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Procedura : 2007/2156(INI)
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Ciclo del documento : A6-0024/2008

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A6-0024/2008

Discussioni :

PV 20/02/2008 - 12
CRE 20/02/2008 - 12

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PV 21/02/2008 - 4.7
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P6_TA(2008)0066

Discussioni
Mercoledì 20 febbraio 2008 - Strasburgo Edizione GU

12. Futuro demografico dell’Europa (discussione)
PV
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione presentata dall’onorevole Castex, a nome della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, sul futuro demografico dell’Europa [2007/2156(INI)].

 
  
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  Françoise Castex, relatrice. − (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la discussione che proseguiamo questa sera è cominciata dentro queste stesse mura molti anni fa. Non terminerà con l’adozione della presente relazione, che lascia ancora qualche domanda senza risposta, e sulla quale senza dubbio dovremo ritornare nel prossimo futuro. In ogni caso, desidero ringraziare la Commissione per la qualità della sua comunicazione, che è stata integrata nella discussione, e alla quale siamo ricorsi in sede di commissione per l’occupazione e gli affari sociali.

Nella mia relazione, ho sviluppato le conseguenze del cambiamento demografico, tra cui la contrazione della popolazione attiva, il crescente numero di persone anziane, e gli squilibri demografici tra le diverse regioni d’Europa. Ciò vuol dire che è impossibile intervenire sulle cause? Desidero innanzi tutto ricordarvi che il XX secolo è stato testimone di due enormi cambiamenti.

In primo luogo, le donne hanno ottenuto accesso all’istruzione e alla formazione a un livello paritario rispetto agli uomini. In secondo luogo, le donne hanno ottenuto il controllo sulle rispettive vite riproduttive attraverso la contraccezione. Questi sono due fattori di emancipazione femminile, che segnano grandi, e io auspico irreversibili, progressi per l’umanità.

Tuttavia, al fine di disporre di tutte le informazioni utili per la valutazione, è necessario aggiungere altri due elementi. Tutti gli studi dimostrano che i cittadini europei vorrebbero più figli di quanti non ne abbiano realmente e, in secondo luogo, negli Stati membri in cui il livello di occupazione femminile è elevato, la percentuale delle nascite è altrettanto elevata. Pertanto, una vita lavorativa attiva non impedisce alle persone di avere figli, a patto che ci sia conciliazione tra vita familiare e vita professionale per tutti, uomini e donne. Ci sono ancora molti progressi da compiere in quest’ambito, in tutti gli Stati membri.

Nel corso delle nostre discussioni è emerso un altro punto, che nessuno essenzialmente contesta. L’insicurezza economica e il timore del futuro sono fattori importanti sottesi al calo delle nascite. Quando è difficile fare programmi per il futuro, le persone esitano ad avere figli. Questo è un concetto fondamentale e ritengo che il crollo nel livello delle nascite registrato nell’Unione europea sia un grave avvertimento da questo punto di vista. Al fine di riconquistare la fiducia nel futuro, i nostri cittadini hanno bisogno della sicurezza del posto di lavoro e del ripristino di dignitose condizioni di vita. Queste sono le cause, che dire allora delle conseguenze?

La conseguenza principale è una riduzione della popolazione attiva, che scenderà dai 331 milioni del 2010 ai circa 268 milioni entro il 2050. In quale modo possiamo preservare la crescita e la competitività europee con una scarsa popolazione attiva? Questo è il punto in cui il titolo della comunicazione acquista vero significato, signor Commissario, e vera forza: trasformare una sfida in un’opportunità. Oggi, l’Europa ha ancora percentuali di disoccupazione molto elevate, e il margine di progresso nell’occupazione di donne, giovani e anziani, per i quali il livello di occupazione crolla drammaticamente a partire dai 52-55 anni di età, resta enorme.

Non è la vera opportunità di questa sfida demografica, l’obiettivo di una piena occupazione finalmente realistico, raggiungibile e necessario? Al fine di realizzarlo dobbiamo attuare un’autentica politica di gestione delle risorse umane nonché di apprendimento lungo tutto l’arco della vita. C’è un motivo per cui specifico “lungo tutto l’arco della vita”, poiché vuol dire anche per i lavoratori ultracinquantenni che, oltre ad altri generi di discriminazione, devono affrontare anche quella relativa alla formazione e alla promozione sul posto di lavoro.

Nella mia relazione, ho presentato il concetto di ciclo della vita attiva per ribadire la necessità di considerare un periodo di vita attiva di circa quarant’anni (benché tale decisione spetti agli Stati membri) di impiego continuativo, formazione, riqualificazione, potenziale promozione, dall’inizio alla fine della vita attiva di una persona. Prima di pensare ad aumentare l’età del pensionamento, occorre assicurarsi che tutti al di sotto di quell’età siano in grado di lavorare, per utilizzare le loro competenze e l’esperienza professionale.

È perché esiste un’età giuridica per il pensionamento che le persone possono pensare di oltrepassarla, a seconda delle disposizioni definite in ciascuno Stato membro in conformità delle sue tradizioni di dialogo e consultazione. Su questo punto la discussione resta aperta.

L’ultimo aspetto che vorrei citare brevemente è, com’è ovvio, il ricorso all’immigrazione. Si discute molto sulla sua possibilità di compensare il calo della popolazione attiva, ma l’immigrazione provoca anche molta tensione, come sapete. Per questo motivo, raccomando un approccio chiaro e ragionato alla questione. L’immigrazione non è un fenomeno nuovo nell’Unione europea e, con un equilibrio positivo di due milioni di immigrati all’anno, dato stabile da diversi anni, l’immigrazione legale contribuisce alla composizione della popolazione attiva dell’Unione europea, così come contribuisce alla composizione della società europea.

Occorre mantenere questo flusso migratorio e garantire uno status giuridico nei nostri Stati membri per coloro che accogliamo, in particolare attraverso la lotta all’immigrazione clandestina e allo sfruttamento dei lavoratori illegali. La dimensione umana dell’immigrazione deve prevalere nelle nostre politiche in materia e l’integrazione familiare non dovrebbe sparire dalle nostre linee guida.

In una prima conclusione di questa presentazione, desidero ricordare che, dietro la media delle percentuali delle nascite, le piramidi delle età e gli indici determinano le questioni delle nascite, la maternità, il ruolo delle donne nella società, l’assistenza che offriamo ai nostri anziani e il modo in cui noi stessi desideriamo concludere la nostra vita. Questo è il motivo per cui la presente discussione è interessante al pari di quanto appassiona, e desidero ringraziare tutti i relatori ombra per aver avuto il mio stesso interesse nell’argomento.

 
  
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  Vladimír Špidla, Membro della Commissione. (CS) Signor Presidente, onorevoli deputati, desidero ringraziare tutti gli europarlamentari e soprattutto la relatrice, l’onorevole Castex, per la sua relazione informativa sulla comunicazione della Commissione sul futuro demografico dell’Europa. Sono particolarmente lieto del fatto che, oltre alla commissione per l’occupazione, altre quattro commissioni parlamentari si sono occupate della relazione: la commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, la commissione per i problemi economici e monetari, e la commissione per lo sviluppo regionale. Questo invia agli Stati membri un segnale politico più forte e indica l’importanza delle questioni demografiche nell’Europa di oggi.

L’analisi del Parlamento europeo delle principali questioni demografiche coincide in linea di massima con le conclusioni della relazione della Commissione del 2007. Entrambe le istituzioni ritengono che l’invecchiamento e il calo delle nascite siano dovuti allo sviluppo sociale ed economico. Inoltre, il Parlamento e la Commissione condividono il punto di vista secondo cui è possibile rispondere a questi fenomeni in modo costruttivo e con successo. I cambiamenti demografici non solo presentano sfide importanti, ma anche nuove opportunità. La relazione precisa, tuttavia, che è fondamentale rispondere a tali sfide e opportunità adesso.

È incoraggiante vedere che la risposta politica e le misure sottolineate nella relazione corrispondono abbastanza alle proposte della Commissione. La politica sulla famiglia è l’unica responsabilità dei singoli Stati membri. Tuttavia, come sottolinea giustamente la relazione, anche l’Unione europea deve apportare il proprio contributo. La strategia di Lisbona rinnovata fornisce un quadro per la modernizzazione della politica in materia di famiglia attraverso il sostegno delle pari opportunità e soprattutto delle iniziative intese a raggiungere un migliore equilibrio tra vita lavorativa e vita professionale. Su questo aspetto, siamo lieti di vedere la nuova Alleanza europea per le famiglie, istituita nel corso del vertice del Consiglio europeo di primavera del 2007. Tale Alleanza costituisce un’altra piattaforma a livello comunitario per lo scambio di esperienza tra gli Stati membri.

La relazione sottolinea inoltre giustamente il cambiamento di relazioni tra i settori lavorativo e non lavorativo, evidenziando che gli Stati membri dovranno adottare tutte le misure possibili al fine di affrontare la futura scarsità di lavoratori nel mercato del lavoro. Devono in primo luogo e soprattutto rafforzare la partecipazione nel mercato lavorativo dei giovani, delle donne e degli anziani. Esistono numerosi passi specifici che possono e devono essere compiuti.

Onorevoli deputati, consentitemi ancora una volta di parlare brevemente della migrazione in quanto rappresenta un ambito importante e sensibile. È piuttosto chiaro che internamente ed esternamente alla migrazione vi sono parti integranti della storia europea e dello stile di vita europeo. È essenziale sostenere l’integrazione sin dall’inizio, anziché considerarla unicamente quale questione relativa alla politica di sicurezza. La migrazione fa parte del nostro stile di vita europeo e per la gran parte ha effetti positivi e necessari per tutti noi.

Per concludere, desidero parlare della questione dell’infertilità. La relazione del Parlamento europeo rivolge l’attenzione al crescente verificarsi di casi di infertilità nelle coppie: sappiamo che ci sono fenomeni o cause del problema di natura prettamente medica, ma è anche chiaramente connesso alle condizioni sociali, in particolare alle coppie che rinviano il momento della formazione di una famiglia. Vorrei solo ribadire che dobbiamo affrontare il tema in un modo coerente e completo, non solo da una prospettiva medica.

Onorevoli deputati, c’è un lungo elenco di persone che desiderano partecipare a questa discussione, pertanto concludo e attendo con impazienza di ascoltare la discussione che seguirà.

 
  
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  Bilyana Ilieva Raeva, relatrice per parere della commissione per i problemi economici e monetari. (BG) Signor Commissario, signor Presidente, il quadro demografico generale in Europa è molto allarmante. Secondo i dati Eurostat, la fascia di età di popolazione tra i 15 e i 64 anni si ridurrà di un milione di persone all’anno dopo il 2010. Tale tendenza è dovuta a due fattori.

L’aspettativa di vita continua ad aumentare in tutti gli Stati membri dell’Unione europea, sviluppo molto positivo determinato dalla buona qualità della vita all’interno della Comunità. Tuttavia, è un dato allarmante che, al contempo, i tassi di natalità siano molto bassi, il che conduce alla crescita della quota di popolazione che invecchia.

Questa situazione provoca la riduzione del numero di persone in fascia di età attiva e il crollo della produttività della forza lavoro. Il problema demografico minaccia la stabilità dell’economia europea, il modello sociale europeo, nonché la solidarietà tra le generazioni.

In questo contesto, sono soddisfatta dell’iniziativa della Commissione europea di sviluppare una strategia demografica europea comune quale unico modo appropriato di affrontare questa sfida globale.

La commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo pone l’accento sugli strumenti economici che offrono le opportunità di migliorare la situazione demografica nell’Unione europea.

I testi proposti indicano varie linee d’intervento importanti, tra cui: lo sviluppo di una finanza pubblica equilibrata e sostenibile; la promozione di strumenti finanziari diversi con la garanzia di trasparenza e sicurezza; l’impiego di agevolazioni fiscali per le imprese che assumono dipendenti di età avanzata; l’accelerazione del processo di liberalizzazione del mercato del lavoro, o della migrazione interna, per citare il signor Commissario Špidla, nell’Unione europea allargata anche prima del 2014; l’incoraggiamento dell’occupazione tra i giovani e coloro con responsabilità familiari attraverso modelli di lavoro innovativi quali il lavoro a turni o a tempo parziale, e l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita.

L’accento viene posto sulla necessità che gli Stati membri mantengano gli impegni assunti a titolo del patto di crescita e stabilità quale modo di superare le sfide demografiche. Il testo contiene inoltre alcuni meccanismi maggiormente flessibili intesi a trattenere le persone sul lavoro oltre l’età minima di pensionamento in base alla formula “salario e pensione”.

Il concetto principale è che se desideriamo essere all’altezza delle sfide demografiche, dobbiamo sostenere l’introduzione di meccanismi che consentano forme di impiego flessibile e incoraggino la prosecuzione volontaria della vita attiva anche dopo il raggiungimento dell’età minima di pensionamento.

 
  
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  Elisabeth Schroedter, relatrice per parere della commissione per lo sviluppo regionale. (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, gli effetti del cambiamento demografico sono molto diversi. Mentre le banlieue parigine vengono ripetutamente scosse dal disagio sociale dovuto all’alto tasso di immigrazione, in Brandenburgo, da dove vengo, le regioni si riducono, le persone emigrano e la popolazione invecchia molto più rapidamente.

L’invecchiamento della società impone un onere ai bilanci pubblici, con prestazioni sociali da pagare, e la strategia di Lisbona è stata adottata al fine di ridurli. Tuttavia, considerate le vere cause del cambiamento demografico, mi chiedo se tale riduzione non possa essere controproducente per la strategia di Lisbona. La Commissione rende più semplice accusare le donne dell’invecchiamento della società, perché non fanno figli a sufficienza, ma le vere ragioni sono gli errori politici presenti e passati.

Desidero occuparmi solo di tre degli aspetti determinati da questo squilibrio in atto nella società. Il primo è che le valutazioni dimostrano che le persone desiderano in realtà avere figli, ma i genitori, e non solo le donne, non hanno figli poiché le condizioni contestuali non sono adeguate, non hanno sicurezza sociale e perché, come è già stato affermato, è molto più difficile per i genitori trovare un impiego e la vita professionale e familiare non si possono combinare.

La soluzione a questo sarebbe un modello completamente nuovo per quanto riguarda l’equilibrio vita-lavoro. La svolta sarebbe dividere il tempo per la famiglia e per la carriera in modo equo tra i sessi; la Dublin Foundation ha condotto alcuni studi eccellenti sul tema. È inoltre essenziale che i bambini non vengano considerati quali piccoli biglietti per la povertà, come accade in molti Stati membri.

Per quanto attiene alle politiche degli Stati membri, questo vuol dire sostenibilità nel sistema di sicurezza sociale e, nonostante sia un fattore di costo impopolare, riporterebbe il cambiamento demografico su un piano di equilibrio.

Uno studio interessante condotto nella regione da cui provengo illustra il secondo aspetto. In tale studio è stato concluso che le giovani donne non vanno via dalla zona perché hanno problemi ad associare lavoro e famiglia, ma a causa della massiccia discriminazione che inizia non appena terminano la scuola. Sono le persone migliori, le prime della classe, le laureate migliori, ma ancora vengono offerti loro posti nei corsi di formazione della più bassa qualità e scarse opportunità di avanzamento di carriera. Ciò significa, dunque, che la Commissione europea può realmente essere efficace nel settore di sua competenza, ossia, nelle questioni di integrazione della dimensione di genere – le pari opportunità tra uomini e donne – al fine di combattere la discriminazione introducendo miglioramenti alla normativa e in particolare sollecitando gli Stati membri ad attuarla affinché le cose cambino finalmente.

Inoltre, quale relatrice per parere della Commissione per lo sviluppo regionale, desidero ritornare al punto delle regioni che si riducono. Nel nostro parere, siamo critici riguardo al modo in cui le amministrazioni statali erigano ancora enormi barriere all’effettivo coinvolgimento dei cittadini e allo sviluppo dell’innovazione e della creatività. Così facendo, ostacolano i programmi finalizzati a uno sviluppo regionale di successo.

Al contempo, vi è una tendenza dei leader politici a dimenticare semplicemente le regioni, ad allontanarsi da esse con la scusa che lo Stato ha la responsabilità di occuparsi delle necessità primarie, a rinunciare semplicemente a loro. Non è questa la soluzione per l’Europa in quanto nel lungo periodo, nelle generazioni, come dimostra la storia, diventerà estremamente costoso. In realtà, è compito delle amministrazioni statali cogliere lo slancio offerto dalla società civile e cooperare con essa per liberare le regioni da questo dramma.

A questo proposito, chiedo alla Commissione europea di sfruttare l’energia della società civile in particolare per la sua promozione attraverso il coordinamento dello scambio di esperienza tra regioni in cui l’andamento è positivo nonché sottolineando i buoni esempi di pratica sperimentata e provata. Queste sono soluzioni concrete in cui la Commissione europea può essere attiva senza accusare sempre le donne di essere le responsabili del cambiamento demografico.

 
  
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  Magda Kósáné Kovács, relatrice per parere della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. − (HU) La ringrazio, signor Presidente. Per decenni abbiamo appreso che il cambiamento climatico e l’inquinamento dell’ambiente minacciavano il nostro futuro. Il vertice di Hampton Court ha condotto la nostra attenzione a un altro processo che sta diventando rischioso: l’Europa invecchia.

Sulla base della responsabilità che sente di avere in questo settore, la commissione LIBE ha formulato tre raccomandazioni alla relatrice della commissione EMPL sulle questioni correlate ai diritti civili. Desidero ringraziarla per aver esaminato le nostre raccomandazioni e averle tenute in considerazione.

Il primo ambito è il sostegno alle famiglie e ai minori. Legiferare sui sistemi di sostegno alle famiglie rientra nella competenza nazionale, e l’assunzione di obblighi relativi alle famiglie con bambini è anche una questione morale, nonché una parte importante dei valori europei. Le pari opportunità per le famiglie con e senza figli sono un interesse estremamente importante per la Comunità. Tuttavia, la base per garantire i diritti dei minori è che anche le generazioni future possano sentirsi responsabili per il mondo al di fuori del nucleo familiare.

Dopo aver esaminato i tipi di migrazione legale e clandestina, la commissione LIBE ha rivolto l’attenzione al fatto che i parametri di una società che invecchia e del mercato del lavoro richiedono una politica di migrazione coerente e complessa. Siamo soddisfatti che la relazione entri nel dettaglio su questo punto.

Nell’Anno della diversità culturale, potrei aggiungere che, secondo gli esperti e gli scienziati, può esserci una relazione diretta tra la migrazione e il tasso di crescita della popolazione, dato che il gran numero di bambini nelle famiglie immigrate di seconda generazione sta diminuendo, mentre la presenza di immigrati può cambiare il desiderio della popolazione ospite di avere figli.

Infine, la discriminazione nei confronti degli anziani e dei lavoratori anziani può impedire alle persone non giovani di rimanere nel mercato del lavoro. Desidero sottolineare che non possono essere obbligati a lavorare più a lungo, ma devono disporre della concreta opportunità di scelta, e a questo scopo l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita è necessario. La familiarizzazione con le tecnologie di comunicazione moderne aumenta le loro possibilità di trovare lavoro e apre le porte al mondo globale degli anziani.

Nel suo parere, la LIBE ha chiesto ripetutamente alla Commissione di formulare raccomandazioni su una direttiva antidiscriminatoria generale, e auspichiamo che la presente relazione acceleri tale processo. La ringrazio, signor Presidente.

 
  
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  Karin Resetarits, relatrice per parere della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere. − (DE) Signor Presidente, per quale motivo, dunque, noi donne abbiamo meno figli? La molteplicità di ragioni e soluzioni politiche proposte è contenuta nel parere della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere. La mia collega, onorevole Castex, ha già inserito con successo quasi tutto nella sua relazione. La ringrazio, onorevole Castex.

In quale modo, quindi possiamo aiutare le donne a soddisfare il loro desiderio di avere figli? In primo luogo, con la parità di retribuzione a parità di lavoro! Questo è l’unico modo in cui entrambi i genitori avranno la medesima importanza nel momento di decidere chi prenderà il congedo di maternità/paternità dopo la nascita di un figlio.

In secondo luogo, entrambi i genitori sono ugualmente responsabili della crescita dei loro figli, che hanno bisogno dell’aiuto paterno. Se il padre dei miei quattro figli non mi aiutasse, sarebbe impossibile per me lavorare in quest’Aula.

Inoltre, i datori di lavoro devono agevolare il congedo parentale per i loro impiegati, con il sostegno dello Stato qualora necessario. Un paese che vuole bambini deve porre questi ultimi al centro nell’elaborazione delle sue politiche.

Infine, occorrono strutture per l’infanzia di alta qualità e un ambiente favorevole ai bambini, a prescindere dal reddito dei genitori. Chiunque non sia d’accordo, non merita di sentire la risata di un bambino.

 
  
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  Presidente. − Grazie molte. Posso ringraziarla anche a nome di tutti i padri per questo discorso.

Dobbiamo proseguire la discussione, che in questa parte che verrà aperta a nome dei gruppi politici dall’onorevole Fatuzzo, a nome del Gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei. Tre minuti, se non le dispiace.

 
  
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  Carlo Fatuzzo, a nome del gruppo PPE-DE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono molto lieto di prendere la parola in questa occasione, innanzitutto per complimentarmi con il presidente della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, Jan Andersson, per aver presentato questa documentazione di iniziativa della commissione, così splendidamente e appassionatamente scritta dalla on. Castex in una serie di consultazioni, di partecipazione di tutti i parlamentari della commissione – alcuni in modo particolare – e che mi permette di dire, dopo nove anni che sono parlamentare europeo: finalmente vedo una relazione in Parlamento in cui si parla di pensionati e di anziani! E quanto se ne parla! Domani mattina dirò, nella mia dichiarazione di voto, quante volte la parola pensionato e anziano è contenuta in questa relazione.

Si parla anche di altro, naturalmente, anche di nascite, di bambini, di educazione professionale, ma io voglio sottolineare questo fatto, Presidente: perché si parla finalmente di anziani? Io sono convinto, che questo è dovuto alla grande preoccupazione che tutti i governi hanno, perché essendoci così tanti anziani rispetto a così pochi lavoratori comporta un pagamento di pensioni, un pagamento di assistenza sanitaria molto più elevato di quello che è stato in passato.

Ma guarda un po’, venti anni fa, dieci anni fa, trenta anni fa, cinquanta anni fa, nessuno si è mai degnato di pensare che gli anziani debbono essere assistiti, che gli anziani debbono essere aiutati, che coloro che hanno dei genitori anziani debbono avere dei congedi dal lavoro in modo più deciso di quanto non sia mai stato fatto in passato. E si comincia a discutere dei sistemi di pensionamento, e si comincia a discutere che i bambini debbono essere di più, che le madri debbono essere aiutate di più. Ecco, c’era proprio bisogno che succedesse questo cataclisma, che è stato paragonato al cambiamento del clima da qualcuno che mi ha preceduto?

Da un male però, signor Presidente, mi pare di capire che ne viene un bene, perché quello che vedo in questa relazione è qualcosa che io approvo in tutte le sue parti. Finalmente l’Europa, nella persona del Parlamento europeo, dà l’indicazione di come veramente deve essere uno Stato. Che gli Stati seguano questa indicazione!

 
  
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  Jan Andersson, a nome del gruppo PSE. (SV) Signor Presidente, signor Commissario, desidero iniziare ringraziando la relatrice che ha svolto un lavoro sul campo eccezionalmente buono, ma ha anche gestito in modo esemplare i negoziati tra i differenti gruppi politici.

Come qualcuno ha dichiarato in precedenza, questa è una grande sfida. Non una minaccia, ma una sfida per l’Unione europea. Cercherò di limitarmi ai tre ambiti principali che costituiscono la struttura della relazione dell’onorevole Castex.

Innanzi tutto, la natalità. In Europa ci sono tassi di natalità troppo bassi e condivido il punto di vista secondo cui la causa è, in larga misura, l’inadeguato processo decisionale politico. Si afferma che uomini e donne oggi desiderano, e necessitano, essere sul mercato del lavoro ma, al contempo, desiderano diventare genitori e avere dei figli. Dobbiamo incoraggiare questa combinazione negli Stati membri affinché i genitori, uomini e donne, ed è importante sottolinearlo, possano combinare la loro vita professionale con la paternità o maternità. Si fa inoltre riferimento a una retribuzione per i genitori sulla base del principio di una perdita nel reddito, legato alla vita professionale, a un livello elevato, per far sì che le persone possano rimanere a casa senza soffrire a livello finanziario.

In secondo luogo, dobbiamo aumentare l’assistenza all’infanzia di alta qualità. Abbiamo una lunga strada da percorrere. Abbiamo obiettivi, ma pochi Stati membri raggiungono attualmente tali obiettivi per aumentare le strutture per l’infanzia.

In seguito, si esprime preoccupazione per le persone anziane sul mercato del lavoro. È un paradosso che si inizi la vita lavorativa più tardi e la si termini prima. Dobbiamo creare le condizioni con diverse misure relative alla salute e alla sicurezza sul lavoro, la possibilità di ulteriore formazione, e soluzioni flessibili nella zona grigia tra la vita professionale e il pensionamento, al fine di consentire ai genitori di continuare a lavorare.

Infine, la migrazione. Nella nostra società, abbiamo bisogno di persone che provengano da altre parti del mondo, al fine di sviluppare e mantenere la nostra società del benessere. Pertanto, occorre creare una politica di integrazione in cui si preveda il loro inserimento nella nostra società e non l’emarginazione. Dobbiamo sostenere tale politica, in quanto non vi è alcun conflitto con la nostra società del benessere. Al contrario, è un prerequisito per il suo sviluppo.

 
  
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  Elizabeth Lynne, a nome del gruppo ALDE. (EN) Signor Presidente, non è stata una relazione semplice. Purtroppo, il tempo a disposizione era molto poco per raggiungere compromessi o per una vera discussione su alcune di queste questioni, da cui il gran numero di emendamenti.

Tuttavia, sono soddisfatta di molti degli elementi che abbiamo, come la necessità di affrontare la questione della violenza sugli anziani. È necessario fare ancora molto per fermare gli abusi fisici, economici, psicologici e di altra natura, che subiscono gli anziani. L’ultimo studio calcola il numero degli anziani vittime di abuso per oltre il 10%, dato sconcertante. Questo è il motivo per cui accolgo positivamente l’intenzione della Commissione di presentare una comunicazione su questo problema. Ma dobbiamo fare di più. Gli Stati membri devono lavorare anche al fine di garantire l’indipendenza, l’assistenza personale gratuita, l’apprendimento lungo tutto il corso della vita e la libertà dalla discriminazione sul posto di lavoro per tutti gli anziani. Ciò significa, com’è ovvio, attuare completamente la direttiva sull’occupazione del 2000 e in seguito costruire sulla sua base.

Abbiamo il dovere di impegnarci per non consentire più che i dipendenti vengano gettati nel dimenticatoio dell’impiego, che abbiano 50, 55 o 65 anni. Deve essere eliminata un’arbitraria età pensionabile legale, garantendo invece un’età legale per la pensione, fissata a livello di tutti gli Stati membri. Esiste una differenza molto chiara tra le due. I soggetti, quindi, hanno una scelta di smettere di lavorare e prendere la pensione, o di continuare a lavorare percependo ugualmente la pensione o rinviandola finché non decidono di smettere di lavorare. Purtroppo, non sono stata in grado di ottenere consenso su questo punto; pertanto non si trova nella relazione, ma ritengo che gli Stati membri debbano essere incoraggiati a guardare in tale direzione per il futuro.

Ho presentato una serie di emendamenti a nome del mio gruppo, che auspico altri deputati ritengano degni di sostegno, ma molte delle questioni di cui si occupa la relazione dovrebbero rimanere nella competenza degli Stati membri. Esiste, certamente, ancora molto da fare in termini di scambio della migliore prassi.

 
  
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  Jan Tadeusz Masiel, a nome del gruppo UEN. (PL) Signor Presidente, come osserva correttamente la relatrice, la situazione demografica dipende dalla crescita naturale della popolazione, la durata media della vita e i flussi migratori. Aggiungerei un quarto elemento consolidante tale dinamica, sotto forma di relazioni interpersonali e di volontà politica che le influenzi.

L’uomo è un animale particolarmente esigente e complesso, che non si riproduce solo quando è giunto il momento, ma deve disporre anche delle condizioni adeguate e appropriate per farlo. Il XX secolo, e in particolar modo gli anni successivi alla seconda guerra mondiale, non ha destato nell’umanità un particolare ottimismo o desiderio di procreare. È stato come se il mondo non sembrasse sufficientemente interessante da indurre gli uomini a dare alla luce dei figli.

Oggi è giunto il momento di iniziare a cambiare la situazione, adesso che abbiamo compreso le cause del quadro demografico pessimistico dell’Europa del futuro. L’immigrazione, da quanto si rileva dalla relazione, non è una soluzione adeguata al problema. Abbiamo bisogno soprattutto di creare condizioni allettanti per gli europei, che offrano un incentivo per accelerare la crescita naturale. Sostengo tutte le soluzioni proposte nella relazione, e desidero porne in rilievo due.

Si dovrebbe offrire assistenza alla famiglia come non abbiamo mai fatto prima, in particolare alle donne, che non solo dedicano il loro tempo a essere madri, ma si occupano anche dei membri della famiglia anziani e malati. Questo lavoro richiede di essere coperto da uno speciale status occupazionale legato alla remunerazione. Inoltre, ogni bambino deve avere garantito il posto in un asilo nido e nella scuola materna dopo il ritorno al lavoro della madre.

Infine, la demografia è un problema, tra l’altro, politico, e noi siamo politici; ci troviamo nella posizione di correggere questo scadente stato di cose.

 
  
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  Ilda Figueiredo, a nome del gruppo GUE/NGL. (PT) È vero che si stanno verificando cambiamenti demografici nella popolazione degli Stati membri dell’Unione europea, dato importante da prendere in considerazione ma, nella valutazione svolta, non è sufficiente affermare che c’è un calo nelle nascite e che la popolazione invecchia. L’analisi deve essere proseguita, alla ricerca delle cause e indicando misure che non ostacolino il progresso dell’umanità e tutto ciò che la civilizzazione ha raggiunto sinora.

Pertanto, non dobbiamo compromettere i risultati raggiunti attraverso il progresso scientifico inteso a migliorare le condizioni di vita della popolazione in termini di medicina di prevenzione, migliore assistenza sanitaria, nutrizione e abitazioni, orario lavorativo ridotto e sostegno alle madri, ai padri e ai bambini, che si traduce in aumenti costanti e regolari dell’aspettativa di vita.

L’esistenza di politiche pubbliche in settori sociali fondamentali, in particolare i servizi pubblici universalmente accessibili, ha apportato un contributo decisivo. È anche molto importante il fatto che nella normativa siano stati inseriti i risultati ottenuti dai lavoratori per quanto riguarda l’organizzazione e l’orario di lavoro, migliori condizioni di salute e sicurezza sul posto di lavoro e i progressi sulle pause e le ferie, le retribuzioni adeguate e i posti di lavoro sicuri.

Tuttavia, le politiche neoliberali in aumento, i cui strumenti essenziali sono la strategia di Lisbona, il patto di stabilità e le linee guida della Banca centrale europea, hanno determinato la liberalizzazione e la privatizzazione dei servizi pubblici, nonché un aumento del lavoro precario, che riguarda in particolar modo le donne. L’aumento dell’età del pensionamento rende ancora più difficile per i giovani trovare un posto di lavoro che preveda diritti, e l’accesso universale ai servizi pubblici nonché ad alloggi adeguati diventa sempre più complesso.

Tutti questi fattori tendono a ridurre il tasso di natalità. Questo è il motivo per cui è necessario cambiare la nostra politica quale azione più urgente. È inoltre la ragione per cui sostituire la strategia di Lisbona con una strategia europea per la solidarietà e lo sviluppo sostenibile che apra all’Europa nuovi orizzonti, di posti di lavoro dignitosi che prevedano diritti, in particolare per donne e giovani, un orario di lavoro ridotto senza ridurre anche la retribuzione, migliori stipendi, fermare la discriminazione, soprattutto quella in termini di stipendi nei confronti delle donne, maggiore coesione economica e sociale, tutela adeguata, e sicurezza sociale pubblica e universale, che garantisca una migliore qualità della vita e maggiore giustizia sociale.

Ne consegue l’urgenza di realizzare strutture migliori, più numerose e accessibili dedicate all’infanzia e alle persone non autosufficienti nonché di far sì che l’educazione prescolare pubblica sia generalmente disponibile ed esente da costi, al fine di promuovere buone condizioni di lavoro che rendano possibile conciliare la vita professionale e familiare. Questo in cambio necessita di un impiego e orari di lavoro stabili, oltre al rispetto del ruolo sociale delle madri e dei padri.

Questo è anche il motivo per cui occorre stanziare maggiori risorse di bilancio ai paesi meno sviluppati, nonché la ragione per la quale gli Stati membri devono ratificare e applicare urgentemente la Convenzione delle Nazioni Unite sul ricongiungimento familiare dei lavoratori migranti.

 
  
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  Kathy Sinnott, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, questa è una relazione di preparazione al cambiamento demografico. Questo significa che ci stiamo arrendendo e accettando le previsioni del Libro verde del 2005?

Quando è stato pubblicato il documento, lo abbiamo considerato una sfida al cambiamento. Oltretutto, abbiamo voluto trovare un modo per consentire alle donne di avere quanti figli desiderassero. Stiamo gettando la spugna?

Il nostro auspicio di aumentare il tasso di natalità è compromesso dalle nostre politiche. La nostra strategia di concorrenza è basata sull’aumento del consumismo, malgrado quest’ultimo funga da freno ad avere figli. Nel consumismo siamo ritenuti egoisti. Pensate alla pubblicità. Vìziati; compra tutto; compra.

Per molte persone, che hanno figli e una famiglia è il contrario, poiché richiede altruismo, condivisione, nonché collocare gli altri al primo posto. Più diventiamo consumisti, più ci domandiamo, possiamo mantenere un figlio? E confrontiamo il costo di un bambino con il prezzo di una carriera o una vita sociale, un’automobile, una casa o una vacanza. Spesso è il bambino a perdere con i potenziali genitori che dicono “no, grazie”, o “non ancora”.

Ovviamente, dobbiamo affrontare anche la sterilità. Ma con oltre quattro milioni di aborti all’anno in Europa, non possiamo dire veramente che il nostro calo delle nascite è innanzi tutto dovuto alla sterilità.

Ho chiesto a una mia stagista di leggere la relazione e ha fatto un’osservazione interessante. Dove sono gli uomini? Se intendiamo parlare di parità di genere e demografia, dobbiamo parlare di entrambi i generi che sono pienamente e a pari livello responsabili dell’educazione dei figli. Per molte ragioni valide, abbiamo dovuto evidenziare la causa femminile. Ma abbiamo ottenuto risultati quando abbiamo escluso gli uomini? Crescere un figlio è un compito enorme; nonostante possiamo offrire tutto l’aiuto possibile alle madri single e ai loro figli, lo Stato è al massimo uno scarso sostituto di un padre premuroso, di sostegno e, oserei dire, protettivo.

Molte donne non vogliono affrontare la maternità senza il coinvolgimento di un padre. La sicurezza è importante per la maternità ma la sicurezza finanziaria non significa tutto. Dobbiamo incoraggiare un ambiente sensibile che induca ad avere figli. La nostra cultura deve incoraggiare gli uomini ad assumersi maggiori responsabilità.

Più di ogni altra cosa, avere figli riguarda le nostre relazioni più strette, motivo per cui sempre più strutture di assistenza all’infanzia, per quanto utili per il rientro delle donne sul posto di lavoro, non aiuteranno ad aumentare la natalità. Al fine di rimediare alla nostra crisi demografica dobbiamo ripristinare l’integrità basilare delle relazioni umane. È necessario promuovere la fiducia, la pazienza, la fedeltà e l’amore. Solo in questo contesto uomini e donne si sentono felici e sufficientemente sicuri per creare una famiglia; con il vero sostegno per questa famiglia e per la vita familiare assisteremo all’aumento delle nascite, oltre alla rinascita dell’Europa.

 
  
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  Thomas Mann (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, l’Unione europea si trova dinanzi a un cambiamento demografico senza precedenti. Entro il 2030 ci saranno 20 milioni di persone in meno in età lavorativa. Due impiegati dovranno pagare per un pensionato. La buona notizia è che le persone vivranno più a lungo, e gli anziani di oggi sono più in salute rispetto alle generazioni precedenti. La cattiva notizia è che la generazione più giovane è troppo poco numerosa e questo si ripercuoterà drammaticamente sulla pianificazione urbana, la costruzione di abitazioni, il sistema d’istruzione e il modo di organizzare il lavoro.

È necessario un ambiente maggiormente favorevole alla famiglia nei nostri Stati membri, più possibilità di assistenza all’infanzia, più asili nido sui posti di lavoro, migliori opportunità di conciliare la famiglia e l’impiego, maggiore partecipazione delle donne nel mondo del lavoro, più lavoro a tempo parziale per i genitori e la sicurezza di tornare a lavorare dopo che i figli sono cresciuti. Soprattutto, sono necessari percorsi stabili di avanzamento delle carriere e retribuzioni sufficienti, in quanto queste favoriscono il desiderio delle persone di avere figli.

Abbiamo inoltre bisogno di investimenti significativamente maggiori nelle persone, di migliorare l’istruzione di base e i livelli di formazione specialistica. Non solo i giovani dovrebbero beneficiare dei programmi di apprendimento lungo tutto l’arco della vita, ma anche gli anziani che vorranno lavorare più a lungo e che possono gestire un consistente carico di lavoro, che hanno competenze elevate e sono altamente motivati.

Non dovremmo aspettarci troppo dalla relazione di iniziativa dell’onorevole Castex. Lo status giuridico dei servizi sociali di interesse generale resta controverso. Siamo contrari a una direttiva quadro paneuropea o a regolamenti vincolanti. Inoltre, le società pensionistiche istituite su base volontaria non dovrebbero essere gravate da ulteriori obblighi quali, per esempio, i criteri relativi alla politica familiare. È una questione di sicurezza sociale, una questione di tasse, e pertanto un classico problema degli Stati membri.

Con queste considerazioni e gli emendamenti proposti dal gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei, la relazione ha assunto maggiore significato. Con il presente documento, possiamo svolgere una discussione di portata adeguata sulle conseguenze dei radicali cambiamenti demografici.

 
  
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  Alejandro Cercas (PSE).(ES) Signor Presidente, signor Commissario, vi ringrazio molto per aver partecipato a questo dibattito molto interessante. Desidero inoltre ringraziare l’onorevole Castex per aver elaborato la presente relazione consentendoci di approfondire una discussione che ci sta aiutando molto.

In un paese come il mio, la Spagna, che sta attraversando una crisi demografica più grave, se possibile, della media dell’Unione europea, questo tipo di comunicazione della Commissione e di dibattito sono molto utili, in quanto si tratta di un problema strutturale e profondamente radicato e non di una situazione a breve termine, e tutto questo porta la questione al di fuori della discussione politica nazionale e la rende di portata più ampia, con maggiore capacità di analisi e di risposta.

Infatti, come ha affermato il signor Commissario, stiamo affrontando un problema, ma abbiamo anche un’opportunità, che potrebbe concretizzarsi non solo affrontando le conseguenze del problema (ossia che ci sono più anziani in Europa e che la popolazione sta invecchiando), ma anche le sue cause.

È necessario evitare che l’Europa invecchi, poiché non potremo evitare di avere più anziani: la scienza e la medicina ci hanno condotto a questo punto e si continuerà a progredire. Il problema, come affermato da altri deputati, è che abbiamo bisogno di politiche delle nascite, di politiche demografiche e di bambini in Europa, è questo ciò di cui necessitiamo. Occorre lavorare in tutti i settori, ma con la consapevolezza che si tratta di un problema grave e complesso che trasmetteremo alle generazioni future se non gettiamo le basi per risolverlo adesso.

Sono tra coloro che credono che il modello sociale europeo non sia il problema, ma che al contrario potrebbe essere la soluzione.

L’invecchiamento dell’Europa e il basso tasso di natalità nel continente sarebbero ancora più gravi in assenza del nostro sistema sociale. Altre società quali, per esempio, la Cina, in cui avranno esperienza di qualcosa di molto simile, pagheranno ancora più caro di noi la mancanza di modelli sociali efficienti, intelligenti e razionali.

Poiché il problema, in breve, sarà che il cambiamento è inevitabile e che noi saremo obbligati a cambiare. Il nostro sistema sociale può modificare le sue tecniche lasciando invariati i suoi valori. Ritengo che le questioni fondamentali siano la solidarietà, il ricongiungimento familiare e la vita professionale (per offrire nuove opportunità alle famiglie per produrre nuove generazioni), l’accoglienza degli immigrati, non come un peso, non come qualcosa di negativo per le nostre società, ma come un fenomeno che, se siamo in grado di integrare, contribuirà ancora una volta ad affrontare il problema. Infine, è necessario vi sia una discussione importante sul ruolo delle donne nella nostra società, una discussione che deve essere condotta, come sempre, alla luce della solidarietà.

(Applausi)

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE).(ET) Signor Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi la media del tasso di natalità in Europa è 1,5, ma questo significa che la popolazione è a crescita zero. Gli Stati membri hanno studiato la situazione e le loro indagini mostrano che in media le persone desiderano due o tre figli. È evidente che non c’è corrispondenza tra i desideri delle persone e la realtà.

Siamo nel XXI secolo e le donne molto tempo fa hanno smesso di accontentarsi del ruolo di casalinga e madre. Sono state istruite, desiderano lavorare e fare carriera; la retribuzione che percepiscono per il lavoro offre uno standard di vita migliore per le loro famiglie. Tuttavia, dobbiamo essere in grado di influire sulla natalità, e di fissare una situazione in cui il numero di bambini che una famiglia desidera diventi una realtà. Le nostre famiglie hanno bisogno di percepire la sicurezza che la nascita di un figlio non distruggerà una carriera, in altre parole occorre vi sia un migliore equilibrio tra vita professionale e vita familiare, sia per le madri che per i padri.

I genitori desiderano godere della certezza di poter offrire ai propri figli una buona istruzione e le competenze per perseguire i loro interessi, con il sostegno concreto dello Stato, qualora necessario. In mancanza di tale senso di sicurezza le persone non faranno figli. L’immigrazione quale strumento di crescita della popolazione è una strada semplice da imboccare. È solo un approccio parziale e a breve termine. Dovremmo prestare maggiore attenzione all’innovazione e non all’immigrazione.

Il tempo non mi consente di parlare di tutti i fattori ma vorrei sottolineare che la situazione demografica dipende in gran parte da una serie di decisioni e norme giuridiche in ambiti che variano dal diritto del lavoro e di famiglia alla normativa ambientale e di sicurezza nazionale. Per concludere, desidero ringraziare l’onorevole Castex per la sua importante relazione che contiene molta empatia femminile.

 
  
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  Ewa Tomaszewska (UEN).(PL) Signor Presidente, la proposta di risoluzione presta ancora una volta attenzione alla minaccia demografica che si trova dinanzi all’Europa. La responsabilità per il futuro del nostro continente e per il suo sviluppo sociale ed economico, richiede che venga posta speciale attenzione a questa questione. Un tasso di natalità di circa l’1,5 di media è troppo basso. Al fine di garantire un semplice ricambio generazionale, questo dato deve superare il 2,15.

La promozione delle famiglie modello con un numero ridotto di figli o nessuno, condizioni di vita familiare che non garantiscono una situazione economica dignitosa e stabile (quale risultato dell’impatto della disoccupazione e degli standard lavorativi inferiori, in particolare per quanto riguarda la durata dell’impiego) e la punizione delle donne per la maternità attraverso i regimi pensionistici, hanno sicuramente contribuito alle minacce che sono emerse. L’invecchiamento della società, che deriva in larga misura dal fenomeno, altrimenti positivo, della vita umana più lunga, ma anche dal peggioramento del rapporto tra il numero di persone con un impiego remunerativo e il numero dei pensionati, sta provocando importanti problemi finanziari per i regimi pensionistici. In tale situazione, è necessario intraprendere azioni al fine di determinare un cambiamento.

Tuttavia, non concordo con l’opinione contenuta nella relazione che questo problema per noi verrà risolto dai movimenti migratori. Gli studi condotti in Polonia dall’Istituto per l’economia di mercato indicano che l’aumento del numero della popolazione raggiunto con questo metodo sarà di appena il 2-3%, in altre parole sin troppo basso. Questo metodo solleva inoltre problemi sociali, come si può al momento osservare in Danimarca, Francia e Germania. I processi di integrazione richiedono molto tempo.

A questo punto, desidero richiamare la vostra attenzione sui suggerimenti della relazione riguardanti i diritti delle famiglie dei migranti economici. Gli emendamenti da me proposti derivano da una mancanza di precisione sul significato di famiglia nel senso previsto dalla legge del paese di origine dell’emigrante, o del paese che accoglie l’immigrato. Sono particolarmente preoccupata di una potenziale poligamia e delle conseguenze giuridiche ed economiche da essa derivanti nel caso dei servizi sociali resi disponibili a queste famiglie. Desidero inoltre…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Bernard Wojciechowski (IND/DEM). – (EN) Signor Presidente, nella presente relazione la parola “integrazione” è stata usata 24 volte. L’integrazione degli immigrati proposta senza fare i conti con le tasche dei contribuenti nazionali, non ha tenuto in considerazione un aspetto importante, in particolare la religione e la civilizzazione. I laici militanti di origine socialista evitano l’argomento, nonostante la popolazione musulmana stia aumentando in fretta.

Entro il 2025, una su tre persone residenti in Europa occidentale può essere, o sarà, musulmana. L’arcivescovo di Canterbury ha suggerito di recente che l’Europa dovrebbe adottare la Shari’a, che il Presidente e i membri di questo Parlamento chiamerebbero probabilmente “multiculturalismo”. Questo conduce in primo luogo a una discussione confusa che si sta sviluppando sui modi e le possibilità di integrazione e assimilazione dei nuovi immigrati che affluiscono nel continente.

Assimilazione vuol dire che gli immigrati assorbirebbero e verrebbero assorbiti dalla civilizzazione europea, o che si unirebbero ai discendenti delle antiche nazioni europee per creare una sorta di nuovo uomo europeo? O la creazione di una civilizzazione comune non è auspicabile o impossibile?

Nonostante l’Europa abbia sempre avuto la sua piena condivisione di diverse culture, ha anche avuto una cultura o civilizzazione cristiana tradizionale che, per così dire, molti dei suoi cittadini, a prescindere dalla loro identità, hanno condiviso. Per circa 20 secoli, tale civilizzazione è stata la componente centrale e permanente dell’eredità europea. È necessario domandarsi: l’Europa sarebbe quello che è oggi se, nel VII e VIII secolo, le ceneri dell’antica Roma fossero state conquistate e colonizzate non da società cristiane ma musulmane o di altra identità? La risposta è semplice, no. Non ci sarebbe Europa. Ci sarebbe l’Egitto o la Libia.

Per fortunata, esistono persone che non accetteranno i diritti culturali quali copertura della Shari’a. La religione sarebbe protetta dallo Stato, lo Stato europeo, in particolare. È solo la cristianità che può integrare altre religioni in un progetto europeo condiviso, non può farlo attraverso il riconoscimento di ideologie laiche. Ritengo che l’Europa possa farlo e che gli europei dovrebbero riaffidarsi alla cultura e alle tradizioni e valori cristiani di libertà, uguaglianza, diritti di legge e individuale che, per oltre 20 secoli, sono stati abbracciati dagli europei di tutte le nazioni e sono stati fonte di prosperità e leadership morale nel mondo.

La presente relazione non può integrare niente e nessuno. È un simbolo del condannato a morte. Può creare un continente di zombi, inconsapevoli delle loro identità nazionali.

 
  
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  José Albino Silva Peneda (PPE-DE). (PT) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la crescente aspettativa di vita e il costante calo delle nascite determineranno la crescita dell’indice demografico europeo dall’attuale 49% al 59% entro il 2025 e al 77% entro il 2050.

Pertanto l’Unione europea sta affrontando un problema senza precedenti, poiché in futuro le città avranno una proporzione molto elevata di anziani e la società sarà molto diversa, quindi, da quella di oggi.

Tale tendenza provocherà profondi cambiamenti negli aspetti importanti delle politiche pubbliche. Oltre alla sicurezza sociale, sarà necessario apportare modifiche nei servizi sanitari e di assistenza, in politica fiscale, nella progettazione spaziale, nell’immigrazione, sicurezza, cultura, turismo, tempo libero, e così via.

Anche il finanziamento dei regimi pensionistici dovrà essere modificato, perché non sia più prevalentemente su base statale, e anche se lo fosse, che i contributi non provengano quasi esclusivamente dagli stipendi.

Date le conseguenze su vasta scala del cambiamento demografico, è necessario che venga considerato dal punto di vista della pubblica amministrazione e della struttura sociale, che richiedono la mobilitazione di tutti gli operatori economici, culturali e sociali in una valutazione strutturata e una discussione sulle diverse opzioni relative alle misure da adottare. Da qui il valore della presente relazione.

Ancora una volta affrontiamo un ambito in cui è essenziale e urgente rafforzare il dialogo sociale; non esiste in effetti altro modo di affrontare la questione.

Concordo con la dichiarazione della Commissione che aumentare il tasso di natalità, in vista dell’urgenza e della portata del problema, implicherà l’elaborazione di una strategia a lungo termine. Questo è l’unico modo in cui saremo in grado di adottare misure preventive e, al contempo, aiutare l’Unione europea ad approfittare delle opportunità che rientrano in una politica di promozione delle nascite.

 
  
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  Harald Ettl (PSE).(DE) Signor Presidente, oggi, a quest’ora tarda, discutiamo una relazione che si occupa del futuro demografico dell’Europa, con il pubblico che è stato virtualmente escluso. La relatrice merita un encomio per questa relazione in quanto in essa ha affrontato le nostre domande esistenziali, sociali e politiche. Il risultato dovrebbe rendere la lettura obbligatoria per tutti gli europarlamentari che si nascondono dietro il pragmatismo quotidiano della politica e l’ignoranza della realtà.

La relazione rivela in quale modo e dove la depressione economica e la concorrenza possano essere combattute con la capacità della società. Esistono anche previsioni relative al modo in cui si evolverà la situazione, affinché apriamo gli occhi e sviluppiamo una filosofia politica di una società globale. Ciò rimanda alla domanda eterna di che cosa costituisce una famiglia, che cosa deve essere modificato, e il fatto che nell’attuale società del benessere, avere figli sia connesso alla paura della povertà.

Nelle società industriali, e questo è la norma, il congedo parentale è negato da macho manager che non hanno mai avuto una vita sociale. Inoltre, è impossibile calcolare il numero di rapporti di lavoro e di posti di lavoro che fanno sì che le persone si domandino se i figli siano “possibili”.

Le misure aggiuntive elencate nella relazione sono necessarie al fine di convertire uno sviluppo demografico in una situazione favorevole per tutte le parti coinvolte. Una cosa è certa: la società del futuro sarà diversa. Ciò che facciamo qui e oggi determinerà se il conflitto generazionale diventerà un’apocalisse socio-politica e accrescerà la possibilità di scontro tra ricchi e poveri, e che i politici siano preparati a pensare a livello politico e lavorare a livello sociopolitico.

La presente relazione è più che una previsione di cattivo tempo che oggi possiamo ignorare, perché la situazione potrebbe migliorare domani. Il documento è un chiaro appello al cambiamento e allo sviluppo della nostra società e, soprattutto, è un’opportunità di accrescere la nostra comprensione personale della società. Di nuovo molte grazie alla relatrice.

 
  
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  Jean Marie Beaupuy (ALDE). (FR) Signor Presidente, signor Commissario, come affermato dall’onorevole Ettl, ci troviamo dinanzi a una grande sfida. Tutti i nostri concittadini hanno capito adesso che il clima è una sfida, ma pochi hanno compreso che la democrazia è una sfida.

Detto questo, tuttavia, dove si colloca il problema demografico in Europa? Certamente nelle città, poiché l’80% della popolazione è concentrata nelle città. Qual è il problema per i cittadini attualmente residenti in città, e per i sindaci, poiché so che altri onorevoli eurodeputati, come me, sono anche sindaci o vicesindaci delle loro città?

Consentitemi due tipi di esempio. Da un lato, quello di genere economico. Casi in cui le città devono accogliere una vasta popolazione o, come in alcune città della Germania orientale, dove assistono alla partenza dei loro abitanti; nel secondo tipo, questo si traduce in abitazioni vuote, strade inutilizzate, quartieri riscaldati senza motivo, scuole vuote, mentre nel primo comporta la costruzione di una scuola per 5 milioni di euro, come ho appena fatto nella mia città, o un nuovo quartiere residenziale per 7 milioni di euro. Ciò costituisce una spesa economica cui le città e i suoi contribuenti devono far fronte.

Tuttavia, non si tratta solo di una sfida economica, ma anche umana, poiché in questi quartieri, quando si vedono le persone isolate, quando l’intero quartiere invecchia, e non è più possibile sentire le grida felici di bambini che giocano per le strade, esiste un problema di relazioni umane. Ci sono posti di lavoro che nessuno vuole, come sapete. Non si trova un idraulico in alcuni piccoli paesi. Non ci sono più infermiere a sufficienza nella mia città. Non abbiamo abbastanza assistenza a domicilio, bisogna aspettare. Invece di ricevere due ore di assistenza al giorno, se ne riceve una. Questo è un grave problema umano.

Signor Commissario, guardando al di là della relazione della collega onorevole Castex, a favore della quale sarò lieto di votare domani, desidero chiederle, in qualità di presidente dell’intergruppo URBAN, di presentare una proposta sulle città per noi, affinché possa essere elaborato nel prossimo futuro un documento per ogni città che ci consenta di comprendere meglio, nonché di controllare, la situazione demografica delle nostre città nel medio e nel lungo termine, al fine di prendere decisioni relative alle abitazioni, ai trasporti, alle scuole, e così via.

 
  
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  Wojciech Roszkowski (UEN).(PL) Signor Presidente, la relazione oggetto di discussione è la dimostrazione dell’inefficacia dell’Unione europea persino nel valutare la situazione. Ci troviamo a bordo di un Titanic demografico, e nessuno ha chiesto all’orchestra neanche di iniziare a suonare, ed eccoci qui, conducendo discussioni di importanza cruciale di sera, quando la partecipazione è minima.

Nell’Unione europea c’è una crisi demografica. La relazione parla di cambiamenti, ma l’argomento del considerando F contraddice chiaramente quello del paragrafo 1. Si parla di sterilità delle donne, e quella degli uomini? Si parla di sterilità delle coppie, come se le coppie omosessuali potessero essere fertili. Si parla di sterilità, ma non vi è alcun riferimento all’aborto, che è la prima causa del calo del numero della popolazione in Europa. Negli ultimi 50 anni, nei 27 Stati membri sono stati praticati circa 75 milioni di aborti. Se non fosse stato per loro, la popolazione dell’Unione europea sarebbe maggiore del 15%, e non ci sarebbe una crisi.

Nell’Unione europea, abbiamo sempre parlato di diritti, e mai di doveri, o di doveri rispetto al futuro. Questo si può descrivere solamente come se gli adulti entrassero in una seconda infanzia. Questo è il motivo per cui viviamo una crisi: i bambini non possono avere figli, e neanche gli anziani, ma senza figli non c’è futuro.

 
  
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  Csaba Őry (PPE-DE).(HU) La ringrazio, signor Presidente. La relazione sul futuro demografico dell’Europa è un documento importante, poiché si occupa della risoluzione di problemi fondamentali quali fermare l’invecchiamento della popolazione, aumentare il desiderio di avere dei figli, accrescere l’equilibrio tra vita professionale e vita familiare, opportunità di lavoro per le donne, l’assistenza agli anziani, risorse per gli indigenti insieme al lavoro, e non ultimo il problema della sostenibilità a lungo termine e la fattibilità finanziaria dei grandi sistemi di welfare sociale.

Al centro di tali questioni c’è la famiglia, la questione della separazione del lavoro nella famiglia, marito e moglie che lavorano entrambi, servizi per la sempre maggiore istruzione dei bambini, e continuare a offrire assistenza agli anziani non autosufficienti. In quale modo gli adulti di una famiglia possono essere incoraggiati a lavorare e ad avere figli contemporaneamente? E occorre anche considerare che, al contempo, desideriamo promuovere un’anzianità attiva a livello di politiche comunitarie, va detto, rendendo attraenti l’impiego assieme a una pensione, alzando il limite di età leggermente di più, nel limite del possibile, e riducendo le pensioni del prepensionamento attraverso incentivi indiretti.

Possiamo raggiungere tali obiettivi, che dipendono l’uno dall’altro, solo se prestiamo particolare attenzione a due aspetti: il sostegno alle famiglie e il miglioramento dello stato di salute della popolazione. È chiaro che possiamo fare affidamento sull’aumento del desiderio di lavorare degli anziani solo se sono in buona salute e in grado di svolgere occupazioni a lungo senza alcun problema.

È spiacevole che molti Stati membri stiano annullando e riducendo i contributi sanitari per motivi di bilancio e che sempre più oneri vengano fatti gravare sui lavoratori, compresi gli anziani e gli indigenti. Questa è la direzione sbagliata. Non contribuisce all’attuazione della strategia di Lisbona, tantomeno a risolvere i problemi demografici. La situazione è analoga per quanto riguarda i sistemi di sostegno alle famiglie, e anche in questo caso occorre aumentarli, anziché eliminarli o ridurli. Grazie molte, signor Presidente.

 
  
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  Rovana Plumb (PSE).(RO) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la relazione Castex è molto importante per il futuro dell’Europa e desidero congratularmi con l’onorevole relatrice per il suo contenuto.

Una politica demografica corretta comprende un problema di base: non dovremmo stabilire compiti per le prossime generazioni che siano quasi impossibili da risolvere, tenendo in considerazione le condizioni previste per i prossimi decenni. In sintesi, dobbiamo trovare soluzioni adatte al presente ma soprattutto al futuro.

La demografia in Europa è un problema che riguarda tutta l’Unione, e desidero richiamare la vostra attenzione sul fatto che la regione che ho l’onore di rappresentare ha gravi problemi in questo ambito. Infatti, la realtà socioculturale scaturita dalla lunga esperienza comunista ha influenzato direttamente i processi demografici dei paesi dell’Europa orientale, nel caso specifico la Romania.

La risposta alla sfida demografica è semplice a prima vista: gli Stati membri devono riesaminare rapidamente le loro politiche demografiche al fine di eliminare le conseguenze negative del calo della popolazione e dell’invecchiamento demografico. Nonostante le soluzioni non sempre siano semplici come le domande, vorrei sottolineare l’importanza del punto 10 della relazione, che chiede agli Stati membri di adottare misure volte alla creazione di strutture di custodia dei bambini di buona qualità e a prezzi accessibili, conformemente agli obiettivi fissati dal Consiglio europeo di Barcellona, affinché, entro il 2010, gli Stati membri creino strutture che consentano di accogliere almeno il 90% dei bambini di età compresa tra i tre anni e l’età scolare e almeno il 33% dei bambini di età inferiore a tre anni. È un obiettivo generoso e al contempo necessario.

Ritengo che fornire sostegno diretto al bilancio sotto forma di liquidità sia una soluzione, ma solo momentanea, motivo per cui l’accento dovrebbe essere posto sull’offrire sostegno al genitore nel rapporto con un datore di lavoro nonché sulla qualità e l’accessibilità delle strutture di custodia dei bambini, allo scopo di garantire l’equilibrio tra vita professionale e vita familiare. Le istituzioni europee e gli Stati membri hanno cominciato a essere consapevoli dell’importanza delle politiche demografiche, ma non è sufficiente. Abbiamo bisogno di un primo passo, una stima esatta della situazione demografica nell’Unione europea.

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Marian Harkin (ALDE).(EN) Signor Presidente, prima di tutto, vorrei dire “Ben Fatto!” alla relatrice. È una relazione molto completa su una questione importante per l’Unione europea, il cui oggetto è la sfida demografica.

Desidero citare solo due ambiti trattati nella relazione: la situazione di coloro che prestano assistenza, in particolare nell’ambito della famiglia, e la questione delle pensioni. Nel contesto di coloro che provvedono all’assistenza, la relazione ricorda agli Stati membri i molteplici svantaggi di cui risentono, e suggerisce di offrire un maggiore sostegno a questi gruppi, in particolare il diritto di accesso a posti di lavoro flessibile o a tempo parziale. Questo semplificherà le scelte che queste persone devono compiere nonché un ragionevole equilibrio tra vita privata e vita professionale

A questo proposito, la recente sentenza preliminare della Corte di giustizia a sostegno della causa per dimissioni costruttive rassegnate da un soggetto che doveva provvedere all’assistenza nel Regno Unito, indicherebbe che il pensiero della Corte può seguire la stessa linea.

La presente relazione sottolinea inoltre che l’accesso a servizi adeguati per coloro che necessitano assistenza contribuisce in modo significativo nel garantire una piena ed equa partecipazione di donne e uomini nella forza lavoro. Questo ci aiuterà nel raggiungimento degli obiettivi di Lisbona. Tuttavia, si dovrebbe provvedere in qualsiasi caso a fornire servizi adeguati.

La relazione pone inoltre in evidenza l’enorme disparità tra uomini e donne per quanto riguarda l’importo medio della pensione, spesso conseguenza dell’interruzione di carriera per occuparsi di familiari anziani o bambini. E la relazione chiede agli Stati membri di adottare misure affinché l’interruzione dell’attività professionale per maternità e congedi parentali cessi di rappresentare una penalizzazione nel calcolo dei diritti pensionistici delle donne.

È importante che i volontari di oggi, molti dei quali lavorano sette giorni su sette, non siano la futura generazione di persone anziane e povere. Al fine di garantire che ciò non accada, gli Stati membri devono adottare misure intese ad affrontare la questione delle pensioni per questi gruppi. Sarebbe completamente inammissibile se venisse negata una pensione adeguata a coloro che si fanno carico dell’assistenza.

 
  
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  Ryszard Czarnecki (UEN).(PL) Signor Presidente, quando frequentavo la scuola primaria, 100 milioni di europei avevano dai 14 anni in giù, come me. Quando sarò un anziano ottantasettenne, ci saranno solo 66 milioni di bambini di quell’età in Europa. Attualmente, uno su quattro tra i cittadini europei ha oltre 65 anni, e entro quarant’anni uno su due sarà in quel gruppo di età pensionabile.

Ricordiamoci che questi numeri non sono solo sterili statistiche. Solo questo determinerà una forte crescita della spesa pubblica e nelle prestazioni. In Europa, compreso il mio paese, viviamo una crisi demografica. Se pensiamo a 100 anni fa, uno su sei o sette cittadini del mondo era europeo, ma tra 40 anni uno su venti vivrà nel nostro continente.

Che cosa dovremmo fare dunque? Promuovere la maternità, creare incentivi fiscali per avere figli, tra cui esenzioni fiscali, sostenere le grandi famiglie; ma quello che dobbiamo chiaramente fare è curare la sterilità. Oggi ci lamentiamo e finiamo per parlare dei problemi degli immigrati, ma l’origine di tali difficoltà è nel declino demografico delle popolazioni europee.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE).(SK) Signor Presidente, signor Commissario, trovo preoccupante che adesso il tasso di natalità sia in diminuzione da molti anni e che venga indicato che entro il 2050 si verificherà un cambiamento nella struttura della popolazione dell’Unione europea. Non solo l’intera popolazione dell’Unione europea invecchierà, ma mancheranno anche le persone in età produttiva. Di conseguenza, l’Unione affronterà una perdita di competitività rispetto alle regioni che registrano una crescita demografica significativa.

Lo squilibrio demografico potrebbe incidere sul finanziamento del benessere sociale e dei regimi pensionistici. Tuttavia, questa situazione non rappresenta niente di nuovo e gli attuali cambiamenti demografici sfavorevoli ci obbligano a porci domande importanti; quando cerchiamo soluzioni ai cambiamenti dobbiamo esaminare le loro cause e conseguenze. Dal mio punto di vista, una delle cause principali di questo inverno demografico sono le condizioni avverse e le tendenze che cercano di indebolire l’unità familiare tradizionale di un uomo e una donna, il ruolo della maternità nella vita di una donna, il ruolo dell’uomo come padre dei propri figli, i benefici economici e sociali per le famiglie numerose, e così via.

Quale padre e medico, valuto positivamente le parti della relazione che riguardano la tutela della maternità e l’offrire sostegno socioeconomico alle famiglie e alle attività che consentano a uomini e donne di conciliare meglio la vita professionale e quella familiare. Concordo inoltre con l’approccio razionale e pragmatico alla politica in materia di immigrazione. Desidero solo ricordare che, per quanto mi riguarda, una politica sull’immigrazione razionale significa ricoprire quei settori che per lungo tempo sono rimasti senza gestione negli Stati membri dell’Unione europea. È esattamente in quest’ambito che necessitiamo di una politica europea ben ponderata ed elaborata. Al momento di applicare il cosiddetto sistema di Blue Card, l’Europa dovrebbe scegliere, quale parte del processo di immigrazione, solo persone qualificate e che possano svolgere quelle mansioni nelle quali il nostro mercato manca di forza lavoro.

Un altro aspetto positivo, dal mio punto di vista, è la possibilità di adozione per le coppie sterili, e la creazione di buone condizioni per favorire le famiglie. (Sto per concludere) Tuttavia, non concordo con la promozione della procreazione assistita quale opzione per la cura della sterilità poiché…

 
  
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  Joel Hasse Ferreira (PSE).(PT) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la questione del futuro demografico dell’Europa ha meritato un’attenzione significativa da parte di questo Parlamento. A Lisbona, assieme alla mia collega, l’onorevole Edite Estrela, ho chiesto un’udienza pubblica sulla demografia e la solidarietà tra le generazioni nel corso della discussione sulla relazione Bushill-Matthews. La relazione dell’onorevole Castex, per la quale mi congratulo con l’autrice, rientra in una prospettiva più ampia, quella del futuro demografico dell’Europa.

Le sfide della solidarietà non avvengono solo tra generazioni, ma anche tra regioni, e riguardano l’integrazione dei migranti, le politiche in materia di risorse umane e, ovviamente, la sfida del rinnovamento demografico.

Tale rinnovamento demografico, onorevoli colleghi, comprende la considerazione dell’importanza delle strutture dedicate all’infanzia, che semplificano per i genitori l’ingresso nel mercato del lavoro e contribuiscono alla lotta alla povertà, in particolare per le famiglie monoparentali.

Tuttavia, è altresì importante tenere in considerazione che alcuni degli obiettivi appositamente definiti a Barcellona in questo e in altri ambiti, in diversi paesi non sono stati ancora raggiunti; desidero sottolineare la maggiore partecipazione delle donne nella vita lavorativa e il sostegno all’impiego per coloro che hanno superato i 55 anni di età.

Dal punto di vista contributivo, inoltre, è importante che gli Stati membri riflettano sulla possibilità di promuovere misure efficaci intese all’aumento delle nascite, al fine di ridurre i limiti finanziari relativi alla scelta di avere più figli.

Siamo chiari, è tuttora fondamentale che i lavoratori siano in grado, se lo desiderano, di prolungare la loro vita lavorativa nel rispetto del quadro normativo esistente in ogni Stato membro, ma il diritto a una pensione all’età prevista dalla legge deve essere tutelato. Senza dubbio, è essenziale impegnarsi in direzione di una maggiore sostenibilità dei sistemi di sicurezza sociale.

Il futuro dell’Europa in termini di popolazione è strettamente connesso all’immigrazione proveniente da sud, e pertanto i sistemi di istruzione devono considerare le necessità degli immigrati e delle loro famiglie, affinché possano sentirsi felici e soddisfatti nei diversi Stati membri dell’Unione europea.

Per concludere: il futuro demografico dell’Europa dipende anche da noi, il Parlamento europeo. Sono sicuro che saremo all’altezza delle nostre responsabilità.

 
  
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  Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN).(PL) Il futuro demografico dell’Europa è un problema a lungo termine. L’Europa invecchia rapidamente. Siamo minacciati da una riduzione della popolazione in età da lavoro, un calo della competitività economica e una diminuzione nel finanziamento dell’assistenza sociale e il mantenimento in equilibrio dei regimi pensionistici.

La grande espansione dell’Unione europea e la migrazione dei cittadini dei nuovi Stati membri verso i vecchi Stati membri in cerca di guadagno hanno sollevato il problema in Europa occidentale, ma non l’hanno risolto. Il processo di invecchiamento dell’Europa prosegue ed è necessaria un’azione decisiva nei seguenti settori, tra gli altri: la tutela dei diritti umani e dei diritti lavorativi, la promozione di una politica favorevole alla famiglia, l’assistenza sanitaria e sociale, e miglioramenti nella gestione delle risorse umane, in cui vanno inclusi gli immigrati. Tali progressi produrranno i risultati richiesti solo finché i processi di globalizzazione non distruggeranno l’umanità e la famiglia e finché il valore più elevato sarà realmente l’uomo e non il capitale.

 
  
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  Anna Záborská (PPE-DE).(SK) L’Europa sta affrontando una tendenza demografica significativamente negativa che indica che entro 50 anni si verificheranno enormi cambiamenti demografici nell’Unione. Un calo della natalità, il graduale invecchiamento e la scomparsa della popolazione sono oggi i problemi più seri. In base ad alcune circostanze esiste persino una minaccia di estinzione della civilizzazione europea. Dobbiamo essere realistici nel discutere le ragioni di questa situazione.

Nel corso degli ultimi 50 anni circa, dieci milioni di europei non sono nati poiché le gravidanze sono state interrotte da aborti volontari. I giovani non sono stati educati ad assumersi le loro responsabilità nelle questioni sessuali; la libertà sessuale è una tipica caratteristica della società di oggi. Negli ultimi 50 anni si è registrato inoltre un aumento nella rottura dei matrimoni, i divorzi, le famiglie incomplete, e sempre più bambini nati al di fuori del matrimonio. A questo si aggiunge un’enorme svalutazione del valore di un bambino: per esempio, quale percentuale del costo di una o due automobile un imprenditore può detrarre dalle tasse e quanto del costo di un bambino può detrarre un genitore? La nostra politica sociale premia coloro che hanno pochi figli o non ne hanno nessuno e che si concentrano in primo luogo sulle loro carriere professionali. Disponiamo di una politica sociale che costringe le famiglie numerose alla povertà e alla dipendenza dai sussidi statali. Lo Stato è l’organo principale e decisivo coinvolto nella valutazione e ridistribuzione, nonché nel perseguire la solidarietà intergenerazionale attraverso la normativa fiscale e sociale. I media e la società esercitano un’enorme pressione sulle donne, facendo loro credere che solo il lavoro da esse svolto quale parte del loro impiego abbia un qualche valore o scopo. La nascita di un figlio e la sua crescita sono ancora ritenute una disgrazia necessaria. La maternità non ha praticamente alcun valore. In termini monetari il suo valore non è neanche espresso da un salario minimo.

Esistono certamente altre cause, ma quelle che ho citato sinora sono quelle che hanno distrutto la demografia europea. Solo eliminandole possiamo nuovamente rendere l’Europa il continente del futuro e della speranza, in quanto un continente senza bambini è un continente senza futuro.

 
  
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  Edite Estrela (PSE).(PT) Signor Presidente, signor Commissario, desidero iniziare ringraziando l’onorevole Castex per il suo eccellente lavoro.

Il cambiamento demografico è una grande sfida per l’Europa. Cento anni fa la popolazione europea rappresentava il 15% della popolazione mondiale. Nel 2050 probabilmente inciderà per il solo 5%. Ogni donna nell’Unione europea ha, in media, 1,5 figli, dato inferiore a quello necessario per sostenere la popolazione.

La situazione è grave e si ripercuoterà negativamente sull’economia, i sistemi di protezione sociale e la stessa composizione della società.

Pertanto, occorre adottare misure come quelle prese di recente in Portogallo con un investimento di oltre 100 milioni di euro al fine di fornire asili nido e scuole per l’infanzia in tutto il paese, superando gli obiettivi della strategia di Lisbona. L’erogazione di un’indennità prenatale per le donne incinte in stato di maggiore necessità, i sussidi per i figli degli immigrati, l’estensione del congedo di maternità, un aumento del 20% dei sussidi familiari per le famiglie monoparentali, gli sgravi fiscali per le imprese che realizzano o finanziano asili nido per i figli dei loro dipendenti, l’istituzione di agevolazioni di maternità, il sostegno pubblico per la procreazione medicalmente assistita, sono ottimi esempi che altri paesi dovrebbero seguire.

 
  
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  Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE).(EL) Signor Commissario, senza dubbio tutto ciò che i colleghi le hanno riferito la indurrà a inserire il problema demografico tra le questioni principali nella nuova agenda sociale, e noi ci aspettiamo di riceverla quale vostra proposta per il 2008.

Con l’approccio programmato sul ciclo di vita, lo sviluppo demografico è legato alla necessità di controllare e prevedere i bisogni per le future competenze al fine di creare capitale umano dinamico nel mercato del lavoro. Occorre questo affinché aumentino le speranze di mantenere il vantaggio comparativo delle capacità di sviluppo dell’Unione europea.

Mi congratulo con l’onorevole Castex per la sua pazienza nello svolgere una valutazione così complessa. Nella sua relazione si può osservare una catena continua di problemi delineata in forma sintetica. Le azioni orizzontali offriranno la soluzione.

Nello spirito della comunicazione della Commissione, è stata fornita una presentazione del problema che richiede una buona prassi a livello nazionale, regionale e locale in una serie di settori. La prima necessità su questo punto, come abbiamo già sentito molte volte, è quella di rafforzare la solidarietà intergenerazionale attraverso materiale vario e sostegno morale alle famiglie. Questo potrebbe accadere ovunque le famiglie si trovino, una città o un paesino remoto; i suoi membri, a prescindere dalla loro età o origine, o se sono del luogo o immigrati, ne beneficerebbero tutti.

Il fatto che le famiglie vivano in uno Stato membro deve consentire loro di sviluppare le rispettive capacità quali fonti di produzione di benessere. Esse sono al cuore dello sviluppo: forniscono lavoro, consumano beni e producono nuovi membri dinamici. Ciò che è necessario per la creazione di nuove famiglie è una garanzia di certezza giuridica, la tutela della continuità politica e, soprattutto, un dialogo onesto nei settori pubblico e privato.

 
  
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  Corina Creţu (PSE).(RO) Onorevoli colleghi, innanzi tutto desidero evidenziare la qualità della relazione dell’onorevole Castex, un testo su un argomento decisivo per il futuro del modello sociale europeo, nonché per la crescita economica nel territori dell’Unione europea. Desidero inoltre salutare con favore la presenza del Commissario Špidla e la sua propensione ai problemi sociali. Ringrazio l’onorevole Castex, in particolare per l’attenzione prestata alla condizione della donna e alla sua dignità, conformemente a suoi diritti e libertà civili.

Non occorre ricordare in quest’Aula i drammi vissuti dalle donne in Romania durante il periodo comunista, quando l’aborto era illegale; le tragedie umane causate dagli aborti che le donne rumene si provocavano da sole con mezzi primitivi. Il film che ha vinto la Palma d’oro a Cannes nel 2007, diretto da un regista rumeno, Cristian Mungiu, ha offerto un reale spaccato di questo vero trauma nazionale che hanno dovuto affrontare i rumeni, una situazione che sembra difficile da comprendere, lo so, in un mondo normale.

I paesi dell’Europea orientale hanno vissuto un vero shock demografico a seguito della caduta del comunismo. Per più di quindici anni, l’aumento demografico è stato negativo e abbiamo timidamente assistito a un lento mutare della situazione. Tuttavia, in generale, è necessario fare molto al fine di cambiare questa situazione nei paesi dell’Unione europea, e le misure proposte nella relazione mi sembrano adeguate e dovrebbero essere adottate dai governi nazionali nonché sostenute dalla Commissione.

Un altro aspetto che desidero citare riguarda i regimi pensionistici. In tutta l’Europa, l’età per l’ingresso nel mercato del lavoro dei giovani è aumentata in modo sconvolgente, contemporaneamente alla diminuzione dell’età del pensionamento. Molti paesi si lamentano del fatto di avere un deficit da un lato, e dall’altro, le persone di circa 50 anni vanno in pensione o non riescono più a trovare lavoro. Sono favorevole anche alle misure proposte nella relazione riguardo a questo problema.

 
  
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  Rumiana Jeleva (PPE-DE).(BG) Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’Europa è la prima regione al mondo a percepire gli effetti delle sfide demografiche.

Lo sviluppo demografico è il risultato di tre fattori: la natalità, l’aspettativa di vita e i flussi migratori. Le nascite sono diminuite nell’Unione europea negli ultimi 30 anni e non è stata osservata alcuna tendenza opposta. In alcuni Stati membri, è verso il basso, mentre nel mio paese, la Bulgaria, può essere chiamato “collasso demografico” con il più basso tasso di natalità e il più alto di mortalità in Europa.

Al contempo, l’aspettativa di vita è in crescita. Questo è un andamento stabile che avrà il suo impatto su tutti gli aspetti dello sviluppo sociale ed economico dei cittadini europei in futuro.

Pensiamo, per esempio, al tasso di dipendenza anziani. Attualmente, oscilla tra l’1 e il 4, come sottolineato in quest’Aula. È previsto che entro il 2050 sia tra l’1 e il 2. Ma addirittura oggi questo tasso debole è già una realtà. Ancora una volta, citerò un esempio della Bulgaria, in cui l’indice tra pensionati e lavoratori è già tra l’1 e l’1,2.

Per quanto riguarda i flussi migratori, il nostro approccio dovrebbe concentrarsi sulla loro gestione efficace anziché sull’eccessivo controllo. Ciò di cui abbiamo bisogno è una politica più flessibile della Comunità e degli Stati membri nei confronti degli immigrati, in particolare coloro che provengono dai paesi terzi. L’immigrazione potrebbe essere un elemento positivo ma non costituisce una panacea per risolvere qualsiasi aspetto dei problemi demografici esistenti.

Tutti questi esempi dimostrano che le sfide demografiche sono una realtà e che dobbiamo affrontarle adesso. Dobbiamo cambiare la prospettiva dalle sfide alle opportunità; sembra che ci sia troppa discussione e che si agisca troppo poco relativamente ai cambiamenti demografici. Pertanto, sostengo fermamente l’opinione secondo cui lo sviluppo demografico dovrebbe essere una questione di politica orizzontale da condividere tra le diverse politiche comunitarie, nonché delle autorità nazionali, regionali e locali.

 
  
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  Gabriela Creţu (PSE).(RO) Abbiamo un’ottima relazione, che sembra aver detto tutto. Ringraziamo coloro che hanno lavorato sul documento. Tuttavia, consentitemi di ripetere che non si tratta di retorica. Il nostro obiettivo generale, quali politici, è di organizzare i rapporti tra le persone nella società, al fine di poter vivere tutti il più a lungo possibile conservando l’armonia tra noi e la natura. Se accettiamo questo obiettivo, non avremo un problema demografico.

Infatti, siamo oggetto di uno studio demografico solo da parte di un’ingiustificata semplificazione e ignoranza di ciò che siamo. Esistono altri indicatori che valutano la situazione delle persone, come popolazione, e li conosciamo. Sono chiamati indici di sviluppo umano. Da questo punto di vista, i paesi dell’Unione europea si collocano ai vertici dei paesi più avanzati, il che è positivo. La sfida non è cambiare i comportamenti demografici, ma ammettere che dobbiamo cambiare il nostro modello economico e sociale. È superiore ad altri modelli, ma inadeguato. Ritarda il nostro sviluppo quali persone. Esiste un divario tra i nostri obiettivi generali e l’organizzazione del contesto sociale e delle relazione economiche, tra le dichiarazioni e i fatti.

Affermiamo che è necessario che nascano più bambini. Al contempo, il 30% dei bambini europei vive sotto la soglia di povertà. Chiediamo alle donne di dare alla luce dei figli, ma le madri single vivono il più grosso rischio di emarginazione. Il tasso di occupazione deve aumentare, ma i servizi sociali non devono essere finanziati. Esportiamo i problemi e desideriamo importare le soluzioni, ma i cittadini non sono un mercato. Dobbiamo rendere più umane le relazioni economiche e sociali se intendiamo risolvere questo problema. Questa è la grande sfida.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ALEJO VIDAL-QUADRAS
Vicepresidente

 
  
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  Péter Olajos (PPE-DE). – (HU) Signor Presidente, parlo lei a nome di una regione in crisi demografica nonché di uno dei paesi nelle peggiori condizioni di tale regione. In qualità di deputato responsabile della salute pubblica, non posso sottolineare con sufficiente vigore quanto i nostri problemi demografici siano strettamente correlati ai problemi della sanità pubblica. Nel mio paese, l’Ungheria, le persone muoiono di cancro più che altrove in Europa, e anche questo contribuisce al fatto che ogni anno i decessi superino del 50% le nascite.

La relazione Castex sul futuro demografico dell’Europa sottolinea correttamente che è necessario elaborare una nuova politica a favore del rinnovamento. Consentitemi di fornire solo un esempio: mentre la popolazione dei paesi islamici crescerà fino a 1 300 milioni entro il 2050, l’Europa scenderà da 495 a 400 milioni.

Questa nuova politica demografica deve essere costruita su due basi: la famiglia, quale unità di base più importante della società, e le persone in salute. Occorre garantire alle famiglie un sistema che le incoraggi effettivamente, nonché protezione. Oggi, in molti Stati membri, avere figli equivale a essere poveri. Ma ci sono molti altri esempi positivi. Esistono alcuni paesi in cui lo Stato si incarica degli oneri aggiuntivi delle famiglie numerose. Questo ottimo esempio può essere attuato ovunque.

La salute è una condizione per la qualità della vita. È necessario indurre i cittadini a interessarsi nel preservare il proprio stato di salute. Otterranno il sostegno statale necessario a questo scopo in ogni settore concreto, quali gli esami di controllo obbligatori e le opportunità sportive gratuite, e tutto ciò che attiene alla sfera intellettuale, ossia l’educazione nel campo della salute e la conoscenza demografica.

È fondamentale nell’interesse di ogni Stato membro che la sua situazione demografica e sanitaria migliori. Questo è particolarmente importante in Ungheria, dove la popolazione può diminuire in futuro al di sotto dei 10 milioni, e in cui la media di aspettativa di vita è di dieci anni inferiore rispetto a quella europea. Il futuro dell’Europa dipende dalle prestazioni demografiche delle generazioni contemporanee. Quello che un governo non fa oggi con una pessima politica sarà difficile da correggere in seguito.

 
  
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  Vladimír Maňka (PSE).(SK) Onorevoli colleghi, i cittadini dell’Unione europea vivono sempre di più. È un fenomeno positivo. Dall’altro lato, vi è una costante riduzione del numero di giovani. La quantità di persone nei gruppi di età produttiva inizierà a diminuire in non più di tre o quattro anni. Oggi, il dato è di tre persone in età da lavoro contro una in età pensionabile; nel 2050, ci sarà solo una persona e mezza in età da lavoro. In quale modo risolviamo gli effetti economici dell’invecchiamento della popolazione?

In primo luogo, dobbiamo trovare posti di lavoro per più persone. La politica tradizionale degli uomini che lavorano e le donne che svolgono i compiti familiari non è più credibile. Molte donne desiderano diventare madri e avere una carriera professionale. Le politiche pubbliche devono sostenere entrambi i desideri. I paesi scandinavi sono un buon esempio. Le loro politiche attive relative al mercato del lavoro associate a una migliore assistenza per le donne con figli offrono la qualità di vita migliore.

In secondo luogo, dobbiamo modificare i sistemi di benessere sociale al fine di assistere gli anziani e le persone che hanno raggiunto l’età della pensione. Se non agiamo in questo senso nel campo della parità e della solidarietà sociali, ne pagheranno le conseguenze soprattutto gli anziani. Al fine di attuare miglioramenti a lungo termine, sono necessarie riforme dei regimi pensionistici e dei sistemi di assistenza sanitaria, nonché di investimenti nella buona salute. Le persone anziane hanno accumulato molta conoscenza ed esperienza e dobbiamo motivarle a continuare a lavorare più a lungo nell’arco della vita.

Onorevoli colleghi, la strategia di Lisbona sta iniziando un nuovo ciclo, offrendoci l’opportunità di introdurre riforme che accresceranno la produttività sul lavoro e contribuiranno alla creazione di nuovi posti di lavoro, aiutandoci pertanto a ridurre l’impatto economico dell’invecchiamento della popolazione.

 
  
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  Roberta Alma Anastase (PPE-DE).(RO) Onorevoli colleghi, attualmente l’Europa sta affrontando sfide demografiche significative che avranno un impatto a lungo termine nel suo futuro. Pertanto, il dibattito odierno non solo è accolto con favore, ma è anche necessario al fine di garantire un futuro positivo e uno sviluppo sostenibile.

Tra tutte le raccomandazioni della relazione, ritengo che tre concetti debbano costituire il fulcro della politica demografica europea. Nel contesto della tendenza all’invecchiamento della popolazione, l’Unione europea dovrebbe prestare attenzione in primo luogo ai bambini e ai giovani. Tutelare i minori nonché offrire un’opportunità concreta per l’evoluzione personale e professionale dei giovani sono di importanza strategica per il futuro, e lo sviluppo di tali obiettivi dovrebbe essere integrato in una politica globale di tutela della famiglia e promozione delle donne.

Il secondo elemento, l’istruzione, è strettamente correlato con il principio appena citato. Un’Europa competitiva comprende risorse umane in grado di affrontare nuove sfide, nonché progressi scientifici, la salute pubblica e condizioni di vita adeguate. Il raggiungimento di tali obiettivi dipende indiscutibilmente dal livello di istruzione e apprendimento lungo tutto l’arco della vita di tutte le generazioni.

Infine, i flussi migratori costituiscono il terzo fattore decisivo, poiché l’immigrazione è una premessa importante per garantire l’equilibrio demografico e la crescita economica. Pertanto, valuto positivamente la richiesta della relatrice di considerare l’immigrazione un elemento positivo della popolazione europea ma, in particolar modo, di consolidare le politiche europee nel campo dell’integrazione sociale degli immigrati, e nella lotta contro la discriminazione e la xenofobia.

Per concludere, desidero sottolineare la necessità di mobilitare le politiche pubbliche a tutti il livelli utili al fine di attuare con successo gli obiettivi citati. Le autorità locali e regionali svolgono un ruolo decisivo in tale direzione e dovrebbero essere coinvolte regolarmente.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (PSE).(LT) Congratulazioni alla relatrice per aver elaborato un documento davvero eccellente. Desidero precisare che il nostro successo, al pari del nostro fallimento, nell’attuazione sarà di enorme importanza per il futuro dell’Unione europea. Esiste una possibilità che molti tra i più piccoli paesi dell’Unione europea si trovino entro 100 anni sull’orlo dell’estinzione. L’invecchiamento della popolazione riflette un aumento nella qualità della vita e nella solidarietà sociale, nonché la svalutazione della famiglia. Potrebbe ostacolare il progresso dell’Europa ma, prendendo le precauzioni del caso, possono emergere nuove possibilità.

I paesi in particolare che hanno aderito all’Unione europea nel nuovo millennio sentono il peso di tali problemi in modo molto accentuato. I loro cittadini sono afflitti da pensioni misere, i loro tassi di natalità sono inferiori alla media comunitaria, vi è abuso di alcol e droga…Questo settore ha beneficiato di un numero adeguato di asili nido e scuole per l’infanzia prima della transizione all’economia di mercato, quando molti di questi sono stati chiusi. Dai paesi di recente adesione si sta verificando un’emigrazione di massa, in particolare da paesi baltici, Polonia, Bulgaria e Romania, verso gli Stati membri più ricchi. Ciò rappresenta una perdita immensa della forza lavoro più resistente e delle menti istruite, persone che sono state istruite nei loro paesi sopportando un costo pesante.

Sostengo la proposta di stanziare Fondi strutturali al fine di compensare questo danno, ma non è sufficiente. Dovrebbe essere erogato sostegno finanziario aggiuntivo per i paesi di recente adesione, che subiscono purtroppo maggiormente la “fuga dei cervelli”, poiché hanno perso i loro migliori scienziati, medici, ingegneri e artisti a favore degli Stati membri più ricchi. Appoggio la proposta di consentire agli anziani di lavorare a tempo parziale, in quanto sarebbero poi in grado di trasmettere la loro esperienza alle generazioni più giovani.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, posso far notare che questa è una discussione molto deprimente, nonostante sia basata su una relazione molto realistica e approfondita, per la quale mi congratulo con la relatrice. Forse è sera un po’ troppo avanzata perché si potrebbero avere degli incubi sulle tendenze demografiche contenute nel documento.

Di certo, se non agiamo, le ipotesi formulate nella relazione possono realizzarsi davvero, anche se alcuni Stati membri stanno reagendo e adottando misure intese al sostegno di uomini, donne e bambini e ciò è positivo.

Ironia della sorte, io sono cresciuta in un’epoca in cui ci dicevano che avevamo troppi figli, la famiglia di otto persone, di cui faccio parte, era probabilmente considerata numerosa nel contesto europeo, nonostante io sia felice di dire che mia madre, a 85 anni, è ancora viva e sta bene.

La semplice verità è che non possono fare tutto le donne. Non possiamo fare figli, svolgere una professione fuori di casa, occuparsi dei genitori anziani e partecipare al resto della vita sociale. Bisogna tralasciare qualcosa. Ritegno che il problema sia che le nascite sono ciò che è stato tralasciato, per così dire, in tutto questo. Tuttavia, ironicamente, ho grande fiducia nell’umanità, che comprenda la realtà in cui viviamo e che la corregga in direzione di uno sguardo più equilibrato su ciò che è necessario per una società vivace, e che conferisca di nuovo maggior valore ai bambini. Probabilmente la discussione di questa sera si aggiungerà a questo.

 
  
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  Marusya Ivanova Lyubcheva (PSE).(BG) Signor Presidente, signor Commissario, la caratteristica principale della presente relazione è il suo legame con le realtà della vita. I problemi demografici esistono davvero in Europa e in alcuni paesi assumono le dimensioni di una crisi. Hanno le loro cause alla radice e alcune specificità nazionali, ma condividono anche alcuni elementi comuni.

Le conseguenze di fronte a noi sono infatti molto importanti: la mancata capacità degli Stati membri di risolvere le questioni sociali ed economiche importanti con le proprie risorse umane, che si evolverà nel prossimo futuro; la struttura in profondo cambiamento dei flussi migratori che, a sua volta, genera nuove sfide. Una politica orientata verso le giovani generazioni, la maternità, la protezione sociale e il sostegno economico alle giovani donne e uomini nonché alle loro famiglie, e la paternità/maternità responsabile, sono essenziali per superare i problemi demografici. La maternità dovrebbe essere riconosciuta allo scopo di calcolare la durata del servizio.

I problemi demografici dovrebbero inoltre essere integrati nell’istruzione e formazione di ogni generazione futura. Altrimenti, tale problema verrà rinviato da una generazione all’altra e aumenterà fino a provocare nuove crisi. Non dimentichiamo l’educazione sessuale, alla buona paternità/maternità, e la solidarietà tra le generazioni. I governi dovrebbero impegnarsi maggiormente nella crescita e nell’istruzione dei bambini, nonché nella loro sistemazione in asili nido e scuole per l’infanzia.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare la relatrice per aver elaborato un’eccellente relazione.

L’aumento dell’aspettativa di vita in una popolazione in età lavorativa statica o in diminuzione implicherà una crescente dipendenza in Europa, con pesanti conseguenze per la nostra competitività con altre regioni economiche, per le pensioni, la salute e quindi la spesa per l’assistenza a lungo termine.

Stranamente, la struttura dell’età della popolazione irlandese è diversa da molti altri paesi dell’Unione europea, infatti la nostra situazione demografica è abbastanza favorevole nel medio termine.

La fascia di età di popolazione più rappresentata è al momento dai 10 ai 15 anni più giovane della media dell’Unione europea a 25 Stati. Tuttavia, entro il 2050 la struttura della nostra popolazione sarà piuttosto simile al resto d’Europa, con l’indice di dipendenza degli anziani previsto in crescita fino al 45% del 2050, rispetto a una media comunitaria stimata attorno al 53%.

Aspetto curioso, nel 1845 la popolazione irlandese era superiore agli 8 milioni di abitanti. 20 anni fa era di 3,5 milioni. Oggi di 4,25 milioni. I nostri livelli di fertilità relativamente elevati sono stati aumentati dalla crescente immigrazione e dal ritorno degli esuli economici negli ultimi anni. Se la situazione rimarrà invariata, contribuirà a sostenere l’equilibrio tra le generazioni.

 
  
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  Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN).(PL) Signor Presidente, nel prendere la parola in questa discussione, desidero richiamare l’attenzione sui seguenti problemi: tra le cause importanti di un basso indice di natalità in Europa abbiamo, in primo luogo, le difficoltà nel conciliare la vita familiare con la vita professionale, ossia il numero inadeguato di posti negli asili nido per i bambini più piccoli e la mancanza di sostegno socioeconomico per le famiglie e per l’occupazione delle donne.

In secondo luogo, assistiamo all’emergere dell’incertezza nella situazione materiale e occupazionale cui i giovani devono far fronte, con una mancanza di continuità lavorativa, l’accesso ritardato al posto di lavoro per i giovani, e infine gli alloggi costosi, che sono di conseguenza inaccessibili ai giovani. È necessario sostenere le famiglie attraverso il sistema fiscale, principalmente la struttura dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e l’IVA; nella prima ipotesi, la soluzione migliore è il modello adottato in Francia, per esempio un quoziente familiare che consenta una marcata riduzione degli oneri fiscali per le famiglie che allevano figli. Nel secondo caso, sono necessarie aliquote fiscali preferenziali per i beni dei bambini.

In terzo luogo, dobbiamo sostenere l’applicazione del principio di solidarietà intergenerazionale nella sicurezza sociale, in altre parole il principio secondo cui la popolazione che lavora sostiene i costi dei sussidi, delle pensioni e dell’assistenza sanitaria per la popolazione che non lavora, ossia i bambini, i giovani, coloro che non sono autosufficienti e, infine, gli anziani.

 
  
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  Gerard Batten (IND/DEM).(EN) Signor Presidente, nell’Unione europea, la Gran Bretagna ha perso il controllo delle sue frontiere. L’immigrazione nel suo territorio è attualmente incontrollata, illimitata e indiscriminata. Come tutti sanno, al momento l’immigrazione verso la Gran Bretagna ha un flusso di circa un milione e mezzo di persone all’anno. Tenuto conto di coloro che partono, l’aumento netto della popolazione è di circa 200 000 persone all’anno, o un milione ogni cinque.

I tassi di natalità tra la popolazione immigrata sono più elevati di quelli della popolazione indigena. La drammatica crescita della popolazione inglese, in particolare, è determinata soltanto da un’immigrazione assolutamente non necessaria. I demografi hanno calcolato che, in base all’andamento attuale, tra due generazioni, i nativi britannici, in particolar modo gli inglesi, saranno una minoranza etnica nel loro stesso paese. La Gran Bretagna semplicemente non può controllare la sua politica in materia di immigrazione all’interno dell’Unione europea, ed è quindi un’altra buona ragione per cui lasciarla.

 
  
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  Vladimír Špidla, Membro della Commissione. − (CS) Onorevoli deputati, consentitemi di sottolineare ancora una volta l’elevata qualità della relazione dell’onorevole Castex, poiché ha evidentemente offerto una piattaforma per una discussione di ampia portata, che ha toccato quasi tutti i problemi fondamentali.

Sarebbe molto difficile cercare di rispondere a tutte le questioni sollevate, pertanto consentitemi di dichiarare brevemente che il principio fondamentale della Commissione europea, che si riflette in tutti i nostri documenti, è basato sulle pari opportunità; in nessuno dei nostri testi potreste trovare il concetto che lo sviluppo demografico è un problema per un solo sesso. È evidente che si tratta di una questione di pari opportunità e pari diritti tra uomini e donne, e che una delle risposte al problema è la creazione di una società attiva, ossia una società con il più elevato livello possibile di inclusione sociale, una società che può offrire opportunità di occupazione attiva a quante più persone possibile.

Consentitemi di dire inoltre che, quale risultato dei precedenti dibattiti, è stata istituita una piattaforma più stabile e costante, compreso il forum demografico dell’Alleanza per le famiglie. Desidero altresì sottolineare che la Commissione sta collaborando con i partner sociali nel processo di valutazione delle eventuali iniziative di legge rivolte all’equilibrio tra professione e vita privata. La Commissione è concentrata inoltre sull’immigrazione, con l’intenzione di uno sviluppo graduale di una politica europea maggiormente coesiva, che comprenda, per esempio, la proposta Blue Card.

Onorevoli deputati, vorrei anche dichiarare che, a prescindere dal fatto che, come in tutte le discussioni, in quella odierna ci sono state alcune opinioni estreme, iniziamo ad assistere a un consenso generale e, dal mio punto di vista, tale consenso rientra perfettamente nelle raccomandazioni di base che la Commissione ha presentato all’inizio di questo dibattito demografico.

Come ho affermato, è stata istituita una piattaforma stabile, pertanto mi aspetto che questa discussione continui, in quanto ritengo, al pari di quasi tutti voi, che lo sviluppo demografico dell’Europa sia una delle componenti basilari che determinerà il nostro futuro nel medio e nel lungo termine.

 
  
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  Françoise Castex, relatrice. (FR) Signor Presidente, sarò breve poiché molte cose sono state dette.

Desidero ringraziare il signor Commissario Špidla per aver precisato che la questione della demografia non riguarda solo le donne, ma anche gli uomini e le coppie. Vorrei sottolineare, agli onorevoli colleghi che hanno espresso la critica che gli uomini sono stati dimenticati, che ho dedicato un paragrafo della mia relazione alla questione della promozione della legislazione europea a favore della protezione della paternità e allo sviluppo del coinvolgimento dei padri nella vita familiare.

Ad ogni modo, al fine di tentare di tirare un po’ le somme di quanto è stato detto e riassumere il principale significato della relazione, desidero porre in rilievo la forte richiesta di politiche pubbliche efficaci. Si tratta di politiche, al plurale, che riguardano il sostegno e l’assistenza, l’istruzione, che possono sembrare leggermente paradossali per una questione che di fatto riguarda l’intimità delle coppie e la famiglia. Tuttavia, ritengo che si stia rivolgendo un appello alle autorità pubbliche a livello europeo, e negli Stati membri, che deve essere ascoltato e preso in considerazione.

Desidero inoltre sottolineare tale questione di forte domanda di solidarietà, non solo tra le generazioni, di cui ci siamo occupati molte volte in quest’Aula, ma la solidarietà tra le regioni diverse. Gli onorevoli Schroedter e Beaupuy hanno evidenziato e ricordato questa sera quanto sia importante tener conto degli squilibri regionali che la questione demografica provocherà tra le regioni anziane che chiederanno più assistenza, e quindi più spesa, e le regioni più giovani che creeranno benessere, poiché lì si troverà la popolazione attiva. La Commissione europea deve tenere questo in considerazione nella gestione dei Fondi strutturali e del Fondo di coesione dell’Unione europea.

Infine, la questione del mercato del lavoro che, come ha affermato l’onorevole Andersson, presidente della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, è un aspetto importante nel problema demografico. Non è marginale, in quanto sarà necessario fare di più con una popolazione ridotta e scarsamente attiva. Da questo punto di vista, le richieste di una migliore gestione delle risorse umane, di investimenti nell’istruzione e nella formazione lungo tutto l’arco della vita sono estremamente importanti, e devono essere considerate non solo dalle autorità pubbliche in questi casi particolari, ma da tutte le parti sociali, nello specifico le imprese, in quanto hanno un’importante responsabilità in questo settore.

La discussione non è ancora conclusa.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani alle 12.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Zita Gurmai (PSE), per iscritto. – (HU) L’invecchiamento della popolazione implica alcune sfide economiche, finanziarie e sociali. Avrà un grave impatto sulla crescita ed eserciterà una pressione significativa sulle prestazioni sociali, pertanto è fondamentale prepararsi a questo.

Affrontare i problemi demografici è quindi una sfida dalle molteplici sfaccettature che richiede un’analisi strategica complessa, una pianificazione e un dialogo sociale. Non si tratta solo della graduale riduzione della popolazione, ma anche della sostenibilità del modello sociale europeo per il benessere dei cittadini europei, di garantire lo sviluppo economico in Europa e la competitività globale a livello internazionale, in altre parole, si tratta del futuro dell’Europa, del nostro futuro, pertanto cercare una soluzione è un interesse comune.

Gli Stati membri dell’Unione europea devono impiegare tutti gli strumenti a disposizione al fine di sostenere il rinnovamento demografico, che deve poggiare sulla sostenibilità di una più stretta solidarietà tra le generazioni rispetto al passato, sulla garanzia di attuazione delle pari opportunità nella pratica, sulla conciliazione tra vita privata e vita professionale, sulla completa attuazione degli obiettivi di Barcellona, sulla creazione delle condizioni per una vecchiaia attiva e su misure specifiche intese a promuovere l’inclusione sociale degli immigrati e delle minoranze etniche. I risultati che desideriamo possono essere raggiunti unicamente attraverso obiettivi comuni, interessi comuni, collaborazione comune e l’obbligo di raggiungere tali obiettivi.

 
  
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  Monica Maria Iacob-Ridzi (PPE-DE), per iscritto. – (RO) La strategia demografica dell’Unione europea è da attribuirsi a molti aspetti di natura economica e sociale. Tuttavia, desidero sottolineare l’importanza di una politica a favore dei giovani coerente, in particolare per quanto riguarda l’accesso al mercato del lavoro.

È risaputo che, attualmente, la fascia di età tra i 25 e i 30 anni è presente sul mercato del lavoro europeo in percentuale relativamente ridotta rispetto ad altre categorie di popolazione. La Commissione europea e gli Stati membri dovrebbero aumentare il numero di iniziative di legge e di programmi pilota al fine di agevolare l’occupazione dei giovani. Esempi di simili iniziative potrebbero essere: offrire incentivi fiscali per le imprese che assumono i giovani o che ampliano la fascia dei contratti di lavoro flessibile.

Inoltre, in particolare nei nuovi Stati membri, stiamo affrontando il problema delle regioni da cui i giovani partono in massa. Attraverso i Fondi strutturali a disposizione degli Stati membri, la politica di coesione dell’Unione europea dovrebbe creare condizioni favorevoli ai giovani affinché possano sviluppare i loro progetti professionali ed economici nelle comunità di origine. Gli Stati membri dovrebbero integrare il sostegno finanziario dell’Unione europea attraverso azioni quali: l’accesso prioritario dei giovani ai terreni e alle abitazioni, incentivi fiscali per i giovani imprenditori o accesso al credito agevolato per i progetti proposti dai giovani.

 
  
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  Marianne Mikko (PSE), per iscritto. – (EN) L’Europa non è pronta per le sfide poste dalla nostra demografia.

Per 60 anni, l’Europa ha riposto la propria fiducia in un modello piramidale, che funziona finché ogni generazione è più numerosa della precedente. Tuttavia, oggi, le famiglie europee crescono meno figli dei loro genitori.

Desidero sottolineare che nel XXI secolo la bassa natalità rappresenta un pericolo economico inferiore rispetto a 60 anni fa. Il progresso della tecnologia ci consente di produrre più beni con molto meno lavoro. La globalizzazione significa che i paesi con le popolazioni giovani e in crescita ci aiuteranno a sostenere il peso delle pensioni, se le nostre politiche lo consentono. Il mio paese, l’Estonia, è un grande esempio di una transizione riuscita a un regime pensionistico a capitalizzazione.

Al contempo, l’Estonia percepisce che il calo delle nascite compromette la sostenibilità della nostra cultura, forse persino della nostra identità nazionale. Questo è il problema per molte nazioni piccole.

Se intendiamo conservare l’Europa come la conosciamo, dobbiamo proteggere le nostre culture anche attraverso la tutela delle nostre famiglie. Noi politici dobbiamo garantire che la tecnologia e la globalizzazione siano al nostro servizio, non che ci comandino. La presente relazione è un buon inizio.

 
  
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  Bogusław Rogalski (UEN), per iscritto. (PL) Signor Presidente, secondo le previsioni demografiche, nel 2050 l’età media in Europa sarà passata dai 39 (com’era nel 2004) ai 49 anni, il che influirà sulla struttura della popolazione e sulla piramide delle età.

Ciò provocherà, tra l’altro, un calo nel numero di giovani, una riduzione della popolazione in età da lavoro e un aumento della durata media della vita. Tali cambiamenti daranno origine a un aumento del costo sostenuto dalla società relativamente al mantenimento e all’occupabilità della popolazione passiva. Acuiranno inoltre le differenze regionali, caratterizzate da un flusso di giovani in uscita, accelerando pertanto il processo di invecchiamento della società, o un equilibrio migratorio positivo che ritarda tale processo.

L’immigrazione è tuttavia solo una soluzione parziale e a breve termine, pertanto gli Stati membri dovrebbero adottare iniziative intese al rispetto della parità di genere, al sostegno sociale e finanziario per le famiglie e alla tutela della maternità. Solo le società per le quali i bambini costituiscono una priorità politica e che promuovono un ambiente a favore della famiglia saranno nella posizione di contrastare i cambiamenti demografici sfavorevoli.

Vorrei sottolineare che un aumento nella durata media della vita è qualcosa di positivo, pertanto devono essere adottate misure preventive al fine di combattere la povertà tra i pensionati e di consentire loro di vivere gli ultimi anni con dignità. Gli Stati membri dovrebbero presentare richiesta per la creazione di strutture di assistenza accessibili a coloro che non sono autosufficienti e ai bambini; dovrebbero inoltre prestare attenzione al problema della sterilità, in quanto ha un impatto enorme su un processo che sta amplificando la crescita dello squilibrio demografico, e alla cooperazione nel superamento delle difficoltà.

 
Ultimo aggiornamento: 7 ottobre 2008Avviso legale