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Giustizia di transizione: costruire un futuro più giusto e più democratico

Diritti umani - 31-08-2006 - 15:45
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Un poliziotto dell'EUPM addestra un poliziotto bosniaco ai controlli doganali su di un ponte.

Missione di Polizia dell'Unione Europea in Bosnia-Herzegovina (EUPM)

Per superare una guerra civile, un periodo di dittatura, e riguadagnare la pace e la democrazia, i cittadini di una nazione ferita hanno bisogno che giustizia sia fatta, che le violazioni dei diritti dell'uomo siano riconosciute e punite. Questo concetto di giustizia di transizione è stato al centro dell'udienza pubblica organizzata dalla sottocommissione dei diritti dell'uomo del Parlamento europeo, lunedì 28 agosto.

Cos'è la giustizia di transizione?
 
La giustizia di transizione interviene sul modo in cui le società, e i popoli, si confrontano ai torti subiti in un recente passato. Violazione dei diritti dell'uomo ad opera di un regime dittatoriale, atrocità di massa, genocidi, guerra civile ed altri pesanti traumi devono essere superati collettivamente perché una società possa diventare democratica e pacifica. Varie strategie permettono di raggiungere quest'obiettivo: l'arresto ed il giudizio dei criminali, la creazione di commissioni ad hoc per scoprire la verità, l'incoraggiamento degli sforzi per la riconciliazione nazionale, la distribuzione di indennità, la costruzione di monumenti commemorativi dedicati alle vittime o anche la riforma delle istituzioni.
 
Lezioni da prendere in considerazione
 
In occasione dell'udienza al Parlamento, i numerosi partecipanti, provenienti da vari paesi ed organizzazioni, hanno presentato una tabella completa dei modelli e delle esperienze realizzate in Africa, Medio Oriente, America latina e Balcani. Attualmente si contano una trentina di "commissioni per la verità"  e "comitati di riconciliazione" nel mondo.
 
Dagli avvenimenti del Sudafrica, secondo Alex Boraine - ex vicepresidente della Commissione sud-africana per la verità e la riconciliazione oltre che fondatore del centro internazionale per la giustizia di transizione (ICTJ) - si evince che la giustiza di transizione ha come scopo più che la ricerca di giustizia il raggiungimento di una società più giusta. Infatti, purtroppo, ci sono limiti all'applicazione della "giustizia giudiziaria" non essendo possibile perseguire legalmente tutti i responsabili dei crimini ed essendo spesso indispensabile arrivare a compromessi politici.
 
La maggioranza dei partecipanti presenti ha condiviso questa affermazione pur sottolineando, attraverso la voce di una delle vittime del genocidio del Ruanda, Esther Mujawayo-Kiener, il carattere determinante del riconoscimento dei crimini, dell'identificazione dei loro autori e di quella delle vittime. Senza questo sforzo di verità, non c'è riconciliazione civile possibile.
 
Fra le altre strategie raccomandate, gli oratori hanno sottolineato l'importanza delle compensazioni finanziarie e delle restituzioni dei beni per ripristinare lo spirito di solidarietà nell'ambito della società.
 
Non esiste purtroppo una soluzione a breve termine: ogni paese è un caso a sé per il quale misure specifiche devono essere applicate. È compito della "giustizia di transizione" il cercare "di ricostruire ponti - i ponti astratti", secondo il sig. Boraine, anche se la maggior parte delle volte ci si trova di fronte alla necessita di prevenire episodi drammatici nella vita delle nazioni. Bisogna necessariamente migliorare la velocità di reazione della Comunità internazionale in situazioni simili.
 
I ruoli possibili dell'Unione europea e del Parlamento
 
Per l'Unione europea, la giustizia di transizione è un concetto relativamente nuovo, menzionato per la prima volta nella relazione sulla politica estera di sicurezza e difesa presentato al Consiglio europeo il giugno scorso. Michael Matthiessen, rappresentante personale per i diritti dell'uomo di Javier Solana (l'Alto rappresentante dell'UE in politica estera e di sicurezza comune), ha sottolineato gli sforzi del Consiglio per integrare il concetto di giustizia di transizione nelle attività dell'Unione in materia di prevenzione dei conflitti, di gestione delle crisi e di stabilizzazione post-bellica.
 
L'Unione europea potrebbe appoggiarsi alle esperienze esistenti in materia di giustizia di transizione per perseguire i suoi obiettivi in vista di un mondo saldamente pacifico. Un approccio basato sulla comprensione è essenziale. Il Parlamento europeo è stato invitato dai partecipanti a conservare lo spirito ed il concetto di giustizia di transizione nell'esame dei diversi programmi europei.
 
Non è sfuggito agli eurodeputati che hanno partecipato a quest'udienza che l'Europa è stata centro della giustizia di transizione, basti ricordare il periodo franchista spagnolo o il conflitto dell'Irlanda del Nord. Inoltre, non si può dimenticare la Bosnia-Herzegovina, dove riforme istituzionali di grande portata sono ancora attese, particolarmente in riguardo alle forze di polizia, e dove, a dieci anni dalla fine del conflitto, criminali di guerra riconosciuti lavorano ancora nell'amministrazione statale.
 
RIF.: 20060830STO10183