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Il PE dopo il Trattato di Lisbona

Il Trattato di Lisbona ha conferito più poteri al Parlamento europeo, rafforzandone il ruolo in campi che includono: agricoltura, pesca, energia, immigrazione, sicurezza, giustizia e affari interni, salute, fondi strutturali.

Più precisamente, il Parlamento diviene co-legislatore con il Consiglio in nuovi settori, alcuni dei quali erano di competenza esclusiva di quest’ultimo: agricoltura e pesca, immigrazione legale, cooperazione giudiziaria, politica d'asilo, politica monetaria relativa all'utilizzazione dell'euro, fondi strutturali.

Mentre in altri nuovi settori, introdotti dal Trattato di Lisbona, quali ad esempio: energia, servizi di interesse economico generale, immigrazione, turismo, ricerca europea, sanità, sport, controlli alle frontiere, vige la co-decisione Parlamento-Consiglio.

Il Parlamento ottiene dal Trattato di Lisbona anche un ruolo maggiore nella definizione del bilancio comunitario. Cade la ripartizione tra "spese obbligatorie" e "spese non obbligatorie" e, insieme al Consiglio, decide sull'insieme del bilancio UE.

Il Parlamento esercita un controllo democratico sull'intera attività comunitaria.

La Commissione europea, il Presidente del Consiglio europeo e l'alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'UE sono sottoposti all'approvazione del Parlamento europeo.

Il Parlamento approva gli accordi internazionali, anche commerciali, siglati dalla UE e ha il potere di proporre modifiche ai trattati.

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