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Mercoledì 4 ottobre 2000 - Strasburgo Edizione GU

Discriminazione e parit� di trattamento in materia di condizioni di lavoro
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  Turco (TDI ). - Signor Presidente, a nome della Lista Bonino vorrei esprimere tutto lo sgomento che proviamo di fronte al modo in cui quest'Europa e i paesi membri affrontano il tema della discriminazione, del razzismo e della xenofobia.

Nel corso della scorsa tornata, questo Parlamento ha approvato una risoluzione sulla lotta al razzismo dai toni discriminatori, violenti e repressivi: una risoluzione che affermava che il razzismo è un reato che si commette non solo con atti ma soprattutto con dichiarazioni o diffusioni di messaggi, e chiedeva di ampliare gli strumenti giuridici che consentono di perseguire i partiti politici i cui programmi mettono in pericolo i principi di non discriminazione.

Noi siamo convinti - perché la nostra storia, la vostra storia, la storia di questa Europa lo dimostra - che la strategia proibizionista e repressiva che portate avanti, fondata sulla limitazione della libert� di espressione e di associazione, sul rafforzamento degli strumenti repressivi di polizia e di controllo sociale e delle telecomunicazioni, sullo stanziamento di fondi e la creazione di osservatori, creer� le condizioni per la recrudescenza dell'esplosione dei fenomeni che voi volete, o dite di volere, combattere.

Vorrei ricordare che i deputati della Lista Bonino avevano promosso, come primo atto di questa legislatura, una proposta di risoluzione sulla lotta alle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale. Non chiedevamo stanziamenti di fondi attraverso piani d'azione, che di solito si risolvono in sussidi per le ONG, ridotte spesso ad organi parastatali; non chiedevamo inversioni illiberali e antigiuridiche dell'onere della prova. Noi abbiamo proposto alcuni emendamenti sulla relazione Mann, emendamenti che sono volti a correggere in senso democratico, liberale e garantista, alcuni punti richiamati, cioè la cancellazione dell'inversione dell'onere della prova, del dialogo consociativo delle corporazioni del sindacato degli imprenditori e la limitazione alle sanzioni civili e amministrative, non penali.

Vorrei ricordare, colleghi, che, tutte le volte che in Europa si è applicato il proibizionismo, si è poi dovuto fare marcia indietro. E' successo in Germania, quando volevate reprimere i partiti filonazisti; è successo recentemente con l'Austria ed avete faccio marcia indietro; è successo con il gruppo tecnico dei deputati indipendenti.

Dopo tutto, come ci insegnano le grandi democrazie anglosassoni, il razzismo e le discriminazioni si combattono con la democrazia liberale, non con la limitazione e l'erosione progressiva delle libert� di opinione e di espressione, di associazione ed economiche.

 
Ultimo aggiornamento: 3 agosto 2004Avviso legale