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Procedura : 2007/2027(INI)
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A6-0224/2008

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Mercoledì 9 luglio 2008 - Strasburgo Edizione definitiva
Ruolo del giudice nazionale nel sistema giudiziario europeo
P6_TA(2008)0352A6-0224/2008

Risoluzione del Parlamento europeo del 9 luglio 2008 sul ruolo del giudice nazionale nel sistema giudiziario europeo (2007/2027(INI))

Il Parlamento europeo ,

–   visto l'articolo 61 del trattato CE che stabilisce l'istituzione progressiva di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia comportante misure nel settore della cooperazione giudiziaria in materia civile e penale,

–   visti il programma dell'Aia: rafforzamento della libertà, della sicurezza e della giustizia nell'Unione europea(1) , adottato dal Consiglio europeo di Bruxelles il 5 novembre 2004, e la comunicazione della Commissione, del 10 maggio 2005, dal titolo "Il programma dell'Aia: dieci priorità per i prossimi cinque anni" (COM(2005)0184),

–   vista la dichiarazione del 14 e 15 dicembre 2001, formulata dal Consiglio europeo di Laeken, che invita a creare rapidamente una rete europea per sostenere la formazione dei magistrati, onde incrementare la fiducia tra gli attori della cooperazione giudiziaria,

–   viste le sue risoluzioni del 10 settembre 1991 sull'istituzione di un'Accademia di diritto europeo(2) e del 24 settembre 2002 sull'istituzione di una rete europea di formazione giudiziaria(3) (REFG),

–   viste le comunicazioni della Commissione del 29 giugno 2006, sulla formazione giudiziaria nell'Unione europea (COM(2006)0356), del 5 settembre 2007, su un'Europa dei risultati - applicazione del diritto comunitario (COM(2007)0502), e del 4 febbraio 2008, relativa alla creazione di un forum di discussione sulle politiche e sulle prassi dell'UE nel settore della giustizia (COM(2008)0038),

–   viste la decisione 2008/79/CE, Euratom del Consiglio, del 20 dicembre 2007, recante modifica del protocollo sullo statuto della Corte di giustizia(4) e le modifiche allegate, apportate al regolamento della Corte di giustizia, che introducono un procedimento pregiudiziale d'urgenza,

–   visti l'articolo 81, paragrafo 2, lettera h), e l'articolo 82, paragrafo 1, lettera c), del futuro trattato sul funzionamento dell'Unione, aggiunti dal trattato di Lisbona, che prevedono una base giuridica per misure intese a sostenere la formazione dei giudici e del personale giudiziario,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione giuridica (A6-0224/2008),

A.   considerando che un'inchiesta effettuata nel corso del secondo semestre del 2007, ai fini della presente risoluzione, mette in evidenza:

   - disparità notevoli per quanto riguarda la conoscenza del diritto comunitario da parte dei giudici nazionali(5) nell'insieme dell'Unione europea; talvolta tale conoscenza è molto limitata,
   - l'urgente necessità di intensificare la conoscenza generale delle lingue straniere da parte dei giudici nazionali,
   - le difficoltà incontrate dai giudici nazionali per accedere a informazioni specifiche e aggiornate sul diritto comunitario,
   - la necessità di migliorare e di rafforzare la formazione dei giudici nazionali in materia di diritto comunitario, sia nel caso della formazione iniziale che in quello della formazione lungo tutto l'arco della vita,
   - la relativa mancanza di familiarità dei giudici con il procedimento pregiudiziale d'urgenza e la necessità di intensificare il dialogo fra i giudici nazionali e la Corte di giustizia,
   - il fatto che numerosi giudici percepiscano il diritto comunitario come troppo complesso e opaco,
   - la necessità di assicurare che il diritto comunitario si presti meglio ad essere applicato dai giudici nazionali,

B.   considerando che la responsabilità essenziale della formazione giudiziaria, ivi compresa la sua dimensione europea, incombe agli Stati membri; considerando che il suddetto programma dell'Aia contiene una dichiarazione del Consiglio europeo secondo cui "si dovrebbe includere sistematicamente una componente UE nella formazione delle autorità giudiziarie"(6) e che la formazione dei giudici in ogni Stato membro è una questione d'interesse comune per le istituzioni dell'Unione europea e per ciascuno Stato membro,

C.   considerando che il diritto comunitario non deve essere percepito come un ambito riservato a una cerchia di specialisti e che le possibilità di formazione offerte in tale settore non devono essere limitate ai giudici dei tribunali superiori ma piuttosto estese anche ai giudici a tutti i livelli del sistema giudiziario,

D.   considerando che taluni organismi sostenuti finanziariamente dalla Comunità incontrano un successo vieppiù crescente e impartiscono una formazione a una grande quantità di giudici e pubblici ministeri,

E.   considerando che la conoscenza delle lingue straniere è indispensabile per garantire l'efficacia della cooperazione giudiziaria, in particolare in materia civile e commerciale, in ambiti in cui sono previsti contatti diretti fra giudici e per assicurare il successo dei programmi di scambio destinati ai giudici,

F.   considerando che la durata media del procedimento pregiudiziale d'urgenza continua a essere troppo lunga, nonostante gli sforzi costanti espletati dalla Corte di giustizia, e che ciò riduce notevolmente l'attrattiva di tale procedura agli occhi dei giudici nazionali,

G.   considerando che, a giudizio della Corte di giustizia, spetta agli Stati membri stabilire un sistema di vie di ricorso e di procedure che garantisca il rispetto della protezione giuridica effettiva dei diritti derivati dal diritto comunitario(7) ,

H.   considerando che nella presente risoluzione nulla dovrebbe essere ritenuto come recante pregiudizio all'indipendenza dei giudici e degli ordinamenti giuridici nazionali, ai sensi della raccomandazione n. R(94)12 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa e della Carta europea del 1998 sullo statuto dei giudici,

Il giudice nazionale, in qualità di primo giudice del diritto comunitario

1.   constata che la Comunità europea è una comunità di diritto(8) ; constata che il diritto comunitario resta lettera morta se non viene debitamente applicato negli Stati membri, anche dai giudici nazionali, i quali sono pertanto l'elemento centrale del sistema giudiziario dell'Unione europea e svolgono un ruolo fondamentale e imprescindibile per la creazione di un ordinamento giuridico unico europeo, anche nell'ottica delle recenti realizzazioni del legislatore comunitario(9) nel senso di un maggiore coinvolgimento e di una maggiore responsabilizzazione dei giudici nazionali nell'attuazione del diritto comunitario;

2.   si compiace del fatto che la Commissione riconosca l'importanza del ruolo svolto dai giudici nazionali per garantire il rispetto del diritto comunitario, in particolare grazie ai principi della supremazia di tale diritto, dell'effetto diretto, della coerenza dell'interpretazione e della responsabilità dello Stato per le infrazioni del diritto comunitario; invita la Commissione a continuare i propri sforzi in tal senso, oltre alle attività settoriali già in corso; chiede inoltre alla Commissione di procedere senza indugi alla pubblicazione di una nota informativa sulle azioni di risarcimento del danno per violazione del diritto comunitario da parte delle autorità nazionali;

Questioni relative alla lingua

3.   ritiene che il linguaggio sia il principale strumento dei professionisti della giustizia; reputa che, nel caso dei giudizi nazionali, l'attuale livello di formazione in lingue straniere, unitamente al livello effettivo di conoscenza del diritto comunitario, limiti non solo le possibilità di cooperazione giudiziaria su questioni specifiche, ma anche lo sviluppo della fiducia reciproca, un'applicazione adeguata della dottrina dell'acte clair e la partecipazione a programmi di scambio; invita tutti gli attori che partecipano alla formazione giudiziaria ad accordare un'attenzione specifica alla formazione linguistica dei giudici;

4.   prende atto del fatto che l'applicazione del diritto comunitario da parte dei giudici nazionali rappresenta una sfida complessa per i giudici nazionali e in particolare per quelli degli Stati membri che hanno aderito all'Unione europea nel maggio 2004 e successivamente a tale data, donde la necessità di intensificare i metodi di aiuto alla formazione professionale dei giudici di tali Stati membri;

5.   ritiene d'altronde che, applicando una serie di regolamenti che contengono norme di conflitto, la legislatura comunitaria abbia operato una scelta politica che implica l'eventuale ricorso, da parte dei giudici nazionali, a una normativa estera, fatto che potrebbe richiedere l'utilizzo di un approccio comparativo; ritiene che, nel loro insieme, questi elementi avvalorino le ragioni a favore di un miglioramento della formazione in lingue straniere;

6.   ritiene che rafforzare le competenze linguistiche dei giudici negli Stati membri avvantaggi l'interesse pubblico; invita pertanto gli Stati membri a far sì che tale formazione sia gratuita e di facile accesso e a studiare la possibilità che i giudici possano studiare una lingua straniera in uno Stato membro in cui viene parlata, ad esempio nell'ambito della partecipazione a uno scambio giudiziario;

7.   reputa che l'accesso alla letteratura accademica nella lingua materna del giudice sia importante per una migliore comprensione del diritto comunitario e constata l'evidente scarsità di letteratura specializzata nel diritto comunitario, in talune lingue ufficiali dell'Unione europea, in particolare per quanto riguarda le questioni di diritto internazionale privato e le gravi conseguenze potenziali per l'istituzione di un ordine giuridico comune che rifletta una diversità di tradizioni giuridiche; invita pertanto la Commissione a favorire lo sviluppo di tale letteratura, in particolare nelle lingue ufficiali meno parlate;

Accesso alle fonti del diritto pertinenti

8.   constata che numerosi giudici nazionali non dispongono in modo sistematico e adeguato di informazioni complete e aggiornate sul diritto comunitario, che talvolta esso figura in modo inadeguato nelle gazzette ufficiali, nei codici, nei commenti, nei periodici e nei manuali e che i testi sono basati su traduzioni di qualità non uniforme; invita gli Stati membri a intensificare gli sforzi in tale ambito;

9.   reputa che un effettivo spazio giudiziario europeo, in cui possa aver luogo una cooperazione giudiziaria efficace, richieda non solo la conoscenza del diritto europeo, bensì anche una conoscenza reciproca generale dei sistemi giuridici degli altri Stati membri; sottolinea le contraddizioni nel trattamento del diritto estero, nell'insieme dell'Unione europea, e ritiene che si tratti di un'importante questione da esaminarsi nel futuro; prende a tal riguardo nota del prossimo studio orizzontale, effettuato dalla Commissione, sul trattamento del diritto straniero nelle questioni civili e commerciali, nonché degli studi in corso nel quadro della Conferenza dell'Aia sul diritto internazionale privato;

10.   accoglie con favore l'intenzione della Commissione di incoraggiare un maggiore accesso alle banche dati nazionali sulle sentenze giudiziarie concernenti il diritto comunitario; reputa che tali banche dati dovrebbero essere quanto più possibile complete e rispettare l'utente; ritiene inoltre che le convenzioni e i regolamenti riguardanti la giurisdizione e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale costituiscano un argomento a favore della creazione di una banca dati europea, visto il loro frequente utilizzo da parte dei giudici nazionali;

11. ritiene che tutti i giudici nazionali debbano avere accesso alle banche dati contenenti riferimenti a procedimenti pregiudiziali in sospeso, emanati in tutti gli Stati membri; ritiene sia altresì utile che le decisioni delle corti d'appello che applicano un procedimento d'urgenza siano più mediatizzate, come propone la nota informativa della Corte di giustizia sui riferimenti provenienti dai tribunali nazionali e relativi a un procedimento pregiudiziale(10) ;
12. reputa, vista la grande quantità di informazioni sul diritto comunitario disponibile online, che la formazione dei giudici debba innanzitutto riguardare non solo la sostanza del diritto, ma anche le modalità di un accesso efficace alle fonti giuridiche aggiornate;
13. si compiace dell'impegno assunto dalla Commissione di pubblicare testi riepilogativi di atti giuridici comunitari, destinati ai cittadini, e ritiene che testi riepilogativi analoghi non giuridici aiuterebbero anche i professionisti del diritto ad accedere più rapidamente a informazioni pertinenti;
14. sostiene la messa a punto di strumenti e iniziative online nel campo dell'e-learning che, benché non rappresenti una risposta esaustiva alla questione della formazione, dovrebbe essere considerato come complementare nel contatto diretto fra giudici e formatori;
Verso un quadro più strutturato per la formazione giudiziaria nell'Unione europea

15.   chiede che, nel quadro della formazione a livello nazionale di tutti i giudici, la dimensione europea

   - sia integrata sistematicamente nella formazione e nelle prove che permettono di accedere alle professioni giudiziarie,
   - sia, fin dalla fase più precoce, ulteriormente rafforzata attribuendo maggiore attenzione agli aspetti pratici,
   - includa i metodi d'interpretazione e i principi giuridici che possono essere sconosciuti all'ordine giuridico nazionale, ma che svolgono un importante ruolo nel diritto comunitario;

16.   constata il successo sempre più grande del programma di scambio destinato ai giudici; sostiene la REFG affinché sia accessibile al maggior numero di giudici possibile ed assicuri un'adeguata integrazione dei giudici provenienti da un contesto civile, commerciale e amministrativo; si compiace delle attività della REFG nel campo della formazione linguistica e dell'estensione del programma di scambio alla Corte di giustizia, a Eurojust e alla Corte europea dei diritti dell'uomo;

17.   reputa che la possibilità che i giudici nazionali hanno di partecipare a una formazione di base avanzata sia un'importante questione logistica e finanziaria per gli Stati membri; ritiene che, in linea di principio, i giudici non dovrebbero sostenere alcun costo imputabile alla formazione in diritto comunitario; chiede alla Commissione di fornire al Parlamento, per ciascuno Stato membro, una valutazione del costo della sostituzione temporanea dei giudici che partecipano a programmi di scambio;

18.   invita la Commissione, tenuto conto del fatto che la Commissione stessa riconosce che la REFG detiene un monopolio di fatto sull'attuazione del programma di scambi destinato alle autorità giudiziarie, a garantire che le procedure seguite dalla REFG per la richiesta di finanziamenti destinati al programma di scambi riflettano questa situazione di monopolio; chiede, in particolare, che tali procedure siano semplificate per garantire che i finanziamenti siano resi disponibili per tempo al fine di consentire alla REFG di organizzare e svolgere un programma efficace, che risponda alle attese delle scuole nazionali partecipanti, degli organismi internazionali, dei giudici e dei pubblici ministeri e agli impegni assunti nei loro confronti; ritiene che, in caso contrario, possa venir messa in discussione la credibilità del programma di scambi, a danno dei giudici e dei pubblici ministeri nazionali interessati a partecipare e della promozione della fiducia reciproca tra i magistrati europei;

19.   prende nota della valutazione della Commissione, stando alla quale l'opzione più adeguata per favorire la formazione nel settore giuridico europeo è attualmente quella di sostenere finanziariamente vari organismi mediante il programma quadro "Diritti fondamentali e giustizia 2007-2013", e la questione di creare nuove strutture europee di formazione giuridica potrebbe essere nuovamente sollevata, una volta che il programma è giunto a termine;

20.   chiede alla Commissione di procedere, tenendo conto della presente risoluzione, ad una rigorosa valutazione dei risultati di tale programma quadro e di formulare nuove proposte atte a sviluppare e diversificare i tipi di aiuto alla formazione professionale dei giudici;

21.   ritiene tuttavia sia giunto il momento di trovare una soluzione istituzionale pragmatica per la questione della formazione giudiziaria a livello europeo, che utilizzi pienamente le strutture esistenti, evitando al contempo un'inutile duplicazione di programmi e strutture; chiede pertanto l'istituzione di un'Accademia giudiziaria europea, composta dalla Rete europea di formazione giudiziaria e dall'Accademia del diritto europeo; chiede che tale soluzione istituzionale tenga conto dell'esperienza acquisita grazie alla gestione dell'Accademia europea di polizia;

22.   ritiene che i giudici nazionali non possano adottare un atteggiamento passivo nei confronti del diritto comunitario, come dimostrato chiaramente dalla giurisprudenza della Corte di giustizia sui tribunali nazionali che, di propria sponte, sollevano questioni di diritto comunitario(11) ;

23.   chiede che la formazione dei candidati alla magistratura sia rafforzata fin dalla primissima fase e per analogia con i suggerimenti e le proposte, di cui sopra, riguardanti i giudici nazionali;

Dialogo rafforzato tra i giudici nazionali e la Corte di giustizia

24.   reputa che il procedimento pregiudiziale d'urgenza rappresenti una garanzia essenziale per la coerenza dell'ordine giuridico comunitario e l'applicazione uniforme del diritto comunitario;

25.   chiede alla Corte di giustizia e a tutte le parti interessate di ridurre ulteriormente la lunghezza media dei procedimenti pregiudiziali d'urgenza, rendendo così più attraente agli occhi dei giudici nazionali questa importantissima possibilità di dialogo;

26.   esorta la Commissione a condurre un'inchiesta per sapere se le regole di procedura nazionali rappresentino un ostacolo effettivo o potenziale per la possibilità che una corte o un tribunale di uno Stato membro hanno di avviare un procedimento pregiudiziale d'urgenza, ai sensi dell'articolo 234 del trattato CE, e a condannare con determinazione le infrazioni che questi ostacoli rappresentano;

27.   reputa che i limiti alla giurisdizione della Corte di giustizia, in particolare quelli riguardanti il titolo IV del trattato CE, rechino inutilmente pregiudizio all'applicazione uniforme del diritto comunitario in tali ambiti e trasmettano un messaggio negativo alla grande maggioranza dei giudici che trattano tali questioni, mettendoli nell'impossibilità di instaurare un contatto diretto con la Corte di giustizia e provocando ritardi inutili;

28.   deplora il fatto che, ai sensi dell'articolo 10 del protocollo sulle disposizioni transitorie allegato al trattato di Lisbona, le attribuzioni della Corte di giustizia in ordine agli atti nel settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale adottati prima dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona restino invariate rispetto all'attuale trattato UE per un periodo transitorio di cinque anni; valuta tuttavia positivamente la dichiarazione resa dalla Conferenza intergovernativa in merito a detto articolo del protocollo e sollecita pertanto il Consiglio e la Commissione ad unirsi al Parlamento per riadottare gli atti nel settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale che erano stati adottati prima dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona;

29.   nella prospettiva dell'introduzione di un procedimento pregiudiziale d'urgenza, concorda con il Consiglio quand'esso ribadisce l'importanza del fatto che la Corte di giustizia fornisca orientamenti a cui i giudici nazionali possano fare riferimento allorché si tratta di decidere se chiedere o meno l'applicazione del procedimento d'urgenza;

30.   chiede alla Corte di giustizia di esaminare tutti i miglioramenti possibili del procedimento pregiudiziale d'urgenza, che consentirebbero una maggiore partecipazione del giudice remittente allo svolgimento del procedimento stesso, comprese maggiori possibilità di chiarire il procedimento e di partecipare al procedimento orale;

31.   reputa che, in un ordinamento giuridico comunitario decentralizzato e maturo, i giudici nazionali non dovrebbero essere emarginati, bensì vedersi attribuire maggiori responsabilità ed essere maggiormente incoraggiati nel proprio ruolo di primi giudici del diritto comunitario; esorta pertanto a prendere in considerazione la creazione di un sistema a "luce verde" in virtù del quale i giudici nazionali includerebbero le proprie proposte di risposta alle questioni che trasmettono alla Corte di giustizia, la quale in seguito deciderebbe, entro un determinato periodo di tempo, se sia opportuno o meno accettare la sentenza proposta o se debba deliberare alla maniera di una corte d'appello;

Leggi più adatte ad essere applicate dai giudici nazionali

32.   prende atto della creazione di un forum di discussione sulle politiche e le prassi europee in materia di giustizia e invita la Commissione ad assicurare che il forum proceda a deliberare in modo trasparente; prende atto dell'impegno assunto dalla Commissione di riferire a intervalli regolari al Parlamento e al Consiglio;

33.   insiste sulla necessità che la legislazione comunitaria utilizzi un linguaggio più chiaro e che vi sia una maggiore coerenza terminologica fra gli strumenti giuridici; sostiene in particolare il progetto di quadro comune di riferimento per il diritto europeo dei contratti, in quanto si tratta di uno strumento che consente di legiferare meglio;

34.   sostiene vivamente l'insistenza della Commissione sull'obbligo, fatto agli Stati membri, di fornire sistematicamente tabelle di correlazione in cui figurino le modalità di applicazione delle direttive comunitarie nella normativa nazionale; ritiene che tali tabelle forniscano informazioni preziose a costi e ad oneri minimi; reputa inoltre che esse contribuiscano alla trasparenza nell'applicazione del diritto comunitario e offrano ai giudici nazionali e ai loro interlocutori una possibilità reale di constatare se a monte di una determinata norma nazionale vi sia il diritto comunitario e di verificare se la trasposizione sia stata effettuata e, eventualmente, secondo quali modalità;

o
o   o

35.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione e la relazione della commissione responsabile al Consiglio, alla Commissione, alla Corte di giustizia nonché al Mediatore europeo.

(1) GU C 53 del 3.3.2005, pag. 1.
(2) GU C 267 del 14.10.1991, pag. 33.
(3) GU C 273 E del 14.11.2003, pag. 99.
(4) GU L 24 del 29.1.2008, pag. 42.
(5) Ai fini della presente risoluzione i riferimenti al diritto comunitario devono essere intesi come comprendenti anche il diritto dell'Unione.
(6) GU C 53 del 3.3.2005, pag. 1, a pag. 12.
(7) Causa C-50/00 P UPA, Racc. [2002], I-6677, punto 41.
(8) Causa 294/83, "Les Verts"/Parlamento europeo, Racc. [1986], pag. 1339, punto 23.
(9) Cfr. il regolamento (CE) n. 1/2003 del 16 dicembre 2002 concernente l'applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 81 e 82 del trattato, GU L 1 del 4.01.2003, pag. 1.
(10) GU C 143 dell'11.6.2005, pag. 1, al punto 31.
(11) Cause C-312/93 Peterbroeck, Racc. [1995], I-4599, C-473/00 Codifis, Racc. [2002], I-10875 e C-168/05 Mostaza Claro, Racc. [2006], I-10421.

Ultimo aggiornamento: 7 aprile 2009Avviso legale