Il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR)

Il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) è uno dei principali strumenti finanziari della politica di coesione dell'UE. Il suo scopo è di contribuire ad appianare le disparità esistenti fra i diversi livelli di sviluppo delle regioni europee e di ridurre il ritardo delle regioni meno favorite, prestando particolare attenzione alle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici, quali le regioni più settentrionali che hanno una densità demografica molto bassa e le regioni insulari, transfrontaliere e di montagna.

Base giuridica

Articoli dal 174 al 178 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE).

Regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio.

Regolamento (UE) n. 1301/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e a disposizioni specifiche concernenti l'obiettivo «Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione» e che abroga il regolamento (CE) n. 1080/2006.

Obiettivi

L'articolo 176 TFUE prevede che il FESR sia destinato a contribuire alla correzione dei principali squilibri regionali esistenti nell'Unione europea. Il Fondo persegue tale obiettivo attraverso il sostegno:

  • allo sviluppo e all'adeguamento strutturale delle regioni in ritardo di sviluppo;
  • alla riconversione delle regioni industriali in declino.

Il FESR ha due obiettivi principali per il periodo 2014-2020, vale a dire:

  • investimenti a favore della crescita e dell'occupazione — finalizzati a rafforzare il mercato del lavoro e le economie regionali;
  • la Cooperazione territoriale europea, volta a rafforzare la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale all'interno dell'Unione.

Le risorse destinate al primo obiettivo saranno ripartite tra tre diverse categorie di regioni:

  • le regioni più sviluppate, con un PIL pro capite superiore al 90 % della media dell'UE;
  • le regioni in transizione, con un PIL pro capite compreso tra il 75 % e il 90 % della media dell'UE;
  • le regioni meno sviluppate, con un PIL pro capite inferiore al 75 % della media dell'UE.

Il FESR sostiene altresì lo sviluppo urbano sostenibile. Almeno il 5 % della dotazione del FESR per ogni Stato membro deve essere destinata all'azione integrata a favore dello sviluppo urbano sostenibile, per affrontare i problemi economici, ambientali, climatici, demografici e sociali che riguardano le zone urbane.

I dettagli relativi alla dotazione e all'uso futuro dei fondi del FESR sono stabiliti negli accordi di partenariato. Tali documenti strategici sono elaborati da ciascuno Stato membro con la partecipazione delle parti sociali e regionali.

Concentrazione tematica

Il FESR, contribuendo alla strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, deve essere incentrato sulle priorità specificate in tale strategia. Le principali linee prioritarie sono le seguenti:

  1. ricerca e innovazione;
  2. tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC);
  3. le piccole e medie imprese (PMI),
  4. la promozione di un'economia a basse emissioni di carbonio.

A seconda della categoria cui appartiene la regione che riceve il sostegno, il grado di concentrazione su tali priorità varia. Le regioni più sviluppate devono destinare almeno l'80 % delle proprie risorse a titolo del FESR ad almeno due di tali priorità e almeno il 20 % alla promozione di un'economia a basse emissioni di carbonio; le regioni in transizione devono destinare almeno il 60 % delle proprie risorse a titolo del FESR ad almeno due di tali priorità e almeno il 15 % alla promozione di un'economia a basse emissioni di carbonio; le regioni meno sviluppate devono destinare almeno il 50 % delle proprie risorse a titolo del FESR ad almeno due di tali priorità e almeno il 12 % alla promozione di un'economia a basse emissioni di carbonio.

Bilancio e norme finanziarie

Durante il periodo di programmazione 2014-2020 l'UE destinerà oltre 350 miliardi di EUR alla politica di coesione. Tale importo è pari al 32,5 % del bilancio generale dell'UE. Circa 199 miliardi di EUR sono destinati al FESR. Ciò comprende 10,2 miliardi di EUR per la Cooperazione territoriale europea e 1,5 miliardi di EUR di assegnazioni speciali destinate alle regioni ultraperiferiche e scarsamente popolate.

Il livello di cofinanziamento richiesto per progetti finanziati a titolo del FESR è adattato a seconda del livello di sviluppo delle regioni interessate. Nelle regioni meno sviluppate (e nelle regioni ultraperiferiche) il FESR può finanziare fino all'85 % del costo di un progetto. Nelle regioni in transizione il finanziamento può raggiungere il 60 % del costo di un progetto e nelle regioni più sviluppate il 50 %.

Proposta per la politica di coesione post-2020

Nel maggio 2018 la Commissione europea ha presentato proposte di regolamenti per la politica di coesione dell'UE per il periodo successivo al 2020. Esse comprendono:

  • un regolamento relativo al FESR e al Fondo di coesione;
  • un regolamento recante disposizioni specifiche per l'obiettivo «Cooperazione territoriale europea» (Interreg).

Tali proposte mantengono i due attuali obiettivi del FESR: «Investimenti a favore dell'occupazione e della crescita» e «Cooperazione territoriale europea».

Esse inoltre mantengono la concentrazione tematica con due priorità principali: sostegno all'innovazione, all'economia digitale e alle PMI attraverso una strategia di specializzazione intelligente (OS1); e un'economia circolare, più verde e a basse emissioni di carbonio (OS2). La Commissione europea ha inoltre presentato un elenco di attività che non possono beneficiare di un sostegno del FESR, tra cui l'aiuto diretto alle grandi imprese, alle infrastrutture aeroportuali (eccetto nelle regioni ultraperiferiche) e ad alcune operazioni di gestione dei rifiuti (ad esempio le discariche).

Nel luglio 2020 il Consiglio europeo ha raggiunto un accordo sul bilancio a lungo termine dell'UE per il periodo 2021-2027. Secondo la sua posizione, nel corso del periodo di programmazione 2021-2027, circa 200,36 miliardi di EUR saranno destinati al FESR (tra cui 7,93 miliardi di EUR alla Cooperazione territoriale europea e 1,93 miliardi di EUR di dotazioni speciali destinate alle regioni ultraperiferiche).

Tali regolamenti sono soggetti alla procedura legislativa ordinaria, in cui il Parlamento europeo si trova su un piano di parità con il Consiglio dell'Unione europea. Ciò significa che prima della fine del 2020 le due istituzioni dovranno trovare un consenso in merito alle future regole per il FESR.

Nel marzo 2019, il Parlamento europeo ha approvato la sua posizione in prima lettura sulle proposte della Commissione europea.

Ruolo del Parlamento europeo

Il Parlamento europeo gode ormai di una posizione di parità rispetto al Consiglio dell'Unione europea nell'elaborazione dei nuovi atti legislativi riguardanti i Fondi strutturali e d'investimento europei. Il regolamento relativo al FESR per il periodo 2014-2020 ha seguito la procedura legislativa ordinaria, nell'ambito della quale il Parlamento ha pienamente il diritto di proporre modifiche. Nel corso dei negoziati riguardanti la politica di coesione dell'UE per il periodo 2014-2020 il Parlamento europeo è riuscito a ottenere l'aumento del grado di flessibilità nell'applicazione delle norme in materia di concentrazione tematica e di priorità di investimento. Ha inoltre rafforzato il sostegno fornito dal FESR alle città e alle politiche urbane integrate.

 

Marek Kołodziejski