Controlli alle frontiere nell’area Schengen a causa del coronavirus: cosa può fare l’UE? 

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Controlli di frontiera a La Jonquera, sul confine tra Spagna e Francia ©REUTERS/NACHO DOCE/AdobeStock  

I paesi UE stanno allentando i controlli alle frontiere dovuti a COVID-19. Il Parlamento chiede uno sforzo coordinato per ripristinare tutta l’area Schengen prima possibile

Con la graduale revoca delle restrizioni introdotte contro il coronavirus, è possibile ricominciare a muoversi liberamente nell'UE. La situazione epidemiologica sta migliorando e, con le vacanze estive sempre più vicine, i paesi stanno gradualmente ripristinando la libertà di viaggiare. Gli eurodeputati chiedono che lo spazio europeo di libera circolazione ritorni pienamente operativo prima possibile, perché la libertà di movimento di persone, beni e servizi può svolgere un ruolo importante nella ripresa economica dopo la pandemia.

La plenaria del Parlamento europeo ha adottato il 19 giugno una risoluzione sulla situazione nell’area Schengen  in cui esprime preoccupazione per le frontiere ancora chiuse. Le frontiere devono riaprire senza discriminazione, hanno dichiarato gli eurodeputati.

Chiusura dell’area Schengen

“Gli stati membri hanno agito da soli ma ora è tempo che l’UE intervenga, prima che sia troppo tardi e che lo spazio Schengen subisca danni irreparabili,” ha detto Tania Fajon, Presidente del gruppo di lavoro della commissione Libertà civili (LIBE) che si occupa del controllo dell’area Schengen. “La Commissione dovrebbe svolgere un ruolo chiave nel ripristinare la libertà di movimento innanzitutto per le categorie critiche come i lavoratori transfrontalieri,” ha commentato Fajon, aggiungendo che “un coordinamento europeo è essenziale.”

Secondo le attuali regole dell'area Schengen, gli stati membri possono introdurre controlli alle frontiere per un tempo limitato se esiste una grave minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza interna. I paesi devono notificare la Commissione europea e il Parlamento nel caso in cui decidano di chiudere le frontiere. La Commissione attualmente tiene sotto controllo le misure nazionali che limitano la libera circolazione introdotte dai paesi europei per frenare la pandemia.

Indicazioni dell’UE per riaprire i confini

Il 13 maggio la Commissione europea ha presentato un pacchetto di proposte per riavviare in modo sicuro i viaggi nell’UE. Il pacchetto propone agli stati dell’area Schengen di riaprire gradualmente le frontiere interne, ma sottolinea che serve un coordinamento europeo. Inoltre ribadisce che non devono esserci discriminazioni in base alla nazionalità e che occorre rispettare i criteri sanitari comuni indicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

Il 5 giugno i ministri dell'Interno dei paesi membri hanno confermato che la maggioranza degli stati dovrebbe aver abolito controlli alle frontiere interne e restrizioni di viaggio entro il 15 giugno. Gli altri paesi dovrebbero fare lo stesso entro fine mese. I ministri continueranno a cooperare sotto la guida della Commissione. La Commissione europea ha pubblicato ulteriori raccomandazioni su come riaprire in sicurezza le frontiere esterne dell’UE dopo il 1° luglio

Consulta il sito Re-open EU per avere informazioni sulle condizioni di viaggio e misure di sicurezza in ogni paese dell'UE

Dall’inizio della pandemia la Commissione europea ha messo a disposizione linee guida comuni per garantire la libera circolazione dei lavoratori delle professioni critiche e il trasporto di merci e servizi nel mercato unico. La Commissione ha anche facilitato il rimpatrio di quasi 60mila cittadini europei bloccati all’estero e ha proposto restrizioni agli ingressi dei cittadini di paesi terzi nell’UE, misura in vigore fino alla fine di giugno.

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Posizione del Parlamento europeo

Gli eurodeputati chiedono di ripristinare la libera circolazione per le persone, i lavoratori, le merci e i servizi nell’area Schengen. Chiedono inoltre una maggiore cooperazione dell’UE per garantire che non ci siano discriminazioni nei confronti dei cittadini europei.

Il 12 maggio, in un dibattito della commissione LIBE sulla situazione nell’area Schengen, Tania Fajon ha ricordato le chiusure introdotte durante la crisi migratoria del 2015. Alcuni paesi hanno mantenuto le restrizioni per anni, una misura che il Parlamento ha criticato come ingiustificata.

Se non riusciamo a ripristinare l’integrità dell’area Schengen, mettiamo in serio pericolo il progetto europeo.

Tanja Fajon 

Presidente del gruppo di lavoro sull’area Schengen

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Gli eurodeputati vogliono che ogni futuro controllo alle frontiere rimanga una misura straordinaria e temporanea.

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L’area Schengen comprende 26 paesi: 
  • 22 paesi membri dell’UE (Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Finlandia e Svezia) 
  • 4 paesi non-UE (Islanda, Norvegia, Svizzera and Liechtenstein) 
L’area Schengen comprende 26 paesi che hanno concordato di eliminare i controlli regolari alle frontiere interne