Il Parlamento europeo
in azione
Avvenimenti principali 1999-2004

 
Il Parlamento europeo
Riforma dell'UE
Allargamento
Diritti dei cittadini
Giustizia e affari interni
Relazioni esterne
Sicurezza e difesa
Diritti umani
Balcani
Accordi con i Paesi terzi
Commercio estero
Sviluppo e cooperazione
UE-ACP
Mine antipersona
Ambiente /
Protezione dei consumatori
Trasporti / Politica regionale
Agricoltura / Pesca
Politica economica
e monetaria
Politica sociale / Occupazione /
Diritti delle donne
Mercato interno / Industria / Energia / Ricerca
 

EPP-ED PSE Group ELDR GUE/NGL The Greens| European Free Alliance UEN EDD/PDE

> Plenary Speech - Miranda - 26/9/2002
> Plenary Speech - Miranda - 16/1/2002
> Plenary Speech - Sylla - 25/10/2000
> Report - Miranda - 2002 work of the ACP-EU Assembly - 24/4/2003
> Report - Boudjenah - Economic Partnership Agreements - 5/9/2002


I paesi ACP: un partenariato equilibrato

Quando è nata la CEE, nel 1958, molti dei suoi Stati membri erano ancora delle potenze coloniali. Dopo la decolonizzazione, i paesi africani sono rimasti per la maggior parte dipendenti dalle loro relazioni economiche privilegiate con l'Europa. Sono queste le relazioni che sono state inquadrate mediante successivi accordi, unici nel loro genere, con i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP). In seguito tali relazioni sono diventate un autentico partenariato con l'accordo di Cotonou, sottoscritto nel 2000. Per il Parlamento europeo, la novità essenziale di Cotonou consiste nella creazione di un'autentica istituzione comune ed egualitaria: l'Assemblea parlamentare paritetica.

Quindici Stati membri, che presto saranno venticinque, dal lato europeo. Settantasette Stati dal lato degli ACP. Le più antiche relazioni dell'Unione con paesi terzi, sancite dalla prima Convenzione di Yaoundé nel 1964, poi dalle Convenzioni di Lomé, sono ormai disciplinate dall'accordo di Cotonou, sottoscritto il 23 giugno 2000 nel Benin. Confermato, come ogni accordo di associazione, dal parere conforme del Parlamento europeo, l'accordo di Cotonou è entrato ufficialmente in vigore il 1° aprile 2003. Contrariamente alle precedenti convenzioni, vigenti per 5 o 10 anni, Cotonou mira al lungo termine: è valido per 20 anni. Esso modifica sensibilmente la politica di cooperazione e istituzionalizza le relazioni parlamentari nel quadro di un'autentica "Assemblea parlamentare paritetica" (APP).

Un dialogo politico costante

Tale Assemblea, unica al mondo, ha tenuto la sua sesta sessione a Roma, nell'ottobre 2003. Essa è composta da un delegato per ogni paese ACP e da altrettanti membri del Parlamento europeo. Nelle ultime sessioni, i deputati europei hanno potuto constatare con soddisfazione l'aumento della partecipazione dei loro omologhi ACP. In passato, i paesi ACP erano rappresentati in maggioranza da membri dei rispettivi governi o da ambasciatori. Tale mutamento rafforza il dialogo parlamentare tra il Nord e il Sud. Tuttavia, questo processo non è sempre esente da scosse. Nel novembre 2002, la quinta sessione, che doveva svolgersi a Bruxelles, è stata annullata dal Parlamento europeo a seguito della designazione da parte dello Zimbabwe di due delegati cui era vietato l'accesso all'Unione a causa delle sanzioni diplomatiche imposte al regime di Mugabe.

Oltre alle strategie di sviluppo e alla lotta contro la povertà, il dialogo politico è al centro dell'accordo di Cotonou. È in questo campo che l'Assemblea può svolgere un ruolo importante. Per i deputati, la sua vocazione essenziale deve essere la promozione dei processi democratici. Ciò può tradursi concretamente nell'organizzazione di missioni comuni d'inchiesta, come in Costa d'Avorio, o di osservazione delle elezioni, come in Kenya. Inoltre, è previsto che l'Assemblea dia regolarmente udienza ai rappresentanti della società civile. Se è vero che l'organizzazione istituzionale dell'Assemblea è migliorata grazie alla creazione di tre commissioni permanenti che preparano le sessioni, ciononostante essa non dispone di tutti gli strumenti atti ad esercitare la propria influenza. Essa non possiede, ad esempio, alcun potere di controllo politico e di bilancio sul finanziamento della cooperazione.

Il ruolo del Parlamento europeo è tuttavia sul punto di evolversi. Fino ad oggi, lo strumento di finanziamento della cooperazione con i paesi ACP - il "Fondo europeo di sviluppo" - è sfuggito alle procedure di bilancio normali e pertanto ai poteri del PE, il quale da lungo tempo ne reclama l'inserimento in bilancio. Tale desiderio è stato ascoltato dalla Convenzione sul futuro dell'Europa e potrebbe finalmente concretarsi nel quadro del Trattato costituzionale. I deputati potrebbero allora agire direttamente sul finanziamento della cooperazione, garantirne il controllo democratico e vigilare affinché i relativi stanziamenti non siano discriminati a favore di altre priorità comunitarie.

Eliminare la povertà

Contrariamente alle precedenti convenzioni, l'accordo di partenariato contempla un campo d'azione più vasto di quello dello sviluppo tradizionale. Esso rafforza la dimensione istituzionale e politica delle relazioni tra l'UE e i paesi ACP in settori come i diritti dell'uomo, la democrazia e il buon governo degli affari pubblici. Altri temi - come le migrazioni, la prevenzione dei conflitti o il consolidamento della pace - sono stati espressamente integrati nel nuovo accordo.

L'obiettivo prioritario rimane l'eliminazione della povertà, ma non più soltanto attraverso gli aiuti finanziari. Si tratta altresì di aiutare i paesi in via di sviluppo ad integrarsi nell'economia mondiale, a perseguire obiettivi di crescita e di sviluppo sostenibile, a migliorare il proprio accesso alle risorse produttive. Gli Stati ACP sono così incoraggiati a realizzare un'integrazione regionale e subregionale più sostenuta e capace di attirare gli investimenti privati.

L'accordo di Cotonou sancisce che la nostra cooperazione economica e commerciale con gli ACP deve avvenire "nel rispetto delle loro scelte politiche e delle loro priorità di sviluppo", nonché in conformità delle norme dell'Organizzazione mondiale del commercio. Nella Convenzione di Lomé, la cooperazione commerciale si fondava essenzialmente su tariffe preferenziali non reciproche che permettevano alla maggior parte dei prodotti ACP di accedere al mercato comunitario in esenzione da dazi doganali. D'ora in avanti, l'Unione europea e i paesi ACP dovranno liberalizzare i loro reciproci scambi. I nuovi accordi commerciali, negoziati a partire dal 2002, dovrebbero entrare in vigore al più tardi entro il 2008. Sarà allora gradualmente introdotto un regime di libero scambio reciproco di merci e servizi, con un grado di asimmetria variabile in funzione del livello di sviluppo dei vari paesi ACP.

Per un libero scambio "accompagnato"

Nell'ambito di tali negoziati, il ruolo del Parlamento è limitato: esso è meramente consultato per parere al momento della negoziazione o della conclusione di accordi commerciali. Esso può nondimeno esprimere le proprie opinioni mediante risoluzioni e attirare l'attenzione della Commissione e del Consiglio su taluni aspetti. Pertanto, al momento dell'avvio della prima fase dei negoziati degli accordi di partenariato economico, il Parlamento ha fatto notare che l'apertura dei mercati non costituisce di per sé una soluzione.

Secondo i deputati, tale apertura deve essere accompagnata da un aiuto volto a migliorare le infrastrutture produttive e commerciali dei paesi ACP, ad aumentare il contenuto tecnologico delle loro esportazioni nonché ad elevare il livello dell'istruzione e della ricerca nei paesi stessi. I trasferimenti di tecnologie devono andare di pari passo con lo snellimento delle condizioni per il rilascio di brevetti di fabbricazione nei paesi in via di sviluppo. Ciò è particolarmente importante per i farmaci. I deputati hanno parimenti espresso la loro preoccupazione in merito all'inserimento del settore dei servizi nel quadro negoziale. Essi ritengono che tale questione debba essere esaminata con prudenza e chiedono che gli appalti pubblici siano esclusi dai negoziati.



  
Relatori:
  
Accordo di partenariato con i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico: Didier Rod (Greens/EFA, F)
Negoziati di accordi di partenariato economico con le regioni e i paesi ACP: Yasmine Boudjenah (GUE/NGL, F)
Lavori dell'Assemblea paritetica ACP-UE nel 2000 : Miguel Angel Martínez Martínez (PES, E)
Lavori dell'Assemblea paritetica ACP-UE nel 2001 : Marie-Arlette Carlotti (PES, F)
Lavori dell'Assemblea paritetica ACP-UE nel 2002 : Joaquim Miranda (GUE/NGL, P)
Lavori dell'Assemblea paritetica ACP-UE nel 2003 : Colette Flesch (ELDR, L)
  
Gazzetta ufficiale - atti definitivi:
  
Accordo di partenariato con i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico
Negoziati di accordi di partenariato economico con le regioni e i paesi ACP - testo approvato dal Parlamento
Lavori dell'Assemblea paritetica ACP-UE nel 2000 - testo approvato dal Parlamento
Lavori dell'Assemblea paritetica ACP-UE nel 2001
Lavori dell'Assemblea paritetica ACP-UE nel 2002 - testo approvato dal Parlamento
Lavori dell'Assemblea paritetica ACP-UE nel 2003 - procedura in corso

 

 

 
  Publishing deadline: 2 April 2004