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Comunicati stampa
 

Promuovere la responsabilità sociale delle imprese

Politica dell'occupazione - 13-03-2007 - 13:36
Sessioni plenarie
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Il Parlamento sollecita maggiore impegno nel campo della responsabilità sociale delle imprese (RSI). Pur non chiedendo una normativa vincolante, i deputati sottolineano i limiti di un approccio esclusivamente volontario e chiedono di promuovere la partecipazione delle piccole e medie imprese alla RSI. Nel chiedere un meccanismo di difesa per le vittime di illeciti da parte delle imprese, raccomandano anche di rafforzare le responsabilità dei dirigenti delle aziende con più di 1.000 dipendenti.

Adottando la relazione di Richard HOWITT (PSE, UK), il Parlamento si dice convinto che il potenziamento delle responsabilità sociale e ambientale delle imprese, collegato al principio della responsabilità imprenditoriale, «rappresenta un elemento essenziale del modello sociale europeo e della strategia europea per lo sviluppo sostenibile» ed è «la risposta alle sfide sociali della globalizzazione economica». Apprezza quindi la comunicazione della Commissione che imprime nuovo slancio al dibattito sulla responsabilità sociale delle imprese, anche se esprime qualche perplessità quanto alla trasparenza e all'equilibrio della consultazione svolta prima della pubblicazione.
 
Il Parlamento, inoltre, riconosce anzitutto la definizione formulata dalla Commissione secondo cui la “responsabilità sociale delle imprese” (RSI) consiste nell'integrazione volontaria di considerazioni ambientali e sociali nelle operazioni di impresa, al di là delle prescrizioni legali e degli obblighi contrattuali. D'altra parte, osservando che tra i diversi gruppi interessati rimane aperto il dibattito su una definizione appropriata della RSI, ritiene che attualmente è possibile che talune imprese pretendano di sostenere la responsabilità sociale, mentre nel contempo «violano leggi locali o internazionali».
 
Ma i deputati precisano comunque che le politiche in materia di RSI dovrebbero essere portate avanti valutando i pro e i contro, «non in sostituzione di una regolamentazione appropriata in altri campi, né come un approccio subdolo all'introduzione di tale legislazione».  Nel riconoscere peraltro che molte imprese effettuano già un intenso e crescente sforzo per ottemperare alla propria responsabilità sociale, il Parlamento rileva infatti che un metodo universale che cerchi di imporre alle imprese un unico modello di comportamento «sia inopportuno e non porterà ad una loro adesione significativa alla RSI».
 
D'altra parte, il Parlamento osserva che la varietà di iniziative volontarie in materia «rappresenti un ostacolo per molte imprese che adottano politiche sulla RSI, nonché «un disincentivo per le imprese a perseguire azioni più credibili o politiche più ambiziose». Anche se riconosce che tale varietà fornisce alle imprese «ulteriore ispirazione». La credibilità delle iniziative volontarie in materia di RSI, per il Parlamento, continua inoltre a dipendere «dall'impegno a incorporare le norme e i principi vigenti e concordati a livello internazionale e da un approccio pluralistico», nonché dall'attuazione di un monitoraggio e di una verifica indipendenti. La Commissione è quindi invitata a divulgare le buone prassi, risultato di iniziative volontarie in materia di RSI, prendendo in considerazione la creazione di una lista di criteri che le imprese devono rispettare se attuano responsabilità sociale.
 
Secondo i deputati, peraltro, è giunta l'ora in cui l'accento sia spostato dai "processi" ai "risultati", «con un conseguente contributo misurabile e trasparente da parte delle imprese alla lotta contro l'esclusione sociale e il degrado ambientale in Europa e nel mondo». Occorre poi porre l'accento sullo sviluppo della società civile, e in particolare sulla consapevolezza dei consumatori circa una produzione responsabile, in modo da promuovere la responsabilità sociale. La RSI deve inoltre affrontare nuovi ambiti come l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, l'organizzazione del lavoro, le pari opportunità, l'inclusione sociale, lo sviluppo sostenibile e l'etica, così da fungere da strumento supplementare per la gestione del cambiamento industriale e delle ristrutturazioni.
 
Per i deputati un approccio «serio» alle RSI da parte delle imprese può contribuire ad aumentare l’occupazione, a migliorare le condizioni di lavoro, a garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori e a promuovere la ricerca e lo sviluppo di innovazioni tecnologiche. Per tale ragione apprezzano l'obiettivo della Comunicazione di legare la RSI agli obiettivi economici, sociali e ambientali dell'agenda di Lisbona. Sostengono, inoltre, il principio della "competitività responsabile" quale parte integrante del programma della Commissione a favore dell'innovazione e della competitività.
 
Riconoscono poi che la RSI «è un motore importante per le imprese» e chiedono l'integrazione di politiche sociali (come il rispetto per i diritti dei lavoratori, una politica salariale equa, il rifiuto della discriminazione, la formazione permanente, ecc.) e questioni ambientali incentrate sulla promozione dello sviluppo sostenibile. Lo scopo dovrebbe essere di sostenere sia nuovi prodotti e processi attraverso le politiche dell'UE in materia di innovazione e scambi commerciali sia l'elaborazione di strategie settoriali, subregionali e urbane per la competitività.
 
Il Parlamento, d'altra parte, rileva la contraddizione tra le strategie competitive per l'approvvigionamento delle imprese che mirano a migliorare costantemente flessibilità e costi e gli impegni volontari a livello di RSI, volti ad evitare lo sfruttamento nei rapporti di lavoro e a promuovere relazioni stabili con i fornitori. Suggerisce poi che le valutazioni e il controllo delle imprese europee riconosciute responsabili «si estendano anche alle loro attività e a quelle dei loro sub-contraenti al di fuori dell’Unione europea». La Commissione è anche sollecitata a far sì che le imprese transnazionali con sede nell'UE e dotate di impianti di produzione in paesi terzi rispettino e promuovano attivamente i patti sociali e ambientali nonché gli accordi internazionali.
 
Nel riconoscere poi gli attuali limiti del settore della RSI in relazione alla misurazione del comportamento imprenditoriale e della revisione e certificazione sociale delle imprese, i deputati raccomandano alla Commissione di rafforzare le responsabilità dei dirigenti delle aziende con più di 1.000 dipendenti, al fine di includere l'impegno per i dirigenti stessi di minimizzare l'eventuale impatto dannoso, dal punto di vista sociale ed ambientale, delle attività d'impresa. Ribadiscono inoltre il sostegno al programma di ecogestione e audit dell'UE, in particolare il relativo obbligo di verifica esterna nonché l'obbligo per gli Stati membri di promuovere il programma e ritengono che vi siano spazi per sviluppare programmi analoghi in materia di tutela dei diritti del lavoro, sociali e umani.
 
D'altra parte, la Commissione dovrebbe promuovere la partecipazione delle piccole e medie imprese alla RSI, in collaborazione con organismi intermediari, che offrono un sostegno specifico alla partecipazione di cooperative/imprese dell'economia sociale, attraverso le loro associazioni specifiche. Dovrebbe inoltre condurre un approfondito studio a livello europeo sulle varie modalità con cui le PMI possono partecipare alla RSI e sugli incentivi esistenti ai fini dell’adozione di principi RSI su base volontaria individuale.
 
Il Parlamento chiede inoltre alla Commissione di attuare un meccanismo che consenta alle vittime, compresi i cittadini di paesi terzi, di ottenere giustizia contro imprese europee dinanzi ai tribunali nazionali degli Stati membri. In proposito, apprezza il sostegno finanziario diretto della Commissione alle iniziative in materia di RSI, in particolare per assistere le vittime potenziali in caso di presunti illeciti, «compresi gli omicidi colposi provocati da imprese». Incoraggia inoltre la Commissione a sviluppare, in particolare, meccanismi atti a garantire che le comunità danneggiate dalle imprese europee abbiano diritto a un processo equo e accessibile. Raccomanda poi che sia presa in considerazione la nomina di un ombudsman dell'UE per la RSI che svolga indagini indipendenti su questioni relative alla RSI su richiesta di imprese o di qualsiasi gruppo di soggetti interessati.
 
Il Parlamento, inoltre, sostiene il codice di buona pratica dell'Alleanza internazionale per l'accreditamento e l'etichettatura sociale e ambientale «quale esempio saliente della promozione tra le attuali iniziative di etichettatura, in alternativa alla creazione di nuove etichette sociali a livello nazionale ed europeo». Tuttavia, accogliendo un emendamento del PSE e del PPE/DE, ha soppresso il paragrafo che invitava l'UE a adottare uno standard europeo per l'etichettatura dei prodotti in merito all'osservanza dei diritti umani e dei diritti fondamentali dei lavoratori. Attira infatti l'attenzione sui costi considerevoli registrati dalle imprese per adeguarsi ai diversi e numerosi requisiti e disposizioni nazionali e sottolinea che la definizione di meccanismi di controllo volti alla supervisione dell'etichettatura sociale è onerosa, segnatamente per i piccoli paesi.
 
Nel compiacersi della tendenza emersa negli ultimi anni che vede grandi imprese pubblicare volontariamente relazioni sugli aspetti sociali e ambientali, i deputati rilevano tuttavia che il numero di tali relazioni «è ormai statico», mentre «solo una minoranza applica standard e principi accettati a livello internazionale e riferisce in merito all'intera catena di approvvigionamento dell'impresa o ricorre a monitoraggi e verifiche indipendenti». Ricordano quindi alla Commissione l'invito del Parlamento a presentare una proposta volta a introdurre requisiti in materia di informazioni sociali e ambientali nella direttiva sui conti annuali di taluni tipi di società. Reputano inoltre importante sensibilizzare maggiormente circa le disposizioni al riguardo nel quadro della raccomandazione della Commissione del 2001 sulla divulgazione ambientale, della direttiva del 2003 sulla modernizzazione contabile e della direttiva del 2003 sui prospetti finanziari. Auspicano quindi una loro trasposizione «tempestiva» in tutti gli Stati membri e chiedono che vengano effettuati studi sulla loro effettiva attuazione.
 
Per i deputati, inoltre, la Commissione e gli Stati membri dovrebbero compiere maggiori sforzi a livello nazionale, regionale e locale per avvalersi delle opportunità offerte dalla revisione delle direttive sugli appalti pubblici del 2004 per sostenere la RSI. Andrebbero quindi promosse clausole sociali e ambientali tra i potenziali fornitori, riconoscendo al contempo la necessità di evitare di gravare le piccole e medie imprese di oneri amministrativi aggiuntivi che potrebbero dissuaderle dal partecipare a gare d'appalto e per escludere, se necessario, le imprese, anche in caso di corruzione. La Banca europea per gli investimenti e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo dovrebbero poi applicare severi criteri sociali ed ambientali a tutti i prestiti e finanziamenti erogati a imprese private. Ricordano poi che qualsiasi garanzia di credito all'esportazione deve essere conforme ai criteri ambientali e sociali più rigorosi e non essere utilizzata per progetti contrari agli obiettivi politici concordati dall'UE.
 
Nel prendere atto della decisione della Commissione di istituire un'alleanza europea in materia di responsabilità sociale delle imprese, la relazione incoraggia tutte le imprese europee e quelle operanti in Europa a aderire a tale iniziativa e a contribuire al rafforzamento dell'alleanza. Infine, il Parlamento invita gli Stati membri e la Commissione a sostenere e a promuovere il rispetto delle norme fondamentali dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) in quanto componente della responsabilità sociale delle imprese, ovunque esse esercitino le loro attività. Ritiene poi che la dimensione internazionale della RSI dovrebbe stimolare l'elaborazione di linee guida atte a promuovere lo sviluppo di politiche analoghe in tutto il mondo. Incoraggia quindi l'ulteriore sviluppo di iniziative internazionali per la completa trasparenza delle entrate da parte delle imprese europee in merito alle loro attività nei paesi terzi, «affinché esse rispettino integralmente i diritti umani nelle loro operazioni in zone di conflitto e al fine di respingere le attività di lobby, compresi gli accordi con i paesi ospiti elaborati dalle imprese per compromettere o evadere gli obblighi regolamentari vigenti in tali paesi».
 
12/03/2007
Richard HOWITT (PSE, UK)
Relazione sulla responsabilità sociale delle imprese: un nuovo partenariato
Procedura: Iniziativa
Dibattito: 12.3.2007
Votazione: 13.3.2007
RIF.: 20070309IPR03999