La proprietà intellettuale, industriale e commerciale

La proprietà intellettuale designa l'insieme dei diritti esclusivi riconosciuti sulle creazioni intellettuali. Si articola, da un lato, nella proprietà industriale relativa a invenzioni (brevetti), marchi, disegni e modelli industriali e indicazioni geografiche e, dall'altro, nei diritti d'autore a copertura delle opere artistiche e letterarie. Dall'entrata in vigore del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) nel 2009, l'UE ha competenza esplicita in materia di diritti di proprietà intellettuale (articolo 118).

Base giuridica

Articoli 114 e 118 TFUE.

Obiettivi

Sebbene regolamentati da diverse normative nazionali e internazionali, i diritti di proprietà intellettuale (DPI) sono anche disciplinati dalla legislazione dell'Unione europea. L'articolo 118 TFUE stabilisce che, nell'ambito dell'instaurazione o del funzionamento del mercato interno, il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, stabiliscono le misure per la creazione del diritto dell'Unione in materia di proprietà intellettuale, al fine di garantire una protezione uniforme dei diritti di proprietà intellettuale nell'UE, e per l'istituzione di regimi di autorizzazione, di coordinamento e di controllo centralizzati a livello di Unione. L'attività legislativa dell'Unione in questo settore mira principalmente ad armonizzare taluni aspetti specifici dei diritti di proprietà intellettuale attraverso la creazione di un sistema proprio, come nel caso del marchio e dei disegni dell'UE, e come avverrà per i brevetti. Molti degli strumenti dell'Unione tengono conto degli obblighi internazionali degli Stati membri, stabiliti nell'accordo di Berna e nella convenzione di Roma, nonché nell'accordo TRIPS dell'Organizzazione mondiale del commercio e nei «trattati Internet» del 1996 dell'Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (OMPI).

Risultati conseguiti

A. Armonizzazione legislativa

1. Marchi, disegni e modelli

Nell'UE, il quadro giuridico per i marchi si basa su un sistema a quattro livelli per la registrazione del marchio, che coesiste con i sistemi dei marchi nazionali armonizzati dalla direttiva sui marchi commerciali (direttiva (UE) 2015/2436 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2015, sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d'impresa). Un marchio dell'Unione europea deve presentare un carattere unitario e avere effetto equivalente in tutta l'UE. Oltre alla strada nazionale, le possibili vie per la protezione dei marchi nell'UE sono la strada del Benelux, il marchio UE, introdotto nel 1994, e la rotta internazionale. Il regolamento (UE) 2017/1001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2017, sul marchio dell'Unione europea codifica e sostituisce tutti i precedenti regolamenti CE sui marchi dell'UE. La codifica è stata eseguita a fini di chiarezza, poiché il sistema dei marchi dell'Unione è stato modificato diverse volte in modo sostanziale. L'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) è responsabile della gestione del marchio e dei disegni dell'UE. Il regolamento relativo al marchio dell'Unione europea stabilisce inoltre gli importi delle tasse dovute all'EUIPO; tali importi sono stati fissati a un livello tale da assicurare che le entrate così generate coprano le spese dell'EUIPO e integrino i sistemi dei marchi nazionali esistenti.

La direttiva 98/71/CE, del 13 ottobre 1998, ha ravvicinato le disposizioni nazionali in materia di protezione giuridica di disegni e modelli. Il regolamento (CE) n. 6/2002 del Consiglio, del 12 dicembre 2001, quale modificato, ha istituito un sistema comunitario di protezione dei disegni e dei modelli. La decisione 2006/954/CE del Consiglio e il regolamento (CE) n. 1891/2006 del Consiglio, entrambi del 18 dicembre 2006, hanno collegato il sistema di registrazione dei disegni e modelli dell'Unione al sistema internazionale di registrazione di disegni e modelli industriali dell'OMPI.

2. Diritto d'autore e diritti connessi

Il diritto d'autore garantisce che gli autori, i compositori, i registi e gli altri artisti ricevano un compenso per le loro opere e che esse siano tutelate. Le tecnologie digitali hanno cambiato profondamente le modalità di produzione e distribuzione dei contenuti creativi come pure l'accesso agli stessi. La legislazione dell'UE in materia di diritti d'autore si compone di undici direttive e due regolamenti che armonizzano i principali diritti di autori, artisti interpreti o esecutori, produttori ed emittenti. La definizione di norme a livello dell'Unione consente di ridurre le disparità nazionali, di garantire il livello di protezione necessario per stimolare la creatività e gli investimenti nella creatività, di promuovere la diversità culturale, nonché di facilitare l'accesso ai contenuti e ai servizi digitali per i consumatori e le imprese di tutto il mercato unico.

a. Diritti d'autore

La direttiva 2001/29/CE, del 22 maggio 2001, sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione ha adeguato agli sviluppi tecnologici la normativa sul diritto d'autore e i diritti connessi, ma risulta ora superata a causa degli sviluppi straordinariamente rapidi che hanno interessato il mondo digitale, tra cui la distribuzione di programmi televisivi e radiofonici e l'accesso ad essi, con il 49% degli internauti nell'UE che ha accesso a musica, contenuti audiovisivi e giochi online (stime Eurostat). È pertanto necessario definire una legislazione armonizzata a livello dell'UE in materia di diritti d'autore per i consumatori, i creatori e le imprese.

La direttiva (UE) 2019/790, del 17 aprile 2019, sul diritto d'autore[1] prevede un diritto d'autore accessorio per gli editori e una remunerazione equa per i contenuti protetti dal diritto d'autore. Finora le piattaforme online non hanno avuto alcuna responsabilità giuridica per quanto riguarda l'utilizzo e il caricamento sui loro siti di contenuti protetti da diritti d'autore. I nuovi requisiti non pregiudicano il caricamento, a fini non commerciali, di opere protette dal diritto d'autore su siti di enciclopedie online come Wikipedia. La direttiva (UE) 2019/789 (la direttiva «cabsat»)[2], adottata lo stesso giorno, mira ad aumentare il numero di programmi televisivi e radiofonici disponibili online ai consumatori europei. Gli organismi di radiodiffusione tendono a integrare le proprie trasmissioni tradizionali con un numero sempre maggiore di servizi online, poiché gli utenti desiderano avere accesso ai contenuti televisivi e radiofonici in qualsiasi luogo e momento. La direttiva ha introdotto il principio del paese d'origine per agevolare la concessione di licenze di diritti per determinati programmi offerti dalle emittenti sulle loro piattaforme online (come i servizi di simulcast e catch-up). Le emittenti devono ottenere i permessi di proprietà intellettuale nel paese di stabilimento all'interno dell'UE (vale a dire il paese di origine) al fine di rendere disponibili online in tutti i paesi dell'Unione i programmi radiofonici, i notiziari televisivi e i programmi di attualità, nonché le produzioni interamente finanziate con fondi propri. Gli Stati membri hanno due anni di tempo per adottare le disposizioni legislative del caso che soddisfino i requisiti della direttiva.

La direttiva (UE) 2017/1564, del 13 settembre 2017, relativa a taluni utilizzi consentiti di determinate opere e di altro materiale protetto da diritto d'autore e da diritti connessi a beneficio delle persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura dei testi a stampa agevola l'accesso ai libri e ad altro materiale stampato in formati adeguati, nonché la loro circolazione nel mercato interno.

Il regolamento (UE) 2017/1128, del 14 giugno 2017, relativo alla portabilità transfrontaliera di servizi di contenuti online nel mercato interno mira a garantire che i consumatori che acquistano film, trasmissioni sportive, musica, e-book e giochi, o sottoscrivono un abbonamento ad essi, possano accedervi quando si recano in altri Stati membri dell'UE.

b. Durata della protezione dei diritti d'autore e di alcuni diritti connessi

Tali diritti sono tutelati per la vita e per 70 anni dopo la morte dell'autore/creatore. La direttiva 2011/77/UE che modifica la direttiva 2006/116/CE concernente la durata di protezione del diritto d'autore e di alcuni diritti connessi ha esteso la durata della protezione dei diritti d'autore per gli esecutori di registrazioni sonore da 50 a 70 anni dopo la loro registrazione e per gli autori di musica, quali compositori e parolieri, a 70 anni dopo la morte dell'autore. Il termine di 70 anni è divenuto uno standard internazionale per la protezione delle registrazioni sonore. Attualmente 64 paesi in tutto il mondo proteggono le registrazioni sonore per 70 anni o più.

c. Programmi informatici e banche dati

La direttiva 91/250/CEE impone agli Stati membri di tutelare i programmi informatici attraverso il diritto d'autore, nella misura in cui sono considerati opere letterarie a titolo della convenzione di Berna sulla tutela delle opere letterarie e artistiche. Essa è stata codificata dalla direttiva 2009/24/CE del Parlamento europeo e del Consiglio. La direttiva 96/9/CE[3] è intesa a fornire una tutela giuridica delle banche dati, definite come «raccolte di opere, di dati o di altri elementi disposti in maniera sistematica o metodica e individualmente accessibili grazie a mezzi elettronici o in altro modo». La direttiva prevede di accordare una protezione alle banche dati mediante il diritto d'autore, per la creazione intellettuale, e una protezione sulla base di un diritto sui generis intesa a tutelare un investimento (finanziario, in risorse umane, sforzi ed energia) per il conseguimento, la verifica e la presentazione del contenuto.

d. Società di gestione collettiva

La diffusione di contenuti protetti dal diritto d'autore e diritti connessi è subordinata alla concessione di licenze da parte dei vari titolari dei diritti. I titolari affidano tali diritti a società di gestione collettiva che li gestiscono a loro nome. A meno che non abbia motivi debitamente giustificati per rifiutare la gestione, l'organismo di gestione collettiva è obbligato a gestire tali diritti. La direttiva 2014/26/UE sulla gestione collettiva dei diritti d'autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l'uso online nel mercato interno stabilisce i requisiti applicabili agli organismi di gestione collettiva, al fine di assicurare standard elevati in materia di governance, gestione finanziaria, trasparenza e comunicazione. Essa è intesa a garantire che i titolari dei diritti abbiano voce in capitolo nella gestione dei propri diritti e prevede un migliore funzionamento delle organizzazioni di gestione collettiva, mediante norme a livello dell'Unione europea. Gli Stati membri devono garantire che gli organismi di gestione collettiva agiscano nell'interesse dei titolari dei diritti di cui rappresentano i diritti.

3. Brevetti

Un brevetto è un titolo giuridico che può essere concesso per ogni invenzione di carattere tecnico purché sia nuova, comporti un'attività inventiva e sia atta a un'applicazione industriale. Un brevetto conferisce al titolare il diritto di impedire ad altri di produrre, utilizzare o vendere l'invenzione senza autorizzazione. I brevetti incoraggiano le imprese a provvedere ai necessari investimenti nel campo dell'innovazione e incentivano i singoli soggetti e le imprese a destinare risorse alla ricerca e allo sviluppo. In Europa le invenzioni tecniche possono essere protette da brevetti nazionali rilasciati dalle autorità nazionali competenti o da brevetti europei rilasciati a livello centrale dall'Ufficio europeo dei brevetti (UEB). Quest'ultimo è il ramo esecutivo dell'Organizzazione europea dei brevetti, che conta attualmente 38 Stati contraenti. L'UE in sé non è membro di detta organizzazione.

Dopo anni di dibattiti tra gli Stati membri, nel 2012 il Parlamento e il Consiglio hanno approvato la base giuridica per un brevetto europeo con effetto unitario (brevetto unitario). Un accordo internazionale tra gli Stati membri dell'UE istituisce dunque un organo giurisdizionale unico specializzato in materia brevettuale.

La conferma da parte della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) del pacchetto brevetti nella sua sentenza del 5 maggio 2015 nelle cause C-146/13 e C-147/13 ha spianato la strada a un vero e proprio brevetto europeo. Il sistema precedente continuerà a coesistere con il nuovo finché non sarà istituito il tribunale unificato dei brevetti.

Il brevetto unitario concesso dall'Ufficio europeo dei brevetti fornirà una protezione unitaria con effetto equivalente in tutti i paesi partecipanti. Le aziende avranno la possibilità di proteggere le proprie invenzioni in tutti gli Stati membri dell'UE con un unico brevetto unitario e potranno inoltre impugnare o difendere i brevetti unitari in un'unica azione giudiziaria grazie al tribunale unificato dei brevetti. Le sedi proposte per tale tribunale sono Londra, Monaco e Parigi; in tal modo sarà possibile ottimizzare il sistema e ridurre i costi di traduzione. Tuttavia, a seguito del recesso del Regno Unito dall'UE, vi sono seri dubbi quanto al fatto che uno Stato non membro dell'UE possa essere uno Stato contraente dell'accordo sul tribunale unificato dei brevetti. Inoltre, la formulazione attuale del testo di detto accordo stabilisce chiaramente che il primato del diritto dell'UE deve essere rispettato (articolo 20) e che le decisioni della Corte di giustizia dell'Unione europea sono vincolanti per il tribunale unificato dei brevetti e, pertanto, anche per il Regno Unito.

4. Segreti commerciali

Il trattamento confidenziale delle informazioni è una pratica consolidata nei secoli. In molti paesi esistono strumenti giuridici per tutelare i segreti commerciali, indipendentemente dalla loro definizione come parte dei diritti di proprietà intellettuale. Il livello di protezione assegnato alle informazioni confidenziali non può essere paragonato ad altri ambiti del diritto in materia di proprietà intellettuale, ad esempio i brevetti, i diritti d'autore e i marchi. La tutela dei segreti commerciali varia notevolmente da paese a paese, più di quanto accada per altri ambiti del diritto in materia di proprietà intellettuale, e lo stesso vale per gli approcci adottati. Dal 2016 è in vigore un quadro giuridico dell'UE, vale a dire la direttiva (UE) 2016/943 del Parlamento europeo e del Consiglio sulla protezione del know-how riservato e delle informazioni commerciali riservate (segreti commerciali) contro l'acquisizione, l'utilizzo e la divulgazione illeciti.

5. Diritti di proprietà intellettuali delle varietà vegetali

La protezione delle varietà vegetali, anche nota come «privativa per ritrovati vegetali», è una forma di diritto di proprietà intellettuale concessa al costitutore di una nuova varietà vegetale. Il sistema di protezione dei ritrovati vegetali dell'Unione europea, basato sui principi in forza dell'Atto del 1991 della Convenzione internazionale per la protezione dei ritrovati vegetali, contribuisce allo sviluppo dell'agricoltura e dell'orticoltura. La legislazione dell'UE ha istituito un sistema in materia di tutela dei diritti relativi alle varietà vegetali. Tale sistema permette di accordare i DPI alle varietà vegetali. Tale regime viene attuato e applicato dall'Ufficio comunitario delle varietà vegetali.

6. Indicazioni geografiche (IG)

Nel quadro del sistema dei diritti di proprietà intellettuale dell'UE, le denominazioni dei prodotti registrati come IG godono di una protezione giuridica contro le imitazioni e gli abusi all'interno dell'UE e nei paesi terzi con cui è stato firmato uno speciale accordo di protezione. È possibile concedere un'indicazione geografica alle denominazioni dei prodotti se esiste un legame specifico tra la denominazione e il luogo di produzione di questi ultimi. Tale riconoscimento permette ai consumatori di riconoscere e fidarsi della qualità di tali prodotti, aiutando nel contempo i produttori a migliorare la commercializzazione dei loro prodotti. Riconosciute in quanto proprietà intellettuale, le IG svolgono un ruolo di sempre maggiore importanza nel quadro dei negoziati commerciali tra l'UE e altri paesi.

7. Lotta alla contraffazione

Secondo le stime, le importazioni di merci contraffatte e usurpative nell'UE ammontano a circa 85 miliardi di EUR (fino al 5% delle importazioni totali). A livello mondiale, il commercio di merci usurpative rappresenta il 2,5% del commercio e fino a 338 miliardi di EUR; ne conseguono danni significativi per i titolari dei diritti, i governi e le economie.

Alla luce delle disparità esistenti nei rispettivi regimi sanzionatori degli Stati membri, che rendono difficile la lotta efficace contro la contraffazione e la pirateria, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato, come primo passo, la direttiva 2004/48/CE sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale. Tale direttiva mira a intensificare la lotta contro la pirateria e la contraffazione ravvicinando i sistemi legislativi nazionali, al fine di garantire un livello di tutela della proprietà intellettuale elevato, equivalente e omogeneo nel mercato interno, e prevede misure, procedure e rimedi di natura civile e amministrativa. Il regolamento (UE) n. 608/2013 relativo alla tutela dei diritti di proprietà intellettuale da parte delle autorità doganali stabilisce norme procedurali affinché le autorità doganali garantiscano il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale in relazione alle merci soggette a vigilanza o controllo doganale.

B. Concetto dell'«esaurimento» dei diritti

1. Definizione

In base a tale concetto o dottrina giuridica che trova applicazione in tutti gli ambiti della proprietà industriale, un diritto di proprietà intellettuale si definisce esaurito quando un prodotto coperto da tale diritto (ad esempio un brevetto) è venduto dal titolare del diritto in questione o da altre persone con il consenso del titolare. Nell'Unione europea, la Corte di giustizia ha sempre interpretato i trattati dell'UE nel senso che, all'interno del mercato unico, i diritti conferiti dai diritti di proprietà intellettuale si considerano esauriti con l'immissione sul mercato (da parte del titolare del diritto o con il suo consenso) dei beni in questione. Il titolare di un diritto di proprietà intellettuale, industriale o commerciale protetto dalla legislazione di uno Stato membro non può far valere tali norme al fine di impedire l'importazione di prodotti che sono stati messi in circolazione in un altro Stato membro.

2. Limiti

L'«esaurimento» dei diritti dell'UE non si applica nel caso della commercializzazione di un prodotto contraffatto né di prodotti immessi in libera pratica all'esterno dello Spazio economico europeo (articolo 6 dell'Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio — TRIPS). Nel 1999 la Corte di giustizia dell'Unione europea, nella sentenza Sebago Inc. e Ancienne Maison Dubois & Fils SA/G-B Unic SA (causa C-173/98), ha statuito che gli Stati membri non hanno la possibilità di stabilire nel loro diritto nazionale l'esaurimento dei diritti conferiti dal marchio per prodotti posti in commercio in paesi terzi.

3. Atti giuridici nell'ambito in esame

La normativa dell'UE in materia di esaurimento dei diritti deriva in gran parte dalla giurisprudenza della Corte di giustizia relativa all'interpretazione dell'articolo 34 TFUE sulle misure di effetto equivalente alle restrizioni quantitative tra Stati membri[4]. Tale giurisprudenza è ripresa in ciascuno degli atti giuridici pertinenti dell'Unione in materia di diritti di proprietà intellettuale.

C. Recente giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea

Nel 2012 la CGUE ha confermato nella causa SAS (C-406/10) che, a norma della direttiva 91/250/CEE, solo l'espressione di un programma per elaboratore è tutelata dal diritto d'autore; le idee e i principi che sono alla base della logica, degli algoritmi e dei linguaggi di programmazione non sono tutelati a norma della direttiva in questione (punto 32 della sentenza). La Corte ha sottolineato che non costituiscono una forma di espressione di un programma per elaboratore, ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 91/250/CEE, né la funzionalità di tale programma né il linguaggio di programmazione né il formato dei file di dati utilizzati nell'ambito di un programma per elaboratore per sfruttare talune delle sue funzioni (punto 39).

Nella sentenza nella causa C-160/15 (GS Media BV/Sanoma Media Netherlands BV), la Corte ha dichiarato che la messa a disposizione, su un sito Internet, di un collegamento ipertestuale che rimanda a opere protette dal diritto d'autore, pubblicate senza il consenso dell'autore su un altro sito web, non costituisce una «comunicazione al pubblico» quando la persona che invia il link non persegue fini di lucro e agisce senza sapere che quelle opere sono state pubblicate illegalmente.

Nella sentenza nella causa C-484/14, del 15 settembre 2016, la Corte ha stabilito che mettere una rete di comunicazione senza fili a disposizione del pubblico gratuitamente, al fine di richiamare l'attenzione dei potenziali clienti sui beni e i servizi di un negozio, costituisce un «servizio della società dell'informazione», ai sensi della direttiva 2000/31/CE, e ha confermato che, a determinate condizioni, non sorge la responsabilità di un prestatore che fornisce l'accesso a una rete di comunicazione. Pertanto, è escluso che il titolare di un diritto d'autore possa chiedere a tale prestatore di servizi un risarcimento per il motivo che la connessione a tale rete sia stata utilizzata da terzi allo scopo di violare i suoi diritti. Proteggere la connessione a Internet mediante password garantisce un equilibrio fra i diritti di proprietà intellettuale dei titolari dei diritti stessi, da un lato, e la libertà d'impresa dei fornitori di accesso e la libertà di informazione degli utenti della rete, dall'altro.

Ruolo del Parlamento europeo

La proprietà intellettuale crea valore aggiunto per le imprese e le economie europee. Una protezione e un'applicazione uniformi dei diritti di proprietà intellettuale contribuiscono a promuovere l'innovazione e la crescita economica. Il Parlamento europeo si adopera quindi per armonizzare i diritti di proprietà intellettuale attraverso la creazione di un sistema europeo unico, parallelamente ai sistemi nazionali, come nel caso del marchio e dei disegni dell'UE e del brevetto unitario europeo.

Il Parlamento ha difeso l'armonizzazione progressiva dei diritti di proprietà intellettuale in varie risoluzioni sulla proprietà intellettuale, in particolare relative alla tutela giuridica delle basi di dati, delle invenzioni biotecnologiche e dei diritti d'autore. Si è altresì opposto alla brevettazione di elementi del corpo umano. Il 27 febbraio 2014 il Parlamento ha approvato una relazione d'iniziativa sui prelievi per copie private (il diritto di realizzare copie per uso privato dei contenuti acquistati legalmente), poiché, grazie al progresso tecnologico, la copia digitale per uso privato ha assunto una grande importanza economica. Il Parlamento è inoltre fortemente impegnato nel progetto di trattato dell'OMPI sulle eccezioni al diritto d'autore per le persone con disabilità visive (il «trattato di Marrakech»).

Nel settembre 2018 il Parlamento ha approvato, nel quadro dei lavori preparatori per la revisione della normativa dell'UE in materia di diritto d'autore (cfr. A.2.a), una relazione contenente una serie di raccomandazioni importanti su tutte le questioni in gioco. Nel corso dell'iter legislativo si è aperto un acceso dibattito pubblico incentrato sugli articoli 11 e 13 del progetto di direttiva sul diritto d'autore nel mercato unico digitale. Il dibattito è culminato nel voto al Parlamento a sostegno degli sforzi intesi a creare un nuovo diritto per gli editori di media di monetizzare i contenuti su alcune grandi piattaforme d'informazione, nonché un nuovo diritto che permetta di monitorare più agevolmente le violazioni del diritto d'autore su Internet. L'industria creativa ha accolto con favore tali proposte, che sono state invece aspramente criticate dai rappresentanti delle aziende tecnologiche. Pertanto, ancora una volta, il voto del Parlamento europeo ha preparato il terreno per l'adozione della direttiva.

 

[1]Direttiva (UE) 2019/790 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2019, sul diritto d'autore e sui diritti connessi nel mercato unico digitale e che modifica le direttive 96/9/CE e 2001/29/CE (GU L 130 del 17.5.2019, pag. 92).
[2]Direttiva (UE) 2019/789 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2019, che stabilisce norme relative all'esercizio del diritto d'autore e dei diritti connessi applicabili a talune trasmissioni online degli organismi di diffusione radiotelevisiva e ritrasmissioni di programmi televisivi e radiofonici e che modifica la direttiva 93/83/CEE del Consiglio (GU L 130 del 17.5.2019, pag. 82).
[3]Testo consolidato: Direttiva 96/9/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 1996, relativa alla tutela giuridica delle banche di dati.
[4]Cfr. Centrafarm BV ed Adriaan de Peijper/Sterling Drug Inc. (causa C-15/74) e Merck & Co. Inc./Stephar BV e Petrus Stephanus Exler (causa C-187/80).

Udo Bux