L’impatto economico di COVID-19: 100 miliardi per tutelare i posti di lavoro

L’UE fornisce ulteriore sostegno finanziario agli stati membri per proteggere i posti di lavoro e i lavoratori colpiti dalla pandemia del coronavirus

Un ufficio vuoto a causa del confinamento imposto durante la pandemia. L'UE si impegna a tutelare le imprese e i lavoratori colpiti dalla crisi di COVID-19 ©Prostock-studio/AdobeStock
L'UE si impegna a tutelare le imprese e i lavoratori colpiti dalla crisi di COVID-19 ©Prostock-studio/AdobeStock

A causa della crisi di COVID-19 molte imprese stanno affrontando difficoltà economiche e hanno dovuto sospendere temporaneamente o ridurre in modo significativo le attività e le ore di lavoro dei dipendenti. Per sostenere i datori di lavoro e per evitare che i dipendenti e i lavoratori autonomi perdano il proprio lavoro o reddito, la Commissione europea ha proposto un nuovo strumento temporaneo chiamato SURE (sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione, dall’inglese Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency) che integri gli sforzi nazionali a tutela del lavoro. Lo strumento è entrato in vigore il 22 settembre 2020.

L’iniziativa fa parte di una serie di misure dell’UE per aiutare gli stati membri a far fronte alla pandemia del coronavirus.

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Tutelare i posti di lavoro durante la crisi

Nel quadro del programma SURE, l’UE garantisce assistenza finanziaria sotto forma di prestiti concessi a condizioni favorevoli ai paesi membri che ne fanno richiesta. Lo strumento è pensato per finanziare i regimi nazionali di riduzione dell’orario lavorativo, le indennità di disoccupazione e altre misure simili a protezione dei lavoratori. Lo strumento consente assistenza fino a 100 miliardi di euro a disposizione dei 27 stati membri. La prima rata è stata versata agli stati membri il 27 ottobre 2020: l'Italia ha ricevuto 10 miliardi di euro.

Regimi di riduzione dell'orario lavorativo

  • I regimi di riduzione dell’orario lavorativo consentono ad aziende e imprese in difficoltà economica di ridurre temporaneamente le ore di lavoro dei dipendenti che ricevono dallo stato compensazioni per le entrate perse.

Lo strumento permette alle famiglie di mantenere il reddito e pagare le spese e consente alle imprese di tutelare la capacità produttiva e i dipendenti, assicurando la stabilità del mercato. Nel lungo termine i regimi di riduzione dell’orario lavorativo possono prevenire conseguenze più gravi sull’economia e sostenere una rapida ripresa dopo la crisi.

La presidente della Commissione per l’occupazione Lucia Ďuriš Nicholsonová (Conservatori e riformisti europei) ha accolto favorevolmente la creazione dello strumento SURE: “È un segnale importante di solidarietà dell’Unione europea e uno strumento utile per mitigare gli effetti socio-economici della crisi di COVID-19. Sostenendo i regimi di riduzione dell’orario lavorativo e misure simili, SURE aiuterà le aziende in difficoltà economica a proteggere i posti di lavoro.”

La strategia dell’UE per sostenere il lavoro

Oltre allo strumento temporaneo SURE pensato nello specifico per far fronte alle conseguenze della pandemia, la Commissione europea sta lavorando alla proposta di un nuovo regime europeo di riassicurazione contro la disoccupazione per proteggere i lavoratori che perdono il lavoro a causa delle ripercussioni economiche delle emergenze.

Secondo il Parlamento europeo un regime di base per l’indennità di disoccupazione di questo tipo contribuirebbe direttamente a stabilizzare i redditi delle famiglie, rafforzando l’inclusione sociale in Europa. In una risoluzione adottata il 7 aprile gli eurodeputati hanno ribadito la propria richiesta per un regime permanente che assicuri la protezione dei lavoratori dalla perdita delle entrate.

L’obiettivo del futuro regime di riassicurazione contro la disoccupazione è quello di ridurre la pressione sulle finanze pubbliche degli stati membri, attraverso il sostegno alle misure nazionali che tutelano i posti di lavoro e le competenze e facilitano il ritorno al lavoro. La Commissione europea dovrebbe presentare una proposta entro la fine dell’anno.

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