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Giancarlo Scottà: marchio di origine sia presto legge europea

Agricoltura - 29-03-2010 - 17:02
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Promuovere qualità europea per tutelare il territorio e la trasparenza per i consumatori

Intervista con Giancarlo Scottà: marchio di origine sia presto legge europea

Il Parlamento ha approvato il 25 marzo i principi fondamentali che vorrebbe introdurre nella prossima legge europea sulla qualità alimentare, che sarà proposta entro la fine dell'anno dalla Commissione. Il relatore Giancarlo Scottà, Lega Nord, guarda alle radici del problema: "La terra è vita. Deve rimanere fertile e incontaminata". Valorizzare il cibo di qualità vuol dire permettere all'economia rurale di sopravvivere senza sfruttare eccessivamente le risorse.

Onorevole Scottà, nel suo rapporto c'erano alcune proposte che sono state molto discusse, ma alla fine sono passate tutte. Partiamo dal marchio di origine.
 
Vengo da una regione, il Veneto, dove l'eccellenza nel cibo di qualità è diventata il motore del turismo enogastronomico. C'è un'intera economia basata sulla produzione alimentare, e sono sicuro che ci siano molte aree simili in Europa da promuovere.
 
Il marchio di origine permette di collegare subito un prodotto alla sua terra. In questo modo il consumatore è libero di scegliere: non sto dicendo che i prodotti europei siano in assoluto migliori degli altri, ma è chi compra che deve decidere.
 
E' importante che anche i prodotti trasformati composti da un solo ingrediente abbiano il marchio di origine. Per esempio la carne della bresaola della Valtellina arriva in gran parte dall'Argentina. Cosa c'è di male a dirlo?
 
Vado oltre: mi piacerebbe che la Commissione proponesse un sondaggio tra i cittadini per capire quali informazioni vogliono veramente sulle confezioni. Dovremmo smetterla di discutere queste cose tra di noi e cominciare a chiedere alla gente.
 
Un'altra proposta passata nonostante una certa resistenza è quella che riguarda il logo europeo di qualità.
 
Ogni volta che si tocca qualcosa di consolidato si devono affrontare forti resistenze, ma questo non vuol dire che non ci sia bisogno di cambiare. Abbiamo proposto un logo europeo per identificare gli alimenti prodotti interamente nell'UE.
 
La distribuzione organizzata importa cibo da tutto il mondo e poi lo etichetta a seconda dell'ultimo passaggio di trasformazione. Questo non favorisce la trasparenza per il consumatore e rende difficile tracciare le origini di un prodotto. Nel rapporto ho anche fatto riferimento al bisogno di incentivare la filiera corta.
 
La Commissione ha proposto di fondere insieme i marchi DOP e IGP. Perchè il Parlamento si oppone?
 
DOP e IGP hanno già la loro fama e sono marchi conosciuti dai consumatori. Indicano una connessione diversa tra il prodotto, il territorio e il metodo di lavorazione. Condividiamo il bisogno di semplificazione della Commissione europea, ma non quando significa uniformazione e livellamento verso il basso.
 
Valorizzare la zona di origine significa permettere alla popolazione di non abbandonare il proprio territorio. Infatti ho proposto anche il marchio europeo "Prodotto di montagna" per promuovere le specialità locali, attrarre il turismo e permettere il recupero di alcune aree montane ancora fertili.

Infine, la lotta contro la contraffazione. Cosa può fare l'Unione europea?
 
Dovreste sapere che il mercato del cibo contraffatto alimenta un business da 52 miliardi di euro. E' un guadagno sporchi, ottenuti rubando la creatività e il lavoro di altre persone.
 
Serve il pugno di ferro, sanzioni dure contro chi trasgredisce, sia dentro che fuori dall'UE. Chiediamo agli stati membri maggiore severità su questo tema, e alla Commissione di alzare la voce all'Organizzazione mondiale del commercio e ottenere per DOP e IGP, gli alimenti più contraffatti, lo stesso grado di protezione già adottato per il vino.
 
RIF.: 20100325STO71385