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Rassegna : 08-03-99(s)

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Il regolamento parlamentare "Dopo Amsterdam"


Il regolamento parlamentare
"Dopo Amsterdam"

Rel. Richard Graham Corbett (PSE-RU)
Doc. A4-70/99

Il relatore ha illustrato le principali novità del regolamento parlamentare che sta per essere revisionato in funzione della prossima entrata in vigore del Trattato di Amsterdam. Maggiore apertura, trasparenza e democrazia sono i criteri che hanno ispirato l'Eurocamera per dotarsi di strumenti adeguati onde entrare in una nuova era di lavori legislativi.

Il Trattato di Amsterdam, alla cui entrata in vigore resta subordinata la modifica in discussione del regolamento, ha posto un quadro normativo sufficientemente elastico per consentire al Parlamento un ampio margine di apprezzamento nell'esercizio del proprio potere statutario. Il relatore ha citato le innovazioni più rilevanti, collegate al Trattato (la riscrittura del procedimento di codecisione, l'elezione della Commissione esecutiva e la correlativa responsabilità politica, i rapporti col futuro Alto rappresentante dell'Unione nella politica estera di sicurezza) e quelle inerenti all'autonomia parlamentare (le modifiche tecniche ed organizzative dei dibattiti e dei voti in plenaria, l'accessibilità al pubblico dei documenti parlamentari ed anche l'uso del femminile, quando necessario, come riconoscimento della presenza femminile nei differenti organi parlamentari).

Luciano Vecchi (PSE-I) ha sintetizzato le modifiche salienti da lui apportate in qualità di relatore sulle regole in materia di verifica dei poteri. In questo campo, finora, si è applicato un coacervo di norme comunitarie e nazionali con numerose zone d'ombra che, secondo Vecchi, scompariranno dopo l'approvazione di un unico statuto dei deputati e del regolamento sulla procedura elettorale uniforme.

Le attuali modifiche rafforzano il potere del Parlamento europeo che potrà meglio vigilare sul rispetto della volontà degli elettori riguardo alla composizione dell'Eurocamera in tutto l'arco della legislatura. In particolare l'Aula di Strasburgo avrà voce in capitolo nelle procedure avviate in sede nazionale per decretare la decadenza della carica dell'eurodeputato.

L'Assemblea ha approvato a maggioranza qualificata la relazione comportante una serie di modifiche al regolamento parlamentare. Tali innovazioni si i rendono necessarie in funzione della prossima entrata in vigore del Trattato di Amsterdam; maggior apertura, trasparenza e democrazia sono i criteri che hanno ispirato il Parlamento europeo per dotarsi di meccanismi efficaci ed adeguati al ruolo di spicco che le attribuisce il nuovo Trattato.

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Risorse proprie


Risorse proprie

Rel. Jutta Haug (PSE-D)

Doc. A4-105/99

La relatrice Jutta Haug (PSE-D) ha esposto per sommi capi l'esito delle votazioni di ieri in commissione bilancio sul complesso problema della riforma delle risorse proprie dell'Unione. A questo riguardo ha premesso che l'intera materia è di competenza dei governi dei Quindici e che il Parlamento dispone solo di un potere consultivo. A tale titolo, la relatrice propone all'Aula: una maggiore trasparenza e un più forte controllo democratico sul sistema delle entrate; la sostituzione dell'IVA con una risorsa propria basata sul PNL; l'eliminazione progressiva di ogni rimborso sul bilancio, e quindi l'abbandono del sistema britannico di abbuono nonché il cofinanziamento della politica agricola. Conferma infine, per la parte "uscite", il principio della solidarietà fra Stati.

Haug si è poi soffermata sugli obiettivi della riforma: creare un sistema di bilancio completo, che individui delle risorse nuove senza condurre ad un aumento degli oneri complessivi del contribuente europeo e ridurre progressivamente le spese agricole che maggiormente incidono sugli squilibri fra Stati prosperi, eliminando così la ragion d'essere della compensazione attribuita al Regno Unito.

La relatrice ha concluso affermando che, con l'avvento della moneta unica, si è stabilito un vincolo di interconnessione fra economie degli Stati membri e ciò si ripercuote anche sulle relazioni fra bilanci nazionali e quello dell'Unione auspicando, infine, l'unificazione delle risorse proprie IVA e PIL in un'unica fonte, in vista di una riforma del sistema che consenta di instaurare nuove entrate a partire dalle imposte sull'energia, sugli investimenti speculativi e sui prodotti dei capitali mobiliari.

Terence Wynn (PSE-RU) ritiene che il testo votato in commissione bilanci sia un compromesso ottimale fra gli interessi confligenti degli Stati membri e riscuote pertanto l'approvazione del gruppo socialista, al cui interno però si sono prodotte alcune divisioni nazionali, ad esempio per il dissenso sull'abolizione del rimborso a favore dei britannici. E' prevalso comunque in seno al gruppo il senso di responsabilità sull'ineluttabilità delle riforme in materia di risorse proprie.

Otto Bardong (PPE-D) pur ritenendo che la commissione abbia svolto un buon lavoro, ha ritenuto tuttavia confusa la posizione espressa a causa dei numerosi emendamenti presentati. Egli si è dichiarato favorevole a mantenere un sistema di risorse proprie, senza personalizzazione. Bardong ha approvato il co-finanziamento e la soppressione del rimborso britannico.

Laurens Jan Brinkhorst (LDR-NL) ha sostenuto che prima del Vertice di Berlino il Parlamento dovrà indicare il percorso da seguire nel sistema di euro-finanziamento. Brinkhorst ha anche indicato come strada per il futuro quella delle risorse proprie reali, deplorando l'applicazione automatica del meccanismo di correzione e ha dichiarando di appoggiare il co-finanziamento e l'eliminazione del rimborso britannico.

Jean-Antoine Giansily (UPE-F) ritiene che i punti centrali della questione siano il mantenimento del finanziamento a carico del bilancio dell'Unione europea ed il rispetto degli impegni presi nei confronti delle politiche comuni. L'oratore non condivide il "processo" che la relatrice ha fatto alla PAC come causa degli "squilibri" di bilancio. Infatti il co-finanziamento, a parere di Giansily potrebbe far scivolare l'Unione sulla strada della disintegrazione delle politiche comuni in violazione dell principio della solidarietà.

Per Joaquim Miranda (SUE/SVN-P) la base di partenza consiste nel trovare i mezzi per raggiungere gli obiettivi prefissati correlando entrate ed uscite, in modo che le risorse siano adeguate agli obiettivi da perseguire. Secondo l'oratore la riforma della PAC è necessaria ma le sue conseguenze onerose sono inevitabili, mentre per la ridistribuzione delle risorse il principio di solidarietà dovrà essere il criterio guida.

Edith Müller (VERDI-D) per i Verdi sostiene la relazione auspicando una maggior democrazia nella decisione sulle spese al fine di rendere possibile l'ampliamento. L'oratrice ritiene che le critiche sollevate sulla relazione Haug dovrebbero essere accompagnate dall'indicazione di valide alternative.

Gianfranco dell'Alba (ARE-I) ha espresso la sua approvazione della maggior parte delle decisioni della commissione bilanci ma ha sottolineato il proprio dissenso sul punto del co-finanziamento che rappresenta una nota stonata del Parlamento ed oltretutto un errore tattico nei confronti del Consiglio. Ha fatto inoltre riferimento alla recente decisione tedesca di abbandonare tale richiesta, nonostante il governo di Bonn fosse il principale fautore di tale soluzione al problema dei contributi netti.

L'Aula ha approvato la relazione. Il testo definitivo differisce da quello originario per la soppressione del paragrafo in cui si proponeva il cofinanziamento al 50% della PAC; è stata invece mantenuto, anche se con una formula più attenuata, il rilievo circa l'anacronismo del meccanismo di compensazione sul piano delle entrate di cui finora ha beneficiato solo la Gran Bretagna.

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Il Consiglio europeo di Berlino


Il Consiglio europeo di Berlino

Dichiarazione del Consiglio

e della Commissione

Per il Consiglio dei ministri Günter Verheugen ha chiarito, dinanzi all'Aula, il programma della Presidenza tedesca per i quindici giorni che precedono il decisivo Vertice europeo di Berlino, che dovrà sciogliere i nodi ancora presenti nei negoziati sull'Agenda 2000. E' ferma intenzione del Cancelliere Schröder pervenire ad una decisione definitiva entro la fine di marzo poiché nel recente Vertice informale di Petersberg tutti i Capi di Stato e di governo si sono impegnati a raggiungere un accordo a Berlino, consapevoli che la strategia dilatoria è votata all'insuccesso.

Attualmente, permangono posizioni divergenti fra Stati che mirano al risparmio ed altri che desiderano incrementare le spese, ma la Presidenza tedesca intende sbloccare la situazione di stallo giocando abilmente da intermediaria. I punti più spinosi dei negoziati in corso riguardano il finanziamento della politica agricola e di coesione economica e sociale. Nel campo agricolo i principi cardine per un accordo sono la coerenza e la degressività degli aiuti agricoli nel periodo 2000-2006. Sul fronte dei Fondi strutturali resta fermo il principio del consolidamento dello sforzo di coesione, con la riduzione a tre sia degli obiettivi dei Fondi, che delle iniziative comunitarie. Tuttavia, Verheugen non è volutamente entrato nel dettaglio su questo complesso argomento in quanto solo a Berlino si potrà pervenire ad una decisione finale.

Quanto alle risorse proprie la Presidenza tedesca ha ribadito la necessità di rispettare il massimale di aumento dell'1,26% nonché di stabilire un nuovo equilibro fra voci di entrate e di spesa, con l'introduzione di correttivi adeguati nel contesto di un approccio graduale.

L'agenda del Cancelliere Schroeder prevede, per la prossima settimana, un rapido giro delle capitali europee per riuscire a comporre un compromesso che sarà poi perfezionato a Berlino. Il Consiglio degli Affari generali si riunirà alla vigilia dell'imminente Vertice europeo per facilitare la soluzione dei problemi residui. Infine, Verheugen ha rassicurato i deputati sulla volontà della Presidenza tedesca di tenere aperto il dialogo con il Parlamento, attraverso un'intensa concertazione fra l'Assemblea ed il Consiglio, che avrà come temi centrali la riforma dei Fondi strutturali e gli aiuti di preadesione per i Paesi candidati.

A Berlino l'Unione deve proseguire la corsa avviata con il lancio della moneta unica, decidere sull'Agenda 2000 ed inviare ai paesi dell'Europa centrale e orientale un messaggio chiaro sull'adesione.

Il Presidente dell'Esecutivo Jacques Santer ha così sintetizzato le sfide che attendono l'Unione dopo le "idi di marzo" ed ha precisato che, per uscire vittoriosi da questa prova, si deve rifuggire all'ottica meschina dei "conti di bottega" per quanto concerne il finanziamento delle riforme.

L'Esecutivo, a questo riguardo, non è più disposto a transigere sulla propria richiesta di mezzi e risorse adeguati per poter attuare i diversi obiettivi dell'Agenda 2000: l'occupazione, la solidarietà, ed una politica agricola sostenibile.

In particolare, sulla PAC la Commissione si oppone ad una riforma diluita che consenta l'accumulo di stock d'interventi costosi. La coesione economica e sociale deve rimanere un pilastro dell'Unione e quindi l'acquis comunitario non deve essere intaccato. Secondo Santer, la via d'uscita ragionevole della stagnazione attuale passa per un rafforzamento dell'efficacia, che tenga conto delle situazioni specifiche ed eviti di produrre impatti di tipo brutale.

Per quanto riguarda i finanziamenti, la Commissione raccomanda un compromesso equilibrato che si può raggiungere soltanto uscendo dal giro vizioso delle discussioni intorno al concetto di saldi netti.

Santer ha concluso auspicando che l'approvazione dell'Agenda 2000 al Vertice di Berlino contribuisca ad estendere, nel continente europeo, l'area di pace e di libertà faticosamente costruita sotto l'egida dell'Unione, dopo secoli di discordie fratricide.

Durante il dibattito, il gruppo socialista ha fatto suo questo auspicio per un'Europa "che voli con una più ampia apertura d'ali": come ha affermato Manuel Medina Ortega (PSE-E) che pure condivide l'assillo della Presidenza del Consiglio, considera non più differibili le decisioni sull'Agenda 2000. L'oratore ha poi indicato tre priorità da cui il futuro accordo di Berlino non potrà prescindere: una svolta per i 18 milioni di disoccupati, il mantenimento delle politiche strutturali ed uno sviluppo economico sostenibile.

Per Elmar Brok (PPE-D) l'attuale Presidenza tedesca non si è certo facilitato il compito annunciando una massa di ambiziosi propositi per il Vertice di fine marzo. L'oratore ha poi insistito sulla necessità di trovare un accordo che concili le posizioni divergenti nell'interesse generale dell'Unione ed ha criticato il modello di degressività che si fa strada per la PAC, in quanto sperequativo. Brok ha anche ribadito che il mercato unico e la moneta comune non devono assolutamente essere indeboliti dalla ricerca di soluzioni miracolose sui finanziamenti.

Pierluigi Castagnetti (PPE-I) ha suonato un altro campanello d'allarme. Facendo riferimento alle recenti dichiarazioni di Duisenberg - Presidente della BCE -, secondo cui l'autonomia della Banca centrale e la politica di stabilità dei prezzi avranno effetti controproducenti per l'occupazione, l'oratore ha chiesto ai Quindici di venire in soccorso del cittadino assumendo il timone della guida politica in Europa. Ha poi indicato, fra i rimedi alla disoccupazione, una maggiore liberalizzazione sul mercato del lavoro e l'armonizzazione delle politiche fiscali negli Stati membri.

Laurens Jan Brinkhorst (LDR-NL) è d'accordo sul fatto che si avvicina il momento della verità per l'Unione. L'Agenda 2000, secondo i liberali, deve diventare una strategia complessiva; in questo contesto è necessaria una vera riforma della PAC mentre lo sviluppo rurale deve rientrare nelle politiche strutturali. Quanto ai finanziamenti, per l'oratore, i correttivi vanno apportati sul fronte delle spese piuttosto che nel settore delle entrate.

Gerard Collins (UPE-IRL) ha sottolineato l'importanza di consolidare il cammino verso la stabilità economica e finanziaria in Europa, sulle basi del mercato unico e dell'euro. L'oratore, rilevando che il bilancio dell'Unione è pari solo al 2% delle spese generali dei Quindici, si è dichiarato contrario alla rinazionalizzazione della PAC che porterebbe solo alla frammentazione dei finanziamenti.

Alonso José Puerta (SUE/SVN-E), deplorando che l'Unione abbia perduto di vista gli interessi comuni, ha criticato il bilancio rachitico dell'Agenda 2000 e ha denunciato i limiti di un compromesso basato sul minimo comune denominatore. L'oratore ha giudicato severamente gli sforzi della presidenza tedesca, che ha privato l'Esecutivo della capacità di mediazione, ma ha comunque espresso l'auspicio che il Vertice di Berlino, coincidendo con l'anniversario della firma del Trattato di Roma, possa essere incluso nell'albo degli eventi memorabili.

Ammonendo a non incoraggiare le spinte nazionalistiche con un fallimento del Vertice di Berlino, Elisabeth Schroedter (VERDI-D) ne ha richiamato i punti salienti. E poiché è imperativo trovare un accordo, l'oratrice ha invitato tutti i governi ad astenersi da rivendicazioni nazionali; un successo a Berlino è indispensabile per spianare la strada all'ampliamento.

Catherine Lalumière (ARE-F) pur riferendosi ai numerosi ostacoli insorti nelle ultime settimane sulla via del compromesso finale, ha insistito che Berlino deve rilanciare l'ottimismo degli europei anche in vista delle elezioni del 13 giugno. L'oratrice ha poi indicato fra le priorità del Vertice una politica economica e sociale per l'occupazione ed un rilancio della competitività europea nel settore delle alte tecnologie.

Ole Krarup (EN-DK) dopo aver sollevato numerose perplessità sulla sorte del prossimo vertice europeo - riassunta nella frase "la via dell'inferno è lastricata di buone intenzioni" - ha ricordato che alla vigilia di Berlino il Parlamento europeo esaminerà il parere dei saggi sulle frodi nell'Esecutivo.

Cristiana Muscardini (NI-I) condivide la tesi secondo cui a Berlino i Quindici dovranno districare la matassa intricata della riforma delle politiche agricole e strutturali ed ha ricordato le mancate riforme istituzionali del Vertice di Amsterdam. L'oratrice ha denunciato il ripetersi di rivendicazioni nazionali e di ricatti ad ogni Consiglio europeo ed ha criticato la Presidenza tedesca per essersi impuntata sulla questione delle contribuzioni nazionali, adottando lo stile dei negoziati propri dell'era Thatcher. La Muscardini ha quindi difeso gli interessi del mondo agricolo contro la riforma del settore improntata al modello americano, confutando il dato secondo cui solo il 4% del PIL europeo proviene dal settore agricolo, e ha invitato il Consiglio ad affidare ad una agenzia europea la questione delle eccedenze agricole a favore dei paesi più bisognosi.

L'Assemblea ha respinto (215 voti contrari, 164 favorevoli e 6 astensioni) la risoluzione comune sulla preparazione del Consiglio europeo straordinario di Berlino del 24-25 marzo prossimo. Il testo della risoluzione conteneva una serie di richieste sui punti chiave del pacchetto di misure costituenti l'Agenda 2000; su di essa i capi di Stato e di Governo si sono impegnati a raggiungere un accordo globale nella capitale tedesca.

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Uno statuto per gli assistenti


Uno statuto per gli assistenti

Rel. Richard Graham (PSE-RU)

Doc. A4-70/99

Klaus-Heiner Lehne (PPE-D), nel presentare il rapporto sullo statuto degli assistenti parlamentari, ha dichiarato di non considerare molti punti del testo adottato dalla commissione giuridica. In tale sede c'è stata una vera battaglia che ha avuto per risultato l'adozione di un testo contorto. Il relatore intende perciò ripresentare in plenaria gli emendamenti della sua proposta originaria, non approvati in commissione; e se anche la Plenaria non li accoglierà, egli ha dichiarato che chiederà in rinvio in commissione della proposta oppure che questa sia definitivamente respinta. In pratica, egli ha chiesto che la materia sia oggetto di un nuovo capitolo del regime che già si applica agli agenti delle Comunità, mentre la commissione giuridica ha optato per un'applicazione analogica delle disposizioni in materia di ausiliari, prevista dal regime in questione. Gli oratori intervenuti si sono divisi in due gruppi, il primo dei sostenitori del testo votato dalla commissione giuridica, fra di essi figurano Evelyne Gebhardt (PSE-D) e Astrid Thors (LDR-FIN); nel secondo gruppo oltre al relatore, che è anche portavoce del PPE, vi sono Wolfgang Ullmann (VERDI-D) e Angela del Carmen Sierra Gonzàlez (SUE/SVN-E).

Il Commissario Mario Monti ha spiegato che la proposta dell'Esecutivo è volta ad offrire uno statuto d'agente ausiliario agli assistenti, lasciando però liberi i parlamentari di decidere diversamente. Egli si è pronunciato contro gli emendamenti che, se adottati, darebbero al Consiglio il potere di adottare direttamente, ed a suo piacimento, lo statuto per gli assistenti.

Al momento del voto il relatore ha reiterato la sua richiesta di rinvio in commissione; ma l'Aula non l'ha assecondata ed ha approvato la proposta dell'Esecutivo con alcuni emendamenti in cui fra l'altro si segnala l'estrema importanza che il regolamento sullo statuto degli assistenti entri in vigore all'inizio della prossima legislatura (1999). Il testo approvato prevede che le disposizioni generali di esecuzione siano adottate dal Parlamento europeo, su proposta della commissione competente. Inoltre l'indennità annuale "assistenti parlamentari" è destinata alla retribuzione degli assistenti e di altri collaboratori, ed il loro stipendio è versato direttamente dal Parlamento, su istruzione del deputato. In aggiunta agli assistenti, i deputati hanno la facoltà di assumere altri esperti e/o consulenti per meno di tre mesi o in altri luoghi di lavoro.

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Gli auguri del Presidente


In apertura del dibattito sulle donne e in occasione della celebrazione dell'8 marzo il Presidente José María Gil-Robles ha rivolto parole di omaggio e di incoraggiamento a tutte le eurodeputate ed in particolare ha esortato le componenti della commissione per i diritti della donna a continuare la battaglia perché la parità fra i sessi sia completa. L'Aula ha testimoniato con uno scrosciante applauso di essere unita su questo obiettivo politico.

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Violenza contro le donne


Violenza contro le donne

Dichiarazione della Commissione

Le donne rappresentano più della metà della popolazione di ogni paese, ma tale percentuale non si rispecchia affatto nella composizione degli organi decisionali, sia nella scala gerarchica delle amministrazioni che nei posti di vertice delle imprese. Da tale evidente contraddizione, il Commissario Anita Gradin ha preso lo spunto per rendere una dichiarazione sulla giornata dell'8 marzo dato che, fra l'altro, sarà l'ultima del ventesimo secolo consacrata alla donna.

Molta strada resta ancora da percorrere poiché, nonostante la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, di cui la donna è parte integrante, vi sono donne ancora vendute come fossero bestiame. Più in generale l'oppressione e la violenza tengono ancora le donne in una posizione subordinata in tutti i nostri paesi, la loro dignità di esseri umani è esposta a continui attentati e non è certo difesa da quelle autorità giudiziarie che sostengono che il fatto di indossare i jeans esclude lo stupro.

Tuttavia molti Stati membri hanno sancito nella loro legislazione che tutte le violenze alle donne (anche quelle tra le mura domestiche) sono atti criminali e le donne che ne sono vittime possono avvalersi di specialisti nei procedimenti giudiziari.

Il Commissario ha ricordato la campagna appena lanciata dalla Presidenza tedesca, sul tema della violenza contro le donne, che si prolungherà tutto l'anno - come auspicato dal Parlamento europeo - con una serie di manifestazioni europee (la prossima a fine marzo con la conferenza interistituzionale di Colonia). A queste conferenze si accompagneranno una serie di iniziative nazionali alle quali parteciperanno le organizzazioni non governative.

Infine, Gradin ha voluto chiarire un equivoco di fondo sulle cause della violenza nei confronti delle donne: queste vanno ricercate nel comportamento violento dell'altro sesso. Sono gli uomini la fonte di tutti i problemi che degenerano nelle aggressioni alle donne e ai bambini, in quanto il sesso "forte" fa ricorso alla forza fisica, anziché alle parole, per far valere le proprie ragioni. Per questa ragione la campagna in corso negli Stati membri prende di mira gli uomini come soggetti da curare e rieducare. Il Commissario Gradin ha esortato ogni uomo che si sente veramente solidale con le donne su questo tema a esibire un nastro bianco l'8 marzo 1999.

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Il programma Dafne


Il programma Dafne

Doc. B4-233/99

Heidi Anneli Hautala (VERDI-F) presidente della commissione per le pari opportunità delle donne ha presentato un'interrogazione orale rivolta all'Esecutivo in merito al programma Dafne, la cui nuova versione quinquennale (2000-2004) rischia di decollare in ritardo, a seguito del mutamento di base giuridica, deciso dall'Esecutivo in uno stadio già avanzato della procedura. La commissione donne aveva già predisposto un rapporto a nome di Francisca Bennasar Tous (PPE-E) sull'originaria proposta basata sull'articolo 235 del Trattato la cui formulazione è molto ampia ma, quando già si apprestava a votarla, è stata informata dal commissario Gradin di una proposta sostitutiva, basata sull'articolo 129, che tutela la salute pubblica. Hautala ha quindi subito chiesto alla Commissione le ragioni di questo repentino cambiamento ed ha espresso il timore che il nuovo quadro giuridico proposto possa restringere il campo di applicazione del programma Dafne. In particolare si tratta di evitare l'esclusione da esso del traffico di esseri umani, donne e bambini, con il pretesto che è un fenomeno estraneo alla salute pubblica e di sottolineare i riflessi internazionali di un'iniziativa che si erge a difesa di tutte le donne nel mondo.

Analoghe inquietudini sono state espresse dai portavoce dei differenti gruppi. Lissy Gröner (PSE-D), lamentando che non esiste ancora un Consiglio dei ministri donne nell'Unione europea, ha chiesto all'Esecutivo garanzie affinché la nuova base giuridica di Dafne consenta un approccio multidisciplinare. Francisca Bennasar Tous (PPE-E) ha insistito perché il programma sia pronto entro il 2000, sottolineando gli aspetti positivi in termini di prevenzione, anche in relazione con la prossima entrata in vigore di Amsterdam.

Luisa Todini (PPE-I) ha affermato che è fondamentale che il programma contro la violenza sulle donne divenga uno dei cardini della politica europea e ha ringraziato il Commissario Gradin dell'energia profusa a difesa della causa femminile. L'oratrice ha, fra l'altro, polemizzato con la recente sentenza della Corte di cassazione italiana sui jeans come antidoto allo stupro e l'ha citata come esempio lampante dell'assenza di una cultura europea in tema di violenza sulle donne.

Elena Marinucci (PSE-I), auspicando che il programma Dafne resti invariato, ha detto di condividere pienamente la diagnosi della Gradin sui comportamenti violenti degli uomini nel difficile dialogo con l'altro sesso.

Fiorella Ghilardotti (PSE-I) ha espresso il timore che iniziative benefiche come i centri italiani di accoglienza delle donne vittime di stupri e violenze possano risentire di un'eventuale riduzione degli obiettivi previsti per la nuova versione di Dafne, che perciò non dovrà essere modificato nella sua sostanza.

Il Commissario Anita Gradin, nella sua risposta, ha ricordato che la Commissione è stata obbligata a sostituire la base giuridica concernente Dafne 2000-2004, perché alcuni Stati membri non erano d'accordo sull'articolo 235. Il Commissario ha dichiarato che il nuovo programma consentirà di proseguire l'assistenza alle ONG e che sarà aperto alla cooperazione con i paesi dell'Europa centro-orientale. Quanto ai timori di un suo possibile ridimensionamento, Gradin ha dichiarato di essere fautrice di un'interpretazione estensiva del concetto di salute pubblica, corrispondente alla definizione dell'O.M.S. di "benessere completo fisico e mentale", che prescinde quindi dalla presenza di malattie.

A seguito del dibattito l'Assemblea ha approvato interamente il testo della risoluzione inerente la violenza contro le donne ed i bambini ed il programma Dafne.

Il Parlamento europeo ha ribadito con fermezza che i diritti delle donne e dei bambini sono parte integrante ed inalienabile dei diritti umani universali. Ha invitato quindi gli Stati membri ad adoperarsi per combattere le attività criminali che ovunque nel mondo minacciano tali diritti e a fornire assistenza immediata ed attiva ai superstiti delle violenze, garantendo loro rifugio e protezione.

Ha inoltre sottolineato il ruolo indispensabile delle ONG nella lotta contro violenza e sfruttamento di donne e fanciulli ed esortato gli Stati a sostenerne attivamente lo sviluppo, anche mediante la creazione di un adeguato quadro di sostegno finanziario.

L'Assemblea ha deplorato la sostituzione della base giuridica per il programma Dafne ed ha poi insistito affinché le iniziative previste nel programma attuale, comprese quelle attinenti alla tratta delle donne, agli abusi sessuali ed alla scomparsa dei bambini, siano riprese nella proposta modificata della Commissione, il che implica un'interpretazione più estensiva del concetto di salute, ovvero uno stato di benessere fisico, mentale e sociale come definito dall'OMS.

Il Parlamento ha chiesto infine al Consiglio ed alla Commissione di intraprendere le iniziative necessarie per assicurare che il programma Dafne entri effettivamente in vigore il 1° gennaio 2000.

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La salute delle donne


La salute delle donne

Rel. Heidi Hautala (VERDI-FIN)

Doc. A4-29/99

In parziale disaccordo con le conclusioni della Commissione, secondo la quale "la relazione non è intesa come base di un nuovo programma di azione comunitario sulla salute delle donne", la relazione ha indicato una serie di azioni da avviare nei settori delle risorse umane (istruzione, ricerca, reti di informazione mediche); delle politiche sociali e di sicurezza (collegamenti fra livelli di vita e salute, copertura pensionistica a ed altri parametri socio-economici); delle campagne informative sulle cause comportamentali della cattiva salute e dell'informazione sulla medicina preventiva.

La relatrice Heidi Hautala (VERDI-FIN) si è soffermata poi su alcuni punti nevralgici come la necessità di configurare nella legislazione degli Stati membri il reato penale di violenza sulle donne perpetrata nelle mura domestiche. Per quanto riguarda la salute nell'ambito della riproduzione, ha invitato gli Stati membri a legalizzare l'interruzione volontaria della gravidanza in determinate circostanze (come nei casi di stupro o di pericolo di vita per la donna) e a seguire il principio che la decisione finale spetta comunque ad esse.

Quanto alla tendenza a fare figli in età sempre più avanzata, con possibili rischi alla salute, il Parlamento chiede che sia più facile conciliare la vita professionale e le responsabilità familiari. La Commissione è invitata ad effettuare ricerche su possibili alternative alle cure ormonali per problemi mestruali o connessi alla menopausa, mentre sul fronte delle malattie femminili la donna è invitata ad approfondire gli aspetti legati ai rischi professionali. Inoltre non sono da sottovalutare le esigenze sanitarie delle donne anziane, tenuto conto fra l'altro dell'inadeguatezza dell'assistenza offerta alle persone affette dal morbo di Alzheimer (più sovente donne, in ragione della più alta aspettativa di vita) e da altre sindromi analoghe.

Nel corso del dibattito Elena Marinucci (PSE-I) ha insistito sulla specificità della salute femminile sul piano riproduttivo, per i disturbi legati all'alimentazione ed all'invecchiamento, che spesso si cumulano con la povertà. Questa specificità è stata riconosciuta dalla piattaforma di Pechino del 1995; secondo la Marinucci è quindi vitale che anche l'Esecutivo europeo presenti un programma centrato sulle esigenze femminili nel campo della salute e privilegi la prevenzione, puntando su medici di famiglia ed infermieri di base come intermediari per una capillare campagna d'informazione presso il pubblico femminile.

Sempre in merito al problema della salute Renate Charlotte Heinisch (PPE-D) ha accennato al tema controverso dell'aborto e ha riconosciuto alla relazione Hautala il merito di aver optato per una formulazione cauta, che potrà raccogliere un ampio consenso. Marie-Paule Kestelijn-Sierens (ELDR-B) ha sottolineato il ruolo della Comunità europea che deve limitarsi ad essere di coordinamento, prevenzione e stimolo in campo sanitario. Ioannis Theonas (SUE/SVN-GR) ha invitato a ripensare il modello di sviluppo europeo che subordina spesso la sanità pubblica agli obiettivi dell'Unione economica e monetaria.

L'Esecutivo ha approvato la relazione e a questo riguardo si segnalano, oltre ai primi 3 emendamenti che sono stati accolti, l'importante paragrafo 11 la cui formulazione sul delicato tema dell'aborto è stata interamente recepita dall'Aula.

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Le pari opportunità


Le pari opportunità
Rel. Marianne Eriksson (SUE/SVN-S)
Doc. A4-72/99

La relatrice ha ricordato che su questo tema centrale la Commissione aveva pubblicato nel 1996 una comunicazione per influire sull'orientamento delle future politiche comunitarie. In questo primo rapporto di valutazione dei risultati pratici, l'Esecutivo riconosce che, nonostante alcuni progressi, le misure per adottare la "pari opportunità" come una direttrice costante di tutte le attività comunitarie restano isolate. L'on. Marianne Eriksson (SUE/SVN-S) concorda sul fatto che qualche limitato progresso si è compiuto nel settore dell'occupazione e dei fondi strutturali che sono da tempo i terreni più adatti all'integrazione.

Ella deplora, però, la scarsa sensibilità alla problematica mostrata da chi riveste poteri decisionali e la mancanza di risorse umane e finanziarie destinate a promuovere la trasversalità della parità di trattamento. Il Parlamento invita la Commissione a dare priorità nel futuro a tre campi in cui sono state rilevate le carenze maggiori: le statistiche, ai fini della loro comparabilità; l'equa ripartizione delle donne nei posti con responsabilità; le differenze di remunerazione, a parità di lavoro, fra generi, con variazioni dal 18% al 33% a seconda degli Stati membri.

L'Aula ha infine voluto accentuare l'importanza del ruolo della donna all'interno delle Istituzioni comunitarie e ha chiesto, a tal fine, la creazione di un gruppo di lavoro interistituzionale per ottenere tangibili risultati in primo luogo organizzativi.

Nel corso del dibattito Fiorella Ghilardotti (PSE-I) ha sottolineato come l'Unione europea abbia anticipato la stessa Conferenza di Pechino quando ha inserito il "mainstreaming" nella riforma dei Fondi strutturali del 1993. Da allora molte direttive e principi sono stati posti in essere, ma la loro applicazione concreta da parte degli Stati membri lascia ancora molto a desiderare.

Inoltre l'oratrice ha proposto che il 15% delle risorse del futuro Fondo sociale europeo sia utilizzato per l'integrazione della pari opportunità e ha ribadito che il maggior ostacolo negli Stati membri è rappresentato dall'insufficiente presenza delle donne nei posti con responsabilità decisionale.

La relazione, senza emendamenti, è stata approvata dall'Aula.

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Pari opportunità


Pari opportunità
Rel. Astrid Lulling (PPE-L)
Doc. A4-38/99

Con la sentenza Kalanke dell'ottobre 1995 la Corte di Giustizia ha accolto il ricorso di un uomo che si diceva vittima di discriminazione a vantaggio di una collega donna e contestava, in pratica, la legittimità dell'azione positiva volta ad aumentare il numero di donne in alcuni settori e in posizioni gerarchiche più alte. La relatrice, Astrid Lulling (PPE-L) ha criticato l'Esecutivo per avere interpretato pedissequamente la sentenza Kalanke come divieto di discriminazioni positive rigide e automatiche. Da ciò è nato il testo emendato dalla direttiva in cui il principio delle pari opportunità delle donne è stato sostituito con quello del sesso insufficientemente rappresentato.

La relatrice ha giustificato il suo rigetto di tale interpretazione sulla base della causa "Marschall", del novembre 1997, e del trattato di Amsterdam. Con la prima, la stessa Corte di Giustizia ha riconosciuto che persistono ancora alcuni pregiudizi profondi e degli stereotipi radicati, concernenti il ruolo e la capacità delle donne sul lavoro. In caso di parità di qualifica è quindi legittimo dare la priorità ad esse e le azioni positive volte a ripristinare l'equilibrio non sono contrarie alla legislazione comunitaria. D'altro canto, con la prossima entrata in vigore del Trattato di Amsterdam in cui sono specificate le politiche in materia di pari opportunità, esse vengono assunte al rango di diritto collettivo.

Le modifiche proposte, al contrario, tendono ad inquadrare le misure di azioni positive come eccezioni del diritto individuale alla parità di trattamento.

La relatrice ha chiesto pertanto all'Esecutivo di ritirare la proposta sostituendola con un'altra conforme ai compiti della Comunità indicati dal nuovo Trattato, allo scopo fra l'altro di rimediare alla cronica sotto rappresentazione delle donne in tutti i posti con responsabilità decisionali.

A conclusione del dibattito il Commissario Anita Gradin ha dichiarato a nome del suo collega Padraig Flynn che la Commissione ha intenzione di ritirare la proposta come richiesto dalla relatrice.

L'Aula ha approvato integralmente la risoluzione legislativa dopo aver ottenuto assicurazione che l'Esecutivo ritirerà la proposta di modifica della direttiva in questione e ne presenterà una nuova sulla base dell'articolo 141 del Trattato di Amsterdam.


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La guerra delle banane


La guerra delle banane

Dichiarazione della Commissione

Il Commissario Sir Leon Brittan ha fatto il punto sulla cosiddetta guerra delle banane, scoppiata fra Stati Uniti e Unione europea, in relazione alle preferenze commerciali accordate ai produttori comunitari e a quelli dei paesi ACP. Come è noto nel 1997, l'Organizzazione mondiale del commercio ha obbligato la Comunità europea a rivedere il suo regime commerciale, facendo più spazio alle produzioni dell'America centrale dove operano le compagnie americane. Ciononostante gli Stati Uniti si sono dichiarati non soddisfatti da questo temperamento del sistema europeo ed hanno minacciato, per rappresaglia, di applicare unilateralmente delle sanzioni commerciali su una massa indiscriminata di prodotti europei importati negli USA.

Il valore in gioco delle merci che sono esposte alle ritorsioni si aggira sui 500 milioni di dollari ma secondo Sir Leon Brittan è eccessiva la stima del danno che tali dazi doganali dovrebbero compensare. In ogni caso gli USA hanno commesso un'evidente infrazione alle regole OMC che proibiscono sanzioni in pendenza di un arbitrato internazionale, convocato sotto l'egida della stessa OMC, come richiesto dalla Commissione. Numerosi altri paesi, fra cui il Giappone, sono insorti contro le sanzioni unilaterali statunitensi. In questo clima di tensione e di sfiducia, il Commissario ha lasciato intendere che l'Esecutivo reagirà prontamente se gli USA metteranno in atto questo genere di soprusi. D'altra parte l'Unione mantiene il rispetto delle regole del commercio internazionale e, quindi, attende l'esito dell'arbitrato dell'OMC per quanto concerne il merito del contenzioso sulle banane.

Estremamente rigorosa nei confronti degli Stati Uniti la posizione del PSE, espressa dal portavoce Erika Mann (PSE-D), secondo la quale l'Europa non dovrà restare a guardare mentre gli USA calpestano regole del commercio internazionale. L'OMC perderà di credibilità se si consentirà agli USA di imporre unilateralmente la propria posizione.

Honório Novo (SUE/SVN-P) sostiene che il Parlamento europeo deve riuscire a bloccare questa situazione di tipo imperialista, difendendo il diritto degli Stati membri. Leonie G.L. van Bladel (UPE-NL) ricorda che le banane sono solo il simbolo di un conflitto che dura da sei anni e dal quale nessuno uscirà vincitore. Minacciando il boicottaggio, gli USA non rispettano la partnership, sminuendo l'autorità dell'OMC.

Più cauto si è dichiarato James Moorhouse (LDR-RU) secondo il quale il problema deriva dal fatto che i ministri non sono riusciti a far fronte alla questione banane fin dal suo sorgere. Egli si è quindi pronunciato a favore della posizione della Commissione.

Duro anche il parere di Wolfgang Kreissl-Dörfler (VERDI-D) per il quale gli USA non possono permettersi tutte le libertà che vogliono. Kreissl-Dörfler ha ricordato anche l'importanza di una decisione che servirà da precedente per il futuro.

Infine, Peter Kittelmann (PPE-D) è parso conciliante nel raccomandare alle Istituzioni europee la necessità di pervenire comunque ad un accordo. Pur condannando le posizioni USA che violano le regole del commercio internazionale, l'oratore ha consigliato di trovare una soluzione amichevole. Eventuali prese di posizione europee potrebbero infatti, a suo parere, risultare dannose in vista dei futuri rapporti commerciali con gli USA.

Nella guerra commerciale delle banane, secondo Luciano Vecchi (PSE-I) l'Unione si trova combattuta fra l'esigenza di difendere gli interessi legittimi degli Stati membri, nonché dei paesi ACP e la necessità di evitare un inasprimento delle rivalità mercantili con il partner statunitense e, quindi, una serie di ritorsioni reciproche sul mercato di beni e servizi. Secondo l'oratore, l'OMC è la sede idonea per dirimere tutti i conflitti sorti sulle banane, sia a favore che contro l'Europa. Tuttavia, il continente europeo deve trarre spunto dalla presente crisi per costruire un approccio comune con i paesi poveri del globo e aiutarli ad affrontare con maggiore forza le numerose sfide derivanti dalla mondializzazione dell'economia.

L'Aula ha poi approvato una risoluzione comune in cui si invita gli Stati Uniti a sospendere qualsiasi azione unilaterale in conformità alle regole dell'OMC e nello stesso tempo si esortano la Commissione e il Consiglio ad adottare le opportune contromisure nell'ambito dell'OMC. Il Parlamento appoggia la richiesta della Commissione di istituire una commissione OMC incaricata di stabilire se la legge americana sulle ritorsioni commerciali sia conforme alle disposizioni dell'OMC. Più in generale la risoluzione approvata fornisce il sostegno dell''Aula alla strategia negoziale della Commissione nella controversia con gli Stati Uniti sul regime delle banane, ed esorta l'Esecutivo a continuare a propugnare il diritto dell'Unione a rispettare i propri impegni sul piano della cooperazione allo sviluppo nei confronti dei ACP e delle regioni ultraperiferiche.

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Il futuro delle ferrovie



Il futuro delle ferrovie

Rell. Pavlo Sarlis (PPE-GR)

e Johannes Swoboda (PSE-A)    

Docc. A4-58/99 e A4-59/99


La commissione trasporti ha dato il via libera alla liberalizzazione progressiva delle ferrovie in Europa. Di fronte al divario sempre crescente fra l'organizzazione dei servizi e le richieste dei consumatori, è necessario infatti estendere al trasporto su rotaie le leggi del mercato, anche in considerazione del ruolo sempre più importante che esso gioca nella circolazione di merci e passeggeri.

A tal fine la relazione invita l'Esecutivo a presentare alcune proposte volte ad accordare alle imprese ferroviarie il diritto al libero accesso alle infrastrutture ed a facilitare l'elaborazione e la realizzazione delle misure di accompagnamento.

La commissione ha ottenuto inoltre che venga consentito alle imprese europee, oltre all' uso delle infrastrutture di tutti gli Stati membri, il diritto di transitarvi anche al solo fine del trasporto di merci; disposizione questa molto importante, se si pensa che tale diritto fino ad ora era stato riconosciuto alle sole associazioni di imprese ferroviarie internazionali.

La seconda relazione in discussione si riferisce alle licenze da concedere alle imprese ferroviarie e alle tariffe applicabili all'utilizzo delle infrastrutture, secondo quello che dovrà essere definito come quadro generale. Si propone inoltre di estendere a tutte quelle autorizzate ad operare sul mercato i principi in vigore per la concessione delle licenze.

La riforma in questo senso è indispensabile, sopratutto di fronte alla tendenza al rigetto manifestata in tutta Europa nei confronti del trasporto su rotaie, in particolare quello delle merci.

Per questo, consumatori e imprese reclamano una serie di principi trasparenti e non discriminatori. La relazione chiede un ampio margine di manovra per le autorità nazionali che dovranno agire nell'ambito del programma quadro europeo.

Per quanto riguarda infine l'incremento della concorrenza che l'apertura al transito transfrontaliero delle merci produrrà sul mercato, la commissione si preoccupa di garantire i diritti dei consumatori. Le imprese ferroviarie detentrici di una licenza dovranno infine poter godere del riconoscimento in tutti i Paesi membri dell'Unione Europea in quanto candidati e fornitori di servizi in concessione.

Per quanto riguarda la prima relazione il Commissario Neil Kinnock ha detto di non poter accettare l'emendamento n.10 sostenendo che queste proposte potranno essere presentate solo a seguito dell'eventuale riconoscimento dei diritto di accesso. Il Consiglio ha comunque invitato la Commissione a rivedere la direttiva secondo le indicazioni fornite dal Parlamento.

Alla fine del dibattito il relatore Pavlos Sarlis (PPE-GR) ha ammonito la Commissione che la non accettazione dell'emendamento potrebbe porre il progetto in pericolo in seconda lettura.

La Commissione ha dichiarato di poter accettare l'emendamento n. 6, che prevede una nuova disposizione in virtù della quale gli Stati membri sono obbligati a completare la separazione legale fra gli stanziamenti delle ferrovie e la gestione delle infrastrutture non oltre il termine di due anni dall'entrata in vigore della direttiva.

Contrariamente alle proposte della Commissione, l'emendamento n. 5 riafferma che la responsabilità per la gestione ed il controllo dei sistemi di sicurezza continua ad essere legata alla gestione delle infrastrutture ferroviarie.

Per quanto riguarda l'altro rapporto Swoboda sulle ferrovie la Commissione ritiene che alcuni degli emendamenti presentati possano modificare la sostanza della proposta. Molti di questi emendamenti si riferiscono alle regole sulla capacità a ricevere concessioni per l'utilizzo delle infrastrutture.

Il relatore Johannes Swoboda (PSE-A) concorda con la commissione sulla necessità di una completa riforma delle ferrovie. La politica europea dovrà essere trasparente e non discriminatoria. Chiede che gli Stati mantengano la loro libertà di manovra ed una grande flessibilità nel rispetto dei principi comunitari.

Brian Simpson (PSE-RU) ha paragonato le ferrovie ad un malato grave ed ha condiviso la preoccupazione di garantire le misure di protezione sociale. Georg Jarzembowski (PPE-D) ha sostenuto entrambe le proposte. Florus Wijsenbeek (ELDR-NL) ha ritenuto che la divisione fra infrastrutture e gestione delle reti ferroviarie dovrà essere posta in opera in un anno, anche anziché due. Liam Hyland (UPE-IRL) ha auspicato che le nuove regole favoriscano anche il trasporto metropolitano in Irlanda. Gisèle Moreau (SUE/SVN-F) si è dichiarata contraria ad entrambi i rapporti. Jan Joost Lagendijk (VERDI-NL) si è detto favorevole alle proposte, ma è preoccupato della privatizzazione selvaggia, condividendo l'opinione che non debbano esserne danneggiati i servizi pubblici. Rijk van Dam (I-EDN-NL) ha detto che non tutti gli Stati sono pronti alla divisione fra infrastrutture e gestione.

Il Commissario Neil Kinnock ha ribadito che il dibattito sulle ferrovie è essenziale per il futuro dell'Europa. Ciononostante, la Commissione non può accettare la maggior parte degli emendamenti che aumentano la difficoltà di raggiungere un accordo.

Inoltre, Kinnock ha precisato che è importante stabilire regole precise per assicurare il processo di concessione delle licenze.

Il Parlamento europeo ha approvato, senza modifiche, le due relazioni.

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Commissioni bancarie eccessive


Commissioni bancarie eccessive

Doc. B4-244/99

Uno dei principali argomenti utilizzati per convincere i cittadini europei dell'utilità dell'euro è quello del calo delle spese sulle operazioni bancarie di cambio delle divise. Da una prima indagine sembra però che l'euro non abbia avuto alcun impatto favorevole per il consumatore, ogni volta che egli effettua un'operazione di cambio da una moneta all'altra nell'ambito degli Undici paesi, che dal 1° gennaio di quest'anno fanno parte della zona euro. In particolare sono state rilevate differenze sensibili nei costi bancari da un istituto di credito all'altro d'ogni paese.

L'allarme è stato dato dalla maggior parte dei gruppi politici del Parlamento, che hanno rivolto una serie di interrogazioni orali alla Commissione su questo tema scottante. Il Parlamento è sempre stato all'erta nei confronti del sistema bancario. Già nel dicembre 1997 e più recentemente nel marzo 1998, i deputati hanno chiesto all'Esecutivo di elaborare un codice di buona condotta sulle prassi bancarie ed in genere del settore finanziario per i cambi. Nell'aprile del 1998, l'Esecutivo ha scelto di emanare una raccomandazione rivolta agli Stati membri piuttosto che una normativa specifica, che sarebbe stata inopportuna.

Le interrogazioni vertono anche su questo punto: non sarebbe stato meglio una legislazione "ad hoc"? In ogni caso, che cosa intende fare la Commissione per evitare che il fenomeno delle spese eccessive di cambio si ripeta? Perché non promuove accordi interbancari? Infine, non sarebbe opportuno che essa disponga di dati aggiornati e inconfutabili, per potere meglio comparare le spese di cambio prima e dopo l'entrata in vigore dell'euro? In tal modo verrebbero almeno garantite le condizioni di trasparenza che sono preliminare ad ogni intervento mirato nel comparto bancario.

Per il Commissario Mario Monti la soluzione legislativa non è la più adatta, in quanto non è compatibile col funzionamento del mercato interno. Egli però ha dichiarato che l'Esecutivo, di fronte alla gravità dei fatti denunciati, si è già rivolto all'Associazione bancaria europea, affinché un'inchiesta rigorosa sia eseguita sui costi di cambio eccessivi ed i risultati di essa saranno trasmessi al Parlamento entro il prossimo 31 marzo; i cittadini inoltre dispongono già di un sito Internet e di un numero di fax su cui possono lanciare eventuali denunce a carico delle banche. Parallelamente i servizi della concorrenza della Commissione stanno indagando su possibili accordi fra istituti di crediti, incompatibili con la raccomandazione dell'aprile 1998.

Altre misure annunciate da Monti sono: una comunicazione dell'Esecutivo sulle politiche dei pagamenti in seno all'unione economica e monetaria ed il controllo sugli Stati membri perché applichino la direttiva sui bonifici transfrontalieri, non appena questa sarà in vigore (metà agosto del 1999).

Preoccupata per il costante livello delle commissioni bancarie addebitate per operazioni di conversione tra monete dell'area dell'euro, incluse le commissioni sui bonifici transfrontalieri, l'Assemblea ha approvato una risoluzione comune in cui sollecita l'Esecutivo a controllare e pubblicare con regolarità le commissioni imposte dal settore bancario e finanziario, alla luce delle istruzioni fornite a suo tempo all'intero comparto creditizio.

L'Aula ha approvato la scadenza che la Commissione ha fissato per i settori in questione allo scopo di garantire la piena trasparenza delle commissioni bancarie nonché la loro riduzione, relativamente a tutti i tipi di operazioni con l'estero. Tuttavia se non si conseguiranno risultati entro il termine previsto, il Parlamento ritiene indispensabile una legislazione vincolante atta a garantire che i consumatori beneficino pienamente, senza ulteriori indugi, dell'Unione monetaria; ed invita sin d'ora la Commissione ad estendere l'inchiesta sui cambi ad un numero più amplio di istituti bancari europei.


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Kosovo


Kosovo

Dichiarazione del Consiglio

e della Commissione

Doc. B4-227/99

A pochi giorni della ripresa dei negoziati di Rambouillet sulle crisi nel Kosovo la Presidenza del Consiglio, nella persona del signor Günter Verheugen, ha chiarito la posizione dell'Unione europea. Egli ha premesso che la prima fase dei negoziati non è stata affatto inutile, poiché le parti hanno accettato di intavolare trattative e si sono impegnati ad andare a fondo nella ricerca di un compromesso stabile. A questo riguardo, la bozza d'accordo di Rambouillet prevede l'autonomia del Kosovo con l'attribuzione alla regione di ampi poteri legislativi e la creazione di un ordinamento giudiziario indipendente. La situazione definitiva della regione dovrà essere definita entro tre anni nell'ambito di una conferenza internazionale. Rimane ancora da decidere la sicurezza nel Kosovo, in particolare lo stanziamento delle truppe NATO; su questo tema si riapriranno i negoziati il prossimo 15 marzo. La Presidenza tedesca non ha nascosto che i segnali finora giunti da Belgrado non sono incoraggianti ma ha aggiunto che la minaccia, ancora incombente, di un intervento NATO può indurre le parti ad accettare le proposte del gruppo di contatto, che sono una condizione imprescindibile anche per la messa in atto degli aiuti alle popolazioni vittime del conflitto.

Per la Commissione, Manuel Marin ha riconosciuto che il momento attuale è cruciale, dopo il rinfocolarsi degli scontri che gettano allo sbando uomini e donne anche in Macedonia. Il Commissario Hans Van den Broek assieme al Ministro degli esteri tedesco si è appena recato a Pristina per far pressioni sulle parti affinché si accordino. In tal senso la Commissione ha riscontrato una certa disponibilità da parte dei dirigenti politici kosovari ed attende che anche in seno ai gruppi militari prevalga un atteggiamento conciliante. Quanto alla ricostruzione del paese, Marin ha fatto una stima dei costi pari a 350 milioni di euro; a tal fine, l'Esecutivo si prefigge di convocare una riunione dei donatori mentre con una serie di missioni in loco, sta producendo il massimo degli sforzi, insieme all'OCSE, per ridare vita alla società civile in tutti i suoi aspetti.

Il dibattito sul Kosovo si è aperto con l'intervento di Johannes Swoboda (PSE-A) che ha auspicato il raggiungimento di un compromesso a Rambouillet, in modo da evitare nuove vittime e nuove stragi. Swoboda ha condannato i comportamenti serbi ed ha detto di sperare che i movimenti di liberazione albanesi si convincano della necessità di raggiungere un compromesso.

Doris Pack (PPE-D) si è dichiarata preoccupata per la situazione attuale nella regione balcanica, con le truppe serbe che avanzano minacciando l'Albania e la Macedonia. La necessità di un risultato positivo dei negoziati non significa esonerare Milosevic dalle sue responsabilità giudiziarie per crimini di guerra.

Hadar Cars (LDR-S) ha riaffermato la necessità di evitare un nuovo bagno di sangue. Bisogna altresì fare in modo che i popoli non si identifichino nei nazionalismi ed aprire perciò le porte dell'Unione alle Repubbliche balcaniche dell'ex-Iugoslavia.

Joannis Theonas (SUE/SVN-GR) è parso preoccupato che si giunga ad una soluzione militare ed ha espresso il proprio disappunto nei confronti dello spiegamento delle forze NATO.

Per Gharton (VERDI-S) ha posto l'accento sull'esigenza di prevedere un piano di stabilità che consolidi la pace; in tal modo si offrirà alle parti in causa una soluzione che tenga conto delle diverse autonomie nazionali.

Olivier Dupuis (ARE-I), in parziale disaccordo con gli altri oratori, ha condannato Milosevic sostenendo che il suo potere sulla Repubblica serba non solo nuocerà gli albanesi ma porrà in serio pericolo la libertà dei serbi. Quanto agli accordi di Rambouillet, essi si basano su una struttura che nega lo stato di diritto e la democrazia.

Gerardo Bianco (PPE-I) ha auspicato un raggiungimento di un accordo a Rambouillet II, nonostante i segnali poco incoraggianti provenienti dal Kosovo. I tempi lunghi favoriscono la politica di Milosevic; per cui l'Europa deve sforzarsi di accelerare i tempi facendo fronte comune con gli Stati Uniti. L'oratore ha infine sollecitato il Consiglio ad indire una conferenza sui problemi dei Balcani.

L'Aula ha approvato una risoluzione comune in cui dichiara di appoggiare senza riserve gli sforzi esplicati dalla Conferenza di pace di Rambouillet per trovare una soluzione politica al conflitto nel Kosovo e accoglie positivamente i progressi realizzati finora; invita le parti in conflitto a proseguire i negoziati fino al completamento e alla firma dell'accordo. In tale prospettiva le parti in conflitto devono astenersi da azioni controproducenti ed in particolare a rispettare pienamente il cessate il fuoco ed a evitare qualsiasi atto di provocazione.

Quanto all'accordo di pace, esso dovrà essere sostenuto da forze internazionali di mantenimento della pace nell'interesse sia degli albanesi che dei serbi che vivono nella regione. Il Parlamento invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a apportare un contributo sostanziale all'attuazione di tutti gli aspetti dell'accordo, in particolare la ricostruzione economica, sociale e politica del Kosovo.

La risoluzione approvata, segnala come priorità l'assistenza ai profughi e agli sfollati nella regione; e sollecita le parti a cooperare pienamente con la Corte penale internazionale per l'ex- Iugoslavia per quanto concerne i crimini commessi nel Kosovo.

Infine il Parlamento invita nuovamente il Consiglio e la Commissione a impegnarsi energicamente per la costruzione di una società civile nella Repubblica federale di Iugoslavia.

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Medio Oriente e Mediterraneo


Medio Oriente e     Mediterraneo

Rell. Luigi Colajanni (PSE-I)

Jannis Sakellariou (PSE D)

Docc. A4-42/99 - A4-95/99

Il relatore Colajanni (PSE-I) ha commentato la comunicazione dell'Esecutivo relativa alle relazioni fra Europa e Medio Oriente nel contesto, attualmente assai critico, del processo di pace. Egli ha citato i punti nevralgici che già fanno scricchiolare l'accordo di Wye Plantation dello scorso ottobre ed ha ravvisato nelle prossime elezioni israeliane del 4 maggio un ulteriore scoglio sulla via della pace. Anche la partnership euro-mediterranea, creata nel 1995 con la Conferenza di Barcellona, si trova ad un punto morto e per Colajanni è inevitabile che gli investimenti privati non siano attivati in uno scacchiere a rischio come quello mediorientale.

In questo contesto, il flusso degli aiuti da parte dell'Unione europea, che è stato vitale per il sorgere ed il potenziamento dell'autonomia palestinese, corre il rischio di arenarsi, poiché vengono meno le condizioni di sicurezza essenziali. L'imminenza delle elezioni israeliane pone un'ulteriore incognita, che per i palestinesi ha già un prezzo: il rinvio della dichiarazione di indipendenza per non influenzare, in senso sfavorevole alla loro causa, l'esito del voto di maggio.

Il relatore ritiene che quest'ulteriore rinuncia debba avere già sin d'ora una contropartita: l'impegno dei garanti del processo di pace, in primo luogo USA e Russia, ad impegnarsi con una dichiarazione politica affinché il popolo palestinese ottenga il pieno riconoscimento del proprio diritto all'autodeterminazione, come previsto dagli accordo di Oslo.

A causa delle elezioni israeliane e della complessità dei problemi sul tappeto il relatore ritiene tuttavia difficile, se non impossibile, riuscire a concludere la terza fase delle trattative come previsto da Wye Plantation. Si auspica ormai che le parti interessate procedano immediatamente a creare il terreno per una proroga del periodo di applicazione dell'accordo provvisorio.

Quanto all'assistenza economica e finanziaria alla regione da parte dell'Unione , si suggerisce una riorganizzazione della politica estera europea nelle relazioni con israeliani e palestinesi, e la creazione di un nuovo strumento finanziario a cui possano partecipare anche i paesi della regione. Sotto tale profilo, Colajanni è convinto che la nomina di un Alto rappresentante per la PESC, politicamente autorevole, possa affermare questo nuovo ruolo dell'Unione sulla base di una politica comune coerente ed esaustiva, finora carente e auspica un incremento delle relazioni con la Giordania in considerazione dell'importanza strategica di questo paese e del determinante contributo ai risultati positivi di Wye Plantation offerto da Re Hussein.

La relazione Sakellariou ha invece così sintetizzato le richieste della raccomandazione rivolta al Consiglio sulla politica euromediterranea. In primo luogo occorre bilanciare la partnership euromediterranea, con azioni politiche intraprese dalla stessa Unione europea, attraverso il suo rappresentante, sig. Moratinus, che dovrà ottenere un posto nelle trattative di pace. Quindi si deve ampliare il numero degli Stati partecipi del processo di cooperazione intermediterranea, per esempio alla Libia ed ai paesi balcanici; analogamente l'ambito materiale delle relazioni euromediterranee deve essere approfondito, con l'inclusione di nuovi contenuti, quali i problemi legati all'immigrazione.

Infine, occorre affrontare il nodo dell'indebitamento dei paesi più bisognosi dando corso ad iniziative come quelle suggerite dal Cancelliere tedesco sul reinvestimento delle somme del debito in progetti di sviluppo negli stessi paesi debitori.

Il relatore suggerisce infine una maggiore flessibilità da parte della Commissione nella gestione delle negoziazioni per tutto ciò che ben inteso non attiene al rispetto della democrazia e dei diritti umani, al fine di poter tenere conto dei bisogni specifici di ciascuna parte.

Il Presidente del Consiglio in carica, Günter Verheugen si è rallegrato della scelta del Parlamento europeo di aver consacrato ai temi mediorientali due importanti relazioni. Egli ha ricordato che l'Unione, dai tempi di Madrid ed Oslo, ha sempre giocato un ruolo attivo nella scacchiera mediorientale. A conferma di questa missione il ministro degli Esteri tedesco ha appena concluso una visita lampo nei paesi interessati al rilancio delle trattative di pace di Wye Plantation.

Nell'attuale contesto Verheugen ha chiarito che l'Unione intende sostenere l'azione degli Stati Uniti e non contrapporsi a questa superpotenza. L'attuale battuta d'arresto del processo di pace, secondo la Presidenza del Consiglio, si deve alla scarsa volontà di cooperazione di entrambe le parti in causa.

Recentemente a Francoforte il Consiglio ha deciso di rinnovare gli aiuti ai palestinesi per i prossimi quattro anni mentre, al prossimo appuntamento di Stoccarda, la Presidenza tedesca intende riannodare le fila della cooperazione intermediterranea lanciata a Barcellona, proponendo misure di sostegno supplementari e ravvivando il dialogo fra tutti i partecipanti.

Il rappresentante del Consiglio si è anche soffermato sul sostegno che l'Unione intende dare al Re di Giordania poiché tale paese ha una posizione chiave per la sicurezza e la stabilità dell'intera regione. Il Consiglio, infine, ha posto fra le urgenze della situazione mediorientale i problemi di approvvigionamento idrico, la cui soluzione giocherà un ruolo importante per la stabilizzazione delle relazioni pacifiche in tale regione.

Il Commissario Manuel Marin ha completato l'analisi della politica del Consiglio, riferendo sull'accordo di associazione con l'Egitto che potrà andare in porto entro la fine del semestre di Presidenza tedesca, purché gli Stati membri non ritardino ulteriormente le rispettive ratifiche.

Per quanto riguarda le procedure di canalizzazione degli aiuti, Marin ha premesso che l'Esecutivo non può garantire al 100% l'attuazione dei programmi finanziari in presenza di condizioni politiche di insicurezza nella regione. A questo proposito il Commissario ha rilevato che le politiche restrittive imposte da Israele per ragioni di sicurezza non solo soffocano l'economia dei palestinesi, ma favoriscono anche il proliferare, all'interno dell'amministrazione araba, di episodi di corruzione, per mancanza di trasparenza del sistema politico. Il clima di sfiducia che si genera in tale modo fra gli amministrati è terreno propizio per il terrorismo, che viene alimentato da quelle stesse misure di sicurezza che lo vorrebbero annientare.

Quanto alla riorganizzazione delle modalità di controllo finanziario, in particolar modo per la operatività del programma MEDA, il Commissario ha difeso il proprio operato e si è detto pronto ad eseguire la volontà del Parlamento e del Consiglio purché essi stabiliscano chiaramente se l'Esecutivo debba privilegiare le relazioni di politica estera criterio di rigore finanziario.

Johannes Swoboda (PSE-A) si è dichiarato d'accordo con i relatori sulla questione della Libia ed ha aggiunto che anche nei confronti del Libano e della Siria si deve compiere il passo decisivo per il ritiro di Israele dalle alture del Golan. Quanto alla scelta posta dal Commissario Manuel Marin fra il rigore finanziario e quello politico, l'oratore ha indicato una terza via, nel senso di combinare i due elementi con una gestione sana ed equilibrata dei fondi.

Antonio Graziani (PPE-I), indignandosi per l'assenza del rappresentante del Consiglio durante il dibattito in corso, ha colto l'occasione per rilevare una scarsa attenzione, da parte dei responsabili dell'Unione, alla politica mediterranea. L'oratore ha delineato i fondamenti storici e culturali delle relazioni fra Europa e paesi del Mediterraneo invitando a non confinare questa vasta regione ai soli paesi rivieraschi e a non fare distinzione al suo interno fra paesi affini o nemici, come la Libia. L'oratore ha concluso citando il Presidente iraniano, in visita in Italia, che ha ricordato come l'evoluzione di un paese è possibile se lo stesso mantiene come punto di partenza la propria identità storica.

Jan Willem Bertens (ELDR-NL) ha denunciato lo stallo in cui è caduto il processo di pace in Medio Oriente e ha dichiarato di approvare entrambe le relazioni "Tutti si stanno preparando alle elezioni in Israele e Palestina, ed è importante far sì che le forze estremiste non impediscano il processo di democratizzazione, sul quale l'Unione deve investire". L'Unione, ha concluso Bertens, deve impegnarsi al riconoscimento della Palestina ed appoggiare un'Assemblea parallela delle ONG nel corso del Vertice di Stoccarda.

Leonie van Bladel (UPE-NL) si è dichiarata convinta che la soluzione della difficile questione mediorientale dipenda in gran parte dagli sviluppi della situazione in loco. Il Libano, in particolare, è invitato a tenere sotto controllo i movimenti integralisti al suo interno. Altre circostanze, come la presenza della Siria, non possono poi essere ignorate al fine della promozione del processo di pace, così come il coinvolgimento dell'Egitto, che si trova in una posizione strategica per la buona riuscita dei negoziati.

Alexandros Alavanos (UE/NGL-GR) ha spostato l'attenzione sulla questione curda ritenendo che il raggiungimento della pace in Medio Oriente non possa prescindere dalla considerazione di quella che rappresenta una fonte di destabilizzazione per tutto il bacino del Mediterraneo.

Gianni Tamino (VERDI-I) ha appoggiato entrambe le relazioni concordando con quanti hanno espresso preoccupazione per il blocco del processo di pace mediorientale, nonostante i buoni risultati ottenuti a Wye Plantation. Egli ha inoltre manifestato soddisfazione per l'accettazione, da parte di Israele, del principio "terra in cambio di pace" ed ha concluso auspicando che tutti i paesi del bacino mediterraneo siano coinvolti nel raggiungimento della pace.

Henri de Lassus Saint Geniès (ARE-F), pur congratulandosi per le relazioni, ha sottolineato che è compito dell'Unione intervenire con una politica decisa, che non lasci ai soli Stati Uniti la gestione di una situazione nella quale hanno interessi economici e sono direttamente coinvolti.

Sulla stessa linea è anche Luigi Moretti (NI-I) che ha sollecitato un rafforzamento della politica mediterranea dell'Unione, per non lasciare agli USA la soluzione della vicenda. Egli ha auspicato che Stoccarda possa essere l'occasione perché l'Europa svolga un ruolo attivo nel mondo arabo senza dimenticare le differenze che pure dividono i due continenti. La politica più corretta dovrà essere ispirata ad un sano realismo senza paura di porre restrizioni da parte dell'Unione europea.

Pasqualina Napoletano (PSE-I) nell'associarsi ai colleghi che hanno richiesto un ruolo più incisivo dell'Unione nell'attuale fase di stallo del processo di pace, ha invitato il Consiglio a reagire su una serie di priorità fissate nella relazione Sakellariou: i diritti umani, la valutazione della società civile, l'allargamento politico del partenariato, la questione del debito ed i problemi d'immigrazione.

Claudio Azzolini (PPE-I) si è dichiarato d'accordo con le dichiarazioni della collega Napolitano il che è indice di unitarietà all'interno del Parlamento e testimonia la correttezza della politica perseguita.

Cristiana Muscardini (NI-I) ha indicato due priorità per il riavvio del dialogo col Medio Oriente. L'annullamento del debito estero da usare come leva finanziaria per far decollare progetti di sviluppo nei paesi indebitati ed una più stretta cooperazione con le PMI, per rianimare ed ampliare il tessuto produttivo dei partner mediorientali. Tale strategia - ha sottolineato l'oratrice - contribuirà anche ad arrestare il flusso migratorio verso l'Europa ed a rendere quindi meno sterili tante dichiarazioni di assistenza e cooperazione da parte dell'Unione.

A seguito del dibattito, l'Assemblea ha approvato le due relazioni. Fra gli emendamenti più importanti, apportati al primo documento, segnaliamo: il richiamo fatto dall'Aula al governo israeliano per le sue responsabilità in ordine allo stallo del processo di pace; l'invito ad Israele perché liberi i prigionieri politici palestinesi, nonché l'esortazione affinché i garanti internazionali dell'accordo di Oslo assicurino ai palestinesi il sostegno necessario, come contropartita della proroga del periodo provvisorio oltre il 4 maggio 1999.

Il secondo documento reca un solo emendamento Sakellariou che contiene l'invito al Consiglio a dare impulso alla cooperazione fra i paesi del Mediterraneo sui problemi dell'immigrazione.

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Sicurezza nucleare


Sicurezza nucleare
Rel. Gordon Adam (PSE-RU)
Doc. A4-87/99

L'Aula ha discusso una relazione relativa alla sicurezza nucleare nei paesi Peco (Europa centrale e orientale) ed in altri Stati indipendenti (NEI), sulla base di una comunicazione dell'Esecutivo.

In vista dell'ampliamento dell'Unione, gli Stati candidati dovranno offrire le necessarie garanzie in materia di sicurezza energetica.

La discussione di questo problema è avvenuta congiuntamente al dibattito sul rapporto speciale della Corte dei Conti, nel quale si comunica che soltanto 300 sugli 850 milioni di ecu messi a disposizione dall'Assemblea per il periodo 1990-97 sono stati spesi dai Paesi dell'Europa centrale e orientale per la sicurezza nucleare.

L'Esecutivo è stato invitato a presentare al Parlamento un rapporto semestrale sui progressi compiuti in questo settore grazie ai programmi comunitari, al fine di potere adottare le misure necessarie nel caso in cui emergano abusi o lacune.

Il relatore Adam (PSE-RU) si è rallegrato per gli sforzi compiuti dagli organismi di regolamentazione nucleare in Europa occidentale e per la creazione di istanze indipendenti incaricate di sorvegliare il rispetto delle norme nei paesi candidati. Gli aiuti alla sicurezza dei reattori RBMK e VVER 440/230 (quelli che la Russia chiama "reattori della prima generazione") se non servono a migliorare la sicurezza entro limiti di costi ragionevoli, dovranno essere limitati nel tempo. Nessun reattore è stato chiuso nei paesi dell'Est, anche perché l'Unione europea non ha alcun potere impositivo nei loro confronti. Tuttavia nessun prestito Euratom per la modernizzazione sarà concesso fino alla chiusura definitiva di tali reattori.

Il Commissario Van den Broek ha riferito sui progressi registrati nel settore della sicurezza nucleare, ripercorrendo il cammino dai tempi di Tchernobyl a quelli odierni. In particolare egli ha affermato che l'Esecutivo, dopo aver profuso centinaia di milioni di euro per neutralizzare il reattore ucraino e per altri costi di sicurezza nucleare, ha ora varato una politica strategica energetica che intende applicare già nella fase di preadesione dei PECO ed in generale nell'attuazione degli accordi di partenariato. Il Commissario ha inoltre accennato al nuovo regolamento Tacis che includerà anche il trattamento delle scorie nucleari russe e porrà dei criteri per una più ampia definizione della sicurezza nucleare.

Della stessa opinione si sono dichiarati la maggior parte dei deputati intervenuti. Rolf Linkohr (PSE-D) ha incaricato l'Esecutivo di identificare le lacune ed i problemi delle centrali nucleari obsolete (o cosiddette della prima generazione). L'oratore ha detto che occorre intervenire quanto prima per la chiusura o l'ammodernamento di questi impianti.

Doeke Eisma (LDR-NL), ha manifestato la perplessità del suo gruppo riguardo all'operato dell'Esecutivo e l'ha soprattutto criticato per l'utilizzo discutibile dei fondi comunitari, secondo i rilievi formulati dalla Corte dei Conti. Alain Pompidou (UPE-F), ha ripreso l'argomento della necessità di sviluppare una strategia d'insieme ed ha indicato i programmi Phare e Tacis riveduti come la sede idonea per offrire soluzioni a problemi complessi, come quello del trattamento delle scorie.

Marialiese Flemming (PPE-A) ha sollevato il problema dell'applicazione del principio "chi inquina, paga" nei confronti dei candidati all'adesione, onde evitare distorsioni della concorrenza a favore di questi ultimi.

Di diverso tenore è stato l'intervento di Undine-Uta Bloch von Blottnitz (VERDI-D); l'oratrice, molto critica nei confronti della Commissione, ha accusato il relatore Gordon Adam (PSE-RU), di non aver rimproverato la Commissione per non essere riuscita a formulare una definizione netta del concetto di stoccaggio definitivo dei rifiuti. Bloch von Blottnitz ha chiaramente tacciato L'Esecutivo di incapacità a far fronte al pericolo del nucleare ed al rischio di proliferazione di incidenti che esso comporta.

Il Commissario Christos Papoutsis si è limitato a ripetere che la Commissione, di concerto con la BERD e l'Euratom, farà ogni sforzo per includere la sicurezza nucleare nella strategia di preadesione.

Cristiana Muscardini (NI-I), a nome della commissione affari esteri, ha ricordato all'Esecutivo che la sicurezza è un elemento capitale della strategia di preadesione e che le risorse finanziarie messe a disposizione dei paesi candidati per potenziare l'affidabilità delle loro centrali o reattori, deve contribuire a risolvere definitivamente un problema di portata continentale. L'oratrice ha anche auspicato un rafforzamento delle norme di sicurezza internazionale sulla cui applicazione deve vegliare un organo indipendente.

L'Aula ha approvato la relazione.

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Medicinali orfani


Medicinali orfani
Rel. Christian Cabrol (UPE-F)
Doc. A4-78/99

Il relatore Christian Cabrol (UPE-F) ha presentato in Aula la proposta dell'Esecutivo relativa alla regolamentazione dei medicinali orfani, il cui scopo è il sostegno alla ricerca, allo sviluppo ed all'immissione sul mercato di tali prodotti. Il progetto parte dalla constatazione che, di fronte alle oltre 5.000 malattie cosiddette rare perché colpiscono un numero relativamente esiguo di persone, nessuna impresa farmaceutica investe nella ricerca, poiché una volta ottenuto il prodotto finale, questo avrà un mercato naturalmente limitato dal ristretto numero di pazienti (da cui il nome "medicinali orfani").

A livello comunitario il Quarto programma quadro di ricerca finanzia già adesso la ricerca su questo genere di prodotti. Tuttavia, secondo l'Esecutivo, occorre concedere alle imprese farmaceutiche benefici ed ulteriori misure di sostegno, prevedendo, ad esempio, forme di procedura accelerata per ottenere l'autorizzazione comunitaria necessaria all'introduzione del prodotto sul mercato.

Fra i vari emendamenti illustrati da Cabrol segnaliamo quelli che prevedono la concessione alle imprese produttrici dell'esclusiva commerciale del farmaco per dieci anni e la devoluzione dei ricavi alla costituzione di un fondo per la promozione dei medicinali orfani. Altri fondi dovranno essere stanziati per coprire le spese delle domande di autorizzazione presso l'Agenzia europea per i medicinali. Il relatore ha concluso indicando come ulteriore motivo per l'approvazione della proposta l'effetto moltiplicatore di posti di lavoro che le ricerche nel settore favoriranno soprattutto nelle PIM.

Elena Marinucci (PSE-I) ha esortato l'Unione a mettersi al passo con gli Stati Uniti sul tema delle malattie rare che, pur interessando un numero limitato di persone, hanno gravi conseguenze invalidanti. A nome del suo gruppo ha quindi approvato la proposta in esame volta a promuovere quei farmaci che non sono remunerativi. A suo sostegno ha invocato il Trattato di Amsterdam che prevede un alto livello di protezione sociale per tutti i cittadini. L'oratrice ha concluso ricordando che l'Unione non deve surrogarsi a privati o a Stati membri; ad essa spetta, invece, convogliare su questo campo le necessarie sinergie, ad esempio, in sede di Quinto programma quadro di ricerca ed a livello nazionale con adeguati incentivi fiscali.

Fra gli altri interventi José Valverde López (PPE-E) ha chiesto all'Esecutivo di rafforzare l'efficacia del regolamento; Marie-Paule Kestelijn-Sierens (LDR-B) ha sottolineato i costi di investimento per le imprese farmaceutiche, che devono perciò contare su una certa esclusività; Pierre Pradier (ARE-F) ha appoggiato la creazione di un comitato specializzato per questi medicinali orfani; Peter Liese (PPE-D) si è espresso a favore della ricerca nel campo delle malattie tropicali.

Intervenendo a nome di Alleanza Nazionale, Amedeo Amadeo (NI-I) ha infine ricordato che l'iniziativa europea s'iscrive nel solco tracciato sin dal 1983 dalla legislazione americana; quest'ultima, soltanto nell'ultimo decennio, ha permesso di lanciare 837 farmaci "orfani". L'oratore si è pronunciato a favore del credito fiscale ed ha concluso perorando la causa di questi medicinali, finora lasciati in un limbo, e rigettando l'idea che ragioni di mercato possano ancora prevalere sull'interesse primario dei pazienti affetti da malattie rare.

Il Commissario Martin Bangemann si è dichiarato ottimista sui risultati che in questo campo si otterranno grazie al Quinto programma di ricerca, ma si è dichiarato poco convinto dell'opportunità di concedere agevolazioni fiscali negli Stati membri, suggerendo come via prioritaria la riduzione di spese e l'avvio di procedure centralizzate di cui le prime beneficiarie saranno le PMI.

L'Aula ha infine votato la proposta dell'Esecutivo modificata in base agli emendamenti del rapporto Cabrol. Segnaliamo quelli concernenti la creazione di un Comitato speciale per le domande di autorizzazione e gli incentivi finanziari concessi all'Agenzia europea di Londra nonché un emendamento di compromesso che prevede la retroattività delle domande di assegnazione della qualifica di medicinale orfano, presentate all'Agenzia prima dell'entrata in vigore del regolamento in questione.

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I campi elettromagnetici


I campi elettromagnetici

Rel. Gianni Tamino (VERDI-I)

Doc. A4-101/99

Da molti anni - in particolare dal 1979 - quando, nella Contea di Denver, in Colorado, è stata eseguita una ricerca epidemiologica su 344 bambini morti per tumore, i campi elettromagnetici (CEM) sono balzati agli onori della cronaca ed è cresciuta la preoccupazione delle popolazioni soggette a sorgenti di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici.

In questi termini Gianni Tamino (VERDI-I) ha introdotto la sua relazione su questa fonte di emissioni nocive, che è invisibile ed inodore rispetto alle altre già note. Tali sorgenti, infatti, si trovano non solo all'esterno delle nostre case (elettrodotti, radar, ripetitori televisivi ecc.) ma anche nel loro interno agendo attraverso forni a microonde, phon, rasoi, televisori, videoterminali e telefoni cellulari.

Su questa base la Commissione esecutiva ha presentato, lo scorso giugno, la proposta di raccomandazione in discussione sulla limitazione dell'esposizione del pubblico ai campi elettromagnetici tra 0 Hz e 300 Ghz.

Tamino ha però rilevato che, date queste premesse, la raccomandazione si limita a indicare valori limite di esposizione solo per gli effetti termici acuti e rinvia a future ricerche scientifiche più convincenti la prevenzione rispetto agli effetti a lungo termine; in particolare leucemie, sopratutto infantili, disturbi del sistema nervoso e endocrino, nonché di quello immunitario e dell'attività cellulare non sono contemplati dalla raccomandazione dell'Esecutivo.

In assenza di risposte convincenti da parte dell'Esecutivo, il relatore ha invocato sia il principio di precauzione, in base al quale in caso di dubbio è meglio evitare rischi sia quello accolto dall'OMS - noto come principio ALARA (As Low As Reasonably Achieavable) - in base al quale l'esposizione alle radiazioni deve essere ragionevolmente la più bassa, escludendo ovviamente quanto è evitabile. Poiché in base a un gran numero di dati scientifici non si può escludere né il rischio oncogeno, né i vari altri effetti biologici, ha incitato i colleghi ad adottare entrambe i principi.

Più in dettaglio egli ha proposto che gli Stati membri indichino distanze minime di sicurezza da edifici pubblici, abitazioni e luoghi di lavoro per la costruzione di linee elettriche, radar e impianti di trasmissione e ritrasmissione radio-televisiva, compresi i ripetitori per i telefoni cellulari, oltre che dagli apparecchi elettrici di uso domestico in grado di produrre campi elettromagnetici.

Infine, il relatore ha citato, a sostegno della sua tesi volta ad ottenere dall'Esecutivo comunitario più elevati livelli di protezione della salute pubblica nei confronti dei campi elettromagnetici, le legislazioni più rigorose in materia in 3 Stati membri, fra cui quella recente italiana sui limiti di esposizione per ripetitori radiotelevisivi e cellulari.

Nel corso del dibattito gli intervenuti si sono divisi in due gruppi: il primo favorevole alle proposte del relatore in materia di distanze minime degli impianti e degli apparecchi elettrici. In particolare Philip Whitehead (PSE-RU) ha dichiarato di condividere l'emendamento 9 e sulla stessa linea si sono espressi Mihail Papayannakis (SUE/SVN-GR) e Manuel Escolá Hernando (ARE-E); Antonio Trakatellis (PPE-GR) ha assunto invece una posizione intermedia dichiarandosi a favore di una regolamentazione europea che tenga conto degli studi scientifici in materia e non discrimini fra gli Stati membri. Nel secondo gruppo si sono schierati gli oppositori alla posizione dei Verdi, considerata troppo rigida e priva di fondamenti scientifici, nonostante la pronta smentita del loro portavoce Paul Lannoye (VERDI-B) che ha invitato l'Aula a non privilegiare le false urgenze economiche a scapito della salute dei cittadini. Fra gli oppositori figurano Karin Jørgensen (LDR-DK), Gerard Collin (UPE-IRL) e Ulla Sandæk (EDN-DK).

Infine il Commissario Marin Bangemann ha dichiarato di accettare in tutto od in parte gli emendamenti: 1, 3, 4, 5, 7, 8, 10 e 13 del rapporto Tamino mentre ha respinto categoricamente altre modifiche di tipo normativo come ad esempio quella sulle distanze minime dei limiti di sicurezza, in quanto non conformi alla natura della raccomandazione dell'Esecutivo, che non è vincolante per gli Stati membri.

La relazione è stata approvata dall'Esecutivo.


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Capitale europea della cultura


Capitale europea della cultura    

Rel. Philippe J.H. Monfils (ELDR-B)

Doc. A4-106/99

L'Aula ha discusso la relazione sullla selezione delle Capitali europee della cultura fra il 2005 ed il 2019. Gli emendamenti della commissione cultura rispetto alla posizione del Consiglio riguardano l'autonomia in capo ai Governi degli Stati membri nell'indicazione delle città candidate.

I deputati rivendicano il diritto di intervento in questa scelta, mediante espressione del proprio parere il quale, se non potrà essere espresso mediante la procedura di codecisione, dovrà comunque essere fornito grazie al meccanismo dell'avviso conforme.

Inoltre il fatto che questa manifestazione si iscriverà in un programma comunitario sul "budget" adottato ogni anno dal Parlamento, significa che i deputati eserciteranno un'influenza non indifferente su questa manifestazione. Philippe J.H. Monfils (ELDR-B) si è complimentato con questa soluzione raggiunta dal Parlamento.

La giuria indipendente che deve selezionare le città candidate, alla quale il Consiglio aveva tentato di sostituire un "panel" di orientamento più debole, ritrova il suo posto nella posizione comune modificata. Questa giuria pubblicherà ogni anno un rapporto sulla città candidate all'organizzazione di questa manifestazione e questo rapporto servirà da base, con il parere del Parlamento, per una raccomandazione della Commissione europea ed eventualmente anche dello Stato interessato alla decisione finale.

La commissione ha accettato la lista adottata dal Consiglio che determina l'ordine nel quale i 15 Stati membri designeranno le città candidate fra il 2005 ed il 2019. Pertanto uno dei suoi emendamenti garantisce che più di una città per Stato potrà proporre la propria candidatura ogni anno. Garantisce ugualmente che il sistema non sarà immodificabile e che i cambiamenti saranno possibili, ad esempio, dopo l'allargamento così che potranno essere tenuti presenti anche i nuovi Stati membri. La manifestazione sarà ugualmente aperta ai paesi terzi.

Resta invariata la scelta delle nove città della cultura per l'anno prossimo (Avignone, Bergen, Bologna, Bruxelles, Cracovia, Helsinki, Praga, Reykjavik e San Giacomo di Compostela) e la selezione per il 2001 e 2004 (Rotterdam e Porto nel 2001 Bruges e Salamanca nel 2002 Graz nel 2003 e Genova e Lille nel 2004).

I deputati hanno sostenuto unanimemente il rapporto Monfils. Helena Vaz da Silva (PPE-P) ha ricordato che le manifestazioni inerenti alle Capitali europee della cultura sono uno dei programmi di successo del Parlamento ed il compromesso proposto da Monfils uno dei migliori esempi di cooperazione interistituzionale.

Peter Sichrovsky (NI-A) sottolinea il ruolo delle Capitali europee della cultura come ambasciatrici dell'Europa unita. L'argomento è ripreso da Monica Baldi (PPE-I) che ribadisce il ruolo delle città quali poli di cultura nelle diverse parti d'Europa.

Il Commissario Marcelino Oreja ha espresso la sua convinzione sulla possibilità di raggiungere un accordo. Il fallimento in questo senso comporterebbe la perdita di uno degli eventi più rappresentativi del calendario europeo. La Commissione è favorevole a questa procedura di mini-conciliazione e a tutti gli emendamenti presentati.

L'Aula ha approvato tale raccomandazione.


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Tragedia del Cermis


Tragedia del Cermis

Giacomo Santini (PPE-I) ha sollevato il caso dell'impunità del pilota americano, responsabile della strage sull'impianto di funicolare del Cermis in seguito al giudizio reso da un tribunale militare negli USA ed ha ricordato al Presidente José María Gil-Robles di avere a suo tempo richiesto che il Parlamento europeo elabori una relazione d'iniziativa sulla presenza in Europa delle basi NATO e sull'eccessiva libertà di cui godono i piloti nei voli di addestramento.

La recente sentenza del Tribunale militare di Camp Lejeune (Stati Uniti) di assoluzione del pilota della Nato, capitano Richard Ashby, responsabile del disastro del Cermis, ha suscitato vive reazioni da parte degli eurodeputati ed è stata inserita al primo posto fra i temi dibattuti con urgenza.

Luciano Vecchi (PSE-I), a nome del gruppo socialista, ha espresso profonda indignazione per il verdetto militare che offende i familiari delle vittime, in spregio al più elementare senso di giustizia. L'oratore ha chiesto che gli Stati Uniti esplicano tutte le procedure disponibili, giudiziarie ed amministrative, per riprendere le indagini sul disastro e pervenire all'accertamento delle responsabilità dirette ed indirette, nonché all'immediato ed integrale risarcimento di tutte le parti lese.

Vecchi ha dato pieno appoggio al governo che si è fatto interprete presso il Presidente Clinton dello sdegno italiano verso una sentenza che, accordando l'impunità, rischia di favorire il ripetersi di tragedie analoghe. Egli ha anche chiesto che si avvii un'azione comune, affinché, in ogni caso di esercitazione militare sul territorio comunitario sia assicurata l'integrità delle popolazioni che vivono nell'Unione.

La responsabilità collegiale del comando Nato della base di Aviano che ha autorizzato il sorvolo di zone intensamente abitate e la violazione di ogni regola di prudenza da parte del pilota responsabile del disastro sono, per Giacomo Santini (PPE-I), imperdonabili, entrambe fanno parte della mentalità corrente dei piloti della base in questione, i quali si sfidano per sottoporsi ad "una prova del fuoco" sulla pelle della gente. L'oratore ha chiesto la revisione del Trattato di Londra del 1951 sullo statuto delle forze Nato, ed in tale prospettiva, l'attribuzione di competenza alla magistratura ordinaria anziché militare, nonché l'accelerazione dell'iter di liquidazione dei danni.

La riapertura dell'inchiesta, un'adeguata compensazione delle vittime e la revisione del Trattato sono stati al centro degli interventi di Philippe De Coene (PSE-B) e di Marie-Paule Kestelijn- Sierens (LDR-B).

Nell'associarsi allo sdegno dei colleghi, Gianni Tamino (VERDI-I) si è chiesto se il Trattato di Londra del 1951 non si debba considerare del tutto superato, a cinquant'anni dalla sua firma, e ha ricordato che un analogo interrogativo egli lo aveva posto il 19 febbraio 1998 in occasione della precedente risoluzione parlamentare sulla tragedia del Cermis. L'oratore si è pronunciato contro il mantenimento di basi Nato se queste continuano ad operare con l'ottica dei tempi coloniali.

Anche Gianfranco Dell'Alba (ARE-I) si è dichiarato amareggiato per la sentenza. Ha fatto bene il Parlamento europeo, dopo quello italiano, ad insorgere contro tanta iniquità, ma l'oratore ha esortato a non fare di tutta l'erba un fascio e a riconoscere che la Nato resta per l'Italia un'alleanza che ha garantito al paese una certa sicurezza per quasi mezzo secolo.

Anche Amedeo Amadeo (NI-I) ha detto di non trovare giustificazione all'ignavia di quegli ambienti militari coinvolti nella tragedia, che si riparano dalle accuse all'ombra di una Convenzione anacronistica; ma egli ha aggiunto, anche a nome di Alleanza nazionale, che è altrettanto inammissibile la levata di scudi strumentali contro gli Stati Uniti da parte di chi ha nostalgia del Patto di Varsavia e vorrebbe che l'Italia ripudiasse l'alleanza, che l'ha protetta per tanti anni dalla strategia di sovversione comunista.

Infine, Marco Formentini (NI-I) ha criticato la risoluzione comune perché si limita ad esprimere sconcerto per la sentenza che premia chi gioca al cow-boy nei nostri cieli; egli anche ha voluto, a nome del popolo padano, riprovare espressamente un atto che è la negazione della giustizia. Per l'oratore la risoluzione comune doveva essere formulata in termini più cogenti se il Parlamento vuole farsi rispettare come istanza rappresentativa dei cittadini europei.

In piena sintonia con i sentimenti prevalenti dell'Aula il Commissario Yves-Thibault de Silguy ha ricordato che lo stesso Clinton ha riconosciuto le responsabilità statunitensi nella dinamica della tragedia. Tuttavia, per quanto riguarda le modifiche del Trattato di Londra, in particolare per la permanenza di truppe Nato all'estero, il Commissario ha obiettato che un cambiamento di rotta in questo campo può essere deciso esclusivamente all'Assemblea dei paesi Nato. L'Unione europea non ha neppure competenze normative sulla sicurezza dei voli militari; questo è un ambito su cui gli Stati membri conservano poteri sovrani e le uniche disposizioni comunitarie in vigore disciplinano il settore dell'aviazione civile.

A conclusione del dibattito, l'Aula ha approvato una risoluzione comune, con la quale si chiede agli Stati membri, che fanno parte della Nato, di promuovere un'azione coordinata per rivedere la Convenzione di Londra onde garantire un effettivo accertamento delle responsabilità in caso di incidenti, causati da forze armate Nato nei paesi che le ospitano.

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Valanghe alpine


Valanghe alpine

Già nella precedente sessione di Bruxelles l'Aula aveva osservato un minuto di silenzio per le vittime della "morte bianca". Raimondo Fassa (LDR-I) è intervenuto per illustrare la risoluzione comune sui danni provocati dalle rovinose valanghe nelle Alpi. Egli ha insistito sull'importanza di considerare l'arco alpino nella sua unità, come il fenomeno delle slavine ha evidenziato seminando morte e distruzione su tutta l'estensione della catena montagnosa.

Le Alpi più che una barriera, sono una cerniera, nonostante artificiali frontiere siano state tracciate sulle loro creste, secondo concezioni nazionali ottocentesche. Per Fassa è essenziale valorizzare la specificità della cultura di montagna estesa a tutto l'arco alpino, ed un approccio globale dei problemi legati all'ecosistema montano richiede interventi mirati, non di breve periodo od in funzione soltanto dell'emergenza valanghe.

Il Commissario Yves-Thibault de Silguy ha indicato quali sono i mezzi a disposizione della Commissione per un'opera efficace di prevenzione e soccorso. Egli ha citato le varie misure di riforestazione rientranti nell'obiettivo 5b dei Fondi strutturali, di cui è già stato previsto il rinnovamento nell'ambito dell'Agenda 2000. Inoltre studi cartografici sono finanziati dal FESR ed esistono progetti di cooperazione transfrontaliera nell'Interreg.
Sul fronte dei soccorsi De Silguy ha lamentato una mancanza di linee di bilancio specifiche, ma ha ricordato che nell'ambito del programma comunitario di azione sulla protezione civile c'è spazio per proposte di interventi da parte delle autorità regionali e locali in relazione a catastrofi naturali.

La risoluzione comune approvata dall'Aula pone l'accento soprattutto sulle risorse finanziarie che l'Esecutivo può mettere a disposizione delle popolazioni a rischio per misure di prevenzione come le barriere antivalanga, o di riparazione e soccorso economico alle zone colpite dalla sciagure. Il testo richiede anche un miglioramento dei dispositivi adoperati per la ricerca delle vittime seppellite dalle valanghe.

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Seduta solenne


Seduta solenne

Blaise Compaore, rieletto nel 1998 Presidente della IV Repubblica del Burkina Faso, si è presentato davanti al Parlamento europeo, riunito in seduta solenne, per rivolgere agli europei un messaggio di pace, di democrazia e di solidarietà fra i popoli all'insegna del partenariato, che lega stabilmente le nazioni d'Europa a quelle africane.

L'Africa proietta ancora oggi un'immagine di continente depresso e sofferente: una quindicina di Stati al suo interno sono in preda a conflitti laceranti che generano insicurezza ed instabilità. Di fronte ad essi un'altra quarantina di Stati sta faticosamente costruendo le condizioni per il benessere e lo sviluppo delle popolazioni locali. Da questo processo lento ed in parte contraddittori, a causa dei conflitti che spesso suscitano le elezioni democratiche, si può trarre un insegnamento: la pace in Africa o è il risultato di una dinamica interna al continente o altrimenti è impossibile.

Questa missione pacificatrice è assolta dall'Organizzazione dell'Unità africana (OUA) - di cui Compaore è Presidente dal giugno scorso - attraverso un meccanismo di prevenzione, gestione e regolamentazione di conflitti. I primi risultati si vedono nell'Africa occidentale, con l'Accordo quadro fra Etiopia ed Eritrea, in Guinea Bissau, con la recente firma di una Accordo per le elezioni generali e un governo di unità nazionale, o ancora in Sierra Leone dove è allo studio uno schema di dialogo fra le parti contendenti.

Quanto ai negoziati in corso fra i paesi ACP firmatari della Convenzione di Lomé e l'Unione europea, il Presidente Compaore ha dichiarato che essi perverranno a stabilire un partenariato responsabile, rispettoso delle regole del commercio internazionale e delle esigenze attuali di efficacia economica e sviluppo sostenibile. Il Parlamento europeo dovrà continuare a vigilare, come ha sempre fatto, affinché la dimensione politica, democratica ed umanitaria della cooperazione resti una pietra angolare delle relazioni euro-africane.

Infine, il Presidente ha chiesto il sostegno dell'Europa per ottenere l'alleggerimento o la soppressione del debito dei paesi africani.

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I documenti approvati


I documenti approvati

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni: Wolf (A4-81/99) sui settori dell'audiovisivo e settori connessi; Antilla (A4-73/99) sull'agricoltura nelle zone artiche; Katiforis (A4-90/99) sulla creazione di posti di lavoro; Weber (A4-89/99) sulla ricerca scientifica e tecnologica: cooperazione UE/Paesi in via di sviluppo; Newmann (A4-93/99) sul riciclaggio di capitali; Lütthe (A4-57/99) sulla Conferenza di Helsinki; Guinebertière (A4-100/99) sulla politica della gioventù; Vaz da Silva (A4-103/99) sulla situazione e sul ruolo degli artisti; Wibe (A4-76/99) sulla richiesta di revoca dell'immunità parlamentare; Hardstaff (A4-63/99) su pesca e ambiente, Camisón Asensio (A4-94/99) su attrezzature a pressione trasportabili; Watts (61/99) sulla sicurezza dei servizi trasporti passeggeri; Piecyk (A4-74/99) su porti e terminali intermodali; Needle (A4-82/99) sulla protezione della sanità pubblica. Robles Piquer (A4-85/99) sulle fonti energetiche rinnovabili; Bloch von Blottnitz (A4-84/99) sull'efficienza energetica; Trakatellis (A4- 67/99), sul tabacco in foglia; Fourçans (A4-102/99) sulla relazione economica annuale del 1999; Paasilinna (A4-80/99) sul codice doganale (codecisione: prima lettura); Añoveras Tras de Bes (A4-96/99) sul modello di utilità per le invenzioni (codecisione: prima lettura); McIntosh (A4- 75/99) sulla libera prestazione nel cabotaggio marittimo e sulle norme in materia di equipaggio (cooperazione: prima lettura); Schwaiger (A4-97/99) sull'assistenza macrofanziaria alla Bosnia Erzegovina (consultazione); Truscott (A4-69/99) sulle relazioni UE/NSI dell'Asia centrale; Pronk (A4-99/99) sulla protezione sociale in Europa nel 1997 e, infine, André-Léonard sul partenariato UE/India.

Fra gli altri atti votati segnaliamo la raccomandazione per la seconda lettura sull'etichettatura di talune sostanze pericolose, i pareri sulle decisioni del Consiglio relativi: ad un protocollo di cooperazione CE/Repubblica di Cipro, ad un altro fra CE e Repubblica di Malta e al programma SAVE II per l'Ungheria e la raccomandazione André-Léonard (A4-71/99) sull'accordo di partenariato e cooperazione fra UE e l'Uzbekistan (parere conforme).

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Ordine del giorno della prossima seduta di Bruxelles (22-23 marzo 1999)


Significato dei simboli grafici figuranti

a margine dei documenti

*    Procedura di consultazione (maggioranza semplice)
**I    Procedura di cooperazione, prima lettura (maggioranza semplice)
**II    Procedura di cooperazione, seconda lettura (maggioranza semplice per     approvare la posizione comune; 314 voti per respingerla o modificarla)
***    Parere conforme che richiede la maggioranza dei membri effettivi (314 voti)
***I    Procedura di codecisione, prima lettura (maggioranza semplice)
***II    Procedura di codecisione, seconda lettura (maggioranza semplice per     approvare la posizione comune; 314 voti per approvare la dichiarazione     tendente a respingere la posizione comune così come per modificare la     stessa o confermarne la reiezione)
***III    Procedura di codecisione, terza lettura (maggioranza semplice per approvare     il progetto comune; 314 voti per respingere il testo del Consiglio)

OoOoO

Lunedì 22 marzo, alle 17.00

     1.    Dichiarazione della Commissione
     2.    Discussione congiunta:
        -    Progetto di bilancio generale 2000: Sezione III: Commissione - Rel. Jean-Louis Bourlanges (PPE-F)
        -    Progetto di bilancio generale 2000: Altre sezioni - Rel. Edith Müller (VERDI-D)
     3.    Afflusso di migranti dall'Iraq e regioni limitrofe - Rel. Anna Terrón i Cusí (PSE-E)
     4.    Applicazione del diritto comunitario - Rel. Angela Sierra González (SUE/SVN-E)
     5.    Fissazione degli oneri per l'infrastruttura di trasporto - Rel. Barbara Schmidbauer (PSE-D)

Martedì 23 marzo, alle 9.00

***II     1.    Responsabilità per danno da prodotti difettosi - Rel. Dagmar Roth-Behrendt (PSE-D)
     2.    Affari a livello mondiale e riforma dell'ONU - Rel. Eurico De Melo (PPE-P)
     3.    Discussione congiunta:
        Accordo di associazione CEEA/KEDO - Rel. Leo Tindemans (PPE-B)
        Interrogazioni orali B4-47/99 e B4-148/99) - Relazioni con la Repubblica popolare di Corea - Tom Spencer (PPE-RU)
*     4.    Cooperazione tra forze di polizia - Rel. Jack Stewart-Clark (PPE-RU)
     5.    Regolamento finanziario - Rel. Gianfranco Dell'Alba (ARE-I)

        

 
  Avviso legale