Quadro finanziario pluriennale

I quadri finanziari pluriennali (QFP) istituiti sinora sono sei, incluso il QFP 2021-2027. Il trattato di Lisbona ha trasformato il QFP da accordo interistituzionale in regolamento. Istituito per un periodo minimo di cinque anni, il QFP è inteso a garantire l'ordinato andamento delle spese dell'Unione entro i limiti delle sue risorse proprie e stabilisce disposizioni cui deve conformarsi il bilancio annuale dell'Unione, garantendo in tal modo la disciplina finanziaria. In concreto, il regolamento sul QFP fissa massimali per ampie categorie di spesa, denominate rubriche. Il 2 maggio 2018 la Commissione ha presentato proposte legislative relative ad un nuovo QFP per il periodo 2021-2027. A seguito dell'epidemia di COVID-19, il 27 maggio 2020 la Commissione ha presentato un piano per la ripresa (Next Generation EU) in cui figuravano proposte rivedute per il QFP e le risorse proprie, nonché l'istituzione di uno strumento per la ripresa del valore di 750 miliardi di EUR. Il pacchetto è stato adottato il 16 dicembre 2020.

Base giuridica

  • Articolo 312 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE);
  • regolamento (UE, Euratom) n. 2020/2093 del Consiglio, del 17 dicembre 2020, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027[1];
  • regolamento (UE, Euratom) 2020/2092 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2020, relativo a un regime generale di condizionalità per la protezione del bilancio dell'Unione[2],
  • regolamento (UE) 2020/2094 del Consiglio, del 17 dicembre 2020, che istituisce uno strumento dell'Unione europea per la ripresa, a sostegno alla ripresa dell'economia dopo la crisi COVID-19[3];
  • accordo interistituzionale, del 16 dicembre 2020, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione europea sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria, nonché su nuove risorse proprie, compresa una tabella di marcia verso l'introduzione di nuove risorse proprie[4].

Contesto

Negli anni '80 è emerso un clima conflittuale nelle relazioni interistituzionali a causa del crescente divario tra risorse disponibili ed effettivo fabbisogno di bilancio. Il concetto di una prospettiva finanziaria pluriennale è stato elaborato come tentativo di attenuare il conflitto, rafforzare la disciplina di bilancio e migliorare l'esecuzione grazie a una migliore programmazione. A tal fine, nel 1988 fu concluso il primo accordo interistituzionale (AII), il quale conteneva le prospettive finanziarie per il periodo 1988-1992, note come pacchetto Delors I e tese a stanziare le risorse necessarie per l'esecuzione di bilancio dell'Atto unico europeo. Il 29 ottobre 1993 venne siglato un nuovo AII, comprendente le prospettive finanziarie per il periodo 1993-1999 (il pacchetto Delors II), che permise di raddoppiare i Fondi strutturali e di innalzare il massimale delle risorse proprie (1.4.1). Il terzo AII relativo alle prospettive finanziarie per il periodo 2000-2006, altresì noto come Agenda 2000, fu firmato il 6 maggio 1999 e una delle sue principali finalità era quella di garantire le risorse necessarie per finanziare l'allargamento. Il quarto AII, relativo al periodo 2007-2013, è stato firmato il 17 maggio 2006.

Il trattato di Lisbona ha trasformato il quadro finanziario pluriennale da accordo interistituzionale a regolamento del Consiglio subordinato all'approvazione del Parlamento europeo. Oltre a fissare «gli importi dei massimali annui degli stanziamenti d'impegno per categoria di spesa e del massimale annuo degli stanziamenti di pagamento», l'articolo 312 TFUE stabilisce che il QFP deve prevedere altresì «ogni altra disposizione utile per il corretto svolgimento della procedura annuale di bilancio». Il regolamento sul QFP è accompagnato da un AII che riguarda i settori della disciplina di bilancio, della cooperazione in materia di bilancio e della sana gestione finanziaria.

Il quinto QFP, relativo al periodo 2014-2020, è stato adottato il 2 dicembre 2013. Si è trattato del primo QFP ad essere adottato conformemente alle nuove disposizioni del trattato di Lisbona, in virtù del quale il Consiglio, mediante una procedura legislativa speciale, adotta all'unanimità il regolamento sul QFP previa approvazione del Parlamento. È stato anche il primo QFP a registrare una diminuzione degli importi complessivi in termini reali. Una delle condizioni inderogabili poste dal Parlamento per l'accettazione del QFP è stata pertanto una revisione intermedia obbligatoria che gli consentisse di riesaminare il fabbisogno di bilancio durante il periodo coperto dal QFP e di adeguarlo se necessario. L'accordo garantiva altresì una maggiore flessibilità per consentire il pieno utilizzo degli importi previsti, un'intesa sul percorso verso un vero e proprio sistema di risorse proprie per l'UE, l'unità e la trasparenza del bilancio e un adeguato controllo parlamentare. Il 20 giugno 2017 è stato adottato un QFP riveduto per il periodo 2014-2020 con un accordo su un sostegno aggiuntivo per le misure legate alla migrazione, all'occupazione e alla crescita. Veniva inoltre potenziato lo strumento di flessibilità e della riserva per gli aiuti d'urgenza, permettendo di stornare ulteriori fondi tra linee di bilancio e da un esercizio all'altro, affinché l'Unione potesse reagire a eventi imprevisti e a nuove priorità.

Il quadro finanziario pluriennale 2021-2027

Il 2 maggio 2018 la Commissione ha presentato proposte legislative inerenti al QFP per il periodo 2021-2027. La proposta della Commissione ammontava a 1134,6 miliardi di EUR (a prezzi 2018) in stanziamenti d'impegno, pari all'1,11% dell'RNL dell'UE a 27. Conteneva tra l'altro incrementi per la gestione delle frontiere, la migrazione, la sicurezza, la difesa, la cooperazione allo sviluppo e la ricerca. I tagli proposti riguardavano in particolare la politica agricola e la politica di coesione. L'architettura generale doveva essere semplificata (da 58 a 37 programmi di spesa) e la Commissione ha proposto una serie di strumenti speciali al di fuori dei massimali del QFP per migliorare la flessibilità del bilancio dell'UE. Il Fondo europeo di sviluppo (FES) verrebbe integrato nel QFP. La Commissione ha inoltre proposto di ammodernare il sistema delle entrate con l'introduzione di diverse nuove categorie di risorse proprie.

Il Parlamento ha approvato due risoluzioni sul QFP per il periodo 2021-2027 il 14 marzo[5] e il 30 maggio 2018[6]. Il 14 novembre 2018 il Parlamento ha ulteriormente delineato il suo mandato negoziale, includendo emendamenti al regolamento sul QFP e alle proposte di AII, nonché una serie completa di importi ripartiti per rubrica e per programma. L'Istituzione ha precisato che il massimale del QFP per gli stanziamenti d'impegno sarebbe dovuta crescere dall'1,0% dell'RNL (dell'UE a 28) all'1,3% dell'RNL dell'UE a 27, ovvero 1 324 miliardi di EUR (a prezzi 2018), un incremento del 16,7% rispetto alla proposta della Commissione. Le dotazioni per la politica agricola comune e la politica di coesione sarebbero dovute restare invariate in termini reali, mentre avrebbero dovuto essere ulteriormente incrementate le risorse per diverse priorità, tra cui Orizzonte Europa, Erasmus+ e LIFE; avrebbero dovuto essere creati una nuova Garanzia per l'infanzia (5,9 miliardi di EUR) e un nuovo Fondo per la transizione energetica (4,8 miliardi di EUR); avrebbero dovuto essere infine più che quadruplicati (oltre 12 miliardi di EUR) i finanziamenti per le agenzie decentrate addette alla gestione della migrazione e delle frontiere. Il contributo del bilancio dell'UE al conseguimento degli obiettivi in ambito climatico doveva essere fissato ad almeno il 25% della spesa del QFP per il periodo 2021-2027, essere integrato nei pertinenti ambiti strategici e raggiungere il 30% non oltre il 2027. La revisione intermedia del QFP avrebbe dovuto essere obbligatoria.

Il 30 novembre 2018 e il 5 dicembre 2019 il Consiglio ha pubblicato una bozza di «schema di negoziato» comprendente questioni trasversali e settoriali nell'ambito dei programmi di spesa soggetti alla procedura legislativa ordinaria. Il Consiglio era favorevole a un importo complessivo del QFP di 1 087 miliardi di EUR in stanziamenti d'impegno, a prezzi 2018 (1,07% dell'RNL dell'UE-27), ben al di sotto delle aspettative del Parlamento.

Il 10 ottobre 2019 e il 13 maggio 2020 il Parlamento ha aggiornato il proprio mandato a seguito delle elezioni europee, invitando la Commissione a presentare una proposta di piano di emergenza relativo al QFP per garantire una rete di sicurezza a tutela dei beneficiari dei programmi dell'Unione qualora fosse stato necessario prorogare l'attuale QFP visti i disaccordi in seno al Consiglio europeo.

Nel frattempo, il 14 gennaio 2020 la Commissione ha presentato una proposta di Fondo per una transizione giusta come ulteriore elemento del pacchetto di proposte inerenti al QFP nell'ambito del Green Deal europeo.

A seguito della crisi della COVID-19 e delle gravi incidenze economiche dei necessari confinamenti. il 27 e 28 maggio 2020[7] la Commissione ha pubblicato proposte modificate relative a un QFP di 1 100 miliardi di EUR e a un ulteriore strumento per la ripresa, il «Next Generation EU»[8], per un valore di 750 miliardi di EUR (a prezzi 2018), di cui 500 miliardi sotto forma di sovvenzioni e 250 miliardi di EUR sotto forma di prestiti. Il pacchetto prevedeva proposte legislative riguardanti nuovi strumenti finanziari nonché modifiche ai programmi del QFP già sul tappeto. Il finanziamento del pacchetto supplementare è stato garantito mediante prestiti sui mercati finanziari. A tal fine la Commissione ha modificato altresì la proposta di decisione sulle risorse proprie per consentire l'assunzione di prestiti per un importo massimo di 750 miliardi di EUR. Onde coprire le maggiori attività di erogazione e di assunzione di prestiti, sono stati proposti un incremento del massimale delle risorse proprie per i pagamenti fino all'1,4% del RNL e un ulteriore aumento temporaneo dello 0,6% dell'RNL. Infine, il pacchetto della Commissione includeva un incremento di 11,5 miliardi di EUR per il massimale degli impegni nell'ambito del QFP 2014-2020 per l'esercizio 2020, per poter iniziare a mobilitare gli aiuti prima del nuovo QFP.

Il 17-21 luglio 2020 il Consiglio europeo ha adottato conclusioni[9] sullo sforzo per la ripresa (Next Generation EU), sul nuovo quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e sulle risorse proprie. Lo sforzo per la ripresa è stato approvato con una dotazione di 750 miliardi di euro per il periodo 2021-2023, sebbene la componente «sovvenzioni» sia stata ridotta da 500 a 390 miliardi di EUR, mentre è cresciuta la componente «prestiti», che è passata da 250 a 360 miliardi di EUR. Il Consiglio europeo ha respinto la revisione al rialzo del massimale del QFP per il 2020 e il massimale globale per gli stanziamenti d'impegno nel QFP 2021-2027 è stato fissato a 1 074,3 miliardi di EUR. Inoltre, nelle conclusioni è stata prevista l'introduzione di un regime di condizionalità per tutelare il bilancio e il Next Generation EU (NGEU). Dal 1o gennaio 2021 è stata approvata una nuova risorsa propria basata sui rifiuti di imballaggio di plastica non riciclati e sono stati programmati i lavori per l'introduzione di altre risorse proprie nel corso del QFP 2021-2027, da utilizzare per il rimborso anticipato di prestiti nell'ambito del NGEU. La base giuridica proposta per il NGEU è l'articolo 122 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in virtù del quale l'UE può adottare misure adeguate alla situazione economica a maggioranza qualificata in seno al Consiglio, senza coinvolgere il Parlamento nella procedura legislativa.

Il 23 luglio 2020 il Parlamento ha definito la creazione dello strumento per la ripresa una svolta storica, pur deplorando i tagli apportati ai programmi orientati al futuro. Ha insistito sulla necessità che gli incrementi mirati al di sopra degli importi proposti dal Consiglio europeo siano destinati espressamente ai programmi in materia di clima, transizione digitale, salute, gioventù, cultura, infrastrutture, ricerca, gestione delle frontiere e solidarietà. Ha inoltre ribadito che non darà la sua approvazione al QFP senza un accordo sulla riforma del sistema delle risorse proprie dell'UE, allo scopo di coprire quanto meno i costi relativi al NGEU (capitale e interessi) onde garantirne credibilità e sostenibilità. Il Parlamento ha chiesto inoltre, in quanto parte dell'autorità di bilancio, di essere pienamente coinvolto nello strumento per la ripresa, in linea con il metodo comunitario.

I colloqui trilaterali tra il Parlamento, il Consiglio e la Commissione sono iniziati nell'agosto 2020 e si sono conclusi il 10 novembre 2020. Il Consiglio europeo ha adottato l'accordo sul QFP/NGEU l'11 dicembre, cui ha fatto seguito l'approvazione del Parlamento il 17 dicembre 2020.

Il Parlamento ha spianato la strada all'adozione e alla ratifica della decisione sulle risorse proprie (e quindi all'avvio dello strumento per la ripresa dell'UE) formulando, il 16 settembre 2020, il suo parere legislativo obbligatorio. La Commissione inizierà a emettere titoli di debito soltanto dopo che tutti i 27 Stati membri avranno ultimato il processo di ratifica della decisione sulle risorse proprie. Un nuovo meccanismo a tutela del bilancio dell'UE dalle violazioni dei principi dello Stato di diritto, un'altra condizione stabilita dal Parlamento per la sua approvazione, è entrato in vigore il 1o gennaio 2021.

Quadro finanziario pluriennale (UE a 27) (in mln di EUR, prezzi 2018)

Stanziamenti d'impegno 2021 2022 2023 2024 2025 2026 2027 Totale2021-2027
1. Mercato unico, innovazione e agenda digitale 19 712 19 666 19 133 18 633 18 518 18 646 18 473 132 781
2. Coesione, resilienza e valori 49 741 51 101 52 194 53 954 55 182 56 787 58 809 377 768
2a. Coesione economica, sociale e territoriale 45 411 45 951 46 493 47 130 47 770 48 414 49 066 330 235
2b. Resilienza e valori 4 330 5 150 5 701 6 824 7 412 8 373 9 743 47 533
3. Risorse naturali e ambiente 55 242 52 214 51 489 50 617 49 719 48 932 48 161 356 374
di cui: spese connesse al mercato e pagamenti diretti 38 564 38 115 37 604 36 983 36 373 35 772 35 183 258 594
4. Migrazione e gestione delle frontiere 2 324 2 811 3 164 3 282 3 672 3 682 3 736 22 671
5. Sicurezza e difesa 1 700 1 725 1 737 1 754 1 928 2 078 2 263 13 185
6. Vicinato e resto del mondo 15 309 15 522 14 789 14 056 13 323 12 592 12 828 98 419
7. Pubblica amministrazione europea 10 021 10 215 10 342 10 454 10 554 10 673 10 843 73 102
di cui: spesa amministrativa delle istituzioni 7 742 7 878 7 945 7 997 8 025 8 077 8 188 55 852
TOTALE STANZIAMENTI D'IMPEGNO 154 049 153 254 152 848 152 750 152 896 153 390 155 113 1 074 300
TOTALE STANZIAMENTI DI PAGAMENTO 156 557 154 822 149 936 149 936 149 936 149 936 149 936 1 061 058

Il Parlamento è riuscito a garantire in particolare:

  • 15 miliardi di EUR in più rispetto alla proposta del luglio 2020, destinati ai programmi faro: Orizzonte Europa, Erasmus+, EU4Health, InvestEU, Fondo per la gestione delle frontiere, Strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale (NDICI), aiuti umanitari, diritti e valori, Europa creativa;
  • incremento progressivo del massimale globale per il QFP 2021-2027 da 1 074,3 a 1 085,3 miliardi di EUR a prezzi 2018;
  • un ulteriore miliardo di EUR per lo strumento di flessibilità;
  • una nuova fase procedurale («procedura di controllo di bilancio») per l'istituzione di futuri meccanismi di crisi basati sull'articolo 122 TFUE, che potrebbero avere incidenze rilevanti sul bilancio;
  • il coinvolgimento del Parlamento nell'utilizzo delle entrate con destinazione specifica esterne del NGEU, una rivalutazione generale di tali entrate e delle attività di assunzione ed erogazione di prestiti nell'ambito della prossima revisione del regolamento finanziario, nonché le modalità di cooperazione nei futuri negoziati sul QFP;
  • un traguardo minimo del 30% della spesa del QFP/NGEU per sostenere gli obiettivi climatici, compresa una metodologia rafforzata di monitoraggio del clima per conseguire tale traguardo;
  • un nuovo traguardo annuale in materia di biodiversità e l'elaborazione di una metodologia per misurare la spesa di genere;
  • una riforma della raccolta, della qualità e della comparabilità dei dati sui beneficiari allo scopo di tutelare meglio il bilancio dell'UE, tra cui le spese del NGEU;
  • l'inclusione del Fondo europeo di sviluppo nel bilancio dell'Unione;
  • livelli generali di finanziamento per l'agricoltura e la coesione di entità paragonabile a quelli del periodo 2014-2020;
  • la creazione del Fondo per una transizione giusta;
  • una tabella di marcia giuridicamente vincolante per l'introduzione di nuove risorse proprie dell'UE.

La principale fonte di tali aumenti (11 miliardi di EUR) proverrà da un nuovo meccanismo collegato ai proventi delle ammende riscosse dall'Unione e si tradurrà in stanziamenti supplementari automatici per i programmi interessati nel periodo 2022-2027. Il massimale globale del QFP settennale raggiungerà quindi progressivamente 1 085,3 miliardi di EUR ai prezzi del 2018, vale a dire 2 miliardi di EUR in più in termini reali rispetto al massimale equivalente del QFP 2014-2020 (1 083,3 miliardi di EUR ai prezzi del 2018 senza il Regno Unito, con il FES).

Ulteriori integrazioni (2,5 miliardi di EUR) derivano dai margini non assegnati entro i massimali fissati dal Consiglio europeo. Un miliardo di EUR proviene dai rientri dal Fondo investimenti ACP (Fondo europeo di sviluppo) a favore di NDICI. 0,5 miliardi di EUR provengono da stanziamenti disimpegnati nel settore della ricerca e sono destinati a Orizzonte Europa (articolo 15, paragrafo 3, del regolamento finanziario).

I costi dei rimborsi e degli interessi del debito per la ripresa sono inclusi nei massimali del QFP per il periodo 2021-2027. Tuttavia, tale trattamento non pregiudica il modo in cui la questione sarà affrontata nell'ambito di futuri QFP a partire dal 2028 e l'obiettivo esplicito consiste nel preservare i programmi e i fondi dell'UE.

 

[1]GU L 433I del 22.12.2020, pag. 11.
[2]GU L 433I del 22.12.2020, pag. 1.
[3]GU L 433I del 22.12.2020, pag. 23.
[4]GU L 433I del 22.12.2020, pag. 28.
[5]GU C 162 del 10.5.2019, pag. 51.
[6]GU C 76 del 9.3.2020, pag. 103.

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