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Procedura : 2010/0003(BUD)
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A7-0021/2010

Discussioni :

Votazioni :

PV 09/03/2010 - 6.3
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P7_TA(2010)0043

Discussioni
Martedì 9 marzo 2010 - Strasburgo Edizione GU

7. Dichiarazioni di voto
Video degli interventi
PV
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

Relazione Hedh (A7-0024/2010)

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE).(ET) Nel corso degli anni lo scopo della politica europea in materia di tutela dei consumatori dell'Unione si è molto evoluto per riflettere i cambiamenti dei bisogni e delle aspettative. In modo particolare, a causa del rapido sviluppo del commercio elettronico, è cresciuta considerevolmente la dimensione transfrontaliera dei mercati di consumo nell'Unione europea, rendendo ancora più importante disporre di una tutela dei consumatori e, in particolare, una tutela dei consumatori di alto livello.

A mio parere, una più energica vigilanza del mercato e dei meccanismi di applicazione, e la loro attuazione efficace e completa, sono essenziali per aumentare la fiducia dei consumatori. Pertanto, ho sostenuto l'adozione della relazione ed ho appoggiato le sue proposte di cambiamento.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D).(EN) Signora Presidente, ho dato il mio appoggio alla relazione. Per il funzionamento del mercato unico è fondamentale un’efficace politica di tutela dei consumatori.

Serve un mercato interno reale e ben funzionante con un elevato livello di tutela dei consumatori, cosa che purtroppo oggi non accade. Disponiamo della legislazione in vigore, ma essa non viene applicata correttamente negli Stati membri. Soprattutto, i nostri consumatori non si sentono tutelati perché non conoscono le regole e in molti casi i meccanismi di compensazione non funzionano nel modo in cui dovrebbero.

La Commissione deve intensificare i propri sforzi, garantendo che gli Stati membri applichino correttamente le direttive, che i cittadini vengano informati sui propri diritti e, soprattutto, che essi siano in grado di esercitare tali diritti nella pratica.

 
  
  

Relazione Buşoi (A7-0027/2010)

 
  
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  Viktor Uspaskich (ALDE).(LT) Relatore, onorevoli colleghi, sono sicuramente d'accordo con questa iniziativa e in particolare con il rafforzamento della rete SOLVIT e l'ampliamento delle sue attività. Non si deve badare a spese per diffondere sui media nazionali, su Internet o in programmi televisivi le informazioni sulle attività e le opportunità di questa struttura europea. Tuttavia, posso dire a tutti voi che ci sono due pesi e due misure, che la legislazione non è applicata in modo uniforme e che ci sono anche sanzioni differenti per gli stessi comportamenti. Grazie, questo è esattamente quello che volevo sottolineare.

 
  
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  Alfredo Antoniozzi (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho votato a favore della relazione Buşoi perché ritengo che il servizio fornito da Solvit sia di fondamentale importanza nell'ottica di un chiaro e trasparente rapporto tra le istituzioni, i cittadini, le imprese, che è uno dei fondamenti dell'Unione europea.

Solvit si è dimostrato un utile strumento per risolvere i problemi dei cittadini e delle imprese che vogliono sfruttare appieno le potenzialità offerte dal mercato interno. Molti paesi dell'Unione europea presentano ancora barriere nelle proprie legislazioni nazionali, che devono essere rimosse. Ritengo quindi che debba essere sostenuta l'allocazione di ulteriori fondi, il reclutamento di altro personale specializzato e il miglioramento della visibilità di questo servizio, anche a livello di enti locali, dove potrebbe essere molto utile.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE). (CS) In qualità di relatore ombra, vorrei ringraziare tutti i deputati perché la nostra relazione sulla rete SOLVIT è stata approvata dal Parlamento con una maggioranza assoluta. Questo dà un chiaro segnale perché il Consiglio e la Commissione prendano sul serio le nostre raccomandazioni, il che dovrebbe garantire che questo utile strumento per i cittadini e gli imprenditori sia sfruttato meglio. Serve solamente che gli imprenditori e i cittadini vengano effettivamente a conoscenza di questo strumento. Mi piacerebbe credere che il prossimo anno la Commissione possa presentare al Parlamento una completa relazione annuale grazie alla quale il pubblico venga a conoscenza delle denunce relative alla negazione dei diritti che invece dovrebbero essere garantiti dalla legislazione europea.

 
  
  

Relazione de Brún (A7-0082/2009)

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE).(PL) Signora Presidente, desidero motivare il mio voto sulla relazione dell'onorevole de Brún. La ringrazio molto per l'elaborazione di questo documento. Introdurre dei criteri per il trasporto degli animali significa non solo proteggere gli animali, ma, soprattutto, prendersi cura della sicurezza e della salute delle persone. Vorrei esprimere il mio sostegno alle misure destinate a prolungare il regime transitorio e, di conseguenza, a porre fine al problema della rabbia nell’Unione europea. Ovviamente, dobbiamo essere cauti e ragionevoli sulla questione della libera circolazione di animali domestici all'interno dell'Unione, tenendo sempre presenti i pareri degli esperti degli istituti di ricerca.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE). (CS) Ho votato in favore di una proroga del periodo transitorio durante il quale alcuni paesi possono applicare delle esenzioni, perché questi Stati si sono impegnati a non applicare in futuro un’ulteriore estensione delle deroghe in relazione alle condizioni veterinarie. Capisco le preoccupazioni di Irlanda, Malta, Svezia e Regno Unito, perché hanno requisiti più severi in merito alla documentazione relativa ai piccoli animali che viaggiano con i proprietari. I rischi principali sono la rabbia, l'echinococcosi e le malattie trasmesse dalle zecche. Va detto naturalmente che l'incoerenza di permettere ad alcuni Stati di disporre di un periodo di transizione è un qualcosa che in futuro dobbiamo eliminare, e che è essenziale per noi agire congiuntamente e dotarci di una legislazione armonizzata.

 
  
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  Peter Jahr (PPE). (DE) Signora Presidente, da un lato, comprendo sia nell'interesse dei singoli Stati membri insistere su una proroga del regime speciale in connessione con l'importazione dei piccoli animali domestici. Dall'altro, però, dobbiamo fare sempre attenzione a garantire che il gioco valga la candela. In questo caso non siamo riusciti a farlo in misura soddisfacente. Per questo motivo mi sono astenuto dal voto. Abbiamo particolarmente bisogno da un lato di un’adeguata tutela esterna efficace per quanto riguarda le importazioni nell'Unione europea, e dall’altro di un'armonizzazione in seno all'Unione europea, perché anche questo va nell'interesse dei consumatori che, da un certo punto in poi, finisce per essere danneggiato se si applicano condizioni differenti per l'importazione in un paese A rispetto all’importazione in un paese B.

 
  
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  Nicole Sinclaire (NI).(EN) Signora Presidente, ho votato contro la proposta, soprattutto perché vengo dal Regno Unito. Noi abbiamo già in vigore buone leggi per affrontare questi problemi e non vogliamo che la minaccia della rabbia colpisca la nostra isola.

Sono anche un po’ perplessa sul motivo per cui questa proposta si riferisce solo a cani, gatti e furetti, e vorrei anche osservare che un certo Screaming Lord Sutch la propose 25 anni fa ed egli oggi deve osservarci dall’alto con molta allegria.

Molti dei miei elettori nelle Midlands occidentali del Regno Unito pensano che molte delle politiche provenienti da questo Parlamento siano politiche pazzesche degne del partito Monster Raving Loony fondato da Screaming Lord Sutch.

 
  
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  Daniel Hannan (ECR).(EN) Signora Presidente, è un piacere ritrovarla alla presidenza.

Ci giungono occasionalmente questi messaggi dalla Commissione che l'Unione europea sta facendo abbastanza. Dovrebbe fare di meno ma farlo meglio, e concentrarsi sulle cose davvero importanti.

E poi abbiamo tutte queste proposte di risoluzione su quali animali domestici ci è permesso portare dove. Penso che ci sia qui un problema di proporzionalità, non è vero? I paesi hanno diverse condizioni nazionali. Il nostro paese è un'isola, senza confini terrestri quindi, e siamo perfettamente in grado di raggiungere accordi bilaterali o multilaterali ragionevolmente proporzionati gli uni con gli altri.

Crediamo davvero che sarebbe meglio creare una nuova burocrazia amministrativa nelle mani degli stessi geni che ci hanno dato la politica agricola comune, la politica comune della pesca, i bilanci non certificati e tutto il resto dell'apparato del diritto comunitario acquisito? Sicuramente si tratta di un compito che potrebbe essere lasciato agli Stati membri.

 
  
  

Relazione Coelho (A7-0015/2010)

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE).(ET) L'obiettivo dello spazio Schengen è la libertà di circolazione. E’ illogico che molti titolari di visti per soggiorni di lunga durata abbiano molte meno libertà di circolazione nello spazio Schengen di chi ha visti per soggiorni di breve durata. Il codice comunitario dei visti dovrebbe entrare in vigore tra un mese anche se, come dimostra l'analisi delle azioni intraprese dagli Stati membri sui visti per soggiorni di lunga durata e la concessione dei permessi di soggiorno, sono in vigore versioni e modalità attuative diverse, con la conseguenza che vengono violati i diritti fondamentali dei cittadini.

Con l'ausilio delle proposte della Commissione, saranno evitati i problemi pratici e i ritardi nella consegna dei permessi di soggiorno, ai quali – come ho già detto – abbiamo assistito finora in molti Stati membri. Si tratta di una questione molto urgente: il codice dei visti dovrebbe entrare in vigore molto presto, ed io ho approvato le proposte contenute nella relazione.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE). (CS) Ho dato il mio sostegno a questo regolamento che faciliterà la circolazione delle persone con visti per soggiorni di lunga durata nella zona Schengen. E’ logico che gli studenti, i ricercatori e gli imprenditori provenienti da paesi terzi abbiano il diritto di muoversi tutta l'Unione, se hanno acquisito un visto in qualunque Stato membro.

Tuttavia, vorrei nuovamente fare appello agli altri paesi perché mostrino solidarietà con la Repubblica ceca, che lotta invano contro l'introduzione dell'obbligo del visto da parte del Canada. Questo equivale ad una disparità senza precedenti tra i cittadini dell'Unione europea. Il Canada sta ora valutando l'introduzione dei visti nei confronti di altri paesi, ad esempio, per l’Ungheria, e non possiamo permetterlo. La colpa di questa decisioni risiede nelle condizioni troppo generose e quindi allettanti per i richiedenti asilo; hanno letteralmente provocato l'abuso del sistema. Il Canada ha promesso di modificarle, ma non sta facendo nulla. Vorrei scusarmi di aver colto ancora una volta l'occasione per richiamare l'attenzione su questo problema.

 
  
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  Kinga Gál (PPE).(HU) Come abbiamo avuto modo di ascoltare durante la discussione, la proposta è tesa ad agevolare gli spostamenti all'interno dell'Unione europea per i cittadini di paesi terzi titolari di un visto per soggiorni di lunga durata di tipo D rilasciato da uno Stato membro. Lo scopo è fornire una soluzione a situazioni in cui, per un motivo o un altro, alcuni Stati membri non possono o non vogliono rilasciare in tempo un permesso di soggiorno per cittadini di paesi terzi, o non applicano in modo corretto la disciplina prevista dalla normativa di Schengen. La delegazione ungherese Fidesz si è astenuta dal voto finale su questa legge perché finora l'Ungheria è stata in grado di recepire correttamente la normativa, senza alcuna difficoltà, e sfruttando le opportunità offerte dall’accordo di Schengen siamo stati in grado di ottemperare in modo più efficiente. Allo stesso tempo, sottolineiamo che è nell'interesse delle minoranze ungheresi che vivono come cittadini di paesi terzi nelle vicinanze dell'Unione europea poter risiedere legalmente nei territori degli Stati membri dell'Unione europea senza eccessivi oneri amministrativi. Ciò richiede leggi sia a livello comunitario sia degli Stati membri che non si contrastino a vicenda ma che rafforzino i nostri obiettivi.

 
  
  

Relazione in ’t Veld (A7-0025/2010)

 
  
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  Marian Harkin (ALDE).(EN) Signora Presidente, ci sono molti aspetti positivi in questa relazione, ma non riesco ad approvare il paragrafo 35, che chiede l'introduzione di una base imponibile comune consolidata per le società (CCCTB).

In merito alla CCCTB ci viene detto che sarà più efficiente e semplificherà le cose. Ma dato che allo stato attuale le aziende possono scegliere se aderire o meno, ci ritroveremmo con 28 basi imponibili invece delle attuali 27, il che non rappresenta certo una semplificazione.

Inoltre, secondo quanto attualmente proposto, la CCCTB comporterebbe la redistribuzione dei profitti europei in tutta l'Unione europea, per cui un paese come il mio, l'Irlanda, che esporta molto di quello che produce, sarebbe penalizzato in quanto gli utili sarebbero ovviamente realizzati al punto della vendita. Questo potrebbe sembrare strano, perché alla base dell'Unione europea abbiamo la libera circolazione delle merci, e quindi con la CCCTB si finirebbe per penalizzare i paesi esportatori.

Infine, ritengo anche che la sua introduzione danneggerebbe la capacità dell'Europa di attrarre investimenti esteri diretti. Le norme in questione non si applicherebbero infatti allo Stato membro in cui gli investimenti sono effettuati ma attraverso un qualche riferimento a una complicata formula che può essere calcolata solamente a posteriori, e dunque credo che sicuramente danneggerebbero la nostra capacità di attrarre investimenti esteri diretti.

 
  
  

Relazione Thun Und Hohenstein (A7-0084/2009)

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE).(PL) Signora Presidente, ringrazio innanzi tutto il mio collega per questa relazione molto significativa per la crescita economica. Condivido pienamente le osservazioni dell'autore e le indicazioni sull’introduzione e l’applicazione del diritto comunitario negli Stati membri. Un efficace funzionamento del mercato unico interno è un elemento indispensabile per un’economia stabile, particolarmente necessaria in tempi di crisi. L'uso efficace delle potenzialità di questo mercato dipende da un’efficace cooperazione tra le istituzioni a livello nazionale ed europeo. Ridurre gli oneri amministrativi, comunicare efficacemente tra gli uffici preposti, semplificare le procedure e armonizzare la legislazione porterà ad un recepimento rapido ed efficace delle direttive negli Stati membri. Inoltre la pubblicazione di dati aggiornati e un’efficace informazione dei cittadini e degli uomini d'affari sui loro diritti e sulla situazione del mercato contribuiranno a migliorare il funzionamento del mercato e la trasparenza dei suoi principi, garantendo condizioni di concorrenza paritarie.

 
  
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  Viktor Uspaskich (ALDE).(LT) Signora Presidente, signor relatore, onorevoli colleghi, sono d'accordo con l'iniziativa e confido che possa aiutare le persone e le imprese a livello nazionale. Tuttavia, senza un monitoraggio chiaro e strettamente regolato della situazione del mercato interno e del sistema giuridico, dubito che sarà possibile proteggere efficacemente questi operatori di mercato, a prescindere dalle loro dimensioni e dai servizi utilizzati. Occorre stabilire sanzioni rigorose quando, a seguito di un’analisi, vengono riscontrate palesi violazioni. Indagando sulle denunce a livello internazionale occorre assolutamente seguire le procedure e stabilire dei criteri. Purtroppo, le statistiche mostrano tristemente che in otto casi internazionali su dieci attualmente oggetto di indagine, le istituzioni dello Stato o i giudici hanno agito in modo improprio. Pertanto penso che senza una chiara regolamentazione delle sanzioni sarà impossibile ottenere il risultato desiderato. Vorrei attirare l’attenzione su questo aspetto.

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE).(ET) Al fine di creare un contesto economico stabile e innovativo è assolutamente necessario disporre di un mercato interno che funzioni correttamente. Ma il mercato interno non può funzionare correttamente se le disposizioni dell'Unione europea che riguardano il suo funzionamento non sono adottate da tutti i suoi Stati membri. A sua volta, la loro adozione può avere successo solo se i parlamenti degli Stati membri sono coinvolti nel processo legislativo ed è quindi essenziale anche dal punto di vista del controllo parlamentare. Considerando che la relazione riflette perfettamente queste posizioni, io ne ho sostenuto pienamente l'adozione.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE). (CS) Come previsto, il Parlamento ha approvato tutte e tre le relazioni sul funzionamento del mercato interno. Nel caso della relazione dell’onorevole Thun und Hohenstein, però, i socialisti e i verdi hanno sollevato alcune obiezioni alla proposta per l'esecuzione di verifiche periodiche sul funzionamento del mercato interno, sostenendo che questo rischierebbe di ledere le norme sociali e ambientali concordate. Sappiamo tutti, però, che queste norme hanno un prezzo e sappiamo anche che rendono possibile una migliore qualità della vita nell'Unione europea. Nella discussione odierna la sinistra non ha spiegato perché ha così tanta paura di quantificare questo valore. Ho votato a favore di tutte le relazioni.

 
  
  

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
  

Relazione Dehaene (A7-0022/2010)

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. – (PT) La proposta della Commissione riguarda la ripartizione dei servizi di intermediazione finanziaria indirettamente misurati (SIFIM) per la determinazione del reddito nazionale lordo degli Stati membri utilizzato ai fini del bilancio delle Comunità europee e delle sue risorse proprie.

I SIFIM rappresentano una parte del prodotto degli istituti finanziari che non proviene dalla vendita diretta di servizi ad un prezzo fisso, bensì facendo pagare un tasso d'interesse sui prestiti che è superiore a quello applicato sui depositi.

La Commissione propone di procedere alla ripartizione dei SIFIM per la determinazione del reddito nazionale lordo, e ritiene che ciò debba avvenire con effetto retroattivo dal primo gennaio 2005, data di entrata in vigore del regolamento (CE) n. 1889/2002. Tuttavia, la proposta di attuazione retroattiva dal primo gennaio 2005 pone dei problemi per la precisa estensione di questa retroattività.

Siamo quindi d'accordo con la posizione del relatore, sostenendo che la ripartizione dei SIFIM per determinare il PIL non dovrebbe iniziare fino al primo gennaio 2010. In questo modo si garantisce che la ripartizione dei SIFIM venga debitamente eseguita a partire dal 2010, generando un più preciso calcolo del reddito nazionale lordo.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) La ripartizione dei servizi di intermediazione finanziaria indirettamente misurati (SIFIM) per la determinazione del reddito nazionale lordo degli Stati membri utilizzato ai fini del bilancio delle Comunità europee e delle sue risorse proprie è un vecchia questione e avrebbe dovuto essere risolta già nel 2005. Tuttavia, ne ha ritardato l’attuazione la necessità di sperimentare questo metodo per valutarne l’accuratezza e capire se abbia effettivamente fornito risultati affidabili per una corretta stima dell'attività economica in questione. Sono d'accordo che l'attuazione di questo metodo non dovrebbe avere alcun effetto retroattivo, in modo da evitare conflitti ed eventuali azioni legali tra gli Stati membri.

 
  
  

Relazione Böge (A7-0020/2010)

 
  
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  Alfredo Antoniozzi (PPE), per iscritto. − L'utilizzo del Fondo di adeguamento alla globalizzazione come strumento utile a fronteggiare anche le conseguenze della crisi economica e finanziaria è un'iniziativa molto valida che dà una riposta concreta in termini di aiuto finanziario. È importante ricordare che la mobilitazione di questo fondo deve essere un incentivo alla ricollocazione dei lavoratori in esubero.

Mi auguro che siano sostenute anche le richieste di altri Paesi, come l'Italia, che hanno bisogno di chiedere l'intervento di questo fondo speciale per sostenere i dipendenti di quelle aziende che stanno pagando le conseguenze della crisi e che sono costrette a operare dei tagli. A tale riguardo, vorrei tuttavia chiedere alla Commissione maggiore flessibilità nella valutazione dei criteri di ammissibilità al fondo, che andrebbe attivato anche nel caso di difficoltà strutturali di distretti industriali locali di piccole e medie dimensioni.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. – (PT) Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) è stato istituito per fornire assistenza supplementare ai lavoratori colpiti dalle conseguenze dei grandi cambiamenti nella struttura del commercio internazionale. Il mandato del FEG è stato aumentato per i potenziali beneficiari designati dal primo maggio 2009, in modo che esso ora giustamente comprende il sostegno ai lavoratori messi in esubero in diretta conseguenza della crisi finanziaria ed economica mondiale.

Sono favorevole alla proposta di mobilitare la somma di 6 199 341 euro per assistere la Germania, in risposta alla richiesta tedesca del 13 agosto 2009, con l'intento di fornire sostegno ai lavoratori in esubero all'interno del gruppo Karmann, una società del settore dell’automobile.

Nel 2008, le tre istituzioni hanno confermato l'importanza di garantire una procedura rapida per approvare le decisioni di mobilitare il Fondo, con l'obiettivo di poter aiutare le persone entro un periodo di tempo utile. Per adottare questa decisione ci sono voluti sette mesi. Mi auguro che la procedura per attivare il Fondo di solidarietà sia più rapida, in modo da consentire di affrontare situazioni disastrose che richiedono un’immediata risposta, come ad esempio il recente caso tragico dell’isola di Madeira.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. – (PT) Il gruppo tedesco Karmann, un tempo azienda prospera e competitiva, è alle prese con la crisi del settore automobilistico ed ha presentato istanza di fallimento, essendo stato di recente parzialmente acquistato dalla Volkswagen. La mobilitazione di 6 199 341 euro dal Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione è necessario per sostenere e assistere i 1 793 lavoratori licenziati.

Secondo la Commissione, i criteri di ammissibilità per la mobilitazione di questo fondo sono stati rispettati, il che significa che l'Unione europea è pienamente giustificata ad assistere in modo rapido i lavoratori in difficoltà.

Mi auguro che questo periodo difficile nella vita dei lavoratori licenziati permetta loro di migliorare le proprie competenze e qualifiche, e che questi miglioramenti consentano loro di essere rapidamente reintegrati nel mercato del lavoro.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. – (PT) Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) è stato istituito per fornire assistenza supplementare ai lavoratori licenziati a seguito di cambiamenti significativi nella struttura del commercio internazionale. In questo modo, si cercano soluzioni per il loro reinserimento nel mercato del lavoro.

L'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 consente la mobilitazione del FEG entro il massimale annuo di 500 milioni di euro. La presente proposta riguarda la mobilitazione di un importo totale di 6 199 341 euro del FEG per aiutare la Germania, allo scopo di fornire assistenza ai lavoratori in esubero nel gruppo Karmann, una società automobilistica.

Ai sensi dell'articolo 6 dello statuto del FEG, dobbiamo garantire che questo fondo sostenga il reinserimento individuale dei lavoratori in esubero in nuove imprese. Il FEG non è un sostituto per le azioni che sono di competenza delle imprese ai sensi della legislazione nazionale o dei contratti collettivi, né per finanziare la ristrutturazione di imprese o settori.

E’ necessario sottolineare ancora una volta che nel contesto della mobilitazione del FEG la Commissione non deve trasferire sistematicamente sovvenzioni per i pagamenti del Fondo sociale europeo, poiché il FEG è stato creato come uno strumento specifico distinto, con obiettivi e prerogative suoi propri.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Le richieste di intervento di questo fondo sono state coronate da successo. Questa istanza è stata avanzata in risposta alla richiesta di assistenza da parte della Germania in seguito ai licenziamenti nel settore automobilistico, nel gruppo Karmann.

Prima di aggiungere altro, è importante notare che questo fondo può alleviare solo in parte alcune delle conseguenze della grave crisi economica e finanziaria, tenuto conto delle restrizioni di bilancio imposte (che lo limita a 500 milioni di euro all'anno) e dei criteri restrittivi di ammissibilità con cui opera. Già da tempo il numero dei lavoratori in esubero a causa delle cosiddette “ristrutturazioni” ha superato significativamente le stime iniziali della Commissione sul numero di lavoratori che avrebbero fatto ricorso al fondo.

Abbiamo bisogno di una rottura netta con le politiche neoliberiste che stanno causando sotto i nostri occhi un disastro economico e sociale nei paesi dell'Unione Europea. Ovviamente, le risposte a questo disastro devono anche essere più di un semplice palliativo. Né possiamo omettere di sottolineare l'ingiustizia di un regolamento che avvantaggia in misura maggiore i paesi con redditi più alti, in particolare quelli con alti livelli di stipendi e di sussidi alla disoccupazione.

Sottolineiamo l’urgente necessità di un vero piano per sostenere la produzione e la creazione di posti di lavoro tutelati nei paesi dell'Unione europea.

 
  
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  Peter Jahr (PPE), per iscritto. – (DE) Sono molto lieto che il Parlamento europeo abbia deciso oggi di stanziare 6,2 milioni di euro a sostegno dei lavoratori in esubero dell’azienda di forniture automobilistiche Karmann. L'Unione europea sta contribuendo in tal modo al 65 per cento dei 9 milioni di euro disponibili in totale. Questi fondi saranno utilizzati per offrire a circa 1 800 persone misure di riqualificazione e formazione che consentano loro di trovare lavoro nel più breve tempo possibile. Questo è un contributo tangibile da parte dell'Unione europea per aiutare le persone durante la crisi. In questo modo, l'Unione europea dimostra molto chiaramente che è disposta e capace di fornire sostegno anche alle singole persone in situazioni di crisi. Ora è importante che il denaro venga reso disponibile senza difficoltà e subito, per permettere a queste persone di rientrare rapidamente nel mercato del lavoro. Tuttavia, oltre a tale assistenza individuale per i lavoratori colpiti dalle crisi, l'Unione europea deve anche adottare misure supplementari per far fronte alle conseguenze della crisi finanziaria. La globalizzazione, intesa come divisione del lavoro a livello internazionale (condivisione di prosperità) è opportuna e importante. Ma la Commissione, il Parlamento europeo e gli Stati membri devono lavorare di più per promuovere eque condizioni di concorrenza nelle loro relazioni economiche internazionali, al fine di evitare di penalizzare i singoli paesi o settori.

 
  
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  Alan Kelly (S&D), per iscritto. – (EN) Questa proposta di mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) per i lavoratori tedeschi, come pure la proposta per il settore della refrigerazione lituano, è tra le prime a beneficiare del fondo nel 2010. Entrambi gli impieghi sono meritevoli. Accolgo con favore l'impegno della nuova Commissione di continuare questo fondo, che offre agli utenti una “mano tesa” invece di un “pugno di mosche” a seguito di licenziamento. La mia circoscrizione ha beneficiato di questo fondo e spero che continui a farlo anche in futuro. La recessione globale ha gravemente ridotto la domanda di beni di lusso e anche se questo rende comprensibile l'attuale difficoltà del settore auto, non la rende meno triste. La situazione in Germania è particolarmente difficile, come mostrano le cifre: 2 476 licenziamenti concentrati nello stesso distretto, nella stessa industria. La mia speranza è che i 6 199 000 di euro aiutino a generare un modo efficace di uscire dalla crisi per i lavoratori, le loro famiglie e il loro distretto.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) L'Unione europea è uno spazio di solidarietà, e il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) ne fa parte.

Questo sostegno è essenziale per aiutare i disoccupati e le vittime della delocalizzazione che derivano da un contesto globalizzato. Un numero crescente di aziende si sta spostando, approfittando del minore costo del lavoro in diversi paesi, in particolare in Cina e in India, spesso a scapito dei paesi che rispettano i diritti dei lavoratori.

Il FEG è teso ad aiutare i lavoratori che sono vittime della delocalizzazione delle imprese, ed è fondamentale nell’aiuto per avere accesso nel futuro a nuovi posti di lavoro. Il FEG è già stato utilizzato in passato da altri paesi dell'Unione europea, in particolare dal Portogallo e dalla Spagna, per cui ora dobbiamo concedere questo aiuto alla Germania.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. – (DE) Ho votato a favore della relazione sulla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione. In questo caso, la Germania ha chiesto il sostegno in connessione con i licenziamenti nell'industria automobilistica, in particolare nel gruppo Karmann. A questo proposito è importante ricordare che il denaro del fondo viene utilizzato per il reinserimento nel mercato del lavoro dei singoli lavoratori che sono stati licenziati, e non per compensare eventuali misure di ristrutturazione di imprese o settori. Per solidarietà con il nostro paese limitrofo e con i lavoratori, i soldi che, purtroppo, vengono resi necessari dalla continua globalizzazione e dalla crisi economica e finanziaria causata da speculatori su entrambi i lati dell'Atlantico dovrebbero, a mio parere, essere resi immediatamente disponibili.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (S&D), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della risoluzione del Parlamento europeo sulla mobilitazione del FEG per sostenere le 2 476 persone in esubero nel settore automobilistico della Germania. Il periodo di disoccupazione sarà utilizzato dalle autorità tedesche per una riqualificazione dei livelli di competenza, non solo in relazione alla formazione professionale e all'istruzione superiore, ma anche per consentire a migranti e a lavoratori con basse qualifiche di conseguire le competenze di base per poter essere reintegrati nel mercato del lavoro.

A livello europeo, nel settore della produzione automobilistica ci troviamo di fronte situazioni analoghe in Svezia, dove 2 258 lavoratori sono stati licenziati, in Austria, dove ci sono stati 774 licenziamenti in aziende di produzione di veicoli a motore, rimorchi e semirimorchi, e in Belgio, dove questo settore industriale ha licenziato più di 2 500 lavoratori. In tutta Europa, più di 8 000 posti di lavoro saranno persi a causa della ristrutturazione del settore della produzione automobilistica.

L'aiuto finanziario offerto ai lavoratori licenziati deve essere reso disponibile il più rapidamente ed efficacemente possibile. Ma questa è una misura a breve termine, che non risolverà il problema della scomparsa di posti di lavoro. L'Unione europea ha bisogno di una forte politica industriale nel settore della produzione automobilistica, al fine di mantenere i posti di lavoro esistenti e anche per crearne di nuovi.

 
  
  

Relazione Böge (A7-0021/2010)

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. – (LT) Oggi abbiamo votato tre richieste di contributo del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione. Ho sostenuto tutte e tre le richieste perché ritengo che in questo momento l'assistenza fornita da questo fondo sia particolarmente necessaria per le nostre popolazioni. Nel maggio 2009 la Commissione europea ha autorizzato, in deroga alle disposizioni di regolamento per circostanze eccezionali e tenendo conto della situazione che si è venuta a creare con la crisi economica e finanziaria, che l’assistenza venisse destinata ai disoccupati.

Mi dispiace molto che alcuni Stati membri con livelli di disoccupazione e povertà particolarmente elevati non siano stati in grado di chiedere aiuto in tempo per beneficiare delle opportunità offerte da questo fondo e offrire assistenza ai disoccupati. Credo che la Commissione europea debba chiarire anche se l'assistenza fornita da questo fondo sia utilizzata in modo efficace e se tale aiuto stia portando un reale valore aggiunto alla popolazione a cui è destinato.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. – (LT) Ho votato a favore della relazione in quanto l'aiuto finanziario del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) aiuterà i lavoratori licenziati a rientrare e a integrarsi nel mercato del lavoro. Durante la crisi finanziaria ed economica il livello di disoccupazione in Lituania è cresciuto significativamente nell’arco di 12 mesi, ed è quindi necessario adeguarsi agli effetti della crisi e garantire almeno l'assistenza finanziaria temporanea al fine di fornire posti di lavoro per i lavoratori licenziati dall’azienda Snaigė. In questo caso, non stiamo parlando di alcuni lavoratori licenziati dalla società ma di un enorme numero di persone, circa 651 lavoratori tra i 25 e i 54 anni di età. Sono lieto che oggi abbia avuto luogo il tanto atteso voto per l'assegnazione dell’assistenza finanziaria temporanea, poiché questa delicata questione riguardante l'azienda lituana e i suoi lavoratori in esubero è stata ritardata e alcuni dei lavoratori della società in questione hanno perso il lavoro sin dal lontano novembre 2008. Mi auguro che i fondi approvati dalla votazione di oggi siano assegnati in maniera risoluta ed efficace.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. – (PT) Una delle caratteristiche del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione è che esso cerca di promuovere lo spirito imprenditoriale. Le istituzioni europee e i governi nazionali devono considerare questa incentivazione come elemento fondamentale per affrontare le sfide del settore produttivo europeo.

Riconosco che l'intervento pubblico deve avvenire non solo attraverso questa forma di promozione, ma anche e soprattutto eliminando gli ostacoli artificiosi e burocratici all'attività imprenditoriale. Da questo punto di vista c'è ancora molto da fare.

E’ giusto che ci siano misure volte a esaminare, ridistribuire e riqualificare quanti sono disoccupati a causa della globalizzazione, per esempio i lavoratori nel settore lituano della refrigerazione, in particolare nella società AB Snaigė e di due dei suoi fornitori. Tuttavia, non è meno giusto che ci siano misure che, conservando la giustizia e la sana concorrenza, puntano a rafforzare le imprese e la loro forza lavoro nel contesto di un'economia aperta e sempre più competitiva.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) L'Unione europea è uno spazio di solidarietà, e il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) ne fa parte.

Questo sostegno è essenziale per aiutare i disoccupati e le vittime della delocalizzazione che derivano da un contesto globalizzato. Un numero crescente di aziende si sta spostando, approfittando del minore costo del lavoro in diversi paesi, in particolare in Cina e in India, spesso a scapito dei paesi che rispettano i diritti dei lavoratori.

Il FEG è teso ad aiutare i lavoratori che sono vittime della delocalizzazione delle imprese, ed è fondamentale nell’aiuto per avere accesso nel futuro a nuovi posti di lavoro. Il FEG è già stato utilizzato in passato da altri paesi dell'Unione europea, in particolare dal Portogallo e dalla Spagna, per cui ora dobbiamo concedere questo aiuto alla Lituania.

 
  
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  Vilja Savisaar (ALDE), per iscritto. – (ET) La risoluzione di oggi con la quale l'Unione europea approva l'uso del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione con tre relazioni, di cui due riguardano la Lituania e una la Germania, è apprezzabile sotto ogni aspetto, e dimostra concretamente che l'Unione europea può direttamente alleviare la situazione di persone che sono state licenziate e può agevolarne la riqualificazione. Negli ultimi diciotto mesi, in Estonia oltre 30 000 persone hanno perso il lavoro nel settore dell'edilizia, e vorrei quindi invitare il governo estone e il Ministero degli affari sociali a chiedere risolutamente l'aiuto dei fondi dell'Unione europea previsti per questo tipo di situazione. Vale la pena notare che, anche se oggi la Germania e la Lituania hanno ricevuto un sostegno, secondo i dati Eurostat la disoccupazione è più elevata in Spagna, in Lettonia e in Estonia, e dunque occorrerebbe pensare anche a come l'Unione europea possa dare un aiuto diretto anche a questi paesi.

 
  
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  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto. – (LT) Relatore, onorevoli colleghi, accolgo con favore questa iniziativa per sostenere i lavoratori dell'azienda vittime del processo di globalizzazione. La sostengo con tutto il cuore e sono lieto che, in questo caso, le persone in Lituania ricevano degli aiuti. In generale credo che il totale di questo fondo dovrebbe essere aumentato di più volte, riducendo altrove gli stanziamenti. Sono convinto che tale fondo debba essere rivolto anche ai proprietari delle imprese. Spesso soffrono tanto che poi non sono più in grado di risollevarsi e avviare una nuova impresa. In molti casi i proprietari delle imprese soffrono più dei loro lavoratori: assumono dei rischi per fare affari, per creare posti di lavoro e pagare le tasse, mettono in gioco non solo le loro quote azionarie ma anche i loro beni personali. Pertanto sarebbe utile se esaminassimo, caso per caso, la possibilità di fornire assistenza anche ai proprietari delle imprese che hanno subito la globalizzazione e la crisi economica globale.

 
  
  

Relazione Böge (A7-0019/2010)

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. – (LT) Sono lieta che oggi si sia tenuta la votazione relativa alla assegnazione dei fondi del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), con l'obiettivo di destinare 1 118 893 euro in aiuti finanziari per i lavoratori licenziati da 128 imprese del settore edile in Lituania. Il settore edile in Lituania sta attraversando momenti difficili dal momento che vi è stato un enorme calo della domanda di costruzioni per via della crisi finanziaria ed economica e che, con la recessione, per i cittadini lituani è molto difficile ottenere prestiti per costruire o acquistare una casa. Ho votato a favore della relazione dal momento che l'assistenza finanziaria dell'Unione europea aiuterà le persone che sono rimaste vittime della globalizzazione a trovare lavoro e a rientrare nel mercato del lavoro, e le aiuterà a sfuggire alla morsa della recessione. Pertanto, in questa situazione, dobbiamo essere solidali con i lavoratori che sono stati licenziati proprio a causa dei cambiamenti nell'economia globale e alla riduzione dei posti di lavoro in alcuni settori provocata dalla crisi finanziaria.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. – (PT) Il sempre crescente numero di paesi europei che richiedono l’intervento del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) dimostra come gli effetti di questo fenomeno siano stati avvertiti in ogni dove, giustificando in sé il nome che è stato dato al fondo.

Mentre la globalizzazione ha dimostrato di essere utile a livello generale, è tuttavia necessario fare attenzione ai casi in cui, a causa dei suoi effetti, sono colpiti i settori meno competitivi, come ad esempio il settore edile lituano.

Il fondo è una forma di aiuto rapida, specifica e limitata nel tempo che richiede a chi prende decisioni politiche, agli imprenditori e ai lavoratori di svilppare nuovi modi per ripristinare la perdita di competitività e accedere ai nuovi mercati. In caso contrario, interventi di assistenza come il FEG non potranno che essere soltanto palliativi e finiranno per rivelarsi insufficienti.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. – (PT) Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) è stato istituito per fornire assistenza supplementare ai lavoratori licenziati in conseguenza dei significativi cambiamenti nella struttura degli scambi internazionali. In questo modo si cercano le soluzioni per il loro reinserimento nel mercato del lavoro.

L'Unione europea deve usare tutte le misure a sua disposizione per reagire alle conseguenze della crisi economica e finanziaria globale, e in questo contesto il FEG può svolgere un ruolo cruciale nel favorire il reintegro dei lavoratori che sono stati licenziati.

L'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 consente la mobilitazione del FEG entro il massimale annuale di 500 milioni di euro. La presente proposta riguarda la mobilitazione di un importo totale di 1 118 893 euro del FEG per aiutare la Lituania, con l'obiettivo di sostenere i lavoratori licenziati in 128 imprese che operano nel settore delle costruzioni edili.

E’ necessario sottolineare ancora una volta che, nel contesto della mobilitazione del FEG, la Commissione non deve sistematicamente trasferire sussidi per i pagamenti dal Fondo sociale europeo, poiché il FEG è stato creato come strumento specifico a parte, con i propri obiettivi e le proprie prerogative.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Le richieste di intervento di questo fondo sono state coronate da successo. Questa istanza è stata avanzata in risposta alla richiesta di assistenza da parte della Lituania in seguito ai licenziamenti in 128 aziende nel settore delle costruzioni edili.

Prima di aggiungere altro, è importante notare che questo fondo può alleviare solo in parte alcune delle conseguenze della grave crisi economica e finanziaria, tenuto conto delle restrizioni di bilancio imposte (che lo limita a 500 milioni di euro all'anno) e dei criteri restrittivi di ammissibilità con cui opera. Già da tempo il numero dei lavoratori in esubero a causa delle cosiddette “ristrutturazioni” ha superato significativamente le stime iniziali della Commissione sul numero di lavoratori che avrebbero fatto ricorso al fondo.

Abbiamo bisogno di una rottura netta con le politiche neoliberiste che stanno causando sotto i nostri occhi un disastro economico e sociale nei paesi dell'Unione Europea. Ovviamente, le risposte a questo disastro devono anche essere più di un semplice palliativo. Né possiamo omettere di sottolineare l'ingiustizia di un regolamento che avvantaggia in misura maggiore i paesi con redditi più alti, in particolare quelli con alti livelli di stipendi e di sussidi alla disoccupazione.

Sottolineiamo l’urgente necessità di un vero piano per sostenere la produzione e la creazione di posti di lavoro tutelati nei paesi dell'Unione europea.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) L'Unione europea è uno spazio di solidarietà, e il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) ne fa parte.

Questo sostegno è essenziale per aiutare i disoccupati e le vittime della delocalizzazione che derivano da un contesto globalizzato. In questo caso specifico l’obiettivo è aiutare i lavoratori licenziati da oltre 128 aziende del settore delle costruzioni edili civili, costrette a chiudere i battenti a causa della grave crisi che interessa il settore.

Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) mira ad aiutare tutte le vittime delle conseguenza dei grandi cambiamenti strutturali nei flussi commerciali mondiali e ad assisterle nel reinserimento nel mercato del lavoro. Il FEG è già stato utilizzato in passato da altri paesi dell'Unione europea, in particolare da Portogallo e Spagna, per cui ora dobbiamo concedere questo aiuto anche alla Lituania.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (S&D), per iscritto. – (RO) Nel settembre 2009 la Lituania ha presentato una richiesta di assistenza per utilizzare il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) in connessione con i licenziamenti in 128 aziende del settore delle costruzioni edili. Ho votato a favore della risoluzione del Parlamento europeo sulla mobilitazione del FEG per l’edilizia in Lituania.

Ritengo che un’economia eco-efficiente e la costruzione di edifici a basso consumo energetico possano contribuire a realizzare la ripresa economica nell'Unione europea. Si stima che entro il 2020 questi settori possano creare circa 2 milioni di posti di lavoro in tutta Europa.

Nel 2006, nei ventisette paesi dell’Unione europea vi erano circa 2,9 milioni di imprese operanti nel settore delle costruzioni, con un fatturato di 510 miliardi di euro e posti di lavoro per 14,1 milioni di persone. In conseguenza della crisi economica e finanziaria, nel corso del primo e del secondo trimestre del 2009 il volume di attività nel settore edile in Lituania è diminuito rispettivamente del 42,81 e del 48,04 per cento rispetto alla prima parte del 2008. Questo sta avendo un impatto negativo sulla Lituania in un momento in cui questo paese ha uno dei più alti tassi di disoccupazione nell'Unione europea. Il settore dell'edilizia è stato particolarmente colpito e in Lituania si è registrata, solo nel 2008, la perdita di quasi il 10 per cento dei posti di lavoro.

 
  
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  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto. – (LT) Appoggio pienamente questa iniziativa e voto a favore del contributo per i lavoratori delle imprese di costruzioni che hanno sofferto della crisi globale e del processo di globalizzazione. Sono certo che tutti noi siamo più che un po’ in colpa per non essere riusciti a fermare la bolla speculativa gonfiata dalle agenzie immobiliari e dalle organizzazioni del settore delle costruzioni. Era chiaro che ciò avrebbe portato a una crisi. Il dovere dei politici è quello di servire il popolo e prevenire le disavventure. Pertanto, nel votare per questo progetto, io propongo che l'assistenza finanziaria venga aumentata, in quanto un milione di euro rappresenta solo una goccia nel mare per le centinaia di aziende che hanno sofferto e che danno lavoro a decine di migliaia di lavoratori. Parlando con la gente che lavora proprio in tali società, ho sentito che non credono più né nei loro Stati né nell'Unione europea. Così, aumentando questo tipo di aiuto, vogliamo migliorare l'immagine della stessa Unione europea e rafforzare la fede negli Stati nazionali.

 
  
  

Relazione Böge (A7-0021/2010), (A7-0019/2010)

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE), per iscritto. – (EN) Appoggio pienamente le due relazioni dell’onorevole Böge, adottate dal Parlamento europeo, sul sostegno finanziario ai lavoratori licenziati in Lituania da parte dal Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, e sono grato agli altri colleghi che le hanno sostenute. Purtroppo ho fatto tardi a questa votazione perché mentre mi recavo alla sala plenaria l'ascensore si è guastato.

Entrambe le relazioni, quella sulla situazione nel settore della costruzione e quella sull’azienda Snaigė, rappresentano i casi di disoccupazione più acuti in Lituania. Il sostegno finanziario dell'Unione europea allevierà i disagi che i lavoratori lituani si trovano ad affrontare.

Il settore edile è uno dei più colpiti in Lituania. Ora più di un centinaio di imprese sono state costrette a dichiarare fallimento. La cifra di 1,1 milioni di euro è rivolta a circa 1 000 lavoratori in questo settore altamente sensibile e duramente colpito.

La situazione è molto simile nel caso della Snaigė: il sostegno di 258 000 euro del FEG dovrebbe essere destinato a 650 licenziamenti in una città che ha uno dei tassi di disoccupazione più elevati, ormai quasi il 20 per cento.

Anche se questo potrebbe rappresentare solo la punta dell'iceberg per il problema della disoccupazione in Lituania, il contributo finanziario sarà di aiuto ai più bisognosi.

 
  
  

Relazione Böge (A7-0020/2010), (A7-0021/2010), (A7-0019/2010)

 
  
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  Regina Bastos (PPE), per iscritto. – (PT) Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) è stato creato nel 2006 per fornire aiuto supplementare ai lavoratori colpiti dalle conseguenze dei significativi mutamenti nella struttura del commercio internazionale e per contribuire al loro reinserimento nel mercato del lavoro.

Dal primo maggio 2009, il mandato del FEG è stato ampliato e ora include l'aiuto ai lavoratori in esubero in diretta conseguenza della crisi economica e finanziaria. In un momento come l’attuale, in cui ci troviamo di fronte a questa grave crisi economica e finanziaria, una delle conseguenze principali è un aumento della disoccupazione. L'Unione europea deve utilizzare tutti i mezzi a propria disposizione per rispondere alle conseguenze della crisi, in particolare in termini di assistenza da fornire a quanti si trovano ad affrontare su base quotidiana la realtà della disoccupazione.

Per queste ragioni ho votato a favore della presente proposta relativa alla mobilitazione del FEG per aiutare la Lituania, con l'obiettivo di sostenere i lavoratori licenziati in 128 imprese che operano nel settore delle costruzioni edili.

 
  
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  Andrew Henry William Brons (NI), per iscritto. – (EN) Pur se siamo contrari all'adesione all'Unione europea e pertanto ai finanziamenti comunitari, in questo fondo i soldi sono già stati stanziati e pertanto non rappresentano un “nuovo” denaro.

Preferiamo che gli aiuti per i lavoratori licenziati vengano finanziati dai governi nazionali. Tuttavia, fintanto che l'Unione europea è l'autorità competente, gli aiuti per i lavoratori licenziati devono provenire, a quanto pare, da questo fondo.

Nel Regno Unito verranno avanzate delle critiche per questi soldi pagati ai lavoratori tedeschi e lituani. Tuttavia, se – diciamo – dovessero essere proposti stanziamenti di fondi per i nostri lavoratori delle acciaierie della Corus, non potremmo opporci a tale sussidio. Pertanto non possiamo logicamente opporci neanche a questi contributi.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo votato a favore delle relazioni Böge sulla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, pensando soprattutto ai lavoratori che vengono licenziati. Tuttavia, così facendo, abbiamo provato anche una certa inquietudine. Perché in verità questo fondo è utile tanto quanto un cerotto su una gamba di legno, alla luce delle enormi conseguenze sociali della vostra politica di libero mercato irresponsabile ed estrema.

Nonostante i vostri dinieghi, a volte si ha l'impressione che il denaro dei contribuenti europei sia utilizzato per finanziare le politiche volte a riposizionare e ristrutturare le imprese di grandi dimensioni, dando allo stesso tempo all'Europa di Bruxelles la possibilità a buon prezzo di dichiararsi solidale con i disoccupati che sta creando. Un’altra ragione per il nostro disagio: le soglie richieste per ottenere questi fondi, soprattutto relativamente al numero dei licenziamenti. Infatti, in primo luogo e ancora una volta, tranne casi eccezionali, sono le società di grandi dimensioni a beneficiarne. Sembrerebbe che, quando si stratta di politica economica e sociale, ancora una volta si sia passati sopra ai lavoratori delle medie, piccole e piccolissime imprese, ai piccoli imprenditori e alle donne che stanno chiudendo bottega.

 
  
  

Relazione Rosbach (A7-0009/2010)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. – (PT) Abbiamo votato a favore di questa risoluzione in modo da garantire la sostenibilità ambientale delle regioni atlantiche, in particolare delle isole dell'Unione europea, che costituiscono una parte essenziale della zona marittima e si trovano ad affrontare problemi e bisogni specifici, come i problemi ambientali.

Il caso delle Azzorre è degno di nota, essendo questa la più grande zona economica esclusiva dell'Unione europea. Nell’ambito della presente discussione, è necessario garantire la sorveglianza ambientale delle acque dell'Atlantico, in quanto gli abitanti di queste isole dipendono dalle buone condizioni ambientali delle loro acque marine. E’ quindi importante definire con chiarezza gli obiettivi minimi di qualità ambientale per i programmi di monitoraggio in grado di garantire questa corretta condizione ambientale.

Vi è anche una necessità di affrontare i casi menzionati dal relatore, quali gli incidenti della navigazione o i sacchetti di plastica, che possono avere conseguenze devastanti per la sostenibilità economica, sociale e ambientale nelle regioni atlantiche. Ciò richiede l'attuazione di misure specifiche adeguate alle realtà ambientali e socio-economiche degli ecosistemi marini nell'Atlantico.

E’ per questo che la firma di tali accordi è importante per lo sviluppo sostenibile delle popolazioni che dipendono dall'Atlantico.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. – (PT) Accolgo con favore la firma di questo Protocollo aggiuntivo per risolvere un conflitto politico che ha impedito alla Spagna e al Marocco di ratificare l'accordo di cooperazione per la protezione contro l'inquinamento delle coste e delle acque dell'Atlantico nordorientale (Accordo di Lisbona). La protezione delle coste e delle acque è di importanza strategica per lo sviluppo socio-economico e il benessere delle comunità costiere, per lo sviluppo locale, per l'occupazione, la conservazione e la creazione delle attività economiche. E’ necessario garantire che le acque marine siano tenute in buone condizioni ambientali in tutta l'Unione Europea al fine di garantire lo sviluppo sostenibile. Il presente Protocollo è direttamente connesso a questioni come la tutela dell'ambiente, i mutamenti climatici, la sicurezza, la salute pubblica, lo sviluppo regionale, le relazioni con i paesi terzi e la cooperazione allo sviluppo. Questo Protocollo, che permetterà di combattere una varietà di forme di inquinamento nell’Atlantico, è fondamentale per garantire la lotta contro la contaminazione o il rischio dell’inquinamento dei mari o dei litorali, attraverso un meccanismo che mira a garantire la cooperazione tra i contraenti in caso di incidente che provochi inquinamento, e che li obbliga a creare e attuare le proprie strutture di emergenza e i loro propri progetti.

 
  
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  Diane Dodds (NI), per iscritto. – (EN) Ho votato contro questa relazione e, così facendo, mi sono ricordato di una buona notizia per il nostro ambiente marino. Il relatore cita la “marea di plastica”, la massa di plastica e gomma alla deriva nell'Oceano Pacifico, e prende atto che le reti da pesca perdute sono descritte come un crescente problema nell'Oceano Atlantico. A questo proposito, vale la pena menzionare l'opera della KIMO International e del loro progetto Fishing for Litter (letteralmente, pesca dei rifiuti). Originariamente avviato nel marzo 2000 dal governo olandese e dai pescatori olandesi, il progetto era finalizzato a ripulire il Mare del Nord dai rifiuti, utilizzando le reti da pesca. La KIMO International ha ampliato questo progetto ai porti del Regno Unito, della Svezia e della Danimarca, con l'assistenza finanziaria dell'Unione europea.

A partire dal 2001, i pescatori dell'Unione europea hanno eliminato centinaia di tonnellate di rifiuti dai nostri mari e li hanno riportati a terra dove sono raccolti e smaltiti in modo responsabile. Tutti i pescatori europei coinvolti in questo progetto devono essere applauditi per la loro dedizione con la quale rimuovono dal mare i rifiuti in modo permanente, a beneficio del settore della pesca, della fauna selvatica e dell'ambiente.

 
  
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  Robert Dušek (S&D), per iscritto. – (CS) L'Unione europea ha firmato un gruppo di accordi in merito a questioni riguardanti il mare con i singoli Stati membri e paesi terzi limitrofi: la convenzione di Helsinki, l'accordo di Bonn, la convenzione di Barcellona e il cosiddetto Accordo di Lisbona. L'obiettivo di questi accordi è quello di garantire misure individuali e collettive in caso di rischio di inquinamento o di inquinamento già in corso in mare o lungo le zone costiere. Sebbene l'Accordo di Lisbona sia stato firmato nel 1990, non è mai entrato in vigore a causa di una disputa territoriale tra la Spagna e il Marocco. Un Protocollo aggiuntivo per risolvere questa controversia è stato firmato nel 2008 da tutte le parti in causa e quindi nulla dovrebbe ormai impedire l'adozione dell'Accordo di Lisbona. Il relatore cita nella relazione due problemi persistenti e crescenti in materia di inquinamento del mare e delle zone costiere. Il primo è la grande massa galleggiante di plastica e frammenti di gomma nell'Oceano Pacifico, che copre un'area 34 volte più grande di un di uno Stato membro di medie dimensioni come i Paesi Bassi. Il secondo persistente problema di cui parla l’onorevole Rosbach, e per il quale cerca una soluzione, è la quantità di reti da pesca vecchie, scartate e perdute. Questa relazione è un esempio di lavoro costruttivo che cerca di risolvere i principali problemi in materia di inquinamento marino e costiero e pertanto io la sostengo con il mio voto.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. – (PT) Venti anni dopo la sua firma, l'accordo di cooperazione per la protezione delle coste e delle acque dell'Atlantico nord-orientale contro l'inquinamento, stipulato tra Portogallo, Spagna, Francia, Marocco e Unione europea, è ora pronto a entrare in vigore, dopo la ratifica da parte di tutti i contraenti. Il Consiglio propone ora di concludere, a nome dell'Unione europea, un protocollo aggiuntivo che finalmente permetterà all’accordo di entrare in vigore.

Questo accordo è di suprema importanza per il Portogallo, tenendo conto dell’estensione delle sue coste e dell'importanza del mare per la sua economia nazionale, senza dimenticare disastri quali quelli dell'Erika e della Prestige. Mi congratulo pertanto con il Consiglio e gli Stati membri per la conclusione di questo Protocollo aggiuntivo, e spero che l’accordo entri in vigore in modo rapido ed efficace in quanto esso assicura alle nostre coste una maggiore protezione contro le catastrofi ambientali come quelle che, purtroppo, hanno rovinato le nostre coste nel recente passato.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. – (PT) Mi rallegro per l'approvazione di questa relazione, poiché consentirà l'entrata in vigore di una rete di accordi regionali in materia di inquinamento marino che sono stati firmati tra l'Unione europea e alcuni Stati membri e paesi terzi vicini.

In questo caso, abbiamo l'Accordo di Lisbona è stato firmato nell'ottobre 1990 ma mai entrato in vigore a causa di una disputa territoriale tra Spagna e Marocco, due dei contraenti, sui confini meridionali (Sahara occidentale) di cui all'articolo 3, lettera c) dell’Accordo.

Il Protocollo aggiuntivo, che mette fine alla controversia tramite un’adeguata formulazione dell'articolo 3, lettera c),è stato firmato recentemente, nel maggio 2008, da Portogallo, Spagna, Francia e Marocco.

Con la conclusione di questo Protocollo aggiuntivo, l'accordo di Lisbona potrà entrare in vigore, 20 anni dopo la firma. Assieme agli aspetti legati alla sicurezza, il Protocollo riguarda la tutela dell'ambiente. Siamo tutti consapevoli dei disastri ecologici che negli ultimi anni hanno minacciato le coste dei nostri paesi. Si spera che queste norme permetteranno di evitare incidenti come quelli dell'Erika e della Prestige, poiché il mare non ha confini fisici o politici e richiede la condivisione di sforzi e azioni concertate.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) La Comunità europea ha partecipato a diversi accordi regionali in materia di inquinamento marittimo che agevolano l'assistenza reciproca e la cooperazione tra gli Stati membri. Questa rete di accordi è presente nell'accordo di cooperazione per la protezione delle coste e delle acque dell'Atlantico nordorientale contro l'inquinamento (Accordo di Lisbona), promosso dal Portogallo, che non è entrato in vigore a causa di una disputa territoriale tra la Spagna e il Marocco. Ritengo che in nome delle norme in materia ambientale promosse dall’Unione europea, e una volta raggiunto un accordo sul Protocollo aggiuntivo, l'Accordo di Lisbona possa finalmente essere messo in pratica.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. – (DE) Il Protocollo aggiuntivo all'accordo di cooperazione per la protezione delle coste e delle acque dell'Atlantico nordorientale contro l'inquinamento fa parte di una rete di accordi regionali in materia di protezione dell'ambiente marino che l'Unione europea ha concluso con i singoli Stati membri e i paesi terzi confinanti. La protezione dei nostri oceani, che rappresentano una fonte di cibo per milioni di europei, è un compito importante anche per l'Unione europea, ragione per cui ho votato senza riserve a favore di questa relazione. A questo proposito va ricordato che, oltre all'Accordo di Lisbona affrontato qui, ci sono anche la convenzione di Helsinki, l'accordo di Bonn e la convenzione di Barcellona.

Ciascuno di questi accordi riguarda i diversi settori di mare che circondano gli Stati membri dell'UE e mira a consentire interventi individuali o collettivi delle parti contraenti in caso di inquinamento o di minaccia di inquinamento per i mari o le coste in seguito ad un incidente. L'Accordo di Lisbona è stato firmato nell'ottobre del 1990 ma non è mai entrato in vigore a causa di una disputa territoriale tra Spagna e Marocco, due delle parti contraenti, sui “confini meridionali” (Sahara Occidentale). Il Protocollo aggiuntivo che mette fine alla controversia tramite un’adeguata formulazione, è stato firmato di recente, nel maggio 2008, da Portogallo, Spagna, Francia e Marocco, nonché dalla Comunità europea il 25 marzo 2009.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. – (PT) Quasi il 50 per cento della popolazione europea vive nelle regioni costiere e già questo fatto richiede che venga raddoppiata l'attenzione alla conservazione e gestione integrata di queste regioni. In considerazione di ciò, è fondamentale che all'interno dell'Unione europea sia assicurata la gestione integrata delle zone costiere, come raccomandato dalla Commissione europea in un comunicato pubblicato sull’argomento.

E’ inoltre importante sottolineare che l'80 per cento dei rifiuti e dell'inquinamento in mare proviene dalla terra, ed è per questo che c'è bisogno di una strategia concertata che coinvolga anche la lotta contro questo problema sulla terraferma.

Oltre all’aspetto ambientale, l'inquinamento degli oceani e il degrado delle coste europee rappresentano un problema economico. Questo perché in alcuni paesi, come il Portogallo, il turismo, che comprende attività marittime come l’osservazione delle balene, le immersioni subacquee e altro, costituisce una significativa fonte di reddito per alcune regioni come le Azzorre, Madeira e l’Algarve.

Così come sta accadendo con la pesca eccessiva, l'inquinamento delle acque ha contribuito in modo sostanziale allo stato attuale di esaurimento delle riserve di alcune specie che rappresentano importanti risorse ittiche. Pertanto, la direttiva sulla strategia marina – un pilastro ambientale della strategia per la politica marittima integrata – deve essere attuata integralmente.

Gli oceani e le zone costiere devono costituire una priorità strategica per l'Europa, e per questo motivo sostegno pienamente la relazione del Parlamento.

 
  
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  Rovana Plumb (S&D), per iscritto. – (RO) Ho votato in favore di questa relazione al fine di contribuire all’attuazione del Protocollo aggiuntivo all'Accordo di Lisbona. L’Accordo crea un meccanismo che assicura la cooperazione tra le parti contraenti in caso di incidenti che provochino inquinamento, e le obbliga a definire e attuare le proprie strutture e piani di emergenza.

Questo Accordo fa parte di una rete di accordi marittimi regionali che l'Unione europea ha concluso con alcuni singoli Stati membri e paesi terzi vicini. La rete è costituita dalla convenzione di Helsinki, dall'accordo di Bonn, dalla convenzione di Barcellona e, in questo caso, dall'Accordo di Lisbona, ciascuno dei quali si riferisce a diversi settori di mare che circondano i paesi dell'Unione europea, puntando a interventi individuali o collettivi dei contraenti in caso di inquinamento o di minaccia di inquinamento dei mari e delle coste, al fine di tutelare l'ambiente e la salute dei cittadini.

 
  
  

Relazione Hedh (A7-0024/2010)

 
  
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  Regina Bastos (PPE), per iscritto. – (PT) La politica di protezione dei consumatori mira a promuovere la salute, la sicurezza, gli interessi economici e giuridici dei consumatori, insieme al loro diritto all'informazione. La tutela dei consumatori è una politica generale e fondamentale dell'Unione europea, che è incentrata sulla garanzia di buona salute dei mercati in cui i consumatori possano agire con sicurezza e fiducia, e che promuove l'innovazione e il commercio transfrontaliero.

Ho votato a favore della presente relazione in quanto ritengo indispensabile rafforzare la politica europea in materia di tutela dei consumatori e renderla più efficace e significativa per il pubblico. La fiducia e la buona informazione dei consumatori, che siano in grado di effettuare delle scelte, sono essenziali per il funzionamento efficace del mercato interno. Si deve dare ai consumatori una significativa possibilità di scelta su prodotti e servizi di alta qualità e a prezzi competitivi, offrendo allo stesso tempo un elevato livello di protezione. Questo è fondamentale per rendere l'Europa competitiva, dinamica e innovativa a livello globale.

 
  
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  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. – (RO) Negli ultimi anni il mercato interno dell'Unione europea si è sviluppato notevolmente e copre attualmente circa 500 milioni di consumatori in 27 Stati membri. Standardizzare i principi della protezione dei consumatori, le norme a livello dell'Unione europea, e migliorare i meccanismi di sostegno per la loro applicazione sono obiettivi raggiungibili, senza presupporre che a breve o a medio termine i prodotti e i servizi offerti in tutti i 27 Stati membri possano raggiungere lo stesso livello di qualità.

L'attuale difficile situazione economica che l'Europa intera sta attraversando è evidenziata dal calo dei redditi e dall’aumento della disoccupazione, e in tutta la Comunità si riflette nella reale necessità di gestire meglio la spesa quotidiana. L'atteggiamento dei consumatori europei, direttamente influenzato dalle conseguenze della recessione economica, è particolarmente evidente in relazione ai beni e servizi che essi acquistano e cercano di buona qualità in modo da poterne consumare il più possibile. Di conseguenza le misure a tutela dei consumatori diventano sempre più importanti. Il consolidamento delle strutture di vigilanza sul mercato in tutti gli Stati membri, a garanzia che i prodotti commercializzati soddisfino i più alti standard di sicurezza, rappresenta una soluzione all’attuale stato delle cose.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. – (PT) I consumatori europei rivestono un ruolo fondamentale nel promuovere la crescita, l'occupazione e la competitività, e i loro interessi rappresentano una delle principali priorità nella formazione delle politiche fondamentali quali, tra le altre, sanità, economia e industria, ambiente, energia e trasporti. Per quanto riguarda l'energia, il mercato interno non può funzionare correttamente e in modo competitivo a causa dell'esistenza delle cosiddette “isole energetiche”, come la regione del Baltico che è isolata dal resto dell'Europa in termini di energia e che dipende da un unico fornitore esterno. L'esistenza di una rete elettrica e di una conduttura del gas che coprano l'intero territorio europeo deve costituire una priorità, perché l'Europa è fortemente dipendente dalle importazioni di energia. Il mercato dell'energia elettrica deve adottare una serie di misure volte a una totale apertura, a vantaggio dei consumatori europei. Devono essere create condizioni favorevoli per una vera e leale concorrenza e per la creazione di un effettivo mercato unico. Gli Stati membri devono prendere tutte le misure necessarie per raggiungere obiettivi chiari, in particolare la tutela dei consumatori vulnerabili, la tutela dei diritti fondamentali dei consumatori e la coesione economica e sociale.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. – (PT) La promozione dei diritti e del benessere dei consumatori è un aspetto fondamentale dell'Unione europea. Sono favorevole a tutti gli sforzi che si sono compiuti in merito e che stanno ripristinando la fiducia del pubblico nei mercati. La tutela dei consumatori diventa ancora più importante nel contesto della crisi economica, che ha aumentato la pressione sui consumatori meno tutelati, quelli a basso reddito. E’ necessario un approccio coordinato che consenta ai consumatori di esercitare i propri diritti con fiducia. In considerazione di ciò sottolineo la necessità, in primo luogo, di promuovere politiche volte a informare ed educare i consumatori (da parte dell’Unione europea e degli Stati membri) attraverso campagne, punti di informazione e l’aumento delle risorse per i centri europei dei consumatori. In secondo luogo, dobbiamo applicare in modo efficace le norme già esistenti, rafforzare il monitoraggio del mercato e dotarci di meccanismi di regolamentazione, facendo pressione sugli Stati membri per una corretta raccolta delle risorse comunitarie.

Ribadisco che solo in questo modo i consumatori saranno in grado di compiere scelte ben informate senza essere sottoposti a ogni sorta di pressioni da parte dei produttori. Questo rafforza la loro fiducia nel mercato, genera l'aumento della concorrenza, migliora la qualità dei prodotti e dei servizi, e fa aumentare i consumi (un fattore importante per la ripresa economica).

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. − La protezione dei consumatori è strettamente connessa alla capacità del mercato di offrire un'ampia gamma di prodotti e servizi di alta qualità a prezzi competitivi. È evidente che la maggiore fiducia, la consapevolezza e la responsabilità del consumatore comportano la richiesta di una sempre maggiore qualità dei beni e servizi, che fa a sua volta aumentare la concorrenza fra i fornitori che saranno stimolati a migliorare l'offerta, mantenendo i prezzi a livelli competitivi.

Sono d'accordo sull'importanza annessa dalla Commissione e dagli Stati membri al fatto di avviare una strategia di comunicazione sui diritti dei consumatori attraverso portali web, campagne di sensibilizzazione, punti informativi, promuovendo anche l'utilizzo del sito Internet "eYouGuide", vigilando nel contempo sull'affidabilità, la credibilità e l'imparzialità degli organismi chiamati a garantire la gestione e l'organizzazione.

Anche i cinque indicatori del quadro di valutazione dei mercati e dei beni individuati dalla risoluzione – sebbene non esaustivi – consentiranno certamente di acquisire dei dati utili per migliorare, se necessario, il quadro normativo di riferimento, a patto che i dati forniti dagli Stati siano completi e che la loro aggregazione possa avvenire su una base facilmente comparabile. Il mio voto sulla relazione è favorevole anche se manifesto le mie perplessità sull'istituzione del Mediatore per i consumatori e sui mezzi di ricorso collettivo.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto. – (RO) Ritengo che in seguito all'entrata in vigore del trattato di Lisbona, e nel corso dell'attuale crisi economica, gli interessi e la tutela dei consumatori debbano essere solidamente garantiti. I consumatori hanno bisogno di essere dotati di strumenti specifici per garantire che i loro interessi siano integrati in modo efficace in tutte le politiche dell'Unione europea.

 
  
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  Robert Dušek (S&D), per iscritto. – (CS) Il relatore prende come punto di partenza i risultati del quadro europeo di valutazione dei mercati di consumo, il che è un approccio logico e pragmatico. Tanto il gradimento quanto i problemi dei consumatori possono essere dedotti dai rapporti statistici che si stanno concentrando sulla questione. Per l'identificazione dei mercati, è essenziale un ulteriore sviluppo della banca dati confidenziali sui problemi dei consumatori. Ma è necessario migliorare la raccolta dei dati in modo da poter tener conto delle differenze tra i vari sistemi degli Stati membri le quali, a causa della diversità, sono a volte estreme. A mio parere, la questione più problematica è l'applicabilità della normativa e degli obblighi contrattuali. In caso di scambi sui mercati transfrontalieri, in particolare, l'applicabilità della legge è inesistente. Non avrà alcun effetto stabilire regole per la tutela dei consumatori nell’Unione europea se queste non sono adeguatamente recepite nel diritto nazionale e applicate anche a livello degli Stati membri. Il relatore ha trattato in modo accettabile la questione della protezione dei consumatori, sulla base delle tabelle comparative. Gradirei tuttavia proposte più concrete per migliorare la situazione attuale. Nonostante questa riserva, ritengo che la relazione contribuisca alla tutela dei consumatori nell'Unione europea e pertanto voterò per la sua adozione.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. – (PT) Una politica dei consumatori dell'Unione europea è un elemento fondamentale per consolidare il mercato interno. Per questo motivo, questa politica deve permettere ai consumatori europei e membri del pubblico l’accesso a prodotti e servizi di qualità a prezzi competitivi, garantendo al tempo stesso il beneficio di un alto livello di tutela dei loro diritti.

Aumentare l'istruzione e la consapevolezza tanto per i loro diritti quanto per i loro obblighi, così come un atteggiamento responsabile da parte delle aziende, contribuirà ad una forma più dinamica degli scambi transfrontalieri e, di conseguenza, alla stretta integrazione del mercato interno, con effetti positivi per la competitività europea.

Deve essere raggiunto il giusto equilibrio tra i diritti e gli obblighi dei consumatori e l'impatto della legislazione adottata per quanto riguarda i diritti e gli obblighi delle imprese e dei fornitori di servizi.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. – (PT) Il trattato di Lisbona identifica la protezione dei consumatori come una politica generale e fondamentale dell'Unione europea, e stabilisce che devono essere prese in considerazione le esigenze di tutela dei consumatori.

In questo contesto, è essenziale rafforzare la politica europea in materia di tutela dei consumatori e renderla più efficace e significativa per il pubblico. E’ fondamentale rispondere alle esigenze e ai problemi dei cittadini europei.

In tal senso, sono giustificati gli strumenti di monitoraggio del mercato quali i quadri europei di valutazione dei mercati di consumo. Una buona politica di protezione dei consumatori deve assicurare mercati sani, incoraggiando la sicurezza e la fiducia, cioè il commercio transfrontaliero e l'innovazione.

Sono favorevole ad una politica di trasparenza in cui il marchio di origine sia obbligatorio. E’ importante proteggere i consumatori dai prodotti importati che non sono sicuri, e questo richiede una più stretta cooperazione tra le autorità di sorveglianza del mercato e le autorità doganali.

La sicurezza dei prodotti che circolano sul mercato domestico richiede una combinazione di sforzi insieme alle amministrazioni dei Paesi terzi, e giustifica quindi l'iniziativa della Commissione volta ad intensificare la cooperazione internazionale e a siglare accordi formali con le competenti autorità dei paesi terzi, soprattutto della Cina, degli Stati Uniti e del Giappone.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Hedh. Al momento in Scozia manca una voce in materia di consumo nell’Unione europea: non abbiamo alcuna rappresentanza indipendente in seno al Consiglio e la legislazione per i consumatori è in gran parte riservata a Londra. Tenuto conto della separazione delle nostre istituzioni giuridiche, è essenziale che tali competenze siano restituite al parlamento scozzese cosicché la Scozia possa svolgere pienamente un ruolo nel dibattito in corso su questi temi nell'Unione europea.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) La tutela dei consumatori è ed è sempre stata una delle priorità dell'Unione europea, ed è stata consolidata con l'adozione del trattato di Lisbona. Dei consumatori ben informati dei propri diritti e dei propri obblighi contribuiscono a un mercato più trasparente e competitivo.

Con l’attuale crisi economica è fondamentale proteggere i consumatori più vulnerabili e quelli a più basso reddito. La crescente complessità dei mercati al dettaglio, in particolare quelli relativi ai servizi, rende sempre più difficile ai consumatori compiere le scelte migliori.

Al fine di valutare efficacemente i mercati e adottare politiche che producano i migliori risultati possibili per i consumatori, sono indispensabili strumenti di monitoraggio del mercato. Per questo motivo il quadro europeo di valutazione dei mercati di consumo è molto importante.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. – (DE) Al fine di garantire un’efficace protezione dei consumatori è importante migliorare le informazioni fornite, e l'informazione dei consumatori. L'obiettivo è quello di avere nel mercato interno dei “consumatori emancipati”. Tuttavia, la relazione non affronta adeguatamente i problemi connessi a un mercato completamente non regolamentato. Le norme europee non vengono sempre soddisfatte, sia che si tratti di qualità e sicurezza o addirittura nel campo della normativa ambientale e sanitaria. Mi sono quindi astenuto dal voto.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE), per iscritto. – (EN) La tutela dei consumatori è una questione estremamente importante che la Commissione deve affrontare. La semplice introduzione di misure efficaci in materia diventa ovviamente insufficiente se non c'è un coinvolgimento da parte dei consumatori. I consumatori devono essere consapevoli dei loro diritti. Sfruttare al massimo le possibilità del mercato unico europeo è una sfida enorme per la Commissione. Per rispondere a questa sfida, l'effettiva tutela dei consumatori deve essere una delle priorità dell’Unione europea. Penso che i quadri europei di valutazione dei mercati di consumo, che sono uno strumento di controllo dei mercati, non potrebbero essere più vantaggiosi dal punto di vista del consumatore. I quadri mostrano chiaramente quali mercati non sono soddisfano a sufficienza le esigenze dei consumatori. Attraverso la loro analisi, siamo in grado di accertare, tra l'altro, che i consumatori incontrano problemi particolari sul mercato dei servizi, e che il commercio via internet tra alcuni Stati membri è limitato in larga misura da barriere transfrontaliere. Sono lieto che siano in programma ulteriori quadri. Inoltre, spero che essi ci forniranno informazioni ancora più dettagliate di prima. Grazie a tali strumenti, è molto più facile capire i problemi dei consumatori e rispondere alle loro esigenze. Non vi è dubbio che per i nostri cittadini sia vantaggiosa l'introduzione della normativa europea sulla protezione dei consumatori nei singoli paesi dell'Unione europea.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. – (NL) Ho votato a favore della relazione dell'onorevole Hedh sulla tutela dei consumatori. La relazione di iniziativa riconosce giustamente il ruolo cruciale delle organizzazioni dei consumatori, che sono ideali per segnalare alle autorità pubbliche i problemi incontrati dai consumatori nella loro vita quotidiana. Naturalmente, sono anche favorevole all'obbligo degli Stati membri di consultare in modo adeguato le organizzazioni dei consumatori in tutte le fasi del processo decisionale e di recepimento e attuazione del diritto dei consumatori. E’ molto importante anche la questione di includere nei quadri europei di valutazione dei mercati di consumo degli indicatori di lungo termine, come quelli relativi alle quote di mercato, alla qualità, alla pubblicità, alla trasparenza e alla comparabilità delle offerte, degli indicatori relativi all’applicazione delle normative e all’emancipazione dei consumatori, degli indicatori sociali, ambientali ed etici, nonché degli indicatori atti a misurare indennizzi e danni al consumatore.

Secondo il mio punto di vista gli unici due svantaggi di questa relazione sono la mancata adozione dell’emendamento presentato dal gruppo Verde/Alleanza libera europea per imparare dal fallimento del mercato nel settore energetico, e del nostro emendamento che chiedeva una revisione della direttiva sui giocattoli. La mancata approvazione di questo emendamento è deplorevole. Ciò nondimeno, mi congratulo con il relatore e con i suoi colleghi della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori per questa solida relazione.

 
  
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  Catherine Stihler (S&D), per iscritto. – (EN) Accolgo con favore il contributo da parte del Parlamento al quadro europeo di valutazione dei mercati di consumo. Quest’ultimo è un indicatore importante di quanto gli Stati membri siano efficaci ed efficienti nell’attuazione della normativa dell'Unione europea. Accolgo con favore il richiamo del relatore a una maggiore trasparenza e visibilità delle misure di sorveglianza e appoggio la sua richiesta di migliori meccanismi di indennizzo collettivo nell'Unione europea.

 
  
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  Alf Svensson (PPE) , per iscritto. – (SV) Il libero mercato all'interno dell'Unione europea la rende un protagonista forte, ma significa anche che ai consumatori devono essere date informazioni utili e chiare sulla gamma disponibile sul mercato. La posizione dei consumatori deve essere rafforzata. Pertanto ho votato a favore dell’odierna relazione sulla tutela dei consumatori. Però, il testo della relazione contiene alcuni passaggi problematici. Vi è il rischio che consultare le organizzazioni dei consumatori in tutte le fasi del processo decisionale finisca per rendere il meccanismo piuttosto farraginoso. La società civile ha un ruolo importante nel raggiungimento di una rilevante protezione dei consumatori, ma questo può assumere forme diverse nei vari paesi senza che ciò debba avere un effetto negativo sul risultato. Nell’istituzione delle autorità di protezione dei consumatori e dei difensori civici del consumo deve essere applicato il principio di sussidiarietà, così come nel testo relativo al piano didattico delle scuole. L'Unione europea deve fissare i livelli minimi e gli obiettivi per la politica comune dei consumatori, ma non deve stabilire esattamente in ogni dettaglio in che modo gli Stati membri debbano raggiungere tali obiettivi. La relazione invita tutti gli Stati membri a raccogliere e registrare in una banca dati comune le informazioni sugli incidenti e i danni. Ma tale banca dati non deve dar luogo ad un eccessivo carico di lavoro amministrativo. La sua gestione deve essere ragionevole e proporzionata ai vantaggi per le persone. In ogni caso, i diritti dei consumatori e la tutela dei consumatori nel mercato interno sono così importanti che ho votato a favore della relazione, nonostante le preoccupazioni che ho appena illustrato.

 
  
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  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto. – (LT) Onorevole relatore, onorevoli colleghi, sono lieto che stiamo seriamente cercando di prenderci cura della tutela dei diritti dei consumatori. E’ però una questione in corso da diversi anni e ancora non siamo in grado di creare un meccanismo ideale e di stringere le condizioni obbligatorie per adempiere questi compiti a livello nazionale. A volte questo sembra quasi come un gioco di ipocrisia. Fino a quando non disciplineremo rigorosamente l'attività dei monopoli, in ogni area, in modo che i loro profitti siano chiaramente limitati, e i costi di gestione, gli stipendi e i bonus rigorosamente controllati – cioè la fornitura di materie prime, la fabbricazione e la fornitura di prodotti –sarà difficile pensare che i consumatori ricevano prodotti o servizi di elevata qualità a basso costo. Avendo già una notevole esperienza in questo campo, sono pronto a collaborare su questa tematica.

 
  
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  Derek Vaughan (S&D), per iscritto. – (EN) Accolgo con favore l'adozione della presente relazione. Ritengo sia importante tutelare i consumatori e fare maggiore attenzione al rafforzamento della sorveglianza del mercato, in modo che i prodotti destinati ai cittadini soddisfino gli standard più alti possibili. Accolgo con favore il passaggio a un’intensificazione della cooperazione internazionale sui prodotti di sicurezza e il perseguimento di accordi formali con le autorità esecutive nei paesi terzi. Appoggio la richiesta di istituire uno speciale difensore civico dei consumatori per la risoluzione extragiudiziale delle controversie, e credo che più efficaci meccanismi di cooperazione transfrontaliera contribuiranno a migliorare la protezione dei consumatori in tutta l'Unione europea.

 
  
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  Anna Záborská (PPE), per iscritto. – (FR) L'articolo 12 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea ribadisce che nella definizione e nell'esecuzione delle politiche e attività dell'Unione devono essere prese in considerazione le esigenze di tutela dei consumatori. La Commissione deve garantire che gli interessi dei consumatori siano realmente integrati in tutte le politiche, e deve esaminare nei suoi studi di impatto gli effetti potenziali di tutti i nuovi atti legislativi e delle politiche che, direttamente o indirettamente, riguardano i consumatori. Mentre i reclami dei consumatori rappresentano un importante indicatore degli errori del mercato, la loro assenza non sempre significa che i mercati funzionino bene, poiché ci sono periodi in cui i consumatori tendono a lamentarsi in misura minore a causa delle diverse tradizioni di consumo o a causa della loro percezione della possibilità che il loro reclamo venga preso in considerazione. Le organizzazioni dei consumatori svolgono un ruolo fondamentale nell’allertare le autorità pubbliche rispetto ai problemi incontrati dai consumatori. Occorre ottimizzare gli strumenti in modo che possano operare più efficacemente a tutti i livelli. Invito gli Stati membri a garantire che le organizzazioni dei consumatori siano debitamente consultate in ogni fase del processo decisionale e nel corso del recepimento e dell'attuazione della legislazione sui consumatori.

 
  
  

Relazione Buşoi (A7-0027/2010)

 
  
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  Liam Aylward (ALDE), per iscritto. – (GA) Ho votato a favore della relazione sulla rete SOLVIT. I consumatori europei devono essere pienamente consapevoli dei loro diritti e questa rete di risoluzione dei problemi deve essere facilmente accessibile a tutti.

Nell'Unione europea, nel suo complesso, è in aumento il numero di persone che contattano la rete SOLVIT alla ricerca di consigli e di aiuto, e da ciò si può desumere la crescente importanza di SOLVIT come strumento di risoluzione dei problemi per i cittadini e per le imprese.

Approvo pienamente la richiesta della relazione per una migliore e più ampia pubblicizzazione dei servizi della rete SOLVIT, e sono d'accordo che devono essere chiarite le informazioni sui diritti dei cittadini e delle imprese nel mercato interno in modo che tutti, nella propria vita quotidiana, possano trarre vantaggio da questi diritti.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. – (EN) Per godere dei vantaggi del mercato interno, i consumatori devono disporre di un mezzo efficace di ricorso a fronte dell’applicazione non corretta delle norme del mercato interno. La rete SOLVIT è stata creata per garantire un veloce risarcimento senza dover ricorrere al procedimento giudiziario. Credo che questa rete possa essere di grande utilità, ma al momento non funziona in modo efficace e non utilizza al massimo le proprie potenzialità. Molti dei nostri cittadini e delle nostre piccole imprese non sono a conoscenza della sua esistenza. Quindi, credo che gli Stati membri dovrebbero intensificare gli sforzi e i mezzi per promuovere la rete SOLVIT e sensibilizzare i cittadini e le imprese. Inoltre, alcuni centri SOLVIT ricevono più casi di quanto non siano in grado di trattare perché non dispongono di sufficiente personale. Credo che gli Stati membri debbano rafforzare il ruolo dei centri SOLVIT nazionali, garantendo la cooperazione tra autorità nazionali, regionali e locali e impegnandosi in un attivo scambio di opinioni e migliori pratiche con gli altri Stati membri, in modo da sfruttare tutte le potenzialità della rete SOLVIT.

 
  
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  Regina Bastos (PPE), per iscritto. – (PT) In funzione dal 2002, SOLVIT è una rete online di risoluzione dei problemi a cui partecipano gli Stati membri dell'Unione europea con l'obiettivo di fornire una risposta pragmatica alle difficoltà che insorgono come conseguenza della non corretta applicazione della normativa comunitaria da parte delle pubbliche autorità.

Nonostante attualmente il mercato interno funzioni abbastanza bene, è anche vero che a volte sorgono errori o problemi di interpretazione per quanto riguarda i diritti del pubblico e imprese che tentano di sfruttare al massimo i vantaggi offerti dal mercato interno.

Ho votato a favore della presente relazione in quanto la rete SOLVIT ha dimostrato un’enorme importanza per la risoluzione di tutti i tipi di problemi, dal singolo cittadino che è alla ricerca di un altro Stato membro in cui studiare, lavorare o ricongiungersi con un partner ecc., fino alle imprese che hanno incontrato difficoltà nei rapporti con le autorità pubbliche, per i rimborsi IVA o altri problemi. La rete SOLVIT si propone di fornire un elevato livello di servizi ai cittadini e alle imprese sulla base di importanti qualità e criteri di prestazione.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. – (PT) Accolgo con favore la relazione dell’onorevole Buşoi sulla rete SOLVIT. Questa rete informale per risolvere i problemi legati al mercato interno è stata fondamentale nel fornire assistenza gratuita sia ai cittadini sia alle imprese per la soluzione di specifici problemi nei rapporti con le autorità pubbliche. La sua importanza si riflette nel numero crescente di casi sottoposti durante l'ultimo anno. Tuttavia, considerati i problemi trasversali individuati a livello nazionale, è fondamentale prendere in considerazione una serie di misure per migliorare l'efficacia di questi centri. Credo pertanto che gli Stati membri debbano intensificare gli sforzi per fornire informazioni al pubblico e alle imprese sui diritti di cui essi godono all'interno del mercato europeo aumentando le risorse finanziarie e umane e migliorando la preparazione degli operatori della rete SOLVIT riguardo alle regole del mercato interno. Per gli operatori della rete è importante altresì disporre di una solida conoscenza della lingua inglese, nonché della propria lingua madre. Invito gli Stati membri e la Commissione a promuovere un maggiore accesso alla rete SOLVIT per i cittadini e le imprese, nella prospettiva di un'efficace attuazione delle norme del mercato interno.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. – (PT) Il mercato interno non è né deve essere una struttura puramente burocratica. Per beneficiare veramente dei suoi evidenti vantaggi, le imprese ed i cittadini europei devono poter esercitare i propri diritti nella pratica per mezzo di meccanismi rapidi, reattivi ed efficienti. Su questa base, la rete SOLVIT assume un’importanza fondamentale.

Considerato il crescente numero di casi in cui i centri SOLVIT sono stati interpellati nell'ultimo anno, ritengo che sia vitale per il bene dei consumatori portare avanti una serie di riforme e di miglioramenti che il Parlamento ha proposto. Ne sono esempi il rafforzamento del controllo della Commissione sull’effettiva applicazione delle norme del mercato interno; un netto aumento delle risorse destinate ai centri SOLVIT (formazione di commissioni di esperti sulle caratteristiche del mercato interno, incremento dei fondi per i centri nazionali, specializzazione e aggiornamento dell’attuale personale specializzato, coordinamento online tra i centri locali e i servizi della Commissione); importanti investimenti da parte degli Stati membri e della Commissione nella promozione e nella pubblicizzazione della rete SOLVIT attraverso tutti i mezzi di comunicazione sociale, promuovendo così un elevato livello di connessione con il pubblico e le imprese. Per tutte queste ragioni, sostengo la relazione dell’onorevole Buşoi sulla rete SOLVIT.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. – La rete SOLVIT ha dimostrato di essere uno strumento molto valido per risolvere i problemi che si presentano ai cittadini e alle imprese, senza procedure giuridiche, a causa della scorretta applicazione del diritto del mercato interno da parte delle autorità pubbliche. Pertanto va sostenuta in diversi modi, attraverso una maggiore cooperazione tra Commissione, Parlamento e Stati membri. È innanzitutto necessario promuovere maggiormente la sua conoscenza tra cittadini e imprese e rafforzare la cooperazione tra autorità nazionali, regionali e locali. Va altresì sostenuta con maggiore enfasi la formazione dei funzionari pubblici che lavorano in questo ambito, come quella del personale della rete Solvit che, come sottolinea la comunicazione della Commissione, va potenziato anche attraverso lo strumento del Fondo sociale europeo.

Ho sostenuto con il mio voto questa relazione perché ritengo che il rafforzamento della rete SOLVIT possa davvero contribuire a migliorare il quadro giuridico del mercato interno che con tanti sforzi stiamo cercando di costruire. Promuovere la trasparenza dei dati con una banca dati online interattiva aumenta la conoscenza delle norme e la celerità della risoluzione dei problemi e accresce la fiducia negli operatori.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. – (PT) La rete SOLVIT è stata istituita dalla Commissione e dagli Stati membri al fine di risolvere, per vie non giudiziarie, gli eventuali problemi che i cittadini e le imprese riscontrano a causa della non corretta applicazione della legislazione relativa al mercato interno.

Questa rete ha dimostrato di essere efficace nella risoluzione dei problemi, ma è ancora sottoutilizzata dal più vasto pubblico. Per questo motivo la Commissione intende promuovere l'applicazione rapida e completa della rete SOLVIT, una maggiore trasparenza al fine di superare gli ostacoli alla libertà di circolazione e fornire ai cittadini informazioni sui loro diritti, in modo da sfruttare il potenziale del mercato interno.

Tenendo in mente tali aspetti, la Commissione esorta gli Stati membri a promuovere adeguatamente la rete SOLVIT presso i cittadini e le imprese, tenuto conto delle potenzialità che offre e del valore aggiunto che rappresenta.

Dato che molti dei problemi che potrebbero essere affrontati attraverso la rete SOLVIT sono attualmente risolti in via giudiziale, aumentando lo spreco di tempo e denaro del pubblico e delle imprese, e dato che la rete SOLVIT potrebbe fornire una soluzione alternativa e più rapida ed efficace delle controversie legali, ritengo che rendere pienamente operativa la rete SOLVIT andrà a beneficio del funzionamento del mercato interno, nonché della tutela degli interessi e dei diritti del pubblico e delle imprese.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. – (PT) La rete SOLVIT è diventata operativa nel luglio 2002, essendo stata creata dalla Commissione e dagli Stati membri con l'obiettivo di risolvere i problemi che il pubblico e le imprese si trovavano a dover affrontare a causa di una applicazione non corretta della legislazione sul mercato interno, offrendo una risposta rapida, libera ed efficace senza ricorrere ai tribunali.

Tutti gli Stati membri dell'Unione europea insieme alla Norvegia, all’Islanda e al Liechtenstein hanno creato centri SOLVIT a livello nazionale, per lo più integrati nei rispettivi ministeri dell’economia e degli affari esteri. Questi centri cooperano direttamente attraverso un database elettronico, al fine di trovare soluzioni rapide e pragmatiche ai problemi presentati dal pubblico e dalle imprese.

Gli Stati membri devono intensificare i propri sforzi per informare il pubblico e le imprese sui loro diritti nel mercato interno, in modo da permettere loro di esercitarli. La conoscenza dei servizi offerti da SOLVIT deve essere diffusa in modo efficace presso i cittadini e le imprese.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) La rete SOLVIT, che mira a rappresentare una soluzione efficace alle questioni del mercato interno, ha registrato un notevole successo nella risoluzione di questi problemi. Questa rete SOLVIT è stata istituita nel 2002 al fine di affrontare i problemi che i cittadini e le imprese incontrano a causa di una non corretta applicazione della legislazione europea relativa al mercato interno.

La rete SOLVIT sostituisce i tribunali in modo più efficace e meno burocratico, consentendo di giungere a una soluzione entro 10 settimane. Ma il crescente flusso di casi sottoposti a SOLVIT ha portato a diverse carenze nelle sue risposte. Ciò significa che è molto importante fare uno sforzo per potenziarne le risorse umane e finanziarie, ed anche provvedere ad un’adeguata formazione dei funzionari della rete, in modo che essi possano migliorare la loro efficacia nel trattare il crescente numero di casi sottoposti alla loro attenzione.

 
  
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  Rovana Plumb (S&D), per iscritto. – (RO) Il mercato interno offre tutta una serie di opportunità ai cittadini e alle imprese. Il mercato interno funziona bene, nel complesso. Tuttavia a volte possono essere commessi anche degli errori.

SOLVIT è una rete nella quale gli Stati membri collaborano per risolvere i problemi senza ricorrere a procedimenti legali, problemi riconducibili un’inadeguata applicazione della legislazione sul mercato interno da parte delle autorità pubbliche. In ogni Stato membro dell'Unione europea esiste un centro SOLVIT (come anche in Norvegia, in Islanda e nel Liechtenstein).

Ho votato a favore della relazione per stimolare i centri SOLVIT a risolvere i reclami presentati dai cittadini e dalle imprese.

 
  
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  Robert Rochefort (ALDE), per iscritto. – (FR) Il mercato interno, con oltre 1 500 documenti spesso complessi, appare agli europei come un “grande marchingegno” abbastanza incomprensibile che, per di più, non viene sempre correttamente applicato negli Stati membri (mi riferisco in particolare al riconoscimento delle qualifiche professionali). Di conseguenza, SOLVIT si sta rivelando un prezioso strumento: in quanto servizio di supporto reale per i consumatori e per le imprese in materia di mercato unico, questa rete di cooperazione opera da diversi anni per risolvere in modo informale i problemi legati alla errata applicazione della legislazione del mercato interno da parte delle autorità pubbliche. Ho votato a favore della relazione sulla rete SOLVIT.

Ma nonostante i suoi tassi di successo (oltre l'80 per cento dei casi viene risolto positivamente), e nonostante il fatto che offre una soluzione rapida, extragiudiziale e gratuita ai problemi di ricorsi, la rete SOLVIT è ancora relativamente sconosciuta al grande pubblico. Dobbiamo fare di più per migliorarne la visibilità. Infine, mi dispiace che in alcuni Stati membri, compreso il mio, il centro SOLVIT sia così poco attrezzato in termini di budget e di personale. Ritengo che sia arrivato il momento per gli Stati membri di apprezzare l'utilità di tali centri e di fornire loro i mezzi per funzionare correttamente.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. – (NL) La relazione dell'onorevole Buşoi sulla rete SOLVIT è molto importante. Nell'esercizio delle mie funzioni parlamentari sono stato contattato più volte alla settimana da cittadini che mi ponevano domande spesso molto personali e molto specifiche sul funzionamento del diritto comunitario. Io sono spesso in grado di aiutarli prontamente indirizzandoli alla rete SOLVIT.

La relazione che abbiamo adottato oggi descrive chiaramente i vantaggi di questo strumento. E’ un lavoro estremamente equilibrato, nel senso che afferma con molta chiarezza come occorra intervenire per migliorare lo strumento. E’ certamente necessaria una buona strategia di comunicazione al fine di sensibilizzare il pubblico sulla rete SOLVIT. Creare un unico indirizzo internet può contribuire a questo scopo.

E’ chiaro che l'efficienza della rete SOLVIT ha bisogno di essere ulteriormente aumentata. Questo può effettivamente essere fatto attraverso il rafforzamento della cooperazione tra i dipendenti pubblici con un livello di preparazione sufficientemente elevato. Inoltre, è fondamentale raccomandare agli Stati membri di aumentare il personale del centro SOLVIT al fine di rafforzare la capacità amministrativa nei vari ministeri a livello nazionale. L'obiettivo per tutti i centri SOLVIT deve essere di rispondere alle domande rapidamente e trovare soluzioni concrete: è il vero scopo per cui è stata creata la rete SOLVIT.

 
  
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  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto. – (LT) Onorevole relatore, onorevoli colleghi, appoggio questa iniziativa e concordo pienamente con il rafforzamento della rete SOLVIT e l'ampliamento delle sue attività. Non si deve badare a spese per diffondere informazioni sulle attività di questa struttura europea sui media nazionali, su internet o nei programmi televisivi. Tuttavia, posso dire a tutti che ci sono due pesi e due misure: la legislazione non viene applicata in modo uniforme e ci sono anche sanzioni diverse per le stesse attività.

 
  
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  Anna Záborská (PPE), per iscritto. – (FR) La rete SOLVIT è stata creata al fine di risolvere i problemi incontrati dai cittadini e dalle imprese in seguito alla errata applicazione della legislazione sul mercato interno. Tutti gli Stati membri, e anche la Norvegia, l’Islanda e il Liechtenstein, hanno istituito un centro nazionale SOLVIT. Questi centri cooperano direttamente al fine di elaborare soluzioni rapide e pragmatiche ai problemi segnalati dai cittadini e dalle imprese. I centri necessitano di pareri legali sulla fondatezza giuridica delle problematiche presentate e delle soluzioni proposte. Essi hanno accesso all'assistenza legale, sia nello stesso centro sia all'interno dell'amministrazione competente. Quando vi sono divergenze di parere legale su casi trattati congiuntamente, complesse questioni giuridiche, o semplicemente quando non vi è un adeguato accesso alla consulenza legale nel loro paese, i centri SOLVIT si rivolgono spesso alla Commissione per un consiglio. Gli Stati membri devono garantire ai centri adeguato accesso alle consulenze giuridiche nelle loro amministrazioni. La Commissione deve accelerare la fornitura ai centri, su loro richiesta, di valutazioni giuridiche informali. Accolgo con favore l'impegno per il monitoraggio della legislazione europea e la sua applicazione negli Stati membri. Non è giusto che il colegislatore europeo debba applicare leggi che creano più problemi di quanti ne risolvano.

 
  
  

Relazione de Brún (A7-0082/2009)

 
  
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  Liam Aylward (ALDE), per iscritto. – (GA) In Irlanda abbiamo norme molto severe per le condizioni sanitarie degli animali e, di conseguenza, ho votato a favore di questa importante relazione che proteggerà lo stato di salute degli animali irlandesi. E’ necessaria e opportuna la raccomandazione della relazione per quanto riguarda la proroga fino alla fine del dicembre 2011 del regime transitorio sulla circolazione degli animali.

Queste regole instaurano un regime generale per identificare gli animali domestici (cani, gatti e furetti) che viaggiano tra gli Stati membri, e prevede che tutti gli animali siano accompagnati da un passaporto dal quale risulti che sono stati vaccinati contro la rabbia.

Queste misure protettive sono necessarie, visto che i requisiti sanitari in Irlanda sono estremamente elevati e, di conseguenza, il paese è privo di rabbia, di alcuni tipi di zecche e di vermi cestodi che potrebbero mettere a repentaglio la salute sia degli esseri umani sia degli animali.

 
  
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  Jan Březina (PPE), per iscritto. – (CS) Signora Presidente, ho votato a favore della relazione sulla proposta di risoluzione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle condizioni di polizia sanitaria per i movimenti a carattere non commerciale di animali domestici, anche se non sono d'accordo con l'intero testo della proposta. Sono particolarmente preoccupato per il fatto che essa preveda una proroga del periodo di transizione durante il quale l'importazione di cani e gatti in Irlanda, Malta, Finlandia, Svezia e Regno Unito rimane soggetta a condizioni più severe. Ad esempio, Malta, Irlanda e Regno Unito chiedono che cani e gatti siano soggetti a ulteriori esami per le zecche, esami che devono essere certificati anche nel loro passaporto veterinario. Questa è già la seconda proroga consecutiva del periodo transitorio, e ritengo che ciò sia altamente irregolare dal punto di vista della pratica legislativa dell'Unione europea. La Commissione deve valutare quanto prima la possibilità di estendere il regime generale agli Stati membri che attualmente rientrano nel regime transitorio, e a tal fine deve chiedere all'Autorità europea per la sicurezza alimentare di redigere un parere consultivo. Sono fermamente convinto che le ripetute estensioni del periodo di transizione non facciano gli interessi dei cittadini europei. Le differenze esistenti negli Stati membri già citati nelle misure di protezione, quali i diversi limiti di tempo per vaccinazioni, gli esami sierologici e le diverse scadenze per gli esami anti-parassiti, rendono più difficile e più costoso viaggiare con gli animali domestici nell’Unione europea.

 
  
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  Robert Dušek (S&D), per iscritto. – (CS) La legislazione comunitaria regola i movimenti a carattere non commerciale di animali da compagnia all’interno della Comunità, nell'ambito del quale stabilisce un regime cosiddetto generale secondo il quale cani, gatti e furetti che vengono spostati tra gli Stati membri dell'Unione europea devono essere accompagnati da documenti di identità e informazioni sulle loro vaccinazioni obbligatorie contro la rabbia e sulle malattie che hanno avuto. Il regolamento (CE) n. 998/2003 stabilisce anche un cosiddetto regime transitorio che consente agli Stati membri di applicare requisiti più rigorosi per l'ingresso e la circolazione di tali animali sul loro territorio. Il Regno Unito, in particolare, sta facendo un uso considerevole di tale deroga. La Commissione propone di prorogare il regime transitorio fino al 31 dicembre 2011, e la relatrice onorevole de Brún appoggia questa scelta. In considerazione del fatto che è stato raggiunto un compromesso tanto nel Consiglio quanto nella commissione ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare, di cui la presente relazione costituisce parte, io ho votato a favore della sua adozione.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. – (PT) Il regolamento (CE) 998/2003, che la Commissione propone di modificare, stabilisce norme armonizzate in materia di movimenti a carattere non commerciale di animali da compagnia all'interno dell'Unione europea, così come il loro ingresso in essa. Si prevede, tuttavia, un sistema temporaneo in base al quale alcuni Stati membri possono imporre condizioni più restrittive nel caso di certe malattie o infestazioni come la rabbia, l'echinococcosi e le zecche.

Nonostante l'importanza della libera circolazione di animali domestici all'interno dell'area dell'Unione europea, ribadisco la mia convinzione che è fondamentale che gli animali rispettino tutti i criteri sanitari in modo da non rappresentare un rischio per la salute umana o animale.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. – (PT) Questa relazione fornisce le regole per la circolazione degli animali domestici all'interno dello spazio europeo e come questa debba avvenire in conformità con l’obiettivo di prevenire la diffusione delle malattie, in particolare la rabbia.

La libertà di circolazione è uno dei pilastri fondamentali del mercato unico europeo. Questo problema è particolarmente pertinente per i cittadini di un'Europa senza frontiere, laddove abbiamo assistito a un aumento dei movimenti di animali da compagnia tra gli Stati membri.

Siamo tutti d'accordo che debba essere possibile viaggiare con animali domestici, ma siamo anche tutti d'accordo che questo deve essere fatto nel rispetto dei criteri di salute pubblica, al fine di garantire un maggiore livello di protezione della salute umana e animale.

Accolgo quindi con favore il sistema generale del passaporto, che armonizzerà le misure d'igiene, nonché i controlli che facilitano la libera circolazione degli animali domestici.

La relazione contiene anche una disposizione transitoria fino alla fine del 2011, in modo che alcuni paesi possano prepararsi a mettere a regime le infrastrutture necessarie.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Ho votato a favore della relazione dell'onorevole de Brún. La libertà di circolazione, che è al cuore del mercato unico, significa che questo è un tema importante per molti cittadini di tutta Europa. Anche la salute pubblica e la salute animale sono di vitale importanza e ritengo che il relatore abbia svolto un buon lavoro nella ricerca di un equilibrio.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) Le condizioni di salute che devono essere imposte sulla circolazione transfrontaliera degli animali domestici non destinati alla vendita sono finalizzate a garantire sia un elevato grado di protezione della salute umana e animale che una maggiore facilità di circolazione per gli animali accompagnati dai loro rispettivi proprietari. In questo modo, se le norme sono rispettate e se i trasferimenti nello spazio comunitario sono accompagnati da un certificato di vaccinazione contro la rabbia e dall'analisi della reazione del sistema immunitario a questo vaccino rilasciati da un veterinario abilitato, i movimenti a carattere non commerciale degli animali domestici saranno agevolati.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. – (ES) Ho votato in favore di questa importante relazione perché, così facendo, sosteniamo la proposta della Commissione sulla proroga del regime transitorio per quanto riguarda la rabbia, il che significa che la fine del regime coinciderà meglio con il periodo nel quale la Commissione europea ha previsto di porre fine al finanziamento comunitario dei programmi di vaccinazione per l'eradicazione della rabbia silvestre in alcuni Stati membri, che è il problema principale in relazione alla rabbia nell’Unione europea. Inoltre la Commissione ha optato per un attento approccio precauzionale, dando la priorità alle considerazioni sulla prevenzione e sugli altri aspetti sanitari collegati al mercato interno e alla libera circolazione degli animali domestici. Le diverse opzioni politiche sono stati confrontate e considerate dalla Commissione tenendo conto dei vari pareri dell'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA). La data proposta per la cessazione del regime transitorio consentirà di convertire l'infrastruttura e di aggiornare e adattare gradualmente il personale alla nuova situazione.

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (S&D), per iscritto. – (EN) Sono favorevole a questa relazione, che consente agli Stati membri di mantenere le misure di protezione contro la diffusione della rabbia, ma porterà anche, dopo il 2011, ad una libera e sicura circolazione degli animali domestici attraverso l’Europa. L'estensione fino al 2011 della deroga per alcuni paesi consentirà loro di mantenere i test e i controlli sanitari per malattie come la rabbia. Questo periodo di transizione è un passo importante verso la libera e sicura circolazione di animali domestici nell'Unione europea.

Vorrei congratularmi con quanti hanno lavorato per ottenere un accordo sulla nuova procedura di comitatologia. E’ un buon compromesso, che consentirà una risposta efficace a quegli Stati membri che nutrono giustificate preoccupazioni per la diffusione di altre malattie. Inoltre garantisce che quando si usano poteri delegati la Commissione consulti una varietà di esperti: esperti della Commissione, esperti degli Stati membri, esperti non-governativi e esperti del Parlamento. Dobbiamo far sì che questo impegno sia rispettato. In un più ampio contesto, abbiamo ricevuto assicurazioni scritte che questa relazione non creerà un precedente per l’uso futuro di poteri delegati. Ciò tiene conto delle preoccupazioni del Parlamento per la creazione di un precedente per la nuova procedura di comitatologia prevista dal trattato di Lisbona.

 
  
  

Relazione Coelho (A7-0015/2010)

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. – (LT) La strategia 2020 dell’Unione europea è un documento che dischiude molte speranze. In tempi recenti si è parlato molto della ripresa dell'economia europea, ma la maggioranza degli Stati membri deve ancora vedere la fine della crisi. In pubblico, la discussione della crisi si è limitata alla situazione delle finanze pubbliche, anche se il tasso di disoccupazione in rapido aumento in alcuni Stati membri ha già raggiunto un livello critico. E’ strano ascoltare funzionari europei di alto rango elogiare alcuni governi per il loro eccellente lavoro quando, ogni mese, il numero dei disoccupati in questi paesi cresce a un ritmo catastrofico, le garanzie sociali vengono ridotte e aumenta il numero di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà. Per gli abitanti di questi paesi sta diventando molto difficile capire se l'Unione europea stia attuando una politica di riduzione della povertà o invece la stia addirittura facendo aumentare. A mio parere, i governi che non sono stati capaci di risolvere nemmeno i problemi di stabilizzazione della disoccupazione non dovrebbero ricevere immeritate lodi. La Commissione europea deve avere maggiore consapevolezza e senso di responsabilità nel sorvegliare l'attuazione di piani di governo nazionali di gestione delle crisi, valutando in modo molto chiaro gli effetti di tali riforme sulle popolazioni.

 
  
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  Regina Bastos (PPE), per iscritto. – (PT) Il trattato di Schengen è un accordo tra i paesi europei sulla politica della libera circolazione delle persone all'interno dell’area Schengen. Qualsiasi persona che sia in possesso di un documento che prova la sua residenza legale in uno Stato membro dovrebbe essere in grado di muoversi liberamente all'interno di uno spazio privo di frontiere interne.

Ma non tutti i paesi rispondono ancora all’obbligo di fornire un permesso di soggiorno a cittadini di paesi terzi che siano titolari di questa forma di visto per soggiorni di lunga durata. Per questo motivo, non è coerente che uno studente che ha ottenuto un visto per frequentare un corso in Portogallo non abbia la possibilità di andare, per esempio, in Belgio per raccogliere informazioni da una biblioteca specializzata per la stesura della propria tesi.

Per questo motivo ho votato a favore della presente relazione, tenendo presente che è importante agevolare la libertà di circolazione all'interno dell’area Schengen di cittadini di paesi terzi che risiedono legalmente in uno degli Stati membri sulla base di un visto per soggiorni di lunga durata di tipo D rilasciato da quello Stato membro. Mi congratulo con il relatore, onorevole Coelho, per essersi ancora una volta adoperato per il raggiungimento di un accordo in prima lettura, cosa che permetterà che questa situazione sia risolta prima che il mese prossimo entri in vigore il codice dei visti.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. – (LT) Ho votato in favore dei nuovi emendamenti al presente regolamento dato che fino ad oggi i cittadini di paesi terzi titolari di visti per soggiorni di lunga durata hanno subito restrizioni alla libertà di circolazione. Essi non hanno potuto viaggiare liberamente da uno Stato membro dell'Unione europea ad un altro e hanno avuto perfino difficoltà a tornare al loro paese natale. Questo regolamento estende il principio di equivalenza tra i permessi di soggiorno e i visti per soggiorni di breve durata rilasciati dagli Stati membri che attuano integralmente l'acquis di Schengen e i visti per soggiorni di lunga durata. Va sottolineato che un visto per soggiorni di lunga durata deve avere gli stessi effetti di un permesso di soggiorno per quanto riguarda la libera circolazione nell’area Schengen senza frontiere interne. Vorrei attirare l'attenzione sull’importanza che, una volta semplificata la circolazione di cittadini di paesi terzi nell’area Schengen, non siano violate le garanzie di sicurezza negli Stati membri. L'attuazione del presente regolamento non deve andare a detrimento della sicurezza, dal momento che prevede il dovere degli Stati di controllare i dati di una persona nel Sistema d'informazione Schengen prima di rilasciare un visto per soggiorni di lunga durata e, se necessario, di richiederli agli altri Stati membri dell'UE. Finora questo è stato fatto solo per il rilascio dei permessi di soggiorno.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. – (FR) Accolgo con favore l'adozione di questo regolamento da parte di una larga maggioranza: 562 voti contro 29, con 51 astensioni. Da ora in poi qualsiasi cittadino di paesi terzi in possesso di un visto per soggiorni di lunga durata rilasciato da uno Stato membro sarà in grado di viaggiare per tre mesi verso gli altri Stati membri nell'arco di un periodo di sei mesi, alle stesse condizioni dei titolari di un permesso di soggiorno. Si trattava di una misura attesa da molti studenti e ricercatori, come quelli che partecipano a programmi di scambio europei (Erasmus Mundus). E’ un passo avanti per rendere l'Unione una destinazione più appetibile per gli studenti, gli studiosi e i ricercatori di paesi terzi. Inoltre, può essere visto come un sollecito della richiesta del Parlamento europeo perché gli Stati membri compiano dei passi verso la futura introduzione di un visto destinato specificamente agli studenti che partecipano a programmi di scambio. Tuttavia ho un rammarico: il Regno Unito, l’Irlanda e la Danimarca non hanno adottato il regolamento e non saranno soggetti alla sua applicazione, anche se questi paesi attirano un gran numero di studenti e ricercatori stranieri presenti nell’area Schengen.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. – (PT) La creazione attraverso l'accordo di Schengen di uno spazio europeo privo di controlli alle frontiere è stata un passo importante nella costruzione di un mercato interno aperto alla libera circolazione delle persone e delle merci.

Per questo stesso motivo, l'obiettivo fondamentale su cui si basa l'accordo è quello di consentire la libera circolazione delle persone all'interno di una zona priva di frontiere interne. Di conseguenza, ci sembra assurdo che i cittadini di paesi esterni all’Unione europea ma che sono in possesso di un visto per soggiorni di lunga durata fornito da uno degli Stati che fanno parte dell'accordo di Schengen, non possano circolare liberamente all'interno di questa area.

Gli esempi forniti dal relatore ci sembrano comprovare l'assurdità rappresentata nella pratica da questo sistema. Per questo motivo sono d'accordo con la proposta della Commissione, secondo il testo proposto dal Parlamento, per trattare i visti per soggiorni di lunga durata alla stregua dei permessi di soggiorno, garantendo così la libera circolazione dei loro titolari.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. – (PT) In primo luogo, accolgo con favore l'eccellente qualità di questa relazione. In conformità con la normativa comunitaria in vigore, i cittadini di paesi terzi titolari di un visto per soggiorni di lunga durata (superiore ai tre mesi) non sono autorizzati a recarsi in altri Stati membri durante il loro soggiorno o a viaggiare attraverso altri Stati membri quando tornano nel loro paese d'origine, poiché nell’accordo di Schengen non vi è alcuna disposizione che lo preveda.

Le nuove norme proposte implicano che, dal punto di vista della libera circolazione entro lo spazio Schengen senza frontiere interne, un visto per soggiorni di lunga durata abbia lo stesso effetto di un permesso di soggiorno, o che una persona in possesso di un visto per soggiorni di lunga durata rilasciato da uno Stato membro sia autorizzata a recarsi in altri Stati membri per tre mesi nell'arco di un periodo di sei mesi, e alle stesse condizioni del titolare di un permesso di soggiorno.

Perché questo sistema funzioni ci devono essere controlli equivalenti a quelli attualmente in atto in altre zone, in modo da garantire la buona comunicazione tra gli Stati membri e la coerenza tra il rilascio dei visti per soggiorni di lunga durata, i permessi di soggiorno e le segnalazioni del Sistema d'informazione Schengen.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) E’ un fatto positivo che uno straniero titolare di un visto per soggiorni di lunga durata concesso da uno Stato membro sia in grado di viaggiare in altri Stati membri per almeno tre mesi nell'arco di un periodo di sei mesi, e sulla base delle stesse condizioni del titolare di un permesso di soggiorno. Poiché questa è la questione principale oggetto del regolamento a cui si riferisce la presente relazione, noi abbiamo votato a favore.

Come sappiamo, al momento e in conformità con la legislazione comunitaria in vigore, i cittadini di paesi terzi titolari di visti per soggiorni di lunga durata, come ad esempio gli studenti che desiderano fare un viaggio di studio in un altro Stato membro, gli scienziati, gli accademici, i parenti di cittadini di paesi terzi e i cittadini comunitari, non sono autorizzati a recarsi in altri Stati membri durante il loro soggiorno o a passare attraverso altri Stati membri quando ritornano nel loro paese d'origine, situazione che non è prevista nell'accordo di Schengen.

Le nuove norme ora approvate permettono al titolare di un visto per soggiorni di lunga durata (superiore ai tre mesi, o un visto di tipo D) di godere degli stessi diritti del titolare di un permesso di soggiorno in termini di libertà di circolazione all'interno dell’area Schengen.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo votato contro la relazione dell'onorevole Coelho. In effetti, è irresponsabile consentire ai titolari di un visto per soggiorni di lunga durata, vale a dire una durata superiore a sei mesi, di beneficiare automaticamente della libertà di circolazione in tutti gli Stati dell’area Schengen, come se fossero titolari di un permesso di soggiorno. I vostri esempi sono fuorvianti. Non importa se stiamo parlando di studenti che desiderano visitare le capitali europee (con l'eccezione di Londra, Dublino e Copenaghen, che sono al di fuori dell'area Schengen), di ricercatori la cui ricerca dura meno di un anno, o di espatriati senza gli appropriati permessi di residenza e di lavoro: è tutto di importanza marginale e rappresenta solo un pretesto.

In realtà questa misura è l'ennesima negazione del diritto sovrano degli Stati di decidere chi può o non può, a quali condizioni e per quanto tempo, entrare nel loro territorio. Standardizzare i diritti rende completamente privi di senso, in ultima analisi, i visti per soggiorni di lunga durata, al solo vantaggio di promuovere una sorta di status di residente automatico, status che viene concesso dal momento in cui una persona vuole venire in Europa per più di tre mesi e per un altro scopo quello del turismo. Questo è inaccettabile.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. – (FR) Ho sostenuto la relazione Coelho sulla libera circolazione delle persone con visto per soggiorni di lunga durata perché, oltre alle questioni relative alle formalità amministrative, ritengo che sia importante per esempio non confinare i giovani stranieri che vengono a studiare nei nostri paesi a vivere in una sola nazione, ma dare loro la libertà di viaggiare da un paese all'altro, sia per studiare sia per scoprire la diversità e la ricchezza della cultura europea. A differenza di quanti stanno agitando lo spettro della sicurezza e della lotta contro l'immigrazione clandestina, dobbiamo difendere qui la necessità di sviluppare una società basata sulla conoscenza, tanto in Europa quanto altrove.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Mi sono astenuto sulla relazione Coelho in quanto essa riguarda aspetti di Schengen che non sono applicabili in Scozia.

 
  
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  Véronique Mathieu (PPE), per iscritto. – (FR) In primo luogo desidero ringraziare l'onorevole Coelho per la qualità della sua relazione e per la sua tangibile esperienza, che egli porta in tutto il suo lavoro sulla politica dei visti. L'adozione di questo regolamento è una necessità e una questione di urgenza. E’ una necessità perché, a causa di una pratica estremamente contenziosa messa in atto dagli Stati membri, che non convertono più i visti a lunga scadenza in permessi di residenza, ci siamo ritrovati in situazioni assurde in cui ai cittadini di paese terzo che risiedono legalmente nel territorio dell’Unione europea in virtù di un visto di tipo D viene impedito di viaggiare all'interno degli altri Stati membri dell’area Schengen. Questa pratica crea inutili ostacoli alla libera circolazione nell’area Schengen ed è contraria alla filosofia stessa dell'acquis di Schengen. L'adozione di questo testo è anche una questione di urgenza in vista della prossima entrata in vigore del codice comunitario sui visti, che abolisce i visti di tipo D + C. Oltre a mantenere un elevato livello di sicurezza all'interno dell’area Schengen grazie al obbligo di consultare il Sistema d'informazione Schengen nel trattare le domande di visto di tipo D, la presente relazione fornisce una soluzione equa ed equilibrata in situazioni che in futuro non devono più verificarsi.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) La normativa precedente, che non consentiva a un cittadino di un paese terzo con un visto per soggiorni di lunga durata concesso da uno Stato membro di recarsi in altri Stati membri, non soddisfaceva le esigenze di mobilità della maggior parte di quei cittadini. Stiamo parlando di studenti, scienziati, accademici e altri che nel contesto del proprio lavoro professionale e/o accademico hanno bisogno di viaggiare tra i vari Stati membri e non sono in grado di farlo a causa della vigente legislazione.

In questo modo, questi cambiamenti correggono questa situazione anomala, pur continuando a garantire tutte le norme di sicurezza sulla circolazione dei cittadini dei paesi terzi all'interno dell'Unione europea.

 
  
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  Rareş-Lucian Niculescu (PPE), per iscritto. – (RO) Ho votato in favore di questo regolamento perché ritengo che si tratti di un gradito miglioramento di un precedente atto che limitava i diritti dei possessori di visti per soggiorni di lunga durata in uno Stato membro. Così come la società è in uno stato di costante movimento, la normativa europea non deve rimanere immobile, perché ci troviamo ad affrontare nuovi problemi e nuove sfide. Allo stesso tempo ci vengono offerti nuovi strumenti per la gestione delle questioni legate, ad esempio, alla libera circolazione.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. – (DE) La presente relazione mira a rendere considerevolmente più facile per i cittadini di paesi terzi in possesso di un visto per soggiorni di lunga durata di tipo D circolare liberamente in tutta la Comunità. In tal modo, si trascura completamente il fatto che dovrebbe essere di competenza degli Stati membri decidere se e quali cittadini di paesi terzi sono autorizzati ad entrare nel paese e a chi debba essere rifiutato l'ingresso. E’ per questo motivo che ho votato contro la relazione.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Assieme al mio gruppo, ho votato a favore di questa relazione perché essa rileva che le proposte avanzate in questo ambito mirano a rendere più agevole per i cittadini di paesi terzi che soggiornano legalmente in uno Stato membro circolare nello spazio Schengen sulla base un visto di lungo soggiorno di tipo D rilasciato da tale Stato membro. Esse intendono fornire una risposta alle situazioni in cui gli Stati membri non sono in grado, per varie ragioni, di rilasciare in tempo permessi di soggiorno a cittadini di paesi terzi che risiedono sul proprio territorio, estendendo l’esistente principio di equivalenza tra un permesso di soggiorno e un visto per soggiorni di breve durata di tipo C e i visti per soggiorni di lunga durata di tipo D.

Un visto per soggiorni di lunga durata avrà dunque lo stesso effetto di un permesso di soggiorno per quanto riguarda la circolazione nell'area Schengen. In questo modo sarà possibile per chiunque possieda un documento da cui risulti che è legalmente residente in uno Stato membro circolare liberamente nell'area Schengen per brevi periodi di non più di tre mesi in un semestre.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. – (PT) La libera circolazione delle persone è uno dei principi fondamentali dell'Unione europea, e l'area di Schengen è stata creata al fine di mettere in pratica in modo efficace questo obiettivo. Il gruppo del Partito popolare europeo, di cui faccio parte, ha sempre difeso il principio della libera circolazione delle persone, secondo il principio che le regole e le procedure comuni in materia di visti, permessi di soggiorno e controllo delle frontiere devono far parte della piena attuazione di Schengen.

In questo contesto appoggio le nuove misure adottate, tenendo conto del fatto che la libera circolazione dei cittadini di paesi terzi, cioè i residenti di uno Stato membro sulla base di un visto per soggiorni di lunga durata di tipo D che viaggiano verso altri Stati membri nell'area Schengen, a volte è resa difficile a causa di un ritardo nella conversione del visto in permesso di soggiorno.

In conformità con il documento, il principio di equivalenza tra permesso di soggiorno e visti per soggiorni di breve durata verrà applicato anche ai visti per soggiorni di lunga durata. Per questi motivi ho votato a favore del documento, considerato che le misure adottate non solo lasciano inalterate le questioni relative alla concessione dei visti, comprese quelle relative alle questioni di sicurezza, ma costituiscono anche uno sviluppo naturale e necessario del concetto di Schengen.

 
  
  

Relazione in ’t Veld (A7-0025/2010)

 
  
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  Liam Aylward e Pat the Cope Gallagher (ALDE), per iscritto. – (GA) I membri del Fianna Fáil al Parlamento europeo, onorevoli Gallagher e Aylward, si oppongono fortemente a quanto viene proposto in questa relazione in merito all'introduzione di una base imponibile consolidata comune per le società (CCCTB).

Il Centro europeo di studi economici ha recentemente effettuato uno studio su come si potrebbe introdurre una base imponibile consolidata comune per le società in Europa, e dalle conclusioni dello studio emerge chiaramente che, dal punto di vista politico, un tale sistema fiscale non sarebbe praticabile, pratico né desiderabile.

Una base imponibile consolidata comune per le società in Europa non migliorerebbe la competitività dell'Unione europea o il funzionamento del mercato unico, e per di più la CCCTB potrebbe interferire con le piccole economie aperte come quella dell'Irlanda. La fiscalità è di competenza dei singoli Stati membri e il governo irlandese ha il diritto di usare il suo potere di veto in relazione alle misure fiscali, tra cui rientra la CCCTB. Tale diritto è sancito dai trattati, compreso il trattato di Lisbona.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. – (PT) La concorrenza effettiva nella fornitura di beni e servizi riduce i prezzi, migliora la qualità e consente ai consumatori una maggiore scelta. Permette altresì il progresso dell’innovazione tecnologica. La ricerca nel settore dell'energia è fondamentale, insieme agli investimenti nelle infrastrutture, in particolare nell’interconnessione delle reti del gas e dell'elettricità, al fine di promuovere la concorrenza. La sicurezza degli approvvigionamenti e una vera concorrenza nel mercato dell'energia dipendono dall’interconnessione e dal buon funzionamento delle infrastrutture energetiche. Una forte competitività è importante anche all'interno del settore delle telecomunicazioni, con misure volte a promuovere la competitività per mezzo di tariffe preferenziali. Per raggiungere questo obiettivo è importante analizzare il mercato rilevante. Vorrei anche sottolineare l'importanza di monitorare il comportamento concorrenziale nei mercati dei combustibili all'interno dell'Unione europea. I meccanismi di sostegno, come gli aiuti di Stato, non devono essere utilizzati per proteggere le industrie nazionali a scapito del mercato interno e dei consumatori europei, e questi meccanismi devono essere utilizzati con lo scopo di ristabilire un’economia sostenibile della conoscenza.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. – La relazione sulla politica di concorrenza illustra come migliorare il funzionamento dei mercati a vantaggio dei consumatori e delle imprese europee. Particolare attenzione è stata riservata alle tematiche inerenti i “Cartelli e consumatori”. Combattere i cartelli è fondamentale per garantire che i benefici di un regime concorrenziale giungano al consumatore finale. Infatti rappresentano una delle violazioni più gravi della normativa sulla concorrenza: si consente agli operatori di poter aumentare i prezzi, limitare la produzione e ripartirsi i mercati. La funzione della Commissione è sanzionatoria, vietando così un comportamento anticoncorrenziale, e infligge ammende ai membri di un cartello, scoraggiando ogni impresa dall’assumere o continuare a tenere un comportamento anticoncorrenziale.

Durante una crisi economica il rischio è quello di aumentare il livello protezionistico. Occorre, quindi, evitare un intervento pubblico che modificherebbe le condizioni della concorrenza sul mercato interno ma, allo stesso tempo, riconoscere che, a volte, il ricorso agli aiuti di Stato è indispensabile per affrontare la crisi. Il mio voto è favorevole, in quanto un clima anticoncorrenziale incentiva gli abusi di posizioni dominanti a danno delle PMI ed è, quindi, fondamentale che l’Europa si adoperi per una maggiore garanzia e tutela dei prodotti.

 
  
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  Derk Jan Eppink, a nome del gruppo ECR, per iscritto. – (EN) Il gruppo ECR è un fermo sostenitore di una politica di forte ed efficace concorrenza come strumento sia per tutelare il consumatore che per favorire un equo accesso ai mercati. Siamo lieti di sostenere le azioni intraprese negli ultimi anni dalla Commissione nel perseguimento di tali obiettivi e, in particolare, le sue azioni contro gli aiuti di Stato sleali.

E’ quindi con nostro sgomento che la relazione, che inizialmente era ben formulata, è stata resa meno efficace da aggiunte irrilevanti e sgradite di paragrafi che pregiudicano l'esito dei negoziati per l'architettura di vigilanza finanziaria, che invocano una base imponibile consolidata comune per le società e attaccano il diritto delle imprese ad assumere personale a contratto.

In passato, i membri del nostro gruppo hanno votato a favore delle relazioni sulla politica di concorrenza della Commissione e la nostra speranza è che tali relazioni, in futuro, siano migliorate dall’esame della commissione problemi economici e monetari. La nostra astensione riflette questa preoccupazione, e in questa dichiarazione ribadiamo il nostro sostegno per il proseguimento del buon lavoro svolto dalla Commissione nel settore della concorrenza.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. – (PT) Una maggiore concorrenza significa una maggiore scelta per i cittadini europei e un contesto più competitivo per le aziende. Come tale, non dovrebbe esserci alcuna separazione tra le politiche dell'Unione europea in materia di concorrenza e quelle relative ai consumatori. Pertanto, se vogliamo garantire il conseguimento di tali obiettivi, risulta vitale l'azione della Commissione per garantire un contesto competitivo efficace nel mercato interno, anche se ciò può mettere in discussione le competenze assolute conferite a quella istituzione.

Nella crisi degli ultimi mesi l'autorizzazione degli aiuti di Stato, giustificata dagli eventi più recenti, è stata fondamentale per la ripresa dell'economia. Inoltre, se si vuole garantire che nel mercato interno sopravviva un clima di equa concorrenza, è fondamentale la lotta contro i cartelli e l'abuso delle posizioni dominanti da parte delle imprese, permettendo ai vari operatori economici di beneficiare di condizioni che consentano le loro attività.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. – (PT) La crisi economica di cui stiamo ancora vivendo gli effetti richiede misure eccezionali come gli aiuti di Stato. Tuttavia è necessario garantire che ciò non distorca indebitamente la concorrenza o aumenti il deficit di bilancio ed il debito pubblico. In considerazione di ciò, l’applicazione deve avvenire in base ad una misurata considerazione.

Il livello del debito pubblico, in rapido aumento, costituirà un onere per le generazioni future e un ostacolo alla ripresa economica e alla crescita. L’eccessivo indebitamento e il deficit di bilancio non solo compromettono la stabilità dell'euro, ma impongono anche severe restrizioni alla spesa pubblica in settori prioritari quali l'istruzione, la sanità, l'innovazione e l'ambiente.

In questo contesto, è necessario procedere a una rigorosa valutazione del pacchetto di salvataggio e recupero e dell'efficacia degli aiuti di Stato. Occorre evitare il protezionismo e la frammentazione del mercato unico, poiché indeboliscono la posizione dell'Europa nell'economia globale.

Un mercato unico che funzioni correttamente è la chiave per un'economia sana e, con ogni evidenza, per la ripresa economica. In ultima analisi, le politiche economiche devono guadagnare una maggiore legittimità grazie a un maggiore intervento da parte del Parlamento nel quadro del processo di codecisione.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) Politiche e norme efficaci in materia di concorrenza sono sempre state fondamentali per la sana convivenza di tutti gli operatori economici dell’eurozona. Anche se l'Unione europea è stata duramente colpita dalla recente crisi economica mondiale, la verità è che una moneta forte, un mercato unico coerente, finanze pubbliche sane e un buon sistema di protezione sociale hanno contribuito notevolmente ad aiutarci a sopravvivere agli effetti della crisi.

Tuttavia, gli aiuti di stato distribuiti da vari Stati membri senza alcuna preoccupazione per il bene dell'Unione europea nel suo complesso potrebbero portare a notevoli distorsioni della concorrenza. E’ quindi essenziale che vengano valutate tutte le misure adottate da ciascuno Stato membro per combattere la crisi, in modo che, in futuro l'Unione europea abbia la capacità di reagire insieme e in modo armonico, al fine di evitare il protezionismo e la frammentazione del mercato unico. Simili situazioni non fanno altro che danneggiare l'Europa, che vuole ricoprire un forte ruolo nell'economia globale.

 
  
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  Sławomir Witold Nitras (PPE), per iscritto. – (PL) La politica in materia di concorrenza è una delle più importanti della Comunità ed è stata una delle prime su cui si è raggiunto un accordo. La legittimità e la necessità della sua introduzione si riferiscono direttamente ad uno dei principali obiettivi delle Comunità europee, che è stata la creazione di un mercato comune degli Stati membri. La politica in materia di concorrenza ha lo scopo di garantire che gli ostacoli agli scambi interni, eliminati nell'ambito del mercato comune, non siano sostituiti da altre misure da parte delle imprese o dei governi, perché questo condurrebbe a distorsioni della concorrenza. La politica della concorrenza riguarda principalmente gli interessi dei consumatori e cerca di garantire loro un facile accesso a beni e servizi offerti sul mercato interno a prezzi che siano il più omogenei possibile in tutta l'Unione. Mi piacerebbe solo attirare la vostra attenzione sulla grave crisi che ha colpito l'Europa, per dire che un mercato interno che funzioni bene è la chiave per una sana economia, ed ora è certamente la chiave del lavoro di ricostruzione che ci attende nell’immediato futuro.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. – (DE) La relazione contiene alcune proposte ragionevoli come il diverso trattamento, nella legislazione della concorrenza, tra i gruppi multinazionali da un lato, e le piccole e medie imprese dall'altro. Tuttavia non ritengo che sia giusto deregolamentare o non regolamentare i prezzi al dettaglio nel settore delle telecomunicazioni. In generale, ritengo fuorviante il tenore della relazione che asserisce l'efficienza assoluta del libero mercato. E’ per questo motivo che ho votato contro la relazione.

 
  
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  Robert Rochefort (ALDE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione dell'onorevole in 't Veld, che accoglie con favore la relazione 2008 della Commissione europea sulla politica della concorrenza. Infatti, condivido questo positivo punto di vista: bisogna rilevare questo mutamento di approccio da parte della Commissione.

In effetti, in quella relazione la Commissione spiega che si tratta di mettere al centro delle proprie attività in materia di concorrenza le preoccupazioni dei consumatori, e che essa ritiene che il principale obiettivo della politica di concorrenza sia l'ottimizzazione del benessere dei consumatori. Me ne compiaccio. Può essere che la Commissione agisca finalmente in piena conformità con l'articolo 12 del trattato di Lisbona, che prevede che la tutela dei consumatori deve essere presa in considerazione nella definizione e nell'attuazione delle altre politiche dell'Unione?

Ho altresì incoraggiato la Commissione a continuare ad impegnarsi nel dialogo regolare che ha deciso di creare tra i propri servizi, i consumatori e le associazioni che li rappresentano. A questo proposito, è un bene che nel 2008 sia stata creata un’unità per le relazioni con i consumatori nell'ambito della Direzione generale per la concorrenza. Ora chiediamo una relazione completa sulle attività di questa unità, in modo che si possa avere un’idea migliore di quanto essa sia utile.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Insieme al mio gruppo, il Verts/ALE, ho votato in favore della relazione dell’onorevole in 't Veld sulla relazione annuale sulla politica di concorrenza (2008), perché prevede un’opportunità per il Parlamento di affermare le proprie priorità e la propria valutazione sul modo in cui la Commissione conduce la sua politica di concorrenza. Sono lieto che, in linea con il voto della commissione problemi economici e monetari, la relazione dell’onorevole in 't Veld sia stata approvata (come previsto) a larga maggioranza (i Verdi sono a favore, come nel caso dei principali gruppi politici).

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE), per iscritto. – (PL) Colpita dalla crisi economica, l’Europa è stata in grado di reagire rapidamente e mitigare gli effetti della crisi grazie alla sua moneta comune, a un forte mercato interno e ad un sistema stabile di protezione sociale. Ciò non significa che ora non vi sia alcuna ripercussione percettibile, ma sono visibili i segni di un miglioramento della situazione. Purtroppo i consumatori sono ancora alle prese con problemi relativi allo sfruttamento dei vantaggi della concorrenza. I loro diritti devono essere tutelati, ma loro ne devono essere più consapevoli e averne una maggiore conoscenza. Il buon funzionamento e la competitività del mercato europeo vuol dire che il consumatore è in grado di utilizzare il sistema della concorrenza scegliendo prodotti e servizi ai prezzi più bassi. Però attualmente osserviamo un’insufficiente concorrenza, in particolare nei settori farmaceutico e delle telecomunicazioni. L'assenza di concorrenza è direttamente pregiudizievole per i consumatori, come lo è anche per l'economia. Vi è anche la necessità di un monitoraggio dei comportamenti di concorrenza sui mercati dei carburanti nell'Unione europea. Devono essere applicate sanzioni per le violazioni della legge sulla tutela della concorrenza, che siano commisurate alla violazione, e si deve ricorrere a più forti deterrenti in caso di ripetute violazioni. Soprattutto, però, la crisi ha evidenziato la debolezza dell'economia europea ed ha indicato le aree che hanno l’esigenza di essere rafforzate. Tutte le strategie di politica economica devono essere ancora assoggettate al controllo democratico, e devono essere realizzate con attenzione al bene comune e nel rispetto per i diritti dei cittadini europei.

 
  
  

Relazione Thun Und Hohenstein (A7-0084/2009)

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. – (EN) Ho votato in favore di questa relazione. Un mercato interno che funzioni efficacemente è indispensabile alla creazione di un contesto economico stabile e innovativo. Ma il mercato interno non può funzionare efficacemente senza che le norme comunitarie siano correttamente recepite, applicate e fatte rispettare. Purtroppo negli Stati membri rimane troppo elevato il numero di procedure di infrazione.

Una simile situazione provoca distorsioni del mercato interno e lascia i consumatori senza adeguata protezione. Il Parlamento europeo nel 2008 ha invitato la Commissione a fornire informazioni più dettagliate sulle direttive che non sono state attuate negli Stati membri, e mi auguro vivamente che in un prossimo futuro la Commissione sia in grado di presentare tali informazioni.

 
  
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  Regina Bastos (PPE), per iscritto. – (PT) Nel 1997 la Commissione ha pubblicato il lavoro del primo quadro di valutazione del mercato interno. che si è concentrato sull’applicazione da parte degli Stati membri delle regole del mercato interno, considerando che notevoli ritardi impediscono ai cittadini e alle imprese di sfruttare al massimo il mercato interno.

Attraverso la valutazione e la pubblicazione degli sviluppi in materia di attuazione, il comitato di valutazione ha contribuito a una riduzione del livello di mancata attuazione delle direttive da parte degli Stati membri. Ho votato a favore della presente relazione in quanto ritengo indispensabile che gli Stati membri recepiscano in modo tempestivo nelle legislazioni nazionali la legislazione del mercato interno, perché il mercato interno non può funzionare se non vengono correttamente attuate ed applicate le normative dell’Unione europea relative al suo funzionamento, e se non vengono eseguiti i controlli di conformità.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. – (PT) Nonostante gli Stati membri abbiano raggiunto i più alti standard in termini di tempo necessario per recepire le norme del mercato interno nella legislazione nazionale, non ritengo che i dati forniti dal più recente quadro di valutazione del mercato interno siano soddisfacenti. La creazione di un mercato interno stabile e innovativo, che soddisfi le esigenze dei consumatori e nel quale le aziende possano massimizzare la creazione di nuovi posti di lavoro, non può coesistere con i sistematici ritardi nella attuazione della legislazione comunitaria e con la mancata applicazione delle direttive.

Sono le persone e le imprese che soffrono maggiormente per il ritardo nell’attuazione delle politiche relative al mercato interno a causa dei costi che derivano da una scelta più limitata, da una minore concorrenza e da una minore apertura dei mercati. Tenendo presenti questi aspetti, ritengo importante che il Parlamento eserciti pressioni in merito all'applicazione delle norme del mercato interno. I periodi di attuazione di tali direttive Sono stati stabiliti dagli Stati membri. Essi devono almeno essere tenuti a rispettare le scadenze che si sono dati da soli. Questo è un obiettivo fondamentale per un mercato interno in un periodo di crisi economica.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. − Dopo aver migliorato il deficit di trasposizione delle direttive, avendo raggiunto la percentuale dell’1%, ora rimane fondamentale concentrarsi sul miglioramento dell’applicazione concreta della legislazione sul mercato interno negli ordinamenti nazionali. La Commissione, il Parlamento e gli Stati membri devono fare maggiore sforzi in questo ambito e collaborare tra loro.

Dal canto suo, la Commissione deve sostenere maggiormente gli Stati durante il periodo di recepimento, attraverso il dialogo e lo scambio di informazioni per risolvere i problemi prima della scadenza per la trasposizione, organizzare un forum annuale sul mercato interno e cercare nuove soluzioni per eliminare le barriere che ancora ostacolano il completamento del mercato interno, compresa la semplificazione della legislazione.

Noi deputati del Parlamento europeo, in qualità di rappresentanti dei cittadini, dobbiamo utilizzare ogni occasione possibile per informarli della legislazione europea con la promozione di studi, seminari, convegni e audizioni. I Parlamenti nazionali invece devono partecipare attivamente ai procedimenti legislativi europei per conoscere per tempo le proposte normative, migliorando la cooperazione tra le autorità nazionali, regionali e locali. In questo senso, il trattato di Lisbona conferisce alle Assemblee elettive un ruolo più incisivo che deve essere sfruttato al meglio. Per tutte le ragioni esposte, ben esplicate nella relazione, il mio voto è favorevole.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. – (PT) Dopo la recente pubblicazione a marzo 2010 dei risultati da parte del quadro di valutazione del mercato interno, è stato dimostrato che la percentuale di direttive relative al mercato interno che è stata recepita nella legislazione nazionale è dello 0,7 per cento, un risultato inferiore a quello presentato nel luglio 2009 che era stato, come ha osservato il relatore, dell’1,0 per cento.

L'attuazione tempestiva e adeguata della normativa comunitaria è essenziale per una maggiore integrazione del mercato interno in considerazione del suo impatto diretto sulla certezza del diritto e sulla fiducia dei cittadini europei. Per questo motivo, gli Stati membri devono adottare un atteggiamento responsabile nel dare applicazione a questa normativa in modo che in futuro non vi sia una mancata applicazione, ma piuttosto una maggiore certezza giuridica e una possibilità, per il pubblico, di beneficiare di condizioni eque nel mercato interno.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. – (PT) Il mercato interno non può funzionare correttamente se le norme comunitarie relative al suo funzionamento non sono adeguatamente recepite e attuate e non ne viene verificato il rispetto. E’ quindi indispensabile che gli Stati membri recepiscano in modo tempestivo la normativa sul mercato interno nel diritto nazionale.

Ci sono 22 direttive il cui termine di recepimento è scaduto da oltre due anni. Inoltre, il 6 per cento delle direttive non è stato recepito da tutti gli Stati membri, il che significa che 100 direttive relative al mercato interno non sono state efficaci come avrebbero potuto essere all'interno dell'UE.

Gli Stati membri e la Commissione devono agire con decisione in risposta a questa situazione. Condivido il parere che la Commissione debba rendere pubbliche sul proprio sito web le direttive che non sono state attuate in ciascuno Stato membro, in modo che questa situazione diventi di pubblico dominio. Sembra che il numero dei casi di infrazione sia tuttora troppo elevato: alcuni Stati membri hanno un numero di casi ben al di sopra della media di 47 dell’Unione europea.

Gli Stati membri sono altresì chiamati a garantire il funzionamento delle reti transfrontaliere di sistemi di informazione elettronica creati dalla Commissione.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Contrariamente a quanto sostiene la relazione, è chiaro oggi che il processo di liberalizzazione dei mercati e di privatizzazione dei servizi pubblici, che è ancora in corso, non ha portato alcun vantaggio apprezzabile in termini di prezzi, qualità del servizio o riduzione della spesa pubblica. Al contrario, le organizzazioni di tutela dei consumatori e degli utenti dei servizi pubblici riferiscono aumenti dei prezzi, riduzioni nella qualità del servizio e aumenti del costo della prestazione del servizio. La liberalizzazione, infatti, ha contribuito alla perdita di posti di lavoro e alla creazione di monopoli privati, mettendo a repentaglio i diritti dei lavoratori, degli utenti dei servizi pubblici e dei consumatori, come è chiaramente accaduto nel settore delle telecomunicazioni, dei trasporti, dell'elettricità e degli uffici postali. Questa situazione, per parte sua, ha contribuito a peggiorare la crisi economica e sociale.

Per queste ragioni, persistere in una tale politica comporta un continuo peggioramento della situazione socio-economica per milioni di persone. Significa insistere nello sperpero dei servizi pubblici, che sono una risorsa pubblica, nonché nel trasferirli ai gruppi privati. Significa insistere nell’insicurezza, nella disoccupazione e nella povertà. Significa insistere nell’aumentare il divario tra ricchi e poveri. Significa insistere in una società più ingiusta. Per questi motivi non abbiamo votato a favore.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo votato contro la relazione dell'onorevole Thun und Hohenstein. Questo Parlamento tiene fissa l’attenzione sul recepimento delle direttive, il famoso quadro di valutazione del mercato interno. Nessuno mette mai in discussione la qualità intrinseca di questa normativa, o anche la reale necessità o pertinenza delle 90 000 pagine di testo che rappresentano ciò che chiamiamo l'acquis communautaire, o delle quasi 1 700 direttive relative al mercato interno. Non più di quanto, tra l'altro, ci si preoccupi di scoprire se gli obiettivi delineati al momento dell’adozione di questi testi siano stati raggiunti, se le analisi di impatto siano risultate esatte, e se i principi di sussidiarietà e di proporzionalità siano stati rispettati.

Si dice che tutte le carenze sono di competenza degli Stati membri, che tuttavia hanno sempre meno spazio di manovra per adeguare tali documenti alle circostanze nazionali, dato che vengono fissati anche i minimi dettagli, mentre i trattati indicano l'obbligo di produrre risultati ma non le risorse. Un po’ di autoanalisi e di autocritica farebbero assai bene alle istituzioni europee.

 
  
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  Małgorzata Handzlik (PPE), per iscritto. – (PL) Il quadro di valutazione del mercato interno è uno strumento molto importante che fornisce informazioni sullo stato del recepimento della legislazione europea da parte degli Stati membri. Nonostante i loro obblighi, gli Stati membri ritardano il recepimento o lo attuano nel modo errato. Il quadro di valutazione indica che gli Stati membri stanno gestendo sempre meglio l'attuazione della normativa, anche se un numero considerevole di loro sono ancora lontani dagli obiettivi fissati. Abbiamo bisogno di un chiaro obbligo degli Stati membri per migliorare questi indicatori. Recentemente, nel Parlamento europeo abbiamo fatto un gran parlare della necessità di rafforzare il mercato interno. Il mercato interno però non funzionerà adeguatamente se la legislazione, che è il fondamento di un mercato interno funzionante correttamente, non verrà recepita correttamente e con tempestività.

Il mercato interno deve ottenere anche il sostegno dei nostri cittadini. Pertanto concordo con la proposta del relatore di tenere un forum annuale sul mercato interno, nonché con la proposta di un “test del mercato interno”, che è un suggerimento per verificare la legislazione dal punto di vista delle quattro libertà del mercato interno: libera circolazione di capitali, beni, servizi e persone.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Il quadro di valutazione del mercato interno offre una panoramica utile sull'applicazione delle norme comunitarie in settori di vitale importanza per i consumatori e le imprese europee. Purtroppo, la Scozia non appare ancora nel quadro di valutazione come paese indipendente. Ritengo indispensabile che il parlamento scozzese ottenga i pieni poteri nei settori attualmente riservati a Londra; una volta che ciò sarà accaduto, sono fiducioso che la Scozia figurerà tra gli Stati membri che applicano le misure a beneficio dei consumatori e delle imprese.

 
  
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  Alan Kelly (S&D), per iscritto. – (EN) Approvo pienamente l’idea del quadro di valutazione del mercato interno come strumento per misurare il successo del mercato unico. Si tratta di uno strumento essenziale per comunicare come gli Stati membri gestiscono il diritto europeo. Esso mostra inoltre che l'onere dell’eccessiva regolamentazione, che spesso appanna l'immagine della Unione europea, spesso non è colpa delle istituzioni dell'Unione europea, ma dello stesso Stato membro. C'è qui da imparare una lezione e in futuro si renderà necessaria una maggiore trasparenza.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE), per iscritto. – (FI) Signor Presidente, un mercato interno che funzioni efficacemente si fonda su consumatori soddisfatti che se ne fidano. I consumatori europei sono di vitale importanza nel momento in cui ci muoviamo dalla recessione verso la crescita. Le relazioni che abbiamo adottato sollevano importanti questioni riguardo alle modalità per migliorare la tutela dei consumatori e il funzionamento del mercato interno, che io ho sostenuto durante le deliberazioni della commissione e nella votazione di oggi. Ne cito tre. In primo luogo, il quadro di valutazione del mercato interno è un gradito strumento. I suoi cinque indicatori principali sono sicuramente fondamentali per valutare come funzioni il mercato interno sia in generale sia dal punto di vista dei consumatori. Penso che dovremmo sostenere l'idea che in futuro il quadro di valutazione debba includere informazioni sull'attuazione della normativa sul mercato interno da parte degli Stati membri ancora in carenza. Ci dobbiamo liberare da una mentalità miope ancora concentrata sul proprio vantaggio. In secondo luogo, mi sorprende l'atteggiamento molto negativo del gruppo dell'Alleanza progressista dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo riguardo al proposto test del mercato interno. Questo è probabilmente dovuto a una conclusione errata, poiché il test potrebbe anche agire per promuovere obiettivi specificamente sociali e ambientali. Questo è certamente ciò di cui tratta il processo di integrazione: l'economia e un mercato interno redditizio sono fatte per servire obiettivi più generali. La storia ha dimostrato la saggezza della dichiarazione Schuman. In terzo luogo, vorrei esprimere il mio sostegno per lo sviluppo di mezzi di ricorso che garantiscano la tutela giuridica dei consumatori. In Finlandia, il nostro sistema per la risoluzione extragiudiziale delle controversie sul consumo e l’istituzione del difensore civico dei consumatori funziona molto bene. La Commissione deve svolgere un dialogo intenso con le autorità degli Stati membri per garantire la diffusione di prassi corrette. Tuttavia, dobbiamo ricordare che, se la tutela dei consumatori e del mercato interno deve essere rafforzata, avere dei consumatori consapevoli e attivi è più importante del controllo ufficiale e della tutela giuridica.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) E’ fondamentale un mercato interno sano se vogliamo che vi sia una sana concorrenza e lo sviluppo economico che ne deriva. Tuttavia, perché ciò diventi una realtà, le direttive comunitarie devono essere adottate da tutti gli Stati membri nella stessa maniera, senza eccezioni.

Il quadro di valutazione del mercato interno e il gruppo dei consumatori hanno un ruolo fondamentale nel migliorare il funzionamento del mercato interno. Anche se siamo sulla strada giusta, siamo ancora lontani dal raggiungere tutti gli obiettivi fissati per un più efficiente mercato interno. Ognuno deve quindi fare uno sforzo, compresi i parlamenti nazionali che rivestono un ruolo molto importante e decisivo.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Alla fine ho deciso di votare contro la relazione perché non siamo riusciti a eliminare dal testo l'articolo 10. Il mantenimento di questo articolo è di fondamentale importanza perché richiede l'istituzione sistematica del “test di mercato interno” al fine di verificare ex ante se le proposte legislative dell'Unione europea rispettino tutte le regole del mercato interno.

 
  
  

Relazioni Dehaene (A7-0022/2010), Böge (A7-0020/2010), (A7-0021/2010), (A7-0019/2010), Rosbach (A7-0009/2010), Hedh (A7-0024/2010), Buşoi (A7-0027/2010), de Brún (A7-0082/2009), Coelho (A7-0015/2010), in ’t Veld (A7-0025/2010), Thun und Hohenstein (A7-0084/2009)

 
  
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  Luis Manuel Capoulas Santos (S&D), per iscritto. – (PT) A seguito di un problema con sistema elettronico di votazione, il voto che ho voluto esprimere non è stato registrato.

Dichiaro pertanto di aver votato a favore di tutti i punti su cui ha avuto luogo la votazione nella sessione attuale.

 
Ultimo aggiornamento: 4 giugno 2010Avviso legale