire la parità di genere nel settore;

26.  esorta la Commissione e gli Stati membri a garantire che, a prescindere dalle loro dimensioni, sui pescherecci vigano le norme più rigorose in materia di condizioni di sicurezza, di lavoro e di vita;

27.  ricorda agli Stati membri che il termine fissato per il recepimento della direttiva (UE) 2017/159, che recepisce la convenzione n. 188 dell'OIL nel quadro giuridico dell'Unione, era il 15 novembre 2019; ricorda che, dato l'elevato numero di pescatori che operano in qualità di lavoratori autonomi nell'UE, i quali, per la maggior parte, non sono contemplati dalla direttiva, è necessario che gli Stati membri ratifichino la convenzione n. 188 dell'OIL per garantire una concorrenza leale tra tutti i pescatori;

28.  invita gli Stati membri a ratificare con urgenza la convenzione n. 188 dell'OIL per garantire parità di condizioni tra le imprese dedite alla pesca in tutto il mondo, in particolare alla luce della marcata dimensione internazionale del settore della pesca; esorta gli Stati membri a rendere disponibili le risorse necessarie affinché la convenzione sia recepita nella legislazione nazionale e applicata in modo efficace, delegando, se del caso, le mansioni di controllo e rilascio dei documenti a società di classificazione, alla luce degli attuali problemi di coordinamento di tali mansioni in alcuni paesi;

29.  esorta la Commissione a presentare quanto prima una proposta di direttiva complementare che includa disposizioni in materia di controllo ed esecuzione, analogamente a quanto fatto per il trasporto marittimo, per instaurare un regime di controlli armonizzato;

30.  sottolinea la necessità di tenere conto della gravosità del lavoro dei pescatori in fase di elaborazione dei meccanismi previdenziali, conferendo ad esempio ai pescatori il diritto di andare in pensione prima del lavoratore medio senza subire penalizzazioni;

31.  si compiace che il nuovo Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l'acquacoltura (FEAMPA) contribuirà in maniera significativa a migliorare le condizioni di lavoro, di vita e di sicurezza sulle imbarcazioni dell'UE, al fine di migliorare tali condizioni senza accrescere la capacità di pesca e prestando particolare attenzione ai pescherecci costieri e artigianali di piccole dimensioni; sottolinea che il FEAMPA contribuisce alla sostenibilità della pesca e dell'economia blu, favorendo l'attuazione l'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 14 delle Nazioni Unite;

32.  insiste sulla necessità di includere nella politica comune della pesca obiettivi sociali generali parallelamente agli obiettivi ambientali, riconoscendo che il benessere dei lavoratori a bordo dei pescherecci è essenziale per il futuro del settore;

33.  mette in risalto la chiara contraddizione tra la PCP e i requisiti stabiliti nella normativa sociale, come la convenzione n. 188 dell'OIL, recepita nel diritto dell'UE mediante la direttiva (UE) 2017/159; sottolinea che tali atti giuridici stabiliscono il requisito di aumentare lo spazio a bordo, che costituisce un obbligo per le navi di lunghezza pari o superiore a 24 metri, mentre al settore della pesca è impedito di aumentare lo spazio a bordo dei pescherecci; evidenzia la contraddizione tra la necessità per gli Stati membri di rispettare le norme stabilite nella convenzione n. 188 dell'OIL e le norme della PCP, che rendono impossibile ottemperare al suddetto obbligo; esorta la Commissione a individuare formule alternative per misurare la capacità di pesca nel quadro del FEAMPA; ribadisce che dovrebbe essere consentito un aumento della stazza lorda delle navi quando i volumi aggiuntivi rispondono alla necessità di migliorare la sicurezza e il benessere degli equipaggi (noti anche come tonnellaggio sociale o di sicurezza) e che tali operazioni dovrebbero essere ammissibili a ricevere finanziamenti; sottolinea che lo spazio a bordo riservato alla cucina, alle cabine, ai servizi igienici o agli ambienti ricreativi non ha alcun rapporto con la capacità della nave di individuare, catturare o immagazzinare pesce e dunque con la capacità di pesca;

34.  ricorda che l'età media delle navi della flotta europea è di 23 anni e che le navi di piccole dimensioni possono persino superare i 40 anni; sottolinea che il futuro FEAMPA dovrebbe includere una strategia per ammodernare la flotta senza aumentare la capacità di pesca;

35.  ribadisce inoltre la necessità di realizzare un monitoraggio periodico e raccogliere informazioni statistiche omogenee e sistematiche, a livello dell'Unione, sui sinistri e sugli incidenti che coinvolgono imbarcazioni che non rientrano nell'ambito di applicazione della direttiva 2009/18/CE, poiché solo monitorando e valutando le evoluzioni di tali dati in funzione delle aree geografiche, delle flotte e dell'attrezzatura da pesca utilizzata sarà possibile trovare soluzioni in grado di apportare miglioramenti nonché ridurre e prevenire il verificarsi di simili incidenti, in particolare per quanto riguarda i pescherecci locali e costieri;

36.  suggerisce che la Commissione valuti in tale contesto la possibilità di ampliare il mandato dell'EMSA, attribuendole la capacità supplementare di realizzare tale monitoraggio e di presentare periodicamente informazioni al riguardo;

37.  ritiene inoltre che debbano essere soddisfatte ulteriori condizioni per preservare l'attività di pesca e garantire la successione di nuove generazioni nel settore, investendo tra l'altro nell'ammodernamento delle infrastrutture portuali;

Migliorare la formazione e garantirne il riconoscimento a livello dell'UE

38.  mette in risalto che la relazione Bénodet, che ha individuato le problematiche legate alla mancanza di interesse dei giovani nei confronti della pesca e ha messo in luce la diversità e la complessità dei sistemi di formazione e certificazione dei pescatori tra gli Stati membri, sembra essere stata dimenticata e che a distanza di vent'anni non si registrano sviluppi significativi; sottolinea la necessità di armonizzare e omologare i requisiti e i procedimenti per la formazione nel settore nautico e in quello della pesca a livello dell'Unione, come pure le procedure e le disposizioni per l'imbarco;

39.  sottolinea che la circolazione dei lavoratori tra gli Stati membri e persino da paesi terzi verso l'UE sta aumentando e che l'eventuale ricambio generazionale dei lavoratori nel settore della pesca che tale circolazione potrebbe comportare continua a essere ostacolato dalla mancata uniformità dei sistemi di formazione e certificazione dei pescatori; evidenzia la necessità di omologare tali sistemi a livello dell'Unione e di adeguarli ai requisiti delle convenzioni internazionali sulle norme relative alla formazione della gente di mare, al rilascio dei brevetti ed alla guardia (convenzione STCW) e sulle norme relative alla formazione degli equipaggi dei pescherecci, al rilascio dei brevetti ed alla guardia (convenzione STCW-F);

40.  pone in risalto che tale situazione compromette chiaramente la libera circolazione delle persone, che è un principio fondante dell'UE sancito in numerose disposizioni dei trattati;

41.  sottolinea che, anche se un pescatore di un paese terzo ottiene il riconoscimento delle proprie certificazioni professionali nella zona di pesca, difficilmente tale riconoscimento in uno Stato membro consente alla persona di accedere allo stesso lavoro in un altro Stato membro;

42.  evidenzia che, in altri ambiti dell'attività marittima, sia ricreativi che professionali, si registrano notevoli sviluppi verso un riconoscimento internazionale della formazione, a prescindere dal paese in cui quest'ultima è stata conseguita, e che a tale scopo è sufficiente intensificare la cooperazione nell'ottica del riconoscimento della formazione di base erogata da scuole o istituti di istruzione che fanno parte dei sistemi di istruzione nazionali, riconosciuti a livello internazionale, di ciascuno Stato membro o paese terzo;

43.  osserva che, nel quadro della convenzione STCW-F del 1995, l'IMO stabilisce una serie di norme fondamentali riguardanti la formazione e le condizioni di sicurezza, compresi requisiti minimi relativi alla formazione in materia di sicurezza per pescherecci di tutti i tipi e di tutte le dimensioni; sottolinea che, sebbene sia in vigore dal settembre 2012, tale convenzione viene applicata solo nei paesi che l'hanno ratificata; invita tutti gli Stati membri che non l'hanno ancora fatto a ratificare tale convenzione;

44.  ricorda che il riconoscimento reciproco delle qualifiche e dei certificati di sicurezza marittima all'interno dell'UE aumenterà la mobilità del personale e renderà le professioni marittime più interessanti per le nuove generazioni; è del parere che il riconoscimento dei certificati non dovrebbe richiedere oneri finanziari e burocratici eccessivi;

45.  osserva che, sebbene abbia recepito nel proprio acquis il protocollo di Torremolinos del 1993 mediante la direttiva 97/70/CE e la convenzione sul lavoro nel settore della pesca del 2007 mediante la direttiva (UE) 2017/159, l'Unione europea non ha finora agito con tempestività e fermezza per quanto riguarda la formazione in materia di sicurezza; ricorda che la decisione (UE) 2015/799(13) che autorizza gli Stati membri ad aderire alla convenzione STCW-F si è rivelata inefficace, dal momento che i tassi di ratifica e adesione tra gli Stati membri rimangono bassi; rammenta che la direttiva (UE) 2017/159 obbliga gli Stati membri ad adottare una legislazione in materia di formazione e certificazione dei pescatori; sottolinea pertanto che la normativa dell'Unione sulla formazione in materia di sicurezza per i pescatori dovrebbe andare oltre quanto disciplinato dalla convenzione STCW-F, introducendo anche norme per tutti i pescherecci di lunghezza inferiore a 24 metri, che costituiscono la maggior parte della flotta da pesca dell'Unione; invita la Commissione a presentare una proposta di direttiva che recepisca la convenzione STCW-F nell'acquis dell'Unione, al fine di completare il recepimento nel diritto dell'Unione delle norme minime concordate a livello internazionale per garantire la sicurezza in mare durante la pesca;

46.  sottolinea che, sebbene l'acquisizione di conoscenze pratiche ed esperienza lavorativa concreta fornisca una solida base su cui continua a fondarsi la formazione dei pescatori in vari Stati membri, una certificazione formale che attribuisca un valore anche all'esperienza pratica costituisce l'unico modo per garantire il riconoscimento effettivo delle conoscenze necessarie; rileva che la certificazione formale non solo aumenta la valorizzazione personale dei pescatori, ma garantisce anche una forma di riconoscimento sociale della professione;

47.  evidenzia l'importanza di fornire ai lavoratori del settore della pesca, in particolare ai giovani e alle persone interessate a tale lavoro, un accesso equo e inclusivo a servizi di consulenza, a tirocini di qualità nonché all'istruzione e alla formazione professionali, consentendo loro di adattarsi alle nuove tendenze del mercato, come gli alimenti biologici, le filiere corte, il turismo specializzato, nonché la vendita e la promozione di prodotti locali mediante nuove tecnologie; afferma che un'istruzione e una formazione adeguate e specifiche sono essenziali per incoraggiare i giovani a portare avanti le attività e le tradizioni della pesca costiera;

48.  incoraggia la creazione di un'associazione di giovani pescatori europei al fine di promuovere il ricambio generazionale nel settore della pesca e di rappresentare e riunire i giovani pescatori e le loro organizzazioni in tutta l'Unione; invita la Commissione a sostenere la mobilitazione di risorse di bilancio per la realizzazione di progetti a tal fine;

49.  osserva che, sebbene siano stati investiti fondi europei in istituti di insegnamento e scuole che forniscono una certificazione e una formazione professionale avanzata nel settore dell'economia blu, il relativo settore di attività più antico, la pesca, viene ancora accettato con difficoltà in tali istituti, tranne che nell'ambito di programmi d'istruzione o di formazione regionali o nazionali, senza un riconoscimento della formazione erogata; pone l'accento sulla necessità di procedere verso un'armonizzazione e un'omologazione della formazione nel settore della pesca a livello dell'UE e verso la cooperazione tra Stati membri; a tale fine, sostiene il pieno utilizzo delle risorse a titolo del FEAMPA e del Fondo sociale europeo Plus (FSE+);

50.  si compiace del fatto che il Fondo sociale europeo (FSE) sia stato ampiamente utilizzato per rivitalizzare le zone costiere e rurali; ricorda che i pescatori dovrebbero essere aiutati a proseguire la loro carriera a terra se, per motivi di salute, cambiamenti nel mercato del lavoro o altri fattori, non possono continuare a lavorare in mare; ritiene che i fondi dell'UE, in particolare il FSE, dovrebbero sostenere una transizione professionale agevole, anche attraverso la formazione permanente;

51.  invita la Commissione e gli Stati membri a definire basi comuni per un sistema di certificazione e formazione standard per le varie categorie di pescatori, consentendo un rapido riconoscimento a livello europeo della certificazione ottenuta in un dato Stato membro; ritiene opportuno prevedere una procedura di riconoscimento delle certificazioni conseguite al di fuori dell'Unione che sono compatibili con tale sistema europeo di riconoscimento della formazione, agevolando la circolazione dei pescatori all'interno dell'UE;

52.  osserva che la direttiva 2005/36/CE(14) relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali non stabilisce un livello standardizzato di formazione e certificazione per tutti i pescatori e ostacola la circolazione dei pescatori tra gli Stati membri; ricorda che, sebbene l'Unione abbia introdotto norme specifiche e diversificate per il riconoscimento dei certificati di abilitazione della gente di mare sulla base della convenzione STCW, ad oggi la Commissione non ha proposto norme specifiche per il riconoscimento dei certificati di abilitazione dei pescatori, contrariamente a quanto previsto nella convenzione STCW-F; invita pertanto la Commissione a proporre misure specifiche per il riconoscimento dei certificati di abilitazione dei pescatori, in linea con le disposizioni della convenzione STCW-F, non solo per i pescatori europei ma anche per i cittadini dei paesi terzi che hanno aderito alla convenzione STCW-F o che l'hanno ratificata;

53.  sottolinea che, sebbene la finalità del FEAMPA sia contribuire alla piena attuazione della PCP, per raggiungere tale obiettivo i pescatori devono conseguire una formazione e una certificazione adeguate, il che richiede che una parte dei fondi sia riservata alla formazione e alla certificazione dei pescatori attuali e futuri; evidenzia che gli oneri amministrativi previsti dal FEAMPA hanno comportato restrizioni nell'uso dei fondi a fini di formazione, in particolare per i pescatori su piccola scala, e che il nuovo FEAMPA dovrà pertanto superare tali difficoltà per contribuire efficacemente alla formazione degli equipaggi;

54.  pone l'accento sulla necessità di garantire che i dati relativi all'esecuzione del FEAMPA e dell'FSE+ specifichino il bilancio esatto utilizzato da ciascuno Stato membro in risposta alle esigenze regionali in termini di istruzione, formazione, occupazione e inclusione;

55.  evidenzia che, mentre aumenta la necessità di requisiti per lavorare a bordo di una nave, l'offerta formativa scarseggia, il che, a volte, provoca la paralisi dell'imbarcazione, dal momento che l'equipaggio deve seguire la formazione obbligatoria a terra; chiede all'UE di contribuire a snellire i corsi e ad agevolare l'imbarco per lo svolgimento delle giornate di formazione, promuovendo i corsi a distanza con le nuove tecnologie;

56.  sottolinea che le conoscenze e l'innovazione sono essenziali per garantire che il settore della pesca cresca in modo intelligente, resiliente e sostenibile;

57.  segnala che, in ragione dei nuovi posti di lavoro che l'economia blu, l'economia circolare e il turismo ittico e gastronomico potrebbero generare, sarebbe interessante sviluppare una formazione professionale che anticipi i requisiti di formazione relativi a tali nuovi posti di lavoro, come proposto nel settore navale;

Garantire la parità di genere nell'accesso e nell'occupazione nel settore

58.  sottolinea che, sebbene i dati statistici disponibili indichino che le donne rappresentano solo il 12 % dei lavoratori nel settore della pesca produttiva, numerose imbarcazioni, in particolare pescherecci costieri di piccole dimensioni, sono gestite da piccole imprese familiari in cui spesso tutto il sostegno logistico e amministrativo necessario è fornito su base informale da donne non ufficialmente coinvolte in alcuna forma di occupazione;

59.  evidenzia la necessità di garantire ai pescatori l'accesso alla formazione e alla certificazione, in particolare per i lavori stagionali e a tempo parziale;

60.  sottolinea che vi sono Stati membri in cui tale attività ausiliaria informale non comporta diritti in termini di retribuzione, aiuti sociali, pensione o assicurazione malattia per le donne coinvolte e che, in caso di sospensione, arresto temporaneo o cessazione definitiva dell'attività di pesca, solo la forza lavoro ufficialmente riconosciuta ha diritto a prestazioni sociali, il che contribuisce ad accrescere ulteriormente le disparità esistenti tra i lavoratori; evidenzia la necessità che gli Stati membri procedano alla completa professionalizzazione di tali donne, riconoscendo il loro ruolo e la loro integrazione nei sistemi nazionali di protezione sociale;

61.  segnala che le azioni per attrarre i giovani verso le attività di pesca devono garantire l'equilibrio di genere e considerare il ruolo delle donne nell'intero settore della pesca, dalla cattura del pesce, alla gestione delle imbarcazioni, all'acquacoltura, alla commercializzazione e alla trasformazione dei prodotti ittici, ma anche il loro ruolo nella scienza e nell'amministrazione del settore;

62.  invita la Commissione a varare iniziative volte a riconoscere il lavoro delle donne nel settore della pesca e a garantire la parità di retribuzione tra i generi; ricorda che la strategia per la parità di genere 2020-2025 prevede che i pertinenti fondi dell'UE sostengano azioni volte a promuovere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e l'equilibrio tra vita professionale e vita privata, promuovano investimenti in strutture di assistenza, sostengano l'imprenditorialità femminile e contrastino la segregazione di genere;

63.  ritiene che non vi sia motivo di escludere le donne dalla professione o di ostacolare il loro accesso, come dimostrato dal numero crescente di donne che svolgono le mansioni di membro dell'equipaggio o capitano sui pescherecci in esercizio; osserva che, fortunatamente, vi sono varie associazioni particolarmente attive in rappresentanza delle donne che operano nel settore della pesca, segnatamente nei consigli consultivi per la pesca dell'UE e in associazioni settoriali;

64.  accoglie con favore la creazione, in alcuni Stati membri dell'UE, di associazioni di donne nel settore della pesca; chiede all'UE e agli Stati membri di sostenere la promozione e la creazione di nuove associazioni per offrire maggiore visibilità e sostegno alle donne;

65.  ritiene che, sebbene il ruolo delle donne nel settore della pesca sia spesso informale, esse debbano ottenere un riconoscimento economico e sociale ed essere adeguatamente retribuite; sottolinea che una migliore informazione riguardo alle loro attività e l'adozione di misure volte a migliorarne la condizione e aumentarne la visibilità contribuiranno non solo alla loro realizzazione personale e sociale, ma anche alla demistificazione del loro ruolo nel settore della pesca;

66.  è dell'opinione che le attuali norme in materia di misurazione della capacità compromettano l'accesso delle donne al settore, poiché per garantire loro riservatezza e benessere sono necessarie cabine, servizi igienici e docce separati;

67.  esorta la Commissione e gli Stati membri ad attuare misure volte a migliorare le qualifiche delle donne che partecipano all'economia blu, in particolare al settore della pesca, alla raccolta dei molluschi, all'acquacoltura e all'industria conserviera e a promuovere il riconoscimento ufficiale del loro contributo alla catena mare-industria; ritiene inoltre necessario garantire che i fondi destinati al FEAMPA nell'ambito del quadro finanziario per il periodo 2021-2027 e oltre contribuiscano in maniera significativa alla parità di trattamento delle donne nel settore marittimo e della pesca, stanziando risorse in particolare per l'attuazione di misure volte a migliorare le loro condizioni di vita, di lavoro e di sicurezza a bordo dei pescherecci e garantendo che siano realizzati i cambiamenti necessari a tale scopo;

Promuovere l'attività di pesca professionale e il ricambio generazione nel settore

68.  ricorda che l'UE, che rappresenta il principale mercato unico dei prodotti della pesca, è responsabile solamente del 6 % delle catture totali nel mondo e dipende fortemente dalle importazioni di prodotti della pesca e dell'acquacoltura da paesi terzi; segnala che una parte di dette importazioni è riconducibile a imprese e imbarcazioni di capitale europeo;

69.  sottolinea che le norme della PCP sono tra le più rigorose e forniscono un contribuito importante alla sostenibilità ambientale, economica e sociale e che, sebbene vi sia ancora un ampio margine di miglioramento, i progressi compiuti negli ultimi decenni dimostrano che cosa è possibile fare in tal senso, contribuendo da un lato alla sostenibilità degli stock ittici e degli habitat e, dall'altro, all'aumento dei rendimenti dei pescatori e degli armatori;

70.  evidenzia che la promozione di norme elevate in materia di sostenibilità ambientale e sociale del settore della pesca è essenziale, insieme ad altri fattori, per attrarre una nuova generazione di pescatori e fornire al settore una stabilità di lungo periodo;

71.  invita l'UE a esaminare il valore di misure quali la posa di scogliere artificiali nelle sue zone economiche esclusive per la protezione della vita marina;

72.  sottolinea che la progressiva diminuzione del sostegno dell'UE al settore nell'ambito dei quadri finanziari pluriennali che si sono succeduti e in particolare la riduzione degli stanziamenti a favore del settore della pesca e dell'organizzazione comune dei mercati sono uno dei fattori che hanno contribuito all'aggravarsi della situazione nel settore; ribadisce pertanto che il sostegno finanziario dell'UE al settore della pesca deve essere notevolmente rafforzato;

73.  invita la Commissione e gli Stati membri a intraprendere le azioni necessarie per mantenere e rafforzare i meccanismi e gli strumenti di sostegno, compresi i finanziamenti, al fine di promuovere la concentrazione dell'offerta, anche mediante un sostegno effettivo alla costituzione e al funzionamento delle organizzazioni di produttori, specialmente nel settore della pesca costiera su piccola scala e della pesca artigianale;

74.  evidenzia che i programmi operativi devono incoraggiare le organizzazioni di produttori, mediante i necessari sostegni finanziari, a commercializzare direttamente i loro prodotti, operando all'interno della catena del valore, in modo da valorizzare la produzione e aumentare il valore aggiunto dei prodotti della pesca;

75.  invita la Commissione a istituire e attuare, in stretta collaborazione con gli Stati membri, meccanismi di sostegno alla pesca artigianale, costiera e su piccola scala che consentano di affrontare i problemi specifici di questa componente del settore;

76.  sottolinea l'importanza di creare mercati interni per prodotti tradizionali di particolare qualità, che siano promossi da fiere, da piccole imprese e dal settore della ristorazione, in modo da accrescere il valore aggiunto dei prodotti della pesca locali e promuovere lo sviluppo locale;

77.  invita la Commissione a esaminare modalità migliorate per promuovere la commercializzazione dei prodotti della pesca trasformati con un valore aggiunto superiore, in particolare le conserve, analogamente a quanto avviene per alcuni prodotti agricoli, nonché programmi volti a garantire la promozione esterna dei prodotti della pesca dell'UE, in particolare attraverso la loro presentazione in occasione di esposizioni e fiere internazionali;

78.  sottolinea l'importanza del settore della pesca per la situazione socioeconomica, l'occupazione e la promozione della coesione economica e sociale delle regioni ultraperiferiche, le cui economie sono caratterizzate da vincoli strutturali permanenti e scarse possibilità di diversificazione economica; ritiene pertanto essenziale mantenere e rafforzare il sostegno dell'UE al settore della pesca in tali regioni al fine, in particolare, di compensare i costi aggiuntivi dovuti all'ultraperifericità in relazione alla vendita di determinati prodotti della pesca di alcune regioni ultraperiferiche; richiama l'attenzione sulle specificità delle catene del valore del settore della pesca nelle regioni ultraperiferiche e sottolinea la necessità di un sostegno specifico volto a rafforzarle e ad agevolare l'accesso ai mercati, obiettivo che potrebbe essere raggiunto non solo ripristinando un programma di soluzioni specifiche per ovviare alla lontananza e all'insularità (POSEI) per la pesca, ma anche istituendo un programma POSEI per i trasporti finalizzato alla creazione e alla gestione di specifiche rotte commerciali;

79.  mette in risalto la necessità di garantire la continuità dell'attività di pesca, il ricambio generazionale e un maggior riconoscimento sociale per il settore nonché la sua importanza nel garantire alla popolazione europea l'approvvigionamento sostenibile di alimenti sani provenienti da habitat in buone condizioni ecologiche;

80.  sottolinea il contributo significativo dei pescatori al progresso delle conoscenze scientifiche, attraverso sia il loro coinvolgimento diretto nella raccolta dei dati sulla pesca, sia la loro collaborazione con la scienza nella fornitura di informazioni supplementari riguardo allo stato dell'ambiente, delle specie e degli habitat marini e alla relativa conservazione a fini scientifici;

81.  osserva che la formazione dei pescatori può svolgere un ruolo importante nel portare avanti la partecipazione e il contributo delle attività di pesca alla protezione della natura, sostenendo l'attuazione e l'uso di tecniche di pesca più sostenibili, in linea con gli obiettivi della PCP di uno sfruttamento sostenibile delle risorse;

82.  evidenzia che lo sviluppo del potenziale di ricerca e innovazione in ambito marino nelle regioni ultraperiferiche è essenziale per stimolare la crescita dell'economia blu in tali regioni; rileva inoltre che promuovere la partecipazione delle regioni ultraperiferiche a reti di ricerca internazionali che coinvolgano le loro università, le quali conoscono le caratteristiche uniche di tali regioni, può aiutarle a migliorare i loro sistemi di innovazione e a creare posti di lavoro; esorta la Commissione ad adoperarsi per fornire a tali regioni i mezzi necessari per studiare e sfruttare efficacemente la loro biodiversità;

83.  pone in rilievo l'obiettivo della politica comune della pesca di promuovere la pesca selettiva e l'obiettivo dell'UE di conseguire la neutralità climatica entro il 2050; mette in risalto i progressi compiuti nella creazione di una flotta di cutter a basse emissioni e nella predisposizione di tecniche di pesca innovative che contribuiscano al conseguimento sia dell'obiettivo per il 2050 che dell'obiettivo della selettività; invita la Commissione a incoraggiare tali sviluppi e ad attribuire ad essi la priorità al fine di creare nuove prospettive per il settore attraverso l'innovazione;

84.  richiama l'attenzione sullo sviluppo congiunto della costruzione navale e dell'approccio scientifico "triplo zero", che prevede il conseguimento di zero emissioni, zero rifiuti e zero incidenti a bordo, incoraggiando la transizione verso l'utilizzo di criteri maggiormente improntati alla circolarità, all'efficienza e alla sostenibilità, invece di criteri principalmente economici, per quanto riguarda la progettazione delle imbarcazioni appartenenti alle flotte europee, comprese le flotte di pesca artigianale;

85.  osserva che, se dotati della giusta formazione e delle opportune competenze specifiche, i pescatori potrebbero contribuire ancor di più all'avanzamento delle conoscenze scientifiche attraverso la raccolta in loco e la registrazione di dati ambientali che consentano una verifica dei dati ottenuti attraverso l'osservazione a distanza effettuata utilizzando i satelliti e altri strumenti; sottolinea l'importante ruolo svolto dalle università e dai centri di ricerca marina, in cooperazione con le scuole che offrono formazione in ambito marino, per quanto riguarda la formazione dei pescatori nell'ottica di rispondere a tale esigenza; evidenzia che nel 2019 la flotta dell'UE era costituita da oltre 81 000 pescherecci di tutte le dimensioni, che rappresentano un numero incomparabile di unità che raccolgono costantemente, con una frequenza quasi quotidiana, dati sulla pesca e dati marini di altra natura; osserva che tale apparato può e dovrebbe essere utilizzato per la raccolta di un numero ancora maggiore di dati riguardo ai mari dell'Europa e di tutto il mondo; sollecita gli organismi ufficiali che forniscono consulenza scientifica e sulla pesca, come ad esempio il Consiglio internazionale per l'esplorazione del mare (CIEM) o il CSTEP, a utilizzare maggiormente i dati raccolti dalla flotta dell'UE;

86.  sottolinea che il coinvolgimento dei giovani e il ricambio generazionale non solo garantiranno la continuità dell'attività più antica dell'economia blu, ma manterranno anche la popolazione nelle zone costiere e nelle zone rurali circostanti, preservando il patrimonio culturale di molte comunità costiere; ritiene essenziale informare e sensibilizzare maggiormente le giovani generazioni, con nuove conoscenze, sulle questioni riguardanti la sostenibilità e sulla necessità che tutti contribuiscano ad affrontare e contrastare i cambiamenti climatici, che si ripercuotono più duramente sui mari e sulle zone costiere di tutto il mondo;

87.  è dell'opinione che il settore della pesca attrarrebbe un maggior numero di giovani se fosse associato a settori emergenti e integrato con essi, come ad esempio il settore del turismo; esorta in tale contesto gli Stati membri e le relative regioni a ridurre la burocrazia nel settore del turismo della pesca in quanto fonte di reddito; invita inoltre la Commissione a promuovere linee di sostegno, nel quadro degli attuali programmi dell'UE, per il risanamento del patrimonio materiale e immateriale associato alle attività marittime, preservando l'identità delle comunità costiere e ottimizzandone l'utilizzo a fini turistici;

88.  osserva che i giovani in Europa si preoccupano sempre più della tutela dell'ambiente; sottolinea l'importanza di una gestione sostenibile della pesca per attrarre giovani pescatori; chiede la promozione della pesca a basso impatto non solo come mezzo per ridurre l'impatto della pesca sull'ambiente marino, ma anche per attirare nuove generazioni di pescatori;

89.  sottolinea che il turismo della pesca presenta un notevole potenziale non sfruttato;

90.  evidenzia l'importanza di coinvolgere i pescatori in una pianificazione dello spazio marittimo collaborativa e basata sulla comunità ai fini dello sviluppo sostenibile e della protezione dell'ambiente marino;

91.  mette in risalto l'importanza della conoscenza degli oceani, che deve promuovere l'alfabetizzazione digitale e la digitalizzazione delle attività di pesca; sottolinea che, sebbene si registri un miglioramento delle competenze degli utenti più anziani, per le giovani generazioni risulta più semplice e intuitivo l'utilizzo di applicazioni software per raccogliere e registrare dati nell'ambito del nuovo regolamento sul controllo della pesca, attualmente oggetto di revisione, o l'impiego di nuove applicazioni e attrezzature per migliorare la sicurezza, le condizioni di lavoro e il benessere dei pescatori in mare;

92.  accoglie con favore i cambiamenti strategici apportati nell'UE, in particolare le transizioni verde e digitale, che devono contribuire a tutelare i posti di lavoro esistenti e a crearne di nuovi e di qualità nei territori che dipendono fortemente dalla pesca, promuovendone ulteriormente lo sviluppo economico; sottolinea l'importanza di salvaguardare le professioni tradizionali nel settore della pesca, prevedendo una transizione equilibrata onde prevenire che il settore perda il valore aggiunto dato dall'esperienza maturata dai pescatori più anziani; esorta la Commissione e gli Stati membri a istituire sistemi di apprendimento permanente per mantenere le competenze aggiornate e creare opportunità per tutte le fasce d'età;

93.  sottolinea che il miglioramento dello stato di conservazione degli stock ittici ha incrementato la produttività e i rendimenti medi dei pescatori, riducendo inoltre le emissioni di anidride carbonica e di altri gas a effetto serra; osserva che i pescatori sono sempre più coinvolti nella raccolta di tutti i rifiuti marini, comprese tra l'altro le attrezzature da pesca perdute o abbandonate, e che il loro contributo ecologico in tal senso dovrebbe essere riconosciuto, incoraggiato e debitamente ricompensato; pone in evidenza, a tale riguardo, la possibilità di considerare di sostenere la creazione di nuove attività e di flussi di reddito supplementari in relazione alla raccolta dei rifiuti marini e all'attuazione della strategia europea per la plastica in un'economia circolare;

94.  segnala che la gestione sostenibile degli stock ittici e la fissazione di quote di pesca, in linea con l'obiettivo di ricostituire gli stock ittici e mantenerli al di sopra dei livelli di biomassa in grado di produrre il massimo rendimento sostenibile, sono fondamentali per creare un contesto economico in cui i giovani si sentano sufficientemente sicuri da effettuare gli investimenti necessari per diventare pescatori;

95.  sottolinea la necessità che gli Stati membri predispongano gli incentivi economici e le infrastrutture portuali necessari per raccogliere e riciclare adeguatamente i rifiuti e la plastica raccolti dai giovani pescatori, ai quali possono essere riconosciuti, in cambio, compensi economici in grado di integrare i profitti generati dalla loro attività principale;

96.  invita gli Stati membri, in conformità dell'articolo 17 del regolamento (UE) n. 1380/2013 sulla PCP, a utilizzare anche criteri legati all'età nell'assegnazione delle possibilità di pesca a loro disposizione;

97.  si compiace del fatto che il nuovo FEAMPA 2021-2027 fornirà assistenza e sostegno ai giovani pescatori che provvedono per la prima volta all'acquisto di un peschereccio o all'avvio di un'impresa di pesca; mette in risalto la necessità di attrarre i giovani non solo verso le attività di pesca in mare, ma anche verso la gestione delle imprese di pesca e l'acquacoltura, garantendo così un ricambio generazionale in tutto il settore; invita gli Stati membri a promuovere tale ricambio rimuovendo gli ostacoli e sostenendo le persone che intendono intraprendere una carriera nel settore della pesca e ad affrontare questioni quali gli elevati costi di avviamento di un'impresa, i metodi di attribuzione delle opportunità di pesca, l'instabilità del reddito, la parità di genere e le incertezze sulla durata della carriera;

98.  ribadisce che, per proteggere i redditi derivanti dalla pesca, occorre garantire al settore e ai suoi lavoratori un'adeguata compensazione economica e sociale a fronte delle misure imposte per la conservazione delle risorse o aiuti per la sospensione temporanea delle attività ai fini della gestione delle risorse; propone, a tal fine, che il FEAMPA sostenga la creazione di un fondo di compensazione salariale che sopperisca a tutti i mancati guadagni e copra i periodi di sospensione delle attività di pesca, e che tali periodi siano conteggiati come periodi di lavoro effettivo ai fini della pensione e degli altri diritti previdenziali; è inoltre favorevole all'introduzione di un salario minimo garantito;

99.  invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere azioni volte a favorire il dialogo sociale tra le parti, in particolare per le seguenti azioni: a) formazione per giovani imprenditori nel settore della pesca; b) aggiornamento professionale e sviluppo delle competenze per la pesca sostenibile; c) sensibilizzazione in materia di buone pratiche di pesca; d) sicurezza e salvaguardia della vita umana in mare; e) salute e sicurezza dei lavoratori imbarcati;

100.  sottolinea che l'UE dovrebbe continuare a investire in via prioritaria nel ricambio generazionale, che uno dei principali successi del nostro progetto comune è l'autosufficienza alimentare e che il progressivo invecchiamento delle persone che lavorano nel settore della pesca rappresenta un rischio reale;

101.  ritiene opportuno prestare attenzione e sostegno in particolare alla pesca su piccola scala, che è potenzialmente meno predatoria e più sostenibile, non solo in termini di gestione delle risorse biologiche, ma anche dal punto di vista socioeconomico;

102.  evidenzia che il ricambio generazionale, con l'ingresso nel settore di pescatori opportunamente formati e informati sulle più avanzate tecnologie, procedure e modalità per garantire la sostenibilità delle risorse, rappresenta per l'UE anche un modo per contribuire al movimento mondiale di contrasto, riduzione e abolizione della pesca INN;

103.  ritiene che il ricambio generazionale e la diversificazione delle attività continuino a rappresentare una sfida e che il FEAMPA dovrebbe promuovere la formazione e l'avanzamento professionali nonché l'aumento dei redditi e della sicurezza del posto di lavoro;

104.  sottolinea che la necessità di migliorare l'immagine del settore, compreso il ruolo delle donne e le condizioni di lavoro, di vita e di sicurezza a bordo, al fine di attrarre le nuove generazioni, come pure la necessità di migliorare le procedure per il riconoscimento delle certificazioni nel settore della pesca, in considerazione degli ostacoli alla circolazione dei pescatori tra gli Stati membri e del fabbisogno di manodopera nel settore, sono fattori che promuovono l'assunzione di pescatori da paesi terzi, in alcuni casi in modo illegale;

105.  ritiene, in linea con il parere del Comitato economico e sociale europeo sulla dimensione sociale della pesca, che sia essenziale elaborare principi generali e orientamenti operativi affinché i servizi del mercato del lavoro nel settore della pesca siano equi, essendo i pescatori di paesi terzi importanti per il mantenimento dell'attività del settore in diverse regioni; sottolinea, a tale riguardo, che la Commissione e gli Stati membri dovrebbero promuovere gli orientamenti sull'occupazione dignitosa dei pescatori migranti elaborati nel 2020 dalle parti sociali europee del settore della pesca;

106.  invita la Commissione e il Consiglio dell'UE a utilizzare la politica commerciale per garantire l'applicazione di norme di sostenibilità ambientale e sociale simili sia agli operatori europei che a quelli stranieri, aprendo il mercato interno solo ai prodotti conformi; rileva che, diversamente, l'UE invierebbe un messaggio sbagliato alla comunità internazionale, ricompensando chi ha fatto poco per la sostenibilità degli stock ittici e il trattamento equo dei pescatori;

107.  denuncia la situazione dei pescatori che in pratica, trovandosi in mare aperto, vengono di fatto privati del loro diritto di voto, anche alle elezioni al Parlamento europeo; sollecita gli Stati membri a garantire che i membri degli equipaggi che sono cittadini dell'Unione e che si trovano a bordo dei pescherecci possano esercitare in maniera effettiva il loro diritto di voto nelle diverse elezioni;

108.  osserva che la pesca costiera su piccola scala consente probabilmente ai pescatori di sviluppare un migliore equilibrio tra attività professionale e vita privata, e sottolinea pertanto l'importanza di promuovere un quadro normativo che tuteli la pesca su piccola scala;

109.  chiede l'introduzione di nuovi programmi di coesione sociale; si compiace dei progetti pilota basati sul reddito di base che sono stati avviati nelle zone costiere dell'UE dove si registra il PIL pro capite minore, comprese le regioni ultraperiferiche;

110.  invita la Commissione e gli Stati membri a sensibilizzare l'opinione pubblica in Europa, in particolare le nuove generazioni, ivi incluso nelle scuole e negli uffici di collocamento, in merito all'importanza delle attività di pesca come opportunità di carriera; pone altresì in evidenza il contributo fornito dai pescatori all'approvvigionamento di alimenti in Europa, alla tutela e alla conservazione degli oceani e della vita marina e alla definizione della cultura e dello stile di vita delle comunità costiere, confutando così il preconcetto secondo cui i pescatori sono predatori unicamente interessati a sfruttare le risorse senza pensare al futuro;

111.  ricorda che le flotte europee rispettano alcune delle norme più elevate al mondo in termini di sicurezza, condizioni di lavoro, lavoro qualificato, protezione dell'ambiente e della biodiversità nonché riduzione dell'impronta ambientale, hanno dimostrato il loro impegno verso questa priorità sostenendo e contribuendo allo sviluppo di nuove tecnologie di controllo attraverso un continuo adattamento a nuove e rigorose regolamentazioni, e che, sebbene siano ancora in corso miglioramenti alle politiche europee, la PCP tiene conto da decenni della necessità di una gestione delle specie improntata alla scienza;

112.  incoraggia la Commissione a elaborare, in collaborazione con gli Stati membri e le loro regioni costiere, un'opportuna strategia volta a promuovere i prodotti ittici europei, corredata di un adeguato sostegno finanziario, anche per specie per le quali la domanda è minore e che hanno un valore commerciale inferiore, nell'ottica di aumentarne il valore e, allo stesso tempo, di evitare che lo sforzo si concentri su specie dal valore più elevato e che hanno pertanto maggiori probabilità di essere sovrasfruttate;

113.  mette in risalto l'importanza di investire maggiormente nella ricerca, nella modernizzazione e nell'innovazione a vantaggio dei giovani pescatori e delle comunità costiere;

114.  sottolinea la necessità di promuovere e sostenere la decarbonizzazione della flotta da pesca, che attualmente dipende al 100 % dai combustibili fossili, in modo da consentire al settore della pesca di contribuire efficacemente al Green Deal europeo e di sostenere l'accesso delle nuove generazioni al settore della pesca attraverso iniziative innovative;

115.  riconosce i pescatori come fornitori di alimenti e lavoratori essenziali che, anche durante eventi catastrofici come la pandemia di COVID-19, hanno continuato a garantire approvvigionamenti giornalieri in contesti difficili; sottolinea il notevole impatto economico e sociale della pandemia di COVID-19 ed evidenzia che è necessario che gli Stati membri stanzino fondi UE sufficienti per sostenere il mantenimento e la creazione di posti di lavoro nel settore della pesca e nell'economia blu;

116.  richiama l'attenzione sull'impatto che il recesso del Regno Unito dall'UE ha avuto sul settore della pesca, in particolare nelle regioni costiere delle flotte da pesca interessate; ritiene che tale impatto interesserà non soltanto i pescherecci e i loro pescatori, ma intere comunità, come pure l'occupazione in tali aree;

117.  è dell'opinione che il ricambio generazionale debba tenere conto degli obiettivi del Green Deal europeo e della necessità di garantire la transizione digitale anche nell'economia blu; osserva che ciò significa non solo attrarre i giovani verso la pesca, ma anche garantire che siano informati e adeguatamente formati, offrendo loro prospettive di carriera interessanti e opportunità per migliorare la propria situazione personale, soprattutto grazie al miglioramento e alla sostenibilità del loro reddito, e contribuire alla coesione delle rispettive comunità locali, in particolare nelle regioni costiere più isolate e con minori opportunità di lavoro, consentendo loro di adoperarsi per realizzare cambiamenti economici, sociali e ambientali in tali zone e rafforzando nel contempo il ruolo delle donne nel settore attraverso maggiori opportunità di mobilità e occupazione in tutta l'UE, senza difficoltà o restrizioni per quanto riguarda il riconoscimento delle loro competenze e della loro formazione; sostiene che il ricambio generazionale non deve condurre a uno scontro tra generazioni e dovrebbe includere pescatori di tutte le età, garantendo una transizione verde e digitale equilibrata, in modo da assicurare che il patrimonio esperienziale non vada perduto;

118.  sottolinea che la prossima generazione di pescatori europei non solo renderà il settore dell'UE più competitivo in futuro, ma contribuirà anche a garantire l'approvvigionamento alimentare in Europa nei prossimi anni;

119.  invita la Commissione ad affrontare, nella sua prossima relazione sull'applicazione della politica comune della pesca, le richieste e gli aspetti avanzati nella presente risoluzione;

120.  conclude che la presente risoluzione offre un'opportunità unica per sottolineare il valore del futuro assetto del settore europeo della pesca, che riveste un'importanza strategica, nonché per indicare all'Europa gli obiettivi da perseguire: accrescere il numero di giovani pescatori, migliorare la pesca e migliorare le relative pratiche;

o
o   o

121.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Comitato economico e sociale europeo, al Comitato delle regioni nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 25 del 31.1.2017, pag. 12.
(2) GU L 354 del 28.12.2013, pag. 22.
(3) GU C 14 del 15.1.2020, pag. 67.
(4) GU C 285 del 29.8.2017, pag. 150.
(5) https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Fishery_statistics#The_factors_of_production
(6) https://ec.europa.eu/eurostat/documents/3217494/10166544/KS-02-19%E2%80%91681-EN-N.pdf/c701972f-6b4e-b432-57d2-91898ca94893
(7) Regolamento (CE) n. 1005/2008 del Consiglio, del 29 settembre 2008, che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, che modifica i regolamenti (CEE) n. 2847/93, (CE) n. 1936/2001 e (CE) n. 601/2004 e che abroga i regolamenti (CE) n. 1093/94 e (CE) n. 1447/1999 (GU L 286 del 29.10.2008, pag. 1).
(8) In base al rapporto tra i pescherecci di età superiore a 25 anni e il numero totale di pescherecci: https://appsso.eurostat.ec.europa.eu/nui/submitViewTableAction.do
(9) https://ec.europa.eu/fisheries/facts_figures_en?qt-facts_and_figures=2
(10) https://ec.europa.eu/eurostat/cache/RCI/#?vis=outermost.population&lang=en
(11) GU L 131 del 28.5.2009, pag. 114.
(12) GU L 34 del 9.2.1998, pag. 1.
(13) Decisione (UE) 2015/799 del Consiglio, del 18 maggio 2015, che autorizza gli Stati membri ad aderire, nell'interesse dell'Unione europea, alla convenzione internazionale dell'Organizzazione marittima internazionale sulle norme relative alla formazione degli equipaggi dei pescherecci, al rilascio dei brevetti ed alla guardia (GU L 127 del 22.5.2015, pag. 20).
(14) Direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali (GU L 255 del 30.9.2005, pag. 22).

Ultimo aggiornamento: 12 gennaio 2022Note legali - Informativa sulla privacy