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Garantire pace, stabilità e prosperità nei Balcani

I Balcani hanno rappresentato contemporaneamente il peggiore fallimento e il più grande successo di politica estera dell'Unione europea. Quest'ultima non è stata in grado di prevenire la sanguinosa guerra scoppiata nel 1992, né di porvi fine una volta iniziata. Tuttavia, proprio questo vergognoso fallimento, alcuni anni più tardi, ha spinto l'UE a intervenire con un'efficacia di gran lunga superiore. Allorché ad esempio nel 2001 si profilava un'imminente guerra civile in Macedonia che minacciava di provocare nuovamente un disastro nei Balcani, l'Unione è intervenuta ed è riuscita a riconciliare le etnie albanese e macedone negoziando un nuovo accordo costituzionale per il paese. D'altra parte, continua tuttora l'impegno dell'Unione in Bosnia-Erzegovina e nel Kosovo, entrambi segnati dalla guerra, per ripristinare stabilità, prosperità e Stato di diritto.

Nel 1995, alla fine del conflitto che ha portato alla disintegrazione della Jugoslavia, la comunità internazionale ha inviato una forza di pace, guidata dalla NATO (IFOR, in seguito ribattezzata SFOR) in Bosnia-Erzegovina, teatro delle più accese rivendicazioni e delle battaglie più accanite. Contemporaneamente, è stato istituito l'Alto rappresentante delle Nazioni Unite, ossia una sorta di governatore dotato di ampi poteri, incaricato della verifica e dell'attuazione degli accordi di pace per la Bosnia-Erzegovina. Il ruolo dell'UE consisteva essenzialmente nel fornire aiuti umanitari.

Un uso più efficace degli aiuti comunitari

Nell'ambito del riesame annuale delle spese iscritte nel bilancio UE, il Parlamento europeo ha esaminato il modo in cui erano gestiti tali aiuti umanitari. I deputati europei hanno sottolineato a più riprese l'eccessiva lentezza nell'erogazione di tali aiuti, lamentando altresì la mancanza di trasparenza e di monitoraggio. Le critiche del Parlamento hanno iniziato ad avere un effetto in seguito all'intervento militare della NATO nel Kosovo del 1999. Per la ricostruzione di questa regione devastata, che era passata sotto l'amministrazione delle Nazioni Unite in seguito al ritiro dei serbi, si è deciso di gestire e controllare gli aiuti a livello locale e non dalla lontana Bruxelles. Il Parlamento ha insistito affinché il centro operativo dell'Agenzia UE per la ricostruzione fosse insediato a Priština e godesse di un ampio margine di autonomia. Si è riusciti in tal modo ad assicurare un'erogazione degli aiuti più celere ed efficace. Così, allorché nell'inverno del 2000 la Serbia era minacciata da una grave penuria di gasolio da riscaldamento, l'Unione è stata in grado di assicurare i rifornimenti con tempestività.

L'Agenzia per la ricostruzione - che nel frattempo ha aperto altri centri operativi a Belgrado, Skopje e Podgoriča - è responsabile dinanzi al Parlamento e al Consiglio. Ciò ha permesso ai deputati europei di intervenire allorché notavano un deterioramento della situazione. Quando ad esempio è cresciuto il risentimento tra la popolazione albanese della Macedonia a causa degli eccessivi ritardi nella ricostruzione delle case distrutte dai militari macedoni all'inizio del 2001, il PE ha insistito affinché tale problema divenisse prioritario e fossero stanziate sufficienti risorse per le operazioni di sminamento.

È stato soprattutto grazie all'impegno del Parlamento che sono stati stanziati fondi sufficienti per la ricostruzione. Nel 1999, al momento di adottare il bilancio dell'Unione europea per l'anno successivo, il Parlamento ha affrontato un duro braccio di ferro con il Consiglio per garantire l'iscrizione in bilancio dei 500 milioni di euro giudicati necessari dalla Banca mondiale e da altre organizzazioni internazionali per la ricostruzione del Kosovo. Il Consiglio, che in un primo momento aveva riconosciuto la necessità del suddetto importo, ha cercato di fare marcia indietro rispetto all'impegno originale, tentando addirittura di sottrarre risorse ai fondi stanziati per la cooperazione allo sviluppo. Alla fine il Parlamento è riuscito a ottenere che fossero utilizzati 200 milioni di euro di un fondo di riserva per far fronte ad urgenti e impreviste necessità di bilancio.

Instaurare rapporti più stretti

Il Parlamento ha contribuito anche in altri modi a consolidare i rapporti tra l'UE e i Balcani. Il Processo di stabilizzazione e associazione, formalmente avviato nel novembre 2000, offre ai paesi dei Balcani occidentali la prospettiva dell'adesione all'Unione. Questo fornisce all'UE gli strumenti per collaborare con ciascuno di questi paesi ed aiutarli ad avvicinarsi agli standard democratici ed economici dell'Unione. Il Parlamento ha imposto condizioni impegnative ai paesi balcanici per partecipare al Processo di stabilizzazione e associazione: la piena cooperazione con il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia dell'Aia, l'introduzione di garanzie per il diritto dei profughi a ritornare nella propria terra e l'impegno a combattere seriamente la corruzione e la criminalità organizzata. Nell'ambito di tale processo, sono stati conclusi Accordi di stabilizzazione e associazione con la Macedonia e la Croazia. Nel febbraio 2003 la Croazia ha inoltrato formale richiesta di adesione all'Unione europea.

Un altro modo informale dimostratosi alquanto efficace per influire sugli sviluppi nei Balcani è rappresentato dalla "Rete parlamentare per l'Europa sudorientale" (MP Network for South Eastern Europe). Tramite questa rete, i deputati europei si riuniscono regolarmente con i propri colleghi dei paesi balcanici, in gruppi relativamente piccoli e gestibili, per incoraggiarli e consigliarli nel cammino verso la democrazia parlamentare e la governance democratica. La rete è composta da delegazioni del Parlamento europeo e dei parlamenti di Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica federale di Jugoslavia, Macedonia (ex Repubblica jugoslava di Macedonia), Montenegro e Romania.



  
Relatori:
  
Agenzia europea per la ricostruzione: creazione e funzionamento: Joost Lagendijk (Greens/EFA, NL)
Agenzia europea per la ricostruzione: Bosnia-Erzegovina, Croazia, ex Repubblica iugoslava di Macedonia: Doris Pack (EPP-ED, D)
Europa sudorientale: accordi di stabilizzazione e di associazione: Joost Lagendijk (Greens/EFA, NL)
Europa sudorientale: processo di stabilizzazione e di associazione. Prima relazione annuale: Joost Lagendijk (Greens/EFA, NL)
Europa sudorientale: processo di stabilizzazione e di associazione. Seconda relazione annuale: Joost Lagendijk (Greens/EFA, NL)
Bilancio 2000 (Sezione III - Commissione): Jean-Louis Bourlanges (EPP-ED, F)
Agenzia per la ricostruzione
Processo di stabilizzazione e di associazione
  
Gazzetta Ufficiale – Atti definitivi:
  
Agenzia europea per la ricostruzione: creazione e funzionamento
Agenzia europea per la ricostruzione: Bosnia-Erzegovina, Croazia, ex Repubblica iugoslava di Macedonia:
Europa sudorientale: accordi di stabilizzazione e di associazione (testo approvato dal Parlamento)
Europa sudorientale: processo di stabilizzazione e di associazione. Prima relazione annuale (testo approvato dal Parlamento)
Europa sudorientale: processo di stabilizzazione e di associazione. Seconda relazione annuale (testo approvato dal Parlamento)
Bilancio 2000 (Sezione III - Commissione):

 

 

 
  Publishing deadline: 2 April 2004