"Chi inquina paga": il Parlamento chiede la bonifica dell'Ilva 

Comunicati stampa 
 
 

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Un piano d'aiuti per le acciaierie in crisi e il recupero ambientale dell'Ilva di Taranto: è ciò che i deputati hanno chiesto giovedì approvando due risoluzioni. L'industria siderurgica europea è schiacciata tra la concorrenza con l'Asia e i procedimenti giudiziari sulle alte emissioni di diossina, pertanto si dovranno trovare delle contromisure per frenare il crollo del settore.

Il Parlamento, approvando una risoluzione sull'Ilva presentata dal presidente della commissione petizioni Erminia Mazzoni (PPE, IT), ribadisce il principio di "chi inquina paga" e chiede alla autorità italiane di garantire il recupero ambientale del sito con estrema urgenza, obbligando chi ha causato il danno a sostenere i costi di bonifica.

Si richiede un piano UE per aiutare l'intero settore, ma che sia compatibile con la salute e la sicurezza dei cittadini, integrando gli obiettivi economici a quelli sociali e ambientali. Il ruolo delle istituzioni pubbliche sarà fondamentale, soprattutto perché i deputati notano che "la privatizzazione dell'Ilva non ha determinato alcun miglioramento della sicurezza ambientale".


Verso un piano europeo per l'industria siderurgica

In un'altra risoluzione approvata dal Parlamento con 351 voti a favore,125 contrari e 34 astenuti i deputati chiedono alla Commissione di predisporre con urgenza il piano d'azione in favore del settore siderurgico e ne delineano i principi di base.


Rivedere le regole per gli aiuti di stato

Si chiede alla Commissione di includere anche il settore siderurgico nel processo in corso di revisione delle regole sugli aiuti di stato, sempre nel rispetto della legislazione europea sulla concorrenza e evitando possibili posizioni dominanti nel mercato.

La Commissione è chiamata a monitorare alcuni impianti (come quelli italiani di Terni, Piombino e Trieste) che stanno subendo i maggiori contraccolpi in termini di perdita di competitività e di posti di lavoro. I deputati sostengono anche che la ristrutturazione del settore si debba basare sulla responsabilità sociale e sul dialogo con la società civile.

Malgrado il Parlamento accolga con favore la promessa della Commissione di preparare un piano d'azione entro giugno 2013, ribadisce la necessità di farlo entrare in vigore il prima possibile. Si richiede anche di estendere oltre il 31 dicembre 2012 il sistema di sorveglianza delle importazioni di prodotti siderurgici e di tubi d'acciaio.


Un tema a lungo dibattuto

La discussione sulla crisi delle acciaierie europee si è prolungata per anni. Nello scorso ottobre, in commissione petizioni, i deputati hanno avuto modo di confrontarsi con il commissario per l'industria e l'imprenditoria Antonio Tajani proprio sull'Ilva, mentre durante il "question time" dell'ultima seduta plenaria, a novembre, si è parlato delle proposte della Commissione per la reindustrializzazione dell'UE.


Procedure: risoluzioni non legislative