Inquinamento atmosferico e acustico
L'inquinamento atmosferico rimane uno dei principali fattori di rischio ambientale per la salute in Europa. Il piano d'azione per l'inquinamento zero dell'UE, adottato nel 2021, fissa obiettivi ambiziosi per ridurre entro il 2050 sia l'inquinamento atmosferico sia quello acustico a livelli non più considerati nocivi per la salute umana e per gli ecosistemi naturali. Sia la legislazione dell'UE che una rete di monitoraggio a livello dell'UE mirano a mantenere l'inquinamento al di sotto delle soglie critiche, mentre norme rivedute e valutazioni periodiche garantiscono continui progressi verso un ambiente atmosferico e acustico più sicuro.
Base giuridica
Articoli da 191 a 193 (al titolo XX, "Ambiente") del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
Contesto generale
L'inquinamento atmosferico è la principale causa ambientale di morte prematura nell'UE ed è associato alle malattie cardiovascolari e respiratorie, nonché al cancro. Alcuni inquinanti come l'arsenico (As), il cadmio (Cd), il mercurio (Hg), il nichel (Ni) e gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) sono agenti cancerogeni genotossici per l'uomo, in grado di provocare il cancro alterando direttamente il materiale genetico delle cellule bersaglio. L'inquinamento atmosferico incide negativamente anche sulla qualità delle acque e del suolo e danneggia gli ecosistemi, ad esempio attraverso l'eutrofizzazione (aumento della concentrazione di fosforo, azoto e altri nutrienti delle piante in un corpo idrico, con conseguente crescita eccessiva di piante e alghe) e piogge acide. Ne risentono pertanto anche l'agricoltura e le foreste, così come gli edifici e i beni. Benché le fonti dell'inquinamento atmosferico siano molteplici, esso è causato principalmente dal settore industriale, dai trasporti, dal riscaldamento domestico, dalla produzione energetica e dall'agricoltura. Gli agenti inquinanti più problematici sono oggi le particelle fini (PM 2,5), gli ossidi di azoto e l'ozono troposferico.
Le norme in materia di qualità dell'aria spesso non sono rispettate, soprattutto nelle aree urbane ("punti critici" dell'inquinamento atmosferico) dove vive il 75 % degli europei. L'ultima relazione dell'Agenzia europea dell'ambiente (AEA) dal titolo "Europe's air quality status report 2025" (Relazione sullo stato della qualità dell'aria in Europa nel 2025) mostra che, nonostante i miglioramenti complessivi in atto, le norme dell'UE in materia di qualità dell'aria non sono ancora pienamente rispettate in tutta Europa. Secondo l'AEA, la stragrande maggioranza (94 %) della popolazione urbana dell'UE rimane esposta a concentrazioni di PM 2,5 superiori agli orientamenti dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il che conferma la necessità di misure supplementari per ridurre i rischi per la salute associati. Un aspetto più positivo è che, in molte località, le concentrazioni di inquinanti atmosferici risultano già inferiori alle nuove norme UE 2030.
Il piano d'azione dell'UE per l'inquinamento zero per il 2050 mira a ridurre l'inquinamento dell'aria, del suolo e dell'acqua, nonché l'inquinamento acustico e da plastica, a livelli non più considerati nocivi per la salute umana e per gli ecosistemi naturali. Questo obiettivo a lungo termine è stato suddiviso in obiettivi chiave per il 2030 e i progressi compiuti verso il loro conseguimento sono costantemente monitorati e valutati. L'obiettivo di ridurre del 55 % il numero di decessi prematuri causati dall'inquinamento atmosferico sarà verosimilmente conseguito e, secondo la relazione sullo stato di avanzamento dei lavori del marzo 2025 del Centro comune di ricerca della Commissione e dell'AEA sugli obiettivi di inquinamento zero dell'UE, la riduzione potrebbe essere ancora maggiore, raggiungendo il 66 % entro il 2030.
Anche l'inquinamento acustico costituisce un problema importante per la salute pubblica. I livelli di rumore ambientale sono in crescita nelle aree urbane, principalmente a causa dell'aumento del traffico e delle attività industriali e ricreative, come evidenziato nella relazione dell'AEA intitolata "Environmental Noise in Europe 2025" (Il rumore ambientale in Europa nel 2025). Secondo le stime dell'AEA, circa il 20 % della popolazione dell'UE è esposto a livelli di rumore considerati inaccettabili. L'esposizione cronica al rumore è associata a impatti significativi sulla salute, tra cui malattie cardiovascolari, diabete e disturbi del sonno, che colpiscono oltre 110 milioni di persone in Europa e contribuiscono a 66 000 decessi prematuri all'anno. Il rumore incide negativamente anche sulla fauna selvatica e sulla natura: il 29 % delle zone protette Natura 2000 registra livelli di rumore tali da alterare il comportamento animale. Il piano d'azione dell'UE per l'inquinamento zero mira a ridurre del 30 %, entro il 2030, la percentuale di persone che soffrono di disturbi cronici dovuti al rumore dei trasporti, ma i dati attuali mostrano una riduzione di appena il 3 % dal 2017, rendendo necessarie ulteriori misure, anche di natura normativa o legislativa.
Risultati nell'ambito della lotta all'inquinamento atmosferico
In Europa la qualità dell'aria è migliorata sensibilmente da quando la Comunità economica europea (poi diventata UE) ha iniziato, negli anni '70, a contrastare tale problematica. Da allora le concentrazioni di sostanze quali anidride solforosa (SO2), monossido di carbonio (CO), benzene (C6H6) e piombo (Pb) sono diminuite in maniera notevole. L'UE dispone di tre diversi meccanismi giuridici per gestire l'inquinamento atmosferico:
- la definizione di norme generali di qualità dell'aria per quanto concerne la concentrazione degli inquinanti atmosferici nell'ambiente;
- la definizione di limiti nazionali per le emissioni complessive di agenti inquinanti; e
- l'elaborazione di una normativa specifica in base alla fonte, controllando, per esempio, le emissioni industriali o stabilendo norme in materia di emissioni dei veicoli, efficienza energetica o qualità dei carburanti.
Inoltre, l'inquinamento atmosferico transfrontaliero è affrontato attraverso la cooperazione internazionale con i partner strategici. Tra questi figurano: il programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), la Coalizione per il clima e l'aria pulita (CCAC) o i paesi che hanno firmato la convenzione delle Nazioni Unite sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza (CLRTAP) del 1979. La normativa è integrata da strategie e misure volte a promuovere la tutela dell'ambiente e la relativa integrazione in altri settori, tutti elementi chiave del Green Deal europeo.
A. Qualità dell'aria ambiente
La tabella seguente fornisce una panoramica dell'attuale quadro giuridico dell'UE in materia di qualità dell'aria. La direttiva relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa (direttiva 2024/2881 del 23 ottobre 2024) rafforza notevolmente le norme e la loro applicazione, ampliando il campo degli inquinanti e gli strumenti di partecipazione del pubblico per sostenere l'obiettivo dell'UE di azzerare l'inquinamento entro il 2050.
| Direttiva | Finalità principale | Principali inquinanti contemplati | Principali requisiti/approccio | Rendicontazione e monitoraggio | Aggiornamenti/ elementi degni di nota |
|---|---|---|---|---|---|
| 2004/107/CE | Fissa valori obiettivo per la concentrazione di metalli pesanti e IPA | As, Cd, Hg, Ni, IPA | Impone agli Stati membri di monitorare, valutare e gestire tali inquinanti; fissa valori obiettivo per proteggere la salute e gli ecosistemi | Monitoraggio periodico, informazione del pubblico | Integrata dalla direttiva 2008/50/CE per quanto riguarda specifici inquinanti tossici; sarà sostituita entro il 2026 |
| 2008/50/CE | Stabilisce norme di qualità dell'aria ambiente | SO2, NOx, PM10, PM2,5, O3, C6H6, Pb, CO | Fissa valori limite e valori-obiettivo; introduce valutazioni per zona e piani d'azione in caso di superamento dei limiti | Suddivisione per zone; comunicazione obbligatoria dei dati; accesso del pubblico | Principale direttiva sulla qualità dell'aria ambiente; ha unificato leggi precedenti; sarà abrogata entro il 2026 |
| (UE) 2016/2284 | Fissa i limiti nazionali di emissione dei principali inquinanti | SO₂, NOx, NMVOCs[1], NH₃, PM₂,₅ | Impegni nazionali vincolanti di riduzione delle emissioni; programmi nazionali di controllo dell'inquinamento atmosferico | Inventari annuali e relazioni sui progressi compiuti | Si allinea al protocollo di Göteborg; nuovi obiettivi fissati per il 2020 e il 2030 |
| (UE) 2024/2881 | Revisione, consolidamento e rafforzamento delle norme in materia di qualità dell'aria | PM₂,₅, PM₁₀, NO₂, SO₂, O₃, particolato carbonioso, UFP, NH₃, NMVOCs |
Limiti più severi per gli inquinanti in linea con l'OMS; monitoraggio ampliato; tabelle di marcia obbligatorie per la qualità dell'aria; rafforzamento dei diritti dei cittadini | Monitoraggio e modellizzazione ampliati; informazioni in tempo reale; riesame annuale | Entrata in vigore nel dicembre 2024; ha sostituito le direttive 2004/107/CE e 2008/50/CE; obiettivo di conformità del 2030 |
Numerose direttive sono state adottate per limitare l'inquinamento causato dal settore dei trasporti su strada, fissando livelli di prestazione in materia di emissioni per diverse categorie di veicoli, come ad esempio automobili, veicoli commerciali leggeri, autocarri, autobus e motocicli, nonché disciplinando la qualità del carburante. Le attuali norme di emissione Euro 6 per le autovetture e i furgoni leggeri fissano limiti di emissione per diversi inquinanti atmosferici, in particolare gli ossidi di azoto (Nox) e il particolato (PM). Dal settembre 2017 è in uso un ciclo di prova più realistico, noto come "emissioni di guida reali", che determina le emissioni dei nuovi modelli di automobili in modo più rappresentativo delle condizioni di guida reali.
In linea con la strategia della Commissione del 2020 per una mobilità sostenibile e intelligente, nel 2024 sono state introdotte norme più rigorose in materia di inquinamento atmosferico con il regolamento Euro 7, che si applicherà a tutte le autovetture a benzina, diesel, ibride ed elettriche, oltre ai furgoni, agli autocarri e agli autobus, a partire dal 29 novembre 2026, con obbligo di piena conformità al mercato entro il 29 novembre 2027. Il regolamento Euro 7 fissa i limiti più rigorosi per quanto riguarda le emissioni derivanti dall'usura dei freni e dall'abrasione degli pneumatici, che contribuiscono all'inquinamento da microplastiche. Richiede inoltre che i dispositivi di controllo delle emissioni siano durevoli, mantenendo la conformità fino ad almeno 10 anni o 200 000 km, a seconda di quale dei due limiti viene raggiunto per primo, in modo da garantire emissioni più pulite per un periodo più lungo di vita del veicolo.
Inoltre vi sono norme, adottate con regolamento del giugno 2007, in materia di conformità in servizio (che richiedono che i veicoli continuino a essere conformi alle norme mentre sono in circolazione), durata dei dispositivi di controllo dell'inquinamento, sistemi diagnostici di bordo, misurazione del consumo di carburante e accessibilità delle informazioni relative alla riparazione e alla manutenzione del veicolo per gli operatori indipendenti. Norme analoghe, adottate nel 2009, sono in vigore per i veicoli pesanti come gli autobus e i camion. Il 1° settembre 2020 è entrato in vigore un regolamento del 2018 relativo all'omologazione e alla vigilanza del mercato dei veicoli a motore con l'obiettivo di aumentare la qualità e l'indipendenza dei servizi tecnici e verificare la conformità dei veicoli già in circolazione.
C. Altre emissioni provenienti dal settore dei trasporti
Nell'ottica di ridurre l'inquinamento atmosferico causato dalle navi, cui si stima siano imputabili 50 000 morti premature ogni anno, l'UE ha stabilito limiti rigorosi al tenore di zolfo dei combustibili utilizzati dalle navi operanti nei mari europei. Al gennaio 2020 il limite generale di zolfo era diminuito dal 3,5 % allo 0,5 %, allineandosi ai limiti approvati dall'Organizzazione marittima internazionale. Dal 2015 si applica una norma ancora più rigorosa che prevede un tenore di zolfo dello 0,1 % all'interno di determinate "zone di controllo delle emissioni di zolfo", quali il Mar Baltico, la Manica, il Mare del Nord, l'area nordamericana, il Mar dei Caraibi degli Stati Uniti e, dal 1º maggio 2025, il Mar Mediterraneo.
Ulteriori livelli di prestazione in materia di emissioni sono stati fissati in un regolamento del 2016 relativo alle macchine mobili non stradali, inclusi scavatrici, bulldozer e troncatrici a catena, nonché trattori agricoli e forestali e imbarcazioni da diporto, come le imbarcazioni sportive.
Nel dicembre 2022 il Consiglio ha approvato il regime di compensazione e riduzione delle emissioni di carbonio del trasporto aereo internazionale, un regime globale per la riduzione delle emissioni di CO2 prodotte dal trasporto aereo internazionale che coinvolge anche gli Stati membri dell'UE. Il regolamento ReFuelEU Aviation, applicabile dal gennaio 2024, mira a ridurre l'impatto ambientale del trasporto aereo promuovendo l'uso di carburanti sostenibili per l'aviazione. Il corrispondente regolamento FuelEU Maritime, entrato in vigore nell'ottobre 2023, mira a ridurre dell'80 % l'intensità energetica dei gas serra a bordo delle navi entro il 2050, incoraggiando l'adozione di combustibili rinnovabili e a basse emissioni di carbonio.
D. Emissioni causate dall'industria
La direttiva del 2010 sulle emissioni industriali disciplina le attività industriali altamente inquinanti che sono responsabili di una parte cospicua dell'inquinamento in Europa. Essa consolida e incorpora tutte le direttive pertinenti (in materia di incenerimento dei rifiuti, composti organici volatili, grandi impianti di combustione, prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento, ecc.) in un coerente strumento legislativo. Questo facilita l'attuazione della legislazione e riduce al minimo l'inquinamento proveniente da varie fonti industriali. La direttiva sulle emissioni industriali stabilisce gli obblighi vincolanti per tutti gli impianti industriali, compreso un elenco di misure volte a prevenire l'inquinamento dell'acqua, dell'aria e del suolo, e fornisce una base per il rilascio di licenze o autorizzazioni di esercizio per gli impianti industriali. Adotta un approccio integrato che tiene conto delle prestazioni ambientali complessive di un impianto di combustione, compreso l'uso di materie prime, l'inquinamento acustico e l'efficienza energetica. Il concetto di migliore tecnica disponibile svolge un ruolo centrale e lo stesso vale per i meccanismi di flessibilità, le ispezioni ambientali e la partecipazione del pubblico al processo decisionale. Nel 2015 la direttiva sulle emissioni industriali è stata integrata da una direttiva relativa alle emissioni degli impianti di combustione medi.
Nell'agosto 2024 il Parlamento e il Consiglio hanno adottato una revisione della direttiva sulle emissioni industriali, che rafforza i limiti di emissione e amplia l'ambito di applicazione per includere le grandi aziende zootecniche intensive e industrie come le gigafabbriche e il settore estrattivo. La nuova normativa mira a ridurre ulteriormente le emissioni nocive per proteggere la salute umana e l'ambiente, promuovere l'innovazione e l'efficienza delle risorse e sostenere la decarbonizzazione, sostenendo l'ambizione dell'UE di azzerare l'inquinamento entro il 2050. Introduce valori limite di prestazione ambientale e norme più rigorose per la concessione di deroghe e impone valori limite di emissione più ambiziosi sulla base delle migliori prestazioni ottenibili applicando le migliori tecniche disponibili. Gli Stati membri hanno tempo fino al 1° luglio 2026 per recepire la direttiva nella legislazione nazionale.
La revisione rafforza inoltre l'applicazione delle norme e i diritti dei cittadini ampliando l'accesso alle informazioni ambientali, la partecipazione alle decisioni relative al rilascio delle autorizzazioni e il diritto di richiedere un risarcimento per i danni causati dall'inquinamento illegale. Sono state introdotte sanzioni più severe per le infrazioni, comprese sanzioni pecuniarie pari ad almeno il 3 % del fatturato annuo. Un nuovo centro europeo di innovazione per la trasformazione e le emissioni industriali (European Innovation Centre for Industrial Transformation and Emissions - INCITE) sostiene lo sviluppo e la diffusione di tecnologie emergenti di controllo dell'inquinamento.
La Commissione valuterà, entro il 31 dicembre 2026, se sia necessario affrontare ulteriormente la questione delle emissioni derivanti dall'allevamento di bestiame, in particolare i bovini.
Risultati nell'ambito della lotta all'inquinamento acustico
L'approccio dell'UE riguardo all'inquinamento acustico è duplice e contempla un quadro generale per l'individuazione dei livelli di inquinamento acustico, che richiede un'azione a livello sia degli Stati membri che dell'UE, e una serie di leggi che disciplinano le principali fonti di rumore, come il rumore provocato dal traffico stradale, aereo e ferroviario, e l'emissione acustica ambientale delle macchine ed attrezzature destinate a funzionare all'aperto.
La direttiva del 2002 sul rumore ambientale mira a ridurre l'esposizione a questo tipo di rumore armonizzando i descrittori acustici e i metodi di valutazione, raccogliendo dati sull'esposizione al rumore sotto forma di "mappe acustiche" e rendendo tali informazioni disponibili al pubblico. Su tale base gli Stati membri sono tenuti a definire piani d'azione contro il rumore per affrontare i problemi relativi all'inquinamento acustico, da sottoporre a revisione almeno ogni cinque anni. La più recente relazione sull'attuazione della direttiva, pubblicata nel marzo 2023, ha confermato i buoni progressi compiuti dalla maggior parte degli Stati membri, nonostante alcuni ritardi iniziali. Sussistono tuttavia difficoltà persistenti, tra cui l'applicazione incoerente delle norme e un coinvolgimento insufficiente dei cittadini.
Il regolamento del 2014 relativo al livello sonoro dei veicoli a motore ha introdotto limiti acustici più rigorosi, unitamente a un nuovo metodo di prova per determinare le emissioni sonore. Un regolamento del 2020 impone limiti al rumore causato dal rotolamento degli pneumatici, mentre un regolamento del 2023 impone limiti al rumore generato dai ciclomotori e dai motocicli.
A decorrere da giugno 2016 gli aeroporti con un traffico superiore a 50 000 movimenti di velivoli civili all'anno sono soggetti alle norme UE sul rumore generato dal traffico aereo in linea con l'approccio equilibrato dell'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile (ICAO). Questa strategia si compone di quattro elementi principali volti a individuare il modo più efficace in termini di costi per affrontare il problema del rumore prodotto dai velivoli nei singoli aeroporti: ridurre i livelli di rumore alla fonte attraverso la diffusione di aeromobili moderni; gestire in maniera sostenibile il territorio circostante gli aeroporti; adeguare le procedure operative per ridurre l'impatto del rumore a terra; e, se necessario, introdurre restrizioni operative come il divieto di voli notturni.
Per quanto riguarda le ferrovie, la direttiva del 2016 relativa all'interoperabilità ferroviaria e una specifica tecnica di interoperabilità sul rumore (modificata nel 2019) fissano i livelli massimi di rumore che i nuovi veicoli ferroviari (convenzionali) possono produrre.
I grandi impianti industriali e agricoli disciplinati dalla nuova direttiva sulle emissioni industriali possono operare solo se in possesso di un'autorizzazione vincolata a condizioni relative ai limiti di emissione, compreso il rumore, e all'uso delle migliori tecniche disponibili. Esiste inoltre una regolamentazione relativa all'inquinamento acustico prodotto dai macchinari per l'edilizia, così come dalle imbarcazioni da diporto o dalle attrezzature destinate a funzionare all'aperto.
Dati sempre più numerosi indicano che l'inquinamento acustico rimane un rischio ambientale per la salute notevolmente sottostimato a livello dell'UE e locale. La relazione di attuazione 2023 sottolinea la necessità di un'azione più sistematica e di una migliore cooperazione tra le autorità nazionali, regionali e locali per proteggere meglio la salute pubblica e attenuare gli effetti negativi sulle aree naturali protette.
Ruolo del Parlamento europeo
Il Parlamento ha svolto un ruolo decisivo nell'elaborazione di politiche ambientali progressiste per combattere l'inquinamento atmosferico e acustico. Ad esempio, i deputati al Parlamento europeo si sono opposti ai tentativi di posticipare dal 2020 al 2025 il termine per ridurre allo 0,5 % il tenore di zolfo nocivo nei combustibili per uso marittimo, garantendo che il termine originario rimanesse in vigore. Dopo aver scoperto che il gruppo Volkswagen utilizzava un software di simulazione delle prove per ridurre le emissioni di NOx nei test sulle emissioni negli Stati Uniti, il Parlamento ha istituito una commissione temporanea d'inchiesta sulla misurazione delle emissioni degli autoveicoli. Nella sua relazione finale del 2017 sull'inchiesta sulla misurazione delle emissioni nel settore automobilistico ha chiesto che gli Stati membri e i costruttori di automobili fossero chiamati a rispondere delle loro azioni, esortandoli ad ammodernare o a ritirare dal mercato i veicoli altamente inquinanti.
Il 25 marzo 2021 il Parlamento ha adottato una risoluzione sull'attuazione delle direttive sulla qualità dell'aria ambiente: ha rilevato, nella sintesi della risoluzione, che le norme europee in materia di qualità dell'aria erano state solo in parte efficaci e ha accolto con favore l'impegno del Green Deal europeo di rivedere tali norme in linea con gli attuali orientamenti dell'OMS.
La risoluzione invitava inoltre la Commissione e gli Stati membri a valutare l'efficacia della legislazione vigente in materia di emissioni e chiedeva la rapida definizione di requisiti minimi e migliori pratiche per l'elaborazione e l'attuazione di piani per la qualità dell'aria a livello degli Stati membri. Nel settembre 2023 il Parlamento ha adottato la sua posizione sulla legislazione riveduta volta a migliorare la qualità dell'aria in tutta l'UE, promuovendo obiettivi più rigorosi per vari inquinanti rispetto alle raccomandazioni iniziali della Commissione.
Per quanto riguarda il rumore ambientale il Parlamento ha ripetutamente sottolineato la necessità di ridurre ulteriormente i valori soglia di emissione acustica e di introdurre procedure di rilevamento ottimizzate. Inoltre ha chiesto l'introduzione di valori limite a livello di UE per l'inquinamento acustico nelle aree in prossimità degli aeroporti, nonché l'estensione delle misure per la riduzione dell'inquinamento acustico agli aerei subsonici militari. Ha approvato altresì l'introduzione graduale di nuovi e più bassi limiti di rumorosità per i veicoli e ha condotto una campagna di successo per introdurre etichette che informino i consumatori sui livelli acustici.
Per maggiori informazioni sull'argomento si rimanda al sito della commissione per l'ambiente, il clima e la sicurezza alimentare del Parlamento.
Victoria VALLEDOR DE VICENTE