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Testi approvati
Giovedì 21 febbraio 2008 - StrasburgoEdizione definitiva
Controllo dell'applicazione del diritto comunitario (2005)
 Accreditamento e vigilanza del mercato per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti ***I
  Risoluzione
  Testo consolidato
 Quadro comune per la commercializzazione dei prodotti ***I
  Risoluzione
  Testo consolidato
 Applicazione di norme tecniche nazionali a prodotti commercializzati legalmente in un altro Stato membro ***I
  Risoluzione
  Testo consolidato
 Situazione a Gaza
 Settimo Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite
 Futuro demografico dell'Europa
 Cooperazione scientifica con l'Africa
 Quarta relazione sulla coesione
 Attuazione dell'agenda territoriale e della Carta di Lipsia - Verso un programma d'azione europeo per lo sviluppo spaziale e la coesione territoriale
 Timor Est
 Bielorussia
 Nord Kivu (Repubblica democratica del Congo)

Controllo dell'applicazione del diritto comunitario (2005)
DOC 59k
Risoluzione del Parlamento europeo del 21 febbraio 2008 sulla 23 a relazione annuale della Commissione sul controllo dell'applicazione del diritto comunitario (2005) (2006/2271(INI) )
P6_TA(2008)0060 A6-0462/2007

Il Parlamento europeo ,

–   vista la 23a relazione annuale della Commissione sul controllo dell'applicazione del diritto comunitario (COM(2006)0416 ),

–   visti i documenti di lavoro dei servizi della Commissione (SEC(2006)0999 ) e (SEC(2006)1005 ),

–   vista la comunicazione della Commissione intitolata "Un'Europa dei risultati – Applicazione del diritto comunitario" (COM(2007)0502 ),

–   visti l'articolo 45 e l'articolo 112, paragrafo 2, del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione giuridica e il parere della commissione per le petizioni (A6-0462/2007 ),

A.   considerando che l'efficacia delle politiche dell'Unione europea dipende in gran misura dalla loro attuazione a livello nazionale, regionale e locale; considerando che il rispetto della legislazione comunitaria da parte degli Stati membri deve essere rigorosamente controllato e seguito in modo che essa produca gli effetti positivi auspicati sulla vita quotidiana dei cittadini,

B.   considerando che il numero di denunce relative ad infrazioni del diritto comunitario attesta l'importanza del ruolo svolto dai cittadini dell'Unione nella sua applicazione e che la capacità delle istituzioni dell'Unione europea di rispondere in modo appropriato alle preoccupazioni dei cittadini è importante per la credibilità dell'Unione europea,

C.   considerando che la Commissione può adattare gli strumenti di cui si avvale per portare a termine in modo efficace la sua missione e procedere ad innovazioni atte a migliorare l'applicazione del diritto comunitario,

La relazione annuale per il 2005 e il seguito dato alla risoluzione del Parlamento

1.   prende atto che il numero totale di procedure di infrazione avviate dalla Commissione ha mostrato una tendenza ad aumentare negli ultimi anni, con 2 709 infrazioni riscontrate nel 2003 (per l'UE a 15); prende inoltre atto che il numero di infrazioni riscontrate è diminuito drasticamente nel 2004 (di 563) per aumentare nuovamente nel 2005, benché a un livello inferiore rispetto a quello del 2003: 2 653 infrazioni registrate (per l'UE a 25);

2.   prende atto che, pertanto, l'adesione di 10 nuovi Stati membri non sembra aver avuto alcun impatto sul numero di infrazioni registrate ed invita la Commissione a fornire chiare spiegazioni al Parlamento rassicurandolo che ciò non è dovuto alla mancata registrazione delle denunce e/o alla mancanza di risorse interne incaricate di trattare le infrazioni in seno alla Commissione e/o a una decisione politica di essere più indulgente verso tali Stati membri

3.   plaude al fatto che la maggior parte delle direzioni generali competenti siano disponibili a fornire informazioni sulle risorse destinate alle infrazioni nei loro ambiti rispettivi nonché sullo stato di avanzamento delle procedure di infrazione; prende atto che ogni direzione generale ha il suo modo di gestire l'applicazione del diritto comunitario e le risorse destinate a tal fine e che non esiste alcuna rassegna precisa né valutazione pubblica generale sul modo in cui operano tali approcci diversi;

4.   si impegna ad appoggiare la Commissione attraverso un aumento degli stanziamenti di bilancio ai fini di un aumento delle risorse, come richiesto dalla maggior parte delle direzioni generali interessate;

5.   plaude al fatto che talune direzioni generali abbiano messo a punto meccanismi specifici per completare il ricorso alle procedure di infrazione onde pervenire a un controllo e consolidamento efficaci dell'applicazione del diritto comunitario; prende atto che, nel quadro regolamentare del 2002 per le comunicazioni elettroniche, sono state stabilite le procedure di notifica in ordine a progetti di misure legislative nazionali, permettendo la collaborazione tra le autorità regolamentari nazionali degli Stati membri e la Commissione entro un breve arco di tempo; invita la Commissione a considerare l'applicazione sistematica di tale meccanismo preventivo ad altri settori;

6.   ritiene che sia opportuno incoraggiare la condivisione delle migliori prassi tra gli Stati membri, per esempio sotto forma di riunioni-pacchetto e seminari di recepimento organizzati dalla Commissione per facilitare l'applicazione del diritto comunitario; invita la Commissione a riflettere sui mezzi per coinvolgere il Parlamento in tali processi;

7.   plaude agli sforzi esplicati da talune direzioni generali della Commissione, in particolare la DG Ambiente, per migliorare i controlli di conformità delle pertinenti direttive, ma non è soddisfatto della risposta della Commissione in merito alla confidenzialità degli studi di conformità; invita nuovamente la Commissione a pubblicare sul suo sito web gli studi richiesti da diverse direzioni generali sulla valutazione della conformità delle misure di attuazione nazionali con la legislazione comunitaria;

8.   accoglie con favore l'inclusione - per la prima volta - nella relazione annuale e nei relativi allegati del trattamento specifico e dettagliato delle infrazioni attinenti alle petizioni;

9.   incoraggia la prassi che consiste nell'inviare missioni d'inchiesta nei vari Stati membri per indagare sulle questioni sollevate dagli autori delle petizioni; ritiene che si tratti di una maniera pragmatica di risolvere i problemi direttamente con gli Stati membri nell'interesse dei cittadini; ritiene che tali missioni siano tanto più necessarie in quanto la Commissione non dispone di poteri di "ispezione" per verificare l'applicazione concreta del diritto comunitario, ad esempio nel settore dell'ambiente;

10.   accoglie con favore l'impegno assunto dalla Commissione di includere di norma sintesi di petizioni presentate da cittadini o gruppi nelle future proposte legislative e chiede esempi concreti di tali sintesi, nonché un chiarimento relativo al fatto che sono parte integrante dell'atto giuridico in questione, come richiesto al paragrafo 19 della risoluzione del Parlamento del 16 maggio 2006 sulla 21a e 22a relazione annuale della Commissione sul controllo dell'applicazione del diritto comunitario (2003 e 2004)(1) ;

11.   ritiene che la Commissione dovrebbe essere più volontarista nel verificare i fatti nazionali che potrebbero rivelare un'infrazione del diritto comunitario; invita pertanto la Commissione ad avvalersi maggiormente dei propri uffici di rappresentanza per prevenire le infrazioni o porvi rimedio;

12.   invita gli Stati membri ad andare al di là di un recepimento puramente formale della legislazione comunitaria e ad evitare, per quanto possibile, il recepimento frammentario delle direttive, al fine di migliorare la trasparenza e la semplificazione legislativa;

13.   plaude al fatto che, nella sua succitata comunicazione intitolata "Un'Europa dei risultati – Applicazione del diritto comunitario", la Commissione tratti alcune delle principali questioni politiche sollevate nella succitata risoluzione del Parlamento del 16 maggio 2006; nota, tuttavia, che talune questioni importanti sono tuttora pendenti e non hanno ricevuto una risposta completa, in particolare quelle relative alle risorse destinate al trattamento dei casi di infrazione, alla durata della procedura di infrazione e all'uso limitato dell'articolo 228 del trattato CE come pure alla valutazione dell'attuazione dei criteri prioritari; invita la Commissione a fornire una risposta relativamente a tali importanti questioni entro il maggio 2008;

La Comunicazione della Commissione del 2007 "Un'Europa dei risultati – Applicazione del diritto comunitario"

14.   plaude al fatto che, nella sua succitata comunicazione, la Commissione accordi importanza alla questione dell'applicazione del diritto comunitario e la tenga in debita considerazione;

15.   constata che l'esame delle petizioni ha rivelato delle probabili debolezze strutturali nell'applicazione di varie disposizioni del diritto comunitario da parte degli Stati membri; ritiene che per garantire la solidità e la coerenza del diritto comunitario sia necessario che le infrazioni della normativa comunitaria vengano sistematicamente portate dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee, per lo meno in cause importanti a livello nazionale che costituiscano un precedente per la giurisprudenza e la prassi futura a livello nazionale; ritiene che la coerenza della Commissione al riguardo potrebbe ridurre notevolmente l'ulteriore bisogno dei cittadini di inoltrare reclami alla Commissione e presentare petizioni al Parlamento su questioni analoghe;

16.   prende atto che i principali ostacoli all'efficacia della procedura di infrazione (articoli 226 e 228 del trattato CE) restano la sua durata e il ricorso limitato all'articolo 228; insiste sul fatto che i termini proposti dalla Commissione per quanto riguarda la mancata comunicazione delle misure di recepimento (non oltre 12 mesi a decorrere dall'invio della lettera di costituzione in mora fino alla risoluzione del caso o al ricorso alla Corte di giustizia) e per quanto riguarda i procedimenti volti a garantire l'osservanza di una precedente sentenza della Corte (tra i 12 e i 24 mesi) non debba in alcun caso essere superato e, a tal fine, invita la Commissione a procedere, entro tali termini, ad un controllo periodico dello stato di avanzamento delle procedure di infrazione e ad informarne i cittadini interessati;

17.   invita la Commissione a dar prova di maggiore fermezza nell'applicazione dell'articolo 228 del trattato, al fine di garantire la corretta esecuzione delle sentenze della Corte di giustizia;

18.   accoglie favorevolmente l'intenzione della Commissione di modificare gli attuali metodi di lavoro in modo da trattare in via prioritaria ed accelerare la pratica e la gestione delle procedure esistenti come pure di impegnare e coinvolgere formalmente gli Stati membri; prende atto che, nel quadro del nuovo metodo di lavoro proposto, le richieste di informazioni e le denunce ricevute dalla Commissione saranno trasmesse direttamente allo Stato membro interessato nei "casi per i quali la situazione di fatto o di diritto richiede un chiarimento da parte di uno Stato membro. (…) Le autorità nazionali saranno tenute a rispettare tempi stretti per fornire i chiarimenti e le informazioni del caso, a prospettare una soluzione direttamente ai cittadini o alle imprese in causa, nonché a informarne la Commissione"(2) ;

19.   osserva che la Commissione è sovente l'unico organo restante al quale i cittadini possono rivolgersi per protestare per la mancata applicazione del diritto comunitario; è pertanto preoccupato che, con il rinvio allo Stato membro interessato (che è responsabile in primis per l'incorretta applicazione del diritto comunitario), il nuovo metodo di lavoro potrebbe presentare un rischio di indebolimento della Commissione per quanto riguarda la sua responsabilità istituzionale di "custode del trattato" nell'assicurare l'applicazione del diritto comunitario, conformemente all'articolo 211 del trattato CE;

20.   prende atto del fatto che la Commissione dichiara che il nuovo metodo di lavoro non sostituisce la procedura di infrazione e che si impegna ad applicarlo soltanto nella fase di pre-infrazione, secondo un calendario preciso e scadenze rigorose;

21.   chiede alla Commissione di assicurare che le esistenti garanzie procedurali offerte al ricorrente non saranno pregiudicate dal nuovo metodo e ricorda alla Commissione che, secondo le decisioni del Mediatore europeo, la mancata registrazione di una denuncia costituisce un caso di cattiva amministrazione; indica che, a tal fine, una denuncia va considerata come qualsiasi missiva con cui si segnala una violazione del diritto comunitario o che è altrimenti catalogata come denuncia;

22.   sottolinea l'importanza che la Commissione tenga informato il ricorrente sul contenuto di tutta la corrispondenza con gli Stati membri concernente la sua denuncia durante tutta la procedura e più in particolare nella fase di pre-infrazione nel caso in cui venga applicato il nuovo metodo;

23.   ritiene che la sospensione di alcune parti dell'attuale Manuale procedurale interno della Commissione sia discutibile, visto che non tutti gli Stati membri e non tutti i settori sono compresi nel progetto pilota e che il nuovo metodo non è applicato pienamente; ritiene che ciò potrebbe provocare confusione sia a livello interno sia nei confronti dei cittadini in merito alle procedure da applicare, in particolare per quanto riguarda infrazioni analoghe commesse in diversi Stati membri; chiede di poter consultare il Manuale procedurale interno;

24.   è d'accordo sull'importanza di mettere a disposizione risorse per le valutazioni di conformità, ma insiste che occorre dedicare maggiori risorse umane per esaminare le infrazioni; è particolarmente preoccupato che la diminuzione del numero di infrazioni dopo l'ampliamento potrebbe effettivamente essere dovuta all'insufficienza dei mezzi per seguire opportunamente l'esecuzione del diritto comunitario; chiede alla Commissione di fornire al Parlamento dati specifici concernenti il numero di posti e il volume delle risorse che nel bilancio 2008 saranno dedicate specificamente al problema delle infrazioni;

25.   accoglie favorevolmente il suggerimento della Commissione di sperimentare il nuovo metodo di lavoro mediante un esercizio pilota; esprime tuttavia preoccupazione perché potrebbero sorgere incoerenze e confusioni tra gli Stati membri che partecipano al progetto pilota e quelli che non lo fanno, in quanto la sospensione della procedura interna derivante dall'introduzione del nuovo metodo di lavoro si applica a tutti i casi;

26.   invita la Commissione a concentrare l'esercizio pilota proposto principalmente sugli Stati membri in cui l'applicazione del diritto comunitario permane problematica a motivo della mancanza di cooperazione da parte delle autorità nazionali, soprattutto a livello regionale e locale; invita la Commissione a verificare, nel quadro di tale esercizio pilota, se e dove siano necessarie risorse supplementari in seno alla Commissione per trattare e gestire le denunce in seguito all'istituzione del nuovo metodo di lavoro;

27.   dato che le petizioni e le denunce di cittadini e di imprese facilitano l'individuazione di un numero molto importante di infrazioni e al fine di evitare confusione quando si contattano i diversi organismi che si occupano della risoluzione di problemi, sollecita la Commissione a studiare la possibilità di fornire indicazioni chiare o la creazione di uno sportello unico online per assistere i cittadini;

28.   plaude alla decisione della Commissione di "intensificare il ritmo delle decisioni nella maggior parte delle fasi procedurali, onde consentire un avanzamento più rapido"; osserva che la Commissione organizza quattro riunioni formali l'anno per decidere circa le procedure di infrazione e accoglie favorevolmente la decisione di detta istituzione di prendere più frequentemente decisioni riguardo alle infrazioni; si rammarica che la comunicazione non definisca misure politiche ed organizzative più rigorose per far fronte a tali nuovi impegni;

29.   si rammarica che la Commissione non abbia onorato il suo impegno, annunciato nel 2002 nella sua comunicazione sul "Miglioramento nel controllo dell'applicazione del diritto comunitario", che "l'applicazione dei criteri di priorità formerà oggetto di una valutazione annuale, in occasione della discussione sul rapporto relativo al controllo dell'applicazione del diritto comunitario"(3) ; plaude al nuovo impegno della Commissione per cui "dal 2008 in poi le relazioni annuali della Commissione illustreranno in dettaglio l'azione della Commissione in ordine a queste priorità"(4) ;

30.   osserva che il Parlamento ha continuato a ricevere petizioni che denunciano persistenti violazioni dei diritti dell'uomo e fondamentali degli autori di dette petizioni da parte degli Stati membri e si rammarica profondamente del fatto che i criteri applicabili alle violazioni dei diritti dell'uomo o delle libertà fondamentali, sanciti dal diritto sostanziale comunitario, siano stati soppressi nella nuova lista di criteri prioritari; ricorda che il trattato UE conferisce al Parlamento europeo la competenza di avviare la procedura fissata all'articolo 7, paragrafo 1 del trattato;

31.   esorta la Commissione ad applicare in modo estensivo il principio per cui qualsiasi corrispondenza suscettibile di denunciare una violazione reale del diritto comunitario dovrebbe essere registrata come denuncia a meno che non rientri tra le circostanze eccezionali di cui al punto 3 dell'allegato della comunicazione relativa ai "Rapporti con gli autori di denunce in materia di violazioni del diritto comunitario"(5) ; prende atto che il Mediatore europeo ha recentemente ritenuto la Commissione responsabile di "cattiva amministrazione" per non avere registrato una denuncia conformemente a detta comunicazione; esorta la Commissione ad informare e consultare il Parlamento su qualsiasi modifica dei criteri eccezionali per la mancata registrazione delle denunce;

32.   sollecita tutti i servizi della Commissione a tenere i denunzianti pienamente informati dello stato di avanzamento delle loro denunce allo scadere di ciascun termine predefinito (lettere di costituzione in mora, pareri motivati, ricorsi dinanzi alla Corte), a rendere noti i motivi delle loro decisioni e a comunicarli dettagliatamente al denunziante in conformità dei principi stabiliti nella comunicazione del 2002;

33.   si compiace dell'intenzione della Commissione di intraprendere azioni intese a garantire il libero accesso alla sua banca dati elettronica e incoraggia tale istituzione a tenere fede quanto prima a questo impegno;

34.   accoglie con favore l'impegno assunto dalla Commissione di fornire informazioni succinte su tutte le fasi delle procedure di infrazione a partire dalla lettera di costituzione in mora; ritiene che ai fini della trasparenza e di una migliore applicazione del diritto comunitario nei tribunali nazionali, la Commissione dovrebbe rendere accessibile il contenuto e il calendario dei contatti con gli Stati membri non appena le pertinenti questioni non formino più oggetto di inchiesta;

35.   accoglie con favore la prossima pubblicazione da parte della Commissione di un documento esplicativo sulla giurisprudenza della Corte di giustizia su richieste di risarcimento per violazione di diritti contemplati dalla normativa comunitaria; suggerisce inoltre che la Commissione esamini la possibilità di agire in qualità di amicus curiae nelle cause pertinenti intentate per danni dinanzi ai tribunali nazionali, conformemente alle norme procedurali nazionali, come già avviene per le controversie nazionali in cui entrano in gioco questioni relative al diritto comunitario della concorrenza(6) ;

Il ruolo del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali nell'applicazione del diritto dell'Unione europea

36.   ritiene che le commissioni permanenti del Parlamento dovrebbero svolgere un ruolo molto più attivo nel controllare l'applicazione del diritto comunitario nei rispettivi ambiti di competenza e ricevere a tal fine un sostegno e informazioni regolari dalla Commissione; suggerisce che, ove possibile, il relatore del Parlamento per un dossier particolare o il suo successore designato svolgano un ruolo centrale e continuo nel controllo permanente dell'osservanza, da parte degli Stati membri, del diritto comunitario; prende atto che le riunioni regolari sull'applicazione del diritto comunitario organizzate dalla commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare costituiscono una prassi che dovrebbe essere estesa a tutte le commissioni parlamentari e che la Commissione dovrebbe essere sistematicamente coinvolta;

37.   rileva, tuttavia, che la riluttanza della Commissione a fornire informazioni precise sulle questioni per cui sono state avviate procedure di infrazione riduce notevolmente l'interesse del pubblico per tali riunioni e la loro efficacia; invita le commissioni parlamentari a considerare, se del caso, l'inclusione di rappresentanti degli Stati membri interessati o del Consiglio nella lista di invitati alle riunioni sull'applicazione del diritto comunitario;

38.   è convinto che le commissioni parlamentari (compresa la commissione per le petizioni) dovrebbero ricevere un sostegno amministrativo sufficiente per eseguire efficacemente la loro missione; chiede al gruppo di lavoro sulla riforma parlamentare, alla commissione per i bilanci e agli altri organi pertinenti del Parlamento di presentare proposte concrete che trattino, tra l'altro, il succitato ruolo continuo dei relatori e di valutare la possibilità di istituire una task force speciale in seno alla segreteria di ogni commissione onde garantire il controllo continuo ed efficace dell'applicazione del diritto comunitario;

39.   chiede una maggiore cooperazione tra i parlamenti nazionali e il Parlamento europeo e i rispettivi deputati in modo da promuovere ed intensificare l'effettivo controllo delle questioni europee a livello nazionale; ritiene che i parlamenti nazionali debbano svolgere un ruolo prezioso nel controllo dell'applicazione del diritto comunitario, contribuendo così a rafforzare la legittimità democratica dell'Unione europea e ad avvicinarla ai cittadini;

40.   ricorda l'impegno del Consiglio di incoraggiare gli Stati membri ad elaborare e a pubblicare tabelle che illustrino la concordanza fra le direttive e le misure di recepimento nazionali; insiste sul fatto che tali tabelle sono essenziali per consentire alla Commissione di controllare in modo efficace le misure di attuazione in tutti gli Stati membri; invita il Parlamento, nella sua qualità di colegislatore, a prendere tutte le misure necessarie per garantire che, durante il processo legislativo, le disposizioni concernenti dette tabelle non siano soppresse dal testo delle proposte della Commissione;

41.   prende atto che i tribunali nazionali svolgono un ruolo essenziale nell'applicazione del diritto comunitario e sostiene pienamente gli sforzi della Commissione volti ad individuare settori in cui potrebbero essere utili stages di formazione complementari per i giudici nazionali, i professionisti forensi e i funzionari delle amministrazioni nazionali;

42.   invita la Commissione a controllare meglio il rispetto, da parte delle autorità giudiziarie degli Stati membri, delle decisioni del Parlamento relative all'immunità parlamentare e, qualora constatasse il mancato rispetto di tali decisioni, ad informare il Parlamento del seguito che verrà dato alla cosa;

o
o   o

43.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla Corte di giustizia, al Mediatore europeo e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU C 297 E del 7.12.2006, pag. 122.
(2) COM(2007)0502 , sezione 2.2.
(3) COM(2002)0725 , sezione 3.1.
(4) COM(2007)0502 , sezione 3.
(5) COM(2002)0141 .
(6) Comunicazione della Commissione relativa alla cooperazione fra la Commissione e le giurisdizioni degli Stati membri dell'UE ai fini dell'applicazione degli articoli 81 e 82 del trattato CE (GU C 101 del 27.04.2004, pag. 54), paragrafi da 17 a 20.


Accreditamento e vigilanza del mercato per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti ***I
DOC 23k
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 21 febbraio 2008 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che pone norme in materia di accreditamento e vigilanza del mercato per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti (COM(2007)0037 – C6-0068/2007 – 2007/0029 (COD))
P6_TA(2008)0061 A6-0491/2007

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo ,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2007)0037 ),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e gli articoli 95 e 133 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0068/2007 ),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e i pareri della commissione per il commercio internazionale, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A6-0491/2007 ),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 21 febbraio 2008 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. .../2008 del Parlamento europeo e del Consiglio che pone norme in materia di accreditamento e vigilanza del mercato per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti e abroga il regolamento (CEE) n. 339/93

P6_TC1-COD(2007)0029


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento in prima lettura corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (CE) n. .../2008)


Quadro comune per la commercializzazione dei prodotti ***I
DOC 22k
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 21 febbraio 2008 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a un quadro comune per la commercializzazione dei prodotti (COM(2007)0053 – C6-0067/2007 – 2007/0030(COD) )
P6_TA(2008)0062 A6-0490/2007

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo ,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2007)0053 ),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 95 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0067/2007 ),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e i pareri della commissione per il commercio internazionale, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e della commissione giuridica (A6-0490/2007 ),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 21 febbraio 2008 in vista dell'adozione della decisione n. .../2008/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a un quadro comune per la commercializzazione dei prodotti e abroga la decisione 93/465/CEE

P6_TC1-COD(2007)0030


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento in prima lettura corrisponde all'atto legislativo finale, la decisione n. .../2008/CE)


Applicazione di norme tecniche nazionali a prodotti commercializzati legalmente in un altro Stato membro ***I
DOC 22k
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 21 febbraio 2008 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce procedure relative all'applicazione di determinate norme tecniche nazionali a prodotti legalmente commercializzati in un altro Stato membro e abroga la decisione n. 3052/95/CE (COM(2007)0036 – C6-0065/2007 –2007/0028 (COD))
P6_TA(2008)0063 A6-0489/2007

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo ,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2007)0036 ),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e gli articoli 37 e 95 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0065/2007 ),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e i pareri della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e della commissione giuridica (A6-0489/2007 ),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 21 febbraio 2008 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. .../2008 del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce procedure relative all'applicazione di determinate norme tecniche nazionali a prodotti legalmente commercializzati in un altro Stato membro e abroga la decisione n. 3052/95/CE

P6_TC1-COD(2007)0028


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento in prima lettura corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (CE) n. .../2008)


Situazione a Gaza
DOC 47k
Risoluzione del Parlamento europeo del 21 febbraio 2008 Situazione nella Striscia di Gaza
P6_TA(2008)0064 B6-0066 , 0067 , 0068 , 0069 , 0071 e 0072/2008

Il Parlamento europeo ,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sul Medio Oriente, in particolare quelle del 1° giugno 2006 sulla crisi umanitaria nei Territori palestinesi e il ruolo dell'Unione europea(1) , del 16 novembre 2006 sulla situazione nella Striscia di Gaza(2) , del 21 giugno 2007 su MEDA e l'aiuto finanziario alla Palestina – Valutazione, attuazione e controllo(3) , del 12 luglio 2007 sul Medio Oriente(4) , nonché dell'11 ottobre 2007 sulla situazione umanitaria a Gaza(5) ,

–   viste le risoluzioni 242 (S/RES/242) del 22 novembre 1967 e 338 (S/RES/338) del 22 ottobre 1973 del Consiglio di sicurezza dell'ONU,

–   vista la Quarta convenzione di Ginevra del 1949,

–   vista la Dichiarazione di Annapolis del 27 novembre 2007,

–   viste le conclusioni del Consiglio Affari generali e Relazioni esterne del 28 gennaio 2008,

–   vista la dichiarazione sulla situazione a Gaza, resa il 28 gennaio 2008 dalla commissione per gli affari politici, la sicurezza e i diritti umani dell'Assemblea parlamentare euromediterranea,

–   vista la risoluzione sulle violazioni dei diritti umani nella Striscia di Gaza, approvata dal Consiglio Diritti umani dell'ONU il 24 gennaio 2008 (A/HRC/S-6/L.1),

–   visto l'articolo 103, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.   considerando che, a seguito dell'embargo sulla circolazione delle persone e delle merci, del parziale rifiuto di accesso all'acqua potabile, al cibo e all'elettricità e della mancanza di beni e servizi essenziali, la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza si è ulteriormente deteriorata,

B.   considerando che i valichi di frontiera da e verso Gaza sono stati chiusi per mesi e che l'embargo sulla circolazione delle persone e delle merci ha ulteriormente paralizzato l'economia nella Striscia di Gaza,

C.   considerando che settori chiave dei servizi pubblici, fra i quali il sistema sanitario e il sistema scolastico, registrano gravi carenze per la mancanza di materiale di base necessario al loro funzionamento e che la mancanza di medicinali e di carburante per far funzionare i generatori negli ospedali della Striscia di Gaza mette in pericolo la vita dei palestinesi,

D.   considerando che centinaia di migliaia di palestinesi hanno recentemente attraversato la frontiera tra la Striscia di Gaza e l'Egitto, dopo aver abbattuto il muro di confine, allo scopo di trovare beni essenziali per le loro necessità di base e che le forze egiziane hanno gradualmente ripreso il controllo della situazione e nuovamente chiuso la frontiera il 3 febbraio 2008, ponendo termine alla libera circolazione dei palestinesi come richiesto dalle autorità di Israele,

E.   considerando che la distruzione di una parte del muro e della recinzione alla frontiera è una diretta conseguenza della gravissima crisi umanitaria a Gaza, in seguito alla quale la popolazione palestinese reclama il suo diritto fondamentale alla libertà di circolazione,

F.   considerando che, dopo un lungo periodo di inattività, un recente attacco terroristico suicida a Dimona ha provocato la morte e il ferimento di civili israeliani; che prosegue il lancio di razzi ad opera delle milizie palestinesi dalla Striscia di Gaza verso il territorio israeliano e continuano le operazioni militari che uccidono e mettono in pericolo i civili nonché le uccisioni mirate stragiudiziali ad opera dell'esercito israeliano nella Striscia di Gaza,

G.   considerando che la situazione e i recenti sviluppi nella Striscia di Gaza minacciano di pregiudicare i negoziati in corso fra israeliani e palestinesi nonché gli sforzi per concludere un accordo entro la fine del 2008, come dichiarato dalle parti in occasione della Conferenza internazionale di Annapolis del 27 novembre 2007,

H.   considerando che, negli anni scorsi, l'Unione europea ha fornito un notevole sostegno finanziario ai palestinesi; che il Meccanismo temporaneo internazionale e il finanziamento di progetti da parte dell'UE hanno svolto un ruolo importante nell'evitare una catastrofe umanitaria nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania; che la Commissione, l'UNDP - il Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo, l'UNRWA - l'agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi nel medio oriente - e la Banca mondiale hanno sospeso numerosi progetti di infrastrutture a causa della incapacità di importare materie prime; che detti uffici, agenzie e organizzazioni umanitarie continuano le loro attività su scala limitata nonostante tutti gli ostacoli; che l'Unione europea continua a fornire assistenza umanitaria alla popolazione palestinese e sovvenzioni dirette ai dipendenti dell'Autorità palestinese nella Striscia di Gaza; che il Meccanismo europeo-palestinese per la gestione degli aiuti socio-economici (PEGASE) costituirà un nuovo meccanismo di finanziamento per l'assistenza UE e internazionale destinata ai Territori palestinesi,

I.   considerando che alla conferenza di Annapolis tutte le parti hanno espresso il desiderio che vengano ripresi i negoziati in vista dell'istituzione di uno Stato palestinese sovrano e autosufficiente, accanto a uno Stato di Israele sicuro;

J.   considerando che i partecipanti alla Conferenza internazionale dei donatori per lo Stato palestinese, svoltasi nel dicembre 2007 a Parigi, hanno impegnato un totale di 7,4 miliardi di dollari USA per sostenere la costruzione delle istituzioni e la ripresa economica della Palestina per i prossimi tre anni,

K.   considerando che l'Inviato speciale per il Quartetto ha identificato quattro progetti prioritari per lo sviluppo economico e la costruzione delle istituzioni nei Territori palestinesi, tra cui il ripristino dell'impianto di trattamento delle acque reflue di Beit Lahia nel nord di Gaza,

1.   ribadisce la sua profonda preoccupazione per la crisi umanitaria e politica nella Striscia di Gaza e per le sue ulteriori possibili gravi conseguenze; ritiene che i recenti sviluppi a Rafah, siano essi eventi pacifici o atti di violenza, costituiscano il risultato di tale crisi nella Striscia di Gaza;

2.   esprime la sua profonda simpatia alla popolazione civile colpita dalla violenza a Gaza e nel sud di Israele;

3.   ribadisce il suo invito a cessare immediatamente ogni atto di violenza;

4.   esorta Israele a porre fine alle azioni militari che uccidono e mettono in pericolo i civili nonché alle uccisioni mirate stragiudiziali;

5.   chiede ad Hamas, a seguito dell'occupazione illegale della Striscia di Gaza, di impedire il lancio di razzi ad opera delle milizie palestinesi dalla Striscia di Gaza verso il territorio israeliano;

6.   ritiene che la politica di isolamento della Striscia di Gaza sia fallita a livello sia politico sia umanitario; ribadisce il suo invito a tutte le parti a rispettare pienamente il diritto internazionale e, in particolare, il diritto internazionale in materia umanitaria;

7.   ritiene positiva la reazione dell'Egitto ai disordini di Rafah, che ha consentito a varie famiglie palestinesi di accedere a beni essenziali per far fronte alle loro necessità di base; esorta il governo dell'Egitto a continuare a svolgere un ruolo attivo nel mantenimento della pace e della stabilità in questa regione;

8.   ribadisce il suo appello per una cessazione del blocco e una riapertura controllata dei valichi da e verso Gaza; invita Israele a garantire la circolazione delle persone e delle merci a Rafah, Karni e agli altri valichi, nel rispetto dell'accordo sulla circolazione e l'accesso; chiede la ripresa della missione UE di assistenza frontaliera a Rafah; appoggia la dichiarazione dell'Alto Rappresentante dell'Unione europea per la Politica estera e di sicurezza comune, secondo cui sarebbe opportuno esaminare un nuovo mandato del Consiglio per la missione; chiede un incremento della presenza e del ruolo delle forze internazionali nella regione all'interno di questo quadro;

9.   si compiace della proposta dell'Autorità palestinese di assumere il controllo dei valichi, sulla base di un accordo che coinvolga l'Egitto, Israele e l'Autorità palestinese, e sostiene la recente risoluzione della Lega araba al riguardo; invita tuttavia l'Autorità palestinese a contribuire a creare le necessarie condizioni per impegnare in tal senso tutte le parti interessate nella Striscia di Gaza;

10.   ritiene che la popolazione civile dovrebbe essere al riparo da ogni azione militare e da ogni repressione collettiva; invita Israele a soddisfare i propri obblighi internazionali, come potenza occupante, nella Striscia di Gaza; invita Israele a garantire un costante e sufficiente flusso di aiuti umanitari, assistenza umanitaria nonché di merci e servizi essenziali, fra cui carburante e forniture energetiche, alla Striscia di Gaza; esprime grave preoccupazione per la decisione di Israele di introdurre tagli progressivi del 5% alla settimana nelle forniture energetiche alla Striscia di Gaza, il che non può essere considerato compatibile con l'esigenza di rispondere alle minime necessità umanitarie; plaude alla petizione presentata da 10 organizzazioni israeliane di difesa dei diritti umani contro i tagli a combustibile ed energia elettrica nella Striscia di Gaza;

11.   ritiene che il funzionamento delle istituzioni pubbliche che assicurano servizi essenziali nonché le operazioni degli uffici, delle agenzie e delle organizzazioni umanitarie internazionali, che si adoperano per migliorare le condizioni dei palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza, richiedano un dialogo tra l'Autorità palestinese e Hamas, nonostante la situazione di stallo politico;

12.   sottolinea la grande importanza di un collegamento geografico e commerciale permanente tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania nonché di una loro pacifica e duratura riunificazione politica; invita Hamas a rivedere la sua posizione, in linea con i principi del Quartetto e gli impegni internazionali concordati in precedenza e a sostenere il processo di pace e i negoziati in corso;

13.   ribadisce la sua richiesta d'immediato rilascio del caporale israeliano Gilad Shalit, che sarebbe percepito come un gesto di buona volontà da parte di Hamas, e di tutti gli ex ministri, legislatori e sindaci palestinesi in carcere; riconosce l'importanza del rilascio dei detenuti per costruire la fiducia nel contesto degli attuali colloqui di pace;

14.   ricorda alle parti gli impegni assunti ad Annapolis a tenere negoziati in buona fede al fine di concludere entro la fine del 2008 un trattato di pace che risolva tutte le questioni in sospeso, comprese tutte le questioni fondamentali, senza eccezioni, specificate nei precedenti accordi; esorta entrambe le parti a soddisfare gli obblighi loro incombenti a titolo della Road map;

15.   invita il Consiglio e la Commissione a continuare a garantire, insieme alla comunità internazionale, l'aiuto umanitario essenziale per i palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza, con particolare riguardo per le esigenze delle categorie particolarmente vulnerabili; sottolinea l'importanza del nuovo meccanismo di finanziamento PEGASE; esprime tuttavia profonda preoccupazione per la distruzione di impianti finanziati nel quadro degli aiuti umanitari o del finanziamento dei progetti ad opera dell'Unione europea, che pregiudica l'efficacia dell'assistenza UE e incide sulla solidarietà del pubblico negli Stati membri;

16.   si compiace dei risultati della Conferenza internazionale dei donatori per lo Stato palestinese, svoltasi nel dicembre 2007, in particolare il finanziamento di oltre 7,4 miliardi di dollari USA e invita tutti i donatori a onorare i propri impegni a sostegno degli sforzi per costruire il futuro Stato palestinese conformemente al piano di sviluppo e riforma presentato dal Primo ministro Dr. Salam Fayyad;

17.   esprime grave preoccupazione per le conseguenze sull'ambiente e la salute umana, derivanti dalla mancata manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue, e invita, in particolare, tutte le parti ad agevolare l'accesso ai beni necessari per la riparazione e la ricostruzione dell'impianto di Beit Lahia, identificato dall'Inviato speciale per il Quartetto;

18.   chiede un progetto urgente ed esemplare per l'elettricità a Gaza, possibilmente nell'area di Rafah, per assicurare l'autonomia e l'autosufficienza nella produzione di energia elettrica e nella desalinizzazione per la popolazione di Gaza;

19.   invita il suo Gruppo di lavoro sul Medio Oriente ad esaminare, in cooperazione con la Commissione e le organizzazioni internazionali interessate, le conseguenze della distruzione dell'infrastruttura nella Striscia di Gaza, con particolare riguardo agli impianti finanziati nel quadro degli aiuti umanitari o del finanziamento di progetti ad opera dell'Unione europea;

20.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, all'Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale dell'ONU, all'Inviato speciale per il Quartetto in Medio Oriente, al Presidente dell'Assemblea parlamentare euromediterranea, al Presidente dell'Autorità palestinese, al Consiglio legislativo palestinese, al governo israeliano, alla Knesset, nonché al governo e al parlamento egiziani.

(1) GU C 298 E dell'8.12.2006, pag. 223.
(2) GU C 314 E del 21.12.2006, pag. 324.
(3) Testi approvati, P6_TA(2007)0277 .
(4) Testi approvati, P6_TA(2007)0350 .
(5) Testi approvati, P6_TA(2007)0430 .


Settimo Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite
DOC 58k
Risoluzione del Parlamento europeo del 21 febbraio 2008 sulla settima sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (CDU)
P6_TA(2008)0065 B6-0092 , 0096 , 0099 , 0100 e 0101/2008

Il Parlamento europeo ,

–   viste le sue precedenti risoluzioni, a partire dal 1996, sulla Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, in particolare la sua risoluzione del 7 giugno 2007 sulla quinta sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (CDU)(1) nonché le sue risoluzioni del 16 marzo 2006 sul risultato dei negoziati relativi al Consiglio per i diritti umani e sulla 62a sessione dell'UNCHR(2) , del 29 gennaio 2004 sulle relazioni tra l'Unione europea e l'Organizzazione delle Nazioni Unite(3) , del 9 giugno 2005 sulla riforma delle Nazioni Unite(4) , del 29 settembre 2005 sui risultati del Vertice mondiale delle Nazioni Unite del 14-16 settembre 2005(5) , e del 26 aprile 2007 sulla relazione annuale sui diritti dell'uomo nel mondo 2006 e sulla politica dell'UE in tale rispetto(6) ,

–   viste le sue risoluzioni di urgenza sui diritti dell'uomo e la democrazia,

–   vista la risoluzione A/RES/60/251 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite che istituisce il Consiglio per i diritti umani (CDU),

–   viste le precedenti sessioni regolari e straordinarie del CDU, in particolare la sesta sessione regolare e la sesta sessione straordinaria sulle violazioni dei diritti umani che discendono dagli attacchi militari e dalle incursioni d'Israele nei territori palestinesi occupati, particolarmente nella Striscia di Gaza, che si è svolta il 23 e il 24 gennaio 2008,

–   vista la settima sessione del CDU che si terrà nel marzo 2008,

–   viste la prima e la seconda fase del riesame periodico universale (UPR), che si terranno dal 7 al 18 aprile 2008 e dal 5 al 16 maggio 2008,

–   visto l'articolo 103, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.   considerando che il rispetto, la promozione e la salvaguardia del carattere universale dei diritti dell'uomo sono parte integrante dell'acquis etico e giuridico dell'Unione europea e costituiscono una delle pietre miliari dell'unità e dell'integrità europee;

B.   considerando che il CDU rappresenta un organo efficace per il rafforzamento della protezione e della promozione dei diritti umani nel quadro delle Nazioni Unite,

C.   considerando che la settima sessione del CDU svolgerà un ruolo cruciale, poiché sarà la prima a esaminare un'ampia gamma di importanti tematiche nel quadro dei nuovi metodi di lavoro sviluppati in seguito alle riforme in materia di sviluppo istituzionale adottate nel 2006 e nel 2007 e che perfezionerà le modalità dell'UPR,

D.   considerando che la credibilità del CDU dipende dall'attuazione di tali riforme e meccanismi, secondo modalità che ne rafforzeranno la capacità di lottare contro le violazioni dei diritti umani in tutto il mondo;

E.   considerando che sarà istituita una delegazione ad hoc del Parlamento europeo per la settima sessione del CDU, come avvenuto nei due anni precedenti e, prima ancora, per la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, precorritrice del CDU,

Il lavoro del Consiglio per i diritti umani

1.   sottolinea il ruolo cruciale del Consiglio per i diritti umani nell'architettura globale delle Nazioni Unite; ribadisce che il suo obiettivo principale dovrebbe rimanere la lotta contro le violazioni dei diritti umani, dato che le situazioni politiche generali rientrano tra le competenze di altri organismi delle Nazioni Unite; sottolinea la specificità del CDU: ruolo importante delle procedure speciali, sessioni straordinarie, riesame periodico universale, dialogo interattivo e capacità di affrontare le crisi di emergenza;

2.   prende atto dei risultati conseguiti dal CDU; plaude al conseguimento dell'ambizioso programma che il CDU si era prefissato e che includeva il riesame delle sue procedure e dei suoi metodi di lavoro, in particolare lo sviluppo e l'attuazione del riesame periodico universale e la revisione delle procedure speciali;

3.   plaude ai risultati positivi conseguiti dalla presidenza del CDU e in particolare alla sua efficace cooperazione con l'ufficio dell'Alto commissariato per i diritti umani (OHCHR); invita l'UE a sostenere come priorità i candidati con alte garanzie di integrità alle elezioni del nuovo presidente del CDU, che si terranno il 23 giugno 2008;

4.   plaude all'organizzazione di sessioni straordinarie, in quanto istituiscono i legami necessari tra le gravi violazioni dei diritti umani e le perizie indipendenti; esprime tuttavia preoccupazione per il mancato intervento del CDU dinanzi a molte delle situazioni più urgenti di violazioni dei diritti umani nel mondo;

5.   rileva che l'obiettivo delle sessioni straordinarie consiste nell'affrontare le crisi di emergenza, mentre le violazioni persistenti dei diritti umani dovrebbero essere trattate nel quadro delle sessioni regolari, consentendo in tal modo un'analisi più approfondita e l'individuazione di soluzioni a lungo termine;

6.   sottolinea che le sessioni straordinarie richiedono una preparazione preliminare e modalità di lavoro strutturate per dare risultati positivi; nota al riguardo il successo di iniziative chiave dell'UE;

7.   rileva l'impatto diretto della sessione straordinaria sulla Birmania, svoltasi a Ginevra nell'ottobre 2007, che ha portato alla condanna della repressione del governo e alla visita del relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Birmania; deplora la mancanza di seguito e di controllo delle raccomandazioni del relatore speciale, alla luce dell'aggravarsi della situazione dei diritti umani a Myanmar;

Elezioni da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite di nuovi membri del CDU

8.   chiede che siano organizzate elezioni competitive in tutte le regioni, nel maggio 2008, in modo da consentire una vera scelta tra gli Stati membri delle Nazioni Unite; si rammarica che taluni paesi con situazioni problematiche nel campo dei diritti umani siano stati eletti, facendo tabula rasa del passato;

9.   invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a continuare a esercitare pressioni per l'istituzione di criteri di appartenenza per essere eletti al CDU, anche attraverso l'emissione di inviti permanenti alle procedure speciali, nonché di controlli sull'effettiva attuazione degli impegni elettorali presi dagli Stati membri; chiede, in attesa di tale riforma, di applicare tale regola per determinare il sostegno degli Stati membri dell'UE, in seno al CDU, a favore dei paesi candidati;

Procedure e meccanismi
Riesame periodico universale (UPR)

10.   ritiene che il meccanismo di riesame periodico universale sia un mezzo potenziale per migliorare l'universalità del controllo delle prassi e degli impegni dei diritti dell'uomo in tutto il mondo, sottoponendo tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite a pari trattamento e scrutinio;

11.   ricorda che il riesame periodico è inteso a valutare in modo obiettivo la situazione di un paese al fine di identificare i settori in cui esistono violazioni dei diritti dell'uomo i quali potrebbero essere migliorati mediante lo scambio di buone prassi e una cooperazione rafforzata, per giungere a raccomandazioni e conclusioni; invita al riguardo gli Stati membri dell'UE e la Commissione a tenere conto di tali raccomandazioni e conclusioni per la definizione degli obiettivi e delle priorità dei programmi di assistenza dell'UE;

12.   chiede che la procedura di riesame periodico, la cui prima e seconda fase si terranno dal 7 al 18 aprile 2008 e dal 5 al 16 maggio 2008, sia all'altezza delle aspettative espresse finora; chiede agli Stati membri dell'UE di condurre il riesame periodico nello spirito della summenzionata risoluzione 60/251, in modo obiettivo e trasparente; chiede agli Stati membri dell'UE che saranno oggetto del riesame periodico di dar prova di autocritica e di non limitare le loro presentazioni ai risultati positivi conseguiti;

13.   rileva che alcune questioni devono ancora essere affrontate, tra cui la scelta delle "troike" nel quadro del riesame periodico universale, che faciliteranno l'esame degli Stati membri delle Nazioni Unite nel settore dei diritti umani; sollecita al riguardo gli Stati membri dell'UE a respingere la possibilità che i paesi soggetti al riesame possano respingere in via riservata i paesi selezionati per esaminarli;

14.   invita i membri del CDU a nominare esperti indipendenti in qualità di loro rappresentanti in seno al gruppo di lavoro incaricato dell'esecuzione del riesame periodico; invita gli Stati membri dell'UE ad assumere l'iniziativa per promuovere un tale approccio, adottando linee guida comuni sulle modalità del riesame periodico universale;

15.   rileva l'importanza della partecipazione della società civile, degli attivisti per i diritti umani e delle procedure speciali; ribadisce che le conclusioni e le raccomandazioni al riguardo dovrebbero costituire la base per un riesame indipendente e attendibile;

Riesame dei mandati e nomina dei detentori del mandato delle procedure speciali

16.   sottolinea che le procedure speciali sono al centro del meccanismo delle Nazioni Unite per i diritti umani e svolgono un ruolo essenziale, in particolare in seno al CDU; ribadisce la necessità che i membri del CDU adempiano al loro obbligo di cooperare pienamente con le procedure speciali;

17.   rileva che la credibilità del CDU dipenderà dalle nuove nomine dei detentori del mandato delle procedure speciali nel marzo 2008;

18.   invita a nominare, per il mandato, persone aventi competenze riconosciute nel settore dei diritti umani, esperienze specifiche, indipendenza, imparzialità, integrità personale e obiettività nonché una conoscenza approfondita del sistema delle procedure speciali;

19.   invita i governi, le ONG e le associazioni professionali del settore a inviare i nomi di candidati eleggibili al fine di inserirli nell'elenco pubblico dei candidati eleggibili gestito dell'OHCHR;

20.   invita il gruppo consultivo incaricato di esaminare le candidature per le procedure speciali e di trasmettere raccomandazioni per le nomine al presidente del Consiglio, ad adempiere al suo compito in modo obiettivo e trasparente ed a basare le sue scelte su criteri di professionalità e integrità personale;

21.   21 condanna la decisione del CDU di non rinnovare i mandati dei relatori speciali sulla Bielorussia e su Cuba;

22.   plaude al rinnovo dei mandati nazionali del relatore speciale sul Sudan e degli esperti indipendenti su Liberia, Haiti e Burundi;

23.   deplora che l'UE abbia appoggiato la decisione del CDU di porre termine all'attività del suo gruppo di esperti in Darfur; nota che il seguito dei lavori del gruppo di esperti è stato aggiunto al mandato del relatore speciale sul Sudan; è pertanto preoccupato per il rischio che l'aumento del carico di lavoro del relatore speciale possa indebolirne il mandato;

24.   consiglia una maggiore cautela nell'interruzione del mandato dei gruppi di esperti in futuro, considerato il loro importante valore aggiunto;

25.   plaude al rinnovo dei mandati tematici riesaminati finora;

26.   invita gli Stati membri dell'UE a garantire il rinnovo dei mandati del relatore speciale sulla Birmania e sulla Repubblica democratica popolare di Corea e la proroga dei mandati degli esperti indipendenti sulla Somalia e sulla Repubblica democratica del Congo;

27.   plaude alla creazione di un meccanismo di esperti costituito da cinque membri indipendenti sui diritti umani dei popoli autoctoni;

28.   sostiene l'organizzazione, al più presto e in ogni caso prima della fine del 2008, di discussioni sulla questione della violenza contro le donne in tutte le sue forme e manifestazioni e la definizione di priorità per affrontare tale problema nelle sue azioni e programmi di lavoro futuri, come convenuto nella risoluzione A/RES/61/143 sull'intensificazione degli sforzi per l'eliminazione di tutte le forme di violenza contro le donne dell'Assemblea generale del 19 dicembre 2006;

29.   prende atto dell'adozione, il 18 giugno 2007, di un codice di condotta per i detentori di un mandato di procedura speciale; invita il CDU ad attuare tale codice di condotta nello spirito della risoluzione 60/251 e a rispettare l'indipendenza delle procedure speciali;

30.   sostiene gli sforzi del comitato di coordinamento delle procedure speciali intesi a elaborare una procedure adeguata che consenta di attuare nel miglior modo possibile il codice di condotta e gli altri documenti pertinenti, tra cui il manuale di procedure speciale, al fine di rafforzarne la capacità di proteggere e promuovere i diritti umani; invita il comitato di coordinamento delle procedure speciali ad operare in modo efficiente e trasparente al fine di evitare discussioni di carattere tecnico che potrebbero ritardare discussioni importanti e ostacolare i mandati di procedura speciale;

Procedura di reclamo

31.   rileva che la procedura di reclamo definita nel quadro del processo di sviluppo istituzionale del CDU sembra essere molto simile alla precedente "procedura 1503"; chiede una nuova procedura più efficace nell'identificare, prevenire e risolvere le situazioni di palesi e gravi violazioni dei diritti umani;

Partecipazione dell'UE

32.   riconosce la partecipazione attiva dell'UE e dei suoi Stati membri nel primo anno di attività del CDU;

33.   plaude al coinvolgimento dell'UE nei difficili negoziati della sesta sessione regolare intesi a conseguire risultati positivi in relazione al rinnovo dei mandati delle procedure speciali;

34.   ricorda la necessità che l'UE parli con una sola voce sulle questioni concernenti i diritti umani, ma anche l'importanza del fatto che ciascuno Stato membro dell'UE esprima la posizione di quest'ultima per darle maggiore peso;

35.   invita l'UE a patrocinare la risoluzione del Parlamento ai fini di un consenso sulle violazioni dei diritti umani attualmente compiute nel contesto del blocco di Gaza e degli attacchi missilistici contro Israele;

36.   chiede una cooperazione rafforzata con l'OHCHR e la salvaguardia della sua indipendenza mediante l'assegnazione di finanziamenti adeguati;

37.   chiede un sostegno continuo a favore delle procedure speciali sotto forma di finanziamenti e di personale; esprime il proprio appoggio all'iniziativa europea per la democrazia e i diritti dell'uomo(7) , che rappresenta una fonte importante di finanziamento per le procedure speciali; plaude all'iniziativa della presidenza del gruppo di lavoro sui diritti umani (COHOM) intesa a rafforzare la cooperazione tra il gruppo e i relatori speciali, in particolare invitandoli regolarmente a partecipare a riunioni che li riguardano;

38.   invita la Commissione e il Consiglio ad adottare una "posizione comune" al fine di garantire che gli Stati membri dell'UE firmino e ratifichino automaticamente tutti gli strumenti internazionali in materia di diritti umani;

39.   prende atto del lavoro svolto dall'UE per l'adozione di risoluzioni per consenso; invita gli Stati membri a proseguire i loro sforzi per impegnarsi con i paesi di altri gruppi regionali al fine di garantire un ampio sostegno alle risoluzioni intese a rafforzare la protezione e la promozione dei diritti umani; invita l'UE a fare un uso più efficace dell'aiuto e del sostegno politico ai paesi terzi allo scopo di incoraggiarli a cooperare con il CDU;

40.   incarica la sua delegazione presso al settima sessione del CDU di dar voce alle preoccupazioni espresse nella presente risoluzione; invita la delegazione a riferire alla sottocommissione per i diritti dell'uomo in merito alla sua visita e considera opportuno continuare a inviare una delegazione del Parlamento europeo presso le sessioni rilevanti del CDU;

o
o   o

41.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al presidente della 62a Assemblea generale, al presidente del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, all'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite e al gruppo di lavoro UE-ONU istituito dalla commissione per gli affari esteri.

(1) Testi approvati, P6_TA(2007)0235 .
(2) GU C 291 E del 30.11.2006, pag. 409.
(3) GU C 96 E del 21.4.2004, pag. 79.
(4) GU C 124 E del 25.5.2006, pag. 549.
(5) GU C 227 E del 21.9.2006, pag. 582.
(6) Testi approvati, P6_TA(2007)0165 .
(7) Regolamento (CE) n. 1889/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che istituisce uno strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo (GU L 386 del 29.12.2006, pag. 1).


Futuro demografico dell'Europa
DOC 103k
Risoluzione del Parlamento europeo del 21 febbraio 2008 sul futuro demografico dell'Europa (2007/2156(INI) )
P6_TA(2008)0066 A6-0024/2008

Il Parlamento europeo ,

–   vista la sua risoluzione del 14 marzo 1997 sulla relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sulla situazione demografica nell'Unione europea (1995)(1) ,

–   vista la sua risoluzione del 12 marzo 1998 sulla "relazione demografica 1997" della Commissione(2) ,

–   vista la sua risoluzione del 15 dicembre 2000 sulla comunicazione della Commissione intitolata "Verso un'Europa di tutte le età - promuovere la prosperità e la solidarietà tra le generazioni"(3) ,

–   vista la comunicazione della Commissione dal titolo "La risposta dell'Europa all'invecchiamento della popolazione mondiale - promuovere il progresso economico e sociale in un mondo che invecchia - un contributo della Commissione europea alla seconda assemblea mondiale sull'invecchiamento" (COM(2002)0143 ),

–   visto il Patto europeo per la gioventù adottato dal Consiglio europeo di Bruxelles il 22 e 23 marzo 2005,

–   visto il Libro verde della Commissione dal titolo "Una nuova solidarietà tra le generazioni di fronte ai cambiamenti demografici" (COM(2005)0094 ),

–   vista la sua risoluzione del 23 marzo 2006 sulle sfide demografiche e la solidarietà fra le generazioni(4) ,

–   vista la sua risoluzione del 6 settembre 2006 sul modello sociale europeo del futuro(5) ,

–   vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Il futuro demografico dell'Europa - trasformare una sfida in un'opportunità" (COM(2006)0571 ),

–   vista la comunicazione della Commissione "Promuovere la solidarietà tra le generazioni" (COM(2007)0244 ),

–   visto il parere del Comitato economico e sociale europeo "La famiglia e l'evoluzione demografica", del 14 marzo 2007(6) , e la sua proposta centrale consistente nella stipula di un patto europeo per la famiglia tra gli Stati membri,

–   visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione "L'Avenir démographique de l'Europe: faits et chiffres" (SEC(2007)0638 ),

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, della commissione per i problemi economici e monetari, della commissione per lo sviluppo regionale e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A6-0024/2008 ),

A.   considerando che la demografia è il risultato congiunto di vari fattori, tra i quali la natalità, la speranza di vita e i flussi migratori; che i tassi attuali delineano all'orizzonte 2050 cambiamenti demografici considerevoli negli Stati membri che comporteranno tra l'altro un invecchiamento della popolazione europea, la cui età media potrebbe passare da 39 anni nel 2004 a 49 anni nel 2050,

B.   considerando che tali cambiamenti demografici potrebbero, secondo le stime della Commissione, modificare in profondità la struttura della popolazione e la piramide delle età; che il numero dei giovani di età compresa fra 0 e 14 anni passerebbe da 100 milioni (indice 1975) a 66 milioni nel 2050, che la popolazione in età lavorativa raggiungerebbe i 331 milioni verso il 2010 per poi diminuire costantemente (circa 268 milioni nel 2050), che a fronte di un aumento della speranza di vita di 6 anni per gli uomini e di 5 anni per le donne nel periodo 2004-2050, il numero degli anziani di oltre 80 anni passerebbe dal 4,1% nel 2005 all'11,4% nel 2050,

C.   considerando che la media europea del tasso di dipendenza anziani (il numero di persone con più di 65 anni diviso per il numero di persone fra i 14 e i 65 anni) passerebbe dal 25% del 2004 al 53% nel 2050,

D.   considerando tuttavia che l'indice di dipendenza (numero di persone economicamente inattive, come pensionati, bambini e giovani scolarizzati diviso per il numero di persone attive in età lavorativa) è molto più importante dell'indice di dipendenza degli anziani per stimare i costi che la popolazione inattiva comporta per la società,

E.   considerando che i cambiamenti demografici incidono gravemente sulla spesa pubblica, che secondo le previsioni aumenterà del 10% tra il 2004 e il 2050,

F.   considerando che le modifiche demografiche non dovrebbero interessare il volume totale della popolazione europea entro il 2050, ma che comporteranno squilibri territoriali significativi, in quanto già ora talune regioni dell'Unione europea sono caratterizzate da una massiccia emigrazione di giovani, soprattutto ragazze; considerando altresì che l'importanza relativa della popolazione europea a livello mondiale passerebbe dal 15% di un secolo orsono al 5% nel 2050; considerando che tali cambiamenti toccano in modo molto diversificato le regioni dell'Unione europea, alcune delle quali registrano un'emigrazione netta e un numero già sproporzionatamente alto di anziani, mentre altre con un'immigrazione netta non sono ancora interessate da questo processo di invecchiamento della società grazie all'immigrazione di giovani,

G.   considerando che l'infertilità è una delle cause di declino demografico e che dovrebbe essere riconosciuta in quanto problema di salute pubblica e problema sociale che tocca sia gli uomini che le donne; ricorda alla Commissione che nel 2005 il Parlamento aveva lanciato un appello ad intervenire in materia di infertilità e demografia, invitandola a presentare raccomandazioni in merito,

H.   considerando che l'immigrazione legale è un elemento positivo della composizione della popolazione europea ed è necessaria se si desidera mantenere il saldo demografico; considerando tuttavia che la sola immigrazione legale non basta per contrastare il progressivo invecchiamento della popolazione nell'Unione europea e che sono necessarie misure per aumentare le nascite tra la popolazione residente,

I.   considerando che l'immigrazione costituisce una soluzione solo parziale e a breve termine ai cambiamenti demografici in Europa, che richiedono impegni da parte degli Stati membri per assicurare il rispetto del principio di parità di genere nei settori pubblico e privato, per proteggere la maternità, fornire sostegno sociale ed economico alle famiglie e adottare misure che garantiscano una migliore conciliazione tra vita familiare e lavorativa per gli uomini e le donne,

J.   considerando che la disabilità è fortemente connessa all'età e che la probabilità di soffrire di disturbi o disabilità è maggiore per gli anziani,

Osservazioni generali

1.   prende nota con preoccupazione delle proiezioni demografiche nella prospettiva del 2050; sottolinea tuttavia che le previsioni su 50 anni non sono previsioni irreversibili bensì costituiscono dei seri segnali d'allarme di cui tener conto per preparare, sin d'ora, le risposte di domani, mantenere la competitività, un'economia sostenibile, la coesione sociale, la solidarietà tra le generazioni e il modello sociale europeo; ritiene che la prospettiva di una contrazione demografica entro il 2050 possa implicare una riduzione della pressione sull'ambiente e offrire un'opportunità di sviluppo sostenibile, che a sua volta richiede politiche proattive per adattare di conseguenza l'assetto territoriale, gli alloggi, i trasporti e tutti gli altri tipi di infrastrutture; riconosce le competenze degli Stati membri a tale riguardo;

2.   ricorda, in primo luogo, che le due principali cause dei cambiamenti demografici, ovvero il calo del tasso di natalità e l'invecchiamento della popolazione, sono frutto del progresso; che la maggiore speranza di vita è la conseguenza diretta dei progressi nella scienza, nell'igiene e nel livello di vita; che il controllo della fertilità da parte della donna è il risultato della sua emancipazione e va di pari passo con l'aumento del livello d'istruzione delle giovani donne e con la partecipazione delle donne alla vita attiva e alle responsabilità pubbliche; ritiene che tutto questo vada considerato come una conquista irreversibile per l'umanità;

3.   riconosce che una società che pone i minori al centro delle sue politiche è il presupposto fondamentale per un aumento del tasso di natalità; insiste sulla necessità di creare un ambiente favorevole alla famiglia e di migliorare le condizioni di vita delle famiglie e dei minori nonché di creare i presupposti per la realizzazione delle effettive aspirazioni delle famiglie;

4.   sottolinea che il tasso medio di natalità (1,5%) anormalmente basso nell'Unione europea non è imputabile alla sola volontà delle donne, né riflette le aspirazioni dei cittadini europei a fondare una famiglia e potrebbe essere pertanto legato alla difficoltà di conciliare vita professionale e vita familiare (mancanza di strutture di accoglienza per i bambini in tenera età, sostegni socioeconomici alle famiglie e all'occupazione delle donne) al contesto sociale fonte di ansietà (instabilità del lavoro, abitazione onerosa) e alla paura del futuro ( accesso tardivo al lavoro per i giovani e precarietà del lavoro);

5.   ribadisce che l'uso di alcol e di droga tra i giovani rappresenta un rischio di rilevanza pubblica avente enormi ripercussioni a livello demografico in quanto provoca una diminuzione della capacità di lavoro, di creare una famiglia, ecc; raccomanda pertanto l'istituzione di programmi quadro mirati ad obiettivi specifici per la prevenzione dell'uso di alcol e di droga e per superare la dipendenza da tali sostanze tra i giovani;

6.   ritiene che la maggiore speranza di vita sia un dato positivo e che dovrebbe essere considerato tale; chiede pertanto che gli Stati membri si premuniscano contro il rischio di povertà dei pensionati cui mancano i mezzi per permettersi un alloggio, curarsi e giungere al termine della vita in maniera dignitosa;

7.   incoraggia misure globali contro la discriminazione in quanto la questione dello sviluppo demografico dell'Europa non può essere disgiunta dal problema dei gruppi vulnerabili che vivono ai margini della società e che soffrono una dura povertà, spesso ritenuta una loro colpa, con ripercussioni non solo sui figli ma anche sulle generazioni future;

8.   richiama l'attenzione sulle situazioni di maltrattamento e di mancanza di cure cui sono vittime le persone anziane nella propria famiglia o negli istituti di accoglienza; chiede instantemente agli Stati membri e alla Commissione di adoperarsi maggiormente affinché sia meglio conosciuta la portata dei maltrattamenti degli anziani nell'Unione europea; prende atto delle stime secondo cui una percentuale che va fino al 10% degli anziani soffre, prima della morte, di una forma di abuso fisico, finanziario o psicologico; invita gli Stati membri e la Commissione a sviluppare l'informazione, i sistemi di allerta e le sanzioni contro questo tipo di maltrattamenti; accoglie con favore il progetto della Commissione di redigere una comunicazione sui maltrattamenti inflitti agli anziani nel 2008; chiede che tale comunicazione offra lo spunto per elaborare una strategia globale intesa a mettere a punto una vasta campagna di sensibilizzazione e di azione in tale settore (formazione di prestatari, definizione delle norme di qualità, sanzioni contro i maltrattamenti);

9.   lamenta che finora non siano state prese misure adeguate per preparare l'Unione europea a questa sfida prevedibile da molti anni; lamenta in particolare che gli obiettivi della strategia di Lisbona e gli impegni del Consiglio europeo di Barcellona del 15 e 16 marzo 2002 a favore della custodia dei bambini, dell'occupazione per le persone di oltre 55 anni, di una migliore conciliazione tra vita familiare e lavorativa e della partecipazione delle donne alla vita attiva non siano stati mantenuti dalla maggior parte degli Stati membri e che l'Unione europea nel suo insieme sia ancora lontana dalla realizzazione di questi obiettivi;

10.   chiede agli Stati membri di adottare misure volte alla creazione di strutture di custodia dei bambini e di altre persone non autosufficienti, di buona qualità e a prezzi accessibili, conformemente agli obiettivi fissati dal Consiglio europeo di Barcellona del 15 e 16 marzo 2002, coi quali gli Stati membri sono invitati a creare entro il 2010 strutture che consentano di accogliere almeno il 90% dei bambini di età compresa tra i tre anni e l'inizio della scolarità obbligatoria ed almeno il 33% dei bambini di età inferiore a tre anni; sottolinea che tali misure devono essere tali da consentire ai genitori di adeguare la propria partecipazione al mercato del lavoro in funzione del loro ritmo di vita;

11.   ritiene che gli obiettivi dell'Unione europea non debbano limitarsi al raggiungimento degli obiettivi di Barcellona relativi alle strutture di accoglienza dei bambini; ritiene che tali strutture debbano essere considerate servizi universali, a disposizioni di tutti quanti ne necessitino;

12.   sottolinea il fatto che molte piccole imprese sono scarsamente preparate alle sfide di una forza lavoro più anziana e possono necessitare dell'assistenza degli Stati membri a tale riguardo;

13.   accoglie con favore l'iniziativa della Commissione di proseguire il lavoro di riflessione su questa grande sfida; incoraggia la Commissione a sostenere, a livello regionale e locale, l'individuazione e lo scambio di buone pratiche e a cogliere l'occasione per procedere a innovazioni nell'Unione europea; condivide il suo approccio globale nei confronti della sfida demografica nonché i cinque orientamenti chiave miranti ad un patto di solidarietà tra le generazioni, i generi e i territori; ricorda che per affrontare con successo le sfide demografiche, gli Stati membri devono attuare in modo efficace la strategia di Lisbona e stabilire uno stretto coordinamento a livello di Stati membri tra le politiche macroeconomiche e le politiche sociali affinché la crescita, la competitività e la produttività del sistema economico dell'Unione europea rispondano alle sfide dell'invecchiamento demografico e permettano agli Stati membri di adempiere agli obblighi che incombono loro, pianificando politiche innovative nei settori delle finanze pubbliche, dei servizi sanitari, dei servizi d'interesse generale (SIG), dell'immigrazione e dell'integrazione;

La sfida del rinnovamento demografico

14.   riconosce che la maternità costituisce una delle scelte più intime degli uomini e delle donne, ma, tenuto conto delle differenze nei tassi di natalità da 1,25 a 2,0 a seconda degli Stati membri, ritiene che sia possibile modificare le curve di natalità con politiche pubbliche concertate, che creino un ambiente materiale e psicologico favorevole alla famiglia e all'infanzia; riconosce che tali misure dovrebbero essere attuate, conformemente ai principi sostenuti dal Comitato economico e sociale europeo nella sua proposta di patto europeo per la famiglia, nel lungo termine e dovrebbero offrire il quadro di stabilità e di protezione necessario alla decisione di parentalità;

15.   invita gli Stati membri ad ispirarsi alle migliori pratiche per quanto riguarda la durata dei congedi di maternità che variano, a seconda degli Stati membri, da 14 a 28 settimane, nonché per quanto riguarda i congedi parentali, le cure e l'accompagnamento prenatale, la garanzia di reddito durante la gravidanza e la reintegrazione nello stesso posto di lavoro; auspica altresì che gli Stati membri adottino misure e prevedano sanzioni contro la violenza e i maltrattamenti domestici;

16.   ricorda le discriminazioni di cui sono vittime le donne sotto il profilo delle condizioni di lavoro e della diffidenza dei datori di lavoro nei confronti del loro desiderio di maternità; ricorda che le donne sono sottoccupate nonostante le loro qualifiche e che il livello del loro reddito è inferiore alla media dei salari di riferimento e pregiudizievole alla loro indispensabile indipendenza economica; invita gli Stati membri a dare la debita attuazione alla direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego(7) e a trasporre la direttiva 92/85/CEE del Consiglio, del 19 ottobre 1992, concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento(8) ; chiede agli Stati membri di adottare, nel quadro della direttiva 92/85/CEE, misure contro i datori di lavoro che discriminano direttamente o indirettamente le lavoratrici che desiderano la maternità;

17.   chiede agli Stati membri di prendere in considerazione misure fiscali che offrano alle donne, dopo il parto, una protezione e un sostegno specifici, in particolare alle giovani madri sole, tenuto conto del crescente numero di famiglie monoparentali, il cui capofamiglia è nell'85% dei casi una donna e che, più delle altre, sono soggette a un maggiore rischio di povertà;

18.   richiama l'attenzione sulla necessità di una spesa pubblica dedicata all'infanzia e alle famiglie numerose, in particolare per la fornitura di servizi di sostegno alla custodia di bambini e la protezione delle madri isolate e delle famiglie monoparentali particolarmente minacciate dall'esclusione sociale, dall'isolamento e dalla povertà; sottolinea che tali prestazioni rivestono interesse generale e contribuiscono a creare posti di lavoro e a sviluppare l'economia locale e regionale; invita la Commissione a valorizzare gli esempi di migliori pratiche nelle regioni di taluni Stati membri;

19.   raccomanda di conseguenza di conciliare gli investimenti pubblici e privati nel settore dell'assistenza all'infanzia e nel sistema di istruzione prescolare;

20.   sottolinea che un adeguato accesso ai servizi di custodia dei bambini e di assistenza agli anziani, ai disabili e ad altre persone non autosufficienti è essenziale per consentire una partecipazione completa ed equa di uomini e donne al mercato del lavoro, con un impatto positivo sul livello di assistenza informale disponibile nelle famiglie;

21.   ricorda che il dialogo sociale ha permesso di concludere accordi in materia di congedo parentale e di tempo parziale, oggetto delle direttive 96/34/CE del Consiglio, del 3 giugno 1996, concernente l'accordo quadro sul congedo parentale(9) e della direttiva 97/81/CE del Consiglio, del 15 dicembre 1997, relativa all'accordo quadro sul lavoro a tempo parziale(10) ; invita gli Stati membri e la Commissione a garantire l'applicazione di tale normativa, tenendo conto del principio di sussidiarietà;

22.   invita gli Stati membri a facilitare l'affidamento a famiglie di accoglienza dei bambini vittime di maltrattamenti, orfani o allevati da istituzioni specializzate; chiede una riflessione a livello europeo sulle procedure di adozione dei bambini originari di Stati membri o di paesi terzi come pure che le regole nazionali e internazionali siano rispettate e, ove necessario, modificate nel rispetto dell'infanzia; chiede la massima vigilanza verso tutte le forme di maltrattamento e di tratta di esseri umani;

23.   sottolinea che i modelli familiari stanno cambiando; chiede pertanto alla Commissione e agli Stati membri di tenere debitamente conto di tale realtà all'atto di elaborare e attuare le loro politiche;

24.   sottolinea la necessità di migliorare la legislazione europea a favore della protezione della paternità; chiede alla Commissione di proporre misure specifiche al fine di agevolare una maggiore partecipazione dei padri nella vita familiare sviluppando il diritto ai congedi di paternità; invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere i diritti dei padri per quanto concerne l'educazione e l'affidamento dei figli, in particolare in caso di separazione e di divorzio, al fine di sviluppare la parità di genere nella società europea;

25.   invita la Commissione a prendere in considerazione il delicato problema dell'infertilità che riguarda le donne, coniugate o meno, o le coppie;

26.   rileva che l'infertilità è una patologia riconosciuta dall'Organizzazione mondiale della sanità, suscettibile di avere gravi conseguenze, come la depressione; sottolinea che la sterilità è in aumento e colpisce attualmente circa il 15% delle coppie; invita pertanto gli Stati membri a garantire il diritto delle coppie all'accesso universale al trattamento contro l'infertilità;

27.   incoraggia gli Stati membri a individuare e a scambiare le buone pratiche a favore delle famiglie, dei sistemi di sussidi familiari nonché dei servizi sociali d'interesse generale (SSIG) di protezione e assistenza alla famiglia; invita gli Stati membri a concedere un aiuto mirato ai giovani genitori che proseguono la loro formazione e i loro studi;

28.   invita gli Stati membri a riconoscere il valore sociale, economico e formativo del lavoro informale svolto dalla famiglia nell'assistenza all'infanzia e alle persone non autosufficienti, esaminando la possibilità di riconoscere la durata del servizio, la sicurezza sociale e i diritti pensionistici a coloro che svolgono tale lavoro informale;

29.   invita gli Stati membri ad adottare azioni positive a favore della genitorialità, come diritti supplementari alla pensione e sgravi fiscali per la creazione di asili nido aziendali, nonché ad attivarsi per uno scambio delle migliori prassi in materia;

La sfida delle risorse umane

30.   nota che di fronte allo squilibrio fra popolazione attiva e non attiva provocato dai cambiamenti demografici, l'Unione europea presenta importanti margini di progressione occupazionale grazie al lavoro delle donne, dei giovani, degli anziani e dei disabili; sostiene che la piena occupazione deve diventare un obiettivo a breve termine nel quadro della revisione della Strategia di Lisbona nel 2008;

31.   sollecita una riforma della gestione attuale delle risorse umane in Europa che, a causa della sottoccupazione dei giovani con meno di 25-30 anni e dei non più giovani con oltre 55 anni, limita la vita attiva di gran parte della popolazione a circa 30 anni; chiede la promozione di tecniche preventive e olistiche di gestione dell'età;

32.   chiede un approccio globale e qualitativo delle risorse umane e propone di definire un "ciclo della vita attiva" coniugando la formazione, l'apprendimento permanente e la valorizzazione delle conoscenze e delle qualifiche formali ed informali, come anche delle carriere, dall'inizio alla fine della vita attiva;

33.   riconosce che la segmentazione del mercato del lavoro come pure la crescente prevalenza di forme di lavoro precario stanno creando una maggiore insicurezza nell'età anziana; ritiene che gli Stati membri debbano esaminare e scambiarsi idee sulle migliori prassi per quanto riguarda il mantenimento dei contributi sociali durante l'intero ciclo di vita, al fine di o rafforzare la sicurezza nell'età anziana;

34.   ritiene che le eventuali misure che saranno adottate per favorire lo sviluppo demografico debbano tener conto dell'aumento della produttività di tutta la popolazione attiva e che, di conseguenza, non solo è importante il numero di persone attive rispetto a quello di persone inattive, ma bisogna anche tener conto dell'aumento della produttività;

35.   sollecita una dialogo approfondito con le parti sociali, le imprese, il mondo accademico, le organizzazioni non governative e i mezzi di informazione per prepararsi a questi cambiamenti demografici; sottolinea che in futuro gli aumenti di produttività dipenderanno principalmente dagli investimenti nella ricerca e nello sviluppo e nelle innovazioni tecnologiche; insiste sulla necessità vitale per le imprese di anticipare i loro bisogni in materia di competenze tramite una gestione lungimirante degli impieghi e delle carriere, nonché mediante investimenti nell'apprendimento permanente, al fine di coadiuvare i dipendenti nel miglioramento delle loro competenze;

36.   chiede misure concrete per favorire un prolungamento dell'attività lavorativa degli anziani che lo desiderino, che abbia la funzione di trasferire le competenze acquisite con l'esperienza professionale ai giovani, ai lavoratori e agli imprenditori;

37.   incoraggia gli investimenti nell'istruzione e nella formazione per aumentare il livello di preparazione di base di tutti, garanzia della loro capacità di adattamento futura e di riconversione mediante l'apprendimento permanente, nonché lo sviluppo di misure di sostegno all'inserimento professionale iniziale dei giovani e al reinserimento professionale dei lavoratori anziani e dei gruppi di persone vulnerabili e di accompagnamento dei percorsi professionali lungo tutto l'arco della vita attiva;

38.   propone, sulla base della contrattazione collettiva autonoma o in consultazione con i comitati aziendali, di diminuire quanto prima il ricorso delle imprese ai prepensionamenti conformemente alle tradizioni degli Stati membri ed invita questi ultimi a promuovere il ruolo dei lavoratori anziani e ad incoraggiare la loro occupazione; riconosce, tuttavia, che per i lavoratori anziani (quelli che hanno superato la soglia minima di età pensionabile) che non desiderano più svolgere una funzione a tempo pieno si possono esplorare possibilità di tempo parziale, orario di lavoro modificato, telelavoro e lavoro condiviso e creare una forma innovativa di pensionamento progressivo onde limitare gli effetti dello stress da pensionamento;

39.   ritiene che sia giunto il momento per affrontare il problema dello stress dei pensionati, e cioè le sensazioni di depressione, inutilità e nullità sentite dai lavoratori pochi giorni dopo l'inizio della pensione quando si considerano inutili, abbandonati, soli e senza futuro;

40.   invita la Commissione e gli Stati membri a proporre incentivi intesi a favorire l'accesso dei giovani al mercato del lavoro, incoraggiando ad esempio i lavoratori che hanno raggiunto l'età di pensionamento ad assistere i giovani lavoratori, attraverso il "job-sharing" e il lavoro a tempo parziale, al fine di facilitare il passaggio da una generazione all'altra;

41.   chiede una riforma radicale della gestione delle carriere dei dipendenti anziani, attualmente penalizzati dopo i 50 anni, mediante discriminazioni all'assunzione o un accesso limitato alla formazione, in particolare nelle nuove tecnologie, il non riconoscimento dell'esperienza acquisita e la rarità delle promozioni professionali; ricorda che le restrizioni basate sull'età in materia di formazione professionale sono discriminatorie e invita gli Stati membri ad informarne chiaramente i datori di lavoro e i formatori; chiede a tal fine l'immediata trasposizione e l'applicazione effettiva della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(11) che dichiara illegale la discriminazione fondata sull'età nei settori della formazione e dell'occupazione; ritiene, al di là della questione dell'accesso alle competenze, che i lavoratori anziani richiedano spesso un'assistenza nei settori più personali relativi al lavoro quali le tecniche di manutenzione, l'acquisizione della fiducia in se stessi e la redazione di un curriculum vitae; invita gli Stati membri a prendere in considerazione la diffusione di informazioni sull'occupazione destinate specificamente ai lavoratori anziani e a lanciare un maggior numero di programmi governativi miranti a promuovere l'occupazione degli anziani; invita la Commissione a garantire un monitoraggio e a intervenire presso gli Stati membri che mantengono nella loro legislazione discriminazioni fondate su un handicap o sull'età;

42.   invita la Commissione a vigilare e a intervenire nei confronti degli Stati membri che mantengono nella loro legislazione discriminazioni per inabilità e per età, in contrasto con i trattati e con la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea che avrà valore legale in tutto il territorio dell'Unione europea a decorrere dal 1° gennaio 2009, affinché procedano velocemente alla loro abrogazione;

43.   invita la Commissione a raccogliere dati statistici disaggregati concernenti le varie fasce d'età in funzione dei diversi problemi incontrati e delle molteplici forme di discriminazione basate sull'età;

44.   ribadisce che gli anziani non rappresentano un gruppo omogeneo e sottolinea, in particolare, che le donne anziane e gli anziani che appartengono a minoranze etniche possono subire una discriminazione multipla;

45.   sottolinea che il lavoro a tempo parziale rappresenta uno strumento intermedio utile ai fini del reinserimento sul mercato del lavoro; incoraggia gli Stati membri a sostenere in particolare le imprese più piccole nella promozione di pratiche lavorative flessibili e a tempo parziale; ribadisce nuovamente il valore positivo del lavoro a tempo parziale per i lavoratori anziani che possono non desiderare un'occupazione a tempo pieno;

46.   invita gli Stati membri a promuovere il ruolo dei lavoratori anziani all'interno del mercato del lavoro sottolineando i benefici che derivano dalla loro occupazione e incoraggiando i datori di lavoro ad adottare prassi lavorative flessibili che sollecitino i lavoratori anziani a reinserirsi sul mercato del lavoro;

47.   chiede alla Commissione di realizzare uno studio basato su dati disaggregati per genere sui vantaggi fiscali e sugli ostacoli esistenti relativi alle condizioni occupazionali concentrandosi sull'invecchiamento demografico;

48.   chiede alla Commissione e agli Stati membri di migliorare l'accesso all'apprendimento permanente;

49.   ricorda che il principio dell'età legale per il pensionamento costituisce una conquista dei modelli sociali europei e una garanzia contro un prolungamento obbligatorio della vita attiva oltre limiti ragionevolmente accettabili;

50.   ricorda che la pensione è un diritto che ogni lavoratore dipendente può far valere a partire dall'età legale del pensionamento fissato da ciascuno Stato membro, d'intesa con le parti sociali, nel rispetto delle tradizioni nazionali;

51.   sottolinea l'enorme disparità tra uomini e donne per quanto riguarda l'importo medio della pensione come conseguenza dell'interruzione di carriera per assolvere a responsabilità familiari connesse con i bambini o i genitori anziani; chiede agli Stati membri di adottare misure affinché l'interruzione dell'attività professionale per maternità e congedi parentali cessi di rappresentare una penalizzazione nel calcolo dei diritti pensionistici; incoraggia gli Stati membri a prevedere bonifici nelle pensioni in funzione del numero di bambini allevati e a riconoscere il ruolo dell'assistenza alla persona nella società;

52.   invita gli Stati membri ad adottare le misure necessarie per ammodernare i sistemi di protezione sociale, in particolare i regimi pensionistici, per assicurare la loro sostenibilità finanziaria e consentire loro di assorbire gli effetti dell'invecchiamento della popolazione; sottolinea che è opportuno accordare un'attenzione particolare alla situazione delle donne anziane, maggiormente vulnerabili sotto il profilo dell'isolamento e della povertà;

53.   invita la Commissione a effettuare un'analisi comparata dei diversi sistemi pensionistici e di protezione sociale delle donne in ogni Stato membro al fine di individuare le migliori prassi per sviluppare l'occupazione delle donne nonché di agevolare la conciliazione tra vita familiare e vita professionale;

54.   chiede alla Commissione e agli Stati membri di affrontare con urgenza la questione degli aiuti all'occupazione per i lavoratori più anziani, considerato l'aumento dell'età pensionabile previsto in molti Stati membri;

55.   ritiene tuttavia che le aspettative e la qualità della vita delle persone che abbiano superato l'età legale della pensione siano considerevolmente migliori rispetto al passato, e considera, in questo contesto, che gli Stati membri, d'intesa con le parti sociali, dovrebbero promuovere nel rispetto delle tradizioni nazionali, e non impedire, la fissazione di norme ed accordi che consentano ai lavoratori di prolungare la loro vita attiva, su base volontaria, al di là dell'età legale stabilita da ciascuno Stato membro; incoraggia la Commissione a proseguire studi comparativi sulla diversità dei sistemi pensionistici degli Stati membri e sull'impatto economico e sociale delle riforme previste negli Stai membri;

56.   invita gli Stati membri ad attuare misure che consentano di conciliare l'occupazione e l'avanzamento professionale delle donne con gli obblighi familiari e a lottare contro la discriminazione e gli stereotipi di cui le donne sono ancora vittime sul mercato del lavoro e nel settore dell'istruzione; ricorda il principio dell'uguaglianza tra uomini e donne e la parità di retribuzione a parità di lavoro sullo stesso posto di lavoro come principio intangibile del modello sociale europeo;

57.   chiede quindi misure in materia di diritto del lavoro per abolire definitivamente questa forma di discriminazione, in particolare le differenze salariali tra uomini e donne, nonché l'integrazione della prospettiva di genere nei bilanci pubblici;

58.   ricorda che un buon ambiente di lavoro è un fattore di produttività importante; chiede agli Stati membri di promuovere azioni sul luogo di lavoro intese a ridurre il rischio di danni ai lavoratori anziani, compresi interventi volti a migliorare l'ambiente lavorativo a livello psico-sociale e fisico, modifiche dei contenuti e dell'organizzazione del lavoro, il miglioramento generale della salute, del benessere e delle capacità di lavoro dei dipendenti nonché il potenziamento delle loro attitudini e competenze; invita le imprese a investire nella prevenzione degli incidenti sul lavoro e delle malattie professionali, nella medicina del lavoro, nell'igiene e nel dialogo sociale;

59.   sottolinea che è essenziale che il luogo di lavoro sia reso accessibile e quindi sicuro per i lavoratori più anziani e quelli con disabilità, attraverso la disponibilità di strutture ragionevoli, di attrezzature speciali adattate alle loro necessità e ai loro bisogni individuali; sottolinea, inoltre, che un ambiente accessibile consente agli anziani di continuare una vita autonoma, risparmiando così risorse pubbliche destinate all'assistenza in istituti;

60.   invita gli Stati membri ad introdurre il diritto a chiedere un lavoro flessibile o part-time non solo per i genitori ma anche per i lavoratori più anziani che possono a loro volta avere responsabilità di assistenza;

61.   sottolinea il ruolo delle piccole e medie imprese come fondamentali creatrici di occupazione nell'Unione europea;

62.   prende atto che il settore dei servizi è quello in cui si registra la maggiore presenza di donne, immigrati e lavoratori anziani; chiede un urgente completamento del mercato interno dei servizi;

La sfida della solidarietà fra le generazioni e i territori

63.   ricorda che il principio di solidarietà fra le generazioni, principio di eccellenza dei modelli sociali europei, si fonda sul fatto che la popolazione attiva si fa carico dei redditi di sostituzione, ovvero dei costi per la protezione e la salute della popolazione non attiva (bambini, giovani, persone dipendenti e anziani); insiste affinché il principio di solidarietà sia mantenuto nonostante il prevedibile squilibrio demografico;

64.   sottolinea l'importanza dell'intervento attivo dei pubblici poteri, in particolare mediante la presenza di SSIG sia presso le famiglie e i minori in bassa età che per l'accoglienza e il rimborso delle spese mediche degli anziani e di tutte le persone non autosufficienti; considera che l'accesso a tali servizi costituisce un diritto fondamentale; invita la Commissione a garantire la sicurezza giuridica dei SSIG nel diritto comunitario che garantisca l'accesso universale e il principio di solidarietà;

65.   sottolinea l'importanza dello scambio di informazioni e di migliori pratiche tra Stati membri su come i sistemi sanitari possano prepararsi alla domanda accresciuta di una popolazione che sta invecchiando, particolarmente alla luce del fatto che l'invecchiamento demografico avrà conseguenze ragguardevoli in termini di inasprimento della spesa sanitaria dovuto all'aumento marcato delle disabilità e delle malattie tra gli anziani, in particolare tra quelli di età molto avanzata (gli ultraottantenni), che rappresenteranno il segmento di popolazione in più rapida crescita nei decenni a venire;

66.   invita gli Stati membri ad applicare misure più rigorose contro il mancato pagamento delle tasse e dei contributi della sicurezza sociale al fine di garantire la sostenibilità dei sistemi pensionistici; ritiene che gli Stati membri dovrebbero seguire politiche in materia di occupazione attive e efficaci e li sollecita a offrire sistemi flessibili e a prevedere la possibilità di una scelta personale in merito all'età di pensionamento (oltre l'età minima) attraverso incentivi rivolti ai lavoratori che decidono di continuare a lavorare più a lungo;

67.   ricorda l'enorme contributo fornito dagli anziani alla coesione sociale e all'economia e che la loro partecipazione attiva alla solidarietà familiare e intergenerazionale rafforza il ruolo di ridistribuzione delle risorse in seno alla cerchia familiare; ritiene, d'altro lato, che la loro partecipazione alle attività di volontariato debba essere facilitata ed incoraggiata; ritiene infine che il loro consumo di beni e servizi, tempo libero, cure e benessere costituisca un settore economico in espansione ed una nuova ricchezza chiamata "oro grigio"; invita pertanto gli Stati membri a promuovere e a sviluppare la partecipazione economica e sociale degli anziani, vigilando in particolare sul loro benessere fisico e sulle loro buone condizioni di vita sociale e finanziaria;

68.   invita gli Stati membri a promuovere il ruolo degli anziani per mantenere la solidarietà tra le generazioni e incoraggia gli Stati membri, in collaborazione con i partner a livello locale, a facilitare la loro partecipazione ad attività volontarie di natura didattica, culturale o imprenditoriale;

69.   sottolinea l'importanza del lavoro volontario come accesso al reinserimento di molte persone sul mercato del lavoro; invita i governi a facilitare l'impegno degli anziani nel lavoro volontario in cambio di contropartite;

70.   ricorda che i SSIG, segnatamente per l'accoglienza, la salute, l'educazione dei bambini facilitano l'integrazione dei genitori nel mercato del lavoro e contribuiscono alla lotta contro la povertà, in particolare nel caso di famiglie monoparentali; è convinto che tali servizi siano essenziali perché l'Unione europea possa rispondere alle sfide demografiche; d'altra parte, considera che creando occupazione, i SSIG stimolano lo sviluppo economico locale e regionale e contribuiscono alla competitività dell'Unione europea; da questo punto di vista ritiene indispensabile realizzare un lavoro di identificazione dei SSIG economici (SSIEG) e di valutazione del loro impatto sociale ed economico; chiede la creazione di indicatori di qualità per misurare i progressi sugli obiettivi di Barcellona; sottolinea che i SSIEG a favore delle persone anziane e non autosufficienti devono essere oggetto della stessa attenzione e dello stesso trattamento;

71.   sottolinea che nelle regioni in declino demografico il settore del volontariato e le reti sociali contribuiscono in larga misura a soddisfare i bisogni della popolazione locale, ma non possono sostituire il ruolo essenziale svolto dalle autorità pubbliche nel fornire servizi di interesse generale nelle regioni; ritiene che questo impegno civico debba essere riconosciuto e che i suoi protagonisti vadano incoraggiati a fungere da interlocutori nell'ambito della politica regionale; ribadisce che ne risulta l'avvio di processi di apprendimento che consentono alle regioni di far fronte alle sfide del cambiamento demografico;

72.   incoraggia gli Stati membri e le autorità regionali a utilizzare a questo scopo i fondi strutturali; invita la Commissione a sostenere, nel quadro della cooperazione territoriale (articolo 7, paragrafo 3 del regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio, dell'11 luglio 2006, recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione(12) ), lo scambio di esperienze tra regioni in cui "l'economia d'argento" svolge già un ruolo importante o lo svolgerà in futuro;

73.   sollecita un ampio dibattito sul diritto a una pensione dignitosa per tutti, che è la condizione per la solvibilità, la dignità e l'inclusione sociale degli anziani; ricorda il grande contributo che gli anziani possono apportare alla coesione sociale attraverso il volontariato e l'assistenza familiare;

74.   invita gli Stati membri a una riflessione coordinata sulle possibili riforme idonee a garantire la sostenibilità nel tempo dei sistemi pensionistici e di protezione sociale;

75.   invita gli Stati membri, ove non abbiano già provveduto ad individuare il collegamento tra l'erogazione delle pensioni e gli incentivi al lavoro, segnatamente per quanto riguarda il lavoro flessibile, a prendere in esame la questione al fine di sopprimere i disincentivi al lavoro, prevedendo in particolare disposizioni che garantiscano alle donne che i congedi di maternità e parentali di cui hanno goduto siano considerati nel calcolo dei diritti pensionistici;

76.   rileva che l'invecchiamento della società europea presenta notevoli disparità regionali, che i dati nazionali relativi ai cambiamenti demografici nascondono realtà locali variegate, per cui è talvolta difficile individuare i bisogni di infrastrutture e trasferimenti finanziari necessari da parte dei governi centrali; invita la Commissione a contribuire al miglioramento della qualità e dell'affidabilità dei dati statistici relativi alle tendenze demografiche e chiede alla Commissione e agli Stati membri di accelerare maggiormente il processo della libera circolazione di tutti i lavoratori nell'Unione europea allargata prima del 2014;

77.   incoraggia gli Stati membri a mantenere la parità di bilancio tra entrate e uscite, nei rispettivi sistemi pensionistici, nel rispetto del principio di sussidiarietà e plaude agli Stati membri che annualmente riservano fondi di bilancio per il pagamento delle pensioni future;

78.   rileva che il cambiamento demografico nelle singole regioni ha gravi ripercussioni e richiede differenti strategie di adeguamento, a seconda che si tratti di regioni di immigrazione o di regioni in declino; rileva che nelle regioni in declino, per lo più rurali, la qualità di vita va definita in modo diverso rispetto alle regioni con crescita demografica e pertanto ritiene necessarie strategie di promozione differenziate;

79.   invita la Commissione e gli Stati membri a prendere in considerazione la dimensione generazionale nella solidarietà tra le regioni d'Europa e a tener conto delle vaste conseguenze territoriali delle varie tendenze demografiche in atto nell'Unione europea; sottolinea che tali conseguenze sono importanti in materia di abitazioni e infrastrutture, in particolare nelle zone urbane che subiranno probabilmente una crescita ed una forte concentrazione di popolazione migrante; sottolinea altresì i bisogni specifici in materia di investimenti nei servizi di prossimità a livello locale nelle regioni in fase di invecchiamento onde tener conto dei bisogni degli anziani e garantire loro quanto più a lungo possibile l'autonomia e l'indipendenza; propone che l'attribuzione dei fondi strutturali e le possibilità offerte dal Fondo sociale europeo di mobilizzare il capitale sociale locale a titolo della prestazione tengano conto di tali bisogni di investimento; chiede il loro mantenimento dopo il 2013; richiama l'attenzione sul fatto che le regioni d'emigrazione debbano prendere misure intese a mantenere un equilibrio demografico naturale mediante investimenti a favore dell'occupazione, della formazione e dell'accesso ai servizi pubblici;

80.   propone alla Commissione di promuovere, nel contesto della cooperazione territoriale, reti a livello europeo in cui gli enti locali e le regioni e gli operatori civili possano imparare reciprocamente i modi per affrontare i problemi risultanti dal cambiamento demografico;

81.   incoraggia gli Stati membri a promuovere i progetti intergenerazionali, in cui gli anziani lavorano con i giovani per condividere competenze e acquisire nuove conoscenze; invita la Commissione ad agevolare lo scambio di buone pratiche in tale settore;

82.   chiede agli Stati membri di assistere le regioni interessate dall'emigrazione netta garantendo un alto livello di SIG (come i servizi educativi, compresi l'insegnamento prescolare e i servizi per l'infanzia, i servizi sociali e sanitari e i servizi postali), di accessibilità (ad esempio, trasporti pubblici, infrastrutture di trasporto e reti di telecomunicazione) e di tutelare la partecipazione economica e le competenze (ad esempio mediante la formazione, compresi metodi di apprendimento permanente, investimenti nelle nuove tecnologie ed uso delle stesse); chiede instantemente che le condizioni di base per il conseguimento di questi obiettivi siano adeguate ai bisogni locali e agli operatori locali e che sia migliorata la loro capacità di adattamento; richiama in particolare l'attenzione sulla situazione delle isole, delle zone di frontiera, delle regioni di montagna e delle altre aeree lontane dai centri popolati;

83.   accoglie con favore la proposta concernente l'istituzione di un Fondo di integrazione europeo; sollecita le autorità competenti nazionali, regionali e locali responsabili dell'elaborazione e della gestione della politica di coesione e della politica di sviluppo a collaborare ancora più strettamente per incoraggiare le persone a trasferirsi nelle regioni rurali scarsamente popolate, migliorando le condizioni di vita e di lavoro in tali regioni;

84.   plaude al fatto che la Commissione, nella quarta relazione sulla coesione sociale ed economica, ha identificato il crescente squilibrio demografico come una delle sfide cui si trova confrontata; attende con interesse i risultati delle consultazioni sociali e la definizione del ruolo della politica regionale nella lotta contro gli effetti negativi del cambiamento demografico nel prossimo periodo di programmazione;

85.   ricorda agli Stati membri i molteplici svantaggi di cui risentono i volontari che provvedono all'assistenza familiare, in particolare i più anziani tra loro, e suggerisce di offrire un maggiore sostegno a questi gruppi per consentire loro di superare i numerosi ostacoli all'occupazione;

86.   ritiene che nei quartieri urbani poveri e nelle zone suburbane e rurali sfavorite le tendenze demografiche determineranno verosimilmente uno spopolamento, con un impatto decisivo sull'edilizia abitativa e le infrastrutture;

87.   invita gli Stati membri ad aumentare la disponibilità di alloggi adeguati per le famiglie, in particolare per le famiglie monoparentali e le persone anziane, ad esempio attraverso "progetti intergenerazionali", nel quadro dello sviluppo e dell'assetto urbani;

88.   sottolinea che gli squilibri demografici a livello mondiale rischiano di accentuare le differenze di sviluppo e le pressioni migratorie; invita la Commissione e gli Stati membri a integrare questi elementi nelle loro politiche di immigrazione in un'ottica di co-sviluppo;

La sfida dell'immigrazione integrata

89.   rileva che il ricorso all'immigrazione è, e continuerà ad essere, uno degli elementi della demografia dell'Unione europea e potrebbe fornire un apporto positivo dal punto di vista economico, sociale e culturale; chiede pertanto alla Commissione, agli Stati membri e alle parti sociali di sviluppare un approccio sereno e ragionato dell'immigrazione in modo da contrastare le opinioni e gli atteggiamenti xenofobi e razzisti e promuovere la completa ed effettiva integrazione dei migranti nella società;

90.   riconosce tuttavia che l'immigrazione in particolare offre alle regioni a forte emigrazione anche la possibilità di frenare l'impatto negativo del cambiamento demografico e chiede pertanto agli Stati membri di riconoscere l'integrazione dei migranti come una misura politica strategicamente importante;

91.   ritiene opportuno rafforzare le politiche di integrazione negli Stati membri al fine di facilitare lo stabilimento dei migranti nell'Unione europea; plaude pertanto alla decisione 2007/435/CE del Consiglio, del 25 giugno 2007, che istituisce il Fondo europeo per l'integrazione di cittadini di paesi terzi per il periodo 2007-2013 nell'ambito del programma generale "Solidarietà e gestione dei flussi migratori"(13) e confida nel fatto che esso contribuirà a favorire l'integrazione sociale ed economica dei migranti nell'Unione;

92.   sottolinea la necessità di definire le politiche in materia di immigrazione e di coordinarle fra gli Stati membri garantendo agli immigrati parità di condizioni di vita e di lavoro; chiede alla Commissione di studiare e di presentare nei tempi più brevi una strategia e misure specifiche per l'immigrazione economica;

93.   sottolinea l'urgenza di coordinare meglio le politiche di immigrazione degli Stati membri al fine di garantire una migliore integrazione degli immigrati nella società e nell'economia ufficiale, garantire la loro sicurezza giuridica e sociale, segnatamente lottando risolutamente conto le organizzazioni clandestine e sanzionando i datori di lavoro che assumono e/o sfruttano lavoratori in posizione irregolare, accoglie con favore l'iniziativa europea contro il lavoro illegale e lo sfruttamento e le condizioni di vita indegne di cui sono vittime i migranti illegali;

94.   riconosce il ruolo specifico svolto dalle città in questo contesto, giacché la maggioranza degli immigrati si stabilisce in ambito urbano, e sottolinea la necessità che la Commissione e gli Stati membri tengano conto dell'impatto esercitato dalle politiche d'immigrazione sulle città e associno queste ultime alla definizione e attuazione delle politiche connesse all'immigrazione; prende atto con interesse del processo "Integrating Cities" varato nel 2006 dalla Commissione, della rete EUROCITIES e della Dichiarazione di Milano sull'integrazione, sottoscritta il 6 novembre 2007, nella prospettiva di garantire la prosecuzione del dialogo sull'attuazione dei principi di base comuni in materia di integrazione a livello delle città;

95.   sottolinea che la migrazione legale all'interno dell'Unione europea dovrebbe essere vantaggiosa per i migranti e non dovrebbe essere un onere per i paesi d'origine; incoraggia gli Stati membri a espandere le loro misure di integrazione a favore degli immigranti;

96.   accoglie con favore l'iniziativa della Commissione europea e degli Stati membri mirante a prendere in considerazione la dimensione mondiale dell'immigrazione e le conseguenze della migrazione economica nell'Unione ai fini dello sviluppo dei paesi d'origine; sottolinea la necessità di tenere conto del rischio di fuga di cervelli nei paesi d'origine dei migranti; invita la Commissione e gli Stati membri a prendere misure efficaci, in collaborazione con i paesi terzi interessati, per lottare contro tale fenomeno;

97.   insiste affinché la dimensione umana dell'immigrazione non soccomba a considerazioni strettamente economiche e affinché la scelta del ricongiungimento familiare resti una possibilità aperta per i migranti che lo desiderino; sollecita una stretta collaborazione fra le politiche europee dell'immigrazione e quelle dell'occupazione, degli affari sociali, dell'istruzione e della politica regionale;

98.   ricorda che le rimesse degli immigrati in Europa rappresentano un importante sistema di finanziamento dell'esistenza quotidiana degli anziani nei paesi in via di sviluppo;

99.   sottolinea che la politica d'immigrazione deve essere impostata in senso antidiscriminatorio e mirare a una maggiore parità giuridica, sociale e societale tanto per i migranti già presenti in Europa che per quelli che arriveranno in futuro;

100.   ritiene che i familiari che accompagnano il lavoratore migrante debbano ottenere un permesso di soggiorno e, se necessario, un permesso di lavoro;

101.   sottolinea il ruolo importante delle donne migranti e invita gli Stati membri ad assegnare loro il posto che meritano nelle politiche d'integrazione e a garantire pienamente i loro diritti;

102.   invita gli Stati membri a iscrivere all'ordine del giorno di una prossima riunione al vertice uno scambio di opinioni sui cambiamenti demografici e sulle buone prassi emerse in settori come l'invecchiamento attivo, l'occupazione giovanile, le politiche della famiglia e l'integrazione dei migranti;

103.   103 saluta l'impegno della Commissione di presentare ogni due anni una relazione sulla situazione di concerto con il Forum demografico europeo; auspica che tale relazione misuri anche l'impatto delle politiche attuate negli Stati membri nei settori in questione; accoglie con favore l'impegno della Commissione di dedicare ogni due anni un capitolo della sua relazione all'infertilità e di includervi un capitolo concernente la preparazione dell'Unione europea ai cambiamenti demografici; incoraggia la Commissione ad attuare un sistema di indicatori inteso a monitorare e ad analizzare l'evoluzione demografica nei vari Stati membri e nell'Unione europea;

104.   constata che il futuro demografico dell'Europa pone problemi nuovi per quanto riguarda i meccanismi democratici e i canali attraverso cui la voce della pluralità delle sue componenti può trovare ascolto e peso sul piano della decisione politica; ritiene che il problema centrale, in una società sempre più anziana, è la questione della rappresentanza politica dei minori, che rappresentano il futuro comune, e quindi politico, della comunità, i quali attualmente non hanno alcuna voce e peso sul piano delle decisioni; constata che, per ragioni diverse, si pone un problema di ascolto della voce degli immigrati, sia degli adulti che dei loro figli; ritiene che la questione della voce e della rappresentanza politica dei gruppi sociali che oggi ne sono privi, in particolare i minorenni, rappresenti un nodo fondamentale che richiede un dibattito ampio e approfondito;

105.   incoraggia la Commissione e gli Stati membri a contribuire alla sensibilizzazione dei cittadini dell'Unione europea quanto alle sfide demografiche in Europa, ad esempio lanciando campagne e progetti pilota sul tema;

o
o   o

106.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU C 115 del 14.4.1997, pag. 238.
(2) GU C 104 del 6.4.1998, pag. 222.
(3) GU C 232 del 17.8.2001, pag. 381.
(4) GU C 292 E dell'1.12.2006, pag. 131.
(5) GU C 305 E del 14.12.2006, pag. 141.
(6) GU C 161 del 13.7.2007, pag. 66.
(7) GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23.
(8) GU L 348 del 28.11.1992, pag. 1.
(9) GU L 145 del 19.6.1996, pag. 4.
(10) GU L 14 del 20.1.1998, pag. 9.
(11) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(12) GU L 210 del 31.7.2006, pag. 25.
(13) GU L 168 del 28.6.2007, pag. 18.


Cooperazione scientifica con l'Africa
DOC 34k
Risoluzione del Parlamento europeo del 21 febbraio 2008 sull'importanza di sostenere misure volte a migliorare la cooperazione scientifica con l'Africa
P6_TA(2008)0067 B6-0078/2008

Il Parlamento europeo ,

–   visti il recente Vertice UE-Africa dell'8 e 9 dicembre 2007, il Partenariato strategico UE-Africa e il Piano d'azione UE-Africa (2008-2010),

–   vista la sua risoluzione del 31 gennaio 2008 sullo Spazio europeo di ricerca: Nuove prospettive(1) ,

–   visto il ruolo della tecnologia energetica nella lotta contro il cambiamento climatico,

–   visto l'articolo 103, paragrafo 2, del suo regolamento,

1.   riconosce la tendenza sempre più visibile in Africa tra i responsabili politici a dare priorità alla scienza e alla tecnologia (S&T) e all'innovazione per lo sviluppo;

2.   riconosce il prezioso contributo del Nuovo partenariato per lo sviluppo dell'Africa (NEPAD), del suo piano d'azione consolidato per la S&T e dei programmi dell'Unione africana in materia di S&T, e chiede una migliore messa in atto e uno sviluppo più ampio degli stessi, nonché un miglioramento delle misure pertinenti;

3.   sottolinea la necessità di aumentare la partecipazione di scienziati africani ai progetti di collaborazione internazionali nel settore della scienza e della ricerca e svilupp (R&S), al fine di mantenere e di sviluppare in Africa le conoscenze in tale settore, segnatamente in campi specifici come quello alimentare, della salute e dell'energia;

4.   ricorda la notevole rilevanza che è stata data alle malattie trascurate nell'ambito del settimo programma quadro per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione(2) , e ritiene che si dovrebbe mettere un accento particolare sulla ricerca in materia di HIV/AIDS nei paesi africani;

5.   chiede il rafforzamento delle infrastrutture di ricerca esistenti dietro indicazione dell'Unione africana e della comunità scientifica africana, compresi l'ufficio del NEPAD per la scienza e la tecnologia, i programmi dell'Unione africana e i progetti di R&S, in particolare in settori specifici quali quelli alimentare, della salute e dell'energia;

6.   sollecita gli Stati membri a promuovere la cooperazione in materia di S&T con l'Africa, che garantirà in tempi rapidi uno sviluppo reale e globale delle conoscenze e delle tecnologie negli stessi paesi africani;

7.   osserva che il progresso scientifico contribuisce allo sviluppo economico e sociale figurante tra gli obiettivi di sviluppo del Millennio; invita in particolare l'UE a fare del cambiamento climatico la principale priorità della sua cooperazione con l'Africa in materia di S&T, sfruttando in primo luogo le immense fonti di energia rinnovabile di cui l'Africa dispone, soprattutto l'energia solare;

8.   esorta gli Stati membri a promuovere il trasferimento di conoscenze e di tecnologia tra l'UE e l'Africa, congiuntamente a progetti di R&S, nell'ambito di un nuovo quadro d'azione coerente inteso al conseguimento di obiettivi immediati e a lungo termine per lo sviluppo sostenibile, e a sviluppare di conseguenza le politiche e le risorse;

9.   invita l'Unione europea e gli Stati membri a garantire maggiore coerenza tra la politica internazionale dell'UE in materia di S&T e le esigenze di base dei paesi africani, in vista dello sviluppo di un nuovo quadro globale per la scienza e la diplomazia con l'Africa;

10.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti degli Stati membri e alle Nazioni Unite.

(1) Testi approvati, P6_TA(2008)0029 .
(2) GU L 412 del 30.12.2006, pag. 1.


Quarta relazione sulla coesione
DOC 68k
Risoluzione del Parlamento europeo del 21 febbraio 2008 sulla quarta relazione sulla coesione economica e sociale (2007/2148(INI) )
P6_TA(2008)0068 A6-0023/2008

Il Parlamento europeo ,

–   vista la quarta relazione sulla coesione economica e sociale (COM(2007)0273 ) ("quarta relazione sulla coesione"),

–   vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni intitolata "Strategia per le regioni ultraperiferiche: realizzazioni e prospettive" (COM(2007)0507 ),

–   visti gli articoli 158, 159 e 299, paragrafo 2, del trattato che istituisce la Comunità europea,

–   vista l'Agenda territoriale dell'Unione europea, la Carta di Lipsia sulle città europee sostenibili e il primo programma d'azione per l'attuazione dell'Agenda territoriale dell'Unione europea,

–   visto lo studio dell'Osservatorio in rete dell'assetto del territorio europeo (ESPON) intitolato "Il futuro del territorio, scenari territoriali per l'Europa" e quello del Parlamento europeo dal titolo "Le disparità regionali e la coesione: quali strategie per il futuro?",

–   visto il parere del Comitato per le regioni (COTER-IV-011) del 28 novembre 2007 e quello del Comitato economico e sociale europeo (CESE 1712/2007) del 12 dicembre 2007 sulla quarta relazione sulla coesione,

–   vista la sua risoluzione del 23 maggio 2007 sull'impatto e le conseguenze delle politiche strutturali sulla coesione dell'Unione europea(1) ,

–   vista la sua risoluzione del 12 luglio 2007 sul ruolo e l'efficacia della politica di coesione nel ridurre le disparità nelle regioni più povere dell'Unione europea(2) ,

–   visti gli articoli 45 e 112, paragrafo 2, del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e i pareri della commissione per i bilanci e della commissione per la pesca (A6-0023/2008 ),

A.   considerando che una politica di coesione europea globale continua ad essere indispensabile a motivo della persistenza di forti disparità e problemi strutturali specifici in numerose regioni europee, situazione aggravata dal recente allargamento dell'Unione,

B.   considerando che la politica di coesione dell'Unione europea rimane pertanto un pilastro fondamentale nel processo di integrazione europea e svolge un ruolo attivo nella riduzione delle disparità e dei deficit di sviluppo,

C.   considerando l'innegabile connessione tra l'aumento dell'euroscetticismo e la crescita delle disparità territoriali tra regioni e all'interno delle regioni, il che evidenzia la necessità di una coesione economica, sociale e territoriale per rafforzare la convergenza e consolidare la legittimità dell'Unione europea, il che passa attraverso una politica regionale visibile sul territorio; considerando che alle autorità regionali e agli attori locali spetta un ruolo centrale nell'avvicinare le attività dell'Unione europea ai cittadini e nell'attuare la politica regionale, i cui successi dovrebbero essere pubblicizzati in modo più efficace,

D.   considerando che, visto il suo valore aggiunto, la politica di coesione offre a tutte le regioni la possibilità di ottenere benefici concreti in termini di occupazione a lungo termine e di livelli di vita più elevati per le popolazioni locali, in particolare nelle regioni che presentano un ritardo di sviluppo e che contribuisce al rafforzamento della competitività e delle capacità amministrative e a una gestione decentrata; considerando che è opportuno, a tale riguardo, respingere ogni tentativo di rinazionalizzare tale politica,

E.   considerando che il trattato di Lisbona, approvato dai capi di Stato e di governo il 18 ottobre 2007 e firmato il 13 dicembre 2007, integra la coesione territoriale tra gli obiettivi fondamentali dell'Unione, oltre alla coesione economica e sociale,

F.   considerando che occorre garantire in futuro maggiori risorse finanziarie per la politica di coesione al fine di affrontare le nuove sfide che si presenteranno, aventi un importante impatto territoriale, quali il cambiamento demografico, la concentrazione urbana, la segregazione, le ondate migratorie (che sono particolarmente problematiche per le aree rurali e periferiche), l'adeguamento alla globalizzazione, il mutamento climatico, l'approvvigionamento energetico e il lento processo di ripresa delle aree rurali; considerando che tali sfide potranno essere affrontate solo se si riconoscerà in futuro la grande importanza, a tale proposito, della politica di coesione;

Risultati contrastanti sullo stato della coesione nell'Unione europea a 27

1.   si compiace per la presente relazione, più dettagliata rispetto alle precedenti, che si basa su diversi indicatori e offre utili dati comparativi con altri paesi, quali gli Stati Uniti, il Giappone, la Cina o l'India, il che rispecchia il contesto internazionale in cui operano le economie dell'Unione europea;

2.   deplora tuttavia la mancanza di informazioni incrociate e dati comparabili di diversi livelli NUTS, che consentirebbero di valutare con maggiore precisione la durata della crescita e della convergenza; chiede pertanto di disporre di un migliore strumento statistico – come i nuovi indicatori (oltre al PIL procapite) che sono stati utilizzati con risultati positivi nella quarta relazione sulla coesione – per consentire di misurare sul campo con maggiore precisione il grado di coesione economica, sociale e territoriale nonché il contributo concreto delle azioni locali alla politica di coesione; ritiene necessario a tal fine un rafforzamento delle capacità di ESPON;

3.   fa presente i ritardi nell'assorbimento degli stanziamenti strutturali negli Stati membri e sollecita misure per migliorare tale situazione; rileva tuttavia che è troppo presto per valutare i risultati della politica di coesione nei nuovi Stati membri; plaude a tutti gli sforzi intesi ad accrescere l'efficacia della politica di coesione e a ridurre la burocrazia eccessiva e chiede una valutazione sistematica di tale politica; ribadisce il proprio sostegno a favore dell'Iniziativa europea per la trasparenza, avviata dalla Commissione, che identificherà i beneficiari dei finanziamenti strutturali a partire dal 2008;

4.   si compiace che gli ex paesi della coesione, ossia Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda, abbiano registrato un notevole recupero e un marcato tasso di crescita nel periodo 2000–2006, ma ricorda che, nonostante la loro crescita, permangono grandi squilibri tra le loro regioni e profondi problemi strutturali irrisolti;

5.   si compiace per gli elevati tassi di crescita registrati nei nuovi Stati membri, ma osserva che è possibile mirare alla loro convergenza economica soltanto a medio o a lungo termine e che sarà un lungo processo, visto il PIL procapite assai ridotto in alcuni di questi paesi;

6.   si compiace del fatto che la Commissione abbia ribadito l'importante ruolo svolto dalla politica di coesione nel rafforzamento della capacità di tutti gli Stati membri di svilupparsi armoniosamente e di creare nuovi e affidabili posti di lavoro, come evidenziato dagli eccellenti risultati della politica di coesione in varie regioni di obiettivo 2;

7.   è preoccupato per il fatto che la convergenza tra i paesi può mascherare la crescita del divario tra le regioni e tra zone della stessa regione; nota che si osserva un aumento delle disparità regionali e intraregionali sotto diverse angolature, in termini di occupazione, di produttività, di reddito, di livello di istruzione e di capacità di innovazione; sottolinea altresì il ruolo della cooperazione territoriale per contribuire a superare tali problemi;

8.   sottolinea, ad esempio, che la competitività delle regioni è strettamente legata alla produttività, all'accessibilità dei mercati e ai livelli di qualificazione della manodopera, che variano decisamente in misura maggiore tra le regioni che tra gli Stati membri; rileva inoltre che i fattori istituzionali sono sempre più considerati come elementi fondamentali della competitività e che tali fattori comprendono la dotazione di capitale sociale sotto forma di cultura d'impresa e norme comportamentali condivise che facilitano la cooperazione e l'impresa nonché l'efficienza della pubblica amministrazione;

9.   constata a tale riguardo che talune regioni sviluppate e addirittura alcune regioni meno sviluppate iniziano ad accumulare diversi problemi che hanno un forte impatto territoriale in termini di potenziale di sviluppo: ridotti tassi di crescita economica, riduzione della produttività e dell'occupazione nonché invecchiamento della popolazione;

10.   constata che, se tassi di crescita elevati hanno consentito ad alcuni Stati membri di arrivare alla piena occupazione e rafforzare il proprio PIL procapite, in altri paesi si sono approfondite le disparità tra singole categorie sociali, il che implica che i segmenti vulnerabili della popolazione necessitano ancora di integrazione sociale;

11.   sottolinea una debole convergenza in termini di livelli di istruzione ed un reale divario educativo tra l'Unione europea e gli Stati Uniti, dove il 29% delle persone di età compresa tra i 25 e i 64 anni possiede un diploma universitario rispetto ad appena il 16% dell'Unione europea; rileva tuttavia che il numero delle donne in possesso di un diploma di istruzione superiore aumenta più rapidamente rispetto a quello degli uomini;

12.   ricorda l'importanza di integrare la dimensione di genere, le pari opportunità e le speciali esigenze dei disabili e degli anziani in tutte le fasi di attuazione dei progetti concernenti la politica di coesione;

13.   sottolinea l'effetto della polarizzazione nelle regioni capitali - fenomeno particolarmente presente nei nuovi Stati membri - le quali hanno generato in media il 32% del PIL del loro paese, pur rappresentando solo il 22% della popolazione; rileva che tale polarizzazione può comportare notevoli disparità nel tasso di disoccupazione nei centri città;

14.   constata che l'urbanizzazione incontrollata crea squilibri demografici, economici, sociali, dei trasporti ed ambientali in uno spazio ristretto e comporta un effetto di suburbanizzazione e uno spopolamento delle zone rurali lontane dalle città; invita pertanto la Commissione ad affrontare tale problema specifico presentando proposte concrete;

15.   sottolinea le disparità regionali in termini di accessibilità e di collegamento tra i centri e le aree periferiche, quale risultato di svantaggi geografici e strutturali, di investimenti insufficienti nelle infrastrutture dei trasporti nonché della scarsa diversificazione dei potenziali di collegamento; sottolinea in particolare i notevoli ostacoli in termini di accessibilità per le regioni montane e insulari nonché per le regioni periferiche e ultraperiferiche situate molto lontano dall'Europa continentale; rileva la necessità di elaborare misure intese ad aumentare il potenziale regionale, l'attrattiva e lo sviluppo sostenibile di tali aree;

16.   esprime stupore per quanto si afferma nella quarta relazione sulla coesione della Commissione, secondo cui "l'insularità non sembra di per sé costituire un grosso ostacolo allo sviluppo" e rileva la forte delusione delle popolazioni delle regioni insulari, che sono quotidianamente alle prese con le difficoltà e gli svantaggi dell'insularità;

La politica regionale e la strategia di Lisbona

17.   sottolinea le enormi differenze fra uno Stato e l'altro in termini di fondi investiti nella ricerca e nello sviluppo, e constata forti disparità regionali in materia di innovazione, che nella quarta relazione sulla coesione sono misurate secondo un utile indicatore di performance regionale in termini di innovazione;

18.   condivide il parere della Commissione sull'effetto leva della politica di coesione per la strategia di Lisbona, che consiste nell'orientare gli investimenti pubblici verso progetti che favoriscono la creazione di un tessuto economico più dinamico, generatore di crescita e favorevole all'innovazione, fondato sulla sinergia risultante da un'armonizzazione più efficiente di politiche e programmi;

19.   si rammarica che, nonostante la preassegnazione delle risorse, non si sia tenuto adeguatamente conto del potenziale innovativo delle piccole imprese, delle microimprese e delle imprese artigianali in sede di attuazione della politica di coesione; chiede pertanto che venga attuata una politica attiva di sostegno a tutte le forme di innovazione presso tali imprese e invita la Commissione a realizzare opportunità di cooperazione reciproca fra le aziende, il settore pubblico, le scuole e le università al fine di creare cluster regionali di innovazione, nello spirito della strategia di Lisbona;

20.   ritiene che l'effetto leva del supporto strutturale possa essere accresciuto dal ricorso al cofinanziamento privato; chiede la rapida introduzione di regole trasparenti e di soluzioni standard per i partenariati pubblico-privato, che permettano alle regioni di apportare capitale privato per perseguire pubbliche finalità;

21.   ricorda che il rispetto del principio del disimpegno automatico è essenziale per incoraggiare il finanziamento e la rapida realizzazione dei progetti da parte delle autorità di gestione; insiste sulla necessità di rispettare il principio della norma N + 2 (e N + 3 nei nuovi Stati membri durante i primi tre anni del quadro finanziario 2007-2013);

22.   ricorda che i ritardi registrati nell'esecuzione della politica strutturale sono dovuti, tra l'altro, a procedure troppo rigide e che occorre quindi riflettere a una loro semplificazione, ripartendo in modo chiaro le responsabilità e le competenze tra l'Unione europea e gli Stati membri;

23.   osserva, per il periodo di programmazione 2007-2013, che il sistema di segnalazione degli stanziamenti orienterà il 64% delle risorse dell'Obiettivo 1 (convergenza) e l'80% di quelle dell'Obiettivo 2 (competitività regionale e occupazione) verso le spese per l'innovazione, vale a dire 55 000 milioni di euro in più rispetto al periodo precedente; osserva che il successo di questi stanziamenti è basato sulla capacità delle regioni meno sviluppate di gestire progetti di ricerca, sviluppo e innovazione in termini quantitativi e qualitativi sufficienti per portarli a termine, senza che finiscano per diventare investimenti con scarso valore aggiunto;

24.   chiede alla Commissione di valutare il sistema di segnalazione e il suo impatto sulla dinamica delle disparità regionali e di verificare se, nel definire le priorità, tale sistema non favorisca un approccio troppo centralizzato o di tipo "top down"; auspica che tale valutazione inizierà con la pubblicazione da parte della Commissione nel 2008 della Quinta relazione intermedia sulla coesione, che si concentrerà sui rapporti fra la politica di coesione e gli obiettivi prioritari di crescita e occupazione della strategia di Lisbona per tutte le regioni;

25.   sottolinea che la politica di coesione non deve privilegiare le regioni già dinamiche, cosa che accadrebbe con una rigorosa preassegnazione di fondi; ricorda che, con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, la politica di coesione comprenderà i tre obiettivi della coesione economica, sociale e territoriale, che vanno al di là della strategia di Lisbona;

26.   chiede di ampliare la strategia di Lisbona per integrarvi la dimensione territoriale, permettendo così di tener conto delle caratteristiche specifiche delle regioni e incoraggiando le sinergie e le cooperazioni transeuropee, dando un sostegno particolare alla creazione e all'attuazione di differenti forme di attività innovatrici;

27.   sottolinea che l'ambito della politica di coesione non può essere confinato al conseguimento degli obiettivi della strategia di Lisbona; ritiene che il raggiungimento della coesione territoriale mediante iniziative nel quadro dell'obiettivo Convergenza sia una precondizione per la competitività a lungo termine delle regioni; ritiene pertanto che l'Obiettivo 1 (convergenza) e l'Obiettivo 2 (competitività regionale e occupazione) dovrebbero in futuro essere considerati come complementari nonché essere considerati complementari anche con l'Obiettivo 3 (cooperazione territoriale europea);

La coesione territoriale: per un approccio integrato

28.   invita la Commissione a includere una definizione di "coesione territoriale" nel prossimo libro verde sulla coesione territoriale (previsto per il settembre 2008) al fine di conseguire ulteriori progressi in questa politica comunitaria;

29.   sottolinea l'importanza di un effettivo partenariato e dell'attuazione di una reale governanza a più livelli che associ ciascun livello – comunitario, nazionale, regionale e locale, in consultazione con le parti economiche e sociali – alla definizione e all'attuazione degli obiettivi dello sviluppo regionale, in ciò evitando che la portata delle priorità di intervento definite a livello europeo sia ridotta in sede di attuazione a livello nazionale, regionale o locale ("bottom up approach") onde altresì evitare l'eventuale esclusione di agenti che concorrono allo sviluppo e alla coesione del territorio, come è spesso il caso della politica urbana;

30.   propone di dare priorità alle politiche utili per un reale sviluppo policentrico dei territori al fine di ridurre la pressione sulle città capitali e favorire la nascita di poli secondari; reputa che, in tale contesto, non si dovrebbe tralasciare il sostegno per le aree rurali e l'importante ruolo svolto dalle città di piccole e medie dimensioni site in tali aree;

31.   chiede che siano intraprese azioni concrete volte a ridurre le disparità fra le regioni accessibili e quelle con deficit strutturali, in particolare le isole, le regioni montuose, le zone scarsamente abitate e le regioni periferiche e frontaliere, riconoscendo la posizione svantaggiata di queste ultime e adottando misure di assistenza speciali e permanenti; ribadisce l'importanza che annette alla necessità di tenere conto degli svantaggi specifici delle regioni ultraperiferiche;

32.   raccomanda un'associazione più stretta tra le problematiche urbane e quelle rurali; sottolinea la necessità di coordinare lo sviluppo delle zone rurali con le azioni attuate nel quadro della politica regionale; esprime preoccupazione, a tale riguardo, in merito alla pertinenza di un approccio separato della coesione e dello sviluppo rurale (attraverso il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale); sollecita uno studio sulle conseguenze di un aumento dei fondi per lo sviluppo rurale attraverso il meccanismo della modulazione obbligatoria;

33.   richiama l'attenzione sui pericoli della settorializzazione delle politiche e sostiene lo sviluppo di un approccio integrato che identifichi le possibili sinergie tra la politica di coesione e le principali politiche settoriali come i trasporti, l'agricoltura, la pesca, l'ambiente e l'energia, la ricerca e la tecnologia;

34.   chiede alla Commissione di analizzare nelle sue relazioni future la misura in cui vari strumenti e politiche, compresa la politica di coesione, hanno contribuito ai progressi realizzati nel settore della coesione economica e sociale; ritiene che realizzazioni e problemi devono essere analizzati in tutti i settori importanti, in particolare quello della strategia di Lisbona.

35.   si attende che le discussioni sulla politica di coesione dopo il 2013 attribuiscano un'attenzione particolare alle regioni situate nei pressi delle frontiere esterne della Comunità, al fine di garantire stabilità e prosperità al di là delle frontiere, il che si tradurrà, in ultima analisi, non solo nello sviluppo delle regioni frontaliere dell'Unione europea, ma anche in una maggiore coesione e competitività della Comunità nel suo insieme;

36.   evidenzia che per combattere fenomeni di "segregazione spaziale" e di esclusione sociale, puntando ad una crescita sostenibile ed equilibrata, è necessario il contributo di un'attenta politica abitativa, inquadrata in una più ampia strategia di sviluppo territoriale, di pianificazione urbana e di gestione dei servizi pubblici locali;

37.   si compiace, a questo proposito, dell'adozione di un programma d'azione per la messa in atto dell'Agenda territoriale e della Carta di Lipsia in vista di una migliore integrazione della dimensione territoriale in tutte le politiche pubbliche, a livello comunitario, nazionale e locale e resta in attesa di sviluppi concreti; ritiene che, in considerazione della prevista espansione della coesione economica e sociale nell'ambito del trattato di Lisbona al fine di includere una componente territoriale, sia necessario sviluppare indicatori adeguati per definire il contenuto della coesione territoriale;

38.   si compiace dell'annuncio della Commissione di un futuro libro verde sulla coesione territoriale, la cui adozione è prevista nel settembre 2008, e chiede che vi figurino indicazioni concrete per l'attuazione dell'approccio integrato;

39.   è consapevole dell'importanza che riveste una cooperazione regolare tra il Parlamento, attraverso la sua commissione per lo sviluppo regionale, e il Comitato delle regioni sul tema del futuro della politica regionale;

Nuove sfide per la politica di coesione e il bilancio generale dell'Unione europea

40.   ritiene che l'Unione dovrà affrontare in futuro sempre più spesso nuove sfide con un forte impatto territoriale che accentueranno gli ostacoli che si frappongono allo sviluppo regionale, come i cambiamenti demografici, la concentrazione urbana, le ondate migratorie - che sono particolarmente problematiche per le zone rurali e lontane - l'approvvigionamento energetico e le questioni climatiche e l'adeguamento ai mutamenti derivanti dalla globalizzazione, nonché dall'allargamento e dalle politiche di vicinato; sottolinea in proposito l'importanza di progetti pilota relativi all'adeguamento delle regioni a queste nuove sfide;

41.   chiede che si proceda regolarmente ad analisi dei costi e delle implicazioni di politica strutturale degli eventuali futuri allargamenti prima che abbiano inizio i negoziati di qualsiasi nuova adesione e auspica di poter svolgere un ruolo maggiore nell'allargamento e nelle politiche di vicinato, partecipando alla definizione di strumenti di preadesione che siano vincolanti;

42.   mette in evidenza la gravità del problema dello spopolamento in numerose zone dell'Unione europea, che comporta l'invecchiamento della popolazione, la perdita di capitale umano, la fuga di capitali, un aumento del costo dei servizi, ecc.;

43.   ritiene che la dinamica demografica possa comportare un notevole impatto territoriale, come ad esempio lo spopolamento di talune zone, in particolare le zone rurali meno sviluppate, coniugato a una concentrazione urbana e all'invecchiamento della società, ovvero lo sviluppo dell'economia residenziale in altre, il che richiede lo sviluppo di specifiche strategie innovative per risolverne i problemi, compiendo uno sforzo particolare per mantenere servizi di interesse economico generale e garantire un elevato livello di servizi universali;

44.   constata che il mutamento climatico avrà ripercussioni variabili, specie in termini di disastri naturali più frequenti e più violenti, quali incendi di foreste, siccità e inondazioni, che richiederanno risposte differenziate a seconda della regione europea in questione e a cui le regioni dovranno far fronte rivedendo e adeguando le loro strategie di sviluppo sostenibile per conseguire l'obiettivo dell'Unione europea di riduzione delle emissioni di CO2; ritiene che la politica di coesione dell'Unione europea dovrebbe essere rispettosa del clima, ma ricorda che le possibilità favorevoli alla politica di coesione in questo settore sono limitate; ritiene che la lotta contro il mutamento climatico andrebbe affrontata anche nel quadro di altre politiche comunitarie;

45.   ricorda altresì, nel quadro dell'elaborazione di una politica globale efficace di protezione dalle catastrofi naturali, l'importanza di adottare la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo di solidarietà dell'Unione europea (COM(2005)0108 ) il quale prevede una risposta più tempestiva e adeguata alle calamità naturali a livello regionale, spesso fonte di devastazione in talune regioni a motivo della loro situazione geografica;

46.   ritiene che le questioni dell'approvvigionamento energetico e dell'aumento del prezzo dell'energia possano avere un significativo impatto spaziale sui territori, a causa della dipendenza energetica della maggior parte degli Stati membri, specie nelle regioni rurali e montane, nelle isole, nelle regioni molto lontane e ultraperiferiche a motivo della loro dipendenza dai trasporti, i quali sono molto sensibili al costo dell'energia; sottolinea che lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili e gli investimenti nell'efficienza dal punto di vista energetico e nell'approvvigionamento decentralizzato potrebbero offrire grandi opportunità di sviluppo regionale e locale;

47.   insiste sulla sua richiesta di riutilizzazione degli stanziamenti non spesi in applicazione delle regole N+2 o N+3 all'interno della politica di coesione, allo scopo di massimizzare le scarse risorse disponibili;

48.   ritiene che il mantenimento della politica di coesione dopo il 2013 costituisce una risposta indispensabile a tali nuove sfide, che tale politica dovrà essere applicata in maniera differenziata su tutto il territorio dell'Unione; reputa che la politica di coesione dovrebbe restare una politica comunitaria a norma del trattato e del principio di solidarietà e respinge pertanto qualsiasi tentativo di rinazionalizzazione di tale politica;

49.   ritiene che la politica di coesione vada ulteriormente rafforzata in futuro e che il suo valore aggiunto dovrebbe essere evidenziato con maggiore fermezza; chiede pertanto che siano destinate sufficienti risorse finanziarie alla politica di coesione a livello comunitario; chiede che la revisione del quadro finanziario sia l'occasione per definire le risorse di bilancio necessarie per affrontare tutte le sfide di politica di coesione dell'Unione;

o
o   o

50.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P6_TA(2007)0202 .
(2) Testi approvati, P6_TA(2007)0356 .


Attuazione dell'agenda territoriale e della Carta di Lipsia - Verso un programma d'azione europeo per lo sviluppo spaziale e la coesione territoriale
DOC 66k
Risoluzione del Parlamento europeo del 21 febbraio 2008 sul seguito dell'Agenda territoriale e della Carta di Lipsia - Verso un programma d'azione europeo per lo sviluppo spaziale e la coesione territoriale (2007/2190(INI) )
P6_TA(2008)0069 A6-0028/2008

Il Parlamento europeo,

–   visti l'Agenda territoriale dell'UE (Agenda territoriale) e la Carta di Lipsia sulle città europee sostenibili (Carta di Lipsia), entrambe approvate al Consiglio dei ministri informale responsabile dello sviluppo urbano e l'assetto del territorio svoltosi a Lipsia il 24 e 25 maggio 2007, e il Primo programma d'azione per l'attuazione dell'Agenda territoriale dell'Unione europea, approvato al Consiglio dei ministri informale responsabile dello sviluppo urbano e l'assetto del territorio, svoltosi a Ponta Delgada (Azzorre) il 23 e 24 novembre 2007 (Primo programma d'azione),

–   vista la quarta relazione sulla coesione economica e sociale (COM(2007)0273 ) (Quarta relazione sulla coesione),

–   visto la Prospettiva di sviluppo del territorio europeo (ESPD) approvata dal Consiglio dei ministri informale responsabile per la programmazione dell'assetto territoriale svoltosi a Postdam l'11 maggio 1999,

–   visti i risultati del programma di lavoro 2006 dell'Osservatorio in rete dell'assetto del territorio europeo (ESPON),

–   vista la proposta del programma di lavoro 2013 dell'ESPON,

–   visti gli articoli 158 e 159 del trattato che istituisce la Comunità europea

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per lo sviluppo regionale (A6-0028/2008 ),

A.   considerando che la molteplicità territoriale, il policentrismo e centri urbani compatti sono caratteristiche strutturali essenziali del territorio dell'Unione europea,

B.   considerando che i cittadini dell'Unione europea vivono oggi in maggioranza in centri urbani,

C.   considerando che le attuali sfide per far fornte allo sviluppo territoriale nell'Unione europea includono il cambiamento climatico, la sovraccrescita urbana ("urban sprawl") e lo sviluppo delle superfici, il consumo energetico, le infrastrutture di trasporto, il cambiamento demografico, incluso lo spopolamento delle zone rurali e di altre regioni dell'UE, l'impatto dell'ampliamento sulla coesione sociale, economica e territoriale e gli effetti squilibrati a livello regionale della globalizzazione, incluso l'approfondimento del divario tra regioni ricche e meno prospere, nonché uno sviluppo ineguale delle zone urbane e rurali combinato con il cambiamento strutturale,

D.   considerando che gli obiettivi stabiliti nell'Agenda territoriale sono lo sviluppo di un sistema urbano policentrico equilibrato e un nuovo partenariato tra città e campagna, la formazione di aggregati regionali innovativi, la garanzia di parità di accesso all'infrastruttura e alle conoscenze, la promozione di una gestione transeuropea dei rischi, lo sviluppo sostenibile, la gestione proiettata al futuro e la protezione del patrimonio naturale e culturale,

E.   considerando che gli obiettivi fissati nella Carta di Lipsia sono: il rafforzamento dei principi di una politica di sviluppo urbano integrato con la creazione e la garanzia di spazi pubblici di qualità, la modernizzazione delle reti infrastrutturali e il potenziamento dell'efficienza energetica, la promozione attiva dell'innovazione e della formazione nonché, specialmente per i quartieri sfavoriti, la promozione di un trasporto pubblico compatibile con l'ambiente, efficiente e a basso prezzo, il consolidamento delle strategie di valorizzazione urbanistica, il rafforzamento dell'economia locale e della politica locale per il mercato del lavoro, un'attiva politica di istruzione e formazione per bambini e giovani,

F.   considerando che la pianificazione spaziale è lo strumento adatto per orientare l'uso delle superfici e la struttura degli insediamenti negli Stati membri, nelle loro regioni e città e per definire le condizioni di vita e l'evoluzione delle opportunità in loco,

G.   considerando che accanto alla politica di coesione quale misura di governance strategica sono necessarie altre misure per conseguire gli obiettivi dell'Agenda territoriale e della Carta di Lipsia, specialmente la valutazione di impatto ambientale, l'approccio integrato e il monitoraggio territoriale,

H.   considerando che accanto alla politica di coesione anche la politica di sviluppo delle zone rurali esercita un notevole impatto territoriale; che l'integrazione di queste due politiche resta tuttora carente e pertanto sono necessarie maggiori sinergie che consentiranno reali potenziali di sviluppo e promuoveranno l'attrattiva e la competitività delle zone rurali, contribuendo a combattere lo spopolamento delle zone rurali stesse;

I.   considerando che la qualità dello spazio pubblico, il patrimonio naturale e culturale e l'architettura assumono un ruolo rilevante per quanto riguarda le condizioni di vita della popolazione urbana e rurale e costituiscono altrettanti fattori determinanti l'ubicazione "soft" delle attività economiche,

J.   considerando che la creatività e l'innovazione sono risorse decisive nella transizione verso la società globalizzata della conoscenza; che pertanto il successo di uno sviluppo spaziale e urbano sostenibile dipende sostanzialmente dallo sviluppo del potenziale di creatività in loco,

K.   considerando che la cultura urbanistica (Baukultur) (la cultura di un ambiente costruito di alta qualità), ossia l'insieme degli aspetti culturali, economici, tecnologici, sociali ed ecologici che influenzano la qualità e i metodi della pianificazione e della costruzione, costituisce un elemento essenziale dello sviluppo urbano integrato,

L.   considerando che l'approccio integrato implica che i progetti sviluppati debbano costituire un piano coerente e di lungo termine che integri le dimensioni economica, sociale e ambientale, e che associ pienamente i partner chiave alla pianificazione, all'attuazione e alla valutazione dei programmi di sviluppo urbano,

M.   sottolineando che un approccio integrato alla dimensione territoriale della coesione non consiste solo in azioni e politiche di pianificazione territoriale e di sviluppo dello spazio urbano, dal momento che l'obiettivo ultimo è di garantire l'uguaglianza dei cittadini dell'Unione europea qualunque sia il luogo in cui vivono, un obiettivo che non può essere raggiunto solo sulla base della pianificazione territoriale,

1.   ritiene che gli obiettivi dell'Agenda territoriale e della Carta di Lipsia possano essere raggiunti soltanto realizzando una strategia impostata globalmente, transettoriale e unitaria, tale da concretizzare l'approccio integrato;

2.   propone, nel contesto della valutazione intermedia della politica di coesione e alla luce delle considerazioni riguardanti la politica di coesione dopo il 2013, chel'applicazione di un approccio integrato nella pianificazione del programma e nella selezione dei progetti dei Fondi strutturali siaun requisito vincolante; a tal fine invita chi è investito dei poteri decisionali a impegnarsi volontariamente per attuare nuovi metodi di cooperazione;

3.   si compiace della decisione presa dai ministri dell'UE responsabili per lo sviluppo urbano, riuniti informalmente a Lipsia il 24 e 25 maggio 2007, di istituire un gruppo di lavoro intergovernativo, presieduto dalla Germania, per individuare e chiarire le varie questioni relative alla messa in atto dell'iniziativa Jessica;

4.   chiede la creazione di un gruppo interservizi della Commissione che si occupi dei suggerimenti relativi all'attuazione dell'approccio integrato e invita la Commissione a operare in stretta concertazione con tutti i partner sociali, ambientali ed economici e garantirne il coinvolgimento in tutte le decisioni relative alla coesione territoriale; chiede alla Commissione di tenere il Parlamento informato sull'evoluzione di questi lavori;

5.   chiede che per l'articolazione della politica di coesione dopo il 2013 vengano tenute in particolare considerazione le specificità e le esigenze spaziali e una conseguente differenziazione specifica per regione; raccomanda l'uso di strumenti di programmazione orientati all'attuazione, come menzionato nella Carta di Lipsia, basati sulla ricerca e il monitoraggio permanente;

6.   invita la Commissione e il Consiglio a valorizzare meglio, nel contesto della valutazione intermedia della politica di coesione, le sinergie con il Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale (FEASR ) ai fini dello sviluppo del territorio nel suo complesso; raccomanda, alla luce delle considerazioni concernenti la politica di coesione dopo il 2013, uno stretto coordinamento tra la politica di coesione e la politica di sviluppo rurale, per potenziare l'opportunità volta a migliorare la qualità della vita nelle zone rurali;

7.   segnala che non sono solo le regioni metropolitane a disporre di potenziali di innovazione, ma anche alcune regioni piuttosto periferiche e rurali si collocano all'avanguardia nel raggiungimento degli obiettivi della strategia di Lisbona; sollecita fermamente la Commissione ad occuparsi maggiormente dei fattori di successo di dette zone, onde elaborare da esse un modello di sviluppo per le città piccole e medie nelle zone rurali;

8.   sottolinea l'importanza del partenariato e della condivisione delle funzioni tra zone urbane e rurali per lo sviluppo equilibrato e sostenibile del territorio nel suo complesso; invita le autorità rurali e urbane in cooperazione con tutte le parti interessate pubbliche e private ad identificare i propri patrimoni comuni e a elaborare strategie di sviluppo comuni regionali e sottoregionali per garantire migliori condizioni di vita e una migliore qualità di vita per tutti i cittadini dell'Unione; invita le future Presidenze a svolgere riunioni informali dei ministri competenti per la programmazione spaziale e lo sviluppo urbano per affrontare questi temi;

9.   invita la Commissione e il Consiglio a considerare l'Agenda territoriale e la Carta di Lipsia nel quadro della revisione del bilancio generale dell'Unione europea e a procedere ad adeguamenti qualitativi tali da consentire una più efficace integrazione degli obiettivi della coesione territoriale nelle politiche dell'UE; ritiene necessario prendere nei prossiéi anni delle misure legislative al riguardo;

10.   invita il Consiglio a definire come obiettivo le esigenze in campo territoriale e urbano durante il Vertice di primavera 2008 nel riesame delle strategie di Lisbona e di Göteborg (strategia di sviluppo sostenibile);

11.   chiede con insistenza agli Stati membri di adottare azioni tempestive per raggiungere gli obiettivi dell'agenda territoriale e dare attuazione alla Carta di Lipsia;

12.   invita il Consiglio e gli Stati membri, nello spirito di una vera governance a più livelli che tenga conto della diversità territoriale dell'Unione europea e rispetti il principio di sussidiarietà, a coinvolgere nel programma d'azione per l'attuazione dell'Agenda territoriale e della Carta di Lipsia i governi locali e regionali, incluse le autorità pubbliche transfrontaliere, e perseguendo il principio di partenariato, a coinvolgere le parti economiche e sociali nonché le organizzazioni non governative specializzate in materia e le parti interessate private, e sostiene attivamente questa impegnativa iniziativa; sostiene che quest'esigenza di lavorare insieme dovrebbe essere considerata positivamente da tutti i settori coinvolti in quanto è stato provato che una collaborazione coerente è efficace;

13.   ricorda il ruolo chiave che l'accesso alle tecnologie di informazione e di comunicazione svolgono per le future prospettive di sviluppo delle opportunità delle regioni e raccomanda pertanto, come menzionato nell'Agenda territoriale, di integrare infrastrutture quali il cablaggio a banda larga nei nuovi programmi in materia di trasporti e comunicazioni;

14.   invita la Commissione a procedere a un'analisi sistematica delle politiche chiave dell'UE per quanto riguarda i loro effetti territoriali, come deciso dagli Stati membri alla linea dell'azione 2 del primo programma d'azione, ed inoltre a procedere ad una valutazione d'impatto sul territorio della nuova legislazione pertinente; segnala in materia il potenziale dei metodi di valutazione sviluppati da ESPON;

15.   riconosce che sono fondamentali per lo sviluppo futuro delle città e delle regioni l'istruzione scolastica e materna, la formazione continua, le università e gli altri istituti di ricerca;

16.   ricorda che Natura 2000 è un importante strumento per lo sviluppo spaziale europeo; insiste sulla necessità che i requisiti di Natura 2000 siano pienamente attuati e che vengano creati corridoi paesaggistici e reti di spazi aperti tra le zone protette affinché la flora possa disperdersi e la fauna possa muoversi liberamente, salvaguardando in tal modo la biodiversità;

17.   chiede che una politica relativamente a settori economici creativi venga incorporata nello sviluppo spaziale e urbano al fine di creare un quadro che utilizzi gli strumenti disponibili (politica di coesione, programmazione urbana e territoriale) e tenga conto della qualità del territorio per migliorare l'opportunità di un'azione innovativa e creativa;

18.   18 ritiene necessario, alla luce dell'evoluzione demografica, migliorare le capacità di adeguamento delle città e delle regioni, indicando come elementi essenziali lo sviluppo autogeno e il rafforzamento del volontariato;

19.   sottolinea che le tendenze demografiche portano a nuove sfide sul mercato del lavoro, per l'accesso ai servizi sociali e sanitari e all'alloggio e nella pianificazione generale; sottolinea che l'invecchiamento demografico può essere visto come un'opportunità per creare nuovi posti di lavoro in un mercato in sviluppo e nuovi prodotti e servizi che migliorino la qualità della vita per le persone anziane; sottolinea che lo sviluppo della cosiddetta economia d'argento è importante a livello locale e regionale;

20.   invita gli Stati membri ad assicurare in linea di principio in tutte le zone del loro territorio la disponibilità, l'accesso e la praticabilità dei servizi di interesse pubblico, onde offrire alle persone nelle diverse regioni la possibilità di valorizzare le opportunità e le potenzialità specifiche della propria regione; c hiede che si tenga conto in modo specifico delle necessità dei gruppi svantaggiati, vale a dire dei disabili, delle donne, dei migranti, delle minoranze etniche, dei disoccupati di lunga durata e delle persone con scarse qualifiche, e delle esigenze particolari delle donne; invita la Commissione a consentire agli enti locali, nelle sue circolari interpretative concernenti l'applicazione della regolamentazione quadro sui servizi di interesse generale e sull'aggiudicazione di appalti pubblici, di tenere in maggiore considerazione le necessità e gli attori locali, e di migliorarne l'adattabilità;

21.   chiede alla Commissione, viste le nuove competenze comunitarie del trattato di Lisbona in materia di pianificazione territoriale, di elaborare una comunicazione sulla creazione di un quadro dell'UE per le valutazioni di compatibilità ambientale a livello di progetto, tenendo in conto i lavori dell'ESPON;

22.   segnala che dopo l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, nel quadro dell'applicazione del primo programma d'azione, occorre rafforzare cooperazione e coordinamento tra Consiglio e Commissione;

23.   plaude espressamente al fatto che il trattato di Lisbona enuncia come suo obiettivo la coesione territoriale, oltre alla coesione economica e sociale, e prevede una competenza legislativa condivisa tra l'UE e gli Stati membri in questo settore; sottolinea che il trattato di Lisbona riconosce che le sfide territoriali che incidono sulle isole, le montagne, le regioni frontaliere e quelle molto remote e le zone scarsamente popolate dovrebbero essere risolte in quanto hanno un impatto negativo sulla competitività globale dell'economia dell'UE; invita la Commissione a integrare il primo programma d'azione con specifiche proposte di misure d'iniziativa dell'UE;

24.   sottolinea che non esiste una definizione decisa in comune della coesione territoriale e pertanto invita la Commissione a definire chiaramente la coesione territoriale e a elencare gli obiettivi di sviluppo territoriale nell'Unione europea nel suo prossimo Libro verde sulla coesione territoriale; si aspetta che sia data la massima priorità all'obiettivo di garantire a tutti i cittadini dell'Unione, dovunque essi vivano nell'UE, pari opportunità di sviluppo e di accesso;

25.   raccomanda l'ulteriore approfondimento della prospettiva di sviluppo del territorio europeo e sollecita il coinvolgimento pieno dei nuovi Stati membri in detto schema;

26.   considera importante valutare regolarmente i progressi nell'attuazione dell'Agenda territoriale; invita il Consiglio, la Commissione e le parti interessate ad analizzare sia i progressi nell'applicazione delle singole misure del primo programma d'azione, sia gli effetti delle misure stesse e il loro contributo a uno sviluppo spaziale sostenibile nell'UE;

27.   invita il Consiglio a concordare quanto prima indicatori semplici e quantificabili per il monitoraggio dello sviluppo spaziale dell'UE; raccomanda di utilizzare come uno degli indicatori dello sviluppo spaziale lo sviluppo annuo del suolo;

28.   segnala che detti indicatori potrebbero essere utilizzati come valori obiettivo per orientare lo sviluppo spaziale; propone che il Consiglio e la Commissione utilizzino tali indicatori ai fini della comparazione in termini di efficienza tra gli Stati membri (benchmarking) e della costituzione di una banca dati delle migliori pratiche;

29.   sostiene l'intenzione del Consiglio di presentare una relazione sull'applicazione del primo programma d'azione in ogni Consiglio dei ministri informale; propone al Consiglio di prendere in considerazione un programma per il reciproco apprendimento riguardante lo sviluppo spaziale europeo e dedicato allo scambio di esperienze ed esempi delle migliori prassi tra Stati membri;

30.   sottolinea l'importanza che riveste un migliore coordinamento tra l'Agenda territoriale e la Carta di Lipsia, e deplora a tale proposito che il Consiglio non abbia ancora adottato un programma d'azione per l'applicazione degli obiettivi di quest'ultima; invita le prossime Presidenze a colmare tale ritardo e quindi a provvedere a un monitoraggio sistematico della Carta di Lipsia;

31.   accoglie con favore l'iniziativa della Presidenza slovena di preparare e promuovere misure per rafforzare il coordinamento tra sviluppo spaziale e urbano nell'ottica di una maggiore interconnessione tra gli obiettivi dell'Agenda territoriale e della Carta di Lipsia;

32.   fa riferimento alle conclusioni della quarta relazione sulla coesione nella quale le città e le aree urbane sono viste come centri di popolazione, forza economica e innovazione; si compiace delle proposte riguardanti la creazione di raggruppamenti innovativi regionali e urbani e invita questi ultimi ad interessare anche le frontiere interno ed esterne dell'UE;

33.   invita la Commissione e il Consiglio a fissare, tenendo in particolare conto i lavori della verifica urbana, indicatori destinati a comparare l'efficacia della sostenibilità delle città ai sensi della Carta di Lipsia, per esempio il consumo energetico pro capite, la percentuale di utilizzazione dei mezzi pubblici all'interno del volume complessivo di trasporto o le emissioni pro capite di gas a effetto serra;

34.   evidenzia il ruolo chiave che le città svolgono per la realizzazione della strategia di Lisbona e chiede pertanto una strategia di sviluppo urbano a tutto campo e ben coordinata, sostenuta da tutti i livelli di governo e dal settore privato;

35.   invita la Commissione a occuparsi maggiormente della tematica della sovraccrescita urbana; invita gli Stati membri – vista la problematica della parcellizzazione del suolo e del continuo sfruttamento delle superfici per la crescita urbana negli Stati membri – ad imporre misure e strategie efficaci per limitare lo sviluppo delle superfici;

36.   raccomanda agli Stati membri di evidenziare la priorità dello sviluppo urbano interno rispetto a quello esterno, ossia di dare priorità al riutilizzo di edifici già esistenti, adibendoli anche a nuove destinazioni, soprattutto tramite una gestione sostenibile delle superfici, rispetto all'utilizzazione di nuove superfici;

37.   si compiace dell'importanza data all'intercollegamento dei modi di trasporto dalla Carta di Lipsia; sottolinea l'importanza di un sistema di trasporto integrato e sostenibile e del ruolo significativo che una migliore infrastruttura pedestre e ciclabile può svolgere soprattutto nelle città più grandi; invita la Commissione a esplorare meccanismi più efficaci per sostenere le autorità locali perché sviluppino strategie per reti di trasporto integrate, soprattutto nelle regioni meno sviluppate;

38.   ritiene che per rispondere efficacemente alle crescenti esigenze di un'elevata qualità della vita nelle città è indispensabile che gli enti locali adeguino rapidamente le proprie attrezzature tecniche alle norme dell'Unione europea; ritiene in particolare che l'erogazione di acqua potabile (ad esempio migliorando la distribuzione o aumentando la qualità dell'acqua distribuita), la bonifica delle acque reflue (ad esempio, smantellando le vecchie reti o costruendone di nuove) e ogni impianto analogo vada adeguato in tempi brevi alle nuove condizioni regolamentari;

39.   rileva con rammarico che soprattutto nelle regioni metropolitane e nelle città dell'UE, ma anche nelle zone rurali, crescono le differenze sociali ed economiche; invita gli Stati membri ad affrontare con maggiore energia tale problema e a tenerlo in maggiore considerazione nella programmazione dell'assegnazione di mezzi dei fondi strutturali;

40.   ritiene che la città abbiano una particolare responsabilità nel raggiungimento degli obiettivi comunitari in materia di cambiamento climatico, in quanto si trovano in una posizione unica per fornire soluzioni potenziali per contribuire alla riduzione delle emissioni a effetto serra globali; ricorda agli Stati membri che la protezione del clima va proclamata un obiettivo trasversale dello sviluppo urbano;

41.   sottolinea il fatto che investire in tecnologia rispettosa dell'ambiente, quali misure innovative di prevenzione, riduzione e adeguamento, nel lungo tempo offrono notevoli opportunità commerciali;

42.   rileva che le aree urbane soffrono in maggior misura degli effetti del cambiamento climatico laddove la mancanza di corridoi di aria fresca provoca un ulteriore riscaldamento e maggiori concentrazioni di sostanze inquinanti;

43.   auspica un rafforzamento degli sforzi volti a perfezionare l'integrazione, la coesione sociale e territoriale, specialmente tramite il superamento delle carenze urbanistiche e il miglioramento delle condizioni ambientali, attuando una politica equilibrata di sviluppo dello spazio urbano, vale a dire stabilizzando i quartieri problematici e creando un'offerta attraente a livello residenziale, lavorativo e ricreativo;

44.   chiede una maggiore integrazione dei quartieri più trascurati; chiede all'autorità competente degli Stati membri di identificare i segni di allarme del declino in zone particolari ed aumentare gli sforzi di attuare una politica d'integrazione sociale per ridurre le disparità e impedire l'emarginazione sociale; sottolinea il ruolo importante che le piccole e medie imprese svolgono per lo sviluppo economico e la competitività territoriale, non solo nei quartieri abbandonati ma in tutte le zone urbane;

45.   invita la Commissione a sostenere maggiormente, nel contesto dei futuri programmi di finanziamento, tra cui il settimo programma quadro di ricerca, sviluppo tecnologico e attività dimostrative, progetti atti a promuovere lo sviluppo e lo scambio di esperienze riguardanti la gestione urbana sostenibile, la promozione di prassi e tecnologie energetiche efficienti, la soluzione dei problemi ambientali delle città nonché il contributo delle città nella lotta al cambiamento climatico;

46.   ritiene che un rafforzamento dell'identità cittadina e una partecipazione attiva dei cittadini possa contribuire a una proficua applicazione della Carta di Lipsia nei centri urbani; chiede alla Commissione e agli Stati membri di proclamare l'avvio di "un dialogo territoriale" onde coinvolgere maggiormente il pubblico nell'elaborazione dei piani di rivitalizzazione e di sviluppo delle aree urbane;

47.   invita gli Stati membri, le loro regioni e città a prestare maggiore attenzione a creare una cultura per un ambiente urbano di elevata qualità ("Baukultur") oltre che alla disponibilità di alloggi decenti e a prezzi accessibili quali fattori cruciali d'integrazione sociale e di qualità di vita urbana nel contesto dello sviluppo urbano sostenibile, prestando particolare attenzione alla qualità del territorio pubblico, in termini soprattutto di concezione architettonica di qualità, come strumento per migliorare il benessere dei cittadini dell'Unione;

48.   invita il Consiglio, e in particolare la Presidenza slovena e quella francese, a prendere come base i lodevoli sforzi che sono stati compiuti nel quadro della Presidenza tedesca e di quella portoghese in materia di coesione territoriale, e a continuare a prendere iniziative in tale settore; è del parere, considerato che finora l'accento è stato messo sulle città, sulla relazione fra città e campagna e sulla pianificazione territoriale, che le iniziative future debbano ormai riguardare la questione delle regioni che presentano svantaggi territoriali, quali le regioni insulari, montane e di confine nonché le regioni particolarmente remote o scarsamente popolate;

49.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché al Comitato delle regioni.


Timor Est
DOC 47k
Risoluzione del Parlamento europeo del 21 febbraio 2008 sul Timor Est
P6_TA(2008)0070 B6-0079 , 0086 , 0090 , 0093 e 0095/2008

Il Parlamento europeo ,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sul Timor Est,

–   visto il rapporto del Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite al Consiglio di sicurezza (5 432a riunione),

–   vista la relazione della sua delegazione di osservazione delle elezioni legislative nella Repubblica democratica del Timor Est, dal 27 giugno al 2 luglio 2007, guidata da Ana Gomes,

–   vista la dichiarazione rilasciata dalla Presidenza portoghese a nome dell'Unione europea, in data 5 luglio 2007, sulle elezioni legislative a Timor Est,

–   vista la dichiarazione Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dell'11 febbraio 2008 che ha condannato l'attentato al Presidente di Timor Est José Ramos-Horta,

–   vista la dichiarazione di Javier Solana, Alto rappresentate dell'Unione europea per la politica estera e di sicurezza comune, dell'11 febbraio 2008, che ha condannato i tentati omicidi a Timor Est,

–   visto l'articolo 115, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.   considerando che nell'aprile 2006 il congedo a Timor Est di circa 600 soldati, come reazione alle loro rimostranze, ha causato nel paese una crisi di sicurezza di estrema gravità, caratterizzata da scontri armati (tra l'esercito e le truppe congedate, ed anche con le forze di polizia), da interventi della polizia, tumulti e azioni violente diffuse ad opera di bande, in cui decine di persone hanno perso la vita, molte di più sono rimaste ferite e 150 000 hanno abbandonato le proprie case, di cui la metà sono tuttora nei campi profughi,

B.   considerando che a giugno 2006 la crisi di sicurezza ha anche condotto alla caduta del governo guidato dal primo ministro Mari Alkatiri e alla nomina di un governo di transizione guidato da José Ramos-Horta,

C.   considerando che il 9 maggio 2007 l'ex primo ministro e vincitore del premio Nobel José Ramos-Horta è stato eletto presidente di Timor Est e che, in seguito alle elezioni parlamentari del 30 giugno 2007, l'ex presidente Kay Rala Xanana Gusmão è divenuto primo ministro il 6 agosto 2007, alimentando le speranze di una stabilizzazione definitiva del paese e di un pieno rispetto delle istituzioni democratiche,

D.   considerando che nel Timor Est la situazione d'instabilità politica è continuata, sebbene le elezioni presidenziali e parlamentari si siano svolte in modo libero e pacifico e la comunità internazionale, sotto gli auspici delle Nazioni Unite, abbia rafforzato il suo coinvolgimento, rispondendo agli appelli delle autorità del Timor Est,

E.   considerando che tale instabilità era dovuta principalmente alla sfida sprezzante lanciata allo stato di diritto dal ex maggiore Alfreido Reinado, guida dei soldati ribelli e fuggiasco, evaso dal carcere nel 2006, che è stata fonte di ispirazione per le bande violente di giovani nella capitale,

F.   considerando che, l'11 febbraio 2008, questi gruppi ribelli hanno ferito gravemente a colpi di arma da fuoco il presidente Ramos-Horta, che attualmente si trova in condizioni critiche in un ospedale australiano, e hanno aperto il fuoco contro il primo ministro Xanana Gusmão in attacchi distinti ma coordinati contro la dirigenza del paese e le istituzioni statali,

G.   considerando che il parlamento di Timor Est ha dichiarato lo stato di emergenza, tuttora in vigore e che il governo ha chiesto rinforzi per i 1 600 soldati delle truppe internazionali di mantenimento della pace già stanziate a Timor Est,

H.   considerando che gli attacchi violenti contro le istituzioni statali e i leader democraticamente eletti di Timor Est sono conseguenza diretta della crisi dell'aprile 2006, dimostrando chiaramente che a Timor Est, nonostante gli sforzi delle autorità nazionali, della Missione Integrata delle Nazioni Unite a Timor Est (UNMIT) e delle forze internazionali, la sicurezza nazionale non è ancora efficace e non vige lo stato di diritto,

I.   considerando che osservatori qualificati hanno sottolineato la mancanza di una risposta immediata e adeguata da parte della Polizia internazionale delle Nazioni Unite e della altre forze internazionali agli attacchi dell'11 febbraio 2008, con l'eccezione della Guardia nazionale repubblicana portoghese che, una vola chiamata all'azione, è intervenuta con efficacia,

J.   considerando che gli attacchi si sono verificati dopo che presidente Ramos Horta si era assunto l'impegno personale di trovare una soluzione negoziata con i ribelli; che il susseguirsi degli eventi non è ancora chiaro e che il ruolo delle forze di sicurezza nazionali e internazionali lascia ancora aperti molti interrogativi,

K.   considerando che la situazione difficile dell'economia di Timor Est, nonostante i proventi petroliferi del paese, con il 40% della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà e il 60% che ha meno di 18 anni, una disoccupazione massiccia che si aggira intorno all'80% e un tasso di analfabetismo elevato, crea condizioni sociali estremamente instabili e aumenta la probabilità che si verifichino disordini civili,

L.   considerando che sia l'Unione europea che le Nazioni Unite si sono impegnate pubblicamente per il sostegno dell'indipendenza, della democrazia e dello stato di diritto a Timor Est, il che richiede il consolidamento delle istituzioni statali, il buon governo, un uso adeguato dei fondi pubblici per lottare contro la povertà e la disoccupazione e per promuovere lo sviluppo e la giustizia sociale, nonché un comportamento esemplare da parte dei paesi limitrofi di Timor Est,

M.   considerando che Timor Est è membro a pieno titolo del gruppo di Stati ACP e che, conseguentemente, l'Unione europea ha la specifica responsabilità di contribuire al consolidamento della sua governance democratica, fornendo assistenza alle sue istituzioni nel grande sforzo di sviluppo delle capacità ad esse richiesto,

N.   considerando che occorre tener conto dei diritti sovrani inalienabili del popolo di Timor Est, in particolare per quanto riguarda le risorse naturali del paese,

1.   condanna fermamente il tentato assassinio del presidente Ramos Horta e auspica una sua completa guarigione e un rapido ritorno alla guida del paese;

2.   condanna fermamente il simultaneo attentato contro il primo ministro Xanana Gusmão, fortunatamente uscitone incolume, e auspica che il governo di Timor Est, congiuntamente al Presidente e al parlamentodi Timor Est, possano superare queste gravi minacce alla stabilità del paese e cooperare per garantire il rispetto dell'ordine pubblico e il normale funzionamento delle istituzioni democratiche, in conformità alla costituzione;

3.   sollecita tutti i partiti di Timor Est a rifiutare la violenza, ad avviare il dialogo e a partecipare al processo democratico nell'ambito del quadro giuridico e costituzionale, contribuendo in tal modo a ripristinare la stabilità sociale e politica;

4.   esprime la sua preoccupazione di fronte al messaggio di impunità e di mancato rispetto dello stato di diritto che può essere stato trasmesso, nel tentativo di promuovere la riconciliazione nazionale, dall'atteggiamento ambiguo delle autorità di Timor Est, dell'UNMIT e delle forze di sicurezza internazionali, nei confronti delle persone chiamate ad affrontare la giustizia;

5.   condanna chiunque a Timor Est tenterà di sfruttare a suo vantaggio la fragile situazione creatasi dopo gli attentati dell'11 febbraio 2008 e sollecita tutti i partiti a rispettare e cooperare totalmente con gli organi politici istituiti con le elezioni presidenziali e parlamentari del 2007;

6.   chiede che sia svolta un'indagine esaustiva all'interno del quadro costituzionale e giuridico di Timor Est, con il sostegno e la cooperazione internazionale che occorrono, al fine di chiarire ogni dettaglio del presunto tentativo di colpo di Stato e del fallimento del sistema di sicurezza e di assicurare alla giustizia i colpevoli di tali attentati; accoglie con favore l'avvio di un'indagine congiunta sugli attentati da parte delle Nazioni Unite e della polizia di Timor Est;

7.   fa appello alle forze politiche principali di Timor Est, appartenenti sia alla maggioranza che all'opposizione, affinché s'impegnino in uno sforzo interpartitico volto a raggiungere quanto prima un'intesa nazionale sulle questioni centrali del funzionamento dello Stato, quali il ruolo dell'esercito, la polizia e il rafforzamento del sistema giudiziario; offre il suo sostegno a favore di tale impegno da parte dei partiti parlamentari di Timor Est;

8.   ribadisce che il ruolo svolto dalla comunità internazionale, e in particolare dalle Nazioni Unite e dal Consiglio di sicurezza, è di fondamentale importanza per il processo di consolidamento dello Stato di Timor Est e della sua indipendenza e sovranità, come pure per rafforzare la democrazia in questa giovane nazione;

9.   sottolinea l'importanza del comportamento dei paesi confinanti con Timor Est per quanto concerne il rispetto e la promozione della stabilità della società di Timor Est e del consolidamento delle sue istituzioni democratiche nazionali; esprime apprezzamento per l'atteggiamento positivo assunto dall'Indonesia da quando è stata riconosciuta l'indipendenza di Timor Est e per la decisione dell'Australia e di altri paesi di fornire aiuto;

10.   chiede al Consiglio e alla Commissione di esercitare pressioni sulle autorità di Timor Est e sull'UNMIT, affinché proibiscano, sciolgano e disarmino qualsiasi gruppo o banda paramilitare o armata e i civili armati, e di esternare le preoccupazioni europee sulle capacità di sicurezza e sul rispetto dello stato di diritto alle Nazioni Unite e al governo di Timor Est in tutte le riunioni ufficiali e al massimo livello;

11.   invita la istituzioni internazionali a fornire un sostegno più ampio per soddisfare le esigenze di riforma di Timor Est nel settore della sicurezza, che è fragile e politicizzato, poiché è essenziale per uno Stato democratico pienamente funzionante e sicuro, attraverso un processo di consultazione ampio e un approccio sistematico e esaustivo, come raccomandato dalla risoluzione 1704(2006) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e dalle successive relazioni delle Nazioni Unite; esorta il governo di Timor Est ad attribuire priorità assoluta a tale compito e lo invita a usare a pieno le competenze dell'Unità di supporto per il settore della sicurezza delle Nazioni Unite al fine di svolgere processi di consultazione nazionale sulla riforma del settore della sicurezza; chiede al Consiglio, alla Commissione e agli altri donatori internazionali di creare un meccanismo volto a migliorare il coordinamento dell'assistenza al settore della sicurezza; esorta l'UNMIT a fornire all'Unità di supporto per il settore della sicurezza le risorse e il personale necessari per assistere il processo di consultazione e una revisione completa;

12.   raccomanda che le sentenze e le decisioni dei tribunali siano sollecitamente rispettate e pienamente applicate dalle autorità di Timor Est, con il sostegno, ove necessario, delle forze internazionali stanziate nel paese;

13.   chiede alle istituzioni statali di Timor Est e all'UNMIT di sostenere lo stato di diritto, combattere l'impunità dei crimini e garantire il rispetto delle norme internazionali in materia di diritti del'uomo da parte di tutti, in particolare la polizia e l'esercito;

14.   ribadisce il riconoscimento dell'esigenza di Timor Est di ricevere un sostegno a livello politico, tecnico e finanziario per costruire le infrastrutture e l'impianto amministrativo che sono indispensabili per riprendere l'attuazione del suo piano di sviluppo e per rafforzare l'economia del paese e la promozione dell'occupazione; fa appello alla comunità internazionale affinché fornisca a Timor Est un sostegno ininterrotto volto ad alleviare la povertà e assistenza per ricostruire le strutture fisiche e amministrative necessarie ai fini dello sviluppo economico;

15.   chiede all'Unione europea e alla comunità internazionale, e in particolare ai paesi vicni e ai membri dell'ASEAN, di mantenere e aumentare il sostegno necessario al consolidamento della democrazia e di una cultura democratica a Timor Est, concentrandosi soprattutto sulla cultura multipartitica, la libertà di espressione e il rafforzamento delle istituzioni, ossia parlamento, governo, magistratura, forze di sicurezza, di difesa e di polizia, e di contribuire ad estendere con urgenza la copertura dei mezzi di comunicazione a tutto il paese, nonché a rafforzare i sistemi di istruzione e sanità e le infrastrutture nei settori degli alloggi, delle misure igieniche e della fornitura idrica;

16.   chiede alla Commissione di accelerare e concludere l'insediamento di una delegazione pienamente operativa a Dili;

17.   raccomanda l'invio di una delegazione parlamentare ad hoc a Timor Est per valutare la situazione politica, esprimere solidarietà alle forze democratiche e alle istituzioni e rinnovare l'offerta di assistenza da parte del Parlamento europeo a favore del funzionamento democratico del parlamento di Timor Est;

18.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Presidente, al governo e al parlamento di Timor Est, all'Alto rappresentate dell'Unione europea per la politica estera e di sicurezza comune, ai governi dei paesi ACP, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, ai governi dell'Australia e dell'Indonesia, al Segretario generale e al Segretariato dell'ASEAN, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per Timor Est e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.


Bielorussia
DOC 41k
Risoluzione del Parlamento europeo del 21 febbraio 2008 sulla Bielorussia
P6_TA(2008)0071 B6-0081 , 0087 , 0088 , 0091 e 0098/2008

Il Parlamento europeo ,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Bielorussia e in particolare la risoluzione del 6 aprile 2006 sulla situazione in Bielorussia dopo le elezioni presidenziali del 19 marzo 2006(1) ,

–   visto che, il 21 novembre 2006, la Commissione ha dichiarato la disponibilità dell'Unione europea a riallacciare i rapporti con la Bielorussia e il suo popolo nel quadro della politica europea di vicinato (PEV),

–   visto che il 14 dicembre 2004 il suo Premio Sacharov alla libertà di pensiero è stato assegnato all'Associazione bielorussa dei giornalisti e il 13 dicembre 2006 ad Aleksander Milinkevich,

–   visto l'articolo 115, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.   considerando di aver ripetutamente condannato il fallimento delle elezioni presidenziali, parlamentari e locali in Bielorussia,

B.   considerando di aver invitato il Consiglio e la Commissione a formulare proposte per esercitare ulteriori pressioni sul regime di Lukashenko nell'ambito di organizzazioni internazionali e chiesto di presentare un pacchetto completo di sanzioni specifiche e mirate, che colpiscano con rigore i responsabili dell'oppressione senza causare sofferenze ai cittadini della Bielorussia,

C.   considerando di aver particolarmente condannato il fatto che la democrazia locale, che è il fondamento di qualsiasi governo democratico e che esprime la volontà delle persone comuni di realizzare le proprie speranze ed aspettative effettive, è stata calpestata e trascurata in Bielorussia,

D.   considerando che la continua pressione politica e amministrativa esercitata su organizzazioni non governative in Bielorussia ne minaccia l'esistenza e ne compromette l'indipendenza,

E.   considerando che nel gennaio 2008 numerosi imprenditori hanno protestato a Minsk e che i leader di tali manifestazioni sono stati imprigionati e spesso picchiati,

F.   considerando gli sviluppi positivi di recente registrati per quanto concerne l'istituzione di una delegazione della Commissione a Minsk,

1.   deplora profondamente che la situazione di democrazia, diritti umani e Stato di diritto non stia migliorando in Bielorussia; rileva che i continui arresti arbitrari di membri della società civile e di attivisti dell'opposizione, in particolare la detenzione temporanea di Aleksander Milinkevich, e le restrizioni imposte ai media indipendenti, contraddicono la recente retorica del governo bielorusso concernente l'auspicio di migliorare i rapporti con l'Unione europea;

2.   esprime rammarico per la condanna del giornalista Aliaksandr Zdvizhkov a tre anni di reclusione, ritenendo la pena ingiustamente dura, e invita il governo bielorusso a riconsiderare la propria decisione;

3.   prende atto del recente rilascio di numerosi attivisti dell'opposizione democratica, compresi i leader della Gioventù del fronte popolare bielorusso e del Fronte giovanile (Malady Front); deplora al contempo l'arresto di tali attivisti che sono stati detenuti per quindici giorni e hanno rischiato di essere espulsi dall'università in seguito alle dimostrazioni pacifiche avvenute il 16 gennaio 2008 a Minsk per celebrare la giornata della solidarietà con gli attivisti dell'opposizione bielorussa in prigione e con le famiglie di personalità bielorusse scomparse;

4.   sollecita le autorità bielorusse a rilasciare immediatamente e senza condizioni l'ultimo prigioniero politico, Alyaksandr Kazulin, e a smettere di ricorrere a intimidazioni, vessazioni e arresti mirati nonché persecuzioni politicamente motivate contro gli attivisti dell'opposizione democratica e la società civile in Bielorussia;

5.   si compiace dei recenti sviluppi per quanto concerne gli accordi volti all'istituzione di una delegazione della Commissione a Minsk, considerandola un progresso positivo verso un rinnovamento del dialogo con l'Unione europea; incoraggia la Commissione ad usare pienamente il potenziale connesso all'istituzione della delegazione;

6.   ricorda che il 21 novembre 2006 l'Unione europea ha espresso la propria disponibilità a riallacciare le relazioni con la Bielorussia e la sua popolazione nell'ambito della PEV non appena il governo bielorusso dimostri rispetto per i valori democratici e i diritti fondamentali del popolo bielorusso;

7.   rileva che, per potersi impegnare in un dialogo costruttivo con l'UE, la Bielorussia deve attuare le restanti condizioni stabilite nel documento informale "What the European Union could bring to Bielarus" (Cosa può offrire l'UE alla Bielorussia), comprendenti la liberazione di tutti i prigionieri politici, l'abolizione della pena di morte, la garanzia della libertà dei mezzi d'informazione, la libertà di espressione, l'indipendenza della magistratura nonché il rispetto dei valori democratici e dei diritti fondamentali del popolo bielorusso;

8.   condanna il fatto che la Bielorussia è l'ultimo paese in Europa ad applicare nella pratica la pena di morte, in contrasto con i valori europei;

9.   esorta le autorità bielorusse a revocare il decreto n. 70, dell'8 febbraio 2008, le cui disposizioni violano il diritto all'istruzione dei cittadini bielorussi istituendo delle barriere per l'ingresso negli istituti di istruzione superiore;

10.   esorta le autorità bielorusse ad applicare le norme dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) nell'organizzazione delle prossime elezioni politiche, previste per il 28 settembre 2008; invita il governo a consentire ai rappresentanti dell'opposizione democratica l'accesso alle commissioni elettorali distrettuali, a concedere la registrazione a tutti i candidati e ai loro osservatori e a non frapporre ostacoli ad una missione internazionale, globale e completa, di monitoraggio delle elezioni;

11.   invita il Consiglio e la Commissione a prendere ulteriori misure finalizzate a semplificare e liberalizzare le procedure per il rilascio del visto ai cittadini bielorussi, in quanto solo un'azione di questo tipo può contribuire al raggiungimento dell'obiettivo principale della politica dell'UE nei confronti della Bielorussia, vale a dire agevolare e intensificare i contatti interpersonali e democratizzare il paese; esorta, in tale contesto, a considerare la possibilità di rinunciare a far pagare il visto ai cittadini bielorussi che entrano nel territorio Schengen, che appare l'unica strada per impedire che la Bielorussia e i suoi cittadini restino ancor più isolati;

12.   invita gli Stati membri dell'area Schengen ad avvalersi di tutti gli strumenti disponibili (costi dei visti nazionali) per facilitare la circolazione dei cittadini bielorussi all'interno del territorio dei singoli Stati membri;

13.   invita il Consiglio, la Commissione e la comunità internazionale nel suo complesso ad offrire maggiore sostegno alla società civile della Bielorussia e, in particolare, a incrementare l'aiuto finanziario ai mezzi d'informazione indipendenti, alle organizzazioni non governative e agli studenti bielorussi che studiano all'estero; apprezza il contributo finanziario fornito dalla Commissione alla Università europea di studi umanistici di Vilnius (Lituania); invita il Consiglio e la Commissione a considerare la concessione di un sostegno finanziario al progetto, già esistente, volto alla creazione della televisione indipendente bielorussa BELSAT;

14.   esprime solidarietà all'opposizione democratica unita della Bielorussia e al leader del movimento, Aleksander Milinkevich, nonché a tutti i cittadini bielorussi che si adoperano per una Bielorussia indipendente, aperta e democratica, basata sullo Stato di diritto; incoraggia i leader dell'opposizione a dimostrare unità e fermezza in vista delle prossime elezioni politiche;

15.   deplora la decisione delle autorità bielorusse di rifiutare ripetutamente, negli ultimi anni, visti d'ingresso a deputati del Parlamento europeo e di parlamenti nazionali; invita le autorità bielorusse a non frapporre ulteriori ostacoli alla visita della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con la Bielorussia, finalizzata a raccogliere esperienze ed osservazioni di prima mano in Bielorussia;

16.   condanna le restrizioni imposte dalle autorità bielorusse nei confronti di membri del clero straniero, intese a limitare il loro ingresso nel paese per lavorare al servizio di organizzazioni religiose, e invita le autorità bielorusse a porre fine a tali restrizioni;

17.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, alle Assemblee parlamentari dell'OSCE e del Consiglio d'Europa nonché alle autorità bielorusse.

(1) GU C 293 E del 2.12.2006, pag. 304.


Nord Kivu (Repubblica democratica del Congo)
DOC 43k
Risoluzione del Parlamento europeo del 21 febbraio 2008 sul Nord Kivu
P6_TA(2008)0072 B6-0080 , 0084 , 0085 , 0089 , 0094 e 0097/2008

Il Parlamento europeo ,

–   viste la sua risoluzione del 17 gennaio 2008 sulla situazione nella Repubblica democratica del Congo e lo stupro come crimine di guerra(1) , e le sue risoluzioni precedenti sulle violazioni dei diritti umani nella Repubblica democratica del Congo (RDC),

–   vista la risoluzione dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, del 22 novembre 2007, sulla situazione nella Repubblica democratica del Congo, in particolare nella parte orientale, e il suo impatto sulla regione,

–   vista la sua risoluzione del 15 novembre 2007 sulla risposta dell'Unione europea alle situazioni di fragilità nei paesi in via di sviluppo(2) ,

–   visti la comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni intitolata "Verso una risposta dell'Unione alle situazioni di fragilità: l'intervento in circostanze difficili per lo sviluppo sostenibile, la stabilità e la pace" (COM(2007)0643 ) e l'allegato documento di lavoro dei servizi della Commissione (SEC(2007)1417 ),

–   vista la risoluzione 60/1 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 24 ottobre 2005, sui risultati del Vertice mondiale del 2005, in particolare i paragrafi 138-140 sulla responsabilità in materia di protezione delle popolazioni,

–   visto l'articolo 115, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.   considerando che il conflitto che dilania la RDC dal 1988 è costato la vita a 5 400 000 persone e che esso continua ad essere la causa, diretta o indiretta, della morte di 1 500 persone ogni giorno,

B.   considerando che da parecchi mesi i combattimenti tra l'esercito congolese, i ribelli del generale deposto Laurent Nkunda e i combattenti delle Forze democratiche per la liberazione del Rwanda (FDLR, chiamati anche Interhamwes) hanno precipitato la popolazione civile della regione del Nord Kivu in un'immensa miseria,

C.   considerando che negli ultimi diciotto mesi sono stati commessi massacri, stupri di ragazze, madri, nonne, l'arruolamento forzato di civili e soldati bambini, nonché numerose altre esazioni e gravi violazioni dei diritti umani nell'est della RDC, sia dalle truppe ribelli di Laurent Nkunda che dai combattenti dell'FDLR e dall'esercito congolese stesso,

D.   ricordando che il mandato della MONUC (Missione delle Nazioni Unite nella Repubblica democratica del Congo) si colloca sotto la copertura del Capitolo VII della Carta dell'ONU, cosa che l'autorizza ad utilizzare tutti i mezzi necessari per dissuadere qualsiasi tentativo di ricorso alla forza, che minaccerebbe il processo politico, da parte di qualsiasi gruppo armato, straniero o congolese, in particolare le ex FAR (Forze armate rwandesi) e gli Interhamwes, nonché per garantire la protezione dei civili esposti alla minaccia imminente di violenze fisiche,

E.   considerando che il 25 gennaio 2008, il rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite nella RDC ha annunciato l'invio di osservatori incaricati di sorvegliare il cessate il fuoco in tutti i territori occupati fino a quel momento dai gruppi armati, nonché un rafforzamento militare civile dell'ufficio della MONUC a Goma,

F.   considerando le promesse di smobilitazione progressiva e l'impegno per un cessate il fuoco intervenuti il 23 gennaio 2008 alla Conferenza di Goma per la pace, la sicurezza e lo sviluppo, che prevede un cessate il fuoco fra tutte le parti belligeranti, il disarmo di tutte le forze non governative, il ritorno di tutti i profughi nella RDC orientale e l'instaurazione di un meccanismo temporaneo di monitoraggio del cessate il fuoco,

G.   considerando che i dettagli pratici di tale smobilitazione vanno ancora precisati nel quadro della commissione tecnica mista pace e sicurezza, sotto la co-presidenza del governo della RDC e del sostegno internazionale a tale impegno,

H.   considerando la partecipazione ai combattimenti della FDLR i cui combattenti si erano rifugiati nella regione,

I.   considerando che l'esercito congolese non dispone dei mezzi umani, tecnici e finanziari necessari per svolgere le sue missioni nel Nord Kivu e che questo è il principale motivo per cui, più che essere al servizio della popolazione e della pace, esso rappresenta una minaccia,

J.   considerando che è indispensabile trovare una soluzione politica alla crisi del Nord Kivu, consolidare la pace e la democrazia, promuovere la stabilità e lo sviluppo nella regione per il benessere di tutti i popoli della regione dei Grandi Laghi,

K.   considerando la riunione svoltasi a Kinshasa il 3 settembre 2007 tra i ministri degli affari esteri congolese, Mbusa Nyamwisi, e rwandese, Charles Murigande, nel quadro della risoluzione del conflitto nel Nord Kivu,

L.   considerando che il 28-30 gennaio 2008 si è svolta una riunione a Beni, sotto la co-presidenza dei ministri della difesa della RDC, Chikez Diemu, e dell'Uganda, Crispus Kiyonga,

M.   considerando che dalla fine del 2006 il conflitto che colpisce la RDC ha provocato anche lo sfollamento di circa 400 000 persone e che la provincia del Nord Kivu conta oggi complessivamente 800 000 sfollati,

N.   considerando che la guerra civile in corso da tre anni è caratterizzata dal saccheggio sistematico delle ricchezze del paese da parte degli alleati e dei nemici del governo congolese,

O.   considerando che un miglioramento significativo della sanità e una riduzione del tasso di mortalità nella RDC, in generale, e nel Nord Kivu in particolare, richiederanno anni di impegno sostenuto e un cospicuo investimento finanziario sia da parte del governo congolese che da parte della comunità internazionale,

P.   considerando che il 3 febbraio 2008 un sisma di sesto grado della scala Richter ha colpito la regione dei Grandi Laghi, in particolare le città di Bukavu e Goma, nonché i loro dintorni già fortemente colpiti dai conflitti che hanno provocato morti, feriti e danni materiali ingenti,

Q.   considerando che, a seguito delle ostilità, a fine 2007 varie organizzazioni umanitarie sono state costrette a sospendere la loro attività, mentre i centri sanitari non vengono più approvvigionati o sono stati addirittura abbandonati dal personale curante,

R.   considerando che Médecins sans frontières (MSF) constata nel Nord Kivu che le popolazioni locali e sfollate si indeboliscono sempre più e che il proseguimento dei combattimenti impedisce al personale umanitario l'accesso a talune zone che hanno urgentemente bisogno di un aiuto alimentare e sanitario,

S.   considerando che la malnutrizione costituisce attualmente un altro aspetto dell'estrema vulnerabilità delle popolazioni del Nord Kivu e che i dati dei programmi di aiuto medico di MSF presentano un quadro allarmante dell'entità della malnutrizione nel Nord Kivu e lasciano temere per le famiglie che non potranno ricevere aiuto,

1.   si dichiara profondamente sconvolto dai massacri e crimini contro l'umanità perpetrati da troppi anni nel Nord Kivu e chiede a tutte le autorità nazionali e internazionali competenti di perseguire e giudicare sistematicamente i loro autori, chiunque essi siano; chiede al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di prendere urgentemente tutte le misure suscettibili di impedire realmente ogni ulteriore attacco alle popolazioni civili del Nord Kivu;

2.   constata che, a dispetto del suo ampio mandato, la MONUC non ha avuto mezzi sufficienti per impedire tali massacri, stupri, saccheggi, arruolamenti forzati di civili e di soldati bambini, né le numerose altre esazioni e violazioni dei diritti umani; chiede pertanto al Consiglio e alla Commissione di accertarsi che il recente rafforzamento della MONUC si traduca in un miglioramento significativo della sicurezza per le popolazioni del Nord Kivu e, ove ciò non avvenisse, di chiedere urgentemente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che la MONUC sia messa in grado di adempiere alla sua missione, a cominciare dalla protezione effettiva e duratura delle popolazioni civili della regione;

3.   invoca la tolleranza zero per le violenze sessuali contro le ragazze e le donne, usate come arma di guerra, e chiede severe pene per i responsabili di tali crimini; ricorda l'importanza dell'accesso ai servizi della salute riproduttiva nelle situazioni di guerra e nei campi profughi;

4.   si compiace dello svolgimento della Conferenza di pace a Goma, tenendo conto della necessità di trovare una soluzione politica al conflitto che colpisce l'est della RDC; sottolinea tuttavia, oltre la rimarchevole assenza di rappresentanti degli Interhamwes (FDLR), la fragilità delle promesse di smobilitazione e dell'impegno di cessate il fuoco intervenuto il 23 gennaio 2008 al termine di detta conferenza, e continua pertanto ad incoraggiare tutte le parti belligeranti a spiegare incessantemente i loro sforzi di pace, a mettere fine alla violazione dei diritti umani e a rispettare la legge umanitaria internazionale, a cessare tutti gli attacchi alla popolazione civile e a permettere alle agenzie umanitarie di venire in soccorso della popolazione civile;

5.   ricorda che i dettagli pratici di tale smobilitazione vanno ancora precisati nel quadro della commissione tecnica mista pace e sicurezza sotto la co-presidenza del governo della RDC e del sostegno internazionale a tale impegno, e chiede pertanto che tale commissione sia costituita quanto più rapidamente per finalizzare le questioni della smobilitazione;

6.   si compiace dell'incontro fra i ministri degli affari esteri congolese e rwandese, nel settembre 2007, e chiede alle autorità rwandesi di contribuire concretamente ai vari tentativi di risoluzione del conflitto nel Nord Kivu, in particolare in termini di incriminazioni giudiziarie, disarmo, smobilitazione e rimpatrio degli Interhamwes presenti nel Nord Kivu;

7.   chiede al Consiglio e alla Commissione di sbloccare i fondi d'urgenza data l'estrema gravità della situazione umanitaria cui devono far fronte le popolazioni del Nord Kivu, non solo a motivo dei conflitti che continuano a dilaniare la loro regione, ma anche a causa del sisma del 3 febbraio 2008, come pure di provvedere a che il personale umanitario possa portare a buon fine la sua missione nelle migliori condizioni possibili;

8.   chiede al Consiglio e alla Commissione di dare sin d'ora attuazione ai programmi di aiuto medico di grande portata a favore delle popolazioni civili dell'est della RDC, al doppio scopo di soddisfare ai bisogni immediati della popolazione e di anticipare la ricostruzione della regione;

9.   chiede l'effettiva attuazione di meccanismi di controllo, quali il processo di Kimberley, in materia di certificazione di origine delle risorse naturali importate nel mercato dell'UE;

10.   chiede al Consiglio e ai singoli Stati membri di fornire un aiuto specifico alle popolazioni dell'est della RDC;

11.   chiede alla missione dell'Unione europea nel Nord Kivu, prevista per il mese di marzo 2008, di presentargli una relazione;

12.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alle istituzioni dell'Unione africana, all'Alto Rappresentante per la PESC, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, al presidente nonché al parlamento e al governo della Repubblica democratica del Congo, al presidente nonché al parlamento e al governo della Repubblica di Rwanda.

(1) Testi approvati, P6_TA(2008)0022 .
(2) Testi approvati, P6_TA(2007)0540 .

Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2009Avviso legale