Politica di immigrazione

Una politica migratoria europea lungimirante e globale, fondata sulla solidarietà, rappresenta un obiettivo fondamentale per l'Unione europea. La politica in materia di immigrazione punta a stabilire un approccio equilibrato per affrontare l'immigrazione sia regolare che irregolare.

Base giuridica

Articoli 79 e 80 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE).

Competenze

Immigrazione regolare: spetta all'UE la competenza di definire le condizioni di ingresso e soggiorno dei cittadini di paesi terzi che entrano e soggiornano legalmente in uno degli Stati membri, anche per quanto concerne il ricongiungimento familiare. Gli Stati membri conservano la facoltà di stabilire i volumi di ammissione per le persone provenienti da paesi terzi in cerca di lavoro.

Integrazione: l'UE può fornire incentivi e sostegno a favore di misure adottate dagli Stati membri al fine di promuovere l'integrazione di cittadini di paesi terzi che vi risiedono legalmente; tuttavia, il diritto dell'UE non prevede alcuna armonizzazione degli ordinamenti e delle regolamentazioni degli Stati membri.

Lotta all'immigrazione irregolare: l'UE è tenuta a prevenire e a ridurre l'immigrazione irregolare, in particolare attraverso un'efficace politica di rimpatrio, nel rispetto dei diritti fondamentali.

Accordi di riammissione: l'UE ha la competenza di stipulare accordi con paesi terzi ai fini della riammissione nel paese di origine o di provenienza di cittadini di paesi terzi che non soddisfano o non soddisfano più le condizioni di ingresso, presenza o soggiorno in uno degli Stati membri.

Obiettivi

Definizione di un approccio equilibrato in materia d'immigrazione: l'UE mira a instaurare un approccio equilibrato per gestire la migrazione regolare e contrastare l'immigrazione irregolare. La corretta gestione dei flussi migratori comporta la garanzia di un trattamento equo dei cittadini di paesi terzi che soggiornano legalmente negli Stati membri, il rafforzamento delle misure per contrastare l'immigrazione irregolare, compresi la tratta e il traffico, e la promozione di una maggiore cooperazione con i paesi terzi in tutti i settori. L'UE mira a sviluppare un livello uniforme di diritti e doveri per gli immigrati regolari, paragonabile a quello dei cittadini dell'UE.

Principio di solidarietà: in base al trattato di Lisbona, le politiche in materia di immigrazione sono governate dal principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità tra gli Stati membri, anche sul piano finanziario (articolo 80 TFUE).

Risultati ottenuti

A. Sviluppi istituzionali derivanti dal trattato di Lisbona

Il trattato di Lisbona, entrato in vigore nel dicembre 2009 (1.1.5), ha introdotto il voto a maggioranza qualificata per quanto concerne l'immigrazione regolare nonché una nuova base giuridica per le misure di integrazione. Attualmente la procedura legislativa ordinaria si applica alle politiche di immigrazione irregolare e regolare, facendo sì che il Parlamento sia un colegislatore su un piano di parità con il Consiglio. Occorre notare, tuttavia, che nel caso di un afflusso improvviso di cittadini di paesi terzi le misure provvisorie sono adottate soltanto dal Consiglio, previa consultazione del Parlamento (articolo 78, paragrafo 3, TFUE).

Il trattato di Lisbona precisa altresì che le competenze dell'Unione nel settore in questione sono condivise con gli Stati membri, segnatamente per quanto concerne il numero di migranti autorizzati a entrare in uno Stato membro allo scopo di cercarvi un lavoro (articolo 79, paragrafo 5, TFUE). Infine, la Corte di giustizia ha ora piena competenza in materia di immigrazione e di asilo.

B. Recenti sviluppi politici

1. Approccio globale in materia di migrazione e mobilità

«L'approccio globale in materia di migrazione e mobilità» (GAMM), adottato dalla Commissione nel 2011, stabilisce un quadro generale per quanto concerne i rapporti dell'UE con i paesi terzi in materia di migrazione. L'approccio è fondato su quattro pilastri: immigrazione regolare e mobilità, immigrazione irregolare e tratta degli esseri umani, protezione internazionale e politica in materia di asilo, nonché aumento dell'incidenza della migrazione e della mobilità sullo sviluppo. Nell'ambito di tale approccio i diritti fondamentali dei migranti rappresentano una questione trasversale.

2. Orientamenti strategici di giugno 2014

Il programma di Stoccolma relativo allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, adottato nel dicembre 2009, è giunto a termine nel mese di dicembre 2014 (4.2.1). Nel marzo 2014 la Commissione ha pubblicato una nuova comunicazione che illustra la sua visione della futura agenda per lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, dal titolo «Un'Europa aperta e sicura: come realizzarla». Conformemente all'articolo 68 TFUE, nelle sue conclusioni del 26 e 27 giugno 2014 il Consiglio europeo aveva allora definito gli «orientamenti strategici della programmazione legislativa e operativa nel quadro dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia» per il periodo 2014-2020. Non si tratta più di un programma, bensì di orientamenti incentrati sul recepimento, l'attuazione e il consolidamento degli strumenti giuridici e delle misure esistenti. In essi si sottolinea la necessità di mettere in atto un approccio olistico in materia di migrazione, utilizzando nel miglior modo possibile la migrazione regolare, offrendo protezione a coloro che ne hanno bisogno, contrastando la migrazione irregolare e gestendo in modo efficace le frontiere. L'adozione di nuovi orientamenti strategici, prevista per la riunione del Consiglio europeo di marzo 2020, è stata rinviata a causa della pandemia di coronavirus.

3. Agenda europea sulla migrazione

Nel maggio 2015 la Commissione ha pubblicato l'agenda europea sulla migrazione. L'agenda proponeva misure immediate per affrontare la situazione di crisi che regnava nel Mediterraneo e delineava le iniziative da varare negli anni seguenti per gestire più efficacemente la migrazione in ogni suo aspetto.

Sulla base dell'agenda, nell'aprile 2016 la Commissione ha pubblicato i suoi orientamenti in materia di migrazione regolare e asilo all'interno di una comunicazione. Sono previsti quattro ambiti di azione principali per quanto concerne le politiche in materia di migrazione regolare: rivedere la direttiva sulla carta blu, attirare imprenditori innovativi nell'UE, dotarsi di un modello più coerente ed efficace di gestione dell'immigrazione regolare a livello dell'UE, in particolare tramite una valutazione del quadro esistente, e rafforzare la cooperazione con i principali paesi d'origine, al fine di garantire percorsi legali di accesso all'UE, migliorando nel contempo i rimpatri di coloro che non hanno diritto di rimanere.

Nell'ottobre 2019 la Commissione ha pubblicato la sua più recente relazione sullo stato di attuazione dell'agenda europea sulla migrazione, in cui si esaminano i progressi compiuti e le lacune esistenti nell'attuazione dell'agenda.

Tutti gli sviluppi politici sono attentamente monitorati dalla rete europea sulle migrazioni, istituita nel 2008 come rete dell'UE di esperti in materia di migrazione e asilo di tutti gli Stati membri, che collaborano per fornire informazioni obiettive, comparabili e pertinenti per le politiche.

4. Il nuovo patto sulla migrazione e l'asilo

Come annunciato nel suo programma di lavoro per il 2020, nel settembre 2020 la Commissione ha pubblicato il suo nuovo patto, che mira a integrare la procedura di asilo nella gestione globale della migrazione, collegandola allo screening preliminare e al rimpatrio, includendo nel contempo la gestione delle frontiere esterne, una maggiore lungimiranza, la preparazione e la risposta alle crisi abbinate a un meccanismo di solidarietà e le relazioni esterne con i principali paesi terzi di origine e di transito (4.2.2). Quest'ultimo comprende una raccomandazione della Commissione volta a sviluppare percorsi legali complementari per la protezione, come il reinsediamento e altre forme di ammissione umanitaria, come i programmi di sponsorizzazione da parte delle comunità, ma anche percorsi legati all'istruzione e al lavoro. Per attirare competenze e talenti nell'UE, il nuovo patto propone di sviluppare partenariati di talento dell'UE con i principali paesi partner, di portare a termine i negoziati sulla direttiva sulla Carta blu e di avviare una consultazione pubblica sulla migrazione legale. Il patto propone inoltre un pacchetto sulle competenze e i talenti, che comprende una revisione della direttiva sui soggiornanti di lungo periodo e una revisione della direttiva sul permesso unico, nonché definisce le opzioni per lo sviluppo di un bacino di talenti dell'UE che fungerebbe da piattaforma a livello dell'UE per l'assunzione internazionale di cittadini di paesi terzi.

C. Sviluppi legislativi recenti

Dal 2008 sono state adottate una serie di importanti direttive in materia d'immigrazione e molte altre sono state riviste.

1. Migrazione regolare

A seguito delle difficoltà incontrate nel corso dell'adozione di una disposizione generale riguardante l'intero settore dell'immigrazione per motivi di lavoro nell'UE, il nuovo approccio consiste attualmente nell'adozione di una normativa settoriale, per categorie di migranti, al fine di stabilire una politica di immigrazione regolare a livello di UE.

La direttiva 2009/50/CE sulle condizioni di ingresso e soggiorno di cittadini di paesi terzi che intendano svolgere lavori altamente qualificati ha introdotto la cosiddetta «carta blu dell'UE», una procedura accelerata per il rilascio di un permesso speciale di soggiorno e di lavoro a condizioni più allettanti per i lavoratori di paesi terzi, affinché possano assumere un impiego altamente qualificato negli Stati membri. La prima relazione sull'attuazione di questa direttiva è stata pubblicata a maggio 2014 e ha individuato numerose lacune. Nel giugno 2016, la Commissione ha proposto una revisione del sistema, compresi criteri di ammissione meno rigidi, una soglia di retribuzione e una durata del contratto di lavoro minime, migliori disposizioni per il ricongiungimento familiare, nonché l'eliminazione di schemi nazionali paralleli. In seguito alle richieste della Commissione contenute nel nuovo patto, che riconosceva la volontà degli Stati membri di mantenere i loro programmi nazionali per attirare talenti altamente qualificati, il Parlamento e il Consiglio hanno ripreso a lavorare su tale revisione (la relazione originaria della commissione LIBE è stata approvata il 15 giugno 2017), con un nuovo relatore per il fascicolo dopo la Brexit.

La direttiva sul permesso unico (2011/98/UE) definisce una procedura comune e semplificata per i cittadini di paesi terzi che presentano domanda di permesso di soggiorno e di lavoro in uno Stato membro e stabilisce un insieme comune di diritti per gli immigrati regolari. L'ultima relazione sull'attuazione, adottata nel marzo 2019, ha rilevato che la mancanza di informazioni ai cittadini di paesi terzi riguardo ai loro diritti ostacola l'obiettivo della direttiva di promuovere la loro integrazione e non discriminazione. Nel suo nuovo patto, la Commissione propone di rivedere la direttiva entro la fine del 2021 al fine di semplificarne e chiarirne il campo di applicazione, comprese le condizioni di ammissione e soggiorno per i lavoratori scarsamente e mediamente qualificati.

La direttiva 2014/36/UE, adottata a febbraio 2014, disciplina le condizioni di ingresso e soggiorno dei cittadini di paesi terzi per motivi di impiego in qualità di lavoratori stagionali. I lavoratori stagionali possono soggiornare legalmente e temporaneamente nell'Unione per un periodo massimo compreso tra cinque e nove mesi (a seconda dello Stato membro) per esercitarvi un'attività soggetta al ritmo delle stagioni, conservando nel contempo la propria residenza principale in un paese terzo. La direttiva precisa inoltre i diritti di cui godono tali lavoratori migranti. Nel luglio 2020 la Commissione ha pubblicato gli orientamenti sui lavoratori stagionali nel contesto della pandemia di Covid-19, in cui ha anche annunciato la prima relazione sull'attuazione per il 2021.

La direttiva 2014/66/UE, adottata il 15 maggio 2014, stabilisce le condizioni di ingresso e soggiorno di cittadini di paesi terzi nell'ambito di trasferimenti intra-societari. Tale direttiva consentirà alle imprese e alle società multinazionali di semplificare il distacco temporaneo dei relativi manager, specialisti e tirocinanti nelle filiali e succursali ubicate nell'Unione europea. La prima relazione sull'attuazione era prevista per novembre 2019.

La direttiva (UE) 2016/801 relativa alle condizioni di ingresso e soggiorno dei cittadini di paesi terzi per motivi di ricerca, studio, tirocinio, volontariato, programmi di scambio di alunni o progetti educativi, e collocamento alla pari è stata adottata l'11 maggio 2016 e dovrebbe essere recepita entro il 23 maggio 2018. Essa sostituisce i precedenti strumenti relativi agli studenti e ai ricercatori, ampliandone l'ambito di applicazione e semplificandone l'applicazione.

Infine, lo status dei cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo nell'Unione europea è ancora disciplinato dalla direttiva 2003 del Consiglio, modificata nel 2011 per estendere l'ambito di applicazione ai rifugiati e ad altri beneficiari di protezione internazionale. La relazione sull'applicazione della direttiva, del marzo 2019 ha rilevato che, anziché promuovere attivamente lo status europeo di soggiornante di lungo periodo, gli Stati membri rilasciano principalmente permessi nazionali per soggiornanti di lungo periodo; inoltre, solo un numero limitato di cittadini di paesi terzi si avvale del diritto di trasferirsi in un altro Stato membro. La Commissione prevede una revisione della direttiva al fine di rafforzare il diritto dei soggiornanti di lungo periodo di spostarsi e lavorare in altri Stati membri. L'attuale proposta di regolamento sulla gestione dell'asilo e della migrazione (4.2.2) e il lavoro sulla direttiva sulla Carta blu propone tra l'altro emendamenti alla direttiva sui soggiornanti di lungo periodo.

Pertanto, come osservato nell'ambito del controllo dell'adeguatezza della migrazione legale effettuato dalla Commissione e pubblicato nel marzo 2019, le categorie di migrazione regolare non ancora disciplinate dalla legislazione dell'UE comprendono i lavoratori che non sono altamente qualificati e che giungono per periodi superiori a nove mesi, nonché gli investitori e i lavoratori autonomi di paesi terzi.

2. Integrazione

La direttiva 2003/86/CE del Consiglio reca disposizioni concernenti il diritto al ricongiungimento familiare che non si limitano al diritto al rispetto della vita privata e familiare di cui all'articolo 8 della CEDU. Poiché secondo la relazione sull'attuazione del 2008 tale direttiva non era stata applicata in modo del tutto corretto e completo negli Stati membri, la Commissione ha provveduto a pubblicare ad aprile 2014 una comunicazione che fornisce orientamenti agli Stati membri in merito alla sua applicazione. Il controllo dell'adeguatezza della legislazione sulla migrazione legale effettuato dalla Commissione riguarda anche la direttiva sul ricongiungimento familiare.

La competenza dell'UE nel campo dell'integrazione è limitata. A luglio 2011, la Commissione ha adottato l'agenda europea per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi. Più recentemente, nel novembre 2020, la Commissione ha presentato un piano d'azione per l'integrazione e l'inclusione per il 2021-2027, che definisce un quadro d'azione e iniziative concrete volte ad assistere gli Stati membri nell'integrazione di circa 34 milioni di cittadini di Stati terzi che risiedono legalmente nel territorio dell'Unione per quanto riguarda l'istruzione, l'occupazione, l'assistenza sanitaria e l'alloggio. Il piano riunisce misure di monitoraggio, l'uso di nuovi strumenti digitali e gli sforzi volti a promuovere la partecipazione dei migranti alla società, aumentare le opportunità di finanziamento dell'UE e creare partenariati multilaterali a vari livelli di governance. Tra gli strumenti esistenti figurano il Forum europeo della migrazione, il portale europeo sull'integrazione, la rete europea sull'integrazionee il gruppo di esperti recentemente istituito sul parere dei migranti sulle politiche nel settore della migrazione, dell'asilo e dell'integrazione, che si è riunito per la prima volta nel novembre 2020.

Gli strumenti di finanziamento specializzati a sostegno delle politiche nazionali di integrazione si basano sul Fondo Asilo, migrazione e integrazione (AMIF) e sul Fondo sociale europeo (FSE); a partire dal 2021, nell'ambito del nuovo quadro finanziario pluriennale (QFP), tali strumenti di finanziamento dovrebbero rientrare nell'AMIF e nel FSE+.

3. Immigrazione irregolare

L'UE ha adottato alcuni atti normativi fondamentali per la lotta contro l'immigrazione irregolare:

  • il cosiddetto «pacchetto sul favoreggiamento», che comprende la direttiva 2002/90/CE del Consiglio volta a stabilire una definizione comune del reato di favoreggiamento dell'ingresso, del transito e del soggiorno illegali e la decisione quadro 2002/946/GAI, che stabilisce sanzioni penali per tali attività. La questione della tratta è affrontata dalla direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime. Il pacchetto è completato dalla direttiva 2004/81/CE del Consiglio che prevede il rilascio di un titolo di soggiorno alle persone vittime della tratta o del traffico di esseri umani che cooperino con le autorità competenti (sulla tratta di esseri umani, cfr. anche la nota tematica sulla cooperazione giudiziaria in materia penale 4.2.6). Nel maggio 2015 la Commissione ha adottato il piano d'azione dell'UE contro il traffico di migranti (2015-2020) e, in linea con il piano d'azione, ha svolto una valutazione REFIT sull'applicazione del quadro giuridico esistente, preceduta da una consultazione pubblica. La Commissione ha constatato che, in quel momento, non vi erano prove sufficienti a dimostrare l'effettivo e continuo perseguimento di individui od organizzazioni per l'assistenza umanitaria e ha concluso che il quadro giuridico dell'UE relativo alla lotta contro il traffico di migranti rimaneva, nel contesto attuale, essenziale. Nella risoluzione del 5 luglio 2018 il Parlamento ha invitato la Commissione a elaborare orientamenti per gli Stati membri per evitare la criminalizzazione dell'assistenza umanitaria e nel settembre 2018 si è svolta un'audizione sull'argomento. Nell'ambito del suo nuovo patto, la Commissione ha pubblicato una comunicazione che fornisce orientamenti sull'interpretazione della direttiva sul favoreggiamento, affermando chiaramente che l'adempimento dell'obbligo giuridico di salvare le persone in pericolo in mare non può essere criminalizzato. Essa ha inoltre annunciato un nuovo piano d'azione contro il traffico di migranti per la metà del 2021 e ha espresso l'intenzione di integrare l'azione contro il traffico di migranti in partenariati con paesi terzi.
  • La «direttiva rimpatri» (2008/115/CE) stabilisce le norme e le procedure comuni dell'UE applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. La prima relazione sull'attuazione della direttiva è stata adottata nel marzo 2014. Nel settembre 2015 la Commissione ha pubblicato un piano d'azione dell'UE sul rimpatrio cui ha fatto seguito, nell'ottobre dello stesso anno, l'adozione delle conclusioni del Consiglio sul futuro della politica di rimpatrio. Nel marzo 2017, la Commissione ha integrato il piano d'azione con una comunicazione dal titolo «Per una politica dei rimpatri più efficace nell'Unione europea - un piano d'azione rinnovato» e una raccomandazione intesa a rendere più efficaci i rimpatri. A settembre 2017 ha pubblicato una versione aggiornata del suo «manuale sul rimpatrio», che fornisce alle autorità nazionali incaricate di espletare i compiti connessi al rimpatrio orientamenti relativi all'esercizio delle loro funzioni. Nel 2016, inoltre, il Parlamento e il Consiglio hanno adottato il regolamento (UE) 2016/1953 relativo all'istituzione di un documento di viaggio europeo per il rimpatrio dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. Con il suo recente rilancio e rafforzamento, l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) assiste con maggiore frequenza gli Stati membri nelle attività connesse al rimpatrio. Nel settembre 2018 la Commissione ha proposto una rifusione della direttiva rimpatri per accelerare le procedure, prevedendo una nuova procedura di frontiera per i richiedenti asilo, procedure e norme più chiare per prevenire gli abusi, programmi di rimpatrio volontario efficienti da istituire negli Stati membri e norme più chiare in materia di trattenimento. Una valutazione d'impatto mirata del Parlamento ha rilevato che la proposta comporterebbe costi notevoli per gli Stati membri attraverso un maggiore ricorso al trattenimento. Non vi sono prove chiare del fatto che la proposta condurrebbe a rimpatri più efficaci, ma è probabile che essa comporti violazioni dei diritti fondamentali dei migranti irregolari. La risoluzione del Parlamento del 17 dicembre 2020 sull'attuazione della direttiva rimpatri ha sottolineato che l'efficacia della politica di rimpatrio dell'UE non deve essere misurata solo in termini di tassi di rimpatrio, ma deve anche tenere conto del rispetto dei diritti fondamentali e delle garanzie procedurali. I lavori sulla rifusione della direttiva rimpatri proseguiranno in seno alla commissione LIBE nel 2021. Nel suo nuovo patto la Commissione muove verso un sistema comune dell'UE per i rimpatri, con un maggiore sostegno operativo per gli Stati membri e Frontex quale braccio operativo della politica di rimpatrio dell'UE, oltre alla nomina di un coordinatore per i rimpatri sostenuto da una nuova rete ad alto livello per il rimpatrio. Essa annuncia inoltre una strategia in materia di rimpatrio volontario e reintegrazione, con obiettivi comuni per una maggiore coerenza tra le iniziative dell'UE e quelle nazionali stabilite per la metà del 2021. Anche la sponsorizzazione dei rimpatri è proposta come misura di solidarietà attraverso la quale gli Stati membri possono sostenere altri Stati membri sotto pressione.
  • La direttiva 2009/52/CE, che specifica le sanzioni e i provvedimenti che gli Stati membri sono tenuti ad applicare nei confronti di datori di lavoro di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. La prima relazione sull'attuazione della direttiva è stata presentata il 22 maggio 2014. Nel nuovo patto, la Commissione ha annunciato l'intenzione di iniziare a valutare le modalità per rafforzare l'efficacia della direttiva sulle sanzioni nei confronti dei datori di lavoro a partire dal 2020.
  • Dal 2001 gli Stati membri riconoscono reciprocamente le rispettive decisioni di allontanamento (direttiva 2001/40), secondo cui viene rispettata la decisione di uno Stato membro di allontanare un cittadino di un paese terzo presente in un altro Stato membro.

Nel contempo l'UE sta negoziando e concludendo accordi di riammissione con i paesi di origine e di transito al fine di rimpatriare i migranti irregolari e di cooperare nell'ambito della lotta contro la tratta di esseri umani. I comitati misti per la riammissione, come previsto negli accordi di riammissione, ne monitorano l'applicazione. Detti accordi sono collegati agli accordi di facilitazione del visto, il cui obiettivo è fornire gli incentivi necessari per i negoziati di riammissione nel paese terzo interessato senza generare un aumento della migrazione irregolare.

A partire da marzo 2020, la Commissione ha anche concluso 24 accordi informali in materia di rimpatrio e riammissione che hanno suscitato forti critiche da parte del Parlamento, in quanto non soggetti al suo controllo, sollevando interrogativi in merito alla rendicontabilità e alla trasparenza.

Ruolo del Parlamento europeo

Dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona, il Parlamento si è impegnato attivamente, in qualità di colegislatore a pieno titolo, per l'adozione di una nuova normativa in materia di immigrazione regolare e irregolare.

Il Parlamento ha approvato numerose risoluzioni di iniziativa sul tema della migrazione, in particolare la risoluzione del 12 aprile 2016 sulla situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell'UE in materia di immigrazione, che valuta le varie politiche interessate ed elabora una serie di raccomandazioni. La relazione della commissione LIBE, adottata dall'Aula, era accompagnata dai pareri di altre otto commissioni del Parlamento. La risoluzione racchiude la posizione del Parlamento su tutte le pertinenti politiche dell'UE in materia di migrazione e asilo e funge da punto di riferimento in questo settore per l'istituzione.

Attualmente la commissione LIBE sta lavorando a una relazione non legislativa dal titolo «Nuove vie per la migrazione legale dei lavoratori», di cui si terrà conto nella prossima relazione d'iniziativa legislativa sulla politica e la legislazione in materia di migrazione legale, motivata dall'assenza di proposte legislative specifiche sulla migrazione legale nel nuovo patto della Commissione.

Per saperne di più su quest'argomento:

 

Marion Schmid-Drüner