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Il simbolo del copyright ©AP Images/European Union-EP  

Questa pagina risponde ad alcune delle questioni sollevate più frequentemente sulla direttiva sul diritto d'autore nel mercato unico digitale.

È possibile consultare il testo approvato dal Parlamento europeo qui.


In che cosa consiste la direttiva sul diritto d'autore?


La proposta di "direttiva sul diritto d'autore nel mercato unico digitale" mira a garantire che i creativi (ad esempio musicisti e attori), gli editori e i giornalisti traggano dal mondo online e da Internet gli stessi benefici che traggono dal mondo offline. Attualmente, a causa di norme datate in materia di diritto d'autore, sono le piattaforme online e gli aggregatori di notizie a ricavare tutti i vantaggi, mentre gli artisti, gli editori e i giornalisti assistono alla libera circolazione del loro lavoro e, nei migliori dei casi, ricevono una remunerazione esigua. Ciò rende molto difficile per gli artisti e i professionisti dei media guadagnarsi da vivere in maniera decorosa.



È importante sottolineare che il progetto di direttiva non crea nuovi diritti per i creativi e i giornalisti, ma garantisce unicamente una migliore applicazione dei diritti di cui già godono. Il progetto di direttiva non crea neppure nuovi obblighi per le piattaforme online o gli aggregatori di notizie; il testo assicura semplicemente una migliore applicazione degli obblighi esistenti. Ciò che è attualmente consentito e legale condividere continuerà a esserlo.



In breve:


  • il progetto di direttiva intende obbligare le grandi piattaforme di Internet e gli aggregatori di notizie (come YouTube o GoogleNews) a corrispondere ai creatori di contenuti (artisti/musicisti/attori nonché le case editrici e i loro giornalisti) ciò che effettivamente spetta loro;
  • non sono creati nuovi diritti o nuovi obblighi. Ciò che è attualmente consentito e legale condividere continuerà a esserlo.

Quali effetti avrà la direttiva sugli utenti?


Il progetto di direttiva non concerne gli utenti.



Al contrario, il progetto di direttiva avrà un impatto sulle grandi piattaforme online e gli aggregatori di notizie come YouTube, Google News o Facebook, imponendo a questi ultimi di remunerare correttamente gli artisti e i giornalisti che creano le opere da loro utilizzate per realizzare guadagni.



Le grandi piattaforme online e gli aggregatori di notizie saranno più motivati rispetto ad ora a concludere accordi (licenze) di remunerazione equi con gli artisti e gli organi dei media che si siano precedentemente identificati come titolari di un'opera. Le piattaforme saranno ulteriormente incentivate a concludere tali accordi, dal momento che, in assenza di un accordo, diverrebbero direttamente responsabili qualora si trovino ad ospitare opere i cui diritti di licenza non siano stati pagati. La legislazione vigente offre più margine di manovra alle piattaforme per sottrarsi a questa responsabilità.



Si prevede che il progetto di direttiva incoraggerà le piattaforme online a introdurre finalmente una politica di equa remunerazione nei confronti di tutti coloro che producono i contenuti utilizzati dalle piattaforme per generare guadagni.


La direttiva avrà un impatto sulla libertà su Internet o comporterà una censura di Internet?


La libertà su Internet, così come nel mondo reale, continuerà a esistere fintantoché l'esercizio di tale libertà non limiti i diritti altrui o assuma carattere illegale. Ciò significa che gli utenti potranno continuare a caricare contenuti sulle piattaforme online e che queste ultime potranno continuare a ospitare i contenuti caricati, a condizione che le piattaforme rispettino il diritto dei creatori a una remunerazione equa. Attualmente le piattaforme online remunerano i creatori su base volontaria e solo in misura assai limitata, dal momento che non sono in alcun modo responsabili dei contenuti che ospitano e, pertanto, sono poco incentivati, o non lo sono affatto, a concludere accordi con i titolari dei diritti di tali contenuti.



La direttiva non sarà fonte di censura. Accrescendo la responsabilità giuridica, la direttiva eserciterà maggiori pressioni sulle piattaforme di Internet affinché concludano accordi di equa remunerazione con i creatori delle opere che consentono loro di guadagnare denaro. Non si tratta di censura.


La direttiva crea filtri automatici sulle piattaforme online?


No.


La direttiva fissa un obiettivo da raggiungere - le piattaforme online non devono trarre guadagno dal materiale creato da persone che non abbiano ricevuto un compenso. Le piattaforme sono dunque legalmente responsabili nel caso in cui i rispettivi siti web ospitino un contenuto senza che il creatore dello stesso sia stato adeguatamente remunerato. Ciò significa che il creatore di un'opera utilizzata in maniera illegale può intentare una causa nei confronti della piattaforma in questione.



Tuttavia, la direttiva non include un elenco specifico degli strumenti, delle risorse umane o dell'infrastruttura che potrebbero essere necessari per evitare che sui siti web figuri materiale per il quale non vi è stata alcuna remunerazione. Non è dunque previsto alcun filtro sui contenuti caricati.


Ciononostante, qualora non fossero trovate soluzioni innovative, le grandi piattaforme potrebbero decidere di optare per l'applicazione di filtri. Tali filtri vengono già impiegati dalle grandi società. Le critiche secondo le quali i suddetti filtri oscurerebbero talvolta contenuti legittimi possono in alcuni casi rivelarsi fondate. Tali critiche dovrebbero tuttavia essere rivolte alle piattaforme che progettano e applicano i filtri, non al legislatore, che mira a introdurre l'obiettivo in base al quale una società è tenuta a pagare per il materiale che utilizza per realizzare profitti. Un obiettivo che, nel mondo reale, non viene contestato e trova applicazione.


Infine, l'accordo sulla direttiva include altresì disposizioni volte a garantire che l'errata rimozione di un contenuto caricato possa essere contestata dall'utente attraverso sistemi che consentano di presentare ricorsi e di darvi seguito in tempi brevi.


La direttiva avrà ripercussioni negative sui meme o le GIF?


Niente affatto.


Il testo concordato della direttiva include norme specifiche che impongono agli Stati membri di tutelare la libertà di caricare e condividere opere a fini di citazione, critica, rassegna, caricatura, parodia o pastiche. Ciò garantirà dunque che i meme e le GIF continueranno a essere disponibili. Le disposizioni della direttiva assicurano in realtà che i meme e le GIF saranno ancora più sicuri rispetto al passato, dal momento che la protezione di tali opere era affidata alle diverse legislazioni nazionali, con conseguenti differenze tra gli Stati membri.


Sarà ancora possibile visualizzare un estratto quando si legge o si condivide un articolo sugli aggregatori di notizie?


Sì.


L'accordo riconosce agli editori il diritto di chiedere che siano conclusi accordi di licenza con gli aggregatori di notizie per l'utilizzo dei loro articoli. Gli aggregatori di notizie potranno tuttavia continuare a rendere visibile l'estratto di un'opera senza dover chiedere l'autorizzazione dell'editore. Ciò sarà possibile a condizione che l'estratto sia "molto breve" o sia formato da "singole parole" e che l'aggregatore di notizie non ricorra in misura abusiva a questa possibilità.


La direttiva segnerà la fine delle start-up...


No.


L'accordo offre una tutela specifica alle piattaforme start-up. Le piattaforme esistenti da meno di 3 anni e che presentano un fatturato annuale inferiore a 10 milioni di euro e un traffico mensile medio di visitatori unici inferiore a 5 milioni saranno soggette a obblighi più leggeri rispetto a quanto previsto per le grandi piattaforme consolidate.


È stato detto che l'articolo 13 potrebbe portare alla rimozione di un'opera se il titolare dei relativi diritti è sconosciuto. È stato citato l'esempio della hit "Despacito"...


L'obiettivo del progetto di articolo 13 è quello di rafforzare la posizione degli artisti quando si trovano a invocare il loro diritto a un'equa compensazione in caso di utilizzo e distribuzione online del loro lavoro da parte di terzi. Solitamente gli artisti informano le piattaforme come YouTube che una determinata opera è loro. È pertanto improbabile che le opere il cui titolare dei diritti è sconosciuto facciano sorgere la responsabilità di una piattaforma qualora siano caricate su di essa.


Secondo alcuni la direttiva inciderà in modo fortemente negativo sui mezzi di sussistenza di centinaia di migliaia di persone...


È più probabile che avvenga il contrario.


La direttiva intende contribuire a fornire a molte persone il sostentamento che meritano per il loro lavoro e i mezzi di sussistenza di cui hanno bisogno per continuare a creare. Il progetto di direttiva mira a garantire che gli artisti e i giornalisti ricevano più denaro rispetto agli azionisti di Google, un trasferimento di risorse che risulta sempre favorevole all'occupazione.


Quali sono i motivi delle numerose recriminazioni nei confronti della direttiva?


La direttiva è stata oggetto di un'intensa campagna. Alcune statistiche interne al Parlamento mostrano infatti che raramente i deputati al Parlamento europeo sono stati soggetti ad attività di lobbying (telefonate, email, ecc.) così intense.



In genere una campagna di tale portata sfocia in dichiarazioni sbalorditive che creano un effetto valanga; ad esempio, è stato affermato che il progetto di direttiva rischia di "rompere Internet" o di "uccidere Internet". Dal momento che il progetto di direttiva non crea nuovi diritti per i creativi né impone nuovi obblighi alle piattaforme di Internet o agli aggregatori di notizie, tali affermazioni appaiono esagerate.



In passato vi sono stati numerosi casi di campagne di lobbying durante le quali venivano previsti effetti catastrofici mai verificatisi.


Ad esempio, le società di telecomunicazione sostenevano che le bollette telefoniche sarebbero esplose a seguito dei massimali applicati alle tariffe di roaming; le lobby del tabacco e della ristorazione affermavano che le persone avrebbero smesso di frequentare bar e ristoranti a causa del divieto di fumare in tali locali; le banche ritenevano che avrebbero dovuto interrompere le attività di prestito a cittadini e imprese in ragione dell'introduzione di norme più rigorose sulle loro modalità operative e la lobby dei duty-free ha persino dichiarato che la fine dello shopping duty-free nel mercato unico avrebbe comportato la chiusura degli aeroporti. Non è accaduto nulla di tutto questo.


La direttiva mira principalmente a tutelare i piccoli creatori di contenuti?


Nonostante la direttiva miri ad aiutare tutti i creatori ad avere una posizione negoziale più forte per quanto concerne le modalità di utilizzo delle loro opere da parte delle piattaforme online, i principali beneficiari sono gli attori più piccoli. Gli attori più grandi spesso ricorrono a studi legali che tutelano i loro diritti, mentre al momento gli attori di piccole dimensioni hanno pochi strumenti per rivendicare i propri diritti.


Come si potrà sapere esattamente quali piattaforme saranno tenute a conformarsi alla direttiva?


La direttiva riguarda le piattaforme il cui scopo principale è quello di immagazzinare, organizzare e promuovere a scopo di lucro una grande quantità di opere protette dal diritto d'autore caricate dai suoi utenti. Ciò esclude, ad esempio, Wikipedia, GitHub, i siti di incontri, eBay e numerosi altri tipi di piattaforme.


La Commissione europea accompagnerà inoltre gli Stati membri nell'attuazione delle diverse disposizioni della direttiva nelle legislazioni nazionali. Più specificamente, l'articolo 17 (ex articolo 13) prevede che la Commissione dovrà elaborare degli orientamenti sulle modalità di applicazione, in particolare per quanto riguarda la cooperazione (paragrafo 4), quando non viene concluso un accordo di licenza.


Saranno consultate tutte le parti interessate, compresi i fornitori di servizi di condivisione dei contenuti online, i titolari dei diritti, le associazioni di utenti e le altre parti interessate. Inoltre, non appena la direttiva sarà adottata ed entrerà in vigore, la Commissione, in collaborazione con gli Stati membri, organizzerà un dialogo con le parti interessate per discutere le migliori pratiche su come le piattaforme interessate e i titolari dei diritti possono cooperare tra loro. Gli orientamenti e le migliori pratiche garantiranno una maggiore certezza giuridica nell'applicazione dell'articolo, tenendo conto anche della necessità di trovare un equilibrio tra i diritti delle diverse parti, e il giusto uso di eccezioni e limitazioni al diritto d'autore.


È stato dedicato tempo sufficiente allo studio delle implicazioni di tale legislazione?


Si è trattato di un processo molto approfondito e democratico. È iniziato nel 2013 e in cinque anni ci sono stati numerosi studi, valutazioni d'impatto, discussioni, proposte e votazioni.


Ecco alcuni degli studi condotti dalla Commissione europea prima di proporre la legislazione:


Studio sull'applicazione della direttiva 2001/29/CE sul diritto d'autore e diritti connessi nella società dell'informazione.

Studio sul quadro giuridico dell'estrazione di testi e dati.

Studio sul diritto di messa a disposizione e sul suo rapporto con il diritto di riproduzione nelle trasmissioni digitali transfrontaliere.

Studio sulla remunerazione degli autori e degli artisti interpreti o esecutori per l'uso delle loro opere e la fissazione delle loro esecuzioni.

Studio sulla remunerazione degli autori di libri e riviste scientifiche, traduttori, giornalisti e artisti visivi per l'utilizzo delle loro opere.

Studio "Valutazione dell'impatto economico dell'adeguamento di alcune limitazioni ed eccezioni al diritto d'autore e ai diritti connessi nell'UE".

Studio "Valutazione dell'impatto economico dell'adattamento di alcune limitazioni ed eccezioni al diritto d'autore e ai diritti connessi nell'UE - Analisi di opzioni politiche specifiche".


Nel maggio 2015 la Commissione ha presentato la sua strategia per il mercato unico digitale (DSM).


Nel settembre 2016 la Commissione ha presentato la sua valutazione d'impatto. Ha inoltre presentato una comunicazione sulla direttiva sul diritto d'autore per il mercato unico digitale e una proposta legislativa di direttiva.


Tra il 2016 e oggi: numerosi dibattiti e 3 voti nella commissione affari giuridici del Parlamento europeo (2018: due volte in giugno, 2019: febbraio), 2 dibattiti e 3 voti in plenaria (2018: luglio e settembre, 2019: marzo).


Tra il 2016 e oggi: numerose discussioni e 9 votazioni in sede di Consiglio/COREPER (nel 2018: gennaio, aprile, maggio, maggio, novembre e due volte nel dicembre 2018, nel 2019: gennaio e due volte in febbraio). Dopo la votazione in plenaria, anche il Consiglio avrà una votazione finale.