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Procedura : 2022/2662(RSP)
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B9-0413/2022

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PV 05/10/2022 - 4.1

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P9_TA(2022)0343

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Mercoledì 5 ottobre 2022 - Strasburgo
Situazione dei rom che vivono in insediamenti nell'UE
P9_TA(2022)0343B9-0413/2022

Risoluzione del Parlamento europeo del 5 ottobre 2022 sulla situazione dei rom che vivono in insediamenti nell'UE (2022/2662(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  visti il trattato sull'Unione europea (TUE), il trattato sul funzionamento dell'Unione europea e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la Carta sociale europea,

–  vista la Convenzione europea dei diritti dell'uomo,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  visto il quadro giuridico del Consiglio d'Europa per la tutela delle minoranze, la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, in particolare sulle pratiche manifestamente discriminatorie di segregazione scolastica dei bambini rom, e la giurisprudenza della Corte di Giustizia,

–  vista la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica(1) (direttiva sull'uguaglianza razziale),

–  vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(2),

–  vista la direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive(3) (direttiva quadro sui rifiuti),

–  vista la decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio, del 28 novembre 2008, sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale(4),

–  vista l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile,

–  visti il pilastro europeo dei diritti sociali e la comunicazione della Commissione del 4 marzo 2021 sul Piano d'azione sul pilastro europeo dei diritti sociali (COM(2021)0102),

–  vista la sua risoluzione del 18 febbraio 2011 sulla strategia dell'UE per l'inclusione dei rom(5),

–  vista la sua risoluzione del 10 dicembre 2013 sugli aspetti di genere del quadro europeo per le strategie nazionali di integrazione dei rom(6),

–  vista la sua risoluzione del 12 febbraio 2019 sulla necessità di rafforzare il quadro strategico dell'UE per il periodo successivo al 2020 per le strategie nazionali di integrazione dei Rom e intensificare la lotta contro l'antiziganismo(7),

–  vista la sua risoluzione del 18 giugno 2020 sulla strategia europea sulla disabilità post-2020(8),

–  vista la sua risoluzione del 17 settembre 2020 sull'attuazione delle strategie nazionali d'integrazione dei rom: combattere gli atteggiamenti negativi nei confronti delle persone di origine romanì in Europa(9),

–  vista la sua risoluzione del 21 gennaio 2021 sull'accesso a un alloggio dignitoso e a prezzi abbordabili per tutti(10),

–  vista la sua risoluzione dell'11 marzo 2021 sui diritti dei minori alla luce della strategia dell'Unione europea sui diritti dei minori(11),

–  vista la sua risoluzione del 7 aprile 2022 sulla protezione dell'Unione nei confronti dei minori e dei giovani in fuga dalla guerra in Ucraina(12),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 4 dicembre 2018, dal titolo "Relazione sulla valutazione del quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020" (COM(2018)0785),

–  vista la seconda indagine su minoranze e discriminazioni nell'Unione europea (EU-MIDIS II), dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA),

–  visto il quadro di monitoraggio della FRA per un quadro strategico dell'UE sui rom per l'uguaglianza, l'inclusione e la partecipazione,

–  visto il Bollettino della FRA del 29 settembre 2020 dal titolo "Pandemia di coronavirus nell'UE – Impatto su rom e nomadi".

–  vista la dichiarazione della FEANTSA (Federazione europea delle organizzazioni nazionali che lavorano con persone senza dimora del 26 ottobre 2020 dal titolo "The Housing Situation for Roma in the EU Remains Difficult” (La situazione abitativa dei Rom nell’UE rimane difficile),

–  vista la nota informativa della rete europea sull'apolidia del 10 marzo 2022 dal titolo "Stateless people and people at risk of statelessness forcibly displaced from Ukraine" (Apolidi e persone a rischio di apolidia sfollati con la forza dall'Ucraina),

–  visto il documento di sintesi dell'Unicef del giugno 2012 dal titolo "The Right of Roma Children to Education" (Il diritto dei bambini rom all'istruzione),

–  vista la relazione speciale n. 14/2016 della Corte dei conti europea del 28 giugno 2016 dal titolo: “Iniziative politiche dell’UE e sostegno finanziario a favore dell’integrazione dei Rom: nonostante i progressi significativi conseguiti negli ultimi dieci anni, occorre compiere ulteriori sforzi sul campo”,

–  vista la comunicazione della Commissione del 18 settembre 2020 dal titolo "Un'Unione dell'uguaglianza: il piano d'azione dell'UE contro il razzismo 2020-2025" (COM(2020)0565),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 7 ottobre 2020, dal titolo "Un'Unione dell'uguaglianza: quadro strategico dell'UE per l'uguaglianza, l'inclusione e la partecipazione dei Rom (COM(2020)0620),

–  vista la comunicazione della Commissione del 24 novembre 2020 dal titolo "Piano d'azione per l'integrazione e l'inclusione 2021-2027" (COM(2020)0758),

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 12 marzo 2021, sull'uguaglianza, l'inclusione e la partecipazione dei Rom(13),

–  vista la comunicazione della Commissione del 24 marzo 2021 dal titolo "Strategia dell'UE sui diritti dei minori" (COM(2021)0142),

–  vista la raccomandazione del Consiglio (UE) 2021/1004 del 14 giugno 2021 che istituisce la garanzia europea per l'infanzia(14),

–  vista la comunicazione della Commissione del 5 marzo 2020 dal titolo "Un'Unione dell'uguaglianza: la strategia per la parità di genere 2020-2025" (COM(2020)0152),

–  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2021 dal titolo "Unione dell'uguaglianza: strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030" (COM(2021)0101),

–  vista la proposta di direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale, presentata dalla Commissione (COM(2008)0426),

–  vista la direttiva 2001/55/CE del Consiglio, del 20 luglio 2001, sulle norme minime per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e sulla promozione dell'equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri che ricevono gli sfollati e subiscono le conseguenze dell'accoglienza degli stessi(15) (la direttiva sulla protezione temporanea),

–  viste le interrogazioni al Consiglio e alla Commissione sulla situazione dei rom che vivono in insediamenti nell'UE (O-000022/2022 – B9‑0018/2022 e O‑000023/2022 – B9‑0019/2022),

–  visti l'articolo 136, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali,

A.  considerando che i valori dell'UE prevalgono in una società che rispetti la diversità, il pluralismo, la non discriminazione, la tolleranza, la giustizia, la solidarietà e la parità di genere; che gli Stati membri hanno una responsabilità particolare di garantire tali valori per tutti, compresi i rom;

B.  considerando che "rom" è un termine generico che comprende un ampio ventaglio di persone diverse di origine romanì come rom, sinti, kalè, romanichal e boyash/rudari; che il termine comprende anche gruppi quali ashkali, egiziani, yenish, dom, lom, rom e abdal, popolazioni nomadi tra cui i travellers e le popolazioni designate col concetto amministrativo di gens du voyage, nonché le persone che si identificano come zigani, senza negare le caratteristiche specifiche di tali gruppi;

C.  considerando che i rom sono la più grande minoranza etnica d'Europa; che un numero inaccettabilmente elevato di rom in Europa vive ancora in condizioni di povertà ed è socialmente escluso, in condizioni di vita estremamente precarie, non sicure e di sovraffollamento in zone rurali e urbane segregate; che la questione dei rom che vivono negli insediamenti non è limitata a un solo paese e costituisce pertanto un problema europeo e deve essere affrontata in quanto tale; che la segregazione spaziale rappresenta una causa fondamentale dell'accesso iniquo all'assistenza sanitaria, all'assistenza precoce all'infanzia e all'istruzione, all'occupazione e ai servizi di base, tra cui l’accesso stradale, la fornitura idrica, le strutture igienico-sanitarie e fognarie, l'elettricità e la raccolta dei rifiuti e che la segregazione spaziale e l'accesso iniquo si rafforzano a vicenda; che ha non solo conseguenze fisiche ed economiche, ma anche psicologiche e sociologiche, sia per gli individui che per le comunità; che la povertà intergenerazionale negli insediamenti rom è di natura socioeconomica, con gravi ramificazioni per la salute e il benessere fisici e mentali dei rom, le loro opportunità di vita e l'esercizio dei loro diritti umani fondamentali;

D.  considerando che i rom hanno tassi più elevati di bassa intensità di lavoro, insicurezza del lavoro e disoccupazione, e spesso si trovano in situazioni di lavoro atipiche o precarie, che ostacolano il loro accesso ai regimi di disoccupazione e ai diritti pensionistici; che i rom non dispongono di reti occupazionali e subiscono discriminazioni nell'accesso all'occupazione e sul posto di lavoro, e sono anche concentrati in regioni socioeconomicamente svantaggiate; che i 6 milioni di rom residenti nell'UE rappresentano una parte significativa e in crescita della sua popolazione e hanno un enorme potenziale, che sarà possibile realizzare solo se la loro situazione occupazionale e di inclusione sociale sarà migliorata;

E.  considerando che, secondo i dati della EU-MIDIS II, solo un rom su quattro di età pari o superiore a sedici anni ha indicato il lavoro dipendente o il lavoro autonomo come propria attività principale e che il tasso di occupazione indicato dalle donne era notevolmente inferiore rispetto a quello degli uomini (rispettivamente 16 % e 34 %); che la situazione dei giovani è stata particolarmente preoccupante, con un tasso medio di NEET rom (giovani che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non lavorano) del 63 % rispetto alla media dell'UE del 12 %; che, per detto gruppo, i risultati hanno dimostrato inoltre un notevole divario di genere, con una quota di giovani donne rom che non lavoravano, studiavano o seguivano corsi di formazione pari al 72 %, rispetto al 55 % dei giovani uomini rom; che ciò è in netto contrasto con il resto della popolazione (35 %); che, secondo i dati, ben l’80 % dei rom vive al di sotto della soglia di rischio di povertà del proprio paese; che un rom su tre viveva in alloggi senza acqua corrente e uno su 10 in alloggi senza elettricità; che un bambino rom su tre ha visto un proprio familiare andare a letto digiuno almeno una volta al mese e quasi la metà dei rom di età compresa tra i 6 e i 24 anni non ha frequentato la scuola;

F.  considerando che la mancanza di misure politiche o di investimenti significativi, la limitata disponibilità e la bassa qualità dell'edilizia popolare, la discriminazione nel mercato degli alloggi e la segregazione mantengono pressoché invariato il divario nell'accesso agli alloggi tra rom e non rom(16);

G.  considerando che i rom che vivono negli insediamenti dovrebbero avere accesso a un alloggio dignitoso che sia accessibile, a prezzi abbordabili, sicuro da un punto di vista ambientale, salubre e desegregato;

H.  considerando che l'antiziganismo strutturale e istituzionale profondamente radicato continua ad esistere a tutti i livelli della società dell’UE e costituisce un grave ostacolo al pieno godimento dei diritti fondamentali dei rom in quanto cittadini dell'UE in tutti gli ambiti della vita, compresi l'occupazione, gli alloggi, l'istruzione, l'assistenza sanitaria, le cure, la protezione sociale e altri servizi pubblici fondamentali; che il 41 % dei rom nei nove Stati membri dell'UE oggetto dell'indagine EU-MIDIS II si sentono discriminati a causa delle proprie origini rom in almeno un ambito della vita quotidiana, come la ricerca di un lavoro, il luogo di lavoro, l'alloggio, la salute e l'istruzione; che l'integrazione dei rom richiede una sensibilità ai contesti locali, alla diversità etnica e socioeconomica tra i popoli rom e agli ostacoli alla mobilità sociale e alle forme di discriminazione che si intersecano, segnatamente per quanto riguarda il genere, l’età e la disabilità; che la parità di genere e la situazione dei bambini e dei giovani rom rappresentano due settori fondamentali di intervento ai fini dell'inclusione sociale dei rom che non sono sufficientemente affrontati sia a livello di UE che nazionale;

I.  considerando che la situazione negli insediamenti rom è in violazione dei diritti umani e fondamentali sanciti dai trattati dell’UE, dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, dalla Carta dei diritti fondamentali dell'UE, dalla Carta sociale europea, dalla Convenzione ONU sui diritti del fanciullo e dal Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, nonché dai principi riconosciuti nel pilastro europeo dei diritti sociali; che è allarmante che tali diritti non vengano rispettati nella pratica per quanto riguarda i rom che vivono negli insediamenti;

J.  considerando che il circolo vizioso della povertà intergenerazionale negli insediamenti rom emarginati è un fenomeno complesso che deve essere affrontato orizzontalmente in diversi settori politici interconnessi, in modo globale e con la stretta cooperazione di tutte le parti interessate; che soluzioni efficaci richiedono un pieno impegno a livello di UE, nazionale, regionale e locale in collaborazione con le iniziative della società civile, comprese le organizzazioni di beneficenza e quelle religiose, le parti sociali e gli attori privati, apprendendo dalle migliori pratiche e dalle soluzioni innovative negli Stati membri e replicandole su scala più ampia;

K.  considerando che, nel corso del tempo, molti enti locali e regionali e rappresentanti della società civile hanno lavorato attivamente con i rom che vivono in insediamenti con approcci e progetti comprovati e innovativi, ma spesso non si avvalgono dei fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) disponibili perché i processi sono estremamente onerosi e complessi; che gli ostacoli più comuni all'accesso ai fondi SIE sono l'assenza di un approccio di partenariato; il rimborso tardivo delle richieste di pagamento; il pagamento dei fondi SIE al beneficiario sulla base di un sistema di rimborso che è l'opzione più frequente, il che rende il beneficiario dipendente dalle risorse proprie; controlli lunghi e ripetuti in materia di appalti pubblici; la mancanza di coerenza tra i risultati dei controlli, con la conseguenza che ai beneficiari vengono addebitati errori che possono prevedere la restituzione dei finanziamenti, rischiando in tal modo la riassegnazione di risorse da altri settori o addirittura l'insolvenza; un coinvolgimento e una cooperazione insufficienti con i beneficiari da parte dei controllori delle autorità di gestione o intermedie durante la procedura di appalto; e la fissazione di limiti e requisiti arbitrari per i diversi aspetti dei progetti;

L.  considerando che i rom devono affrontare ostacoli sproporzionati nell'accesso ai servizi sanitari, aggravati dalla mancanza di un'assicurazione o di documenti di identificazione personale, dalla discriminazione da parte degli operatori sanitari e dalla segregazione nelle strutture sanitarie; che i rom sono in una posizione vulnerabile a causa delle persistenti disuguaglianze sanitarie, comprese le ripercussioni specifiche della segregazione spaziale e del sovraffollamento abitativo sulla salute;

M.  considerando che tutti i 27 Stati membri si sono impegnati ad adoperarsi per porre fine al fenomeno della mancanza di fissa dimora entro il 2030, firmando la dichiarazione di Lisbona del giugno 2020 e istituendo la piattaforma europea per la lotta contro la mancanza di una fissa dimora, che mira a promuovere politiche basate su un approccio incentrato sulla persona, integrato e che privilegi le sistemazioni abitative permanenti;

N.  considerando che l'UE fornisce un consistente sostegno finanziario alle misure di inclusione sociale, comprese quelle che promuovono l'inclusione dei rom, in particolare i più indigenti; che i documenti di pianificazione degli Stati membri indicano che sono stati stanziati 1,5 miliardi di EUR per l'integrazione socioeconomica dei gruppi vulnerabili di persone nel periodo di programmazione 2014-2020(17);

O.  considerando che persiste il divario tra la popolazione rom e quella non rom a tutti i livelli di istruzione; che, stando a EU-MIDIS II, nel 2018 solo il 53 % dei bambini rom di età compresa tra i 4 e i 6 anni ha partecipato all'educazione della prima infanzia; che nelle scuole si registra una diffusa segregazione degli studenti rom, nonostante il divieto giuridico di tali pratiche e la loro incompatibilità con la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo; che tale segregazione scolastica assume generalmente tre forme diverse: un numero sproporzionato di bambini rom frequentanti scuole "speciali" per bambini con disabilità intellettive, classi o sezioni segregate per gli alunni rom all'interno di scuole "miste" e la prevalenza di "scuole-ghetto"; che i bambini rom incontrano ulteriori ostacoli alla partecipazione paritaria all'istruzione, tra cui la mancata copertura dei costi associati all'istruzione (compresa l'educazione e la cura della prima infanzia), la segregazione spaziale, la mancanza di strutture di assistenza all'infanzia nelle vicinanze o l'accesso iniquo o nullo all'apprendimento online e/o a distanza; che la povertà e il mancato accesso ai servizi di base hanno ripercussioni considerevoli sullo sviluppo fisico, mentale ed emotivo dei bambini e aumentano le probabilità che restino indietro in tutti gli aspetti della loro vita adulta;

P.  considerando che la scarsa frequenza prescolare è uno dei principali fattori che determinano i tassi di abbandono prematuro dei rom, ulteriormente aggravati da un inizio tardivo della scuola e da una frequenza scolastica irregolare; che gli abbandoni precoci si verificano soprattutto al momento del passaggio da un tipo di scuola a un altro; che la partecipazione all'istruzione secondaria è ostacolata da fattori quali gli spostamenti e la segregazione abitativa, nonché da servizi di orientamento mal funzionanti; che le lacune educative sono ulteriormente aggravate dal crescente divario digitale tra bambini rom e non rom;

Q.  considerando che, durante la pandemia, i rom hanno affrontato rischi più elevati di contrarre la COVID-19 a causa delle radicate disuguaglianze sanitarie e sociali e sono stati colpiti in modo sproporzionato dalle misure adottate per contenere il virus; che le conseguenze sociali ed economiche negative della pandemia hanno pregiudicato in modo particolare la popolazione rom nell'UE, a causa dell'alta percentuale di rom coinvolti nell'economia informale e nel lavoro stagionale e della mancanza a livello politico di misure adatte alle loro situazioni specifiche per mitigare le conseguenze della crisi sanitaria; che, a causa della pandemia, i rom sono stati additati come capri espiatori e sono stati oggetto di discorsi d'odio; che l'emergenza sanitaria ha rivelato ancora una volta una discrepanza grave tra l'entità delle esigenze a livello locale e la capacità di darvi risposta, evidenziando la necessità di misure politiche immediate e a lungo termine, in particolare nei settori dell'occupazione, dell'istruzione e degli alloggi(18);

R.  considerando che la raccolta di dati sull'uguaglianza si riferisce alla raccolta di tutti i tipi di dati disaggregati impiegati per valutare la situazione comparativa di gruppi specifici a rischio di discriminazione, per definire politiche pubbliche tese a contribuire alla promozione dell'uguaglianza e per valutare la loro attuazione, in base a dati concreti e non a pure ipotesi; che la pianificazione, l'attuazione, il monitoraggio e la valutazione delle misure dell'UE e nazionali per l'inclusione sociale dei rom sono stati ostacolati dalla mancanza di dati completi e di qualità disaggregati per etnia;

S.  considerando che molti rom vivono in zone in cui sono esposti in modo sproporzionato al degrado ambientale e all'inquinamento derivanti da discariche o siti contaminati e non hanno accesso ai servizi ambientali e pubblici di base;

T.  considerando che le donne rom sono soggette a forme multiple e intersezionali di discriminazione fondate su una combinazione di appartenenza etnica, genere e status sociale e sono vittime di violenza di genere, che è stata particolarmente visibile durante la pandemia di COVID-19; che la parità tra uomini e donne deve essere assicurata e promossa in tutti gli ambiti, tra cui la partecipazione al mercato del lavoro, le condizioni di lavoro, comprese le retribuzioni, l'istruzione e la formazione, e i cambiamenti e l'avanzamento di carriera;

U.  considerando che delle 400 000 persone rom che, secondo le stime, vivono in Ucraina circa il 10-20  % è apolide o a rischio di apolidia(19); che i rifugiati rom che fuggono dalla guerra in Ucraina senza documenti attestanti la loro cittadinanza ucraina o il loro status di soggiorno si trovano in una situazione particolarmente vulnerabile;

Necessità di azione a livello nazionale

1.  deplora il fatto che nell'UE vi siano ancora persone che non hanno accesso ad alloggi sicuri e dignitosi, all'acqua potabile pulita, all'elettricità, ai servizi igienico-sanitari, agli impianti di trattamento delle acque reflue e dei rifiuti, all'istruzione, all'occupazione e ai servizi sanitari e di assistenza; esprime profonda preoccupazione per il notevole divario tra le dichiarazioni e gli impegni su un'Europa sociale forte e la realtà sul campo, anche alla luce della pandemia di COVID-19, che ha evidenziato la mancanza di progressi nel miglioramento dell'accesso alle infrastrutture di base durante il precedente periodo di programmazione; invita la Commissione e gli Stati membri ad affrontare la situazione dei rom che vivono negli insediamenti con urgenza e in modo globale ed efficace, con adeguate politiche a breve e lungo termine sostenute da finanziamenti sufficienti dell'UE e nazionali, al fine di garantire che i rom nell'UE e nei paesi vicini non siano lasciati indietro; evidenzia il fatto che tali condizioni catastrofiche e le conseguenze psicologiche e sociologiche negative della segregazione non riguardano solo le persone che vivono all'interno degli insediamenti, ma hanno ripercussioni anche sulla comunità in generale;

Alloggi

2.  sottolinea che l'accesso ad alloggi dignitosi e desegregati è fondamentale per spezzare il circolo vizioso della povertà intergenerazionale e dell'esclusione sociale; osserva che l'accesso agli alloggi è un prerequisito per la dignità umana ed è strettamente connesso al pieno godimento dei diritti umani; riconosce che la pandemia di COVID-19 ha dimostrato che le cattive condizioni abitative rappresentano un rischio sistemico per il sistema sanitario pubblico e impongono un onere sproporzionato sui rom, in particolare sulle donne rom; ribadisce il suo invito agli Stati membri a prevenire e fronteggiare il fenomeno della mancanza di fissa dimora e ad affrontare l'esclusione abitativa mediante soluzioni a lungo termine, come un'adeguata edilizia popolare, programmi di locazione a prezzi accessibili e indennità di alloggio mirate, che rientrino in strategie nazionali integrate incentrate su un approccio privilegiante le sistemazioni abitative permanenti e sull'approccio "prima la casa", che garantiscono ai cittadini l'effettiva parità di accesso ad adeguati alloggi desegregati e ai servizi essenziali senza discriminazioni; invita gli Stati membri ad attuare il concetto di "alloggio adeguato" per tutti, compresi i rom, quale definito dalle Nazioni Unite(20); chiede che sia data priorità agli approcci di desegregazione che utilizzano o investono in alloggi sociali integrati, così come al finanziamento di servizi sociali accessibili e di qualità e di un lavoro sociale sul campo di qualità, che prevedano la consultazione e la partecipazione dei membri della comunità rom come strumenti per far sì che i rom lascino gli insediamenti; sottolinea che l'uso delle carte di pagamento elettronico per ricevere prestazioni di assistenza sociale affiancato dalla necessaria infrastruttura digitale rappresenta un ulteriore strumento per una sana gestione finanziaria per i rom che vivono negli insediamenti, al fine di garantire una vita dignitosa e la possibilità di avvalersi di tali vantaggi per accedere alle risorse finanziarie, ad esempio attraverso microprestiti; invita gli Stati membri a valutare con urgenza il loro possibile utilizzo; sottolinea infine che le carte di pagamento elettronico possono costituire una delle soluzioni per affrontare i problemi socioeconomici legati all'usura, all'abuso di sostanze e al gioco d'azzardo negli insediamenti;

3.  riconosce che molti insediamenti rom sono situati su terreni non sicuri, rischiosi e occupati illegalmente, il che rappresenta un grave ostacolo all'individuazione di un modo efficace per migliorare le condizioni di vita dei rom, così come un ostacolo agli investimenti dell'UE; invita gli Stati membri ad affrontare il problema a livello centralizzato e nazionale, lavorando in stretta collaborazione con le autorità locali e regionali mediante l'attuazione di politiche legate all'edilizia abitativa, comprese politiche innovative e in materia di alloggi sociali;

Istruzione

4.  sottolinea il ruolo cruciale dell'educazione prescolare per riuscire con successo nelle fasi successive dell'istruzione, ottenere un'occupazione dignitosa e di qualità e spezzare il circolo vizioso dello svantaggio; prende atto del notevole divario nella frequenza prescolare tra i bambini rom e non rom e del legame tra segregazione residenziale e scolastica, che sono i principali fattori scatenanti dei tassi di abbandono scolastico; invita gli Stati membri ad adottare tutte le misure necessarie per raggiungere quanto prima gli obiettivi di Barcellona, con particolare attenzione alle misure volte a promuovere e facilitare l'educazione prescolare dei bambini rom; invita inoltre la Commissione ad affrontare il divario nell'accesso a servizi di assistenza all'infanzia di qualità tra bambini rom e non rom nell'imminente revisione degli obiettivi di Barcellona nell'ambito del pacchetto strategico europeo sull'assistenza; invita inoltre gli Stati membri a garantire un accesso effettivo e gratuito agli asili nido per tutti i bambini rom che vivono negli insediamenti, al fine di garantire la loro partecipazione, in linea con la garanzia europea per l'infanzia; invita gli Stati membri a monitorare sistematicamente i rischi di abbandono scolastico e le disuguaglianze nell'accesso all'istruzione a tutti i livelli per consentire interventi tempestivi, sia in termini di assistenza pedagogica e consulenza individuale, sia in termini di attività extracurricolari per i bambini e i loro genitori; sottolinea che un coinvolgimento significativo dei genitori rom contribuirebbe anche ad affrontare il rischio di abbandono scolastico dei bambini; invita gli Stati membri a mettere in atto misure e programmi per motivare i giovani studenti rom che hanno completato la scuola dell'obbligo a terminare l'istruzione secondaria, ad esempio con indennità speciali;

5.  deplora la segregazione persistente dei bambini rom nell'istruzione speciale e nei programmi al di fuori dei sistemi di istruzione tradizionali, spesso dovuta a diagnosi sbagliate di disabilità basate sui risultati di test culturalmente e linguisticamente viziati; sottolinea che i test psicologici standardizzati utilizzati in alcuni Stati membri non dovrebbero essere usati come strumento di eliminazione per ritardare l'accesso ai programmi scolastici regolari; sollecita gli Stati membri a istituire meccanismi volti a rivedere e, se necessario, invalidare le decisioni diagnostiche; deplora inoltre che in diversi Stati membri i bambini rom continuino a essere vittime di discriminazione e di segregazione nelle scuole tradizionali, anche mediante la segregazione delle classi e dei piani, la segregazione all'interno delle classi e la segregazione durante i pasti; evidenzia che la segregazione scolastica si basa su programmi di studio ridotti, che raramente consentono agli studenti rom di accedere al sistema scolastico generale, all'istruzione superiore o a una successiva occupazione; invita gli Stati membri a eliminare le pratiche di segregazione continua dei bambini rom, ad attuare strategie globali di desegregazione con obiettivi chiari e risorse sufficienti per attuarle con calendari chiari e ambiziosi, ad adottare metodi di apprendimento inclusivi, a garantire il pieno accesso dei bambini rom alle attività scolastiche e ad attuare campagne antidiscriminazione nelle scuole; invita gli Stati membri a dare priorità alle esigenze educative specifiche dei bambini rom e vulnerabili, al fine di garantire il loro diritto alla partecipazione, all'istruzione e a buoni risultati dell'apprendimento, di ridurre efficacemente il divario educativo tra rom e non rom e di prevenire la segregazione; sottolinea l'importanza di integrare i bambini rom nei programmi di studio nazionali ufficiali, anche per quanto riguarda l'istruzione e la formazione professionali;

6.  deplora il fatto che le scuole a maggioranza rom dispongano di finanziamenti, strutture e programmi di studio inferiori agli standard; invita gli Stati membri a investire nella formazione iniziale e continua degli insegnanti al fine di rafforzare le loro capacità didattiche perché siano adeguate ai bambini rom, con particolare attenzione alla sensibilità verso la cultura e l'identità rom, alla non discriminazione quale diritto umano nonché a strategie positive intese a promuovere la tolleranza e combattere i comportamenti discriminatori e l'antiziganismo(21), che contribuisce a creare pregiudizi e opinioni poco informate circa la capacità e la volontà di apprendimento dei bambini rom e produce basse aspettative accademiche; invita gli Stati membri a stanziare maggiori risorse finanziarie per assistenti didattici competenti, che garantiscano l'integrazione agevole dei bambini provenienti dagli insediamenti rom nel sistema di istruzione tradizionale; invita gli Stati membri a introdurre per i giovani nelle scuole un'educazione sessuale e affettiva completa e adeguata all'età nonché un'educazione alla genitorialità responsabile, anche come strumenti per prevenire gravidanze in età minorile tra le ragazze rom che vivono negli insediamenti, fattore che contribuisce ulteriormente al circolo vizioso della povertà intergenerazionale;

7.  sottolinea che le misure di confinamento per contenere la diffusione della COVID-19 hanno esacerbato ulteriormente le disparità già esistenti nell'ambito dell'istruzione in diversi Stati membri, lasciando i bambini rom, in particolare quelli che vivono negli insediamenti rom segregati, senza accesso all'istruzione online a causa della mancata accessibilità alle infrastrutture digitali, alla connettività e ai materiali didattici digitali; invita gli Stati membri a garantire che i fondi di emergenza dell'UE stanziati per affrontare la COVID-19, come quelli previsti dal dispositivo per la ripresa e la resilienza, tengano conto delle esigenze specifiche dei bambini rom e vulnerabili e assicurino servizi abbordabili e di qualità nelle comunità rom, anche attraverso indicatori specifici nei piani nazionali per la ripresa e la resilienza; invita altresì gli Stati membri a esplorare nuove possibilità di inclusione e coinvolgimento dei bambini rom nell'istruzione digitale, anche mediante maggiori investimenti per migliorare l'accessibilità delle infrastrutture e dell'alfabetizzazione digitali, al fine di prepararli all'era digitale; invita gli Stati membri a sostenere l'istruzione delle donne e delle ragazze rom, con particolare attenzione all'importanza delle materie STEM, nonché a combattere il loro tasso di abbandono scolastico;

Salute e ambiente

8.  esprime preoccupazione per il fatto che i tassi di mortalità infantile siano più elevati nella popolazione rom che in quella non rom, in particolare in quella che vive negli insediamenti; sottolinea che i bambini negli insediamenti rom nascono in condizioni di povertà e in un ambiente che non favorisce uno sviluppo fisico e psicosociale sano; invita la Commissione a monitorare gli investimenti e l'attuazione da parte degli Stati membri della garanzia europea per l'infanzia e degli obiettivi specifici stabiliti nei piani d'azione nazionali per i bambini rom, in particolare per quanto riguarda la loro particolare situazione di svantaggio, che si manifesta con scarsi risultati scolastici e alti tassi di abbandono scolastico; invita gli Stati membri ad adottare le misure necessarie per una rapida ed efficace attuazione della garanzia europea per l'infanzia, mediante un aumento significativo degli investimenti pubblici, e li incoraggia vivamente a destinare più del 5 % minimo delle risorse del Fondo sociale europeo Plus (FSE+) in regime di gestione concorrente a sostegno delle attività nel quadro della garanzia europea per l'infanzia; invita gli Stati membri ad agire con urgenza per garantire che i bambini negli insediamenti rom siano assistiti fin dalla nascita da operatori sanitari e per avviare eventuali cure, nonché per riconoscere tempestivamente abusi psicologici o fisici sui bambini, con l'obbligo di notificare tutti gli eventuali casi alle autorità competenti; ricorda che i bambini rom sono sovrappresentati negli istituti di assistenza e sottolinea la necessità di un approccio incentrato sul bambino che presti grande attenzione ai diritti e alle esigenze dei più vulnerabili; invita gli Stati membri, a tal fine, a rendere ampiamente disponibili e accessibili centri di intervento per la prima infanzia e centri comunitari in cui lavorino assistenti sociali sul campo, insegnanti e operatori sanitari, compresi mediatori e assistenti scolastici e sanitari rom;

9.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere la sensibilizzazione in materia di salute e condizioni di vita sane nelle comunità sfavorite, in particolare negli insediamenti rom, attraverso stazioni mobili di screening medico e attività di prevenzione; insiste sul fatto che la parità di genere nelle organizzazioni di assistenza medica deve essere rispettata conformemente alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e che iniziative quali la creazione di una rete di infermieri e di case di cura, le visite regolari dei pediatri, i medici generici per gli adulti, i servizi di sostegno alle famiglie, l'assistenza domiciliare e i servizi di assistenza agli anziani e ad altre persone bisognose di cure e sostegno siano disponibili ed accessibili;

10.  sottolinea i rischi ambientali per la salute e la sopravvivenza cui sono esposti i membri delle comunità rom che vivono negli insediamenti, nonché la comunità in generale, causati dai rifiuti tossici che circondano i loro insediamenti; invita gli Stati membri a far fronte a tale situazione con urgenza al fine di ridurre l'esposizione sproporzionata dei rom ai suddetti rischi nonché a sviluppare sistemi e infrastrutture globali di gestione dei rifiuti in linea con la direttiva quadro sui rifiuti(22); invita gli Stati membri a elaborare strategie per sensibilizzare le comunità rom coinvolte circa i pericoli causati dai rifiuti tossici e dalla mancanza di un'adeguata gestione dei rifiuti negli insediamenti rom; sottolinea il ruolo della Commissione nel far rispettare la legislazione dell'UE a tale riguardo; invita la Commissione e gli Stati membri a ricorrere in modo mirato alle risorse e agli strumenti strategici per affrontare la crisi energetica e garantire una giusta transizione energetica verde, al fine di assicurare alle comunità rom l'accesso a energia pulita, abbordabile e sicura, prevenire un ulteriore aggravamento della povertà energetica e migliorare le condizioni di salute dei rom che vivono negli insediamenti;

11.  ricorda che, in base alle nuove norme vincolanti dell'UE che regolamentano gli organismi per la parità, gli Stati membri dovrebbero sostenere i poteri di contenzioso rafforzati di tali organismi dando loro legittimità giuridica dinanzi ai tribunali in caso di reclami individuali e collettivi e d'ufficio, nonché appoggiare le loro decisioni legalmente vincolanti, anche in situazioni in cui vi sono molteplici istituzioni che fungono da organismo nazionale per la parità, in modo che siano in grado di affrontare, identificare e sanzionare la discriminazione intersettoriale che spesso colpisce i rom; è del parere che gli Stati membri dovrebbero garantire che il mandato di tali organismi includa tutte le forme di discriminazione, compresi la vittimizzazione e i discorsi di odio;

Occupazione e inclusione sociale

12.  osserva che i tassi alti di disoccupazione di lunga durata negli insediamenti rom nonché di giovani che non hanno un lavoro, né seguono un percorso scolastico o formativo (NEET) sono aggravati dall'esclusione sociale e dalla povertà di chi vi abita; invita gli Stati membri a investire nelle imprese sociali e nelle migliori pratiche al fine di assumere disoccupati di lungo periodo; li invita altresì a investire in programmi destinati ai NEET rom quali la formazione professionale, in particolare rivolta alle competenze digitali e ai lavori verdi, anche mediante programmi di recupero; ritiene che il piano d'azione della Commissione per l'economia sociale possa sostenere gli sforzi degli Stati membri in tal senso fornendo orientamenti in materia di tassazione, accesso agli aiuti di Stato e appalti pubblici per le organizzazioni dell'economia sociale; ritiene che la futura proposta di raccomandazione del Consiglio sullo sviluppo del quadro dell'economia sociale dovrebbe garantire un approccio intersettoriale rivolto ai gruppi vulnerabili, compresi i rom e in particolare le donne rom, essendo esse quelle che incontrano gli ostacoli maggiori nell'accesso al mercato del lavoro; invita inoltre gli Stati membri a sostenere la creazione di posti di lavoro sostenibili e di qualità, la regolarizzazione del lavoro informale e ponti per l'occupazione accessibili ai lavoratori rom, quali programmi pubblici per l'occupazione, che possano rappresentare soluzioni temporanee alla disoccupazione nonché un'opportunità di riqualificazione professionale o di formazione ulteriore; ricorda che molti rom sono disoccupati di lungo periodo, il che pregiudica i loro diritti in termini previdenziali; sottolinea l'importanza dei regimi nazionali di reddito minimo unitamente a incentivi per la (re)integrazione nel mercato del lavoro al fine di combattere la povertà e l'esclusione sociale; esorta gli Stati membri a favorire la trasparenza salariale e valutazioni delle mansioni neutre dal punto di vista etnico e di genere, promuovere salari che consentano un tenore di vita dignitoso e campagne antidiscriminatorie e formative che combattano l'antiziganismo e favoriscano la diversità sul luogo di lavoro, mirate ai reclutatori, ai datori di lavoro e agli altri lavoratori;

13.  rileva che i centri comunitari svolgono un ruolo essenziale lavorando con i rom che vivono negli insediamenti; invita gli Stati membri a garantire che ogni insediamento rom disponga di un centro comunitario adeguatamente attrezzato, in modo da fornire spazi per attività educative, ad esempio asili nido, strutture di assistenza doposcuola per i bambini in età scolare, attività per il tempo libero sia per i bambini sia per gli adulti e strutture igieniche, assicurando che la comunità rom sia coinvolta nella manutenzione e nella gestione di tali strutture;

14.  invita gli Stati membri a fare dell'occupazione giovanile, soprattutto delle giovani donne rom, una priorità nel quadro dell'attuazione delle loro strategie nazionali di integrazione dei rom; invita altresì gli Stati membri a sfruttare appieno la garanzia per i giovani rafforzata al fine di promuovere l'occupazione e l'inclusione sociale dei giovani rom; sottolinea il potenziale non sfruttato dei giovani rom altamente istruiti quale motore di cambiamento positivo in seno alle comunità rom e per affrontare pregiudizi e stereotipi profondamente radicati tra la maggioranza della popolazione;

15.  invita gli Stati membri a garantire un adeguato coinvolgimento degli organismi di tutela sociale-giuridica per quanto riguarda i bambini e la tutela sociale negli insediamenti rom emarginati, al fine di garantire che i bambini ricevano la tutela e le cure necessarie al loro benessere e sviluppo, nel rispetto del loro interesse superiore; chiede che vengano messi in atto ulteriori sforzi coordinati e un quadro adeguato di misure per eliminare i fenomeni negativi negli insediamenti, come l'usura, la prostituzione minorile, l'abuso di sostanze, il gioco d'azzardo e lo sfruttamento del lavoro; deplora l'alto tasso di accattonaggio forzato tra i bambini rom e invita gli Stati membri che non lo hanno ancora fatto ad adottare misure legislative che vietino tale pratica; sottolinea la necessità che le forze di polizia riconoscano le condizioni specifiche dei rom e che gli Stati membri provvedano a formare le forze di polizia al fine di contrastare la discriminazione e la criminalizzazione dei rom, sia da parte delle stesse sia nella popolazione in generale; invita gli Stati membri a indagare in modo rigoroso sugli episodi di abuso da parte della polizia, per garantire che la violenza, le misure intimidatorie e i maltrattamenti nei confronti di individui o comunità rom non restino impuniti, nonché ad affrontare l'inadeguatezza dell'accesso alla giustizia per i rom;

16.  ribadisce il suo invito alla Commissione affinché lavori con gli Stati membri a una metodologia comune per la raccolta e la pubblicazione di dati relativi all'uguaglianza che siano suddivisi per etnia e per i diversi tipi di insediamento, ove ciò sia previsto dal diritto nazionale, nel pieno rispetto delle norme in materia di riservatezza e di diritti fondamentali, al fine di esaminare la situazione dei rom e valutare efficacemente i progressi nell'attuazione delle misure nell'ambito del quadro strategico dell'UE per i rom volte a combattere le cause profonde della loro esclusione sociale ed economica; invita altresì la Commissione a includere, nel quadro di valutazione della situazione sociale, obiettivi specifici per l'occupazione dei rom;

17.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere il rafforzamento del dialogo sociale e della rappresentanza collettiva dei lavoratori rom quali strumenti per facilitare il loro accesso a posti di lavoro di qualità con condizioni di lavoro dignitose; invita gli Stati membri a migliorare i loro programmi di lavoro pubblico per permettere ai rom e ad altri individui in situazione di vulnerabilità di sviluppare e migliorare le proprie competenze;

Uso dei finanziamenti europei e nazionali

18.  è preoccupato dal fatto che in alcuni Stati membri l'utilizzo delle risorse destinate alle comunità rom è stato finora esiguo, con il rischio di una perdita significativa di risorse finanziarie entro la fine dell'attuale periodo di programmazione; deplora che i sistemi e le condizioni per l'utilizzo dei fondi SIE attualmente in vigore in alcuni Stati membri non ne facilitino un assorbimento agevole ed efficace, spesso a causa di ostacoli burocratici e strutturali nei sistemi nazionali; ricorda, a tal riguardo, la necessità di ridurre gli oneri amministrativi, promuovere l'utilizzo di opzioni semplificate in materia di costi e fornire assistenza e flessibilità ulteriori, compresa la distribuzione diretta di fondi a politiche regionali e locali e a programmi della società civile, affinché sia più semplice per le autorità di gestione e i beneficiari impegnati a rispondere alle esigenze immediate dei rom che vivono negli insediamenti nell'UE utilizzare tali fondi; invita gli Stati membri e la Commissione ad aumentare urgentemente i finanziamenti destinati alla garanzia europea per l'infanzia, stanziando un bilancio dedicato di almeno 20 miliardi di EUR al fine di contrastare la povertà che colpisce i bambini e le loro famiglie e di contribuire all'obiettivo di ridurre la povertà di almeno 15 milioni entro il 2030, compresi almeno 5 milioni di bambini in tutti gli Stati membri;

19.  sottolinea la mancanza di volontà politica di alcune amministrazioni locali negli Stati membri, che sono riluttanti ad attuare nuovi progetti per migliorare la qualità della vita dei rom negli insediamenti; invita gli Stati membri e le loro autorità di gestione a prestare particolare attenzione a tali amministrazioni locali e a mettere in atto strategie per motivarle a cambiare il loro approccio negativo, anche attraverso eventuali meccanismi di condizionalità; sottolinea a tale proposito la necessità di garantire la partecipazione e la rappresentanza politica dei rom a tutti i livelli e di affrontare i dannosi stereotipi negativi che alimentano atteggiamenti e comportamenti discriminatori tra la popolazione non rom; rimarca altresì che in alcuni Stati membri esistono barriere strutturali che ostacolano l'attuazione dei progetti da parte delle amministrazioni locali e della società civile e invita urgentemente tali Stati membri a eliminarle e a offrire chiari strumenti di sostegno alle amministrazioni locali per aiutarle a partecipare a nuovi progetti incentrati sui rom che vivono negli insediamenti e sulla loro comunità in generale;

20.  rileva che spesso occorre attendere generazioni prima di ottenere progressi significativi nell'emancipazione socioeconomica e nell'integrazione dei rom; invita gli Stati membri ad avvalersi pienamente e urgentemente degli strumenti di finanziamento e delle risorse disponibili a livello sia nazionale che dell'UE per creare condizioni favorevoli al finanziamento e all'attuazione sostenibili di programmi e progetti duraturi in modo efficace, coordinato, integrato e flessibile e a eliminare tutti gli ostacoli, comprese le forme di discriminazione diretta e indiretta, che impediscono l'assorbimento dei finanziamenti, in particolare quelli a titolo dell'FSE +, del Fondo europeo di sviluppo regionale e del dispositivo per la ripresa e la resilienza; invita la Commissione a sostenere, monitorare e valutare le azioni intraprese dagli Stati membri a tale riguardo tramite i loro piani nazionali per la ripresa e la resilienza, i quadri strategici nazionali per i rom, i piani d'azione nazionali della garanzia europea per l'infanzia, il piano d'azione dell'UE contro il razzismo e le raccomandazioni specifiche per paese del semestre europeo; invita la Commissione e gli Stati membri, in particolare, a garantire che le misure e i finanziamenti dell'UE raggiungano i rom che vivono negli insediamenti e sottolinea che le azioni e le iniziative mirate dovrebbero basarsi innanzitutto su un approccio dal basso verso l'alto, essere concepite a livello locale e dalle municipalità più vicine alle comunità in questione, e beneficiare di un'assistenza finanziaria e amministrativa fornita a livello nazionale o dell'UE; invita a tale proposito gli Stati membri a fare un uso migliore delle risorse finanziarie disponibili per l'assistenza tecnica e a garantire che l'assistenza tecnica diretta venga fornita diffusamente sia agli amministratori che ai richiedenti specifici; esorta la Commissione a garantire che l'identificazione degli insediamenti nonché politiche e misure specifiche per affrontare la loro situazione siano incluse nei programmi del Fondo di coesione dell'UE per il periodo 2021-2027 e nelle raccomandazioni specifiche per paese del semestre europeo;

21.  chiede che la Corte dei conti europea effettui un'analisi completa e approfondita dell'impatto e dei risultati dell'utilizzo dei fondi SIE, in particolare dell'FSE+ e del Fondo europeo di sviluppo regionale, che copra il periodo successivo all'istituzione della strategia europea per l'inclusione dei rom nel 2011, con particolare attenzione alla spesa per gli insediamenti dei rom e alle relative questioni sociali;

Azioni necessarie a livello dell'UE

22.  evidenzia che le pratiche in atto in alcuni Stati membri relativamente ai rom che vivono negli insediamenti dimostrano che la valutazione dei progetti basata solo su risultati quantitativi è insufficiente e può persino essere fuorviante rispetto alla realtà sul campo, in quanto non vengono fornite informazioni sulla qualità dei progressi compiuti nel quadro dei progetti; avverte che, di conseguenza, potrebbero essere adottate decisioni che mettono a rischio la sana gestione finanziaria del bilancio dell'UE; chiede quindi una rapida applicazione del regime generale di condizionalità per la protezione del bilancio dell'UE nei confronti degli Stati membri interessati; rileva che il piano d'azione del pilastro europeo dei diritti sociali, la garanzia europea per l'infanzia e il quadro strategico dell'UE per l'uguaglianza, l'inclusione e la partecipazione dei rom per il periodo 2020-2030 costituiscono un punto di riferimento credibile per la valutazione qualitativa; chiede di prestare particolare attenzione alla discriminazione intersezionale e di tenere conto dei diritti e delle esigenze dei gruppi più vulnerabili, in particolare le persone con disabilità, i bambini e le donne, quando si effettuano valutazioni qualitative; ritiene essenziale che, in sede di valutazione dei singoli progetti finanziati dai fondi SIE negli insediamenti rom emarginati, la Commissione richieda non solo risultati quantitativi, ma anche risultati qualitativi concreti che meglio rispecchiano la realtà sul campo; invita inoltre la Commissione a iniziare a monitorare e a valutare i progetti basandosi innanzitutto sulle proprie osservazioni derivanti dalle visite in loco, al fine di ridurre la sua dipendenza dalle informazioni provenienti dai governi e da quanto riferito dai media e di rafforzare il controllo del bilancio dell'UE; sottolinea altresì, a tale proposito, la necessità di rafforzare il dipartimento dell'Agenzia per i diritti fondamentali dedicato ai rom tramite l'assunzione di ricercatori rom;

23.  chiede che la Commissione e il Parlamento effettuino regolari missioni per esaminare la situazione dei rom che vivono negli insediamenti in diversi Stati membri, ove possibile periodicamente, al fine di contribuire alla sensibilizzazione dei responsabili politici e dell'opinione pubblica, di permettere lo scambio di informazioni tra gli Stati membri e le autorità competenti sulle sfide che i rom devono affrontare, nonché di consentire lo scambio di buone pratiche e il coordinamento a livello europeo;

24.  sottolinea che la Commissione deve agire con fermezza in veste di custode dei trattati per garantire la piena e corretta attuazione del diritto dell'UE e per intraprendere azioni appropriate e tempestive laddove gli Stati membri non si adoperino in tal senso, in particolare per quanto riguarda le violazioni dei diritti dei cittadini dell'UE, compresi quelli dei rom; rileva che le procedure di infrazione, come quelle avviate a seguito della segregazione scolastica degli alunni rom, non hanno portato all'effettiva eliminazione delle cause di discriminazione; è fermamente convinto che la Commissione debba fare tutto ciò che è in suo potere per prevenire le violazioni dei diritti umani e dei valori fondamentali dell'UE, evitando innanzitutto in modo efficace l'impiego di fondi UE per sostenere pratiche discriminatorie negli Stati membri; invita pertanto la Commissione a istituire un meccanismo di allarme rapido per segnalare il rischio di abuso o uso improprio dei fondi SIE e di altri fondi dell'UE destinati ad affrontare la situazione dei rom che vivono negli insediamenti emarginati; ritiene che l'inazione e la mancanza di impegno di alcuni Stati membri nel risolvere la questione dei rom che vivono negli insediamenti e nell'eliminare gli ostacoli strutturali e burocratici possano configurarsi come una violazione dei valori fondanti dell'UE sanciti dall'articolo 2 TUE, ossia la dignità umana, l'uguaglianza e il rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze; invita il Consiglio e la Commissione a indagare sulla situazione dei rom che vivono negli insediamenti emarginati, al fine di determinare se tali insediamenti e le loro condizioni rappresentino un chiaro rischio di grave violazione dei trattati UE;

25.  invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare l'impegno attivo e la partecipazione significativa dei rom, in particolare delle donne, dei giovani e di altri gruppi sottorappresentati, nello sviluppo, nell'attuazione e nel monitoraggio delle politiche pubbliche e dei progetti destinati ai rom a livello unionale, nazionale, regionale e locale, affinché possano essere attivamente coinvolti nella definizione del futuro dell'UE e possano contribuire a modificare la percezione nelle società dell'UE; ritiene che la partecipazione e la leadership dei rom dovrebbe costituire un obiettivo qualitativo nell'ambito dei quadri strategici nazionali per i rom; è del parere che sarebbe opportuno incoraggiare la presenza di amministratori rom eletti nei consigli comunali come esempio di buona prassi per promuovere l'inclusione sociale e la partecipazione democratica dei rom;

26.  rileva che una parte consistente della popolazione rom lotta contro la povertà, l'esclusione sociale e l'accesso limitato all'occupazione o a servizi quali l'istruzione, l'assistenza sanitaria, gli alloggi e altri, anche a causa dell'antiziganismo e della discriminazione strutturale; invita la Commissione e gli Stati membri a combattere l'antiziganismo in tutti i settori della società attraverso misure legislative e politiche efficaci sia negli Stati membri che nei paesi dell'allargamento; invita gli Stati membri a integrare la lotta contro il razzismo e l'antiziganismo in tutti i principi del pilastro europeo dei diritti sociali, poiché si tratta di un fattore strutturale essenziale dell'esclusione dei rom; evidenzia la necessità di porre fine a qualsiasi forma di antiziganismo strutturale e istituzionale, segregazione e discriminazione nell'istruzione, nell'occupazione, nella sanità, nel settore degli alloggi e nell'accesso alla protezione sociale e ad altri servizi; ritiene che la lotta all'antiziganismo sia una questione orizzontale che dovrebbe essere presa in considerazione in tutti i settori pertinenti delle politiche dell'UE; invita la Commissione a rafforzare l'attuazione della direttiva sull'uguaglianza razziale e gli Stati membri a elaborare e attuare piani nazionali efficaci e ambiziosi contro il razzismo e la discriminazione razziale, con particolare attenzione a tutte le forme di razzismo, compreso l'antiziganismo, ispirandosi ai principi guida comuni adottati dalla Commissione; invita gli Stati membri a fissare obiettivi chiari e misurabili per la lotta contro la discriminazione e contro i discorsi e i reati di matrice antizigana, in linea con la decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia; sollecita inoltre il Consiglio a sbloccare i negoziati sulla direttiva orizzontale antidiscriminazione(23), un presupposto fondamentale per il conseguimento dell'uguaglianza nell'UE;

27.  sottolinea la necessità di riconoscere il patrimonio culturale e linguistico dei rom e incoraggia la Commissione e gli Stati membri a preservare e promuovere la cultura rom e la sensibilizzazione del pubblico attraverso programmi e mezzi di comunicazione ai rispettivi livelli, contribuendo in tal modo alla diversità della comunità dell'UE;

28.  esorta la Commissione a intensificare gli sforzi per eliminare gradualmente gli insediamenti rom emarginati in tutta l'Unione, lanciando un piano d'azione dell'UE per l'eliminazione degli insediamenti rom entro il 2030, con l'obiettivo di rafforzare l'uso degli strumenti politici e finanziari esistenti; sottolinea che tale piano d'azione dell'UE dovrebbe fornire orientamenti, definire priorità e obiettivi concreti e prevedere una componente di cooperazione transnazionale e di scambio di pratiche positive tra gli Stati membri;

29.  sottolinea che le questioni relative ai rom che vivono negli insediamenti sono intersettoriali e richiedono l'attenzione e il coinvolgimento coordinato di vari commissari e direzioni generali a livello dell'UE; chiede pertanto la creazione del ruolo di coordinatore della Commissione per l'inclusione e l'uguaglianza dei rom, incaricato di monitorare in modo esaustivo i progressi compiuti grazie a tutti i pertinenti strumenti politici e di collaborare direttamente con le comunità rom onde riferire la realtà delle loro situazioni e le loro preoccupazioni alla task force della Commissione sull'uguaglianza nonché, tra gli altri, ai punti di contatto nazionali per i rom, all'Agenzia per i diritti fondamentali, alla rete EURoma, alla piattaforma europea per i rom e al gruppo ad alto livello sulla non discriminazione, l'uguaglianza e la diversità, nell'ottica di creare sinergie e ottenere l'uguaglianza, l'inclusione e la partecipazione della popolazione rom nell'UE;

30.  chiede analogamente l'istituzione del ruolo di coordinatore del Parlamento europeo per l'inclusione dei rom, ricoperto da uno dei vicepresidenti del Parlamento, che si adoperi per garantire l'integrazione delle questioni relative ai rom nelle pertinenti attività politiche e legislative del Parlamento; chiede al contempo l'istituzione di una rete per l'integrazione delle questioni relative ai rom, presieduta e coordinata dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e composta da un rappresentante di ciascuna commissione del Parlamento, al fine di completare e rafforzare il lavoro del coordinatore, producendo un effetto sinergico nel garantire che le questioni interconnesse e complesse che la comunità rom deve affrontare siano trattate con un approccio globale e orizzontale; ritiene che sia il coordinatore sia la rete per l'integrazione delle questioni relative ai rom del Parlamento dovrebbero collaborare strettamente con il suo intergruppo Antirazzismo e diversità;

31.  sottolinea le ulteriori sfide e la necessità di rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri per quanto concerne la libera circolazione delle persone all'interno dell'UE e la situazione dei rom in fuga dalla guerra in Ucraina; invita gli Stati membri ad adottare misure efficaci contro la segregazione dei migranti rom all'interno dell'UE e dei rifugiati rom dall'Ucraina e a proteggerli dalle espulsioni illegali e dalla discriminazione nell'accesso ai servizi essenziali, soprattutto nei settori degli alloggi, dell'istruzione e dell'occupazione; invita gli Stati membri a garantire che i rifugiati, compresi quelli della comunità rom, non siano profilati o discriminati quando richiedono la protezione temporanea ai sensi della direttiva sulla protezione temporanea e non siano costretti a chiedere asilo, nonché a coinvolgere le organizzazioni della società civile nel garantire che tutti coloro che fuggono dall'Ucraina beneficino equamente dell'assistenza in natura e di trasporti e alloggi gratuiti; invita gli Stati membri a intensificare gli sforzi per garantire che la registrazione dei certificati di nascita dei bambini rom sia adeguatamente applicata onde porre fine all'apolidia infantile tra le comunità rom in tutta l'UE;

32.  prende atto del piano d'azione strategico del Consiglio d'Europa per l'inclusione dei rom e dei nomadi (2020-2025); invita la Commissione e gli Stati membri a unire ulteriormente i loro sforzi con il Consiglio d'Europa per promuovere le pari opportunità, la diversità e l'inclusione sociale e per combattere la discriminazione e l'antiziganismo;

33.  sottolinea che programmi e strumenti quali Erasmus Plus e la garanzia per i giovani offrono opportunità ai giovani provenienti da contesti svantaggiati, come pure ai rom e alle loro organizzazioni;

o
o   o

34.  incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22.
(2) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(3) GU L 312 del 22.11.2008, pag. 3.
(4) GU L 328 del 6.12.2008, pag. 55.
(5) GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 112.
(6) GU C 468 del 15.12.2016, pag. 36.
(7) GU C 449 del 23.12.2020, pag. 2.
(8) GU C 362 dell'8.9.2021, pag. 8.
(9) GU C 385 del 22.9.2021, pag. 104.
(10) GU C 456 del 10.11.2021, pag. 145.
(11) GU C 474 del 24.11.2021, pag. 146.
(12) Testi approvati, P9_TA(2022)0120.
(13) GU C 93 del 19.3.2021, pag. 1.
(14) GU L 223 del 22.6.2021, pag. 14.
(15) GU L 212 del 7.8.2001, pag. 12.
(16) Dichiarazione della FEANTSA dal titolo "The Housing Situation for Roma in the EU Remains Difficult" (La situazione abitativa dei Rom nell'UE rimane difficile).
(17) Relazione speciale n. 14/2016 della Corte dei conti europea.
(18) Bollettino della FRA dal titolo "Coronavirus pandemic in the EU – Impact on Roma and Travellers" (Pandemia di coronavirus nell'UE – Impatto su rom e nomadi).
(19) Nota informativa della rete europea sull'apolidia dal titolo "Stateless people and people at risk of statelessness forcibly displaced from Ukraine" (Apolidi e persone a rischio di apolidia sfollati con la forza dall'Ucraina).
(20) Articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti umani.
(21) Documento di sintesi dell'Unicef dal titolo "The Right of Roma Children to Education" (Il diritto dei bambini rom all'istruzione).
(22) Direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive, (GU L 312 del 22.11.2008, pag. 3).
(23) Proposta di direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale.

Ultimo aggiornamento: 26 gennaio 2023Note legali - Informativa sulla privacy