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Interrogazioni parlamentari
8 maggio 2013
P-003786/2013
Risposta di Algirdas Šemeta a nome della Commissione

In virtù dell'articolo 167 del codice doganale comunitario (CDC), gli Stati membri possono destinare talune parti del territorio doganale dell'Unione a zona franca. Quella di Capodistria è una zona franca ai sensi di tale disposizione. A norma dell'articolo 166 del CDC, le zone franche sono parti del territorio doganale dell'Unione in cui:

le merci non unionali sono considerate, per l'applicazione dei dazi all'importazione e delle misure di politica commerciale all'importazione, come merci non situate nel territorio doganale dell'Unione, il che impedisce l'applicazione dei dazi e delle misure in questione all'interno della zona;
le merci unionali, per le quali una normativa dell'Unione specifica lo preveda, beneficiano, a motivo del loro collocamento in tale zona franca, di misure connesse, in linea di massima, alla loro esportazione.

A norma dell'articolo 4, punti 8 e 6 della direttiva 118/2008/CE, le merci non unionali in una zona franca non sono sottoposte ad accisa. Le merci unionali provenienti da un'altra parte del territorio dell'Unione devono essere spedite ad un deposito fiscale all'interno della zona franca per beneficiare della sospensione dei diritti di accisa.

Ai fini dell'IVA, gli Stati membri hanno la facoltà di applicare nel loro territorio esenzioni dall'IVA sulla cessione di merci e la prestazione di servizi nelle zone franche. Gli Stati membri sono tenuti a consultare preventivamente il comitato IVA in merito alle esenzioni che intendono applicare. Una volta decise le esenzioni, gli Stati membri devono applicarle a tutte le zone franche all'interno del loro territorio.

Infine, se la zona franca di Capodistria prevede incentivi fiscali per talune imprese o talune produzioni, questi possono costituire aiuti di Stato che vanno notificati dallo Stato membro alla Commissione per essere approvati.

GU C 19 E del 22/01/2014
Ultimo aggiornamento: 8 maggio 2013Avviso legale