Come affrontare il problema dei contenuti online nocivi o illegali: ecco le idee del Parlamento europeo 

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Scopri come il Parlamento europeo intende affrontare il problema dei contenuti online nocivi o illegali, tutelando al tempo stesso la libertà di espressione.

L’Unione europea sta lavorando a una Legge sui servizi digitali che dia forma all’economia digitale a livello europeo e che sia in grado di stabilire gli standard per il resto del mondo. Uno dei problemi fondamentali che il Parlamento europeo vuole affrontare è la protezione degli utenti dai contenuti dannosi o illegali. Leggi di più su cosa ha proposto il Parlamento nelle tre relazioni approvate il 20 ottobre 2020.

L’Unione europea sta lavorando a una Legge sui servizi digitali Foto ©AdobeStock_vegefox.com  

Una distinzione chiara tra contenuto illegale e nocivo

 

Il Parlamento chiede che venga fatta una distinzione chiara tra contenuto illegale e contenuto nocivo. Alcuni tipi di contenuti, come quelli che si riferiscono alla negazione dell’Olocausto, potrebbero essere illegali in alcuni stati membri ma non in altri. I contenuti dannosi, come quelli di incitazione all’odio (‘hate speech’) e disinformazione, non sempre sono illegali. Serve quindi una distinzione netta dal momento che questi due tipi di contenuti richiedono approcci differenti: i contenuti illegali dovrebbero essere rimossi, mentre quelli nocivi dovrebbero essere affrontati diversamente.

Rimuovere i contenuti illegali salvaguardando diritti e libertà

 

Gli europarlamentari chiariscono che le azioni intraprese volontariamente dalle singole piattaforme non sono sufficienti. Vogliono chiarezza, norme per la moderazione dei contenuti valide in tutta l’UE e che venga applicato il meccanismo di notifica e intervento. Le norme dovrebbero assicurare che il meccanismo:

  • sia efficace. Gli utenti dovrebbero poter inviare facilmente una notifica agli intermediari online riguardo potenziali contenuti digitali illegali per permettere loro di rimuoverli tempestivamente;
  • non venga abusato. In caso il contenuto venga segnalato o rimosso, gli utenti interessati dall’azione dovrebbero riceverne notifica e poter impugnare la decisione davanti a un organo nazionale di conciliazione;
  • rispetti i diritti e le libertà degli utenti, come la libertà di parola e il diritto all’informazione, così che gli intermediari online rimuovano i contenuti illegali in modo accurato, proporzionato e non discriminatorio e non elimino invece contenuti non illegali.

Il Parlamento vuole che la decisione finale sulla legalità di un contenuto generato da un utente venga presa da una magistratura indipendente e non da entità commerciali private.

In caso il contenuto online illegale rappresenti anche un illecito penale, oltre a essere rimosso dovrebbe essere perseguito dalle autorità incaricate dell’applicazione della legge e dalla magistratura. La Commissione europea dovrebbe anche considerare di obbligare le piattaforme online a denunciare un reato grave alle autorità competenti.

Come gestire i contenuti nocivi

Per affrontare il problema dei contenuti nocivi come i discorsi d’odio o la disinformazione, il Parlamento propone maggiori obblighi di trasparenza per le piattaforme da un lato e di accrescere l’alfabetizzazione mediatica degli utenti dall’altro.

Il Parlamento sottolinea che uno dei motivi per cui la disinformazione viaggia così velocemente è che i modelli di business di alcune piattaforme mostrano contenuti “sensazionalistici” e acchiappa-clic (il cosiddetto fenomeno ‘clickbait’) per accrescere le rendite online. Per affrontare gli effetti negativi di questa pratica, gli europarlamentari vogliono trasparenza sulle politiche di monetizzazione delle piattaforme online.

Più scelta per gli utenti su cosa visualizzare online

Il Parlamento vuole dare agli utenti maggior controllo sui contenuti che visualizzano e sulla possibilità di usufruire di una clausola di esclusione su tutta la cura dei contenuti (‘content curation’).

Richiede anche un regolamento più stringente sulla pubblicità mirata in favore di una meno intrusiva e più contestualizzata, basata su ciò che l’utente sta visualizzando in quel determinato frangente e non sulla sua cronologia di navigazione.

Inoltre, vuole che la Commissione cerchi più opzioni per regolamentare la pubblicità mirata, tra cui un possibile blocco.

La Commissione ha presentato una proposta per la Legge sui servizi digitali il 15 dicembre 2020.