Procedura : 2010/2101(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A7-0375/2010

Testi presentati :

A7-0375/2010

Discussioni :

PV 17/01/2011 - 20
CRE 17/01/2011 - 20

Votazioni :

PV 18/01/2011 - 7.5
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2011)0005

RELAZIONE     
PDF 197kWORD 111k
15 dicembre 2010
PE 448.860v02-00 A7-0375/2010

sull'attuazione del consenso europeo sull'aiuto umanitario: bilancio di metà percorso del suo piano d'azione e prospettive future

(2010/2101(INI))

Commissione per lo sviluppo

Relatore: Michèle Striffler

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sull'attuazione del consenso europeo sull'aiuto umanitario: bilancio di metà percorso del suo piano d'azione e prospettive future

(2010/2101(INI))

Il Parlamento europeo,

–   visto il consenso europeo sull'aiuto umanitario, firmato il 18 dicembre 2007 dai presidenti del Consiglio dell'Unione europea, dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea,

–   visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 29 maggio 2008, che istituisce un piano d'azione comprendente misure concrete per l'attuazione del consenso (SEC(2008)1991),

–   visto l'articolo 214 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) dedicato all'aiuto umanitario,

–   visto il regolamento (CE) n. 1257/96 del Consiglio, del 20 giugno 1996, relativo all'aiuto umanitario(1),

–   viste le linee direttrici dell'Unione europea, del 23 dicembre 2005, concernenti la promozione del diritto umanitario internazionale, aggiornate nel dicembre 2009, nonché le conclusioni del Consiglio dell'8 dicembre 2009,

–   vista la decisione 2007/162/CE del Consiglio, del 5 marzo 2007, che istituisce uno strumento finanziario per la protezione civile(2),

–   vista la decisione 2007/779/CE del Consiglio, dell'8 novembre 2007, che modifica la decisione 2001/792/CE del Consiglio, del 23 ottobre 2001, che istituisce un meccanismo comunitario di protezione civile(3),

–   viste le conclusioni del Consiglio del dicembre 2007, in cui la Commissione è invitata a utilizzare al meglio il meccanismo comunitario di protezione civile e a rafforzare ulteriormente la cooperazione tra gli Stati membri,

–   visto il documento congiunto di Catherine Ashton, Alto rappresentante/vicepresidente della Commissione europea, e di Kristalina Georgieva, membro della Commissione europea, sulle lezioni da trarre dalla reazione dell'Unione europea alla catastrofe di Haiti,

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, del 10 settembre 2003, intitolata "Unione europea e Nazioni Unite: la scelta del multilateralismo" (COM(2003)0526), che chiede il rafforzamento e l'integrazione generalizzati delle relazioni UE-ONU attraverso un dialogo politico sistematico, una maggiore cooperazione nel settore, una migliore gestione e prevenzione delle crisi e un partenariato strategico tra la Commissione e determinati organismi dell'ONU,

–   viste la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, del 5 marzo 2008, relativa al potenziamento delle capacità di reazione dell'Unione europea alle catastrofi (COM(2008)0130) e la risoluzione del Parlamento europeo, del 19 giugno 2008, sul potenziamento delle capacità di reazione dell'Unione europea alle catastrofi(4),

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, del 23 febbraio 2009, intitolata "Strategia dell’Unione europea a sostegno della riduzione del rischio di catastrofi nei paesi in via di sviluppo" (COM(2009)0084),

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, del 31 marzo 2010, sull'assistenza alimentare e umanitaria (COM(2010)0126),

–   visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione sulla strategia operativa 2010 della DG ECHO,

–   vista la relazione di Michel Barnier intitolata "Per una forza europea di protezione civile: EuropeAid", pubblicata nel maggio 2006,

–   vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948,

–   viste le Convenzioni di Ginevra del 1949 e i loro Protocolli addizionali del 1977,

–   vista la Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati adottata nel luglio 1951,

–   vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e il suo protocollo opzionale in merito al coinvolgimento dei minori nei conflitti armati, approvato dall'Assemblea generale dell'ONU il 20 novembre 1989,

–   vista la Convenzione sull'aiuto alimentare, firmata a Londra il 13 aprile 1999, che istituisce un impegno dell'UE inteso a rispondere alle situazioni di emergenza alimentare e ad altri bisogni alimentari dei paesi in via di sviluppo(5),

–   visto il Codice di condotta per il Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa e per le ONG nei programmi di risposta alle catastrofi, adottato nel 1994,

–   visti i principi e le buone prassi nella donazione umanitaria (GHD) approvati a Stoccolma il 17 giugno 2003,

–   visti i principi in materia di partenariato approvati nel 2007 dalla Global Humanitarian Platform (GHP) tra le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie,

–   visti gli orientamenti delle Nazioni Unite sull'utilizzo dei mezzi di difesa militari e civili nel quadro di operazioni di soccorso in caso di catastrofi (orientamenti di Oslo), rivisti il 27 novembre 2006,

–   visti gli orientamenti del marzo 2003 sull'utilizzo dei mezzi di difesa militari e civili a sostegno delle attività umanitarie delle Nazioni Unite in situazioni di emergenza complesse (orientamenti MCDA),

–   visto il quadro di azione di Hyogo, approvato durante la Conferenza Mondiale dell'ONU sulla riduzione delle calamità, tenutasi a Kobe (Hyogo, Giappone) dal 18 al 22 gennaio 2005,

–   visto lo studio sulla risposta umanitaria commissionato dal Coordinatore delle Nazioni Unite per gli aiuti di emergenza e dal sottosegretario ungherese agli Affari umanitari nell'agosto 2005,

–   visto l'indice di risposta umanitario 2010 messo a punto dall'organizzazione DARA (Development Assistance Research Associates), che analizza e classifica il modo in cui i principali paesi donatori rispondono ai bisogni delle persone colpite da catastrofi, conflitti ed emergenze,

–   visto il programma internazionale di regole, leggi e principi applicabili alle azioni internazionali in caso di catastrofe (le "linee direttrici IDRL"), approvati nel 2007 a Ginevra in occasione della 30a conferenza internazionale della Croce rossa e della Mezzaluna rossa e l'impegno congiunto degli Stati membri dell'Unione europea per sostenerli,

–   vista la sua risoluzione, del 14 novembre 2007, su un consenso europeo in materia di aiuto umanitario(6),

–   vista la sua risoluzione, del 10 febbraio 2010, sul recente terremoto a Haiti(7),

–   vista la relazione sull'istituzione di una capacità di risposta rapida dell'UE (2010/2096 (INI)),

–   vista la sua risoluzione, del 17 giugno 2010, sull’operazione militare israeliana contro la flottiglia umanitaria e sul blocco di Gaza(8),

–   vista la proposta di risoluzione sulla crisi umanitaria in Somalia, presentata dall'on. Oreste Rossi conformemente all'articolo 120 del regolamento,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sulla distribuzione dell'aiuto umanitario a paesi terzi,

–   visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per lo sviluppo (A7-0375/2010),

A.     ricordando la visione comune dell'aiuto umanitario consacrata dal consenso europeo sull'aiuto umanitario, che sottolinea la volontà dell'Unione europea di cooperare strettamente in questo ambito onde massimizzare la propria efficacia, di difendere e promuovere i principi umanitari fondamentali di umanità, neutralità, imparzialità ed indipendenza e di adoperarsi energicamente a favore del rispetto del diritto umanitario internazionale,

B.     rammentando che gli impegni derivanti dal consenso valgono sia per gli Stati membri che per la Commissione e che le azioni elencate nel piano d'azione debbono essere attuate, nella maggior parte dei casi, dalla Commissione e dagli Stati membri che agiscono di concerto,

C.     considerando l'aumento esponenziale del numero e dell'intensità delle catastrofi naturali dovute segnatamente all'impatto del cambiamento climatico imputabile all'intervento dell'uomo e la responsabilità storica dei paesi industrializzati al riguardo; considerando la moltiplicazione delle crisi complesse – legata a diversi fattori, tra cui la mutevole natura dei conflitti, il malgoverno e le condizioni di fragilità –, l'aggravamento delle violazioni del diritto umanitario internazionale e il restringimento dello spazio umanitario,

D.     considerando che la fornitura di aiuti diventa sempre più difficile e pericolosa, che aumenta l'insicurezza del personale umanitario e che nel 2008 sono stati uccisi 122 operatori umanitari,

E.     considerando che occorrerebbe prestare particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili, quali le donne, i minori e i deportati con la forza, e che l'aggravarsi della violenza fondata sul genere e delle violenze sessuali rappresenta un grave problema nei contesti umanitari, in cui lo stupro sistematico è talvolta utilizzato come arma di guerra,

F.     considerando che il crescente coinvolgimento di attori non umanitari nella risposta alle crisi umanitarie comporta un grave rischio di confusione dei ruoli tra attori militari e umanitari e confonde i limiti dell'aiuto umanitario neutrale, imparziale ed indipendente,

G.     considerando che le recenti tragedie a Haiti e in Pakistan hanno nuovamente dimostrato la necessità di rafforzare gli strumenti di cui dispone l'Unione europea per far fronte alle catastrofi (aiuto umanitario e meccanismo comunitario di protezione civile) in termini di efficacia, rapidità, coordinamento e visibilità e che tali catastrofi hanno evidenziato ancora una volta la necessità di creare una capacità di reazione rapida a livello europeo,

H.     considerando che il contesto umanitario globale si è deteriorato, che le sfide e i bisogni umanitari sono immensi e che è imperativo operare per il rafforzamento dell'attuazione del consenso e del suo piano d'azione nonché per garantire un coordinamento e una perequazione degli oneri a livello mondiale, tenendo conto delle responsabilità regionali dei paesi che hanno la capacità di contribuire in maniera sostanziale agli aiuti umanitari,

I.      considerando che la dotazione della Commissione per le catastrofi umanitarie e, in concreto, quella della DG ECHO, è stata non solo congelata ma è addirittura diminuita in termini reali nel corso degli ultimi cinque anni,

Il consenso europeo sull'aiuto umanitario e il suo piano d'azione

1.      deplora che il consenso umanitario resti ancora troppo misconosciuto al di fuori dei partner umanitari e chiede che esso formi oggetto di formazioni specifiche, in particolare presso il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), i diplomatici degli Stati membri e gli attori militari;

2.      deplora il mancato coinvolgimento degli Stati membri nell'attuazione del consenso e ritiene che il ruolo del gruppo di lavoro sull'aiuto umanitario e l'aiuto alimentare in seno al Consiglio (COHAFA) dovrebbe essere rafforzato, onde assicurare un migliore monitoraggio dell'attuazione del consenso – ad esempio, organizzando sessioni specifiche sull'integrazione del consenso nelle strategie umanitarie nazionali o presentando una relazione annuale di attività – e applicare il suo mandato di perorare più attivamente l'aiuto umanitario presso gli altri gruppi di lavoro del Consiglio e del Comitato politico e di sicurezza (COPS), avendo sempre attenzione all'efficacia e alla rapidità del coordinamento;

3.      incoraggia la promozione attiva, da parte delle delegazioni dell'Unione nei paesi terzi, della diffusione e dell'attuazione del consenso e del suo piano d'azione tra le rappresentanze degli Stati membri;

4.      invita la Commissione a studiare la possibilità di uno scambio annuale di prassi eccellenti con i parlamenti nazionali dell'Unione europea circa l'attuazione degli impegni del consenso;

5.      raccomanda un aumento del finanziamento dell'aiuto umanitario a motivo della moltiplicazione dei campi di intervento e chiede all'autorità di bilancio di trasferire direttamente la totalità o una parte dell'importo della riserva per aiuti urgenti alla dotazione originaria iscritta nel bilancio della DG ECHO; sottolinea l'importanza di conseguire l'obiettivo fissato dal CAS dell'OCSE dello 0,7% del RNL entro il 2015;

6.      chiede altresì la stesura di bilanci realistici, che prevedano la destinazione degli stanziamenti per le calamità naturali o per gli interventi umanitari sulla base di esperienze di spesa maturate negli anni precedenti;

7.      chiede con insistenza l'intensificazione degli sforzi per accelerare il finanziamento degli interventi a seguito di calamità naturali o di altri disastri e la semplificazione dell'iter decisionale e delle procedure di autorizzazione per l'esecuzione del bilancio; sottolinea la necessità che i servizi competenti della Commissione collaborino strettamente con il SEAE in modo da consentire un rapido avvio del finanziamento delle operazioni;

8.      ricorda l'importanza di mantenere una risposta globale equilibrata, prestando nel contempo particolare attenzione alle cosiddette "crisi dimenticate";

9.      chiede un aumento degli stanziamenti e un rafforzamento delle capacità e delle risorse al fine di garantire che l'aiuto umanitario e la protezione civile restino compiti prettamente civili;

10.    sostiene il ruolo essenziale svolto da NOHA (la prima rete delle università che offrono corsi sugli aiuti umanitari a livello europeo) nel promuovere una maggiore consapevolezza del contesto umanitario mondiale e, in particolare, della politica europea in risposta alle esigenze dei gruppi più vulnerabili, grazie all'educazione e alla formazione dei giovani europei;

Principi umanitari, diritto umanitario internazionale e protezione dello spazio umanitario

11.    ribadisce i principi e gli obiettivi dell'aiuto umanitario contenuti nel consenso; ricorda che l'aiuto umanitario dell'UE non è uno strumento di gestione di crisi e deplora la crescente politicizzazione dell'aiuto umanitario e le sue conseguenze sul rispetto dello spazio umanitario;

12.    afferma la necessità che l'azione esterna dell'Unione europea, sancita dal trattato di Lisbona, rispetti i principi espressi e gli impegni assunti nell'ambito del consenso sugli aiuti umanitari e ritiene che l'Unione, tenuto conto del suo peso politico e della sua influenza in quanto principale donatore internazionale, debba promuovere instancabilmente i principi umanitari;

13.    chiede altresì che il personale militare e civile e gli operatori umanitari che intervengono in caso di catastrofe o di operazione umanitaria agiscano secondo principi di neutralità, indipendenza e imparzialità;

14.    si compiace della revisione, effettuata nel dicembre 2009, delle linee direttrici dell'Unione europea concernenti la promozione del diritto umanitario internazionale (DUI) e ritiene che la Commissione e gli Stati membri abbiano un importante ruolo politico da svolgere nella loro attuazione; auspica inoltre che siano organizzate formazioni specifiche di diritto umanitario internazionale presso il SEAE;

15.    chiede alla Commissione di accertarsi che siano allocate risorse supplementari alle attività di promozione e di diffusione sul campo del DUI tra gli armati, i giovani, la classe politica e la società civile;

16.    rammenta che i principi e le buone prassi nel settore dell'aiuto umanitario approvati nel giugno 2003 evidenziano l'esigenza di incoraggiare la presentazione di rendiconti e la regolare valutazione delle risposte internazionali alle crisi umanitarie, compresa l'efficacia dei donatori, e segnala che dette valutazioni vanno sottoposte ad ampia consultazione, specialmente con gli operatori umanitari;

Un quadro comune per l'erogazione dell'aiuto

· La qualità dell'aiuto

17.    ricorda che l'erogazione dell'aiuto deve fondarsi unicamente sui bisogni accertati e il grado di vulnerabilità e che la qualità e la quantità dell'aiuto sono determinate innanzitutto dalla valutazione iniziale, che deve ancora essere migliorata, in particolare per quanto riguarda il livello dell'applicazione dei criteri di vulnerabilità, specialmente per quanto riguarda donne, minori e portatori di disabilità;

18.    ricorda che il coinvolgimento effettivo e continuo e ove possibile la partecipazione – dei beneficiari alla gestione dell'aiuto è una delle premesse essenziali della qualità della risposta umanitaria, segnatamente in caso di crisi di lunga durata;

19.    insiste sul fatto che l'assistenza dell'UE in caso di catastrofi naturali o provocate deve puntare a sostenere l'economia locale, per esempio, ove possibile, con l'acquisto di alimenti prodotti in loco o nella regione e con la fornitura dei materiali necessari agli agricoltori;

20.    chiede un'armonizzazione dei metodi impiegati dai vari attori e incoraggia l'Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) a proseguire i suoi lavori miranti a definire un quadro metodologico comune, che abbia come priorità l'efficacia e la rapidità degli interventi e che includa in modo permanente, quanto più possibile, gli attori locali, anche non statali;

21.    sollecita la prosecuzione dei lavori della Commissione in comparti settoriali quali la nutrizione, la protezione, le questioni di genere e la violenza sessuale, i rifugiati, i rimpatriati e gli sfollati interni e chiede l'integrazione sistematica della dimensione uomo-donna e della salute riproduttiva nella risposta umanitaria in materia di servizi sanitari di prima urgenza;

22.    chiede al Consiglio di concretizzare la raccomandazione della relazione Barnier, che invita a utilizzare le regioni ultraperiferiche europee, senza esclusioni, come punto di appoggio per facilitare il preposizionamento dei prodotti essenziali e della logistica allo scopo di facilitare l'inoltro delle risorse umane e materiali europee in caso di intervento umanitario di emergenza all’esterno dell’Unione europea;

23.    sollecita la Commissione a proseguire la propria riflessione sulle eventuali ripercussioni negative dell'aiuto umanitario nelle zone di intervento, segnatamente la possibile destabilizzazione delle strutture economiche e sociali e l'impatto sull'ambiente naturale, e la invita a delineare strategie appropriate per tenere conto di detto impatto fin dalla fase di ideazione dei progetti;

· La diversità e la qualità dei partenariati

24     invoca il rispetto della diversità degli attori nel quadro del finanziamento e dell'attuazione dei programmi umanitari internazionali – Nazioni Unite, Movimento internazionale della Croce rossa e della Mezzaluna rossa, ONG – e incoraggia il lavoro di rafforzamento delle capacità degli attori locali; sollecita un corretto coordinamento e lo scambio di informazioni tra tutti gli attori coinvolti;

25.    sollecita tutti gli organi governativi a rispettare il ruolo primario della ONG nella raccolta di fondi tramite donazioni private;

26.    sostiene il proseguimento delle riforme umanitarie nel quadro delle Nazioni Unite e chiede un rafforzamento del sistema dei coordinatori umanitari, una maggiore trasparenza, un approccio orientato soprattutto ai beneficiari, una maggiore flessibilità nell'utilizzo dei "pooled funds" e un certo numero di miglioramenti dell'approccio per "cluster" (responsabilità settoriale), sulla base delle raccomandazioni che figurano nell'inchiesta sugli interventi umanitari delle Nazioni Unite e rafforzando i principi di trasparenza e responsabilità, in particolare per quanto riguarda il coordinamento con le strutture locali e gli attori non statali, la considerazione degli aspetti intersettoriali e il coordinamento tra "cluster";

· Il coordinamento a livello internazionale ed europeo

27.    ribadisce il ruolo centrale svolto dalle Nazioni Unite, specialmente dall'OCHA, nel coordinamento dell'azione umanitaria internazionale;

28.    accoglie con favore le iniziative miranti a assicurare una maggiore coerenza dei vari strumenti europei di risposta alle crisi e si compiace del fatto che l'aiuto umanitario e la protezione civile siano stati raggruppati in una stessa direzione generale; insiste tuttavia perché i loro mandati, ruoli e mezzi rispettivi restino espressamente distinti;

29.    chiede al Consiglio e alla Commissione di applicare regole precise e trasparenti per la cooperazione e il coordinamento tra il SEAE e la Commissione nella gestione di una crisi di vasta portata al di fuori del territorio dell'Unione europea e a operare attivamente sulla visibilità dell'UE in merito a dette risorse e capacità utilizzate in loco;

30.    ricorda che la strategia esterna dell'Unione europea in tema di diritti dell'infanzia dovrebbe fondarsi sui valori e sui principi definiti dalla dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, segnatamente gli articoli 3, 16, 18, 23, 25, 26 e 29, e dalla convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e relativi protocolli facoltativi;

Uso dei mezzi e delle capacità militari e della protezione civile

31.    ribadisce che i mandati degli attori militari ed umanitari devono restare chiaramente distinti, specialmente in zone colpite da disastri naturali e da conflitti armati, e che è fondamentale che i mezzi e le capacità militari siano utilizzati solo in casi limitatissimi e quale ultima ratio per l'appoggio ad operazioni di aiuto umanitario, conformemente alle direttive delle Nazioni Unite (direttive MCDA e direttive di Oslo)(9);

32.    rammenta alla Commissione e agli Stati membri che l'aiuto umanitario e la protezione civile vanno ritenuti compiti esclusivamente civili e svolti di conseguenza;

33.    chiede alla Commissione di avviare azioni di sensibilizzazione alla specificità dell'aiuto umanitario nell'ambito della politica estera dell'Unione europea e chiede agli Stati membri di accertarsi che le loro forze armate rispettino e applichino le direttive delle Nazioni Unite; ritiene inoltre necessario un dialogo tra attori militari e umanitari onde favorire la comprensione reciproca;

34.    ribadisce che il ricorso ai mezzi della protezione civile in caso di crisi umanitarie debba fondarsi sulle necessità e essere complementare e coerente con l'aiuto umanitario, come pure che in caso di catastrofi naturali tali mezzi possono contribuire in parte alle azioni umanitarie, ove utilizzati in linea con i principi del Comitato permanente Inter-Agenzie (IASC) in questo settore;

35.    chiede alla Commissione di presentare proposte legislative ambiziose miranti a istituire una forza europea di protezione civile basata sull'ottimizzazione dell'attuale meccanismo comunitario di protezione civile e sulla messa in comune dei mezzi nazionali esistenti, che non comporti ingenti costi supplementari e si ispiri alle modalità testate nel quadro delle azioni preparatorie; il finanziamento della forza di protezione civile deve essere addizionale rispetto a quello per le emergenze umanitarie;

36.    ritiene che la forza europea di protezione civile potrebbe essere costituita dall'impegno di taluni Stati membri a mettere a disposizione volontariamente moduli essenziali di protezione civile, stabiliti previamente e pronti a intervenire immediatamente per operazioni dell'Unione coordinate dal MIC, che la maggior parte di tali moduli, già disponibili a livello nazionale, resterebbero sotto il controllo nazionale e infine che il loro dispiegamento in "stand-by" formerebbe il nocciolo della protezione civile dell’Unione intesa a rispondere alle catastrofi all’interno e all’esterno delle sue frontiere;

La continuità dell'aiuto

· Riduzione dei rischi di catastrofe (RCC) e cambiamento climatico

37.    si compiace dell'adozione, nel febbraio 2009, di una nuova strategia europea per il sostegno alla riduzione dei rischi di catastrofe nei paesi in via di sviluppo; al riguardo chiede alla Commissione di elaborare programmi in materia di capacità di prevenzione delle catastrofi e di gestione della risposta, d'intesa con le autorità nazionali governative e locali e con la società civile dei paesi beneficiari, e chiede una rapida attuazione di tale strategia;

38.    chiede che sia compiuto uno sforzo significativo al fine di integrare in modo più sistematico la dimensione RCC nelle politiche di aiuto allo sviluppo e di aiuto umanitario;

39.    raccomanda un aumento significativo degli importi allocati alla suddetta dimensione ed insiste sull'importanza di mantenere finanziamenti su piccola scala, onde garantire un approccio rispettoso del contesto e un'appropriazione locale dei progetti;

40.    chiede che l'agenda relativa all'adeguamento al cambiamento climatico sia coordinata meglio con le attività RCC;

· Rapporti tra aiuti d'urgenza, riabilitazione e sviluppo

41.    deplora che i progressi concreti per quanto riguarda i rapporti tra gli aiuti d'urgenza, la riabilitazione e lo sviluppo restino limitati malgrado la moltiplicazione degli impegni politici nel corso degli ultimi anni;

42.    sottolinea la rilevanza di una tempestiva transizione dall'emergenza allo sviluppo, sulla base di criteri specifici e di una valutazione approfondita delle necessità;

43.    chiede che siano destinate maggiori risorse a assicurare la continuità dell'aiuto e che la riflessione si orienti verso la flessibilità e la complementarità dei dispositivi finanziari esistenti durante le fasi di transizione dall'urgenza allo sviluppo;

44.    chiede un miglioramento del dialogo e del coordinamento tra le organizzazioni umanitarie e le agenzie di sviluppo sui campi d'intervento e in seno ai servizi corrispondenti a livello delle istituzioni europee e degli Stati membri;

45.    incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché all'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA).

(1)

GU L 163 del 2.7.1996, pag. 1.

(2)

GU L 71 del 10.3.2007, pag. 9.

(3)

GU L 173 del 3.7.2007, pag. 19.

(4)

Testi approvati, P6_TA(2008)0304.

(5)

GU L 163 del 04.07.2000, pag. 37.

(6)

GU C 282 del 6.11.2008, pag. 173.

(7)

Testi approvati, P7_TA(2010)0015.

(8)

Testi approvati, P7_TA(2010)0235.

(9)

Direttive MCDA: direttive sull'utilizzo delle risorse militari e della protezione civile in appoggio ad operazioni umanitarie delle Nazioni Unite in situazioni di emergenza complesse; marzo 2003.

Direttive di Oslo: direttive sull'utilizzo delle risorse militari e della protezione civile estere nel quadro delle operazioni di soccorso in caso di catastrofi; novembre 2007.


MOTIVAZIONE

L'Unione europea, comprendente la Commissione europea e gli Stati membri, è il primo donatore di aiuti umanitari al mondo. Il suo contributo rappresenta oltre il 40% dell'assistenza umanitaria internazionale ufficiale. Nel 2009, tramite la sua Direzione generale dell'aiuto umanitario (DG ECHO), la Commissione europea ha fornito un aiuto umanitario a circa 115 milioni di persone in oltre 70 paesi, per un importo totale di 950 milioni di euro. Attraverso la sua politica umanitaria, l'Unione europea dimostra concretamente il suo impegno a favore delle popolazioni di paesi terzi che hanno bisogno di aiuto in situazioni di estrema vulnerabilità.

Il consenso umanitario, firmato il 18 dicembre 2007 dai presidenti del Consiglio dell'Unione europea, del Parlamento europeo e della Commissione europea, rappresenta un notevole passo avanti. Esso impegna l'Unione europea a cooperare strettamente in tale settore ispirandosi a una visione comune dell'aiuto umanitario. Il consenso sottolinea la volontà dell'Unione europea di cooperare strettamente in tale settore al fine di ottimizzare la sua efficacia, difendere e promuovere i principi umanitari fondamentali di umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza e di adoperarsi energicamente a favore del rispetto del diritto umanitario internazionale. Gli impegni derivanti dal consenso valgono sia per gli Stati membri che per la Commissione europea. Al fine di favorire l'attuazione del consenso umanitario, nel maggio 2008 è stato preparato e adottato un piano d'azione della durata di cinque anni. L'azione n. 33 del piano prevede specificamente la revisione di metà percorso del piano d'azione, analisi questa che forma oggetto della presente relazione.

Innanzitutto giova ricordare che non si tratta di un bilancio facile, a causa della mancanza di informazioni specifiche sulle azioni che sono state condotte o che restano da condurre. L'analisi dei risultati del piano d'azione soffre dunque della mancanza di indicatori specifici in taluni settori. Nel corso della preparazione della presente relazione ci è sembrato, infatti, che il consenso umanitario resti ancora misconosciuto al di fuori degli attori umanitari e che occorre pertanto compiere uno sforzo significativo al fine di rafforzarne la visibilità e farlo conoscere meglio presso gli Stati membri, le altre istituzioni e gli attori militari. Al di là dell'esercizio formale, la presente relazione ci permette di ritornare sull'attualità dell'aiuto umanitario e sui punti essenziali del consenso che ci sembrano fondamentali.

· Il consenso europeo in un contesto in piena mutazione

Il contesto umanitario si è profondamente modificato nel corso degli ultimi anni, cosa che rende più pertinente una rigorosa e rafforzata applicazione del consenso umanitario. Per quanto riguarda l'evoluzione del contesto, occorre innanzitutto ricordare l'aumento significativo del numero e dell'intensità dei disastri naturali, dovuti in particolare all'impatto del cambiamento climatico. Di conseguenza, è opportuno rafforzare gli sforzi in materia di riduzione dei rischi di catastrofi e prevedere – al di là di una puntuale erogazione di aiuti – un sostegno alle capacità proprie delle comunità in materia di preparazione ai disastri. Nonostante gli impegni politici in tal senso – strategia dell'UE e piano d'azione di Hyogo – persistono lacune nella loro attuazione. Si tratta di integrare pienamente la riduzione dei rischi di catastrofi nelle politiche di aiuto allo sviluppo e di aiuto umanitario.

A ciò occorre aggiungere la moltiplicazione delle crisi complesse, in particolare dei conflitti interni, e l'evoluzione della natura dei conflitti, che si accompagna spesso a trasferimenti massicci di popolazione (rifugiati, profughi interni) e a una feroce violenza nei confronti della popolazione. Le violazioni del diritto umanitario internazionale si fanno sempre più numerose e la situazione sul campo non cessa di aggravarsi. Un aspetto particolarmente scioccante delle violazioni del DUI è quello della violenza sessuale, sempre più spesso utilizzata quale arma di guerra. Occorrerebbe concentrare sforzi importanti sull'integrazione delle questioni di genere e sulla protezione contro le violenze sessuali nei contesti umanitari.

Inoltre, la capacità degli attori umanitari di accedere alle popolazioni in caso di crisi è talvolta limitata e nell'insieme si può deplorare una crescente riduzione dello spazio umanitario. Non si deve smettere pertanto di perorare incessantemente la protezione dello spazio umanitario.

Ai gruppi più vulnerabili quali le donne, i bambini e i deportati (profughi interni e rifugiati) occorrerebbe prestare un'attenzione particolare. Secondo l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i profughi, a fine 2009 vi erano nel mondo 43,3 milioni di persone deportate. Inoltre, secondo l'UNICEF, muoiono ogni giorno oltre 22 000 bambini di meno di cinque anni, segnatamente a causa di malnutrizione e conflitti armati, mentre si registrano oltre un milione di orfani e bambini separati dalla loro famiglia.

In questi ultimi anni si assiste pertanto al crescente coinvolgimento di attori non umanitari (militari, protezione civile ecc.) nella risposta alle crisi umanitarie. Se, da un lato, tale coinvolgimento può essere positivo nei casi di risposta a disastri naturali di grande portata, dall'altro esso può creare problemi nel caso di crisi complesse, con un grave rischio di confusione tra agenda politica e umanitaria. Il rapporto civile-militare è tuttavia divenuto una realtà inevitabile, in particolare con la moltiplicazione delle "missioni integrate" sotto l'egida delle Nazioni Unite, miranti ad attuare una strategia globale. Tale confusione dei ruoli tra forze militari e attori umanitari contribuisce alla crescente insicurezza del personale umanitario e delle popolazioni colpite. È fondamentale che gli attori politici, militari o umanitari che condividono lo stesso ambiente operativo apprendano a conoscersi meglio e a dialogare, rispettando e non compromettendo i ruoli e i mandati rispettivi.

Le recenti catastrofi umanitarie verificatesi a Haiti e in Pakistan hanno dimostrato nuovamente la necessità di rafforzare la capacità dell'UE di rispondere alle catastrofi in termini di efficacia, coordinamento e visibilità. La relazione raccomanda quindi la creazione di una capacità europea di reazione rapida (forza europea di protezione civile), idea lanciata da Michel Barnier a seguito dello tsunami in Asia e ripresa più volte dal Parlamento europeo. Tale capacità dovrebbe costituire un'ottimizzazione degli strumenti disponibili, i quali guadagnerebbero in efficacia e visibilità, dato che l'obiettivo è quello di giungere alla mobilitazione immediata di tutti i mezzi necessari attraverso un coordinamento rafforzato. È chiaro che l'utilizzo di tale capacità debba fondarsi sulle necessità e essere complementare e coerente con l'aiuto umanitario. Il ricorso ai mezzi della protezione civile deve essere conforme alle direttive internazionali quali enunciate nel consenso europeo.

· L'evoluzione del contesto istituzionale umanitario a livello europeo

Successivamente all'adozione del piano d'azione sono intervenuti cambiamenti istituzionali in seno all'Unione europea, ad esempio con l'istituzione, all'inizio del 2009, del Gruppo di lavoro sull'aiuto umanitario e l'aiuto alimentare presso il Consiglio dell'Unione europea (COHAFA). Il COHAFA è divenuto un foro pertinente e uno strumento supplementare che rafforza la struttura istituzionale della politica umanitaria europea mediante scambi regolari a livello politico. Tuttavia, il suo ruolo andrebbe rafforzato in termini di applicazione dei principi e delle buone prassi umanitarie, di coordinamento e di attuazione del consenso.

È altresì degno di nota il raggruppamento dei portafogli della protezione civile e dell'aiuto umanitario in seno alla DG ECHO, che contribuirà a rafforzare il coordinamento e la coerenza globale degli strumenti di gestione di crisi in caso di catastrofi. Benché il relatore si compiaccia di un siffatto ravvicinamento, è necessario mantenere una chiara distinzione tra i ruoli, i mandati e le linee di bilancio dei vari strumenti al fine di salvaguardare le loro rispettive identità e specificità.

A partire dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona, il 1° dicembre 2009, l'azione umanitaria dell'Unione è disciplinata dall'articolo 214 del TFUE, che introduce una vera e propria politica di aiuto umanitario dell'UE. Si tratta di una competenza condivisa tra Stati membri e Unione europea. Il regolamento (CE) n. 1257/96 del Consiglio sull'aiuto umanitario, entrato in vigore nel 1996, troverà così la propria base giuridica in occasione della sua revisione conformemente alla procedura di codecisione.

Il trattato di Lisbona ha introdotto inoltre il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), e nel corso del 2010 si sono svolte numerose discussioni sulla sua attuazione. Nel corso dei negoziati la commissione per lo sviluppo del Parlamento si è impegnata a difendere l'indipendenza della DG ECHO, affinché non sia incorporata nel SEAE, evitando in tal modo ogni eventuale strumentalizzazione dell'aiuto umanitario. In questo particolare contesto va chiarita la ripartizione dei compiti tra Catherine Ashton, Alto rappresentante dell'UE, e Kristalina Georgieva, commissario europeo responsabile per la cooperazione internazionale, l'aiuto umanitario e la risposta alle crisi.

· Le sfide da raccogliere e la via da seguire

Il Consenso è il primo documento comune sulla politica dell'aiuto umanitario successivamente all'adozione, nel 1996, del regolamento sull'aiuto umanitario. Il consenso umanitario è uno strumento fondamentale, che conserva tutta la sua pertinenza soprattutto in un contesto umanitario in piena mutazione. Il relatore ritiene che le sfide umanitarie possano trovare una risposta nella rigorosa applicazione del consenso umanitario e del suo piano d'azione.

La revisione di metà percorso del piano d'azione rappresenta un'opportunità unica per rafforzare l'azione nei settori che meritano maggiore attenzione, quali:

o la promozione dei principi umanitari e del diritto umanitario internazionale;

o le questioni connesse alla qualità, al coordinamento e alla coerenza nel quadro dell'erogazione dell'aiuto umanitario dell'UE;

o il chiarimento dell'utilizzo dei mezzi e delle capacità militari e di protezione civile conformemente al consenso umanitario e alle direttive delle Nazioni Unite;

o la riduzione dei rischi di catastrofe e il rafforzamento del rapporto tra l'aiuto d'urgenza, la riabilitazione e lo sviluppo.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

9.12.2010

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

19

0

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Ricardo Cortés Lastra, Nirj Deva, Leonidas Donskis, Charles Goerens, Catherine Grèze, Filip Kaczmarek, Franziska Keller, Miguel Angel Martínez Martínez, Gay Mitchell, Maurice Ponga, Birgit Schnieber-Jastram, Michèle Striffler, Alf Svensson, Eleni Theocharous, Iva Zanicchi, Gabriele Zimmer

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Santiago Fisas Ayxela, Martin Kastler, Judith Sargentini, Patrizia Toia

 o 

Ultimo aggiornamento: 6 gennaio 2011Avviso legale