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Giovedì 30 novembre 2000 - Bruxelles Edizione definitiva
Normalizzazione del lavoro domestico
A5-0301/2000

Risoluzione del Parlamento europeo sulla normalizzazione del lavoro domestico nell'economia informale (2000/2021(INI))

Il Parlamento europeo,

-  visto l'articolo 137, par. 1, quinto trattino, del trattato di Amsterdam,

-  vista la Convenzione dell'OIL C 177 sul lavoro a domicilio,

-  vista la Classificazione internazionale tipo delle professioni (CITP)88 dell'Ufficio internazionale del lavoro,

-  vista la sua risoluzione del 4 novembre 1999 sul progetto di relazione comune sull'occupazione 1999 della Commissione (SEC(1999)1386 - C5-0215/1999 )(1) ,

-  vista la sua risoluzione del 21 settembre 2000 sulla comunicazione della Commissione sul lavoro sommerso (COM(1998) 219 - C5-0566/1998 -1998/2082(COS) )(2) ,

-  visto l'articolo 163 del proprio regolamento,

-  vista la relazione della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità (A5-0301/2000 ),

A.  considerando che la nozione di lavoro domestico non è definita,

B.  considerando che sul mercato del lavoro la presenza femminile registra un aumento costante,

C.  considerando la difficoltà di valutare l'entità dell'economia sommersa e del lavoro domestico irregolare,

D.  considerando le importanti ripercussioni del lavoro non dichiarato sui conti dello Stato, nonché sui redditi degli abitanti,

E.  considerando la natura stessa del lavoro domestico che si presta più facilmente ad orari flessibili, addirittura frammentati, distribuiti fra più datori di lavoro, in cambio di un corrispettivo minimo, il più delle volte non dichiarato,

F.  considerando la quantità di nuclei familiari in cui padre e madre sono occupati a tempo pieno,

G.  considerando l'aumento delle famiglie monoparentali,

H.  considerando l'aumento della domanda di lavoro domestico a seguito dei cambiamenti prodottisi nella situazione familiare, nelle condizioni di lavoro, nell'impiego del tempo e negli interessi sia degli uomini che delle donne,

I.  considerando che tale domanda registra un aumento continuo, come del resto avviene nel caso del fenomeno del lavoro nero,

J.  considerando l'aumento del numero di persone anziane che vivono sole e che hanno bisogno di aiuto a domicilio,

K.  considerando la disparità, o addirittura la mancanza, di una regolamentazione sul lavoro domestico in taluni Stati membri,

L.  considerando che, anche a livello delle missioni diplomatiche, i datori di lavoro abusano regolarmente del loro status nei confronti del personale,

M.  considerando la necessità di un quadro giuridico specifico che consenta a tutti i collaboratori domestici di beneficiare della protezione di una legislazione del lavoro e dei diritti soggettivi da essa risultanti,

N.  considerando gli encomiabili sforzi effettuati da taluni Stati membri che hanno creato organismi locali o regionali per regolare l'offerta e la domanda di lavoro domestico,

O.  considerando l'esperienza francese e belga degli assegni servizio impiego,

P.  considerando il fenomeno delle ingenti migrazioni di donne,

Q.  considerando la grande quantità di migranti donne occupate in qualità di collaboratrici domestiche,

1.  chiede una definizione di portata europea del lavoro domestico,

2.  chiede agli Stati membri di redigere e di aggiornare regolarmente le statistiche sul fenomeno del lavoro nero domestico per poter disporre di un quadro più preciso delle dimensioni del problema;

3.  chiede agli Stati membri di procedere a uno studio più approfondito sul lavoro domestico non dichiarato, nonché sui suoi costi e le sue ripercussioni sui conti dello Stato, sul mercato del lavoro e sui privati;

4.  chiede che tale attività sia riconosciuta come una professione a tutti gli effetti;

5.  ritiene che il settore del lavoro domestico rientri in linea di principio nel campo di applicazione delle direttive esistenti in materia di occupazione e di lavoro e debba usufruire di futuri orientamenti generali, da includersi in quelli per l'occupazione, che si traducano in una regolamentazione europea sui diritti sociali del lavoratore, in una regolazione dell'offerta e della domanda nel settore, nell'accesso alla formazione e nel cofinanziamento delle spese da parte del potere pubblico;

6.  chiede che, in sede di elaborazione di direttive e di altri testi legislativi al riguardo, sia tenuto conto della situazione lavorativa e dei rapporti lavorativi specifici dei collaboratori domestici, segnatamente della loro posizione isolata e delle loro relazioni atipiche con il datore/i datori di lavoro;

7.  invita gli Stati membri a coinvolgere le parti sociali nell'applicazione degli orientamenti generali nel settore del lavoro domestico;

8.  raccomanda agli Stati membri di adottare le seguenti misure per migliorare l'immagine del lavoro domestico e migliorare lo status della professione:

   -
definizione delle mansioni da svolgere, quantificazione e limitazione chiare del numero massimo delle ore lavorate,
   -
copertura sociale generale relativa a tale professione che tenga conto della varietà delle mansioni e dei pericoli che talune di esse possono rappresentare e consenta al lavoratore di beneficiare a suo tempo di prestazioni sociali e di altri diritti, segnatamente una pensione rispettabile,
   -
creazione dei presupposti per posti di lavoro di qualità, mediante l'organizzazione di azioni di formazione professionale,
   -
creazione di strutture di assistenza che favoriscano l'inserimento sociale del lavoratore,
   -
campagne di sensibilizzazione e di informazione per i lavoratori e i datori di lavoro sui loro diritti e i loro doveri;

9.  raccomanda agli Stati membri di definire un inquadramento al fine di strutturare l'organizzazione del mercato del lavoro domestico retribuito ad esempio tramite imprese di servizi domestici, ONG e agenzie locali per l'occupazione;

10.  raccomanda l'adozione delle seguenti misure a livello nazionale per lottare contro la crescente quantità di lavoro nero nel settore:

   -
adeguamento dei prezzi e dei costi alle possibilità finanziarie dei privati,
   -
semplificazione delle formalità amministrative concernenti le dichiarazioni di assunzione a carico dei privati,
   -
sgravi fiscali sul lavoro domestico per ridurre la disparità dei costi fra lavoratori in nero e lavoratori dichiarati;

11.  sottolinea l'importanza di conformarsi, in tutti gli Stati membri, al principio secondo il quale ogni rapporto di lavoro deve essere dichiarato;

12.  sottolinea l'importanza di informare i lavoratori e i datori di lavoro circa i loro diritti e doveri nell'ambito del rapporto di lavoro;

13.  sottolinea l'importanza di sviluppare il dialogo sociale settoriale, in quanto livello negoziale più prossimo alla realtà e perciò più adatto a proporre misure di lotta al lavoro non dichiarato, nonché a creare nuovi posti di lavoro duraturi e insiste altresì sulla necessità di far rientrare il lavoro domestico nel quadro generale del diritto del lavoro e dei relativi contratti di categoria;

14.  raccomanda la creazione di centri specializzati per migranti donne, in grado di fornire la necessaria assistenza psicologia e psichica in caso di violenze psichiche, fisiche o sessuali, nonché per avviare una pratica nel quadro della procedura di regolarizzazione del loro permesso di soggiorno temporaneo; raccomanda altresì che sia fornita assistenza in termini di provvedimenti giuridici contro le persone che hanno esercitato un'oppressione sessuale e psicologica contro le donne;

15.  raccomanda inoltre la distribuzione, effettuata dai centri di assistenza, di prospetti che forniscano tutte le informazioni e gli indirizzi utili nel contesto del loro soggiorno nello Stato membro;

16.  ritiene che, nell'ambito del riconoscimento del lavoro domestico quale settore professionale, le migranti donne debbano avere il diritto di ottenere regolari permessi di lavoro;

17.  raccomanda che gli organi competenti degli Stati membri affrontino in modo esaustivo la situazione specifica dei migranti che lavorano come collaboratori domestici;

18.  invita gli Stati membri a subordinare il rilascio di visti per il personale domestico dei diplomatici al rispetto di un livello minimo di condizioni di lavoro;

19.  incarica la propria Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, alle parti sociali e all'Organizzazione Internazionale del Lavoro.

(1) GU C 158 del 7.6.2000, pag. 43.
(2) "Testi approvati” in tale data, punto 13.

Ultimo aggiornamento: 1 giugno 2004Avviso legale