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Procedura : 2005/0281(COD)
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Ciclo del documento : A6-0466/2006

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A6-0466/2006

Discussioni :

PV 12/02/2007 - 14
CRE 12/02/2007 - 14

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PV 13/02/2007 - 4.6
CRE 13/02/2007 - 4.6
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P6_TA(2007)0029

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Martedì 13 febbraio 2007 - Strasburgo Edizione definitiva
Revisione della direttiva quadro sui rifiuti ***I
P6_TA(2007)0029A6-0466/2006
Risoluzione
 Testo consolidato

Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti (COM(2005)0667 – C6-0009/2006 – 2005/0281(COD))

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo ,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2005)0667)(1) ,

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 175, paragrafo 1 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0009/2006),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e il parere della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, (A6-0466/2006),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

(1) Non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale.


Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 13 febbraio 2007 in vista dell'adozione della direttiva 2007/.../CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti
P6_TC1-COD(2005)0281

(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 175, paragrafo 1,

vista la proposta della Commissione ,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(1) ,

visto il parere del Comitato delle regioni(2) ,

deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato(3) ,

considerando quanto segue:

(1)  La direttiva 2006/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006, relativa ai rifiuti (4) stabilisce il quadro normativo per il trattamento dei rifiuti nella Comunità. La direttiva definisce alcuni concetti basilari, come le nozioni di rifiuto, recupero e smaltimento, e stabilisce gli obblighi essenziali per la gestione dei rifiuti, in particolare l'obbligo di autorizzazione e di registrazione per le operazioni di gestione dei rifiuti e per gli operatori economici, l'obbligo, per gli Stati membri, di elaborare piani per la gestione dei rifiuti e altri principi fondamentali come l'obbligo di trattare i rifiuti in modo da evitare impatti negativi sull'ambiente e il principio secondo il quale il produttore dei rifiuti deve sostenere i costi del loro trattamento.

(2)  L'obiettivo principale di qualsiasi politica in materia di rifiuti dovrebbe essere quello di ridurre al minimo le conseguenze negative della produzione e della gestione dei rifiuti per la salute umana e l'ambiente. La normativa in materia di rifiuti dovrebbe altresì puntare a ridurre l'uso di risorse e favorire l'applicazione pratica della gerarchia dei rifiuti.

(3)  Nella sua risoluzione del 24 febbraio 1997 sulla strategia comunitaria per la gestione dei rifiuti (5) il Consiglio ha confermato che la priorità principale della gestione dei rifiuti dovrebbe essere la prevenzione e che il riutilizzo e il riciclaggio di materiali dovrebbero preferirsi alla valorizzazione energetica dei rifiuti, nella misura in cui essi rappresentano le alternative migliori dal punto di vista ecologico.

(4)  Il sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente istituito dalla decisione n. 1600/2002/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 luglio 2002 (6) ha confermato tale orientamento al fine di conseguire una significativa riduzione globale del volume dei rifiuti prodotti e di stabilire gli obiettivi da raggiungersi.

(5)  La decisione n. 1600/2002/CE sollecita l'estensione o la revisione della normativa sui rifiuti, in particolare al fine di chiarire la distinzione tra ciò che è rifiuto e ciò che non lo è e di definire appositi criteri per la riformulazione dell'allegato II, parti A e B della direttiva 2006/12/CE .

(6)  Nella comunicazione del 27 maggio 2003 intitolata "Verso una strategia tematica di prevenzione e riciclo dei rifiuti" la Commissione sottolineava la necessità di riesaminare le definizioni esistenti di "recupero" e "smaltimento", di introdurre una definizione di "riciclaggio" di applicazione generale e di avviare un dibattito sulla definizione di "rifiuto".

(7)  Nella risoluzione del 20 aprile 2004 sulla summenzionata comunicazione (7) , il Parlamento europeo invitava la Commissione a considerare la possibilità di estendere il campo di applicazione della direttiva 96/61/CE del Consiglio, del 24 settembre 1996, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento(8) all'intero settore dei rifiuti. Il Parlamento invitava inoltre la Commissione a stabilire una chiara distinzione tra le operazioni di recupero e di smaltimento e a precisare la distinzione tra ciò che è rifiuto e ciò che non lo è.

(8)  Nelle sue conclusioni del 1° luglio 2004, il Consiglio invitava la Commissione a presentare una proposta di revisione di alcuni aspetti della direttiva sui rifiuti per chiarire la distinzione tra ciò che è rifiuto e ciò che non lo è e la differenza tra recupero e smaltimento.

(9)  È pertanto necessario procedere a una revisione della direttiva 2006/12/CE per precisare alcuni concetti basilari come le definizioni di rifiuto, recupero e smaltimento, per rafforzare le misure da adottare per la prevenzione dei rifiuti, per introdurre un approccio che tenga conto dell'intero ciclo di vita dei prodotti e dei materiali e non soltanto della fase in cui diventano rifiuti, e per concentrare l'attenzione sulla riduzione degli impatti ambientali connessi alla produzione e alla gestione dei rifiuti, rafforzando in tal modo il valore economico di questi ultimi. Per esigenze di chiarezza e leggibilità è opportuno sostituire la direttiva 2006/12/CE .

(10)  È necessario trasformare quanto prima il sistema attuale di produzione e di consumi, l'obiettivo principale essendo quello di modificare i consumi in direzione della sostenibilità e di rendere i processi di estrazione delle materie prime, di produzione e di concezione dei prodotti quanto più possibile compatibili con i processi e le concezioni naturali.

(11)  La società dipende innanzitutto da prodotti costituiti da un insieme di materie diverse, biologiche, minerali e sintetiche, spesso combinate per produrre materiali eterogenei. Queste materie dovrebbero essere utilizzate e trasformate in modo tale che, quando il ciclo di vita del prodotto è terminato, esse non diventino rifiuti inutili.

(12)  Poiché le principali operazioni di gestione dei rifiuti sono ormai disciplinate dalla legislazione comunitaria in materia di ambiente, è importante che anche la direttiva sui rifiuti si adegui a questa impostazione. L'accento posto sugli obiettivi ambientali stabiliti dall'articolo 174 del trattato dovrebbe permettere di concentrare maggiormente l'attenzione sugli impatti ambientali connessi alla produzione e alla gestione dei rifiuti nel corso dell'intero ciclo di vita delle risorse. È quindi opportuno che la base giuridica della presente direttiva sia l'articolo 175.

(13)  È ormai dimostrato che gli strumenti economici che presentano un buon rapporto costi-efficacia sono e possono essere utili alla realizzazione degli obiettivi di prevenzione e gestione dei rifiuti. I rifiuti costituiscono una risorsa preziosa, e un maggiore ricorso agli strumenti economici consentirà di massimizzare i benefici ambientali. Nella presente direttiva occorre quindi incoraggiare il ricorso a tali strumenti al livello appropriato.

(14)  Il regolamento (CE) n. 1774/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio del 3 ottobre 2002 (9) stabilisce norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale non destinati al consumo umano. Il regolamento prevede tra l'altro controlli proporzionati per quanto riguarda la trasformazione, l'uso e lo smaltimento di tutti i rifiuti di origine animale, al fine di evitare che essi presentino rischi per la salute pubblica o per la salute degli animali. È pertanto necessario chiarire il legame esistente con tale regolamento ed evitare una duplicazione delle norme, escludendo i sottoprodotti di origine animale nel caso in cui siano destinati ad usi che non sono considerati operazioni di trattamento dei rifiuti.

(15)  Alla luce dell'esperienza acquisita nell'applicazione del regolamento (CE) n. 1774/2002, è opportuno precisare il campo di applicazione della normativa sui rifiuti e più in particolare delle disposizioni sui rifiuti pericolosi in relazione ai sottoprodotti di origine animale disciplinati dal regolamento (CE) n. 1774/2002. Nel caso in cui i sottoprodotti di origine animale presentino rischi potenziali per la salute, lo strumento giuridico idoneo per far fronte a questo tipo di rischi è il regolamento (CE) n. 1774/2002, ed è opportuno evitare sovrapposizioni con la normativa in materia di rifiuti.

(16)  Occorre introdurre una definizione di "riutilizzo" per chiarire la portata di questa operazione nel contesto della politica dell'Unione europea in materia di gestione dei rifiuti. Tale definizione dovrebbe essere formulata in modo da comprendere tutte le operazioni definite come "riutilizzo" ai sensi della vigente normativa comunitaria sui rifiuti derivanti da prodotti specifici .

(17)  Occorre introdurre una definizione di "riciclaggio", per precisare la portata di questo concetto.

(18)  Occorre modificare le definizioni di "recupero" e "smaltimento" per garantire una netta distinzione tra questi due concetti, fondata su una vera differenza in termini di impatto ambientale e sulla salute , sul fatto che l'operazione porti o meno alla sostituzione di risorse naturali nell'economia che sarebbe l'alternativa preferita . È inoltre necessario introdurre un meccanismo correttivo per chiarire le situazioni in cui la classificazione dell'attività come recupero non corrisponde all'impatto ambientale effettivo dell'operazione.

(19)  Per chiarire alcuni aspetti della definizione di "rifiuto" è necessario specificare, categoria per categoria, in quale momento si ritiene che determinati rifiuti cessino di essere tali e diventino materiali o sostanze secondari. La Commissione dovrebbe presentare proposte legislative sui criteri per tale riclassificazione e per determinare se taluni flussi di rifiuti rientrano nell'ambito della presente direttiva .

(20)  Per chiarire alcuni aspetti della definizione di "rifiuto", sarebbe utile, inoltre, specificare quando un materiale o una sostanza, risultato di un processo di produzione o di estrazione che non ha come obiettivo principale la sua produzione e che il detentore intende sfruttare e di cui non intende disfarsi, diventa un sottoprodotto. La Commissione dovrebbe predisporre linee guida interpretative sulla base della giurisprudenza in vigore. Qualora ciò dovesse rivelarsi insufficiente, la Commissione dovrebbe, se del caso, e avendo prestato particolare attenzione alle questioni collegate all'ambiente e alla salute, nonché alle condizioni definite nella giurisprudenza, presentare proposte legislative con criteri chiari per determinare, caso per caso, quando si possa ritenere che tali materiali e sostanze non rientrino nell'ambito della definizione di rifiuto. In mancanza di tali misure adottate a livello comunitario o di una giurisprudenza europea applicabile, i materiali o le sostanze in questione dovrebbero continuare ad essere considerati rifiuti.

(21)  È opportuno che i costi siano ripartiti in modo da rispecchiare il costo reale per l'ambiente derivante dalla produzione e dalla gestione dei rifiuti. A tale riguardo dovrebbero essere applicati il principio "chi inquina paga" e il principio della responsabilità del produttore. La responsabilità del singolo produttore, in particolare, è uno strumento che può essere utilizzato per promuovere la prevenzione, il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti, assicurando che i produttori tengano conto degli impatti del ciclo di vita dei loro prodotti, compresi gli impatti finali, e sviluppino concezioni dei prodotti adeguate.

(22)  Al fine di consentire alla Comunità nel suo complesso di diventare autosufficiente nello smaltimento dei rifiuti e agli Stati membri di convergere individualmente verso tale obiettivo, è necessario prevedere una rete di cooperazione tra impianti di smaltimento, che tenga conto del contesto geografico e della necessità di disporre di impianti specializzati per alcuni tipi di rifiuti.

(23)  Gli Stati membri, mantenendo nel contempo il necessario livello di protezione ambientale dovrebbero garantire opzioni di gestione adeguate e redditizie per i rifiuti provenienti da operazioni di riciclaggio, riconoscendo così il contributo essenziale degli impianti di riciclaggio ai fini della riduzione dello smaltimento finale. Tali rifiuti residui rappresentano un ostacolo non indifferente per un ulteriore aumento delle capacità di riciclaggio e le autorità competenti dovrebbero prendere le misure necessarie, con l'obiettivo di realizzare la società del riciclaggio.

(24)  È necessario precisare meglio l'ambito di applicazione e il contenuto dell'obbligo di predisporre piani per la gestione dei rifiuti, con particolare riferimento all'applicabilità ai siti storicamente contaminati e all'impiego di strumenti economici, e integrare nel processo di elaborazione o modifica di tali piani la necessità di considerare gli impatti ambientali che si producono nel corso dell'intero ciclo di vita di prodotti e materiali. Ove opportuno occorre anche tener conto delle prescrizioni in materia di pianificazione nel settore dei rifiuti contemplate dall'articolo 14 della direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 1994, sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio(10) e della strategia per la riduzione dei rifiuti biodegradabili conferiti in discarica di cui all'articolo 5 della direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999, relativa alle discariche di rifiuti(11) .

(25 )  Per migliorare le modalità di attuazione delle azioni di prevenzione dei rifiuti negli Stati membri e per favorire la diffusione delle buone pratiche in questo settore, è necessario adottare obiettivi e misure a livello comunitario riguardanti la prevenzione dei rifiuti e introdurre l'obbligo, per gli Stati membri, di elaborare programmi di prevenzione incentrati sui principali impatti ambientali e basati sulla considerazione dell'intero ciclo di vita. Gli obiettivi e le misure dovrebbero essere finalizzati a dissociare la crescita economica dall'aumento dei rifiuti e dagli impatti ambientali e sulla salute connessi alla produzione di rifiuti conseguendo una netta riduzione delle quantità di rifiuti prodotti, della loro nocività e dei loro impatti negativi . È opportuno che le autorità locali e regionali, le parti interessate e il pubblico in generale abbiano la possibilità di partecipare all'elaborazione di tali programmi e vi abbiano accesso una volta elaborati, come previsto dalla direttiva 2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 maggio 2003(12) .

(26)  I rifiuti pericolosi sono qualificati in base a criteri di pericolo e di rischio. Di conseguenza, è necessario che siano regolamentati con specificazioni rigorose, volte a impedire o a limitare, per quanto possibile, le conseguenze negative di una gestione inadeguata sull'ambiente, nonché a prevenire i rischi per la salute umana e la sicurezza. A causa delle loro proprietà nocive, i rifiuti pericolosi richiedono una gestione appropriata, che implica tecniche specifiche e adeguate di raccolta e di trattamento, controlli scrupolosi e modalità di tracciabilità proprie. Tutti gli operatori nel settore dei rifiuti pericolosi devono possedere le qualifiche e la formazione adeguate.

(27)  Le misure necessarie per l'attuazione della presente direttiva sono adottate in conformità della decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(13) .

(28)  In particolare, la Commissione ha il potere di modificare l'elenco dei rifiuti e dei rifiuti pericolosi, adottare requisiti di registrazione e approvare gli emendamenti necessari onde adattare gli Allegati IV e V ai progressi scientifici e tecnici. Tali misure di portata generale e intese a modificare ed integrare elementi non essenziali della presente direttiva, sono adottate secondo la procedura di regolamentazione con scrutinio di cui all'articolo 5 bis della decisione 1999/468/CE.

(29)  Poiché gli obiettivi della presente direttiva, ossia la tutela dell'ambiente e il corretto funzionamento del mercato interno, non possono essere realizzati in misura sufficiente dagli Stati membri e possono, dunque a causa delle dimensioni e degli effetti dell'azione, essere realizzati meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall' articolo 5 del trattato . La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Capo I

Oggetto, ambito di applicazione e definizioni

Articolo 1

Oggetto

La presente direttiva stabilisce misure dirette a ridurre al minimo gli impatti ambientali e sulla salute complessivi derivanti dalla produzione e dalla gestione dei rifiuti ed anche a contribuire ad una riduzione nell'uso delle risorse .

A tal fine, in linea di principio, gli Stati membri e la Comunità adottano le misure appropriate, in ordine decrescente di priorità, per promuovere:

   1) la prevenzione e la riduzione dei rifiuti,
   2) il riutilizzo di rifiuti,
   3) il riciclaggio dei rifiuti,
   4) altre operazioni di recupero,
   5) lo smaltimento sicuro ed ecologico dei rifiuti.

Qualora le valutazioni del ciclo di vita e le analisi costi/benefici indichino chiaramente che un'opzione di trattamento alternativo dà risultati migliori per uno specifico flusso di rifiuti, gli Stati membri possono discostarsi dalle priorità definite al secondo comma. Tali valutazioni ed analisi sono rese pubbliche e sono riesaminate da organi scientifici indipendenti. Si procede a consultazioni al fine di garantire una procedura completa e trasparente, che includa la partecipazione delle parti interessate e dei cittadini. Ove necessario, la Commissione elabora orientamenti per l'uso di dette valutazioni e analisi.

Articolo 2

Ambito di applicazione

1.  La presente direttiva non si applica:

   agli affluenti gassosi emessi in atmosfera;
   ai materiali escavati non contaminati che possono essere utilizzati allo stato naturale nello stesso o in altro sito.

2 .  La direttiva non si applica alle categorie di rifiuti di seguito indicate, in relazione ad alcuni aspetti specifici delle suddette categorie già contemplati da altra normativa comunitaria:

   a) rifiuti radioattivi;
   b) rifiuti risultanti dalla prospezione, dall'estrazione, dal trattamento, dall'ammasso di risorse minerali o dallo sfruttamento delle cave;
   c) materie fecali ed altre sostanze naturali non pericolose utilizzate nell'attività agricola;
   d) acque di scarico, esclusi i rifiuti allo stato liquido;
   e) materiali esplosivi in disuso;
   f) carcasse animali o sottoprodotti di origine animale coperti dal regolamento (CE) n. 1774/2002, ferma restando l'applicazione della presente direttiva al trattamento dei rifiuti contenenti sottoprodotti di origine animale, e sottoprodotti di origine animale che non sono adatti ad essere utilizzati come prodotti per motivi sanitari e che per tale ragione devono essere trattati come rifiuti.

3 .  Al fine di promuovere il riciclaggio relativamente a materiali specifici, la Commissione presenta una proposta entro il ... (14) .

4.  La presente direttiva non si applica alle materie fecali, alla paglia e ad altre sostanze naturali non pericolose utilizzate nell'attività agricola o per la produzione di energia da biomassa mediante il ricorso a procedimenti o metodi che non danneggiano l'ambiente né mettono in pericolo la salute umana.

I fanghi di depurazione rientrano nell'ambito di applicazione della presente direttiva eccetto quando sono utilizzati in agricoltura, conformemente alla direttiva 86/278/CEE del Consiglio, del 12 giugno 1986, concernente la protezione dell'ambiente, in particolare del suolo, nell'utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura (15) .

5 .  Con l'espressione "carcasse animali" di cui al paragrafo 2, lettera f) si intendono gli animali morti per cause diverse dalla macellazione, compresi gli animali abbattuti per eradicare un'epizoozia, nel contesto delle pratiche agricole e di allevamento.

6.  La presente direttiva non si applica ai sedimenti e al limo non rispondenti alle caratteristiche di pericolo di cui all'allegato IV.

Articolo 3

Definizioni

Ai fini della presente direttiva si intende per:

   a) "rifiuto": qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi; la Commissione presenta una proposta legislativa per taluni prodotti di consumo (ad esempio apparecchiature elettriche) in cui precisa i criteri funzionali, ambientali e di qualità che devono essere soddisfatti per stabilire quando si considera che il detentore abbia l'intenzione di disfarsi del prodotto.

Tutte le categorie di rifiuti sono elencate nel catalogo europeo dei rifiuti (CER), a seguito della decisione 2000/532/CE della Commissione (16) ;

   b) "produttore": la persona la cui attività ha prodotto rifiuti o la persona che ha effettuato operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno mutato la natura o la composizione di detti rifiuti;
   c) "detentore": il produttore dei rifiuti o la persona fisica o giuridica che li detiene;
   d) " gestione" : la raccolta, il trasporto, il trattamento, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compreso il controllo di queste operazioni nonché il controllo delle discariche dopo la loro chiusura;
   e) "raccolta": il prelievo dei rifiuti ai fini del loro trasporto in un impianto di trattamento;
   f) "raccolta differenziata": la raccolta in cui un flusso di rifiuti è tenuto separato in base al tipo e alla natura dei rifiuti ed è raccolto e trasportato separatamente;
   g) "prevenzione": qualsiasi azione adottata prima che i prodotti o le sostanze siano divenuti rifiuti e mirante a ridurre la produzione di rifiuti o la nocività di questi ultimi; essa fa anche riferimento alla riduzione della nocività attraverso restrizioni all'impiego nei prodotti di sostanze o materiali pericolosi e a qualsiasi azione adottata per prevenire la formazione, il trasferimento e la dispersione di sostanze pericolose durante la gestione dei rifiuti;
   h) "riutilizzo": l'utilizzazione di prodotti o componenti, per la stessa finalità per la quale erano stati concepiti, senza sottoporli ad altro trattamento che la pulizia o la riparazione ;
   i) "riciclaggio": il ritrattamento di materiali o sostanze presenti nei rifiuti attraverso un processo produttivo mediante il quale essi producono o sono incorporati in nuovi prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. Comprende il ritrattamento di materiale organico, ma non comprende, segnatamente, il recupero di energia, la conversione per l'impiego come combustibile, i processi che comportano una combustione o l'utilizzo come fonte energetica, compresa l'energia chimica o le operazioni di colmatazione ;
  j) "recupero": un'operazione di trattamento dei rifiuti che risponda ai seguenti criteri:
   i) permetta ai rifiuti di sostituire altre risorse che sarebbero state impiegate per assolvere tale funzione o di subire un trattamento in vista di tale utilizzo;
   ii) consenta ai rifiuti di svolgere un'utile funzione mediante tale sostituzione;
   iii) soddisfi taluni criteri di efficienza, definiti a norma dell'articolo 8, paragrafo 2;
   iv) diminuisca gli impatti globali negativi sull'ambiente impiegando rifiuti quali sostituti di altre risorse;
   v) assicuri che i prodotti siano conformi alla legislazione comunitaria applicabile in materia di sicurezza e alle norme comunitarie;
   vi) riconosca un'elevata priorità alla protezione della salute umana e dell'ambiente e minimizzi la formazione, il rilascio e la dispersione di sostanze pericolose durante il procedimento.
   k) "oli usati ": qualsiasi olio industriale o lubrificante, a base minerale, sintetica o biologica divenuto improprio all'uso cui era inizialmente destinato, in particolare gli oli usati dei motori a combustione e dei sistemi di trasmissione, nonché gli oli lubrificanti e gli oli per turbine e comandi idraulici;
   l) "trattamento": il recupero o lo smaltimento; esso include operazioni transitorie quali la riconfezione, lo scambio, la miscelazione, il miscuglio o il deposito prima del recupero o dello smaltimento;
   m) "smaltimento": tutte le operazioni che non soddisfano le condizioni del recupero o del riutilizzo e almeno le operazioni di cui all'allegato I. Tutte le operazioni di smaltimento riconoscono un'elevata priorità alla protezione della salute umana e dell'ambiente;
   n) "recupero di energia": l'utilizzo di rifiuti combustibili come combustibile per la produzione di energia mediante incenerimento diretto con o senza altri rifiuti o combustibili, ma con recupero di calore. Il processo di incenerimento di rifiuti nel corso del quale si aggiunga più energia di quanta non se ne ottenga non è considerato come recupero di energia;
   o) "commerciante": chiunque agisce in qualità di committente al fine di acquistare e successivamente vendere rifiuti, compresi i commercianti che non prendono materialmente possesso dei rifiuti;
   p) "intermediario": chiunque dispone il recupero o lo smaltimento dei rifiuti per conto di altri, compresi gli intermediari che non prendono materialmente possesso dei rifiuti;
   q) "operatore": chiunque dispone il recupero o lo smaltimento dei rifiuti per conto di altri, compresi gli intermediari che non prendono materialmente possesso dei rifiuti;
   r) "rifiuti biologici": i rifiuti di origine animale o vegetale destinati al recupero, che possono essere decomposti da microrganismi, da organismi che vivono nel suolo o da enzimi; non possono essere considerati rifiuti biologici i materiali del suolo privi di una quantità sostanziale di rifiuti biologici e di residui vegetali provenienti dall'attività agricola che entrano nell'ambito di applicazione dell'articolo 2, paragrafo 4;
   s) "migliori tecniche disponibili": le migliori tecniche disponibili ai sensi dell'articolo 2, punto 11, della direttiva 96/61/CE;
   t) "migliori tecniche disponibili per la gestione dei rifiuti": lo stadio di sviluppo più efficiente e più avanzato delle attività e dei metodi di produzione corrispondenti, da cui risulta che tecniche specifiche sono effettivamente idonee ad evitare pericoli per la salute umana e danni all'ambiente nell'ambito della gestione dei rifiuti; l'articolo 2, punto 11, e l'allegato IV della direttiva 96/61/CE si applicano di conseguenza;
   u) "pulitura": qualsiasi procedimento volto a rimuovere le impurità da sostanze e materiali affinché le sostanze o i materiali originali possano continuare ad essere utilizzati;
   v) "rigenerazione": qualsiasi procedimento che permetta di produrre oli di base mediante una raffinazione degli oli usati, che comporti in particolare la separazione di contaminanti, prodotti di ossidazione e additivi contenuti in tali oli;

Articolo 4

Distinzione tra sottoprodotti e rifiuti

1.  Per essere classificati come sottoprodotti e non come rifiuti, una sostanza o un oggetto derivanti da un processo di produzione, il cui obiettivo primario non sia la loro produzione, devono rispettare le seguenti condizioni:

   a) l'ulteriore utilizzo della sostanza o dell'oggetto è assicurato;
   b) la sostanza o l'oggetto possono essere utilizzati direttamente senza ulteriore trattamento che non sia la consueta pratica industriale;
   c) l'ulteriore utilizzo della sostanza o dell'oggetto forma parte integrale di un processo di produzione o esiste un mercato per la sostanza o per l'oggetto quale prodotto; e
   d) l'ulteriore utilizzo è conforme alla legge, vale a dire che la sostanza o l'oggetto soddisfano tutti i requisiti produttivi, ambientali e di protezione della salute relativi all'applicazione specifica.

2.  Entro il ... (17) la Commissione, sulla base delle condizioni di cui al paragrafo 1, presenta una proposta legislativa che specifica i criteri ambientali e di qualità che la sostanza o l'oggetto devono soddisfare per essere classificati come sottoprodotti. La proposta comprende un allegato contenente un elenco delle sostanze e/o degli oggetti da classificare come sottoprodotti.

3.  L'elenco di cui al paragrafo 2 deve essere reso facilmente accessibile agli operatori economici e ai cittadini (ad esempio attraverso Internet).

Articolo 5

Responsabilità dei produttori

1.  Gli Stati membri e la Comunità, al fine di potenziare la responsabilità dei produttori, adottano misure per considerare i produttori e gli importatori responsabili dei rifiuti derivanti dall'immissione sul mercato dei loro prodotti. Ciò può essere ottenuto fra l'altro con le seguenti misure:

   l'introduzione di obblighi di ripresa per i produttori/importatori,
   l'introduzione dell'obbligo di mettere a disposizione del pubblico informazioni relative al tasso di riciclaggio del prodotto,
   l'introduzione dell'obbligo per i produttori di utilizzare materiali e progettazione del prodotto che contribuiscano a prevenire o ridurre la produzione di rifiuti e a rendere tali rifiuti meno nocivi;
   la creazione di attrezzature che rendano possibile la riparazione e il riutilizzo;
   la creazione di attrezzature per la raccolta differenziata, la ripresa e lo smaltimento in modo responsabile dei prodotti in disuso.

2.  Gli Stati membri riferiscono alla Commissione sull'attuazione del paragrafo 1. La Commissione esamina l'opportunità di introdurre regimi di responsabilità estesa del produttore per determinati flussi di rifiuti a livello di Unione europea, in base alle esperienze acquisite dagli Stati membri.

Articolo 6

Elenco dei rifiuti

L'elenco dei rifiuti di cui alla decisione 2000/532/CE è allegato alla presente direttiva e direttamente applicabile in tutti gli Stati membri. Tale elenco può essere modificato dalla Commissione secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all"articolo 46, paragrafo 3 .

L'elenco è aggiornato e modificato dalla Commissione a fini di raccolta di dati e comprende anche i rifiuti considerati pericolosi a norma degli articoli da 15 a 18 , tenendo conto dell'origine e della composizione dei rifiuti e, ove necessario, dei valori limite di concentrazione.

La Commissione garantisce che tale elenco sia sufficientemente comprensibile per le PMI e facilmente accessibile.

Capo II

Prevenzione dei rifiuti

Articolo 7

Prevenzione

Conformemente all'articolo 1, gli Stati membri adottano tutte le misure necessarie per stabilizzare la propria produzione globale di rifiuti entro il 2012 rispetto alla propria produzione annuale di rifiuti del 2008.

Stabilizzare significa non aumentare la produzione rispetto all'inizio del periodo di stabilizzazione.

La Commissione, previa consultazione delle parti interessate, presenta al Parlamento europeo e al Consiglio proposte concernenti le misure necessarie a sostenere gli Stati membri nelle proprie attività di prevenzione, ovvero:

   a) entro il 2008, una serie di indicatori che consentiranno agli Stati membri di monitorare, valutare e riferire sui progressi compiuti nel quadro dei propri programmi e misure di prevenzione dei rifiuti;
   b) entro il 2010, la definizione di una politica di progettazione ecologica dei prodotti che riduca al contempo la produzione di rifiuti e la presenza di sostanze nocive in essi, favorendo tecnologie incentrate su prodotti sostenibili, riutilizzabili e riciclabili;
   c) entro il 2010, la definizione di ulteriori obiettivi qualitativi e quantitativi di riduzione dei rifiuti per il 2020, basati sulla miglior prassi disponibile;
   d) entro il 2010, la formulazione di un piano d'azione per ulteriori misure di sostegno a livello europeo volte, in particolare, a modificare gli attuali modelli di consumo.

Capo III

Recupero e smaltimento

Sezione 1

Disposizioni generali

Articolo 8

Recupero

1.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie, coerentemente con le disposizioni di cui all'articolo 1, per assicurare che, ove possibile, tutti i rifiuti siano sottoposti a operazioni di recupero. Esse comprendono almeno le operazioni di cui all'allegato II, a condizione che soddisfino la definizione di recupero di cui all'articolo 3, lettera j).

Per evitare dubbi, rientrano nel quadro dell'allegato II anche operazioni che producono materiale successivamente soggetto ad operazioni di smaltimento se il loro obiettivo principale è un'operazione di recupero ai sensi dell'allegato II .

È possibile aggiungere nuove operazioni di recupero all'elenco delle operazioni di cui all'allegato II, sulla base di una proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio.

2.  La Commissione presenta, entro … (18) una proposta legislativa , secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato, per l'adozione di misure di esecuzione al fine di definire criteri di efficienza e ambientali, fondati sulle migliori tecniche disponibili, in base ai quali poter considerare che le operazioni finali dell'allegato II abbiano dato origine a un'operazione di recupero .

3.  Prima di modificare l'allegato II e di adottare misure di esecuzione ai sensi del paragrafo 2, la Commissione consulta gli Stati membri nonché le pertinenti associazioni dell'industria, dei lavoratori, di tutela dell'ambiente e dei consumatori.

4.  Gli Stati membri adottano misure volte a promuovere il riutilizzo dei prodotti, in particolare tramite la costituzione e il sostegno di reti accreditate di riutilizzo e di riparazione e, ove necessario, mettendo a punto norme pertinenti per i metodi di lavorazione e produzione.

Gli Stati membri possono adottare altre misure volte a promuovere il riutilizzo, ricorrendo, ad esempio, a strumenti economici, criteri per l'aggiudicazione di appalti, obiettivi quantitativi o divieti di immissione in commercio per taluni prodotti.

5.  Gli Stati membri, al fine di avviarsi verso una società europea del riciclaggio e per contribuire ad un alto livello di efficienza delle risorse entro il 2020 giungono a un livello di riutilizzazione e riciclaggio globale di almeno il 50% per i rifiuti solidi urbani e del 70% per i residui di costruzione, demolizione, industriali e di produzione. Per i paesi che raggiungano un livello di riciclaggio inferiore al 5% in una qualsiasi categoria o per i quali non esistono dati ufficiali secondo i dati Eurostat 2000-2005, può essere concesso un periodo addizionale di cinque anni per raggiungere gli obiettivi.

6.  Gli Stati membri prendono misure per promuovere il riciclaggio di alta qualità e a tal fine approvano regimi separati di raccolta, ove ciò sia necessario per garantire i necessari criteri qualitativi per i pertinenti settori di riciclaggio.

Entro il 2015 gli Stati membri istituiscono regimi separati per la raccolta dei rifiuti almeno per i seguenti: carta, metallo, plastica, vetro, tessili, altri rifiuti biodegradabili, oli e residui pericolosi. Ciò si applica senza pregiudizio della legislazione presente o futura sui flussi di rifiuti o delle prescrizioni dell'articolo 22.

Articolo 9

Smaltimento

1.  Fatto salvo l'articolo 1, secondo comma, gli Stati membri provvedono affinché, quando non si ricorra alla prevenzione, al riutilizzo, al riciclaggio o ad altre modalità di recupero, tutti i rifiuti siano sottoposti a operazioni di smaltimento in sicurezza che agli obiettivi di cui all'articolo 10 .

Essi vietano l'abbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti.

2.  Le operazioni di smaltimento includono le operazioni elencate nell"allegato I .

Sono vietate le operazioni di smaltimento classificate come D 11 (incenerimento in mare) e D 7 (immersione, compreso il seppellimento nel sottosuolo marino).

3.  Nei casi in cui, malgrado la sostituzione di risorse, i risultati di un'operazione indicano che, ai fini dell'articolo 1, la sostituzione è solo limitata , la Commissione può presentare una proposta legislativa per aggiungere la suddetta operazione specifica all'elenco di cui all'allegato I.

Prima di modificare l'allegato I, la Commissione consulta gli Stati membri nonché le pertinenti associazioni dell'industria, dei lavoratori, di tutela dell'ambiente e dei consumatori.

Articolo 10

Condizioni

Gli Stati membri prendono misure affinché la gestione dei rifiuti, dalla raccolta fino al recupero o smaltimento, sia effettuata mediante l'impiego di attrezzature e infrastrutture che assicurino un elevato grado di protezione :

   a) la salute umana;
   b) l'ambiente;
   c) l'acqua , l'aria, il suolo e per la flora e la fauna;
e senza causare inconvenienti da rumori od odori o danneggiare il paesaggio o i siti di particolare interesse.

Le condizioni relative al recupero e allo smaltimento dei rifiuti, eventualmente poste dagli Stati membri tramite prescrizioni generalmente vincolanti, si fondano sulle migliori tecniche disponibili in materia di gestione dei rifiuti.

Se la protezione della salute umana e dell'ambiente lo esige, la Commissione presenta delle proposte di direttive specifiche che fissano per i rifiuti o le operazioni di recupero particolarmente importanti a livello ecologico o economico sotto il profilo quantitativo, criteri applicabili al recupero, alle sostanze e agli oggetti prodotti nel quadro di un'operazione di recupero nonché al conseguente utilizzo di tali sostanze e oggetti. Questi criteri si basano sulle migliori tecniche disponibili in materia di gestione dei rifiuti. Le direttive in questione possono altresì specificare quando i rifiuti sottoposti a recupero cessano di essere considerati tali.

Articolo 11

Responsabilità

In conformità del principio "chi inquina paga", gli Stati membri adottano le disposizioni necessarie affinché ogni detentore di rifiuti provveda personalmente al loro recupero o smaltimento oppure li consegni ad uno stabilimento o ad un'impresa che effettua le operazioni di trattamento dei rifiuti o ad un'impresa di raccolta pubblica o privata.

Sezione 2

Costi e reti

Articolo 12

Costi

In conformità con il principio "chi inquina paga", il costo della gestione dei rifiuti deve essere sostenuto:

   dal detentore dei rifiuti raccolti o gestiti da un responsabile della raccolta o da un'impresa, e/o
   dai detentori precedenti, e/o
   dal produttore del prodotto che è all'origine del rifiuto.

Articolo 13

Rete di impianti di smaltimento

All'interno della Comunità, i rifiuti sono trattati nel modo globalmente più corretto dal punto di vista ambientale.

I rifiuti destinati allo smaltimento sono trattati in uno degli idonei impianti più vicini, attraverso i metodi e le tecnologie più opportuni, al fine di garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e della salute pubblica.

Ciascuno Stato membro adotta, di concerto con altri Stati membri, le misure appropriate per la creazione di una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento, tenendo conto delle migliori tecniche disponibili.

Capo IV

Cessazione della qualifica di rifiuto

Articolo 14

Prodotti, materiali e sostanze secondari

1.  Gli Stati membri possono chiedere alla Commissione di determinare se, a titolo eccezionale, determinati rifiuti non siano più tali poiché :

   a) hanno completato un'operazione di riutilizzo, riciclaggio o recupero in conformità delle disposizioni della presente direttiva e possono di conseguenza essere riclassificati come prodotto, materiale o sostanza secondari;
   b) tale riclassificazione non comporta impatti ambientali o sanitari complessivamente negativi e
   c) esiste o può esistere un mercato per tali prodotti, materiali o sostanze secondari.

2.  Entro … (19) , la Commissione, sulla base della valutazione di cui al paragrafo 1, presenta, ove opportuno, una proposta legislativa, precisando i criteri ambientali e di qualità da soddisfare affinché categorie specifiche di rifiuti classificate in base ai prodotti, ai materiali o alle sostanze che li compongono possano essere considerate come prodotti, materiali o sostanze.

3.  I criteri definiti a norma del paragrafo 2 sono tali da garantire che il prodotto, il materiale, la sostanza secondario soddisfi le condizioni necessarie per l'immissione in commercio.

I criteri tengono conto del possibile rischio di danni all'ambiente derivante dall'utilizzo o dal trasporto del materiale, della sostanza o del prodotto secondario e sono fissati in modo da garantire un elevato livello di protezione della salute umana e dell'ambiente.

4.  Entro … (20) , la Commissione presenta, ove opportuno, proposte volte a determinare se i seguenti flussi di rifiuti rientrano nel quadro delle disposizioni del presente articolo e, se del caso, a quali specificazioni dovrebbero essere soggetti:

   compostaggio,
   aggregati,
   carta,
   vetro,
   metallo,
   pneumatici in disuso,
   abbigliamento di seconda mano.

Capo V

Rifiuti pericolosi

Sezione 1

Classificazione ed elenco

Articolo 15

Classificazione

1.  I rifiuti si considerano pericolosi se presentano una o più caratteristiche fra quelle elencate nell"allegato IV .

La declassificazione da rifiuto pericoloso a rifiuto non pericoloso non può essere ottenuta attraverso una diluizione o una miscelazione che comporti una riduzione delle concentrazioni iniziali di inquinanti sotto le soglie che definiscono il carattere pericoloso di un rifiuto.

2.  I rifiuti pericolosi prodotti dai nuclei domestici non sono considerati pericolosi fino a quando non sono raccolti da imprese che effettuano operazioni di trattamento di rifiuti pericolosi raccolti in modo differenziato o da imprese pubbliche o private di raccolta di rifiuti pericolosi .

3.  I sottoprodotti di origine animale e i prodotti da essi derivati, disciplinati dal regolamento (CE) n. 1774/2002, non sono soggetti alle disposizioni della presente direttiva applicabili ai rifiuti pericolosi a meno che non siano stati miscelati insieme a rifiuti pericolosi.

Articolo 16

Elenco

L'elenco dei rifiuti di cui alla decisione 2000/532/CE è allegato alla presente direttiva. Tale elenco può essere modificato dalla Commissione secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all'articolo 46, paragrafo 3.

Tale elenco tiene conto della composizione dei rifiuti ed eventualmente dei valori limite di concentrazione nonché dell'origine dei rifiuti.

Articolo 17

Rifiuti pericolosi non figuranti nell'elenco

Quando uno Stato membro ritiene che determinati rifiuti dovrebbero essere trattati come pericolosi, pur non figurando come tali nell'elenco di cui all'articolo 6 (di seguito "l'elenco"), e che presentino una o più caratteristiche fra quelle elencate nell'allegato IV , esso notifica immediatamente tali casi alla Commissione fornendole tutte le opportune informazioni .

Articolo 18

Rifiuti non pericolosi figuranti nell'elenco

1.  Quando uno Stato membro dispone di prove che dimostrano che un rifiuto indicato nell'elenco come pericoloso non possiede nessuna delle caratteristiche elencate nell"allegato IV , esso notifica immediatamente tali casi alla Commissione, fornendole tutte le opportune informazioni.

2.  In base alle notifiche ricevute, la Commissione riesamina l'elenco per deciderne l'eventuale adeguamento secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all"articolo 46, paragrafo 3 .

3.  Gli Stati membri possono trattare come non pericolosi tali rifiuti dopo che è stato deciso l'adeguamento dell'elenco.

Articolo 19

Tracciabilità e controllo dei rifiuti pericolosi

Conformemente alle disposizioni previste dalla presente direttiva per i rifiuti pericolosi, gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che la produzione, la raccolta e il trasporto dei rifiuti pericolosi, nonché il loro stoccaggio e trattamento, siano effettuati in condizioni di protezione ottimale dell'ambiente e della salute umana e di sicurezza degli operatori, degli impianti e delle persone, compresa, almeno, l'adozione di misure per garantire la tracciabilità e il controllo, dalla produzione alla destinazione finale, di tutti i rifiuti pericolosi ed un'adeguata valutazione del rischio durante la loro gestione.

Sezione 2

Disposizioni particolari

Articolo 20

Separazione

1.  Gli Stati membri adottano tutte le misure necessarie per esigere dagli stabilimenti e dalle imprese che gestiscono rifiuti pericolosi che non si miscelino diverse categorie di rifiuti pericolosi o rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi.

2.  Gli Stati membri incoraggiano la separazione dei composti pericolosi di tutti i flussi di rifiuti prima che entrino nella catena di recupero.

3 .  In deroga al paragrafo 1, gli Stati membri possono adottare misure intese ad autorizzare la miscelazione di varie categorie di rifiuti pericolosi o la miscelazione di rifiuti pericolosi con altri rifiuti, sostanze o materiali, a condizione che:

   a) l'operazione di miscelazione sia effettuata da uno stabilimento o da un'impresa titolare di un'autorizzazione ottenuta a norma dell'articolo 28;
   b) le condizioni fissate all'articolo 10 siano soddisfatte;
   c) l'impatto ambientale della gestione dei rifiuti non risulti aggravato;
   d) l'operazione sia conforme alle migliori tecniche disponibili.

Articolo 21

Etichettatura

1.  Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché, nel corso della raccolta, del trasporto e dello stoccaggio temporaneo, i rifiuti siano adeguatamente imballati ed etichettati in conformità delle norme internazionali e comunitarie in vigore.

2.  In caso di trasferimento di rifiuti pericolosi, questi sono corredati del modulo di identificazione di cui al regolamento (CEE ) n. 259/93 del Consiglio, del 1° febbraio 1993, relativo alla sorveglianza e al controllo delle spedizioni di rifiuti all'interno della Comunità europea, nonché in entrata e in uscita dal suo territorio (21) .

Articolo 22

Oli minerali usati

Fatti salvi gli obblighi riguardanti la gestione dei rifiuti pericolosi di cui agli articoli 20 e 21 , gli Stati membri provvedono affinché gli oli usati siano raccolti, ove ciò sia tecnicamente fattibile, separatamente dagli altri rifiuti e successivamente trattati in conformità della gerarchia dei rifiuti di cui all'articolo 1, paragrafo 2, ai sensi delle condizioni definite dall'articolo 10. La preferenza accordata alla rigenerazione nella direttiva 75/439/CEE del Consiglio del 16 giugno 1975 concernente l'eliminazione degli oli usati (22) è mantenuta ove possibile.

Articolo 23

Rifiuti di cucina e di ristorazione

E' vietato il recupero a fini di alimentazione animale dei rifiuti di cucina e ristorazione non trattati. I rifiuti di cucina e ristorazione sono eliminati in maniera verificabile da imprese autorizzate e sono sterilizzati e smaltiti in condizioni di sicurezza mediante procedimenti appropriati. Gli Stati membri possono autorizzare l'impiego dei rifiuti di cucina e di ristorazione nell'alimentazione suina solo a condizione che il recupero in piena sicurezza, la sterilizzazione e il rispetto delle altre disposizioni del regolamento (CE) n. 1774/2002 siano oggetto, sotto ogni aspetto, di controllo.

Capo VI

Biorifiuti

Articolo 24

Raccolta e uso dei biorifiuti

1.  E' accordata priorità al recupero materiale dei biorifiuti.

2.  Al fine di conseguire gli obiettivi di cui all'articolo 1, dal ... (23) gli Stati membri elaborano un sistema di raccolta differenziata dei rifiuti biologici.

3.  Gli Stati membri garantiscono che, fatte salve le condizioni di cui agli articoli 25 e 26, lo spandimento di biorifiuti trattati riguardi terreni ad uso agricolo, silvicolo od orticolo.

Articolo 25

Trattamento dei biorifiuti

1.  I produttori e i detentori sottopongono i biorifiuti, prima dello spandimento, ad un trattamento teso a garantire la sicurezza degli stessi sotto il profilo epidemiologico e fitosanitario. Ciò si applica anche per quanto riguarda i rifiuti alimentari provenienti da ristoranti e impianti di ristorazione collettiva, sempreché non debbano essere smaltiti ai sensi delle disposizioni del regolamento (CE) n. 1774/2002.

2.  La Commissione adotta, secondo la procedura di cui all'articolo 46, paragrafo 3, misure di esecuzione specificando i requisiti minimi di verifica della sicurezza epidemiologica e fitosanitaria.

3.  Per garantire uno spandimento di biorifiuti rispettoso dell'ambiente, la Commissione adotta, secondo la procedura di cui all'articolo 46, paragrafo 3, misure di esecuzione specificando i criteri ambientali e di qualità da soddisfare affinché lo spandimento dei biorifiuti riguardi terreni ad uso agricolo, silvicolo od orticolo e possano essere considerati come prodotti, materiali o sostanze secondari.

4.  Le misure di esecuzione di cui al paragrafo 3 comprendono quanto meno valori limite vincolanti per metalli pesanti, contaminanti fisici, contenuto di semi vitali e parti di piante atte alla germinazione nonché un elenco di idonee sostanze di base.

5.  I criteri, tngono conto dei rischi inerenti ad un utilizzo non rispettoso ovvero ad uno spandimento dannoso per l'ambiente di materiali o sostanze secondari, e sono definiti in modo da garantire un elevato livello di protezione per la salute umana e l'ambiente.

Articolo 26

Controlli

1.  Gli Stati membri provvedono affinché siano istituiti e gestiti sistemi di garanzia della qualità, per controllare il rispetto dei requisiti di cui all'articolo 25.

2.  Gli Stati membri garantiscono che siano effettuate regolarmente analisi sulle sostanze nocive.

Articolo 27

Riciclaggio

La Commissione entro il 30 giugno 2008 presenta al Parlamento europeo e al Consiglio proposte legislative volta a promuovere il riciclaggio dei biorifiuti.

Capo VII

Autorizzazioni o registrazione

Sezione 1

Autorizzazioni

sottosezione 1

Disposizioni generali

Articolo 28

Rilascio delle autorizzazioni

1.  Gli Stati membri impongono a tutti gli stabilimenti o le imprese che intendono effettuare operazioni di smaltimento o di recupero di ottenere l'autorizzazione dell'autorità nazionale competente.

Tale autorizzazione precisa in particolare:

   a) i tipi e i quantitativi di rifiuti da trattare;
   b) per ciascun tipo di operazione autorizzata, i requisiti tecnici applicabili al sito interessato;
   c) le precauzioni da prendere in materia di sicurezza;
   d) il metodo da utilizzare per ciascun tipo di operazione.

L'autorizzazione può prevedere condizioni e obblighi supplementari.

2.  Le autorizzazioni possono essere concesse per un periodo determinato ed essere rinnovate.

3.  L'autorità competente nazionale nega l'autorizzazione qualora ritenga che il metodo di trattamento previsto sia inaccettabile dal punto di vista della protezione dell'ambiente.

4.  Le autorizzazioni concernenti il recupero di energia sono subordinate alla condizione che il recupero avvenga con un livello elevato di efficienza energetica.

Articolo 29

Requisiti per l'autorizzazione

Tutti gli impianti di trattamento dei rifiuti pericolosi sono soggetti a requisiti per l'autorizzazione ai sensi della direttiva 96/61/CE.

Fatta salva la direttiva 96/61/CE, la richiesta di autorizzazione presso le autorità competenti comprende una descrizione delle misure previste onde garantire che l'impianto sia concepito, equipaggiato e fatto funzionare in modo appropriato dalle categorie dei rifiuti trattati e a rischi collegati.

L'autorizzazione concessa dalle autorità competenti indica:

   le quantità e le categorie di rifiuti pericolosi trattati;
   le caratteristiche tecniche dei trattamenti dei rifiuti che permettono di assicurare una protezione ottimale dell'ambiente e di garantire un livello elevato di sicurezza.

Quando l'operatore di un impianto di trattamento di rifiuti non pericolosi preveda una modifica delle modalità operative che implicherebbe il trattamento di rifiuti pericolosi, ciò va considerato come un cambiamento sostanziale ai sensi dell'articolo 2, punto 10, lettera b) della direttiva 96/61/CE; in tal caso si applica l'articolo 12, paragrafo 2 di detta direttiva.

Articolo 30

Autorizzazioni a norma della direttiva 96/61/CE

L"articolo 28 , paragrafo 1, della presente direttiva non si applica agli stabilimenti o alle imprese titolari di autorizzazioni ottenute a norma della direttiva 96/61/CE, a condizione che l'autorizzazione includa tutti gli elementi di cui all'articolo 28, paragrafo 1, della presente direttiva.

Articolo 31

Misure di esecuzione

La Commissione presenta, se del caso, proposte di direttive specifiche che fissano norme minime per le autorizzazioni onde garantire che i rifiuti siano trattati in conformità con gli obiettivi stabiliti all'articolo 10 .

Gli Stati membri possono stabilire norme più rigorose per le autorizzazioni in base a una valutazione nazionale delle esigenze, nel rispetto del principio di proporzionalità e in conformità dei trattati.

Articolo 32

Misure supplementari

Entro il … (24) la Commissione elabora una relazione volta a esaminare misure che possano contribuire a raggiungere in modo più efficace gli obiettivi di cui all'articolo 1. Entro sei mesi dal completamento della relazione, la Commissione la presenta al Parlamento europeo e al Consiglio, se del caso corredata da proposte.

La relazione esamina in particolare:

   a) se occorre modificare l'allegato II al fine di:
   i) escludere i casi in cui le operazioni iscritte nell'elenco non comportano una quota sufficientemente elevata di rifiuti che possono essere utilmente impiegati per essere coerente con gli obiettivi di cui all'articolo 1;
   ii) identificare i casi in cui è opportuno specificare la quota di rifiuti utilizzati anziché la quota di rifiuti smaltiti nel quadro di un'operazione di recupero, al fine di assicurare il raggiungimento dell'obiettivo di cui all'articolo 1;
   iii) specificare un diverso livello o diversi livelli di efficienza energetica in connessione con le operazioni di recupero R 1;
   iv) adeguare eventuali riferimenti alla luce del progresso tecnico e scientifico;
  b) se occorre modificare l'allegato I al fine di:
   i) aggiungere operazioni omesse dall'allegato II;
   ii) adeguare eventuali riferimenti alla luce del progresso tecnico e scientifico, e
   c) se la specificazione di norme minime per determinate operazioni di smaltimento o di recupero contribuisce agli obiettivi di cui all'articolo 10.

L'obbligo di presentare tale relazione non osta a che la Commissione possa presentare proposte nel frattempo.

sottosezione 2

Deroghe

Articolo 33

Ammissibilità

Gli Stati membri possono dispensare dall'obbligo di cui all'articolo 28, paragrafo 1 , gli stabilimenti o le imprese che provvedono essi stessi al trattamento dei propri rifiuti nei luoghi di produzione .

Se uno stabilimento o un'impresa effettua sia lo smaltimento che il recupero, la deroga può riguardare soltanto le operazioni di recupero.

Tale deroga non si applica al trattamento di rifiuti pericolosi.

Articolo 34

Regole generali

1.  Gli Stati membri che intendono autorizzare una deroga a norma dell"articolo 33 provvedono affinché le autorità competenti adottino, per ciascun tipo di attività, regole generali che stabiliscano i tipi e i quantitativi di rifiuti che possono essere oggetto di deroga, nonché il metodo di trattamento da utilizzare.

Tali regole sono basate sulle migliori tecniche disponibili e sono finalizzate a garantire il rispetto dell"articolo 10 .

2.  Gli Stati membri informano la Commissione delle regole generali adottate in applicazione del paragrafo 1 .

Sezione 2

Registrazione

Articolo 35

Registrazione

1.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali competenti tengano un registro degli stabilimenti o delle imprese che provvedono alla raccolta o al trasporto di rifiuti a titolo professionale, o che provvedono al trattamento dei rifiuti per conto di terzi (commercianti o intermediari) e che non sono soggetti all'obbligo di autorizzazione a norma dell"articolo 28 , paragrafo 1.

Tali stabilimenti e imprese devono rispettare alcuni requisiti di registrazione .

2.  Tutti gli stabilimenti e le imprese che beneficiano di una deroga a norma della sezione 1, sottosezione 2 sono iscritti nel registro di cui al paragrafo 1.

Ove possibile, i registi tenuti dalle autorità competenti saranno utilizzati per ottenere le informazioni necessarie per la procedura di registrazione, al fine di ridurre al minimo gli oneri burocratici.

3.  La Commissione adotta, secondo la procedura di cui all'articolo 46, paragrafo 3 , e di concerto con gli operatori economici, i requisiti di registrazione di cui al paragrafo 1, secondo comma.

4.  Gli Stati membri provvedono affinché il sistema di raccolta, trasporto all'interno del loro territorio e spedizione transfrontaliera dei rifiuti garantisca che i rifiuti raccolti e trasportati siano conferiti agli appositi impianti di trattamento nel rispetto degli obblighi dell"articolo 10 .

Le disposizioni del regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2006 (25) , si applicano a tutte le spedizioni di rifiuti.

Capo VII

Gestione dei rifiuti

Sezione 1

Piani

Articolo 36

Piani di gestione dei rifiuti

1.  Gli Stati membri provvedono affinché le rispettive autorità competenti predispongano, a norma dell'articolo 1, uno o più piani di gestione dei rifiuti, da sottoporre a revisione almeno ogni cinque anni.

I piani devono coprire, singolarmente o in combinazione tra loro, l'intero territorio geografico dello Stato membro interessato.

2.  I piani di gestione dei rifiuti di cui al paragrafo 1 comprendono un'analisi della situazione attuale della gestione dei rifiuti nell'ambito geografico interessato nonché le misure da adottare per la prevenzione, il riutilizzo, il riciclaggio, il recupero e lo smaltimento in sicurezza dei rifiuti.

3.  I piani di gestione dei rifiuti devono contenere tutte le informazioni necessarie per adempiere all'obbligo di cui al paragrafo 2 e per mettere in grado le autorità competenti, gli stabilimenti e le imprese di comportarsi in modo tale da rendere possibile l'attuazione dei piani. La Commissione, ove opportuno, prevede linee guida per la pianificazione in materia di gestione dei rifiuti.

I piani di gestione dei rifiuti devono contenere almeno i seguenti elementi:

   a) tipo, quantità e origine dei rifiuti prodotti e dei rifiuti provenienti dall'estero e che si prevede di sottoporre a trattamento nel territorio nazionale;
   b) sistemi di raccolta e i metodi di trattamento;
   c) eventuali disposizioni speciali per determinati flussi di rifiuti, compresi quelli che rientrano in specifici atti legislativi comunitari ;
   d) identificazione e valutazione degli impianti di smaltimento esistenti e dei grandi impianti di recupero, nonché dei siti di smaltimento dei rifiuti storicamente contaminati e delle misure per la loro bonifica;
   e) informazioni sufficienti, sotto forma di criteri per l'individuazione dei siti, che consentano alle autorità competenti degli Stati membri di decidere in merito alla concessione o al diniego dell'autorizzazione per i futuri impianti di smaltimento o i grandi impianti di recupero;
   f) persone fisiche o giuridiche abilitate a procedere alla gestione dei rifiuti;
   g) politiche generali di gestione dei rifiuti, compresi tecnologie e metodi pianificati di gestione dei rifiuti.

4.  I piani di gestione dei rifiuti sono conformi alle prescrizioni in materia di pianificazione di cui all'articolo 14 della direttiva 94/62/CE e alla strategia di riduzione dei rifiuti biodegradabili da conferire in discarica di cui all'articolo 5 della direttiva 1999/31/CE, compresa la previsione di importanti campagne di sensibilizzazione e il ricorso a strumenti economici.

5.  Gli Stati membri notificano alla Commissione tutti i piani di gestione dei rifiuti adottati o qualsiasi revisione ad essi apportata.

Contemporaneamente essi trasmettono alla Commissione una valutazione generale del modo in cui i suddetti piani contribuiranno alla realizzazione degli obiettivi della presente direttiva. Tale valutazione comprende la valutazione ambientale strategica dei piani di gestione dei rifiuti di cui alla direttiva 2001/42/CE.

Articolo 37

Cooperazione tra gli Stati membri

Gli Stati membri collaborano, ove opportuno, con gli altri Stati membri interessati alla predisposizione dei piani di gestione dei rifiuti in conformità dell"articolo 36 .

Essi assicurano la partecipazione del pubblico in conformità della direttiva 2003/35/CE, in particolare tramite la pubblicazione dei piani su un sito web accessibile a tutti.

Articolo 38

Gli Stati membri possono adottare le misure necessari per impedire movimenti di rifiuti non conformi ai loro piani di gestione dei rifiuti. Essi ne informano la Commissione e gli altri Stati membri.

Sezione 2

Programmi di prevenzione dei rifiuti

Articolo 39

Adozione dei programmi

1.  Gli Stati membri adottano, a norma dell'articolo 1 e dell'articolo 7 , i programmi di prevenzione dei rifiuti entro il ...(26) .

Tali programmi e le misure ivi contenute mirano come minimo alla stabilizzazione della produzione di rifiuti entro il 2012 e a successive riduzioni significative della produzione entro il 2020.

Tali programmi sono integrati nei piani di gestione dei rifiuti di cui all"articolo 36 o costituiscono programmi a sé stanti. Essi sono predisposti al livello geografico più adeguato a garantirne un'applicazione efficace.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità locali e regionali siano associate alla preparazione dei programmi e affinché le parti interessate e il pubblico in generale possano partecipare all'elaborazione dei programmi e possano accedervi una volta ultimata la loro elaborazione, come previsto dalla direttiva 2003/35/CE.

3.  La Commissione crea un sistema volto allo scambio di informazioni sulle migliori prassi in materia di prevenzione dei rifiuti.

Articolo 40

Riesame

Gli Stati membri valutano i programmi di prevenzione dei rifiuti a scadenze periodiche e in ogni caso li sottopongono a riesame almeno ogni cinque anni . L'Agenzia europea per l'ambiente include nella sua relazione annuale un esame dei progressi compiuti nel completamento e nell'attuazione di tali programmi.

La Commissione, previa consultazione del Forum consultivo previsto all'articolo 47, elabora orientamenti per la valutazione dei programmi di prevenzione dei rifiuti, compresi gli indicatori da sviluppare a norma dell'articolo 7.

La Commissione, sulla base di detti orientamenti e in cooperazione con le pertinenti autorità, effettua una valutazione dei programmi.

Entro i 18 mesi successivi alla fine del quinquennio in questione, la Commissione presenta una relazione di valutazione sul contributo dei programmi agli obiettivi e ai fini stabiliti dalla presente direttiva.

Capo IX

Ispezioni e registri

Articolo 41

Ispezioni

1.  Gli stabilimenti o le imprese che effettuano le operazioni di trattamento dei rifiuti, gli stabilimenti o le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti a titolo professionale o che provvedono al trattamento dei rifiuti per conto di terzi e i produttori di rifiuti pericolosi sono soggetti ad adeguate ispezioni periodiche da parte delle autorità competenti.

2.  Le ispezioni relative alle operazioni di raccolta e di trasporto dei rifiuti riguardano l'origine e la destinazione dei rifiuti raccolti e trasportati.

Articolo 42

Tenuta di registri

1.  Gli stabilimenti o le imprese di cui al capo VII, sezione 1 , i produttori e i rivenditori di rifiuti e gli stabilimenti o le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti tengono un registro cronologico in cui sono indicati le quantità di rifiuti in entrata e uscita , la natura, l'origine settoriale e geografica nonché, se opportuno, la destinazione, la frequenza di raccolta, il mezzo di trasporto e il metodo di trattamento previsti per i rifiuti e forniscono, su richiesta, tali informazioni alle autorità competenti.

2.  Per i rifiuti pericolosi i registri sono conservati per un periodo minimo di cinque anni .

I documenti che comprovano l'esecuzione delle operazioni di gestione sono forniti su richiesta delle autorità competenti o dei precedenti detentori.

Gli Stati membri provvedono affinché le autorità nazionali competenti tengano un registro di tutti gli stabilimenti ed imprese ai sensi del capo VII, sezione 1 e possono esigere relazioni da tali stabilimenti ed imprese.

Gli Stati membri possono esigere anche dai produttori di rifiuti non pericolosi che osservino le disposizioni del presente articolo.

Capo X

Disposizioni finali

Articolo 43

Relazioni e riesame

1.  Ogni cinque anni gli Stati membri comunicano alla Commissione informazioni sull'applicazione della presente direttiva, sotto forma di relazione settoriale(27) .

La relazione è redatta sulla base di un questionario o di uno schema elaborato dalla Commissione secondo la procedura di cui all'articolo 6 della direttiva 91/692/CEE del Consiglio, del 23 dicembre 1991, per la standardizzazione e la razionalizzazione delle relazioni relative all'attuazione di talune direttive concernenti l'ambiente (28) . Essa è trasmessa alla Commissione entro nove mesi dalla fine del quinquennio considerato.

In tali relazioni gli Stati membri forniscono tra l'altro informazioni specifiche sui regimi di responsabilità estesa del produttore e sui progressi compiuti nell'attuazione dei rispettivi programmi di prevenzione dei rifiuti, nonché sul conseguimento degli obiettivi di prevenzione dei rifiuti enunciati all'articolo 7 .

Nell'ambito degli obblighi di comunicazione delle informazioni si procede alla raccolta di dati sui rifiuti di cucina e ristorazione, in modo da consentire di stabilire regole per disciplinare l'impiego, il recupero, il riciclaggio e lo smaltimento di tali rifiuti in condizioni di sicurezza.

2.  La Commissione invia il questionario o lo schema agli Stati membri sei mesi prima dell'inizio del periodo contemplato dalla relazione.

3.  Entro nove mesi dalla data di ricevimento delle relazioni degli Stati membri in conformità del paragrafo 1, la Commissione pubblica una relazione comunitaria sull'applicazione della presente direttiva. Essa pubblica anche una relazione di valutazione intesa a esaminare l'opportunità di introdurre regimi che prevedano una più estesa responsabilità del produttore per specifici flussi di rifiuti a livello dell'Unione europea.

Nella prima relazione, elaborata cinque anni dopo l'entrata in vigore della presente direttiva, la Commissione riesamina l'applicazione della direttiva e, ove opportuno, presenta una proposta di revisione.

Articolo 44

Adeguamento al progresso tecnico

Le modifiche necessarie per adeguare al progresso scientifico e tecnico gli allegati IV e V della presente direttiva sono adottate dalla Commissione secondo la procedura di cui all'articolo 46, paragrafo 3 . In tutti gli altri casi, la Commissione presenta proposte legislative atte a modificare gli allegati.

Articolo 45

Sanzioni in caso di inadempimento

Gli Stati membri emanano le disposizioni relative alle sanzioni applicabili in caso di violazione delle disposizioni della presente direttiva, in particolare per quanto concerne l'articolo 20, e adottano tutte le misure necessarie per assicurarne l'applicazione. Le sanzioni previste devono essere effettive, proporzionate e dissuasive. Gli Stati membri notificano dette disposizioni alla Commissione entro ... (29) e informano immediatamente la Commissione di ogni loro modifica successiva.

Articolo 46

Comitato

1.  La Commissione è assistita da un comitato (di seguito: "il comitato").

2.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano gli articoli 5 e 7 della decisione 1999/468/CE, tenendo conto delle disposizioni dell'articolo 8 della stessa.

Il termine di cui all'articolo 5, paragrafo 6, della decisione 1999/468/CE è fissato a tre mesi.

3.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano l'articolo 5 bis, paragrafi da 1 a 4, e l'articolo 7 della decisione 1999/468/CE, tenendo conto delle disposizioni dell'articolo 8 della stessa.

4.  Quando adotta misure a norma del presente articolo, la Commissione:

   a) effettua adeguate consultazioni con le parti interessate;
   b) elabora un calendario chiaro;
   c) assicura l'armonizzazione delle regole procedurali per tutte le procedure di comitatologia previste dalla presente direttiva;
   d) assicura l'applicabilità della procedura;
   e) assicura l'accesso del pubblico ai documenti procedurali;
   f) effettua, se del caso, uno studio d'impatto della misura prevista sull'ambiente e sul mercato.

Articolo 47

Forum consultivo sulla gestione dei rifiuti

1.  La Commissione istituisce un forum consultivo sulla gestione dei rifiuti.

2.  Il forum consultivo ha il compito di fornire alla Commissione, su richiesta di quest'ultima o di propria iniziativa, pareri concernenti:

   a) la formulazione di una politica in materia di gestione dei rifiuti, tenuto conto delle necessità di assicurare la migliore utilizzazione delle risorse, la prevenzione della produzione di rifiuti e la gestione ecologica dei rifiuti;
   b) i diversi aspetti tecnici, economici, amministrativi e giuridici della gestione dei rifiuti;
   c) l'applicazione della normativa comunitaria in materia di gestione dei rifiuti, compresi i piani, i programmi e la comunicazione dei progressi, nonché la formulazione di nuove proposte legislative nel settore.

3.  Il Forum consultivo è composto, in modo equilibrato, da rappresentanti degli Stati membri e da tutti i gruppi interessati che si occupano di questioni relative alla gestione dei rifiuti, come l'industria, comprese le PMI e le imprese artigianali, i sindacati, i commercianti, i rivenditori, le organizzazioni per la protezione dell'ambiente e le organizzazioni dei consumatori.

4.  4 Il Forum consultivo si riunisce almeno tre volte l'anno.

É convocato dalla Commissione, che presiede le riunioni.

Se del caso, possono essere costituiti gruppi di lavoro ad hoc che si riuniscono con maggiore frequenza.

5.  La Commissione adotta il regolamento interno del Forum consultivo.

Articolo 48

Attuazione

1.  Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il ...(30) . Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni nonché una tavola di concordanza tra queste ultime e la presente direttiva.

Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.

2.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno adottate nella materia disciplinata dalla presente direttiva.

Articolo 49

Abrogazione

Le direttive 75/439/CEE, 2006/12/CE e 91/689/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1991, relativa ai rifiuti pericolosi (31) sono abrogate.

I riferimenti alle direttive abrogate si intendono fatti alla presente direttiva e vanno letti secondo la tavola di concordanza di cui all"allegato VI .

Articolo 50

Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 51

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a ,

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO I

OPERAZIONI DI SMALTIMENTO

D 1 Deposito sul o nel suolo (ad esempio in discarica)

D 2 Trattamento in ambiente terrestre (ad esempio biodegradazione di rifiuti liquidi o fanghi nei suoli)

D 3 Iniezioni in profondità (ad esempio iniezione dei rifiuti pompabili in pozzi, in cupole saline o in faglie geologiche naturali)

D 4 Lagunaggio (ad esempio scarico di rifiuti liquidi o di fanghi in pozzi, stagni o lagune)

D 5 Messa in discarica specialmente allestita (ad esempio sistemazione in alveoli stagni separati, ricoperti e isolati gli uni dagli altri e dall'ambiente)

D 6 Scarico dei rifiuti solidi nell'ambiente idrico eccetto l'immersione

D 7 Trattamento biologico non specificato altrove nel presente allegato, che dia origine a composti o a miscugli smaltiti secondo uno dei procedimenti elencati nei punti da D 1 a D 10

8 Trattamento fisico-chimico non specificato altrove nel presente allegato, che dia origine a composti o a miscugli smaltiti secondo uno dei procedimenti elencati nei punti da D 1 a D 10 (ad esempio evaporazione, essiccazione, calcinazione, ecc.)

9 Incenerimento a terra

D 10 Deposito permanente (ad esempio sistemazione di contenitori in una miniera)

11 Raggruppamento preliminare ad una delle operazioni di cui ai punti da D 1 a D 10

D 12 Ricondizionamento preliminare ad una delle operazioni di cui ai punti da D 1 a D 11

D 13 Deposito preliminare ad una delle operazioni di cui ai punti da D 1 a D 12 (escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui i rifiuti sono prodotti)

ALLEGATO II

OPERAZIONI DI RECUPERO

R 1 Utilizzazione principale come combustibile o altro mezzo per produrre energia

R 2 Rigenerazione/recupero dei solventi

R 3 Riciclaggio/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi (comprese le operazioni di compostaggio e altre trasformazioni biologiche)

R 4 Riciclaggio/recupero dei metalli e dei composti metallici

R 5 Riciclaggio/recupero di altre sostanze inorganiche

R 6 Rigenerazione di acidi o basi

R 7 Recupero dei prodotti che servono a captare gli inquinanti

R 8 Recupero dei prodotti provenienti da catalizzatori

R 9 Rigenerazione o altri reimpieghi degli oli

R 10 Altre attività di recupero volte ad ottenere prodotti, materiali e sostanze secondari

R 11 Spandimento sul suolo a beneficio dell'agricoltura o dell'ecologia

R 12 Recupero di energia da gas di discarica

R 13 Utilizzo di rifiuti per scopi edili, tecnici, di sicurezza o ecologici per i quali sarebbero stati impiegati altri materiali

R 14 Scambio di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate da R 1 a R 12

R 15 Messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate nei punti da R 1 a R 14 (escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti).

R 16 Utilizzo di materiali ottenuti da una delle operazioni indicate da R 1 a R 11

R 17 Riutilizzo di prodotti e componenti che sono diventati rifiuti

ALLEGATO III

FINALITÁ DEI RIFIUTI

Applicazioni per le quali i rifiuti possono essere utilizzati come prodotti, materiali o sostanze secondari

  Utilizzo nei o come fertilizzanti oppure come sostanze per migliorare il suolo;

   utilizzo nei o come materiali edili;

   utilizzo come humus.

ALLEGATO IV

CARATTERISTICHE DI PERICOLO PER I RIFIUTI

H1 "Esplosivo": sostanze e preparati che possono esplodere per effetto della fiamma o che sono sensibili agli urti e agli attriti più del dinitrobenzene.

H2 "Comburente": sostanze e preparati che, a contatto con altre sostanze, soprattutto se infiammabili, presentano una forte reazione esotermica.

H3-A "Facilmente infiammabile":

   sostanze e preparati liquidi il cui punto di infiammabilità è inferiore a 21 °C (compresi i liquidi estremamente infiammabili), o
   sostanze e preparati che, a contatto con l'aria, a temperatura ambiente e senza apporto di energia, possono riscaldarsi e infiammarsi, o
   sostanze e preparati solidi che possono facilmente infiammarsi per la rapida azione di una sorgente di accensione e che continuano a bruciare o a consumarsi anche dopo l'allontanamento della sorgente di accensione, o
   sostanze e preparati gassosi che si infiammano a contatto con l'aria a pressione normale, o
   sostanze e preparati che, a contatto con l'acqua o con l'aria umida, sprigionano gas facilmente infiammabili in quantità pericolose.

H3-B "Infiammabile": sostanze e preparati liquidi il cui punto di infiammabilità è pari o superiore a 21 °C e inferiore o pari a 55 °C.

H4 "Irritante": sostanze e preparati non corrosivi il cui contatto immediato, prolungato o ripetuto con la pelle o le mucose può provocare una reazione infiammatoria.

H5 "Nocivo": sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono comportare rischi per la salute di gravità limitata.

H6 "Tossico": sostanze e preparati (comprese le sostanze e i preparati molto tossici) che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono comportare rischi per la salute gravi, acuti o cronici e anche la morte.

H7 "Cancerogeno": sostanze o preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre il cancro o aumentarne l'incidenza.

H8 "Corrosivo": sostanze e preparati che, a contatto con tessuti vivi, possono esercitare su di essi un'azione distruttiva.

H9 "Infettivo": sostanze contenenti microrganismi vitali o loro tossine, conosciute o ritenute per buoni motivi come cause di malattie nell'uomo o in altri organismi viventi.

H10 "Teratogeno": sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre malformazioni congenite non ereditarie o aumentarne l'incidenza.

H11 "Mutageno": sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre difetti genetici ereditari o aumentarne l'incidenza.

H12 Sostanze e preparati che, a contatto con l'acqua, l'aria o un acido, sprigionano un gas tossico o molto tossico.

H1 Sostanze e preparati suscettibili, dopo eliminazione, di dare origine in qualche modo ad un'altra sostanza, ad esempio a un prodotto di lisciviazione avente una delle , altre caratteristiche sopra elencate.

H14 "Ecotossico": sostanze e preparati che presentano o possono presentare rischi immediati o differiti per uno o più comparti ambientali.

Note

1.  L'attribuzione delle caratteristiche di pericolo "tossico" (e "molto tossico"), "nocivo", "corrosivo" e "irritante" è effettuata secondo i criteri stabiliti nell'allegato VI, parte I.A e parte II.B della direttiva 67/548/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1967, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione, all'imballaggio e all'etichettatura delle sostanze pericolose (32) , nella versione modificata.

2.  Per quanto concerne l'attribuzione delle caratteristiche "cancerogeno", "teratogeno" e "mutageno" e riguardo all'attuale stato delle conoscenze, precisazioni supplementari figurano nella guida per la classificazione e l'etichettatura delle sostanze e dei preparati pericolosi di cui all'allegato VI (parte II.D) della direttiva 67/548/CEE, nella versione modificata.

Metodi di prova

I metodi da utilizzare sono quelli descritti nell'allegato V della direttiva 67/548/CEE, nella versione modificata.

ALLEGATO V

MISURE DI PREVENZIONE DEI RIFIUTI

Misure che possono incidere sulle condizioni generali relative alla produzione di rifiuti

1.  Ricorso a misure di pianificazione o ad altri strumenti economici che incidono sulla disponibilità e sul prezzo delle risorse primarie.

2.  Promozione di attività di ricerca e sviluppo finalizzate a realizzare prodotti e tecnologie più puliti e capaci di generare meno rifiuti; diffusione e utilizzo dei risultati di tali attività.

3.  Elaborazione di indicatori efficaci e significativi delle pressioni ambientali associate alla produzione di rifiuti a tutti i livelli, dalla comparazione di prodotti su scala comunitaria a misure nazionali o ad interventi delle autorità locali.

4.  Gli Stati membri notificano alla Commissione i prodotti ammissibili ai raffronti tra prodotti a livello dell'Unione europea, ferma restando la priorità della prevenzione.

5.  La definizione di criteri di ammissibilità di paesi UE e non UE al finanziamento di progetti da parte dei fondi strutturali e regionali, onde dare priorità alla prevenzione dei rifiuti, in particolare il ricorso alle migliori tecnologie disponibili e a parametri di produzione maggiormente rispettosi dell'ambiente.

6.  Incoraggiamento da parte degli Stati membri verso sistemi di raccolta differenziata affinché i rifiuti domestici siano raccolti in maniera coerente con gli standard di qualità dei settori di utilizzo.

Misure che possono incidere sulle fasi di progettazione, produzione e distribuzione

7.  Promozione della progettazione ecologica (cioè l'integrazione sistematica degli aspetti ambientali nella progettazione del prodotto al fine di migliorarne le prestazioni ambientali nel corso dell'intero ciclo di vita).

8.  Diffusione di informazioni sulle tecniche di prevenzione dei rifiuti al fine di agevolare l'applicazione delle migliori tecniche disponibili (BAT) da parte dell'industria.

9.  Organizzazione di attività di formazione delle autorità competenti per quanto riguarda l'integrazione delle prescrizioni in materia di prevenzione dei rifiuti nelle autorizzazioni rilasciate a norma della presente direttiva e della direttiva 96/61/CE.

10.  Introduzione di misure per prevenire la produzione di rifiuti negli impianti non soggetti alla direttiva 96/61/CE. Tali misure potrebbero comprendere valutazioni o piani di prevenzione dei rifiuti.

11.  Campagne di sensibilizzazione o interventi per sostenere le imprese a livello finanziario, decisionale o in altro modo. Tali misure possono essere particolarmente efficaci se sono destinate specificamente (e adattate) alle piccole e medie imprese e se operano attraverso reti di imprese già costituite.

12.  Ricorso alla legislazione, ad accordi volontari, a panel di consumatori e produttori o a negoziati settoriali per incoraggiare le imprese o i settori industriali interessati a predisporre i propri piani o obiettivi di prevenzione dei rifiuti o a modificare prodotti o imballaggi che generano troppi rifiuti.

13.  Promozione di sistemi di gestione ambientale affidabili, come la norma ISO 14001.

Misure che possono incidere sulla fase del consumo e dell'utilizzo

14.  Ricorso a strumenti economici, ad esempio incentivi per l'acquisto di beni e servizi meno inquinanti o imposizione ai consumatori di un pagamento obbligatorio per un determinato articolo o elemento dell'imballaggio che altrimenti sarebbe fornito o a basso costo .

15.  Campagne di sensibilizzazione e diffusione di informazioni destinate al pubblico in generale o a specifiche categorie di consumatori.

16.  Promozione di marchi di qualità ecologica affidabili.

17.  Accordi con l'industria, ricorrendo ad esempio a gruppi di studio sui prodotti come quelli costituiti nell'ambito delle politiche integrate di prodotto, o accordi con i rivenditori per garantire la disponibilità di informazioni sulla prevenzione dei rifiuti e di prodotti a minor impatto ambientale.

18.  Nell'ambito degli appalti pubblici e privati, integrazione dei criteri ambientali e di prevenzione dei rifiuti nei bandi di gara e nei contratti, coerentemente con quanto indicato nel manuale sugli appalti pubblici ecocompatibili pubblicato dalla Commissione il 29 ottobre 2004.

19.  Promozione del riutilizzo e/o della riparazione di determinati prodotti scartati, in particolare attraverso la creazione o l'adozione di misure di sostegno delle reti di riparazione/riutilizzo.

ALLEGATO VI

TAVOLA DI CONCORDANZA

Direttiva 2006/12/CE

Attuale direttiva

Articolo 1, paragrafo 1, lettera a)

Articolo 3, lettera a)

Articolo 1, paragrafo 1, lettera b)

Articolo 3, lettera b)

Articolo 1, paragrafo 1, lettera c)

Articolo 3, lettera c)

Articolo 1, paragrafo 1, lettera d)

Articolo 3, lettera d)

Articolo 1, paragrafo 1, lettera e)

Articolo 3, lettera m)

Articolo 1, paragrafo 1, lettera f)

Articolo 3, lettera j)

Articolo 1, paragrafo 1, lettera g)

Articolo 3, lettera e)

Articolo 1, paragrafo 2

Articolo 6

Articolo 2

Articolo 2

Articolo 3, paragrafo 1

Articolo 1

Articolo 3, paragrafo 2

-

Articolo 4

Articolo 10

Articolo 5

Articolo 13

Articolo 6

-

Articolo 7, paragrafi 1, 2 e 3

Articolo 36

Articolo 7, paragrafo 4

-

Articolo 8

Articolo 11

Articolo 9

Articolo 28

Articolo 10

Articolo 28

Articolo 11

Articolo 33 e 34

Articolo 12

Articoli 35

Articolo 13

Articolo 41

Articolo 14

Articolo 42

Articolo 15

Articolo 12

Articolo 16

Articolo 43

Articolo 17

Articolo 44

Articolo 18

Articolo 46

Articolo 19

Articolo 48

Articolo 20

Articolo 49

Articolo 21

Articolo 50

Articolo 22

Articolo 51

Allegato I

-

Allegato IIA

Allegato I

Allegato IIB

Allegato II

Allegato III

-

Allegato IV

Allegato VI

Direttiva 75/439/CEE

Articolo 1, paragrafo 1

Articolo 3, lettera i)

Articolo 2

Articoli 22 e 10

Articolo 3, paragrafi 1 e 2

-

Articolo 3, paragrafo 3

Articolo 10

Articolo 4

Articolo 10

Articolo 5, paragrafo 1

-

Articolo 5, paragrafo 2

-

Articolo 5, paragrafo 3

-

Articolo 5, paragrafo 4

Articoli 28 e 35

Articolo 6

Articolo 28

Articolo 7, lettera a)

Articolo 10

Articolo 7, lettera b)

-

Articolo 8, paragrafo 1

-

Articolo 8, paragrafo 2, lettera a)

-

Articolo 8, paragrafo 2, lettera b)

-

Articolo 8, paragrafo 3

-

Articolo 9

-

Articolo 10, paragrafo 1

Articolo 20

Articolo 10, paragrafo 2

Articolo 10

Articolo 10, paragrafi 3 e 4

-

Articolo 10, paragrafo 5

Articoli da 15 a 18

Articolo 11

Articolo 35

Articolo 12

Articolo 35

Articolo 13, paragrafo 1

Articolo 41

Articolo 13, paragrafo 2

-

Articolo 14

-

Articolo 15

-

Articolo 16

-

Articolo 17

-

Articolo 18

Articolo 43

Articolo 19

-

Articolo 20

-

Articolo 21

-

Articolo 22

-

Allegato I

-

Direttiva 91/689/CEE

Articolo 1, paragrafo 1

-

Articolo 1, paragrafo 2

-

Articolo 1, paragrafo 3

Articolo 3

Articolo 1, paragrafo 4

Articolo 3 e articoli da 15 a 18

Articolo 2, paragrafo 1

Articolo 43

Articolo 2, paragrafi da 2 a 4

Articolo 20

Articolo 3

Articoli da 28 a 34

Articolo 4, paragrafo 1

Articolo 41

Articolo 4, paragrafi 2 e 3

Articolo 42

Articolo 5, paragrafo 1

Articolo 21

Articolo 5, paragrafo 2

Articolo 41

Articolo 5, paragrafo 3

Articolo 42

Articolo 6

Articolo 36

Articolo 7

-

Articolo 8

-

Articolo 9

-

Articolo 10

-

Articolo 11

-

Articolo 12

-

Allegati I, II

-

Allegato III

Allegato IV

(1) GU C 309 del 16.12.2006, pag. 55.
(2) GUC 229 del 22.9.2006, pag. 1.
(3) Posizione del Parlamento europeo del 13 febbraio 2007 .
(4) GU L 114 del 27.4.2006, pag. 9.
(5) GU C 76 dell'11.3.1997, pag. 1.
(6) GU L 242 del 10.9.2002, pag. 1.
(7) GU C 104 del 30.4.2004, pag. 401.
(8) GU L 257 del 10.10.1996, pag. 26. Direttiva modificata da ultimo dal regolamento (CE) n. 166/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 33 del 4.2.2006, pag. 1) .
(9) GU L 273 del 10.10.2002, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2007/2006 della Commissione (GU L 379 del 28.12.2006, pag. 98).
(10) GU L 365 del 31.12.1994, pag. 10. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2005/20/CE (GU L 70 del 16.3.2005, pag. 17).
(11) GU L 182 del 16.7.1999, pag. 1. Direttiva modificata dal regolamento (CE) n. 1882/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 284 del 31.10.2003, pag. 1). .
(12) GU L 156 del 25.6.2003, pag. 17.
(13) GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23. Decisione modificata dalla decisione 2006/512/CE (GU L 200 del 22.7.2006, pag. 11).
(14)* Due anni dall'entrata in vigore della presente direttiva.
(15) GU L 181 del 4.7.1986, pag. 6. Direttiva modificata da ultimo dal regolamento (CE) n. 807/2003 (GU L 122 del 16.5.2003, pag. 36).
(16) GU L 226 del 6.9.2000, pag. 3. Decisione modificata da ultimo dalla decisione 2001/573/CE del Consiglio (GU L 203 del 28.7.2001, pag. 18).
(17)* Due anni dall'entrata in vigore della presente direttiva.
(18)* Due anni dall'entrata in vigore della presente direttiva.
(19)* Due anni dall'entrata in vigore della presente direttiva.
(20)* Cinque anni dall'entrata in vigore della presente direttiva.
(21) GU L 30 del 6.2.1993, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2557/2001 della Commissione (GU L 349 del 31.12.2001, pag. 1).
(22) GU L 194 del 25.7.1975, pag. 23. Direttiva modificata dalla direttiva 2000/76/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 332 del 28.12.2000, pag. 91).
(23)* Tre anni dall'entrata in vigore della presente direttiva.
(24)* Due anni dall'entrata in vigore della presente direttiva.
(25) GU L 190 del 12.7.2006, pag. 1.
(26)* Diciotto mesi dall'entrata in vigore della presente direttiva.
(27) La trasmissione di informazioni quantitative sulla produzione e sul trattamento dei rifiuti rientra nell'ambito di applicazione del regolamento (CE) n. 2150/2002. La periodicità e i termini per la trasmissione di tali informazioni sono stabiliti negli allegati del suddetto regolamento.
(28) GU L 377 del 31.12.1991, pag. 48. Direttiva modificata da ultimo dal regolamento (CE) n. 1882/2003.
(29)* Ventiquattro mesi dall'entrata in vigore della presente direttiva.
(30)* Ventiquattro mesi dall''entrata in vigore della direttiva.
(31) GU L 377 del 31.12.1991, pag. 20. Direttiva modificata da ultimo dal regolamento (CE) n. 166/2006.
(32) GU 196 del 16.8.1967, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2006/102/CE (GU L 363, del 20.12.2006, pag. 241).

Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2007Avviso legale