Discorso del Presidente al Consiglio europeo 

 

Questo pomeriggio il presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha aperto il Consiglio europeo a Bruxelles. Questa è stata la prima volta che ha partecipato al Consiglio nel suo ruolo di Presidente del Parlamento europeo.

Signor Presidente del Consiglio Europeo,

Signor Presidente della Commissione,

Signore e Signori Capi di Stato e di Governo,

 

È la prima volta che ho il piacere di introdurre la riunione del Consiglio europeo ed è per me motivo di orgoglio rivolgermi a voi a nome del Parlamento.

Siamo all’inizio di una legislatura nata dalle elezioni di fine maggio che hanno visto, per la prima volta dopo tanti anni, una inversione di tendenza nella partecipazione popolare. 

Si tratta di un dato importante che dimostra che l’opinione pubblica europea ha ben compreso l’importanza della posta in gioco in un momento fondamentale del processo d’integrazione europea.

I nostri cittadini hanno votato in massa per partiti e movimenti che, sebbene con diverse sensibilità, si riconoscono nei grandi principi del progetto europeo.

Non si è assistito, come molti avevano previsto, ad un dilagare delle forze populiste e nazionaliste. Tuttavia questo risultato non deve trarci in inganno né farci abbassare la guardia: i cittadini europei non hanno chiesto una continuità tout court, ma hanno dato segnali chiari per un’Europa nuova, più vicina alle loro esigenze, più verde, più severa nella difesa dello Stato di diritto, più attenta ai diritti sociali, più efficiente e trasparente nel suo processo decisionale.

 

Serve un’Europa più partecipata.

Con il voto dei cittadini si è formato un nuovo Parlamento europeo che ha caratteristiche molto diverse rispetto al passato. I rapporti di forza tra i Gruppi politici si sono modificati e nessuno può considerarsi autosufficiente.

Ma questo non è un limite, come può apparire ad un esame superficiale. Oggi nel Parlamento europeo vi è davvero la possibilità di aumentare il grado di consapevolezza delle forze europeiste nel ricercare le convergenze possibili per rispondere alle domande di cambiamento.

Il Parlamento non è un peso, né una disfunzione del processo decisionale, ma è la base della legittimità del sistema democratico europeo.

L’avvio della presente legislatura è stato complicato. La volontà del Consiglio europeo di non tenere conto degli “Spitzenkandidaten”, sebbene legittima a norma dei Trattati, ha rappresentato, per il Parlamento europeo, una ferita che dovrà essere rimarginata.

Per questo motivo abbiamo rivolto un forte appello per la convocazione di una Conferenza sugli strumenti della democrazia in Europa.

In questo momento è ancora in corso il processo delle audizioni mentre per novembre è atteso il voto sulla nuova Commissione presieduta dalla Signora Von der Leyen. Questo voto viene calendarizzato con circa un mese di ritardo per motivi non certo imputabili al Parlamento che ha svolto e continuerà a svolgere le sue funzioni con grande attenzione nel pieno rispetto delle competenze che gli attribuiscono i Trattati.  

Lo voglio dire con chiarezza oggi davanti a voi: come dimostrato in questi primi mesi di vita, il Parlamento europeo intende affermarsi come un attore del processo decisionale europeo. Lo farà certamente in maniera costruttiva, lavorando fianco a fianco con il Consiglio e la Commissione, ma rivendicando anche il suo ruolo e le sue prerogative.

 

Quadro Finanziario Pluriennale (QFP)

La Presidente Von der Leyen è stata eletta a Strasburgo nel luglio scorso sulla base di un programma molto ambizioso. Questo programma potrà essere realizzato solo se gli impegni politici assunti saranno accompagnati da risorse adeguate.

Il Parlamento europeo ha fissato le sue ambizioni sul Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 con largo anticipo, già nel novembre 2018 e da allora è pronto a negoziare.

La nostra posizione, ribadita anche la settimana scorsa, si basa sul presupposto che la decisione sulle entrate e le uscite faccia parte di un “pacchetto unico”.

Dal lato delle entrate, è necessario introdurre un paniere di nuove risorse proprie che siano meglio allineate alle principali priorità politiche dell'UE e ne incentivino i progressi. Lavoreremo per un bilancio trasparente e riteniamo sia giunto il momento di abolire l’intero sistema dei “rebates”.

Dal lato della spesa, invece, il Parlamento ritiene fondamentale dare impulso ai programmi di maggior successo - ad esempio nei settori della gioventù, della ricerca e dell'innovazione, dell'ambiente e della transizione climatica, delle infrastrutture, delle PMI, della digitalizzazione e dei diritti sociali - mantenendo al tempo stesso inalterato in termini reali l’impegno finanziario per le politiche tradizionali dell'UE, in particolare coesione, agricoltura e pesca.

Servirà assicurare risorse sufficienti per le nuove sfide, quali la migrazione, l'azione esterna e la difesa. Dobbiamo poi rispondere al disagio e alle difficoltà economiche di tanti cittadini e per questo siamo convinti che sia necessario rafforzare il modello sociale europeo.

Reddito minimo europeo, assicurazione europea contro la disoccupazione, misure contro la povertà infantile, garanzia giovani, fondo di aiuto agli indigenti sono misure che devono essere finanziate adeguatamente.

La lotta al cambiamento climatico dovrà essere inclusa in tutte le politiche dell’Unione. E siamo in attesa dunque di conoscere la proposta della Commissione sul Green Deal europeo.

Per questi motivi serve un bilancio ambizioso, pari all'1,3% del reddito nazionale lordo. Questa cifra è il frutto di un’attenta valutazione “bottom-up” del finanziamento necessario per i programmi e le politiche dell'Unione.

D’altronde, quale Governo europeo potrebbe sopportare un insuccesso degli impegni assunti dalla Presidente Von der Leyen?

Occorre un bilancio ambizioso per fare crescere l’Europa.

Crescere anche nel rispetto dei nostri valori. Ecco perché sarebbe utile la creazione di un nuovo meccanismo di protezione del bilancio che penalizzi coloro che non rispettano i principi dello stato di diritto senza incidere sui pagamenti ai beneficiari finali o sui riceventi.

Un accordo tempestivo sul Quadro finanziario pluriennale e sulle risorse proprie consentirebbe di concludere i negoziati sui programmi settoriali e di evitare ritardi che impediscono la rapida attuazione dei quadri finanziari precedenti.

 

Auspico l’apertura al più presto dei negoziati con il Consiglio e siamo pronti ad un approccio costruttivo, ma anche determinato a respingere qualsiasi posizione che non rispetti le prerogative parlamentari o non tenga debitamente conto delle nostre posizioni.

 

 

CAMBIAMENTO CLIMATICO

Fra le riflessioni molto presenti in Parlamento vi è quella per un’efficace lotta al cambiamento climatico. Siamo molto concentrati su come consentire all’Unione europea di assumere la leadership globale nella difesa del pianeta con politiche di sostenibilità. Abbiamo apprezzato molto le indicazioni, avanzate dalla Presidente von der Leyen, che riprendono le posizioni espresse dal Parlamento.

La scorsa primavera, abbiamo chiesto di arrivare ad un obbiettivo di neutralità per le emissioni di carbonio nel 2050. Purtroppo, l'Unione europea non è stata in grado di farlo proprio. Tuttavia riconosciamo che sono stati compiuti progressi, soprattutto per quanto riguarda i finanziamenti e gli impegni del settore privato.

Chiediamo agli Stati membri, che non l'hanno ancora fatto, di aumentare i loro contributi al Fondo Verde per il Clima e di sostenere la formazione di una Banca europea per il Clima.

Queste politiche comportano profondi cambiamenti nelle nostre società e nelle nostre economie. Per questo è necessario adottare un piano di investimenti adeguato e finanziare la transizione ecologica in modo equo. È una scelta strategica e dev’essere vissuta come un'opportunità che permetterà di sviluppare un’industria innovativa e creazione di posti di lavoro.

Il Green Deal può risultare vincente, però, solo con risorse adeguate che siano in grado di garantire un'equa transizione ecologica.

 

BREXIT

Esprimo soddisfazione per il raggiungimento dell’accordo con il Regno Unito. Ringraziamo sentitamente il Capo Negoziatore Michel Barnier per il suo operato e per il risultato ottenuto.

Il Parlamento europeo esaminerà con grande attenzione nelle prossime ore i termini ed i contenuti dell’accordo per verificarne la conformità all’interesse dell’Unione europea e dei suoi cittadini. Il Parlamento agirà con il senso di responsabilità che gli è proprio.

 

ALLARGAMENTO

Abbiamo bisogno di un’Europa che sia sempre più attore del mondo globale. Per esserlo dobbiamo investire sulla nostra unità e sulla nostra credibilità. Quando a paesi vicini si chiedono sforzi straordinari di cambiamento e questi sforzi vengono compiuti è nostro dovere corrispondere. Per questo sosteniamo la necessità di aprire adesso i negoziati di adesione con la Macedonia del Nord e l'Albania. Il giudizio della Commissione europea è favorevole e i cittadini di quei paesi non comprenderebbero rinvii.

Certo, resta ancora molto da fare e i negoziati di adesione sono un lungo cammino. Non accadrà da un giorno all'altro, non ė una cambiale in bianco, ma può essere considerata un’assicurazione anche per l’Unione europea. La stabilizzazione dei Balcani Occidentali è fondamentale anche per la nostra sicurezza e per evitare che ingerenze esterne condizionino il loro e il nostro futuro.

 

TURCHIA

Sono ormai diversi giorni che le nostre opinioni pubbliche guardano con angoscia e rabbia a quello che succede non lontano dai nostri confini. La popolazione curda nel Nord-est della Siria ha combattuto con coraggio i terroristi dello Stato islamico e ora è oggetto di un’aggressione da parte di un Paese membro della NATO.

Non è un mistero che i nostri cittadini nutrano un forte senso di riconoscenza per quelle comunità. La battaglia contro l’ISIS, d’altronde, è stata fondamentale per la nostra sicurezza.

Per tali motivi condanniamo fermamente e senza riserve l'azione militare della Turchia nella Siria nord-orientale che costituisce una grave violazione del diritto internazionale e compromette la stabilità e la sicurezza dell'intera regione, causando sofferenze ad una popolazione già colpita dalla guerra ed ostacolando l'accesso all'assistenza umanitaria.

Tale azione militare d’essere interrotta immediatamente.

Accogliamo con favore la decisione di operare un coordinamento delle misure nazionali di embargo sulla futura vendita di armi alla Turchia, ma lo consideriamo un primo passo e non sufficiente.

Abbiamo il dovere di dare un segnale unitario, promuovendo un embargo comune a livello dell'Unione europea che riguardi non solo le future forniture di armi, ma anche quelle correnti.

È positiva la decisione dell’Unione europea di sanzionare la Turchia per un fatto grave come le trivellazioni al largo di Cipro, ma risulta meno comprensibile che non si faccia altrettanto in merito all’aggressione militare nella Siria Nord-orientale.

Dobbiamo mettere sul tavolo ogni ipotesi di sanzioni economiche nei confronti del governo turco che devono colpire persone fisiche e giuridiche e non la società civile già provata dalla crisi economica.

L’Unione europea nella Regione mediorientale gode di credibilità e di un capitale diplomatico che le consente di dialogare con gli attori chiave.

Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per fermare questo atto di guerra e lanciare un’iniziativa discussa in sede NATO, da portare al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L’Unione europea dimostrerebbe così di agire per la pace, parlando con una sola voce, nelle sedi multilaterali.

In tali circostanze il Parlamento europeo, come affermato già in passato, reitera la richiesta di sospendere i negoziati di adesione con la Turchia.

Riteniamo inaccettabile e respingiamo con forza ogni tentativo da parte delle Autorità turche di effettuare un legame fra la sua azione militare nel Nord-est della Siria e la sorte dei rifugiati siriani in territorio turco.

È bene ripetere ai nostri cittadini che l’Unione europea non finanzia le autorità turche ma contribuisce direttamente all’assistenza e al miglioramento delle condizioni di vita dei rifugiati tramite le attività delle agenzie delle Nazioni Unite e delle organizzazioni umanitarie. Gli esseri umani in difficoltà non possono mai essere utilizzati come merce di scambio per giustificare inaccettabili violazioni del diritto internazionale.

 

MIGRAZIONE

In tema migratorio, mentre salutiamo come un primo e positivo passo la Dichiarazione di Malta sulla gestione condivisa degli sbarchi, restiamo convinti che la soluzione non possa che essere elaborata nel quadro comune dell’Unione europea, a partire dalla riforma del Regolamento di Dublino su cui il Parlamento europeo come sapete si è espresso da tempo.

A fronte delle crisi aperte alle nostre porte, l’Unione europea ha il dovere di assicurare la protezione delle persone che ne hanno diritto anche attraverso la creazione di veri e propri corridoi umanitari europei che, su base volontaria, con l’aiuto delle competenti agenzie umanitarie, consentano a chi ne ha bisogno di arrivare in Europa senza doversi affidare ai trafficanti di esseri umani.

Signore e Signori del Consiglio il dialogo con voi sarà fondamentale per il Parlamento. Abbiamo i valori giusti per affrontare con intelligenza gli avvenimenti di questi tempi senza farci sorprendere, e se ci sintonizzeremo sulle stesse lunghezze d’onda sono sicuro che questa sarà una legislatura di successo.

Vi ringrazio per l’attenzione.