Uguaglianza tra uomini e donne

L'uguaglianza tra uomini e donne è uno degli obiettivi dell'Unione europea. Negli anni, la legislazione, la giurisprudenza e le modifiche dei trattati hanno contribuito a rafforzare questo principio e la sua applicazione all'interno dell'UE. Il Parlamento europeo è sempre stato uno strenuo difensore del principio della parità tra uomini e donne.

Base giuridica

Il principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro è sancito dai trattati europei sin dal 1957 (e, attualmente, dall'articolo 157 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE)). L'articolo 153 TFUE consente all'UE di intervenire nell'ambito più ampio delle pari opportunità e della parità di trattamento nelle questioni relative all'occupazione, e in tale contesto l'articolo 157 TFUE autorizza anche l'azione positiva finalizzata all'emancipazione femminile. L'articolo 19 TFUE prevede altresì l'adozione di provvedimenti legislativi per combattere tutte le forme di discriminazione, incluse quelle fondate sul sesso. La legislazione volta a contrastare la tratta di esseri umani, in particolare di donne e bambini, è stata adottata a norma degli articoli 79 e 83 TFUE, e il programma «Diritti, uguaglianza e cittadinanza» finanzia, tra l'altro, le misure volte a eradicare la violenza contro le donne conformemente all'articolo 168 TFUE.

Obiettivi

L'Unione europea si fonda su un insieme di valori, tra cui l'uguaglianza, e pertanto promuove la parità tra uomini e donne (articolo 2 e articolo 3, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea (TUE)). Tali obiettivi sono altresì sanciti dall'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali. Inoltre, l'articolo 8 TFUE attribuisce all'Unione il compito di eliminare le ineguaglianze e di promuovere la parità tra uomini e donne in tutte le sue attività (questo concetto è noto anche come «integrazione della dimensione di genere»). Nella dichiarazione n. 19, allegata all'atto finale della Conferenza intergovernativa che ha adottato il trattato di Lisbona, l'Unione e gli Stati membri si sono impegnati «a lottare contro tutte le forme di violenza domestica […], per prevenire e punire questi atti criminali e per sostenere e proteggere le vittime».

Risultati ottenuti

A. Normative principali

La legislazione dell'UE, adottata per lo più mediante la procedura legislativa ordinaria, comprende:

  • la direttiva 79/7/CEE del Consiglio, del 19 dicembre 1978, relativa alla graduale attuazione del principio di parità di trattamento tra gli uomini e le donne in materia di sicurezza sociale;
  • la direttiva 92/85/CEE del Consiglio, del 19 ottobre 1992, concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento;
  • la direttiva 2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura;
  • nel 2006, alcuni atti legislativi sono stati abrogati e sostituiti dalla direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006[1], riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (rifusione). Questa direttiva fornisce una definizione delle nozioni di discriminazione diretta e indiretta, di molestie e di molestie sessuali. Incoraggia inoltre i datori di lavoro ad adottare misure preventive per combattere le molestie sessuali, rafforza le sanzioni nei casi di discriminazione e prevede l'istituzione, all'interno degli Stati membri, di organismi incaricati di promuovere la parità di trattamento tra uomini e donne. Attualmente il Parlamento chiede la revisione delle disposizioni in materia di parità retributiva presenti nella direttiva[2] e ha adottato una relazione di attuazione sulla base di vari studi commissionati dal Servizio di ricerca del Parlamento europeo (EPRS);
  • la direttiva 2010/18/UE del Consiglio, dell'8 marzo 2010, che attua l'accordo quadro riveduto in materia di congedo parentale concluso da Business Europe, l'Organizzazione europea dell'artigianato e delle piccole e medie imprese (UEAPME), il Centro europeo dei datori di lavoro e delle imprese o organizzazioni che offrono servizi di interesse generale (CEEP) e la Confederazione europea dei sindacati (ETUC) e abroga la direttiva 96/34/CE;
  • la direttiva 2010/41/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 luglio 2010, sull'applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma e che abroga la direttiva 86/613/CEE del Consiglio;
  • la direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, e che sostituisce la decisione quadro 2002/629/GAI del Consiglio. Questa direttiva prevede il ravvicinamento delle sanzioni per la tratta di esseri umani tra gli Stati membri e delle misure di sostegno per le vittime, e invita gli Stati membri a valutare «la possibilità di adottare misure che dispongano che costituisca reato la condotta di chi ricorre consapevolmente ai servizi, oggetto di sfruttamento [...], prestati da una persona che è vittima [della tratta]», al fine di scoraggiare la domanda. Inoltre istituisce l'ufficio del coordinatore europeo anti-tratta;
  • la direttiva 2011/99/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, che istituisce l'Ordine di protezione europeo allo scopo di proteggere una persona «da atti di rilevanza penale di un'altra persona tali da metterne in pericolo la vita, l'integrità fisica o psichica, la dignità, la libertà personale o l'integrità sessuale», e che consente all'autorità competente di un altro Stato membro di continuare a proteggere la persona nel territorio di tale altro Stato membro. Questa direttiva è integrata dal regolamento (UE) n. 606/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 giugno 2013, relativo al riconoscimento reciproco delle misure di protezione in materia civile, che garantisce che le misure di protezione civile siano riconosciute in tutta l'UE;
  • la direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI.

B. Progressi mediante la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE)

La CGUE ha svolto un ruolo importante nella promozione della parità tra uomini e donne. A tale riguardo, le sentenze più significative sono indicate di seguito:

  • sentenza Defrenne II dell'8 aprile 1976 (causa C-43/75): la Corte ha riconosciuto l'effetto diretto del principio della parità della retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile, stabilendo che tale principio riguarda non solo le pubbliche autorità, ma vale del pari per tutte le convenzioni che disciplinano in modo collettivo il lavoro subordinato;
  • sentenza Bilka del 13 maggio 1986 (causa C-170/84): la Corte ha stabilito che una misura volta a escludere i dipendenti a orario ridotto da un regime di pensioni aziendali costituisce una «discriminazione indiretta» ed è pertanto in contrasto con l'ex articolo 119 del trattato CEE qualora colpisca un numero molto più elevato di donne che di uomini, a meno che non si possa provare che detta esclusione è basata su fattori obiettivamente giustificati ed estranei a qualsiasi discriminazione fondata sul sesso;
  • sentenza Barber del 17 maggio 1990 (causa C-262/88): la Corte ha riconosciuto che tutte le forme di pensione professionale costituiscono un elemento della retribuzione a norma dell'ex articolo 119, e che pertanto a esse si applica il principio della parità di trattamento, stabilendo che i lavoratori di sesso maschile devono poter accedere ai diritti di pensione o di pensione di reversibilità alla stessa età delle colleghe di sesso femminile;
  • sentenza Marshall dell'11 novembre 1997 (causa C-409/95): la Corte ha dichiarato che una norma nazionale che imponga di dare la precedenza nella promozione ai candidati di sesso femminile («discriminazione positiva») nei settori in cui la presenza femminile è inferiore rispetto a quella maschile non è vietata dalla legislazione comunitaria, a condizione che tale vantaggio non venga applicato automaticamente e che i candidati di sesso maschile siano comunque presi in considerazione, senza essere esclusi a priori dalla possibilità di presentare domanda;
  • sentenza Test-Achats del 1o marzo 2011 (causa C-236/09): la Corte ha dichiarato l'invalidità dell'articolo 5, paragrafo 2, della direttiva 2004/113/CE del Consiglio, stabilendo che esso è contrario al principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura. Pertanto, ai fini della determinazione dei premi e delle prestazioni assicurative, agli uomini e alle donne deve essere applicato lo stesso sistema di calcolo attuariale.
  • sentenza Korwin-Mikke del 31 maggio 2018 (cause T-770/16 e T-352/17): la Corte si è pronunciata a favore dell'annullamento delle sanzioni imposte dal Parlamento a Janusz Korwin - Mikke, deputato polacco al Parlamento europeo di estrema destra, per una serie di osservazioni controverse formulate dal medesimo nella sessione plenaria del Parlamento. Nella sua sentenza, la Corte ha stabilito che, sebbene la libertà di espressione costituisca un diritto fondamentale che deve essere tutelato, in virtù del regolamento interno del Parlamento, l'istituzione può sanzionare i deputati al PE soltanto se le loro dichiarazioni pregiudicano il suo funzionamento o rappresentano un grave pericolo per la società come gli inviti alla violenza o all'odio razziale. Il regolamento interno è stato pertanto modificato in tal senso. Il Codice di condotta appropriata per i deputati al Parlamento europeo nell'esercizio delle loro funzioni è stato adottato dall'Ufficio di presidenza il 2 luglio 2018 come allegato al nuovo regolamento interno.

C. Sviluppi recenti

Di seguito è riportata una panoramica delle azioni più recenti intraprese dall'Unione europea nel settore della parità tra uomini e donne.

1. Il Quadro finanziario pluriennale (QFP 2014-2020) affronta la questione della parità tra donne e uomini mediante i programmi «Giustizia» e «Diritti, uguaglianza e cittadinanza».

Il massimo contributo dell'Unione all'attuazione del programma Giustizia per l'anno 2020 è fissato a 45 603 000 EUR e sarà finanziato con gli stanziamenti iscritti alle seguenti linee del bilancio generale dell'Unione europea per il 2020:

a) linea di bilancio 33 03 02: 8 861 000 EUR

b) linea di bilancio 33 03 01: 33 743 000 EUR

c) linea di bilancio 18 06 01: 2 999 000 EUR

Il massimo contributo dell'Unione all'attuazione del programma Diritti, uguaglianza e cittadinanza per l'anno 2020 è fissato a 66 713 000 EUR e sarà finanziato con gli stanziamenti iscritti alle seguenti linee del bilancio generale dell'Unione europea:

a) linea di bilancio 33 02 01: 27 960 000 EUR

b) linea di bilancio 33 02 02: 38 753 000 EUR

Uno studio, pubblicato nell'autunno 2016 su richiesta della commissione per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere (FEMM) del Parlamento, fornisce un quadro d'insieme degli importi spesi per la parità di genere a titolo del bilancio dell'UE in alcuni Stati membri[3].

2. Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE)

Nel dicembre 2006 il Parlamento e il Consiglio hanno istituito l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, con sede a Vilnius, in Lituania, con l'obiettivo generale di sostenere e rafforzare la promozione della parità di genere, ivi compresa l'integrazione di genere, in tutte le politiche dell'UE e nazionali. L'Istituto si prefigge altresì l'obiettivo di combattere le discriminazioni fondate sul sesso e di svolgere un'opera di sensibilizzazione sul tema della parità di genere, fornendo assistenza tecnica alle istituzioni dell'UE mediante la raccolta, l'analisi e la diffusione di dati e strumenti metodologici (si rimanda al Centro Risorse e documentazione online dell'EIGE: http://eige.europa.eu/content/rdc).

3. L'EIGE alla guida della rete delle agenzie per la giustizia e gli affari interni (GAI)

Nel 2018 l'EIGE ha presieduto la rete delle agenzie per la giustizia e gli affari interni (GAI). La rete è stata istituita nel 2006 ed è composta da nove agenzie dell'UE che operano nell'ambito di una serie di questioni relative alla giustizia e alla sicurezza, come la migrazione e la gestione delle frontiere, la lotta contro il traffico di stupefacenti, la criminalità organizzata e la tratta di esseri umani, nonché i diritti umani e fondamentali e l'uguaglianza di genere. Nel corso del 2018, la rete ha esaminato l'impatto della digitalizzazione nelle rispettive aree di attività delle agenzie, con particolare attenzione ai diversi modi in cui la tecnologia influisce sulle donne e sugli uomini di giovane età. Questa ricerca mostra come le agenzie possano contribuire a mitigare i rischi, garantire la sicurezza e promuovere l'uguaglianza in Europa. La relazione finale della rete concernente il 2018 e i risultati sono stati presentati in occasione della riunione della commissione per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere del marzo 2019 e sono disponibili online (https://eige.europa.eu/publications/eu-justice-and-home-affairs-agencies-cooperation-2018-final-report).

4. La Carta per le donne e l'impegno strategico per la parità di genere 2016-2019

Il 5 marzo 2010 la Commissione ha adottato la Carta per le donne nell'ottica di migliorare la promozione dell'uguaglianza tra donne e uomini in Europa e in tutto il mondo[4].

Nel dicembre 2015 la Commissione ha pubblicato l'impegno strategico per l'uguaglianza di genere 2016-2019[5] al fine di monitorare e prorogare la strategia della Commissione per l'uguaglianza tra uomini e donne (2010-2015)[6].

L'impegno strategico è incentrato sui seguenti cinque settori prioritari:

5. Piano d'azione sulla parità di genere 2016-2020

Il 26 ottobre 2015 il Consiglio ha adottato il «Piano d'azione sulla parità di genere 2016-2020»[7], che è basato sul documento di lavoro congiunto dei servizi della Commissione e del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) sul tema «Parità di genere ed emancipazione femminile: trasformare la vita delle donne e delle ragazze attraverso le relazioni esterne dell'UE (2016-2020)»[8]. Il nuovo Piano d'azione sulla parità di genere sottolinea «la necessità di realizzare pienamente il godimento, pieno e paritario, di tutti i diritti umani e le libertà fondamentali da parte delle donne e delle ragazze e il conseguimento della loro emancipazione e della parità di genere».

6. Obiettivi di sviluppo sostenibile

Il 25 settembre 2015 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione sull'agenda di sviluppo post-2015 intitolata «Trasformare il nostro mondo: agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile»[9]. L'agenda 2030 contiene 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) e 169 obiettivi, che sono entrati in vigore il 1gennaio 2016. Gli OSS sono basati sugli obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM). Rispetto agli OSM, tuttavia, che erano destinati unicamente alle misure nei paesi in via di sviluppo, gli OSS si applicano a tutti i paesi. L'OSS 5 «Raggiungere la parità di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze» contiene cinque obiettivi.

7. Adesione dell'UE alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul)

La Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul), entrata in vigore nel 2014, è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e delle ragazze a livello internazionale. Essa stabilisce un quadro completo di misure giuridiche e strategiche per prevenire tale tipo di violenza, sostenere le vittime e punire i responsabili. Dal novembre 2017 reca la firma di tutti gli Stati membri dell'UE e a far data dal febbraio 2020 è stata ratificata da 21 di essi (Austria, Belgio, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna e Svezia). La Convenzione prevede inoltre l'adesione dell'UE nei suoi ambiti di competenza.

Nell'ottobre 2015 la Commissione ha pubblicato una tabella di marcia sulla possibile adesione dell'UE alla Convenzione di Istanbul dandovi seguito nel marzo 2016 con due proposte di decisioni del Consiglio, una relativa alla firma della Convenzione di Istanbul da parte dell'Unione europea, e l'altra relativa alla conclusione dell'adesione dell'Unione europea alla Convenzione di Istanbul (ratifica). 

Dopo aver discusso la questione, il Consiglio ha deciso di scindere il progetto di decisione sulla firma della Convenzione in due decisioni separate, ovvero in una decisione sulla cooperazione giudiziaria in materia penale e in una decisione sull'asilo e il non respingimento. Queste due decisioni del Consiglio sono state adottate nel maggio 2017, e successivamente a ciò la commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, Věra Jourová, ha firmato la Convenzione di Istanbul a nome dell'Unione europea il 13 giugno 2017.

La firma è il primo passo nel processo di adesione dell'UE alla Convenzione. L'adesione alla Convenzione richiede ora l'adozione di alcune decisioni del Consiglio per concludere l'iter. In sede di Consiglio le proposte legislative in tale ambito sono discusse nel quadro del gruppo di lavoro sui diritti fondamentali, i diritti dei cittadini e libera circolazione delle persone (FREMP — fascicolo interistituzionale 2016/0063 (NLE)). Al momento le sue discussioni sono incentrate su un codice di condotta che definisce il modo in cui l'UE e i suoi Stati membri cooperano in materia di attuazione della Convenzione.

L'atto conclusivo dell'iter di adesione alla Convenzione richiede l'approvazione del Parlamento. 

Ruolo del Parlamento europeo

Il Parlamento ha svolto un ruolo significativo nel sostenere le politiche per le pari opportunità, in particolare attraverso la commissione per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere (FEMM). Per quanto riguarda la parità di trattamento sul mercato del lavoro, il Parlamento interviene sulla base della procedura legislativa ordinaria (codecisione), ne sono esempi:

  • la proposta di direttiva riguardante il miglioramento dell'equilibrio di genere fra gli amministratori senza incarichi esecutivi delle società quotate in Borsa e relative misure (COM(2012)0614). Si veda la posizione del Parlamento in prima lettura, approvata alla fine del 2013[10];
  • la revisione della direttiva 92/85/CEE (di cui sopra). In prima lettura[11] il Parlamento aveva sostenuto un congedo di maternità più lungo pienamente retribuito — 20 settimane[12]. Poiché non è stato raggiunto un accordo tra il Parlamento e il Consiglio sulla proposta della Commissione, la Commissione ha ritirato la proposta e l'ha sostituita con una tabella di marcia per l'iniziativa intitolata «Nuovo inizio per affrontare le sfide dell'equilibrio tra vita professionale e vita privata incontrate dalle famiglie che lavorano»[13].

Inoltre, il Parlamento contribuisce alla definizione generale delle politiche nel settore della parità di genere elaborando relazioni di iniziativa e richiamando l'attenzione delle altre istituzioni su problemi specifici, tra cui:

  • lotta alla violenza contro le donne: il Parlamento ha approvato una relazione di iniziativa legislativa[14], invitando la Commissione a proporre un'iniziativa legislativa sulla base dell'articolo 84 TFUE onde promuovere e sostenere l'azione degli Stati membri nel settore della prevenzione della violenza contro le donne e le ragazze (VAWG). Tale risoluzione comprende alcune raccomandazioni, mentre la commissione per i diritti delle donne ha istituito un gruppo di lavoro speciale per dare seguito a tale risoluzione;
  • la giornata internazionale della donna 2019 è stata incentrata sul tema del potere delle donne nella politica; l'argomento scelto è fondamentale in termini di diritti delle donne in quanto riguarda la partecipazione delle donne al governo collettivo delle nostre società. Negli anni, la legislazione, la giurisprudenza e le modifiche dei trattati hanno contribuito a rafforzare questo principio e la sua applicazione all'interno dell'UE. Il Parlamento è sempre stato uno strenuo difensore dell'uguaglianza di genere e questo evento sottolinea l'importanza della partecipazione delle donne alla politica, in particolare a livello europeo;
  • raccomandazione del Parlamento europeo destinata al Consiglio sulle priorità dell'UE in vista della 62a sessione della commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile (CSW), in cui si chiede l'emancipazione delle donne nelle aree rurali e l'accesso delle donne ai mezzi di comunicazione e alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, nonché l'impatto e l'utilizzo di questi ultimi come strumenti per l'avanzamento delle donne[15]. Una delegazione della commissione per i diritti delle donne ha partecipato alla CSW delle Nazioni Unite nel marzo 2018.

Il Parlamento sta inoltre attuando l'integrazione della dimensione di genere nei lavori di tutte le sue commissioni[16]. A tal fine sono state istituite due reti sull'integrazione della dimensione di genere coordinate dalla commissione per i diritti delle donne. La rete dei presidenti e dei vicepresidenti per l'integrazione della dimensione di genere riunisce deputati al PE che sostengono l'inclusione di una dimensione di genere nei lavori delle loro commissioni. Essi sono assistiti da una rete di amministratori incaricati dell'integrazione della dimensione di genere in ognuna delle segreterie di commissione. Il gruppo ad alto livello sull'uguaglianza di genere promuove la formazione e la sensibilizzazione sull'integrazione della dimensione di genere tra il personale del Parlamento e i gruppi politici.

 

[1]La direttiva rifusa abroga altresì la direttiva 76/207/CEE, modificata dalla direttiva 2002/73/CE.
[2]Si veda la risoluzione del Parlamento europeo del 24 maggio 2012 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore (GU C 264E del 13.9.2013, pag. 75).
[5]Documento di lavoro dei servizi della Commissione – Impegno strategico per la parità di genere 2016-2019 (SWD(2015)0278).
[6]Le riflessioni sulla prossima strategia sono state avviate nel settembre 2014 con un seminario intitolato «Una nuova strategia per l'uguaglianza di genere post-2015», che ha dato avvio alla preparazione della relazione d'iniziativa della commissione per i diritti delle donne e ha condotto all'adozione della risoluzione del Parlamento, del 9 giugno 2015, sulla strategia dell'UE per la parità tra donne e uomini dopo il 2015 (GU C 407 del 4.11.2016, pag. 2). I contributi presentati al seminario sono disponibili sul sito Internet del Parlamento.
[7]Conclusioni del Consiglio relative al Piano d'azione sulla parità di genere 2016-2020, 26 ottobre 2015.
[8]SWD(2015) 0182, del 21.9.2015.
[9]Risoluzione 70/1 adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015.
[10]Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 20 novembre 2013 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante il miglioramento dell'equilibrio di genere fra gli amministratori senza incarichi esecutivi delle società quotate in borsa e relative misure (GU C 436 del 24.11.2016, pag. 225).
[11]Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 20 ottobre 2010 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 92/85/CEE del Consiglio concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento (GU C 70E dell'8.3.2012, pag. 162).
[12]Per un'analisi comparativa delle disposizioni giuridiche degli Stati membri, si rimanda alla relazione del dipartimento tematico C Diritti dei cittadini e affari costituzionali del Parlamento europeo dal titolo «Maternity, paternity and parental leave: Data related to duration and compensation rates in the European Union» (Congedo di maternità, di paternità e congedo parentale: dati relativi alla durata e ai tassi di compensazione nell'Unione europea), pubblicata nel 2015 e disponibile sul sito Internet del Parlamento europeo.
[14]Risoluzione del Parlamento europeo del 25 febbraio 2014 recante raccomandazioni alla Commissione sulla lotta alla violenza contro le donne (GU C 285, 29.8.2017, pag. 2).
[15]Raccomandazione del Parlamento europeo del 1° marzo 2018 destinata al Consiglio sulle priorità dell'UE in vista della 62a sessione della commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile (GU C 129 del 5.4.2019, pag. 58).
[16]Risoluzione del Parlamento europeo sul mainstreaming (integrazione della dimensione di genere) (GU C 61 E del 10.3.2004, pag. 384).

Martina Schonard