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Mercoledì 24 settembre 2003 - Strasburgo Edizione GU

Accesso ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione
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  Turco (NI ). – Signor Presidente, ringrazio anch’io il collega Cashman sia per l’ottima relazione che per essere riuscito a portare in plenaria, in modo praticamente unanime, una relazione estremamente importante e dai contenuti fondamentali.

A me pare che, oltre al gap democratico che tutti denunciamo, da questo dibattito emerga l’esistenza di un gap tra quanto è possibile ottenere e quanto è necessario. Ho apprezzato molto la prima parte dell’intervento del collega Oreja Arburúa, ma m’è parso che nel seguito abbia fatto un po’ marcia indietro di fronte alla necessità di pubblicizzare anche i dibattiti in commissione che, a differenza di quelli in Aula, sicuramente hanno molto più la forma di un dibattito vero e proprio e hanno decisamente uno svolgimento molto più politico.

Penso che trasparenza e accesso ai documenti non siano uno slogan , bensì significano innanzitutto controllo democratico da parte dei cittadini. Se oggi esaminiamo qual è la possibilità di controllo democratico sull’operato delle Istituzioni, ci rendiamo conto che essa è estremamente limitata.

Il Parlamento europeo, nell’ambito delle politiche fondamentali – giustizia, affari interni, politica estera, difesa – è, in linea generale, semplicemente consultato. I parlamenti nazionali sono informati, la Corte di giustizia ha poteri circoscritti e i cittadini, infine, godono appunto del diritto di accesso ai documenti.

Per esempio – com’è stato ricordato – la censura dell’identificazione di quale Stato membro ha presentato una determinata proposta in sede di Consiglio e di come ha votato in tale sede non trova alcuna giustificazione. A nostro avviso, si tratta di una grave violazione dei diritti civili e politici dei cittadini. Ai cittadini, così come a noi parlamentari nazionali ed europei, viene negato il diritto di conoscere e di giudicare l’operato del proprio governo, impedendo in questo modo il corretto funzionamento democratico.

D’altro canto, è stato il Mediatore europeo a constatare, in un suo rapporto speciale destinato a questo Parlamento, che non ha senso secretare pareri giuridici quando non sono assimilabili a una comunicazione tra avvocato e cliente. Non si capisce perché questo passo avanti verso una maggiore trasparenza sia tanto temuto dai servizi giuridici delle istituzioni e altrettanto coperto dai responsabili politici.

Un altro elemento positivo della relazione è la critica mossa alla Commissione per il fatto che essa si piega ai veti degli Stati membri rispetto alla loro corrispondenza con la Commissione nel quadro delle procedure d’infrazione mentre, a nostro parere, lo stesso regolamento attribuisce alla Commissione uno spazio di decisione autonomo che essa rifiuta di utilizzare. Il nostro timore è che in tal modo la Commissione copra le malefatte degli Stati membri, malfacendo a sua volta.

Ritengo, per esempio, che in relazione a quanto è accaduto in merito alle richieste di accesso alla corrispondenza di Spagna e Portogallo relativa ai procedimenti d’infrazione che la Commissione aveva intenzione di avviare contro questi paesi per violazione di una direttiva sulla tassazione – dato che la Chiesa cattolica è esentata dal pagamento dell’IVA – non vi sia alcuna ragione per non far sapere quali siano stati i motivi esposti da questi due Stati per convincere la Commissione ad archiviare il caso di fronte a una palese e oggettiva infrazione.

Penso che è sulla base di casi concreti che possiamo vedere quali sono le necessità, e non solo le possibilità, esistenti nell’ambito di questo modo di concertare i bisogni reali per superare il gap democratico.

 
Ultimo aggiornamento: 13 agosto 2004Avviso legale