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Combattere il terrorismo tutelando le libertà civili

Già prima degli attentati terroristici dell'11 settembre 2001, l'Europa era alla ricerca di strumenti più efficaci per combattere il terrorismo. A seguito di questi attentati l'Unione europea ha prontamente intensificato gli sforzi, cercando altresì di rafforzare la cooperazione con gli Stati Uniti. Tuttavia, appena alcuni mesi più tardi, la strategia statunitense sembrava rappresentare, agli occhi di alcuni osservatori, una minaccia per i diritti individuali. I deputati al Parlamento europeo si sono quindi trovati in prima linea nell'intento di conciliare sicurezza e libertà civili.

All’inizio del loro attuale mandato i deputati al Parlamento europeo erano già preoccupati per l'aumento delle attività terroristiche nell'Unione e per le carenze delle tradizionali forme di cooperazione in ambito giudiziario e di polizia. Il Parlamento ha un ruolo meramente consultivo in merito alla legislazione antiterrorismo, ma il 5 settembre 2001, proprio pochi giorni prima degli attentati terroristici che sconvolsero il mondo, l'Aula ha approvato una risoluzione che formulava diverse raccomandazioni sul ruolo dell'Unione europea nella lotta al terrorismo. Si esortava il Consiglio a adottare un mandato di cattura europeo per contribuire a combattere il terrorismo e si sollecitava una definizione comunitaria di "attentato terroristico", nonché sanzioni comuni contro il terrorismo. Andavano abolite, secondo il Parlamento, le procedure formali di estradizione e gli Stati membri dovevano accettare il riconoscimento reciproco delle decisioni in materia di reati terroristici. I deputati europei invitavano altresì gli Stati membri a adottare norme comuni sul risarcimento alle vittime di tali reati. Molte di queste proposte sono state inserite nella legislazione adottata in seguito.

Congelamento dei beni dei terroristi

Subito dopo l'11 settembre 2001 l'Unione europea ha intensificato il proprio impegno nella lotta al terrorismo. Il 1º ottobre 2001 la Commissione europea ha presentato proposte per il congelamento dei beni di 27 individui e organizzazioni sospettati di essere implicati negli attentati. Il Parlamento, che doveva essere consultato su tali proposte, ha agito con grande rapidità, approvando la legislazione in questione appena tre giorni dopo la sua pubblicazione. I deputati europei hanno tuttavia sottolineato che il congelamento dei beni doveva avere carattere temporaneo, tenuto conto della fretta con cui era stata elaborata la relativa legislazione che andava comunque perfezionata. Essi hanno inoltre chiesto che la legislazione in questione restasse in vigore soltanto fino alla fine del 2003 e che venisse sottoposta a revisione nel giro di un anno. Il Consiglio dei ministri ha accolto tali richieste, incorporandole nella legislazione definitiva.

Crescenti timori per i diritti dei cittadini

Nel novembre 2001 il Parlamento è stato nuovamente consultato su una nuova legislazione per la lotta al terrorismo. Già allora i deputati europei erano tuttavia consapevoli del fatto che la questione aveva implicazioni più vaste. Da un lato, hanno votato a favore della proposta di rendere perseguibile nei termini di legge il coinvolgimento e il fiancheggiamento di attentati terroristici, raccomandando che i reati contro i militari fossero inclusi tra le circostanze aggravanti. Hanno inoltre chiesto che nella definizione di terrorismo rientrassero anche i dirottamenti di aeromobili e navi, come pure l'impiego di sostanze chimiche o biologiche pericolose.

Dall'altro, tuttavia, il Parlamento ha anche proposto di modificare il testo della nuova normativa' onde evitare che i reati minori e l'attivismo politico (tra cui manifestazioni pubbliche legittime e proteste sindacali) vengano considerati alla stregua di atti terroristici. Le richieste del Parlamento hanno attirato l'attenzione del Consiglio dei ministri, che ha cercato di conciliare la lotta efficace al terrorismo e la tutela dei diritti fondamentali. Alla fine il Consiglio ha apportato sostanziali modifiche al progetto legislativo, consultando nuovamente il Parlamento. Nel febbraio 2002 quest'ultimo ha approvato la nuova versione della legislazione.

Accordi tra UE e USA in materia di cooperazione giudiziaria e di estradizione

Nel 2003 il Consiglio ha concluso due accordi con gli Stati Uniti sulla cooperazione giudiziaria e l’estradizione. Il Parlamento ha denunciato la mancanza di controllo democratico su tali accordi. Sebbene non siano ovviamente contrari all'impegno statunitense contro il terrorismo, i deputati europei hanno approvato una risoluzione in cui chiedevano agli Stati Uniti di fornire agli Stati membri dell'UE le prove relative a singoli casi. Ciò permetterebbe ai cittadini comunitari che abbiano commesso un reato sul territorio dell'UE di essere processati nel proprio paese invece di essere estradati negli Stati Uniti. Secondo il Parlamento, inoltre, gli accordi dovrebbero espressamente vietare l'estradizione negli Stati Uniti di individui che rischiano la condanna alla pena capitale. In caso di richieste di estradizione concorrenti, le richieste del Tribunale penale internazionale o degli Stati membri dell'UE dovrebbero avere la precedenza su quelle del Stati Uniti.

I deputati ritenevano che fosse necessario uno studio dettagliato sul possibile impatto della legislazione statunitense prima che gli Stati membri procedessero alla ratifica degli accordi, chiedendo altresì che fosse istituita una commissione interparlamentare incaricata della vigilanza sugli stessi. Infine, i deputati europei hanno esortato le autorità dell'UE a subordinare la firma degli accordi al raggiungimento di una soluzione adeguata al problema dei cittadini europei detenuti nella base di Guantanamo Bay senza un capo d'accusa nei loro confronti, semplicemente perché gli Stati Uniti li considerano terroristi.

Crescente opposizione alla strategia degli Stati Uniti

Nel corso del 2003 la strategia statunitense di lotta al terrorismo è stata oggetto di crescenti critiche in seno al Parlamento. È proprio di quest'anno la richiesta degli USA che le compagnie aeree europee trasmettano alle autorità statunitensi i dati personali dei passeggeri. Gli Stati Uniti esigevano 39 tipi di informazioni, tra cui i numeri di telefono e le preferenze alimentari dei passeggeri sui voli transatlantici, allo scopo di individuare terroristi che cercavano di entrare nel Stati Uniti. Tuttavia, comunicare dati personali costituisce una violazione della legislazione comunitaria sulla privacy e i deputati europei temevano che tale normativa sarebbe stata sacrificata sull’altare alla lotta al terrorismo. Di conseguenza, nell'ottobre 2003, il Parlamento ha approvato a larga maggioranza una risoluzione in cui chiedeva che la comunicazione a terzi dei dati personali dei passeggeri fosse subordinata alla non discriminazione nei confronti di passeggeri che non sono cittadini USA, al consenso informato del passeggero e alla presenza di procedure di ricorso. Il Parlamento ha chiesto altresì che la cooperazione tra l'UE e gli USA nella lotta al terrorismo sia giudicata dal punto di vista della sua efficacia e del rispetto dei diritti fondamentali. Nella risoluzione si sostiene altresì che "attualmente non è possibile ritenere adeguata la protezione dei dati assicurata dalle autorità statunitensi".

Nel dicembre 2003, il commissario Bolkestein ha affermato, di fronte ai deputati, che gli Stati Uniti avevano fatto un maggior numero di concessioni e che la pressione del Parlamento europeo aveva giocato un ruolo chiave per ottenere questo risultato. Sono stati fissati dei limiti chiari in merito ai dati suscettibili di essere trasmessi e il loro elenco è diminuito da 39 a 34 categorie. Gli Stati Uniti potranno conservare questi dati per un periodo non superiore a tre anni e mezzo, anziché i 50 inizialmente previsti. L'utilizzazione dei dati trasferiti sarà ulteriormente precisata e la legislazione sarà rivista di concerto con le autorità comunitarie almeno una volta all'anno. I passeggeri i cui ricorsi presso il Department of Homeland Security statunitense non saranno accolti, avranno il diritto di essere rappresentati dalle autorità di protezione dei dati dell'UE. Ciò nondimeno, il Parlamento ritiene che l'accordo rappresenti tuttora una violazione del diritto alla privacy dei cittadini europei. Nell'aprile 2004, il PE ha deciso di chiedere un parere alla Corte di Giustizia in merito alla compatibilità dell'accordo con la normativa comunitaria sulla protezione dei dati. Purtroppo, questa iniziativa non ha impedito che il Consiglio concludesse un accordo un mese più tardi. Ci si attende quindi che il Parlamento chieda alla Corte di Giustizia di annullare l'accordo.



  
Relatori
  
Trasferimento di dati personali da parte delle compagnie aeree nel caso di voli transatlantici: stato dei negoziati con gli Stati Uniti: Johanna L.A. Boogerd-Quaak (ELDR, NL)
Accordi tra UE e USA in materia di cooperazione giudiziaria, penale e di estradizione: Jorge Salvador Hernández Mollar (EPP-ED, E)
Ruolo dell'Unione europea nella lotta al terrorismo: Graham R. Watson (ELDR, UK)
Decisione quadro del Consiglio sulla lotta contro il terrorismo: Graham R. Watson (ELDR, UK)
Regolamento del Consiglio relativo a misure restrittive specifiche, contro determinate persone e entità, destinate a combattere il terrorismo: procedura senza relatore
  
Gazzetta Ufficiale – Atti definitivi:
  
Trasferimento di dati personali da parte delle compagnie aeree nel caso di voli transatlantici: stato dei negoziati con gli Stati Uniti
Accordi tra UE e USA in materia di cooperazione giudiziaria, penale e di estradizione – Testo approvato dal Parlamento
Ruolo dell'Unione europea nella lotta al terrorismo – Testo approvato dal Parlamento
Decisione quadro del Consiglio sulla lotta contro il terrorismo
Regolamento del Consiglio relativo a misure restrittive specifiche, contro determinate persone e entità, destinate a combattere il terrorismo

 

 

 
  Publishing deadline: 2 April 2004