Procedura : 2005/2248(INI)
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Ciclo del documento : A6-0238/2006

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A6-0238/2006

Discussioni :

PV 05/09/2006 - 14
CRE 05/09/2006 - 14

Votazioni :

PV 06/09/2006 - 7.5
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Testi approvati :

P6_TA(2006)0340

RELAZIONE     
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13 luglio 2006
PE 367.963v03-00 A6-0238/2006

sul modello sociale europeo del futuro

(2005/2248(INI))

Commissione per l'occupazione e gli affari sociali

Relatori: José Albino Silva Peneda e Proinsias De Rossa,

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere
 PARERE DELLA COMMISSIONE PER IL COMMERCIO INTERNAZIONALE
 PARERE della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia
 PROCEDURA

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sul Modello Sociale Europeo del futuro

(2005/2248(INI))

Il Parlamento europeo,

–   vista la comunicazione della Commissione del 20 ottobre 2005 sui valori europei nel mondo globalizzato (COM(2005)0525),

–   visto il progetto di trattato che adotta una Costituzione per l'Europa(1),

–   vista la Carta sociale europea,        

–   vista la sua risoluzione del 18 gennaio 2006 sulla posizione del Consiglio europeo relativa alle prospettive finanziarie e al rinnovo dell'accordo interistituzionale 2007-2013(2),

–   viste le convenzioni OIL sul lavoro internazionale e sulle norme ambientali,

–   vista la sua risoluzione del 15 marzo 2006 sulla protezione sociale e l'inclusione sociale(3),

–   vista la relazione del Gruppo ad alto livello del maggio 2004 sul futuro della politica sociale in un'Unione europea allargata,

–   vista la comunicazione della Commissione sull'Agenda per la politica sociale 2006-2010 (COM(2005)0033),

–   visto il documento di lavoro della Commissione sul finanziamento sostenibile delle politiche sociali nell'Unione Europea (SEC(2005)1774),

–   vista la comunicazione della Commissione sulle politiche europee concernenti la gioventù: Rispondere alle preoccupazioni dei giovani in Europa - attuare il patto europeo per la gioventù e promuovere la cittadinanza attiva (COM(2005)0206),

–   visto il documento di lavoro della Commissione sulla situazione sociale nell'Unione europea nel 2004 (SEC(2004)0636),

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, della commissione per il commercio internazionale e della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A6-0238/2006),

A. considerando che il modello sociale europeo riflette una comune serie di valori basati sul mantenimento della pace, della giustizia sociale, l'eguaglianza, la solidarietà, la promozione della libertà e della democrazia nonché il rispetto dei diritti umani,

B.  considerando che il modello sociale europeo trova uno dei suoi pilastri nella cosiddetta economia sociale o terzo pilastro,

C. considerando che negli ultimi 60 anni questa serie di valori comuni ha consentito all'Europa di realizzare fortunatamente una zona di maggiore prosperità economica e di giustizia sociale,

D. considerando che nonostante i diversi sistemi sociali degli Stati membri e le diverse modalità di applicazione di questi valori, gli Stati membri condividono lo scopo di pervenire ad un equilibrio che emerge dalla relazione dinamica di interdipendenza fra la crescita economica e la solidarietà sociale e questo si riflette nel modello sociale europeo come unità di valori con una diversità di sistemi,

E.  considerando che gli Stati membri e l'UE hanno dato priorità al sostegno dei valori connessi con il modello sociale europeo, come dimostrano gli obiettivi della strategia di Lisbona, il che rende lo sviluppo sociale uno dei pilastri dello sviluppo sostenibile,

F.  considerando che vi è una evidente necessità di modernizzare e di riformare il modello sociale europeo per reagire meglio ai mutamenti demografici, cogliere la sfida della globalizzazione e aumentare l'adattabilità delle risorse umane alle rapide evoluzioni tecnologiche, per realizzare una migliore inclusione sociale e una migliore giustizia sociale e per sradicare la povertà,

G. considerando che il modello sociale europeo deve contemplare misure in grado di cogliere la sfida dell'aumento della migrazione e dell'immigrazione con le relative ripercussioni per la coesione sociale,

H. considerando che qualsiasi riforma del modello sociale europeo non deve abbassare i valori che ne costituiscono l'essenza,

I.   considerando che un elemento fondamentale del modello sociale europeo è rappresentato dalla stessa retribuzione per lo stesso lavoro sul luogo di lavoro,

J.   considerando che una maggiore crescita economica è primordiale per la sostenibilità delle norme sociali europee e che le norme sociali sono intrinseche alla crescita sostenibile,

K. considerando che un reddito adeguato è fondamentale per l'inclusione sociale e l'attiva partecipazione nella società nonché per una vita dignitosa;

L.  considerando che le politiche sociali, opportunamente concepite, non devono essere considerate un costo bensì un fattore positivo per la crescita economica dell'UE, non soltanto aumentando la produttività e la competitività ma anche creando coesione sociale, elevando il tenore di vita e garantendo l'accesso ai diritti fondamentali e all'eguaglianza, divenendo in tal modo un importante fattore di garanzia di pace sociale e di stabilità politica, senza il quale non vi può essere un progresso economico duraturo,

M. considerando che in tali politiche sociali si dovrebbe riconoscere meglio che la maggior parte dei datori di lavoro sono piccole e medie imprese e che occupano la maggioranza dei lavoratori,

N. considerando che il trattato di Amsterdam ha espressamente riconosciuto per la prima volta che i servizi di interesse generale e i servizi di interesse economico generale svolgono un ruolo centrale nel modo in cui gli Stati membri garantiscono la coesione sociale e territoriale e sono settori in cui gli Stati membri hanno conservato la libertà di decisione e di finanziamento e che questa posizione è stata rafforzata nel progetto di trattato che adotta una Costituzione per l'Europa che fornisce una base giuridica più chiara per l'architettura legislativa europea in questo settore,

O. considerando che il concetto di modello sociale europeo è recepito nel trattato costituzionale proposto ed è sostenuto dai principi di uguaglianza, solidarietà e non discriminazione,

P.  considerando che gli Stati membri devono seguire la road map per la parità fra donne e uomini 2006-2010 (COM(2006)0092) e il patto europeo per la parità di genere e trasporre appieno la vigente legislazione antidiscriminazione comunitaria,

Q. considerando che l'UE ha la capacità di influenzare positivamente o negativamente le economie in molte altre regioni del mondo, attraverso il modo in cui commercia, sia in termini del suo ruolo nell' OMC e sia in termini delle condizioni che applica e degli accordi che sottoscrive con le regioni e i paesi meno sviluppati,

R.  considerando che l'attuazione di una politica commerciale, basata su preferenze collettive europee e valori condivisi globalmente e di una politica di aiuto che miri a promuovere l'istruzione, le norme fondamentali in materia di lavoro e di ambiente e gli standard di trasparenza e di buon governo, contribuirà a rafforzare il peso politico dell'UE nelle istituzioni internazionali,

Riforma del modello sociale europeo

1.  sottolinea la necessità di preservare e potenziare i valori connessi con il modello sociale europeo - eguaglianza, solidarietà, diritti e responsabilità individuali, non discriminazione, ridistribuzione con l'accesso per tutti i cittadini a servizi pubblici di alto livello qualitativo - e gli elevati livelli sociali già raggiunti;

2.  ricorda con forza che soltanto una UE basata sulla coesione economica e sociale che difende i propri valori condivisi può essere abbastanza forte per difendere i propri interessi;

3.  è persuaso che non vi è alternativa alla riforma urgente dei sistemi economici e sociali laddove non rispondano sufficientemente ai criteri di efficacia e di sviluppo sostenibile e siano inadeguati ad affrontare le sfide del cambiamento demografico, della globalizzazione e della rivoluzione TI;

4.  esprime profonda delusione quanto alla crescita economica che si registra attualmente nell'Unione europea e che rende qualsiasi riforma strutturale molto difficile da realizzare;

5.  è consapevole della diffusa preoccupazione dei cittadini europei in relazione alla disoccupazione – in particolare tra i giovani –, all'esclusione, alla povertà, all'insicurezza del mercato del lavoro e al potenziale fallimento dei sistemi di sicurezza sociale;

6.  ritiene che laddove i mutamenti demografici e la disoccupazione colpiscano taluni gruppi di popolazione in modo sproporzionato, l'Unione europea debba prefiggersi di garantire la parità di accesso a posti di lavoro di qualità;

7.  vede la necessità di rinnovare l'impegno dell'UE ad un'Europa sociale, di primordiale importanza per ripristinare la fiducia dei cittadini nel progetto UE, che crea posti di lavoro, crescita e prosperità;

8.  è pienamente consapevole che l'occupazione e la politica sociale restano sostanzialmente di competenza nazionale, sottolinea tuttavia che anche la UE ha competenze in tale campo, come stabilito dai trattati, e vi è la necessità per l'UE di creare un ambito economico e sociale più forte per consentire agli Stati membri di attuare le riforme necessarie a livello nazionale in base alla propria situazione economica, sociale e politica;

9.  chiede alla Commissione di adottare ulteriori iniziative per la piena realizzazione del mercato interno che, se completata, creerà crescita economica e competitività, ferma restando la necessità di garantire che non vi sia una corsa al ribasso nelle condizioni sociali, del consumatore o ambientali;

10. sostiene la Commissione nell'intento di continuare ad adoperarsi per incentivare lo spirito d'iniziativa creando condizioni che consentano la creazione e il successo di imprese europee, con particolare attenzione per le PMI, che costituiscono le vera e propria colonna vertebrale dell'economica europea e danno lavoro alla grande maggioranza degli occupati nel settore privato;

11. invita la Commissione e il Consiglio a rispettare il triangolo equilatero iniziale della strategia di Lisbona e a mettere a punto un'impostazione più equilibrata tra il coordinamento economico, da un lato, e la politica del lavoro e della protezione sociale, dall'altro;

12. esprime la sua delusione perché numerosi Stati membri sono ancora ben lungi dal raggiungere gli obiettivi della strategia di Lisbona; ribadisce l'invito agli Stati membri a realizzare completamente la road map della strategia di Lisbona rivista che è considerato l'unico modo sostenibile per raggiungere la crescita economica, aumentare la competitività e creare posti di lavoro in maggior numero e di migliore qualità; invita gli Stati membri a raggiungere in particolare gli obiettivi specifici fissati per l'occupazione, in particolare quella femminile e dei giovani, gli investimenti in materia di R&S, l'assistenza all'infanzia e la formazione permanente; ritiene che gli obiettivi della strategia di Lisbona costituiscano obiettivi minimi imprescindibili perchè gli Stati membri realizzino le proprie indispensabili riforme strutturali;

13. raccomanda agli Stati membri di approfondire la cooperazione e gli scambi di migliore prassi attraverso un metodo potenziato di coordinamento, che è un efficiente strumento di politica nei settori dell'occupazione, della tutela sociale, dell'esclusione sociale, della parità di genere nel mercato della manodopera, delle pensioni e dell'assistenza sanitaria: il metodo di coordinamento aperto deve valorizzare il contributo dei partner sociali e delle organizzazioni interessate;

14. chiede alla Commissione di rendere democratico il metodo aperto di coordinamento, garantendo che non soltanto il Parlamento europeo ma anche i parlamenti nazionali svolgano un ruolo a tutto tondo nella definizione e nel perseguimento di obiettivi da parte dei governi e degli Stati membri;

15. sottolinea l'importanza di lanciare campagne pubbliche per spiegare e negoziare la base degli obiettivi di riforma in cui le istituzioni UE, i governi nazionali, le autorità pubbliche, i partner sociali e le ONG abbiano un ruolo attivo da svolgere;

16. ribadisce il sostegno alla sua risoluzione del 12 gennaio 2005 sul trattato che adotta una Costituzione per l'Europa(4) e la campagna della Commissione delle "3 D" ossia dialogo, discussione e democrazia; chiede alla Commissione di integrare ora la dimensione sociale nelle sue valutazioni d'impatto conformemente alla clausola sociale prevista dal progetto di trattato costituzionale;

17. invita la Commissione a rispettare l'economia sociale e a presentare una comunicazione su questa pietra miliare del modello sociale europeo;

Finanziare la riforma

18. invita gli Stati membri a intraprendere riforme al fine di garantire la sostenibilità finanziaria dei sistemi sociali nazionali, senza pregiudicare i diritti acquisiti, il reciproco sostegno e la solidarietà fra generazioni, tenendo conto del contesto della società in evoluzione e del mercato della manodopera, del cambiamento demografico, della globalizzazione e degli sviluppi tecnologici; sottolinea che alcuni degli Stati membri più prosperi hanno già effettuato tali riforme, pur mantenendo la sostenibilità e l'efficacia dei loro sistemi sociali; ritiene quindi importante portare a termine analisi comparate delle riforme già intraprese così come analisi SWOT (punti di forza, punti di debolezza, opportunità e rischi) per quelle da realizzare; sottolinea infine l'importanza di valorizzare le eccellenze, anche tramite lo scambio di buone prassi;

19. è consapevole che, in alcuni Stati membri gli attuali contributi al sistema sociale possano essere inadeguati a soddisfare le aspettative dei cittadini; ritiene che gli Stati membri, nel rispetto del principio di solidarietà e sussidiarietà, debbano riflettere sulle possibili alternative per finanziare quei sistemi che promuoverebbero riforme dinamiche senza incidere in modo negativo sulle retribuzioni, ad esempio utilizzando il valore aggiunto prodotto dalle società; ;

20. chiede un miglior coordinamento delle politiche fiscali degli Stati membri allo scopo di evitare una dannosa concorrenza fiscale, assicurare un finanziamento sostenibile della protezione sociale e rendere la politica fiscale più favorevole all'occupazione; rileva che negli ultimi 30 anni, di regola, le imposte sul capitale e il consumo siano rimaste stabili mentre, nello stesso periodo, l'imputazione fiscale effettiva del lavoro sia aumentata; raccomanda agli Stati membri di riflettere in modo coordinato sulle possibilità di migliorare gli attuali sistemi fiscali dell'UE tanto più che le riforme fiscali influenzerebbero la sostenibilità finanziaria dei sistemi sociali nazionali;

21. sottolinea la necessità di rafforzare i Fondi strutturali e di coesione in modo da tener conto della coesione economica e sociale e invita gli Stati membri a utilizzare i fondi UE, come i fondi strutturali europei, in modo più efficace per cofinanziare le riforme nazionali; deplora il fatto che il recente accordo sul quadro finanziario sia manifestamente insufficiente per finanziare adeguatamente programmi a favore della coesione, dell'istruzione e della formazione, della formazione permanente, della mobilità e del dialogo sociale;

22. sottolinea che qualsiasi riforma deve essere considerata nell'ambito del contesto del margine di manovra di bilancio degli Stati membri, propone tuttavia che il patto di stabilità e di crescita riformato offra opportunità di investimento sociale precedentemente inesistenti;

SIG e SIEG

23. ricorda che i SIG e i SIEG sono un elemento essenziale del modello sociale europeo e sono fondamentali per l'erogazione universale di servizi sanitari, di istruzione, di trasporto pubblico, di fornitura di acqua e di energia ai cittadini; invita la Commissione a presentare una proposta per una direttiva quadro su questi servizi con la massima urgenza; ritiene indispensabile che nella riforma dei sistemi sociali dell'UE siano rispettati i SIG e i SIEG visto il loro ruolo chiave non soltanto nel dare una migliore qualità di vita ai cittadini ma anche nel potenziare l'efficienza delle imprese e il loro accesso ad una manodopera di qualità;

24. sottolinea la necessità di fare adeguatamente fronte alle nuove realtà familiari, in conformità con il principio di sussidiarietà, e di ampliare la portata dei servizi sociali come l'assistenza all'infanzia a prezzi accessibili, l'assistenza alle persone con particolari necessità e ai disabili e l'assistenza a lungo termine per persone anziane, mantenendo un elevato livello di consultazione, con il coinvolgimento degli operatori sociali nella pianificazione a medio e a lungo termine;

Dialogo sociale

25. ricorda che il dialogo sociale nelle sue varie forme è un elemento essenziale nelle tradizioni degli Stati membri e, sulla base delle abitudini e delle pratiche nazionali, che qualsiasi riforma di successo dei sistemi sociali deve coinvolgere tutte le parti in causa, in particolare i partner sociali; sottolinea la necessità di promuovere il rinnovamento del dialogo sociale a tutti i livelli, sia in ambito nazionale che europeo, e lo sviluppo di un ruolo più importante per il trialogo a livello europeo;

26. riconosce il ruolo positivo che il concetto di responsabilità sociale può svolgere in termini di promozione della coesione sociale grazie al modo in cui il comportamento delle società influenza il quotidiano delle comunità in cui sono presenti e di rafforzamento degli obblighi delle società di rendere conto ai propri azionisti; raccomanda l'adozione di condizioni in materia di rendiconti sociali e ambientali e misure pubbliche, quali gli appalti pubblici, per stimolare comportamenti responsabili da parte delle società;

Risorse umane

27. insiste affinché la Commissione e gli Stati membri, quale elemento centrale della modernizzazione dei sistemi sociali, cooperino nel definire programmi e iniziative concreti focalizzati sul miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro e sullo sviluppo sostenibile delle risorse umane, come la fissazione di obiettivi e standard per il miglioramento dell'assistenza sanitaria;

28. chiede un ampio dibattito concernente il diritto di tutti a una pensione di livello accettabile; riconosce il timore che le riforme pensionistiche avviate in molti Stati membri possano accrescere il numero di pensionati che già vivono in povertà; mette in evidenza l'urgenza di un'azione positiva per incoraggiare e consentire ai lavoratori più anziani di restare o di rientrare nel mercato del lavoro e la necessità di un equo accesso e una maggiore flessibilità nella scelta dei sistemi pensionistici; invita la Commissione a studiare l'impegno nazionale per risolvere l'impatto del cambiamento demografico sulla sostenibilità delle pensioni e sulla povertà dei pensionati e a monitorare in modo più efficace l'attuazione dell'attuale normativa contro le discriminazioni dovute all'età;

29. richiama l'attenzione sulla situazione delle donne i cui diritti pensionistici non devono essere pregiudicati dal loro status di donne sposate, ovvero da interruzioni dell'attività lavorativa dovute a congedi parentali o per maternità o motivate dalla necessità di prestare assistenza ai figli;

30. riconosce i vantaggi del sistema di "flessisicurezza" che gli Stati membri dovrebbero adottare, nel rispetto delle loro condizioni specifiche, per tutelare la capacità dei lavoratori di mantenere o trovare un'occupazione grazie alla mobilità e/o al miglioramento delle competenze professionali mediante una formazione professionale e l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, ritenendoli un mezzo per favorire la conciliazione tra vita privata e lavoro e i concetti di ciclo di vita e di lavoro;

31. si congratula per la creazione di un Fondo di adeguamento alla globalizzazione che potrà svolgere una funzione complementare all'intervento del Fondo sociale europeo nonché per gli sforzi compiuti dagli Stati membri a livello nazionale, regionale e locale al fine di fornire un aiuto specifico ai lavoratori nella riconversione professionale e nella ricerca di nuovi posti di lavoro;

32. ricorda che la parità di genere e di razza e il principio di non discriminazione ai sensi dell'articolo 13 del trattato CE, che contempla il fondamento giuridico per lo specifico ricorso per lottare contro discriminazioni per motivi di genere, razza, religione, credo, disabilità, età o tendenza sessuale devono essere sistematicamente inseriti in tutte le politiche sociali; ritiene che le politiche emergenti UE in materia di integrazione sono in realtà una forma concreta di politica sociale e dovrebbero essere sviluppate in linea con la politica sociale dell'UE; ritiene che assicurare che tutti i gruppi, ossia le donne, gli uomini, i gruppi minoritari e gli immigranti, siano correttamente integrati comporti benefici sociali in termini di coesione e di preparazione al lavoro;

Protezione sociale

33. sottolinea che i sistemi di protezione sociale devono essere efficienti nel perseguimento dei propri obiettivi di prevenire e combattere la povertà e l'esclusione sociale, con particolare attenzione all'eliminazione di situazioni a rischio di povertà;

34. ritiene che l'occupazione sia un fattore determinante nel perseguimento dell'inclusione sociale; chiede quindi riforme che indirizzino la spesa statale verso l'innalzamento dei tassi di occupazione e il ritorno al lavoro e forniscano incentivi al lavoro eliminando situazioni a rischio di povertà e altre forme di esclusione sociale e affrontando urgentemente la situazione del gran numero di donne e di alcune minoranze etniche che non trovano lavoro e spesso si trovano di fronte a ostacoli sociali e/o strutturali all'inserimento nel mercato del lavoro e che si studino e si risolvano i problemi specifici che devono affrontare le donne di minoranze etniche e le donne immigrate;

35. riconosce che nell'impostazione di "flessisicurezza" la creazione e il mantenimento di adeguati meccanismi di tutela sociale siano un indispensabile prerequisito di flessibilità, così come una rigorosa tutela da licenziamenti abusivi;

Dimensione esterna

36. ribadisce che l'UE potrà difendere con successo i suoi interessi a livello internazionale solo se sarà in grado di tutelare la sua coesione economica e sociale;

37. riconosce che, nonostante i suoi effetti positivi, la globalizzazione sta producendo squilibri economici e sociali, il che suscita grandi preoccupazione presso i cittadini europei, soprattutto negli Stati membri con elevati tassi di disoccupazione e nelle regioni più colpite dalle delocalizzazioni d'imprese; richiama quindi l'attenzione degli Stati membri sull'opportunità di avviare le riforme strutturali necessarie affinché l'UE continui a costituire una opzione interessante sulla scena internazionale per quanto concerne prodotti e servizi ad alto valore;

38. sottolinea che l'UE deve promuovere con fiducia i suoi valori sociali di solidarietà e di giustizia sociale in tutti i negoziati e accordi commerciali di sviluppo;

39. chiede all'UE e agli Stati membri di adottare azioni politiche in relazione ai paesi terzi con un'elevata crescita economica (Brasile, Russia, India e Cina) in modo da raggiungere un modello di sviluppo che contempli il rispetto dei diritti umani, della democrazia, della libertà, nonché delle norme in materia di lavoro, di ambiente e di giustizia sociale; chiede all'UE di contribuire a trovare un equilibrio globale fra la crescita economica ed elevati standard sociali e ambientali;

40. invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare un atteggiamento coerente in organizzazioni come l'OIL, l'OCSE e le Agenzie multilaterali per l'ambiente; sostiene in particolare che i lavori dell'Organizzazione internazionale del lavoro dovrebbero essere più strettamente integrati negli accordi OMC e ritiene che le valutazioni OIL sugli standard di base debbano essere integrate nelle strategie UE nei confronti dell'OMC e degli accordi bilaterali; invita la Commissione ad assicurare, attraverso accordi bilaterali, che siano rispettati gli standard minimi dell'OIL al fine di garantire l'esistenza di condizioni di lavoro umane;

41. approva l'introduzione del regime SPG+ che prevede incentivi per raggiungere più elevati standard sociali e ambientali e chiede che questa impostazione venga estesa agli accordi commerciali bilaterali; ritiene necessario che la Commissione controlli attentamente l’attuazione di detto regime al fine di assicurare il rispetto di queste norme;

o

o o

42. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

Traduzione esterna

(1)

GU C 310 del 16.12.2006, pag. 1.

(2)

Testi approvati in pari data, P6_TA(2006)0010.

(3)

Testi approvati in pari data, P6-TA(2006)0089.

(4)

GU C 247 E, 6.10.2005, pag. 88


MOTIVAZIONE

Come è possibile continuare a migliorare il tenore di vita dei cittadini dell’UE pur restando competitivi all’interno dell’economia globale? Come è possibile integrare le politiche economiche, occupazionali e sociali in modo da ottenere sviluppo sostenibile e coesione sociale? Come garantire che tutti condividano i vantaggi della crescita?

Il modello sociale europeo

Il modello sociale europeo rappresenta principalmente una questione di valori. Quale che sia il sistema sociale europeo preso in esame, alla sua base troviamo i valori comuni di uguaglianza, non discriminazione, solidarietà e ridistribuzione, insieme all’accesso generalizzato, gratuito o poco costoso, all’istruzione, all’assistenza sanitaria e a una serie di altri servizi pubblici, poiché i diritti dei cittadini sono essenziali per creare le basi di un’economia moderna e vincente e di una società equa. È riguardo a ciò che il nostro modello europeo si differenzia, ad esempio, dal modello statunitense.

All’interno dell’Unione, le politiche sociali (che comprendono la protezione sociale, la sanità, l’istruzione e servizi assistenziali) sono molto avanzate, a testimonianza di un forte attaccamento alla coesione sociale.

Gli studiosi individuano quattro diversi modelli (nordico, anglosassone, continentale e mediterraneo), che hanno delle differenze (riguardo al livello di protezione o allo spazio per le iniziative individuali) ma anche dei tratti in comune.

Tutti i 25 Stati membri condividono gli stessi valori e lo stesso obiettivo di unire il rendimento economico e la competitività con la giustizia sociale. Essi dispongono di strumenti diversi per raggiungere gli stessi obiettivi e tali modelli nazionali sono il risultato di lunghi e complessi processi storici.

I correlatori ritengono che sia importante riconoscere sia l’unità dei valori che le diversità dei sistemi degli Stati membri.

Il successo del modello sociale europeo

L’UE è in continua evoluzione. I suoi confini e responsabilità devono essere ancora definitivamente stabiliti; il dibattito sulla sua governance democratica e sull’evoluzione di tale governance continueranno probabilmente per generazioni. Mentre la spinta alla creazione di un’Europa Unita era impedire agli Stati europei di entrare nuovamente in guerra fra loro, la preoccupazione implicita era ovviamente il benessere dei popoli d’Europa e del mondo intero.

Malgrado i limiti e la necessità di riforme, è importante sottolineare il successo del modello sociale europeo, a cui viene riconosciuto in tutto il mondo il merito di garantire un’alta qualità di vita. Il modello UE è considerato da altri paesi, regioni (Medio Oriente) e organizzazioni (Mercosul, Asean) come un esempio di successo.

Sebbene nella nostra Unione vi siano più di 80 milioni di disoccupati in età lavorativa e oltre 70 milioni di uomini, donne e bambini ancora a rischio di povertà, l’adesione all’UE ha considerevolmente aumentato il benessere generale e la stabilità politica, sociale ed economica degli Stati membri.

Le sfide

Oggi più che mai appare evidente che il fondamento logico della creazione e dello sviluppo dell’UE necessita di essere riformulato per tener conto delle attuali realtà politiche, economiche e sociali. Ciò vale in modo particolare per quei contesti in cui la rivoluzione tecnologica sta riorganizzando il lavoro e le relazioni sociali che ne conseguono e in cui il graduale invecchiamento della popolazione europea rappresenta una sfida rispetto alla possibilità di mantenere una presenza attiva dell’Europa nel panorama mondiale.

Per quanto concerne l’evoluzione demografica, l’Europa affronta ora problemi senza precedenti. Nel 2030 l’UE avrà 18 milioni di giovani in meno di oggi; nel 2050 vi saranno 60 milioni di abitanti in meno di adesso.

Fra il 2005 e il 2030, il numero delle persone al di sopra dei 65 anni salirà fino a raggiungere il 52,3% della popolazione (40 milioni in più), mentre il gruppo di persone fra i 15 e i 64 anni scenderà del 6,8% (21 milioni in meno).

Il rapporto fra le persone inattive (giovani, anziani e altre persone a carico) e le persone in età lavorativa salirà dal 49% del 2005 al 66% del 2030.

Tale evoluzione è il risultato di due fattori.

Il primo è l’aumento dell’aspettativa di vita. Dal 1960, in cui l’aspettativa di vita era di 60 anni, c’è stato un aumento di 5 anni per le donne e di circa 4 anni per gli uomini. La conseguenza è che il numero delle persone al di sopra degli 80 anni aumenterà del 180% entro il 2050.

Il secondo fattore è la diminuzione del tasso di natalità. I tassi di fertilità in Europa sono notevolmente diminuiti negli ultimi decenni. Mentre il tasso di natalità minimo per mantenere la popolazione al suo attuale livello è di 2,1 figli per donna, nel 2003 le donne nella UE hanno raggiunto una media di 1,48 figli ciascuna.

Tali sviluppi hanno importanti conseguenze sul benessere e sulle relazioni intergenerazionali.

Un’ulteriore sfida al sistema europeo è rappresentata dalle varie sfaccettature della globalizzazione e della rivoluzione tecnologica, che rendono più agevole e finanziariamente attraente per le aziende il trasferimento in paesi a basso costo di manodopera, probabilmente meno avanzati riguardo alla tutela del lavoro, dei consumatori e dell’ambiente.

Grazie alla globalizzazione, alcuni Stati membri hanno registrato un interessante rapporto di crescita economica, che contribuisce in positivo alla riduzione della povertà a livello globale.

Tuttavia, altri Stati membri incontrano difficoltà ad adattarsi a questa nuova realtà, che ha acuito il senso di disorientamento dei cittadini, soprattutto in quegli Stati membri che hanno tassi di disoccupazione molto elevati e in quegli Stati in cui non si è raggiunta l’integrazione dei lavoratori immigrati e delle loro famiglie.

La riforma

Per queste e molte altre ragioni, la riforma del modello sociale europeo è oggi al centro del dibattito in Europa.

I cambiamenti demografici (l’invecchiamento, la diminuzione del tasso di natalità, l’aumento dell’aspettativa di vita), gli sviluppi tecnologici, la globalizzazione, l’emergere di nuove economie industriali e le conseguenti pressioni sulla spesa pubblica rendono necessaria una riforma urgente dei sistemi sociali, per garantire che essi svolgano un ruolo produttivo nell’ambito della nostra economia.

Questa tanto necessaria riforma è di ampia portata: essa ha ripercussioni sulla legislazione, sui bilanci, sulla pubblica amministrazione e sulle relazioni industriali.

Contrariamente a quanto affermano alcuni, il modello sociale UE non è il principale problema dell’Unione. Il problema è piuttosto la grande riluttanza dimostrata nel fare le riforme economiche. Fintanto che l’UE continua a crescere dell’1% o del 2%, non rimane molto da fare e la perdita dei benefici sociali risulta pressoché inevitabile.

L’Unione può contribuire alla necessaria riforma attraverso una maggiore integrazione del mercato interno, che crea opportunità straordinarie per i cittadini UE e per la crescita e il benessere. Occorre rinvigorire il mercato interno aumentando notevolmente gli investimenti e le prospettive finanziarie fino al 2013 in modo adeguato a garantire la coesione territoriale e sociale in tutti i 25 Stati membri, liberalizzando ancora di più i mercati e agevolando la libera circolazione delle persone in base a modalità che non favoriscano “la corsa al ribasso” nonché completando le reti transeuropee.

Le decisioni

La strategia di Lisbona ha cercato di affrontare l’esigenza di riforme sociali e di mercato complete e integrate al fine di creare un’Europa dell’eccellenza all’altezza di tali sfide. Successivamente, nel dicembre 2001, la Dichiarazione di Laeken ha anche chiaramente riconosciuto l’imperativo di un “rilancio” dell’Europa nel contesto del nuovo ordine globale.

In entrambe le decisioni, la dimensione sociale dell’Europa è considerata fondamentale per ottenere il sostegno dei cittadini a favore del progetto dell’Unione europea.

Sebbene ratificata per ora in 15 Stati membri, la Costituzione è stata respinta tramite referendum in due Stati. Molto si è discusso in merito alle ragioni di tale bocciatura in Francia e nei Paesi Bassi, ma è chiaro che il Preambolo, che illustra le ambizioni dell’Unione, i valori e gli obiettivi della parte I e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione della parte II riflettono in ampia misura il senso radicato dei cittadini del proprio sentirsi europei.

Il presente progetto di relazione sul futuro del modello sociale europeo considera il contesto sopra illustrato come il punto di partenza, delinea il concetto di modello sociale europeo nonché le modalità grazie alle quali si renda possibile, nei primi anni del 21° secolo, promuovere tale concetto quale parte di quel processo volto a soddisfare le ambizioni che gli europei nutrono per il nostro continente e per la giustizia mondiale.

I correlatori sottolineano che tale riforma non deve consistere nell’abbandonare i risultati ottenuti dal modello europeo ma piuttosto nel conservare i valori fondamentali garantendo la sostenibilità del modello europeo.

La sostenibilità del modello dipende sia dal successo della strategia per la crescita e l’occupazione che dalle riforme riguardo al modello stesso. La base per le riforme e la sostenibilità è un ambiente dinamico, orientato all’innovazione e favorevole alle imprese che rispetti l’equilibrio fra vita lavorativa e vita privata e riconosca il bisogno di sicurezza delle persone in una società in rapido cambiamento.

Il problema della sostenibilità è molto più evidente nell’ambito dei sistemi continentale e mediterraneo, il che giustifica l’esigenza di prendere in considerazione nuove modalità per finanziare i sistemi di sicurezza sociale, come attraverso il valore aggiunto creato dalle aziende.

Non va dimenticato che la competitività dell’Europa e il modello sociale non sono in contrapposizione fra loro, ma risultano piuttosto interdipendenti. L’agenda di modernizzazione dovrebbe fondarsi sul principio che la politica sociale, se opportunamente concepita, è un fattore produttivo di crescita economica e prosperità. Pertanto, gli Stati membri sono chiamati alla piena attuazione della strategia di Lisbona, che rappresenta la tabella di marcia della riforma. Occorre prendere urgentemente i provvedimenti necessari a rendere l’Europa più competitiva e a creare realmente una società basata sulla conoscenza.

Fondamentale a tale riguardo è il concetto di “flessicurezza”, con il quale si intende una strategia atta a favorire maggiore flessibilità sul mercato del lavoro, modernizzazione dell’organizzazione del lavoro e delle relazioni fra datori di lavoro e lavoratori unitamente a sicurezza per i lavoratori e protezione sociale, equilibrio fra vita privata e vita lavorativa, riqualificazione e apprendimento permanente. Occorre prendere provvedimenti per riqualificare e assistere i gruppi vulnerabili e svantaggiati sia sul mercato del lavoro che nelle difficoltà di accesso al mercato del lavoro.

Ciò corrisponde alle tre sfide fondamentali della strategia di Lisbona nel settore dell’occupazione:

- accrescere l’adattabilità dei lavoratori;

- incoraggiare sempre più persone a entrare nel mondo del lavoro, e

- investire maggiormente sul capitale umano e a favore dell’apprendimento permanente.

L’Europa non dovrebbe rinunciare alle proprie ambiziose politiche sociali ma sfruttare appieno il potenziale contributo di tali politiche al rendimento economico e alla qualità della vita

- aumentando l’efficienza delle politiche sociali,

- eliminando le trappole della povertà e altri disincentivi all’occupazione,

- investendo nello sviluppo di istruzione e formazione professionale, sostegno alla sanità e avvio al lavoro delle risorse umane, attraverso politiche attive del mercato del lavoro attivo,

- garantendo che le modalità di finanziamento delle politiche sociali contribuiscano all’occupazione e alla crescita pur mantenendo il principio del sostegno reciproco e della solidarietà intergenerazionale.

D’importanza centrale sono l’istruzione, la sanità, il miglioramento delle professionalità, l’apprendimento permanente e l’eliminazione degli ostacoli per accedere al mercato del lavoro. Lo sviluppo delle capacità umane non è soltanto indispensabile per costruire una società basata sulla conoscenza, ma è anche un elemento fondamentale per l’integrazione sociale e per migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini. Investendo di più sulle capacità umane e sul loro avvio al lavoro si incrementa anche la qualità e la quantità della forza lavoro. Si tratta di un elemento essenziale per la crescita, perché le conoscenze e la professionalità individuali aumentano la produttività e potenziano la capacità della società di svilupparsi e adattarsi alle nuove tecnologie. L’accelerazione e la diffusione dei cambiamenti tecnologici rendono più urgente la necessità di tenere aggiornata la professionalità di tutti i cittadini attraverso l’apprendimento permanente, aumentando in tal modo le possibilità dei singoli di far fronte alle sfide della concorrenza globale da parte di economie sempre più basate sulla conoscenza.

È altrettanto importante che tale esigenza di riformare i sistemi sociali sia compresa e sostenuta dai cittadini europei. Le campagne pubbliche delle istituzioni UE, degli Stati membri e delle autorità pubbliche dovrebbero contribuire sia a fornire informazioni che a negoziare i cambiamenti con i sindacati e i rappresentanti della società civile. Il modello sociale europeo e i vantaggi che ne derivano rappresentano un esempio perfetto per i cittadini UE per capire come l’Unione fa parte della loro vita. Il lavoro, la crescita, il benessere e la giustizia sociale sono questioni che contano per i cittadini dell’Unione.

Il modello sociale UE del futuro dovrebbe riflettersi nell’ambito di un sistema che sia una sintesi degli elementi migliori di ogni singolo sistema nazionale, pur lasciando spazio a preferenze e condizioni nazionali.

Il ruolo dell’Unione europea rispetto alle competenze degli Stati membri

Le politiche sociali e occupazionali competono principalmente agli Stati membri e la loro responsabilità in tale ambito non andrebbe sottovalutata. Tuttavia, l’Unione europea ha un’importante funzione da svolgere sostenendo finanziariamente le politiche nazionali tramite i fondi strutturali, ma anche attraverso gli impegni di coordinamento politico nell’ambito del processo di Lisbona, gli orientamenti integrati per la crescita e l’occupazione e i metodi aperti di coordinamento sulla protezione sociale e l’istruzione. Nella fase di attuazione del metodo aperto di coordinamento andrebbe rafforzata sia la funzione dei parlamenti nazionali che del Parlamento europeo.

La dimensione esterna

Il modello sociale UE è stato motore di pace all’interno dell’Unione e, al tempo stesso, ha rappresentato un esempio nel mondo. In tale contesto, l’Unione deve assumersi l’impegno di aiutare i nuovi paesi emergenti a trovare un equilibrio generale fra crescita economica ed elevati standard sociali e ambientali.


PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (3.5.2006)

destinato alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali

sul modello sociale europeo del futuro

(2005/2248(INI))

Relatrice per parere: Emine Bozkurt

SUGGERIMENTI

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere invita la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

–   viste le conclusioni del Consiglio europeo del 23 e 24 marzo 2006 relative al Patto europeo per la parità di genere,

–   visti la Strategia di Lisbona e l'obiettivo di conseguire, entro il 2010, un tasso di partecipazione femminile sul mercato del lavoro dell'ordine del 60%, nonché la sua risoluzione, del 19 gennaio 2006, sul futuro della Strategia di Lisbona per quanto riguarda la prospettiva di genere(1),

–   vista la tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010,

A. considerando che gli Stati membri dovranno seguire la tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010,

B.  considerando che il modello sociale europeo rispecchia una serie comune di valori basati sull'uguaglianza, la giustizia sociale, la solidarietà, la libertà e la democrazia e il rispetto dei diritti umani,

C. considerando che nell'Unione europea 19 milioni di persone sono attualmente disoccupate e che più di 65 milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà,

1.  sottolinea che i principi dell'uguaglianza di genere e di lotta contro tutte le forme di discriminazione, conformemente alle disposizioni dell'articolo 13 del trattato, devono essere sistematicamente inclusi in tutte le politiche dell'UE come pure nelle politiche socioeconomiche degli Stati membri e chiede iniziative volte a far sì che tali questioni siano inquadrate in una prospettiva integrata;

2.  evidenzia che l'instabilità delle condizioni lavorative e la mancanza di sicurezza del lavoro implicano che le donne hanno opportunità molto scarse di promozione e di sviluppo di una carriera professionale e pregiudicano fortemente il loro benessere generale e le scelte di vita nel complesso;

3.  sottolinea che una partecipazione attiva e durevole delle donne sul mercato del lavoro può permettere di far fronte alle sfide generate dai mutamenti demografici e dalla mondializzazione e contribuire alla realizzazione degli obiettivi di crescita, di competitività e di coesione sociale fissati a Lisbona; richiama l'attenzione sul fatto che il miglioramento dei diritti e delle condizioni occupazionali per tutte le categorie di lavoratori e l'aumento del tasso di occupazione nell'UE avrebbero un impatto positivo sulle donne come pure sulla coesione economica e sociale dell'UE;

4.  sottolinea la necessità di integrare la dimensione di genere nel futuro modello sociale europeo e nei suoi elementi costitutivi; evidenzia che si dovrebbe porre una nuova enfasi e creare nuovi approcci nella politica sociale; pone in rilievo pertanto che è necessario instaurare sistemi di sicurezza sociale efficaci che permettano di lottare contro la povertà e l'esclusione sociale e favoriscano la creazione di un ambiente di lavoro sicuro, flessibile e di qualità;

5.  sottolinea la necessità di una riforma dei sistemi pensionistici al fine di garantire diritti pensionistici più equi e indipendenti per tutti, fare in modo che le donne e gli uomini a casa con una famiglia a carico e le persone in congedo di maternità e parentale non siano penalizzate al momento della pensione ed eliminare la povertà tra le donne anziane;

6.  sottolinea la necessità di adottare misure per migliorare le prospettive di lavoro e di carriera delle donne, comprese le donne anziane, come pure l'inclusione sociale delle donne; rammenta l'importanza di garantire la conciliazione della vita professionale e familiare, tra l'altro attraverso la messa a disposizione di strutture di accoglienza accessibili e abbordabili per i bambini e le persone dipendenti, conformemente alle conclusioni del Consiglio europeo di Barcellona, nonché di lottare contro gli stereotipi sulla ripartizione delle responsabilità familiari tra le donne e gli uomini; invita la Commissione e gli Stati membri a prendere iniziative concrete per cercare di eliminare i divari di genere che sussistono in termini di formazione professionale, retribuzione e occupazione, segnatamente per quanto riguarda la partecipazione delle donne alle professioni scientifiche;

7.  raccomanda agli Stati membri di utilizzare maggiormente le possibilità offerte dal metodo aperto di coordinamento onde scambiare buone prassi in materia di partecipazione e di progressione delle donne nell'occupazione e ricorda l'importanza di associare gli attori sociali interessati alla formulazione di politiche nazionali ed europee che integrino sistematicamente la dimensione di genere;

8.  invita la Commissione a garantire un seguito alla raccomandazione del Consiglio 92/441/CCE(2) sul reddito minimo garantito dai regimi di protezione sociale degli Stati membri nel contesto di una politica globale volta a promuovere l'integrazione economica e sociale di coloro che ricevono tale prestazione;

9.  esprime la sua preoccupazione per il fatto che negli organi e nelle strutture delle parti sociali le donne siano sottorappresentate, tenuto conto del ruolo fondamentale svolto dalle parti sociali in materia di promozione delle pari opportunità sul mercato del lavoro;

10. invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare l'attenzione specifica all'uguaglianza di genere nelle future strategie europee e nazionali in materia di occupazione, tenendo presente la situazione delle donne sul mercato del lavoro e la realtà della vita delle donne;

11. ritiene che la politica delle pari opportunità rivesta un'importanza determinante per la crescita economica, la prosperità e la competitività; accoglie quindi con favore il riconoscimento, da parte del Consiglio europeo, del Patto europeo per la parità di genere, che mira a incoraggiare l'adozione di misure a livello di Stati membri e di Unione per colmare i divari di genere e combattere gli stereotipi di genere nel mercato del lavoro, promuovere un migliore equilibrio tra vita professionale e familiare per tutti nonché rafforzare la governance tramite l'integrazione della prospettiva di genere in tutte le politiche e un migliore monitoraggio;

12. esorta gli Stati membri a completare la procedura di recepimento nel diritto nazionale della legislazione comunitaria in vigore contro le discriminazioni e invita la Commissione a verificare scrupolosamente l'attuazione dell'acquis comunitario e ad effettuare uno studio su nuove, eventuali iniziative volte a completare l'attuale quadro legislativo in materia di parità;

13. segnala con preoccupazione che l'obiettivo del Consiglio di Barcellona, relativo alle strutture di accoglienza per l'infanzia entro il 2010 per almeno il 90% dei bambini in età compresa fra i tre anni e l'età della scolarizzazione obbligatoria e per almeno il 33% dei bambini di età inferiore ai tre anni, non è raggiungibile;

14. sollecita i paesi di prossima adesione e i paesi candidati a conformarsi alla legislazione comunitaria in materia di uguaglianza fra uomini e donne, a adattare le loro politiche alle priorità identificate nella tabella di marcia, a garantire il rispetto dei diritti delle donne e a migliorare il loro accesso al mercato del lavoro e alle misure di sicurezza sociale; si richiama al riguardo alla propria risoluzione del 6 luglio 2005 sul ruolo delle donne in Turchia nella vita sociale, economica e politica(3);

15. sottolinea la necessità di studiare e di affrontare in modo specifico i problemi delle donne appartenenti a minoranze etniche e delle donne migranti.

PROCEDURA

Titolo

Modello sociale europeo del futuro

Riferimenti

2005/2248(INI)

Commissione competente per il merito

EMPL

Parere espresso da
  Annuncio in Aula

FEMM
19.1.2006

Cooperazione rafforzata – annuncio in Aula

 

Relatore per parere
  Nomina

Emine Bozkurt
23.11.2005

Relatore per parere sostituito

 

Esame in commissione

21.3.2006

25.4.2006

3.5.2006

 

 

Approvazione

3.5.2006

Esito della votazione finale

+ :

– :

0 :

22
0
3

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Edit Bauer, Hiltrud Breyer, Maria Carlshamre, Edite Estrela, Ilda Figueiredo, Věra Flasarová, Lissy Gröner, Zita Gurmai, María Esther Herranz García, Lívia Járóka, Urszula Krupa, Pia Elda Locatelli, Astrid Lulling, Marie Panayotopoulos-Cassiotou, Marie-Line Reynaud, Teresa Riera Madurell, Amalia Sartori, Eva-Britt Svensson, Anna Záborská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Katerina Batzeli, Mary Honeyball, Christa Klaß, Heide Rühle, Feleknas Uca, Marta Vincenzi

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

 

Osservazioni (disponibili in una sola lingua)

...

(1)

Testi approvati in pari data, P6_TA(2006)0029.

(2)

OJ L 245 del 26.8.1992, pag. 46.

(3)

Testi approvati in pari dati, PE_TA(2005)0287.


PARERE DELLA COMMISSIONE PER IL COMMERCIO INTERNAZIONALE (19.4.2006)

destinato alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali

sul modello sociale europeo del futuro

(2005/2248(INI))

Relatore per parere: Giulietto Chiesa

SUGGERIMENTI

La commissione per il commercio internazionale invita la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  invita la Commissione a fare in modo che le sue politiche commerciali promuovano e tutelino i valori europei come stabilito nell'articolo I-3 del Trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa, che non è ancora entrato in vigore, e in particolare un’economia sociale di mercato fortemente competitiva mirante alla piena occupazione e al progresso sociale, una concorrenza libera e non distorta e un alto livello di protezione e di miglioramento della qualità dell'ambiente, lo sviluppo sostenibile, la promozione del progresso scientifico e tecnologico, la lotta contro l'esclusione e l'emarginazione sociale, i diritti sindacali e più in generale il ruolo delle parti sociali, la parità tra uomini e donne, la protezione dei diritti dei bambini, il potenziamento dei servizi pubblici, l'agricoltura multifunzionale e la diversità culturale;

2.  accoglie con favore la globalizzazione e constata che essa ha contribuito alla crescita economica senza precedenti registrata negli ultimi 30 anni, sia in Europa che nel resto del mondo; ricorda altresì che la globalizzazione ha permesso alle imprese europee e innanzitutto ai consumatori europei di realizzare ingenti guadagni;

3.  ritiene che la promozione dei valori europei esige l'adozione da parte della Commissione e degli Stati membri di un atteggiamento coerente in organizzazioni come l'OIL, l'OCSE e le Agenzie multilaterali per l'ambiente e che nell'ambito dell'OMC e nei negoziati commerciali bilaterali occorre sostenere gli obiettivi difesi in tali altre organizzazioni;

4.  sostiene in particolare che i lavori dell'Organizzazione internazionale del lavoro dovrebbero essere più strettamente integrati negli accordi OMC e ritiene che le valutazioni OIL sugli standard di base debbano essere integrate nelle strategie UE nei confronti dell'OMC e degli accordi bilaterali;

5.  sostiene l'introduzione di un Fondo europeo di adeguamento per la globalizzazione con il compito di attenuare le conseguenze negative della liberalizzazione, dare un contributo all'adeguamento economico, promuovere la ricerca e lo sviluppo e attuare la strategia di Lisbona; chiede una nuova iniziativa per finanziare e promuovere la ricerca scientifica e tecnica a livello europeo allo scopo di creare in Europa posti di lavoro nuovi e di alta qualità;

6.  ricorda che è necessario attuare investimenti nel campo della ricerca e delle nuove tecnologie e assicurare la formazione lungo tutto l’arco della vita per far fronte alla competitività crescente dovuta agli effetti della mondializzazione, al fine di creare più posti di lavoro e di combattere la disoccupazione e l'emarginazione sociale;

7.  ritiene che i paesi in via di sviluppo abbiano bisogno di assistenza in materia di buon governo e di promozione della democrazia, se si desidera che beneficino dei risultati dei negoziati commerciali multilaterali o regionali;

8.  sottolinea l'importanza dei mercati aperti per i prodotti e i servizi europei, senza ostacolare lo sviluppo dei paesi terzi e tenendo conto della loro capacità di gestire l'esistente squilibrio in materia di capacità e di esperienze;

9.  approva l'introduzione del regime SPG+ che prevede incentivi per raggiungere più elevati standard sociali e ambientali e chiede che questa impostazione venga estesa agli accordi commerciali bilaterali; ritiene necessario che la Commissione controlli attentamente l’attuazione di detto regime al fine di assicurare il rispetto di queste norme;

10. ritiene che l'attuazione di una politica commerciale basata su preferenze collettive europee e valori condivisi globalmente e di una politica di aiuto che miri a promuovere l’istruzione, le norme fondamentali in materia di lavoro e di ambiente e gli standard di trasparenza e di buon governo contribuirà a rafforzare il peso politico dell'Unione europea presso le Istituzioni internazionali;

11. riconosce che sebbene la liberalizzazione commerciale possa rappresentare un’opportunità per i cittadini europei, questi sono sempre più preoccupati per l'impatto della liberalizzazione commerciale sui posti di lavoro e sugli standard di vita in Europa; invita la Commissione a basare tutti i negoziati commerciali sulla strategia di sviluppo sostenibile formulata dai Consigli europei di Lisbona e Göteborg; invita la Commissione a tal riguardo a cercare di ottenere una maggiore trasparenza nei negoziati commerciali, a informare tempestivamente il Parlamento europeo e a elaborare analisi chiare e indipendenti dei costi e dei benefici dei nuovi accordi commerciali proposti mediante la continuazione e l’ampliamento delle valutazioni d'impatto per la sostenibilità (SIA) controllate dal Parlamento europeo;

12. approva le iniziative, comprese quelle sull'etichettatura dei prodotti, che servono a fornire informazioni ai consumatori europei sulle condizioni di lavoro ambientali e sociali in cui questi beni vengono prodotti; sostiene che tali iniziative non dovrebbero portare a un aumento del protezionismo nell'Unione europea; sottolinea che alle imprese europee dovrebbe incombere la responsabilità di garantire il rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori lungo tutte le catene produttive, incluse le produzioni esternalizzate;

13. domanda, per quanto concerne i sistemi di protezione sociale, uno studio sulla situazione dei pensionamenti obbligatori in seno all’Unione europea onde garantire che tutti i lavoratori abbiano la certezza di vedersi debitamente riconosciuti i periodi di lavoro al di fuori del proprio Stato membro;

14. ritiene che i parlamenti abbiano un ruolo importante nell’informare il pubblico e trasmettere le preoccupazioni di quest’ultimo ai responsabili dei negoziati commerciali, ma che a tal fine sia necessaria la presentazione da parte della Commissione di informazioni tempestive ed esaurienti durante i negoziati;

PROCEDURA

Titolo

Modello sociale europeo del futuro

Riferimenti

2005/2248(INI)

Commissione competente per il merito

EMPL

Parere espresso da
  Annuncio in Aula

INTA
16.1.2006

Cooperazione rafforzata – annuncio in Aula

NO

Relatore per parere
  Nomina

Giulietto Chiesa
23.11.2005

Relatore per parere sostituito

 

Esame in commissione

21.2.2006

21.3.2006

19.4.2006

 

 

Approvazione

19.4.2006

Esito della votazione finale

+ :

– :

0 :

23
0
1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Jean-Pierre Audy, Daniel Caspary, Françoise Castex, Giulietto Chiesa, Christofer Fjellner, Béla Glattfelder, Jacky Henin, Syed Kamall, Helmuth Markov, David Martin, Georgios Papastamkos, Godelieve Quisthoudt-Rowohl, Bogusław Rogalski, Robert Sturdy, Daniel Varela Suanzes-Carpegna, Zbigniew Zaleski

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Panagiotis Beglitis, Margrietus van den Berg, Danutė Budreikaitė, Elisa Ferreira, Robert Goebbels, Filip Andrzej Kaczmarek, Jörg Leichtfried, Mauro Zani

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

 

Osservazioni (disponibili in una sola lingua)

...


PARERE della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (2.6.2006)

destinato alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali

su un modello sociale europeo per il futuro

(2005/2248(INI))

Relatore per parere: Miloslav Ransdorf

SUGGERIMENTI

La commissione per l'industria, la ricerca e l'energia invita la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  ritiene che, sebbene non esista ancora un unico "modello sociale europeo", l'Unione europea sia fondata sulle tradizioni umanistiche e su una serie di valori comuni, basati sulla salvaguardia della pace, sulla giustizia sociale, la solidarietà, la libertà, la democrazia e il rispetto dei diritti umani;

2.  ritiene che, ai fini di una crescita sostenibile, le norme sociali siano indispensabili e che occorra armonizzare gli standard sociali ed economici elevati all'interno del mercato unico;

3.  è consapevole del fatto che una delle pietre angolari di un modello sociale europeo per il futuro dovrebbe essere l'economia sociale, o terzo pilastro, comprendente cooperative, enti mutualistici, associazioni e fondazioni, che rappresentano una parte strutturale del modello stesso, dato il loro ruolo storico, e sono un fattore di sviluppo, sostenibilità ed efficienza per il futuro;

4.  riconosce che un modello sociale europeo coesivo è una condizione preliminare essenziale per un'integrazione più profonda, una crescita economica sostenibile ed equilibrata ed una migliore qualità di vita per tutti gli abitanti del nostro continente; ritiene che tale modello, che incorpora i più elevati standard internazionali, assicurerà la flessibilità necessaria per rafforzare il ruolo dell'Europa nel mondo;

5.  riconosce che i diritti fondamentali dei cittadini, sui quali si baserà il futuro modello sociale europeo armonizzato, devono comprendere il diritto al lavoro e a un sufficiente tempo libero, il diritto alla sicurezza sociale fondata su un sistema di indennità, pensioni e sussidi, nonché l'accesso universale garantito a servizi pubblici gratuiti, come l'assistenza sanitaria e l'istruzione;

6.  ribadisce l'urgente necessità di risolvere i problemi della disoccupazione, della povertà e dell'esclusione sociale e chiede quindi l'adozione di misure nel quadro del Fondo sociale europeo;

7.  ritiene che il calo dei tassi di natalità in Europa comprometta le prospettive di crescita delle economie europee;

8.  ricorda l'importanza della società basata sulla conoscenza e della modernizzazione nell'ambito della strategia di Lisbona, prestando particolare attenzione a un più elevato valore aggiunto e all'aumento del tasso di occupazione;

9.  invita la Commissione, in conformità delle disposizioni degli articoli 136 e seguenti del trattato, a sostenere la politica sociale degli Stati membri, concentrandosi sulle problematiche a carattere transfrontaliero;

10. fa notare con insistenza il fatto che, in mancanza di un considerevole aumento della R&S e delle TIC, nonché dell'applicazione della normativa, non sarà possibile raggiungere gli obiettivi della strategia di Lisbona;

11. sottolinea che l'abbassamento dei livelli salariali nell'Unione europea potrebbe comportare una ridistribuzione dei redditi e, di conseguenza, una riduzione della domanda globale di beni di consumo, creando un ambiente sfavorevole per gli investimenti, la produzione e la competitività;

12. è convinto che sia essenziale promuovere e proteggere l'accesso degli individui alla società, soprattutto a dignitose condizioni di vita e di lavoro nonché all'istruzione e alla formazione professionale, a prescindere dallo status sociale;

13. sottolinea che la politica sociale non deve cementare le normative dirigistiche esistenti o crearne di nuove, ma che, anzi, va applicato il principio secondo cui il benessere dell'attuale generazione non può essere pagato attraverso i debiti della generazione successiva e che la politica economica e sociale, occupazionale e di formazione devono procedere di pari passo per creare nuovi posti di lavoro;

14. è del parere che i vantaggi derivanti dalla "società del tempo libero", vale a dire un aumento del capitale umano con conoscenze diversificate, dovrebbero tradursi in uno stimolo ad aumentare la produttività, che a sua volta si concretizzi nell'aumento dei salari e nel miglioramento delle condizioni di vita;

15. invita gli Stati membri a investire maggiormente in istruzione, formazione continua e servizi di assistenza per i bambini, a incoraggiare la R&S e un uso più efficiente dell'energia, la riduzione della burocrazia e il miglioramento della legislazione, e a creare un ambiente più dinamico e favorevole per le imprese, con un maggior numero di posti di lavoro, in particolare nelle PMI;

16. invita la Commissione e il Consiglio a promuovere un'agenda per la politica sociale volta a: sviluppare una società basata sull'inclusione e la coesione, il che presuppone misure a favore di uno sviluppo stabile e il rispetto dei diritti dei lavoratori; promuovere una società basata sull'uguaglianza di genere e combattere ogni forma di discriminazione; conseguire una distribuzione della ricchezza gestita in modo da promuovere il benessere di ciascun individuo, il che significa sistemi previdenziali pubblici e universali ed accesso a servizi pubblici di alta qualità; perseguire una politica sociale che comprenda tutti i gruppi nella società e promuovere una democrazia partecipativa, vista come componente integrante delle varie politiche sociali e occupazionali;

17. segnala che gli squilibri sociali e la destabilizzazione sociale possono pregiudicare la crescita economica;

18. chiede lo sviluppo della responsabilità sociale delle imprese affinché esse rispondano del loro operato alle parti interessate, l'obbligo di informare in materia sociale e ambientale, l'applicazione di standard e principi internazionali, nonché la verifica e il monitoraggio indipendenti; raccomanda l'impiego di strumenti politici a carattere pubblico, come gli appalti pubblici, per favorire il comportamento responsabile;

19. sottolinea la necessità del dialogo e del partenariato sociale in Europa e ritiene che la crescita economica dovrebbe andare di pari passo con una maggiore giustizia sociale, grazie all'impegno congiunto di governi, parlamenti, datori di lavoro e lavoratori;

20. chiede l'avvio di un ampio dibattito sul diritto a pensioni di livello accettabile ma a costi ragionevoli per tutti, che tengano i cittadini anziani al riparo dalla povertà e assicurino loro un livello di vita decoroso;

21. ritiene che il ruolo dell'Unione europea sia quello di promuovere una crescita equilibrata dal punto di vista ambientale e sociale, anche al di fuori dell'Europa; sottolinea che è importante che l'Unione europea eserciti pressioni politiche ed economiche sui paesi che non rispettano i diritti umani, compresi i diritti sociali e del lavoro;

22. sottolinea che l'Unione europea dovrebbe proteggere se stessa più attivamente dal dumping sociale di paesi che hanno basato la loro strategia per costruire la propria competitività sull'inosservanza dei diritti umani fondamentali, compresi i diritti sociali e del lavoro.

PROCEDURA

Titolo

Un modello sociale europeo per il futuro

Riferimenti

2005/2248(INI)

Commissione competente per il merito

EMPL

Parere espresso da
  Annuncio in Aula

ITRE
15.12.2005

Cooperazione rafforzata – annuncio in Aula

no

Relatore per parere
  Nomina

Miloslav Ransdorf
26.1.2006

Relatore per parere sostituito

 

Esame in commissione

20.2.2006

18.4.2006

30.5.2006

 

 

Approvazione

30.5.2006

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

28

18

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Jan Březina, Philippe Busquin, Jerzy Buzek, Joan Calabuig Rull, Pilar del Castillo Vera, Jorgo Chatzimarkakis, Giles Chichester, Den Dover, Adam Gierek, Norbert Glante, Umberto Guidoni, András Gyürk, Fiona Hall, David Hammerstein Mintz, Rebecca Harms, Erna Hennicot-Schoepges, Ján Hudacký, Romana Jordan Cizelj, Werner Langen, Vincenzo Lavarra, Angelika Niebler, Reino Paasilinna, Umberto Pirilli, Miloslav Ransdorf, Vladimír Remek, Herbert Reul, Teresa Riera Madurell, Mechtild Rothe, Paul Rübig, Andres Tarand, Britta Thomsen, Patrizia Toia, Catherine Trautmann, Claude Turmes, Nikolaos Vakalis, Alejo Vidal-Quadras Roca

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Ivo Belet, Edit Herczog, Toine Manders, Francisca Pleguezuelos Aguilar, Vittorio Prodi, John Purvis

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Maria Badia I Cutchet, Giovanni Berlinguer, Marco Cappato, Guntars Krasts, Kathy Sinnott

Osservazioni (disponibili in una sola lingua)

 


PROCEDURA

Titolo

Modello sociale europeo del futuro

Numero di procedura

2005/2248(INI)

Commissione competente per il merito
  Annuncio in Aula dell'autorizzazione

EMPL
15.12.2005

Commissione(i) competente(i) per parere
  Annuncio in Aula

FEMM
19.1.2006

INTA
16.2.2006

ITRE
15.12.2005

 

 

Pareri non espressi
  Decisione

 

 

 

 

 

Cooperazione rafforzata
  Annuncio in Aula

 

 

 

 

 

Corelatori
  Nomina

José Albino Silva Peneda e Proinsias De Rossa
23.1.2006

 

Relatore(i) sostituito(i)

 

 

Esame in commissione

21.3.2006

20.4.2006

3.5.2006

 

 

Approvazione

22.6.2006

Esito della votazione finale

+

-

0

36

4

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Jan Andersson, Emine Bozkurt, Iles Braghetto, Alejandro Cercas, Ole Christensen, Luigi Cocilovo, Jean Louis Cottigny, Proinsias De Rossa, Harlem Désir, Harald Ettl, Carlo Fatuzzo, Ilda Figueiredo, Roger Helmer, Stephen Hughes, Ona Juknevičienė, Jan Jerzy Kułakowski, Sepp Kusstatscher, Jean Lambert, Raymond Langendries, Bernard Lehideux, Elizabeth Lynne, Thomas Mann, Jan Tadeusz Masiel, Ana Mato Adrover, Maria Matsouka, Ria Oomen-Ruijten, Csaba Őry, Pier Antonio Panzeri, José Albino Silva Peneda, Kathy Sinnott, Anne Van Lancker, Gabriele Zimmer

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Mihael Brejc, Françoise Castex, Dieter-Lebrecht Koch, Magda Kósáné Kovács, Lasse Lehtinen, Marianne Mikko, Leopold Józef Rutowicz, Patrizia Toia

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Małgorzata Handzlik

Deposito

13.7.2006

Osservazioni (disponibili in una sola lingua)

 

Ultimo aggiornamento: 24 agosto 2006Avviso legale