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Discussioni
Martedì 13 marzo 2001 - Strasburgo Edizione GU

Visti/Riconoscimento reciproco delle decisioni di espulsione
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  Turco (TDI ). - Signor Presidente, intervengo a nome dei deputati della Lista Bonino.

Pensiamo che nel corso della scorsa tornata sia accaduto qualcosa che troppo raramente accade in questo Parlamento, ed è accaduto in occasione della votazione sulla relazione Ceyhun, quando questo Parlamento ha respinto quasi all'unanimità una proposta di uno Stato membro. Il dibattito su queste tre relazioni, ma anche sulla relazione Kirkhope, mette in risalto un problema molto semplice: non stiamo discutendo di merito bensì del metodo. Spero quindi che, nel corso di questa tornata, il Parlamento segua ancora una volta i relatori e il voto della commissione per le libertà pubbliche, con il quale si chiede la reiezione delle proposte del Consiglio e degli Stati membri.

Spero innanzitutto in un dato politico, ovvero che, in materia di giustizia e affari interni, questo Parlamento stia ritrovando la dignità che un'Istituzione democraticamente eletta, che rappresenta i cittadini, dovrebbe avere, perlomeno per puro riflesso istituzionale. Mi spiego meglio: innanzitutto il nostro Parlamento, in questo settore, ha in sostanza gli stessi poteri di un'organizzazione non governativa. Noi deputati spesso ce lo dimentichiamo o preferiamo dimenticarlo, però sappiamo che, in base al Trattato, non possiamo esercitare alcun impatto decisionale o avere influenza sull'esito dell'iter legislativo.

Pensiamo che sia scandaloso che ciò accada, soprattutto in un settore che tocca le libertà e i diritti individuali dei cittadini europei. Pensiamo che sia scandaloso che su questi temi il controllo democratico venga esercitato dai funzionari del Consiglio. Pensiamo che sia scandaloso che i lavori del nostro Parlamento, i lavori della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, siano di fatto boicottati da proposte che siamo costretti a discutere, proposte che vengono dai singoli Stati membri, da gruppi di Stati membri, dal Consiglio, dagli Stati che assumono la Presidenza, proposte che non hanno una base giuridica corretta. Spesso, quasi sempre, queste proposte sono dei manifesti politici di Stati membri che sono perfettamente consapevoli che le loro proposte non saranno mai approvate dal Consiglio. Ci ritroviamo così a discutere di questioni che non vedranno mai la luce o che dovranno essere riesaminate perché il Consiglio non arriverà mai a formulare una conclusione definitiva.

Per questi motivi, e ringraziando i relatori per avere assunto una posizione radicale di rigetto delle proposte del Consiglio - posizione che riteniamo dettata da un riflesso istituzionale - garantiamo il nostro voto e speriamo che nel prosieguo questo Parlamento non si limiti a protestare, e che anche il Commissario Vitorino non si limiti a prendere atto di una situazione, ma si assumano delle iniziative concrete per cambiare questo stato di cose.

 
Ultimo aggiornamento: 3 agosto 2004Avviso legale