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 Indice 
Testi approvati
Giovedì 13 febbraio 2003 - StrasburgoEdizione definitiva
Revisione della strategia per il mercato interno
 Forest Focus (monitoraggio delle foreste e delle interazioni ambientali) ***I
  Risoluzione
  Testo consolidato
 Igiene riproduttiva e sessuale e i diritti connessi nei paesi in via di sviluppo ***I
  Risoluzione
  Testo consolidato
 Tossicodipendenza *
 Ordigni inesplosi e munizioni all'uranio impoverito
 Protesi mammarie
 Diritti umani in Kazakistan e nell'Asia centrale
 Venezuela
 Diritti umani nello Zimbabwe
 Crisi del settore siderurgico e misure da attuare sul piano comunitario

Revisione della strategia per il mercato interno
Risoluzione del Parlamento europeo sulla comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni "2002 - Revisione della strategia per il mercato interno - Mantenere l'impegno preso" (COM(2002) 171 – C5-0283/2002 – 2002/2143(COS))
P5_TA(2003)0058 A5-0026/2003

Il Parlamento europeo ,

–   vista la comunicazione della Commissione (COM(2002) 171 – C5-0283/2002 ),

–   vista la relazione della Commissione sul documento di lavoro dei servizi della Commissione concernente il quadro di valutazione del mercato interno (maggio 2002) (SEC(2002) 569),

–   vista la relazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale "Secondo rapporto biennale sull'applicazione del principio di riconoscimento reciproco nel mercato interno" (COM(2002) 419 ),

–   vista la relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo "Lo stato del mercato interno dei servizi - Relazione presentata nell'ambito della prima fase della strategia per il mercato interno dei servizi" (COM(2002) 441 ),

–   visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione sul quadro di valutazione del mercato interno n. 11 (novembre 2002) (SEC(2002)1243),

–   viste le proposte di risoluzione presentate da:

   a) José Manuel García-Margallo y Marfil, sul miglioramento del contesto in cui operano le microimprese (B5-0683/2001 ),
   b) Cristiana Muscardini, sulla necessità di armonizzare le diverse regolamentazioni nazionali in materia di sicurezza privata (B5-0313/2002 ),

–   viste le preoccupazioni espresse nelle sue risoluzioni del 4 ottobre 2001 sulla comunicazione della Commissione "Una strategia per il mercato interno dei servizi"(1) e del 13 aprile 2000 sulla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio "La strategia per il mercato interno europeo"(2) ,

–   visto il parere del Comitato economico e sociale (CES 871/2002)(3) ,

–   visto l'articolo 14 del trattato,

–   visto l'articolo 47, paragrafo 1, del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione giuridica e per il mercato interno e il parere della commissione per i problemi economici e monetari (A5-0026/2003 ),

A.   considerando che il mercato interno rappresenta una pietra angolare dell'Unione e una rilevante conquista politica ed economica e che l'ultimo quadro di valutazione conferma i benefici sostanziali che il mercato interno comporta per i consumatori e le imprese in termini di qualità, scelta e livello dei prezzi,

B.   considerando che un mercato interno dei beni e dei servizi pienamente funzionante è essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di riforma economica stabiliti dal Consiglio europeo di Lisbona e che lo sviluppo di un mercato interno dei servizi è stato individuato come il prossimo principale obiettivo,

C.   considerando che, secondo quanto dimostrato da un recente studio della Commissione, la creazione del mercato interno dei servizi finanziari aumenterebbe dell'1,1% il tasso di crescita nell'Unione europea, facendo crescere di circa 130 miliardi di euro l'economia europea,

D.   considerando che nel quadro del completamento del mercato interno occorre tener conto anche degli obblighi contemplati dal trattato CE, nella fattispecie dall'articolo 158, così da realizzare la coesione economica e sociale nell'intero territorio europeo e raggiungere lo sviluppo sostenibile,

E.   considerando che l'articolo 153 del trattato garantisce un livello elevato di protezione dei consumatori nel mercato interno,

F.   considerando che la Carta europea per le piccole imprese, adottata in occasione del Consiglio europeo di Feira, sollecita riforme intese alla realizzazione di un vero mercato interno in cui le piccole imprese possano operare agevolmente,

G.   considerando che nel mercato dei servizi sono state individuate barriere rilevanti, fra cui restrizioni alla libertà di circolazione e di stabilimento, molte delle quali derivano da normative nazionali, regionali e locali,

H.   considerando che il recepimento e l'applicazione della legislazione sul mercato interno ha costantemente mostrato differenze rilevanti, e che l'insoddisfacente livello di applicazione da parte di taluni Stati membri ha costituito un freno significativo,

I.   considerando che l'invocazione da parte degli Stati membri di clausole di salvaguardia può pregiudicare l'uniformità della legislazione comunitaria; che inoltre le garanzie procedurali applicabili all'invocazione di clausole di salvaguardia e al loro controllo sono insufficienti, di modo che esiste il rischio che non tutti i soggetti interessati partecipino alla definizione della clausola di salvaguardia da parte degli Stati membri,

J.   considerando che, in mancanza di norme uniche europee o dell'applicazione del riconoscimento reciproco, i requisiti per le prove e le certificazioni locali comportano ulteriori significativi costi per le imprese, pregiudicando così il completamento del mercato interno,

K.   considerando che in occasione del Consiglio europeo di Feira gli Stati membri hanno convenuto di accelerare i piani in vista dell'avvio più economico e rapido delle imprese,

L.   considerando che dal 1999 la Commissione ha stabilito una tabella di marcia per le azioni necessarie allo sviluppo di una politica del mercato interno, ma che i progressi restano al di sotto degli obiettivi prefissati,

M.   considerando che gli Stati membri, senza l'impulso della Commissione e del Parlamento, sono in via generale riluttanti a un ulteriore completamento del mercato interno,

Sostegno alla strategia per il mercato interno

1.   ribadisce il suo forte sostegno alla strategia per il mercato interno ed invita il Consiglio e la Commissione a rendere il completamento del mercato interno e il lancio dell'iniziativa per il mercato interno dei servizi la massima priorità del Vertice economico del 2003;

2.   manifesta grande preoccupazione per il divario esistente tra il sostegno del Consiglio agli obiettivi del Consiglio europeo di Lisbona e la riluttanza degli Stati membri a dare attuazione alle riforme; ritiene che si debba dare la massima priorità a un'importante iniziativa volta a colmare tale divario, che impegni tutte le istituzioni europee, i consumatori, i lavoratori e le organizzazioni imprenditoriali in una cooperazione efficace;

3.   accoglie con favore l'istituzione di un Consiglio "Concorrenza", fiducioso che ciò rappresenti un cambiamento nelle priorità politiche e non soltanto un'opportunità amministrativa, e insiste sul fatto che gli Stati membri devono inserire con decisione le questioni relative al mercato interno nella cornice generale della riforma economica;

4.   invita tutti gli Stati membri ad accelerare il recepimento delle direttive sul mercato interno, deplorando nel contempo il fatto che, secondo l'ultimo quadro di valutazione del mercato interno del novembre 2002, i governi sono in ritardo rispetto ai calendari di attuazione e che deve essere ancora recepito il 2,1% della legislazione; osserva altresì che due delle maggiori economie, quelle di Francia e Germania, sono le più lontane dall'obiettivo;

5.   chiede alla Commissione di intraprendere una rigorosa analisi delle cause della mancata attuazione della normativa comunitaria da parte degli Stati membri e degli ostacoli che si frappongono alla sua messa in atto, mentre gli Stati membri dovrebbero rendere conto di tali inadeguatezze in una relazione alla Commissione, da presentare e discutere in occasione di ciascun vertice economico;

6.   invita gli Stati membri a limitare al massimo l'invocazione di clausole di salvaguardia e invita la Commissione a far sì che siano previste sufficienti garanzie in merito alla definizione delle clausole di salvaguardia da parte degli Stati membri e al loro controllo;

7.   sollecita la Commissione a cercare in primo luogo soluzioni pragmatiche al problema della mancata attuazione, rendendo nel contempo più rapido ed efficiente il trattamento dei casi d'infrazione, e a lavorare unitamente al Tribunale di primo grado per la messa a punto di procedure di revisione rapida, sostenute se necessario da sanzioni e a dare attuazione alle proposte approvate dal Parlamento europeo sulla questione;

8.   ritiene che sia necessario verificare l'efficacia del sistema di sanzioni e ammende della Corte di giustizia, onde rafforzare il sistema, utilizzare un "canale veloce" per l'esame dei casi più rilevanti e fissare scadenze di attuazione, con procedure rapide per l'imposizione di ammende;

9.   ritiene che un test per la compatibilità con il mercato interno debba essere inserito fra i test che tutta la legislazione comunitaria deve superare e nei piani volti a semplificare e migliorare la legislazione comunitaria (regolamentazione migliore); sostiene le azioni volte a migliorare il recepimento delle misure in materia di mercato interno e a eliminare i recepimenti eccessivamente complessi (eccesso di regolamentazione); invita i parlamenti nazionali ad essere maggiormente attivi nel garantire un'attuazione tempestiva ed accurata delle direttive sul mercato interno;

10.   sottolinea che è fondamentale applicare rigorosamente le norme di concorrenza, a livello europeo e nazionale, per garantire alle imprese, in particolare quelle di piccole dimensioni, possibilità ottimali per espandere la propria attività ed essere concorrenziali, a condizioni eque, in tutto il mercato interno;

11.   ritiene che cittadini e consumatori abbiano diritto ad essere maggiormente informati circa la mancata attuazione della legislazione sul mercato interno da parte degli Stati membri;

12.   ritiene che il Parlamento, la Commissione e gli Stati membri, di concerto con i consumatori, i lavoratori e le organizzazioni imprenditoriali, dovrebbero lavorare insieme per promuovere i benefici del mercato interno e incoraggiare le imprese a fare uso delle opportunità offerte da tale mercato;

13.   rifiuta l'asserzione della Commissione secondo la quale il Parlamento e il Consiglio sono ambedue responsabili del fallimento di un certo numero di obiettivi; sottolinea in questo contesto che, per gli obiettivi che la Commissione elenca tra quelli non conseguiti, il fallimento è da imputare quasi esclusivamente alla lentezza della procedura in sede di Consiglio;

14.   incoraggia la Commissione a collaborare con gli Stati membri relativamente a strategie coerenti per l'attuazione della legislazione sul mercato interno; richiama in particolare l'attenzione sulla necessità di una trasposizione coerente del nuovo quadro legislativo attinente al commercio elettronico, alle comunicazioni elettroniche, al diritto d'autore e alla protezione dei dati;

15.   appoggia la strategia della Commissione intesa ad aiutare i paesi candidati nella preparazione al mercato interno; sottolinea in particolare l'importanza dei programmi di formazione per i funzionari dei paesi candidati e ricorda la grande importanza che riveste l'attiva partecipazione di detti paesi riguardo alle questioni del mercato interno;

Azioni specifiche a sostegno della strategia per il mercato interno

16.   invita gli Stati membri a dare la massima priorità a un'applicazione corretta e non discriminatoria delle norme sul mercato interno e a fornire servizi di supporto che aiutino i cittadini e le imprese a esercitare i loro diritti relativamente al mercato interno;

17.   invita la Commissione ad essere particolarmente vigile e a garantire che la legislazione approvata nel quadro del piano d'azione servizi finanziari (FSAP) sia trasposta entro le scadenze previste, in quanto altrimenti non sarebbe possibile realizzare pienamente il potenziale di un mercato finanziario integrato;

18.   sottolinea l'importanza di norme e procedure coerenti in materia di protezione dei dati ai fini dell'efficace funzionamento del mercato interno; insiste sul fatto che la Commissione, in occasione della prossima revisione della direttiva 95/46/CE(4) (direttiva generale sulla protezione dei dati), si pronunci a favore del mercato interno della circolazione e trasmissione di dati; chiede in particolare l'adozione di strategie coerenti quanto all'informazione dei consumatori e procedure comuni semplici per la notifica alle autorità competenti in materia di protezione dei dati;

19.   conferma il suo forte appoggio alla rete SOLVIT (Soluzione efficace dei problemi del mercato interno) e al rilancio del Servizio di orientamento del cittadino; propone che il Consiglio "Concorrenza" riceva regolarmente relazioni da tali reti e promuova azioni tempestive volte a risolvere i problemi individuati;

20.   prende atto delle misure specifiche previste dalla strategia della Commissione per il conseguimento degli obiettivi all'inizio del 2004 e conferma la sua volontà di operare unitamente alla Commissione e al Consiglio per il conseguimento di detti obiettivi;

21.   rileva tuttavia che non basta chiedere agli Stati membri di adottare, entro giugno 2003, misure per garantire la creazione di società a responsabilità limitata a termini, costi e capitali ridotti, ma che occorre studiare gli ostacoli che attualmente si frappongono all'avvio di tutte le piccole imprese, comprese quelle individuali, e formulare iniziative per il superamento di tali ostacoli, compresa l'utilizzazione degli strumenti telematici e dell'Internet;

22.   plaude ai progressi compiuti recentemente in materia di liberalizzazione dei mercati del gas e dell'elettricità, così come per quanto riguarda la regolamentazione dei trasporti aerei, i quali permetteranno di rispettare alcuni dei più importanti obiettivi fissati dal Consiglio europeo di Barcellona;

23.   invita il Consiglio a portare a termine senza indugi il dibattito sul brevetto comunitario;

24.   invita la Commissione a impegnarsi al fine di snellire l'oneroso sistema IVA e a garantire che l'effettivo impatto sulle imprese, in particolare sulle PMI, sia valutato con maggiore precisione al momento di proporre una nuova legislazione;

25.   invita la Commissione a presentare, nelle future relazioni concernenti il quadro di valutazione, un'analisi costi-benefici che illustri i vantaggi offerti dall'attuazione della legislazione relativa al mercato interno in termini di posti di lavoro, crescita, PIL e competitività dell'economia europea e quantifichi i costi del suo mancato recepimento;

26.   invita la Commissione a cooperare con il Parlamento nell'organizzazione di un secondo Forum sul mercato interno che consenta ai cittadini e all'industria, in particolare le PMI, di manifestare le loro preoccupazioni e di discutere le soluzioni;

27.   invita gli Stati membri, in occasione del vertice economico del 2003, a ribadire il loro impegno a favore del completamento del mercato interno nel decimo anniversario della sua istituzione firmando una dichiarazione solenne volta a migliorare e velocizzare la realizzazione del mercato interno dei beni e servizi, a vantaggio dei cittadini;

28.   invita la Convenzione sul futuro dell'Unione europea ad affrontare il problema della mancata attuazione della legislazione comunitaria e a presentare proposte per risolverlo;

Mercato interno dei servizi

29.   sostiene fermamente le iniziative volte a creare un mercato interno dei servizi in conformità della sua risoluzione del 4 ottobre 2001 citata;

30.   esprime il proprio compiacimento per l'accurata analisi della Commissione sullo stato del mercato interno dei servizi presentata nella sua relazione del 2002, pur manifestando preoccupazioni circa la vastità e complessità delle barriere individuate, che interessano l'intera economia europea;

31.   rileva che un mercato interno dei servizi pienamente funzionante accrescerà la scelta dei consumatori, consentendo loro di ricevere servizi da altri Stati membri; attende, in relazione alla possibile evoluzione di un mercato interno dei servizi sanitari, il risultato del processo di riflessione ad alto livello sulla mobilità dei pazienti e gli sviluppi sanitari, che dovrebbe essere portato a termine nel 2003;

32.   osserva che, per quanto riguarda la realizzazione delle quattro libertà nel mercato interno, i risultati minori si sono avuti in materia di libera circolazione delle persone; esorta dunque gli Stati membri e la Commissione ad adottare un approccio coraggioso per promuovere il riconoscimento dei diplomi ottenuti in altri Stati membri; insiste sulla necessità di rendere più chiare le direttive che fissano le norme applicabili al distacco di lavoratori in altri Stati membri;

33.   plaude al nuovo approccio adottato dalla Commissione rispetto al problema degli ostacoli di fatto alla libera circolazione delle persone rappresentati dalle differenze a livello dei regimi fiscali cui sono soggetti le pensioni e gli autoveicoli; invita la Commissione ad adottare le misure previste nelle comunicazioni da essa pubblicate e dedicate a tali settori;

34.   invita il Consiglio a presentare senza indugio al Parlamento una posizione comune sulla proposta di regolamento concernente le vendite promozionali nel mercato interno; chiede alla Commissione di sostenere l'attività del Consiglio con studi continui sui vantaggi di un mercato interno nel settore delle vendite promozionali, incentrando l'attenzione soprattutto su PMI e consumatori;

35.   insiste sul fatto che il Consiglio "Concorrenza" deve riaffermare l'impegno degli Stati membri a favore dei principi del paese di origine e del riconoscimento reciproco, base essenziale per il completamento del mercato interno dei beni e dei servizi;

36.   accoglie con favore le proposte di uno strumento orizzontale che garantisca la libera circolazione dei servizi sotto forma di riconoscimento reciproco - promuovendo, se possibile, la promozione del riconoscimento automatico - cooperazione amministrativa e, laddove strettamente necessario, armonizzazione;

37.   ritiene che gli Stati membri dovrebbero avviare una revisione immediata della loro legislazione concernente i fornitori di servizi, al fine di eliminare pratiche protezionistiche, discriminatorie e discrezionali e procedure macchinose e non trasparenti; invita il Consiglio "Concorrenza" a impegnarsi a tal fine e sottolinea che anche i paesi candidati devono fare altrettanto;

38.   ritiene che gli Stati membri dovrebbero incoraggiare la libertà di stabilimento e un facile avvio delle imprese, incluse le filiali, ammodernando e semplificando la loro legislazione e incoraggiando lo spirito imprenditoriale, al fine di dare un forte impulso al mercato interno dei servizi;

39.   chiede alla Commissione di proporre, nel prossimo Libro Verde sull'impresa, misure che incoraggino le PMI a sfruttare le possibilità offerte dal mercato interno dei servizi;

Riconoscimento reciproco

40.   è del parere che, mentre i principi del paese d'origine e del riconoscimento reciproco sono essenziali per il completamento del mercato interno di beni e servizi, gli obiettivi di interesse pubblico, in particolare la protezione dei consumatori, dovrebbero essere salvaguardati, se necessario, mediante l'armonizzazione delle norme nazionali;

41.   conviene che il riconoscimento reciproco potrebbe costituire uno strumento del mercato interno ancora più efficace se gli Stati membri applicassero adeguatamente tale principio e eliminassero i doppioni presenti nelle normative nazionali;

42.   incoraggia il riconoscimento reciproco dei codici di condotta settoriali e commerciali sviluppati per integrare la legislazione comunitaria o per darle attuazione;

43.   afferma il ruolo cruciale del riconoscimento reciproco nella creazione di un mercato interno dei servizi; ribadisce il suo sostegno al riconoscimento reciproco nei servizi finanziari, come dimostrato dal sostegno fornito al piano d'azione per i servizi finanziari e alla comunicazione della Commissione sul commercio elettronico e i servizi finanziari (COM(2001) 66 );

o
o   o

44.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai governi degli Stati membri.

(1) GU C 87 E dell'11.4.2002, pag. 239.
(2) GU C 40 del 7.2.2001, pag. 465.
(3) GU C 241 del 7.10.2002, pag. 180.
(4) GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31.


Forest Focus (monitoraggio delle foreste e delle interazioni ambientali) ***I
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente il monitoraggio delle foreste e delle interazioni ambientali nella Comunità (Forest Focus) (COM(2002) 404 – C5-0351/2002 – 2002/0164(COD))
P5_TA(2003)0059 A5-0022/2003

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo ,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2002) 404 (1) ),

–   visto l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 175 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C5-0351/2002 ),

–   visto l'articolo 67 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori e i pareri della commissione per i bilanci e della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A5-0022/2003 ),

1.   ritiene che la scheda finanziaria allegata alla presente relazione sia compatibile con il massimale della rubrica 3 delle prospettive finanziarie, se necessario mediante una riduzione di altre politiche o mediante il ricorso alle disposizioni dell'accordo interistituzionale del 6 maggio 1999;

2.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

3.   chiede che la proposta gli venga nuovamente presentata qualora la Commissione intenda modificare sostanzialmente la proposta emendata o sostituirla con un nuovo testo;

4.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 13 febbraio 2003 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. .../2003 del Parlamento europeo e del Consiglio concernente il monitoraggio delle foreste e delle interazioni ambientali nella Comunità e le misure di prevenzione contro gli incendi (Forest Focus)

P5_TC1-COD(2002)0164


IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 175,

vista la proposta della Commissione(2) ,

visto il parere del Comitato economico e sociale(3) ,

visto il parere del Comitato delle regioni(4) ,

deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato(5) ,

considerando quanto segue:

(1)   Le foreste hanno una funzione sociale importante e molteplice: oltre al loro importante impatto in termini economici e sociali e oltre a svolgere un ruolo significativo nello sviluppo delle aree rurali, le cui condizioni di esistenza possono essere ampiamente tributarie della presenza e del buono stato delle foreste circostanti, esse rivestono un elevato valore nella conservazione della natura, svolgono un ruolo rilevante nella difesa dell'ambiente e sono inoltre elementi essenziali del ciclo del carbonio e importanti pozzi di assorbimento del carbonio; esse rappresentano altresì un fattore critico nel controllo del ciclo idrologico.

(2)   Le foreste possono risentire gravemente di fattori naturali quali condizioni meteorologiche estreme, attacchi parassitari e malattie, o dell'influsso umano quale si manifesta nei cambiamenti climatici, gli incendi e l'inquinamento atmosferico. Queste minacce possono alterare gravemente e persino distruggere le foreste . La maggior parte dei fattori naturali e antropogenici che interessano le foreste possono avere effetti transfrontalieri.

(3)    Per ridurre il numero e l'entità degli incendi e delle superfici colpite il contributo comunitario deve essere imperniato sulla necessità di combattere contro le cause degli incendi e sull'adozione di misure preventive di lotta contro gli incendi nonché di misure di monitoraggio delle foreste.

(4)    La protezione delle foreste contro gli incendi costituisce un tema particolarmente importante e urgente per la Comunità, la quale deve coordinare gli sforzi dei suoi Stati membri e accrescere il proprio contributo agli sforzi da essi compiuti in tale contesto.

(5)    La Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sulla strategia forestale dell'Unione europea(6) ha sottolineato la necessità di tutelare l'ambiente naturale e il patrimonio forestale, gestire le risorse forestali in maniera sostenibile e appoggiare la cooperazione internazionale e paneuropea in materia di tutela forestale, citando il monitoraggio e la promozione delle foreste in quanto pozzi di assorbimento del carbonio. Con la risoluzione del 15 dicembre 1998 sulla strategia forestale(7) , il Consiglio ha invitato la Commissione a valutare e migliorare costantemente l'efficacia del sistema europeo di monitoraggio dello stato di salute delle foreste e a tener conto di tutti gli elementi che possono avere un impatto sugli ecosistemi forestali, esortandola inoltre a dedicare particolare attenzione allo sviluppo del Sistema europeo di informazione sugli incendi forestali per permettere una migliore valutazione dell'efficacia delle misure di protezione dagli incendi.

(6)    Il Sesto programma di azione per l'ambiente della Comunità europea(8) individua l'esigenza di elaborare, attuare e valutare le politiche ambientali sulla base delle conoscenze acquisite e, in particolare, la necessità di monitorare la molteplice funzione delle foreste conformemente alle raccomandazioni adottate dalla conferenza ministeriale sulla protezione delle foreste in Europa, il Forum delle Nazioni Unite sulle foreste, la Convenzione sulla biodiversità, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e altri forum.

(7)    La Comunità e gli Stati membri si impegnano ad attuare le attività concordate a livello internazionale in materia di conservazione e gestione sostenibile delle risorse forestali, in particolare, le Proposte di azione del panel intergovernativo e del Forum sulle foreste, nonché il programma di lavoro ampliato sulla biodiversità forestale della Convenzione sulla diversità biologica(9) .

(8)    È necessario che misure appropriate ed efficaci dal punto di vista dei costi vadano a conciliarsi con i sistemi esistenti, in considerazione delle competenze dell'Unione europea in materia forestale, in conformità con la sua strategia forestale e in osservanza del principio di sussidiarietà.

(9)    La Comunità ha già affrontato due delle cause che incidono negativamente sulle condizioni delle foreste nel regolamento (CEE) n. 3528/86 del Consiglio, del 17 novembre 1986, relativo alla protezione delle foreste nella Comunità contro l'inquinamento atmosferico(10) e nel regolamento (CEE) n. 2158/92 del Consiglio, del 23 luglio 1992, relativo alla protezione delle foreste nella Comunità contro gli incendi(11) .

(10)    Entrambi questi regolamenti sono scaduti il 31 dicembre 2002. Visti i danni causati alle foreste europee sia dall'inquinamento atmosferico sia dagli incendi forestali, è interesse generale della Comunità proseguire e sviluppare ulteriormente le attività di prevenzione e di monitoraggio istituite da detti regolamenti integrandole in un nuovo sistema denominato "Forest Focus".

(11)    Le regioni forestali europee, in particolare quelle meridionali, sono estremamente esposte al rischio d'incendi. È perciò necessario continuare e sviluppare una politica comunitaria specifica di lotta contro gli incendi forestali, attività sinora condotta in base al regolamento (CEE) n. 2158/92.

(12)    Le misure previste in questo sistema di prevenzione e di monitoraggio degli incendi forestali vanno a completare le misure già adottate, in particolare a norma della decisione 1999/847/CE del Consiglio, del 9 dicembre 1999, che istituisce un programma di azione comunitario a favore della protezione civile(12) , del regolamento (CE) n. 1257/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEOAG) e che modifica ed abroga taluni regolamenti(13) e del regolamento (CEE) n. 1615/89 del Consiglio, del 29 maggio 1989, che istituisce un sistema europeo di informazione e di comunicazione forestale (EFICS)(14) , che deve prevedere la realizzazione di campagne di informazione e sensibilizzazione dei cittadini. A tal fine è opportuno dotarlo di risorse finanziarie sufficienti per garantirne l'operatività.

(13)    Il Parlamento europeo attribuisce un'importanza particolare alle sue prerogative di colegislatore nell'ambito della prevenzione dei rischi di incendi forestali. L'insieme delle azioni previste dal regolamento (CEE) n. 2158/92, scaduto il 31 dicembre 2002, deve essere pertanto rinnovato nell'ambito del presente regolamento onde garantire il necessario controllo democratico.

(14)    Il sistema intende incoraggiare lo scambio di informazioni sulle condizioni delle foreste nella Comunità e consentire di valutare l'impatto delle misure comunitarie di tutela, sviluppo e gestione sostenibile delle risorse forestali comunitarie.

(15)    Le foreste delle regioni ultraperiferiche dell'Unione europea sono caratterizzate da una grande ricchezza e diversità biologica, il che rende opportuna l'adozione di misure specifiche in materia di ambiente.

(16)    Per promuovere una comprensione globale del rapporto tra foreste e ambiente, in linea con gli impegni assunti nel quadro di numerose convenzioni internazionali, il sistema va esteso al monitoraggio di altri importanti fattori quali la biodiversità, la cattura del carbonio, gli effetti dei cambiamenti climatici e il suolo. Esso deve pertanto comprendere anche azioni che prevedano una più vasta gamma di obiettivi e un'attuazione flessibile, sfruttando al contempo i risultati conseguiti dai regolamenti (CEE) n. 3528/86 e n. 2158/92. Occorre prevedere un monitoraggio adeguato ed economicamente razionale delle foreste e delle interazioni ambientali.

(17)    L'attività di monitoraggio proposta potrebbe completare in modo sostanziale i requisiti di monitoraggio derivanti da altri impegni dell'Unione europea come per esempio dal programma europeo per il cambiamento climatico (15) , dalla strategia comunitaria per la diversità biologica (16) e dai corrispondenti piani d'azione in materia di diversità biologica, dal sesto programma d'azione in materia di ambiente, dalla direttiva 92/43/CEE sugli habitat (17) , dalla strategia per la protezione del suolo e dai prossimi interventi previsti per il suolo.

(18)    Gli Stati membri devono attuare il sistema attraverso programmi nazionali da sottoporre all'approvazione della Commissione secondo procedura da stabilirsi.

(19)    Soltanto applicando metodi armonizzati di raccolta dei dati si otterranno informazioni affidabili e comparabili, ai fini della tutela del patrimonio forestale comunitario, dal monitoraggio delle foreste e delle interazioni ambientali. Tali informazioni comparabili a livello comunitario devono contribuire alla creazione di una piattaforma contenente dati spaziali provenienti da varie fonti di sistemi di informazione ambientali comuni. È pertanto opportuno preparare manuali che stabiliscano i metodi da seguire per il monitoraggio delle condizioni delle foreste , il formato e le modalità di elaborazione dei dati.

(20)    La Commissione deve collaborare con altri organismi internazionali nel settore del monitoraggio delle foreste, in particolare il programma di cooperazione internazionale per la valutazione e il monitoraggio degli effetti dell'inquinamento atmosferico sulle foreste.

(21)    Il presente regolamento stabilisce per tutta la durata del programma una dotazione finanziaria che costituisce per l'autorità di bilancio, nel quadro della procedura di bilancio annuale, il riferimento principale, ai sensi del punto 33 dell'accordo interistituzionale del 6 maggio 1999 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e il miglioramento della procedura di bilancio(18) .

(22)    E' opportuno che il finanziamento al di là del 2006 sia soggetto all'approvazione dell'autorità di bilancio e tenga conto del riesame intermedio del programma.

(23)    È opportuno determinare il volume del contributo comunitario alle attività finanziate nell'ambito del sistema.

(24)    Il contributo finanziario alle spese ammissibili per le attività previste deve sostenere una raccolta dati armonizzata e promuovere l'ulteriore sviluppo del sistema. Durante la fase iniziale devono essere assegnate risorse finanziarie principalmente alla prosecuzione delle attività di monitoraggio istituite dai regolamenti (CEE) n. 3528/86 e n. 2158/92. In futuro il sistema deve prevedere un contributo finanziario supplementare per le nuove attività di monitoraggio.

(25)    Gli Stati membri devono designare autorità e agenzie di coordinamento a livello nazionale per l'elaborazione e la trasmissione dei dati, nonché l'amministrazione del contributo comunitario.

(26)    Gli Stati membri devono anche redigere relazioni sulle diverse attività di monitoraggio da sottoporre alla Commissione.

(27)    I dati sono divulgati nel rispetto della Convenzione sull'accesso all'informazione, la partecipazione del pubblico al processo decisionale e l'accesso alla giustizia in materia di ambiente (Convenzione di Århus)(19) .

(28)    Le misure necessarie per l'attuazione del presente regolamento sono adottate in conformità alla decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(20) . La Commissione è assistita dal comitato permanente forestale(21) .

(29)    Alla luce del principio di sussidiarietà è della massima importanza che le autorità degli Stati membri possano contribuire appieno all'elaborazione delle misure di attuazione previste dal presente regolamento visto il suo carattere specifico. E' quindi opportuno che, in via eccezionale, le misure di attuazione previste dal presente regolamento siano soggette alla procedura di regolamentazione di cui all'articolo 5 della decisione 1999/468/CE.

(30)    È importante procedere al costante riesame del sistema e valutarne l'efficacia, onde individuare i punti da trattare. La Commissione deve riferire al Parlamento europeo e al Consiglio sulla sua attuazione, in particolare in vista di una sua prosecuzione al di là del periodo di attuazione fissato dal presente regolamento.

(31)    Poiché gli scopi dell'azione proposta, ovvero il monitoraggio delle foreste, delle condizioni e delle interazioni ambientali delle stesse nonché la prevenzione contro gli incendi non possono, per loro natura, essere realizzati in misura sufficiente dagli Stati membri e possono dunque essere realizzati meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tali scopi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(32)    Gli accordi europei tra l'Unione europea e gli Stati membri da un lato e i paesi candidati dell'Europa centrale e orientale (PECO) dall'altro, prevedono la partecipazione di questi paesi ai programmi comunitari, in particolare nel settore dell'ambiente.

(33)    In considerazione della scadenza dei regolamenti (CEE) n. 3528/86 e n. 2158/92 è opportuno applicare il regolamento a decorrere dal [ 1º gennaio 2003] .

(34)    Data la dispersione subita dalle azioni forestali nelle riforme dell'Agenda 2000, si dovrebbe introdurre uno slogan (denominato "Forest Focus") comune a tutte le attività della Comunità relative alle foreste, che dovrebbe essere utilizzato in cartelli, documenti e annunci,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Obiettivi, contenuto e definizioni

Articolo 1

Tenendo conto delle esigenze in materia di sussidiarietà, è istituito un sistema comunitario di monitoraggio a lungo termine e su larga base, armonizzato e completo, delle condizioni delle foreste (qui di seguito "il sistema") per sostenere le politiche forestali degli Stati membri, fatto salvo il rispetto delle peculiarità ecologiche delle regioni ultraperiferiche dell'Unione europea e per :

  a) continuare e sviluppare:
   il monitoraggio degli effetti dell'inquinamento atmosferico e di altri agenti e fattori che hanno un impatto sulle foreste, quali fattori biotici e abiotici e fattori di origine antropogenica ;
   il monitoraggio e la protezione delle foreste dagli incendi nonché il monitoraggio delle cause e degli effetti degli stessi;
   misure di prevenzione contro gli incendi;
   b) sviluppare, d'intesa con il comitato permanente forestale , il monitoraggio della biodiversità, dei cambiamenti climatici, della cattura del carbonio, del suolo, nonché le funzioni di protezione delle foreste;
   c) valutare in modo continuativo l' efficienza delle attività di monitoraggio nella valutazione delle condizioni delle foreste e sviluppare ulteriormente l' attività di monitoraggio sia a livello comunitario che transfrontaliero.

L'efficacia del sistema va valutata in modo continuativo. Il sistema stima le necessità di informazioni connesse ai suoli, alla cattura del carbonio, ai cambiamenti climatici e alla biodiversità e procede quindi a valutare e stimare la fattibilità di inglobare meccanismi di monitoraggio che possano rispondere sostanzialmente alle esigenze in questi ambiti. Il sistema tiene presente e si basa, ove possibile, sui meccanismi di monitoraggio europei e globali, esistenti o in progetto. Inoltre, deve adattare i suoi risultati agli accordi internazionali pertinenti.

Articolo 2

1.  Il sistema prevede azioni volte a:

   a) promuovere la raccolta, l'elaborazione e la valutazione armonizzata dei dati;
   b) migliorare la valutazione dei dati e promuoverne una valutazione integrata a livello comunitario;
   c) migliorare la qualità dei dati e le informazioni raccolte nell'ambito del sistema;
   d) sviluppare ulteriormente l'attività di monitoraggio del sistema;
   e) migliorare la comprensione delle foreste e, in particolare, delle cause di stress naturale e antropogenico;
   f) studiare la dinamica degli incendi forestali, le loro cause e il loro impatto sulle foreste ;
   g) elaborare indicatori nonché metodologie per la valutazione dei rischi concernenti stress multipli subiti dalle foreste nel tempo e nello spazio .

2.   Le azioni di cui al paragrafo 1 completano i programmi comunitari di ricerca.

Articolo 3

Ai fini del presente regolamento valgono le seguenti definizioni:

   a) "foreste" , ovvero terreni con copertura arborea (o densità equivalente) superiore al 10% e una superficie di oltre 0,5 ettari, con alberi che dovrebbero raggiungere alla maturità un'altezza minima in situ di 5 m. Le foreste possono consistere in formazioni forestali chiuse, in cui una parte consistente del terreno è ricoperta da alberi di varia altezza e da vegetazione di sottobosco; oppure in formazioni forestali aperte con copertura vegetale continua dove la copertura delle chiome arboree supera il 10%. Sono classificati come foreste i giovani soprassuoli naturali e tutti i boschi artificiali creati a fini di silvicoltura che non hanno ancora raggiunto una densità di chioma del 10%, o con un'altezza arborea di 5 m, come lo sono le zone normalmente facenti parte di aree forestali temporaneamente denudate a seguito dell'intervento umano o di cause naturali, ma di cui si prevede il rimboschimento;
   b) "altre superfici boschive" ovvero terreni con copertura arborea (o densità equivalente) comprendente dal 5 al 10% di alberi che raggiungono alla maturità un'altezza minima di 5 m in situ; oppure terreni con copertura di chioma (o densità equivalente) costituita per più del 10% da alberi che non raggiungono alla maturità un'altezza di 5 m in situ (ad esempio alberi nani e bosco degradato) e copertura arbustiva o cespugliosa ;
   c) "sviluppo del sistema": l'elaborazione e l'istituzione di nuove attività di monitoraggio;
   d) "incendio forestale" ovvero "incendio che scoppia e si propaga in foreste e altre superfici boschive o che scoppia in altre superfici e si estende a foreste e altre superfici boschive";
   e) "georiferiti" ovvero un riferimento alla specifica area geografica in cui i dati o altre informazioni vengono raccolti. L'area a cui si fa riferimento può essere più vasta dell'area o del punto dai quali vengono raccolti dati/informazioni, per esempio al fine di assicurare l'anonimato relativamente alla fonte di informazioni/dati raccolti.

Monitoraggio e strumenti per il miglioramento e lo sviluppo del sistema

Articolo 4

1.  Sfruttando i risultati conseguiti dal regolamento (CEE) n. 3528/86, il sistema:

   a) continua e sviluppa ulteriormente una rete sistematica di punti di osservazione per la realizzazione di inventari periodici volti a ottenere informazioni rappresentative sulle condizioni delle foreste ;
   b) continua e sviluppa ulteriormente una rete di posti di osservazione per un monitoraggio intensivo e continuo delle foreste .

2.   Le modalità di applicazione del paragrafo 1 sono stabilite secondo la procedura prevista all'articolo 17, paragrafo 2..

Articolo 5

1.   Sfruttando i risultati conseguiti dal regolamento (CEE) n. 2158/92, il sistema continua e sviluppa ulteriormente un sistema di informazione per raccogliere informazioni comparabili a livello comunitario sugli incendi forestali, in particolare sulle zone a rischio nell'Unione europea, nonché a livello transfrontaliero e principalmente nei paesi che confinano con gli Stati membri . Inoltre, esso continua le misure di prevenzione introdotte nel suddetto regolamento.

2.   Il sistema prevede che gli Stati membri effettuino studi per individuare le cause e la dinamica degli incendi forestali, nonché le relative reazioni delle foreste . Tali studi completano le attività e le misure relative agli incendi forestali adottate in base al disposto della decisione 1999/847/CE e dei regolamenti (CE) n. 1257/1999 e (CEE) n. 1615/89.

3.   Gli Stati membri possono partecipare alle misure e alle attività di cui ai paragrafi 1 e 2.

4.   Le modalità di applicazione dei paragrafi 1 e 2 sono stabilite secondo la procedura prevista all'articolo 17, paragrafo 2.

Articolo 6

1.  Per conseguire le finalità di cui all'articolo 1, lettera b) , la Commissione di concerto con gli Stati membri, esegue studi, esperienze e progetti dimostrativi finalizzati all'ulteriore sviluppo del sistema sia a livello comunitario che transfrontaliero e in particolare a:

   a) migliorare la conoscenza delle condizioni delle foreste nonché il rapporto tra le condizioni di questi ultimi e lo stress naturale e antropogenico;
   b) valutare l'impatto dei cambiamenti climatici sulle foreste , ivi compresa la biodiversità forestale;
   c) individuare gli elementi strutturali e funzionali fondamentali degli ecosistemi da usare come indicatori per valutare lo stato e le tendenze della biodiversità delle foreste ;
   d) studiare le interazioni tra foreste e ambiente.

2.   Simultaneamente alle misure di cui al paragrafo 1, gli Stati membri, su richiesta della Commissione o su loro iniziativa, possono eseguire studi, esperienze, progetti dimostrativi o sottoporre il monitoraggio a una fase sperimentale.

3.   Le misure di cui ai paragrafi 1 e 2 contribuiscono a definire le nuove attività di monitoraggio, da integrare nel sistema, previa approvazione di manuali adeguati. Nella messa a punto del sistema la Commissione tiene conto delle esigenze e dei vincoli scientifici e finanziari.

4.   Le modalità di applicazione dei paragrafi 1, 2 e 3 sono stabilite secondo la procedura prevista all'articolo 17, paragrafo 2.

5.    Le nuove azioni di monitoraggio, nonché il loro calendario di elaborazione, sono compatibili con le altre iniziative e proposte della Commissione in via di elaborazione sul monitoraggio della biodiversità, dei cambiamenti climatici, della cattura del carbonio e del suolo.

Articolo 7

1.  Per conseguire le finalità di cui all'articolo 1, lettera c) , e in aggiunta alle azioni di cui all'articolo 6, la Commissione, in stretta collaborazione con gli Stati membri, esegue studi, esperienze e progetti dimostrativi al fine di:

   a) promuovere la raccolta, l'elaborazione e la valutazione armonizzate dei dati a livello comunitario;
   b) migliorare la valutazione dei dati a livello comunitario;
   c) migliorare la qualità dei dati e delle informazioni raccolte nell'ambito del sistema.

2.    Simultaneamente alle misure di cui al paragrafo 1, gli Stati membri possono integrare tali studi, esperienze e progetti dimostrativi nei loro programmi nazionali.

3.    Le modalità di applicazione del paragrafo 1 sono stabilite secondo la procedura prevista all'articolo 17, paragrafo 2.

Programmi nazionali, coordinamento e cooperazione

Articolo 8

1.   Le attività previste agli articoli 4 e 5 e all'articolo 6, paragrafi 2 e 3 sono attuate nel quadro di programmi nazionali elaborati dagli Stati membri per periodi triennali.

2.   I programmi nazionali sono presentati alla Commissione entro 60 giorni dall'entrata in vigore del presente regolamento e successivamente prima del 1º novembre dell'anno che precede l'inizio di ciascun periodo triennale.

3.   Gli Stati membri adeguano i programmi nazionali futuri da sottoporre all'approvazione della Commissione, in particolare per valutare le eventuali attività di monitoraggio di cui all'articolo 6 alla luce delle esperienze accumulate e quando esse siano state istituite .

4.   I programmi nazionali presentati alla Commissione sono accompagnati da una valutazione esterna ex ante. Gli Stati membri eseguono inoltre valutazioni intermedie al termine del terzo anno del periodo indicato all'articolo 12 e valutazioni ex post al termine di tale periodo.

5.   La Commissione stabilisce il proprio contributo finanziario alle spese ammissibili sulla base dei programmi nazionali presentati o degli eventuali adeguamenti approvati.

6.   Le modalità di applicazione dei paragrafi da 1 a 4 sono stabilite secondo la procedura prevista all'articolo 17, paragrafo 2 tenendo conto delle possibilità dei sistemi nazionali esistenti e della Valutazione delle risorse forestali (VRS) FAO cui ricorrono gli Stati membri per evitare oneri amministrativi supplementari .

Articolo 9

1.   La Commissione, in stretta collaborazione con gli Stati membri, coordina, monitora e sviluppa il sistema e riferisce in merito, attraverso il comitato permanente forestale .

2.   La Commissione, in stretta collaborazione con gli Stati membri, valuta i dati a livello comunitario conformemente al disposto dell'articolo 15.

3.   Nell'adempimento dei compiti di cui ai paragrafi 1 e 2, la Commissione è assistita dall'Agenzia europea dell'ambiente .

4.   La Commissione, previa approvazione del comitato permanente forestale, tenendo conto dei vari tipi di foreste dell'Unione europea, può consultare e incaricare gli istituti di ricerca e gli esperti, selezionati in base ad una procedura di gara d'appalto, dell'elaborazione del sistema e della valutazione dei dati raccolti, nonché della pubblicazione dei risultati delle valutazioni dei dati.

5.    La Commissione adotta una decisione relativamente alle azioni di cui ai paragrafi da 1 a 4 di concerto con gli Stati membri e previa approvazione del comitato permanente forestale.

6.    Nell'adempimento dei compiti di relazione di cui al paragrafo 1, la Commissione è assistita dall'Agenzia europea dell'ambiente.

7.    È necessario istituire norme dettagliate per l'applicazione del paragrafo 3, secondo la procedura prevista all'articolo 17, paragrafo 2.

Articolo 10

1.   Per armonizzare le attività di cui agli articoli 4 e 5 e all'articolo 6, paragrafo 3 e garantire la comparabilità dei dati, sono specificati in manuali i parametri obbligatori, i metodi di monitoraggio e il formato dei dati per la trasmissione degli stessi.

2.   Le modalità di applicazione del paragrafo 1 sono stabilite secondo la procedura prevista all'articolo 17, paragrafo 2.

Articolo 11

1.   La Commissione e gli Stati membri collaborano con altri organismi internazionali o paneuropei, in particolare per quanto riguarda gli obiettivi di cui all'articolo 1, al fine di adempiere agli obblighi comunitari di protezione e gestione sostenibile delle foreste.

2.   Nel contesto dell'articolo 4, la Commissione collabora con il programma di cooperazione internazionale per la valutazione e il monitoraggio degli effetti dell'inquinamento atmosferico sulle foreste ("ICP Forests"), onde adempiere agli obblighi previsti dalla della Convenzione sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza.

3.  Ai fini della cooperazione di cui ai paragrafi 1 e 2, la Comunità può sostenere le seguenti attività:

   a) creazione di un'interfaccia scientifica con l'organismo di coordinamento scientifico;
   b) studi e valutazioni dati.

Periodo di esecuzione e aspetti finanziari

Articolo 12

1.   Il sistema ha una durata di 6 anni a decorrere dal [ 1º gennaio 2003] fino al 31 dicembre 2008.

2.  Ai fini del sistema, il sostegno finanziario comunitario massimo alle spese ammissibili dei programmi nazionali è il seguente:

   a) attività da realizzarsi nel quadro dell'articolo 4: 50%;
   b) attività da realizzarsi nel quadro dell'articolo 5: 50%;
   c) attività da realizzarsi nel quadro dell'articolo 6, paragrafi 2 e 3: 50%.

3.   La Commissione versa agli Stati membri il contributo comunitario alle spese ammissibili. In sede di distribuzione delle risorse finanziarie viene prestata particolare attenzione ad una ripartizione equilibrata tra le attività di cui al paragrafo 2, in modo da garantire la continuità e l'efficacia di tali attività.

4.   La Commissione finanzia le attività da realizzarsi nel quadro dell'articolo 6, paragrafo 1, dell'articolo 7 e dell'articolo 9, paragrafi 1, 2 e 4 conformemente alle norme applicabili in materia di appalti pubblici.

5.   La Comunità può erogare un contributo all'Agenzia europea dell'ambiente per l'espletamento dei compiti di cui agli articoli 9, paragrafo 3, e 18.

6.   La Comunità può erogare un contributo all'ICP Forests per l'adempimento degli obblighi comunitari di cui all'articolo 11, paragrafo 2.

Articolo 13

1.   Il quadro finanziario per l'attuazione del sistema nel periodo 2003-2006, ammonta a 67 milioni di EUR, a condizione che l'autorità di bilancio approvi i mezzi di finanziamento appropriati nel quadro della procedura annuale di bilancio e delle prospettive finanziarie . Successivamente, per il periodo 2007-2008, l' importo sarà aumentato , previa autorizzazione dell'autorità di bilancio per coprire i costi di nuove azioni non ancora eseguite .

2.   Le risorse finanziarie fissate al paragrafo 1 sono incrementate proporzionalmente in caso di adesione di nuovi Stati al sistema e di un corrispondente adattamento del massimale finanziario .

3.   Gli importi annuali sono autorizzati dall'autorità di bilancio nel quadro della procedura annuale di bilancio ed entro i limiti delle prospettive finanziarie.

Esecuzione, relazioni degli Stati membri, comitato permanente forestale

Articolo 14

1.   Gli Stati membri designano gli organismi competenti per la gestione delle attività comprese nei programmi nazionali approvati, in base alle capacità finanziarie e operative di detti organismi, che potranno essere amministrazioni nazionali o altri enti, previa approvazione degli enti privati da parte della Commissione.

2.   Gli Stati membri designano un'unica autorità o agenzia per il coordinamento del programma a livello nazionale (qui di seguito "centro focale nazionale").

3.  Gli Stati membri sono responsabili della gestione corretta ed efficiente del contributo comunitario. A questo fine, essi adottano le disposizioni atte a:

   a) assicurare l'effettiva e regolare esecuzione delle attività finanziate dalla Comunità, garantendo la visibilità del contributo comunitario,
   b) prevenire eventuali irregolarità,
   c) recuperare versamenti perduti a seguito di eventuali irregolarità o negligenze.
   d) accertare che gli organismi di cui al paragrafo 1 abbiano una corretta gestione e sistemi di controllo.
   e) se gli organismi di cui al paragrafo 1 non sono enti pubblici, gli Stati membri garantiscono per essi.

4.   Gli Stati membri forniscono alla Commissione tutte le necessarie informazioni e adottano tutte le disposizioni che possano facilitare le verifiche, ivi comprese ispezioni in loco da parte della Commissione o della Corte dei conti, che la Commissione ritenga opportune ai fini della gestione delle finanze comunitarie. Gli Stati membri informano la Commissione delle disposizioni adottate a tal fine.

Articolo 15

1.   Ogni anno gli Stati membri trasmettono alla Commissione, tramite i centri focali nazionali, i dati raccolti nel quadro del sistema, unitamente a una relazione di accompagnamento.

I dati sono georiferiti e trasmessi alla Commissione mediante mezzi di comunicazione informatici e/o tecnologia elettronica. La Commissione, in stretta collaborazione con gli Stati membri, stabilisce il formato e le modalità precise di trasmissione.

2.   Gli Stati membri divulgano attivamente i dati raccolti tramite banche dati elettroniche georiferite che saranno amministrate conformemente alla Convenzione di Århus e alle disposizioni comunitarie in materia di accesso all'informazione ambientale (22) .

3.   Il diritto della Commissione di usare e diffondere i dati raccolti non è limitato per promuovere la valutazione dei dati e ottenere il massimo valore aggiunto dall'uso di essi, conformemente alla Convenzione di Århus e alle disposizioni comunitarie in materia di accesso all'informazione ambientale .

4.   Le modalità di applicazione del paragrafo 1 sono stabilite secondo la procedura prevista all'articolo 17, paragrafo 2.

Articolo 16

1.   Ciascuno Stato membro redige, in particolare sulla base delle attività di cui all'articolo 4, paragrafo 1, una relazione sulla situazione nazionale relativa alle condizioni delle foreste .

La relazione è trasmessa alla Commissione al più tardi entro il 31 dicembre ogni terzo anno a partire dal 2005.

2.   Ciascuno Stato membro che partecipa alle attività di cui all'articolo 5, paragrafi 1 e 2 redige una relazione sulla situazione nazionale relativa all'impatto degli incendi sulle foreste .

La relazione è trasmessa ogni anno alla Commissione al più tardi entro il 31 dicembre a partire dal 2003.

3.   Ciascuno Stato membro redige una relazione sulla situazione nazionale relativa agli aspetti trattati nelle attività di monitoraggio di cui all'articolo 6, paragrafo 3, quando esse siano state istituite .

Il periodo di relazioni è stabilito in base alla procedura di cui all'articolo 17, paragrafo 2.

Articolo 17

1.   La Commissione è assistita dal comitato permanente forestale istituito dalla decisione 89/367/CEE(23) .

2.   Quando si fa riferimento al presente paragrafo, si applicano gli articoli 5 e 7 della decisione 1999/468/CE, nel rispetto delle disposizioni dell'articolo 8.

3.   Il termine previsto all"articolo 5 , paragrafo 6 della decisione 1999/468/CE è di due mesi.

Relazioni della Commissione, riesame, paesi candidati

Articolo 18

Sei mesi dopo la data fissata per la trasmissione delle relazioni di cui all'articolo 16, paragrafo 1 e tenuto conto di tutte le relazioni trasmesse a norma dell'articolo 16, la Commissione, assistita dall'Agenzia europea dell'ambiente, presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'attuazione del sistema unitamente a una proposta di riesame del sistema stesso (riesame intermedio). Tale riesame si incentra sull'esperienza fatta con i nuovi moduli in relazione alla biodiversità, agli effetti sul cambiamento climatico e ai suoli.

Articolo 19

Prima del termine del periodo di cui all'articolo 12, paragrafo 1, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'attuazione del sistema, tenuto conto del riesame di cui all'articolo 18.

Articolo 20

Il sistema è aperto alla partecipazione:

   a) dei PECO , secondo le condizioni stabilite negli accordi europei, nei protocolli aggiuntivi, e nelle decisioni dei rispettivi Consigli di associazione;

b)   di Cipro, Malta e Turchia in base agli accordi bilaterali da concludersi con detti paesi;

   c) di altri paesi europei, su base volontaria e a proprie spese.

Articolo 21

Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea .

Esso è applicabile a decorrere dal [ 1º gennaio 2003] .

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a , il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il Presidente Il Presidente

(1) GU C 20 E del 28.1.2003, pag. 67.
(2) GU C 20 E del 28.1.2003, pag. 67 .
(3) GU C
(4) GU C
(5) Posizione del Parlamento europeo del 13 febbraio 2003.
(6) COM(1998) 649 def.
(7) GU C 56 del 26.2.1999, pag. 1.
(8) Decisione n. 1600/2002/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 luglio 2002 che istituisce il sesto programma comunitario d'azione in materia di ambiente (GU L 242 del 10.9.2002, pag. 1).
(9) Decisione VI/22 della conferenza delle parti della Convenzione delle Nazioni Unite per la biodiversità, L'Aja 2002.
(10) GU L 326 del 21.11.1986, pag. 2. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 804/2002 (GU L 132 del 17.5.2002, pag. 1).
(11) GU L 217 del 31.7.1992, pag. 3. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 805/2002 (GU L 132 del 17.5.2002, pag. 3).
(12) GU L 327 del 21.12.1999, pag. 53.
(13) GU L 160 del 26.6.1999, pag. 80.
(14) GU L 165 del 15.6.1989, pag. 12. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1100/98 (GU L 157 del 30.5.1998, pag. 10).
(15) COM(2000) 88 def.
(16) COM(1998) 42 def.
(17) Direttiva 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 relativa alla conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche (GU L 206 del 22.7.1992, pag. 7).
(18) GU C 172 del 18.6.1999, pag. 1.
(19) Convenzione sull'accesso all'informazione, sulla partecipazione dei cittadini e sull'accesso alla giustizia in materia ambientale, Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite, 1998.
(20) GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.
(21) GU L 165 del 15.6.1989, pag. 14.
(22) Direttiva 2003/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 28 gennaio 2003 sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale e che abroga la direttiva 90/313/CEE del Consiglio (GU L 41 del 14.2.2003, pag.26).
(23) GU L 165 del 15.6.1989, pag. 14.


Igiene riproduttiva e sessuale e i diritti connessi nei paesi in via di sviluppo ***I
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul sostegno alle politiche e alle azioni riguardanti l'igiene riproduttiva e sessuale e i diritti connessi nei paesi in via di sviluppo (COM(2002) 120 – C5-0114/2002 – 2002/0052(COD))
P5_TA(2003)0060 A5-0020/2003

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo ,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2002) 120 (1) ),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 179, paragrafo 1 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C5-0114/2002 ),

–   visto l'articolo 67 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per lo sviluppo e la cooperazione e i pareri della commissione per i bilanci e della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità (A5-0020/2003 ),

1.   ritiene che il quadro finanziario di 73,95 milioni di euro sia compatibile con il massimale della rubrica 4 delle prospettive finanziarie, ma solo a condizione che l'autorità di bilancio decida di ridurre gli importi relativi ad altre politiche ovvero faccia ricorso alle disposizioni dell'accordo interistituzionale del 6 maggio 1999;

2.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

3.   chiede che la proposta gli venga nuovamente presentata qualora la Commissione intenda modificare sostanzialmente la proposta emendata o sostituirla con un nuovo testo;

4.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 13 febbraio 2003 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. .../2003 del Parlamento europeo e del Consiglio sul sostegno alle politiche e alle azioni riguardanti l'igiene riproduttiva e sessuale e i diritti connessi nei paesi in via di sviluppo

P5_TC1-COD(2002)0052


IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 179,

vista la proposta della Commissione(2) ,

deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato(3) ,

considerando quanto segue:

1)   la Comunità europea nutre serie preoccupazioni circa l'igiene riproduttiva e sessuale delle donne e degli uomini, in particolare degli individui di età compresa fra 15 e 49 anni che vivono nei paesi in via di sviluppo. I tassi elevati di mortalità e di morbilità tra le madri, a cui si aggiunge la mancanza di una gamma completa di prestazioni assistenziali e servizi, forniture e informazioni sicuri ed affidabili necessari per garantire l 'igiene riproduttiva e sessuale, nonché la diffusione dell'HIV e dell'AIDS compromettono tutti i tentativi di eradicazione della povertà, di migliorare lo sviluppo sostenibile , di aumentare le possibilità e di garantire la sussistenza nei paesi in via di sviluppo;

2)   la libertà di scelta individuale di uomini, donne e adolescenti, attraverso un accesso adeguato all'informazione, all'educazione e ai servizi, rappresenta un importante elemento di progresso e di sviluppo per quanto riguarda l'igiene riproduttiva e sessuale e i diritti connessi e richiede interventi da parte dei governi e responsabilità individuali,

3)   il diritto a godere delle migliori condizioni di salute fisica e mentale che sia in grado di conseguire è un diritto fondamentale dell'uomo, in linea con quanto riconosciuto all 'articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti umani, attualmente negato a oltre un quinto della popolazione mondiale;

4)   a norma dell'articolo 35 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, nel definire e nell'attuare tutte le politiche e le attività dell'Unione si deve assicurare un alto livello di protezione della salute umana;

5)   la Comunità e i suoi Stati membri sostengono che ogni individuo ha il diritto di decidere liberamente quanti figli avere e con quale frequenza; condannano tutte le violazioni dei diritti umani commesse per arginare la crescita demografica, che si tratti di aborto coatto, sterilizzazione obbligatoria, infanticidio, rifiuto, abbandono o maltrattamento dei bambini non desiderati;

6)   il Parlamento europeo e il Consiglio hanno invitato la Comunità a impegnarsi maggiormente per promuovere l'igiene riproduttiva e sessuale e i diritti connessi nei paesi in via di sviluppo;

7)   gli articoli 25, paragrafo 1, lettere c) e d) e 31, lettera b, punto iii) dell'Accordo di Partenariato ACP-UE (4) firmato a Cotonou il 23 giugno 2000, mirano chiaramente a coordinare delle strategie in modo da promuovere l'accesso ai servizi sociali di base;

8)   la Comunità e i suoi Stati membri continueranno a sostenere attivamente le politiche e i programmi riguardanti l'igiene riproduttiva e sessuale e i diritti connessi nei paesi in via di sviluppo e si impegnano a continuare a svolgere un ruolo centrale in questo campo, conferendo la priorità agli aspetti della salute nel quadro di una politica globale di lotta contro la povertà;

9)   la Comunità e i suoi Stati membri intendono contribuire attivamente al conseguimento degli obiettivi di sviluppo del millennio per quanto riguarda la riduzione di tre quarti del tasso di mortalità delle madri, la realizzazione dell'uguaglianza tra i sessi, e l'accesso in tutto il mondo alle cure e ai servizi in materia di igiene sessuale e riproduttiva;

10)   si è convenuto alla conferenza di Monterrey che il potenziamento dell'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) e dei programmi di riduzione del debito dovrebbe essere utilizzato per ottenere migliori risultati in campo sanitario e dell'educazione e che l'UE ha un ruolo importante da svolgere nello studiare in che modo l'incremento dell'APS possa essere utilizzato in maniera più efficace per migliorare lo sviluppo sostenibile;

11)   la conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo (ICPD) tenutasi al Cairo nel 1994 e l'ICPD + 5 tenutasi nel 1999 , hanno definito un programma ambizioso. La Comunità e i suoi Stati membri mantengono il proprio impegno nei confronti dell'obiettivo specifico in materia di igiene riproduttiva, definito all'ICPD, di rendere accessibili, tramite il sistema sanitario di base, cure di igiene riproduttiva a tutti gli individui di età idonea quanto prima possibile e non più tardi del 2015 (Programma d'azione della ICPD, paragrafo 7.6) ;

12)   l'UE s'impegna a sostenere i principi concordati in occasione della ICPD e della ICPD + 5, e chiede alla comunità internazionale, in particolare ai paesi sviluppati, di garantire collettivamente la quota adeguata dell'onere finanziario definito nel Programma d'azione dell'ICPD;

13)   nonostante i progressi successivi all'ICPD, c'è ancora molto da fare per garantire a ogni donna una gravidanza normale e un parto in condizioni sicure, per soddisfare le esigenze dei giovani riguardo all'igiene riproduttiva e sessuale e per mettere fine alle violenze di cui sono vittime le donne, in particolare le rifugiate e quelle che si trovano coinvolte in un conflitto ;

14)   la fornitura, disponibilità e accessibilità costante di metodi di contraccezione più efficaci ed accettabili e la protezione da infezioni trasmesse per via sessuale, compreso l'HIV/AIDS, è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi dell'ICPD; essa implica un'offerta e una scelta adeguate di forniture di qualità in materia di igiene riproduttiva per ogni persona che ne abbia bisogno. Tale forma di sicurezza richiede non solo di disporre dei prodotti stessi, ma anche di poterli prevedere, finanziare, procurare e fornire nei luoghi e nei momenti in cui sono necessari;

15)   la Conferenza delle Nazioni Unite di Pechino sulle donne del 1995 e la Conferenza di Pechino + 5 hanno ribadito gli obiettivi del Programma d'azione dell'ICPD riconoscendo che gli aborti praticati in condizioni rischiose minacciano la vita di un gran numero di donne, e che è possibile evitare i decessi e le lesioni tramite misure di igiene riproduttiva sicure ed efficaci;

16)   il presente regolamento vieta di promuovere sia gli incentivi a favore della sterilizzazione o dell'aborto che la sperimentazione scorretta dei metodi anticoncezionali nei paesi in via di sviluppo. Nell'attuare misure di cooperazione, occorre rispettare rigorosamente le decisioni adottate nel corso dell'ICPD, in particolare il capitolo 8, paragrafo 25, del Programma d'azione secondo cui l'aborto non deve mai essere presentato come un metodo di pianificazione familiare. Dopo un aborto, dovranno essere forniti tempestivamente servizi di consulenza, educazione, pianificazione familiare e assistenza che contribuiranno anche ad evitare aborti ripetuti ;

17)   l'esperienza dimostra che i programmi su popolazione e sviluppo sono davvero efficaci allorché sono stati compiuti passi per migliorare la condizione delle donne (Programma d'azione dell'ICPD, paragrafo 4.1). L'uguaglianza tra i sessi è una condizione preliminare per migliorare l'igiene riproduttiva, e gli uomini dovrebbero assumersi la piena responsabilità del loro comportamento sessuale e riproduttivo (ICPD, paragrafo 4.25);

18)   l'efficacia di programmi volti a sostenere strategie condotte a livello nazionale per migliorare l'igiene riproduttiva e sessuale nei paesi in via di sviluppo dipende in parte da un migliore coordinamento dell'aiuto a livello sia europeo che internazionale, in particolare con le agenzie, i fondi e i programmi delle Nazioni Unite, e più specificamente con il Fondo per la popolazione dell'ONU;

19)   i prestatari di cure in materia di igiene riproduttiva hanno un ruolo centrale da svolgere nella prevenzione dell'HIV/AIDS e di altre infezioni a trasmissione sessuale (IST);

20)   il presente regolamento sostituisce il regolamento (CE) n. 1484/97 del Consiglio del 22 luglio 1997 riguardante gli aiuti alle politiche e ai programmi demografici nei paesi in via di sviluppo(5) , applicabile fino al 31 dicembre 2002, che deve quindi essere abrogato. L'esperienza acquisita durante la sua applicazione dovrebbe essere presa in considerazione nell'applicazione del presente regolamento ;

21)   il presente regolamento stabilisce, per l'intera durata del programma, un quadro finanziario che costituisce, per l'autorità di bilancio, il riferimento privilegiato di cui al paragrafo 33 dell'accordo interistituzionale tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione del 6 maggio 1999 sulla disciplina di bilancio e il miglioramento della procedura di bilancio(6) ;

22)   poiché le misure necessarie all'attuazione del presente regolamento sono misure di gestione ai sensi dell'articolo 2 della decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(7) , è opportuno che esse siano adottate secondo la procedura di gestione prevista all'articolo 4 della suddetta decisione;

23)   l'obiettivo dell'azione proposta, cioè migliorare l'igiene sessuale e riproduttiva e garantire il rispetto dei diritti connessi, con particolare attenzione ai paesi in via di sviluppo, non può essere raggiunto dai soli Stati membri, la portata e gli effetti dell'azione proposta impongono quindi un'azione della Comunità, conformemente al principo di sussidiarietà di cui all'articolo 5 del trattato. Conformemente al principio di proporzionalità, di cui allo stesso articolo 5 del trattato, il presente regolamento si limita a quanto necessario per la realizzazione dell'obiettivo suddetto,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

CAPITOLO I

Finalità e campo di applicazione

Articolo 1

1.   La Comunità sostiene gli interventi volti a migliorare l'igiene riproduttiva e sessuale nei paesi in via di sviluppo e a garantire il rispetto dei diritti connessi.

2.   La Comunità fornisce assistenza finanziaria e consulenze specifiche al fine di promuovere un approccio olistico e il riconoscimento della salute e dei diritti riproduttivi e sessuali quali definiti nel Programma d'azione dell' ICPD, compresa una maternità sicura e l'accesso per tutti a una gamma completa di prestazioni assistenziali e servizi sicuri e affidabili nel campo dell'igiene riproduttiva e sessuale.

3.  Beneficeranno in via prioritaria dei finanziamenti e delle consulenze:

   a) i paesi più poveri e meno sviluppati e le fasce più sfavorite della popolazione dei paesi in via di sviluppo;
   b) gli interventi volti a completare e a rafforzare le politiche e le capacità dei paesi in via di sviluppo e l'assistenza fornita attraverso altri strumenti di cooperazione allo sviluppo.

Articolo 2

Le attività svolte a norma del presente regolamento mirano a:

   a) garantire il diritto di donne, uomini e adolescenti a una buona igiene riproduttiva e sessuale;
   b) garantire a donne, uomini e adolescenti l'accesso a una gamma completa di servizi, forniture, istruzione e informazioni di qualità, sicuri, disponibili, accessibili e affidabili relativi all 'igiene riproduttiva e sessuale inclusa l'informazione relativa a tutti i metodi di pianificazione familiare ;
   c) ridurre i tassi di mortalità e di morbilità tra le madri, specie nei paesi e tra i popoli dove sono più elevati.

Articolo 3

1.  Il sostegno finanziario della Comunità è destinato a interventi specifici mirati alle popolazioni più povere sia nelle aree rurali che in quelle urbane volti a conseguire gli obiettivi di cui all'articolo 2, e in particolare a:

   a) sostenere e promuovere quadri strategici e operativi e interventi finalizzati al conseguimento di obiettivi specifici onde garantire progressivamente a tutti l'accesso a un'assistenza sanitaria di base e a servizi affidabili;
   b) agevolare l'accesso a validi servizi di igiene riproduttiva e sessuale, specie per quanto riguarda la scelta degli anticoncezionali e la prevenzione/diagnosi delle infezioni a trasmissione sessuale, compreso l'HIV/AIDS, e la messa a disposizione di servizi di consultorio e di analisi su base riservata e volontaria ;
   c) offrire sia agli adolescenti sia ai giovani adulti programmi educativi incentrati sul nesso esistente tra pianificazione familiare, igiene riproduttiva, malattie sessualmente trasmissibili e impatto dell'HIV/AIDS sulle relazioni, e fornire loro le informazioni, i servizi e le consulenze necessari per tutelarne l'igiene riproduttiva e sessuale ed evitare le gravidanze indesiderate, coinvolgendoli pienamente nella progettazione e nella realizzazione di tali programmi ;
   d) combattere le pratiche dannose per la salute sessuale e riproduttiva di donne, adolescenti e bambini, quali le mutilazioni genitali femminili, la violenza sessuale, i matrimoni di bambini e i matrimoni prematuri ;
   e) fornire su base stabile, mettere a disposizione e rendere accessibili metodi più efficaci e accettabili di contraccezione e di protezione dalle infezioni a trasmissione sessuale, compreso l'HIV/AIDS ;
   f) promuovere programmi sanitari globali per le madri, compresa l'assicurazione di un'assistenza di qualità prima, durante e dopo il parto, e formare / accrescere gli effettivi di un personale ostetrico competente;
   g) prestare cure ostetriche e un'assistenza postparto di emergenza efficaci, anche nel caso di complicazioni provocate da aborti praticati in condizioni pericolose ;
   h) ridurre il numero degli aborti praticati in condizioni pericolose diminuendo le gravidanze indesiderate, attraverso la messa a disposizione di servizi di pianificazione familiare e di servizi di informazione e di consultorio caratterizzati da un atteggiamento comprensivo che includa l'utilizzazione di metodi contraccettivi e finanziando la formazione e l'equipaggiamento di personale adeguato, inclusi servizi medici per trattare, in condizioni di igiene e sicurezza, le complicazioni provocate da aborti praticati in condizioni pericolose.

2.   Per conseguire gli obiettivi suddetti, si punterà in via prioritaria al potenziamento dei sistemi sanitari nei paesi in via di sviluppo. In tale processo, occorre garantire la partecipazione e la consultazione delle comunità, delle famiglie e delle parti interessate a livello locale, dedicando un'attenzione particolare ai poveri, alle donne e agli adolescenti. Il carattere permanente dei miglioramenti ottenuti in termini di sanità e di benessere dovrà inoltre essere garantito attraverso ingenti investimenti nel settore sociale, riguardanti l'istruzione, l'azione comunitaria, la parità fra i sessi e la sensibilizzazione alla tematica-uomo donna, la tutela dell'ambiente, il benessere economico, la sicurezza alimentare e la nutrizione.

Articolo 4

1.  Nel quadro delle azioni di cui all'articolo 3, la Comunità potrà fornire sostegno sotto forma di:

   a) finanziamenti per la ricerca e i programmi d'azione (svolti, per quanto possibile, da esperti o istituzioni del paese partner o in collaborazione con questi ultimi);
   b) assistenza tecnica, formazione, consulenza o altri servizi;
   c) forniture, tra cui materiale medico, prodotti di base e lavori;
   d) revisioni dei conti e missioni di controllo/valutazione.

Si punterà in via prioritaria a rafforzare la capacità nazionale per garantire la sostenibilità a lungo termine.

2.   Il finanziamento comunitario può coprire sia le spese d'investimento, tranne l'acquisto di beni immobili, che, in casi debitamente giustificati e tenuto conto del fatto che il progetto deve, per quanto possibile, perseguire un obiettivo di sostenibilità a medio termine, le spese correnti (spese di amministrazione, di manutenzione e di funzionamento) al fine di conseguire un uso ottimale del sostegno di cui al paragrafo 1, la cui gestione costituisce temporaneamente un onere per il partner.

CAPITOLO II

Esecuzione degli aiuti

Articolo 5

1.   Il finanziamento comunitario concesso ai sensi del presente regolamento viene stanziato sotto forma di aiuto non rimborsabile.

2.   Per ciascuna azione di cooperazione è richiesto un contributo finanziario dei partner di cui all'articolo 6. Nel fissare l'importo del contributo richiesto, si terrà conto della capacità del partner e della natura dell'azione. In casi specifici, quando il partner è un'organizzazione non governativa (ONG) oppure una organizzazione a base comunitaria, il contributo può essere fornito in natura.

3.   L'assistenza finanziaria fornita a norma del presente regolamento può comportare cofinanziamenti con altri donatori, segnatamente gli Stati membri, le Nazioni Unite, le banche di sviluppo e le istituzioni finanziarie internazionali o regionali.

4.    Nel contesto delle azioni di cui all'articolo 3, paragrafo 1, lettere da b) a g), occorre compiere degli sforzi per coordinare gli interventi mirati all'igiene riproduttiva e sessuale e ai diritti connessi con gli interventi mirati alle malattie legate alla povertà.

Articolo 6

1.  Possono beneficiare dell'assistenza finanziaria concessa ai sensi del presente regolamento i seguenti partner:

   a) autorità amministrative e agenzie pubbliche a livello nazionale, regionale e locale;
   b) enti locali e altri organi decentrati;
   c) comunità locali, ONG, organizzazioni a base comunitaria e altre persone fisiche e giuridiche senza scopo di lucro del settore privato;
   d) organizzazioni regionali;
   e) organizzazioni internazionali, quali le Nazioni Unite e le loro agenzie, fondi e programmi , banche di sviluppo, istituzioni finanziarie, iniziative globali, partenariati internazionali tra settore pubblico e settore privato;
   f) istituti di ricerca e università.

2.   Fatto salvo il paragrafo 1, lettera e), l'assistenza finanziaria comunitaria è riservata ai partner la cui sede principale si trova in uno Stato membro o in un paese terzo che beneficia o possa beneficiare di assistenza comunitaria ai sensi del presente regolamento, purché si tratti effettivamente dell'ufficio che dirige le operazioni commerciali. In casi eccezionali, l'ufficio in questione può essere ubicato in un altro paese terzo.

Articolo 7

1.   Quando le azioni comportino accordi di finanziamento tra la Comunità e i paesi beneficiari di interventi finanziati in virtù del presente regolamento, detti accordi prevedono che il pagamento di tasse, diritti e oneri non sia a carico della Comunità.

2.   Ogni accordo o contratto di finanziamento concluso in base al presente regolamento prevede che esso sia sottoposto alla supervisione e al controllo da parte della Commissione, che puó effettuare ispezioni e verifiche in loco, ed al controllo finanziario da parte della Corte dei conti , secondo le consuete modalità definite dalla Commissione nel quadro delle disposizioni vigenti, in particolare quelle del regolamento finanziario applicabile al bilancio generale dell'Unione europea .

3.   Si prendono le misure necessarie per sottolineare il carattere comunitario degli aiuti forniti nell'ambito del presente regolamento.

Articolo 8

1.   La partecipazione alle gare e ai contratti d'appalto è aperta, a parità di condizioni, a tutte le persone fisiche e giuridiche degli Stati membri e di tutti i paesi in via di sviluppo. In casi eccezionali, essa può essere estesa ad altri paesi terzi.

2.   Le forniture sono originarie del paese beneficiario, di altri paesi in via di sviluppo o degli Stati membri. In casi eccezionali, le forniture possono provenire da altri paesi terzi.

Articolo 9

1.  Per conseguire gli obiettivi di coerenza e di complementarità previsti dal trattato e garantire la massima efficacia globale di queste azioni, la Commissione può prendere tutte le misure necessarie per il coordinamento, in particolare:

   a) la creazione di un sistema per lo scambio e l'analisi costante di informazioni sulle azioni già finanziate e su quelle per cui è previsto il finanziamento da parte della Comunità e degli Stati membri;
   b) il coordinamento in loco delle azioni, attraverso incontri periodici e scambi d'informazioni tra i rappresentanti della Commissione e degli Stati membri nel paese beneficiario.

2.   La Commissione può prendere, in consultazione con gli Stati membri, le iniziative necessarie per assicurare un buon coordinamento con gli altri finanziatori interessati, in particolare con quelli del sistema delle Nazioni Unite.

CAPITOLO III

Procedure decisionali

Articolo 10

1.   Il quadro finanziario per l'attuazione del presente regolamento nel periodo 2003-2006 è fissato a 73,95 milioni di euro. La dotazione annua è subordinata all'accordo dell'autorità di bilancio circa le opportune modalità di finanziamento, nel quadro delle prospettive finanziarie o attraverso il ricorso agli strumenti previsti dall'accordo interistituzionale del 6 maggio 1999.

2.   Gli stanziamenti annuali sono autorizzati dall'autorità di bilancio nei limiti delle prospettive finanziarie.

Articolo 11

1.   La Commissione elabora orientamenti di programmazione strategica che definiscono la cooperazione della Comunità in termini di obiettivi misurabili, priorità, scadenze per i settori specifici d'intervento, presupposti e risultati previsti. La programmazione è annuale e indicativa.

2.   Gli orientamenti di programmazione strategica per i futuri interventi esposti dal rappresentante della Commissione vengono discussi una volta all'anno con gli Stati membri nel comitato di cui all'articolo 13, paragrafo 1. Il comitato esprime un parere su tali materie conformemente alla procedura di gestione di cui all'articolo 13, paragrafi 2 e 3.

Articolo 12

1.   La Commissione è incaricata di istruire, decidere e gestire le azioni di cui al presente regolamento secondo le procedure di bilancio e le altre procedure in vigore, in particolare quelle previste dal regolamento finanziario applicabile al bilancio generale dell'Unione europea.

2.   Le decisioni relative ad azioni che beneficiano, in base al presente regolamento, di un finanziamento superiore a 3 milioni di euro e ad eventuali modifiche di tali azioni che comportino una maggiorazione superiore al 20% dell'importo inizialmente stabilito per le stesse vengono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 13, paragrafo 2.

3.   La Commissione informa gli Stati membri in merito alle decisioni e alle modifiche riguardanti le azioni suddette il cui valore non supera i 3 milioni di euro.

Articolo 13

1.   La Commissione è assistita dal comitato geograficamente competente per lo sviluppo.

2.   Quando venga fatto riferimento al presente paragrafo, si applica la procedura di gestione di cui all'articolo 4 della decisione 1999/468/CE, salvo il disposto degli articoli 7 e 8 della stessa.

3.   Il periodo di cui all'articolo 4, paragrafo 3 della decisione 1999/468/CE è fissato a 45 giorni.

CAPITOLO IV

Relazioni e disposizioni finanziarie

Articolo 14

1.   Al termine di ciascun esercizio finanziario, la Commissione presenta una relazione annuale al Parlamento europeo e al Consiglio contenente informazioni sugli orientamenti per il proprio programma strategico orientativo annuale e sulle azioni finanziate nel corso di tale esercizio finanziario nonché le proprie conclusioni sull 'applicazione del presente regolamento nell'esercizio finanziario precedente. Nella sintesi figurano, in particolare, gli aspetti positivi e negativi delle azioni, le persone con le quali i contratti sono stati conclusi e gli importi di tali contratti, nonché i risultati di tutte le valutazioni indipendenti delle singole azioni.

2.   Al più tardi un anno prima che scada il presente regolamento, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una esauriente relazione di valutazione indipendente sulla sua applicazione onde valutare gli effetti delle azioni intraprese sulla base del presente regolamento e fornire indicazioni sul modo di migliorare l'efficacia delle azioni future. Basandosi su detta relazione, la Commissione può formulare proposte sui futuri sviluppi del regolamento e sulle eventuali modifiche.

Articolo 15

Il regolamento (CE) n. 1484/97 è abrogato. Le azioni decise nel suo ambito proseguono ai sensi del medesimo regolamento.

Articolo 16

1.   Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

2.   Esso si applica fino al 31 dicembre 2006.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il Presidente Il Presidente

(1) GU C 151 E del 25.6.2002, pag. 260.
(2) GU C 151 E del 25.6.2002, pag. 260.
(3) Posizione del Parlamento europeo del 13 febbraio 2003.
(4) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
(5) GU L 202 del 30.7.1997, pag. 1 .
(6) GU C 172 del 18.6.1999, pag. 1.
(7) GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.


Tossicodipendenza *
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di raccomandazione del Consiglio sulla prevenzione e la riduzione dei rischi associati alla tossicodipendenza (COM(2002) 201 - C5-0270/2002 - 2002/0098(CNS))
P5_TA(2003)0061 A5-0021/2003

(Procedura di consultazione)

Il Parlamento europeo ,

–   vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2002) 201 ),

–   consultato dal Consiglio a norma dell'articolo 152, paragrafo 4, secondo comma del trattato (C5-0270/2002 ),

–   visto l'articolo 67 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori e il parere della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni (A5-0021/2003 ),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 250, paragrafo 2, del trattato CE;

3.   invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.   chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

5.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Testo della Commissione   Emendamenti del Parlamento
Emendamento 1
Considerando 1 bis (nuovo)
(1 bis) nel giugno 2001 la sessione speciale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sull'HIV/AIDS ha invitato tutti gli Stati membri dell'ONU a impegnarsi per ridurre, entro il 2005, i danni collegati al consumo di droghe,
Emendamento 2
Considerando 4 bis (nuovo)
(4 bis) il Parlamento europeo, nella sua risoluzione del 19 novembre 1999 sulla comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni su un piano d'azione dell'Unione europea in materia di lotta contro la droga (2000-2004) 1 , rileva "che le politiche di riduzione della domanda, di cura e reinserimento sociale dei tossicodipendenti e di riduzione dell'offerta non sono tre politiche alternative o contraddittorie, ma parti indissociabili di una stessa politica trasversale, il cui fine ultimo è sempre il benessere sociale e degli individui,
_________________
1 GU C 189 del 7.7.2000, pag. 256.
Emendamento 3
Considerando 4 ter (nuovo)
(4 ter) nella sua precitata risoluzione del 19 novembre 1999 il Parlamento europeo rileva inoltre "che la lotta contro la droga ha il suo motivo d'essere nell'aiutare il tossicodipendente a sbarazzarsi della propria dipendenza",
Emendamento 4
Considerando 5
(5) il Parlamento europeo, nella sua risoluzione sulla comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni relativa a un piano d'azione dell'UE in materia di lotta contro la droga (2000-2004) 1 , ha accolto l'obiettivo della riduzione del numero di morti tra i consumatori di droga e ha chiesto all'UE e ai suoi Stati membri di incoraggiare e sviluppare politiche di limitazione dei danni, pur consentendo ai singoli Stati membri di adottare disposizioni e programmi pilota in questo settore ,
(5) sempre nella sua precitata risoluzione del 19 novembre 1999 il Parlamento europeo rileva infine "che l'abuso di droga è associato a disordini biologici, psicologici e sociali, a malattie, a problemi familiari e di lavoro, all'esecuzione di delitti, a incidenti stradali, etc; che la droga minaccia i giovani a una età sempre più precoce; che occorre fare tutto il possibile per proteggere in via prioritaria i minori di 18 anni e ridurre il numero di decessi legati alla droga; che la lotta alla tossicodipendenza e alla politossicodipendenza deve andare di pari passo con la lotta all'alcolismo le cui conseguenze disastrose sono almeno altrettanto drammatiche per le famiglie e la società di quelle dovute alla droga" ,
_________________
1 Doc. n. A5-0063/1999 def.
Emendamento 5
Considerando 6
(6) il programma d'azione comunitario sulla prevenzione della tossicodipendenza nell'ambito dell'azione nel settore della pubblica salute e il programma d'azione comunitario sulla prevenzione dell'AIDS e altre malattie trasmissibili nell'ambito dell'azione nel settore della pubblica salute hanno sostenuto progetti tendenti a prevenire e a ridurre i rischi connessi con la tossicodipendenza, in specie incoraggiando la collaborazione tra gli Stati membri, sostenendo le loro azioni e promuovendo il coordinamento tra le loro politiche e i loro programmi; entrambi i programmi hanno contribuito a migliorare l'informazione, l'educazione e la formazione volta a prevenire la tossicodipendenza e i rischi associati, in specie per i giovani e in particolare per i gruppi vulnerabili,
(6) il programma d'azione comunitario sulla prevenzione della tossicodipendenza nell'ambito dell'azione nel settore della pubblica salute e il programma d'azione comunitario sulla prevenzione dell'AIDS e altre malattie trasmissibili nell'ambito dell'azione nel settore della pubblica salute hanno sostenuto progetti tendenti a prevenire e a ridurre i rischi connessi con la tossicodipendenza, in specie raccomandando agli Stati membri di inserire nei programmi della scuola primaria e secondaria principi pedagogici concernenti i rischi della tossicodipendenza incoraggiando la collaborazione tra gli Stati membri, sostenendo le loro azioni e promuovendo il coordinamento tra le loro politiche e i loro programmi; entrambi i programmi hanno contribuito a migliorare l'informazione, l'educazione e la formazione volta a prevenire la tossicodipendenza e i rischi associati, in specie per i giovani e in particolare per i gruppi vulnerabili,
Emendamento 6
Considerando 7 bis (nuovo)
(7 bis) il consumo di droghe comporta anche effetti a lungo termine come incidenze negative sulla concentrazione, la salute riproduttiva etc.,
RACCOMANDAZIONI AGLI STATI MEMBRI
Emendamento 7
Paragrafo 1
1.   Gli Stati membri, per fornire un elevato livello di tutela della salute devono fissare come obiettivo di sanità pubblica la prevenzione della tossicodipendenza e la riduzione dei rischi connessi.
1.   Gli Stati membri, per fornire un elevato livello di tutela della salute devono fissare come obiettivo prioritario di sanità pubblica la prevenzione della tossicodipendenza, la disintossicazione e la riduzione del consumo di droga, della domanda di droga, del numero di tossicodipendenti nonché dei rischi connessi alla tossicodipendenza quali componenti di un lavoro attivo finalizzato alla prevenzione dell'abuso di tutti i tipi di droghe ; gli Stati membri devono, pertanto, sostenere la ricerca e lo studio in materia di prevenzione e riduzione dei rischi connessi alla tossicodipendenza come uno dei fattori determinanti della salute collegati con lo stile di vita, sulla base del quale si potrebbero valutare le conseguenze a livello locale, regionale, nazionale e comunitario.
Emendamento 8
Paragrafo 1 bis (nuovo)
(1 bis) Gli Stati membri devono elaborare e mettere in atto strategie globali volte a prevenire la tossicodipendenza
Gli Stati membri e i paesi candidati devono incoraggiare lo scambio e l'applicazione di programmi di prevenzione, metodologie di cura e programmi di riabilitazione basati su esperienze provate e sostenere strutture nazionali di informazione sulla droga e, laddove è possibile, la compatibilità e l'interfunzionalità delle varie reti, in modo da rendere possibile lo scambio di dati e di informazioni in materia di prevenzione e riduzione dei rischi connessi alla tossicodipendenza.
Emendamento 9
Paragrafo 1 ter (nuovo)
1 ter. Il bilancio comunitario per la lotta contro la droga deve fornire risorse finanziarie adeguate per sostenere gli Stati membri nella loro opera di prevenzione della tossicodipendenza e di riduzione dei rischi connessi.
Emendamento 10
Paragrafo 1 quater (nuovo)
1 quater. Occorre potenziare gli sforzi volti a migliorare la copertura e la gamma delle misure miranti a prevenire e ridurre i rischi connessi al consumo di droghe nei paesi candidati. L'Unione europea deve fornire un sostegno finanziario e tecnico ove necessario.
Emendamento 11
Paragrafo 1 quinquies (nuovo)
(1 quinquies) Gli Stati membri devono, da un lato, introdurre un sistema di valutazione continua degli approcci, delle metodiche e delle azioni poste in essere per individuare le migliori pratiche di lotta contro la droga e, dall'altro, stabilire obiettivi a medio e lungo termine per la riduzione dei rischi connessi alla tossicodipendenza.
Emendamento 12
Paragrafo 1 sexies (nuovo)
(1 sexies) Gli Stati membri devono apportare risposte concrete, basate sullo scambio delle migliori esperienze nazionali, regionali e locali, alle nuove pratiche di consumo di droghe (uso di droghe a fini ricreativi nei luoghi di svago notturno, politossicomania, droga al volante);
Emendamento 13
Paragrafo 2, alinea
2.   Gli Stati membri, al fine di ridurre sostanzialmente l'incidenza dei danni per la salute connessi con il consumo di droga (HIV, epatite B e C, tubercolosi, ecc.) e il numero di morti connesse con il consumo di droga devono rendere disponibile come parte integrante delle loro politiche globali in materia di prevenzione delle tossicodipendenze, una certa gamma di interventi differenziati, tendenti in particolare alla riduzione del rischio; pertanto gli Stati membri:
2.   Gli Stati membri, al fine di ridurre sostanzialmente l'incidenza dei danni per la salute connessi con il consumo di droga (HIV, epatite B e C, tubercolosi, ecc.) e gli altri problemi fisici (flebite, endocardite, ecc.) o psichici (depressione, psicosi) nonché il numero di morti connesse con il consumo di droga, devono rendere disponibile come parte integrante delle loro politiche globali in materia di prevenzione delle tossicodipendenze, una certa gamma di interventi differenziati, tendenti in particolare alla riabilitazione dalla tossicodipendenza e alla riduzione del rischio ma non sostitutivi delle misure volte a riportare il tossicodipendente ad una vita senza droghe ; pertanto gli Stati membri:
Emendamento 14
Paragrafo 2, punto 1
(1) devono fornire informazioni e consigli agli utilizzatori di droghe al fine di promuovere la riduzione dei rischi e per facilitare il loro accesso ai servizi appropriati;
(1) devono ridurre gli ostacoli che i drogati incontrano nella ricerca di aiuto, fornendo informazioni e consigli al fine di promuovere la riduzione dei rischi e dei danni, l'astinenza dalle droghe e la riabilitazione dalla tossicodipendenza, e facilitando il loro accesso ai servizi appropriati a livello locale ;
Emendamento 15
Paragrafo 2, punto 1 bis (nuovo)
(1 bis) devono garantire che tutte le droghe siano classificate in funzione dei dati scientifici relativi al rischio da esse rappresentato per la salute umana;
Emendamento 16
Paragrafo 2, punto 1 ter (nuovo)
(1 ter) devono tener conto dei dati delle più recenti ricerche scientifiche in materia di rischi epidemiologici derivanti dall'uso di droghe nonché di quelli connessi alla tossicodipendenza.
Emendamento 17
Paragrafo 2, punto 1 quater (nuovo)
(1 quater) devono fornire ai giovani i fatti (aspetti positivi e negativi) inerenti ad ogni droga, in modo da incoraggiarli ad accettare il messaggio nel suo insieme, compresi gli eventuali disturbi mentali e fisici che possono insorgere;
Emendamento 18
Paragrafo 2, punto 1 quinquies (nuovo)
(1 quinquies) devono rendere più efficaci le politiche in materia di tossicodipendenza e di riduzione dei rischi, prendendo in considerazione l'esperienza di ex tossicodipendenti, delle famiglie e di coloro che lavorano in comunità di tossicodipendenti;
Emendamento 19
Paragrafo 2, punto 2
2. devono informare le comunità e le famiglie e consentire il loro coinvolgimento nella prevenzione e nella riduzione dei rischi connessi con la tossicodipendenza;
2. devono informare le comunità locali (compresi polizia, personale di assistenza sanitaria, assistenti sociali) e le famiglie e consentire il loro coinvolgimento nella prevenzione e nella riduzione dei rischi connessi con la tossicodipendenza e con la politossicomania ;
Emendamento 20
Paragrafo 2, punto 2 bis (nuovo)
(2 bis) devono incoraggiare le comunità locali a formare unità mobili che possano fornire agli utilizzatori di droga, dove sia più necessario, informazioni, consigli e servizi fondamentali di assistenza sanitaria (esami del sangue, terapie, pronto soccorso in caso di overdose);
Emendamento 21
Paragrafo 2, punto 2 bis (nuovo)
(2 ter) devono predisporre strategie preventive mirate e credibili sul consumo di droghe a scopi ricreativi, in contesti creativi, comprensive di informazioni sulle migliori modalità di prevenire o tenere sotto controllo gli eventuali rischi;
Emendamento 22
Paragrafo 2, punto 3
(3) devono includere metodologie di lavoro a vasto raggio d'azione nell'ambito delle politiche nazionali in materia di lotta antidroga e sostenere una formazione appropriata nelle attività a vasto raggio e nello sviluppo di norme e metodi di lavoro. Il lavoro a vasto raggio d'azione è stato definito come un'attività orientata verso la Comunità, intrapresa al fine di contattare individui o gruppi provenienti da specifiche popolazioni bersaglio, che non sono effettivamente contattate o raggiunte dai servizi esistenti o attraverso i canali tradizionali di educazione in materia di salute;
(3) devono includere metodologie di lavoro a vasto raggio d'azione nell'ambito delle politiche nazionali in materia di lotta antidroga e sostenere una formazione appropriata nelle attività a vasto raggio e nello sviluppo di norme e metodi di lavoro. Il lavoro a vasto raggio d'azione è stato definito come un'attività orientata verso la Comunità, intrapresa al fine di contattare individui o gruppi provenienti da specifiche popolazioni bersaglio, che non sono effettivamente contattate o raggiunte dai servizi esistenti o attraverso i canali tradizionali di educazione in materia di salute, nonché come un'attività svolta in strada ("lavoro di strada") ;
Emendamento 23
Paragrafo 2, punto 3 bis (nuovo)
(3 bis) devono sostenere i progetti innovativi in materia sperimentati da alcuni Stati membri con risultati positivi e volti ad evitare la morte e ridurre i rischi sanitari per i tossicodipendenti e devono incoraggiare l'accreditamento, da parte delle autorità sanitarie, di comunità di volontariato che si occupano della prevenzione e del trattamento della tossicodipendenza;
Emendamento 24
Paragrafo 2, punto 3 ter (nuovo)
(3 ter) devono elaborare norme di base comuni per la sicurezza all'interno e all'esterno dei luoghi di svago notturni, basate su:
– interventi personalizzati di gruppi di prevenzione in collaborazione con i proprietari di club o con gli organizzatori di serate
– informazione e controllo della composizione chimica delle sostanze che possono essere consumate
– disponibilità di aree di recupero;
Emendamento 25
Paragrafo 2, punto 4
(4) devono incoraggiare il coinvolgimento di laici e volontari nel lavoro a vasto raggio, incluse le situazioni di emergenza connesse con la droga;
(4) devono incoraggiare, ove opportuno, il coinvolgimento di laici, ex tossicodipendenti , volontari e associazioni di volontariato e no profit, nel lavoro a vasto raggio, incluse le situazioni di emergenza connesse con la droga e in tutte le situazioni in cui può essere utilizzata l'esperienza e la professionalità dei volontari per la prevenzione delle tossicodipendenze ;
Emendamento 26
Paragrafo 2, punto 4 bis (nuovo)
(4 bis) devono definire regimi adattati di prevenzione antidroga e strategie terapeutiche per gli ambienti ad elevato rischio, come le carceri;
Emendamento 27
Paragrafo 2, punto 4 ter (nuovo)
(4 ter) devono favorire il coinvolgimento dei tossicodipendenti nella pianificazione, realizzazione e valutazione delle iniziative;
Emendamento 28
Paragrafo 2, punto 4 quater (nuovo)
(4 quater) devono riconoscere il valore dei gruppi di mutuo soccorso per i tossicodipendenti e per quanti stanno uscendo da una situazione di tossicodipendenza;
Emendamento 55
Paragrafo 2, punto 5 bis (nuovo)
(5 bis) devono insistere sulla necessità che si svolgano riunioni ad alto livello tra agenzie, a intervalli estremamente regolari, per coordinare strategie e progetti, ridurre gli attriti e le rivalità fra gli organismi che affrontano il problema partendo da prospettive diverse e promuovere buone relazioni di lavoro;
Emendamento 29
Paragrafo 2, punto 6
(6) devono fornire un trattamento globale di sostituzione, sostenuto da un'adeguata assistenza psicosociale, tenendo conto che un'ampia varietà di opzioni di trattamenti diversi, incluso il trattamento senza droga, può essere reso disponibile a seconda dei fabbisogni del tossicodipendente ;
(6) devono fornire la possibilità di accedere a tutte le opzioni terapeutiche, con o senza trattamento di sostituzione. Il tipo di terapia è reso disponibile in funzione della valutazione e dei bisogni individuali di ciascun tossicodipendente ed è accompagnato da un sostegno psicosociale adeguato ;
Emendamento 31
Paragrafo 2, punto 8 bis (nuovo)
(8 bis) devono promuovere programmi alternativi a una pena detentiva nei casi in cui i tossicodipendenti abbiano violato la legislazione in materia di droghe, eventualmente combinati con la possibilità di sottoporsi a una disintossicazione obbligatoria;
Emendamento 32
Paragrafo 2, punto 9
(9) devono fornire un accesso appropriato ai preservativi, alla distribuzione di aghi e siringhe, ai programmi e punti di scambio;
(9) devono fornire un accesso appropriato ai preservativi nonché, in forme rigorosamente controllate, ad aghi e siringhe, ai programmi e punti di scambio e approfittare di tali contatti con i tossicodipendenti per offrire attivamente assistenza e riabilitazione ;
Emendamento 33
Paragrafo 2, punto 10 bis (nuovo)
(10 bis) devono introdurre sistematicamente la prevenzione e la cura dei danni alla salute derivanti dalla droga nei sistemi di formazione degli operatori sanitari;
Emendamento 34
Paragrafo 2, punto 11
(11) devono organizzare un'integrazione appropriata tra l'assistenza sanitaria fondamentale e l'assistenza sociale nonché approcci specialistici alla riduzione del rischio;
(11) devono organizzare un'integrazione appropriata tra l'assistenza sanitaria e l'assistenza sociale nonché approcci specialistici alla riduzione del rischio;
Emendamento 35
Paragrafo 2, punto 11 bis (nuovo)
(11 bis) devono promuovere programmi di ricerca finalizzati alla comprensione dei meccanismi molecolari, psicologici e sociali della tossicodipendenza, così da elaborare nuove strategie in materia di prevenzione e trattamento dei tossicodipendenti;
Emendamento 36
Paragrafo 2, punto 12 bis (nuovo)
(12 bis) devono prestare attenzione ai problemi connessi alla droga nell'ambito della vita lavorativa;
Emendamenti 58 e 65
Paragrafo 2, punto 12 ter (nuovo)
(12 ter) devono garantire che nei loro istituti penitenziari non circoli alcun tipo di droga;
Emendamento 37
Paragrafo 3, punto -1 (nuovo)
(-1) prevedere programmi di intervento fondati sulla valutazione dei bisogni specifici quali emergono in ciascuna comunità locale (azioni mirate);
Emendamento 38
Paragrafo 3, punto 1
(1) usare prove scientifiche dell'efficacia come base fondamentale per selezionare gli interventi appropriati;
(1) usare dati comparabili e metodi standardizzati di ricerca scientifica e di registrazione dei dati per valutare obiettivamente, e con un elevato livello di certezza, i risultati delle varie impostazioni adottate per limitare i danni causati dal consumo di droghe;
Emendamento 39
PPParagrafo 3, punto 2
(2) mettere a punto e applicare adeguati protocolli di valutazione di tutti i programmi di prevenzione e di riduzione dei rischi connessi con le droghe; e devono includere fra i requisiti per ricevere sovvenzioni pubbliche la pianificazione e l'attuazione di una valutazione appropriata;
(2) mettere a punto e applicare adeguati protocolli di valutazione di tutti i programmi di prevenzione e di riduzione dei rischi connessi con le droghe; includere fra i requisiti per ricevere sovvenzioni pubbliche la pianificazione e l'attuazione di una valutazione intermedia e finale appropriata che si ricolleghi agli obiettivi del programma ;
Emendamento 40
Paragrafo 3, punto 2 bis (nuovo)
(2 bis) comparare costi e risultati delle politiche dei vari paesi in termini di riduzione del danno per la salute, delle morti legate al consumo di droga e dei reati contro la proprietà ricollegabili al consumo di droga;
Emendamento 41
Paragrafo 3, punto 2 ter (nuovo)
(2 ter) incoraggiare ulteriori ricerche sulla correlazione tra l'assunzione di droga e i disturbi mentali e fisici;
Emendamento 51
Paragrafo 3, punto 5 bis (nuovo)
(5 bis) promuovere la comparabilità dei dati in materia di droga come pure la prevenzione e riduzione dei rischi per la salute causati dalla tossicodipendenza.
Emendamento 43
Paragrafo 3, punto 6
(6) rendere efficace l'uso dei risultati della valutazione per l'affinamento e lo sviluppo delle politiche in materia di prevenzione della tossicodipendenza;
(6) rendere efficace l'uso dei risultati della valutazione per l'affinamento e lo sviluppo delle politiche volte a dissuadere dal far uso di droga, contenere la tossicodipendenza e ridurre i danni per la salute connessi con l'uso di droga ;
Emendamento 52
Paragrafo 3, punto 6 bis (nuovo)
(6 bis) utilizzare i dati scientifici e le valutazioni risultanti dall'attuazione di misure di lotta contro la tossicodipendenza in modo da adattare di conseguenza le strategie e le azioni miranti alla prevenzione e alla riduzione dei rischi connessi alla tossicodipendenza.
Emendamento 44
Paragrafo 3, punto 9 bis (nuovo)
(9 bis) riflettere sulla nozione di "danno sociale" causato dalla tossicodipendenza,
Emendamento 45
Paragrafo 2, punto 9 ter (nuovo)
(9 ter) promuovere studi di valutazione dei progetti innovativi in materia di droghe e la comparazione dei risultati ottenuti dalle diverse politiche in termini di riduzione dei rischi per la salute e delle morti legate al consumo di droga;
Emendamento 46
Paragrafo 4
4.   Gli Stati membri devono riferire alla Commissione sull'attuazione della presente raccomandazione entro due anni dall'adozione della raccomandazione e in seguito su richiesta della Commissione , al fine di contribuire al seguito della presente raccomandazione a livello comunitario e agendo di conseguenza nel contesto del piano d'azione dell'UE in materia di lotta contro la droga (2000-2004) .
4.   Gli Stati membri devono riferire alla Commissione sull'attuazione della presente raccomandazione entro due anni dall'adozione della stessa e poi ogni due anni , al fine di contribuire al seguito della presente raccomandazione a livello comunitario.
RACCOMANDAZIONI ALLA COMMISSIONE
Emendamento 47
RaRaccomandazione 1
INVITA PERTANTO LA COMMISSIONE:
a cooperare con il Gruppo Pompidou del Consiglio d'Europa, l'Organizzazione mondiale della sanità e il programma delle Nazioni Unite per il controllo internazionale delle droghe e altre organizzazioni internazionali attive nel settore;
INVITA PERTANTO LA COMMISSIONE:
(1) a cooperare con i paesi candidati, il Gruppo Pompidou del Consiglio d'Europa, l'Organizzazione mondiale della sanità e il programma delle Nazioni Unite per il controllo internazionale delle droghe e altre organizzazioni e reti europee ed internazionali attive nel settore, tenendo conto delle relazioni annuali dell'OEDT ;
Emendamento 48
RaccomaRaccomandazione 1 bis (nuova)
(1 bis) a seguire e utilizzare i risultati delle azioni connesse poste in essere a livello comunitario e, in particolare, il piano d'azione dell'Unione europea in materia di droga (2000-2004) adottato dal Consiglio europeo di Feira nel giugno 2000, come pure la decisione 1786/2002/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 settembre 2002, che adotta un programma d'azione comunitario nel campo della sanità pubblica (2003-2008) 1 per lo sviluppo di strategie, politiche e azioni dell'Unione europea.
_____________________
1 GU L 271 del 9.10.2002, pag. 1.
Emendamento 49
Raccomandazione 1 ter (nuova)
(1 ter) a perseguire la coesione, la complementarità e il valore aggiunto derivanti dallo sviluppo di azioni e attività comunitarie nel settore della droga e della prevenzione della tossicodipendenza, evitando nel contempo una sovrapposizione con le azioni poste in essere dall'Unione europea.
Emendamento 50
RRaccomandazione 2 bis (nuova)
(2 bis) nell'ambito del programma di azione comunitario nel campo della sanità pubblica (2003-2008):
- a promuovere, sulla base delle valutazioni intraprese, l'inventario delle migliori pratiche in materia di prevenzione e riduzione dei rischi connessi alla tossicodipendenza;
-a sostenere azioni in materia di prevenzione e riduzione dei rischi connessi alla tossicodipendenza quale uno dei fattori determinanti della salute collegato con lo stile di vita;
-a perseguire l'inclusione della strategia di lotta contro la droga nelle altre politiche e azioni comunitarie.
Emendamenti 53 e 57
Raccomandazione 2 ter (nuova)
(2 ter) a presentare una proposta di raccomandazione del Consiglio sui rischi inerenti ai medicinali soggetti all'obbligo di ricetta medica che inducono dipendenza, come le benzodiazepine, e sulle migliori prassi per il trattamento e l'assistenza di pazienti che presentano sintomi cronici da astinenza o danni permanenti.

Ordigni inesplosi e munizioni all'uranio impoverito
Risoluzione del Parlamento europeo sugli effetti dannosi degli ordigni inesplosi (mine terrestri e submunizioni di bombe a frammentazione) e delle munizioni all'uranio impoverito
P5_TA(2003)0062 B5-0116 , 0117 , 0126 , 0129 e 0131/2003

Il Parlamento europeo ,

–   viste le sue precedenti risoluzioni del 17 gennaio 2001 sulle conseguenze dell'impiego di munizioni all'uranio impoverito(1) e del 13 dicembre 2001 sulle bombe a frammentazione(2) ,

A.   ribadendo la necessità di dichiarare una moratoria su questi tipi di munizioni in vista di una messa al bando totale,

B.   considerando i lavori del Gruppo di esperti governativi (GEG) sui residuati bellici esplosivi e le mine anticarro che discute delle armi e dei sistemi d'arma, comprese le submunizioni di bombe a frammentazione che sono all'origine di ordigni inesplosi, e che inizierà a negoziare al riguardo nel 2003,

C.   considerando gli eccellenti progressi compiuti dalla Commissione per quanto concerne il sostegno allo sminamento,

D.   considerando che le mine terrestri antipersona e le mine anticarro continuano ad essere utilizzate in numerosi conflitti armati di grandi proporzioni; considerando inoltre che le mine terrestri sono usate principalmente nei conflitti in cui sono coinvolti gruppi armati sia governativi che non governativi,

E.   prendendo atto del fatto che la maggior parte degli Stati membri dell'Unione europea ha sottoscritto il trattato di Ottawa sulla totale messa al bando delle mine terrestri antipersona e che, pertanto, non utilizza più questo tipo di armi; riconoscendo che la NATO ha di fatto vietato l'uso delle mine antipersona,

F.   considerando che le submunizioni di bombe a frammentazione sono state e sono tuttora ampiamente utilizzate nei conflitti armati,

G.   considerando che le munizioni all'uranio impoverito sono state utilizzate in passato in interventi militari,

H.   considerando che la NATO non ha messo al bando questi tipi di armi,

I.   considerando che – sebbene attualmente il diritto internazionale non tratti in modo specifico la questione dell'uranio impoverito – è necessario adoperarsi in modo credibile per garantire che l'eventuale ricorso ad armi di questo tipo non violi il Protocollo aggiuntivo I della Convenzione sulle armi convenzionali,

J.   considerando che il diritto internazionale attuale non prevede il risarcimento per eventuali effetti dannosi di armi e sistemi d'arma di questo tipo da parte di chi utilizza,

K.   considerando altresì che gli Stati, inclusi gli Stati membri dell'Unione europea, sono disposti a contribuire agli sforzi intesi a colmare tale lacuna fornendo assistenza alle persone danneggiate dalle armi in questione, sotto forma di aiuti economici, di operazioni di sminamento e di assistenza sociale e medica,

L.   considerando che i cittadini dell'Unione europea, civili e militari che partecipano alle operazioni di mantenimento o di imposizione della pace, potrebbero essere stati e continuare ad essere vittime di queste armi nel corso di missioni umanitarie civili e militari e, potenzialmente, in occasione di future missioni a titolo della politica europea di sicurezza e di difesa (PESD),

M.   considerando che l'utilizzo di qualsiasi tipo di arma contro obiettivi civili in qualsiasi conflitto è contrario al diritto umanitario internazionale, e che l'uso di questi tipi di armi potrebbe essere considerato un crimine di guerra di competenza del Tribunale penale internazionale,

N.   considerando che per l'Unione europea è essenziale, nello sviluppo della sua PESD e nel dispiegamento delle forze armate, far rispettare rigorosamente il diritto umanitario internazionale e le norme in materia di controllo degli armamenti,

1.   chiede al Consiglio e agli Stati membri di esaminare e sorvegliare la progettazione e la messa a punto di armi, garantendo che esse siano conformi al diritto internazionale in materia, nel rispetto delle più rigorose norme internazionali intese a prevenire errori tecnici di impiego, dispiegamento, scelta degli obiettivi e funzionamento;

2.   chiede al Consiglio e agli Stati membri, nonché alla NATO e ai suoi membri non appartenenti all'Unione, di rilasciare una dichiarazione pubblica nella quale si impegnano a non utilizzare, nei conflitti armati attuali e futuri, armi o sistemi d'arma che sono stati vietati o che sono ritenuti illegali ai sensi del diritto internazionale;

3.   chiede al Consiglio e agli Stati membri dell'Unione europea, nonché ai paesi candidati all'adesione di appoggiare pienamente il Gruppo di esperti governativi che ha il compito di negoziare un nuovo protocollo o un protocollo modificato nel quadro della Convenzione del 1980 sulle armi convenzionali, affinché si affronti la questione dei residuati bellici esplosivi, in particolare allo scopo di definire le modalità per una rapida assistenza alle vittime;

4.   chiede al Consiglio di sostenere pienamente i programmi della Commissione nel settore dello sminamento e sottolinea che tali programmi dovrebbero essere estesi al settore più ampio dei residuati bellici esplosivi; invita la Commissione ad indicare in che modo ciò potrebbe essere realizzato;

5.   invita la Commissione a pubblicare una comunicazione sulla questione, illustrando dettagliatamente le misure che ha adottato per intensificare i propri sforzi a favore di progetti di assistenza alle vittime delle mine antipersona o degli ordigni inesplosi (progetti di assistenza primaria o di reinserimento sociale ed economico) e le iniziative prese per incoraggiare i paesi terzi interessati a definire una politica nazionale nei confronti di tali vittime;

6.   invita la Commissione a pubblicare una comunicazione contenente una sua valutazione delle priorità e delle migliori prassi che potrebbero essere utilmente incluse fra le azioni internazionali da intraprendere sul piano giuridico per affrontare la questione degli ordigni inesplosi, al fine di sostenere gli sforzi esplicati a Ginevra con gli Stati aderenti alla Convenzione del 1980 sulle armi convenzionali;

7.   chiede alla Commissione, alla luce dei risultati delle indagini scientifiche sull'uso di munizioni all'uranio impoverito, di seguire gli sviluppi relativi ad un'eventuale grave e diffusa contaminazione dell'ambiente, nonché ad un rischio acuto o sensibile a lungo termine per la salute umana, e di tenerlo regolarmente informato;

8.   sostiene il rafforzamento del contributo dell'Unione europea alla lotta contro le mine terrestri antipersona, e chiede alla Commissione di svolgere un ruolo di primo piano nel promuovere la cooperazione e il coordinamento con gli Stati membri, le Nazioni Unite e gli Stati Uniti, e di sostenere in modo efficace il coordinamento fra i principali programmi di attività e i partner in loco;

9.   chiede al Consiglio e agli Stati membri di adottare tutte le misure necessarie per generalizzare l'adesione al trattato di Ottawa del 1997 e alla Convenzione del 1980 sulle armi convenzionali;

10.   chiede che siano vietati l'impiego, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento delle mine terrestri antipersona da parte di gruppi armati non governativi; chiede agli Stati firmatari del trattato di Ottawa di iscrivere la questione all'ordine del giorno della loro prossima riunione a Bangkok e di sostenere gli sforzi esplicati da ONG specializzate e da organizzazioni umanitarie internazionali per ottenere dai gruppi armati non governativi che rispettino il divieto dell'uso di mine terrestri;

11.   chiede al Consiglio di appoggiare le indagini indipendenti e approfondite sugli effetti dannosi che potrebbe avere l'uso di munizioni all'uranio impoverito (e di altri tipi di testate all'uranio) nelle operazioni sul campo, ad esempio nei Balcani, in Afghanistan e in altre regioni; sottolinea che tali indagini dovrebbero riguardare sia gli effetti sui soldati nelle zone colpite che gli effetti sui civili e sui loro territori; chiede che gli siano trasmessi i risultati di queste indagini;

12.   invita gli Stati membri– affinché svolgano pienamente il loro ruolo di guida – ad applicare immediatamente una moratoria sull'ulteriore utilizzo di munizioni di bombe a frammentazione e di munizioni all'uranio impoverito (e di altri tipi di testate all'uranio), in attesa delle conclusioni di uno studio esauriente sulle esigenze del diritto umanitario internazionale;

13.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi degli Stati membri dell'Unione europeae di tutti gli Stati membri della NATO non appartenenti all'UE, al Segretario generale delle Nazioni Unite e all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

(1) GU C 262 del 18.9.2001, pag. 167.
(2) GU C 177 E del 25.7.2002, pag. 309.


Protesi mammarie
Risoluzione del Parlamento europeo sulla comunicazione della Commissione concernente i provvedimenti adottati a livello nazionale e comunitario in merito alle protesi mammarie (COM(2001) 666 – C5-0327/2002 – 2002/2171(COS))
P5_TA(2003)0063 A5-0008/2003

Il Parlamento europeo ,

–   vista la comunicazione della Commissione (COM(2001) 666 – C5-0327/2002 ),

–   visto l'articolo 152 del trattato CE,

–   vista la direttiva 93/42/CEE del Consiglio del 14 giugno 1993 concernente i dispositivi medici(1) ,

–   vista la direttiva 98/79/CE del Parlamento europeo e Consiglio del 27 ottobre 1998 relativa ai dispositivi medico-diagnostici in vitro(2) ,

–   vista la direttiva 2000/70/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 novembre 2000 che modifica la direttiva 93/42/CEE del Consiglio per quanto riguarda i dispositivi medici che incorporano derivati stabili del sangue o del plasma umano(3) ,

–   vista la sua risoluzione del 13 giugno 2001 su alcune petizioni dichiarate ricevibili concernenti le protesi al silicone (petizioni 0470/1998 e 0771/1998)(4) ,

–   visto l'articolo 47, paragrafo 1, del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori e i pareri della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità e della commissione per le petizioni (A5-0008/2003 ),

A.   considerando che mancano informazioni sui potenziali rischi delle protesi mammarie ,

B.   considerando che migliaia di donne, esercitando il diritto di petizione, si sono rivolte al Parlamento europeo affinché prendesse posizione sui pericoli inerenti all'applicazione di protesi mammarie al silicone,

C.   considerando che, nella sua precitata risoluzione del 13 giugno 2001, il Parlamento europeo ha segnatamente preso posizione sulla sicurezza e sulla qualità dei prodotti offerti e sul quadro terapeutico connesso all'intervento chirurgico, raccomandando una serie di misure specifiche a livello sia comunitario che nazionale,

D.   considerando che i pazienti devono sapere che in alcuni casi le protesi non durano tutta la vita e che può essere necessario sostituirle o asportarle; considerando altresì che devono essere informati sulla qualità delle protesi e la loro idoneità per il singolo paziente,

E.   considerando che la rottura della protesi avviene, secondo alcuni studi, dal 5 al 51% dei casi e che altri studi indicano un tasso di rottura del 50% dopo 7-10 anni e fino al 95% dopo 20 anni,

F.   considerando che numerose donne fanno ricorso alla protesi per motivi estetici e che alcuni gruppi di auto-aiuto sostengono che se venissero impartite maggiori informazioni sui rischi e sulle implicazioni prima dell'operazione, le donne a optare per le protesi sarebbero un numero inferiore,

G.   considerando che poiché in Europa non è prevista la registrazione delle protesi, il numero totale di donne portatrici di protesi è ignoto,

H.   considerando che esistono carenze nelle attuali ricerche: ad esempio non solo mancano dati a lungo termine, ma anche informazioni sul numero di protesi applicate; inoltre negli studi i vari tipi di protesi non sono specificati e sono carenti le informazioni in merito alla durata delle protesi,

1.   chiede l'adozione e l'attuazione di misure specifiche di base per migliorare l'informazione per i pazienti, il seguito e la sorveglianza, il controllo e le garanzie di qualità e le ricerche in materia di protesi mammarie al silicone e loro componenti nonché una valutazione clinica dopo l'immissione sul mercato, in particolare per quanto riguarda:

   la durata delle protesi,
   una migliore protezione della salute delle donne sottoposte a protesi,
   una valutazione globale delle conseguenze e dei rischi per la salute;

2.   raccomanda che l'impianto di protesi in donne al di sotto dei 18 anni sia autorizzato solo per motivi medici;

3.   chiede che venga garantito un controllo sulla commercializzazione delle protesi mammarie per evitare informazioni erronee e fuorvianti;

4.   sottolinea la necessità di agevolare il consenso, la promozione e il sostegno per un sistema efficace di sorveglianza sulle conseguenze negative e gli effetti a lungo termine delle protesi;

5.   si compiace del fatto che, per far fronte ai numerosi problemi esistenti, la Commissione si sia dichiarata favorevole a una politica su scala comunitaria e abbia precisato nella sua comunicazione al Parlamento le disposizioni comunitarie e nazionali già applicabili in materia;

6.   si compiace del fatto che la Commissione abbia praticamente tenuto conto di tutti i suggerimenti del Parlamento, in particolare per quanto riguarda la pubblicità, l'informazione da fornire ai pazienti, il miglioramento delle garanzie di qualità delle protesi e l'istituzione di registri nazionali;

7.   sostiene la proposta di una nuova classificazione delle protesi quale prodotto di classe III a norma della direttiva 93/42/CEE, poiché ciò avrà l'effetto positivo di rafforzare le procedure di valutazione;

8.   ritiene che le protesi mammarie al silicone siano una priorità sanitaria e chiede che vengano messi a disposizione fondi per i programmi di ricerca UE, in particolare per porre rimedio alle carenze di alcune recenti ricerche;

9.   considera che l'etichettatura delle protesi al gel di silicone dovrebbe prevedere un avvertimento sui rischi potenziali per la salute;

10.   insiste affinché prima di convenire con una paziente la data di un'operazione di impianto di una protesi di gel di silicone, la paziente stessa debba ricevere una copia del foglietto informativo e di consigli redatto dalla competente autorità nazionale (ad esempio la formulazione proposta da EQUAM) contenente un'avvertenza contro i potenziali rischi per la salute; detto foglietto dovrebbe inoltre contenere una raccomandazione che insista affinché si decida un'operazione soltanto dopo che tutti i principali problemi siano stati risolti senza ambiguità;

11.   accoglie con favore le proposte della Commissione volte a promuovere l'approvazione di un formulario per il consenso all'impianto di protesi mammarie, con informazioni relative alle alternative, ai vantaggi e ai rischi;

12.   chiede l'introduzione di un passaporto della destinataria dell'impianto di protesi mammaria in cui siano specificate le caratteristiche dell'impianto e le misure di monitoraggio sanitario post-operatorio; ritiene che tale passaporto debba essere firmato dal chirurgo e dalla paziente e debba essere considerato una dichiarazione di assenso all'operazione;

13.   ritiene che tutti i potenziali pazienti dovrebbero avere accesso a informazioni gratuite e complete, elaborate da esperti indipendenti; sottolinea la particolare responsabilità dei medici e del personale infermieristico nel fornire, per iscritto e in un linguaggio comprensibile dal paziente, informazioni affidabili, obiettive, complete e scientificamente aggiornate su tutti i dettagli delle protesi (numero di identificazione, volume e tipo), nonché la necessità del loro coinvolgimento anche dopo l'operazione, al fine di facilitare l'ulteriore assistenza; chiede inoltre alle autorità degli Stati membri di stabilire norme per la fornitura di informazioni;

14.   ritiene che sia necessario aumentare la consapevolezza dell'opinione pubblica sui rischi potenziali delle protesi mammarie al gel di silicone; in particolare le donne dovrebbero sapere che le protesi mammarie, in alcuni casi, devono essere sostituite dopo un certo periodo di tempo, che varia da una persona all'altra; ritiene che le donne, anche in giovane età, dovrebbero essere informate in modo completo e adeguato del fatto che non è possibile escludere completamente eventuali conseguenze o rischi genotossici in caso di gravidanza o di allattamento;

15.   chiede un controllo postoperatorio annuale e a carattere obbligatorio, i cui risultati dovrebbero essere resi disponibili ai fini della ricerca e dell'ulteriore sviluppo della sicurezza e della tollerabilità;

16.   riconosce che i pazienti che hanno già ricevuto protesi mammarie possono avere bisogno di informazioni retroattive, consigli e supervisione medica, per l'individuazione di tumori e rotture intra ed extracapsulari; sottolinea che a tal fine l'uso di tecniche di visualizzazione medica come la TAC, la risonanza magnetica e l'ecografia facilitano la sorveglianza e l'accuratezza della diagnosi;

17.   raccomanda la promozione della tolleranza, della fiducia in sé stessi e di alternative concettuali alle protesi mammarie, in collaborazione con i gruppi attivi in questo settore;

18.   esorta gli Stati membri a promuovere, assicurandone l'accettazione, un'immagine realistica delle donne mediante campagne positive di informazione, non permettendo alle pratiche pubblicitarie incontrollate di imporre un ideale di bellezza;

19.   chiede che si rendano maggiormente noti e siano promossi metodi alternativi di intervento per la conservazione degli organi mammari utilizzando i propri tessuti;

20.   rileva che, anche quando gli Stati membri adottano limiti minimi di età per l'impianto di protesi, è talvolta necessaria una operazione chirurgica ricostruttiva in età giovanile per motivi clinici;

21.   esorta gli Stati membri a vietare, sull'esempio della Francia, la pubblicità diretta al grande pubblico concernente le protesi mammarie e il loro impianto (intervento chirurgico) e a diffondere invece informazioni obiettive e non commerciali nel quadro del sistema sanitario nazionale, tra l'altro, ma non esclusivamente, via Internet; in ogni caso al fine di evitare informazioni scorrette e fuorvianti, è necessario disciplinare la pubblicità in alcuni Stati membri che stimola la domanda di protesi senza fornire informazioni equilibrate e propone che la pubblicità relativa alle protesi mammarie a fini di chirurgia estetica contenga un'avvertenza che le informazioni necessarie sono disponibili e una comunicazione sanitaria chiara e leggibile;

22.   ritiene che non dovrebbero essere utilizzati in tale pubblicità illustrazioni di tipo "prima e dopo la cura";

23.   raccomanda urgentemente che i particolari delle operazioni per le protesi mammarie effettuate nella UE vengano iscritti obbligatoriamente in un registro nazionale delle protesi mammarie in ogni Stato membro; esorta gli Stati membri ad aderire al registro internazionale delle protesi mammarie e a sostenere i costi risultanti dall'adesione nazionale al registro internazionale;

24.   ritiene che i registri nazionali delle protesi mammarie siano essenziali per la tracciabilità dei produttori e dei pazienti (in particolare, nel caso di difetti delle protesi, è essenziale che, dopo l'intervento, esse possano essere rintracciate presso i pazienti interessati); sottolinea che in tale contesto si deve tenere debitamente conto delle norme vigenti in materia di tutela della riservatezza per quanto attiene al trattamento dei dati personali, che l'accesso ai registri deve essere limitato e che il loro contenuto deve essere trattato in modo confidenziale;

25.   propone che i produttori riforniscano di protesi soltanto i chirurghi che rispettano i registri europei delle protesi mammarie; questo requisito dovrebbe essere controllato da un organismo indipendente e i risultati delle verifiche dovrebbero essere pubblicati;

26.   chiede inoltre una procedura comprovata di certificazione dei medici, al fine di ridurre i danni alla salute derivanti da operazioni non eseguite a regola d'arte;

27.   ritiene che, in correlazione con le responsabilità dei fabbricanti di protesi, debbano essere previste garanzie per i pazienti per quanto riguarda i chirurghi e le cliniche;

28.   ritiene che il costo delle protesi mammarie dovrebbe includere quanto segue: l'incontro preliminare con il chirurgo; una chiara discussione illustrativa sulle implicazioni delle protesi e sulle alternative con una persona competente, indipendente e dotata di una formazione ad hoc, senza interessi finanziari nell'eventuale decisione del paziente; un periodo di riflessione di non meno di quattro-sei settimane; una anamnesi particolareggiata pre-impianto; consigli post-impianto e controlli periodici;

29.   ritiene che occorra un elenco internazionale completo dei medici specializzati in chirurgia plastica e che in tale specializzazione debba rientrare anche la chirurgia per l'impianto di protesi mammarie, e includere la rimozione di protesi obsolete e difettose;

30.   esorta gli Stati membri a far eseguire agli ispettorati nazionali/regionali della sanità controlli rigorosi e frequenti, in particolare delle cliniche private che effettuano interventi di mastoplastica mediante protesi;

31.   invita la Commissione a effettuare una revisione delle misure nazionali adottate in seguito a questa comunicazione entro tre anni;

32.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 169 del 12.7.1993, pag. 1.
(2) GU L 331 del 7.12.1998, pag. 1.
(3) GU L 313 del 13.12.2000, pag. 22.
(4) GU C 53 E del 28.2.2002, pag. 231.


Diritti umani in Kazakistan e nell'Asia centrale
Risoluzione del Parlamento europeo sul Kazakistan
P5_TA(2003)0064 B5-0135 , 0136 , 0143 , 0144 , 0147 e 0152/2003

Il Parlamento europeo ,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sul Kazakistan,

–   visto l'accordo di partenariato e cooperazione firmato dall'Unione europea con il Kazakistan il 23 gennaio 1995 ed entrato in vigore il 1° luglio 1999,

–   visti il documento strategico per l'Asia centrale 2002-2006 della Commissione e il programma indicativo 2002-2004,

–   viste le conclusioni della quarta riunione del Consiglio di cooperazione tra l'Unione europea e il Kazakistan,

–   viste le dichiarazioni dell'Unione europea sul caso del giornalista Sergei Duvanov,

A.   sottolineando che il rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto è un elemento fondamentale dell'accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e il Kazakistan sul quale saranno basate le future relazioni,

B.   considerando che in Kazakistan è stata recentemente creata un'istituzione nazionale per i diritti umani e che nel 1998 tale paese ha ratificato la convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti,

C.   considerando che nel paese sono in aumento i casi di intimidazione e persecuzione nei confronti della stampa, dell'opposizione politica e delle minoranze religiose,

D.   considerando che Sergei Duvanov, uno dei giornalisti indipendenti più rappresentativi nonché direttore di un bollettino sui diritti umani, è stato condannato a tre anni e mezzo di prigione, malgrado le numerose irregolarità che hanno viziato le indagini e la mancanza di una difesa adeguata durante il processo, che sollevano interrogativi quanto alla sentenza,

E.   considerando che Sergei Duvanov è stato arrestato il 28 ottobre 2002, proprio alla vigilia della sua partenza per un viaggio negli USA dove avrebbe dovuto parlare della libertà di stampa in Kazakistan, perché accusato, sulla base di prove dubbie, di aver abusato sessualmente di una minorenne,

F.   considerando che Sergei Duvanov era stato in precedenza accusato di "aver infranto l'onore e la dignità del Presidente" il 9 luglio 2002 in relazione a un articolo diffuso su Internet che alludeva al coinvolgimento di funzionari governativi in reati finanziari, che è stato successivamente aggredito da tre uomini non identificati e che tale aggressione ha reso necessario il suo ricovero in ospedale il 28 agosto 2002, ma che le autorità non hanno indagato adeguatamente sull'episodio,

G.   considerando che Irina Petrushova, direttore responsabile di "Respublika Weekly", è stata condannata a un anno e mezzo di detenzione e deve ora affrontare tre nuovi procedimenti penali,

H.   considerando che Mukhtar Ablyazov e Galymzhan Zhakiyanov, leader del partito di opposizione "Alternativa democratica per il Kazakistan", sono stati rispettivamente condannati a sei e sette anni di prigione, nel luglio e nell'agosto 2002, sulla base di accuse di natura politica, connesse a presunti "abusi d'ufficio" e a "peculato",

I.   considerando che in Kazakistan i partiti politici devono raccogliere almeno 50 000 firme per essere registrati, che tutte le organizzazioni non governative devono ora essere registrate presso le autorità e che gli inadempienti rischiano reati penali,

J.   considerando che, in base alla nuova costituzione adottata nel 1995, il Presidente può legiferare mediante decreti e controllare gli atti del parlamento e della magistratura,

1.   esprime viva preoccupazione per le indagini e il processo a carico del giornalista Sergei Duvanov nonché per la sua condanna, e chiede pertanto che egli sia immediatamente rilasciato;

2.   invita le autorità del Kazakistan a condurre indagini indipendenti sul caso di Sergei Duvanov e su quelli dei due leader dell'opposizione, Mukhtar Ablyazov e Galymzhan Zhakiyanov, nonché a rendere pubblicamente accessibili le informazioni in proposito;

3.   invita le autorità kazake a fornire informazioni regolari e trasparenti su tutti i procedimenti giudiziari in corso;

4.   esorta il Kazakistan ad adeguare il proprio quadro giuridico istituzionale alle norme internazionali, in particolare ai principi di Parigi concernenti lo status e il funzionamento delle istituzioni nazionali per la protezione e la promozione dei diritti umani, che sono stati adottati dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1993;

5.   condanna il fatto che il reato di tortura non sia tuttora definito dal codice penale e condanna altresì il persistere del diffuso ricorso alla tortura e ad altre forme di trattamento crudeli da parte di funzionari incaricati dell'applicazione della legge;

6.   deplora il fatto che le competenze del nuovo difensore civico per i diritti umani siano estremamente limitate e chiede che il decreto presidenziale sul quale si basa quest'organo nazionale per i diritti umani sia sostituito da un testo di legge migliore, che il Parlamento dovrebbe adottare al più presto;

7.   esorta il governo e il parlamento kazaki a ritornare sulla propria decisione per quanto riguarda l'obbligo di registrazione per i partiti politici e le ONG;

8.   esorta il governo kazako ad invitare l'opposizione ad avviare un dialogo su strumenti e modi per superare l'attuale conflitto;

9.   invita il Consiglio e la Commissione a sollevare con fermezza la questione del rispetto dei diritti umani nella prossima riunione del Consiglio di cooperazione, subordinando l'ulteriore applicazione dell'accordo di partenariato e cooperazione al conseguimento di progressi in tale ambito, e a rafforzare i programmi TACIS per la democrazia destinati al Kazakistan, in particolare allo scopo di sviluppare e consolidare le istituzioni democratiche e i mezzi di comunicazione indipendenti e di contrastare la prassi della corruzione;

10.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Segretario generale delle Nazioni Unite, all'OSCE, al Consiglio d'Europa e al governo del Kazakistan.


Venezuela
Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Venezuela
P5_TA(2003)0065 B5-0134 , 0137 , 0141 , 0146 e 0149/2003

Il Parlamento europeo ,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sul Venezuela nonché la risoluzione del 15 maggio 2002 sul secondo vertice tra l'Unione europea, l'America latina e i Caraibi(1) ,

–   vista la dichiarazione della Presidenza del 23 dicembre 2002 sulla situazione interna in Venezuela,

–   vista la Carta democratica interamericana dell'Organizzazione degli Stati americani (OSA),

–   vista la risoluzione dell'OSA del 16 dicembre 2002,

A.   considerando che gli avvenimenti politici, economici e sociali che il Venezuela vive ultimamente hanno avuto ripercussioni sulla stessa convivenza pacifica e democratica dei cittadini e delle istituzioni, e hanno suscitato forti preoccupazioni a livello interno e internazionale quanto alla necessità di consolidare la democrazia, il rispetto dei diritti fondamentali e lo Stato di diritto,

B.   considerando che il "Tavolo del negoziato", il Segretariato generale dell'OSA e il Gruppo di paesi amici del Venezuela (Brasile, Cile, Spagna, Stati Uniti d'America, Messico e Portogallo) stanno contribuendo in modo utile a ricercare una soluzione sostenibile alla crisi in atto in Venezuela,

C.   considerando che il PE ha svolto in linea di massima, sin dall'inizio, un ruolo di moderatore e di precursore del dialogo, favorendo soluzioni pacifiche e negoziate per i conflitti latenti nell'ordine internazionale, segnatamente in America latina,

D.   considerando che l'unico modo per uscire dall'impasse politica e far riprendere il progresso economico e uno sviluppo sociale giusto in Venezuela consiste necessariamente nell'intensificare il dialogo franco, sincero e costruttivo, in cui devono poter trovare spazio tutti i settori interessati, e sempre nel pieno rispetto della democrazia, della Costituzione, dello Stato di diritto e della sovranità nazionale,

1.   deplora profondamente gli episodi di violenza avvenuti, ed esprime il proprio cordoglio alle famiglie di tutte le vittime;

2.   appoggia il compito del "Tavolo del negoziato" e del Segretariato generale dell'OSA, con l'assistenza del Gruppo di paesi amici del Venezuela, in quello che è il suo obiettivo di contribuire a creare condizioni favorevoli ad un dialogo e ad una riconciliazione nazionale;

3.   esorta il governo e le altre istituzioni del Venezuela, l'opposizione, in particolare il Coordinamento democratico, i partiti politici e i cittadini in generale a ricercare una soluzione dialogata, pacifica, costituzionale e democratica alla crisi, che consenta al paese di ridare slancio allo sviluppo economico e sociale così da incamminarsi verso la stabilità e il consolidamento della democrazia, il rispetto dei diritti fondamentali, dello Stato di diritto e della sovranità nazionale;

4.   esorta il Consiglio a prestare un'attenzione continua alla situazione delle comunità d'immigrati provenienti dagli Stati membri della UE e residenti in Venezuela, e ciò al fine di proteggere sia tali comunità che i loro averi;

5.   sollecita la Conferenza dei presidenti ad autorizzare l'invio di una delegazione del Parlamento, al fine di conoscere e di valutare più da vicino la realtà e la situazione che vive attualmente tale paese;

6.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché al governo del Venezuela e al Segretariato generale dell'OSA.

(1) P5_TA(2002)0242.


Diritti umani nello Zimbabwe
Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione dei diritti umani nello Zimbabwe
P5_TA(2003)0066 B5-0112 , 0142 , 0148 e 0151/2003

Il Parlamento europeo ,

–   viste le sue precedenti risoluzioni del 13 aprile 2000(1) , 18 maggio 2000(2) , 6 luglio 2000(3) , 15 marzo 2001(4) , 6 settembre 2001(5) , 13 dicembre 2001(6) , 14 marzo 2002(7) , 4 luglio 2002(8) e 5 settembre 2002(9) sulla situazione nello Zimbabwe,

A.   considerando che la posizione comune dell'Unione europea del 18 febbraio 2002 - che dovrà essere sottoposta a revisione il 18 febbraio 2003 - ha introdotto sanzioni mirate nei confronti del regime di Mugabe, preso atto dell'inasprimento della repressione contro la popolazione dello Zimbabwe, e che fra le sanzioni rientra il divieto di lasciare il paese per gli alti dirigenti della ZANU-PF (Unione nazionale africana – Fronte patriottico),

B.   considerando che nello Zimbabwe l'oppressione politica si è intensificata e che il leader del partito di opposizione MDC (Movimento per il cambiamento democratico), Morgan Tsvangirai, il segretario generale Welshman Ncube, e un deputato al Parlamento, Renso Gasela, sono ora processati sulla base di pretestuose accuse di tradimento,

C.   considerando che lo Zimbabwe non è più un paese democratico, poiché le elezioni politiche, presidenziali e tutte le successive elezioni amministrative sono state caratterizzate da episodi di intimidazione, repressione, frodi elettorali e violenza politica favorita dalle autorità pubbliche, e si registrano sistematiche violazioni dei diritti umani fondamentali,

D.   considerando che 7,2 milioni di abitanti, più della metà della popolazione dello Zimbabwe, stanno per morire di fame e che a quanti non sono in grado di presentare la tessera di appartenenza alla ZANU-PF vengono negati i generi alimentari controllati dal governo,

E.   considerando che la situazione economica generale sta degradando vertiginosamente, che il tasso di disoccupazione è pari al 70%, che l'inflazione supera il 100% e che attualmente è coltivato solo il 50% dei terreni agricoli di un tempo,

F.   considerando che i sostenitori dello MDC arrestati, inclusi taluni deputati al Parlamento, segnalano che negli interrogatori la polizia ricorre a tecniche sempre più violente, fra cui rientrano torture come i pestaggi, l'elettroshock e l'avvelenamento,

G.   considerando che la giovane milizia di Mugabe non viene perseguita, nonostante perpetri massicce intimidazioni e violenze nei confronti di civili innocenti,

H.   considerando che Robert Mugabe è stato invitato al vertice franco-africano in programma a Parigi il 19 febbraio 2003,

I.   considerando che il Parlamento europeo ha coerentemente chiesto l'estensione delle sanzioni e la loro rigorosa applicazione, oltre ad aver sollecitato altre misure intese a rendere più efficace l'azione internazionale contro il regime di Mugabe,

J.   considerando che i prossimi avvenimenti, quali la revisione della posizione dello Zimbabwe all'interno del Commonwealth, la questione delle modalità di applicazione delle sanzioni UE in relazione al vertice UE-Africa e l'esame della questione dello Zimbabwe da parte delle Nazioni Unite, saranno fondamentali per aumentare la pressione sul regime di Mugabe,

K.   considerando che il Sudafrica in particolare, il vicino più potente dello Zimbabwe nonché suo principale partner economico, ha la possibilità e la responsabilità di dimostrare capacità di leadership contribuendo a far sì che nello Zimbabwe la situazione cambi rapidamente in meglio,

L.   considerando che l'Unione europea è impegnata a mantenere strette relazioni con tutti i suoi partner ACP e a collaborare con loro e con la comunità internazionale nella ricerca di un approccio comune per ripristinare la democrazia e porre fine alle sofferenze della popolazione dello Zimbabwe,

M.   considerando che le nazioni africane non debbono permettere che il regime di Mugabe tenga in scacco le loro relazioni con i paesi dell'Unione europea e che è pertanto nell'interesse dell'Unione africana e della SADC attivarsi con urgenza, congiuntamente al resto della comunità internazionale, per far sì che nello Zimbabwe la situazione cambi rapidamente in meglio,

N.   considerando che una parte significativa della relazione del gruppo di esperti delle Nazioni Unite dell'ottobre 2002 sullo sfruttamento illecito delle ricchezze naturali della Repubblica democratica del Congo è dedicata al ruolo illecito di gruppi di interesse dello Zimbabwe, sostenuti dal governo del paese, e documenta in modo allarmante come l'operato dei corrotti seguaci di Mugabe si ripercuota non solo sulla popolazione dello Zimbabwe, ma anche sui paesi vicini, e considerando altresì che nella relazione viene citato il presidente del Parlamento dello Zimbabwe, Emmerson Mnangagwa,

O.   considerando che esponenti di spicco del regime di Mugabe hanno trovato modo di eludere il divieto di lasciare il paese e che il Consiglio non è riuscito a impedire che ciò avvenisse,

P.   considerando che il Parlamento europeo è intervenuto direttamente nel novembre 2002 per rifiutare l'accesso ai propri edifici a due cittadini dello Zimbabwe colpiti dal divieto, cui le autorità belghe avevano rilasciato visti,

1.   condanna la mancanza di coerenza che caratterizza la politica dell'UE e invita il Consiglio e i governi degli Stati membri a non derogare dal regime di sanzioni imposto dall'UE stessa;

2.   chiede al Consiglio di garantire, quando riesaminerà la sua posizione comune del 18 febbraio 2002, che le sanzioni contro il regime di Mugabe continuino ad essere applicate senza interruzioni e senza eccezioni, e di precisare, con assoluta chiarezza, le modalità di applicazione del divieto di visto nei confronti dei membri della ZANU-PF;

3.   insiste perché le accuse false e infondate mosse nei confronti di Morgan Tsvangirai, Welshman Ncube e Renson Gasela siano ritirate e perché cessino le violenze e le intimidazioni sistematiche ai danni degli oppositori del regime di Mugabe;

4.   chiede che un governo rappresentativo sia quanto prima liberamente ed equamente scelto nell'ambito di elezioni correttamente gestite e monitorate a livello internazionale;

5.   condanna l'uso degli aiuti alimentari quale arma politica contro i sostenitori dell'opposizione e chiede al governo dello Zimbabwe di garantire la distribuzione di cibo alla popolazione indipendentemente dall'affiliazione politica; chiede alla comunità internazionale, segnatamente le Nazioni Unite, di adottare un approccio più interventista per quanto concerne la distribuzione di generi alimentari, e di fornire protezione in vista di una consegna sicura ed equa di questi ultimi a coloro che ne hanno bisogno, nonché di cooperare con i paesi vicini dello Zimbabwe che devono affrontare il problema dei profughi;

6.   invita le Nazioni Unite a nominare un relatore speciale incaricato di far luce sulla situazione dei diritti dell'uomo nello Zimbabwe;

7.   chiede al Consiglio e alla Commissione di estendere le sanzioni esistenti e di colpire anche quegli uomini d'affari che sono responsabili del finanziamento del regime della ZANU-PF; chiede altresì l'introduzione di misure addizionali che includano la revoca, per coloro cui si applicano le sanzioni dell'UE, del diritto di soggiorno in Europa e l'impossibilità, per i membri delle loro famiglie, di avere accesso a posti di lavoro o a istituti di istruzione nell'UE;

8.   chiede nuovamente alla Commissione e al Consiglio di fornire maggiori informazioni sul congelamento dei conti bancari di coloro cui si applicano le sanzioni dell'UE;

9.   chiede che sia prenda in esame l'imposizione al regime dello Zimbabwe di sanzioni più diversificate, ivi compreso un boicottaggio di eventi sportivi e culturale a livello internazionale, evitando però di aggravare le sofferenze della popolazione;

10.   elogia il coraggio dei giocatori di cricket Andy Flower e Henry Olonga, che hanno sfidato Mugabe, e la posizione della squadra inglese di cricket, che ha rifiutato di giocare nello Zimbabwe;

11.   chiede che l'UE, i partner ACP e la comunità internazionale tengano maggiormente conto del desiderio che l'MDC nutre in vista di un'applicazione rigorosa delle sanzioni dell'Unione, nonché dell'appello del Presidente dell'MDC Morgan Tsvangirai per un'applicazione severa del divieto di visto;

12.   critica il fatto che Mugabe sia stato invitato ad assistere al vertice franco-africano nel febbraio 2003;

13.   insiste perché il Consiglio rifiuti a Mugabe, e a qualsiasi altro cittadino dello Zimbabwe che sia stato colpito dal divieto, il visto per essere presente al vertice franco-africano di Lisbona, e deplora che un'altra opportunità di dialogo fra l'UE e l'Africa rischi di essere compromessa a causa dei problemi provocati dal regime dello Zimbabwe;

14.   chiede, in conformità dell'Accordo di Cotonou, che le questioni del buon governo e della promozione dei diritti dell'uomo e dello Stato di diritto, segnatamente nello Zimbabwe, siano messe in evidenza in tutte le discussioni dell'UE con i paesi africani e le loro organizzazioni regionali, e che non siano semplicemente riservate al dialogo con l'Africa meridionale;

15.   sollecita il Presidente del Sudafrica Mbeki, quale attuale Presidente dell'Unione africana, e il Presidente Dos Santos, nella sua qualità di Presidente della SADC, a prendere l'iniziativa di fare pressione sullo Zimbabwe, attraverso efficaci iniziative regionali, e a chiedere nuove elezioni presidenziali nel paese, che si svolgano sotto la supervisione internazionale;

16.   sollecita il Commonwealth a rinnovare la sospensione dello Zimbabwe;

17.   respinge l'opinione secondo cui la sostituzione del Presidente Mugabe con Emmerson Mnangagwa risolverebbe i problemi dello Zimbabwe, dal momento che quest'ultimo ha un'evidente responsabilità nello stato attuale dell'economia del paese e della sua amministrazione, ed è coinvolto nelle violenze politiche e in brogli elettorali;

18.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione e al Consiglio nonché ai governi degli Stati membri, al Consiglio ACP-UE, al governo e al parlamento dello Zimbabwe, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Segretario generale dell'Unione africana e al Segretario generale della SADC.

(1) GU C 40 del 7.2.2001, pag. 425.
(2) GU C 59 del 23.2.2001, pag. 241.
(3) GU C 121 del 24.4.2001, pag. 394.
(4) GU C 343 del 5.12.2001, pag. 304.
(5) GU C 72 E del 21.3.2002, pag. 339.
(6) GU C 177 E del 25.7.2002, pag. 305.
(7) P5_TA(2002)0131.
(8) P5_TA(2002)0376.
(9) P5_TA(2002)0412.


Crisi del settore siderurgico e misure da attuare sul piano comunitario
Risoluzione del Parlemanto europeo sulla crisi del settore siderurgico
P5_TA(2003)0067 B5-0133 , 0139 e 0140/2003

Il Parlamento europeo ,

–   vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e, in particolare, le disposizioni relative ai diritti sociali, nonché le disposizioni del trattato CE, in particolare l'articolo 136, a norma del quale gli Stati membri hanno come obiettivi la promozione dell'occupazione, il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, una protezione sociale adeguata e il dialogo sociale al fine di consentire un livello occupazionale elevato e duraturo e la lotta contro l'emarginazione,

–   viste le conclusioni del Consiglio europeo di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000, del Consiglio europeo di Göteborg del 15 e 16 giugno 2001, del Consiglio europeo di Barcellona del 15 e 16 marzo 2002, nonché le conclusioni del 16 settembre 2002 sull'esito del Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile,

–   vita la direttiva 77/187/CEE del Consiglio, del 14 febbraio 1977, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di stabilimenti(1) ,

–   vista la direttiva 94/45/CE del Consiglio, del 22 settembre 1994, concernente l'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie(2) ,

–   vista la direttiva 98/59/CE del Consiglio, del 20 luglio 1998, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi(3) ,

–   vista la direttiva 2002/14/CE del parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2002, che istituisce un quadro generale relativo all'informazione ed alla consultazione dei lavoratori(4) nelle imprese della Comunità europea,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sul settore siderurgico, le ristrutturazioni e le fusioni industriali,

–   viste le continue perdite di posti di lavoro nel settore siderurgico,

A.   considerando che la società ARCELOR, società siderurgica risultante dalla fusione tra Arbed, Usinor e Aceralia, ha annunciato nel mese di gennaio 2003 l'intenzione di sopprimere le linee a caldo in tutti gli stabilimenti continentali del gruppo, il che comporterà la soppressione di migliaia di posti di lavoro in tutta Europa,

B.   considerando che malgrado le sue dichiarazioni secondo cui i siti continentali di produzione a caldo non sono più sostenibili, la direzione dell'Arcelor si è candidata all'acquisto di quattro siti continentali nel sud della Polonia; che alla luce di ciò il governo polacco ha peraltro previsto un intervento per 2,7 miliardi di zloty,

C.   tenendo conto della mobilitazione dei lavoratori dipendenti interessati, delle loro organizzazioni sindacali, delle popolazioni e dei rappresentanti delle regioni colpite,

D.   considerando che la decisione unilaterale statunitense di imporre dazi straordinari sulle importazioni di acciaio, principalmente dall'Unione europea, è in contrasto con l'accordo dell'Organizzazione mondiale del commercio e sta arrecando un notevole pregiudizio ai produttori comunitari del settore,

1.   ricorda ad Arcelor i suoi impegni di impresa e chiede che assuma la sua responsabilità sociale e che tutti i suoi stabilimenti continentali siano trattati su un piede di parità, in modo non discriminatorio;

2.   chiede alla Commissione di garantire un'applicazione rigorosa dei trattati a qualsiasi domanda d'aiuto il governo polacco dovesse presentare in relazione all'operazione annunciata dall'Arcelor in Polonia, rigettando l'uso di motivazioni contraddittorie;

3.   ricorda alla Commissione che rientra nelle sue competenze, dopo l'estinzione della CECA, trattare le conseguenze economiche e sociali per la siderurgia derivanti dall'apertura dell'Europa ai nuovi Stati membri;

4.   chiede alla Commissione di studiare, in cooperazione con le autorità interessate, un impiego efficace e mirato dei fondi comunitari, in particolare del FSE, per la formazione professionale e la riconversione dei lavoratori interessati;

5.   chiede alla Commissione di continuare ad adoperarsi con determinazione, sia in ambito OCSE che OMC, in vista dell'elaborazione e dell'adozione di rigorose normative multilaterali contro la concorrenza sleale dei paesi terzi attuata mediante sovvenzioni, il ricorso abusivo a disposizioni commerciali o altre misure;

6.   incoraggia la Commissione ad adottare misure decise per proteggere le imprese europee dagli effetti negativi derivanti da tale azione unilaterale, nel rispetto delle norme commerciali multilaterali e tenendo conto degli interessi a lungo termine dell'economia europea;

7.   accoglie con favore la creazione di un gruppo di commissari, presieduto da Erkki Liikanen, commissario responsabile delle imprese e composto dai commissari preposti al commercio, alla concorrenza, all'ampliamento e alle politiche economica, sociale ed estera, ai fini della definizione di una risposta coerente alle difficoltà che si prospettano; ritiene tuttavia opportuno che Margot Wallström, commissario per l'ambiente venga associata a tale compito;

8.   chiede alla Commissione e agli Stati membri di promuovere l'innovazione, sviluppare nuove azioni nel senso della specializzazione e della qualità anche in tale settore o prevedere piani adeguati per la riconversione; giudica necessario garantire il mantenimento di un settore siderurgico forte e moderno nell'UE, in grado di soddisfare le esigenze di sviluppo duraturo e di creazione di posti di lavoro soprattutto al fine di rafforzare la protezione dei lavoratori e dei consumatori;

9.   invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare una strategia più determinata di fronte alle ristrutturazioni industriali e al loro impatto sociale, al fine di prevenirne le ripercussioni negative sull'occupazione e sulle condizioni di lavoro, ma anche sulla gestione del territorio;

10.   deplora che, in numerose e recenti ristrutturazioni di imprese, non siano state rispettate le vigenti disposizioni a livello comunitario concernenti i licenziamenti collettivi, i trasferimenti di imprese e i comitati di impresa europei; in particolare chiede alla Commissione di verificare, laddove necessario, che gli Stati membri applichino le direttive 98/59/CE e 94/45/CE;

11.   ritiene che tutte le sovvenzioni accordate nel quadro dei fondi pubblici dovrebbero essere subordinate ad accordi per quanto riguarda l'occupazione, lo sviluppo locale e gli investimenti destinati a modernizzare la produzione;

12.   invita gli Stati membri a promuovere e a rafforzare il dialogo sociale nel rispetto della legislazione nazionale ed europea in materia di informazione e di consultazione dei lavoratori, e ad adottare misure efficaci miranti a proteggere i rappresentanti sindacali;

13.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, nonché alle parti sociali.

(1) GU L 61 del 5.3.1977, pag. 26.
(2) GU L 254 del 30.9.1994, pag. 64.
(3) GU L 225 del 12.8.1998, pag. 16.
(4) GU L 80 del 23.3.2002, pag. 29.

Ultimo aggiornamento: 6 maggio 2004Avviso legale