Procedura : 2008/2028(INI)
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A6-0336/2008

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PV 22/09/2008 - 20
CRE 22/09/2008 - 20

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PV 23/09/2008 - 5.24
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P6_TA(2008)0437

RELAZIONE      
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10 settembre 2008
PE 405.974v03-00 A6-0336/2008

sulle delibere della commissione per le petizioni nell’anno parlamentare 2007

(2008/2028(INI))

Commissione per le petizioni

Relatore: David Hammerstein

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulle delibere della commissione per le petizioni nell’anno parlamentare 2007

(2008/2028(INI))

Il Parlamento europeo,

–    viste le sue precedenti risoluzioni in materia di delibere della commissione per le petizioni, in particolare la risoluzione del 21 giugno 2007 sui risultati della missione di accertamento nelle regioni dell’Andalusia, di Valencia e di Madrid condotta per conto della commissione per le petizioni(1),

–    visti gli articoli 21 e 194 del trattato CE,    

–    visti gli articoli 45 e 192, paragrafo 6, del suo regolamento,

–    vista la relazione della commissione per le petizioni (A6-0336/2008),

A.  riconoscendo l’importanza singolare della procedura delle petizioni, che consente agli individui di richiamare l’attenzione del Parlamento europeo su questioni specifiche che li riguardano da vicino e che coprono i settori di attività dell’Unione,

B.   considerando che la commissione per le petizioni dovrebbe sempre cercare di migliorare la propria efficienza per servire al meglio i cittadini europei e soddisfare le loro aspettative;

C.  consapevole del fatto che, nonostante il considerevole progresso nello sviluppo delle strutture e delle politiche dell’Unione finora registrato, i cittadini rilevano spesso numerose carenze nell’applicazione delle politiche e dei programmi dell’Unione che li riguardano da vicino,

D.  considerando che, secondo il trattato CE, i cittadini dell'Unione europea hanno il diritto di presentare petizioni al Parlamento europeo ma che essi hanno parimenti la facoltà di trasmettere le proprie denunce ad altre istituzioni od organi dell'UE, in particolare la Commissione,

E.   considerando che a livello nazionale gli sforzi tesi a promuovere e a fornire informazioni in merito al diritto dei cittadini di presentare una petizione al Parlamento rimangono indispensabili per destare l'interesse del pubblico e, in particolare, per evitare una confusione tra i diversi sistemi di denuncia,

F.   considerando che gli Stati membri hanno la responsabilità di applicare i regolamenti e le direttive comunitarie, responsabilità che possono delegare alle autorità politiche regionali o locali a seconda dei loro accordi istituzionali,

G.  considerando che il Parlamento è legittimato ad esercitare un controllo e una supervisione democratici sulle politiche dell’Unione, alla luce del fondamentale principio della sussidiarietà, al fine di garantire che il diritto comunitario sia attuato e capito correttamente e che esso persegua gli obiettivi per cui è stato elaborato, discusso e adottato dalle competenti istituzioni dell’Unione,

H.  considerando che i cittadini dell'Unione e le persone che in essa risiedono possono essere parte attiva in tale attività esercitando il diritto di presentare petizioni al Parlamento europeo, nella consapevolezza che la commissione competente si farà carico ed esaminerà le loro preoccupazioni fornendo una risposta adeguata,

I.    F. considerando che i trattati in vigore prevedono già il rispetto dei principi chiave della società europea quali la dignità umana, la libertà, la democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani, l'uguaglianza e i diritti delle minoranze e considerando che i nuovi trattati sull'Unione europea e il suo funzionamento, se ratificati da tutti e 27 gli Stati membri, potenzieranno ulteriormente tale aspetto incorporando la Carta dei diritti fondamentali, garantendo l'accesso dell'Unione alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e introducendo una base giuridica per le iniziative legislative dei cittadini nonché un sistema adeguato di diritto amministrativo per le istituzioni UE,

J.    considerando che l'articolo 7 del trattato sull'Unione europea definisce le procedure di intervento dell'Unione nell'eventualità di violazioni gravi e persistenti, da parte di uno Stato membro, dei principi fondanti dell'Unione, come disposto dall'articolo 6 del trattato,

K.  ribadendo, a tale riguardo, che i cittadini UE inviano spesso petizioni al Parlamento europeo per ottenere giustizia qualora ritengano vi sia stata una violazione dei diritti riconosciuti dai trattati e qualora giudichino i rimedi giudiziari inadatti, inutili, eccessivamente protratti nel tempo e, come spesso accade, costosi,

L.   considerando che la commissione per le petizioni, in qualità di commissione responsabile, ha il dovere non soltanto di rispondere alle petizioni individuali, ma anche di cercare di fornire soluzioni efficaci alle preoccupazioni sollevate dai firmatari entro un periodo di tempo adeguato e considerando che questo è l'obiettivo principale della sua attività,

M.  considerando che le preoccupazioni manifestate dai firmatari trovano generalmente soluzione con la cooperazione leale tra, da un lato, la commissione per le petizioni e, dall’altro lato, la Commissione, gli Stati membri e i loro enti locali e regionali, che forniscono di concerto rimedi non giudiziari,

N.  considerando, tuttavia, che gli Stati membri e gli enti locali o regionali non hanno sempre la chiara volontà di trovare soluzioni concrete ai problemi sollevati dai firmatari,

O.  considerando altresì che, anche se le segnalazioni dei firmatari non sempre sono fondate, i firmatari di petizioni hanno comunque il diritto di ricevere una spiegazione e una risposta da parte della commissione competente,

P.   considerando che un rafforzamento del coordinamento interistituzionale dovrebbe rendere più efficace il reinoltro automatico delle petizioni non ricevibili alle competenti autorità nazionali,

Q.  considerando che le petizioni possono essere dichiarate irricevibili se esulano dai settori di attività dell’Unione europea e che la procedura delle petizioni non deve essere considerata dai cittadini un metodo per appellarsi contro le decisioni prese dalle competenti autorità nazionali giuridiche o politiche su cui essi eventualmente discordano,

R.   considerando che è fondamentale che il Parlamento si doti dei mezzi necessari in termini di autorità, norme, procedure e risorse efficaci per rispondere in modo opportuno e in tempo utile alle petizioni ricevute,

S.   considerando che la procedura delle petizioni può contribuire efficacemente al miglioramento della regolamentazione, in particolare esaminando quei settori citati dai firmatari in cui la legislazione europea in vigore è debole o inefficace relativamente agli obiettivi dello specifico atto legislativo e considerando che, con la cooperazione e sotto l’autorità della competente commissione legislativa, è possibile rimediare a simili situazioni operando una revisione degli specifici atti legislativi,

T.   considerando che la procedura delle petizioni contribuisce anche in modo significativo all’identificazione di istanze di non corretto rispetto, da parte degli Stati membri, della legislazione comunitaria, costringendo in molti casi la Commissione ad avviare procedure d’infrazione, conformemente all’articolo 226 del trattato CE,

U.  considerando che la procedura d’infrazione è finalizzata a garantire che lo Stato membro rispetti la legislazione comunitaria in vigore e che essa viene inoltre decisa a discrezione della Commissione, senza alcun coinvolgimento diretto del Parlamento in tale processo; considerando, tuttavia, che circa un terzo delle infrazioni costituisce l’oggetto delle petizioni presentate dai firmatari al Parlamento europeo,

V.  considerando che una procedura d’infrazione, anche se positiva, può non presupporre necessariamente un rimedio in relazione a quanto specificatamente richiesto dai singoli firmatari; considerando che tale aspetto mina la fiducia dei cittadini nella capacità delle istituzioni UE di rispondere alle loro aspettative,

W. considerando che nel 2007, anno in cui i membri della commissione sono saliti da 25 a 40, il Parlamento ha registrato 1.506 petizioni (vale a dire un aumento pari al 50% rispetto al 2006), di cui 1.089 sono state dichiarate ricevibili,

X.  considerando che nel 2007 complessivamente 159 firmatari hanno preso parte alle riunioni della commissione, senza considerare le molte altre persone che hanno seguito i lavori,

Y.  considerando che nel 2007 sono state organizzate sei missioni di accertamento in Germania, Spagna, Irlanda, Polonia, Francia e Cipro e che in seguito a tali visite sono state elaborate relazioni e raccomandazioni successivamente inviate a tutte le parti interessate e in particolare ai firmatari,

Z.   considerando che in nove riunioni di commissione sono state discusse oltre 500 petizioni, con la preziosa assistenza dei rappresentanti della Commissione, e che tutti i firmatari sono stati informati del risultato,

AA.considerando che, come emerge dalla procedura delle petizioni, le aree di maggiore preoccupazione per i cittadini UE sono le seguenti: l'ambiente e la sua tutela, inclusa la debolezza della direttiva sulla valutazione dell'impatto ambientale (VIA), la direttiva quadro in materia di acque, la direttiva sull'acqua potabile, le direttive sui rifiuti, la direttiva habitats, la direttiva concernente la conservazione degli uccelli selvatici, la direttiva contro il riciclaggio di denaro e altre ancora e incluse preoccupazioni di ordine generale in materia di inquinamento e cambiamento climatico, diritti di proprietà individuale e privata, servizi finanziari, libertà di movimento e diritti dei lavoratori, inclusi il diritto alla pensione e altre disposizioni in materia di sicurezza sociale, libera circolazione delle merci e imposizione fiscale, riconoscimento delle qualifiche professionali, libertà di stabilimento e denunce di discriminazione per motivi di nazionalità, genere o appartenenza a una minoranza,

AB. considerando che, nel 2007, l’oggetto delle petizioni e l’evoluzione del loro esame hanno riguardato importanti temi di attualità quali il cambiamento climatico, la perdita della biodiversità, la carenza idrica, la regolamentazione dei servizi finanziari e la fornitura di energia nell’Unione europea,

AC. considerando i costanti e costruttivi rapporti instauratisi tra il Mediatore europeo, che ha la responsabilità di esaminare le denunce presentate dai cittadini per i casi di cattiva amministrazione da parte delle istituzioni comunitarie, e la commissione per le petizioni, che presenta relazioni periodiche al Parlamento sulla relazione annuale del Mediatore europeo o su relazioni speciali – che rimangono l’ultima risorsa del Mediatore in caso di mancato rispetto delle sue raccomandazioni –, una delle quali è stata elaborata nel 2007,

AD. considerando che, su decisione della Conferenza dei presidenti del 15 novembre 2007, è stata rifiutata una richiesta presentata nel giugno 2005 dalla commissione responsabile relativa alla concessione di un’autorizzazione a elaborare una relazione su una relazione speciale del Mediatore al Parlamento sui casi di cattiva amministrazione nell'ambito dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode,

AE. considerando gli sviluppi futuri che incrementeranno il coinvolgimento dei cittadini UE nelle attività e nei lavori svolti dall'Unione europea, in particolare l'introduzione dell'"iniziativa dei cittadini" prevista dal trattato di Lisbona (se ratificato da tutti i 27 gli Stati membri) che consentirà a non meno di un milione di cittadini di diversi Stati membri di richiedere una proposta di nuovo atto legislativo e che prevede l'introduzione di procedure specifiche con il coinvolgimento della Commissione, a cui andranno indirizzate inizialmente tali iniziative, del Parlamento europeo e del Consiglio,

AF. considerando che se l'attività della commissione per le petizioni si rivela efficace ed efficiente indicherà tangibilmente ai cittadini che le loro legittime preoccupazioni sono prese in esame stabilendo un autentico legame tra i cittadini e l'UE; considerando invece che se vi sono ritardi inaccettabili e manca la volontà da parte degli Stati membri di dare attuazione alle necessarie raccomandazioni in conformità con la legislazione nazionale, la distanza tra l'UE e i suoi cittadini non fa altro che aumentare e in molti casi conferma l'opinione di questi ultimi che esista un deficit democratico,

AG. considerando che nel corso del 2007 i membri della commissione per le petizioni hanno beneficiato del notevole potenziamento della banca dati e dello strumento di gestione ePetition, sviluppato dal segretariato in collaborazione con il servizio responsabile della tecnologia dell’informazione, che fornisce a tutti i membri della commissione e ai gruppi politici l’accesso diretto a tutte le petizioni e alla documentazione correlata, consentendo loro di rispondere efficacemente ai firmatari,

AH. considerando tuttavia che il Parlamento non è riuscito a fornire le risorse richieste nella risoluzione dell’anno scorso sulle attività della commissione per le petizioni, che sono necessarie a migliorare i dispositivi Internet per la procedura delle petizioni, né ad applicare l’articolo 192, paragrafo 2, del regolamento interno del Parlamento, che dispone l’istituzione di un "registro elettronico sul quale i cittadini possono associarsi al primo firmatario apponendo la propria firma elettronica sulla petizione dichiarata ricevibile e iscritta nel ruolo generale",

AI. considerando che è importante informare in modo adeguato i cittadini UE circa le attività svolte dalla commissione per le petizioni in vista delle prossime elezioni del Parlamento europeo programmate per il mese di giugno 2009,

1.   accoglie con favore la stretta collaborazione tra la commissione per le petizioni e i servizi della Commissione e il Mediatore nonché il clima di cooperazione instauratosi tra le istituzioni, che cercano di rispondere alle preoccupazioni dei cittadini UE; è però certo che occorre fare in modo che la stessa commissione per le petizioni potenzi le proprie strutture investigative indipendenti, in particolare rafforzando il segretariato e la consulenza legale; si impegna a razionalizzare ulteriormente le procedure interne della commissione per le petizioni per semplificare maggiormente l'iter delle petizioni, in particolare per quanto concerne i tempi di pronuncia, la ricevibilità, le indagini e il seguito dato, l'organizzazione delle riunioni della commissione, la cooperazione con altre commissioni parlamentari eventualmente interessate a determinate petizioni o competenti in merito a talune petizioni, e le iniziative proprie, come le missioni di accertamento;

2.   sottolinea che la portata normativa della Carta dei diritti fondamentali sarà riconosciuta se il trattato di Lisbona sarà pienamente ratificato e ciò ne consacrerà dal punto di vista formale l'autonomo valore vincolante e ricorda la necessità di prevedere misure concrete al fine di definire l'impatto di quest'ultima sui diritti dei cittadini e, conseguentemente, sull'attività e sulle competenze della commissione per le petizioni;

3.   ribadisce la richiesta avanzata al Segretario generale di procedere con urgenza ad un riesame del "portale dei cittadini" sul sito web del Parlamento europeo, con lo scopo di accrescere la visibilità del portale in relazione al diritto di petizione e di garantire ai cittadini i mezzi necessari per apporre elettronicamente la propria firma alle petizioni, come disposto dall’articolo 192, paragrafo 2, del regolamento interno; insiste affinché il portale dei cittadini garantisca l'interoperabilità del software utilizzato per la navigazione sul web in modo da fornire ai cittadini pari diritti di accesso a tale riguardo;

4.   ritiene che l’attuale procedura di registrazione delle petizioni ne ritardi eccessivamente l’esame ed è preoccupato per il fatto che ciò potrebbe essere interpretato come una certa mancanza di sensibilità nei confronti dei firmatari; esorta pertanto il Segretario generale ad adottare le misure necessarie a trasferire la registrazione delle petizioni dalla direzione generale della Presidenza al segretariato della commissione competente;

5.   chiede l'avvio di negoziati fra il Parlamento e la Commissione allo scopo di coordinare meglio il loro lavoro in merito alle denunce in modo da facilitare, semplificare e razionalizzare le procedure dei reclami rendendole più trasparenti e celeri; invita il Segretario generale a riferire alla commissione per le petizioni entro sei mesi;

6.   sostiene la formalizzazione di una procedura in base alla quale le petizioni nel settore del mercato interno sono trasferite alla rete SOLVIT per accorciare significativamente l'iter delle petizioni che toccano problematiche attinenti al mercato interno (ad es. tasse automobilistiche, riconoscimento delle qualifiche professionali, permessi di soggiorno, controlli alle frontiere e accesso all'istruzione), pur garantendo il diritto del Parlamento a esaminarle qualora SOLVIT non dovesse trovare una soluzione soddisfacente;

7.   ribadisce la necessità di un maggiore coinvolgimento del Consiglio e delle rappresentanze permanenti degli Stati membri nelle attività della commissione per le petizioni e li esorta a potenziare la loro presenza e la loro partecipazione agli interessi dei cittadini;

8.   ritiene che, nel contesto del rafforzamento del segretariato della commissione per le petizioni e nel contesto dello sviluppo del sistema di ePetition, l'introduzione di uno strumento informatico di tracciatura on-line rivolto ai firmatari di petizioni contribuirebbe a una maggiore trasparenza ed efficienza del processo, attraverso funzioni che comprendono, fra l'altro, periodici aggiornamenti dello stato di avanzamento e richieste di informazioni supplementari; osserva che tale misura fornirebbe una risposta più adeguata alle aspettative dei cittadini UE favorendo al tempo stesso un migliore adempimento dei compiti istituzionali del Parlamento europeo e della sua commissione per le petizioni;

9.  invita la Commissione a prendere nella dovuta considerazione le raccomandazioni della commissione per le petizioni quando decide in merito all'avvio di procedure di infrazione contro gli Stati membri e rinnova la richiesta che la Commissione europea notifichi direttamente e ufficialmente alla commissione per le petizioni l’avvio di una procedura d’infrazione legata a una petizione oggetto di esame da parte di quest’ultima;

10. ribadisce al riguardo il carattere rappresentativo della commissione per le petizioni nonché il suo impegno e ruolo istituzionale svolto nei confronti dei cittadini e dei residenti UE;

11. è preoccupato per i tempi eccessivi impiegati per concludere casi di infrazione da parte dei servizi della Commissione e della Corte di giustizia, laddove quest’ultima sia coinvolta e – riconoscendo che ciò è spesso il risultato di un lento e spesso deliberato ostruzionismo da parte delle amministrazioni dello Stato membro coinvolte – chiede che siano introdotti termini più rigorosi; manifesta dubbi circa l’efficacia delle cosiddette "procedure d’infrazione orizzontali" che richiedono tempi più lunghi; chiede la revisione della procedura d’infrazione al fine di garantire un maggior rispetto dell’applicazione degli atti legislativi dell’UE;

12. esorta le istituzioni interessate a utilizzare meglio tale procedura come mezzo inteso a garantire il pieno rispetto della legislazione comunitaria e deplora profondamente che troppo spesso la lentezza delle procedure utilizzate e la frequente confusione circa la posta in gioco portino di fatto a violazioni del diritto comunitario da parte degli Stati membri, che agiscono quindi impunemente contro gli interessi delle comunità locali direttamente colpite che hanno presentato una petizione al Parlamento;

13. ritiene problematico che l’attuale sistema di monitoraggio della legislazione comunitaria consenta agli Stati membri di ritardarne l’osservanza fino alla reale imminenza di una sanzione pecuniaria evitando inoltre la responsabilità per le violazioni intenzionali commesse in passato e che i cittadini spesso non sembrino avere accesso adeguato alla giustizia e alle misure correttive su scala nazionale anche qualora la Corte di giustizia abbia statuito il mancato rispetto, da parte di uno Stato membro, dei diritti dei cittadini a norma del diritto comunitario;

14. raccomanda di conferire priorità a che la commissione per le petizioni sia efficace ed efficiente in tutti gli aspetti della sua attività complessiva, poiché questo costituisce un impegno concreto e tangibile nei confronti dei cittadini, che indica che l'UE ha la volontà e la capacità di rispondere alle loro legittime preoccupazioni;

15. manifesta preoccupazione e sgomento per le segnalazioni dei firmatari secondo cui, anche in caso di sostegno da parte della commissione per le petizioni sul merito della loro petizione, essi riscontrano troppo spesso notevoli difficoltà per ottenere compensazioni da parte delle autorità e dei tribunali nazionali coinvolti; ritiene che occorre investigare maggiormente tali debolezze sistemiche, segnatamente nella misura in cui esse si applicano al settore dei servizi finanziari, come nel caso delle conclusioni della commissione d’inchiesta sulla crisi Equitable Life, basate sulle petizioni pervenute al Parlamento e in merito alle quali è stata elaborata una relazione nel 2007;

16. accoglie con favore il fatto che, nel 2007, la Commissione e la Corte di giustizia hanno agito rapidamente, facendo ricorso anche alle procedure di ingiunzione, per scongiurare l’imminente distruzione, conseguentemente alla costruzione del corridoio stradale della Via Baltica, di un’area nella Valle Rospuda protetta dalla direttiva habitats, in merito alla quale la commissione per le petizioni ha condotto una propria indagine indipendente e una missione di accertamento formulando raccomandazioni specifiche; deplora il fatto che non si siano più registrati esempi di questo tipo;

17. esorta la Commissione, in fase di esame delle petizioni e dei reclami relativi alla politica ambientale – che costituisce una delle principali preoccupazioni per i firmatari dell'UE - ad una maggiore prontezza operativa nel prevenire violazioni della legislazione comunitaria; sottolinea che il "principio precauzionale" non ha sufficiente valore giuridico effettivo e viene spesso ignorato dalle autorità competenti degli Stati membri, che hanno tuttavia l'obbligo di applicare il trattato CE;

18. deplora la mancanza di sostegno, da parte della Commissione europea, nei confronti della commissione per le petizioni nel momento in cui, in seguito soprattutto a missioni di accertamento, emerge la chiara evidenza del mancato rispetto dei diritti dei cittadini previsti dal trattato o la non applicazione della legislazione e chiede la messa a punto di nuove procedure che consentano al Parlamento di deferire direttamente tali casi alla Corte di giustizia;

19. riconosce appieno che la procedura delle petizioni, come riconosciuto dal trattato, mira però principalmente a ottenere rimedi e soluzioni non giudiziari per i problemi sollevati dai cittadini europei nel corso del processo politico e, in tale contesto, si compiace che in molti casi si siano ottenuti risultati soddisfacenti;

20. riconosce altresì che in molti casi non è possibile trovare soluzioni soddisfacenti per i firmatari di petizioni a causa delle debolezze della stessa legislazione comunitaria applicabile;

21. esorta le commissioni legislative competenti a prestare la massima attenzione, in fase di preparazione e di negoziazione di atti legislativi nuovi o riveduti, ai problemi sollevati nel corso della procedura delle petizioni;

22. invita la Commissione ad interessarsi maggiormente all’utilizzo dei Fondi di coesione in settori dell’UE in cui i grandi progetti infrastrutturali esercitano un forte impatto sull’ambiente ed esorta gli Stati membri a garantire che i fondi europei siano diretti verso lo sviluppo sostenibile nell’interesse delle comunità locali, che presentano in numero sempre crescente petizioni al Parlamento al fine di protestare contro il frequente mancato rispetto di tali priorità da parte degli enti locali e regionali; accoglie con favore il lavoro intrapreso al riguardo dalla commissione per il controllo di bilancio e dalla Corte dei conti;

23. sottolinea che un numero crescente di petizioni ricevute, in particolare dai cittadini dei nuovi Stati membri, riguarda la restituzione di beni immobili, anche se tale questione rimane essenzialmente di competenza nazionale; esorta gli Stati membri interessati a garantire che le loro leggi in materia di diritti di proprietà derivanti da un cambiamento di regime siano completamente conformi agli obblighi previsti dal trattato e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, come altresì disposto dall’articolo 6 del trattato UE modificato dal trattato di Lisbona; sottolinea che le petizioni ricevute al riguardo non concernono il regime di proprietà, ma il diritto alla proprietà acquisita legittimamente; a tale riguardo, invita la Commissione ad essere particolarmente vigile non solo nei suoi rapporti con gli attuali Stati membri, ma anche nei negoziati con i paesi candidati;

24. ribadisce l'impegno a sostenere il riconoscimento del diritto dei cittadini UE alla proprietà privata ottenuta legalmente e condanna qualsiasi tentativo volto a privare le famiglie dei loro beni immobili senza la pertinente procedura, una giusta compensazione o il rispetto della loro integrità personale; sottolinea il numero crescente di petizioni ricevute al riguardo, in particolare per quanto concerne la Spagna nel 2007 e mette altresì in luce la relazione e le raccomandazioni elaborate dalla missione di accertamento condotta dalla commissione per le petizioni(2) al fine di indagare il problema per la terza volta; sottolinea che, per quanto concerne le direttive sugli appalti pubblici, sono ancora aperte procedure d'infrazione;

25. ribadisce altresì le critiche avanzate dalla commissione per le petizioni in seguito alla missione di accertamento condotta nel 2007 a Loiret(3), in Francia, e chiede in particolare alle autorità francesi di intervenire con risolutezza al fine di garantire l'osservanza delle direttive europee, che rischiano di essere violate in caso di autorizzazione a portare avanti alcuni progetti relativi alla costruzione di ponti sul fiume Loira, considerando che la Valle della Loira non è soltanto protetta ai sensi della direttiva habitats e della direttiva concernente la conservazione degli uccelli selvatici, ma è anche patrimonio mondiale dell'UNESCO nonché uno degli ultimi sistemi fluviali selvatici;;

26. manifesta costante preoccupazione per la mancata attuazione, in Irlanda, delle disposizioni della direttiva sull'acqua potabile, per l'assenza di qualsiasi valutazione preventiva ad una decisione del 2007 di rimuovere un monumento nazionale a Lismullin, sul progettato percorso dell'autostrada M3, nei pressi di Tara, nella contea di Meath (che ha portato alla decisione della Commissione di rinviare l'Irlanda alla Corte di giustizia sulla base del fatto che l'approccio complessivo del paese rispetto alla rimozione di monumenti nazionali in circostanze simili a quelle di Lismullin non rispetta pienamente i requisiti della direttiva 85/337/CEE(4), per i problemi riscontrati dalle comunità locali di Limerick, nonché per altre questioni sollevate nella relazione elaborata dalla missione di accertamento in Irlanda3 condotta nel 2007 dalla commissione per le petizioni; sottolinea che alcune di tali questioni formano oggetto di procedure d'infrazione in itinere;

27. cita la relazione della missione di accertamento effettuata in Polonia(5), contenente raccomandazioni circa la salvaguardia della valle Rospuda e dell’ultima foresta vergine in Europa; esorta la Commissione a continuare a collaborare con le autorità polacche su percorsi alternativi per la rete stradale e ferroviaria Via Baltica come raccomandato nella relazione della commissione per le petizioni; incoraggia altresì la Commissione a garantire i finanziamenti necessari per alleggerire la pressione sul sistema stradale di Augustow al fine di proteggere la popolazione locale e di salvaguardare l’ambiente dell’area;

28. ricorda la missione di accertamento effettuata a Cipro nel novembre 2007 dal presidente e dai membri della commissione per le petizioni; esorta le parti interessate a continuare ad impegnarsi al fine di raggiungere una soluzione negoziale per le principali questioni fonte di preoccupazione per i firmatari, segnatamente la zona chiusa di Famagosta, che dovrebbe essere restituita ai legittimi proprietari e accoglie con favore il fatto che le due parti stiano proseguendo i negoziati in un nuovo contesto allo scopo di risolvere la questione legata alla proprietà; sottolinea l'importanza inoltre dell'immediata attuazione della risoluzione 550 (1984) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che stabilisce l'impegno di restituire la città di Famagosta ai suoi legittimi abitanti.

29. sottolinea il numero crescente di petizioni e di lettere ricevute dalla commissione per le petizioni relativamente alla questione molto delicata dell'affidamento minorile, in merito alla quale è estremamente difficile intervenire, come ad esempio in caso di petizioni relative al sistema dello Jugendamt tedesco, a causa del coinvolgimento dei tribunali in molte cause e in quanto – ad eccezione dei casi di genitori provenienti da diversi paesi UE – è difficile invocare la competenza dell'UE in quanto tale;

30. ricorda che nel 2007, molti firmatari britannici i cui beni erano stati confiscati dalle autorità doganali britanniche non hanno ancora ricevuto giustizia pur avendo la Commissione concluso le procedure d’infrazione contro il Regno Unito per mancato rispetto degli obblighi del trattato, in materia di libertà di circolazione delle merci; esorta le autorità britanniche a trovare una soluzione equa che includa il pagamento di indennizzi volontari nei confronti dei firmatari che hanno subito forti danni finanziari prima che le autorità rivedessero tale pratica e che, come richiesto dalla Commissione, iniziassero a operare in conformità con le rilevanti direttive;

31. ricorda altresì che, in Grecia, le autorità doganali continuano a confiscare le auto dei cittadini greci che vivono all’estero e che rientrano in vacanza in Grecia con auto con targhe straniere, molti dei quali sono stati ingiustamente accusati di contrabbando e la cui causa, come precedentemente comunicato dalla commissione per le petizioni al Parlamento, non si è ancora conclusa; esorta le autorità greche a fornire alle autorità doganali istruzioni e linee guida chiare che rispettino appieno il principio della libertà di circolazione delle merci e degli individui all’interno dell’UE nonché a concedere indennizzi ai firmatari vittime di tale pratica;

32. deplora che tra le petizioni più vecchie ancora all'esame, il caso dei "Lettori", ossia degli insegnanti di lingua straniera in Italia, continui a rimanere irrisolto nonostante due decisioni della Corte di giustizia e il sostegno della Commissione europea e della commissione per le petizioni a favore della causa e delle loro rivendicazioni; esorta le autorità italiane e le singole università coinvolte comprese, fra l’altro, le università di Genova, Padova e Napoli, a intervenire al fine di trovare una giusta soluzione a tali rivendicazioni legittime;

33. ribadisce che le petizioni valutate dalla commissione per le petizioni nel 2007 hanno incluso – anche se inizialmente programmata per il 2006 – la cosiddetta petizione "One Seat", sostenuta da 1,25 milioni di cittadini europei che hanno chiesto all'UE di fare di Bruxelles l'unica sede del Parlamento europeo; sottolinea che nell'ottobre 2007 il Presidente ha deferito la petizione alla commissione, che ha pertanto chiesto al Parlamento di formulare un parere al riguardo, alla luce del fatto che la sede dell'istituzione è regolata dalle disposizioni del trattato e che gli Stati membri hanno la responsabilità di prendere una decisione in merito;

34. si impegna, nella prossima tornata legislativa, a modificare il nome della commissione per le petizioni, tradotto in tutte le lingue ufficiali dell’UE, al fine di garantire che esso comunichi il carattere della commissione in modo comprensibile, il che sembra per il momento non avvenire in alcune lingue, sottolineando l’elemento della democrazia partecipativa del diritto di petizione; ritiene che la dicitura "commissione per le petizioni dei cittadini" sia di più facile comprensione;

35. preoccupato per il numero di petizioni ricevute in merito ai problemi di registrazione elettorale riscontrati da cittadini UE espatriati o con uno status minoritario all’interno di uno Stato membro, esorta tutti gli Stati membri a prestare particolare attenzione alle strutture messe a disposizione di tutti i cittadini europei e dei residenti UE aventi diritto finalizzate a garantire la loro piena partecipazione alle prossime elezioni UE;

36. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione e la relazione della sua commissione al Consiglio, alla Commissione, al Meditatore europeo, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, alle loro commissioni per le petizioni, o ad altre commissioni competenti in materia nonché ai loro mediatori.

(1)

          GU C 146 E, del 12.6.2008, pag. 340.

(2)

DT 699755

(3)

DT 689062

(4)

Direttiva del Consiglio 85/337/CEE del 27 giugno 1985 concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati

(5)

2007/2118(INI).


MOTIVAZIONE

Nel corso del 2007, il lavoro svolto dalla commissione per le petizioni e l’impatto che quest’ultimo ha avuto su molti cittadini europei hanno continuato a ricevere un’ampia copertura mediatica da parte della stampa. Se paragonata alle altre commissioni, su cui incombe la pesante responsabilità dell’attività legislativa del Parlamento, che rimane una priorità naturale per l’istituzione, la commissione per le petizioni ha saputo dimostrare che il suo ruolo e la sua funzione sono altresì essenziali, vista la sua capacità di investigare e di elaborare relazioni sulla percezione del diritto comunitario da parte degli Stati membri.

La commissione ha un’ampia e crescente responsabilità in quanto deve rispondere alle legittime preoccupazioni dei cittadini europei, comunicare le loro reazioni alle altre commissioni parlamentari e alla Commissione europea, trovare una soluzione alle violazioni inaccettabili dei diritti dei cittadini e indagare sul modo in cui le autorità nazionali, regionali e locali applicano il diritto comunitario. Il Parlamento ha inoltre dimostrato di essere ricettivo, su base proattiva, nei confronti dell’elettorato europeo coinvolgendo molti firmatari nell’attività svolta dalla commissione – nel 2007, 159 firmatari sono intervenuti e hanno partecipato attivamente alle riunioni della commissione e con altre centinaia di persone sono stati organizzati incontri nelle proprie regioni di appartenenza durante le sei missioni di accertamento effettuate nel 2007.

Nel gennaio 2007, la conferenza dei presidenti ha deciso di aumentare i componenti della commissione a 40 membri titolari (nella relazione annuale 2005, votata nel 2006, la commissione aveva chiesto un aumento a 50 membri) e tale aumento, partendo da 25, ha aperto le porte della commissione a più membri provenienti da più Stati membri. Nella commissione mancano, però, ancora membri di diversi importanti paesi. In linea di massima, ciò non incide negativamente sui cittadini europei, in quanto un membro eletto da una circoscrizione nazionale può legittimamente difendere, in seno al Parlamento europeo, i diritti di un cittadino proveniente da un altro paese. In termini, però, di percezione, questo fatto richiede una certa attenzione da parte sia dei singoli deputati sia dei loro gruppi politici. Molti eurodeputati partecipano spesso alle riunioni della commissione, pur non essendone membri, quando vengono discusse questioni riguardanti i loro costituenti, ma è improbabile che abbiano accesso a tutto il materiale di riferimento o che siano a conoscenza delle procedure la cui efficacia dipende, in ogni commissione, dal loro grado di comprensione.

In termini di accesso all’informazione, l’anno 2007 segna una vera svolta. Nell’autunno, la nuova banca dati e strumento di gestione ePetitions è stata resa disponibile a tutti i membri titolari e supplenti della commissione nonché al personale del gruppo. Tale strumento consente un accesso on-line immediato (tramite Intranet) a tutti i documenti inerenti a ciascuna petizione ricevuta nonché ad altre informazioni correlate utili ai membri e ai loro assistenti per preparare il proprio lavoro. Sono previsti ulteriori sviluppi e l’estensione di Internet, ma la mancanza di risorse finanziarie ha rallentato il potenziamento di un servizio essenziale per i cittadini.

Nel 2007, i firmatari che hanno presentato una petizione per via elettronica attraverso il sito web del Parlamento sono aumentati. Il 42% delle petizioni sono state ricevute in questo modo. Una larga parte di tali petizioni è però stata giudicata inammissibile e troppe sono risultate essere eccessivamente brevi e imprecise, mettendo in questo modo in discussione la capacità della commissione di fornire reale rimedio o assistenza ai cittadini interessati. Su un totale di 1506 petizioni ricevute nel 2007, vale a dire il cinquanta per cento in più rispetto al 2006, il 34,9% è stato giudicato inammissibile e i firmatari sono stati informati di conseguenza, spesso tramite una lettera indicante i possibili canali nazionali a cui rivolgersi. Le ragioni principali di inammissibilità sono inerenti a questioni di competenza e, conseguentemente, di sussidiarietà.

Resta il fatto che circa due terzi delle petizioni ricevute nel 2007 sono state giudicate ammissibili dalla commissione ai sensi dell’articolo 191 del regolamento interno del Parlamento, che dispone che "qualsiasi cittadino dell'Unione europea ... (nonché ogni persona … che risieda) ... ha il diritto di presentare … una petizione al Parlamento su una materia rientrante nel campo di attività dell'Unione europea e che lo (la) concerne direttamente". Tale articolo è estratto dall’articolo 194 del trattato UE.

La tabella sottostante illustra il numero di petizioni riguardanti i seguenti paesi (i paesi non menzionati hanno registrato un punteggio inferiore a 10):

Paese

Petizioni ricevute

Spagna

254

Germania

212

Romania

143

Italia

126

Grecia

92

Polonia

91

Regno Unito + Gib.

81

Irlanda

65

Francia

58

Bulgaria

44

Portogallo

32

Austria

24

Paesi Bassi

24

Malta

24

Cipro

14

Lettonia

15

Ungheria

14

Belgio

14

Rep. ceca

11

Finlandia

11

Le petizioni riguardanti l’Unione europea nel suo complesso sono state 197.

La tabella di cui sopra è utile ma al tempo stesso in un certo senso fuorviante circa le indagini condotte dalla commissione, che dovrebbero anche tenere in considerazione i principali temi di attività.

Le petizioni ricevute nel 2007 coprono i seguenti dieci temi principali di ordine generale:

Questioni ambientali, acqua, ecc.

288

Diritti fondamentali

226

Urbanizzazione

131

Affari sociali & discriminazione

207

Mercato interno & consumatori

192

Salute

105

Giustizia

99

Trasporti & infrastrutture

88

Beni immobili & restituzione

72

Istruzione & questioni culturali

103

Molti di questi temi sono fra loro correlati come accade, ad esempio, per il settore dei trasporti e quello ambientale. Nel quadro della presente relazione, essi fungono da guida indicativa per l’ampia gamma di questioni affrontate dalla commissione, molto spesso in collaborazione con le altre commissioni competenti del Parlamento.

Dal lavoro svolto dalla commissione nel 2007 emerge che, alla luce delle statistiche di cui sopra, i cittadini europei sono principalmente preoccupati per l’ambiente e per la natura circostante e che si rivolgono con sempre maggiore frequenza al Parlamento europeo per lottare contro gli abusi che minacciano la loro vita e i loro beni immobili.

È innegabile che spesso il diritto comunitario non è abbastanza efficace per salvaguardare l’ambiente e non riesce a essere conforme agli obiettivi prefissati. La direttiva sulla valutazione dell’impatto ambientale è solo uno degli esempi che dimostrano che una direttiva essenzialmente procedurale può non riuscire a evitare la realizzazione di grandi progetti infrastrutturali, contrariamente a quanto si aspettano molti firmatari e cittadini europei. La direttiva habitats, che ha determinato la nomina dei siti Natura 2000 per la salvaguardia della biodiversità negli Stati membri, viene spesso violata in nome di presunti interessi economici superiori.

I cittadini europei stanno inoltre constatando la totale inefficacia delle direttive sulle discariche, che non riescono ad esempio a impedire che un’autorità locale costruisca una discarica a 40 metri da una scuola o da un gruppo di case, provocando in tal modo la frustrazione dei cittadini europei e il degrado dell’ambiente. In qualità di colegislatore in materia di tali questioni, il Parlamento europeo deve riconoscere che occorre effettuare un’enorme revisione legislativa prima che il diritto comunitario sull’ambiente soddisfi le aspettative dell’elettorato europeo oltre che, in alcuni casi, gli obiettivi contenuti nelle leggi in vigore.

È vero che la Corte di giustizia delle Comunità europee ha stabilito che il contenuto del diritto comunitario deve essere commensurato agli obiettivi, ma per la maggior parte dei cittadini europei il cammino verso la Corte di giustizia rimane troppo lungo e tortuoso e le procedure di petizione, anche se efficaci fino a un certo punto, non hanno la stessa forza di un tribunale quando si tratta di prendere una decisione concreta e ciò va ovviamente a vantaggio degli Stati membri.

Le attività svolte dalla commissione sono altresì incentrate sui diritti fondamentali dei cittadini. Anche in questo caso, però, contrariamente a quanto è dato credere ai cittadini, la sovranità dell’UE a intervenire per difendere, ad esempio, il diritto di proprietà dei cittadini (riconosciuto dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e, di conseguenza, dall’articolo 6 del trattato UE, nonché dalla Carta dei diritti fondamentali adottata dal trattato di Nizza) viene messa in discussione dalla Commissione europea, che si rifiuta costantemente di riconoscere che le leggi in materia di "regime di proprietà esistente negli Stati membri" (articolo 295 del trattato CE, elaborato per operare una distinzione tra la proprietà collettiva e la proprietà privata) non possono essere applicate per negare a un cittadino europeo il diritto a una proprietà privata legittimamente acquistata, come altresì disposto dall’articolo 44, lettera e), inerente al diritto di stabilimento.

La commissione, da un lato, e il Parlamento con la sua risoluzione del 21 giugno 2007, dall’altro, ritengono di dover difendere tali diritti in caso di minacce da parte di sviluppatori di proprietà o altri.

Un’altra questione legata ai diritti dei cittadini, di cui alla Carta dei diritti fondamentali, è stata sollevata da diverse persone che sostengono che l’agenzia tedesca per la tutela dei minori, lo Jugendamt, prenda troppe decisioni arbitrarie e discriminatorie a scapito spesso dei minori i cui genitori binazionali si sono separati o hanno divorziato (uno di nazionalità tedesca, che è avvantaggiato, e l’altro proveniente da un paese terzo quale la Polonia, la Francia o il Belgio, che risulta essere la vittima). L’anno scorso, un firmatario polacco ha ricevuto le scuse da parte delle autorità tedesche in seguito alla sua petizione.

Nonostante i colloqui a Berlino del mese di marzo 2007 e la conseguente comunicazione con le autorità tedesche, la commissione non è ancora nella posizione di formulare una valutazione di ordine generale. Ogni caso è diverso, dal punto di vista emotivo sono tutti molto forti, alcuni sono stati esaminati in tribunale, altri sono pendenti. È inoltre necessario valutare attentamente l’ammissibilità di tali petizioni in quanto, ai sensi del trattato, l’UE, e quindi la commissione per le petizioni, non dovrebbero venire coinvolte in questioni che sono di competenza degli Stati membri (in tal caso le autorità di tutela tedesche). I singoli casi esaminati riguardano discriminazioni basate sulla lingua e/o sulla nazionalità, ossia casi di genitori a cui è stato negato il diritto di esprimersi nella propria lingua durante le visite ai figli.

Sempre a proposito dei diritti dei cittadini europei, la commissione ha discusso la situazione della minoranza di lingua russa in Lettonia, che rappresenta oltre un quarto della popolazione. Dalle petizioni ricevute è emerso che, anche se sono in atto procedure finalizzate a ottenere la piena cittadinanza lettone, molti cittadini continuano a subire pratiche discriminatorie in termini di diritti civili e di libertà di movimento. La commissione ha ascoltato, nel corso delle riunioni, sia i firmatari che le autorità lettoni e, pur non avendo ancora assunto una posizione definitiva in merito, ha esortato le autorità lettoni a potenziare il programma di naturalizzazione e a mettere fine alle discriminazioni nei confronti di molti cittadini di discendenza sovietica spesso immigranti di seconda o di terza generazione.

Le missioni di accertamento effettuate dalla commissione, a cui hanno partecipato due o tre membri e addetti del personale, hanno dimostrato di essere di grande valore sia per l’istituzione (in termini di profilo e di basso costo per il contribuente) che per i firmatari beneficiari di dette missioni. Il programma e gli obiettivi di ciascuna missione vengono discussi e decisi in anticipo e, non appena la delegazione rientra, viene preparata una relazione, che verrà poi presentata per iscritto alla prossima riunione di commissione nel corso della quale verrà discussa la missione e verranno decise e approvate le raccomandazioni.

In tal modo, è possibile organizzare riunioni con i firmatari, con le autorità competenti e con le altre parti interessate della regione e i membri possono comprendere meglio il caso oggetto di discussione. Relazioni e raccomandazioni di natura critica sono state rivolte alla Francia, a causa dei progetti finalizzati a costruire tre nuovi ponti sulla Loira, vicino a Orléans, nonostante il fatto che tale area sia stata dichiarata protetta; alla Polonia a causa dei progetti elaborati dal precedente governo intesi a costruire parte dell’autostrada della via Baltica attraverso le foreste vergini della Valle Rospuda; alla Spagna a causa dei continui massicci programmi di urbanizzazione nelle regioni costiere del Mediterraneo e attorno a Madrid e all’Irlanda per il mancato rispetto delle direttive europee in materia di acqua e di ambiente (i riferimenti a tali relazioni figurano in allegato al progetto di risoluzione).

Le autorità parlamentari devono far fronte in modo adeguato al carico di lavoro aggiuntivo e alle aspettative sollevate dai cittadini europei. Il Parlamento deve continuare a incrementare l’efficienza con cui esamina le petizioni e a ridurre i ritardi dovuti al numero crescente di petizioni ricevute e al numero sempre più ridotto di personale che se ne occupa. I cittadini si aspettano di più dall’istituzione e l’istituzione dovrebbe quindi fornire le risorse umane e finanziarie necessarie per far fronte alle proprie responsabilità. Rispetto alla situazione di alcuni anni fa, è innegabile che siano stati compiuti progressi nella gestione delle petizioni da parte del segretariato, nella trasparenza delle procedure e nell’accessibilità alle informazioni da parte dei membri della commissione. Tuttavia, anche se il ritardo e accumulo delle petizioni è stato virtualmente assorbito due anni fa, il conseguente incremento delle petizioni e della corrispondenza ad esse correlata nonché la riduzione del numero del personale effettivo ha causato ritardi inaccettabili in termini di comunicazione ai firmatari della loro ammissibilità. Inoltre, più tempo si spende ad amministrare le petizioni, meno tempo si ha a disposizione per indagare ciascun caso, con il rischio che la commissione diventi troppo dipendente dai servizi della Commissione europea e che ottenga informazioni non sempre del tutto neutrali o complete. A differenza di molte altre commissioni, il lavoro quotidiano svolto dal segretariato della commissione per le petizioni, che implica ovviamente un contatto regolare con i firmatari, riveste un ruolo chiave. Questi ultimi esigono pertanto maggiore sostegno dai membri i quali, a loro volta, continuano a richiedere ai firmatari utili consigli e assistenza.

La commissione per le petizioni lavora in stretta collaborazione con i servizi della Commissione europea e apprezza la cooperazione costruttiva che riceve da molti funzionari responsabili. Collabora altresì con l’ufficio del Mediatore europeo, che forma l’oggetto di una relazione distinta. Laddove possibile, sfrutta le opportunità offerte dal sistema SOLVIT per trovare rapide risposte a semplici domande riguardanti il mercato interno. Lavora regolarmente in collaborazione con gli Stati membri a diversi livelli, inclusi i mediatori nazionali o regionali. Collabora principalmente con i cittadini europei al fine di trovare soluzioni alle loro legittime rimostranze e di rispondere alle loro preoccupazioni.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

1.9.2008

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

20

1

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Alessandro Battilocchio, Victor Boştinaru, Simon Busuttil, Michael Cashman, Proinsias De Rossa, Alexandra Dobolyi, Glyn Ford, Janelly Fourtou, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Cristina Gutiérrez-Cortines, David Hammerstein, Marian Harkin, Carlos José Iturgaiz Angulo, Lasse Lehtinen, Marcin Libicki, Miguel Angel Martínez Martínez, Manolis Mavrommatis, Mairead McGuinness, Willy Meyer Pleite, Gay Mitchell, Marie Panayotopoulos-Cassiotou

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Marie-Hélène Descamps, Roger Helmer, Margie Sudre

Ultimo aggiornamento: 16 settembre 2008Avviso legale