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Procedura : 2013/2654(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : B7-0221/2013

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B7-0221/2013

Discussioni :

OJ 23/05/2013 - 162

Votazioni :

PV 23/05/2013 - 22.1

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P7_TA(2013)0231

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Giovedì 23 maggio 2013 - Strasburgo Edizione definitiva
Guantánamo: sciopero della fame dei prigionieri
P7_TA(2013)0231B7-0221/2013

Risoluzione del Parlamento europeo del 23 maggio 2013 su Guantánamo: sciopero della fame dei prigionieri (2013/2654(RSP))

Il Parlamento europeo ,

–  viste le sue precedenti risoluzioni su Guantánamo,

–  vista la sua risoluzione del 18 aprile 2012 sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo e la politica dell'Unione europea in materia, comprese le conseguenze per la politica strategica dell'UE in materia di diritti umani(1) ,

–  visti gli strumenti internazionali, europei e nazionali in materia di diritti umani e libertà fondamentali e quelli concernenti la proibizione della detenzione arbitraria, delle sparizioni forzate e della tortura, quali il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR) del 16 dicembre 1966 e la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 e i relativi protocolli,

–  vista la dichiarazione congiunta dell'Unione europea e dei suoi Stati membri e degli Stati Uniti d'America, del 15 giugno 2009, sulla chiusura del centro di detenzione di Guantánamo Bay e sulla futura cooperazione in materia di lotta al terrorismo sulla base di valori condivisi, del diritto internazionale e del rispetto dello Stato di diritto e dei diritti dell'uomo,

–  vista la dichiarazione del 5 aprile 2013 dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Navi Pillay sul regime detentivo a Guantánamo, secondo la quale «la continua reclusione a tempo indeterminato di molti detenuti si configura come una detenzione arbitraria e costituisce una chiara violazione del diritto internazionale»,

–  visti i principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  visto l'articolo 122 del suo regolamento,

A.  considerando che molti dei 166 prigionieri rimanenti a Guantánamo Bay hanno avviato uno sciopero della fame per protestare contro le attuali condizioni in tale centro di detenzione;

B.  considerando che 86 dei prigionieri rimanenti hanno ottenuto l'autorizzazione al rilascio, ma sono ancora trattenuti a tempo indefinito;

C.  considerando che l'Unione europea e gli Stati Uniti condividono i valori basilari della libertà, della democrazia e del rispetto del diritto internazionale, del principio della legalità e dei diritti dell'uomo;

D.  considerando che almeno 10 detenuti partecipanti allo sciopero della fame sono stati alimentati a forza per mantenerli in vita; che gli accordi internazionali tra medici prevedono che la decisione dell'individuo di partecipare a uno sciopero della fame, presa volontariamente e in conoscenza di causa, deve essere trattata con rispetto,

E.  considerando che l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America condividono il valore della libertà di culto; che, secondo numerose informazioni, volumi del Corano appartenenti ai detenuti sarebbero stati trattati irrispettosamente dal personale militare statunitense durante le perquisizioni delle celle;

F.  considerando che la dichiarazione congiunta del 15 giugno 2009 ha preso atto dell'impegno assunto dal Presidente Obama di ordinare la chiusura del centro di detenzione di Guantánamo Bay entro il 22 gennaio 2010 e ha accolto favorevolmente «le altre iniziative da intraprendere, tra cui un riesame approfondito delle politiche in materia di detenzione, trasferimento, processi e interrogatori nella lotta contro il terrorismo e una maggiore trasparenza sulle prassi applicate in passato relativamente a tali politiche»;

G.  considerando che gli Stati Uniti stanno per sopprimere l'unico volo civile per Guantánamo e che, di conseguenza, l'unico collegamento aereo disponibile è un volo militare il cui utilizzo è subordinato all'ottenimento di un'autorizzazione dal Pentagono, il che limita l'accesso della stampa, degli avvocati e dei difensori dei diritti umani;

1.  osserva che le strette relazioni transatlantiche si basano su valori basilari condivisi e sul rispetto dei diritti umani fondamentali, che sono universali e non negoziabili, come il diritto a un processo equo e il divieto della detenzione arbitraria; saluta con favore gli stretti rapporti di cooperazione transatlantica su un'ampia gamma di problematiche internazionali attinenti ai diritti dell'uomo;

2.  esorta le autorità statunitensi a trattare i detenuti con il debito rispetto per la loro dignità intrinseca e a rispettarne i diritti umani e le libertà fondamentali;

3.  esprime preoccupazione per il benessere dei detenuti che effettuano uno sciopero della fame e di coloro che sono alimentati a forza; invita gli Stati Uniti a rispettare i loro diritti e le loro decisioni;

4.  esorta gli Stati Uniti a riconsiderare la soppressione dell'unico volo civile per Guantánamo Bay, che limiterebbe l'accesso della stampa e dei membri della società civile;

5.  esorta gli Stati Uniti a trattare con la debita attenzione e con rispetto i materiali religiosi anche attenendosi alle procedure obbligatorie di perquisizione;

6.  sottolinea che i prigionieri ancora detenuti hanno diritto a un riesame periodico della legalità della loro detenzione secondo l'articolo 9 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, il quale prevede che «chiunque sia privato della propria libertà per arresto o detenzione ha diritto a ricorrere ad un tribunale, affinché questo possa decidere senza indugio sulla legalità della sua detenzione e, nel caso questa risulti illegale, possa ordinare il suo rilascio»;

7.  riafferma la propria indignazione e riprovazione dinanzi a ogni tipo di attentato terroristico di massa ed esprime solidarietà alle vittime e partecipazione per il dolore e le sofferenze inflitte alle famiglie, ai parenti, agli amici; ribadisce tuttavia che la lotta contro il terrorismo non può essere combattuta a scapito di valori fondamentali consolidati e condivisi, come il rispetto dei diritti dell'uomo e il principio di legalità;

8.  esprime il proprio disappunto per il fatto che l'impegno del Presidente statunitense di chiudere Guantánamo entro il gennaio 2010 non sia ancora stato concretizzato; ribadisce l'appello alle autorità statunitensi affinché di riesaminare il sistema dei tribunali militari al fine di assicurare processi equi e di proibire il ricorso alla tortura, ai maltrattamenti e alle detenzioni a tempo indeterminato in qualsiasi circostanza;

9.  esprime rincrescimento per la decisione del Presidente statunitense del 7 marzo 2011 di firmare l'ordine esecutivo di detenzione e la revoca dell'interdizione dei tribunali militari; è persuaso che il modo migliore per risolvere lo status dei detenuti di Guantánamo sia attraverso normali processi penali, soggetti alla giurisdizione civile; insiste che i detenuti nelle carceri americane dovrebbero essere accusati e processati senza indugi, nel rispetto delle garanzie giudiziarie conformi alle norme internazionali, oppure rilasciati; sottolinea a questo proposito che gli stessi standard in fatto di equo processo devono applicarsi erga omnes, senza discriminazioni;

10.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione all'autorità di nomina dei tribunali militari, al Segretario di Stato, al Presidente, al Congresso e al Senato degli Stati Uniti, al Vicepresidente/Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri dell'Unione europea, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e ai governi degli Stati membri delle Nazioni Unite.

(1) Testi approvati, P7_TA(2012)0126.

Ultimo aggiornamento: 6 giugno 2017Avviso legale