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Procedura : 2023/2643(RSP)
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RC-B9-0219/2023

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CRE 20/04/2023 - 8.12
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Giovedì 20 aprile 2023 - Strasburgo
Depenalizzazione universale dell'omosessualità, alla luce dei recenti sviluppi in Uganda
P9_TA(2023)0120RC-B9-0219/2023

Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2023 sulla depenalizzazione universale dell'omosessualità, alla luce dei recenti sviluppi in Uganda (2023/2643(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti umani,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–  vista la Convenzione americana sui diritti dell'uomo,

–  vista la Convenzione europea dei diritti dell'uomo,

–  visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici,

–  vista la risoluzione sulla protezione contro la violenza e altre violazioni dei diritti umani nei confronti delle persone basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere reali o presunti, adottata nella 55a sessione ordinaria della Commissione africana dei diritti dell'uomo e dei popoli che si è tenuta a Luanda, in Angola, dal 28 aprile al 12 maggio 2014,

–  vista la dichiarazione comune sulla fine degli atti di violenza e delle violazioni relative ai diritti umani basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere firmata da 85 paesi in sede di Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite il 22 marzo 2011,

–  visti i principi di Yogyakarta sull'applicazione del diritto internazionale in materia di diritti umani in relazione all'orientamento sessuale e all'identità di genere,

–  vista la relazione dell'esperto indipendente per la protezione dalla violenza e dalla discriminazione fondate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere dell'11 maggio 2018,

–  visti i lavori del gruppo ristretto LGBTI delle Nazioni Unite, in particolare la sua dichiarazione del 19 marzo 2023 con la quale invita il Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite a integrare meglio i diritti umani LGBTI nel suo mandato internazionale in materia di pace e di sicurezza,

–  vista la risoluzione 70/1 delle Nazioni Unite dal titolo "Transforming our world: the 2030 Agenda for Sustainable Development" (Trasformare il nostro mondo: l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile) (Agenda 2030), adottata in occasione del vertice delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile tenutosi a New York il 25 settembre 2015 e che stabilisce gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS),

–  vista la decisione del Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione contro le donne (CEDAW) del 2022 nella causa Rosanna Flamer-Caldera/Sri Lanka,

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, del 25 marzo 2020, dal titolo "Piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia 2020-2024" (JOIN(2020)0005),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 12 novembre 2020, dal titolo "Unione dell'uguaglianza: strategia per l'uguaglianza LGBTIQ 2020-2025" (COM(2020)0698),

–  visti l'accordo di partenariato tra il gruppo di Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) e l'UE (accordo di Cotonou) del 2000 e le disposizioni e gli impegni in materia di diritti umani ivi contenuti, in particolare l'articolo 8, paragrafo 4, l'articolo 9, l'articolo 31 bis, lettera e), e l'articolo 96, nonché l'articolo 65,

–  visti gli orientamenti dell'UE per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTIQ), adottati il 24 giugno 2013,

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di pena di morte, adottati il 12 aprile 2013,

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani sulla non discriminazione nell'azione esterna, adottati dal Consiglio il 18 marzo 2019,

–  visto il regolamento (UE) 2020/1998 del Consiglio, del 7 dicembre 2020, relativo a misure restrittive contro gravi violazioni e abusi dei diritti umani(1),

–  visto il trattato sull'Unione europea (TUE), in particolare gli articoli 21 e 26,

–  vista l'agenda 2023-2025 in materia di diversità e inclusione in seno al Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), adottata il 6 marzo 2023,

–  visto il disegno di legge dell'Uganda contro l'omosessualità del 21 marzo 2023,

–  vista la Costituzione dell'Uganda del 1995,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Uganda,

–  vista la dichiarazione resa il 29 marzo 2023 dagli esperti delle Nazioni Unite, nella quale condannano la vergognosa legislazione anti-LGBT in Uganda,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 22 marzo 2023 dall'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk,

–  visto l'articolo 132, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti;

B.  considerando che la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo difende la dignità intrinseca e la parità di diritti di tutti gli esseri umani senza alcuna distinzione, compresi i diritti inalienabili alla vita, alla libertà, alla sicurezza personale e alla protezione dalla discriminazione, alla libertà dall'arresto o dalla detenzione arbitrari e al rispetto della vita privata;

C.  considerando che in molte culture antiche, comprese in quelle africane, sono tradizionalmente presenti diverse forme di sessualità e identità di genere;

D.  considerando che la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli stabilisce che "Ogni persona ha diritto al godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti e garantiti nella presente Carta senza alcuna distinzione" (articolo 2), che "Tutte le persone beneficiano di una totale eguaglianza di fronte alla legge" e "Tutte le persone hanno diritto ad una eguale protezione davanti alla legge" (articolo 3), e che "Ogni essere umano ha diritto al rispetto della sua vita e all'integrità fisica e morale della sua persona" e "Nessuno può essere arbitrariamente privato di questo diritto" (articolo 4);

E.  considerando che il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR) riconosce il diritto alla vita come un diritto umano fondamentale e afferma esplicitamente che la pena di morte non dovrebbe essere imposta per reati non violenti o per reati commessi da individui che avevano meno di diciotto anni al momento del reato; che l'ICCPR vieta la discriminazione basata sull'orientamento sessuale e che l'imposizione della pena di morte per le relazioni tra persone dello stesso sesso viola tale principio;

F.  considerando che 61 paesi nel mondo, principalmente in Africa, in Medio Oriente e in Asia, criminalizzano per legge l'omosessualità e l'identità transgender; che altri due paesi di fatto le configurano come reato; che in Qatar, Arabia Saudita, Afghanistan, Iran, Yemen, Somalia, Emirati Arabi Uniti, Brunei, Nigeria settentrionale, Mauritania e Pakistan è prevista la pena di morte per gli atti sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso;

G.  considerando che le leggi che configurano come reato le relazioni sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso violano i diritti umani fondamentali protetti a livello internazionale;

H.  considerando che esiste un movimento globale a favore della depenalizzazione dell'omosessualità e dell'identità transgender, visto che il numero dei paesi che criminalizzano gli atti sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso è diminuito da 113 nel 1990 a 64 nel 2023; che tale movimento è alimentato da una crescente consapevolezza del fatto che le leggi che configurano come reato l'omosessualità e l'identità transgender sono discriminatorie e violano i diritti umani fondamentali e che il progresso della società esige parità di accesso ai diritti; che tale slancio induce a sperare che il mondo sta andando verso un futuro più giusto e più equo, in cui tutti gli individui saranno liberi di godere dei propri diritti senza temere discriminazioni o persecuzioni;

I.  considerando che nell'aprile 2023 le Isole Cook sono diventate l'ultimo paese a depenalizzare l'omosessualità modificando la Legge sui reati; che all'inizio del 2023 Singapore ha depenalizzato gli "atti indecenti tra uomini" modificando il proprio Codice penale;

J.  considerando che in molti casi recenti la depenalizzazione delle relazioni consensuali tra persone dello stesso sesso ha fatto seguito a decisioni giudiziarie, quali la sentenza orale della Corte Suprema delle Barbados del dicembre 2022 e la sentenza della Corte Suprema dei Caraibi orientali dell'agosto 2022;

K.  considerando che il 21 marzo 2023 il parlamento ugandese ha adottato il disegno di legge contro l'omosessualità (in appresso "il disegno di legge"); che tale disegno di legge prevede l'applicazione della pena capitale per il reato di "omosessualità aggravata", l'ergastolo per il reato di "omosessualità", fino a 14 anni di reclusione per "tentata omosessualità" e fino a 20 anni di reclusione per "promozione dell'omosessualità"; che il disegno di legge comporta la completa censura delle tematiche LGBTIQ, anche per le organizzazioni della società civile che svolgono opera di sensibilizzazione e attività sanitarie basate sui diritti umani; che il nuovo disegno di legge contrasta con le disposizioni costituzionali dell'Uganda, che sanciscono l'uguaglianza e la non discriminazione universali;

L.  considerando che nel 2009, 2012, 2013 e 2014 sono già stati proposti disegni di legge analoghi che vietano la promozione dell'omosessualità e di atti omosessuali, il che denota una sistematica propensione a usare le persone LGBTIQ come capro espiatorio; che i politici e i leader religiosi nazionali e stranieri svolgono un ruolo centrale nell'istigare la retorica dell'incitamento all'odio contro le persone LGBTIQ in Uganda; che, a seguito dell'adozione del disegno di legge in parola, si sta già assistendo a una recrudescenza della violenza verbale e fisica;

M.  considerando che il presidente Museveni ha rilasciato dichiarazioni incendiarie; che non ha ancora promulgato il disegno di legge;

N.  considerando che, nel solo febbraio 2023, più di 110 persone LGBT in Uganda hanno segnalato incidenti, tra cui arresti, violenze sessuali, sfratti e svestizioni pubbliche in pubblico;

O.  considerando che l'Uganda è parte dell'ICCPR dal 1995;

P.  considerando che l'UE è il principale partner per la cooperazione allo sviluppo dell'Uganda; che il programma indicativo pluriennale dell'UE per l'Uganda per il periodo 2021-2024 dispone di un bilancio totale di 375 milioni di EUR;

Q.  considerando che il nuovo regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani, nell'ambito del piano d'azione dell'Unione sui diritti umani e la democrazia, le consente di contrastare gravi violazioni e abusi dei diritti umani in tutto il mondo, a prescindere dal luogo in cui si verificano, tra cui casi di uccisioni arbitrarie e di trattamenti o pene disumani o degradanti;

R.  considerando che la situazione in Uganda rischia di avere effetti negativi nella regione e che il Kenya, il Niger e la Tanzania hanno presentato disegni di legge analoghi;

S.  considerando che tutti gli Stati membri dell'UE hanno ripetutamente dichiarato la loro ferma opposizione alla pena di morte sempre e comunque, ritenendo che essa costituisca un trattamento disumano e degradante e contrario alla dignità umana; che gli Stati membri si sono impegnati a sostenere incessantemente la totale abolizione della pena capitale;

T.  considerando che tutti gli Stati membri dell'UE hanno condannato in modo inequivocabile le leggi, le politiche e le pratiche discriminatorie, tra cui la criminalizzazione delle relazioni omosessuali consenzienti tra adulti o delle identità transgender; che gli Stati membri hanno invitato l'UE ad adoperarsi per depenalizzare l'omosessualità e l'identità transgender; che il Parlamento ha ripetutamente invitato i paesi terzi a procedere alla depenalizzazione quale strategia per garantire l'indivisibilità e l'esercizio di tutti i diritti umani da parte di tutte le persone LGBTIQ;

U.  considerando che l'articolo 21 TUE stabilisce che "l'azione dell'Unione sulla scena internazionale deve essere guidata dai principi che ne hanno informato la creazione, lo sviluppo e l'allargamento", in particolare "democrazia, stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti umani e delle libertà fondamentali, rispetto della dignità umana, principi di uguaglianza e di solidarietà e rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale";

V.  considerando che la politica estera e di sicurezza comune dell'UE è intesa a sviluppare e consolidare la democrazia e lo Stato di diritto, come pure il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

W.  considerando che il consenso europeo in materia di sviluppo impegna l'UE e i suoi Stati membri ad attuare un approccio alla cooperazione allo sviluppo basato sui diritti, che includa tutti i diritti umani;

X.  considerando che il regime dell'UE "Tutto tranne le armi" (EBA) elimina dazi e contingenti per tutte le importazioni di merci (eccettuate armi e munizioni) che entrano nell'UE dai paesi meno sviluppati; che l'UE può revocare le preferenze del regime EBA per violazioni gravi e sistematiche dei principi sanciti dalle convenzioni internazionali sui diritti umani fondamentali e sui diritti del lavoro, come le violazioni sistematiche dei diritti umani;

Recenti sviluppi in Uganda

1.  condanna con la massima fermezza il disegno di legge adottato il 21 marzo 2023 dal parlamento ugandese, che inasprisce le condanne e amplia l'ambito di applicazione della legislazione ugandese che criminalizza l'omosessualità e l'identità transgender; ritiene che la sua adozione costituisca una grave violazione della Costituzione ugandese e degli obblighi internazionali che incombono all'Uganda in virtù della Carta africana e dell'architettura del diritto internazionale delle Nazioni Unite, quali la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, l'ICCPR e la Carta delle Nazioni Unite; evidenzia che il disegno di legge in questione è altresì contrario agli impegni politici del paese in materia di sviluppo sostenibile, in particolare gli OSS 3, 5, 10 e 16, ed espone attivamente a grave rischio i diritti, la salute e la sicurezza delle persone;

2.  è allarmato per il fatto che soltanto due legislatori su 389 hanno votato contro il disegno di legge; deplora le osservazioni del Presidente Museveni, che ha ulteriormente contribuito alla retorica di odio nei confronti delle persone LGBTIQ; esprime preoccupazione per il numero di politici, leader religiosi e personalità dei media che istigano all'odio; considera grave che la maggioranza della classe politica ugandese additi le persone LGBTIQ come capri espiatori, uno sviluppo che incide sui principi della democrazia, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani riconosciuti a livello internazionale; è del parere che la promulgazione del disegno di legge in questione metterebbe inevitabilmente a dura prova le relazioni tra l'UE e l'Uganda e obbligherebbe l'Unione a riorientare la sua attenzione;

3.  ricorda al governo ugandese i suoi obblighi a norma del diritto internazionale e dell'accordo di Cotonou, che invita al rispetto dei diritti umani universali e delle libertà fondamentali;

4.  esprime sostegno e ammirazione nei confronti dei parlamentari ugandesi e dei rappresentanti della società civile che hanno avuto il coraggio di opporsi e di esprimersi pubblicamente contro il disegno di legge;

5.  ritiene che la gravità della situazione giustifichi la più risoluta risposta e condanna istituzionale e meriti una reazione ai massimi livelli della diplomazia dell'UE;

6.  ricorda che il disegno di legge in parola è soltanto l'ultimo passo dell'Uganda sulla via preoccupante che percorre da diversi anni, in un contesto di intensificazione della retorica omofoba tra politici, leader religiosi e altre personalità della società ugandese, con una pressione sempre maggiore sulla società civile e una recrudescenza dell'incitamento all'odio anti-LGBTIQ promosso dallo Stato, che incita all'odio e alla violenza; condanna tali manifestazioni di fanatismo, pregiudizio e discriminazione nel XXI secolo;

7.  ricorda inoltre che la violenza sessuale contro le donne e le ragazze è un fenomeno diffuso in Uganda e che esiste una correlazione tra l'odio e la violenza nei confronti delle persone LGBTIQ e la violenza contro le donne e la mancanza di parità di genere;

8.  rammenta che l'Uganda è stata un precursore nella lotta contro l'HIV e la relativa stigmatizzazione; ricorda che, nel 2021, la prevalenza dell'HIV tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini era del 12,7 %; osserva con preoccupazione che tale prevalenza è notevolmente superiore a quella degli uomini eterosessuali, oltre che superiore alla media nazionale; sottolinea che la legge non dovrebbe essere utilizzata per negare ai cittadini ugandesi il diritto ai servizi e ai medicinali per l'HIV e invita il governo a fornire un migliore accesso a tali servizi e medicinali; fa riferimento alle prove inconfutabili presentate dall'UNAIDS, secondo cui le leggi che criminalizzano allontanano le comunità dai servizi salvavita;

9.  deplora e condanna fermamente la decisione dell'Ufficio nazionale ugandese per le organizzazioni non governative, del 5 agosto 2022, di chiudere Sexual Minorities Uganda, la principale organizzazione del paese per i diritti delle persone LGBTIQ; esprime fermo sostegno a Frank Mugisha, fondatore e leader di tale organizzazione, che ha dedicato la sua vita alla lotta per i diritti delle persone LGBTIQ in Uganda;

La situazione della depenalizzazione nel mondo

10.  condanna senza mezzi termini tutte le leggi, le pratiche e le posizioni ufficiali che criminalizzano l'omosessualità e l'identità transgender;

11.  ritiene che tali leggi siano assolutamente contrarie al diritto internazionale in materia di diritti umani e violino i diritti umani delle persone LGBTIQ, tra cui il diritto alla vita, alla riservatezza, alla libertà, alla sicurezza e alla salute, nonché la libertà di espressione, di riunione pacifica e di associazione; è del parere che la criminalizzazione dell'omosessualità e dell'identità transgender crei una situazione di apartheid privando una parte della popolazione della protezione dello Stato e del diritto, indipendentemente dalle pene irrogate;

12.  insiste sul fatto che, vietandone l'esistenza, la criminalizzazione dell'omosessualità e dell'identità transgender rende le persone LGBTIQ un bersaglio, aumenta il rischio che siano ricattate dalle autorità o da altri cittadini e incoraggia l'incitamento all'odio, i reati generati dall'odio e la discriminazione nei loro confronti;

13.  ricorda i rischi per la salute imputabili alla criminalizzazione dell'omosessualità e dell'identità transgender, dal momento che la criminalizzazione ostacola le politiche sanitarie locali e impedisce alle persone LGBTIQ di accedere a informazioni affidabili sulla loro salute, in particolare sulla loro positività o negatività all'HIV e sulla prevenzione, lo screening, il tracciamento e le cure correlati;

14.  ribadisce la propria ferma contrarietà alla pena capitale, sempre e comunque; ritiene che essa costituisca un trattamento disumano e degradante, contrario alla dignità umana;

15.  accoglie con favore la positiva tendenza internazionale verso la depenalizzazione dell'omosessualità, con 49 Stati membri delle Nazioni Unite che hanno intrapreso riforme giuridiche negli ultimi 30 anni, in particolare il Mozambico nel 2015, il Belize e le Seychelles nel 2016, Trinidad e Tobago e l'India nel 2018, il Botswana nel 2019, il Gabon nel 2020, l'Angola e il Bhutan nel 2021, Antigua e Barbuda, Singapore e le Barbados nel 2022 e le Isole Cook nel 2023; ricorda, tuttavia, che vi sono anche paesi in cui le leggi che criminalizzano i comportamenti omosessuali sono state inasprite o reintrodotte, come in Ciad, Brunei, Nigeria e, da ultimo, in Uganda, il che evidenzia la necessità di un movimento universale a favore della depenalizzazione; rammenta casi precedenti in cui gli organi delle Nazioni Unite hanno presentato ricorso legale contro la criminalizzazione, come il Consiglio dei diritti umani nella causa Toonen/Australia del 1994 e la CEDAW nella causa Rosanna Flamer-Caldera/Sri Lanka del 2022;

16.  ricorda che la promozione degli OSS è una responsabilità comune dei 193 Stati membri delle Nazioni Unite che li hanno sottoscritti, compreso l'Uganda, e che essi devono mantenere fede all'obiettivo di "non lasciare indietro nessuno"; riconosce il legame intrinseco tra il rispetto dei diritti umani delle persone LGBTIQ e gli OSS e ritiene che qualsiasi pratica discriminatoria, in particolare quella che prevede la pena di morte, sia in radicale contrasto con tali obiettivi;

17.  respinge la narrazione sviluppata da alcuni leader politici e religiosi secondo cui l'omosessualità e l'identità transgender sarebbero concetti occidentali; ricorda che la maggior parte delle leggi che criminalizzano l'omosessualità e l'identità transgender nel mondo trae origine dalle leggi delle potenze colonizzatrici occidentali; deplora la diffusione di propaganda anti-LGBTIQ da parte di qualsiasi attore straniero, compresi quelli con sede in Europa, attivo in Uganda; condanna inoltre, a tale riguardo, il ruolo significativo svolto in Uganda e altrove dalle organizzazioni e dai predicatori evangelici statunitensi nel promuovere la legislazione anti-LGBTIQ e nel diffondere disinformazione dannosa;

18.  respinge la narrazione secondo cui la depenalizzazione dell'omosessualità e dell'identità transgender sarebbe contraria a principi religiosi fondamentali o ostacolerebbe la libertà di religione; apprezza, a tale proposito, le dichiarazioni del Pontefice del 24 gennaio 2023, in cui afferma che le leggi che criminalizzano l'omosessualità e l'identità transgender sono "ingiuste" e che "non è reato essere omosessuali";

19.  esprime preoccupazione per gli attuali movimenti retorici anti-diritti, anti-gender e anti-LGBTIQ a livello globale, alimentati da alcuni leader politici e religiosi in tutto il mondo, anche nell'UE; ritiene che tali movimenti ostacolino notevolmente gli sforzi volti a conseguire la depenalizzazione universale dell'omosessualità e dell'identità transgender, in quanto legittimano la retorica secondo cui le persone LGBTIQ sono un'ideologia anziché esseri umani; condanna fermamente la diffusione di tale retorica da parte di alcuni influenti leader politici e governi nell'UE, come nel caso di Ungheria, Polonia e Italia;

20.  esprime preoccupazione per l'adozione delle cosiddette leggi contro la propaganda gay in alcuni paesi, che contribuiscono a una cultura dell'intolleranza e della discriminazione, e lancia l'allarme per il modo in cui tali leggi possono avere ripercussioni in altri paesi, aprendo la strada all'adozione di misure più severe, quali la criminalizzazione dei rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso e altri aspetti relativi all'orientamento sessuale, all'identità e all'espressione di genere e alle caratteristiche sessuali; osserva che recenti ricerche dimostrano che le teorie complottiste e la disinformazione sono sempre più popolari in molti Stati membri dell'UE; esprime preoccupazione per il fatto che l'odio, la cospirazione e la disinformazione online portano alla violenza offline e possono costare vite umane; è preoccupato per il fatto che, secondo una ricerca condotta dall'Associazione internazionale lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali(2), il 2022 è stato l'anno più violento per la comunità LGBTIQ a causa dell'incitamento all'odio e della disinformazione;

21.  esprime preoccupazione per la crescente tendenza alla criminalizzazione delle persone LGBTIQ in alcune parti dell'Africa, come in Ghana, Niger e Kenya, dove disegni di legge simili a quello ugandese sono stati proposti dai rispettivi parlamenti e sono al vaglio di questi ultimi, e per la probabilità che la promulgazione del disegno di legge ugandese abbia un impatto significativo sull'esito di tali disegni di legge;

22.  elogia il lavoro svolto dalle organizzazioni della società civile di base impegnate sul fronte dei diritti umani in tutto il mondo, che si adoperano instancabilmente per proteggere e difendere le persone LGBTIQ e lottare contro la stigmatizzazione e i pregiudizi, talvolta a scapito della sicurezza dei loro membri; ritiene che gli Stati membri e l'UE dovrebbero sostenere tali organizzazioni e attivisti della società civile, anche sotto il profilo finanziario;

23.  ricorda che la protezione dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali in tutto il mondo è una priorità per l'UE e che la depenalizzazione universale dell'omosessualità e dell'identità transgender è un obiettivo che l'UE dovrebbe continuare a perseguire fintantoché sarà necessario;

Appello ad agire

24.  chiede la depenalizzazione universale dell'omosessualità e dell'identità transgender;

25.  chiede l'abolizione universale della pena di morte;

26.  esorta i 63 paesi che non l'hanno ancora fatto a conformarsi al diritto internazionale e ad adottare tutte le misure necessarie, legislative o di altro tipo, per garantire che l'orientamento sessuale e l'identità di genere non siano più passibili di sanzioni penali;

27.  invita il presidente ugandese Yoweri Museveni a non promulgare il disegno di legge e a rifiutarsi categoricamente di dare il suo assenso a qualsiasi iniziativa analoga in futuro, scoraggiando ulteriori tentativi in tal senso; esorta le autorità ugandesi a promuovere i principi di tolleranza, accettazione e rispetto dei diritti umani e a rivedere qualsiasi legge che criminalizzi l'omosessualità e l'identità transgender, in particolare ai sensi degli articoli 145 e 146 del codice penale; invita le autorità ugandesi a indagare, perseguire e punire tutti gli attacchi basati sull'odio contro individui e organizzazioni a seguito dell'adozione del disegno di legge e a porre fine alle azioni di ritorsione nei confronti delle organizzazioni della società civile coinvolte nella difesa dei diritti umani e delle persone LGBTIQ, come le irruzioni o il blocco dei conti bancari, essendo questi ultimi fondamentali per fornire servizi a livello di comunità;

28.  invita la Commissione e il servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) a utilizzare tutti i mezzi diplomatici, giuridici e finanziari necessari a loro disposizione per convincere il presidente ugandese ad astenersi dal firmare il disegno di legge approvato dal parlamento ugandese; invita inoltre l'UE ad avvalersi pienamente ed efficacemente del dialogo politico previsto dall'articolo 8 dell'accordo di Cotonou, nonché dello strumentario per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (strumentario LGBT) e delle linee guida che lo accompagnano, nel suo dialogo con le autorità ugandesi, al fine di contribuire a promuovere i diritti umani in Uganda, a depenalizzare l'omosessualità, a ridurre la violenza e la discriminazione e a proteggere i difensori dei diritti umani delle persone LGBT;

29.  esorta l'esperto indipendente delle Nazioni Unite sulla protezione contro la violenza e la discriminazione basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere a interagire con celerità con il presidente e con il parlamento della Repubblica dell'Uganda, gli attivisti LGBTIQ+ e le autorità ugandesi al fine di ottenere un accesso illimitato al paese;

30.  se il disegno di legge dovesse essere firmato dal presidente ugandese:

   invita la Commissione a prendere in considerazione la possibilità di revocare le preferenze EBA per l'Uganda a norma dell'articolo 19 del regolamento (UE) n. 978/2012(3) sulla base di gravi e sistemiche violazioni dei diritti umani,
   chiede un'azione immediata nell'ambito della clausola sugli "elementi essenziali" dell'accordo di Cotonou,
   invita il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/HR) a prendere in considerazione l'attivazione del regime di sanzioni globali dell'UE in materia di diritti umani, in quanto si applica esattamente alle violazioni o agli abusi previsti dal disegno di legge,
   insiste sul fatto che le decisioni prese e le sanzioni adottate in relazione all'Uganda dovrebbero, in via prioritaria, prendere di mira e colpire i leader politici e religiosi che hanno istigato e sostenuto il disegno di legge; esorta la Commissione a orientare la sua cooperazione e il suo sostegno verso il rafforzamento delle organizzazioni ugandesi per i diritti LGBTIQ e per i diritti umani e invita il SEAE, la delegazione dell'UE in Uganda e le ambasciate degli Stati membri in Uganda a sostenere i membri della comunità, i partner e gli alleati mediante un pacchetto di sostegno mirato per le persone LGBTIQ,
   invita il SEAE a intensificare gli sforzi per garantire che i difensori dei diritti umani ugandesi abbiano accesso a finanziamenti, sostegno, protezione, ricollocazione, visti e alloggi, ove opportuno, in linea con gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani;

31.  invita la Commissione, sotto la supervisione del VP/AR, a mobilitare tutte le politiche esterne dell'UE per raggiungere l'obiettivo di definire una strategia dell'UE per la depenalizzazione universale dell'omosessualità e dell'identità transgender, che includa le seguenti misure:

   creare un'ampia coalizione di quanti intendono sostenere tali sforzi all'interno della comunità internazionale, concentrandosi su strumenti internazionali quali le risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite,
   rendere la depenalizzazione un requisito per l'accesso al sistema di preferenze generalizzate, compreso il sistema EBA, e rimuovere dall'elenco dell'EBA tutti i paesi che continuano a configurare come reato gli atti sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso,
   prendere in considerazione la possibilità di inserire nei suoi accordi di partenariato internazionali una clausola di non regresso in materia di diritti umani, attraverso la quale un partenariato, compresi i suoi aspetti finanziari, potrebbe essere sospeso qualora un paese partner regredisca sulla protezione dei diritti umani, anche criminalizzando l'omosessualità o l'identità transgender,
   affrontare sistematicamente la questione della depenalizzazione degli atti sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso e delle diverse identità di genere, nonché la questione dell'assistenza affermativa di genere nei vertici UE-Unione africana e in ogni vertice che coinvolga i paesi interessati, e porre l'argomento al centro delle future discussioni,
   includere nel prossimo pacchetto di difesa della democrazia azioni contro i sistemi di raccomandazione basati sulle interazioni sui social media, in quanto è noto che tali sistemi amplificano l'odio e la disinformazione,
   fornire contributi proattivi e sistematici dell'UE alla revisione periodica universale di ogni paese che qualifica ancora come reato l'omosessualità e l'identità transgender, invitando i rispettivi governi ad abrogare tale legislazione,
   estendere il sostegno finanziario alle organizzazioni di base LGBTIQ e per i diritti umani con sede in paesi che criminalizzano l'omosessualità e l'identità transgender e istituire un apposito fondo dell'UE per offrire assistenza finanziaria, tecnica e legale a queste organizzazioni e agli avvocati coinvolti nella contestazione di tali leggi dinanzi ai tribunali internazionali,
   ispirarsi alla decisione del marzo 2023 sulle sanzioni basate sulla violenza sessuale e altre violazioni dei diritti delle donne per elaborare un'attivazione più sistematica del regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani nei confronti di individui ed entità responsabili di perpetuare o fomentare la violenza nei confronti delle persone LGBTIQ, in particolare nei paesi che continuano ad avere e ad applicare disposizioni penalizzanti;

32.  sottolinea l'importanza di percorsi sicuri e legali dell'UE per le persone bisognose di protezione internazionale, comprese le persone LGBTIQ in fuga da paesi in cui rischiano di essere perseguitate a causa del loro orientamento sessuale, della loro identità o espressione di genere o delle loro caratteristiche sessuali;

o
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33.  incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri dell'UE, all'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, al presidente, al governo e al parlamento dell'Uganda, tradotta anche in swahili, e alle autorità degli altri 63 paesi che configurano ancora come reato l'omosessualità e l'identità transgender.

(1) GU L 410I del 7.12.2020, pag. 1.
(2) https://www.ilga-europe.org/report/annual-review-2023/
(3) Regolamento (UE) n. 978/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, relativo all'applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate e che abroga il regolamento (CE) n. 732/2008 del Consiglio (GU L 303 del 31.10.2012, pag. 1).

Ultimo aggiornamento: 21 aprile 2023Note legali - Informativa sulla privacy