Sí del Parlamento alle quote rosa nella leadership aziendale 

 
 

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Ancora troppo poche le donne a sedere ai tavoli decisionali © Getty  

Nel 2008 in Europa il 60% dei titoli universitari è stato conseguito da donne, eppure solo il 10% dei membri di Consiglio delle società europee è donna. La deputata greca del PPE Rodi Kratsa-Tsagaropoulou si sta battendo per l'introduzione di quote giuridicamente vincolanti che permettano alle donne qualificate di accedere a ruoli dirigenziali, riequilibrando così la rappresentanza di genere.


Nonostante sensibili differenze tra gli Stati membri, le statistiche sono unanimi nel mostrare una scarsa rappresentanza femminile nei ruoli chiave delle maggiori imprese europee. Proseguendo al ritmo attuale, ci vorranno altri 50 anni prima che nei Consigli di amministrazione delle aziende si giunga alla "soglia rosa" del 40%.


Alcuni esempi virtuosi...


L'introduzione di codici di condotta nelle società e leggi a favore della parità ha già aiutato ad abbattere alcune barriere.


La Francia ha da poco adottato una legge per il raggiungimento delle quote rosa del 40% nei CDA delle maggiori imprese. Anche la Spagna dal 2007 ha una legge sulle quote con finalità affini al pacchetto legislativo francese e l'Italia potrebbe muoversi nella stessa direzione.


Cosa si chiede nel rapporto


Il rapporto "sulle donne e la direzione delle imprese" della relatrice greca di centro-destra Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, che sarà votato domani nella commissione per l'uguaglianza di genere, mira a promuovere azioni "volte a ottenere un uso ottimale delle risorse umane femminili a tutti i livelli della vita delle imprese".


A questo scopo "invita la Commissione a definire un programma per la fissazione di obiettivi specifici, misurabili, appropriati, realistici (...) per arrivare a una rappresentanza equilibrata".



Leggi vincolanti per una migliore efficacia dei risultati


"La legge deve fissare quote laddove le imprese non sono in grado di intraprendere iniziative individuali o di rispettare le proprie tabelle di marcia" ha commentato Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, aggiungendo che "non bisogna comunque dimenticare le differenze esistenti tra gli Stati membri quando si insegue l'obiettivo del 40% entro il 2015". "Per alcuni paesi il traguardo è ancora molto lontano, mentre altri lo hanno praticamente raggiunto, attraverso misure proattive adottate dalle imprese o dai governi nazionali. È impossibile dunque aspettarsi la stessa velocità di adeguamento ai nuovi obiettivi" ha concluso.


Il voto in commissione Diritti della donna è fissato per domani, mentre l'Aula si esprimerà nella plenaria di luglio.

L'efficienza delle quote 
  • In Francia la percentuale delle donne in ruoli dirigenziali è passata dal 7,6% nel 2008 all'11,9% del 2010 
  • In Italia, solo il 2,8% dei dirigenti era donna nel 2008, contro il 3,9% del 2010 
  • In Spagna la quota rosa a livello dirigenziale è aumentata dal 6,6% nel 2008 all'11% nel 2010