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La bocciatura dell'accordo SWIFT: un momento storico per il Parlamento

Giustizia e affari interni - 26-02-2010 - 13:04
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Un versamento bancario internazionale, in cui è obbligatorio introdurre in codice SWIFT ©BELGA_

Un versamento bancario internazionale, in cui è obbligatorio introdurre in codice SWIFT

Lunedì 22 febbraio i Ministri degli Esteri hanno dovuto mandare all'aria l'accordo provvisorio per il trasferimento dei dati con gli USA, prendendo atto della bocciatura del Parlamento avvenuta l'11 febbraio. Un evento storico perché per la prima volta l'assemblea utilizza il potere di veto conferitole dal Trattato di Lisbona. Ricostruiamone le tappe.

Cos'è SWIFT?
 
SWIFT è una società americana di diritto belga che gestisce l'80% dei versamenti bancari internazionali al mondo. Il suo compito non è di trasferire il denaro, ma di gestire le informazioni (titolare del conto, beneficiari, somme versate ecc). La compagnia opera in 208 Paesi e i dati sono stoccati in un cervellone elettronico in America e in uno in Olanda.
 
Dopo l'11 settembre, il Tesoro americano ha preteso da SWIFT il trasferimento di tutti i dati bancari in suo possesso, in applicazione del "Programma di contrasto al finanziamento del terrorismo". In questo modo gli USA hanno avuto accesso ai dati bancari dei cittadini europei.
 
Nel 2006 la stampa ha rivelato la notizia, suscitando scalpore nell'opinione pubblica e nelle istituzioni europee. Di conseguenza le autorità UE hanno chiesto a SWIFT di immagazzinare i dati dei cittadini europei solamente in Europa.
 
La posizione del Parlamento
 
La costruzione di un nuovo cervellone SWIFT in Svizzera ha portato alla necessità di negoziare un accordo con gli USA per l'uso dei dati.
 
I deputati hanno sempre chiesto che le informazioni fossero raccolte solo ed esclusivamente con l'obiettivo della lotta al terrorismo, e con adeguate garanzie sulla protezione della privacy. Ma il Consiglio UE ha trattato con le autorità USA, senza tenere in gran conto le preoccupazioni del Parlamento che,  fino a pochi mesi fa, aveva un ruolo secondario nell'approvazione degli accordi internazionali ma che, con il Trattato di Lisbona acquisisce nuovi poteri in materia.
 
L'assemblea ha protestato contro un "accordo kamikaze", chiuso proprio il giorno prima dell'entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Ma, secondo le nuove regole, l'accordo doveva comunque essere validato dai parlamentari. Che - resistendo alle pressioni del Consiglio, degli USA e delle lobby - l'hanno bocciato, trovando le garanzie sulla protezione dei dati non adeguate.
 
"L'UE dev'essere una controparte alla pari quando parla con gli USA" - ha affermando la relatrice Jeanine Hennis-Plasschaert dopo il voto - "e il Consiglio UE non è stato abbastanza forte per farlo".
 
I prossimi passi
 
Nella risoluzione votata a larga maggioranza l'11 febbraio, il Parlamento chiede un nuovo accordo di lungo termine, in cui Commissione e Consiglio tengano in conto la posizione dell'assemblea e le disposizioni del Trattato di Lisbona. Inclusa la Carta dei Diritti Fondamentali, che diventa giuridicamente vincolante.
 
La commissaria agli Affari Interni Cecilia Malström si è impegnata a "riflettere insieme ai nuovi partner americani sulla possibilità di negoziare un nuovo accordo", mentre la neo-commissaria alla Giustizia Viviane Reding ha annunciato la pubblicazione di una "raccomandazione" che autorizzi il negoziato di un futuro accordo UE/USA sulla protezione dei dati e sullo scambio di informazioni, in grado di assicurare "che i dati dei cittadini europei e americani siano trasferiti in modo sicuro, con "maggiori garanzie riguardo alla proporzionalità e alla corretta applicazione dell'accordo".
 
Nel frattempo, lo scambio di informazioni fra UE e USA continua sulla base di un Accordo di Mutua Assistenza bilaterale fra gli USA e i singoli Paesi UE.
 
 
RIF.: 20100219STO69260